Il Castello di Gravago e il Monte Barigazzo da Noveglia

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Punto di parteza/arrivo: Noveglia 476 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 6,30 h

Tempi parziali: campo sportivo di Noveglia-Castello di Gravago (50 min) ; Castello di Gravago-Stabio (50 min) ; Stabio-Lavacchielli (1 h) ; Lavacchielli-Monte Barigazzo (50 min) ; Monte Barigazzo-bivio sentieri n° 803/803a (1,20 h) ; bivio sentieri n° 803/803a-Pieve di Gravago (1,10 h) ; Pieve di Gravago-campo sportivo di Noveglia (25 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi. Da quest’ultima località si continua lungo la SP 359, imboccando poi a sinistra la SP 21. Dopo alcuni tornanti si attraversa il ponte sul Torrente Ceno e si prosegue in direzione del Passo della Colla e Bedonia. Raggiunto il bivio con la strada che porta a Noveglia, la si segue attraversando il ponte sul torrente omonimo. Entrati nel centro del paese si volta a destra in direzione del campo sportivo, attraversando per una seconda volta il torrente. Si parcheggia l’auto nell’ampio spiazzo adiacente agli impianti sportivi

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Descrizione dell’itinerario

Splendida e completa escursione che comporta, nella prima parte, la visita alle rovine del Castello di Gravago, edificato originariamente dai Longobardi. Per accedere al castello si segue un sentiero in alcuni punti non particolarmente evidente, ma ben contrassegnato da ometti. Altra località di grande interesse che visiteremo nel prosieguo dell’escursione è Lavacchielli, uno dei più suggestivi paesi fantasma di tutto l’Appennino parmense. Dopo il raggiungimento della cima del Barigazzo, suggerisco di percorrere il crinale spartiacque Mozzola/Novelgia e di rientrare in valle mediante carraie evidenti ma con segnaletica alquanto scarsa.

Dal campo sportivo di Noveglia si attraversa la strada asflatata imboccando nell’altro lato un evidente sentiero che in moderata pendenza guadagna quota nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Noveglia. Più in alto si sbuca in una strada asfaltata e attraversatala si continua per sentiero che avanza assecondando il dorso di una costa. Dopo una curva a sinistra si contorna il margine di un campo situato alla nostra destra, mentre a sinistra si notano i lacerti di un vecchio muretto a secco. Si prosegue per il bel sentiero, non segnato ma evidente, costeggiando più avanti il limite di un panoramico campo situato alla nostra sinistra. Successivamente si lambisce la strada asfaltata di prima e si prosegue per il percorso principale in cui affiora il selciato originario: quest’ultimo e i muretti a secco sono segno della sua importantza e storicità. Più avanti si effettua una curva a sinistra aggirando, oltre quest’ultima, un poggetto erboso (altri muretti a secco). Raggiunta una casa isolata, ci si immette nella strada asflatata di prima che si segue a destra, abbandonandola al primo bivio dirigendosi verso la vicina località di Pieve di Gravago. Piegando poco dopo nettamente a sinistra, uscendo in questo modo dallo stradello che conduce alla vicina chiesa, si entra nel magnifico borgo che si attraversa interamente, svoltando poi a destra. Lasciatosi alle spalle il paese ci si immette in un’ampia traccia segnata (n° 803a – Via degli Abati) che si segue a sinistra, transitando subito a fianco di un vecchio lavatoio. Al primo bivio che si incontra si prosegue a destra (indicazione), evitando in questo modo di entrare nella frazione di Pellegri. Lasciata poco dopo a sinistra un’altra carraia proveniente dal menzionato nucleo, si prosegue per il percorso principale, raggiungendo in breve un bivio importante. Da qui si abbandona temporaneamente il percorso segnato prendendo a destra un ampio sentiero che poco dopo transita ai piedi di spettacolari dirupi simili, come conformazione geologica, alle famose creste del Barigazzo. In corrispondenza della terminazione sinistra dei dirupi la traccia svolta a destra, ma noi, al bivio che si incontra, l’abbandoniamo prendendo a sinistra un’ampia mulattiera. Si compie una curva a destra e si procede in discesa all’interno del bosco nella sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Nei pressi di quest’ultmo il percorso sembra perdersi: guardando a sinistra si dovrebbe notare un ometto e un cordino blu che aiuta a discedere una sponda scoscesa. Messo piede nel letto del suggestivo rio e attraversatolo, si prosegue verso destra avanzando paralleli al corso d’acqua. Poco dopo si piega a sinistra iniziando a guadagnare quota per traccia più evidente medianti alcuni tornanti. Raggiunto un bivio si trascura il percorso di destra, che procedendo parallelamente al rio conduce ad una fonte solforosa (digressione consigliata), continuando invece a sinistra per sentiero che sale mediante altri tornanti. Si progredisce per traccia non molto marcata ma ben segnata da ometti, raggiungendo più in alto la dorsale del poggio al cui sommo si trovano i ruderi del Castello di Gravago. Qui si incontrano i primi lacerti murari che il sentiero inizialmente costeggia per poi piegare a sinistra e attraversarli. Valicata la dorsale, si prosegue orizzontalmente per labile traccia seminascosta dall’erba alta progredendo in direzione est. Poco dopo si costeggiano delle rocce sopra le quali si innalzano le mura del castello e, appena oltre una curva a destra, si approda in una selletta ai piedi del Castello di Gravago. Spostandosi a destra si arriva alla base delle mura che si costeggiano sulla destra, raggiungendo in questo modo un’apertura situata nella faccia occidentale della torre. Ora, risalendo con attenzione alcuni gradini e aiutandosi anche con un ramo, è possibile penetrare all’interno del maniero. Dal castello ritorniamo sui nostri passi fino a rimettere piede nel percorso n° 803a, abbandonato in precedenza, che si segue a destra. Raggiunto un bivio si prende la vecchia mulattiera di sinistra, ancora mirabilmente selciata e con muretti a secco ai lati. Si continua a perdere quota lungo lo storico tracciato e dopo una curva a destra ci si ricongiunge con la carraia di prima. Si varca subito un ruscello transitando appena dopo a fianco del Mulino Rosta, per poi guadare mediante ponticello l’omonimo rio. Si prosegue per il percorso segnato che inizia successivamente a guadagnare quota nella sponda destra orografica della valle formata dal corso d’acqua. Stiamo camminando, come prima dell’attraversamento del Rio Rosta, su una vecchia mulattiera in alcuni tratti splendidamente selciata e con muretti a secco. Con costante andamento in ripida salita ed effettuando svolte e tornanti si sbuca infine in località Bré, dove ci si inserisce in una stradina asfaltata. La si segue a destra (indicazioni) e al bivio successivo si prosegue sempre a destra in direzione di Stabio. Dopo essere passati a fianco della chiesa e di alcune case di quest’ultima località, si raggiunge un bivio dove si piega destra scendendo nel centro vero e proprio del piccolo nucleo. Si costeggia un casa continuando poi per carraia (percorso CAI n° 803a) che avanza in piano/lieve discesa affiancata da interessanti muretti a secco. Si prosegue in modo lineare per questo tracciato, costeggiando campi incolti e radure nella sponda destra orografica del Rio Rosta, guadato in precedenza. Più avanti si penetra nel bosco e, appena dopo l’attraversamento di un ruscello, si presenta un bivio dal quale si prende la traccia di sinistra (segnavia poco evidente sul tronco di un albero). Si avanza per traccia invasa da acqua proveniente dal rio di prima, proseguendo, al bivio successivo, a destra. Si continua per mulattiera affiancata da lacerti di vecchi muretti a secco ricoperti di muschio, immettendosi poco dopo in un’altra traccia (forse quella abbandonata al primo bivio) che si segue a sinistra. Si guadangna quota per il bel tracciato compiendo alcuni tornanti e, dopo un’ultima salita in cui si passa a fianco di una costruzione diroccata, si sbuca in una bella radura a poca distanza dal nucleo di Cerreto, 761 m. Dopo aver attraversato la sterrata d’accesso, si entra nello spettacolare borgo ammirando splendide case in sasso, alcune delle quali ottimamente ristrutturate rispettando l’assetto originario. Assecondando i segnavia si attraversa in salita tutto il nucleo, immettendosi, nella parte alta, in una carraia che si segue a destra. Presto si penetra nel bosco e, raggiunto un bivio, si continua a sinistra, trascurando a destra il percorso che conduce ai ruderi di Case Bosche. Dopo aver costeggiato un bel muretto a secco si varca un rio oltre il quale tracciato è interrotto da una frana. Per tracciolina esigua si attraversa, prima in salita poi in discesa, il pendio frananto recuperando in questo modo la vecchia mulattiera. Si prosegue lungo lo storico percorso ancora splendidamente selciato all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Usciti temporaneamente dal bosco si incontra un bivio dal quale si continua diritto in salita, progredendo ai piedi di spettacolari blocchi rocciosi. Si prosegue per l’ampia mulattiera dall’andamento sempre molto lineare, incontrando, dopo un tratto dissestato, un’altra sezione di selciato ancora pefettamente conservato. Valicata una costa panoramica, si raggiunge poco più avanti un bivio da cui, trascurato a sinistra il percorso n° 803d per Pianelleto, si prosegue diritto in direzione di Lavacchielli (n° 803a). Si penetra in questo modo nella valletta formata dal Rio Rosta e, varcato quest’ultimo (subito dopo il guado sulla sinistra si nota un tavolo con panche), si prosegue nella sponda opposta per comodo sentiero. Il tracciato poco più avanti compie un’ampia curva a sinistra e, progredendo piuttosto ripidamente, attraversa sezioni di rado bosco. Si raggiungono successivamente le prime case dello spettacolare e spettrale nucleo di Lavacchielli, 982 m, che si attraversa seguendo la traccia. Nei pressi delle ultime case si vira repentinamente a sinistra e appena dopo a destra, attraversando in questo modo, prestando attenzione ai segnavia, la parte alta del nucleo. Usciti dal paese fantasma si continua lungamente per bella e comoda mullattiera senza possibilità di errore. Mediante un’ampia curva a destra si cambia lentamente direzione, avanzando quasi sempre in lieve salita, guadagnando di conseguenza poco dislivello. Raggiunto l’unico bivio che può trarre in inganno, si prosegue diritto/sinistra trascurando a destra un’ampia traccia. Al secondo bivio che si incontra poco dopo (indicazioni) si prende invece la traccia di destra, ignorando a sinistra il percorso che conduce a Pianelleto. Dopo breve salita si giunge ad un ulteriore bivio segnato, a poca distanza dal crinale divisorio Noveglia/Mozzola, da cui si trascura temporaneamente il tracciato (n° 803) per il Monte Grosso e il Monte La Tagliata. Si continua diritto per sentiero ignorandone un altro a sinistra, fino a mettere piede nella dorsale spartiacque in corrispondenza di una spettacolare selletta. Qui giunti si sale a sinistra lungo il ripido filo del suggestivo crinale, avanzando, dopo il primo faticoso strappo, più comodamente all’interno del bosco. Si riprende poi a salire ripidamente assecondando sempre il filo della dorsale montuosa che si presenta, a livello geologico/morfologico, similare alle famose creste del Barigazzo. Più in alto si costeggia una recinzione svoltando poi repentinamente a destra, transitando inizialmente a fianco di un caratteristico roccione. Si prosegue per traccia pianeggiante o in lieve discesa attraversando la base di un dirupo, raggiungendo infine una staccionata a poca distanza da un rifugio. Oltrepassata un seconda staccionata si continua tenendosi nei pressi del filo della dorsale occidentale del Barigazzo, ammirando lungo il cammino straordinari esemplari faggio. Dopo un’ultima salita per pendio erboso in cui si transita a fianco di uno splendido e isolato faggio, si guadagna la panoramica cima del Monte Barigazzo, 1284 m, caratterizzata una croce e da una caratteristica e monolitica lastra. Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino alla selletta di crinale e, poco sotto quest’ultima, al bivio segnato con il percorso n° 803 per i Monti Grosso e La Tagliata. Si avanza per ampia mulattiera in lieve salita trascurando tracce laterali, procedendo in questo primo tratto sulla destra del crinale divisorio. Valicata una costa mediante netta svolta a sinistra, si continua in discesa sempre sulla destra del crinale principale. Più avanti lo si raggiunge assecondandone il filo, ammirando notevoli visuali sul Barigazzo e la sottostante Val Mozzola. In seguito si lascia a destra la dorsale spartiacque e si procede per traccia evidente, anche se con segnavia latitanti, all’interno di un magnifico bosco di faggi. Si continua lungamente per il percorso principale che avanza in lieve discesa sulla destra del crinale, lambendolo in alcuni punti. Più avanti si perde più marcatamente quota per sentiero sassoso che effettua alcune svolte, procedendo successivamente in piano. Messo piede in una selletta, si stacca a destra un vecchio sentiero (indicazione) che conduce a Lavacchielli, mentre noi continuiamo per il percorso principale avanzando in lieve salita lungo il crinale spartiacque. Il tracciato valica per alcune volte quest’ultimo e, aggirato a sinistra un poggio boscoso, cunduce sul filo di una panoramica dorsale secondaria. Qui si ignora a sinistra un sentiero e si prosegue per l’ampia traccia in alcuni punti alquanto dissesstata dal passaggio di moto. Ritornati sul crinale divisorio si avanza a saliscendi nei pressi di quest’ultimo, fino a recuperarne il filo e seguirlo in salita. Dopo un tratto pianeggiante si affronta una ripida salita e, valicata nuovamente la dorsale, si attraversa in versante Noveglia un’area disboscata. Rientrati nel bosco si procede in lieve salita raggiungendo infine un bivio dove si abbandona la traccia di crinale prendendo a destra il percorso “segnato” (n° 803a) per Pieve di Gravago. Si avanza per carraia che asseconda la dorsale del Monte Disperato, contornando inizialmente il margine superiore di un’area disboscata (la stessa di prima). Si prosegue perdendo costantemente quota, incontrando più in basso un magnifico esemplare di faggio situato poco prima di una radura. Qui il percorso si biforca: noi seguiamo il ramo di destra immettendosi subito dopo, in corrispondenza della menzionata radura, in una carraia trasversale. La si segue a sinistra procedendo lungamente per essa senza possibilità di errore ma con segnaletica del tutto assente. Appena dopo una curva a sinistra ci si immette in un’altra traccia che si segue a destra, transitando subito a fianco di una baracca (freccia segnaletica con scritto Barigazzi). Al bivio successivo si deve prendere il tracciato di destra (segnaletica pessima), notando alla nostra destra, in corrispondenza del bivio, un masso con madonnina. Si continua per ampia traccia svoltando poi nettamente a sinistra, iniziando in questo modo ad assecondare un bel crinale che offre notevoli visuali panoramiche. Si perde quota in direzione di un evidente poggetto boscoso e, dopo averlo aggirato a sinistra, si valica la dorsale. Rientrari nel bosco si scende con maggiore decisione compiendo qualche svolta, incontrando più in basso un bivio da quale si stacca a destra un’altra carraia. Rimette piede sul magnifico crinale di prima, si perde ripidamente quota per esso effettuando alcuni tornanti. Più in basso, in corrispondenza di una netta svolta a destra si trascurano a sinistra un paio di tracce, la prima delle quali conduce ad una presa dell’acquedotto. Poco dopo ci si immette in una strada asflatata che si segue a destra in direzione della frazione di Barigazzi, che tuttavia non si raggiunge. Infatti, proprio in corrispondenza di una cappella situata alla nostra sinistra, si prende a destra (indicazioni) il percorso n° 803a. Si scende per bella carraia costeggiando poco dopo il margine destro un campo, lambendo successivamente la strada asfaltata. Si continua per la mulattiera in piano e in lieve discesa, raggiungendo, dopo una svolta a sinistra in cui si trascura a destra una traccia in salita, una casa. Immessi nella strada asfaltata di prima la si segue a destra solo per poco, abbandonandola in corrispondenza della prima netta svolta a sinistra. Imboccata a destra una carraia si costeggia inizialmente una casa e una recinzione, continuando poi per bella mulattiera selciata. Mediante svolta a sinistra si attraversa la valletta formata da un rio, appena dopo il quale si ignora a destra una carraia in salita. Si avanza successivamente per sentiero a mezza costa che, ragalando belle visuali, costeggia dei suggestivi dirupi. Il tracciato piega poi a destra aggirando una costa e, dopo breve discesa, conduce alla chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzio (quest’ultima è stata edificata nel XIX secolo sui resti dell’antica pieve del X secolo). Seguendo la stradina asflatata d’accesso si ritorna in breve a Pieve di Gravago, rientrando al campo sportivo di Noveglia mediante il percorso seguito in salita.

