La Val Moneglia e i suoi borghi

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Calestano-Alpicella (30 min.) ; Alpicella-Marvana-crinale Baganza/Parma (1,30 h) ; crinale Baganza/Parma-Monte Castellaro-Fragnolo (1 h) ; Fragnolo-Fragno-Jano (1,15 h) ; Jano-Calestano (40 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org Nella sezione evidenziata colore arancio il tracciato è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Bellissimo percorso alla scoperta dei suggestivi borghi della Val Moneglia e delle poco conosciute “grotte di Calestano”.

N.B.: l’escursione è stata effettuata il giorno 23/02/2020, prima dell’emanazione delle misure restrittive inerenti al contenimento dell’epidemia da Covid-19

Abbandonata l’auto in un parcheggio in Via del Bocco, la si percorre per un breve tratto abbandonandola appena dopo la sede degli alpini. Qui si imbocca a sinistra (indicazioni) una carraia selciata che piega subito a destra spegnendosi in Via Tralacosta. Si segue quest’ultima a sinistra transitando a fianco delle ultime case del paese, svoltando poi a destra per carraia. Appena dopo, però, accorre prendere a sinistra un sentiero che inizialmente sale nei pressi di una bella casa isolata. Si continua lungo questo percorso che guadagna quota avendo come direttrice una costa boscosa. Ai diversi bivi che si incontrano si tiene sempre il tracciato più ampio, effettuando alcune ripide svolte (a terra si notano diversi affioramenti del flysch). Raggiunto il crinale della menzionata costa, lo si asseconda sottopassando innanzitutto l’inestetico elettrodotto della Val Baganza. Si prosegue per il bellissimo sentiero che in più punti si sdoppia (si tratta di tracce utilizzate dalle MTB), notando alla nostra destra un nucleo agricolo con fienili. Più avanti si incomincia a scorgere, sempre a destra, il borgo di Alpicella, prima meta del nostro itinerario. Nel momento in cui il percorso di crinale si inserisce in un’ampia traccia, si incontra un bivio dal quale (cartello) si prende a destra un sentiero. Sbucati in panoramici prati, si raggiunge subito dopo il nucleo di Alpicella630 m, che si attraversa per stradina asfaltata dirigendosi verso la caratteristica chiesa/oratorio di cui è rimasto in piedi solo la facciata e parte delle mura laterali. Da qui si può continuare per carraia che tuttavia si deve abbandonare presto, virando a sinistra in direzione del crinale abbandonato in precedenza. Avanzando liberamente per prati e seguendo successivamente un tratturo, si rimonta sul dorso della costa proprio in corrispondenza di un evidente bivio. Noi andiamo a sinistra (cartelli del “Tartufo Trail Running”), perdendo quota per ampia traccia nella sponda sinistra orografica della boscosa valletta formata dal Rio Moneglia. Raggiunto un bivio, si trascura a sinistra un percorso in discesa (e con esso le indicazioni del “Tartufo Trail Running”), proseguendo diritto per ampia mulattiera che avanza in lieve salita e a saliscendi. Al bivio che si incontra nei pressi di una radura, si attraversa quest’ultima anziché proseguire a sinistra per carraia alquanto infangata. Ricongiuntisi con il percorso di prima e attraversato un corso d’acqua (il Rio Moneglia o un suo ramo), si prosegue in salita parallelamente a quest’ultimo. Al primo bivio che si incontra, si trascura a sinistra una carraia che conduce al nucleo di Prato (da cui transiteremo al ritorno), proseguendo diritto per il percorso principale caratterizzato dalla presenza di una linea elettrica. Al secondo bivio (indicazioni del “Tartufo Trail Running”) andiamo invece a sinistra avanzando per ampia traccia che inizialmente costeggia alcune conifere di reimpianto. Raggiunto il fondo di una valletta, si trascura un percorso che sale a destra e si svolta a sinistra varcando un corso d’acqua. Si prosegue per comoda carraia giungendo più avanti nei pressi del suggestivo nucleo di Marvana. Dopo un’eventuale visita, si continua per stradello asfaltato che sale verso NE, transitando a fianco delle case del piccolo nucleo di Costola. Messo piede nella SP 61, la si segue a sinistra verso Fragnolo, ma poco dopo la si abbandona imboccando a destra (indicazioni) una carraia. Si sale per quest’ultima (percorso CAI n° 772 b) in ripida salita e al bivio che si incontra poco più in alto, in corrispondenza di un’area pressoché disboscata, si prende il tracciato di destra. Si sale per carraia in ripida e sostenuta salita, attraversando un’altra carrareccia. Si prosegue poi per ampio sentiero/mulattiera – il cui fondo è caratterizzato da affioramenti del flysch – penetrando progressivamente all’interno del rimboschimento a conifere che ammanta in questa sezione della dorsale spartiacque Baganza/Parma. Seguendo faticosamente l’ampia traccia, si approda infine nella sella che divide il Monte Pozzo a sud dal Monte Corno a nord. Ci si dirige verso quest’ultimo prendendo a sinistra un sentiero in salita che procede all’interno di una bella pineta, forse la meglio conservata di tutto l’Appennino parmense. Il tracciato avanza successivamente in piano aggirando in versante Baganza la boscosa sommità del Monte Corno, per poi virare a sinistra. Usciti dal rimboschimento a conifere, si inizia a perdere quota per ampia traccia che senza possibilità di errore conduce ad un bivio (poco prima di quest’ultimo, si ammirano sulla destra notevoli affioramenti del flysch del Monte Sporno). Si prosegue diritto lungo la carraia principale che asseconda costantemente il dorso di una costa, ammirando in alcuni tratti belle visuali panoramiche. Più avanti si entra in un rimboschimento a conifere oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro. Raggiunto un bivio in località Cusano, si piega nettamente a sinistra perdendo quota per carraia (percorso CAI n° 772a) affiancata da splendidi prati e radure che stimolano una sosta ristoratrice. Più in basso il percorso diviene asfaltato e scende piuttosto ripido sempre affiancato da radure. Dopo una svolta a sinistra, si passa a fianco delle case della parte alta del paese di Fragnolo, fino a raggiungerne il centro, 702 m, immettendosi nella provinciale proprio in corrispondenza del rinomato ristorante Mariella. Si segue la strada a destra solo per poco, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 772) che perde quota per panoramici campi. Raggiunte le case del nucleo di Prato, si prosegue a destra avanzando per stradello asfaltato che attraversa una valletta. Dopo qualche minuto si giunge in corrispondenza della magnifica chiesa di Fragno660 m, dedicata a S. Pietro Apostolo e di edificazione romanica. Dalla cinta muraria che circonda l’edificio, si prende a sinistra una carraia che transita a fianco di un piccolo cimitero, conducendo ad alcune case in sasso ottimamente ristrutturate. Qui si piega a destra in discesa, inserendosi in un’ampia traccia che si segue a destra. Si tratta di un percorso non segnato e piuttosto invaso dalla vegetazione, ma comunque ben evidente. Poco più avanti si transita nei pressi del nucleo di Chiesavecchia e si continua per traccia erbosa. Si deve poi perdere quota per campi in direzione del fondo di un avvallamento (in questo tratto la carraia risulta impercorribile poiché totalmente inglobata dalla vegetazione). Da quest’ultimo si risale per traccia (in realtà ce ne sono due che procedono parallele) fino a sbucare nella SP 61 a poca distanza dal borgo di Ciano, 600 m. Si segue l’asfalto a destra solo per poco, imboccando a destra una carraia in salita non segnata dal CAI. Dopo il primo ripido strappo, il tracciato piega a sinistra e prosegue, sempre in salita, nella sponda sinistra orografica di una suggestiva valletta. Attraversato il fondo di quest’ultima, sulla destra si nota un foro: si tratta delle “Grotte di Calestano…cavità carsiche scoperte già nel XVIII sec., quando la duchessa di Parma Maria Amelia di Bordone aveva avocato a sé tutti i diritti sull’estrazione del “tufo”, i depositi travertinosi entro cui scoprivano fusti d’erbe e foglie pietrificate, giudicate “scherzi” della natura” (cfr. Canossini, pag. 36). Appena dopo l’entrata della grotta, si prende a destra un’ampia traccia che, salendo piuttosto ripidamente, conduce a poca distanza dal rio attraversato in precedenza. Qui il percorso piega a sinistra, immettendosi successivamente in una carraia con segnavia del CAI che si segue a sinistra. Più in basso, appena prima di uscire dal bosco, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra si trascura a destra un altro percorso. Avanzando successivamente a fianco di panoramici prati, si raggiunge lo splendido Oratorio della Beata Vergine della Cintura. Si tratta di un edificio di fondazione romanica e secondo alcuni studiosi sarebbe sorto su un precedente luogo di culto di epoca romana dedicato a Giano, da cui deriverebbe il nome della frazione che visiteremo fra poco. Dopo una consigliabile sosta, si continua per carraia svoltando a sinistra, transitando a fianco di alcune case. Si continua a perdere quota per stradello asfaltato, attraversando tutto il magnifico borgo di Jano563 m. Messo piede nella provinciale, la si si segue a destra solo per poco, imboccando a sinistra (indicazioni) una carraia. Si segue quest’ultima in direzione est, trascurando ad un bivio una traccia che scende a destra. Si continua per il percorso segnato all’interno del bosco, attraversando una valletta formata da un rio e trascurando tracce laterali. Più in basso si esce in una radura nel fondo della valle formata dal Rio Moneglia, dove ci si immette nel percorso n° 772. Lo si segue a destra procedendo, nella prima sezione, a destra e parallelamente al corso d’acqua. In seguito si contorna il margine sinistro di una radura con linea elettrica e ripiombati nel bosco si effettua un primo guado. Poco più avanti occorre riguadare il corso d’acqua per due volte consecutive, procedendo successivamente sulla sinistra del rio. Senza possibilità di errore, si esce dopo qualche minuto dalla fitta boscaglia in corrispondenza di un’ampia radura che si attraversa. Dopo aver costeggiato un condominio, si sbuca in Via Salvo d’Acquisto in corrispondenza di una netta svolta a sinistra della strada.

