Monte Cassio: anello da Chiastre

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Punto di partenza/arrivo: Chiastre di Ravarano, 754 m

Dislivello: 630 m ca.

Durata complessiva: 5,30/5,45 h

Tempi parziali: SP 15-Mulino di Cassio-Combattino (1 h) ; Combattino-Cassio (50 min.) ; Cassio-Chiastra di San Benedetto-Monte Cassio (1 h) ; Monte Cassio-Malacosta (55 min.) ; Malacosta-Chiastre (1,40 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2020

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo, nei pressi di un gruppo di case, lungo la SP 15 per Berceto, a poca distanza dal paese vero e proprio di Chiaste

mapwww.openstreetmap.org

Nel tratto evidenziato colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Quella proposta è forse una delle più complete escursioni della Val Baganza fino ad ora relazionate in questo blog. Visiteremo luoghi assolutamente suggestivi e “inediti”, percorrendo antiche mulattiere, in un contesto ambientale estremamente ricco e variegato.

Dal parcheggio si segue per un breve tratto la provinciale costeggiando alcune case recentemente ristrutturate. Nel mezzo di esse si nota un viottolo: lo si imbocca, andando presto a guadare un rio. Si continua successivamente per mulattiera, delimitata da muretti a secco, che procede costeggiando dei prati. Entrati nel paese di Chiastre, si prosegue per stradina asfaltata, trascurando a sinistra i percorsi n° 770 e n° 771. Raggiunto il sommo del nucleo dove si trova una cava un tempo usata dagli scalpellini, si prosegue per ampia traccia lasciando subito a sinistra il ripido sentiero che porta al “Dente del Gigante”. Dopo un tratto in lieve discesa e un corso d’acqua che si attraversa, si penetra nel bosco avanzando per ampia mulattiera in salita (si notano lacerti di muretti a secco che fanno intuire l’importanza del tracciato che stiamo seguendo). Immessosi in una carraia, la si asseconda a destra in discesa, sbucando poco dopo nella SP 15 che seguiamo verso il vicino nucleo di Molino di Chiastre. Giunti nei pressi di un capannone agricolo, si può imboccare subito a destra una carraia che svoltando a sinistra lo costeggia, immettendosi, al termine di quest’ultimo, in un’altra traccia proveniente dalla provinciale. Si segue questo percorso a destra procedendo parallelamente ad un rio, assecondando, a ridosso della vegetazione, il margine sinistro di campi coltivati. Quando questi ultimi si ampliano anche a sinistra, noi proseguiamo diritto per tratturo, puntando ad una linea elettrica e ad un’apertura nel bosco. Penetrati in esso, si prosegue per comoda carraia che perde costantemente quota, effettuando più avanti un paio di svolte. Usciti dal bosco, si continua per ampie e panoramiche radure, dirigendosi verso l’evidente corte che abbiamo di fronte. Proprio in corrispondenza di quest’ultima (il Casino Pallavicino, la cui villa padronale risale al XVI sec.) ci si immette in un’altra carrareccia che si segue a sinistra. Attraversato mediante ponte un corso d’acqua, si trascura a sinistra una traccia in salita e si prosegue per il percorso principale che procede in lieve discesa. Giunti nei pressi di una casa ristrutturata, si prende a sinistra una traccia che, contornando il margine destro di un campo, aggira la proprietà. Si prosegue successivamente nel bosco, iniziando poco più avanti a costeggiare un altro campo situato alla nostra destra. Al termine di quest’ultimo si attraversa un solco abbastanza profondo che ha determinato una piccola interruzione del percorso. Si continua per l’ampia traccia che avanza per un tratto parallelamente al corso d’acqua appena oltrepassato, per poi spostarsi a sinistra. Il tracciato man mano che prosegue diviene sempre più infrascato: noi lo assecondiamo prestando attenzione ad un bivio poco evidente. Qui giunti, si prende a destra una traccia che scende in mezzo a vegetazione rigogliosa, oltrepassando un piccolo ruscello. Poi il percorso piega nettamente a destra, presentandosi molto infrascato ma comunque ben riconoscibile. Virando successivamente a sinistra, l’ampia traccia conduce nei pressi del greto del Baganza. Il percorso prosegue verso SW parallelamente al torrente: noi lo assecondiamo ancora per un tratto, ma quando si ritiene opportuno lo si abbandona scendendo nell’ampio greto. Effettuato il guado, si segue il corso del torrente ammirando uno splendido e incontaminato ambiente fluviale. Nel momento in cui in lontananza, alla nostra destra, si vede un rudere, si abbandona il greto del torrente. Risalita una piccola scarpata, si piega subito a sinistra per traccia in mezzo all’erba alta, raggiungendo in questo modo il suggestivo Mulino di Cassio. Alla destra di quest’ultimo si prende una traccia in salita, oltrepassando inizialmente un tratto alquanto invaso dai rovi. Penetrati nel bosco, si transita a fianco di una costruzione diroccata e di suggestivi muretti a secco che ci fanno intuire la storicità del tracciato che stiamo seguendo. Dopo un tratto infrascato, si piega a sinistra (segnavia giallo-azzurro), salendo per ampia e spettacolare mulattiera delimitata da notevoli muretti a secco formati da pietre ofiolitiche. Effettuate alcune svolte e trascurata a destra una traccia, si iniziano più avanti a costeggiare le radure dove si trova il rudere di Combattino, collocato in splendida posizione. Si continua per la vecchia mulattiera, che presenta un fondo costituito da rocce ofiolitiche, salendo in moderata pendenza. Effettuata una netta svolta a sinistra, si guadagna quota alla base di spettacolari affioramenti ofiolitici, ammirando straordinarie visuali sulla Val Baganza. Raggiunto il sommo del dirupo, il tracciato vira nettamente a destra (si immette da sinistra una carraia erbosa), conducendo ad un bivio in corrispondenza di una radura. Si continua a sinistra per traccia infrascata (meglio contornare il margine destro della menzionata radura), sbucando poco dopo nella SS 62. La si segue a destra in direzione di Cassio, notando i contrassegni della Via Francigena ed ammirando notevoli visuali panoramiche. Giunti in vista di un crinaletto sulla sinistra della carreggiata, si abbandona la statale e si imbocca un sentiero in salita (Via Francigena). Si asseconda inizialmente il filo della menzionata dorsale, per poi procedere nel bosco tra vegetazione rigogliosa. Dopo alcune radure che si costeggiano e un tratto in discesa, ci si immette nuovamente nella SS 62 che si segue alla volta di Cassio. Entrati nel centro di quest’ultimo, si prende a destra l’antica Strada Romea che, attraversando tutta la parte più vecchia e caratteristica del paese, conduce alla chiesa – di fondazione romanica – dell’Assunzione di Maria Vergine. Da qui, salendo a sinistra per Strada Torretta, ci si immette nella statale che si segue a sinistra solo per un breve tratto. Si imbocca infatti a destra la strada per Selva Grossa (indicazione per la Chiastra di San Benedetto), seguendola fin nei pressi di un’azienda agricola. Qui si prende a destra una carraia (avviso del Comune di Cassio della chiusura del Sentiero degli Scalpellini n° 771 relativamente al tratto Cassio-Chiastra di San Benedetto) che dopo la prima salita svolta nettamente a sinistra. Giunti nei pressi di una casa, si prende la mulattiera di destra, inoltrandosi in un bellissimo ambiente boschivo. Al bivio che si presenta poco dopo, si prosegue a sinistra transitando ai piedi della ciclopica parete occidentale del conglomerato, notando le caratteristiche striature (le “unghiate del diavolo”) che caratterizzano questo versante del monolito. Poi il percorso, virando nettamente a destra, conduce in corrispondenza di un’altra emergenza di conglomerato. Dopo aver superato alcune roccette, si lambisce la cresta settentrionale della chiastra, per poi perdere quota costeggiando la parete orientale del monolito. Si piega successivamente a sinistra e al bivio che si presenta subito dopo si prosegue a destra in salita. Effettuata una curva a destra, ci si immette nel percorso n° 771 abbandonato in precedenza per fare il giro della chiastra. Proprio in questo punto, prendendo a destra una traccia si arriva ai piedi dello strapiombante spigolo sud del conglomerato, ammirando una visuale veramente straordinaria. Ritornati sul tracciato di prima, si prosegue per esso alla volta del Monte Cassio, avanzando inizialmente in ripida salita. Una svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: infatti, inizia proprio da questo punto un lungo tratto in cui si procede in direzione N. Dapprima in moderata pendenza, si avanza successivamente in lieve salita e in piano, per poi riprende a salire attraversando un pendio dirupato. Più avanti, mediante curva a destra, si aggira una costa di marne e arenarie, continuando poi in lieve salita all’interno del bosco. Dopo un tratto piuttosto lungo in cui avanza perlopiù in piano, si confluisce in un’ampia traccia che sembra assecondare una dorsale boscosa. Si guadagna quota lungo questa direttrice senza possibilità di errore, ammirando, metro dopo metro, la bellezza dell’ambiente boschivo in cui ci troviamo. Più in alto si attraversano radure arbustive e, ripiombati nel fitto bosco, si sottopassa una linea elettrica,  raggiungendo successivamente un bivio. Si prosegue diritto/destra per ampia traccia che, dopo aver compiuto una curva a sinistra, perde lievemente quota. Effettuate alcune svolte, si esce nelle radure sommitali del Monte Cassio, 1023 m (a sinistra tavolo con panche). Dalla “cima” si attraversano i prati in direzione E, immettendosi in un’ampia traccia che si segue a destra. Dopo un tratto all’interno del bosco, si perde quota per radure con arbusti, fino a confluire in una carrareccia appena prima di un bivio. Si prende il percorso di sinistra che perde quota sempre in modo lieve, compiendo diverse svolte e tornanti. Dopo essere transitati nei pressi di un ex-albergo, si confluisce nella SS 62 che si segue a sinistra per un tratto. Quando alla nostra destra si stacca una carraia, la imbocchiamo: si tratta dello stradello d’accesso ad una casa, con tanto di sbarra e telecamera. Si perde costantemente quota, ammirando notevoli visuali panoramiche ed effettuando diverse svolte e tornanti. In corrispondenza dell’ingresso della proprietà, ci si immette nel tracciato della Via Francigena che si segue a destra. Si procede nel primo tratto in sostenuta salita costeggiando il limite recintato della menzionata proprietà e, al termine di quest’ultima, si prosegue molto più comodamente all’interno della pineta del Monte Cassio. Dopo alcuni solchi che si attraversano, un tratto in salita piuttosto ripida e un ulteriore solco, si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra. Il sentiero perde costantemente quota, conducendo in un’area caratterizzata da alberi caduti a terra. Orientandosi con i segni fluorescenti, si monta sul dorso di una costa che si asseconda per un tratto in ripida salita. Poi, spostandosi a destra, si recupera il sentiero interrotto nella sezione precedente. Dopo una salita, piuttosto ripida nella parte finale, si approda su un particolare crinale formato da arenarie: si tratta dei dirupi di Malacosta (assecondando la dorsale a sinistra, si raggiunge un punto panoramico di prim’ordine, dove è possibile ammirare una delle più suggestive visuali di tutta la Val Baganza). Proseguendo lungo la variante della Francigena, si perde ripidamente quota e giunti poco sopra il fondo di una valletta, a causa dell’interruzione del percorso, ci si deve calare per ripida scarpata nel letto del corso d’acqua formante la valletta in questione. Attraversata quest’ultima e ripreso il sentiero interrotto, si transita a fianco di altri alberi divelti. Immessosi nel percorso principale della Via Francigena, lo si segue a sinistra in discesa, virando più in basso nettamente a destra. Dopo una ben ripida discesa e un tratto in cui si perde quota meno ripidamente, in corrispondenza di una curva a destra si incontra un punto panoramico da cui è possibile ammirare una notevole visuale su fondo della Val Baganza caratterizzato dai particolari conglomerati che visiteremo. Si prosegue in seguito in lieve salita per splendida mulattiera, delimitata da vecchi muretti a secco, costeggiando alcune radure. Confluiti in un’ampia traccia, la si segue a destra in salita e ignorata a sinistra una traccia in discesa si giunge ad una selletta dove a sinistra si trova un’area pic-nic nelle vicinanze di un conglomerato con grotta alla base. Al bivio successivo, occorre prendere a sinistra il Sentiero degli Scalpellini (n° 771) ed iniziare in questo modo a perdere quota lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Baganza. Si scende dapprima ripidamente, poi più comodamente per ampia mulattiera, gustando le peculiarità dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi. Poco prima di raggiungere il greto del torrente, si notano i sostegni della passerella pedonale smantellata nel 2014. Si effettua successivamente il guado alla base della spettacolare Chiastra dei Saraceni, recuperando, nella sponda opposta, un’ampia traccia. Raggiunta poco sopra un’area pic-nic con tabella esplicativa, si prosegue per la carraia, ma nel momento in cui compie una netta curva a destra, la si abbandona per sentiero a sinistra. Si varca subito un suggestivo rio e qualche altro ruscello, per poi salire alla volta di un crinaletto boscoso. Da quest’ultimo, spostandosi a sinistra, si raggiunge, dopo breve discesa, una cengia che corre parallela alla cresta sommitale di un risalto di conglomerato. Con piede fermo e in assoluta assenza di vertigini, possiamo percorre la menzionata cengetta, ammirando un panorama tra i più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Ritornati sul percorso principale, lo si segue dapprima in moderata pendenza, poi in ripida salita (sono presenti gradini e corrimani in legno). Dopo un breve tratto in piano, il sentiero piega a destra e, salendo ripidamente, conduce in una carraia (andando a destra si raggiunge una panchina con pannello esplicativo nei pressi del dorso di un conglomerato appartenete ai Salti del Diavolo). Si segue l’ampia traccia che procede inizialmente in piano, poi, dopo una curva a sinistra, in salita. Dopo qualche svolta, si confluisce in un’altra carraia che seguiamo a sinistra, incontrando, in corrispondenza di un suo tornante destrorso, un punto panoramico. Proseguendo per l’ampia traccia in lieve salita, si raggiungono più in alto le prime case della parte bassa del paese di Chiastre. Confluiti nella provinciale, la si segue a sinistra, ritornando in breve al parcheggio iniziale.  

