Il Monte Croce da Ravarano

Punto di partenza/arrivo: Ravarano, 677 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Ravarano-Castello di Casola (1,20 h) ; Castello di Casola-Monte Croce (45 min) ; Monte Croce-Puilio di Casola (50 min) ; Puilio di Casola-Ravarano (1 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (per il doppio guado del Torrente Baganza è consigliabile avere con sé scarpe o ciabatte di gomma)

Ultima verifica: maggio 2021

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano (si parcheggia l’auto nella parte finale del paese)

Descrizione dell’itinerario

Escursione di particolare interesse naturalistico e storico in luoghi affascinanti e poco frequentati. Dovendo effettuare un duplice guado del Torrente Baganza, è necessario evitare i periodi di piena.

Se abbiamo parcheggiato l’auto nella parte finale di Ravarano, occorre tornare indietro lungo la SP 15 e proprio all’interno del borgo principale imboccare a sinistra uno stradello (Strada della Chiesa) in discesa. Dopo aver costeggiato alcune belle case in sasso, si raggiunge la Chiesa di San Bartolomeo, nel retro della quale inizia (vecchia indicazione del CAI) il percorso che ci condurrà nel greto del Torrente Baganza. Si perde quota a fianco di una radura e al bivio che si presenta poco sotto, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra del tracciato, si trascura a destra il percorso da cui torneremo. Si continua a perdere quota per carraia piuttosto inerbita attraversando poco dopo il margine superiore di una radura/pendio prativo, dove il tracciato risulta poco riconoscibile poiché alquanto invaso dall’erba. Rientrati nel bosco, si prosegue la discesa per il piacevole percorso, compiendo una netta svolta a destra cui fa seguito una curva a sinistra. Proprio in corrispondenza della sponda destra orografica del Torrente Arso la carraia risulta franata, ma un sentiero a destra permette di aggirare l’ostacolo. Dopo una ripida discesa (sbiaditi segni fluorescenti del “Tartufo Trail Running”) si mette piede nell’ampio letto, sconvolto da alluvioni, del Torrente Arso e lo si attraversa puntando alla sponda opposta dove si dovrebbe intravedere la continuazione del percorso. Recuperatolo, si procede per ampio sentiero evidente che si sposta a sinistra ed avanza nel contesto di una vegetazione molto variegata. Giunti nei pressi di una radura con sbarra, si trascura a destra la continuazione della traccia seguita fino a questo momento e ci si dirige verso il vicino Mulino di Ravarano506 m. Per sentiero erboso si transita a fianco della suggestiva costruzione, fino a scendere per rocce stratificate nel letto del Torrente Baganza. Guadatolo, si risale una breve scarpata e si continua per sentiero (segnavia fluorescenti) che si inoltra quasi subito nel bosco. Il percorso volge a sinistra ed è affiancato da un vecchio muretto a secco che fa da preludio ad altri che ammireremo. Dopo una svolta a destra e una salita, si asseconda una mulattiera tra le più belle e integre di tutto l’Appennino parmense. Il tracciato, immerso in un ambiente boschivo di particolare pregio, sale lievemente ed effettua alcune svolte per poi avanzare in direzione NE. Il selciato originario e i muretti a secco con pietre incastonate ad arte, suscitano nel percorritore un’emozione tra le più intense. Dopo la sezione più spettacolare, si incomincia una dura salita per tracciato dissestato, procedendo ai piedi di una suggestiva parete del Flysch del Monte Cassio ben visibile da Ravarano. Attraversati alcuni solchi di erosione, si rientra nel bosco e si avanza molto più comodamente andando a varcare un rio che precede un più piccolo corso d’acqua. Dopo un tratto in salita e uno in falsopiano si compie una svolta a sinistra e si procede a fianco di panoramiche radure. Con andamento verso N e NW si guadagna quota per la vecchia mulattiera ammirando altre sezioni in cui affiora lo splendido lastricato originale e i “consueti” muretti a secco che l’affiancano. Sbucati nella frazione Villa di Casola655 m, ci si innesta nella Via Francigena e la si segue a destra iniziando ad attraversare la parte più antica del borgo. Costeggiata una grande casa in sasso (forse una corte), si esce dall’abitato e al primo bivio che si presenta si continua diritto. Varcato subito dopo un piccolo ruscello, si incontra un secondo bivio dove si prosegue a destra salendo ripidamente. Poco più in alto un’indicazione ci induce a prendere il tracciato di destra (possiamo anche proseguire diritto) che si asseconda compiendo un faticoso tornante sinistrorso. Immessosi in un’ampia traccia, si recupera appena dopo il percorso abbandonato poco sotto e lo si segue a destra andando sempre in questa direzione al bivio che si presenta quasi subito. Mediante bella mulattiera lastricata si aggira un poggio, compiendo successivamente una curva a sinistra e transitando a fianco di una costruzione in sasso. Si continua a guadagnare quota tra panoramici appezzamenti, puntando al vicino borgo di Castello di Casola arroccato su un poggio. Entrati nel suggestivo nucleo, 755 m, si prosegue a sinistra imboccando a destra un percorso che si stacca dalla strada d’accesso alla frazione. Trascurato lo stradello che scende ad una casa, si continua per piacevole mulattiera, e al bivio che si presenta poco più avanti si ignora un’ampia traccia a destra. Il panoramico percorso procede in questa sezione in lieve salita per poi diventare più ripido nella parte finale. Costeggiata una casa, si guadagna il valico della Colletta794 m, situato sul crinale Baganza/Sporzana. Da qui si continua a destra assecondando solo per poco i segnavia della Francigena, abbandonandola nel momento in cui volge a sinistra in direzione di Terenzo. Si prosegue lungo la comoda stradina asfaltata che costituisce l’accesso al nucleo di Puilio di Casola (che visiteremo al ritorno), imboccando la prima carraia che si stacca a sinistra (vecchia indicazione del CAI appena dopo l’imbocco). Poco più avanti si presenta un ulteriore bivio da cui si continua a sinistra iniziando una ripida salita a fianco di panoramici prati. Si procede per ampia traccia sassosa in direzione della dorsale del Monte Croce ammantata da conifere di reimpianto. Volgendo infine a destra si inizia ad assecondare il boscoso crinale, avanzando in salita costante ma tutto sommato moderata. Al primo bivio che si incontra si trascura a sinistra un’ampia traccia, mentre al secondo, situato più avanti proprio sul filo della dorsale, si ignora un labile percorso a destra. Si prosegue per il piacevole sentiero di crinale in direzione della non lontana sommità del Monte Croce, notando e tralasciando a sinistra un percorso in discesa. Usciti dal bosco, si asseconda la panoramica dorsale e risaliti gli ultimi ripidi metri si guadagna la cima del Monte Croce945 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa che avviene nella primissima parte lungo il ripido profilo est della montagna. Raggiunta una sella, l’ottimo sentiero scarta il crinale divisorio Baganza/Sporzana, procedendo in quest’ultimo versante nel contesto di una rigogliosa area ammantata da cespugli e arbusti. Rientrati nel bosco, si perde ripidamente quota effettuando diverse svolte e tornanti, fino a mettere piede in una sorta di dorsale (Costa di Seda) dove si incontra un trivio. Imboccato il percorso di destra (indicazione per Lughero e Puilio) si scende in direzione SW per sentiero ben incavato ma piuttosto invaso da vegetazione e cespugli. Volgendo successivamente a destra si rientra nel bosco e si prosegue per il poco frequentato percorso che risulta anche qui, in alcuni punti, ostruito da cespugli. Dopo una breve contropendenza, giunti nei pressi di un piccolo ripiano erboso, si volge a destra. Il tracciato inizia successivamente a perdere quota molto spesso ripidamente, presentandosi in alcuni tratti dissestato, scomodo e faticoso. Compiute in seguito un paio di svolte, il percorso procede in piano/lieve salita verso W, mentre da sinistra si innesta in esso un altro sentiero proveniente dalla Costa di Seda. Doppiata la prima delle particolari coste che caratterizzano il versante meridionale del Monte Croce, si procede in leggera salita ammirando le peculiarità ambientali e geologiche dell’area in cui ci troviamo. Doppiata una seconda costa, anch’essa con affioramenti rocciosi (notevole visuale panoramica), si continua in lieve discesa e in piano costeggiando delle caratteristiche lastre rocciose. Immessosi in una carraia, la si segue a destra avanzando in salita, dirigendosi verso il fondo di una valletta. Attraversato quest’ultimo si continua a progredire in salita per ampia e assolata traccia lungo la sponda destra orografica della valletta, fino a doppiare una terza evidente costa. Segue un tratto in piano e in lieve salita onde aggirare l’ultima boscosa costa, dirigendosi, oltre quest’ultima, verso il vicino nucleo di Puilio di Casola. Dopo un tratto in cui il tracciato è affiancato da muretti a secco, si entra nel suggestivo borgo, 740 m, e lo si attraversa prendendo il viottolo di sinistra. Raggiunto un incrocio, si prosegue a sinistra transitando a fianco della parte più antica e suggestiva del nucleo. Dopo aver costeggiato una siepe, si presenta un bivio (sbiadito segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero) da cui si imbocca a sinistra uno stradello che conduce subito ad una casa. Noi proseguiamo per ampia traccia che perde quota nel bosco nella sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Nei pressi di un cancello, il percorso volge nettamente a destra, attraversa il fondo della menzionata valletta per poi scendere lungo la sua sponda destra orografica. Si sottopassa poco più in basso una linea elettrica e dopo una discesa all’interno di un bosco con conifere di reimpianto si volge a destra. Trascurata a sinistra una traccia ampia ma labile, si prosegue per il percorso principale che avanza in piano attraversando un’area erbosa e un corso d’acqua. Immessosi in una carraia, la si asseconda in discesa penetrando presto in un variegato ambiente boschivo. Dopo alcune svolte temporaneamente fuori da bosco, ritornati al suo interno si presentano due bivi da cui si prosegue a destra (segnavia bianco-rossi). Andando a sinistra (segnavia) al terzo bivio che si incontra, si nota appena dopo, sempre sulla sinistra, una radura. Abbandoniamo qui il vecchio percorso segnato – che in seguito tende a perdersi – e ci dirigiamo verso la radura, notando un vecchio rudere seminascosto dalla vegetazione. Oltre quest’ultimo si perde quota per ameni declivi prativi in direzione del Torrente Baganza, assecondando, o meglio intuendo, un’ampia traccia molto poco riconoscibile. Più in basso si procede tra macchie boscose dove il tracciato diviene sensibilmente più incavato, fino ad uscire in un’area con arbusti e folta vegetazione a poca distanza dal greto del torrente. Ci troviamo esattamente di fronte alle case del nucleo di Tavolana in splendido ambiente fluviale che stimola una sosta ristoratrice. Effettuato il guado, si raggiunge la sponda opposta e si prosegue a destra senza traccia fino ad inserirsi in un percorso che conduce ad un’area pic-nic con tavolo e panche. Da qui si imbocca una carraia a sinistra abbandonandola poco più avanti per sentiero a destra (segnavia bianco-rossi). Si avanza in ripida salita per traccia poco frequentata ma evidente, fino a volgere a sinistra ed assecondare per un tratto una sorta di crinaletto boscoso. Virando successivamente a destra, si attraversa un corso d’acqua, continuando oltre quest’ultimo a salire in modo sostenuto. Appena dopo una recinzione, ci si immette nel percorso seguito all’andata poco sotto la chiesa di Ravarano. 

Monte Cassio: anello da Chiastre

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Punto di partenza/arrivo: Chiastre di Ravarano, 754 m

Dislivello: 630 m ca.