La Val Moneglia e il Monte Sporno

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Punto di partenza/arrivo: Calestano 402 m

Dislivello: 1000 m ca.

Durata complessiva: 5,30/5,45 h

Tempi parziali: Calestamo-Passo di Monte Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-Monte Sporno (1, 50 h) ; Monte Sporno-Ramiano (1 h) ; Ramiano-Calestano (1,15 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse in luoghi suggestivi e per nulla valorizzati a livello escursionistico. La segnaletica è presente solo nella prima parte del percorso.

Dalla netta curva a destra di Via Salvo D’Aquisto, situtata sulla sinistra all’inizio del paese di Calestano provenendo da Marzolara, si imbocca il sentiero CAI n° 772 che procede pianneggiando tenendosi nella sponda destra (sinistra orografica) del Rio Moneglia. Poco più avanti si esce temporaneamente dal bosco costeggiando inizialmente una proprietà, attraversando successivamente un prato. Rientrati nella boscaglia si procede perlopiù in piano/falsopiano sempre sulla destra del corso d’acqua, guadandolo in seguito per due volte consecutive, aggirando in questo modo un tratto di sentiero franato. Si prosegue all’interno di un bell’ambiente boscivo e, dopo una svolta a sinistra, si raggiunge nuovamente il Rio Moneglia, che si varca per una terza volta. Si esce appena dopo in un’ampia radura che si contorna lungo il suo margine destro, prendendo ad un bivio il sentiero di sinistra, in quanto quello di destra è ostruito da rovi. Si prosegue lungo il margine della radura, assecondando anche una linea elettrica, recuperando successivamente il sentiero principale situato alla nostra destra. Rientrati nel bosco si avanza avendo a destra il corso d’acqua e a sinistra la radura di prima, ammirando alla nostra sinistra un vecchio muretto a secco. Si procede sempre in piano/lieve salita, innestandosi più avanti in una traccia più ampia che si segue a destra. Dopo aver varcato un ruscello (un affluente del Rio Moneglia), si prosegue ai lati di belle radure arbustive. Si effettua poi una curva a sinistra e una breve risalita inserendosi in una carraia in corrispondenza di una sua svolta a sinistra (sopra di noi si nota un rimboschimento a conifere). Si prosegue a destra in direzione del Passo di Monte Fragno ingorando a sinistra il percorso n° 773 per Jano. Si continua avendo sempre a destra il corso d’acqua, tralasciando al primo bivio che si incontra una traccia a destra, mentre al secondo si abbandona il percorso segnato che sale verso Ciano. Svoltando nettamente a destra si varca per la quarta volta il Rio Moneglia, oltre il quale si continua per carraia in salita che effettua subito un tornante sinistrorso, ignorando appena dopo quest’ultimo un’ampia traccia a destra. Si prosegue per il percorso principale fino a raggiungere un crocicchio dal quale si prende la traccia di sinistra (cartello del “Tartufo Trail Running”). Si procede comodamente a saliscendi attraversando più avanti un ruscello, piegando oltre quest’ultimo a destra. Si continua ad avanzare per l’ampia traccia, in alcuni punti rovinata dal passaggio di moto e fuoristrada, costeggiando in seguito uno stagno situato alla nostra destra. Procedendo alternando tratti in piano ad altri in salita ed effettuando alcune svolte, ci si immette più avanti in un’altra traccia in corrispondenza di un campo. La si segue a sinistra (cartello del “Tartufo Trail Running”) costeggiando il Rio Moneglia, procedendo poi avendo quest’ultimo a destra e contornando il margine di una radura. Giunti in corrispondenza di un campo e di una palificazione elettrica, si lascia a sinistra una carraia per Fragnolo e si prosegue per il percorso principale che procede all’interno del bosco ai fianchi di belle radure. Al primo bivio che si incontra si va a destra (cartello del “Tartufo Trail Running”), mentre al secondo (cartelli), situato in corrispondenza di una radura alla nostra destra, si continua diritto in direzione del Passo di Fragno. Si prosegue per bella carraia costeggiando dall’interno del bosco bei campi mantenuti a foraggio, raggiungendo in seguito un ulteriore bivio dal quale si continua a sinistra (segni fluorescenti e cartello del “Tartufo Trail Running”). Si avanza successivamente in moderata pendenza, ignorando, in corrispondenza di una svolta a sinistra del tracciato, una carraia a destra che conduce in un campo. Si continua per il percorso principale guadagnando lentamente quota, costeggiando bellissime radure che offrono interessanti e agreste visuali. Più in alto si esce dal bosco e, dopo un’ultima salita in mezzo a campi e radure, si raggiunge il panoramico Passo di Monte Fragno, 945 m. Dal valico, situato lungo crinale Baganza/Parma, si attraversa la strada e si continua per sentiero (percorso CAI n° 773) il quale, dopo la prima breve salita, attraversa un pendio erboso, conducendo poi in un rimboschimento a conifere. Nel tratto successivo si guadagna quota per ripida traccia, per poi avanzare più comodamente avendo il rimboschimento a destra e belle radure a sinistra. Dopo un’ampia svolta a sinistra si attraversa un lembo di bosco, sbucando poi in un’altre radure dove si effettua una curva a destra. Si continua a guadagnare quota tra rado bosco, riprendendo poco dopo a salire ripidamente per sentiero con affioramenti del flysch. Più in alto ci si immette in un’altra traccia che si segue a destra (segnavia), prima in moderata pendenza, poi pianeggiando ed effettuando una curva a sinistra. Usciti in una zona di basso bosco e vegetazione, si ignora a destra una traccia e si prosegue diritto in ripida salita. Ci si immette successivamente in una carraia proveniente da Cozzano Pineta, che si segue a sinistra in salita piuttosto sostenuta. Nei pressi di un suo tornante destrorso si stacca a sinistra (cartello) il sentiero per il Monte Pozzo, che imbocchiamo avanzando inizialmente in piano in direzione W/SW. Si effettua successivamente una netta svolta a destra (area pic nic a destra), procedendo poi in direzione N/NE all’interno della bellissima pineta. Tenendosi nei pressi del crinale divisorio si scavalca l’impercettibile sommità del Monte Pozzo, 1065 m (tavolo con panche seminascosto dalla vegetazione e tabella esplicativa), oltre il quale il sentiero piega nettamente a destra procedendo in discesa. Poco più in basso ci si immette nel percorso abbandonato in precedenza in corrispondenza di un crocicchio e lo si segue a sinistra effettuando subito una svolta in questa direzione. Avanzando in piano/lieve discesa ci si ricongiunge con il crinale divisorio nei pressi di un incrocio con panchina e indicazioni. Tralasciato a sinistra il sentiero n° 773B che scende a Fragnolo, si prosegue a destra inizialmente in salita all’interno di un fitto rimboschimento, avanzando successivamente in piano. Aggirata la sommità del boscoso Monte Corno, il sentiero piega poi a sinistra scendendo tra radure con pini di reimpianto. Si continua per il bel tracciato che, procedendo perlopiù in lieve discesa eccetto un tratto un pò più ripido, asseconda un crinale boscoso. Dopo un’ultima discesa in cui si ammirano a destra interessanti stratificazioni del flysch, si raggiunge un bivio dal quale si prende la traccia di destra. Si procede inizialmente in piano/lieve discesa all’interno di un bell’ambiente boschivo, sbucando più avanti in una radura. Si continua comodamente per il percorso principale incontrando in seguito un bivio dal quale si prende la traccia di sinistra (si può anche andare a destra: infatti i due percorsi si ricongiungono poco più avanti). Dopo una breve risalita e una curva a sinistra ci si ricongiunge con il crinale Baganza/Parma in corrispondenza dell’ampia sella chiamata Tino d’Oro, 909 m. Da qui si continua in direzione del Monte Sporno, ignorando prima a destra poi a sinistra tracce che scendono, riprendendo successivamente a salire. Giunti in corrispondenza di un netta svolta a sinistra della carraia, si stacca a destra un sentiero che imbocchiamo (possiamo anche proseguire per la carraia che conduce al Rifugio Monte Sporno e da qui si salire alla sommità per il percorso che utilizzeremo in discesa). Si avanza inizialmente a mezza costa ammirando belle visuali panoramiche, compiendo successivamente un’ampia curva a sinistra. Si guadagna quota per traccia piuttosto infrascata e, dopo una svolta a destra, si attraversa una piccola radura, entrando poi in un rimboschimento a conifere. Si piega successivamente a destra progredendo per panormico pendio con arbusti, assecondando un affioramento del caratteristico flysch del Monte Sporno. Il sentiero vira successivamente a sinistra dirigendosi verso il limite di un altro rimboschimento a conifere, che poi si costeggia per un tratto svoltando poco dopo a destra. Si sale per bella e panoramica radura in direzione del limite superiore del rimboschimento di prima, penetrati nel quale si svolta a sinistra e, dopo un’ultima salita, si sbuca sulla sommità del Monte Sporno, 1058 m, caratterizzata da un cippo eretto nel 1953 e ricostruito nel 1983. Dalla cima si scende in versante Baganza per ampia, diretta e ripida traccia con stratificazioni del Flysch, fino a raggiungere l’accogliente Rifugio Monte Sporno, 975 m. Dopo un’eventuale sosta (il rifugio/bivacco è sempre aperto), si attraversa una carraia e si prosegue per ampia traccia (bandierina del percorso per i riders) che continua a scendere in versante Baganza. Si perde inizialmente quota al sommo di panoramici pendii con arbusti che offrono notevoli visuali della Val Baganza. Successivamente si scende piuttosto ripidamente per rado bosco effettuando prima una svolta a destra poi un’altra a sinistra, oltre la quale si perde quota molto ripidamente per carraia alquanto dissestata. Dopo una curva a destra si procede per un tratto in piano all’interno di un bell’ambiente boschivo, per poi virare a sinistra e raggiungere un bivio. Si abbandona la carraia seguita fino a questo momento (la quale continua a scendere ripidamente piegando a destra) e si prosegue diritto (bandierina per i riders). Al bivio successivo si va a sinistra (si può anche prendere la traccia di destra che, compiendo un giro più lungo, si ricongiunge con l’altra più in basso) per sentiero che effettua inizialmente una svolta a sinistra, cui fa seguito una curva a destra. Si prosegue per la poco battuta traccia compiendo altre svolte, fino ad immettersi in un sentiero trasversale (il percorso abbandonato in precedenza) che si segue a sinistra. Giunti in corrispondenza di un’area di folta vegetazione si effettua una svolta a destra e si continua per ampia traccia senza possibilità di errore. Raggiunto un bivio si prosegue diritto per sentiero lasciando a sinistra la continuazione della carraia, compiendo successivamente una curva a sinistra. Messo piede in un’altra carraia (o forse la stessa abbandonata poco prima) la si attraversa e si prosegue per ampio sentiero sassoso che, scendendo piuttosto ripidamente, conduce in un’ulteriore carrareccia. La si segue a destra raggiungendo poco dopo un bivio dove si lascia a sinistra un’ampia traccia (e le bandierine del percorso per i riders che ci hanno accompagnato fino a questo momento). Si continua a perdere quota ignorando tracce laterali, fino a raggiungere le prime case della frazione di Ramiano, 530 m. Messo piede in una stradina asfaltata la si segue a sinistra e, al primo bivio, si prende a sinistra lo stradello per Ronzano, ignorando poco dopo la carraia d’accesso al cimitero. Si prosegue per carrareccia oltrepassando più avanti la valletta formata da un rio, oltre il quale, ad un bivio, si prende a sinistra un’ampia traccia che procede in ripida salita. Si effettua quasi subito una netta svolta a sinistra tralasciando, in corrispondenza di quest’ultima, una traccia a destra. Si continua a guadagnare quota in direzione SW e, giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto, si vira a destra. Al bivio che si incontra successivamente si prosegue diritto ignorando a destra una traccia, mentre al secondo si tralascia a sinistra un altro percorso. La traccia piega poi a destra e sale ripida ramificandosi, immettendosi poco più in alto in un ampio sentiero (freccia segnaletica del “Tartufo Trail Running”) che si segue a sinistra. Si procede a mezza costa pianeggiando e, raggiunto un ulteriore bivio, si prosegue a sinistra in salita tralasciando a destra la traccia – e con essa i “segnavia” per i riders – che scende verso Ronzano. Si segue un tracciato che guadagna quota piuttosto ripidamente effettuando qualche svolta, fino a raggiunge un crinale boscoso in cui ci si immette in un sentiero. Lo si segue a destra iniziando a perdere quota mediante tornanti, raggiungendo in seguito un piccolo e diroccato nucleo formato da un paio di case. Attraversatolo si continua a scendere per lo stradello d’accesso, in parte cementato, che svolta subito a destra. Si prosegue poi per carraia che, dopo una curva a sinistra, conduce in una valletta che si attraversa. Avanzando comodamente per il bellissimo tracciato (ad un bivio si ignora una carraia che conduce in una radura) si raggiunge senza possibilità di errore la caratteristica frazione di Borsano (appena prima di essa si stacca a sinistra una carraia che conduce ad una presa dell’acquedotto). Da qui è sufficiente seguire la panoramica stradina d’accesso che procede inizialmente ai lati di bellissimi prati, aggirando in seguito una costa boscosa. Dopo essere transitati a fianco di una casa con stalla ci si immette nella SP 61 che, seguita a destra, riporta in breve a Calestano.