 

L’ofiolite di Fioritola, il Monte Silara e il Monte Polo dal Poggio di Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto, 844 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Poggio di berceto-ofiolite di Fioritola (50 min.) ; ofiolite di Fioritola-Passo del Silara (45 min.) ; Passo del Silara-Monte Silara-Monte Polo (1 h) ; Monte Polo-Maestà di Graiana (35 min.) ; Maestà di Graiana-Poggio di Berceto (2,10 h)

Difficoltà: EE+/F la miniscalata dell’ofiolite di Fioritola ; EE la traversata del Monte Silara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, denominata Poggio di Berceto

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Nelle sezioni evidenziate colore arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di particolare interesse, soprattutto se effettuato con le digressioni suggerite che conferiscono al percorso un senso del tutto particolare e inedito. Si tratta, nello specifico, di compiere una pseudo-scalata onde conquistare la sommità dell’ofiolite di Fioritola. A tal fine, l’autore della relazione ha seguito una linea “sperimentata” alcuni anni fa e relazionata in questo itinerario: Val Baganza: anello delle ofioliti. La scalata, nonostante che la roccia richieda le dovute cautele, è molto facile e anche divertente. Naturalmente, chi non possiede sufficiente sicurezza e autonomia per affrontare passaggi rocciosi senza l’ausilio di alcuna assicurazione, è invitato ad ignorare tale proposta. D’altronde lo scopo di questo blog consiste nel trasporre in relazioni tecniche esperienze molto personali, il cui interesse, forse, non travalica tale sfera individuale al fine di una sua espansione e “pubblicizzazione”. Pur fermamente convinto che tra individuale e sociale debba sempre permanere una netta linea di separazione, ho voluto in questi anni suggerire percorsi molto insoliti, frutto di personali ricerche a cui è legata una dimensione affettiva incomunicabile. Un altro aspetto che caratterizza questo blog è il “ritornare sui propri passi”, ossia il ripetere e rirelazionare – magari in combinazioni o con digressioni differenti – percorsi già descritti. Sono perfettamente cosciente dello sdegno che itinerari come questo suscitano nei “puristi da falesia”. L’unica cosa che posso dire a costoro, senza attardarmi in elucubrazioni relative all’etica dell'”andare in montagna”, è un semplicissimo ma efficace “chissenefrega”.

Dal Poggio di Berceto si ripercorre la provinciale per Calestano imboccando dopo pochi metri una strada a destra (indicazioni per la passeggiata della pineta e freccia segnaletica del percorso CAI n° 731). Si procede inizialmente in salita attraversando il nucleo di Sighino, per poi iniziare a scendere per sterrata carrozzabile. Si avanza successivamente in piano nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Baganza, ammirando belle visuali. Dopo una netta curva a destra e una discesa, si presenta il bivio per Fioritola. Abbandoniamo, perciò, la carrozzabile, imboccando a sinistra un’ampia carraia che compie quasi subito un tornante sinistrorso. Raggiunto il greto del torrente (interessante ambiente fluviale), occorre effettuare il guado, tenendo presente che dopo forti piogge potrebbe risultare problematico o totalmente precluso. Si continua successivamente per carrareccia (cancello da scavalcare) che sale in modo sostenuto nella sponda destra orografica della valle. Ignorata a sinistra una prima traccia, si continua a salire ripidamente e, sottopassato l’inestetico elettrodotto della Val Baganza, si trascura a destra una carraia inerbita. Procedendo per il lineare percorso, si ignorano a destra altre tracce, trascurando a sinistra, al vertice della sezione più ripida, un’ulteriore carraia. Si avanza, poi, molto più comodamente e, tralasciata a sinistra l’ennesima traccia, si perde quota per un breve tratto. Ci si avvicina in questo modo all’ofiolite di Fioritola, che presenta un versante occidentale dirupato e con ripide pareti, mentre è facilmente accessibile per tracce ai lati. L’autore della relazione ha conquistato la cima effettuando una mini-scalata per rocce facili che richiedono le dovute cautele, non risultando tuttavia così friabili come si potrebbe pensare a prima vista. Si prosegue, quindi, per l’ampia traccia costeggiando la base della sezione più ripida della parete occidentale dell’ofiolite. Quando il versante diviene più abbordabile, più o meno in corrispondenza del suo margine destro, si abbandona la carraia risalendo inizialmente una piccola ma franosa scarpata. Si avanza per qualche metro in obliquo a destra, per poi piegare nettamente a sinistra e salire, sempre in obliquo, puntando all’appicco terminale a al palo dell’alta tensione che contraddistingue la sommità dell’ofiolite. Superate alcune roccette e una rampa erbosa, si arriva alla base di un canalino che si risale direttamente (I°). Quando quest’ultimo si trasforma in rampa erbosa, si scala a sinistra una costola rocciosa (I°+), oltre la quale si traversa a sinistra per pochi metri. Si segue verso destra una rampa friabile, per poi scalare, nel punto più debole, una paretina con divertente arrampicata su roccia sostanzialmente buona (forse II°). Arrivati su un terrazzino sotto l’appicco terminale, lo si aggira verso destra fin sotto la verticale dello spigolo che costituisce la terminazione destra della cintura rocciosa. Lo si scala superando subito, con un bel passaggio (II°-), un brevissimo muretto verticale, per poi continuare facilmente avendo alla nostra destra un canalino. Guadagnata la sommità dell’ofiolite, purtroppo deturpata dal menzionato palo dell’alta tensione, spostandosi a destra ci si immette in una traccia inerbita con la quale si inizia a perdere quota in direzione NE. Ad un certo punto, occorre prendere a destra un’ampia traccia, intersecando più in basso un altro percorso. Seguendo a destra quest’ultimo, si rimette piede nella carrareccia abbandonata in precedenza al fine di conquistare la cima dell’ofiolite. Si segue questo tracciato a sinistra in lieve salita, costeggiando inizialmente i prati della proprietà di Fioritola. Successivamente si taglia il metanodotto (gabbiotto con impianto) e si continua a progredire ancora per un tratto verso SE. Cambiata, mediante tornante sinistrorso, direzione (N/NE), si continua a guadagnare comodamente quota tagliando nuovamente la pista del metanodotto e sottopassando alcune linee elettriche. Dopo una svolta a destra, una salita e un paio di tornanti, si sbuca nella SP 74 per il Passo del Silara. La si segue a destra solo per poco abbandonandola appena prima della pista del metanodotto. Guardando a sinistra si dovrebbe individuare una traccia, il cui imbocco non è evidente, ma in seguito il percorso diviene più marcato anche se invaso da vegetazione e arbusti. Si procede in lieve salita all’interno di una bella faggeta, piegando successivamente a destra. Messo piede nella pista del metanodotto, la si segue a sinistra inserendosi nella strada asfaltata abbandonata in precedenza. Seguendo quest’ultima, si arriva in meno di dieci minuti al Passo del Silara, 1200 m. Proprio in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (percorso CAI n° 741) e di una curiosa costruzione che l’affianca, si prende, sempre a sinistra, un sentiero che sale costeggiando inizialmente un masso di serpentinite. Poi, sottopassato l’elettrodotto, si avanza tra radure arbustive, incontrando e sottopassando un’ulteriore linea elettrica. Attraversata una carraia, si procede per labili tracce in direzione delle rocce ofiolitiche del Monte Silara. Si guadagna quota piuttosto ripidamente, e ad un certo punto si piega a destra onde portarsi sotto la sezione rocciosa che presenta una maggiore continuità (ambiente spettacolare!). Si possono scalare direttamente queste rocce (possibili passaggi di I°/II°-), prestando attenzione alla loro friabilità, oppure aggirarle. Ammirando bizzarre conformazioni rocciose, si guadagna infine la magnifica cima dell’ofiolite, caratterizzata da una piccola croce e da un vasto panorama sulla Val Parma. Dalla vetta si scende ripidamente per il versante opposto, aggirando a destra dei verticali spuntoni e gustando la bellezza di un ambiente vergine di grande preziosità. Scendendo successivamente verso sinistra, si entra in una fascia boscosa, oltre la quale si raggiunge un ripiano dove passa la pista del metanodotto. Da qui, puntando ad un paletto con segnavia del CAI, ci si sposta a sinistra, trascurando una traccia che si stacca in questa direzione e che procede in piano. Si sale per sentiero avendo a destra il tracciato del metanodotto, per poi virare a destra e attraversarlo. Si prosegue costeggiandolo per un tratto, continuando poi all’interno della faggeta per ottimo sentiero che procede in lieve/moderata pendenza effettuando alcune svolte. Dopo aver contornato il margine superiore di panoramiche radure arbustive, al bivio che si presenta si prende il percorso di sinistra. Si sale piuttosto ripidamente fino ad approdare sul crinale divisorio purtroppo sfregiato dallo sciagurato metanodotto. Si piega a destra e si percorre la stupenda dorsale ammirando visuali assolutamente grandiose. Dopo aver costeggiato macchie di bosco, si approda sulla poco accennata cima del Monte Polo, 1419 m, riconoscibile da una targhetta apposta sul tronco di un bell’esemplare di faggio. Dalla sommità si continua assecondando il crinale spartiacque, notando poco più avanti una freccia segnaletica con scritto “Croce -cippo serg. magg. pilota Silvio Belfanti”. Volendo fare questa digressione, ci si inoltra nel bosco perdendo quota orientandosi con segnavia rossi. Dopo una svolta a destra, si continua a scendere ancora per un tratto, sbucando infine in una radura arbustiva (splendide fioriture di orchidee nella stagione primaverile). Più in basso, sulla destra, in corrispondenza del limite del bosco, è posta la croce a ricordo di Silvio Bonfanti. Rientrati nel percorso principale, si prosegue in direzione della sommità del Monte Barcone, assecondando giocoforza il tracciato del metanodotto. Nel momento in cui inizia la salita, si prende a destra un sentiero (segnavia) che procede all’interno del bosco parallelamente al metanodotto. Dopo aver tagliato in obliquo ascendente un panoramico pendio di arenarie, si rimette piede nella pista del metanodotto, poco sotto la sommità del Monte Barcone. Si perde quota lungo il crinale divisorio, ma ad un certo punto si abbandona il tracciato del metanodotto scendendo parallelamente e a sinistra di quest’ultimo. Lambita nuovamente l’inestetica pista, si rientra presto nella faggeta, perdendo quota per traccia che presenta interessanti stratificazioni arenacee. Dopo aver costeggiato per un brevissimo tratto il metanodotto, si penetra nuovamente nel bosco e dopo una discesa, spostandosi a sinistra, si sbuca in un’ampia radura arbustiva. La si attraversa verso sinistra per traccia inizialmente poco evidente, fino ad immettersi in una carraia che, seguita a sinistra, conduce a Case Pra Berto. Ma noi l’assecondiamo a destra raggiungendo in breve l’edicola votiva con bassorilievo in marmo della Maestà di Graiana, 1298 m, situata sotto l’omonimo ammasso ofiolitico. Da questo importante e storico punto di comunicazione tra la Val Baganza e la Val Parma, si riprende la carraia di prima e la si segue in lieve discesa senza incontrare bivi. Il tracciato purtroppo è percorso da fuoristrada, di conseguenza è alquanto martoriato da profondi solchi e ampie pozzanghere, presentandosi, eccetto che nei periodi più secchi, alquanto infangato. Dopo una discesa più accentuata e una curva a destra, si esce temporaneamente dal bosco, attraversando una radura con arbusti. Rientrati nel bosco si continua per l’ampia mulattiera/carraia che presenta altre sezioni alquanto infangate, notando, più avanti, una traccia che si innesta nella nostra da sinistra. Il percorso, che nel tratto successivo viene affiancato da una recinzione, continua a progredire in lieve discesa e non presenta bivi che possono trarre in errore. Dopo una svolta a sinistra si iniziano a costeggiare dall’alto, all’interno del bosco, delle radure. In seguito, si attraversa il margine inferiore di un’area disboscata e, rientrati nel bosco, si continua per il percorso principale, sempre affiancato dal filo spinato di prima, nonché da vecchi muretti a secco che fanno intuire la sua storicità. Raggiunto il primo bivio degno di nota (sarebbe più corretto parlare di un trivio), posto in corrispondenza di una Maestà, si continua a destra in discesa, compiendo subito una svolta a sinistra e trascurando a destra una traccia con carcassa d’auto e cancello. Proseguendo per il percorso principale, si guada dapprima il Rio del Coduro, poi, dopo una svolta a sinistra, il Rio di Costalunga. Più avanti si costeggiano delle ampie radure, prima dall’alto all’interno del bosco, poi, per un breve tratto, direttamente. Giunti ad un bivio, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra in discesa, perdendo quota abbastanza ripidamente ed effettuando alcune svolte. Dopo un tratto cementato, si raggiunge un cancello che si oltrepassa scomodamente, sbucando più avanti in una stradina asfaltata. Seguendo a sinistra quest’ultima, si raggiunge e attraversa il nucleo di Case Pra Berto, 858 m. Immessosi nella SP 74, la si segue a destra in direzione di Berceto, confluendo in seguito nella SP 15. Dopo l’attraversamento del ponte sul Torrente Baganza, di fronte ad una casa, si nota un viottolo cementato che si stacca a sinistra. Lo si imbocca e giunti in prossimità di una radura si prende a destra un’altra traccia. Quest’ultima, procedendo in salita, effettua poi una curva a sinistra, conducendo in una radura attraversata da una linea elettrica. Si risalgono i prati per traccia appena accennata, sbucando infine nella strada di Sighino. Seguendo a ritroso lo stesso tragitto dell’andata, si ritorna in breve al Poggio di Berceto.

Il Monte Montagnana dal Passo di Fragno

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Punto di partenza/arrivo: Passo di Fragno 849 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 3,45/4 h

Tempi parziali: Passo di Fragno-Casa Canone (40 min.) ; Casa Canone-Monte Montagnana (1,10 h) ; Monte Montagnana-Signatico (1,05 h) ; Signatico-Passo di Fragno (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2020

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano. Da quest’ultima località si imbocca la SP 61 che risale la Val Moneglia, passando per le frazioni di Jano, Ciano e Fragnolo. Si parcheggia l’auto al Passo di Fragno, valico collocato lungo la linea spartiacque Baganza/Parma

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Nel tratto evidenziato colore arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Panoramico percorso che si svolge su carraie molto evidenti ma spesso infangate in quanto molto battute dai mezzi motorizzati. Per questo motivo si consiglia di effettuare questa escursione solo con terreno asciutto e non dopo recenti piogge.

