Monte Cassio: anello da Chiastre

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Punto di partenza/arrivo: Chiastre di Ravarano, 754 m

Dislivello: 630 m ca.

Durata complessiva: 5,30/5,45 h

Tempi parziali: SP 15-Mulino di Cassio-Combattino (1 h) ; Combattino-Cassio (50 min.) ; Cassio-Chiastra di San Benedetto-Monte Cassio (1 h) ; Monte Cassio-Malacosta (55 min.) ; Malacosta-Chiastre (1,40 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2020

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo lungo la SP 15 per Berceto a poca distanza dal paese vero e proprio di Chiastre 

mapwww.openstreetmap.org

Nel tratto evidenziato colore arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario 

Quella proposta è forse una delle più complete escursioni della Val Baganza fino ad ora relazionate in questo blog. Visiteremo luoghi assolutamente suggestivi e “inediti”, percorrendo antiche mulattiere, in un contesto ambientale estremamente ricco e variegato. 

Dal parcheggio si segue per un breve tratto la provinciale costeggiando alcune case recentemente ristrutturate. Nel mezzo di esse si nota un viottolo: lo si imbocca, andando presto a guadare un rio. Si continua successivamente per mulattiera, delimitata da muretti a secco, che procede costeggiando dei prati. Entrati nel paese di Chiastre, si prosegue per stradina asfaltata trascurando a sinistra i percorsi n° 770 e n° 771. Raggiunto il sommo del nucleo dove si trova una cava un tempo usata dagli scalpellini, si prosegue per ampia traccia lasciando subito a sinistra il ripido sentiero che porta al “Dente del Gigante”. Dopo un tratto in lieve discesa e un corso d’acqua che si attraversa, si penetra nel bosco avanzando per ampia mulattiera in salita (si notano resti di muretti a secco che fanno intuire l’importanza del tracciato che stiamo seguendo). Immessosi in una carraia, la si asseconda a destra in discesa sbucando poco dopo nella SP 15 che seguiamo verso il vicino nucleo di Molino di Chiastre. Giunti nei pressi di un capannone agricolo, si può imboccare subito a destra una carraia che svoltando a sinistra costeggia l’edificio immettendosi in un’altra traccia proveniente dalla provinciale. Si segue questo percorso a destra procedendo parallelamente ad un rio, assecondando il margine sinistro di campi coltivati. Quando questi ultimi si ampliano anche a sinistra, noi proseguiamo diritto per tratturo puntando ad una linea elettrica e ad un’apertura nel bosco. Penetrati in esso, si prosegue per comoda carraia che perde costantemente quota, effettuando più avanti un paio di svolte. Usciti dalla copertura boscosa, si continua per ampie e panoramiche radure, dirigendosi verso l’evidente corte che abbiamo di fronte. Proprio in corrispondenza di essa (il Casino Pallavicino, la cui villa padronale risale al XVI sec.) ci si immette in un’altra carrareccia che si segue a sinistra. Attraversato mediante ponte un corso d’acqua, si trascura a sinistra una traccia in salita e si prosegue per il percorso principale che procede in lieve discesa. Giunti nei pressi di una casa ristrutturata si prende a sinistra una traccia che, contornando il margine destro di un campo, aggira la proprietà. Si prosegue successivamente nel bosco, iniziando poco più avanti a costeggiare un altro campo situato alla nostra destra. Al termine di quest’ultimo si attraversa un solco abbastanza profondo che ha determinato una piccola interruzione del percorso. Si continua per l’ampia traccia che avanza per un tratto parallelamente al corso d’acqua appena oltrepassato per poi spostarsi a sinistra. Il tracciato man mano che prosegue diviene sempre più infrascato: noi lo assecondiamo prestando attenzione ad un bivio poco evidente. Qui giunti, si prende a destra una traccia che scende in mezzo a vegetazione rigogliosa, oltrepassando un piccolo ruscello. Poi il percorso piega nettamente a destra presentandosi molto infrascato ma comunque ben riconoscibile. Virando successivamente a sinistra si giunge nei pressi del greto del Baganza. Il percorso prosegue verso SW parallelamente al torrente: noi lo assecondiamo ancora per un tratto, ma quando si ritiene opportuno lo si abbandona scendendo nell’ampio greto. Effettuato il guado, si cammina sul greto del torrente in direzione SW ammirando uno splendido e incontaminato ambiente fluviale. Nel momento in cui in lontananza, alla nostra destra, si intravede un rudere, si abbandona il corso d’acqua e risalita una piccola scarpata si volge subito a sinistra. Procedendo per traccia in mezzo all’erba alta si raggiunge poco più avanti il suggestivo Mulino di Cassio. Alla destra di quest’ultimo si prende una traccia in salita oltrepassando inizialmente un tratto alquanto invaso dai rovi. Penetrati nel bosco, si transita