Durata complessiva: 5,30/5,45 h

Tempi parziali: SP 15-Mulino di Cassio-Combattino (1 h) ; Combattino-Cassio (50 min.) ; Cassio-Chiastra di San Benedetto-Monte Cassio (1 h) ; Monte Cassio-Malacosta (55 min.) ; Malacosta-Chiastre (1,40 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2020

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo lungo la SP 15 per Berceto a poca distanza dal paese vero e proprio di Chiastre 

mapwww.openstreetmap.org

Nel tratto evidenziato colore arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario 

Quella proposta è forse una delle più complete escursioni della Val Baganza fino ad ora relazionate in questo blog. Visiteremo luoghi assolutamente suggestivi e “inediti”, percorrendo antiche mulattiere, in un contesto ambientale estremamente ricco e variegato. 

Dal parcheggio si segue per un breve tratto la provinciale costeggiando alcune case recentemente ristrutturate. Nel mezzo di esse si nota un viottolo: lo si imbocca, andando presto a guadare un rio. Si continua successivamente per mulattiera, delimitata da muretti a secco, che procede costeggiando dei prati. Entrati nel paese di Chiastre, si prosegue per stradina asfaltata trascurando a sinistra i percorsi n° 770 e n° 771. Raggiunto il sommo del nucleo dove si trova una cava un tempo usata dagli scalpellini, si prosegue per ampia traccia lasciando subito a sinistra il ripido sentiero che porta al “Dente del Gigante”. Dopo un tratto in lieve discesa e un corso d’acqua che si attraversa, si penetra nel bosco avanzando per ampia mulattiera in salita (si notano resti di muretti a secco che fanno intuire l’importanza del tracciato che stiamo seguendo). Immessosi in una carraia, la si asseconda a destra in discesa sbucando poco dopo nella SP 15 che seguiamo verso il vicino nucleo di Molino di Chiastre. Giunti nei pressi di un capannone agricolo, si può imboccare subito a destra una carraia che svoltando a sinistra costeggia l’edificio immettendosi in un’altra traccia proveniente dalla provinciale. Si segue questo percorso a destra procedendo parallelamente ad un rio, assecondando il margine sinistro di campi coltivati. Quando questi ultimi si ampliano anche a sinistra, noi proseguiamo diritto per tratturo puntando ad una linea elettrica e ad un’apertura nel bosco. Penetrati in esso, si prosegue per comoda carraia che perde costantemente quota, effettuando più avanti un paio di svolte. Usciti dalla copertura boscosa, si continua per ampie e panoramiche radure, dirigendosi verso l’evidente corte che abbiamo di fronte. Proprio in corrispondenza di essa (il Casino Pallavicino, la cui villa padronale risale al XVI sec.) ci si immette in un’altra carrareccia che si segue a sinistra. Attraversato mediante ponte un corso d’acqua, si trascura a sinistra una traccia in salita e si prosegue per il percorso principale che procede in lieve discesa. Giunti nei pressi di una casa ristrutturata si prende a sinistra una traccia che, contornando il margine destro di un campo, aggira la proprietà. Si prosegue successivamente nel bosco, iniziando poco più avanti a costeggiare un altro campo situato alla nostra destra. Al termine di quest’ultimo si attraversa un solco abbastanza profondo che ha determinato una piccola interruzione del percorso. Si continua per l’ampia traccia che avanza per un tratto parallelamente al corso d’acqua appena oltrepassato per poi spostarsi a sinistra. Il tracciato man mano che prosegue diviene sempre più infrascato: noi lo assecondiamo prestando attenzione ad un bivio poco evidente. Qui giunti, si prende a destra una traccia che scende in mezzo a vegetazione rigogliosa, oltrepassando un piccolo ruscello. Poi il percorso piega nettamente a destra presentandosi molto infrascato ma comunque ben riconoscibile. Virando successivamente a sinistra si giunge nei pressi del greto del Baganza. Il percorso prosegue verso SW parallelamente al torrente: noi lo assecondiamo ancora per un tratto, ma quando si ritiene opportuno lo si abbandona scendendo nell’ampio greto. Effettuato il guado, si cammina sul greto del torrente in direzione SW ammirando uno splendido e incontaminato ambiente fluviale. Nel momento in cui in lontananza, alla nostra destra, si intravede un rudere, si abbandona il corso d’acqua e risalita una piccola scarpata si volge subito a sinistra. Procedendo per traccia in mezzo all’erba alta si raggiunge poco più avanti il suggestivo Mulino di Cassio. Alla destra di quest’ultimo si prende una traccia in salita oltrepassando inizialmente un tratto alquanto invaso dai rovi. Penetrati nel bosco, si transita a fianco di una costruzione diroccata e di suggestivi muretti a secco che fanno intuire la storicità del tracciato che stiamo seguendo. Dopo un tratto infrascato, si volge a sinistra (segnavia giallo-azzurro) salendo per ampia e spettacolare mulattiera delimitata da notevoli muretti a secco formati da pietre ofiolitiche. Effettuate alcune svolte e trascurata a destra una traccia, si iniziano a costeggiare le radure dove si trova il rudere di Combattino, collocato in splendida posizione. Si continua per vecchia mulattiera che presenta un fondo costituito da rocce ofiolitiche, salendo in moderata pendenza. Effettuata una netta svolta a sinistra, si guadagna quota alla base di spettacolari affioramenti ofiolitici, ammirando straordinarie visuali sulla Val Baganza. Raggiunto il sommo del dirupo, il tracciato vira nettamente a destra (si immette da sinistra una carraia erbosa) conducendo ad un bivio in corrispondenza di una radura. Si continua a sinistra per traccia infrascata (meglio contornare il margine destro della menzionata radura), sbucando poco dopo nella SS 62. La si segue a destra in direzione di Cassio, notando i contrassegni della Via Francigena ed ammirando notevoli visuali panoramiche. Giunti in vista di un crinaletto sulla sinistra della carreggiata, si abbandona la statale e si imbocca un sentiero in salita (Via Francigena). Si asseconda inizialmente il filo della menzionata dorsale per poi procedere nel bosco tra vegetazione rigogliosa. Dopo alcune radure che si costeggiano e un tratto in discesa ci si immette nuovamente nella SS 62 che si segue alla volta di Cassio. Entrati nel centro di quest’ultimo si prende a destra l’antica Strada Romea che, attraversando tutta la parte più vecchia e caratteristica del paese, conduce alla chiesa – di fondazione romanica – dell’Assunzione di Maria Vergine. Da qui, salendo a sinistra per Strada Torretta, ci si immette nella statale che si segue a sinistra solo per un breve tratto. Si imbocca infatti a destra la strada per Selva Grossa (indicazione per la Chiastra di San Benedetto), seguendola fin nei pressi di un’azienda agricola. Qui si prende a destra una carraia (avviso del Comune di Cassio della chiusura del Sentiero degli Scalpellini n° 771 relativamente al tratto Cassio-Chiastra di San Benedetto) che dopo la prima salita svolta nettamente a sinistra. Giunti nei pressi di una casa si prende la mulattiera di destra inoltrandosi in un bellissimo ambiente boschivo. Al bivio che si presenta poco dopo si prosegue a sinistra transitando ai piedi della ciclopica parete occidentale del conglomerato, notando le caratteristiche striature (le “unghiate del diavolo”) che caratterizzano questo versante del monolito. Poi il percorso, virando nettamente a destra, conduce in corrispondenza di un’altra emergenza di conglomerato. Superate alcune roccette e lambita la cresta settentrionale della Chiastra, si perde quota costeggiando la parete orientale del monolito. Si piega successivamente a sinistra e al bivio che si presenta subito dopo si prosegue a destra in salita. Effettuata una curva a destra, ci si immette nel percorso n° 771 abbandonato in precedenza per fare il giro della Chiastra (qui si diparte una traccia che conduce ai piedi dello strapiombante spigolo sud del conglomerato). Ritornati sul tracciato di prima, si prosegue per esso alla volta del Monte Cassio, avanzando inizialmente in ripida salita. Una svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: infatti, inizia proprio da questo punto un lungo tratto in cui si procede in direzione N. Dapprima in moderata pendenza, si avanza successivamente in lieve salita e in piano, per poi riprende a salire attraversando un pendio dirupato. Più avanti, mediante curva a destra, si aggira una costa di marne e arenarie, continuando poi in lieve salita all’interno del bosco. Dopo un tratto piuttosto lungo in cui avanza perlopiù in piano, si confluisce in un’ampia traccia che asseconda una dorsale boscosa. Si guadagna quota lungo questa direttrice senza possibilità di errore, ammirando metro dopo metro la bellezza dell’ambiente boschivo in cui ci troviamo. Più in alto si attraversano radure arbustive e ripiombati nel fitto bosco si sottopassa una linea elettrica raggiungendo successivamente un bivio. Si prosegue diritto/destra per ampia traccia che dopo aver compiuto una curva a sinistra perde lievemente quota. Effettuate alcune svolte, si esce nelle radure sommitali del Monte Cassio, 1023 m (a sinistra tavolo con panche). Dalla “cima” si attraversano i prati in direzione E, immettendosi in un’ampia traccia che si segue a destra. Dopo un tratto all’interno del bosco, si scende per radure con arbusti, fino a confluire in una carrareccia appena prima di un bivio. Si prende il percorso di sinistra che perde quota sempre in modo lieve compiendo diverse svolte e tornanti. Dopo essere transitati nei pressi di un ex-albergo si confluisce nella SS 62 che si segue a sinistra per un tratto. Imboccato a destra lo stradello d’accesso ad una casa si perde costantemente quota effettuando svolte e tornati, ammirando notevoli visuali panoramiche. In corrispondenza dell’ingresso della proprietà ci si immette nel tracciato della Via Francigena che si segue a destra. Si procede nel primo tratto in sostenuta salita costeggiando il limite recintato della menzionata proprietà e, al termine di quest’ultima, si prosegue molto più comodamente all’interno della pineta del Monte Cassio. Dopo alcuni fossi che si attraversano, un tratto di salita piuttosto ripido e un ulteriore solco, si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra. Il sentiero perde costantemente quota conducendo in un’area caratterizzata da alberi caduti a terra. Orientandosi con i segni fluorescenti, si monta sul dorso di una costa che si asseconda per un tratto in ripida salita. Poi, spostandosi a destra, si recupera il sentiero interrotto nella sezione precedente. Dopo una salita, piuttosto ripida nella parte finale, si approda su un particolare crinale formato da arenarie: si tratta dei dirupi di Malacosta (assecondando la dorsale a sinistra, si raggiunge un punto panoramico di prim’ordine, dove è possibile ammirare una delle più suggestive visuali di tutta la Val Baganza). Proseguendo lungo la variante della Francigena, si perde ripidamente quota e giunti poco sopra il fondo di una valletta, a causa dell’interruzione del percorso, ci si deve calare per ripida scarpata nel letto del corso d’acqua formante la valletta in questione. Attraversata quest’ultima e ripreso il sentiero interrotto, si transita a fianco di altri alberi divelti. Immessosi nel percorso principale della Via Francigena, lo si segue a sinistra in discesa, virando più in basso nettamente a destra. Dopo una ben ripida discesa e un tratto in cui si perde quota meno ripidamente, in corrispondenza di una curva a destra si incontra un punto panoramico da cui è possibile ammirare una notevole visuale su fondo della Val Baganza caratterizzato dai particolari conglomerati che visiteremo. Si prosegue in seguito in lieve salita per splendida mulattiera delimitata da vecchi muretti a secco, costeggiando alcune radure. Confluiti in un’ampia traccia, la si segue a destra in salita e ignorato a sinistra un percorso in discesa si giunge ad una selletta nei pressi di un’area pic-nic situata ai piedi un conglomerato con grotta alla base. Al bivio successivo occorre prendere a sinistra il Sentiero degli Scalpellini (n° 771) ed iniziare in questo modo a perdere quota lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Baganza. Si scende dapprima ripidamente, poi più comodamente per ampia mulattiera, gustando le peculiarità dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi. Poco prima di raggiungere il greto del torrente si notano i sostegni della passerella pedonale smantellata nel 2014. Si effettua successivamente il guado alla base della spettacolare Chiastra dei Saraceni, recuperando, nella sponda opposta, un’ampia traccia. Raggiunta poco sopra un’area pic-nic con tabella esplicativa, si prosegue per la carraia ma nel momento in cui compie una netta curva a destra la si abbandona per sentiero a sinistra. Si varca subito un suggestivo rio e qualche altro ruscello, per poi salire alla volta di un crinaletto boscoso. Da quest’ultimo, scendendo a sinistra, si raggiunge una cengia che corre parallela alla cresta sommitale di un risalto di conglomerato. Con piede fermo ed esenti da vertigini possiamo percorre la menzionata cengia/cornice ammirando un panorama tra i più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Ritornati sul percorso principale, lo si segue dapprima in moderata pendenza, poi in ripida salita (sono presenti gradini e corrimani in legno). Dopo un breve tratto in piano il sentiero piega a destra e, salendo ripidamente, conduce in una carraia (andando a destra si raggiunge una panchina con pannello esplicativo nei pressi del dorso di un conglomerato appartenete ai Salti del Diavolo). Si segue l’ampia traccia che procede inizialmente in piano, poi, dopo una curva a sinistra, in salita. Dopo qualche svolta si confluisce in un’altra carraia che seguiamo a sinistra, incontrando, in corrispondenza di un suo tornante destrorso, un interessante punto panoramico. Proseguendo per l’ampia traccia in lieve salita, si raggiungono più in alto le prime case della parte bassa del paese di Chiastre. Confluiti nella SP 15 si ritorna in breve al parcheggio iniziale. 