Dal Passo di Fragno (o Passo di Monte Fragno) si segue verso SW una stradina asfaltata che asseconda la panoramica dorsale spartiacque. Dopo aver scavalcato un poggetto, nel momento in cui la stradina curva a sinistra, si continua diritto per carraia. Quest’ultima perde quota, all’inizio piuttosto ripidamente, presentando degli interessanti affioramenti del Flysch del Monte Sporno. Si avanza successivamente a saliscendi, costeggiando belle radure che nella stagione primaverile presentano splendide fioriture. Giunti in corrispondenza delle conifere del Monte Vitello, si stacca a destra una carrareccia, chiusa da una sbarra, che si trascura (teoricamente dovremmo trovarci nel percorso CAI n° 741 che interessa tutta la dorsale Parma/Baganza). Procedendo in lieve salita all’interno del rimboschimento a conifere, si nota a destra – e si ignora – un percorso delimitato da un cancello. Si continua per il tracciato principale che in questa sezione costeggia il limite dell’area di addestramento cani che interessa buona parte del versante Parma del Monte Vitello. Più avanti si incomincia a guadagnare quota con decisione, prima tra bucoliche radure, poi, piegando a sinistra, affrontando un ripido strappo. Poco dopo, mediante tornante destrorso, si aggira una panoramica costa, riprendendo successivamente a salire in modo sostenuto. Al bivio che si presenta più in alto, occorre svoltare nettamente a sinistra, trascurando la carraia che sale diritto/destra (segnaletica CAI assente – indicazione del “Tartufo Trail Running”). Si continua, poi, con andamento in piano/lieve discesa, gustando notevoli visuali panoramiche, ignorando tracce che si inseriscono nella nostra ed altre che si staccano in salita. Dopo aver compiuto una svolta a destra ed aver costeggiato la proprietà di Casa Canone, ci si immette nella stradina asfaltata per Canesano che si segue a sinistra in direzione di Signatico. Trascurata a destra una prima carraia che scende, appena oltre il cartello che indica il termine del comune di Calestano si imbocca, sempre a destra, un’altra carraia (segnavia sbiadito). Al bivio che si presenta quasi subito, si continua a destra per ampia traccia che effettua un’ampia svolta a sinistra, presentandosi alquanto fangosa. Più in alto, ricongiuntisi con l’altro percorso, si avanza tra belle radure assecondando il filo della dorsale spartiacque (una sezione infangata può essere opportunamente aggirata a sinistra). Dopo una salita per carraia terrosa, si raggiunge un importante crocevia di crinale da cui si prosegue diritto. Si guadagna quota in modo piuttosto sostenuto e, dopo un tratto più dolce e una netta curva a destra, si affronta una ripida e faticosa salita. Al termine di quest’ultima, al bivio che si presenta, si prosegue a sinistra, compiendio un paio di ripidi tornanti e una svolta. In seguito il tracciato risulta meno erto ma alquanto infangato per il continuo passaggio di moto e fuoristrada. Giunti ad un bivio, si può prendere il percorso di destra (indicazione del “Tartufo Trail Running”) che scende all’interno del bosco, oppure quello di sinistra che perde quota per pendio erboso (i due tracciati si ricongiungono poco più in basso). Approdati in una sella di crinale a quota 1080 m, si trascurano a sinistra un paio di tracce che scendono verso Signatico e a destra un’altra che si dirige verso Canesano. Continuando a progredire per il percorso principale, si incontra più avanti una traccia dissestata che si stacca a destra: l’imbocchiamo, tagliando in questo modo un tornante destrorso della carraia. Immessosi nuovamente in essa proprio in corrispondenza di un suo tornante sinistroroso, la si segue fino ad incontrare un nuovo bivio. Qui si prende a destra (segnavia) la vecchia mulattiera che procede in lieve salita nell’ambito di belle radure arbustive. Rimesso piede nella carraia di prima, la si asseconda a destra transitando poco dopo a fianco della casa ristrutturata chiamata Il Corno (una stele affissa sulla facciata ricorda la Brigata Griffith). Si procede poi tra interessati esemplari di faggio e conifere di reimpianto, fino a penetrare totalmente nel rimboschimento che caratterizza quest’area del Monte Montagnana. Al bivio che si presenta, trascurata la carrozzabile della Val Cornizzola, si prende a sinistra una carraia che sale dolcemente affiancata da faggi e conifere. Sbucati nel margine destro di una radura, si ignora temporaneamente una traccia a sinistra e si prosegue diritto rientrando nel bosco di faggi. Se ne esce poco dopo procedendo a fianco di splendide radure con notevoli esemplari di faggio, fino al punto in cui il tracciato piega nettamente a sinistra. Andando diritto, si attraversa inizialmente una staccionata con cancello, iniziando successivamente a risalire, tenendosi nei pressi del limite del bosco, splendidi pendii prativi. In breve si raggiunge la sommità del Monte Montagnana, 1315 m, caratterizzata da un oratorio edificato dagli Alpini. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi fino alla radura con ampia traccia che si stacca a destra (sinistra nel senso di salita). L’imbocchiamo rientrando presto nel bosco, prendendo, al bivio che si presenta quasi subito, il percorso di destra. Quest’ultimo, effettuata una svolta a sinistra, perde quota in direzione SE per poi piegare a destra. Si inizia in questo modo a discendere il crinale della panoramica Costa dei Morti, puntando ad un evidente poggetto boscoso. Giunti nei pressi di quest’ultimo, il tracciato piega nettamente a destra scendendo ripidamente, effettuando poi una netta svolta a destra. Dopo un tornante sinistrorso e una discesa, ci si inserisce in un’ampia traccia che si segue a sinistra. Poco più avanti si contorna il margine inferiore di un’area disboscata, per poi piegare a sinistra ed iniziare a costeggiare dall’alto delle ampie radure. Appena prima di una presa dell’acquedotto, si stacca a destra una traccia: l’imbocchiamo, entrando in questo modo nello splendido altipiano prativo di Madrale, caratterizzato da un rudere e casetta con antenna situati alla nostra destra. Verso sinistra, assecondando una traccia nell’erba, ci si ricongiunge con il percorso abbandonato in precedenza. Quest’ultimo piega subito a sinistra (tracce ai lati sono da trascurare) ed avanza comodamente in piano/lieve discesa. Poi il tracciato scende con maggiore decisione attraversando un panoramico pendio caratterizzato da marne e arenarie. Segue l’attraversamento di un’area di bassa ma fitta vegetazione con arbusti che hanno colonizzato delle radure. Dopo una ridida discesa, si guada un suggestivo rio con cascatella, per poi procedere per un breve tratto lungo la sua sponda sinistra orografica. Il percorso svolta successivamente a sinistra aggirando un’interessante costa caratterizzata da affiorameti di rocce scure. Dopo un’altra costa di marne e arenarie, la carraia compie, in ripida discesa, una curva a destra, avanzando successivamente in piano (si trascura a sinistra una traccia inerbita). Si continua a perdere quota prima all’interno del bosco poi tra vegetazione più bassa e rada, ignorando due carraie che si staccano a sinistra, di cui la seconda conduce ad un gabbiotto dell’acquedotto. Trascurato anche un altro percorso a destra, si prosegue per il tracciato principale varcando più avanti un piccolo ruscello. Dopo una breve contropendenza, si avanza tra bellissimi prati, ignorando a destra una carraia che scende verso Mulino di Signatico. Si continua diritto ammirando notevoli visuali panoramiche, trascurando una traccia che si stacca a sinistra. Piegando successivamente a sinistra, si costeggia un dirupo con piccola frana, avvicinandosi sempre di più alle case di Signatico. Dopo una svolta a destra, ci si inserisce in una stradina asfaltata nei pressi di un capannone agricolo. Seguendo l’asfalto a sinistra (si trascura a destra la strada d’accesso al paese), si prosegue in direzione di Canesano. Usciti definitivamente da Signatico816 m, si continua per panoramica stradina che avanza costantemente in lieve salita a fianco di panoramici campi e radure con qualche fienile. In venti minuti di cammino da Signatico, si ritorna al punto in cui, all’andata, abbiamo imboccato, più o meno in corrispondenza del limite del comune Calestano, la carraia per il Montagnana. Seguendo a ritroso lo stesso tragitto, si rientra al Passo di Fragno.

 

 

I Groppi Rossi e le due cime del Borgognone dal Passo del Silara

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Silara 1197 m

Dislivello: 400 m ca.

Durata complessiva: 3,45 h

Tempi parziali: Passo del Silara-Groppi Rossi (45 min.) ; Groppi Rossi-sentiero n° 741-Monte Borgognone (1,15 h) ; Monte Borgognone-anticima est-località San Giovanni (30 min.) ; località San Giovanni-Passo del Silara (1,10 h)

Difficoltà: EE la cresta dei Groppi Rossi ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2020

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano-Fugazzolo-Passo del Silara

mapwww.openstreetmap.org

Nel tratto evidenziato color arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Proposta molto interessante in luoghi di grande pregio ambientale e panoramico. Il percorso implica una prima parte, quella relativa al raggiungimento della cresta dei Groppi Rossi, che avviene per carraia e sentiero ufficialmente non segnati, anche se sono presenti sbiaditi segnavia del CAI. Inoltre, al fine di guadagnare la sommità della dorsale ofiolitica, suggerisco un breve e facile tratto d’arrampicata che conferisce un senso del tutto particolare all’escursione nel suo complesso. Anche il raggiungimento della dorsale Baganza/Parma, percorsa dal sentiero n° 741, avviene per tracce non segnate ma facilmente, eccetto pochi punti, riconoscibili. Infine, di grande interesse sono le due cime del Monte Borgognone, totalmente differenti l’una dall’altra. La vetta principale risulta dolce ed erbosa, mentre l’anticima orientale si presenta come un’affilata cresta precipitante in versante Parma con caratteristici dirupi.

Dal Passo del Silara si segue per poco la strada verso Marra, imboccando nel lato opposto della carreggiata una carraia (percorso CAI n° 741). Il tracciato avanza in piano/lieve salita tenendosi nel versante Parma, lambendo il crinale spartiacque culminante nell’altura denominata Monte Castagnole. Dopo una salita e una netta curva a destra, si incontra un bivio da cui il sentiero segnato (indicazioni) piega nettamente a sinistra. Noi, invece, proseguiamo diritto per ampia traccia che perde quota, oltrepassando mediante sentiero una sezione franata. Dopo un saliscendi e due ruscelli con opere di incanalamento dell’acqua, si approda in un ripiano boscoso dove si nota a destra una traccia inerbita che scende. Noi dobbiamo proseguire a sinistra assecondando inizialmente una carraia, abbandonandola poco dopo per sentiero a sinistra. Si tratta di un vecchio percorso, contrassegnato da sbiaditi segnavia bianco-rossi, che ci guiderà alla cresta dei Groppi Rossi, prima meta del nostro itinerario. Avanzando per labile traccia si raggiunge un ripiano boscoso, notando alla nostra destra un solco formato da un ruscello. Si piega quindi in questa direzione oltrepassando il menzionato corso d’acqua, cui fa seguito appena dopo un altro più piccolo solco (una diramazione di quello di prima). Per sentiero più evidente si vira subito a sinistra guadagnando quota parallelamente ad un altro ruscello situato alla nostra destra. Il tracciato, poi, si sposta un po’ più a sinistra rispetto il corso d’acqua, fino a piegare nettamente a destra e varcare il ruscello. Si oltrepassa appena dopo un secondo e più piccolo corso d’acqua (segnavia sbiadito a destra), avanzando successivamente per traccia più ampia. Approdati in una specie di ripiano boscoso, il percorso tende a perdersi, o meglio si divide in diverse diramazioni. Noi dovremmo procedere lungo la traccia più a destra che dopo una salita esce dal bosco a poca distanza dalla dorsale ofiolitica del Groppi Rossi. Tuttavia, se si dovesse sbagliare percorso, una volta usciti dalla vegetazione è sufficiente spostasi verso l’evidente selletta che costituisce l’inizio vero e proprio della menzionata cresta. Si inizia quindi a percorrere la dorsale puntando alla sezione più rocciosa caratterizzata da uno spigolo a forma di becco. Seguendo una traccia, si avanza comodamente ammirando visuali straordinarie in uno dei più integri e preziosi ambienti montani di tutto l’Appennino emiliano (stupende fioriture nella stagione primaverile!). Giunti in corrispondenza della parte più rocciosa della cresta, nel momento in cui il sentiero si sposta a destra, continuiamo ad assecondare il filo della dorsale prestando attenzione alla friabilità della roccia. Dopo alcune roccette, si arriva alla base del già menzionato spigolino che si scala direttamente con un facile, interessante ed areo passo d’arrampicata (I°/I°+). Si prosegue poi per cresta, oltrepassando un suggestivo intaglio, fino a raggiunge e scavalcare una prima quota. Sempre assecondando la stupenda dorsale, si guadagna infine la cima centrale dei Groppi Rossi, 1280 m, molto poco caratterizzata, ma riconoscibile per il fatto che da questo punto la cresta inizia a degradare. Dalla sommità, seguendo la traccia d’accesso, che aggira la parte più rocciosa della cresta, si ritorna alla selletta iniziale. Si prosegue verso sud-est assecondando un sentiero che, avanzando parallelamente ad un crinale erboso (la continuazione della dorsale dei Groppi Rossi), costeggia il limite della vegetazione. Dopo una breve fascia boscosa in cui il percorso si sdoppia (tenere il ramo di destra), si attraversa una prima radura con arbusti per traccia poco evidente. Fa seguito, appena dopo, una seconda e più ampia radura che si attraversa interamente da un capo all’altro. Poi si procede a mezza costa al di sopra di prati frequentati da cavalli selvatici. Raggiunta una sella, si trascura a sinistra un’ampia traccia e si prosegue diritto per sentiero che avanza inizialmente in obliquo a destra. Si deve poi risalire, sempre in obliquo ascendente, un pendio prativo, facendo attenzione a non tenersi troppo in alto. Recuperata una traccia più evidente, si prosegue attraversando fasce boscose, sbucando infine alla base di un pendio prativo. Qui occorre piegare nettamente a sinistra e dopo aver risalito il suddetto pendio, immettersi nel percorso n° 741 che asseconda il crinale Baganza/Parma. Lo si segue verso sud procedendo inizialmente in lieve discesa, costeggiando poco dopo alcune conifere di reimpianto. Attraversata mediante scaletta una recinzione, il percorso conduce al sommo di un pendio prativo che si contorna, recuperando successivamente il filo dell’ampio crinale. Si prosegue all’interno della faggeta con andamento perlopiù pianeggiante, ammirando, grazie ad alcune aperture, stupende visuali sulla Val Parma. Più avanti si attraversa una radura, o meglio un tratto di crinale erboso, e dopo una salita piuttosto ripida all’interno del bosco, si sfiora la sommità di un’altura (potrebbe trattarsi della cima del Groppo Albero). Si continua successivamente in piano/lieve discesa costeggiando il sommo di stupendi declivi prativi recintati che offrono ampie visuali sul crinale Baganza/Magra. Dopo aver attraversato delle piccole radure, si perde quota fino ad immettersi in una carraia. La si segue a destra (fontana a sinistra) in discesa e dopo una svolta a sinistra si raggiunge la località San Giovanni, dove ci si congiunge con il percorso n° 731 proveniente da Pian della Capanna. Continuando a scendere per la carraia, si raggiunge un incrocio da cui, attraversata un’ampia traccia proveniente dalla strada per il Passo del Cirone, si prosegue diritto (indicazione) per sentiero. Si avanza inizialmente in lieve salita per radura con arbusti, e dopo una fascia boscosa si attraversa, procedendo in lieve discesa, una seconda radura che offre belle visuali panoramiche. Rientrati nella faggeta, si prosegue per il marcato sentiero che, avanzando perlopiù in lieve salita ed effettuando alcune svolte, conduce ad un bivio (indicazioni) a poca distanza dal crinale divisorio. Andiamo a destra guadagnando quota per traccia sassosa, fino a mettere piede nella selletta che divide l’anticima est del Borgognone (alla nostra sinistra) dalla cima principale (alla nostra destra). Ci dirigiamo alla volta di quest’ultima, salendo per traccia che asseconda il filo dell’erbosa dorsale spartiacque, oltrepassando una breve fascia boscosa. Dopo un’ultima salita per pendio erboso, si guadagna la sommità del Borgognone, 1400 m, caratterizzata da un cippo confinario e da una recinzione a filo spinato. Dopo una meritata sosta, si ritorna alla selletta di prima da cui ci si dirige verso la caratteristica anticima orientale della montagna (appena dopo la selletta, alla nostra sinistra, si nota un altro interessante cippo del 1828). Avanzando inizialmente all’interno di un fitto boschetto e poi per crinale, ci si avvicina al risalto dirupato che precede la cresta sommitale. Con un esposto passaggio si guadagna quest’ultima che si presenta inizialmente alquanto sottile. Si prosegue lungo il magnifico e orizzontale crinale, ammirando visuali grandiose e buttando l’occhio, senza sporgersi troppo, sui dirupi che precipitano in versante Parma. Dopo un tratto di ripida discesa e un altro in cui si perde quota senza traccia per pendio erboso, ci si immette nel percorso n° 00 nei pressi della sua confluenza in una carraia e di un’antenna. Ci troviamo non molto distanti dal Passo del Cirone, ma noi seguiamo il sentiero a sinistra avanzando nella prima parte in salita parallelamente alla cresta discesa poco prima. Dopo un tratto all’interno del bosco, si procede alla base dei suggestivi e friabili dirupi dell’anticima est del Borgognone. Rientrati nella faggeta, si ritorna in breve al bivio incontrato in precedenza, esattamente nel punto in cui il percorso n° 00 sale verso la selletta tra anticima e cima del Borgognone. Seguendo in senso inverso il tragitto effettuato all’andata, si ritorna al punto in cui ci siamo immessi, dopo aver percorso la cresta dei Groppi Rossi, nel sentiero n° 741, e continuiamo per esso. Rientrati nella faggeta, si avanza perlopiù in piano/lieve discesa, uscendo in seguito in una bella e panoramica radura dove il sentiero si sdoppia, mentre a sinistra si stacca un’ampia traccia che si ignora. Poi il tracciato perde quota contornando il margine superiore di un’area di bosco divelto per vento o dissesti. Dopo una discesa piuttosto ripida in cui la rada vegetazione permette di ammirare belle visuali panoramiche e un tratto nel quale si costeggia un’area pressoché disboscata, si raggiunge un bivio in corrispondenza di un’edicola votiva con Madonna in marmo. Tralasciato il percorso che scende verso Marra, andiamo a sinistra avanzando in piano/falsopiano nell’ambito di un’area di bosco rado (la stessa che poco prima abbiamo costeggiato). Si prosegue, poi, all’interno della faggeta, andando a sinistra ad un bivio (segnavia) ed effettuando poco dopo una netta svolta a sinistra. Si avanza per un tratto in salita piegando successivamente a destra, attraversando, oltre la svolta, un solco e una radura. Rientrati nella faggeta, si procede perlopiù in piano compiendo qualche svolta, fino a ricongiungersi, in corrispondenza del bivio situato nei pressi del Monte Castagnole, nella carraia seguita all’andata. Da qui, in dieci minuti scarsi di cammino, si fa rientro al Passo del Silara.