a fianco di una costruzione diroccata e di suggestivi muretti a secco che fanno intuire la storicità del tracciato che stiamo seguendo. Dopo un tratto infrascato, si volge a sinistra (segnavia giallo-azzurro) salendo per ampia e spettacolare mulattiera delimitata da notevoli muretti a secco formati da pietre ofiolitiche. Effettuate alcune svolte e trascurata a destra una traccia, si iniziano a costeggiare le radure dove si trova il rudere di Combattino, collocato in splendida posizione. Si continua per vecchia mulattiera che presenta un fondo costituito da rocce ofiolitiche, salendo in moderata pendenza. Effettuata una netta svolta a sinistra, si guadagna quota alla base di spettacolari affioramenti ofiolitici, ammirando straordinarie visuali sulla Val Baganza. Raggiunto il sommo del dirupo, il tracciato vira nettamente a destra (si immette da sinistra una carraia erbosa) conducendo ad un bivio in corrispondenza di una radura. Si continua a sinistra per traccia infrascata (meglio contornare il margine destro della menzionata radura), sbucando poco dopo nella SS 62. La si segue a destra in direzione di Cassio, notando i contrassegni della Via Francigena ed ammirando notevoli visuali panoramiche. Giunti in vista di un crinaletto sulla sinistra della carreggiata, si abbandona la statale e si imbocca un sentiero in salita (Via Francigena). Si asseconda inizialmente il filo della menzionata dorsale per poi procedere nel bosco tra vegetazione rigogliosa. Dopo alcune radure che si costeggiano e un tratto in discesa ci si immette nuovamente nella SS 62 che si segue alla volta di Cassio. Entrati nel centro di quest’ultimo si prende a destra l’antica Strada Romea che, attraversando tutta la parte più vecchia e caratteristica del paese, conduce alla chiesa – di fondazione romanica – dell’Assunzione di Maria Vergine. Da qui, salendo a sinistra per Strada Torretta, ci si immette nella statale che si segue a sinistra solo per un breve tratto. Si imbocca infatti a destra la strada per Selva Grossa (indicazione per la Chiastra di San Benedetto), seguendola fin nei pressi di un’azienda agricola. Qui si prende a destra una carraia (avviso del Comune di Cassio della chiusura del Sentiero degli Scalpellini n° 771 relativamente al tratto Cassio-Chiastra di San Benedetto) che dopo la prima salita svolta nettamente a sinistra. Giunti nei pressi di una casa si prende la mulattiera di destra inoltrandosi in un bellissimo ambiente boschivo. Al bivio che si presenta poco dopo si prosegue a sinistra transitando ai piedi della ciclopica parete occidentale del conglomerato, notando le caratteristiche striature (le “unghiate del diavolo”) che caratterizzano questo versante del monolito. Poi il percorso, virando nettamente a destra, conduce in corrispondenza di un’altra emergenza di conglomerato. Superate alcune roccette e lambita la cresta settentrionale della Chiastra, si perde quota costeggiando la parete orientale del monolito. Si piega successivamente a sinistra e al bivio che si presenta subito dopo si prosegue a destra in salita. Effettuata una curva a destra, ci si immette nel percorso n° 771 abbandonato in precedenza per fare il giro della Chiastra (qui si diparte una traccia che conduce ai piedi dello strapiombante spigolo sud del conglomerato). Ritornati sul tracciato di prima, si prosegue per esso alla volta del Monte Cassio, avanzando inizialmente in ripida salita. Una svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: infatti, inizia proprio da questo punto un lungo tratto in cui si procede in direzione N. Dapprima in moderata pendenza, si avanza successivamente in lieve salita e in piano, per poi riprende a salire attraversando un pendio dirupato. Più avanti, mediante curva a destra, si aggira una costa di marne e arenarie, continuando poi in lieve salita all’interno del bosco. Dopo un tratto piuttosto lungo in cui avanza perlopiù in piano, si confluisce in un’ampia traccia che asseconda una dorsale boscosa. Si guadagna quota lungo questa direttrice senza possibilità di errore, ammirando metro dopo metro la bellezza dell’ambiente boschivo in cui ci troviamo. Più in alto si attraversano radure arbustive e ripiombati nel fitto bosco si sottopassa una linea elettrica raggiungendo successivamente un bivio. Si prosegue diritto/destra per ampia traccia che dopo aver compiuto una curva a sinistra perde lievemente quota. Effettuate alcune svolte, si esce nelle radure sommitali del Monte Cassio, 1023 m (a sinistra tavolo con panche). Dalla “cima” si attraversano i prati in direzione E, immettendosi in un’ampia traccia che si segue a destra. Dopo un tratto all’interno del bosco, si scende per radure con arbusti, fino a confluire in una carrareccia appena prima di un bivio. Si prende