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L’ofiolite di Fioritola, il Monte Silara e il Monte Polo

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto, 844 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Poggio di berceto-ofiolite di Fioritola (50 min.) ; ofiolite di Fioritola-Passo del Silara (45 min.) ; Passo del Silara-Monte Silara-Monte Polo (1 h) ; Monte Polo-Maestà di Graiana (35 min.) ; Maestà di Graiana-Poggio di Berceto (2,10 h)

Difficoltà: EE+/F la min-iscalata dell’ofiolite di Fioritola ; EE la traversata del Monte Silara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, denominata Poggio di Berceto

mapwww.openstreetmap.org

Nelle sezioni evidenziate colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario 

Anello di particolare interesse, soprattutto se effettuato con le digressioni suggerite che conferiscono al percorso un senso del tutto particolare e inedito. Si tratta, nello specifico, di compiere una pseudo-scalata onde conquistare la sommità dell’ofiolite di Fioritola. A tal fine, l’autore della relazione ha seguito una linea “sperimentata” alcuni anni fa e relazionata in questo itinerario: Val Baganza: anello delle ofioliti. La scalata, nonostante che la roccia richieda le dovute cautele, è molto facile e anche divertente. Naturalmente, chi non possiede sufficiente sicurezza e autonomia per affrontare passaggi rocciosi senza l’ausilio di alcuna assicurazione, è invitato ad ignorare tale proposta. D’altronde lo scopo di questo blog consiste nel trasporre in relazioni tecniche esperienze molto personali, il cui interesse, forse, non travalica tale sfera individuale al fine di una sua espansione e “pubblicizzazione”. Pur fermamente convinto che tra individuale e sociale debba sempre permanere una netta linea di separazione, ho voluto in questi anni suggerire percorsi molto insoliti, frutto di personali ricerche a cui è legata una dimensione affettiva incomunicabile. Un altro aspetto che caratterizza questo blog è il “ritornare sui propri passi”, ossia il ripetere e rirelazionare – magari in combinazioni o con digressioni differenti – percorsi già descritti. 

Dal Poggio di Berceto si percorre – o ripercorre – la provinciale per Calestano imboccando dopo pochi metri una strada a destra (indicazioni per la passeggiata della pineta e freccia segnaletica del percorso CAI n° 731). Si procede inizialmente in salita attraversando il nucleo di Sighino, iniziando poi iniziare a scendere su sterrata carrozzabile. Si avanza successivamente in piano nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Baganza, ammirando belle visuali. Dopo una netta curva a destra e una discesa si presenta il bivio per Fioritola. Abbandoniamo qui la carrozzabile scendendo a sinistra per ampia carraia che compie quasi subito un tornante sinistrorso. Raggiunto il greto del torrente (interessante ambiente fluviale) occorre effettuare il guado, tenendo presente che dopo forti piogge potrebbe risultare problematico o totalmente precluso. Si asseconda successivamente una carrareccia (cancello da scavalcare) che costituisce l’accesso al nucleo di Fioritola. Si guadagna ripidamente quota per un buon tratto, trascurando ai lati percorsi secondari e ammirando belle visuali sul Monte Cavallo e sulla dorsale Baganza/Manubiola. Terminata la sezione più ripida, si avanza molto più comodamente avvicinandosi alle pareti del versante occidentale dell’ofiolite di Fioritola. L’autore della relazione ha conquistato la cima effettuando una mini-scalata su rocce facili che richiedono le dovute cautele, non risultando tuttavia così friabili come potrebbero apparire a prima vista. Si prosegue, quindi, per l’ampia traccia costeggiando la base della sezione più ripida della parete occidentale dell’ofiolite. Quando il versante diviene più abbordabile, più o meno in corrispondenza del suo margine destro, si abbandona la carraia risalendo inizialmente una piccola ma franosa scarpata. Si avanza per qualche metro in obliquo a destra per poi piegare nettamente a sinistra e progredire, sempre in obliquo, puntando all’appicco terminale a al palo dell’alta tensione che contraddistingue la sommità dell’ofiolite. Superate alcune roccette e una rampa erbosa, si arriva alla base di un canalino che si risale direttamente (I°). Quando quest’ultimo si trasforma in rampa erbosa, si scala a sinistra una costola rocciosa (I°+), oltre la quale si traversa a sinistra per pochi metri. Si segue verso destra una rampa friabile per poi scalare, nel punto più debole, una divertente paretina formata da roccia sostanzialmente buona (forse II°). Messo piede su un terrazzino sotto l’appicco terminale, lo si aggira a destra fin sotto la verticale dello spigolo che costituisce la terminazione destra della cintura rocciosa. Lo si scala superando subito, con un bel passaggio (II°-), un brevissimo muretto verticale, per poi continuare facilmente avendo a destra un canalino. Guadagnata la sommità dell’ofiolite, purtroppo deturpata dal menzionato palo dell’alta tensione, spostandosi a destra ci si immette in una traccia inerbita con la quale si inizia a perdere quota in direzione NE. Ad un certo punto occorre prendere a destra un’ampia traccia intersecando più in basso un altro percorso. Seguendo a destra quest’ultimo si rimette piede nella carrareccia abbandonata in precedenza al fine di conquistare la cima dell’ofiolite. Si segue questo tracciato a sinistra in lieve salita, costeggiando inizialmente i prati della proprietà di Fioritola. Successivamente si taglia il metanodotto (gabbiotto con impianto) e si continua a progredire ancora per un tratto verso SE. Cambiata, mediante tornante sinistrorso, direzione (N/NE), si prosegue per il comodo percorso tagliando nuovamente la pista del metanodotto e sottopassando alcune linee elettriche. Dopo una svolta a destra, una salita e un paio di tornanti, si sbuca nella SP 74 per il Passo del Silara. La si segue a destra solo per poco abbandonandola appena prima della pista del metanodotto. Guardando a sinistra si dovrebbe individuare una traccia inizialmente molto poco marcata ma in seguito più evidente anche se invasa da vegetazione e arbusti. Si procede in lieve salita all’interno di una bella faggeta, piegando successivamente a destra. Messo piede nella pista del metanodotto, la si segue a sinistra inserendosi nella strada asfaltata abbandonata in precedenza. Seguendo quest’ultima si arriva in meno di dieci minuti al Passo del Silara, 1200 m. Proprio in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (percorso CAI n° 741) e di una curiosa costruzione con torretta che l’affianca, si prende, sempre a sinistra, un sentiero che sale costeggiando un masso di serpentinite. Poi, sottopassato l’elettrodotto, si avanza tra radure arbustive incontrando e sottopassando un’ulteriore linea elettrica. Attraversata una carraia, si procede per labili tracce in direzione delle rocce ofiolitiche del Monte Silara. Si guadagna quota piuttosto ripidamente e ad un certo punto si piega a destra onde portarsi sotto la sezione rocciosa che presenta una maggiore continuità (ambiente spettacolare!). Si possono scalare direttamente queste rocce (possibili passaggi di I°/II°-), prestando attenzione alla loro friabilità, oppure aggirarle. Ammirando bizzarre conformazioni rocciose, si guadagna infine la magnifica cima dell’ofiolite, caratterizzata da una piccola croce e da un vasto panorama sulla Val Parma. Dalla vetta si scende ripidamente per il versante opposto, aggirando a destra dei verticali spuntoni e gustando la bellezza di un ambiente vergine di grande preziosità. Scendendo successivamente verso sinistra, si entra in una fascia boscosa oltre la quale si raggiunge un ripiano. Da qui, puntando ad un paletto con segnavia del CAI, ci si sposta a sinistra trascurando una traccia che si stacca in questa direzione e che procede in piano. Si sale per sentiero avendo a destra il tracciato del metanodotto, per poi virare a destra e attraversarlo. Si prosegue costeggiandolo per un tratto, continuando poi all’interno della faggeta per ottimo sentiero che procede in lieve/moderata pendenza effettuando alcune svolte. Contornato il margine superiore di panoramiche radure arbustive, si riprende a salire piuttosto ripidamente fino ad approdare sul crinale divisorio purtroppo sfregiato dallo sciagurato metanodotto. Si piega a destra e si percorre la stupenda dorsale ammirando visuali assolutamente grandiose. Dopo aver costeggiato alcune macchie di bosco, si approda sulla poco accennata cima del Monte Polo, 1419 m, riconoscibile da una targhetta apposta sul tronco di un bell’esemplare di faggio. Dalla sommità si continua assecondando il crinale spartiacque, notando poco più avanti una freccia segnaletica con scritto “Croce -cippo serg. magg. pilota Silvio Belfanti”. Volendo fare questa digressione, ci si inoltra nel bosco e si scende orientandosi con segnavia rossi. Sbucati in una radura arbustiva (splendide fioriture di orchidee nella stagione primaverile), si perde ancora qualche metro di quota, notando sulla destra, in corrispondenza del limite del bosco, la croce a ricordo di Silvio Bonfanti. Rientrati nel percorso principale, si prosegue in direzione della sommità del Monte Barcone assecondando giocoforza il tracciato del metanodotto. Nel momento in cui inizia la salita, si prende a destra un sentiero (segnavia) che procede all’interno del bosco parallelamente al metanodotto. Dopo aver tagliato in obliquo ascendente un panoramico pendio di arenarie, si rimette piede nella pista del metanodotto poco sotto la sommità del Monte Barcone. Si perde quota lungo il crinale divisorio, ma ad un certo punto si abbandona il tracciato del metanodotto scendendo parallelamente e a sinistra di quest’ultimo. Lambita nuovamente l’inestetica pista, si rientra presto nella faggeta perdendo quota per traccia che presenta interessanti stratificazioni arenacee. Dopo aver costeggiato per un brevissimo tratto il metanodotto, si penetra nuovamente nel bosco e dopo una discesa si sbuca in un’ampia radura arbustiva. La si attraversa verso sinistra fino ad immettersi nella carraia che conduce a Case Pra Berto. Assecondando il tracciato a destra si raggiunge in breve l’edicola votiva con bassorilievo in marmo della Maestà di Graiana, 1298 m, situata sotto l’omonimo ammasso ofiolitico. Da questo importante e storico valico di crinale, punto di comunicazione tra la Val Baganza e la Val Parma, si riprende la carraia di prima e la si segue in lieve discesa senza incontrare bivi. Il tracciato purtroppo è percorso da fuoristrada, di conseguenza è alquanto martoriato da profondi solchi e ampie pozzanghere, presentandosi spesso infangato. Dopo una discesa più accentuata e una curva a destra, si esce temporaneamente dal bosco attraversando una radura con arbusti. Rientrati nella copertura boscosa, si continua per l’ampia mulattiera/carraia che presenta altre sezioni alquanto infangate, notando più avanti una traccia che si innesta nella nostra da sinistra. Il percorso, che nel tratto successivo viene affiancato da una recinzione, continua a progredire in lieve discesa e non presenta bivi che possono trarre in errore. Dopo una svolta a sinistra si iniziano a costeggiare dall’alto, all’interno del bosco, delle radure. In seguito si attraversa il margine inferiore di un’area disboscata e, rientrati nel bosco, si continua per il percorso principale sempre affiancato dal filo spinato di prima nonché da vecchi muretti a secco che fanno intuire la sua storicità. Raggiunto il primo bivio degno di nota (sarebbe più corretto parlare di un trivio), posto in corrispondenza di una Maestà a sinistra e nei pressi di un rottame d’auto a destra, si prosegue per il percorso di centro compiendo subito una svolta a sinistra. Guadato il Rio del Coduro, si compie una svolta a sinistra che precede l’attraversamento del Rio di Costalunga. Più avanti si costeggiano ampie radure, prima dall’alto all’interno del bosco, poi, per un breve tratto, direttamente. Giunti ad un bivio, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra perdendo quota abbastanza ripidamente, effettuando alcune svolte. Dopo un tratto cementato si raggiunge un cancello che si oltrepassa scomodamente, sbucando più avanti in una stradina asfaltata. Seguendo a sinistra quest’ultima ci si avvicina e infine si attraversa il nucleo di Case Pra Berto, 858 m. Immessosi nella SP 74, la si segue a destra in direzione di Berceto, confluendo in seguito nella SP 15. Dopo l’attraversamento del ponte sul Torrente Baganza, si nota a sinistra un viottolo cementato: lo si imbocca e giunti in prossimità di una radura si prende a destra un’altra traccia. Quest’ultima, procedendo in salita, effettua poi una curva a sinistra, conducendo in una radura attraversata da una linea elettrica. Si risalgono i prati per traccia appena accennata, sbucando infine nella strada Poggio di Berceto-ponte sul Baganza nei pressi di Sighino. 