 

 

La Val Moneglia e i suoi borghi

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Calestano-Alpicella (30 min.) ; Alpicella-Marvana-crinale Baganza/Parma (1,30 h) ; crinale Baganza/Parma-Monte Castellaro-Fragnolo (1 h) ; Fragnolo-Fragno-Jano (1,15 h) ; Jano-Calestano (40 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org Nella sezione evidenziata colore arancio il tracciato è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Bellissimo percorso alla scoperta dei suggestivi borghi della Val Moneglia e delle poco conosciute “grotte di Calestano”.

N.B.: l’escursione è stata effettuata il giorno 23/02/2020, prima dell’emanazione delle misure restrittive inerenti al contenimento dell’epidemia da Covid-19

Abbandonata l’auto in un parcheggio in Via del Bocco, la si percorre per un breve tratto abbandonandola appena dopo la sede degli alpini. Si imbocca a sinistra (indicazioni) una carraia selciata che piega subito a destra spegnendosi in Via Tralacosta. Si segue quest’ultima a sinistra transitando a fianco delle ultime case del paese, svoltando poi a destra per carraia. Appena dopo, però, accorre prendere a sinistra un sentiero che sale inizialmente nei pressi di una bella casa isolata. Si continua lungo questo percorso che guadagna quota avendo come direttrice una costa boscosa. Ai diversi bivi che si incontrano, si tiene sempre il tracciato più ampio, effettuando alcune ripide svolte (a terra si notano diversi affioramenti del flysch). Raggiunto il crinale della menzionata costa, lo si asseconda sottopassando innanzitutto l’inestetico elettrodotto della Val Baganza. Si prosegue per il bellissimo sentiero che in più punti si sdoppia (si tratta di tracce utilizzate dalle MTB), notando alla nostra destra un nucleo agricolo con fienili. Più avanti si incomincia a scorgere, sempre a destra, il borgo di Alpicella, prima meta del nostro itinerario. Nel momento in cui il percorso di crinale si inserisce in un’ampia traccia, si incontra un bivio dal quale (cartello) si prende a destra un sentiero. Sbucati in panoramici prati, si raggiunge subito dopo il nucleo di Alpicella630 m, che si attraversa per stradina asfaltata dirigendosi verso la caratteristica chiesa/oratorio di cui è rimasto in piedi solo la facciata e parte delle mura laterali. Da qui si può continuare per carraia che tuttavia si deve abbandonare presto virando a sinistra in direzione del crinale abbandonato in precedenza. Avanzando liberamente per prati e seguendo successivamente un tratturo, si rimonta sul dorso della costa proprio in corrispondenza di un evidente bivio. Noi andiamo a sinistra (cartelli del “Tartufo Trail Running”), perdendo quota per ampia traccia nella sponda sinistra orografica della boscosa valletta formata dal Rio Moneglia. Trascurato ad un bivio un percorso che scende a sinistra in discesa (e con esso le indicazioni del “Tartufo Trail Running”), si prosegue diritto per ampia mulattiera che avanza in lieve salita e a saliscendi. Al bivio che si incontra nei pressi di una radura, si attraversa quest’ultima anziché proseguire a sinistra per carraia alquanto infangata. Ricongiuntisi con il percorso di prima e attraversato un corso d’acqua (il Rio Moneglia o un suo ramo), si prosegue in salita parallelamente a quest’ultimo. Al primo bivio che si incontra, si trascura a sinistra una carraia che conduce al nucleo di Prato (da cui transiteremo al ritorno), proseguendo diritto per il percorso principale caratterizzato dalla presenza di una linea elettrica. Al secondo bivio (indicazioni del “Tartufo Trail Running”) andiamo invece a sinistra avanzando per ampia traccia che inizialmente costeggia alcune conifere di reimpianto. Raggiunto il fondo di una valletta, si trascura un percorso che sale a destra e si svolta a sinistra varcando un corso d’acqua. Si prosegue per comoda carraia giungendo più avanti nei pressi del suggestivo nucleo di Marvana. Dopo un’eventuale visita, si continua per stradello asfaltato che sale verso NE, transitando a fianco delle case del piccolo nucleo di Costola. Messo piede nella SP 61, la si segue a sinistra verso Fragnolo, ma poco dopo la si abbandona imboccando a destra (indicazioni) una carraia. Si sale per quest’ultima (percorso CAI n° 772 b) in ripida salita e al bivio che si incontra poco più in alto, in corrispondenza di un’area pressoché disboscata, si prende il tracciato di destra. Si sale per carraia in ripida e sostenuta salita, attraversando un’altra carrareccia. Si prosegue poi per ampio sentiero/mulattiera – il cui fondo è caratterizzato da affioramenti del flysch – penetrando progressivamente all’interno del rimboschimento a conifere che ammanta in questa sezione della dorsale spartiacque Baganza/Parma. Seguendo faticosamente l’ampia traccia, si approda infine nella sella che divide il Monte Pozzo a sud dal Monte Corno a nord. Ci si dirige verso quest’ultimo prendendo a sinistra un sentiero in salita che procede all’interno di una bella pineta, forse la meglio conservata di tutto l’Appennino parmense. Il tracciato avanza successivamente in piano aggirando in versante Baganza la boscosa sommità del Monte Corno, per poi virare a sinistra. Usciti dal rimboschimento a conifere, si inizia a perdere quota per ampia traccia che senza possibilità di errore conduce ad un bivio (poco prima di quest’ultimo, si ammirano sulla destra notevoli affioramenti del flysch del Monte Sporno). Si prosegue diritto lungo la carraia principale che asseconda costantemente il dorso di una costa, ammirando in alcuni tratti belle visuali panoramiche. Più avanti si entra in un rimboschimento a conifere oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro. Raggiunto un bivio in località Cusano, si piega nettamente a sinistra perdendo quota per carraia (percorso CAI n° 772a) affiancata da splendidi prati e radure che stimolano una sosta ristoratrice. Più in basso il percorso diviene asfaltato e scende piuttosto ripido sempre affiancato da radure. Dopo una svolta a sinistra, si passa a fianco delle case della parte alta del paese di Fragnolo, fino a raggiungerne il centro, 702 m, immettendosi nella provinciale proprio in corrispondenza del rinomato ristorante Mariella. Si segue la strada a destra solo per poco, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 772) che perde quota per panoramici campi. Raggiunte le case del nucleo di Prato, si prosegue a destra avanzando per stradello asfaltato che attraversa una valletta. Dopo qualche minuto si giunge in corrispondenza della magnifica chiesa di Fragno660 m, dedicata a S. Pietro Apostolo e di edificazione romanica. Dalla cinta muraria che circonda l’edificio, si prende a sinistra una carraia che transita a fianco di un piccolo cimitero, conducendo ad alcune case in sasso ottimamente ristrutturate. Qui si piega a destra in discesa, inserendosi in un’ampia traccia che si segue a destra. Si tratta di un percorso non segnato e piuttosto invaso dalla vegetazione, ma comunque ben evidente. Poco più avanti si transita nei pressi del nucleo di Chiesavecchia e si continua per traccia erbosa. Si deve poi perdere quota per campi in direzione del fondo di un avvallamento (in questo tratto la carraia risulta impercorribile poiché totalmente inglobata dalla vegetazione). Da quest’ultimo si risale per traccia (in realtà ce ne sono due che procedono parallele) fino a sbucare nella SP 61 a poca distanza dal borgo di Ciano, 600 m. Si segue l’asfalto a destra solo per poco, imboccando a destra una carraia in salita non segnata dal CAI. Dopo il primo ripido strappo, il tracciato piega a sinistra e prosegue, sempre in salita, nella sponda sinistra orografica di una suggestiva valletta. Attraversato il fondo di quest’ultima, sulla destra si nota un foro: si tratta delle “Grotte di Calestano…cavità carsiche scoperte già nel XVIII sec., quando la duchessa di Parma Maria Amelia di Bordone aveva avocato a sé tutti i diritti sull’estrazione del “tufo”, i depositi travertinosi entro cui scoprivano fusti d’erbe e foglie pietrificate, giudicate “scherzi” della natura” (cfr. Canossini, pag. 36). Appena dopo l’entrata della grotta, si prende a destra un’ampia traccia che, salendo piuttosto ripidamente, conduce a poca distanza dal rio attraversato in precedenza. Qui il percorso piega a sinistra, immettendosi successivamente in una carraia con segnavia del CAI che si segue a sinistra. Più in basso, appena prima di uscire dal bosco, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra si trascura a destra un altro percorso. Avanzando successivamente a fianco di panoramici prati, si raggiunge lo splendido Oratorio della Beata Vergine della Cintura. Si tratta di un edificio di fondazione romanica e secondo alcuni studiosi sarebbe sorto su un precedente luogo di culto di epoca romana dedicato a Giano, da cui deriverebbe il nome della frazione che visiteremo fra poco. Dopo una consigliabile sosta, si continua per carraia svoltando a sinistra, transitando a fianco di alcune case. Si continua a perdere quota per stradello asfaltato, attraversando tutto il magnifico borgo di Jano563 m. Messo piede nella provinciale, la si si segue a destra solo per poco, imboccando a sinistra (indicazioni) una carraia. Si segue quest’ultima in direzione est, trascurando ad un bivio una traccia che scende a destra. Si continua per il percorso segnato all’interno del bosco, attraversando una valletta formata da un rio e trascurando tracce laterali. Più in basso si esce in una radura nel fondo della valle formata dal Rio Moneglia, dove ci si immette nel percorso n° 772. Lo si segue a destra procedendo, nella prima sezione, a destra e parallelamente al corso d’acqua. In seguito si contorna il margine sinistro di una radura con linea elettrica e ripiombati nel bosco si effettua un primo guado. Poco più avanti occorre riguadare il corso d’acqua per due volte consecutive, procedendo successivamente sulla sinistra del rio. Senza possibilità di errore, si esce dopo qualche minuto dalla fitta boscaglia in corrispondenza di un’ampia radura che si attraversa. Dopo aver costeggiato un condominio, si sbuca in Via Salvo d’Acquisto in corrispondenza di una netta svolta a sinistra della strada.

