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Archivi categoria: Appennino parmense: Val Baganza

Il Monte Montagnana da Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Ravarano 677 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Ravarano-Monte Montagnana (1,30 h)  ; Monte Montagnana-incrocio quota 972 m (40/45 min.) ; incrocio quota 972 m-Fonte di S.Giovanni (30 min.) ; Fonte di San Giovanni-strada Albareto/Linara (30 min.) ; strada Albareto/Linara-Ravarano (40/45 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto nella parte terminale del paese, più esattamente nel nucleo Borello di Ravarano

map (3)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario molto interessante in luoghi solitari di nessuna valorizzazione escursionistica. La segnaletica CAI è quasi del tutto assente, aspetto che caratterizza la maggior parte della sentieristica della Val Baganza. L’anello proposto costituisce un’alternativa più breve di un altro itinerario precedentemente relazionato: Monte Montagnana: anello da Ravarano

Da Borello di Ravarano si imbocca a sinistra Via La Costa effettuando subito una netta svolta a destra, continuando poi per bella mulattiera lasciandosi così alle spalle le ultime case del paese. Al primo bivio si prosegue lungo la traccia di destra che compie una netta curva a destra, per poi piegare a sinistra avanzando in moderata pendenza (durante il cammino sono visibili ai lati del sentiero dei massi di roccia scura che rappresentano ciò che rimane di antichi muretti a secco). Poco più avanti si raggiunge una panoramica costa marnosa e si prosegue per l’evidente mulattiera, ignorando tracce che si staccano a destra. Dopo un’ampia curva verso destra, il tracciato asseconda un pendio marnoso caratterizzato dalla presenza di un solco, conducendo, appena dopo una svolta a sinistra, ad un incrocio (piccolo muretto a secco): ignorata a sinistra un carraia pianeggiante e diritto la prosecuzione dell’ampia mulattiera, si piega a destra imboccando un marcato sentiero. Dopo alcune svolte si giunge nei pressi di una panoramica costa e si prosegue serpeggiando avendo come direttrice il dorso di un crinale boscoso (ci troviamo esattamente al culmine del pendio che costituisce la sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Arso). Poco più avanti, appena prima di un poggetto panoramico con panoramico con palo dell’alta tensione, si stacca a sinistra un sentiero in discesa (cartelli e segnavia del “Tartufo Trail Running”). Sottopassato l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza, si prosegue per bella mulattiera che si mantiene nei pressi del già menzionato crinale. Più avanti si sbuca in una carrareccia che si segue a destra solo per un brevissimo tratto: infatti, si deve prendere a sinistra una traccia, inizialmente poco evidente, che sembra assecondare un solco. Invece di seguire il canale, si monta sulla sponda di sinistra e si prosegue per sentiero evidente in moderata pendenza. Poco più avanti si sbuca in un’ ampia traccia, temporaneamente fuori dal bosco, che si segue a destra, svoltando a sinistra al primo bivio. Si guadagna quota per bella mulattiera che asseconda il crinale boscoso, per poi piegare a destra di quest’ultimo proseguendo a mezza costa. Poco dopo, mediante ampia curva a sinistra, si rimonta sull’ampio dorso del crinale che si asseconda costantemente. Appena prima di uno sbiadito segnavia sul tronco di un albero, si stacca a destra una traccia che scende verso il nucleo di Casarola: noi continuiamo diritto per l’evidente sentiero di crinale, attraversando poco più avanti un’area di bosco rado con folta vegetazione. Rientrati nel bosco, si prosegue in lieve salita affrontando in seguito uno strappo un po più ripido, sbucando infine nell’erbosa pista del metanodotto. Si continua diritto raggiungendo in breve la chiesetta che caratterizza la sommità del Monte Montagnana1305 m. Dalla cima si scende per ampia traccia che procede lungo il margine destro della pista prativa del metanodotto, immettendosi, dopo un cancello, in una carraia. La si segue a sinistra ammirando ai lati magnifiche radure con notevoli esemplari di faggio. Si penetra poi nel bosco, uscendone temporaneamente poco più in basso in corrispondenza di una radura (a destra confluisce un’ampia traccia proveniente da Madrale). Appena dopo si rientra nel bosco, costeggiando il margine superiore di un rimboschimento a conifere e raggiungendo in breve un evidente bivio. Si va a destra per carraia che conduce nei pressi di una bella casa ristrutturata, chiamata Il Corno (una stele ricorda la Brigata Griffith). Si continua per l’ampia traccia abbandonandola appena dopo una sbarra, imboccando a sinistra la vecchia mulattiera di accesso al Montagnana. Si procede in leggera discesa per il panoramico sentiero, ricongiungendosi poco dopo con la carraia di prima che si segue a sinistra. Si perde quota in direzione est, effettuando successivamente un netto tornante destrorso, oltre il quale si prende a sinistra una scorciatoia che permette di tagliare il seguente tornante sinistrorso della carrareccia. Poco più avanti si giunge in un’ampia sella di crinale a quota 1080 m, a cui giungono e da cui si staccano tre carraie: una verso NW in versante Baganza e altre due in direzione S e SW (versante Parma), di cui la seconda scende a Signatico. Noi dobbiamo continuare diritto (delle due tracce parallele si prende quella di sinistra) procedendo per un breve tratto in leggera salita. Presto si riprende a scendere lungo il tracciato di crinale che effettua poco più in basso un paio di svolte. Fa seguito un ripido tornante destrorso, oltre il quale occorre ignorare una carraia che si stacca a sinistra. Dopo una ripida discesa, il tracciato svolta a sinistra riprendendo la direzione NE, uscendo dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi (visuali grandiose su ambo i lati). Raggiunto un evidente incrocio a quota 972 m, si abbandona il crinale, iniziando in questo modo la discesa nel versante Baganza per bella carraia affiancata da panoramici prati. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra e si continua a perdere quota per il percorso principale che si sposta un po a sinistra. Dopo una svolta più marcata, si giunge nei pressi di un piccolo ruscello dove si ignora una traccia che si stacca a sinistra (cartello di colore blu indicante la giusta direzione). Si prosegue per la carraia, che scende per un tratto a fianco del menzionato ruscello, ammirando ai lati bellissimi campi e radure. Dopo una netta svolta a sinistra si attraversa un altro ruscello, piegando poi a destra ed ignorando una traccia che si stacca a destra. Fa seguito un bivio, caratterizzato dalla presenza di rottami arrugginiti, dove si prende la traccia di destra che effettua un’ampia curva a sinistra. Dopo una radura situata alla nostra sinistra, si ignora una carraia che si stacca nella stessa direzione e si prosegue per il percorso principale che penetra in un fitto bosco perdendo quota in ripida discesa. Poco più avanti, sulla destra del tracciato che stiamo seguendo, confluisce una mulattiera proveniente dalla casolare della Brugnara: noi continuiamo diritto attraversando, poco oltre, un’area di bosco diradato. Dopo una breve risalita, si confluisce nella carrareccia di accesso alla Fonte S. Giovanni (quest’ultima è situata alla nostra sinistra) che si segue a destra. Si procede comodamente per il bel tracciato, attraversando poco dopo una valletta con ruscello, per poi approdare in un magnifico pianoro caratterizzato da radure di rara bellezza. Si continua lungo la carrareccia (tracce che si staccano a sinistra e a destra sono da ignorare) per buona parte in leggera salita, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di un panoramico crinale. Si prosegue per la carraia ancora per poco: infatti, appena dopo una traccia che si stacca destra e poco prima del nucleo chiamato Il Ginepro, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede in leggera discesa affiancati da bucolici prati, per poi penetrare nel bosco ed ignorare al primo bivio una traccia che si stacca a sinistra. Poco dopo si lascia a destra un sentiero in discesa e, al bivio successivo, si prende la traccia di destra, abbandonando così la carraia che comincia a salire. Si perde quota per ampia mulattiera fino ad intersecare una carraia che va seguita a destra in discesa. In breve si approda nella stradina asfaltata Albareto/Linara che si segue a sinistra ammirando suggestive visuali. In circa 15 minuti di cammino si raggiunge Casa Margolese, da cui si continua ulteriormente fino ad una presa dell’acquedotto situata alla nostra sinistra. Qui si imbocca un sentierino che appena dopo attraversa una valletta con ruscello e prosegue in leggera salita a mezza costa. Si continua lungo la traccia, che poi si amplia, fino a quando essa effettua una netta svolta a destra. Da qui si prosegue diritto per sentiero, inizialmente poco marcato, poi più ampio ed evidente, immettendosi poco dopo in una bella mulattiera che si segue a sinistra in salita. In 10 minuti circa si sbuca sul dorso di una panoramica costa, dove ci si immette in una carrareccia in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso: la si segue a destra in direzione dell’ormai vicino paese di Ravarano. Costeggiando pendii marnosi e ammirando notevoli visuali sul Monte Scaletta e il poggio su cui è arroccato il borgo di Castello di Ravarano, per stradina successivamente asfaltata si scende a fianco delle prime case del paese. Poco dopo si confluisce in un’altra strada che si segue a destra, ritornando in breve al nucleo di Borello di Ravarano, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

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Anello di Fragnolo

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Punto di partenza/arrivo: Fragnolo 700 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello (45 min.) ; selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello- fondovalle Moneglia-Fragnolo (1,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Fragnolo

map

Stralcio della mappa dal sito: https://master.apis.dev.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e vario su carraie e sentieri evidenti che non pongono problemi di reperimento del giusto percorso. La segnaletica CAI è presente solo nel tratto Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno. Nella seconda parte dell’anello si incontrano invece solo alcuni sporadici e sbiaditi segnavia.