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La Val Moneglia e i suoi borghi

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Calestano-Alpicella (30 min.) ; Alpicella-Marvana-crinale Baganza/Parma (1,30 h) ; crinale Baganza/Parma-Monte Castellaro-Fragnolo (1 h) ; Fragnolo-Fragno-Jano (1,15 h) ; Jano-Calestano (40 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org Nella sezione evidenziata colore arancio il tracciato è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario
 

Bellissimo percorso alla scoperta dei suggestivi borghi della Val Moneglia e delle poco conosciute “grotte di Calestano”. 

Abbandonata l’auto in un parcheggio in Via del Bocco, si percorre quest’ultima per un breve tratto fin oltre la sede degli Alpini, imboccando a sinistra (indicazioni) una carraia selciata che piega subito a destra spegnendosi in Via Tralacosta. Si segue lo stradello a sinistra transitando a fianco delle ultime case del paese, svoltando poi a destra per carraia. Appena dopo, però, accorre prendere a sinistra un sentiero che sale inizialmente nei pressi di una bella casa isolata. Si continua lungo questo percorso che guadagna quota avendo come direttrice una costa boscosa. Ai diversi bivi che si incontrano, si tiene sempre il tracciato più ampio, effettuando alcune ripide svolte (a terra si notano diversi affioramenti del flysch). Raggiunto il crinale della menzionata costa, lo si asseconda sottopassando innanzitutto l’inestetico elettrodotto della Val Baganza. Si prosegue per il bellissimo sentiero che in più punti si sdoppia (si tratta di tracce utilizzate dalle MTB), notando alla nostra destra un nucleo agricolo con fienili. Più avanti si incomincia a scorgere, sempre a destra, il borgo di Alpicella, prima meta del nostro itinerario. Nel momento in cui il percorso di crinale si inserisce in un’ampia traccia, si incontra un bivio dal quale (cartello) si prende a destra un sentiero. Sbucati in panoramici prati, si raggiunge subito dopo il nucleo di Alpicella630 m, che si attraversa per stradina asfaltata dirigendosi verso la caratteristica chiesa/oratorio di cui è rimasto in piedi solo la facciata e parte delle mura laterali. Da qui si può continuare per carraia che tuttavia si deve abbandonare presto virando a sinistra in direzione del crinale abbandonato in precedenza. Avanzando liberamente per prati e seguendo successivamente un tratturo, si rimonta sul dorso della costa proprio in corrispondenza di un evidente bivio. Noi andiamo a sinistra (cartelli del “Tartufo Trail Running”) perdendo quota per ampia traccia nella sponda sinistra orografica della boscosa valletta formata dal Rio Moneglia. Trascurato ad un bivio un percorso che scende a sinistra in discesa (e con esso le indicazioni del “Tartufo Trail Running”), si prosegue diritto per ampia mulattiera che avanza in lieve salita e a saliscendi. Al bivio che si incontra nei pressi di una radura, si attraversa quest’ultima anziché proseguire a sinistra per carraia alquanto infangata. Ricongiuntisi con il percorso di prima e attraversato un corso d’acqua (il Rio Moneglia o un suo ramo), si prosegue in salita parallelamente a quest’ultimo. Al primo bivio che si incontra, si trascura a sinistra una carraia che conduce al nucleo di Prato (da cui transiteremo al ritorno), proseguendo diritto per il percorso principale caratterizzato dalla presenza di una linea elettrica. Al secondo bivio (indicazioni del “Tartufo Trail Running”) andiamo invece a sinistra avanzando per ampia traccia che inizialmente costeggia alcune conifere di reimpianto. Raggiunto il fondo di una valletta, si trascura un percorso che sale a destra e si svolta a sinistra varcando un corso d’acqua. Si prosegue per comoda carraia giungendo più avanti nei pressi del suggestivo nucleo di Marvana. Dopo un’eventuale visita, si continua per stradello asfaltato che sale verso NE, transitando a fianco delle case del piccolo nucleo di Costola. Messo piede nella SP 61, la si segue a sinistra verso Fragnolo, ma poco dopo la si abbandona imboccando a destra (indicazioni) una carraia. Si asseconda quest’ultima (percorso CAI n° 772 b) in ripida salita e al bivio che si incontra poco più in alto, in corrispondenza di un’area pressoché disboscata, si prende il tracciato di destra. Il percorso continua a progredire in ripida e sostenuta salita attraversando più in alto un’altra carrareccia. Si prosegue poi per ampio sentiero/mulattiera – il cui fondo è caratterizzato da affioramenti del Flysch – penetrando progressivamente in un rimboschimento a conifere che ammanta in questa sezione della dorsale spartiacque Baganza/Parma. Seguendo faticosamente l’ampia traccia, si approda infine nella sella che divide il Monte Pozzo a sud dal Monte Corno a nord. Ci si dirige verso quest’ultimo prendendo a sinistra un sentiero in salita che procede all’interno di una bella pineta, forse la meglio conservata di tutto l’Appennino parmense. Il tracciato avanza successivamente in piano aggirando in versante Baganza la boscosa sommità del Monte Corno, per poi virare a sinistra. Usciti dal rimboschimento a conifere, si inizia a perdere quota per ampia traccia che senza possibilità di errore conduce ad un bivio (poco prima di quest’ultimo, si ammirano sulla destra notevoli affioramenti del Flysch del Monte Sporno). Si prosegue diritto lungo la carraia principale che asseconda costantemente il dorso di una costa, ammirando in alcuni tratti belle visuali panoramiche. Più avanti si entra in un rimboschimento a conifere oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro. Raggiunto un bivio in località Cusano, si piega nettamente a sinistra perdendo quota per carraia (percorso CAI n° 772a) affiancata da splendidi prati e radure che stimolano una sosta ristoratrice. Più in basso il percorso diviene asfaltato e scende piuttosto ripidamente sempre affiancato da radure. Dopo una svolta a sinistra, si passa a fianco delle case della parte alta del paese di Fragnolo, fino a raggiungerne il centro, 702 m, immettendosi nella provinciale proprio in corrispondenza del rinomato ristorante Mariella. Si segue la strada a destra solo per poco, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 772) che perde quota per panoramici campi. Raggiunte le case del nucleo di Prato, si prosegue a destra avanzando per stradello asfaltato che attraversa una valletta. Dopo qualche minuto si giunge in corrispondenza della magnifica chiesa di Fragno660 m, dedicata a S. Pietro Apostolo e di edificazione romanica. Dalla cinta muraria che circonda l’edificio, si prende a sinistra una carraia che transita a fianco di un piccolo cimitero, conducendo ad alcune case in sasso ottimamente ristrutturate. Qui si piega a destra in discesa inserendosi in un’ampia traccia che si segue in quest’ultima direzione. Si tratta di un percorso non segnato e piuttosto invaso dalla vegetazione, ma comunque ben evidente. Poco più avanti si transita nei pressi del nucleo di Chiesavecchia e si continua per traccia erbosa. Si deve poi perdere quota per campi in direzione del fondo di un avvallamento (in questo tratto la carraia risulta impercorribile poiché totalmente inglobata dalla vegetazione). Da quest’ultimo si sale per traccia (in realtà ce ne sono due che procedono parallele) fino a sbucare nella SP 61 a poca distanza dal borgo di Ciano600 m. Si segue l’asfalto in direzione di Calestano solo per poco, imboccando a destra una carraia in salita non segnata dal CAI. Dopo il primo ripido strappo, il tracciato piega a sinistra e prosegue, sempre in salita, nella sponda sinistra orografica di una suggestiva valletta. Attraversato il fondo di quest’ultima, sulla destra si nota un foro: si tratta delle “Grotte di Calestanocavità carsiche scoperte già nel XVIII sec., quando la duchessa di Parma Maria Amelia di Bordone aveva avocato a sé tutti i diritti sull’estrazione del “tufo”, i depositi travertinosi entro cui scoprivano fusti d’erbe e foglie pietrificate, giudicate “scherzi” della natura” (cfr. Canossini, pag. 36). Appena dopo l’entrata della grotta, si prende a destra un’ampia traccia che salendo piuttosto ripidamente conduce a poca distanza dal rio attraversato in precedenza. Qui il percorso piega a sinistra immettendosi successivamente in una carraia con segnavia del CAI che si segue a sinistra. Più in basso, appena prima di uscire dal bosco, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra si trascura a destra un altro percorso. Avanzando successivamente a fianco di panoramici prati, si raggiunge lo splendido Oratorio della Beata Vergine della Cintura. Si tratta di un edificio di fondazione romanica e secondo alcuni studiosi sarebbe sorto su un precedente luogo di culto di epoca romana dedicato a Giano, da cui deriverebbe il nome della frazione che visiteremo fra poco. Dopo una consigliabile sosta, si continua per carraia svoltando a sinistra, transitando a fianco di alcune case. Si continua a perdere quota per stradello asfaltato attraversando tutto il magnifico borgo di Jano563 m. Messo piede nella provinciale, la si si segue a destra solo per poco imboccando a sinistra (indicazioni) una carraia. Si asseconda quest’ultima in direzione E, trascurando, ad un bivio, una traccia che scende a destra. Si continua per il percorso segnato all’interno del bosco, attraversando una valletta formata da un rio e ignorando tracce laterali. Più in basso si esce in una radura nel fondo della valle formata dal Rio Moneglia, dove ci si immette nel percorso n° 772. Lo si segue a destra procedendo nella prima sezione parallelamente al corso d’acqua. In seguito si contorna il margine sinistro di una radura con linea elettrica e ripiombati nel bosco si effettua un primo guado. Poco più avanti occorre riguadare il corso d’acqua per due volte consecutive, procedendo successivamente sulla sinistra del rio. Senza possibilità di errore si esce dopo qualche minuto dalla fitta boscaglia in corrispondenza di un’ampia radura che si attraversa. Dopo aver costeggiato un condominio, si sbuca in Via Salvo d’Acquisto in corrispondenza di una netta svolta della strada. 