 

 

Il Monte Caio da Tizzano

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Punto di partenza/arrivo: Tizzano Val Parma 814 m

Dilivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Tizzano-Monte Rotondo (40 min) ; Monte Rotondo-Monte Pesdonica (1,10 h) ; Monte Pesdonica-Monte Caio (50 min) ; Monte Caio-Grande Faggio (50 min) ; Grande Faggio-Tizzano (2,10 h)

Difficoltà: E (E+ la discesa lungo la dorsale nord del Caio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello- SP 665R-SP 65-Tizzano Val Parma

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Descrizione dell’itinerario

Bella escursione lungo carraie e sentieri molto panoramici in ambiente vario e suggestivo. Nella prima sezione del percorso si raggiungere e scavalca la panoramica sommità del Monte Rotondo, continuando poi, avendo sempre come direttrice la dorsale Parmossa/Parma, in direzione del boscoso Monte Pesdonica. Oltre quest’ultimo ci si inserisce nella carrozzabile per la Costa del Dragolare, seguendola per un tratto e abbandonandola per il sentiero n° 732 che ci condurrà a poca distanza dalla cima del Caio. Per la discesa suggerisco di percorrere integralmente il crinale settentrionale della montagna, assecondando un sentiero a volte non molto evidente e un tempo (forse) segnato dal CAI. Questo percorso permette di ammirare impareggiabili visuali sui caratteristici dirupi del flysch che precipitano in versante Parma.

