Via Ferrata Nico Gusella – Cima di Ball (Cresta Nord e Via Normale) – Cima Val di Roda – Via Ferrata della Vecchia

La Cima di Ball con evidenziati, in modo assolutamente ipotetico e senza alcuna pretesa di esattezza, i percorsi della Via Normale (a sinistra) e della Cresta Nord (a destra). Il tracciato della Via Normale, dal punto in cui è stata scattata la foto, ossia dalla Cima Immink, è nella sua parte centrale/finale non visibile in quanto coperto dal Campanile Pradidali

Punto di partenza/arrivo: stazione Cabinovia Col Verde (San Martino di Castrozza), 1522 m

Dislivello: 1330 m ca.

Durata complessiva: 8 h

Tempi parziali: parcheggio Col Verde-Passo di Ball (2,30 h) ; Passo di Ball-Ferrata Gusella-Cima di Ball (1,30 h) ; Cima di Ball-Cima Val di Roda (35 min) ; Cima Val di Roda-bivio sentiero per Ferrata della Vecchia (1,10 h) ; bivio sentiero per Ferrata della Vecchia-sentiero n° 721 (45 min) ; sentiero n° 721-parcheggio Col Verde (1,30 h)

Difficoltà: EEA, media difficoltà (B, con passaggi leggermente più impegnativi: B+), le ferrate Gusella e della Vecchia ; PD- la combinazione Cresta Nord e Via Normale alla Cima di Ball ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata e d’arrampicata (se si percorre la variante della Cresta Nord)

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: San Martino di Castrozza si raggiunge da Predazzo in circa 30 km, oppure da Borgo Valsugana in circa 78 km. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese, in corrispondenza della stazione della Cabinovia Col Verde

Stralcio della mappa Kompass proveniente dal sito: www.ferrate365.it

Descrizione dell’itinerario 

Quello proposto è certamente uno dei giri più grandiosi delle Pale di San Martino, implicante l’ascesa a due cime di sicura soddisfazione, soprattutto la prestigiosa Cima di Ball. Ricalcando le tracce del pioniere dell’alpinismo dolomitico John Ball, la menzionata cima si conquista mediante una via normale ottimamente contrassegnata da ometti e bolli rossi nonché attrezzata in alcuni punti con fittoni resinati (di questi ultimi si poteva forse fare a meno). A metà percorso è possibile cimentarsi con una variante più alpinistica che ha come direttrice la cresta nord della montagna. Optando per questa possibilità, si dovranno superare tratti di II° e (quasi) III° abbondantemente assicurati da fittoni resinati. Itinerario memorabile ed estremamente completo che richiede una consolidata esperienza di montagna e un ottimo grado di allenamento.  