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Il Monte Cassio da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Calestano-Puilio di Casola (1,45 h) ; Puilio di Casola-Monte Cassio (1,30 h) ; Monte Cassio-Castello di Casola (1,15 h) ; Castello di Casola-Calestano (1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2019

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Suggestivo e insolito percorso che è l’insieme di due anelli che possono anche essere svolti singolarmente. La prima parte consiste nella faticosa risalita del ripido fianco orientale del Monte Croce, seguendo una mulattiera in più tratti alquanto dissestata. Raggiunta la dorsale sud-est della montagna, si prende un sentiero poco frequentato ma abbastanza evidente (eccetto qualche singolo passaggio) che taglia, in ambiente spettacolare e molto selvaggio, i ripidi pendii del versante meridionale del Monte Croce. Messo piede sul crinale Baganza/Sporzana e sulla SS 62, si imbocca una carrozzabile sterrata che conduce a Cazzola. Prima di quest’ultima località, si inizia, mediante carraia e sentiero, la risalita del versante settentrionale del Monte Cassio. La discesa avviene in ambito Baganza, seguendo nella prima parte un’ampia carraia, poi, raggiunta e abbandonata quasi subito la SS 62, percorrendo un tratto di Via Francigena. L’itinerario continua attraversando i borghi di Villa di Casola e Castello di Casola, fino a ritornare al valico della Crocetta sul crinale Baganza/Sporzana. Da qui si rientra a Calestano percorrendo una carraia che procede nel versante settentrionale del Monte Croce. L’itinerario, eccetto il tratto di Via Francigena, si svolge su carraie, mulattiere e sentieri privi di segnaletica CAI. 