Parcheggiata l’auto nello spiazzo adiacente a Viale Europa Unita, si continua per questa strada, imboccando poi a sinistra la provinciale n° 14. Poco dopo si prende a destra Via Ferruccio Ferrari e la si percorre interamente sbucando infine nella strada per Schia. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola in corrispondenza di uno stradello che si stacca a destra (indicazione dell’Ippovia dell’Appennino), che si imbocca. Si effettua subito una netta svolta a sinistra giungendo in breve nei pressi di una casa, continuando poi per carraia. Il tracciato procede in lieve salita all’interno del bosco a fianco di panoramici prati, assecondando l’ampio crinale Parma/Parmossa che per un buon tratto costituisce la nostra direttrice di salita. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto (sul muro si nota la scritta Monte Rotondo con freccia) si incontra un bivio dal quale si prende la traccia di destra che effettua subito una netta svolta a sinistra. Valicato il crinale si prosegue per comodo sentiero/mulattiera all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando sul tronco di un albero un vecchio segnavia del CAI. Più avanti si presenta un bivio da cui si tralascia una traccia a destra (che seguiremo al ritorno) contrassegnata da segnavia bianco-rossi, mentre al successivo bivio, situato a poca distanza dal precedente, si prende il sentiero di destra (paletto di legno con segnavia e cartello di latta con scritto Monte Rotondo e Musiara Superiore). Avanzando in moderata pendenza si raggiunge il crinale divisorio, aggirando a destra un poggetto e proseguendo per bella dorsale con stratificazioni del flysch del Monte Caio. Dopo aver raggiunto la sommità di un panoramico poggio, si scende al sommo di belle radure che ragalano interessanti visuali in versante Parma. Poco dopo si approda sulla panoramica cima del Monte Rotondo, 969 m, da cui si continua per il sentiero di crinale che quasi subito si biforca (noi prendiamo il ramo di sinistra) e prosegue al fianco di spettacolari affioramenti del flysch. Raggiunta poco dopo una radura, si innesta alla nostra sinistra il percorso (che seguiremo al ritorno) che aggira in versante Parmossa la vetta del Monte Rotondo. Si prosegue transitando a fianco di poggetti di marne, incontrando poco più avanti un’altra biforcazione del percorso dalla quale si prende il ramo di destra. Poco dopo, in corrispondenza di un muretto a secco situato alla nostra destra, si presenta un ulteriore bivio dal quale si prende la traccia di destra. Si procede in salita e, dopo aver attraversato una radura, ci si immette in una carraia trasversale che si segue a destra. Poco più avanti il tracciato compie un tornante sinistrorso in corrispondenza del quale si tralascia a destra una traccia inerbita. Ignorata appena dopo una carraia che si stacca nella stessa direzione (destra), al bivio successivo si prende invece a destra una ripida carrareccia dove affiorano stratificazioni del flysch. Il tracciato conduce più in alto in una magnifica radura delimitata da un rimboschimento a conifere che si attraversa in direzione di quest’ultimo. Penetrati nel bosco si prosegue in lieve salita effettuando qualche svolta, sbucando poi in una radura arbustiva. Si guadagna quota lungo il margine destro di quest’ultima, raggiungendo, dopo aver attraversato un buio riboschimento a conifere, un’altra splendida radura che si risale lungo il suo limite destro, tenendosi a poca distanza dal filo della dorsale (quest’ultima precipita in versante Parma con spettacolari pareti del flysch). Raggiunto il sommo del pendio prativo (stupende visuali) si continua per il suggestivo percorso di crinale avanzando perlopiù in piano, cominciando a scorgere alla nostra sinistra il paese di Musiara Superiore. Dopo aver costeggiato un campo da calcio, in corrispondenza di una Maestà con bassorilievo e carraia che scende a destra, ci si immette nella strada per Schia. Si segue l’asfalto a destra per un tratto e, nei pressi di una netta svolta a sinistra, si abbandona la strada proseguendo diritto per ampio sentiero (percorso tematico “Paesaggi di uomini e natura” n° 710). Al primo bivio si continua a destra giungendo poco dopo nei pressi di una radura, virando qui a destra per buon sentiero che sale all’interno del bosco. Dopo un’ampia curva a sinistra si sbuca in un’altra bella radura (a destra si innesta una carraia) che si risale, raggiungendo in questo modo il dorso di una costa in cui si asseconda una linea elettrica. Ammirando i caratteristici affioramenti del flysch e ignorando a destra una traccia, si giunge a lambire la strada per Schia, ma si vira subito a destra (segnavia presenti e ben posizionati). Si guadagna quota assecondando il filo del crinale divisorio, contornando poco più in alto il margine superiore di una splendida radura che offre ampie visuali. Dopo una panchina con pannello esplicativo, l’ampia traccia piega a sinistra penetrando nel bosco. Si avanza in moderata pendenza effettuando qualche svolta, poi, mediante curva a sinistra, si valica il crinale spartiacque. Si prosegue pianeggiando spostandosi successivamente a destra, continuando per l’ampia traccia che risulta in alcuni punti fangosa poichè disgraziatamente percorsa da moto e fuoristrada. Si costeggia poi il margine sinistro di un’area soggetta ad operazioni di esbosco e, rientrati nella faggeta, si guadangna quota piuttosto ripidamente. Si compie una netta svolta a sinistra (si ignora in corrispondenza di quest’ultima una traccia a destra), proseguendo successivamente tra boscaglia e fitta vegetazione. Dopo aver risalito una radura ed essere rientrati nel bosco, si approda alla poco percettibile sommità del Monte Pesdonica, 1302 m. Dalla cima si continua per comodo sentiero all’interno di una bella faggeta, attraversando poi un’area di bosco rado tenenendosi nei pressi del crinale divisorio. Poco più avanti si raggiunge un crocicchio da cui si posegue diritto per ampia traccia che avanza pianeggiando, immettendosi infine in una sterrata proveniente dalla strada per Schia. La si segue a destra (percorso n° 732) tralasciando, al primo bivio, l’ampia traccia contrassegnata n° 730 per il Grande Faggio, mentre al secondo bivio che si incontra in seguito (indicazioni) si ignora a sinistra il sentiero n° 710. Si continua ad avanzare per la carrozzabile tralasciando più avanti una traccia a sinistra, transitando in seguito a fianco di una fontana. Poco dopo si stacca a destra un ampio sentiero (percorso n° 732) che si imbocca effettuando, dopo il breve tratto iniziale in direzione N, un tornante sinistrorso. Si prosegue per l’evidente tracciato che guadagna quota in moderata pendenza, penetrando più avanti in un buio rimboschimento a conifere. Continuando lungamente per il percorso principale, si esce infine dal bosco in vista di alcuni affioramenti del flysch situati alla nostra sinistra. Appena dopo ci si innesta in un’altra traccia segnata, proveniente dalla Costa del Dragolare, che si segue a destra, affrontando subito una ripida salita. Oltre quest’ultima si approda nella stupenda dorsale sommitale del Monte Caio che, seguita a sinistra, conduce in breve alla notevole cima della montagna, 1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un vecchio cannocchiale. Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi, ma nel momento in cui il percorso segnato svolta nettamente a destra, abbandonando in questo modo l’erbosa dorsale della montagna, noi continuiamo lungo essa seguendo una tracciolina non segnata ma abbastanza evidente. Poco dopo si penetra nel bosco e, con andamento verso sinistra, si arriva a lambire lo spettacolare crinale divisorio. Lo si segue sopra i dirupi del flysch che precipitano sia nel versante Parma quanto in quello Parmossa, ammirando notevoli visuali. Più avanti si sbuca in una radura con folta vegetazione circondata da conifere di reimpianto che si attraversa svoltando presto a sinistra in direzione del filo della dorsale. Lo si segue continuando successivamente all’interno del bosco, transitando a fianco di un magnifico esemplare di faggio. Effettuata una svolta a sinistra si ritorna sul filo del crinale che si asseconda per sentiero abbastanza evidente (nonstante la nulla frequentazione), alternando tratti nel bosco ad aperture che regalano stupende visuali. Usciti dalla vegetazione ci si trova sul filo di un esile e spettacolare crinale roccioso che precipita verso nord con una balza pressochè verticale, mentre ai lati degradano friabili dirupi e pareti. Qui la traccia piega nettamente a destra (segno rosso molto sbiadito) e scende ripida per canalino sassoso, svoltando più in basso a sinistra. Si transita sotto spettacolari pareti del flysch fino a recuperare il filo della dorsale proprio sotto la spettacolare e appuntita balza al cui sommo ci trovavamo prima. Si prosegue per un tratto lungo il crinale divisorio per poi perdere quota, dopo aver oltrepassato un filo spinato arrugginito, alla sua sinistra, assecondando una labilissima traccia contrassegnata da sbiaditi segnavia rossi. Si continua avendo a destra una recinzione a filo spinato e un’ampia area disboscata degradante in versante Parmossa. Ad un certo punto si deve piegare nettamente a sinistra puntando ad una macchia boscosa (freccia rossa su un tronco), raggiunta la quale si procede per poco evidente traccia che avanza nella direzione opposta a quella di prima. Raggiunto un altro segnavia rosso con freccia si effettua una netta svolta a destra, riprendendo in questo modo la direzione nord e il crinale divisiorio delimitato da una recinzione a filo spinato. Oltrepassata quest’ultima si scende per un breve tratto tra sterpaglie all’interno di un’area disboscata, puntando ad un bollo rosso sul tronco di un albero, raggiunto il quale si riprende la traccia all’interno del bosco. Si prosegue successivamente al sommo di pendii prativi degradanti in versante Parma effettuando un paio di tornanti. Continuando ad assecondare l’incerta e inerbita traccia e costeggiando la recinzione a filo spinato, ad un certo punto occorre piegare nettamente a sinistra (segnavia rosso su un sasso a sinistra) e scendere per pendio prativo. Prestando attenzione ai segnavia sbiaditi ma ben collocati (senza i quali l’orientamento risulterebbe decisamente problematico) si attraversano sezioni di terreno smottato da frane, svoltando poi a destra. Dopo aver oltrepassato un’altra sezione di terreno smottato si vira a sinistra (filo spinato) e, raggiunto un segnavia rosso con freccia sul tronco di un albero, si piega ancora a destra. Occorre poi sottopassare un filo spinato, oltre il quale si continua per sentiero in discesa (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero), approdando infine in belle radure arbustive dove ci si innesta in una traccia trasversale. La si segue a destra immettendosi in breve nel percorso segnato n° 730 a poca distanza dal bivio con la carraia che sale da Agna (n° 737A). Andando a destra si raggiunge poco dopo quella che senza dubbio è una delle più monumentali “sculture” naturali di tutto l’Appennino settentrionale, nonché uno dei più longevi esemplari di faggio a livello europeo: il Grande Faggio. Dopo una sosta d’obbligo in questo luogo veramente magico, si continua per l’ampia traccia contrassegnata n° 730 che procede all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Si transita a fianco di un abbeveratoio immettendosi poi in un’altra traccia che si segue a destra in salita, raggiungendo poco più avanti un cancello che si oltrepassa. Si prosegue in lieve salita tralasciando a sinistra un’altra traccia, continuando per il percorso principale che successivamente piega a destra. Dopo un saliscendi si trascura una carraia che scende a sinistra avanzando poi in salita piuttosto sostenuta. Con andamento a saliscendi si raggiunge un’area disboscata appena prima della quale si stacca a sinistra un’ampia traccia che si ignora. Si contorna il margine superiore dell’area soggetta ad operazioni di esbosco avanzando poi in salita, congiungendosi successivamente con un’altra carraia proveniente da destra. Dopo una svolta a sinistra e una discesa confluisce nel nostro percorso una carraia da sinistra che si ignora. Dopo un tratto in piano e un bivio con traccia a destra, ci si immette nella carrozzabile per la Costa del Dragolare seguita in salita. Percorrendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata si ritorna al bivio con il sentiero che aggira in versante Parmossa il Monte Rotondo. Lo si imbocca e, pocedendo perlopiù in piano/lieve salita, si ritorna al bivio con il percorso che sale verso la sommità del menzionato monte. Al bivio successivo, anziché proseguire a destra lungo il tracciato seguito all’andata, si va a sinistra per evidente sentiero contrassegnato da vecchi segnavia bianco-rossi. Si avanza inizialmente verso NW attraversando un solco e un piccolo rimboschimento a conifere, virando, appena dopo una brevissima risalita, a destra. Perdendo quota per ottima traccia si valica successivamente una costa boscosa (segnavia) e si continua a scendere alla sua sinistra. Raggiunto un bivio sul dorso della costa, si ignora una traccia a sinistra che conduce ad un poggetto e si svolta a destra. Si scende per sentiero evidente, prima sulla sinistra di un solco, poi assecondandolo direttamente, varcando più in basso un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede per un tratto in salita contornando il margine superiore di un campo, ritornando poi all’interno del bosco. Inseritisi in un’ampia traccia la si segue a sinistra proseguendo lungamente per quest’ultima in salita e a saliscendi. Dopo una svolta a destra si transita a fianco di un condominio, inserendosi appena dopo nella strada per Schia proprio di fronte a Via Ferruccio Ferrari che abbiamo percorso all’andata.

 

 

La Val Moneglia e il Monte Sporno

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Punto di partenza/arrivo: Calestano 402 m

Dislivello: 1000 m ca.

Durata complessiva: 5,30/5,45 h

Tempi parziali: Calestamo-Passo di Monte Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-Monte Sporno (1, 50 h) ; Monte Sporno-Ramiano (1 h) ; Ramiano-Calestano (1,15 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse in luoghi suggestivi e per nulla valorizzati a livello escursionistico. La segnaletica è presente solo nella prima parte del percorso.