Dal paese di Fragnolo si imbocca, appena a sinistra del rinomato ristorante Mariella, una stradina asfaltata che conduce ad alcune case. Si effettua successivamente una svolta a destra e si inizia a salire ripidamente in direzione del non lontano crinale del Monte Castellaro. Più avanti la stradina diviene sterrata e penetra in un rimboschimento a conifere, conducendo infine ad un bivio in località Cusano 857 m. Si piega a destra proseguendo lungo il percorso di crinale (segnavia CAI n° 773) ed oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro 936 m (alcune aperture nel bosco permetto di ammirare notevoli visuali). Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra la carraia diretta al valico conosciuto come Tino d’Oro e si continua diritto procedendo inizialmente in ripida salita. Ci si avvicina progressivamente, sempre per ampia traccia, alla sommità del Monte Corno, ammantata da conifere di reimpianto, che si aggira a destra avanzando in direzione S/SE. Dopo una breve discesa si arriva ad un incrocio (paletto con cartelli), dove si prosegue diritto per ampia traccia con sbarra iniziale. Si procede in leggera salita, aggirando in questo modo la sommità del Monte Pozzo, giungendo in breve ad un altro incrocio dove si continua sempre diritto. Si inizia poi a scendere per sentiero che offre notevoli visuali panoramiche e che, allargandosi in ultimo a carraia, conduce ad un bivio dove si ignora a destra un’ampia traccia diretta alla boscosa sommità del Monte Pozzo. Si svolta invece a sinistra, in discesa, assecondando per un breve tratto la carrareccia e abbandonandola poco dopo per imboccare a destra un marcato sentiero (segnavia). Rientrati all’interno del bosco, si ignorano un paio di tracce che si staccano a sinistra e poi a destra, e si continua per il ben marcato sentiero che comincia a scendere più ripidamente conducendo in breve ad una bella radura dove il percorso piega a sinistra. Dopo un ulteriore tratto all’interno del bosco di conifere, altre radure che si contornano e un’ultima ripida discesa, si raggiunge il panoramico Passo di Monte Fragno 945 m. Dal valico si continua lungo una stradina asfaltata che asseconda per un breve tratto il crinale Parma/Baganza. Quando essa effettua una netta curva a sinistra, proseguiamo diritto per bella sterrata inizialmente in discesa. Si riprende poi a salire, passando a fianco di un curioso poggetto arenaceo e giungendo ad un bivio dove si continua a sinistra. Dopo un tratto di bosco (si incontra a destra una carraia chiusa da un cancello) si esce all’aperto e si sale con maggiore pendenza aggirando in questo modo un prima una costa. Si continua affrontando in seguito un altro ripido strappo per poi aggirare una seconda panoramica costa. Poco dopo occorre abbandonare la carraia su cui stiamo camminando, che a sua volta conduce al vicino valico di Casa Canone, imboccando a destra una ripida e ampia traccia. Dopo il primo faticoso strappo si passa a fianco di una baracca, per poi riprendere a salire in modo sempre sostenuto lungo una sorta di costa erbosa. Al suo culmine si penetra nel bosco raggiungendo la poco marcata sella che separa il Monte Prandone alla nostra sinistra dal Monte Vitello alla nostra destra. Il sentiero inizia appena dopo a scendere conducendo nei pressi di una recinzione che si contorna per un tratto in leggera salita svoltando poi a sinistra in discesa. Ignorando tracce laterali si continua per il percorso principale che in seguito procede in piano offrendo interessanti visuali del Monte Montagnana. Sempre per ampia traccia si attraversa una radura rientrando poi nel bosco e raggiungendo, dopo una breve discesa, un’ampia e panoramica sella collocata nel crinale che divide la Val Moneglia dall’ampio vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si svolta repentinamente a destra per carraia che poco dopo passa a fianco di una baracca per poi effettuare una netta curva a sinistra e discendere lungo il margine sinistro di una bella radura. Si rientra nel bosco continuando lungamente per la carraia (qualche segnavia bianco-rosso molto sbiadito) e ignorando tracce laterali. Dopo una netta svolta a destra si raggiunge un incrocio dove si prosegue diritto lungo il percorso principale che inizia a scendere con maggiore pendenza. Effettuando un’ampia curva a sinistra si raggiunge un crinaletto secondario che si asseconda fino ad un evidente bivio collocato a poca distanza dalla frazione di Alpicella, visibile in basso a sinistra. Si imbocca a destra una carraia diretta al fondo della Val Moneglia, ignorando poco più in basso un’ampia traccia che si stacca a sinistra e con essa i segnavia del “Tartufo Trail Running”. Si prosegue in leggera salita aggirando poco più avanti una costa boscosa per poi scendere nel fondovalle giungendo nei pressi di una radura. Si continua attraversando quest’ultima, ignorando temporaneamente la traccia di sinistra in quanto spesso allagata. Si procede ora in salita tenendo il corso d’acqua alla nostra destra: sono evidenti i segni lasciati dall’alluvione del 2014. Poco dopo, ad un bivio, si abbandona la traccia seguita fino a questo momento, per imboccare a sinistra una carraia che procede nella sponda destra orografica della valle (in alto a destra si nota un nucleo di vecchie case collocato su un poggio). Si attraversa un ruscello e si riprende a salire raggiungendo in breve un gruppo di case non lontani dal paese di Fragno. Oltre le prime abitazioni si stacca a destra (cartello) un’ampia traccia che si imbocca risalendo in questo modo il soprastante pendio prativo (notevoli visuali panoramiche sulla Val Moneglia dominata dal boscoso Monte Vitello). In breve si fa ritorno a Fragnolo, punto di partenza di questo interessante anello.

 

 

 

 

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Val Baganza: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: bivio per Fioritola 870 m ca.

Dislivello: 660 m ca.

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: Bivio per Fioritola-ofiolite di Fioritola (45 min.) ; ofiolite di Fioritola-Passo del Silara-Monte Silara (45 min.) ; Monte Silara-Passo del Silara- cresta dei Groppi Rossi (50 min) ; cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna (45/50 min.) ; Pian della Capanna-Bivio per Fioritola (1,15 h)

Difficoltà: EE+ la scalata dell’ofiolite di Fioritola per il versante W/SW ; EE l’ascesa al Monte Silara ; EE la cresta dei Groppi Rossi ; E le restanti sezioni dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari si imbocca a sinistra la S.P.15 per Calestano abbandonandola quasi subito svoltando a destra per stradello asfaltato inizialmente in salita. Dopo alcune case, la carrozzabile, ora sterrata, scende verso il fondo della Val Baganza conducendo in breve al bivio per Fioritola. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo a sinistra poco dopo il bivio in questione.

map-1Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa  nel tratto cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di particolare interesse a livello ambientale e panoramico. Nell’anello descritto sono proposti alcuni fuori-sentiero che potrebbero risultare decisamente pericolosi se sottovalutati. Ciononostante conferiscono all’itinerario, nel suo complesso, un sapore del tutto particolare e veramente inedito, soprattutto se rapportato alla odierna imperante “codificazione” delle diverse discipline montane. Credo che l’escursionismo, pur rappresentando una delle realtà più vive dell'”andare in montagna”, abbia bisogno di una ulteriore spinta evolutiva, il che non significa sfruttare porzioni di roccia con fittoni, cavi e ponti tibetani. Mi riferisco, invece, ad una possibile interazione del cosiddetto trekking con l’arrampicata, quest’ultima intesa ad un livello, diciamo, elementare, ossia il semplice muoversi su roccia per pochi metri e su difficoltà irrisorie. Credo, inoltre, che un aspetto che viene notevolmente soffocato nell’attuale omologazione e settorializzazione delle attività montane sia quello della ricerca autonoma, effettuata con coscienza di scelta, del percorso da seguire. I fuori-sentiero che verranno proposti nella relazione sono puramente facoltativi ed esprimono le scelte dell’autore, il quale ha voluto esporre più un’esperienza personale che scrivere una relazione da seguire passo dopo passo nei minimi particolari. Riguardo, infine, i rischi derivanti dal superamento di passaggi rocciosi senza assicurazione (così come sono stati affrontati e superati dell’autore) valgono le raccomandazioni già espresse negli altri due itinerari che assieme a questo compongono un trittico:

VAL TARO: ANELLO DELLE OFIOLITI

MONTE MARMAGNA E MONTE AQUILOTTO: ANELLO “INCONSUETO” DA LAGDEI

Dal bivio per Fioritola (cartello) si scende per ampia sterrata raggiungendo in breve il letto del Torrente Baganza. Dopo il guado si incomincia a guadagnare quota per carraia che sale tagliando la sponda destra orografica della valle, offrendo affascinanti visuali sul corso del Baganza con la soprastante dorsale boschiva del Monte Cavallo. Dopo 20 minuti di faticosa salita, la sterrata procede in piano conducendo in vista delle rocce basali del versante W/SW dell’ofiolite di Fioritola, prima meta di questa inusuale escursione. Per raggiungere la sommità dell’ammasso ofiolitico esiste un sentiero che staccandosi a sinistra, una volta giunti alla base delle prime rocce, sale all’interno del bosco per poi condurre verso destra sul pianoro sommitale. Tuttavia, al fine di gustare pienamente le peculiarità ambientali di questo luogo e mantenere fede alle finalità dell’itinerario proposto, è possibile cimentarsi con una breve e facile “quasi” scalata. Quindi, una volta giunti alla base del settore destro della parete, si abbandona la carraia e alla bene e meglio si risale il soprastante ripido pendio formato da zolle erbose, roccette friabili e ghiaie. Giunti in vista di un canalino roccioso disposto alla nostra sinistra, lo si raggiunge e supera (I°). Ci si sposta poi a sinistra scalando alcune balze (II°-), puntando in questo modo all’appicco finale. Giunti sotto quest’ultimo, si va a destra per alcuni metri sfruttando una cengia/rampa, e, superato un gradino verticale (II°), si rimonta una facile e breve crestina che conduce alla sommità dell’ofiolite, purtroppo deturpata da un palo dell’alta tensione. Si tratta di una salita improvvisata di cui ho fornito solo le indicazioni di massima. La roccia è mediocre e richiede molta attenzione per la presenza di blocchi instabili. Una “pseudo-scalata”, quella descritta, riservata solo ad escursionisti veramente esperti, capaci di muoversi con autonomia su roccette ripide nonché friabili. Dalla sommità si individua sulla destra (faccia a monte) una traccia erbosa che si segue in discesa svoltando poi a destra in direzione della sottostante carraia abbandonata in precedenza. Messo piede su di essa, la si segue a sinistra in moderata pendenza verso sud (a destra è ben visibile il nucleo agricolo di Fioritola). Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: si procede, infatti, verso N/NE, tagliando panoramici pendii prativi deturpati dall’onnipresente elettrodotto nonché dal tracciato del metanodotto. La carrareccia piega poi a destra continuando in costante salita, spegnendosi poco più in alto nella strada asfaltata per il Passo del Silara. La si segue a destra per pochi metri: infatti, intercettata una labile traccia a sinistra, la si asseconda procedendo in leggera salita all’interno del bosco. Poco dopo si sbuca nel tracciato del metanodotto che si segue a sinistra, scendendo infine nella strada asfaltata abbandonata in precedenza. Si segue quest’ultima in direzione del vicino Passo del Silara ammirando notevoli visuali: davanti a noi spicca il Monte Silara, che costituisce la seconda meta dell’escursione. Giunti al valico, 1200 m, si imbocca, a sinistra di un’ampia traccia, un sentierino alla cui destra è situato un singolare blocco di serpentinite. Si attraversa successivamente una bella radura arbustiva, immettendosi poco più avanti in un sentiero trasversale alla base del Monte Silara. Ora si incomincia a risalire il versante meridionale di questo singolare monte puntando alla sezione rocciosa (quella che presenta una maggiore continuità) che precede la cima. Giunti alla base delle rocce, si scala una placchetta e uno spuntone instabile prestando massima attenzione alla roccia in alcuni punti decisamente friabile (possibili passaggi di II°). Dalla cima del Monte Silara si rientra al passo omonimo scendendo lungo lo stesso versante dell’ascesa. Dal valico si va a sinistra fino ad incontrare a destra una carraia in salita che si imbocca (percorso CAI n°741). Dopo il tratto iniziale, l’ampia traccia procede in piano per poi riprendere a salire svoltando infine a destra. Oltre la svolta si presenta un bivio: si abbandona a sinistra il sentiero n°741 per Il Monte Borgognone e si continua diritto lungo la carrareccia che procede in discesa. Poco più avanti il percorso è interrotto da una frana: una traccia permette di superare l’ostacolo senza problemi. In seguito si attraversano un paio di ruscelli, giungendo infine in un ripiano boscoso dove a destra si nota un sentiero che scende verso la valle formata dal Rio Fioritola. Noi invece dobbiamo andare a sinistra, inizialmente per ampia traccia. Dopo alcune decine di metri, guardando a sinistra, si nota uno sbiadito segnavia bianco-rosso: si tratta di un vecchio percorso, ormai poco visibile (almeno in alcuni tratti), che cercheremo di assecondare prestando attenzione ai segnavia collocati sugli alberi. Si abbandona perciò l’ampia traccia seguendo un poco accennato sentiero che poco dopo effettua una svolta a destra attraversando un paio di ruscelli. Ci si immette poi in una traccia più ampia ed evidente che si segue a sinistra in salita restando a sinistra di un altro ruscello. Il sentiero sale piuttosto ripidamente spostandosi leggermente a sinistra, per poi svoltare bruscamente verso destra allargandosi infine a carraia. Si guada poco dopo il già menzionato ruscello, cui fa seguito un secondo, continuando sempre per l’ampia traccia che, senza possibilità di errore, conduce fuori dal bosco, ormai in vista di una selletta disposta in una piccola dorsale, la cui continuazione verso NW è rappresentata dalla cresta dei Groppo Rossi. Dal valico ci si dirige perciò verso quest’ultima ammirando a sinistra strane conformazioni rocciose in un contesto ambientale che non ha eguali in tutto l’Appennino parmense. Giunti alla base dei primi brevi risalti ofiolitici, si abbandona la traccia che si sposta a destra e ci si tiene lungo il filo di cresta superando facili balze. In breve si giunge alla base di un caratteristico becco roccioso di pochi metri: lo si scala direttamente (II°- ; esposto) continuando poi per cresta, ricongiungendosi così con la traccia abbandonata precedentemente. Poco dopo si mette piede sulla quota più elevata, 1280 m, oltre la quale il percorso di cresta comincia a scendere. La labile traccia si mantiene a destra del crinale ofiolitico, o nei suoi pressi, per poi scendere ripidamente tenendosi sulla destra di suggestivi spuntoni rocciosi. Dopo un’ultima ripida discesa, si approda ad una poco marcata selletta all’interno del bosco. Da qui si prosegue diritto mantenendosi nei pressi del crinale, attraversando, restando vicini al margine del bosco, una radura arbustiva con erba alta. Avanzando successivamente in discesa, si rientra nella vegetazione e si perde quota lungo un’ampia dorsale boscosa senza alcuna traccia. Più in basso si approda in una mulattiera orizzontale che, se seguita a destra, condurrebbe in 10/15 minuti a Casa Montana. Noi invece la seguiamo a sinistra in direzione di Pian della Capanna. Il tracciato (che con grande probabilità ha origini antiche) avanza in lieve salita ai piedi dei declivi prativi sopra i quali si erge la Cresta dei Groppi Rossi. Poco più avanti, seguendo un sentiero erboso, si approda in un ripiano prativo di impareggiabile bellezza: ci troviamo in uno degli angoli più suggestivi di tutta la Val Baganza. Si deve ora svoltare bruscamente a destra cercando si assecondare una labile traccia in leggera discesa, puntando alla sottostante macchia boscosa. Dai pressi si quest’ultima si piega a sinistra e poco dopo a destra, giungendo in vista dei ruderi di Pian della Capanna 1120 m. Da qui si scende a sinistra per traccia inizialmente poco marcata, poi più evidente. Dopo aver attraversato bucoliche radure, si penetra nel bosco seguendo un ampia traccia in leggera discesa. Poco più avanti si giunge a lambire la sponda occidentale del Lago Bozzo e si continua per l’evidente sentiero che si mantiene all’interno del bosco. Transitati nei pressi un rifugio (proprietà privata), si prosegue per carraia che in 10 minuti di cammino porta al bivio per Casa Montana. Da qui si piega a sinistra per ampia traccia che procede inizialmente in discesa. In seguito la mulattiera-carraia avanza in leggera salita, immettendosi infine in una sterrata nei pressi di un bivio. Ignorata a destra una diramazione secondaria, si prosegue diritto scendendo per carraia affiancata a destra da una palificazione elettrica che ci accompagnerà per un buon tratto. Si effettuano più in basso un paio di ripidi tornanti su carrareccia cementata per un breve tratto, per poi continuare a scendere con minore pendenza. In seguito un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma un secondo tornante riporta poco dopo nella direzione di prima (nord). Una svolta a destra, un tornante sinistrorso e un’ultima breve discesa precedono il ponte sul Torrente Beganza. Per tornare al  bivio per Fioritola è sufficiente seguire la sterrata che in 15 minuti riconduce nelle vicinanze del bivio per Fioritola.