Dal parcheggio della cabinovia si sale per carraia fino ad immettersi in una forestale (n° 724). La si asseconda a destra inizialmente in lieve discesa, andando ad attraversare, mediante ponte, un suggestivo rio con cascata. Si continua lungamente per il comodo tracciato, oltrepassando un altro corso d’acqua e transitando a fianco di un’antenna. Raggiunto un bivio (indicazioni), si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 702, compiendo poco dopo un tornante destrorso. Al successivo bivio (indicazioni più in alto a sinistra) si abbandona la carraia e si sale a sinistra per sentiero verso la palina segnaletica. Trascurato a sinistra il percorso n° 725 per Malga Pala e a destra il n° 721 per il Rifugio Velo della Madonna, proseguiamo per il n° 702 in direzione del Passo di Ball. Il bel sentiero entra nella spettacolare Val di Roda e procede nella sua sponda destra orografica, attraversando più avanti un’area di bosco divelto da eventi naturali (Tempesta Vaia). Alzandosi progressivamente di quota mediante comoda sequenza di tornanti, nella parte superiore tra rado bosco e pini mughi, ci si avvicina alle verticali pareti del Figlio della Rosetta e del Cusiglio. Giunti alla base, si risale per ottimo sentiero a serpentine un ripido canale, al sommo del quale si attraversa per galleria una fascia rocciosa. Si continua per sentiero che, procedendo a mezza costa, attraversa dei ghiaioni e un solco, fino ad iniziare un’altra sequenza di tornanti. Guadagnando mai faticosamente quota e superando una balza rocciosa, si raggiunge più in alto il panoramico ripiano di Col dei Bechi, 2048 m, dove si trovano i resti murari di un vecchio rifugio. Dopo un’eventuale sosta, si continua la salita a fianco di un canalone detritico che più in alto si trasforma in colatoio roccioso. Il sentiero, dopo la consueta sequenza di tornanti, attraversa il suddetto colatoio, per poi progredire con ulteriori serpentine. Più in alto si taglia, mediante spettacolare cengia, una fascia rocciosa, fino a giungere nei pressi del canale di prima che precipita con un verticale salto. Dopo un’ultima sequenza di tornanti, alcuni dei quali possono essere opportunamente tagliati, ci si innesta nel sentiero n° 715 proveniente dal Rifugio Pedrotti. Lo si asseconda a destra verso il Passo di Ball, ammirando impressionanti visuali sulle pareti della Pala di San Martino e della Cima Immink. Il percorso avanza in questa sezione pressoché in quota, per poi riprendere a salire fino a trasformarsi in sentiero attrezzato. Si percorre inizialmente un’ariosa cengia al termine della quale si attraversa il canale che scende dal Vallon di Ball. Continuando per il percorso attrezzato, si ascende con andamento in obliquo su facili roccette ai piedi del basamento roccioso/ghiaioso sopra il quale si ergono le cime Immink e Pradidali. Raggiunto lo spettacolare Passo di Ball, 2443 m, racchiuso fra la Torre e il Campanile Pradidali, prendiamo a destra (indicazioni) il sentiero d’avvicinamento alla Ferrata Nico Gusella. Trascurata poco dopo una traccia a sinistra, si procede ai piedi delle pareti del Campanile Pradidali, entrando in questo modo nel canalone che scende dalla Forcella Stephen. Dopo una faticosa salita in cui si varca un franoso solco e una ripida sequenza di tornanti, si raggiunge l’attacco della ferrata. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)    