Dalla netta curva a destra di Via Salvo D’Aquisto, situtata sulla sinistra all’inizio del paese di Calestano provenendo da Marzolara, si imbocca il sentiero CAI n° 772 che procede pianneggiando tenendosi nella sponda destra (sinistra orografica) del Rio Moneglia. Poco più avanti si esce temporaneamente dal bosco costeggiando inizialmente una proprietà, attraversando successivamente un prato. Riantrati nella boscaglia si procede perlopiù in piano/falsopiano sempre alla destra del corso d’acqua, guadandolo in seguito per due volte consecutive, aggirando in questo modo un tratto di sentiero franato. Si prosegue all’interno di un bell’ambiente boscivo e, dopo una svolta a sinistra, si raggiunge nuovamente il Rio Moneglia, che si varca per una terza volta. Si esce appena dopo in un’ampia radura che si contorna lungo il suo margine destro, prendendo ad un bivio il sentiero di sinistra, in quanto quello di destra è ostruito da rovi. Si prosegue lungo il margine della radura, assecondando anche una linea elettrica, recuperando successivamente il sentiero principale situato alla nostra destra. Rientrati nel bosco si avanza avendo a destra il corso d’acqua e a sinistra la radura di prima, ammirando alla nostra sinistra un vecchio muretto a secco. Si procede sempre in piano/lieve salita, innestrandosi più avanti in una traccia più ampia che si segue a destra varcando un ruscello (un affluente del Rio Moneglia), proseguendo poi ai lati di radure. Dopo una curva a sinistra e una breve risalita ci si inserisce in una carraia in corrispondenza di una sua svolta a sinistra (sopra di noi si nota un rimboschimento a conifere) e, al bivio che si presenta (cartelli), si prosegue a destra ingorando a sinistra il percorso n° 773. Si continua avendo sempre a destra il corso d’acqua, tralasciando al primo bivio che si incontra una traccia a destra, mentre al secondo si abbandona il percorso segnato che sale verso Ciano. Svoltando nettamente a destra si varca per la quarta volta il Rio Moneglia, oltre il quale si continua per carraia in salita che effettua subito un tornante sinistrorso, ignorando appena dopo quest’ultimo un’ampia traccia a destra. Si prosegue per il percorso principale fino a raggiungere un crocicchio dal quale si prende la traccia di sinistra (cartello del “Tartufo Trail Running”). Si procede comodamente a saliscendi attraversando più avanti un ruscello, piegando oltre quest’ultimo a destra. Si continua ad avanzare per l’ampia traccia, in alcuni punti rovinata dal passaggio di moto e fuoristrada, costeggiando in seguito uno stagno situato alla nostra destra. Procedendo alternando tratti in piano ad altri in salita ed effettuando alcune svolte, ci si immette più avanti in un’altra traccia in corrispondenza di un campo. La si segue a sinistra (cartello del “Tartufo Trail Running”) costeggiando il Rio Moneglia, procedendo poi avendo quest’ultimo a destra e contornando il margine di una radura. Giunti in corrispondenza di un campo e di una palificazione elettrica, si lascia a sinistra una carraia per Fragnolo e si prosegue per il percorso principale che procede all’interno del bosco ai fianchi di belle radure. Al primo bivio che si incontra si va a destra (cartello del “Tartufo Trail Running”), mentre al secondo (cartelli), situato in corrispondenza di una radura alla nostra destra, si continua diritto in direzione del Passo di Fragno. Si prosegue per bella carraia costeggiando dall’interno del bosco bei campi mantenuti a foraggio, raggiungendo in seguito un ulteriore bivio dal quale si continua a sinistra (segni fluorescenti e cartello del “Tartufo Trail Running”). Si avanza successivamente in moderata pendenza, ignorando, in corrispondenza di una svolta a sinistra del tracciato, una carraia a destra che conduce in un campo. Si continua per il percorso principale guadagnando lentamente quota, costeggiando bellissime radure che offrono interessanti e agreste visuali. Più in alto si esce dal bosco e, dopo un’ultima salita in mezzo a campi e radure, si raggiunge il panoramico Passo di Monte Fragno, 945 m. Dal valico, situato lungo crinale Baganza/Parma, si attraversa la strada e si continua per sentiero (percorso CAI n° 773) il quale, dopo la prima breve salita, attraversa un pendio erboso, conducendo poi in un rimboschimento a conifere. Nel tratto successivo si guadagna quota per ripida traccia, per poi avanzare più comodamente avendo il rimboschimento a destra e belle radure a sinistra. Dopo un’ampia svolta a sinistra si attraversa un lembo di bosco, sbucando poi in un’altre radure dove si effettua una curva a destra. Si continua a guadagnare quota tra rado bosco, riprendendo poco dopo a salire ripidamente per sentiero con stratificazioni del flysch. Più in alto ci si immette in un’altra traccia che si segue a destra (segnavia), prima in moderata pendenza, poi pianeggiando ed effettuando una curva a sinistra. Usciti in una zona di basso bosco e vegetazione, si ignora a destra una traccia e si prosegue diritto in ripida salita. Ci si immette successivamente in una carraia proveniente da Cozzano Pineta, che si segue a sinistra in salita piuttosto sostenuta. Nei pressi di un suo tornante destrorso si stacca a sinistra (cartello) il sentiero per il Monte Pozzo, che imbocchiamo avanzando inizialmente in piano in direzione W/SW. Si effettua successivamente una netta svolta a destra (area pic nic a destra), procedendo poi in direzione N/NE all’interno della bellissima pineta. Tenendosi nei pressi del crinale divisorio si scavalca l’impercettibile sommità del Monte Pozzo, 1065 m (tavolo con panche seminascosto dalla vegetazione e tabella esplicativa), oltre il quale il sentiero piega nettamente a destra procedendo in discesa. Poco più in basso ci si immette nel percorso abbandonato in precedenza in corrispondenza di un crocicchio e lo si segue a sinistra effettuando subito una svolta in questa direzione. Avanzando in piano/lieve discesa ci si ricongiunge con il crinale divisorio nei pressi di un incrocio con panchina e indicazioni. Tralasciato a sinistra il sentiero n° 773B che scende a Fragnolo si prosegue a destra in salita all’interno di un fitto rimboschimento, avanzando successivamente in piano. Aggirata la sommità del boscoso Monte Corno, il sentiero piega poi a sinistra scendendo tra radure con pini di reimpianto. Si continua per il bel tracciato che, procedendo perlopiù in lieve discesa eccetto un tratto un pò più ripido, asseconda un crinale boscoso. Dopo un’ultima discesa in cui si ammirano a destra interessanti stratificazioni del flysch, si raggiunge un bivio dal quale si prende la traccia di destra. Si procede inizialmente in piano/lieve discesa all’interno di un bell’ambiente boschivo, sbucando più avanti in una radura. Si continua comodamente per il percorso principale incontrando in seguito un bivio dal quale si prende la traccia di sinistra (si può anche andare a destra: infatti i due percorsi si ricongiungono poco più avanti). Dopo una breve risalita e una curva a sinistra ci si ricongiunge con il crinale Baganza/Parma in corrispondenza dell’ampia sella chiamata Tino d’Oro, 909 m. Da qui si continua in direzione del Monte Sporno, ignorando prima a destra poi a sinistra tracce che scendono, riprendendo successivamente a salire. Giunti in corrispondenza di un netta svolta a sinistra della carraia, si stacca a destra un sentiero che imbocchiamo (possiamo anche proseguire per la carraia che conduce al Rifugio Monte Sporno e da qui si salire alla sommità per il percorso che utilizzeremo in discesa). Si avanza inizialmente a mezza costa ammirando belle visuali panoramiche, compiendo successivamente un’ampia curva a sinistra. Si guadagna quota per traccia piuttosto infrascata e, dopo una svolta a destra, si attraversa una piccola radura, entrando poi in un rimboschimento a conifere. Si piega successivamente a destra progredendo per panormico pendio con arbusti, assecondando una stratificazione del caratteristico flysch del Monte Sporno. Il sentiero vira successivamente a sinistra dirigendosi verso il limite di un altro rimboschimento a conifere, che poi si costeggia per un tratto svoltando poco dopo a destra. Si sale per bella e panoramica radura in direzione del limite superiore del rimboschimento di prima, penetrati nel quale si svolta a sinistra e, dopo un’ultima salita, si sbuca sulla sommità del Monte Sporno, 1058 m, caratterizzata da un cippo eretto nel 1953 e ricostruito nel 1983. Dalla cima si scende in versante Baganza per ampia, diretta e ripida traccia con stratificazioni del Flysch, fino a raggiungere l’accogliente Rifugio Monte Sporno, 975 m. Dopo un’eventuale sosta (il rifugio/bivacco è sempre aperto), si attraversa una carraia e si prosegue per ampia traccia (bandierina del percorso per i riders) che continua a scendere in versante Baganza. Si perde inizialmente quota al sommo di panoramici pendii con arbusti che offrono notevoli visuali della Val Baganza. Successivamente si scende piuttosto ripidamente per rado bosco effettuando prima una svolta a destra poi un’altra a sinistra, oltre la quale si perde quota molto ripidamente per carraia alquanto dissestata. Dopo una curva a destra si procede per un tratto in piano all’interno di un bell’ambiente boschivo, per poi virare a sinistra e raggiungere un bivio. Si abbandona la carraia seguita fino a questo momento (la quale continua a scendere ripidamente piegando a destra) e si prosegue diritto (bandierina per i riders). Al bivio successivo si va a sinistra (si può anche prendere la traccia di destra che, compiendo un giro più lungo, si ricongiunge con l’altra più in basso) per sentiero che effettua inizialmente una svolta a sinistra, cui fa seguito una curva a destra. Si prosegue per la poco battuta traccia compiendo altre svolte, fino ad immettersi in un sentiero trasversale (il percorso abbandonato in precedenza) che si segue a sinistra. Giunti in corrispondenza di un’area di folta vegetazione si effettua una svolta a destra e si continua per ampia traccia senza possibilità di errore. Raggiunto un bivio si prosegue diritto per sentiero lasciando a sinistra la continuazione della carraia, compiendo successivamente una curva a sinistra. Messo piede in un’altra carraia (o forse la stessa abbandonata poco prima) la si attraversa e si prosegue per ampio sentiero sassoso che, scendendo piuttosto ripidamente, conduce in un’ulteriore carrareccia. La si segue a destra raggiungendo poco dopo un bivio dove si lascia a sinistra un’ampia traccia (e le bandierine del percorso per i riders che ci hanno accompagnato fino a questo momento). Si continua a perdere quota ignorando tracce laterali, fino a raggiungere le prime case della frazione di Ramiano, 530 m. Messo piede in una stradina asfaltata la si segue a sinistra e, al primo bivio, si prende a sinistra lo stradello per Ronzano, ignorando poco dopo la carraia d’accesso al cimitero. Si prosegue per carrareccia oltrepassando più avanti la valletta formata da un rio, oltre il quale, ad un bivio, si prende a sinistra un’ampia traccia che procede in ripida salita. Si effettua quasi subito una netta svolta a sinistra tralasciando, in corrispondenza di quest’ultima, una traccia a destra. Si continua a guadagnare quota in direzione SW e, giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto, si vira a destra. Al bivio che si incontra successivamente si prosegue diritto ignorando a destra una traccia, mentre al secondo si tralascia a sinistra un altro percorso. La traccia piega poi a destra e sale ripida ramificandosi, immettendosi poco più in alto in un ampio sentiero (freccia segnaletica del “Tartufo Trail Running”) che si segue a sinistra. Si procede a mezza costa pianeggiando e, raggiunto un ulteriore bivio, si prosegue a sinistra in salita tralasciando a destra la traccia – e con essa i “segnavia” per i riders – che scende verso Ronzano. Si segue un tracciato che guadagna quota piuttosto ripidamente effettuando qualche svolta, fino a raggiunge un crinale boscoso in cui ci si immette in un sentiero. Lo si segue a destra iniziando a perdere quota mediante tornanti, raggiungendo in seguito un piccolo e diroccato nucleo formato da un paio di case. Attraversatolo si continua a scendere per lo stradello d’accesso, in parte cementato, che svolta subito a destra. Si prosegue poi per carraia che, dopo una curva a sinistra, conduce in una valletta che si attraversa. Avanzando comodamente per il bellissimo tracciato (ad un bivio si ignora una carraia che conduce in una radura) si raggiunge senza possibilità di errore la caratteristica frazione di Borsano (appena prima di essa si stacca a sinistra una carraia che conduce ad una presa dell’acquedotto). Da qui è sufficiente seguire la panoramica stradina d’accesso che procede inizialmente ai lati di bellissimi prati, aggirando in seguito una costa boscosa. Dopo essere transitati a fianco di una casa con stalla ci si immette nella SP 61 che, seguita a destra, riporta in breve a Calestano.