 

Groppi Rossi: anello dal Poggio di Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto 844 m

Dislivello: 450 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Poggio di Berceto-Lago Bozzo (1,30 h) ; Lago Bozzo-sommità Groppi Rossi (45 min/1 h) ; Groppi Rossi-Passo Silara (1 h) ; Passo Silara-Fioritola-Poggio di Berceto (1,20 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Pian della Capanna-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni normali (senza neve) ; EAI (EEAI il tratto sella quota 1255 m-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo estivo o invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accessi stradale: Parma-Fornovo-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, in località Poggio di Berceto

mapopenstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La zona dei Groppi Rossi è senza dubbio una delle più suggestive e appartate aree montuose dell’intero Appennino parmense. Qui vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio penetranti e “stranianti”. L’escursione è stata effettuata dall’autore della relazione in condizioni invernali ma con neve non abbondante, il che ha permesso di salire senza l’ausilio di racchette da neve e, soprattutto, di reperire gli ometti indicanti il giusto percorso nel tratto che va da Pian della Capanna alla selletta a quota 1255 della cresta dei Groppi Rossi. In effetti, al fine di completare e gustare al meglio l’anello proposto, consiglio di effettuarlo, se in condizioni invernali, con innevamento non eccessivo. In caso lo si voglia intraprendere con neve abbondante tenere presente che: 1) il tratto dopo Pian della Capanna in direzione dei Groppi Rossi
è piuttosto accidentato in quanto formato da pietraie e avvallamenti da attraversare, per cui l’orientamento, nonostante la cresta ofiolitica dei Groppi Rossi sia evidentissima, non è immediato. 2) Il percorso che dalla selletta a quota 1255 m conduce al Passo Silara, in condizioni di innevamento abbondante e quindi con segnavia – già di per sé sbiaditi – nascosti dalla neve, risulterebbe di problematico reperimento. In tal caso, consiglio vivamente di ritornare al Poggio di Berceto percorrendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato in salita. Ovvia è la raccomandazione a non effettuare questo itinerario in caso di scarsa visibilità.