Il Monte Cassio da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Calestano-Puilio di Casola (1,45 h) ; Puilio di Casola-Monte Cassio (1,30 h) ; Monte Cassio-Castello di Casola (1,15 h) ; Castello di Casola-Calestano (1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2019

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Suggestivo e insolito percorso che è l’insieme di due anelli che possono anche essere svolti singolarmente. La prima parte consiste nella faticosa risalita del ripido fianco orientale del Monte Croce, seguendo una mulattiera in più tratti alquanto dissestata. Raggiunta la dorsale sud/est della montagna, si prende un sentiero poco frequentato ma abbastanza evidente (eccetto qualche singolo passaggio) che taglia, in ambiente spettacolare e molto selvaggio, i ripidi pendii del versante meridionale del Monte Croce. Messo piede sul crinale Baganza/Sporzana e sulla SS 62, si imbocca una carrozzabile sterrata che conduce a Cazzola. Prima di quest’ultima località, si inizia, mediante carraia e sentiero, la risalita del versante settentrionale del Monte Cassio. La discesa avviene poi in ambito Baganza, seguendo nella prima parte un’ampia carraia, poi, raggiunta e abbandonata quasi subito la SS 62, percorrendo un tratto di Via Francigena. L’itinerario continua attraversando i borghi di Villa di Casola e Castello di Casola, fino a ritornare al valico della Crocetta sul crinale Baganza/Sporzana. Da qui si rientra a Calestano percorrendo una carraia che procede nel versante Sporzana del Monte Croce, permettendo, in questo modo, una conoscenza abbastanza approfondita di entrambi i versanti della montagna. L’itinerario, eccetto il tratto di Via Francigena, si svolge su carraie, mulattiere e sentieri privi di segnaletica CAI.

Da Calestano ci si incammina lungo la provinciale per Fornovo attraversando il ponte sul Torrente Baganza. Proprio al termine di quest’ultimo si prende a sinistra uno stradello (indicazione per Montale) che si segue trascurando a destra due viottoli. Giunti in corrispondenza di un cancello, si prende a sinistra una carraia che avanza in piano parallela al corso del torrente. Si procede avendo alla nostra destra interessanti dirupi del flysch del Monte Cassio, incontrando, nei pressi della terminazione dell’area dirupata, un bivio. Qui si abbandona la carrareccia, che continua a progredire al livello del torrente, prendendo a destra un’ampia traccia. Appena dopo si abbandona anche quest’ultima imboccando a destra un’altra carraia in salita chiusa inizialmente da una sbarra. Si avanza all’interno di una valletta ai piedi della terminazione sud-occidentale dei dirupi del flysch, raggiungendo in breve un capanno alla cui sinistra è situata una casa. Si prosegue per sentiero che procede all’interno del bosco, contornando il margine destro dei prati dell’appena lasciata località Magazzola. Avanzando in leggera/moderata pendenza ed effettuando una curva a sinistra, si raggiunge un bivio nei pressi di un rimboschimento a conifere. Trascurata la traccia di destra che prosegue parallela al corso d’acqua che forma la valletta in cui ci troviamo, si prende il tracciato di sinistra che avanza in salita. Dopo la prima svolta a destra si guadagna ripidamente quota per traccia molto dissestata. Effettuate altre due svolte, il percorso prende le sembianze di un fosso che si risale ripidamente e scomodamente. Dopo questo faticoso strappo si prosegue in minore pendenza fino a giungere in corrispondenza del limite di un rimboschimento a conifere. Qui il percorso svolta nettamente a sinistra e progredisce costeggiando quest’ultimo, effettuando poi una netta curva a sinistra. Si procede per ottimo sentiero all’interno di un bell’ambiente boschivo svoltando poco dopo a destra. Dopo un tratto in falsopiano, il tracciato si impenna nuovamente virando prima a sinistra e poi a destra. Si procede all’interno di un bosco misto a roverelle con qualche conifera di reimpianto, affrontando poco dopo un altro ripido strappo. Si continua poi più comodamente, trascurando, nel momento in cui il tracciato svolta a destra, un labile sentiero a sinistra. Dopo un tratto in piano, si deve affrontare una ben ripida salita che presenta caratteristiche similari a quella superata più in basso: si tratta infatti di assecondare un franoso solco (è ciò che rimane del vecchio tracciato ormai totalmente eroso dall’acqua) che rende la progressione disagevole e faticosa. Il percorso prosegue poi in moderata pendenza presentandosi per fortuna meno dissestato e più piacevole. Dopo un’ulteriore salita in cui il sentiero torna ad essere incanalato, si avanza più comodamente fino ad immettersi in un’ampia traccia. La si segue a sinistra compiendo subito una decisa curva a destra, guadagnando quota in sostenuta salita. Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: il tracciato, infatti, procede verso sud all’interno di un interessante ambiente boschivo. Doppiata una costa boscosa, il percorso tende ad appianarsi procedendo in direzione di un’altra evidente costa. Valicata quest’ultima (splendide visuali sulla Val Baganza e il suo circondario di montagne), si avanza verso nord-ovest tenendo a destra il dorso della costa (si tratta della dorsale sud-est del Monte Croce). Si guadagna quota per il bel sentiero recuperando poco più in alto il filo del boscoso crinale. Ora attenzione: effettuata una svolta a sinistra e prima di un’altra curva a destra, si stacca a sinistra un poco evidente sentiero (sul tronco di un albero si notano due bolli gialli sbiaditi). Si procede nel primo tratto in lieve discesa per poi svoltare a sinistra e perdere quota con maggiore decisione. Poco dopo la traccia curva a destra e conduce in un avvallamento dove sembra perdersi. Lasciandosi guidare anche dai bolli gialli, si attraversa la valletta avanzando successivamente in lieve salita e in piano a mezza costa per sentiero labile. Raggiunto il dorso di una prima costa, la traccia si perde: si deve scendere a sinistra per pochi metri, scorgendo a destra (faccia a valle) la continuazione del percorso (due bolli gialli molto sbiaditi sul tronco di un albero a sinistra). Poco dopo si esce dal bosco in corrispondenza di un pendio marnoso che si attraversa per sentiero abbastanza scosceso, ammirando stupende visuali. Si continua poi per traccia tutto sommato evidente che progredisce in lieve discesa e in piano. Attraversato un solco e raggiunto il dorso di una seconda costa, si segue quest’ultimo a sinistra in discesa per pochi metri, prestando attenzione a svoltare quasi subito a destra. Si continua per il solitario sentiero all’interno di un bell’ambiente boschivo, avanzando perlopiù in piano/lieve discesa. Il percorso esce successivamente dalla vegetazione in corrispondenza di una costa da cui è possibile ammirare un notevole panorama sul fondo della Val Baganza. Si prosegue poi in piano alla base di interessanti placche rocciose e rientrati nel bosco si avanza per un tratto in salita. Doppiata un’altra splendida costa, si continua ad avanzare in piano/lieve discesa al sommo di spettacolari placche. Segue l’attraversamento dell’ennesima costa che si presenta come un’affilata crestina rocciosa, mentre sopra di noi si nota la sommità del Monte Croce nel cui versante meridionale ci troviamo. Rientrati nel bosco, si deve svoltare nettamente a sinistra perdendo quota per un breve tratto, virando poi a destra. Dopo un’apertura panoramica si valica un’ulteriore costa, scendendo oltre quest’ultima all’interno di un avvallamento. Appena dopo l’attraversamento del canale, si trascura a sinistra una labile traccia e si prosegue per il sentiero principale che procede in salita. Poco più avanti si confluisce nel tracciato proveniente da Puilio di Casola e diretto alla Costa di Seda, che si segue a sinistra verso la prima località. Si avanza comodamente in piano/lieve salita doppiando un paio di notevoli coste similari alle tante valicate nella sezione precedente. Dopo la seconda più marcata costa, il tracciato perde quota costeggiando inizialmente suggestive placche rocciose. Si riprende poi a procedere in piano/lieve salita, notando anche un vecchio segnavia del CAI (si tratta perciò di un percorso un tempo segnato, poi caduto, come tanti altri tracciati in Val Baganza, in totale disuso). Messo piede in un’ampia traccia, la si segue a destra progredendo in lieve salita. Si attraversano successivamente un paio di vallette, costeggiando, oltre la seconda, interessanti e friabili dirupi. Dopo aver valicato altre due coste (la prima sembrerebbe percorsa da un sentiero) ed essere passati a fianco di campi coltivati, si entra nella frazione di Puilio di Casola, 740 m. Giunti in corrispondenza di una fontana, si può salire per stradello a destra fino ad immettersi nella stradina che unisce Lughero a Puilio, oppure continuare diritto e attraversare tutto il suggestivo borgo, congiungendosi in questo modo con la strada di collegamento poco più avanti. Si segue quest’ultima a sinistra in salita, approdando dopo alcuni minuti sul filo del panoramicissimo crinale Baganza/Sporzana in località Crocetta, 794 m. Si prosegue diritto (cippi con formelle della Via Francigena) immettendosi poco più avanti nella strada di accesso a Calstello di Casola, località che visiteremo nel percorso di rientro. Continuando sempre per stradina asfaltata si giunge in località Case Storti in corrispondenza della quale ci si inserisce nella SS 62 della Cisa. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola per carraia a destra (indicazione per Cazzola). Si segue lungamente senza possibilità di errore questo tracciato, inizialmente in piano, poi in lieve discesa. Più avanti si attraversa la valletta formata dal Rio Vizzana, affluente del Taro, ammirando spettacolari dirupi. Si prosegue successivamente in lieve salita, iniziando ad aggirare una costa boscosa. La carraia, che è delimitata a destra da una barriera di cemento, offre in questo tratto notevoli visuali sul sottostante paese di Corniana con le sue incredibili conformazioni ofiolitiche. In corrispondenza della terminazione della menzionata barriera e di una netta svolta a sinistra del tracciato, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede inizialmente paralleli alla carrareccia appena abbandonata, piegando poi a destra. Al primo bivio si prosegue a sinistra e si sale, anche piuttosto ripidamente, costeggiando ampie radure. Appena prima di un poggio boscoso, si prende il percorso di destra che si segue trascurando tracce laterali. Giunti a poca distanza dalle ampie radure costeggiate in precedenza, si effettua un tornante sinistrorso che precede uno destrorso. Dopo questa ripida salita si approda in un campo (la parte superiore delle stesse radure di prima) dove la traccia sembra perdersi, ma spostandosi a sinistra ci si inserisce in una carraia che si segue a destra. Costeggiando campi e radure si avanza per ampia traccia che poco dopo si restringe a sentiero (purtroppo percorso da moto da cross). La traccia si sposta progressivamente verso sud-est e procede in direzione di una costa boscosa. Raggiunta quest’ultima il percorso svolta a destra ed avanza in lieve salita presentandosi molto fangoso. Poco più avanti, in corrispondenza di una specie d’avvallamento boscoso, il sentiero sembra perdersi poiché ostruito da rami. Assecondando le tracce lasciate dalla moto si aggira a sinistra questo ostacolo, rimettendo piede nel percorso principale. Dopo un paio di svolte si varca un rio oltre il quale si sale in direzione della soprastante costa. Poco più avanti, giunti nei pressi di alcune radure, ci si inserisce in un altro percorso che si segue a destra (cartello della ciclopista dei Salti del Diavolo). Si avanza per questa traccia evidente e dopo aver attraversato una valletta si raggiunge un bivio. Qui si abbandona la ciclopista prendendo a sinistra un altro sentiero che procede inizialmente all’interno di una valletta. Si prosegue lungamente per questo percorso non segnato che più avanti inizia a salire in modo piuttosto sostenuto. Senza possibilità di errore ci si immette nella carrareccia d’accesso alla sommità del Monte Cassio che si segue a destra in direzione dei vicini ripetitori. In corrispondenza di questi ultimi il tracciato svolta a sinistra conducendo nelle radure sommitali della montagna, 1023 m. Dopo una meritata sosta, ci si sposta nel margine sinistro della radura delimitata a sud dal margine superiore della pineta che caratterizza il versante Baganza della montagna, immettendosi in un’ampia traccia. Confluiti poco dopo in una carraia, la si segue a destra perdendo quota per radure con arbusti. Il percorso si inserisce poi nella carrareccia d’acceso alla sommità della montagna in prossimità di un bivio e del margine della pineta del Monte Cassio. Noi andiamo a destra, avanzando per un buon tratto in direzione ovest con andamento perlopiù pianeggiante. Giunti in corrispondenza di un tornante sinistrorso del percorso, si stacca a destra un’ampia traccia che si trascura. Si continua a perdere quota compiendo una serie di svolte e tornanti, ignorando, in corrispondenza di una netta curva a sinistra, una traccia a destra. Poco più in basso si mette piede nella SS 62 (area pic-nic con mappa della Via Francigena) che si segue a sinistra solo per un breve tratto. Infatti, nel momento in cui la strada effettua una curva a sinistra, si imbocca a destra un sentiero che corrisponde al percorso della Via Francigena. Dopo un tratto in piano, si procede in discesa e nei pressi di una radura si prende la traccia di destra. Costeggiata interamente quest’ultima, si prosegue per il bel tracciato della Via Francigena purtroppo in alcuni punti rovinato dal passaggio di moto da cross. Appena prima di un rio, si trascura a destra una variante della Francigena: quest’ultima, procedendo in direzione di Cassio, si ricongiunge in seguito con il percorso tradizionale prima della menzionata località e dopo aver valicato la dorsale dei dirupi di Malacosta. Si continua comodamente per il tracciato principale, sempre all’interno della pineta del Monte Cassio, attraversando due solchi. Appena dopo il secondo il sentiero è delimitato a destra dalla recinzione di una proprietà che ci accompagnerà per un buon tratto. Effettuata una ripida discesa, si giunge in corrispondenza dell’ingresso della suddetta proprietà, mentre a sinistra si innesta lo stradello d’accesso a quest’ultima. Si prosegue diritto per il percorso della Francigena, varcando più avanti un rio appena prima del quale ha termine la recinzione che ci ha accompagnato fino a questo punto. Il tracciato poi si amplia notevolmente e procede in piano e in discesa all’interno di un rado bosco, attraversando una valletta. Si prosegue alternando tratti pianeggianti a ripide discese, ammirando in seguito, alla nostra sinistra, interessanti esemplari di vecchi muretti a secco. Seguendo il percorso della Francigena si raggiungono infine le prime case della frazione Villa di Casola, 655 m, in corrispondenza delle quali si svolta nettamente a destra. Si perde quota per vecchia mulattiera costeggiando una proprietà, inserendosi poco più in basso in uno stradello asfaltato. Al sottostante incrocio si tira diritto (a destra è possibile raggiungere una bella fontana con lavatoio), iniziando così l’attraversamento della parte più antica del borgo. In corrispondenza delle ultime suggestive case in sasso, si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra, costeggiando inizialmente il muro di una vecchia abitazione. Dopo un recinto con cani vocianti, usciti definitivamente dal nucleo abitato, si prosegue per il tracciato della Via Francigena in direzione di Castello di Casola. Si varca un ruscello oltre il quale inizia una faticosa salita, ma dopo il primo ripido strappo si prende un più comodo sentiero a destra. Mediante tornante sinistrorso al termine del quale si trascura a destra una traccia, ci si ricongiunge con il percorso abbandonato poco più in basso. Al bivio successivo si svolta a destra, avanzando per bellissima mulattiera – in un tratto selciata – che mediante curva a sinistra aggira una costa. Si transita poi a fianco di una casupola in sasso e si continua a progredire per lo storico percorso avendo ai lati campi e radure. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto e dopo un’ultima salita si entra nel borgo di Castello di Casola, 755 (i resti dell’antico maniero – edificato in epoca medievale – si trovano al sommo del poggio in cui è arroccato lo splendido borgo). Dopo una consigliabile visita al nucleo, una volta ritornati al punto in cui siamo sbucati con la Via Francigena, si prende a destra uno stradello, trascurando in questo modo la strada d’accesso al borgo. Si prosegue poi per carraia che si restringe a sentiero, avanzando in piano e ammirando notevoli visuali. Al primo bivio che si incontra si tiene la sinistra, progredendo in lieve/moderata pendenza con un piccolo saliscendi. Continuando per il percorso principale, si avanza ancora per un tratto in lieve salita a fianco di bellissimi prati per poi guadagnare quota più ripidamente. Appena dopo essere transitati a fianco di una casa, si approda nuovamente al valico della Crocetta, 794 m. Si segue la strada asfaltata a destra e al primo bivio si prende a sinistra una carraia che corrisponde al percorso della Via Francigena. Al bivio che si presenta quasi subito (tabella con cartina e tavoli con panche), si va a destra, uscendo in questo modo dallo storico tracciato che scende verso Terenzo e Bardone. Si avanza per carraia in lieve salita all’interno di un rimboschimento a conifere, uscendone poco dopo in corrispondenza di una linea elettrica. Si procede poi tra radure arbustive ammirando continue e stupende visuali sulla bassa Val Sporzana e la pianura (nelle giornate di cielo terso sono visibili le cime dell’arco alpino). Avanzando in lieve salita tra rado bosco e trascurando tracce laterali, si contorna in seguito il limite inferiore di belle radure delimitate nella parte superiore dal rimboschimento a conifere che ammanta la dorsale del Monte Croce. Si prosegue per comoda carraia, ignorando a sinistra un percorso in discesa e appena dopo un’ampia traccia che staccandosi a destra sale verso il crinale del Monte Croce. Il tracciato poi si restringe e una volta inoltratosi nel bosco diviene piuttosto fangoso a causa del passaggio di moto da cross. Si continua lungamente per questo percorso senza possibilità di errore con andamento in lieve salita, aggirando in più punti pozzanghere e singole sezioni alquanto fangose. Dopo aver valicato una costa, si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra, trascurando a destra un tracciato che conduce alla dorsale sud/est del Monte Croce. Si avanza per ampia traccia dovendo fare i conti, anche in questo caso, con diverse sezioni fangose ed ampie pozzanghere da aggirare scomodamente ai lati. Successivamente il percorso principale perde quota e virando a sinistra conduce a delle radure arbustive. Piegando poi a destra si esce al sommo di bellissimi prati che offrono ampie visuali panoramiche. Dopo una discesa all’interno del bosco, altre radure che si attraversano e un ulteriore tratto in discesa in cui si effettua una netta svolta a sinistra, si approda in un altipiano prativo (Le Piane, 749 m) di impareggiabile bellezza. Dopo una meritata sosta in questo luogo veramente idilliaco, si penetra nel rimboschimento a conifere che lo delimita a nord, compiendo subito una curva a sinistra. Si procede nel primo tratto in lieve discesa per ampia carraia che, spostandosi in seguito verso destra, inizia a perdere quota molto ripidamente. Più in basso, ad un bivio, si ignora una traccia che si stacca a destra e proseguendo per il percorso principale si effettuano un paio di tornanti. Approdati in belle radure che offrono interessanti visuali sul Monte Prinzera, si lambisce la provinciale della Val Sporzana. Anziché seguire quest’ultima, prendiamo a destra una carraia che avanza tra bellissime radure con andamento verso sud. Dopo aver costeggiato il limite del bosco e assecondato per un tratto una linea elettrica, si effettua una svolta a sinistra che precede un paio di tornanti. Ripresa la direzione nord, si avanza comodamente per carraia che offre continue e bellissime visuali sulla Val Baganza con il suo circondario di montagne. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto, ci si immette in una stradina asfaltata che si segue a destra costeggiando un corso d’acqua che delimita la carreggiata a sinistra. Dopo essere passati a fianco di alcune case, si mette piede nella provinciale Calestano-Fornovo che si segue a destra in direzione della prima località. Poco dopo si abbandona la trafficata strada prendendo a sinistra uno stradello che procede a fianco delle villette della località S. Remigio. Dopo una netta curva a destra e una discesa, ci si inserisce nuovamente nella provinciale che si segue solo per un breve tratto. Infatti, al primo bivio si prende a sinistra una strada, imboccando subito a destra uno stradello che avanza costeggiando un campo da calcio. Dopo una breve salita in cui si effettua una svolta a sinistra, si ritorna sulla provinciale proprio in corrispondenza dell’inizio (o fine provenendo da Calestano) del ponte sul Torrente Baganza.