Si inizia l’ascesa scalando facili rocce e una rampa inclinata (A/A+), volgendo poi a destra e superando un più ripido muretto facilitato da staffe metalliche (A/B). Effettuato un breve ma esposto traverso (B), si scala una placca sfruttando ottimi appoggi (A/B), spostandosi poi ulteriormente a destra verso il fondo del canalone che scende dalla Forcella Stephen. Superata una più impegnativa placca (B/B+), si effettua un traversino a destra piuttosto esposto, scalando poi in obliquo delle belle e divertenti placche facilitate nei punti più lisci da staffe metalliche (B). Compiuto un traverso anche discendente verso il fondo del canalone, si affronta a sinistra una ripida, quasi verticale paretina che costituisce la faccia sinistra di un diedro. Si supera il passaggio sfruttando, oltre l’iniziale staffa, ottimi appoggi naturali (B+), impegnandosi successivamente con una placca facilitata da tre staffe (B). Arrivati alla base di una strapiombante parete, si volge a destra e si affronta un non facile passaggio (B+), spostandosi poi verso il fondo del canale. Si prosegue in obliquo per facili e divertenti placchette (A/B) e, dopo un brevissimo traverso a destra, si supera una liscia placca sfruttando, nei primi metri, due staffe metalliche (B). Effettuato un obliquo/traverso a destra su placche (A/B), si affronta un ripido diedrino di pochi metri (A/B) che adduce ad un canalino/rampa. Quest’ultimo (A/B) deposita su una cengia che, seguita a destra, conduce a poca distanza dal fondo del canalone dove passava il vecchio percorso attrezzato. Una bella placca (B), un ripido muretto (B) e facili rocce precedono il filo della cresta settentrionale della Cima di Ball e la Forcella Stephen, 2705 m. Abbandonato il percorso segnato che inizia a scendere, si continua lungo l’agevole cresta in direzione della Cima di Ball (ometti), scavalcando per traccia un risalto ed incontrando più avanti dei bolli rossi. Assecondandoli, ci si tiene per un tratto leggermente a sinistra (Pradidali) del filo di cresta e, superato un gradino nei pressi di una specie di nicchia, si rimette piede sul crinale roccioso. Giunti alla base di un verticale gendarme, si volge a sinistra (ometti e bolli rossi) procedendo a mezza costa per traccia aerea, fino a doppiare, mediante breve traverso esposto, lo spigolo (fittone resinato) di una spalla rocciosa. Raggiunto il soprastante bivio, spostandosi a destra è possibile cimentarsi con la più alpinistica variante della Cresta Nord (scritta con freccia). Orientandosi con i bolli rossi e i fittoni resinati, si scalano, con andamento in leggero obliquo verso desta, rocce ripide ma ben articolate (II°). Superata una paretina più impegnativa (II°+), si traversa a destra per cengia in direzione di un vistoso ometto, affrontando poi un muro e una placca (fittoni) di ottima roccia (II°+/III°-). Guadagnato il filo di cresta, lo si asseconda in direzione della Cima di Ball, aggirando a destra alcuni spuntoni. Raggiunta una catena di calata, si scende per rocce articolate (I°/I°+) in versante Cismon puntando ad un ben visibile bollo rosso. Oltre quest’ultimo, si discendono rocce un po’ più ripide (II°-) parallelamente ad un canalino. Raggiunto un cordone posto nella parete che delimita a sinistra il menzionato canalino, si effettua un traverso a destra (faccia a monte) piuttosto aereo (II°) e, dopo un tratto su rocce rotte, si penetra in un incassato canale. A destra si nota un bollo rosso alla base della non breve e verticale parete d’uscita, che dal punto in cui siamo impressiona non poco, soprattutto se non si è assicurati (come si dovrebbe essere per affrontare in totale sicurezza questa variante). Ci si dirige verso il bollo e si inizia la gratificante ascesa finale, che avviene su rocce – come già espresso – verticali ma ben appigliate e abbondantemente attrezzate con fittoni resinati (II°/II°+, forse III°- in qualche breve passaggio). Guadagnata con sicura soddisfazione l’ampia e superlativa Cima di Ball, 2807 m, senza attardarsi eccessivamente nonostante la grandiosità del panorama che ci attornia, si incomincia la discesa per la Via Normale. Percorsa per poco la dorsale sommitale verso sud-est, si inizia a perdere quota in versante Pradidali prima per traccia (ometti), poi per agevoli rocce, piuttosto rotte, seguendo una sorta di costa (passi di I°). Più in basso, assecondando attentamente gli ometti, si volge a sinistra (faccia a valle) attraversando il ghiaioso catino sospeso che caratterizza il versante est della montagna. Ci si dirige verso l’evidente spalla rocciosa (ometto) dalla quale, durante l’ascesa, abbiamo abbandonato la Via Normale per seguire la variante della Cresta Nord. Arrivati alla base della parete della spalla, si effettua un traverso/ascesa su rocce ripide ma solide (II°, fittoni