Abbandonata l’auto nel piccolo parcheggio di Poggio di Berceto, si imbocca a sinistra la strada per Calestano, abbandonandola subito per stradello a destra (indicazione per la pineta). Si sale a fianco di alcune case per poi perdere quota per sterrata, giungendo dopo una svolta a destra al bivio per Fioritola, la cui sterrata d’accesso si lascia a sinistra. Si prosegue lungamente per la strada, prima in salita poi con andamento pianeggiante o in lieve pendenza, fino a scendere al ponte sul Baganza. Si prosegue lungo l’evidente tracciato (CAI n° 731), effettuando quasi subito un tornante destrorso in corrispondenza del quale si ignora a sinistra lo stradello per Case Schianchi. Si sale in moderata pendenza compiendo successivamente un tornante sinistrorso e in seguito uno destrorso. Si prosegue per la sterrata (sempre molto evidente anche in caso di neve abbondante) andando, ad un bivio (freccia segnaletica del CAI), a sinistra, tralasciando a destra un’ampia traccia. Si sale piuttosto ripidamente effettuando appena dopo un tornante destrorso che riporta nella direzione SE/S. Si guadagna quota assecondando per un buon tratto una linea elettrica, fino ad uscire su una costa panoramica dove si incontra un bivio. Ignorata a sinistra la continuazione dell’ampia traccia – che compiendo un tornante sinistrorso conduce ad una costruzione – si continua per bella e ampia mulattiera/carraia che inizialmente avanza in discesa con brevissimi saliscendi. Procedendo poi in salita ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge un bivio da cui si prosegue diritto/destra (segnavia sbiadito sul tronco di un albero a destra), ignorando a sinistra la traccia d’accesso a Casa Montana. Si procede inizialmente in leggera discesa, incontrando poco dopo un bivio da cui si prosegue a sinistra tralasciando a destra un’ampia traccia che scende. Con andamento prima in piano poi in salita ed effettuando alcune svolte, si giunge in vista di un rifugio (proprietà privata) situato in prossimità del limite settentrionale del Lago Bozzo Lago d’Achille1058 m. Si prosegue per ampia traccia che costeggia, prima all’interno del bosco poi rasentandola, la sponda occidentale del suggestivo e appartato specchio d’acqua. Si continua successivamente passando a fianco di un capanno in lamiera, penetrando infine nel bosco. Dopo una svolta a destra si sbuca in un magnifico pianoro che si attraversa interamente, recuperando nell’estremità opposta la continuazione del percorso segnato. Si effettuano poi un paio di svolte, inizialmente all’interno di una macchia di rado bosco, che precedono un secondo e più piccolo ripiano che si attraversa. Svoltando a sinistra si arriva infine in vista dei ruderi di Pian della Capanna, 1120 m, circondati da magnifiche radure che fanno di questo luogo uno dei più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. La cresta dei Groppi Rossi è già molto evidente, ma per raggiungerne il suo inizio sud/orientale il percorso di avvicinamento è piuttosto intricato e contrassegnato solo da sporadici ometti. Dai ruderi si ignora a destra la continuazione del sentiero n° 731 e si contorna, svoltando a sinistra, la macchia di vegetazione e bosco che ingloba le rovine della Capanna. Poi si vira nettamente a destra salendo per pendio aperto in direzione dei Groppi Rossi, giungendo poco più in alto nei pressi di un magnifico ripiano (luogo di impareggiabile bellezza). Da qui ci si sposta a sinistra verso un’evidente costa che si risale brevemente lungo il suo dorso. Poi, prima di raggiungere il vertice della costa, si piega a destra e si avanza verso il fondo di un avvallamento delimitato da un’altra costa caratterizzata da pietraie e massi ofiolitici. Dall’avvallamento si vira a sinistra e si sale raggiungendo in breve un grosso masso da cui (ometto) si piega a destra. Successivamente il percorso svolta a sinistra avanzando in obliquo ascendente e, piegando nuovamente a destra (ometto), conduce sul dorso della menzionata costa che delimita l’avvallamento nel cui fondo siamo transitati poco prima. Si continua assecondando o restando nei pressi del sommo della costa, ammirando visuali veramente suggestive in ambiente selvaggio frequentato da animali selvatici più che da umani. Ad un certo punto il percorso (ometti) vira a sinistra conducendo al sommo di un’altra e poco accennata costa (si tratta in realtà di un ramo della costa di prima). Da qui si volge a destra avanzando in obliquo ascendente (è presente una traccia) e, spostandosi a sinistra, si approda su una marcata dorsale che si segue a destra. Poco dopo, effettuando un’ampia curva verso sinistra ed attraversando anche una piccola macchia boscosa, si mette piede in un’evidente selletta a quota 1255 m, che costituisce il punto di inizio della cresta dei Groppi Rossi. Da qui, volgendo a sinistra, si percorre la magnifica dorsale ammirando notevoli visuali, avvicinandosi alla sezione più rocciosa della cresta che si lascia a sinistra (un evidente spigoletto a forma di becco può essere scalato direttamente con un breve ma interessantissimo ed esposto passaggio di I°+/II°-). Avanzando in obliquo ascendente per traccia si riguadagna il filo della dorsale da cui, oltrepassando subito una prima quota, si continua ad assecondare con grande attenzione (soprattutto con neve) l’arioso ma stupendo filo di cresta. In breve si raggiunge quella che rappresenta la cima centrale dei Groppi Rossi1280 m, oltre la quale la cresta inizia a degradare facendosi più severa e rocciosa (e in condizioni prettamente invernali delicata ed impegnativa). Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino alla sella a quota 1255 m, da cui andiamo a sinistra in direzione del Passo Silara (come già espresso nell’introduzione, questo tratto, in caso di abbondante copertura nevosa, presenterebbe rilevanti problemi di orientamento). Per traccia inizialmente evidente si penetra subito nel bosco, giungendo in breve in prossimità di una radura situata alla nostra sinistra. Da qui occorre spostarsi a destra onde recuperare il percorso principale contrassegnato da alcuni vecchi segnavia bianco/rossi. Per traccia evidente si attraversano due ruscelli, svoltando, appena dopo il secondo, a sinistra, perdendo poi quota parallelamente al corso d’acqua (segnavia). Ad un certo punto il percorso vira a destra e conduce ad un altro ruscello che si guada, per poi svoltare subito a sinistra avanzando per un breve tratto in lieve salita. Si perde successivamente quota immettendosi poco più in basso in un’ampia traccia che conduce ad un ripiano boscoso (molto poco evidente con copertura nevosa). Qui giunti ci si immette in una carraia chi si segue a destra oltrepassando subito un ruscello, procedendo poi in lieve salita. Segue l’attraversamento di un altro ruscello e una costa boscosa che si aggira mediante svolta a destra. Dopo una breve discesa si riprende a salire, anche in moderata pendenza, oltrepassando un breve tratto franato. Poco dopo ci si immette nel percorso n°741 (paletto con cartelli) per il Monte Borgognone che noi seguiamo a sinistra in direzione del Passo Silara. Si avanza per bella e ampia traccia che dopo una svolta a sinistra procede perlopiù in piano/leggera salita tenendosi nel versante Parma della dorsale spartiacque. Messo piede nella strada asfaltata proveniente da Marra, la si segue a sinistra oltrepassando il Passo Silara1200 m, continuando ulteriormente in versante Baganza. Dopo una netta svolta a destra e l’elettrodotto che si sottopassa, in corrispondenza di un’altra curva a destra si stacca a sinistra una carraia chiusa da una sbarra. La imbocchiamo e seguiamo effettuando svolte e tornanti, ammirando anche notevoli visuali panoramiche (se la carraia fosse ricoperta da un manto nevoso, occorre prestare attenzione a non scivolare sulle canaline di scolo dell’acqua). Giunti nei pressi di Casa Fioritola si svolta a destra e si scende costeggiando la base della spettacolare Ofiolite di Fioritola. Lasciate a sinistra delle traccie, si continua a destra contornando ancora per un tratto l’ofiolite, proseguendo successivamente per comoda carraia che procede nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Baganza (altre traccie che si staccano a destra sono da ignorare). Dopo una discesa e un tratto in piano si trascura una carraia a destra e, proseguendo a sinistra per il percorso principale, si inizia a perdere quota piuttosto ripidamente. Infine si effettua il guado del Torrente Baganza, che a seconda delle condizioni stagionali potrebbe risultare impraticabile, avanzando poi in salita. Dopo un tornante destrorso ci si immette nella strada seguita all’andata e la si segue a destra in direzione di Poggio di Berceto.