 

La Val Moneglia e il Monte Sporno

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Punto di partenza/arrivo: Calestano 402 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,30/5,45 h

Tempi parziali: Calestamo-Passo di Monte Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-Monte Sporno (1, 50 h) ; Monte Sporno-Ramiano (1 h) ; Ramiano-Calestano (1,15 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

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Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse in luoghi suggestivi e per nulla valorizzati a livello escursionistico. La segnaletica è presente solo nella prima parte del percorso.

Dalla netta curva a destra di Via Salvo D’Aquisto, si imbocca il sentiero CAI n° 772 che procede pianneggiando tenendosi nella sponda destra (sinistra orografica) del Rio Moneglia. Poco più avanti si esce temporaneamente dal bosco costeggiando inizialmente una proprietà, attraversando successivamente un prato. Rientrati nella boscaglia si procede perlopiù in piano/falsopiano sempre sulla destra del corso d’acqua, guadandolo in seguito per due volte consecutive, aggirando in questo modo un tratto di sentiero franato. Si prosegue all’interno di un bell’ambiente boscivo e dopo una svolta a sinistra si raggiunge nuovamente il Rio Moneglia, che si varca per una terza volta. Si esce appena dopo in un’ampia radura che si contorna lungo il suo margine destro, prendendo, ad un bivio, il sentiero di sinistra (quello di destra è ostruito da rovi). Si prosegue lungo il margine della radura, assecondando anche una linea elettrica, recuperando successivamente il sentiero principale situato alla nostra destra. Rientrati nel bosco si avanza avendo a destra il corso d’acqua e a sinistra la radura di prima, ammirando alla nostra sinistra un vecchio muretto a secco. Si procede sempre in piano/lieve salita, innestandosi più avanti in una traccia più ampia che si segue a destra. Dopo aver varcato un ruscello (un affluente del Rio Moneglia), si prosegue ai lati di belle radure arbustive. Si effettua poi una curva a sinistra e una breve risalita inserendosi in una carraia in corrispondenza di una sua svolta a sinistra (sopra di noi si nota un rimboschimento a conifere). Si prosegue a destra in direzione del Passo di Monte Fragno ingorando a sinistra il percorso n° 773 per Jano. Si continua avendo sempre a destra il corso d’acqua, tralasciando al primo bivio che si incontra una traccia a destra, mentre al secondo si abbandona il percorso segnato che sale verso Ciano. Svoltando nettamente a destra si varca per la quarta volta il Rio Moneglia, oltre il quale si continua per carraia in salita che effettua subito un tornante sinistrorso, ignorando appena dopo quest’ultimo un’ampia traccia a destra. Si prosegue per il percorso principale fino a raggiungere un crocicchio dal quale si prende la traccia di sinistra (cartello del “Tartufo Trail Running”). Si procede comodamente a saliscendi attraversando più avanti un ruscello, piegando oltre quest’ultimo a destra. Si continua ad avanzare per l’ampia traccia, in alcuni punti rovinata dal passaggio di moto e fuoristrada, costeggiando in seguito uno stagno situato alla nostra destra. Procedendo alternando tratti in piano ad altri in salita ed effettuando alcune svolte, ci si immette più avanti in un’altra traccia in corrispondenza di un campo. La si segue a sinistra (cartello del “Tartufo Trail Running”) costeggiando il Rio Moneglia, procedendo poi avendo quest’ultimo a destra e contornando il margine di una radura. Giunti in corrispondenza di un campo e di una palificazione elettrica, si lascia a sinistra una carraia per Fragnolo e si prosegue per il percorso principale che procede all’interno del bosco ai fianchi di belle radure. Al primo bivio che si incontra si va a destra (cartello del “Tartufo Trail Running”), mentre al secondo (cartelli), situato in corrispondenza di una radura alla nostra destra, si continua diritto in direzione del Passo di Fragno. Si prosegue per bella carraia costeggiando dall’interno del bosco bei campi mantenuti a foraggio, raggiungendo in seguito un ulteriore bivio dal quale si continua a sinistra (segni fluorescenti e cartello del “Tartufo Trail Running”). Si avanza successivamente in moderata pendenza, ignorando, in corrispondenza di una svolta a sinistra del tracciato, una carraia a destra che conduce in un campo. Si continua per il percorso principale guadagnando lentamente quota, costeggiando bellissime radure che offrono interessanti e agreste visuali. Più in alto si esce dal bosco e dopo un’ultima salita in mezzo a campi e radure, si raggiunge il panoramico Passo di Monte Fragno, 845 m. Dal valico, situato lungo crinale Baganza/Parma, si attraversa la strada e si continua per sentiero (percorso CAI n° 773) il quale, dopo la prima breve salita, attraversa un pendio erboso, conducendo poi in un rimboschimento a conifere. Nel tratto successivo si guadagna quota per ripida traccia, per poi avanzare più comodamente avendo il rimboschimento a destra e belle radure a sinistra. Dopo un’ampia svolta a sinistra si attraversa un lembo di bosco, sbucando poi in un’altre radure dove si effettua una curva a destra. Si continua a guadagnare quota tra rado bosco, riprendendo poco dopo a salire ripidamente per sentiero con affioramenti del flysch. Più in alto ci si immette in un’altra traccia che si segue a destra (segnavia), prima in moderata pendenza, poi pianeggiando ed effettuando una curva a sinistra. Usciti in una zona di basso bosco e vegetazione, si ignora a destra una traccia e si prosegue diritto in ripida salita. Ci si immette successivamente in una carraia proveniente da Cozzano Pineta, che si segue a sinistra in salita piuttosto sostenuta. Nei pressi di un suo tornante destrorso, si stacca a sinistra (cartello) il sentiero per il Monte Pozzo, che imbocchiamo avanzando inizialmente in piano in direzione W/SW. Si effettua successivamente una netta svolta a destra (area pic nic a destra), procedendo poi in direzione N/NE all’interno della bellissima pineta. Tenendosi nei pressi del crinale divisorio, si scavalca l’impercettibile sommità del Monte Pozzo, 1065 m (tavolo con panche seminascosto dalla vegetazione e tabella esplicativa), oltre il quale il sentiero piega nettamente a destra procedendo in discesa. Poco più in basso ci si immette nel percorso abbandonato in precedenza in corrispondenza di un crocicchio e lo si segue a sinistra effettuando subito una svolta in questa direzione. Avanzando in piano/lieve discesa, ci si ricongiunge con il crinale divisorio nei pressi di un incrocio con panchina e indicazioni. Tralasciato a sinistra il sentiero n° 773B che scende a Fragnolo, si prosegue a destra inizialmente in salita all’interno di un fitto rimboschimento, avanzando successivamente in piano. Aggirata la sommità del boscoso Monte Corno, il sentiero piega poi a sinistra scendendo tra radure con pini di reimpianto. Si continua per il bel tracciato che, procedendo perlopiù in lieve discesa eccetto un tratto un pò più ripido, asseconda un crinale boscoso. Dopo un’ultima discesa in cui si ammirano a destra interessanti stratificazioni del flysch, si raggiunge un bivio dal quale si prende la traccia di destra. Si procede inizialmente in piano/lieve discesa all’interno di un bell’ambiente boschivo, sbucando più avanti in una radura. Si continua comodamente per il percorso principale incontrando in seguito un bivio dal quale si prende la traccia di sinistra (si può anche andare a destra: infatti i due percorsi si ricongiungono poco più avanti). Dopo una breve risalita e una curva a sinistra ci si ricongiunge con il crinale Baganza/Parma in corrispondenza dell’ampia sella chiamata Tino d’Oro, 909 m. Da qui si continua in direzione del Monte Sporno, ignorando prima a destra poi a sinistra tracce che scendono, riprendendo successivamente a salire. Giunti in corrispondenza di un netta svolta a sinistra della carraia, si stacca a destra un sentiero che imbocchiamo (possiamo anche proseguire per la carraia che conduce al Rifugio Monte Sporno e da qui si salire alla sommità per il percorso che utilizzeremo in discesa). Si avanza inizialmente a mezza costa ammirando belle visuali panoramiche, compiendo successivamente un’ampia curva a sinistra. Si guadagna quota per traccia piuttosto infrascata, attraversando, dopo una svolta a destra, una piccola radura, entrando poi in un rimboschimento a conifere. Si piega successivamente a destra progredendo per panormico pendio con arbusti, assecondando un affioramento del caratteristico flysch del Monte Sporno. Il sentiero vira successivamente a sinistra dirigendosi verso il limite di un altro rimboschimento a conifere che poi si costeggia per un tratto. Svoltati a destra, si sale per bella e panoramica radura in direzione del limite superiore del rimboschimento di prima, penetrati nel quale si piega a sinistra e, dopo un’ultima salita, si sbuca sulla sommità del Monte Sporno, 1058 m, caratterizzata da un cippo eretto nel 1953 e ricostruito nel 1983. Dalla cima si scende in versante Baganza per ampia, diretta e ripida traccia con stratificazioni del Flysch, fino a raggiungere l’accogliente Rifugio Monte Sporno, 975 m. Dopo un’eventuale sosta (il rifugio/bivacco è sempre aperto), si attraversa una carraia e si prosegue per ampia traccia (bandierina del percorso per i riders) che continua a scendere in versante Baganza. Si perde inizialmente quota al sommo di panoramici pendii che offrono notevoli visuali della Val Baganza. Successivamente si scende piuttosto ripidamente tra rado bosco, effettuando prima una svolta a destra poi un’altra a sinistra. Dopo una ripida discesa per carraia dissestata e una curva a destra, si procede per un tratto in piano all’interno di un bell’ambiente boschivo, per poi virare a sinistra e raggiungere un bivio. Si abbandona la carraia seguita fino a questo momento (la quale continua a scendere ripidamente piegando a destra) e si prosegue diritto (bandierina per i riders). Al bivio successivo si va a sinistra (si può anche prendere la traccia di destra che, compiendo un giro più lungo, si ricongiunge con l’altra più in basso) per sentiero che effettua inizialmente una svolta a sinistra, cui fa seguito una curva a destra. Si prosegue per la poco battuta traccia compiendo altre svolte, fino ad immettersi in un sentiero trasversale (il percorso abbandonato in precedenza) che si segue a sinistra. Giunti in corrispondenza di un’area di folta vegetazione, si effettua una svolta a destra e si continua per ampia traccia senza possibilità di errore. Raggiunto un bivio, si prosegue diritto per sentiero (lasciando perciò a sinistra la continuazione della carraia), compiendo successivamente una curva a sinistra. Messo piede in un’altra carraia (o forse la stessa abbandonata poco prima) la si attraversa e si prosegue per ampio sentiero sassoso che, scendendo piuttosto ripidamente, conduce in un’ulteriore carrareccia. La si segue a destra raggiungendo poco dopo un bivio dove si lascia a sinistra un’ampia traccia (e le bandierine del percorso per i riders che ci hanno accompagnato fino a questo momento). Si continua a perdere quota ignorando tracce laterali, fino a raggiungere le prime case della frazione di Ramiano, 530 m. Messo piede in una stradina asfaltata, la si segue a sinistra e, al primo bivio, si prende a sinistra lo stradello per Ronzano, ignorando poco dopo la carraia d’accesso al cimitero. Si prosegue per carrareccia oltrepassando più avanti la valletta formata da un rio, oltre il quale, ad un bivio, si prende a sinistra un’ampia traccia che procede in ripida salita. Si effettua quasi subito una netta svolta a sinistra, tralasciando, in corrispondenza di quest’ultima, una traccia a destra. Si continua a guadagnare quota in direzione SW e giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto si vira a destra. Al bivio che si incontra successivamente si prosegue diritto ignorando a destra una traccia, mentre al secondo si tralascia a sinistra un altro percorso. La traccia piega poi a destra e sale ripida ramificandosi, immettendosi poco più in alto in un ampio sentiero (freccia segnaletica del “Tartufo Trail Running”) che si segue a sinistra. Si procede a mezza costa pianeggiando e, raggiunto un ulteriore bivio, si prosegue a sinistra in salita tralasciando a destra la traccia – e con essa i “segnavia” per i riders – che scende verso Ronzano. Si segue un tracciato che guadagna quota piuttosto ripidamente effettuando qualche svolta, fino a raggiunge un crinale boscoso in cui ci si immette in un sentiero. Lo si segue a destra iniziando a perdere quota mediante tornanti, raggiungendo in seguito un piccolo e diroccato nucleo formato da un paio di case. Attraversatolo, si continua a scendere per lo stradello d’accesso, in parte cementato, che svolta subito a destra. Si prosegue poi per carraia che, dopo una curva a sinistra, conduce in una valletta che si attraversa. Avanzando comodamente per il bellissimo tracciato (ad un bivio si ignora una carraia che conduce in una radura) si raggiunge, senza possibilità di errore, la caratteristica frazione di Borsano (appena prima di essa si stacca a sinistra una carraia che conduce ad una presa dell’acquedotto). Da qui è sufficiente seguire la panoramica stradina d’accesso che procede inizialmente ai lati di bellissimi prati, aggirando in seguito una costa boscosa. Dopo essere transitati a fianco di una casa con stalla, ci si immette nella SP 61 che, seguita a destra, riporta in breve a Calestano.