Da Calestano ci si incammina lungo la provinciale per Fornovo attraversando il ponte sul Torrente Baganza. Proprio al termine di quest’ultimo si prende a sinistra uno stradello (indicazione per Montale) che si segue trascurando a destra due viottoli. Giunti in corrispondenza di un cancello, si prende a sinistra una carraia che avanza in piano sul greto del torrente. Si procede avendo alla nostra destra interessanti dirupi del flysch del Monte Cassio, incontrando, nei pressi della terminazione dell’area dirupata, un bivio. Qui si abbandona la carrareccia, che continua a progredire al livello del torrente, prendendo a destra un’ampia traccia. Appena dopo si abbandona anche quest’ultima imboccando a destra un’altra carraia in salita chiusa inizialmente da una sbarra. Si avanza all’interno di una valletta ai piedi della terminazione sud-occidentale dei dirupi del flysch, raggiungendo in breve un capanno alla cui sinistra è situata una casa. Si prosegue per sentiero che procede all’interno del bosco, contornando il margine destro dei prati dell’appena lasciata località di Magazzola. Avanzando in leggera/moderata pendenza ed effettuando una curva a sinistra si raggiunge un bivio nei pressi di un rimboschimento a conifere. Trascurata la traccia di destra, che prosegue parallela al corso d’acqua che forma la valletta in cui ci troviamo, si prende il tracciato di sinistra che avanza in salita. Dopo la prima svolta a destra, si guadagna ripidamente quota per traccia molto dissestata. Effettuate altre due svolte, il percorso prende le sembianze di un fosso che si risale ripidamente e scomodamente. Dopo questo faticoso strappo si prosegue in minore pendenza fino a giungere in corrispondenza del limite di un rimboschimento a conifere. Qui il percorso effettua una svolta ed avanza costeggiando quest’ultimo, volgendo poi ulteriormente a sinistra. Si procede per ottimo sentiero all’interno di un bell’ambiente boschivo svoltando poco dopo a destra. Dopo un tratto in falsopiano, il tracciato si impenna nuovamente virando prima a sinistra e poi a destra. Si procede comodamente all’interno di un variegato ambiente boschivo affrontando poco dopo un altro ripido strappo. Continuando poi più comodamente, si trascura, nel momento in cui il tracciato svolta a destra, un labile sentiero a sinistra. Dopo un tratto in piano, si deve affrontare una ben ripida salita che presenta caratteristiche similari a quella superata più in basso: si tratta infatti di assecondare un franoso solco (è ciò che rimane del vecchio tracciato ormai totalmente eroso dall’acqua) che rende la progressione disagevole e faticosa. Il percorso prosegue poi in moderata pendenza presentandosi per fortuna meno dissestato e più piacevole. Dopo un’ulteriore salita in cui il sentiero torna ad essere incanalato, si avanza più comodamente fino ad immettersi in un’ampia traccia. La si segue a sinistra compiendo subito un tornante destrorso, guadagnando quota, oltre la curva, in sostenuta salita. Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: il tracciato infatti procede verso sud all’interno di un interessante ambiente boschivo. Doppiata una costa, il percorso tende ad appianarsi procedendo in direzione di un’altra evidente costa. Valicata quest’ultima (splendide visuali sulla Val Baganza e il suo circondario di montagne), si avanza verso nord-ovest parallelamente ad essa (si tratta della dorsale sud-est del Monte Croce). Si guadagna quota per il bel sentiero recuperando poco più in alto il filo del boscoso crinale. Effettuata una svolta a sinistra e prima di un’altra curva a destra, si stacca a sinistra un poco evidente sentiero (sul tronco di un albero si notano due bolli gialli sbiaditi). Imboccato questo percorso, si procede nel primo tratto in lieve discesa per poi svoltare a sinistra e perdere quota con maggiore decisione. Poco dopo la traccia curva a destra e conduce in un avvallamento dove sembra perdersi. Lasciandosi guidare dai bolli gialli, si attraversa la valletta avanzando successivamente in lieve salita e in piano a mezza costa per sentiero labile. Raggiunto il dorso di una prima costa, la traccia si perde: si deve scendere a sinistra per pochi metri, scorgendo a destra (faccia a valle) la continuazione del percorso (due bolli gialli molto sbiaditi sul tronco di un albero a sinistra). Poco dopo si esce dal bosco in corrispondenza di un pendio marnoso che si attraversa per sentiero abbastanza scosceso, ammirando stupende visuali. Si continua poi per traccia tutto sommato evidente che progredisce in lieve discesa e in piano. Attraversato un solco e raggiunto il dorso di una seconda costa, si segue quest’ultimo a sinistra in discesa per pochi metri, prestando attenzione a svoltare quasi subito a destra. Si continua per il solitario sentiero all’interno di un bell’ambiente boschivo, avanzando perlopiù in piano/lieve discesa. Il percorso esce successivamente dalla vegetazione in corrispondenza di una costa da cui è possibile ammirare un notevole panorama sul fondo della Val Baganza. Si prosegue poi in piano alla base di interessanti placche rocciose e, rientrati nel bosco, si avanza per un tratto in salita. Doppiata un’altra splendida costa, si continua ad avanzare in piano/lieve discesa al sommo di spettacolari placche. Segue l’attraversamento dell’ennesima costa che si presenta come un’affilata crestina rocciosa, mentre sopra di noi si nota la sommità del Monte Croce nel cui versante meridionale ci troviamo. Rientrati nel bosco, si deve svoltare nettamente a sinistra perdendo quota per un breve tratto, virando poi a destra. Dopo un’apertura panoramica si valica un’ulteriore costa, scendendo oltre quest’ultima all’interno di un avvallamento. Appena dopo l’attraversamento del canale, si trascura a sinistra una labile traccia e si prosegue per il sentiero principale che procede in salita. Poco più avanti si confluisce nel tracciato proveniente dalla Costa di Seda che si segue a sinistra verso Puilio. Si avanza comodamente in piano/lieve salita doppiando un paio di notevoli coste similari alle tante valicate nella sezione precedente. Dopo la seconda più marcata costa, il tracciato perde quota costeggiando inizialmente suggestive placche rocciose. Si riprende poi a procedere in piano/lieve salita notando un vecchio segnavia del CAI (si tratta di un percorso un tempo segnato poi caduto in totale disuso). Messo piede in un’ampia traccia, la si segue a destra progredendo in lieve salita. Si attraversano successivamente un paio di vallette, costeggiando, oltre la seconda, interessanti e friabili dirupi. Dopo aver valicato altre due coste (la prima sembrerebbe percorsa da un sentiero) ed essere passati a fianco di campi coltivati, si entra nella frazione di Puilio di Casola740 m. Giunti in corrispondenza di una fontana, si può salire per stradello a destra fino ad immettersi nella stradina che unisce Lughero a Puilio, oppure continuare diritto e attraversare tutto il suggestivo borgo, congiungendosi in questo modo con la strada di collegamento poco più avanti. Si segue quest’ultima a sinistra in salita, approdando dopo alcuni minuti sul filo del panoramicissimo crinale Baganza/Sporzana in località Crocetta794 m. Si prosegue diritto (cippi con formelle della Via Francigena) immettendosi poco più avanti nella strada d’accesso a Castello di Casola, località che visiteremo nel percorso di rientro. Continuando sempre per stradina asfaltata si giunge in località Case Storti in corrispondenza della quale ci si inserisce nella SS 62 della Cisa. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola per carraia a destra (indicazione per Cazzola). Si segue lungamente, senza possibilità di errore, questo tracciato, inizialmente in piano, poi in lieve discesa. Più avanti si attraversa la valletta formata dal Rio Vizzana, affluente del Taro, ammirando spettacolari dirupi. Si prosegue successivamente in lieve salita, iniziando ad aggirare una costa boscosa. La carraia, che è delimitata a destra da una barriera di cemento, offre in questo tratto notevoli visuali sul sottostante paese di Corniana nelle cui vicinanze si ergono notevoli conformazioni ofiolitiche. In corrispondenza della terminazione della menzionata barriera e di una netta svolta a sinistra del tracciato, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede inizialmente paralleli alla carrareccia appena abbandonata, piegando poi a destra. Al primo bivio si prosegue a sinistra e si sale, anche piuttosto ripidamente, costeggiando ampie radure. Appena prima di un poggio boscoso, si prende il percorso di destra che si segue trascurando tracce laterali. Giunti a poca distanza dalle ampie radure costeggiate in precedenza, si effettua un tornante sinistrorso che precede uno destrorso. Approdati in un campo (la parte superiore delle stesse radure di prima), la traccia sembra perdersi, ma spostandosi a sinistra ci si inserisce in una carraia che si asseconda a destra. Costeggiando campi e radure, si avanza per ampia traccia che poco dopo si restringe a sentiero (purtroppo percorso da moto da cross). La traccia si sposta progressivamente verso sud-est e procede in direzione di una costa boscosa. Raggiunta quest’ultima, il percorso svolta a destra ed avanza in lieve salita presentandosi molto fangoso. Poco più avanti, in corrispondenza di una specie d’avvallamento boscoso, il sentiero sembra perdersi poiché ostruito da rami. Assecondando le tracce lasciate dalle moto si aggira a sinistra questo ostacolo rimettendo piede nel percorso principale. Dopo un paio di svolte si varca un rio oltre il quale si sale in direzione di una costa. Poco più avanti, giunti nei pressi di alcune radure, ci si inserisce in un altro percorso che si segue a destra (cartello della ciclopista dei Salti del Diavolo). Si avanza per questa traccia evidente e dopo aver attraversato una valletta si raggiunge un bivio. Qui si abbandona la ciclopista prendendo a sinistra un altro sentiero che procede inizialmente all’interno di una valletta. Si prosegue lungamente per questo percorso non segnato che più avanti inizia a salire in modo piuttosto sostenuto. Senza possibilità di errore ci si immette nella carrareccia d’accesso alla sommità del Monte Cassio che si segue a destra in direzione dei vicini ripetitori. In corrispondenza di questi ultimi, il tracciato svolta a sinistra conducendo nelle radure sommitali della montagna, 1023 m. Dopo una meritata sosta, ci si sposta nel margine sinistro della radura delimitata a sud dal margine della pineta che caratterizza il versante Baganza della montagna, immettendosi in un’ampia traccia. Confluiti poco dopo in una carraia, la si segue a destra perdendo quota per radure punteggiate da arbusti. Il percorso si inserisce poi nella carrareccia d’acceso alla sommità della montagna in prossimità di un bivio e del margine della pineta del Monte Cassio. Noi andiamo a destra avanzando per un buon tratto in direzione ovest con andamento perlopiù pianeggiante. Giunti in corrispondenza di un tornante sinistrorso del percorso, si stacca a destra un’ampia traccia che si trascura. Si continua a perdere quota compiendo una serie di svolte e tornanti, ignorando, in corrispondenza di una netta curva a sinistra, una traccia a destra. Poco più in basso si mette piede nella SS 62 (area pic-nic con mappa della Via Francigena) che si segue a sinistra solo per un breve tratto. Infatti, nel momento in cui la strada effettua una curva a sinistra, si imbocca a destra un sentiero che corrisponde al percorso della Via Francigena. Dopo un tratto in piano si procede in discesa e nei pressi di una radura si prende la traccia di destra. Costeggiato interamente il campo, si prosegue per il bel tracciato della Via Francigena in alcuni punti rovinato dal passaggio di moto da cross. Appena prima di un rio, si trascura a destra una variante della Francigena: quest’ultima, procedendo in direzione di Cassio, si ricongiunge in seguito con il percorso tradizionale prima della menzionata località e dopo aver valicato la dorsale dei dirupi di Malacosta. Si continua comodamente per il tracciato principale all’interno della pineta del Monte Cassio, attraversando due solchi. Appena dopo il secondo, il sentiero è delimitato a destra dalla recinzione di una proprietà che ci accompagnerà per un buon tratto. Effettuata una ripida discesa, si giunge in corrispondenza dell’ingresso della suddetta proprietà, mentre da sinistra si innesta lo stradello d’accesso a quest’ultima. Si prosegue diritto per il percorso della Francigena, varcando più avanti un rio appena prima del quale ha termine la recinzione che ci ha accompagnato fino a questo punto. Il tracciato, poi, si amplia notevolmente procedendo in piano e in discesa all’interno di un rado bosco, attraversando una valletta. Si prosegue alternando tratti pianeggianti a ripide discese, ammirando in seguito, alla nostra sinistra, interessanti esemplari di vecchi muretti a secco. Seguendo il percorso della Francigena si raggiungono infine le prime case della frazione Villa di Casola655 m, in corrispondenza delle quali si svolta nettamente a destra. Si perde quota per vecchia mulattiera costeggiando una proprietà, inserendosi poco più in basso in uno stradello asfaltato. Al sottostante incrocio si tira diritto (a destra è possibile raggiungere una bella fontana/lavatoio), iniziando così l’attraversamento della parte più antica del borgo. In corrispondenza delle ultime suggestive case in sasso, si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra costeggiando inizialmente il muro di una vecchia abitazione. Dopo un recinto con cani vocianti, usciti definitivamente dal nucleo abitato, si prosegue per il tracciato della Via Francigena in direzione di Castello di Casola. Oltre un ruscello si inizia a salire ripidamente e al bivio che si presenta quasi subito si prende il più comodo sentiero di destra. Ricongiuntisi dopo un tornate sinistrorso con il percorso di prima, al bivio che si incontra appena dopo si volta a destra avanzando per bellissima mulattiera – in un tratto selciata – che mediante curva a sinistra aggira una costa. Si transita poi a fianco di una casupola in sasso e si continua a progredire per lo storico percorso avendo ai lati campi e radure. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto e dopo un’ultima salita si entra nel borgo di Castello di Casola755 (i resti dell’antico maniero – edificato in epoca medievale – si trovano al sommo del poggio su cui è arroccato lo splendido borgo). Dopo una consigliabile visita al nucleo, una volta ritornati al punto in cui siamo sbucati con la Via Francigena, si prende a destra uno stradello trascurando la strada d’accesso al borgo. Si prosegue poi per carraia che si restringe a sentiero, avanzando in modo pianeggiante e ammirando notevoli visuali. Al primo bivio che si incontra si tiene la sinistra progredendo in lieve/moderata pendenza con un piccolo saliscendi. Continuando per il percorso principale, si avanza ancora per un tratto in lieve salita a fianco di bellissimi prati per poi guadagnare quota più ripidamente. Dopo aver costeggiato una casa, si approda nuovamente al panoramico valico della Crocetta794 m. Si segue la strada asfaltata a destra e al primo bivio si prende a sinistra una carraia che corrisponde al percorso della Via Francigena. Al bivio che si presenta quasi subito (tabella con cartina e tavoli con panche), si va a destra uscendo in questo modo dallo storico tracciato che scende verso Terenzo e Bardone. Si avanza per carraia in lieve salita all’interno di un rimboschimento a conifere, uscendone poco dopo in corrispondenza di una linea elettrica. Si procede poi tra radure arbustive ammirando continue e stupende visuali sulla bassa Val Sporzana e la pianura (nelle giornate di cielo terso sono visibili le cime dell’arco alpino). Avanzando in lieve salita tra rado bosco e trascurando tracce laterali, si contorna in seguito il limite inferiore di belle radure delimitate nella parte superiore dal rimboschimento a conifere che ammanta la dorsale del Monte Croce. Si prosegue per comoda carraia ignorando a sinistra un percorso in discesa e appena dopo un’ampia traccia che staccandosi a destra sale verso il crinale del Monte Croce. Il tracciato poi si restringe e una volta inoltratosi nel bosco diviene piuttosto fangoso a causa del passaggio di moto da cross. Si continua lungamente per questo percorso senza possibilità di errore con andamento in lieve salita, aggirando in più punti pozzanghere e singole sezioni alquanto fangose. Dopo aver valicato una costa, si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra trascurando a destra un tracciato che conduce alla dorsale sud-est del Monte Croce. Si avanza per ampia traccia dovendo fare i conti, anche in questo caso, con diverse sezioni fangose ed ampie pozzanghere da aggirare scomodamente ai lati. Successivamente il percorso principale perde quota e virando a sinistra conduce a delle radure arbustive. Piegando poi a destra si esce al sommo di bellissimi prati che offrono ampie visuali panoramiche. Dopo una discesa all’interno del bosco, altre radure che si attraversano e un ulteriore tratto in discesa in cui si effettua una netta svolta a sinistra, si approda in un altipiano prativo (Le Piane749 m) di impareggiabile bellezza. Dopo una meritata sosta in questo luogo veramente idilliaco, si penetra nel rimboschimento a conifere che lo delimita a nord, compiendo subito una curva a sinistra. Si procede nel primo tratto in lieve discesa per ampia carraia che spostandosi in seguito verso destra inizia a perdere quota molto ripidamente. Trascurata una traccia che si stacca a destra, si prosegue per il percorso principale effettuando un paio di tornanti. Usciti dalla copertura boscosa, si lambisce la provinciale della Val Sporzana, ma anziché seguire quest’ultima si prende a destra una carraia che avanza tra bellissime radure con andamento verso sud. Dopo aver costeggiato il limite del bosco e assecondato per un tratto una linea elettrica, si effettua una svolta a sinistra che precede un paio di tornanti. Ripresa la direzione nord, si avanza comodamente per carraia che offre continue e bellissime visuali sulla Val Baganza con il suo circondario di montagne. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto, ci si immette in una stradina asfaltata che si segue a destra costeggiando un corso d’acqua che delimita la carreggiata a sinistra. Dopo essere passati a fianco di alcune case, si mette piede nella provinciale Calestano-Fornovo che si segue a destra in direzione della prima località. Poco dopo si abbandona la trafficata strada prendendo a sinistra uno stradello che procede a fianco delle villette della località S. Remigio. Dopo una netta curva a destra e una discesa, ci si inserisce nuovamente nella provinciale che si segue solo per un breve tratto. Infatti, al primo bivio, si prende a sinistra una strada, imboccando subito a destra uno stradello che avanza costeggiando un campo da calcio. Dopo una breve salita in cui si effettua una svolta a sinistra, si ritorna sulla provinciale proprio in corrispondenza dell’inizio (o fine provenendo da Calestano) del ponte sul Torrente Baganza. 

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Anello di Fragnolo

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Punto di partenza/arrivo: Fragnolo 700 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello (45 min.) ; selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello- fondovalle Moneglia-Fragnolo (1,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Fragnolo

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www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Anello molto interessante e vario su carraie e sentieri evidenti che non pongono problemi di reperimento del giusto percorso. 