 

 

 

 

Il Monte Montagnana da Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Ravarano 677 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Ravarano-Monte Montagnana (1,30 h)  ; Monte Montagnana-incrocio quota 972 m (40/45 min.) ; incrocio quota 972 m-Fonte di S.Giovanni (30 min.) ; Fonte di San Giovanni-strada Albareto/Linara (30 min.) ; strada Albareto/Linara-Ravarano (40/45 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto nella parte terminale del paese, più esattamente nel nucleo Borello di Ravarano

map (3)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario molto interessante in luoghi solitari di nessuna valorizzazione escursionistica. La segnaletica CAI è quasi del tutto assente, aspetto che caratterizza la maggior parte della sentieristica della Val Baganza. L’anello proposto costituisce un’alternativa più breve di un altro itinerario precedentemente relazionato: Monte Montagnana: anello da Ravarano

Da Borello di Ravarano si imbocca a sinistra Via La Costa effettuando subito una netta svolta a destra, continuando poi per bella mulattiera lasciandosi così alle spalle le ultime case del paese. Al primo bivio si prosegue lungo la traccia di destra che compie una netta curva a destra, per poi piegare a sinistra avanzando in moderata pendenza (durante il cammino sono visibili ai lati del sentiero dei massi di roccia scura che rappresentano ciò che rimane di antichi muretti a secco). Poco più avanti si raggiunge una panoramica costa marnosa e si prosegue per l’evidente mulattiera ignorando tracce che si staccano a destra. Dopo un’ampia curva verso destra, il tracciato asseconda un pendio marnoso caratterizzato dalla presenza di un solco, conducendo, appena dopo una svolta a sinistra, ad un incrocio (piccolo muretto a secco): ignorata a sinistra un carraia pianeggiante e diritto la prosecuzione dell’ampia mulattiera, si piega a destra imboccando un marcato sentiero. Dopo alcune svolte si giunge nei pressi di una panoramica costa e si prosegue serpeggiando, avendo come direttrice il dorso di un crinale boscoso (ci troviamo esattamente al culmine del pendio che costituisce la sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Arso). Poco più avanti, appena prima di un poggetto panoramico con palo dell’alta tensione, si stacca a sinistra un sentiero in discesa (cartelli e segnavia del “Tartufo Trail Running”). Sottopassato l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza, si prosegue per bella mulattiera che si mantiene nei pressi del già menzionato crinale. Più avanti si sbuca in una carrareccia che si segue a destra solo per un brevissimo tratto: infatti, giunti in vista di un solco situato alla nostra sinistra, si imbocca una traccia inizialmente poco evidente. Invece di assecondare il canale, si monta sulla sponda di sinistra e si prosegue per sentiero evidente in moderata pendenza. Poco più avanti si sbuca in un’ampia traccia, temporaneamente fuori dal bosco, che si segue a destra, svoltando a sinistra al primo bivio. Si guadagna quota per bella mulattiera che asseconda il crinale boscoso, per poi spostarsi a destra di quest’ultimo proseguendo a mezza costa. Poco dopo, mediante ampia curva a sinistra, si rimonta sull’ampio dorso del crinale che si asseconda costantemente. Appena prima di uno sbiadito segnavia sul tronco di un albero, si stacca a destra una traccia che scende verso il nucleo di Casarola. Noi continuiamo diritto per l’evidente sentiero di crinale, attraversando poco più avanti un’area di bosco rado con folta vegetazione. Rientrati nel bosco, si prosegue in lieve salita affrontando in seguito uno strappo un po’ più ripido, sbucando infine nell’erbosa pista del metanodotto. Si continua diritto raggiungendo in breve la chiesetta che caratterizza la sommità del Monte Montagnana1305 m. Dalla cima si scende per ampia traccia che procede lungo il margine destro della pista prativa del metanodotto, immettendosi, dopo un cancello, in una carraia. La si segue a sinistra ammirando ai lati magnifiche radure con notevoli esemplari di faggio. Si penetra poi nel bosco, uscendone temporaneamente poco più in basso in corrispondenza di una radura (a destra confluisce un’ampia traccia proveniente da Madrale). Rientrati nel bosco si costeggia il margine superiore di un rimboschimento a conifere raggiungendo in breve un evidente bivio. Si va a destra per carraia che conduce nei pressi di una bella casa ristrutturata, chiamata Il Corno (una stele ricorda la Brigata Griffith). Si continua per l’ampia traccia abbandonandola appena dopo una sbarra, imboccando a sinistra la vecchia mulattiera di accesso al Montagnana. Si procede in leggera discesa per il panoramico sentiero, ricongiungendosi poco dopo con la carraia di prima che si segue a sinistra. Si perde quota in direzione est effettuando in seguito un tornante destrorso, prendendo, oltre quest’ultimo, una scorciatoia che permette di tagliare il successivo tornante sinistrorso della carrareccia. Poco più avanti si giunge in un’ampia sella di crinale a quota 1080 m, a cui giungono e da cui si staccano tre carraie: una verso NW in versante Baganza e altre due in direzione S e SW (versante Parma), di cui la seconda scende a Signatico. Noi dobbiamo continuare diritto (delle due tracce parallele si prende quella di sinistra) procedendo per un breve tratto in leggera salita. Presto si riprende a scendere lungo il tracciato di crinale che effettua poco più in basso un paio di svolte. Fa seguito un ripido tornante destrorso oltre il quale occorre ignorare una carraia che si stacca a sinistra. Dopo una ripida discesa, il tracciato svolta a sinistra riprendendo la direzione NE, uscendo dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi (visuali grandiose su ambo i lati). Raggiunto un evidente incrocio a quota 972 m, si abbandona il crinale, iniziando in questo modo la discesa nel versante Baganza per bella carraia affiancata da panoramici prati. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra e si continua a perdere quota per il percorso principale che si sposta un po’ a sinistra. Dopo una svolta più marcata, si giunge nei pressi di un piccolo ruscello dove si ignora una traccia che si stacca a sinistra (cartello di colore blu indicante la giusta direzione). Si prosegue per la carraia che scende per un tratto a fianco del menzionato ruscello, ammirando ai lati bellissimi campi e radure. Dopo una netta svolta a sinistra si attraversa un altro ruscello piegando poi a destra, ignorando una traccia che si stacca proprio in quest’ultima direzione. Fa seguito un bivio, caratterizzato dalla presenza di rottami arrugginiti, dove si prende la traccia di destra che effettua un’ampia curva a sinistra. Dopo una radura situata alla nostra sinistra, si ignora una carraia che si stacca nella stessa direzione e si prosegue per il percorso principale che penetra in un fitto bosco perdendo quota in ripida discesa. Poco più avanti, sulla destra del tracciato che stiamo seguendo, confluisce una mulattiera proveniente dal casolare della Brugnara. Noi continuiamo diritto attraversando poco dopo un’area di bosco diradato. Si sale poi per un breve tratto fino a confluire nella carrareccia di accesso alla Fonte S. Giovanni (quest’ultima è situata alla nostra sinistra) che si segue a destra. Si procede comodamente per il bel tracciato, attraversando poco dopo una valletta con ruscello, approdando poi in un magnifico pianoro caratterizzato da radure di rara bellezza. Si continua lungo la carrareccia (tracce che si staccano a sinistra e a destra sono da ignorare) per buona parte in leggera salita, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di un panoramico crinale. Si prosegue per la carraia ancora per poco: infatti, appena dopo una traccia che si stacca destra e poco prima del nucleo chiamato Il Ginepro, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede in leggera discesa affiancati da bucolici prati, per poi penetrare nel bosco ed ignorare al primo bivio una traccia che si stacca a sinistra. Poco dopo si tralascia a destra un sentiero in discesa, ma al successivo bivio si prende la traccia di destra, abbandonando così la carraia che comincia a salire. Si perde quota per ampia mulattiera fino ad intersecare una carraia che va seguita a destra in discesa. In breve si approda nella stradina asfaltata Albareto/Linara che si segue a sinistra ammirando suggestive visuali. In circa quindici minuti di cammino si raggiunge Casa Margolese, da cui si continua ulteriormente fino ad una presa dell’acquedotto situata alla nostra sinistra. Qui si imbocca un sentierino che appena dopo attraversa una valletta con ruscello e prosegue in leggera salita a mezza costa. Si continua lungo la traccia, che poi si amplia, fino a quando essa effettua una netta svolta a destra. Da qui si prosegue diritto per sentiero, inizialmente poco marcato, poi più ampio ed evidente, immettendosi poco dopo in una bella mulattiera che si segue a sinistra in salita. In dieci minuti circa si sbuca sul dorso di una panoramica costa dove ci si immette in una carrareccia in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Seguiamo quest’ultima a destra in direzione dell’ormai vicino e ben visibile paese di Ravarano. Costeggiando pendii marnosi e ammirando notevoli visuali sul Monte Scaletta e sul poggio su cui è arroccato il borgo di Castello di Ravarano, per stradina successivamente asfaltata si scende a fianco delle prime case del paese. Poco dopo si confluisce in un’altra strada che si segue a destra, ritornando in breve al nucleo di Borello di Ravarano, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

Anello di Fragnolo

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Punto di partenza/arrivo: Fragnolo 700 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello (45 min.) ; selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello- fondovalle Moneglia-Fragnolo (1,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Fragnolo

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e vario su carraie e sentieri evidenti che non pongono problemi di reperimento del giusto percorso. La segnaletica CAI è presente solo nel tratto Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno. Nella seconda parte dell’anello si incontrano invece solo alcuni sporadici e sbiaditi segnavia.