 

 

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Canesano e la valle del Rio Spigone: anello da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano 402 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Calestano-Canesano (1,30 h) ; Canesano-Fonte di San Giovanni (50 min.) ; Fonte di San Giovanni-Albareto (30 min.) ; Albareto-Val Spigone-Calestano (1 h) 

Difficoltà: E (E+ il tratto Albareto-Val Spigone-Calestano)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Percorso inusuale in luoghi scarsamente valorizzati a livello escursionistico. Buona parte dell’itinerario, svolgendosi per mulattiere e carraie evidenti, non pone problemi di individuazione del giusto percorso. La stessa cosa non la possiamo dire per la discesa all’interno della selvaggia Val Spigone, dove è necessario seguire (e non perdere!) una traccia molto invasa dalla vegetazione che, in qualche tratto, risulta decisamente poco visibile.

Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese di Calestano, nei pressi della sede degli Alpini. Sulla destra di quest’ultima (paletto con cartelli), si diparte un viottolo selciato che si segue fino ad immettersi in uno stradello asfaltato. Andando a sinistra, si transita a fianco di alcune case (le ultime del paese), per poi avanzare su carraia il cui tracciato svolta subito dopo a destra e poi a sinistra restringendosi a mulattiera. Si procede in moderata pendenza all’interno di un bel ambiente boschivo, ignorando a sinistra e a destra tracce secondarie. Dopo aver effettuato un paio di svolte, il percorso comincia ad assecondare un crinaletto secondario che costituisce per un buon tratto la nostra direttrice. Si segue l’ampia mulattiera che si mantiene in prossimità del già menzionato crinale, tralasciando diverse tracce secondarie che si staccano ai lati. In seguito si passa sotto i fili dell’alta tensione (l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza) e si continua nella medesima direzione di prima. Senza possibilità di errore si giunge ad un bivio evidente da cui, ignorando una traccia che si stacca a destra, si continua diritto lungo il sentiero a destra della mulattiera, oppure per quest’ultima (i due percorsi si riuniscono poco più in alto). Si sbuca poco dopo al sommo di ampi campi coltivati che degradano alla nostra destra e si procede diritto fino al successivo bivio. Si ignora una traccia che staccandosi a sinistra scende verso il fondo della Val Moneglia, e si continua diritto, assecondando lungamente la mulattiera/carraia che effettua un’ampia curva verso destra. Il tracciato guadagna costantemente quota presentando alcuni ripidi strappi, conducendo senza possibilità di errore ad un evidente incrocio all’interno del bosco. Da qui si prende la traccia di destra (segnavia bianco-rosso) che compie appena dopo una netta svolta a sinistra penetrando poco dopo in un buio bosco di conifere di reimpianto. Si continua per la bella carraia, ignorando tracce che si staccano a sinistra e a destra, uscendo in seguito dal bosco e contornando in salita una magnifica radura lungo il suo margine destro. Si svolta successivamente a destra giungendo ad un capanno con segnavia del CAI ed approdando poco dopo in una panoramica sella, punto di incrocio di ben cinque traccie, situata sul crinale che separa la Val Moneglia dalla Val Spigone. Ignorata una carraia proveniente dal Monte Vitello e un’altra che si stacca a sinistra, si prosegue diritto in leggera salita per bella e ampia radura. Poco dopo si rientra nel bosco, procedendo ancora per un breve tratto in salita, per poi iniziare a scendere effettuando una netta svolta a sinistra. Al sottostante bivio si prosegue a sinistra per sentiero evidente che dopo una curva a destra termina in una stradina asfaltata nei pressi del cimitero di Canesano 792 m. Andando a destra si raggiunge in pochi minuti il centro della caratteristica frazione, da cui si volta a sinistra imboccando una carraia in discesa. Al primo bivio si piega a sinistra continuando lungamente per la sterrata che procede a saliscendi, iniziando in questo modo ad attraversare l’ampia testata del vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si ignorano diverse tracce che si staccano a sinistra e si giunge, in 30 minuti di cammino da Canesano, nei pressi del suggestivo rudere della Brugnara 786 m. La carraia piega a sinistra in salita all’interno del bosco, conducendo ad un bivio da cui si prosegue diritto ignorando una traccia che sale in direzione del crinale Parma/Baganza. Poco dopo si attraversa un rio (sconvolto dall’alluvione del 2014) e si continua per l’ampia traccia notando a destra un sentiero. Stando alla mappa utilizzata dal sottoscritto, la traccia in questione dovrebbe condurre, allargandosi poi a carraia, nei pressi della località Il Ginepro. In realtà, dopo poche decine di metri, il sentiero sembra perdersi nella folta vegetazione. Perciò è necessario continuare per la carraia seguita fino a questo momento, la quale, in costante salita con alcuni tornanti, confluisce in una sterrata proveniente dal crinale Parma/Baganza. Messo piede su di essa, la si segue a destra immettendosi dopo alcuni minuti in una sterrata nei pressi della Fonte di S.Giovanni, collocata più in alto a sinistra. Si continua a destra lungo la carraia di accesso alla fonte, prima in lieve salita, poi in piano/leggera discesa, penetrando in questo modo in una valletta formata da un ruscello. Oltrepassato il corso d’acqua, si sbuca in un’ampia e magnifica radura che si attraversa al centro. Procedendo in leggera salita si raggiunge infine un crinaletto secondario dove il tracciato piega repentinamente a destra (dopo alcune decine di metri si nota a destra una carraia che dovrebbe costituire lo sbocco di quel percorso menzionato sopra). Si transita poco dopo nei pressi di alcune case abitate (località Il Ginepro) e si continua in salita entrando nel nucleo di Albareto 834 m che si attraversa in discesa. Giunti al sottostante incrocio (proseguendo diritto si arriverebbe in breve a Vigolone, magnifico borgo meritevole di una visita) si nota sulla destra una traccia, un po’ostruita dalla vegetazione, che scende all’interno di una striscia di bosco. La imbocchiamo seguendola in leggera discesa: si tratta di un’antica mulattiera, ancora ben visibile nonostante i rovi stiano ormai prendendo il sopravvento. Si asseconda, senza possibilità di errore, la traccia in direzione della gola formata dal Rio Spigone, restando per lo più all’interno del bosco con a destra ampi campi e radure. Dopo un tratto aperto e panoramico, il sentiero piega repentinamente a sinistra, passa sotto una linea elettrica, rientrando infine nel bosco. Si procede a mezza costa per traccia esile ma evidente nonostante la scarsissima frequentazione. Dopo un tratto in discesa occorre concentrarsi nell’individuazione di un bivio molto poco marcato: è necessario, infatti, abbandonare la traccia che stiamo seguendo proprio nel momento in cui effettua una netta svolta a destra allargandosi a carraia infrascata. Si deve invece proseguire diritto cercando di “intuire” un sentierino che, inizialmente in piano e poi in salita, sbuca in un’ampia traccia di esbosco. Una volta messo piede su essa, è sufficiente seguirla a destra (nel tratto iniziale si deve camminare su sterpaglie e tronchi d’albero) in costante discesa, giungendo senza possibilità di errore ad un bivio dove si prende la traccia di destra. Poco più in basso ci si immette nella strada asfaltata Calestano/Vigolone, sbucando all’altezza di un tornante destrorso. Si segue la strada in discesa incontrando sulla destra lo sbocco di una carraia e, appena oltre, lo stradello di accesso a Casa Spigona (proprietà privata). Si continua a camminare sull’asfalto ancora per qualche decina di metri individuando sulla destra, con grande fatica, un’esilissima traccia che discende in obliquo il ripido pendio boscoso sottostante. Ci si immette appena dopo in un sentiero ampio ma non molto marcato che si segue a sinistra effettuando inizialmente un tornante verso destra. Più in basso si confluisce nella pista di una linea elettrica che si segue a sinistra in ripida e disagevole discesa. Si prosegue sempre diritto fino ad intersecare un’altra traccia nel punto in cui essa effettua un tornante destrorso e la si segue a destra in discesa avvicinandosi sempre più al greto del Rio Spigone. Giunti ad un altro bivio, si nota una ripida traccia che scende a destra verso il letto del rio. Noi invece proseguiamo a sinistra rientrando nel bosco, confluendo dopo qualche minuto in una carraia nella sponda sinistra orografica del Rio Spigone. La si segue a sinistra incontrando poco dopo un bivio dove una traccia, ora completamente franata, permetteva di raggiungere la sponda opposta. Si continua per la carraia che, procedendo in leggera discesa, conduce in un’ampia radura arbustiva dove il percorso diviene sempre meno evidente fino a scomparire. Guardando a destra si intercetta un’altra traccia che si segue fino ad individuare sulla destra una casa diroccata. In breve si giunge nei pressi della S.P.15 che però non possiamo raggiungere subito, in quanto la traccia che stiamo seguendo, che a sua volta confluisce nella provinciale, è chiusa da una recinzione. Seguiamo perciò un sentiero che passando nel retro della menzionata casa permette di raggiungere la strada poco prima del ponte sul Rio Spigone. Da qui, in breve, si fa ritorno a Calestano.