Sulla sinistra del Ristorante Mariella (indicazioni) si imbocca una stradina asfaltata che conduce alle case della parte alta del paese di Fragnolo. Si effettua successivamente una svolta a destra e si inizia a salire ripidamente in direzione del non lontano crinale del Monte Castellaro. Più avanti la stradina diviene sterrata e sale costeggiando splendide e panoramiche radure, per poi penetrare in un rimboschimento a conifere. Raggiunto un bivio in località Cusano 857 m, si piega a destra lungo il percorso di crinale (segnavia CAI n° 773), oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro, 936 m (alcune aperture nel bosco permetto di ammirare notevoli visuali). Giunti ad un alto bivio, si ignora a sinistra la carraia diretta al valico conosciuto come Tino d’Oro e si continua diritto procedendo inizialmente in moderata pendenza, poi in lieve salita. Ci si avvicina progressivamente, sempre per ampia traccia, alla sommità del Monte Corno, ammantata da conifere di reimpianto, che si aggira a destra avanzando in direzione S/SE. Dopo una breve discesa, si arriva ad un incrocio (paletto con cartelli) dove si prosegue diritto per ampia traccia con sbarra iniziale. Effettuata una svolta a sinistra, si inizia più avanti l’aggiramento della sommità del Monte Pozzo, giungendo, dopo una curva a destra, ad un altro incrocio. Si continua diritto iniziando poi a scendere per sentiero che offre notevoli visuali panoramiche e che, allargandosi in ultimo a carraia, conduce ad un bivio dove si ignora a destra il percorso diretto alla boscosa sommità del Monte Pozzo. Si svolta invece a sinistra, in discesa, assecondando per un breve tratto la carrareccia, abbandonandola poco dopo prendendo a destra un sentiero (segnavia). Rientrati nella copertura boscosa, si ignorano alcune tracce laterali e si continua per l’evidente percorso che comincia a perdere quota piuttosto ripidamente, conducendo più in basso in una bella radura. Dopo una curva a sinistra e un lembo di pineta che si attraversa, si esce in altre panoramiche radure che si contornano. Un’ultima ripida discesa ci separa dal Passo di Monte Fragno, 845 m, valico situato sulla dorsale Baganza/Parma da cui si ammirano notevoli visuali del Monte Caio e dell’Alta Val Parma. Dal passo (tabella esplicativa della Via Longobarda) si continua lungo una stradina asfaltata che asseconda il crinale divisorio, proseguendo diritto (indicazione) nel momento in cui essa effettua una netta curva a sinistra. Dopo una discesa tra stratificazioni del Flysch, si procede perlopiù in piano passando a fianco di un curioso poggetto, giungendo più avanti ad un bivio dove si continua a sinistra. Si avanza all’interno del bosco costeggiando una recinzione con cancello relativa ad un’area di addestramento cani. Usciti dalla copertura boscosa, si inizia a guadagnare ripidamente quota doppiando una costa. Dopo un altro ripido strappo, si volge nettamente a sinistra trascurando una carraia che prosegue diritto in salita. Più avanti occorre abbandonare il percorso su cui stiamo camminando – che a sua volta conduce al vicino valico di Casa Canone – imboccando a destra una ripida e ampia traccia. Dopo il primo faticoso strappo, si passa a fianco di una baracca, riprendendo poi a salire in modo sostenuto lungo una sorta di costa erbosa. Al suo culmine si penetra nel bosco raggiungendo la poco marcata sella che separa il Monte Prandone, alla nostra sinistra, dal Monte Vitello, alla nostra destra. Il sentiero inizia appena dopo a scendere conducendo nei pressi di una recinzione che si contorna in lieve salita, svoltando poi a sinistra in discesa. Ignorando tracce laterali, si continua per il percorso principale che in seguito procede in piano offrendo interessanti visuali del Monte Montagnana. Dopo una radura che si attraversa e una discesa all’interno del bosco, si approda in un’ampia e panoramica sella situata sul crinale che divide la Val Moneglia dall’ampio vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si svolta repentinamente a destra per carraia che dopo una baracca curva a sinistra e scende lungo il margine di una bella radura. Rientrati nel bosco, si continua lungamente per la carraia (qualche segnavia bianco-rosso molto sbiadito) ignorando tracce laterali. Dopo una netta svolta a destra, si raggiunge un incrocio dove si prosegue diritto lungo il percorso principale che inizia a scendere con maggiore pendenza. Effettuando un’ampia curva a sinistra, si raggiunge un crinaletto secondario che si asseconda fino ad un evidente bivio collocato a poca distanza dalla frazione di Alpicella. Si imbocca a destra una carraia diretta al fondo della Val Moneglia, ignorando poco più in basso un’ampia traccia che si stacca a sinistra (e con essa i segnavia del “Tartufo Trail Running”). Si prosegue in leggera salita aggirando poco più avanti una costa boscosa, per poi scendere nel fondovalle giungendo nei pressi di una radura. Attraversata quest’ultima, si procede in salita con andamento parallelo al corso d’acqua. Poco dopo, ad un bivio, si abbandona la traccia seguita fino a questo momento per imboccare a sinistra una carraia che avanza nella sponda destra orografica della valle (in alto a destra si nota un nucleo di vecchie case collocato su un poggio). Si attraversa un ruscello e si riprende a salire raggiungendo in breve un gruppo di case non lontani dal paese di Fragno. Oltre le prime abitazioni si stacca a destra (cartello) un’ampia traccia che si imbocca risalendo un aperto pendio prativo (notevoli visuali panoramiche sulla Val Moneglia dominata dal boscoso Monte Vitello). In breve si fa ritorno a Fragnolo, punto di partenza di questo interessante anello. 

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Anello dell’Alta Val Baganza

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Punto di partenza/arrivo: ponte sul Torrente Baganza 878 m

Dislivello: 630 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: ponte sul Baganza-Casa Montana (30/40 min) ; Casa Montana-Pian della Capanna (25 min) ; Pian della Capanna-bivio in località S.Giovanni (40/45 min) ; bivio in località S.Giovanni-sella sud/est del Monte Borgognone (25 min) ; sella sud/est del Monte Borgognone-Monte Beccaro-Monte Fontanini (25 min) ; Monte Fontanini-sella sud del Groppo del Vescovo-Groppo del Vescovo (40 min) ; Groppo del Vescovo-sella nord del Groppo del Vescovo-Graniti di Rombecco (20 min) ; Graniti di Rombecco-Casa Rombecco (10/15 min) ; Casa Rombecco-La Chiastra (40/45 min) ; La Chiastra-Ponte sul Torrente Baganza (25 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari, che costituisce la parte alta del paese di Berceto, si imbocca a sinistra la S.P. 15 in direzione di Calestano abbandonandola quasi subito svoltando bruscamente a destra (cartello giallo con scritto: “passeggiata nella pineta”). Dopo un tratto in salita a fianco di alcune case, la carrozzabile, ora sterrata, scende verso il fondo della valle formata dal Torrente Baganza. Si oltrepassa il bivio per Fioritola e si continua per lo stradello ancora per un buon tratto. Un’ultima discesa precede il ponte sul Torrente Baganza, prima del quale occorre parcheggiare l’auto in uno spiazzo a sinistra 

map2www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Rombecco-Felegara è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario 

Splendido e completo anello che permette un’approfondita conoscenza delle peculiarità ambientali dell’Alta Val Baganza 

Dal ponte sul Torrente Baganza si sale per sterrata ignorando una carraia che si stacca a sinistra del percorso principale quando esso effettua una netta svolta a destra. Si continua per la carraia che procede in direzione sud compiendo in seguito un tornante sinistrorso. Un breve tratto verso nord precede un altro tornante, destrorso, che riconduce nella direzione di prima. Si giunge poco dopo ad un bivio dal quale, trascurata una traccia che si stacca a destra, si continua per il percorso principale, ora cementato, che effettua in ripida salita un paio di tornanti. Si prosegue per stradello sterrato, affiancato da una linea elettrica, in costante salita, fino a raggiungere un altro bivio dove si ignora un’ampia sterrata che si stacca a sinistra (si tratta di una diramazione secondaria). Si continua invece diritto per bella carraia che penetra in un fitto bosco di latifoglie. Procedendo inizialmente in discesa (con brevi saliscendi) poi in lieve salita, si giunge ad un ulteriore bivio dove si abbandona a destra il percorso segnato e si continua a sinistra per ampia traccia che subito si biforca. Scelto il ramo di destra (possiamo seguire anche quello di sinistra) si sale in moderata pendenza fino ad approdare nel magnifico altipiano prativo di Casa Montana, 1088 m. Dalla baracca in lamiera con vasca-abbeveratoio, si attraversa la radura in direzione est verso il vicino limite del bosco, notando, dietro il capanno, dei suggestivi ruderi. Guardando a destra dovremmo riuscire ad individuare un’apertura nel bosco: ci dirigiamo verso essa intercettando un sentiero che a sua volta si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Si tratta di una vecchia mulattiera che costituisce la via di collegamento tra le radure di Casa Montana e i pascoli di Pian della Capanna. Il percorso procede inizialmente in salita (si ignorano ai lati tracce secondarie) all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Dopo alcuni minuti ci si trova alla base di magnifici pendii prativi sopra i quali si innalza la cresta dei Groppi Rossi. La mulattiera si restringe poi a sentiero, il quale, doppiato un costone, conduce in un ripiano prativo di ineguagliabile bellezza. Dopo un’eventuale sosta, si deve svoltare a destra in leggera discesa per labile traccia nell’erba, avendo come punto di riferimento, oltre i paletti/segnavia del sentiero n° 731A, la sottostante macchia boscosa. Dietro quest’ultima si trovano ruderi di Pian della Capanna, 1120 m, situati nel contesto di bucolici pascoli. Si attraversano i prati in direzione sud orientandosi con i paletti/segnavia del sentiero n° 731. Entrati nel bosco, si guada un ruscello sconvolto da una recente alluvione, cui fa seguito l’attraversamento di un solco. Si continua per il sentiero, ora ben marcato, incontrando a sinistra una traccia con segni di vernice fluorescente che appartengono alla segnaletica per le MTB. Il percorso procede in leggera salita uscendo poco dopo dal bosco, sbucando in una radura che si risale. Si oltrepassa un cancello per il bestiame oltre il quale si svolta a destra continuando per traccia evidente che effettua una larga curva a sinistra. Giunti nel margine superiore della radura, si svolta a destra e si attraversano altri prati con macchie boscose. Rientrati nel bosco in prossimità di un ruscello, si svolta a sinistra e si sale parallelamente al corso d’acqua. Guadatolo, si continua su sentiero non molto incavato fino ad immettersi in un più marcato percorso che si segue a destra. In breve si giunge al sommo di uno splendido pendio prativo che regala notevoli visuali verso il non lontano crinale Baganza/Magra. Il tracciato piega successivamente a sinistra (segnavia) e continua in salita lungo il margine di un’ampia radura. Dopo una svolta a destra e l’attraversamento della menzionata radura, il percorso si allarga a carraia. L’assecondiamo confluendo più avanti in un’altra carrareccia che, procedendo in leggera discesa, conduce in località S. Giovanni, 1328 m (cancello da scavalcare). Il percorso n° 731 si immette qui in un’ampia carraia, contrassegnata n° 741, che si segue a destra in discesa. Poco dopo si giunge ad un incrocio dove si continua diritto attraversando una radura con arbusti. Rientrati nel bosco, il sentiero riprende a salire effettuando una netta svolta a destra per poi attraversare un’altra ampia radura che regala notevoli visuali verso il Monte Caio e la dorsale Bratica/Parma. Continuando per il bel percorso, si giunge senza possibilità di errore ad un bivio (paletto con cartelli) dove ci si immette nel sentiero 00, proveniente dal Passo del Cirone, che si segue a destra. Dopo una breve ma ripida salita si approda alla sella SE del Monte Borgognone, 1353 m, collocata tra l’anticima orientale di quest’ultimo e la sua cima occidentale. Dal valico si segue il sentiero 00 che taglia in quota i pendii prativi del versante meridionale della cima ovest del Borgognone, conducendo in breve ad un’altra sella di crinale. Si continua lungo il magnifico percorso 00 che si tiene a destra della dorsale spartiacque, offrendo straordinarie visuali sulla sottostante Val Baganza con i Groppi Rossi a destra. Una volta giunti in prossimità del crinale est del Monte Beccaro, si abbandona il percorso 00 per salire liberamente lungo la panoramica dorsale, oltrepassando scomodamente una recinzione con filo spinato. Guadagnata la sommità dell’appena menzionato Monte Beccaro1378 m, si scende per il crinale NW dirigendosi verso la prossima cima della dorsale Baganza/Magra. Rimesso piede nell’ampia traccia del percorso 00, la seguiamo superando un paio di ripidi strappi, conquistando infine la notevole sommità del Monte Fontanini1400 m, caratterizzata (come per i monti BorgognoneBeccaro Valoria) dalla presenza di un cippo confinario del 1828. Da qui il crinale – e con esso il sentiero 00 – piega verso nord: lo seguiamo in costante discesa ammirando notevoli visuali panoramiche. In venti minuti di cammino dalla sommità del Fontanini si giunge, dopo una breve contropendenza, alla sella sud del Groppo del Vescovo, 1193 m, dove si ignora il sentiero n° 733a che continua diritto. Svoltiamo invece a sinistra risalendo il ripido profilo ovest del groppo, fino ad approdare sulla prima quota (1245 m) della montagna. Il luogo in cui ci troviamo è semplicemente straordinario: vertiginose e friabili pareti calcaree precipitano verso la sottostante valletta caratterizzata da dolci pascoli e macchie di bosco. Continuiamo a seguire, molto spesso senza traccia, il filo del crinale, prestando attenzione all’esposizione e a un filo spinato a volte nascosto dall’erba alta (di particolare bellezza è un gendarme calcareo dalla forma slanciata situato appena più in basso rispetto il filo di cresta). Si continua successivamente restando a destra del crinale, giungendo infine ad una marcata selletta sopra la quale si erge l’ultima quota, 1243 m, della cresta del groppo. Il sentiero volge a destra per poi scendere ripido in direzione della sottostante sella nord del Groppo del Vescovo1176 m, punto di incrocio di ben cinque percorsi. Si ignora innanzitutto a sinistra una carraia che scende verso Groppoli, trascurando anche la continuazione del sentiero 00 diretto al Monte Valoria e una mulattiera che verso est attraversa le pendici del Groppo del Vescovo. Si prosegue invece lungo un’evidente carraia che procede verso nord-ovest in direzione del Monte Formigare e di Casa Rombecco. Entrati nel bosco, il tracciato effettua un paio di tornanti discendendo in seguito una bella radura, conducendo in questo modo all’interno dell’appartata valletta formata dal Rio Baganzolo dove ci si immette nel sentiero n° 733a a poca distanza dai Graniti di Rombecco. Da qui possiamo, con breve deviazione, raggiungere il punto più alto delle stratificazioni di granito per traccia che si rinviene dopo aver guadato il rio. Si continua per il percorso segnato che dopo una svolta a destra entra nel bosco e procede a saliscendi oltrepassando un paio di rii. Giunti ad un primo bivio, situato nei pressi di una costa boscosa, si prosegue a destra; al bivio successivo, invece, si abbandona a destra il percorso segnato per scendere a sinistra verso la sottostante radura. Al centro di essa si trovano i ruderi, sommersi dalla vegetazione, di Casa Rombecco, 1084 m: il luogo è assolutamente magnifico, ideale per una sosta ristoratrice. Dai ruderi si deve attraversare verso sinistra, in leggera discesa, la radura, evitando di scendere fino al suo limite inferiore, dove è visibile una carraia che si inoltra nel bosco. Puntiamo invece ad un mucchio di sassi, collocato a sinistra in corrispondenza del margine del bosco, raggiunto il quale si penetra, sempre verso sinistra, nella copertura boscosa. Si mette piede in un’ampia traccia che verso ovest scende ripida a guadare il Rio Baganzolo, già incontrato in precedenza. Dopo il guado si continua per magnifica mulattiera ancora incredibilmente intatta – scampata quindi da frane e moto da cross – che costituisce l’antico accesso a Casa Rombecco. Inizialmente il tracciato, piuttosto sassoso, procede in ripida salita, proseguendo poi in piano a mezza costa. Si continua lungamente per la bella e comoda mulattiera, attraversando alcuni ripidi solchi e ignorando una labile traccia che scende verso il fondo della valletta formata dal Rio Baganzolo. Dopo aver oltrepassato un ruscello, la mulattiera sale piuttosto ripida fino ad immettersi in un sentiero proveniente da sinistra. Si prosegue nella stessa direzione di prima e in leggera salita si approda sul crinale del Monte Conca la cui sommità è situata più a nord rispetto al punto in cui siamo. Si scende nel versante opposto (Manubiola) per ampia e ripida traccia, molto invasa dalla vegetazione, che poco dopo piega a destra e continua a scendere verso NE. Dopo un’altra breve ma ripida discesa verso ovest, compaiono dei segni di vernice rossa, mentre il tracciato, ora più evidente, riprende la direzione NE. Si transita sotto un palo dell’elettrodotto e si continua a scendere per il bel sentierino che poi sale brevemente conducendo su una costa con stratificazioni rocciose. Si riprende a scendere assecondando i segni rossi anche quando essi si spostano a destra rispetto al sentiero che stiamo seguendo. Giunti nei pressi di una radura, si oltrepassa la recinzione con filo spinato che la delimita e si cammina nell’erba alta rinvenendo nel lato opposto un’evidente traccia. Poco dopo si transita nei pressi di una costruzione diroccata, entrando infine nel magnifico nucleo di La Chiastra. Si tratta di due case abbandonate situate quasi a ridosso di un notevole gendarme ofiolitico, la cui sommità sembrerebbe a prima vista di problematico accesso. Dopo aver perlustrato la zona (l’altra casa si raggiunge oltrepassando un cancello a sinistra), si assecondano i segni rossi lungo una traccia che si mantiene nei pressi della dorsale spartiacque Baganza/Manubiola. Raggiunta una selletta, si piega a sinistra (abbandonando in questo modo i segnavia rossi) approdando poco dopo in una bella radura con fonte-abbeveratoio ai piedi del boscoso profilo nord-ovest del Monte Cavallo e a poca distanza dal nucleo agricolo di Felegara. Messo piede su una carraia erbosa, la si segue a destra entrando presto in un fitto bosco. L’ampia traccia, procedendo in costante discesa, effettua alcune svolte (ad un bivio si prosegue a destra) riconducendo in breve nella sterrata proveniente dal Poggio di Berceto a poca distanza dal ponte sul Torrente Baganza, quest’ultimo situato alla nostra destra. 