Dal paese di Fragnolo si imbocca, sulla sinistra del Ristorante Mariella, una stradina asfaltata che conduce ad alcune case. Si effettua successivamente una svolta a destra e si inizia a salire ripidamente in direzione del non lontano crinale del Monte Castellaro. Più avanti la stradina diviene sterrata e penetra in un rimboschimento a conifere, conducendo più in alto ad un bivio in località Cusano 857 m. Si piega a destra proseguendo lungo il percorso di crinale (segnavia CAI n° 773), oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro 936 m (alcune aperture nel bosco permetto di ammirare notevoli visuali). Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra la carraia diretta al valico conosciuto come Tino d’Oro e si continua diritto procedendo inizialmente in moderata pendenza, poi in lieve salita. Ci si avvicina progressivamente, sempre per ampia traccia, alla sommità del Monte Corno, ammantata da conifere di reimpianto, che si aggira a destra avanzando in direzione S/SE. Dopo una breve discesa si arriva ad un incrocio (paletto con cartelli), dove si prosegue diritto per ampia traccia con sbarra iniziale. Effettuata una svolta a sinistra si inizia l’aggiramento della sommità del Monte Pozzo, giungendo, dopo una curva a destra, ad un altro incrocio. Si continua diritto iniziando poi a scendere per sentiero che offre notevoli visuali panoramiche e che, allargandosi in ultimo a carraia, conduce ad un bivio dove si ignora a destra il percorso diretto alla boscosa sommità del Monte Pozzo. Si svolta invece a sinistra, in discesa, assecondando per un breve tratto la carrareccia, abbandonandola poco dopo per imboccare a destra un marcato sentiero (segnavia). Rientrati all’interno del bosco si ignorano alcune tracce laterali e si continua per l’evidente sentiero che comincia a perdere quota piuttosto ripidamente, conducendo più in basso in una bella radura. Dopo una curva a sinistra e un lembo di pineta che si attraversa, si esce in altre panoramiche radure che si contornano. Un’ultima ripida discesa ci separa dal Passo di Monte Fragno, 945 m, valico situato sulla dorsale Baganza/Parma da cui si ammirano notevoli visuali del Monte Caio e dell’Alta Val Parma. Dal passo si continua lungo una stradina asfaltata che asseconda il crinale divisorio e, nel momento in cui essa effettua una netta curva a sinistra, si prosegue diritto per bella sterrata inizialmente in discesa (interessanti affioramenti del flysch). Si riprende poi a salire passando a fianco di un curioso poggetto arenaceo, giungendo più avanti ad un bivio da cui si continua a sinistra. Dopo un tratto di bosco (si incontra a destra una carraia chiusa da un cancello) si esce all’aperto e si sale con maggiore pendenza aggirando una prima costa. Si continua per la carrareccia affrontando in seguito un altro ripido strappo, per poi aggirare una seconda panoramica costa. Poco dopo occorre abbandonare la carraia su cui stiamo camminando – che a sua volta conduce al vicino valico di Casa Canone – imboccando a destra una ripida e ampia traccia. Dopo il primo faticoso strappo si passa a fianco di una baracca, per poi riprendere a salire in modo sostenuto lungo una sorta di costa erbosa. Al suo culmine si penetra nel bosco raggiungendo la poco marcata sella che separa il Monte Prandone alla nostra sinistra dal Monte Vitello alla nostra destra. Il sentiero inizia appena dopo a scendere conducendo nei pressi di una recinzione che si contorna in lieve salita, svoltando poi a sinistra in discesa. Ignorando tracce laterali si continua per il percorso principale che in seguito procede in piano offrendo interessanti visuali del Monte Montagnana. Dopo aver attraversato una radura ed essere successivamente rientrati nel bosco, si approda in un’ampia e panoramica sella situata nel crinale che divide la Val Moneglia dall’ampio vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si svolta repentinamente a destra per carraia che poco dopo passa a fianco di una baracca, per poi effettuare una netta curva a sinistra e scendere lungo il margine sinistro di una bella radura. Rientrati nel bosco si continua lungamente per la carraia (qualche segnavia bianco-rosso molto sbiadito), ignorando tracce laterali. Dopo una netta svolta a destra si raggiunge un incrocio dove si prosegue diritto lungo il percorso principale che inizia a scendere con maggiore pendenza. Effettuando un’ampia curva a sinistra si raggiunge un crinaletto secondario che si asseconda fino ad un evidente bivio collocato a poca distanza dalla frazione di Alpicella, visibile in basso a sinistra. Si imbocca a destra una carraia diretta al fondo della Val Moneglia, ignorando poco più in basso un’ampia traccia che si stacca a sinistra (e con essa i segnavia del “Tartufo Trail Running”). Si prosegue in leggera salita aggirando poco più avanti una costa boscosa, per poi scendere nel fondovalle giungendo nei pressi di una radura. Si continua attraversando quest’ultima, procedendo poi in salita sulla sinistra (destra orografica) del corso d’acqua. Poco dopo, ad un bivio, si abbandona la traccia seguita fino a questo momento per imboccare a sinistra una carraia che avanza nella sponda destra orografica della valle (in alto a destra si nota un nucleo di vecchie case collocato su un poggio). Si attraversa un ruscello e si riprende a salire raggiungendo in breve un gruppo di case non lontani dal paese di Fragno. Oltre le prime abitazioni si stacca a destra (cartello) un’ampia traccia che si imbocca risalendo un aperto pendio prativo (notevoli visuali panoramiche sulla Val Moneglia dominata dal boscoso Monte Vitello). In breve si fa ritorno a Fragnolo, punto di partenza di questo interessante anello.

 

 

Val Baganza: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: bivio per Fioritola 870 m ca.

Dislivello: 660 m ca.

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: bivio per Fioritola-ofiolite di Fioritola (45 min.) ; ofiolite di Fioritola-Passo del Silara-Monte Silara (45 min.) ; Monte Silara-Passo del Silara- cresta dei Groppi Rossi (50 min) ; cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna (45/50 min.) ; Pian della Capanna-Bivio per Fioritola (1,15 h)

Difficoltà: EE+ la scalata dell’ofiolite di Fioritola per il versante W/SW ; EE l’ascesa al Monte Silara ; EE la cresta dei Groppi Rossi ; E le restanti sezioni dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari si imbocca a sinistra la SP 15 per Calestano abbandonandola quasi subito svoltando a destra per stradello asfaltato inizialmente in salita. Dopo alcune case, la carrozzabile, ora sterrata, scende verso il fondo della Val Baganza, conducendo in breve al bivio per Fioritola. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo a sinistra poco dopo il bivio in questione.

map-1www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa  nel tratto cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di particolare interesse a livello ambientale e panoramico. Nell’anello descritto sono proposti alcuni fuori-sentiero che potrebbero risultare decisamente pericolosi se sottovalutati. Ciononostante conferiscono all’itinerario, nel suo complesso, un sapore del tutto particolare e veramente inedito, soprattutto se rapportato alla odierna imperante “codificazione” delle diverse discipline montane. Credo che l’escursionismo, pur rappresentando una delle realtà più vive dell'”andare in montagna”, abbia bisogno di una ulteriore spinta evolutiva, il che non significa sfruttare porzioni di roccia con fittoni, cavi e ponti tibetani. Mi riferisco, invece, ad una possibile interazione del cosiddetto trekking con l’arrampicata, quest’ultima intesa ad un livello, diciamo, elementare, ossia il semplice muoversi su roccia per pochi metri e su difficoltà irrisorie. Credo, inoltre, che un aspetto che viene notevolmente soffocato nell’attuale omologazione e settorializzazione delle attività montane sia quello della ricerca autonoma, effettuata con coscienza di scelta, del percorso da seguire. I fuori-sentiero che verranno proposti nella relazione sono puramente facoltativi ed esprimono le scelte dell’autore, il quale ha voluto esporre più un’esperienza personale che scrivere una relazione da seguire passo dopo passo nei minimi particolari. Riguardo, infine, i rischi derivanti dal superamento di passaggi rocciosi senza assicurazione (così come sono stati affrontati e superati dell’autore) valgono le raccomandazioni già espresse negli altri due itinerari che assieme a questo compongono un trittico:

VAL TARO: ANELLO DELLE OFIOLITI

MONTE MARMAGNA E MONTE AQUILOTTO: ANELLO “INCONSUETO” DA LAGDEI

Dal bivio per Fioritola (cartello) si scende per ampia sterrata raggiungendo in breve il letto del Torrente Baganza. Dopo il guado si incomincia a guadagnare quota per carraia che sale tagliando la sponda destra orografica della valle, offrendo affascinanti visuali sul corso del Baganza con la soprastante dorsale boschiva del Monte Cavallo. Dopo 20 minuti di faticosa salita, la sterrata procede in piano conducendo in vista delle rocce basali del versante W/SW dell’ofiolite di Fioritola, prima meta di questa inusuale escursione. Per raggiungere la sommità dell’ammasso ofiolitico esiste un sentiero che staccandosi a sinistra, una volta giunti alla base delle prime rocce, sale all’interno del bosco per poi condurre verso destra sul pianoro sommitale. Tuttavia, al fine di gustare pienamente le peculiarità ambientali di questo luogo e mantenere fede alle finalità dell’itinerario proposto, è possibile cimentarsi con una breve e facile “quasi” scalata. Quindi, una volta giunti alla base del settore destro della parete, si abbandona la carraia e alla bene e meglio si risale il soprastante ripido pendio formato da zolle erbose, roccette friabili e ghiaie. Giunti in vista di un canalino roccioso disposto alla nostra sinistra, lo si raggiunge e supera (I°). Ci si sposta poi a sinistra scalando alcune balze (II°-), puntando in questo modo all’appicco finale. Giunti sotto quest’ultimo, si va a destra per alcuni metri sfruttando una cengia/rampa, e, superato un gradino verticale (II°), si rimonta una facile e breve crestina che conduce alla sommità dell’ofiolite, purtroppo deturpata da un palo dell’alta tensione. Si tratta di una salita improvvisata di cui ho fornito solo le indicazioni di massima. La roccia è mediocre e richiede molta attenzione per la presenza di blocchi instabili. Una “pseudo-scalata”, quella descritta, riservata solo ad escursionisti veramente esperti, capaci di muoversi con autonomia su roccette ripide nonché friabili. Dalla sommità si individua sulla destra (faccia a monte) una traccia erbosa che si segue in discesa svoltando poi a destra in direzione della sottostante carraia abbandonata in precedenza. Messo piede su di essa, la si segue a sinistra in moderata pendenza verso sud (a destra è ben visibile il nucleo agricolo di Fioritola). Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: si procede, infatti, verso N/NE, tagliando panoramici pendii prativi deturpati dall’onnipresente elettrodotto nonché dal tracciato del metanodotto. La carrareccia piega poi a destra continuando in costante salita, spegnendosi poco più in alto nella strada asfaltata per il Passo del Silara. La si segue a destra per pochi metri: infatti, intercettata una labile traccia a sinistra, la si asseconda procedendo in leggera salita all’interno del bosco. Poco dopo si sbuca nel tracciato del metanodotto che si segue a sinistra, scendendo infine nella strada asfaltata abbandonata in precedenza. Si segue quest’ultima in direzione del vicino Passo del Silara ammirando notevoli visuali: davanti a noi spicca il Monte Silara, che costituisce la seconda meta dell’escursione. Giunti al valico, 1200 m, si trascura a sinistra un’ampia traccia, imboccando un sentierino alla cui destra è situato un singolare blocco di serpentinite. Si attraversa successivamente una bella radura arbustiva, immettendosi poco più avanti in un sentiero trasversale alla base del Monte Silara. Ora si incomincia a risalire il versante meridionale di questo singolare monte puntando alla sezione rocciosa (quella che presenta una maggiore continuità) che precede la cima. Giunti alla base delle rocce, si scala una placchetta e uno spuntone instabile prestando massima attenzione alla roccia in alcuni punti decisamente friabile (possibili passaggi di II°). Dalla cima del Monte Silara si rientra al passo omonimo scendendo lungo lo stesso versante dell’ascesa. Dal valico si va a sinistra fino ad incontrare a destra una carraia in salita che si imbocca (percorso CAI n°741). Dopo il tratto iniziale, l’ampia traccia procede in piano per poi riprendere a salire svoltando infine a destra. Oltre la curva si presenta un bivio: si abbandona a sinistra il sentiero n°741 per Il Monte Borgognone e si continua diritto lungo la carrareccia che procede in discesa. Poco più avanti il percorso è interrotto da una frana, ma una traccia permette di superare l’ostacolo senza problemi. In seguito si attraversano un paio di ruscelli, giungendo infine in un ripiano boscoso dove a destra si nota un sentiero che scende verso la valle formata dal Rio Fioritola. Noi invece dobbiamo andare a sinistra, inizialmente per ampia traccia. Dopo alcune decine di metri, guardando a sinistra, si nota uno sbiadito segnavia bianco-rosso: si tratta di un vecchio percorso, ormai poco visibile (almeno in alcuni tratti), che cercheremo di assecondare prestando attenzione ai segnavia collocati sugli alberi. Si abbandona perciò l’ampia traccia seguendo un poco accennato sentiero che poco dopo effettua una svolta a destra attraversando un paio di ruscelli. Ci si immette poi in una traccia più ampia ed evidente che si segue a sinistra in salita restando a sinistra di un altro ruscello. Il sentiero sale piuttosto ripidamente spostandosi leggermente a sinistra, per poi svoltare bruscamente verso destra allargandosi infine a carraia. Si guada poco dopo il già menzionato ruscello, cui fa seguito un secondo, continuando sempre per l’ampia traccia che, senza possibilità di errore, conduce fuori dal bosco, ormai in vista di una selletta disposta su una piccola dorsale, la cui continuazione verso NW è rappresentata dalla cresta dei Groppo Rossi. Dal valico ci si dirige perciò verso quest’ultima ammirando a sinistra strane conformazioni rocciose in un contesto ambientale che non ha eguali in tutto l’Appennino parmense. Giunti alla base dei primi brevi risalti ofiolitici, si abbandona la traccia che si sposta a destra e ci si tiene lungo il filo di cresta superando facili balze. In breve si giunge alla base di un caratteristico becco roccioso di pochi metri: lo si scala direttamente (II°- ; esposto) continuando poi per cresta, ricongiungendosi così con la traccia abbandonata precedentemente. Poco dopo si mette piede sulla quota più elevata, 1280 m, oltre la quale il percorso di cresta comincia a scendere. La labile traccia si mantiene a destra del crinale ofiolitico, o nei suoi pressi, per poi scendere ripidamente tenendosi sulla destra di suggestivi spuntoni rocciosi. Dopo un’ultima ripida discesa, si approda in una poco marcata selletta all’interno del bosco. Da qui si prosegue diritto mantenendosi nei pressi del crinale, attraversando, restando vicini al margine del bosco, una radura arbustiva con erba alta. Avanzando successivamente in discesa, si rientra nella vegetazione e si perde quota lungo un’ampia dorsale boscosa senza alcuna traccia. Più in basso si approda in una mulattiera orizzontale che, se seguita a destra, condurrebbe in 10/15 minuti a Casa Montana. Noi invece la seguiamo a sinistra in direzione di Pian della Capanna. Il tracciato (che con grande probabilità ha origini antiche) avanza in lieve salita ai piedi dei declivi prativi sopra i quali si erge la cresta dei Groppi Rossi. Poco più avanti, seguendo un sentiero erboso, si approda in un ripiano prativo di impareggiabile bellezza: ci troviamo in uno degli angoli più suggestivi di tutta la Val Baganza. Si deve ora svoltare bruscamente a destra cercando si assecondare una labile traccia in leggera discesa, puntando alla sottostante macchia boscosa. In corrispondenza di quest’ultima si piega a sinistra e poco dopo a destra, giungendo in questo modo nei pressi dei ruderi di Pian della Capanna 1120 m. Da qui si scende a sinistra per traccia inizialmente poco marcata, poi più evidente. Dopo aver attraversato bucoliche radure, si penetra nel bosco seguendo un’ampia traccia in leggera discesa. Poco più avanti si giunge a lambire la sponda occidentale del Lago Bozzo e si continua per l’evidente sentiero che si mantiene all’interno del bosco. Transitati nei pressi un rifugio (proprietà privata), si prosegue per carraia che in 10 minuti di cammino porta al bivio per Casa Montana. Da qui si piega a sinistra per ampia traccia che procede inizialmente in discesa. In seguito la mulattiera-carraia avanza in leggera salita, immettendosi infine in una sterrata nei pressi di un bivio. Ignorata a destra una diramazione secondaria, si prosegue diritto scendendo per carraia affiancata a destra da una palificazione elettrica che ci accompagnerà per un buon tratto. Si effettuano più in basso un paio di ripidi tornanti su carrareccia per un breve tratto cementata, per poi continuare a scendere con minore pendenza. In seguito un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma un secondo tornante riporta poco dopo nella direzione di prima (nord). Una svolta a destra, un tornante sinistrorso e un’ultima breve discesa precedono il ponte sul Torrente Beganza. Per tornare al bivio per Fioritola è sufficiente seguire la sterrata che in 15 minuti riconduce al punto di partenza.