 

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Il Monte Cervellino da Chiastre

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Punto di partenza/arrivo: Chiastre di Ravarano 754 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Chistre-Dente del Gigante (25 min.) ; Dente del Gigante-Sasso del Colnello (40 min.) ; Sasso del Colnello-Piovolo-Monte Scarabello (45 min.) ; Monte Scarabello-crinale Parma/Baganza-Monte Cervellino (1 h) ; Monte Cevellino-Piovolo-Molino di Chiaste-Chiastre (2 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Dente del Gigante-Sasso del Colnello)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano-Chiastre di Ravarano

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Dente del Gigante-Casa Colnello è puramente indicativo

map-1Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Percorso inusuale, affascinante e panoramico. Nella prima parte si segue la dorsale dei Salti del Diavolo, dal Dente del Gigante al Sasso del Colnello, utilizzando un sentiero, “invisibile” in molte mappe, che si mantiene nei pressi del crinale perlopiù boscoso. Raggiunta Casa Colnello e successivamente Piovolo, si imbocca un’ampia traccia che conduce sulla dorsale del Monte Scarabello, a poca distanza dalla sommità di quest’ultimo. Messo piede nel crinale Parma/Baganza, si segue il tracciato del metanodotto fino ad approdare sulla panoramica cima del Monte Cervellino.

Provenendo da Ravarano, si parcheggia l’auto in uno spiazzo collocato sulla sinistra poco prima di Chiastre, il cui nucleo principale è situato più avanti e in alto rispetto al punto in cui siamo. Dal parcheggio (pannello informativo del Sentiero degli Scalpellini) ci si incammina lungo la S.P. 15, abbandonandola dopo qualche minuto per imboccare a sinistra lo stradello asfaltato per Chiastre. Si entra poco dopo nel nucleo principale e si continua lungo la stradina che effettua una svolta verso destra. Si ignora a sinistra una mulattiera in ripida salita (cartello con l’indicazione “Dente del Gigante”) e si prosegue raggiungendo il sommo del borgo, dove troviamo un pannello informativo dei Salti del Diavolo. Si imbocca appena dopo un sentiero segnato (percorso CAI n° 771) che procede in costante e ripida salita mantenendosi nei pressi di una dorsale. Dopo alcuni minuti di faticoso cammino, si sbuca in una piccola radura che si attraversa lungo il suo margine sinistro. Si riprende poi a salire ripidamente, giungendo su un poggetto e continuando per il sentiero che prosegue assecondando il crinaletto boscoso. Ci si immette poco più avanti nell’altra traccia proveniente da Chiastre, giungendo tramite essa al cospetto del Dente del Gigante, certamente una delle più grandiose sculture naturali di tutto l’Appennino emiliano (la friabilità del conglomerato non consente l’arrampicata, perciò il dente è al riparo da spit e catene. La stessa cosa non si può dire di un’altra magnifica, stupefacente conformazione, La Chiastra di S.Benedetto, il cui versante orientale è interessato da un’ormai decennale palestra di roccia. Ritengo che sia un autentico scempio il trapanare una tale rarità geologica per creare delle insulse “piste” d’arrampicata e, in questo modo, fomentare ulteriormente il “meccanismo”, non scevro da finalità economiche, dell’arrampicata sportiva). Il sentiero conduce alla base dalla ciclopica parete orientale del dente (pannello informativo) e continua passando sotto una caratteristica sporgenza. Poco dopo la traccia svolta a sinistra conducendo in ripida salita (è presente un cordone sulla sinistra) ad un’area pic-nic con tavolo e panche. Qui ha termine il percorso segnato: esiste in realtà una traccia che continua ad assecondare, tenendosi inizialmente a sinistra, la dorsale prettamente boscosa culminante nel poderoso Sasso del Colnello. Dall’area pic-nic si imbocca perciò un’esile traccia che procede orizzontalmente nel pendio boscoso a sinistra della dorsale. Dopo un cartello venatorio (ne incontreremo altri) si incomincia a salire piuttosto ripidamente per traccia sempre poco marcata. Giunti in vista di un altro cartello venatorio, collocato più in alto a destra, lo si raggiunge svoltando appena dopo a sinistra (ennesimo cartello venatorio). Si segue il labile sentiero in ripida salita, approdando in breve sulla dorsale dei Salti del Diavolo che si asseconda per un tratto (dopo pochi metri, un’apertura nel bosco permette di ammirare la sequela dei risalti di conglomerato culminanti nel Sasso del Colnello). La traccia conduce poco più avanti nei pressi di alcuni ciclopici massi disposti alla nostra sinistra. Da qui si continua diritto per pochi metri, per poi piegare a sinistra giungendo in vista delle impressionanti pareti del Sasso del Colnello (sulla destra si nota una traccia che porta su un poggetto e continua ad attraversare nel versante sud-est del conglomerato: si tratta di un sentiero non completamente verificato dall’autore della relazione, che richiede grande attenzione in quanto al di sotto del punto in cui siamo precipitano verticali pareti). Una volta giunti ai piedi del Sasso del Colnello si piega a sinistra puntando ad un evidente cartello venatorio, da cui si continua diritto per pochi metri svoltando poi a destra. In questo tratto la traccia è quasi inesistente, anche se il percorso è tutto sommato intuitivo. Si procede in leggera salita all’interno del bosco, tenendo le rocce del conglomerato più in alto e a destra. Più avanti si prende come valido punto di riferimento una liscia lastra rocciosa e si continua verso essa senza alcuna traccia. Giunti nei pressi della citata lastra, si mette piede su un sentiero ben incavato che si segue fino ad un ennesimo cartello venatorio. Ci troviamo in prossimità di un ampio campo sottostante Casa Colnello: si può seguire sulla destra il margine del campo, oppure  restare nel bosco assecondando il dorso di una costa. Dopo alcune piccole pietraie si mette piede nel già menzionato campo che si risale lungo il suo margine destro. Giunti al suo culmine, si individua un sentiero in discesa che conduce in breve all’aerea sommità del Sasso del Colnello 1029 m. Dalla cima si ritorna al campo di prima da cui si piega destra in direzione di un capanno. A fianco di esso si mette piede in un’ampia traccia che conduce in breve nello stradello d’accesso di Casa Colnello, poco a destra di quest’ultima. Si segue la carraia dapprima in salita e poi in piano, confluendo, dopo un paio di svolte, in una sterrata proveniente da Molino di Chiastre (che percorreremo al ritorno). Andando a sinistra si giunge in pochi minuti ad un bivio in località Piovolo, dove si prosegue a destra lasciando a sinistra una carraia. Al bivio successivo si continua sempre a destra assecondando l’indicazione per il Monte Scarabello, ignorando a sinistra la mulattiera diretta a La Carda. Seguiamo un’ampia traccia che presto si biforca: si prende il ramo di sinistra che dopo una svolta a destra sale in direzione di una costa (interessanti affioramenti del Flysch). Si piega poi a sinistra seguendo un crinaletto e attraversando altre spettacolari stratificazioni. Giunti ad un bivio, si ignora a destra un’ampia traccia e si continua lungo il percorso principale che procede in piano e leggera salita entrando progressivamente all’interno del bosco. Si attraversa in seguito un’area disboscata, dopo la quale si presenta un bivio da cui si sale per la traccia di destra (possiamo seguire anche quella di sinistra: infatti poco più avanti si ricongiunge con l’altra). Il tracciato svolta poi a destra iniziando a salire più ripidamente all’interno di una valletta che si attraversa poco più in alto. Si continua lungo la sponda opposta procedendo in moderata pendenza ed effettuando una curva verso destra. Dopo un tratto in piano, una svolta a sinistra e una breve salita, si giunge ad un trivio dove si prosegue diritto, ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Un’ultima ripida salita e si mette piede nella panoramica dorsale del Monte Scarabello, la cui sommità, 1341 m, collocata alla nostra destra, si raggiunge in breve. Si percorre ora l’ampia dorsale prativa in direzione del non lontano crinale Parma/Baganza, seguendo una traccia evidente che procede per un buon tratto in leggera discesa, per poi scendere più direttamente fino a confluire in una carraia proveniente da Casaselvatica. Una breve risalita e si approda sulla dorsale spartiacque, purtroppo sfregiata dalla linea dell’orripilante, sciagurato metanodotto. La nostra meta è il Monte Cervellino che dal punto in cui siamo appare ancora piuttosto distante. Si segue il crinale verso destra procedendo per i primi 15 minuti di cammino a saliscendi (anche se, a dire il vero, prevale la discesa). Giunti alla base della sezione più ripida dalla dorsale, si continua a seguire in tracciato del metanodotto che qui assume le sembianze di una pista da sci! Poco più in alto la carraia piega a sinistra (alcuni sbiaditi segnavia del CAI), per poi entrare nel bosco e procedere per pochi metri in discesa. Giunti ad un bivio poco marcato, si ignora un sentiero che si stacca a sinistra (e con esso i segnavia), per affrontare una ripida salita che inevitabilmente riconduce nel tracciato del metanodotto. Lo si segue inizialmente in sostenuta salita, avanzando in seguito con minore pendenza, per poi riprendere a salire ripidamente. Dopo un tratto in piano, la traccia si sposta a sinistra mantenendosi nei pressi del crinale boscoso. Si piega poi a destra, attraversando la pista del metanodotto e procedendo per pochi metri in discesa. Il sentiero svolta poco dopo a sinistra risalendo il pendio boscoso tenendosi a destra del metanodotto. Dopo alcuni minuti si esce dal bosco e si affronta l’ultima salita, nella parte finale decisamente ripida, che conduce alla sommità del Monte Cervellino1493 m. Dopo una meritata sosta su questa magnifica cima del medio appennino parmense, si segue a ritroso il percorso effettuato all’andata fino al bivio collocato in località Piovolo. Da qui si percorre lo stradello sterrato di accesso, ignorando al successivo bivio la carraia proveniente da Casa Colnello. Il percorso suggerito, seppur piuttosto lungo, regala belle visuali, in particolare nella parte bassa dove è possibile ammirare con un notevole colpo d’occhio la linea dei conglomerati poligenici che si estende dal Dente del Gigante al Sasso del Colnello. Il tracciato effettua alcune svolte e transita nei pressi di una casa abitata stagionalmente. Dopo una breve contropendenza, si ignorano un paio di carraie che staccano a sinistra della sterrata, effettuando poco dopo una repentina svolta a destra. Procedendo in direzione E/NE, si passa a fianco di un altra casa e si continua a perdere quota per il comodo stradello sterrato, ammirando il magnifico paesaggio circostante. Si giunge, infine, in località Molino di Chiastre, dove ci si immette nella S.P. 15 che si segue a destra per poche decine di metri. La si abbandona, infatti, prima che essa effettui una curva a sinistra, imboccando a destra una bella mulattiera che inizialmente procede in leggera salita. Giunti ad un bivio, si ignora a destra una traccia e si continua a seguire la mulattiera in discesa. Una breve risalita e si sbuca nella parte alta del borgo di Chiastre, proprio nel punto in cui inizia il sentiero che abbiamo percorso in salita per raggiungere il Dente del Gigante. Poco più in basso, anziché seguire la stradina asfaltata, si imbocca a destra una mulattiera erbosa che procede in leggera discesa. La traccia svolta poi a sinistra, conducendo ad un ruscello che si attraversa, terminando appena dopo nei pressi di alcune case situate lungo la S.P. Berceto/Calestano, a poca distanza dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