 

Torre Nord del Vajolet: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ciampedie-Rifugio Gardeccia (40 min) ; Rifugio Gardeccia-Rifugi Preuss e Vajolet (30 min) ; Rifugi Preuss e Vajolet-Torre Nord del Vajolet (2 h) ; Torre Nord del Vajolet-Rifugi Preuss e Vajolet (1,45 h) ; Rifugi Preuss e Vajolet-Ciampedie (1 h)

Difficoltà: PD-/PD la Via Normale alla Torre Nord del Vajolet

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare diversi cordini e qualche chiodo)

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale dell’A22 di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e, in circa 3,5 km di strada, si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia 

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Descrizione dell’itinerario

La Torre Nord del Vajolet non è certamente la più “gettonata” tra le celebri torri di questo settore del Gruppo del Catinaccio, ma il raggiungimento della sua cima, mediante la via dei primi salitori, è di sicura soddisfazione, soprattuto per chi non guarda solo al grado di difficoltà ma è ancora animato dal senso romantico dell'”andar per croda”. Personalemte considero questa salita più impegnativa rispetto alla valutazione che ne è stata data fino a questo momento. E’ alpinistica (e non un’escursione impegnativa come è stata banalmente e incoscientemente classificata da qualche parte) ed esige ottima esperienza di montagna. Già l’avvicinamento lungo il “Gran Cengione” richiede molta prudenza, sia per la presenza di passaggi esposti, scoscesi e piuttosto scabrosi, quanto per la concreta possibilità di trovare neve dura fino a stagione avanzata, soprattutto nell’attraversamento del primo canale. Riguardo infine la tempistica, l’autore della relazione non ha utilizzato alcuna attrezzatura specifica, di conseguenza i tempi indicati sono relativi alla modalita in cui è stata affrontata sia la salita quanto la discesa.

Da Ciampedie si scende al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale si continua a perdere quota per pista da sci. Al bivio che si presenta (indicazioni) si prosegue a destra avanzando per comodo e ampio sentiero all’interno di un magnifico ambiente boschivo (tabelle esplicative illustrano le peculiarità e la vita del bosco). Con andamento in piano e leggera discesa si sottopassa una seggiovia e si attraversano due piste da sci che offrono notevoli visuali panoramiche. Si procede perlopiù in lieve discesa, con qualche breve saliscendi, fino a raggiungere e oltrepassare il vecchio e diroccato Rifugio Catinaccio. Oltre quest’ultimo si attraversa una fiumana detritica, dove, ad un bivio (indicazioni), si lascia a sinistra il percorso n° 550 per il Passo delle Coronelle. Dopo pochi minuti si raggiunge il Rifugio Gardeccia1949 m, dal quale si continua alla volta dei Rifugi Vajolet/Preuss. Si avanza per ampia carraia (n° 546), passando inizialmente a fianco del Rifugio Stella Alpina e di una struttura diroccata, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Si procede in ripida salita per ampia traccia effettuando alcune svolte e tornanti, per poi avanzare più comodamente costeggiando il letto del Rio Sojal. Si passa a fianco di alcuni caratteristici massi, riprendendo in seguito a salire ripidamente. Compiendo alcuni tornanti ci si avvicina alla ciclopica parete est del Catinaccio/Rosengarten, incontrando più avanti, proprio ai piedi della parete orientale della Punta Emma, il bivio con il sentiero n° 541 per il Passo delle Coronelle. Noi continuiamo verso il vicino Rifugio Preuss, collocato su un caratteristico poggio, avanzando ripidamente e faticosamente per ampia traccia, iper frequentata nei mesi clou della stagione estiva. Dai due Rifugi Preuss e Vajolet, 2243 m, collocati a poca distanza l’uno dall’altro, si continua lungo il percorso n° 584 diretto al Rifugio e Passo Principe. Si avanza per comodo e altamente panoramico sentiero, ammirando alla nostra sinistra le verticali pareti che scendono dal “Gran Cengione”, il quale costituisce il “grimaldello” al fine di raggiungere il punto di attacco della “normale” alla Torre Nord del Vajolet. Dopo circa 15/20 minuti di cammino dai rifugi si giunge in corrispondenza di una costa erbosa con ometti (guardando in alto si nota la stretta forcella del Passo del Vajolet). Si abbandona quindi il percorso segnato e si asseconda la menzionata costa, spostandosi poco dopo a destra onde risalire il soprastante ripido ghiaione. Seguendo una labile traccia si guadagna quota effettuando diversi tornanti, fino a portarsi sotto il Passo del Vajolet e, virando a sinistra, raggiungere l’inizio del “Gran Cengione” ai piedi delle strapiombanti pareti della Torre Marcia. Si segue la franosa cengia/rampa (ometti) e, raggiunto un pulpito, si aggira uno spigolo, iniziando appena dopo un traverso discendente scosceso e delicato. Raggiunto il fondo del primo dei tre canali che dovremo attraversare (come già specificato nell’introduzione qui è possibile incontrare neve dura fino alla metà di luglio), lo si varca e si continua per cengia piuttosto franosa. Segue una seconda rientranza che non pone problemi, mentre la terza presenta un tratto piuttosto delicato e scosceso prima di raggiungere il fondo dell’ultimo canale da attraversare. Dopo questo tratto, che pur non presentando difficoltà tecniche richiede la massima attenzione, si continua per ampia bancata ghiaiosa dirigendosi verso la gola delimitata a sinistra dalla Torre Est e a destra dalla Torre Nord del Vajolet. La gola in questione, pur costituendo la nostra direttrice al fine di guadagnare la Forcella Nord, non verrà quasi mai seguita direttamente, ma si risaliranno le paretine e i canalini alla sua destra, con un’ascesa apparentemente semplice, che in realtà richiede molta attenzione sia a reperire il giusto percorso quanto alla presenza di singoli passaggi da non sottovalutare, soprattutto se si affronta la salita in assetto escursionistico. Si continua quindi per la bancata ghiaiosa oltrepassando un paio di franosi solchi, giungendo dopo breve risalita alla base delle rocce, dove si rinvengono due ometti, di cui quello di sinistra contraddistinto da un bastone. Da qui inizia la parte alpinistica. Dal punto di attacco, spostandosi un poco a destra, ci si inserisce in un levigato colatoio che si risale con divertente arrampicata (I°+/II°-), raggiungendo poco più in alto una cengia. La si segue a sinistra (ometti), portandosi in questo modo in corrispondenza del bordo della gola: da qui si notano diversi spuntoni e costole rocciose che, assecondando attentamente gli ometti, opportunemente aggireremo. Quindi, dal punto in cui siamo, si sale per rocce facili avendo a sinistra il fondo della gola e a destra degli spuntoni. Si scalano successivamente ripide ma appigliate rocce e un canalino sulla destra di costole rocciose (tenere sempre d’occhio gli ometti), fino a giungere sotto un giallo e strapiombante spuntone. Lo si aggira a sinistra effettuando uno scosceso traverso a perpendicolo sul fondo della gola, fino ad imboccare a destra un canalino che conduce ad una forcella con ometto. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina di ottima roccia (II°), continuando poi più facilmente spostandosi verso il fondo della gola. Si procede aggirando a destra un costola fino a penetrare nella gola, seguendola solo per un breve tratto. Si continua (ometti evidenti) aggirando a destra delle rocce, giungendo più avanti alla base di un più impegnativo risalto caratterizzato da una striatura nera, dove il percorso non è ben chiaro. Si effettua un delicato traverso a destra (II°) sotto verticali pareti rocciose, portandosi in questo modo nei pressi del margine destro della balza, scalando poi in obliquo a sinistra delle rocce più facili ma piuttosto friabili e con detriti (II°-). Ritornati nel fondo della gola si sale per costole a canalini appena alla sua destra, fino a quando questa diviene più impervia in quanto ostruita da grossi massi. Si piega allora a destra per cengia (ometto), arrivando appena dopo alla base di un canale/camino con masso incastrato nella sua parte superiore. Si inizia la risalita del solco scalando, nella prima parte, un rampa di ottima roccia nella faccia destra del camino (II°). Si continua successivamente per esso, che diviene più ripido e stretto (II°+), fino a sottopassare il masso incastrato con un passaggio scomodo ma non difficile (II°). Si prosegue poi per canale e costola rocciosa, fino a mettere piede nella spettacolare Forcella Nord2740 m, situata tra la Torre Nord del Vajolet a destra e le Torri Est Principale a sinistra. Si valica la forcella (incredibile e impressionante visuale) e si continua per cengia solo per poco: infatti, individuato un ampio canale a destra, si abbandona la cengia e, dopo aver superato una ripida paretina (II°-), ci si immette in esso. Lo si segue inizialmente senza alcuna difficoltà, poi su rocce di I°+/II°-, restando sempre nel suo fondo. Ad un certo punto occorre abbandonare il canale seguendo a destra una cengia/rampa piuttosto esposta e, raggiunto un pulpito, si scala un piccolo muretto che precede un’altra cengia/rampa. Quest’ultima riconduce nel fondo del canale che si segue direttamente senza soverchie difficoltà, fino alla base di una parete verticale che lo sbarra. Virando a destra si prende una ripida fessura (II°-, soprattutto all’inizio) che conduce ai blocchi sommitali. Da qui, seguendo a sinistra una esposta e friabile crestina (attenzione), si guadagna con sicura soddisfazione l’esclusiva sommità della Torre Nord del Vajolet, 2810 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che ci circonda e senza attardarsi troppo in quanto la discesa è lunga e in caso di nebbia risulterebbe decisamente complessa, si scende lungo lo stesso percorso effettuanto in salita. Ricordarsi che: 1) non esistono ancoraggi già predisposti per eventuali corde doppie; 2) è vivamente consigliabile ricalcare gli stessi passaggi effettuati durante l’ascesa.

 

 

Gran Cront: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Ciampedie-Gardeccia (40 min) ; Gardeccia-Passo delle Scalette (1,40 h) ; Passo delle Scalette-Gran Cront (1,30 h) ; Gran Cront-Passo delle Scalette (1,20 h) ; Passo delle Scalette-Ciampedie (2,20 h)

Difficoltà: EE/EEA (facile) il Sentiero Attrezzato delle Scalette ; PD la Via Nornale al Gran Cront ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (ramponi ad inizio stagione e per buona parte del mese di luglio) per la Via Normale al Gran Cront

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e in circa 3,5 km di strada si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia

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Descrizione dell’itinerario

Il Gran Cront senza alcun dubbio è una delle più belle e selvagge cime di tutto il Gruppo del Catinaccio. Per accedervi si percorre una “normale” non difficile tecnicamente ma piuttosto impegnativa a livello globale. L’estrema franosità del canalone iniziale e della successiva cengia, la friabilità di alcune sezioni rocciose, l’assenza di qualsiasi ancoraggio per effettuare corde doppie, l’esposizione del tratto finale, l’isolamento dell’area in cui ci si trova…tutto ciò rende la salita decisamente alpinistica, seria e da non prendere alla leggera. L’impegno complessivo è però ripagato dalla grandiosità di un ambiente allo stato originario, dalle incredibili visuali che si ammirano durante la salita, e dalla sicura soddisfazione di aver conquistato una cima veramente esclusiva e raramente visitata.