il percorso di sinistra che perde quota sempre in modo lieve compiendo diverse svolte e tornanti. Dopo essere transitati nei pressi di un ex-albergo si confluisce nella SS 62 che si segue a sinistra per un tratto. Imboccato a destra lo stradello d’accesso ad una casa si perde costantemente quota effettuando svolte e tornati, ammirando notevoli visuali panoramiche. In corrispondenza dell’ingresso della proprietà ci si immette nel tracciato della Via Francigena che si segue a destra. Si procede nel primo tratto in sostenuta salita costeggiando il limite recintato della menzionata proprietà e, al termine di quest’ultima, si prosegue molto più comodamente all’interno della pineta del Monte Cassio. Dopo alcuni fossi che si attraversano, un tratto di salita piuttosto ripido e un ulteriore solco, si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra. Il sentiero perde costantemente quota conducendo in un’area caratterizzata da alberi caduti a terra. Orientandosi con i segni fluorescenti, si monta sul dorso di una costa che si asseconda per un tratto in ripida salita. Poi, spostandosi a destra, si recupera il sentiero interrotto nella sezione precedente. Dopo una salita, piuttosto ripida nella parte finale, si approda su un particolare crinale formato da arenarie: si tratta dei dirupi di Malacosta (assecondando la dorsale a sinistra, si raggiunge un punto panoramico di prim’ordine, dove è possibile ammirare una delle più suggestive visuali di tutta la Val Baganza). Proseguendo lungo la variante della Francigena, si perde ripidamente quota e giunti poco sopra il fondo di una valletta, a causa dell’interruzione del percorso, ci si deve calare per ripida scarpata nel letto del corso d’acqua formante la valletta in questione. Attraversata quest’ultima e ripreso il sentiero interrotto, si transita a fianco di altri alberi divelti. Immessosi nel percorso principale della Via Francigena, lo si segue a sinistra in discesa, virando più in basso nettamente a destra. Dopo una ben ripida discesa e un tratto in cui si perde quota meno ripidamente, in corrispondenza di una curva a destra si incontra un punto panoramico da cui è possibile ammirare una notevole visuale su fondo della Val Baganza caratterizzato dai particolari conglomerati che visiteremo. Si prosegue in seguito in lieve salita per splendida mulattiera delimitata da vecchi muretti a secco, costeggiando alcune radure. Confluiti in un’ampia traccia, la si segue a destra in salita e ignorato a sinistra un percorso in discesa si giunge ad una selletta nei pressi di un’area pic-nic situata ai piedi un conglomerato con grotta alla base. Al bivio successivo occorre prendere a sinistra il Sentiero degli Scalpellini (n° 771) ed iniziare in questo modo a perdere quota lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Baganza. Si scende dapprima ripidamente, poi più comodamente per ampia mulattiera, gustando le peculiarità dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi. Poco prima di raggiungere il greto del torrente si notano i sostegni della passerella pedonale smantellata nel 2014. Si effettua successivamente il guado alla base della spettacolare Chiastra dei Saraceni, recuperando, nella sponda opposta, un’ampia traccia. Raggiunta poco sopra un’area pic-nic con tabella esplicativa, si prosegue per la carraia ma nel momento in cui compie una netta curva a destra la si abbandona per sentiero a sinistra. Si varca subito un suggestivo rio e qualche altro ruscello, per poi salire alla volta di un crinaletto boscoso. Da quest’ultimo, scendendo a sinistra, si raggiunge una cengia che corre parallela alla cresta sommitale di un risalto di conglomerato. Con piede fermo ed esenti da vertigini possiamo percorre la menzionata cengia/cornice ammirando un panorama tra i più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Ritornati sul percorso principale, lo si segue dapprima in moderata pendenza, poi in ripida salita (sono presenti gradini e corrimani in legno). Dopo un breve tratto in piano il sentiero piega a destra e, salendo ripidamente, conduce in una carraia (andando a destra si raggiunge una panchina con pannello esplicativo nei pressi del dorso di un conglomerato appartenete ai Salti del Diavolo). Si segue l’ampia traccia che procede inizialmente in piano, poi, dopo una curva a sinistra, in salita. Dopo qualche svolta si confluisce in un’altra carraia che seguiamo a sinistra, incontrando, in corrispondenza di un suo tornante destrorso, un interessante punto panoramico. Proseguendo per l’ampia traccia in lieve salita, si raggiungono più in alto le prime case della parte bassa del paese di Chiastre. Confluiti nella SP 15 si ritorna in breve al parcheggio iniziale. 

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