resinati), fino a ritornare al bivio con la variante. Rientrati per lo stesso percorso alla Forcella Stephen, prima di riprendere il Sentiero Attrezzato Nico Gusella in direzione della Forcella del Porton, è altamente consigliabile conquistare la Cima Val di Roda. Assecondando un’evidente traccia che sale a serpentine, si guadagna la spettacolare vetta, 2791 m, per poi tornare nuovamente alla Forcella Stephen. Ripreso il percorso segnato, si inizia a perdere quota in versante Cismon incontrando un paio di facili tratti attrezzati. Segue un lungo traverso discendente per roccette in direzione sud e sud-ovest, in cui occorre tenere d’occhio i segnavia bianco-rossi. Giunti a ridosso delle pareti della Cima di Ball, si perde più marcatamente quota per roccette, discendendo anche un breve muretto facilitato da staffe. Dopo alcune placche (staffa), si continua per traccia che procede ai piedi della parete occidentale della Cima di Ball. Risalita un’altra placca attrezzata e il successivo canale (B), si riprende a scendere costeggiando la base di verticali pareti. Utilizzando le attrezzature presenti, si effettua in seguito un traverso che precede una disarrampicata su ripida paretina (B). Penetrati in un canalone delimitato a destra da un gendarme, lo si risale interamente valicano la forcella che costituisce il suo sommo. Dopo una ripida discesa inizialmente per canale, si volge a sinistra procedendo a saliscendi, attraversando un altro solco. Valicata una panoramica dorsale, si perde quota per canale erboso/ghiaioso abbandonandolo nel momento in cui si approfondisce. Doppiato, con un passaggio piuttosto esposto, uno spigolo, si scende a tornanti lungo una sorta di pala erbosa. Svoltati più in basso a sinistra, si riprende a salire in direzione della soprastante Forcella del Porton, che tuttavia non si raggiunge. Si continua infatti per sentiero in discesa (n° 739) verso il Rifugio Velo della Madonna, fino a raggiungere un bivio (non sono presenti indicazioni) situato a ridosso di una parete. Qui si abbandona il percorso che conduce all’attacco della Ferrata del Velo e si scende a destra per ottimo sentiero (n° 739B) verso sud-ovest in ambiente spettacolare. Più in basso si perde quota parallelamente ad un solco e, attraversatolo, se ne varca poco dopo un secondo. Entrati in un terzo solco, lo si abbandona quasi subito assecondando la dorsale che lo delimita a destra. Dopo aver attraversato, più in basso, il canale in questione, si scende a serpentine fino a raggiungere l’attacco – o fine – della Ferrata della Vecchia. Discesa una prima liscia placca facilitata da numerose staffe, si volge a destra (faccia a monte) e ci si cala per rocce abbastanza ripide ma agevolate dalle abbondanti attrezzature (B). Dopo un muretto verticale, si traversa a sinistra (faccia a monte) per poi discendere una placca “addomesticata” da staffe (B). Segue un esposto traverso, anche discendente, verso destra, inizialmente assecondando una cengia (A/B). Un altro arioso traverso precede l’ultima discesa, intervallata da un esposto spostamento a sinistra (faccia a monte), su parete verticale, piuttosto impressionante ma non difficile grazie alle abbondanti attrezzature (B). Dalla fine/attacco della ferrata, situato in corrispondenza di un verticale gendarme, si scende per traccia e roccette all’interno di un canale, fino ad immettersi nel sentiero n° 721 diretto al Rifugio Velo della Madonna. Lo assecondiamo nella direzione opposta, ossia verso San Martino, procedendo per un lungo tratto a mezza costa alla base di verticali pareti, ammirando in diversi punti notevoli visuali panoramiche (durante il cammino si aggira una piccola sezione franata e si attraversa un solco in cui è presente una corda). Valicata molto più avanti una costa ammantata da pini mughi, si inizia a perdere marcatamente quota fino a raggiungere e valicare una selletta delimitata a sinistra da un poderoso gendarme. Dopo un tratto a mezza costa pianeggiante in cui si tagliano i pendii ghiaiosi con pini mughi digradanti dalla base della parete nord-ovest della Cima Val di Roda, si riprende a scendere mediante qualche svolta, fino ad oltrepassare una fiumana detritica. Effettuati altri tornanti, si discende per poco un canale, perdendo poi quota parallelamente ad esso. Varcato più in basso il solco ghiaioso, si scende avendolo a destra e, in corrispondenza di un masso, si volge a sinistra entrando nel bosco. Dopo una comoda discesa, ci si innesta in una forestale che si asseconda a destra attraversando una grande fiumana detritica. Continuando a destra al bivio che si presenta poco più avanti, si segue con defatigante camminata una bella carraia che conduce al bivio incontrato nella parte iniziale dell’escursione. Da qui, mediante lo stesso percorso, si ritorna al punto di partenza. 