Da Ciampedie (indicazioni) si prende a sinistra il percorso n° 540 scendendo al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si scende ad un bivio (indicazioni). Preso il sentiero di destra, si prosegue comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo (alcune tabelle esplicative raccontano la vita del bosco), con andamento perlopiù pianeggiante o in lieve discesa. Durante il cammino si attraversano un paio di panoramiche piste da sci da cui è possibile ammirare stupende visuali sulla Val di Fassa e i Dirupi di Larséc. Sempre comodamente, procedendo in gran parte in leggera discesa, si raggiunge dapprima il vecchio Rifugio Catinaccio, attraversando, oltre quest’ultimo, una fiumana detritica dove si trascura a sinistra il sentiero n° 550 per il Passo delle Coronelle. Poco dopo si raggiunge il Rifugio Gardeccia1949 m, nei pressi del quale si vira a destra lungo la strada d’accesso. Appena dopo l’attraversamento di un ponte si imbocca a sinistra (indicazioni) il percorso n° 583 (Sentiero delle Scalette), avanzando inizialmente in moderata pendenza in mezzo a cespugli di pini mughi. Successivamente si incomincia un lungo tratto in piano/lieve discesa a mezza costa, attraversando in seguito una grande fiumana detritica, ammirando impressionanti visuali sulle soprastanti pareti della Gran Fermada. Continuando comodamente sempre in questa direzione (ovest), si oltrepassa più avanti un canalone con detriti, oltre il quale si costeggia una parete rocciosa sotto a dei pronunciati strapiombi. Appena dopo il sentiero incomincia a guadagnare quota all’interno del bosco, spostandosi progressivamente verso nord. Dopo la prima salita si prosegue con minore pendenza, uscendo in seguito dalla vegetazione, ammirando qui una notevole visuale sui Dirupi di Larséc, in particolare sulla gola che risaliremo mediante il Sentiero delle Scalette, delimitata a destra (est) dalla Pala della Ghiaccia. Si attraversa per traccia, in alcuni punti scoscesa, un ripido e franoso pendio, inoltrandosi, oltre quest’ultimo, nuovamente nel bosco. Dopo un paio di tornanti si raggiunge un bivio (indicazione), da cui si prosegue a sinistra in quanto il percorso di destra (il vecchio sentiero) risulta in un tratto franato. Si risale il pendio boscoso mediante altri tornanti, fino ad uscire definitivamente dal bosco e attraversare la parte alta di un solco franoso a ridosso di pareti rocciose. Dopo ripida discesa si raggiunge l’inizio della prima sezione di ferrata.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Utilizzando il cavo come corrimano si continua a scendere per cengetta, poi, con salita in obliquo a destra, si supera una placchetta servita da tre staffe (A+). Si prosegue salendo per zolle erbose e roccette, iniziando successivamente un traverso piuttosto esposto ma facile. Utilizzando comode staffe per i piedi, si procede prima orizzontalmente, poi in modo discendente (A/B), fino a mettere piede in un canale con ghiaie e massi dove termina questa prima e breve sezione attrezzata. Si risale il canale raggiungendo il crinale di una costa e, oltre quest’ultima, una forcella. Si scende ripidamente nel lato opposto per roccette di melafiro e, seguendo i segnavia, si risale per un breve tratto il corso di un ruscello. Poi si vira a sinistra superando, con salita in obliquo, alcune roccette che obbligano a qualche breve e facile passo d’arrampicata. Raggiunto il limite sinistro (destro orografico) della gola, a ridosso di verticali pareti, si sale per un tratto per massi e roccette, piegando successivamente a destra. Si procede in obliquo assecondando attentamente i segnavia, prestando attenzione a non smuovere sassi. Raggiunta un costa (sotto di noi si trova un profondo canale formato dal rio incontrato e seguito per un breve tratto poco più in basso. Il canale in questione, che attraverseremo in corrispondenza del Lago Secco, delimita ad est la gola in cui ci troviamo), si guadagna quota per aperto pendio proprio al centro della gola. Si sale per ottima traccia effettuando alcuni tornanti, ammirando impressionanti visuali sulla ciclopica parete occidentale della Pala della Ghiaccia. Più in alto si sale in leggero obliquo verso destra per facili roccette, per poi virare a sinistra, superare altre roccette e mettere piede in un cengetta. Dopo pochissimi metri, in corrispondenza di un paletto in legno, si sale a destra per rocce articolate (I°), continuando poi per traccia in direzione della soprastante fascia rocciosa. Giunti alla base di quest’ultima si incontra la seconda sezione di ferrata. Si scala una bella rampa obliqua da sinistra a destra (A/B) e, dopo una brevissima discesa, si piega a sinistra risalendo un canale di rocce solide, utilizzando eventualmente alcune staffe come appoggio per i piedi (II°- avanzando senza l’ausilio dell’attrezzatura, altrimenti A/B). Verso destra si esce da questa seconda sezione di ferrata, iniziando appena dopo una lunga risalita dove occorre prestare attenzione ai segnavia. Si guadagna quota per traccia, roccette e ghiaie, effettuando diverse svolte e tornanti, evitando di uscire dal percorso segnato e prestando la massima attenzione a non smuovere sassi. Infine, dopo spostamento a destra, si raggiunge il Passo delle Scalette2348 m, dove si abbandona il percorso segnato. Dal passo ci si sposta a sinistra assecondando una specie di dorsale, per poi  virare a destra (ometti) e scendere in un ripiano erboso di impareggiabile bellezza. Si procede in direzione ovest all’interno della pianeggiante valle compresa a destra dal Cogolo del Larséc e a sinistra dai Cront. Volgendo lo sguardo verso questi ultimi si nota innanzitutto il Gran Cront, che è la cima più elevata, mentre più in basso e parallela alla sua cresta sommitale si estende una cengia/bancata ghiaiosa. Per accedere a quest’ultima è necessario risalire un canalone che, dal punto in cui siamo, non è direttamente visibile ma facilmente intuibile. Quindi dal fondo della valletta si procede costeggiando un costone situato alla nostra sinistra, fino al punto in cui ci si trova nella perpendicolare dell’imbocco del canalone (a destra dal canale principale si nota un profondo e franoso solco). Da qui si abbandona la traccia (che continua in direzione del Passo delle Pope) e si incomincia, armandosi di santa pazienza, a risalire il soprastante ghiaione. Con notevole fatica (ogni passo che si fa se ne arretra di un mezzo) si procede in direzione del punto in cui il ghiaione si spinge più in alto, penetrando infine nel canalone (indossare subito il casco!). Lo si risale tra ghiaie e blocchi stando inizialmente nella sua parte sinistra, spostandosi poi al centro ed avanzando successivamente lungo il suo margine destro a ridosso delle pareti rocciose (il tutto alquanto franoso e faticoso). Il canale, nella sua sezione superiore, è bipartito da un gendarme roccioso: il ramo di sinistra è più ripido e ghiaioso, mentre quello di destra è inizialmente meno ripido ma più roccioso nella parte superiore. Giunti in corrispondenza della biforcazione si sceglie – nonostante sia possibile trovare neve dura fino a stagione avanzata – il ramo di destra, in quanto la sua risalita risulta tutto sommato meno franosa rispetto l’altro ramo da cui scenderemo. Si avanza faticosamente lungo il solco fino a raggiungere alcuni blocchi rocciosi che si superano inizialmente da destra a sinistra, poi direttamente (qualche passo di ). Usciti dal canale ci si trova su un ripido pendio delimitato a sinistra dal gendarme roccioso (che è separato dal restante corpo della montagna da una selletta), mentre a destra è evidente la cengia che dovremo seguire. Ma prima di tutto si deve attraversare il menzionato pendio, che altro non è che lo sbocco del canale appena risalito, prestando la massima attenzione alla franosità del terreno. Superato questo passaggio, sicuramente sgradevole e oggettivamente pericoloso, si prosegue per cengia (si tratta in realtà di una bancata ghiaiosa) che, dopo l’aggiramento di uno spigolo, si trasforma in canale. Lo si risale faticosamente (possibilità di trovare neve anche a stagione avanzata), raggiungendo poco più in alto una forcella, da cui si scala a destra un canalino roccioso (I°). Recuperata la cengia (è anche possibile attraversare il canale ghiaioso e risalire le roccette di destra fino a rimettere piede nella cengia) si prosegue, come prima, in direzione ovest, tenendosi costantemente a ridosso delle pareti rocciose. Si avanza sempre faticosamente – ma in ambiente assolutamente grandioso – mirando ad uno spuntone giallastro dal vertice arrotondato. Approdati in una selletta alla base del menzionato spuntone, si scalano alcune rocce obliquando a sinistra, raggiungendo in questo modo la base di un ripido e angusto caminetto delimitato a sinistra dallo spuntone in questione. Si risale il camino di roccia non buona (II°/II°+), approdando, al suo vertice, su un ripiano situato lungo una crestina che scende perpendicolarmente dalla cresta sommitale. Si risale la crestina superando inizialmente un muretto pressoché verticale ma dotato di ottimi e solidi appigli (II°+), continuando poi molto più facilmente. Messo piede sulla cresta sommitale (memorizzare il punto esatto in cui si esce in quanto in discesa è facile sbagliarsi), la si segue a sinistra, raggiungendo inizialmente la sommità di una quota secondaria. Da qui appare l’evidentissima torre che costituisce la cima del Gran Cront, il cui raggiungimento, dal punto in cui siamo, potrebbe sembrare più difficile di quello che è in realtà. Dalla quota secondaria si scende per ripide roccette lungo il filo di cresta (I°), continuando poi ad avanzare verso la cima, aggirando poco dopo a sinistra degli spuntoni. Giunti in corrispondenza della forcella che separa la cuspide terminale dalla restante cresta, è necessario saltare una profonda fenditura (oppure aggirarla scendendo con attenzione nel canale a sinistra e risalendolo poi a destra), iniziando successivamente il superamento delle facili rocce finali. Ci si tiene a destra del filo dello spigolo (I°+), raggiungendo poco sopra un caratteristico foro nella roccia. Superate le ultime roccette, si guadagna infine, con grande soddisfazione, la stupenda ed aerea cima del Gran Cront2779 m, da cui (è inutile dirlo) si ammira un panorama assolutamente grandioso. Dall’esile vetta si scende lungo lo stesso percorso (non è presente alcun ancoraggio per eventuali corde doppie) fino a ritornare allo sbocco del ramo destro del canalone basale che abbiamo risalito. Non si scende per quest’ultimo ma, raggiunta una selletta con a sinistra la sommità del gendarme che bipartisce il canalone, la si valica calandosi nell’altro lato per ripido canalino di ghiaie marroni e nere (melafiro). Ci si inserisce in questo modo nel ramo sinistro (nel senso di salita) del canalone iniziale (che prosegue, trasformandosi in bancata ghiaiosa, verso il Cront di Mezzo e il Piccolo Cront) lungo il quale si scende, ritornando in breve alla biforcazione incontrata in salita. Seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata si rientra a Gardeccia e a Ciampedie.