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Il Monte Cervellino da Fugazzolo

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Punto di partenza/arrivo: parcheggio di Fugazzolo 808 m

Dislivello: 780 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Fugazzolo-crinale Parma/Baganza (1,30 h) ; crinale Parma/Baganza-sommità Monte Cervellino (45 min.) ; sommità Monte Cervellino-poggio panoramico sotto Bocca Spiaggi (40/45 min.) ; poggio panoramico-incrocio percorso n° 743-Maestà di Graiana (30 min.) ; Maestà di Graiana-Croce dei Quattro Ragazzi-Fugazzolo (1,20 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Bocca Spiaggi-incrocio percorso n°743)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari, che costituisce la parte alta del paese di Berceto, si imbocca a sinistra le S.P. 15 in direzione di Calestano. Prima del bivio per Fugazzolo di Sopra, si scende a sinistra in un ampio parcheggio adiacente ai campi sportivi.

map-1Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nei tratti sentiero n° 743-Monte Maestà di Graiana, Bocca Spiaggi-sentiero n°743 è puramente indicativo.

Descrizione dell’itinerario

Gli accessi al Monte Cervellino dalla Val Baganza sono essenzialmente tre. Il primo, quello qui relazionato, parte da Fugazzolo di Sopra e conduce sulla dorsale spartiacque Parma/Baganza, poco sotto la sommità dell’ofiolitico Monte Mestà di Graiana. Da qui in 40/45 minuti si guadagna vetta del Cervellino. Un altro accesso è quello da Casaselvatica, dove una carraia permette di raggiungere il crinale a poca distanza dalla sommità del Monte Scarabello. Proprio in questo punto vi si può arrivare partendo da Chiaste, seguendo un “inedito” percorso che asseconda, nella sua parte iniziale, la dorsale dei Salti del Diavolo fino al Sasso del Colnello. Dal crinale Parma/Baganza si raggiunge la sommità del Cervellino in un’oretta scarsa.