 

Groppi Rossi: anello dal Poggio di Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto 844 m

Dislivello: 450 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Poggio di Berceto-Lago Bozzo (1,30 h) ; Lago Bozzo-sommità Groppi Rossi (45 min/1 h) ; Groppi Rossi-Passo Silara (1 h) ; Passo Silara-Fioritola-Poggio di Berceto (1,20 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Pian della Capanna-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni normali (senza neve) ; EAI (EEAI il tratto sella quota 1255 m-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo estivo o invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accessi stradale: Parma-Fornovo-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, in località Poggio di Berceto

mapopenstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La zona dei Groppi Rossi è senza dubbio una delle più suggestive e appartate aree montuose dell’intero Appennino parmense. Qui vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio penetranti e “stranianti”. L’escursione è stata effettuata dall’autore della relazione in condizioni invernali ma con neve non abbondante, il che ha permesso di salire senza l’ausilio di racchette da neve e, soprattutto, di reperire gli ometti indicanti il giusto percorso nel tratto che va da Pian della Capanna alla selletta a quota 1255 della cresta dei Groppi Rossi. In effetti, al fine di completare e gustare al meglio l’anello proposto, consiglio di effettuarlo, se in condizioni invernali, con innevamento non eccessivo. In caso lo si voglia intraprendere con neve abbondante tenere presente che: 1) il tratto dopo Pian della Capanna in direzione dei Groppi Rossi
è piuttosto accidentato in quanto formato da pietraie e avvallamenti da attraversare, per cui l’orientamento, nonostante la cresta ofiolitica dei Groppi Rossi sia evidentissima, non è immediato. 2) Il percorso che dalla selletta a quota 1255 m conduce al Passo Silara, in condizioni di innevamento abbondante e quindi con segnavia – già di per sé sbiaditi – nascosti dalla neve, risulterebbe di problematico reperimento. In tal caso, consiglio vivamente di ritornare al Poggio di Berceto percorrendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato in salita. Ovvia è la raccomandazione a non effettuare questo itinerario in caso di scarsa visibilità.

Abbandonata l’auto nel piccolo parcheggio di Poggio di Berceto, si imbocca a sinistra la strada per Calestano, abbandonandola subito per stradello a destra (indicazione per la pineta). Si sale a fianco di alcune case per poi perdere quota per sterrata, giungendo dopo una svolta a destra al bivio per Fioritola, la cui sterrata d’accesso si lascia a sinistra. Si prosegue lungamente per la strada, prima in salita poi con andamento pianeggiante o in lieve pendenza, fino a scendere al ponte sul Baganza. Si prosegue lungo l’evidente tracciato (CAI n° 731), effettuando quasi subito un tornante destrorso in corrispondenza del quale si ignora a sinistra lo stradello per Case Schianchi. Si sale in moderata pendenza compiendo successivamente un tornante sinistrorso e in seguito uno destrorso. Si prosegue per la sterrata (sempre molto evidente anche in caso di neve abbondante) andando, ad un bivio (freccia segnaletica del CAI), a sinistra, tralasciando a destra un’ampia traccia. Si sale piuttosto ripidamente effettuando appena dopo un tornante destrorso che riporta nella direzione SE/S. Si guadagna quota assecondando per un buon tratto una linea elettrica, fino ad uscire su una costa panoramica dove si incontra un bivio. Ignorata a sinistra la continuazione dell’ampia traccia – che compiendo un tornante sinistrorso conduce ad una costruzione – si continua per bella e ampia mulattiera/carraia che inizialmente avanza in discesa con brevissimi saliscendi. Procedendo poi in salita ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge un bivio da cui si prosegue diritto/destra (segnavia sbiadito sul tronco di un albero a destra), ignorando a sinistra la traccia d’accesso a Casa Montana. Si procede inizialmente in leggera discesa, incontrando poco dopo un bivio da cui si prosegue a sinistra tralasciando a destra un’ampia traccia che scende. Con andamento prima in piano poi in salita ed effettuando alcune svolte, si giunge in vista di un rifugio (proprietà privata) situato in prossimità del limite settentrionale del Lago Bozzo Lago d’Achille1058 m. Si prosegue per ampia traccia che costeggia, prima all’interno del bosco poi rasentandola, la sponda occidentale del suggestivo e appartato specchio d’acqua. Si continua successivamente passando a fianco di un capanno in lamiera, penetrando infine nel bosco. Dopo una svolta a destra si sbuca in un magnifico pianoro che si attraversa interamente, recuperando nell’estremità opposta la continuazione del percorso segnato. Si effettuano poi un paio di svolte, inizialmente all’interno di una macchia di rado bosco, che precedono un secondo e più piccolo ripiano che si attraversa. Svoltando a sinistra si arriva infine in vista dei ruderi di Pian della Capanna, 1120 m, circondati da magnifiche radure che fanno di questo luogo uno dei più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. La cresta dei Groppi Rossi è già molto evidente, ma per raggiungerne il suo inizio sud/orientale il percorso di avvicinamento è piuttosto intricato e contrassegnato solo da sporadici ometti. Dai ruderi si ignora a destra la continuazione del sentiero n° 731 e si contorna, svoltando a sinistra, la macchia di vegetazione e bosco che ingloba le rovine della Capanna. Poi si vira nettamente a destra salendo per pendio aperto in direzione dei Groppi Rossi, giungendo poco più in alto nei pressi di un magnifico ripiano (luogo di impareggiabile bellezza). Da qui ci si sposta a sinistra verso un’evidente costa che si risale brevemente lungo il suo dorso. Poi, prima di raggiungere il vertice della costa, si piega a destra e si avanza verso il fondo di un avvallamento delimitato da un’altra costa caratterizzata da pietraie e massi ofiolitici. Dall’avvallamento si vira a sinistra e si sale raggiungendo in breve un grosso masso da cui (ometto) si piega a destra. Successivamente il percorso svolta a sinistra avanzando in obliquo ascendente e, piegando nuovamente a destra (ometto), conduce sul dorso della menzionata costa che delimita l’avvallamento nel cui fondo siamo transitati poco prima. Si continua assecondando o restando nei pressi del sommo della costa, ammirando visuali veramente suggestive in ambiente selvaggio frequentato da animali selvatici più che da umani. Ad un certo punto il percorso (ometti) vira a sinistra conducendo al sommo di un’altra e poco accennata costa (si tratta in realtà di un ramo della costa di prima). Da qui si volge a destra avanzando in obliquo ascendente (è presente una traccia) e, spostandosi a sinistra, si approda su una marcata dorsale che si segue a destra. Poco dopo, effettuando un’ampia curva verso sinistra ed attraversando anche una piccola macchia boscosa, si mette piede in un’evidente selletta a quota 1255 m, che costituisce il punto di inizio della cresta dei Groppi Rossi. Da qui, volgendo a sinistra, si percorre la magnifica dorsale ammirando notevoli visuali, avvicinandosi alla sezione più rocciosa della cresta che si lascia a sinistra (un evidente spigoletto a forma di becco può essere scalato direttamente con un breve ma interessantissimo ed esposto passaggio di I°+/II°-). Avanzando in obliquo ascendente per traccia si riguadagna il filo della dorsale da cui, oltrepassando subito una prima quota, si continua ad assecondare con grande attenzione (soprattutto con neve) l’arioso ma stupendo filo di cresta. In breve si raggiunge quella che rappresenta la cima centrale dei Groppi Rossi1280 m, oltre la quale la cresta inizia a degradare facendosi più severa e rocciosa (e in condizioni prettamente invernali delicata ed impegnativa). Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino alla sella a quota 1255 m, da cui andiamo a sinistra in direzione del Passo Silara (come già espresso nell’introduzione, questo tratto, in caso di abbondante copertura nevosa, presenterebbe rilevanti problemi di orientamento). Per traccia inizialmente evidente si penetra subito nel bosco, giungendo in breve in prossimità di una radura situata alla nostra sinistra. Da qui occorre spostarsi a destra onde recuperare il percorso principale contrassegnato da alcuni vecchi segnavia bianco/rossi. Per traccia evidente si attraversano due ruscelli, svoltando, appena dopo il secondo, a sinistra, perdendo poi quota parallelamente al corso d’acqua (segnavia). Ad un certo punto il percorso vira a destra e conduce ad un altro ruscello che si guada, per poi svoltare subito a sinistra avanzando per un breve tratto in lieve salita. Si perde successivamente quota immettendosi poco più in basso in un’ampia traccia che conduce ad un ripiano boscoso (molto poco evidente con copertura nevosa). Qui giunti ci si immette in una carraia chi si segue a destra oltrepassando subito un ruscello, procedendo poi in lieve salita. Segue l’attraversamento di un altro ruscello e una costa boscosa che si aggira mediante svolta a destra. Dopo una breve discesa si riprende a salire, anche in moderata pendenza, oltrepassando un breve tratto franato. Poco dopo ci si immette nel percorso n°741 (paletto con cartelli) per il Monte Borgognone che noi seguiamo a sinistra in direzione del Passo Silara. Si avanza per bella e ampia traccia che dopo una svolta a sinistra procede perlopiù in piano/leggera salita tenendosi nel versante Parma della dorsale spartiacque. Messo piede nella strada asfaltata proveniente da Marra, la si segue a sinistra oltrepassando il Passo Silara1200 m, continuando ulteriormente in versante Baganza. Dopo una netta svolta a destra e l’elettrodotto che si sottopassa, in corrispondenza di un’altra curva a destra si stacca a sinistra una carraia chiusa da una sbarra. La imbocchiamo e seguiamo effettuando svolte e tornanti, ammirando anche notevoli visuali panoramiche (se la carraia fosse ricoperta da un manto nevoso, occorre prestare attenzione a non scivolare sulle canaline di scolo dell’acqua). Giunti nei pressi di Casa Fioritola si svolta a destra e si scende costeggiando la base della spettacolare Ofiolite di Fioritola. Lasciate a sinistra delle traccie, si continua a destra contornando ancora per un tratto l’ofiolite, proseguendo successivamente per comoda carraia che procede nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Baganza (altre traccie che si staccano a destra sono da ignorare). Dopo una discesa e un tratto in piano si trascura una carraia a destra e, proseguendo a sinistra per il percorso principale, si inizia a perdere quota piuttosto ripidamente. Infine si effettua il guado del Torrente Baganza, che a seconda delle condizioni stagionali potrebbe risultare impraticabile, avanzando poi in salita. Dopo un tornante destrorso ci si immette nella strada seguita all’andata e la si segue a destra in direzione di Poggio di Berceto.