 

Cima Nord delle Pope (Via Normale) e Cima Scalieret (traversata)

101_1637 (FILEminimizer)La Cima Nord delle Pope con il tracciato della Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 1150 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ciampedie-Gardeccia (40 min) ; Gardeccia-Rifugi Vajolet/Preuss (30 min) ; Rifugi Vajolet/Preuss-Sentiero Don Guido-Passo delle Pope (1 h) ; Passo delle Pope-Cima Nord delle Pope-Passo delle Pope (40 min) ; Passo delle Pope-Cima Scalieret (25 min) ; Cima Scalieret-Passo di Scalieret-Rifugio Principe (1 h) ; Rifugio Principe-Ciampedie (1,50 h)

Difficoltà: EE il Sentiero Don Guido ; F la Via Normale alla Cima Nord delle Pope ; E/E+ la salita dal Passo delle Pope alla Cima Scalieret ; EE (in un breve tratto EE+) la discesa lungo la cresta nord della Cima Scalieret ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo per escursionisti con ottima esperienza di montagna, abituati a muoversi in totale autonomia su terreni rocciosi e capaci di superare passaggi di facile arrampicata senza l’ausilio di alcuna assicurazione

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale dell’A22 di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e, in circa 3,5 km di strada, si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Combinazione del massimo interesse implicante la salita a due cime, appartenenti al Sottogruppo del Larséc, poco visitate e frequentate. La Cima Nord delle Pope presenta una “normale” tecnicamente facile, ma che richiede attenzione alla qualità della roccia, non sempre solida. La traversata della Cima Scalieret, eccetto un breve tratto piuttosto esposto nella cresta di discesa, non pone alcun problema ed è di carattere escursionistico.

Da Ciampedie si scende al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si continua a perdere quota per pista da sci. Al bivio che si presenta (indicazioni) si prosegue a destra avanzando per comodo e ampio sentiero all’interno di un magnifico ambiente boschivo (tabelle esplicative illustrano le peculiarità e la vita del bosco). Con andamento in piano e leggera discesa si sottopassa una seggiovia e si attraversano due piste da sci che offrono notevoli visuali panoramiche. Si procede perlopiù in lieve discesa, con qualche breve saliscendi, fino a raggiungere e oltrepassare il vecchio e diroccato Rifugio Catinaccio. Oltre quest’ultimo si attraversa una fiumana detritica, dove, ad un bivio (indicazioni), si lascia a sinistra il percorso n° 550 per il Passo delle Coronelle. Dopo pochi minuti si raggiunge il frequentatissimo Rifugio Gardeccia1949 m, dal quale si continua alla volta dei Rifugi Vajolet/Preuss. Si avanza per ampia carraia (n° 546), passando inizialmente a fianco del Rifugio Stella Alpina e di una struttura diroccata, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Si procede in ripida salita per ampia traccia effettuando alcune svolte e tornanti, per poi avanzare più comodamente costeggiando il letto del Rio Sojal. Si passa a fianco di alcuni caratteristici massi, riprendendo in seguito a salire ripidamente. Compiendo alcuni tornanti, ci si avvicina alla ciclopica parete est del Catinaccio/Rosengarten, incontrando più avanti, proprio ai piedi della parete orientale della Punta Emma, il bivio con il sentiero n° 541 per Passo delle Coronelle. Noi continuiamo verso il vicino Rifugio Preuss, collocato su un caratteristico poggio, avanzando ripidamente e faticosamente per ampia traccia, iper frequentata nei mesi clou della stagione estiva. Raggiunti i rifugi a quota 2243 m, al fine di imboccare il Sentiero Don Guido vi sono due possibilità: 1) dal Rifugio Vajolet si scende alla stazione di partenza della teleferica per il Rifugio Re Alberto, incontrando appena dopo un cartello indicante il sentiero in questione, che si dirige verso il fondo della valletta formata dal Rio de Sojal. 2) Dai Rifugi Preuss e Vajolet si prosegue lungo il sentiero n° 584 diretto al Passo e Rifugio Principe, ma, poco prima del bivio con il percorso n° 542 per il Rifugio Re Alberto, si prende a destra una labile traccia (freccia rossa su un sasso a terra) che, in discesa e in obliquo a sinistra, conduce al più marcato sentiero proveniente dalla stazione di partenza della teleferica. Dopo l’attraversamento del Rio de Sojal, si prosegue parallelamente al corso di quest’ultimo (frecce rosse e segnavia bianco-rossi), scorgendo a sinistra, su un masso, la targa dedicata a Don Guido Sansavini. Avanzando ancora in questa direzione (S/SE) si oltrepassa un solco, raggiungendo poco dopo un bivio dove occorre prendere la traccia che sale a sinistra. Si procede in direzione di pareti rocciose, alla base delle quali (segno rosso ben visibile dal basso) si vira a sinistra entrando in un canale. Si risale quest’ultimo assecondando una rampa nella sua sponda destra (sinistra orografica) a ridosso di verticali pareti, superando qualche facile passo di arrampicata. Si continua poi in direzione nord, tenendo d’occhio le ben posizionate frecce rosse, risalendo successivamente un pendio ghiaioso/erboso orientandosi con ben evidenti ometti. Ci si sposta in seguito a destra, compiendo poco dopo un tornante sinistrorso, guadagnando successivamente quota in direzione di una costa. Raggiunta quest’ultima si sale per roccette (frecce rosse), piegando poi a sinistra verso un evidente solco che costituirà per un tratto la nostra direttrice. Si sale parallelamente e sulla destra del menzionato canale, orientandosi con le frecce rosse, superando anche una fascia di facili rocce che oppongono qualche passo di . Sopra di noi si erge la Cima Nord delle Pope, mentre il Passo delle Pope, che dovremo raggiungere, non è ancora visibile dal punto in cui siamo. Si continua a guadagnar quota per ripida traccia ghiaiosa, svoltando prima a destra, virando subito dopo a sinistra. Si avanza in faticosa salita effettuando altri tornanti, spostandosi poi a sinistra verso il centro di un ampio canale ghiaioso. Si deve innanzitutto attraversare un solco e un ripido e franoso pendio per traccia decisamente scoscesa. Poi, entrati nel canale in questione, si sale molto ripidamente, spostandosi in seguito a sinistra verso una costola rocciosa. Si risale quest’ultima seguendo le frecce rosse, continuando successivamente per delicato e franoso pendio, raggiungendo infine il selvaggio Passo delle Pope2617 m, compreso dalla Cima Scalieret a NE e dalla Cima Nord delle Pope a SW. Dal valico ci si dirige verso quest’ultima, seguendo a destra una labile traccia che, lasciando a destra il filo della dorsale, scende in obliquo ad una sella. Si prosegue attraversando appena dopo un’altra forcella, oltre la quale ci si trova sotto le strapiombanti pareti che caratterizzano questa sezione del versante est della Cima Nord delle Pope. Assecondando i ben visibili ometti, si segue una cengia rasentando le pareti rocciose, fino a raggiungere una costa. Sopra di noi si ergono gradoni rocciosi con a destra un canale, delimitato a destra dal pilastro verticale e strapiombante alla cui base siamo transitati. Orientandosi con gli ometti, inizialmente non molto evidenti, si scalano facili muretti di roccia discreta, arrivando poco più in alto a lambire il menzionato canale. Da qui si sale in obliquo a sinistra dirigendosi verso un evidente ometto, prestando attenzione alla roccia piuttosto friabile e ai detriti. Poi, con breve salita finale per sfaciumi, si raggiunge l’esclusiva, magnifica sommità della Cima Nord delle Pope2780 m. Dalla vetta, seguendo a ritroso lo stesso percorso, si ritorna al Passo delle Pope, dal quale si inizia la risalita della dorsale SW della Cima Scalieret. Per ottima traccia, contrassegnata da ometti e frecce rosse, si guadagna rapidamente quota, godendo, man mano che si sale, visuali sempre più vaste e grandiose. Poco prima della sommità si presenta un bivio dal quale si può scegliere indifferentemente una delle due tracce segnate. Dalla Cima Scalieret, che con i suoi 2889 m risulta la più elevata del Sottogruppo del Larséc, si prosegue lungo il crinale settentrionale alla volta del Passo di Scalieret e del Passo d’Antermoia. Si supera, proprio sul filo, un primo tratto di cresta piuttosto esposto e con un passo finale di , per poi continuare per comodo sentiero che si mantiene nei pressi o asseconda l’ampia e panoramica dorsale. In seguito la traccia aggira a destra delle rocce, riprendendo poi il filo del crinale che piega in direzione est. Tenendo alla nostra sinistra delle rocce si scende al vicino Passo di Scalieret, 2789 m, che separa l’omonima cima dalla Punta del Larséc. Dalla selletta – delimitata a destra da uno spuntone che precipita nell’altro lato con rocce verticali su una forcella parallela alla nostra – ci si cala subito a sinistra per ripido e scomodo canalino. Messo piede nei ghiaioni sottostanti, si prosegue per per evidente traccia che procede pianeggiando tenendosi a poca distanza dalle rocce che costituiscono il versante orientale della Punta del Larséc. Giunti poco sotto il menzionato passo, si può salire a destra per ghiaie e sfaciumi fino a raggiungerlo, oppure proseguire a sinistra per traccia, in alcuni punti scoscesa, che conduce sul sentiero n° 584 proprio alla base delle strapiombanti pareti del Catinaccio d’Antermoia. Messo piede nel frequentato percorso, lo si segue a sinistra, costeggiando inizialmente le suddette pareti, raggiungendo in seguito una panoramica spalla. Poi si perde quota per ripida e in alcuni punti malagevole traccia, ammirando continue e suggestive visuali sulle pareti del versante SW del Catinaccio d’Antermoia. Costeggiando altre verticali pareti si raggiunge infine, a quota 2600 m, il Passo e il Rifugio Principe. Per il comodo e frequentatissimo sentiero n° 584, effettuando nella prima parte alcuni tornanti e svolte, procedendo in modo lineare nella seconda, nonché ammirando durante il cammino straordinarie visuali, si fa ritorno ai Rifugi Vajolet Preuss. Da qui, seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata, si rientra a Ciampedie

 

 

Pala della Ghiaccia (Via Normale) e Spiz dello Scarpello (Via Normale)

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Ciampedie-Rifugio Gardeccia (40 min) ; Rifugio Gardeccia-Passo delle Scalette (1,40 h) ; Passo delle Scalette-Pala della Ghiaccia-sentiero n° 583 (1,20 h) ; sentiero n° 583-Valle di Lausa-Spiz dello Scarpello-Valle di Lausa (1,15 h) ; Valle di Lausa-Rifugio Gardeccia-Ciampedie (2,30 h)