Monte Fregasoga e Pala delle Buse da Montesover

Punto di partenza/arrivo: Montesover, 1150 m

Dislivello: 1350 m ca.

Durata complessiva: 7,20 h

Tempi parziali: Montesover-Camorè (1,15 h) ; Camorè-Malga Vasoni Alta (1 h) ; Malga Vasoni Alta-Monte Fregasoga (1,10 h) ; Monte Fregasoga-Pala delle Buse-Malga Sass (1,35 h) ; Malga Sass-Camorè-Montesover (2,20 h)

Difficoltà: E+/EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: da Trento si segue la SS 47 della Valsugana per poi continuare lungo la SP 83 in direzione di Baselga di Pinè. Dopo aver costeggiato i laghi di Pinè (Serraia e Piazze), si raggiungono e attraversano Bedollo Centrale e Brusago. Si prosegue lungo la SP 83 ancora per pochi chilometri, abbandonandola appena dopo Maso Sveseri. Imboccata la SP 252, si raggiunge in breve il paese di Montesover e si parcheggia l’auto nell’ampia piazza adiacente alla chiesa situata nella parte alta dell’abitato 

www.openstreetmap.org

{Nella sezione evidenziata in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Splendida, lunga e impegnativa escursione in una delle più interessanti aree della catena dei Lagorai.  