 

 

 

 

Il Monte Montagnana da Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Ravarano 677 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Ravarano-Monte Montagnana (1,30 h)  ; Monte Montagnana-incrocio quota 972 m (40/45 min.) ; incrocio quota 972 m-Fonte di S.Giovanni (30 min.) ; Fonte di San Giovanni-strada Albareto/Linara (30 min.) ; strada Albareto/Linara-Ravarano (40/45 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto nella parte terminale del paese, più esattamente nel nucleo Borello di Ravarano

map (3)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario molto interessante in luoghi solitari di nessuna valorizzazione escursionistica. La segnaletica CAI è quasi del tutto assente, aspetto che caratterizza la maggior parte della sentieristica della Val Baganza. L’anello proposto costituisce un’alternativa più breve di un altro itinerario precedentemente relazionato: Monte Montagnana: anello da Ravarano

Da Borello di Ravarano si imbocca a sinistra Via La Costa effettuando subito una netta svolta a destra, continuando poi per bella mulattiera lasciandosi così alle spalle le ultime case del paese. Al primo bivio si prosegue lungo la traccia di destra che compie una netta curva a destra, per poi piegare a sinistra avanzando in moderata pendenza (durante il cammino sono visibili ai lati del sentiero dei massi di roccia scura che rappresentano ciò che rimane di antichi muretti a secco). Poco più avanti si raggiunge una panoramica costa marnosa e si prosegue per l’evidente mulattiera ignorando tracce che si staccano a destra. Dopo un’ampia curva verso destra, il tracciato asseconda un pendio marnoso caratterizzato dalla presenza di un solco, conducendo, appena dopo una svolta a sinistra, ad un incrocio (piccolo muretto a secco): ignorata a sinistra un carraia pianeggiante e diritto la prosecuzione dell’ampia mulattiera, si piega a destra imboccando un marcato sentiero. Dopo alcune svolte si giunge nei pressi di una panoramica costa e si prosegue serpeggiando, avendo come direttrice il dorso di un crinale boscoso (ci troviamo esattamente al culmine del pendio che costituisce la sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Arso). Poco più avanti, appena prima di un poggetto panoramico con palo dell’alta tensione, si stacca a sinistra un sentiero in discesa (cartelli e segnavia del “Tartufo Trail Running”). Sottopassato l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza, si prosegue per bella mulattiera che si mantiene nei pressi del già menzionato crinale. Più avanti si sbuca in una carrareccia che si segue a destra solo per un brevissimo tratto: infatti, giunti in vista di un solco situato alla nostra sinistra, si imbocca una traccia inizialmente poco evidente. Invece di assecondare il canale, si monta sulla sponda di sinistra e si prosegue per sentiero evidente in moderata pendenza. Poco più avanti si sbuca in un’ampia traccia, temporaneamente fuori dal bosco, che si segue a destra, svoltando a sinistra al primo bivio. Si guadagna quota per bella mulattiera che asseconda il crinale boscoso, per poi spostarsi a destra di quest’ultimo proseguendo a mezza costa. Poco dopo, mediante ampia curva a sinistra, si rimonta sull’ampio dorso del crinale che si asseconda costantemente. Appena prima di uno sbiadito segnavia sul tronco di un albero, si stacca a destra una traccia che scende verso il nucleo di Casarola. Noi continuiamo diritto per l’evidente sentiero di crinale, attraversando poco più avanti un’area di bosco rado con folta vegetazione. Rientrati nel bosco, si prosegue in lieve salita affrontando in seguito uno strappo un po’ più ripido, sbucando infine nell’erbosa pista del metanodotto. Si continua diritto raggiungendo in breve la chiesetta che caratterizza la sommità del Monte Montagnana1305 m. Dalla cima si scende per ampia traccia che procede lungo il margine destro della pista prativa del metanodotto, immettendosi, dopo un cancello, in una carraia. La si segue a sinistra ammirando ai lati magnifiche radure con notevoli esemplari di faggio. Si penetra poi nel bosco, uscendone temporaneamente poco più in basso in corrispondenza di una radura (a destra confluisce un’ampia traccia proveniente da Madrale). Rientrati nel bosco si costeggia il margine superiore di un rimboschimento a conifere raggiungendo in breve un evidente bivio. Si va a destra per carraia che conduce nei pressi di una bella casa ristrutturata, chiamata Il Corno (una stele ricorda la Brigata Griffith). Si continua per l’ampia traccia abbandonandola appena dopo una sbarra, imboccando a sinistra la vecchia mulattiera di accesso al Montagnana. Si procede in leggera discesa per il panoramico sentiero, ricongiungendosi poco dopo con la carraia di prima che si segue a sinistra. Si perde quota in direzione est effettuando in seguito un tornante destrorso, prendendo, oltre quest’ultimo, una scorciatoia che permette di tagliare il successivo tornante sinistrorso della carrareccia. Poco più avanti si giunge in un’ampia sella di crinale a quota 1080 m, a cui giungono e da cui si staccano tre carraie: una verso NW in versante Baganza e altre due in direzione S e SW (versante Parma), di cui la seconda scende a Signatico. Noi dobbiamo continuare diritto (delle due tracce parallele si prende quella di sinistra) procedendo per un breve tratto in leggera salita. Presto si riprende a scendere lungo il tracciato di crinale che effettua poco più in basso un paio di svolte. Fa seguito un ripido tornante destrorso oltre il quale occorre ignorare una carraia che si stacca a sinistra. Dopo una ripida discesa, il tracciato svolta a sinistra riprendendo la direzione NE, uscendo dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi (visuali grandiose su ambo i lati). Raggiunto un evidente incrocio a quota 972 m, si abbandona il crinale, iniziando in questo modo la discesa nel versante Baganza per bella carraia affiancata da panoramici prati. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra e si continua a perdere quota per il percorso principale che si sposta un po’ a sinistra. Dopo una svolta più marcata, si giunge nei pressi di un piccolo ruscello dove si ignora una traccia che si stacca a sinistra (cartello di colore blu indicante la giusta direzione). Si prosegue per la carraia che scende per un tratto a fianco del menzionato ruscello, ammirando ai lati bellissimi campi e radure. Dopo una netta svolta a sinistra si attraversa un altro ruscello piegando poi a destra, ignorando una traccia che si stacca proprio in quest’ultima direzione. Fa seguito un bivio, caratterizzato dalla presenza di rottami arrugginiti, dove si prende la traccia di destra che effettua un’ampia curva a sinistra. Dopo una radura situata alla nostra sinistra, si ignora una carraia che si stacca nella stessa direzione e si prosegue per il percorso principale che penetra in un fitto bosco perdendo quota in ripida discesa. Poco più avanti, sulla destra del tracciato che stiamo seguendo, confluisce una mulattiera proveniente dal casolare della Brugnara. Noi continuiamo diritto attraversando poco dopo un’area di bosco diradato. Si sale poi per un breve tratto fino a confluire nella carrareccia di accesso alla Fonte S. Giovanni (quest’ultima è situata alla nostra sinistra) che si segue a destra. Si procede comodamente per il bel tracciato, attraversando poco dopo una valletta con ruscello, approdando poi in un magnifico pianoro caratterizzato da radure di rara bellezza. Si continua lungo la carrareccia (tracce che si staccano a sinistra e a destra sono da ignorare) per buona parte in leggera salita, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di un panoramico crinale. Si prosegue per la carraia ancora per poco: infatti, appena dopo una traccia che si stacca destra e poco prima del nucleo chiamato Il Ginepro, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede in leggera discesa affiancati da bucolici prati, per poi penetrare nel bosco ed ignorare al primo bivio una traccia che si stacca a sinistra. Poco dopo si tralascia a destra un sentiero in discesa, ma al successivo bivio si prende la traccia di destra, abbandonando così la carraia che comincia a salire. Si perde quota per ampia mulattiera fino ad intersecare una carraia che va seguita a destra in discesa. In breve si approda nella stradina asfaltata Albareto/Linara che si segue a sinistra ammirando suggestive visuali. In circa quindici minuti di cammino si raggiunge Casa Margolese, da cui si continua ulteriormente fino ad una presa dell’acquedotto situata alla nostra sinistra. Qui si imbocca un sentierino che appena dopo attraversa una valletta con ruscello e prosegue in leggera salita a mezza costa. Si continua lungo la traccia, che poi si amplia, fino a quando essa effettua una netta svolta a destra. Da qui si prosegue diritto per sentiero, inizialmente poco marcato, poi più ampio ed evidente, immettendosi poco dopo in una bella mulattiera che si segue a sinistra in salita. In dieci minuti circa si sbuca sul dorso di una panoramica costa dove ci si immette in una carrareccia in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Seguiamo quest’ultima a destra in direzione dell’ormai vicino e ben visibile paese di Ravarano. Costeggiando pendii marnosi e ammirando notevoli visuali sul Monte Scaletta e sul poggio su cui è arroccato il borgo di Castello di Ravarano, per stradina successivamente asfaltata si scende a fianco delle prime case del paese. Poco dopo si confluisce in un’altra strada che si segue a destra, ritornando in breve al nucleo di Borello di Ravarano, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

Anello di Fragnolo

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Punto di partenza/arrivo: Fragnolo 700 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello (45 min.) ; selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello- fondovalle Moneglia-Fragnolo (1,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Fragnolo

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e vario su carraie e sentieri evidenti che non pongono problemi di reperimento del giusto percorso. La segnaletica CAI è presente solo nel tratto Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno. Nella seconda parte dell’anello si incontrano invece solo alcuni sporadici e sbiaditi segnavia.

Dal paese di Fragnolo si imbocca, sulla sinistra del Ristorante Mariella, una stradina asfaltata che conduce ad alcune case. Si effettua successivamente una svolta a destra e si inizia a salire ripidamente in direzione del non lontano crinale del Monte Castellaro. Più avanti la stradina diviene sterrata e sale costeggiando splendide e panoramiche radure, per poi penetrare in un rimboschimento a conifere. Raggiunto un bivio in località Cusano 857 m, si piega a destra lungo il percorso di crinale (segnavia CAI n° 773), oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro 936 m (alcune aperture nel bosco permetto di ammirare notevoli visuali). Giunti ad un alto bivio, si ignora a sinistra la carraia diretta al valico conosciuto come Tino d’Oro e si continua diritto procedendo inizialmente in moderata pendenza, poi in lieve salita. Ci si avvicina progressivamente, sempre per ampia traccia, alla sommità del Monte Corno, ammantata da conifere di reimpianto, che si aggira a destra avanzando in direzione S/SE. Dopo una breve discesa si arriva ad un incrocio (paletto con cartelli) dove si prosegue diritto per ampia traccia con sbarra iniziale. Effettuata una svolta a sinistra, si inizia più avanti l’aggiramento della sommità del Monte Pozzo, giungendo, dopo una curva a destra, ad un altro incrocio. Si continua diritto iniziando poi a scendere per sentiero che offre notevoli visuali panoramiche e che, allargandosi in ultimo a carraia, conduce ad un bivio dove si ignora a destra il percorso diretto alla boscosa sommità del Monte Pozzo. Si svolta invece a sinistra, in discesa, assecondando per un breve tratto la carrareccia, abbandonandola poco dopo per imboccare a destra un marcato sentiero (segnavia). Rientrati all’interno del bosco, si ignorano alcune tracce laterali e si continua per l’evidente sentiero che comincia a perdere quota piuttosto ripidamente, conducendo più in basso in una bella radura. Dopo una curva a sinistra e un lembo di pineta che si attraversa, si esce in altre panoramiche radure che si contornano. Un’ultima ripida discesa ci separa dal Passo di Monte Fragno, 845 m, valico situato sulla dorsale Baganza/Parma da cui si ammirano notevoli visuali del Monte Caio e dell’Alta Val Parma. Dal passo si continua lungo una stradina asfaltata che asseconda il crinale divisorio e, nel momento in cui essa effettua una netta curva a sinistra, si prosegue diritto per bella sterrata inizialmente in discesa (interessanti affioramenti del flysch). Si procede poi a saliscendi passando a fianco di un curioso poggetto arenaceo, giungendo più avanti ad un bivio da cui si continua a sinistra. Dopo un tratto di bosco (si incontra a destra una carraia chiusa da un cancello) si esce all’aperto e si sale con maggiore pendenza aggirando una prima costa. Si continua per la carrareccia affrontando un altro ripido strappo, per poi virare nettamente a sinistra (si ignora la carraia che prosegue diritto in salita). Più avanti occorre abbandonare il percorso su cui stiamo camminando – che a sua volta conduce al vicino valico di Casa Canone – imboccando a destra una ripida e ampia traccia. Dopo il primo faticoso strappo, si passa a fianco di una baracca, riprendendo poi a salire in modo sostenuto lungo una sorta di costa erbosa. Al suo culmine si penetra nel bosco raggiungendo la poco marcata sella che separa il Monte Prandone alla nostra sinistra dal Monte Vitello alla nostra destra. Il sentiero inizia appena dopo a scendere conducendo nei pressi di una recinzione che si contorna in lieve salita, svoltando poi a sinistra in discesa. Ignorando tracce laterali, si continua per il percorso principale che in seguito procede in piano offrendo interessanti visuali del Monte Montagnana. Dopo una radura che si attraversa e una discesa all’interno del bosco, si approda in un’ampia e panoramica sella situata nel crinale che divide la Val Moneglia dall’ampio vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si svolta repentinamente a destra per carraia che poco dopo passa a fianco di una baracca, per poi effettuare una netta curva a sinistra e scendere lungo il margine sinistro di una bella radura. Rientrati nel bosco, si continua lungamente per la carraia (qualche segnavia bianco-rosso molto sbiadito), ignorando tracce laterali. Dopo una netta svolta a destra, si raggiunge un incrocio dove si prosegue diritto lungo il percorso principale che inizia a scendere con maggiore pendenza. Effettuando un’ampia curva a sinistra, si raggiunge un crinaletto secondario che si asseconda fino ad un evidente bivio collocato a poca distanza dalla frazione di Alpicella, visibile in basso a sinistra. Si imbocca a destra una carraia diretta al fondo della Val Moneglia, ignorando poco più in basso un’ampia traccia che si stacca a sinistra (e con essa i segnavia del “Tartufo Trail Running”). Si prosegue in leggera salita aggirando poco più avanti una costa boscosa, per poi scendere nel fondovalle giungendo nei pressi di una radura. Si continua attraversando quest’ultima, procedendo poi in salita sulla sinistra (destra orografica) del corso d’acqua. Poco dopo, ad un bivio, si abbandona la traccia seguita fino a questo momento per imboccare a sinistra una carraia che avanza nella sponda destra orografica della valle (in alto a destra si nota un nucleo di vecchie case collocato su un poggio). Si attraversa un ruscello e si riprende a salire raggiungendo in breve un gruppo di case non lontani dal paese di Fragno. Oltre le prime abitazioni si stacca a destra (cartello) un’ampia traccia che si imbocca risalendo un aperto pendio prativo (notevoli visuali panoramiche sulla Val Moneglia dominata dal boscoso Monte Vitello). In breve si fa ritorno a Fragnolo, punto di partenza di questo interessante anello.