Difficoltà: EE/EEA, A/B il Sentiero Attrezzato delle Scalette ; PD- la Via Normale alla Pala della Ghiaccia ; EE/EE+ la Via Normale allo Spiz dello Scarpello ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la Via Normale alla Pala della Ghiaccia (portare numerosi cordini e fettucce per gli spuntoni) ; da escursionismo (eventualmente cordino da ferrata per le due brevi e facili sezioni attrezzate del Sentiero delle Scalette) per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e in circa 3,5 km di strada si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nella stagione estiva si riempie in fretta) della funivia 

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Descrizione dell’itinerario

Grandiosa combinazione di due appartate cime nel contesto di una delle più selvagge aree del Gruppo del Catinaccio: i Dirupi di Larséc. La Via Normale alla Pala della Ghiaccia non va sottovalutata e andrebbe affrontata solo con attrezzatura alpinistica. La linea di salita è costituita da un’evidente ed estetica cresta che tuttavia seguiremo nel suo filo – o quasi – solo nella parte terminale, poco prima di raggiungere la vetta. Gli ometti sono presenti nella prima parte del percorso, mentre in seguito diventano latitanti o del tutto assenti. La seconda cima proposta, situata poco più a nord rispetto la Pala della Ghiaccia, è lo Spiz dello Scarpello, appuntita montagna che si lascia salire abbastanza facilmente lungo la sua ampia e ghiaiosa dorsale settentrionale. L’isolamento ed esclusività delle cime visitate, nonché l’impareggiabile bellezza dei luoghi in cui ci troviamo, rendono questa proposta escursionistico/alpinistica di grandissimo interesse e valore.

Da Ciampedie (indicazioni) si prende a sinistra il percorso n° 540 scendendo al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si scende ad un bivio (indicazioni). Preso il sentiero di destra, si prosegue comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo (alcune tabelle esplicative raccontano la vita del bosco), con andamento perlopiù pianeggiante o in lieve discesa. Durante il cammino si attraversano un paio di panoramiche piste da sci da cui è possibile ammirare stupende visuali sulla Val di Fassa e i Dirupi di Larséc. Sempre comodamente, procedendo in gran parte in leggera discesa, si raggiunge dapprima il vecchio Rifugio Catinaccio, attraversando, oltre quest’ultimo, una fiumana detritica dove si trascura a sinistra il sentiero n° 550 per il Passo delle Coronelle. Poco dopo si raggiunge il celebre Rifugio Gardeccia1949 m, nei pressi del quale si vira a destra lungo la strada d’accesso. Appena dopo l’attraversamento di un ponte si imbocca a sinistra (indicazioni) il percorso n° 583 (Sentiero delle Scalette), avanzando inizialmente in moderata pendenza in mezzo a cespugli di pini mughi. Successivamente si incomincia un lungo tratto in piano/lieve discesa a mezza costa, attraversando in seguito una grande fiumana detritica, ammirando impressionanti visuali sulle soprastanti pareti della Gran Fermada. Continuando comodamente sempre in questa direzione (ovest), si oltrepassa più avanti un canalone con detriti, oltre il quale si costeggia una parete rocciosa sotto a dei pronunciati strapiombi. Appena dopo il sentiero incomincia a guadagnare quota all’interno del bosco, spostandosi progressivamente verso nord. Dopo la prima salita si prosegue con minore pendenza, uscendo in seguito dalla vegetazione, ammirando qui una notevole visuale sui Dirupi di Larséc, in particolare sulla gola che risaliremo mediante il Sentiero delle Scalette, delimitata a destra (est) dalla Pala della Ghiaccia. Si attraversa per traccia, in alcuni punti scoscesa, un ripido e franoso pendio, inoltrandosi, oltre quest’ultimo, nuovamente nel bosco. Dopo un paio di tornanti si raggiunge un bivio (indicazione), da cui si prosegue a sinistra in quanto il percorso di destra (il vecchio sentiero) risulta in un tratto franato. Si risale il pendio boscoso mediante altri tornanti, fino ad uscire definitivamente dal bosco e attraversare la parte alta di un solco franoso a ridosso di pareti rocciose. Dopo ripida discesa si raggiunge l’inizio della prima sezione di ferrata.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Utilizzando il cavo come corrimano si continua a scendere per cengetta, poi, con salita in obliquo a destra, si supera una placchetta servita da tre staffe (A+). Si prosegue salendo per zolle erbose e roccette, iniziando successivamente un traverso piuttosto esposto ma facile. Utilizzando comode staffe per i piedi, si procede prima orizzontalmente, poi in modo discendente (A/B), fino a mettere piede in un canale ghiaioso dove termina questa prima e breve sezione attrezzata. Si risale il canale raggiungendo il crinale di una costa e, oltre quest’ultima, una forcella. Si scende ripidamente nel lato opposto per roccette di melafiro e, seguendo i segnavia, si risale per un breve tratto il corso di un ruscello. Poi si vira a sinistra superando, con salita in obliquo, alcune roccette che obbligano a qualche breve e facile passo d’arrampicata. Raggiunto il limite sinistro (destro orografico) della gola, a ridosso di verticali pareti, si sale per un tratto per massi e roccette, piegando successivamente a destra. Si procede in obliquo assecondando attentamente i segnavia, prestando attenzione a non smuovere sassi. Raggiunta un costa (sotto di noi si trova un profondo canale formato dal rio incontrato e seguito per un breve tratto poco più in basso. Il canale in questione, che attraverseremo in corrispondenza del Lago Secco, delimita ad est la gola in cui ci troviamo), si guadagna quota per aperto pendio proprio al centro della gola. Si sale per ottima traccia effettuando alcuni tornanti, ammirando impressionanti visuali sulla ciclopica parete occidentale della Pala della Ghiaccia. Più in alto si sale in leggero obliquo verso destra per facili roccette, per poi virare a sinistra, superare altre roccette e mettere piede in un cengetta. Dopo pochissimi metri, in corrispondenza di un paletto in legno, si sale a destra per rocce articolate (I°), continuando poi per traccia in direzione della soprastante fascia rocciosa. Giunti alla base di quest’ultima si incontra la seconda sezione di ferrata. Si scala una bella rampa obliqua da sinistra a destra (A/B) e, dopo una brevissima discesa, si piega a sinistra risalendo un canale di rocce solide, utilizzando eventualmente alcune staffe come appoggio per i piedi (II°- avanzando senza l’ausilio dell’attrezzatura, altrimenti A/B). Verso destra si esce da questa seconda sezione di ferrata, iniziando appena dopo una lunga risalita dove occorre prestare attenzione ai segnavia. Si guadagna quota per traccia, roccette e ghiaie, effettuando diverse svolte e tornanti, evitando di uscire dal percorso segnato e prestando la massima attenzione a non smuovere sassi. Infine, dopo spostamento a destra, si raggiunge il Passo delle Scalette2348 m, da cui appare evidentissima la cresta nord della Pala della Ghiaccia, che costituisce la nostra direttrice al fine di guadagnarne la sommità. Dal passo si scende al sottostante Lago Secco (splendido colpo d’occhio sul Cogolo del Larséc) che si contorna a destra oltrepassando una profonda fenditura. Poi si risale una fascia rocciosa in obliquo/traverso a sinistra (I°), guadagnando in questo modo una dorsale secondaria dove si abbandona il percorso segnato. Si segue l’ampio crinale a destra, iniziando presto a scendere in direzione della Pala della Ghiaccia e, più nello specifico, verso un evidente spuntone chiamato Guglia Margherita. Raggiunta la base di quest’ultima, ci si cala a sinistra per ripido pendio prativo con affioramenti rocciosi in direzione del sottostante intaglio da cui precipita una profonda e impressionante gola. Appena dopo la forcella si risalgono verso destra, senza percorso obbligato, alcune roccette, per poi iniziare un traverso verso sinistra parallelamente alla cresta della montagna (quest’ultima, pur costituendo la nostra direttrice, in questa prima sezione non seguiremo). Si avanza assecondando la linea indicata dagli ometti, notando e ignorando un canale/camino che sale in obliquo verso sinistra in direzione della cresta. Dopo un tratto in lieve discesa (ometti), si deve effettuare un traverso su rocce piuttosto ripide sopra un ripiano e un canale obliquo da destra a sinistra, la cui continuazione è costituita da un rampa erbosa. Effettuato con attenzione il traverso (I°+), si mette piede nella menzionata rampa che si risale verso la forcella che separa la punta sud, a sinistra, da quella principale, a destra, della Pala della Ghiaccia. Nel momento in cui la rampa si trasforma in canale ghiaioso, a poca distanza dalla menzionata forcella, prendiamo a destra una bancata erbosa inclinata, aggirando verticali pareti e uno spigolo. Poi si risalgono in obliquo a destra ripide ma appigliate rocce (II°), giungendo nei pressi della cresta e salendo parallelamente ad essa (II°). Poco più in alto si scala un tratto più ripido quasi sul filo di cresta (II°+ ; esposto), superando infine gli ultimi gradini che precedono la magnifica sommità della Pala della Ghiaccia2423 m. Dalla cima ritorniamo esattamente sui nostri passi, prestando la massima attenzione sia all’esposizione del tratto iniziale (nel senso di discesa) della cresta, sia a virare a destra (faccia a valle) nel punto giusto (ometti assenti) al fine di recuperare la bancata inclinata che riconduce alla rampa d’accesso. Rimesso piede nel sentiero n° 583 lo si segue a destra in direzione del Passo di Lausa, raggiungendo in circa dieci minuti il magnifico ripiano erboso della Valle di Lausa, delimitato ad ovest dal Cogolo del Larséc. Alla nostra destra si ergono le pareti e i gradoni del versante occidentale dello Spiz dello Scarpello, alla cui sommità giungeremo risalendo il suo evidente profilo settentrionale. Perciò dalla Valle di Lausa si abbandona il sentiero n° 583 e si sale a destra per ghiaione, arrivando in questo modo ai piedi del menzionato profilo/dorsale, delimitato a sinistra da un franoso canalone. Aggirate le poco invitanti rocce basali del profilo si entra nel canale e, in obliquo verso destra, si scalano più solide placchette (I°+), superando in questo modo la piccola cintura rocciosa che fa da basamento alla dorsale della montagna. Si sale liberamente nonché faticosamente per essa, cercando il percorso migliore, quello verosimilmente meno franoso. Più in alto la dorsale si restringe e, dopo essere passati a fianco di uno spuntone e superata l’ultima balza, si guadagna il punto culminante della dorsale, 2625 m. Da qui, con grande attenzione a causa della notevole esposizione e della roccia franosa, si continua per cresta, restando a destra del suo espostissimo filo, in direzione dello spuntone che dovrebbe costituire la cima vera e propria. Dalla vetta, seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita, si ritorna nuovamente alla Valle di Lausa, facendo poi rientro a Gardeccia e a Ciampedie ripercorrendo lo stesso tragitto seguito all’andata.