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Il Monte Croce da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 610 m ca

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Calestano-Costa di Seda (1/1,15 h) ; Costa di Seda-sommità Monte Croce (30 min) ; sommità Monte Croce-Puilio di Casola (40/45 min) ; Puilio di Casola-Costa di Seda (45 min/1 h) ; Costa di Seda-Le Piane (20 min) ; Le Piane-Calestano (30/40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map-1www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Magnifico percorso che permette una conoscenza piuttosto esaustiva di questa montagna della media Val Baganza. I segnavia sono assenti o sporadici (e quei pochi molto sbiaditi), tuttavia non se ne sente la mancanza, infatti l’orientamento risulta quasi sempre immediato.

Dal centro di Calestano si segue per un breve tratto la SP 39 per Fornovo attraversando il ponte sul Torrente Baganza. Al termine di quest’ultimo si imbocca a sinistra uno stradello asfaltato diretto al nucleo di Montale. Trascurate a destra delle stradine d’accesso ad alcune case, arrivati in corrispondenza di un cancello si abbandona l’asfalto per seguire a sinistra una larga carraia che procede mantenendosi al livello del torrente. La seguiamo procedendo in piano, ammirando alla nostra destra belle stratificazioni del Flysch del Monte Sporno. Giunti ad un bivio, si prende il percorso di destra abbandonando in questo modo la carrareccia che continua ad avanzare parallelamente al torrente. Subito dopo si incontra un secondo bivio dal quale si prosegue per la carraia di destra chiusa inizialmente da una sbarra. Il tracciato conduce, dopo una breve salita, nelle vicinanze delle case del nucleo di Magazzola. Si continua per sentiero all’interno del bosco costeggiando una radura, approdando poco più in alto in un piccolo ripiano con conifere di reimpianto. Da qui, trascurata a destra una traccia, si prosegue a sinistra per evidente ed ampio sentiero. Il percorso avanza inizialmente in moderata pendenza compiendo una curva a destra, impennandosi notevolmente oltre quest’ultima. Si guadagna quota per tracciato notevolmente incanalato e deformato da fenomeni di erosione: in un tratto il sentiero si riduce a stretto e franoso solco. Nei pressi di altri pini di reimpianto, il percorso piega a sinistra e diviene meno ripido. Si continua per il solitario sentiero all’interno di un bellissimo bosco misto a roverella e carpini con qualche sparuta conifera. Una ripida salita, dove in un tratto il percorso torna ad assumere le sembianze di un franoso canale, porta a confluire in un’ampia traccia che seguiamo a sinistra. Compiuta una ripida svolta a destra e superata un’ulteriore sezione di salita piuttosto faticosa, si volge a sinistra tagliando a mezza costa il pendio boscoso. In breve si valica la dorsale sud-est della montagna (notevole visuale sul fondo della Val Baganza) e si prosegue per il bel sentiero che avanza tenendosi in prossimità del crinale. Giunti ad un crocicchio in località Costa di Seda, 800 m, si trascura a sinistra una traccia diretta a Puilio di Casola (da cui torneremo) e a destra un ampio sentiero in piano (che percorreremo al ritorno), continuando diritto per ripida traccia che risale, compiendo diverse svolte, l’erto fianco sud-est del Monte Croce. Attraversata più in alto un’area caratterizzata da arbusti e cespugli, si guadagna una panoramica sella di crinale poco sotto la cima del Monte Croce. Impegnandosi con un’ultima ripida e faticosa salita, si conquista in breve la croce di vetta, 945 m, da cui si ammira una notevole visuale sulla Val Baganza. Dalla sommità si continua per il crinale occidentale in direzione del valico della Crocetta, entrando presto all’interno di un rimboschimento a conifere. Trascurato subito un percorso a destra, si prosegue per il bel tracciato di crinale incontrando più in basso un altro bivio. Tralasciata una traccia a destra, si esce poco dopo dal bosco e, volgendo a sinistra, si perde quota tra splendidi prati che offrono notevoli visuali panoramiche. Confluiti in una carraia (indicazioni), la seguiamo a sinistra in direzione di Puilio di Casola (cartelli), entrando, dopo circa dieci minuti di rilassante cammino, nella frazione di Lughero. All’ingresso di quest’ultima si imbocca a destra un ripido sentiero che conduce nella strada asfaltata che congiunge Puilio Lughero. La si attraversa continuando a sinistra per stradello in discesa (Strada della Canala) raggiungendo una fontana. Volgendo a sinistra, si esce dal nucleo di Puilio e si prosegue per comoda mulattiera/carraia mediante la quale si inizia ad attraversare, assecondando la morfologia della montagna, il selvaggio versante meridionale del Monte Croce. Doppiate due coste e attraversata una valletta, si abbandona la carraia seguita fino a questo momento che scende verso il fondo della Val Baganza. Si continua per comodo sentiero (segnavia) ammirando le peculiarità geologiche del luogo in cui ci troviamo, in particolare le affilate coste con affioramenti del Flysch che il percorso aggira. Trascurato un più labile sentiero a destra, si inizia una dura e non breve salita che avviene per traccia ampia ma alquanto ripida e dissestata da fenomeni di erosione. Dopo aver superato una sezione dove il percorso risulta invaso da cespugli, si ritorna sulla dorsale sud-est del Monte Croce in località Costa di Seda. Dall’importante crocicchio si imbocca a sinistra un sentiero che attraversa tutto il boscoso profilo est della montagna. Confluiti in un percorso proveniente dal valico della Crocetta, lo si segue a destra in discesa e al bivio che si incontra successivamente si continua a destra per carraia rovinata dal passaggio di moto. Usciti dal bosco in prossimità di belle radure, si scende ripidamente per un tratto, approdando poco sotto nello splendido altipiano prativo chiamato Le Piane. La carraia entra poi all’interno di un bosco di conifere di reimpianto, procedendo inizialmente in leggera discesa. Dopo un tratto alquanto ripido, si esce dal bosco in prossimità della SP 39 della Val Sporzana (belle visuali sul Monte Prinzera). Da qui si piega a destra (indicazioni) seguendo una carrareccia che attraversa in leggera discesa splendidi prati. Dopo una svolta a sinistra e un ulteriore tratto in piano e in leggera discesa, si giunge nei pressi di una presa dell’acquedotto. Procedendo per stradina asfaltata, si transita a fianco di alcune abitazioni, confluendo infine nella provinciale per Fornovo. Seguiamo la trafficata strada a destra solo per poco, imboccando a sinistra uno stradello asfaltato affiancato da alcune villette (località S. Remigio). Ritornati nella provinciale, l’abbandoniamo quasi subito volgendo a sinistra verso un campo da calcio. Prima di esso si imbocca a destra una carraia che avanzando parallelamente alla strada per Fornovo riconduce sul Ponte Battisti.

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