 

Canesano e la valle del Rio Spigone: anello da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano 402 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Calestano-Canesano (1,30 h) ; Canesano-Fonte di San Giovanni (50 min.) ; Fonte di San Giovanni-Albareto (30 min.) ; Albareto-Val Spigone-Calestano (1 h) 

Difficoltà: E (E+ il tratto Albareto-Val Spigone-Calestano)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso inusuale in luoghi scarsamente valorizzati a livello escursionistico. Buona parte dell’itinerario, svolgendosi per mulattiere e carraie evidenti, non pone problemi di individuazione del giusto percorso. La stessa cosa non la possiamo dire per la discesa all’interno della selvaggia Val Spigone, dove è necessario seguire (e non perdere!) una traccia molto invasa dalla vegetazione che, in qualche tratto, risulta decisamente poco visibile.

Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese di Calestano, nei pressi della sede degli Alpini. Sulla destra di quest’ultima (paletto con cartelli), si diparte un viottolo selciato che si segue fino ad immettersi in uno stradello asfaltato. Andando a sinistra, si transita a fianco di alcune case (le ultime del paese), per poi avanzare su carraia il cui tracciato svolta subito dopo a destra e poi a sinistra restringendosi a mulattiera. Si procede in moderata pendenza all’interno di un bell’ambiente boschivo, ignorando a sinistra e a destra tracce secondarie. Dopo aver effettuato un paio di svolte, il percorso comincia ad assecondare un crinaletto secondario che costituisce per un buon tratto la nostra direttrice. Si segue l’ampia mulattiera che si mantiene in prossimità del già menzionato crinale, tralasciando diverse tracce secondarie che si staccano ai lati. In seguito si passa sotto i fili dell’alta tensione (l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza) e si continua nella medesima direzione di prima. Senza possibilità di errore si giunge ad un bivio evidente da cui, ignorando una traccia che si stacca a destra, si continua diritto lungo il sentiero a destra della mulattiera, oppure per quest’ultima (i due percorsi si riuniscono poco più in alto). Si sbuca poco dopo al sommo di ampi campi coltivati che degradano alla nostra destra (sotto si noi si trova la frazione di Alpicella) e si procede diritto fino al successivo bivio. Trascurata a sinistra un’ampia traccia che scende verso il fondo della Val Moneglia, si continua diritto assecondando lungamente la mulattiera/carraia che vira progressivamente verso destra. Il tracciato guadagna costantemente quota presentando alcuni ripidi strappi, conducendo senza possibilità di errore ad un evidente incrocio. Imboccata la traccia di destra (segnavia bianco-rosso), si compie appena dopo una netta svolta a sinistra, penetrando in seguito in un buio bosco di conifere di reimpianto. Si continua per la bella e comoda carraia trascurando tracce che si staccano a sinistra e a destra. Usciti in seguito dal bosco, si sale contornando una magnifica radura lungo il suo margine destro. Si svolta successivamente a destra transitando nei pressi di un capanno con segnavia del CAI, approdando poco dopo in una panoramica sella, situata sul crinale Moneglia/Spigone, punto di incrocio di ben cinque traccie. Ignorata una carraia proveniente dal Monte Vitello e un’altra che si stacca a sinistra, si prosegue diritto in leggera salita per bella e ampia radura. Poco dopo si rientra nel bosco, procedendo ancora per un breve tratto in salita, per poi iniziare a scendere effettuando una netta svolta a sinistra. Al sottostante bivio si prosegue a sinistra per sentiero evidente che, dopo una curva a destra, termina in una stradina asfaltata nei pressi del cimitero di Canesano 792 m. Andando a destra si raggiunge in pochi minuti il centro della caratteristica frazione, da cui si volta a sinistra imboccando una carraia in discesa. Al primo bivio si prende il percorso di sinistra e si continua lungamente per esso avanzando a saliscendi, iniziando in questo modo ad attraversare l’ampia testata del vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si ignorano diverse tracce che si staccano a sinistra e si giunge, in 30 minuti di cammino da Canesano, nei pressi del suggestivo rudere della Brugnara 786 m. Si continua per il percorso principale incontrando poco più avanti un bivio da cui si prosegue diritto, trascurando a sinistra una traccia che sale in direzione del crinale Parma/Baganza. Poco dopo si attraversa un rio (sconvolto dall’alluvione del 2014) e si proseue per l’ampia traccia notando a destra un sentiero. Ora, stando alla mappa utilizzata dal sottoscritto, la traccia in questione dovrebbe condurre, allargandosi poi a carraia, nei pressi della località Il Ginepro. In realtà, dopo poche decine di metri, il sentiero sembra perdersi nella folta vegetazione. Perciò è necessario continuare per la carraia seguita fino a questo momento, la quale, in costante salita con alcuni tornanti, confluisce in un’ampia traccia proveniente dal crinale Parma/Baganza. Messo piede su di essa, la si segue a destra immettendosi dopo alcuni minuti in una sterrata nei pressi della Fonte di S.Giovanni, collocata più in alto a sinistra. Si continua a destra lungo la carraia di accesso alla fonte, prima in lieve salita, poi in piano/leggera discesa, penetrando successivamente in una valletta formata da un ruscello. Oltrepassato il corso d’acqua, si sbuca in un’ampia e magnifica radura che si attraversa al centro. Procedendo in leggera salita si raggiunge infine un crinaletto secondario dove il tracciato piega repentinamente a destra (dopo alcune decine di metri si nota a destra una carraia che dovrebbe costituire lo sbocco di quel percorso menzionato sopra). Si transita poco dopo nei pressi di alcune case abitate (località Il Ginepro) e si continua in salita entrando nel nucleo di Albareto, 834 m, che si attraversa in discesa. Giunti al sottostante incrocio (proseguendo diritto si arriverebbe in breve a Vigolone, magnifico borgo meritevole di una visita) si nota sulla destra una traccia, inizialmente ostruita dalla vegetazione, che scende all’interno di un filare di alberi. La imbocchiamo seguendola in leggera discesa: si tratta di un’antica mulattiera, ancora ben visibile nonostante i rovi stiano ormai prendendo il sopravvento. Si asseconda, senza possibilità di errore, la traccia in direzione della gola formata dal Rio Spigone, restando per lo più all’interno del bosco con a destra ampi campi e radure. Dopo un tratto aperto e panoramico, il sentiero piega repentinamente a sinistra passando sotto una linea elettrica, rientrando infine nel bosco. Si procede a mezza costa per traccia esile ma evidente nonostante la scarsissima frequentazione. Dopo un tratto in discesa occorre concentrarsi nell’individuazione di un bivio molto poco marcato: è necessario, infatti, abbandonare la traccia che stiamo seguendo proprio nel momento in cui effettua una netta svolta a destra allargandosi a carraia infrascata. Si deve invece proseguire diritto cercando di “intuire” un sentierino che, inizialmente in piano e poi in salita, sbuca in un’ampia traccia di esbosco. Una volta messo piede su di essa, è sufficiente seguirla a destra (nel tratto iniziale si deve camminare su sterpaglie e tronchi d’albero) in costante discesa, giungendo senza possibilità di errore ad un bivio dove si prende la traccia di destra. Poco più in basso ci si immette nella strada asfaltata Calestano/Vigolone, sbucando all’altezza di un suo tornante destrorso. Si segue la strada in discesa incontrando sulla destra lo sbocco di una carraia e, appena oltre, lo stradello di accesso a Casa Spigona (proprietà privata). Si continua a camminare sull’asfalto ancora per qualche decina di metri individuando sulla destra, con grande fatica, un’esilissima traccia che discende in obliquo il ripido pendio boscoso sottostante. Ci si immette appena dopo in un sentiero ampio ma non molto marcato che si segue a sinistra effettuando inizialmente un tornante verso destra. Più in basso si confluisce nella pista di una linea elettrica che si segue a sinistra in ripida e disagevole discesa. Si prosegue sempre diritto fino ad intersecare un’altra traccia nel punto in cui essa effettua un tornante destrorso e la si segue a destra in discesa avvicinandosi sempre più al greto del Rio Spigone. Giunti ad un altro bivio, si nota una ripida traccia che scende a destra verso il letto del rio. Noi invece proseguiamo a sinistra rientrando nel bosco, confluendo dopo qualche minuto in una carraia nella sponda sinistra orografica del Rio Spigone. La si segue a sinistra incontrando poco dopo un bivio dove una traccia, ora completamente franata, permetteva di raggiungere la sponda opposta. Si continua per la carraia che, procedendo in leggera discesa, conduce in un’ampia radura arbustiva dove il percorso diviene sempre meno evidente fino a scomparire. Guardando a destra si intercetta un’altra traccia che si segue fino ad individuare sulla destra una casa diroccata. In breve si giunge nei pressi della SP 15 che però non possiamo raggiungere subito, in quanto la traccia che stiamo seguendo, che a sua volta confluisce nella provinciale, è chiusa da una recinzione. Seguiamo perciò un sentiero che passando nel retro della menzionata casa permette di raggiungere la strada poco prima del ponte sul Rio Spigone. Da qui, in breve, si fa ritorno a Calestano.