Dal parcheggio (pannello informativo del percorso CAI n° 743a) si asseconda una traccia erbosa in salita giungendo in breve alla S.P. 15 Berceto-Calestano. Si segue l’asfalto a sinistra per pochi metri, ignorando a sinistra la stradina per Fugazzolo di Sotto, svoltando invece a destra in direzione delle prime case del borgo di Fugazzolo di Sopra. Si attraversa il paese tenendo il nucleo più antico (meritevole di una visita) a destra, continuando diritto per carraia e ignorando lo stradello asfaltato che prosegue a destra. L’ampia traccia effettua un tornante sinistrorso conducendo nei pressi di alcuni orti, dove si continua a destra transitando a fianco di un recinto con cani vocianti. Ora si deve attraversare la radura in cui siamo avanzando verso sud, avendo come riferimento un’ apertura nel bosco dove si rinviene la continuazione del percorso. Seguendo l’ampia traccia si giunge a lambire una strada asfaltata, proveniente da Fugazzolo, che temporaneamente si ignora. Si prosegue a sinistra su carraia che si abbandona quando essa effettua una netta svolta a sinistra, continuando per sentiero che conduce ad alcuni grossi contenitori con acqua utilizzata per l’irrigazione. La traccia si spegne poco più in alto nella già menzionata strada asfaltata che si segue a sinistra in leggera salita. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli), si volta a destra  proseguendo per stradello asfaltato che conduce nei pressi di alcune case. Al bivio successivo (paletto con cartello) si volta a destra, imboccando appena dopo una carraia in salita a sinistra di una casa. Il percorso, dopo il tratto iniziale, procede in piano attraversando un ruscello con belle stratificazioni. Si continua per l’ampia traccia all’interno del bosco in costante moderata salita con alcuni ripidi strappi, penetrando in una valletta formata da un rio che si varca poco più in alto. Dopo il guado si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra (segnaletica insufficiente), procedendo per un tratto in sostenuta salita. La carraia continua successivamente con minore pendenza, conducendo senza possibilità di errore ad un trivio. Ora, anche se verrebbe spontaneo proseguire diritto in salita, si deve invece piegare a destra (segnaletica assente) per carraia in leggera discesa che poco più avanti guada un rio. Si continua nella sponda opposta (segnavia bianco-rosso) in leggera salita, per poi svoltare a sinistra penetrando in un magnifico ambiente boschivo che si attraversa. Si confluisce poco dopo in una carrareccia che si segue a sinistra inizialmente in ripida salita per poi continuare con minore pendenza. Giunti al bivio per La Croce dei Quattro Ragazzi (che visiteremo al ritorno), si continua per la sterrata che varca un ruscello, conducendo dopo alcuni minuti in località La Vecchia (suggestiva casa isolata in magnifica posizione). La carraia prosegue rientrando poco dopo nel bosco e, procedendo in moderata pendenza, confluisce in un’ampia traccia sul crinale Parma/Baganza. Si piega a sinistra in direzione del Monte Cervellino, seguendo la carraia che asseconda, per un tratto, il metanodotto. Poco dopo il percorso si sposta a sinistra di quest’ultimo procedendo in moderata pendenza all’interno del bosco. Giunti in una piccola radura, la si attraversa piegando verso sinistra, continuando poi, una volta rientrati nel bosco, in leggera discesa. Il sentiero continua alternando tratti in piano, brevi discese e ripidi strappi in salita: occorre seguire i puntuali segnavia sugli alberi, in quanto l’andamento del tracciato non è particolarmente logico. Si sbuca infine in un ampio pendio prativo che si risale per traccia piuttosto labile, mettendo successivamente piede sul crinale Cervellino-Bocca Spiaggi, dove passa il tracciato del metanodotto. Si piega a sinistra seguendo quest’ultimo fino a raggiungere, dopo breve discesa, gli impianti recintati del già menzionato metanodotto: appena prima di essi, si stacca a sinistra una sterrata proveniente dalla strada Fugazzolo di Sopra-Frassano. Si continua lungo il percorso n° 741 che si dirige verso il soprastante ripido pendio boscoso. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra, svoltando invece a sinistra per sentiero in leggera discesa. Appena dopo si riprende a salire in obliquo verso sinistra (sulla destra si nota una ripida traccia che si ignora) per l’ottimo sentiero che presenta interessanti stratificazioni arenacee. Si continua sempre in obliquo ascendente, per poi piegare a destra procedendo per qualche metro in piano (segnavia bianco-rossi e arancioni). Si ritorna nei pressi della dorsale e la si segue avanzando lungo la direttrice formata da una caratteristica “striscia” di arenaria. Si approda in breve su un’anticima da cui si perde quota per pochi metri, per poi riprendere a salire in direzione della sommità principale. Giunti ad un bivio, si prende il sentiero di destra che asseconda un’altra rampa formata da stratificazioni arenacee. Dalla vetta del Monte Cervellino1492 m (nel 2017 è stata collocata una croce), il panorama si estende verso est e sud, mentre in direzione nord e ovest è ostruito dalla vegetazione. Dalla sommità ritorniamo sui nostri passi fino al punto in cui il sentiero n° 741 abbandona il crinale piegando a destra in discesa. Proseguiamo diritto continuando a seguire la dorsale sfregiata dal metanodotto in direzione di un poggio boscoso denominato Bocca Spiaggi. Si procede a saliscendi, avvicinandosi progressivamente al menzionato poggio, seguendo la pista del metanodotto fino a quando essa, abbandonando il crinale, piega a destra in discesa. Si prosegue diritto per mulattiera non molto marcata che in leggera discesa all’interno del bosco si tiene a destra della dorsale culminante nell’altura denominata, come già detto, Bocca Spiaggi. La traccia piega poi a sinistra uscendo presto dal bosco, tagliando a mezza costa e in obliquo discendente una panoramica radura. Rientrati nella vegetazione, se ne esce poco dopo, sbucando in un magnifico pendio prativo che degrada verso la Val Parma e che costituisce uno dei più suggestivi belvedere di tutto l’Appennino parmense. Ora si deve discendere la dorsale prativa senza traccia, cercando di intravedere nella parte bassa del pendio un sentierino orizzontale molto poco evidente. La costa che stiamo discendendo è delimitata a destra da un dirupo di rocce bianche che costituisce un valido punto di riferimento. Infatti si deve discendere il pendio tenendo a destra il menzionato dirupo e continuare successivamente a perdere quota giungendo più in basso rispetto il suo limite inferiore. Perdendo e ritrovando labili traccie nell’erba alta, si discende la sezione più ripida del pendio e si continua diritto ancora per alcuni metri oltrepassando alcuni arbusti. Messo piede nel già menzionato sentierino (ben difficile da reperire, soprattutto nella stagione estiva), lo si segue a destra inizialmente in leggera salita, piegando poco dopo a sinistra e poi ancora a destra. Si deve necessariamente attraversare un folto cespuglio di felci (tratto molto sgradevole con vegetazione rigogliosa), dopo il quale, una volta entrati nel bosco, il percorso diviene più evidente. Si continua a mezza costa inizialmente con alcuni brevi strappi in moderata pendenza e poi pressoché in piano (ad un bivio molto poco accennato si continua diritto ignorando una traccia che si stacca a sinistra). Si esce infine dal bosco sbucando in una magnifica radura con arbusti che si attraversa per sentiero dapprima poco marcato, poi più evidente. Ora dobbiamo intercettare i solchi di una vecchia carrareccia trasversale ormai quasi invisibile in quanto totalmente inglobata dall’erba alta. Individuatala con fatica, la si segue a sinistra in discesa, entrando ben presto nel bosco. Più in basso si raggiunge un ripiano dove a sinistra si scorge una presa dell’acquedotto. Da qui si piega a destra seguendo una bella carraia, ben evidente, che procede in leggera discesa all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Dopo qualche minuto si esce dal bosco ormai in vista dello splendido sperone ofiolitico della Maestà di Graiana. Il luogo in cui ci troviamo è di rara, impareggiabile, bellezza, certamente una delle più suggestive aree di tutto l’Appennino parmense. La carraia rientra brevemente nel bosco e appena dopo aver varcato un ruscello confluisce nella carrareccia proveniente da Graiana Castello. La si segue a destra in salita ammirando le suggestive pareti ofiolitiche di questa singolare conformazione. Dopo un ripido strappo si mette piede sul crinale Parma/Baganza in prossimità della Maestà di Graiana. “Dominata dalla vetta ofiolitica omonima (1335 m), la Maestà è costituita da un’edicola votiva con immagine sacra a bassorilievo in marmo apuano e ricovero atto a dar riparo durante i temporali ai numerosi montanari che qui transitavano, per lavorare nei boschi e nei pascoli, per transito da Berceto a Corniglio” (Daniele Canossini “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Dal ricovero si segue il tracciato del metanodotto a destra in salita, giungendo dopo breve discesa al bivio con il percorso CAI 743a (paletto con cartelli). Da qui si ripercorre il tragitto effettuato durante la salita fino al bivio per La Croce dei Quattro Ragazzi. Si abbandona perciò la carraia seguendo un sentiero che conduce nei pressi di un’ampia e magnifica radura. Da qui si piega a destra in discesa, giungendo poco dopo in un ripiano dove è collocato un piccolo altare in pietra. Appena più in basso troviamo la croce posta in ricordo di quattro ragazzi, originari di Graiana Castello, che morirono assiderati il 24 dicembre del 1921 mentre da Fugazzolo stavano rientrando verso casa per festeggiare con i famigliari le feste natalizie. Questo luogo suscita uno stato affettivo così profondo che il semplice tentativo di descriverlo ne ridurrebbe l’intensità. Dopo la digressione si rimette piede nella carraia di prima e si fa rientro a Fugazzolo seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata.

 

 

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Monte Montagnana: anello da Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Ravarano 677m

Dislivello: 770 m

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Ravarano-Casarola (1 h) ; Casarola-Monte Montagnana (50 min) ; Monta Montagnana-incrocio quota 972 m (40 min) ; incrocio quota 972 m-Fonte S. Giovanni (30 min) ; Fonte S. Giovanni-Albareto (25 min) ; Albareto–Vigolone-Monte Castello (25 min) ; Monte Castello-Vigolone-il Casone (30 min) ; Il Casone-Casa Magolese-Borello di Ravarano (45 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario:

Remunerativo percorso che permette una esaustiva conoscenza del versante Baganza del Monte Montagnana.

Da Borello di Ravarano si segue la S.P.15 in direzione di Chiastre imboccando, poco prima del ponte sul Torrente Arso, una stradina che staccandosi a sinistra conduce ad un caseificio. A sinistra di quest’ultimo inizia una mulattiera (cartello con l’indicazione per Casarola) che procede in leggera salita all’interno del bosco. Il percorso è molto logico e lineare e non abbisogna di dettagliate descrizioni. Si segue il ben marcato sentiero che guadagna lentamente quota tagliando la sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Arso. Alcune aperture permettono di gustare belle visuali panoramiche verso il Monte Scaletta e i sottostanti nuclei di Agnellana Lama. Incontrando sporadici segnavia sbiaditi, si giunge in circa 45 minuti nei pressi di un poggetto, collocato alla nostra destra, dove la mulattiera piega a sinistra procedendo in direzione SW. Un tratto in leggera salita precede un bivio evidente: si ignora un sentiero che si stacca a destra (e con esso i segnavia), per seguire a sinistra un’ampia traccia. Dopo aver oltrepassato una recinzione, si sbuca in magnifiche radure poco sotto gli edifici del nucleo rurale di Casarola 1030 m. Lo si raggiunge e attraversa, mettendo successivamente piede nello stradello di accesso che si segue a destra in direzione di un ruscello. Appena prima di quest’ultimo, si stacca a sinistra una carraia che imbocchiamo, procedendo in salita affiancati a sinistra da ampie radure e a destra, poco più in basso, dal menzionato ruscello. Giunti ad un bivio, si ignora a destra un’ampia traccia (cartello con l’indicazione per il M. Montagnana), per proseguire a sinistra sbucando nel margine inferiore di un’altra splendida radura. La si risale interamente individuando al suo vertice lo sbocco di una mulattiera. Messo piede su essa, la si segue in moderata pendenza, raggiungendo in 10 minuti di cammino la dorsale ovest del Montagnana. Ci si immette in un evidente sentiero (segnavia bianco-rossi) che si segue a destra, procedendo inizialmente in leggera salita. Si attraversa poco dopo un’area di bosco diradato con vegetazione piuttosto rigogliosa e si continua per la traccia che si mantiene nei pressi della dorsale. Un ultimo tratto in moderata pendenza precede le radure sommitali (e il tracciato del metanodotto!) del Monte Montagnana, la cui sommità, 1305 m, caratterizzata dalla presenza di un oratorio in pietra, si raggiunge in breve. Dalla cima si scende nel versante opposto per ampia traccia che si tiene nel margine destro dei prati a ridosso del limite del bosco. Dopo alcuni minuti ci si immette in una sterrata che si segue a sinistra in piano, transitando nei pressi di bellissime radure con notevoli esemplari di faggio. Dopo un tratto all’interno del bosco, si esce temporaneamente da esso, ignorando una traccia che si stacca a destra proveniente da Madrale. Si penetra nuovamente nel bosco e si costeggia il margine superiore di un rimboschimento a conifere, raggiungendo un bivio dove si volta a destra. Dopo una breve discesa si transita nei pressi di una splendida casa abitata stagionalmente chiamata Il Corno (un’iscrizione ricorda la Brigata Griffith). Si continua per la bella carraia in discesa nel versante Parma, ignorando, nei pressi di una sbarra, una traccia inerbita che si stacca a destra. Appena dopo si abbandona la carraia per imboccare a sinistra l’antica mulattiera (o quello che rimane di essa) che procede parallela all’altra traccia, ricongiungendosi con essa dopo pochi minuti. Si continua a scendere in direzione E/NE, effettuando in seguito un paio di tornanti (dopo il primo si trova sulla sinistra una scorciatoia). In breve si giunge ad una sella a quota 1080 m, dove si ignorano due carraie che si staccano a destra, continuando invece per il percorso di crinale che si sdoppia e procede per un tratto in leggera salita. Si riprende poi a scendere effettuando alcune svolte, compiendo successivamente un tornante a destra (al bivio situato appena dopo il tornante, si continua per il percorso principale, ignorando una traccia che si stacca a sinistra). Dopo una ripida discesa, il tracciato svolta a sinistra riprendendo la direzione NE, uscendo dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi (visuali grandiose su ambo i lati). Raggiunto un evidente incrocio a quota 972 m, si abbandona il crinale, iniziando in questo modo la discesa nel versante Baganza per bella carraia affiancata da panoramici prati. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra e si continua a perdere quota per il percorso principale che si sposta un po a sinistra. Dopo una svolta più marcata, si giunge nei pressi di un piccolo ruscello dove si ignora una traccia che si stacca a sinistra (cartello di colore blu indicante la giusta direzione). Si prosegue per la carraia, che scende per un tratto a fianco del menzionato ruscello, ammirando ai lati bellissimi campi e radure. Dopo una netta svolta a sinistra si attraversa un altro ruscello, oltre il quale si curva a destra ignorando una traccia che si stacca a destra. Segue un bivio, caratterizzato dalla presenza di rottami arrugginiti, dove si prende la traccia di destra che effettua un’ampia curva a sinistra. Dopo una radura situata alla nostra sinistra, si ignora una carraia che si stacca nella stessa direzione e si prosegue per il percorso principale che penetra in un fitto bosco perdendo quota in ripida discesa. Poco più avanti sulla destra del tracciato che stiamo seguendo confluisce una mulattiera proveniente dalla casolare della Brugnara: noi continuiamo diritto attraversando in seguito un’area di bosco diradato. Dopo una breve risalita, si confluisce nella carrareccia di accesso alla Fonte S. Giovanni (quest’ultima è situata alla nostra sinistra) che si segue a destra. Si procede comodamente per il bel tracciato, attraversando poco dopo una valletta con ruscello, per poi approdare in un magnifico pianoro caratterizzato da radure di rara bellezza. Si continua lungo la carrareccia (tracce che si staccano a sinistra e a destra sono da ignorare) per buona parte in leggera salita, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di un panoramico crinale. Si transita nei pressi di alcune case (località Il Ginepro) e si risale verso il vicino nucleo di Albareto, 834 m che si attraversa. Si scende al sottostante incrocio dove si prosegue diritto entrando presto nel magnifico borgo di Vigolone833 m. Avanzando lungo la stradina asfaltata e ignorando temporaneamente uno stradello che si stacca a sinistra verso il cimitero, si giunge al limite superiore del nucleo, dove si continua per ampia traccia affiancata a sinistra da caratteristiche placche rocciose. In breve si mette piede sul crinaletto del Monte Castello e lo si asseconda a sinistra per sentiero evidente. Ammirando notevoli visuali panoramiche, si cammina lungo il crinale fino a quando la traccia si sposta a destra di esso. Si procede in ripida salita per sentierino piuttosto scosceso, imboccando poi a sinistra una traccia che ripidamente conduce alla sommità del Monte Castello922m, dove sorgeva un antico maniero. Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio per il cimitero: svoltiamo in direzione di quest’ultimo seguendo lo stradello asfaltato solo per poche decine di metri. Infatti lo si abbandona per imboccare a sinistra un’ampia traccia inerbita che scende verso nord. Poco più in basso la carraia risulta impraticabile in quanto totalmente invasa dai rovi, per cui si scende lungo il margine destro del campo alla nostra sinistra, oppure nel margine sinistro del campo alla nostra destra. Più in basso si incontra un’evidente traccia trasversale che si segue a destra effettuando un’ampia curva verso sinistra. Quando il sentiero si spegne nel campo coltivato, si discende quest’ultimo fino al suo margine inferiore. Si rinviene nella vegetazione una traccia che attraversa inizialmente un ruscello e poi risale conducendo, dopo aver oltrepassato un “muro” di rovi, nei prati sottostanti una casa isolata (località Il Casone). Si risalgono i prati tenendo la casa a sinistra, per poi mettere piede sullo stradello d’accesso che si segue in leggera ma costante salita. In breve si confluisce nella strada asfaltata Albareto-Linara: la si segue a destra sottopassando l’onnipresente e fastidioso elettrodotto della Val Baganza. Dopo essere transitati a fianco di Casa Magolese, si continua per la stradina ancora per poco: infatti, una volta giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto, collocata alla nostra sinistra, si abbandona l’asfalto imboccando un sentiero ben marcato. Poco dopo la traccia varca un ruscello e prosegue in leggera salita a mezza costa allargandosi a mulattiera. Quando il percorso svolta a destra scendendo verso Linara, lo si abbandona continuando diritto per sentiero all’inizio poco evidente. La traccia confluisce successivamente in una carraia in salita che si segue a sinistra in leggera e moderata pendenza. In circa 10 minuti di cammino si esce dal bosco approdando su una panoramica costa, dove ci si immette in un’altra carrareccia proveniente da Ravarano. La si segue a destra in costante discesa, entrando poco più in basso nella parte alta del paese, dove si confluisce in una strada che si segue a destra. In breve si fa ritorno al nucleo di Borello di Ravarano, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

 

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