Dalla piazza di Montesover si scende a destra per poi attraversare il borgo verso sud-est. Dopo essere transitati a fianco di una graziosa cappella, si abbandona lo stradello che scende verso la provinciale e si imbocca a sinistra il percorso Capitel Madonnina. Si avanza in lieve salita per piacevole e ampio sentiero, raggiungendo più avanti una Madonnina – che dà il nome alla passeggiata – incastonata in una roccia. Si guadagna successivamente quota in modo più sostenuto in bell’ambiente boschivo, fino ad immettersi in un’inerbita forestale. La si asseconda a destra in lieve discesa e in piano, attraversando più avanti un’area di rado bosco. Qui si incontra il bivio (indicazioni) con il percorso n° 468B proveniente da Slosseri. Lo si imbocca iniziando fin da subito a salire in modo erto e sostenuto, proseguendo a sinistra (segnavia) al bivio che si incontra dopo alcuni minuti. Si continua a guadagnare ripidamente quota effettuando alcuni tornanti, incontrando molto più in alto un breve passaggio attrezzato con catena metallica. Svoltati a sinistra, si sale a fianco di una pietraia per sentiero piuttosto invaso dalla vegetazione. Attraversata una forestale, si prosegue ancora per un tratto in ripida salita, fino a giungere nei pressi di Baita Camorè. Assecondando la carraia d’accesso, ci si inserisce poco dopo in una forestale che si segue a sinistra. Al bivio che si incontra poco più avanti in località Camorè (indicazioni), si prosegue a destra lungo il percorso n° 468B per Malga Vasoni Alta e Malga Fregasoga. Si avanza nella prima sezione in moderata pendenza incontrando un pannello esplicativo, raggiungendo più in alto un’area disboscata (altro pannello esplicativo). Al bivio che si presenta poco dopo, si prosegue a destra procedendo per una lunga sezione perlopiù in piano. Più avanti il sentiero attraversa panoramici pendii prativi avanzando parallelamente alla dorsale Monte Frattoni-Monte Cogne. Dopo una discesa all’interno del bosco, si raggiungono i bellissimi pascoli di Malga Vasoni Alta, 1973 m. Al bivio che si presenta poco sopra la malga, si continua a sinistra lungo il percorso n° 470 per il Passo Mirafiori, salendo nel primo tratto piuttosto ripidamente. L’ottimo sentiero svolta successivamente a destra e, procedendo in modo pianeggiante all’interno di un bell’ambiente boschivo, volge progressivamente verso nord. Raggiunto l’ampio pianoro erboso del Passo Mirafiori, 2047 m, ai piedi della dorsale nord-ovest della Pala delle Buse, si prende a destra un sentiero non numerato ma evidente che procede inizialmente in direzione sud. Il percorso volge successivamente verso sud-est costeggiando una bella pietraia, presentandosi in qualche punto poco evidente ma ben contrassegnato da ometti e sporadici segni bianco-rossi. Si avanza più o meno al centro di un selvaggio vallone ai piedi dei ripidi pendii del versante occidentale del Monte Fregasoga, procedendo parallelamente ad un solco che digrada dalla soprastante dorsale. Ad un certo punto occorre volgere a destra ed attraversare il menzionato solco (ometto), costeggiando poi una fascia rocciosa. Assecondando gli ottimamente posizionati ometti, si ascende ripidamente guadagnando un’ampia dorsale sassosa che digrada dalla cima della montagna. La si risale mediante diversi tornanti, faticando discretamente a causa della ripidezza del pendio e del terreno instabile. Conquistata la stupenda cima del Monte Fregasoga (crocifisso stilizzato in legno), 2447 m, si scende verso nord scavalcando inizialmente una quota secondaria. Raggiunta la sella che separa il Monte Fregasoga dalla Pala delle Buse, si inizia l’ascesa alla volta di quest’ultima, conquistando prima l’anticima e subito dopo la sommità principale (croce e contenitore con libro di vetta), 2412 m. Inebriati dall’ampio panorama ci attardiamo qualche minuto in cima e ripreso cammino continuiamo ad assecondare il crinale Pala delle Buse-Cimon del Tres. Si perde ripidamente quota per traccia poco evidente, notando più in basso a destra un masso appuntito con segno bianco-nero. Messo piede in una sella, si prosegue per il bellissimo percorso lambendo la dorsale spartiacque, aggirando in versante Val Cadino una cima secondaria. Raggiunta un’altra sella, si notano dei segnavia bianco-neri e una traccia che scende a sinistra (l’autore della relazione, in occasione di una precedente uscita, ha imboccato questo scomodo sentiero, che più in basso si perde, al fine di raggiungere Malga Sass). Si prosegue per il percorso di crinale aggirando a destra (Cadino) un paio di alture, fino a guadagnare un’ulteriore selletta. Abbandonato il sentiero di crinale che si dirige verso la vicina Pala della Madonna, si scende a sinistra per ripida traccia non segnata nella sponda sinistra di un selvaggio vallone. Più in basso il sentiero volge a destra conducendo al centro del menzionato vallone (ometti evidenti e ben posizionati) dove si trova un capanno con bivio. Preso il percorso di sinistra, si perde quota tra cespugli di mirtillo e qualche sparuta conifera, volgendo più in basso a sinistra ed attraversando un avvallamento. Al bivio che si incontra poco più avanti, si prosegue per il sentiero di destra che si presenta in un singolo tratto scomodo e poco evidente a causa di smottamenti determinati da conifere divelte. Usciti dalla copertura boscosa, si scende alla sottostante carrareccia e verso sinistra si raggiunge in breve Malga Sass, 1950 m. Appena dopo quest’ultima, si imbocca a sinistra (indicazioni) il percorso n° 470 che, attraversati gli iniziali pascoli, si addestra nel bosco ed avanza perlopiù in lieve salita. Raggiunto un magnifico ripiano prativo, si riprende quasi subito a guadagnare quota in moderata pendenza alla volta del Passo Mirafiori, compiendo diversi tornanti e trascurando a destra un sentiero. Dall’ampio e meraviglioso pianoro del Passo Mirafiori (luogo ideale per una prolungata sosta), si rientra a Montesover lungo lo stesso percorso effettuato all’andata. 

Cima Silvano: Via Normale Nord

Punto di partenza/arrivo: parcheggio sotto Malga Venegia, 1750 m ca.

Dislivello: 810 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: punto di partenza-attacco Via Normale Cima Silvano (1 h) ; attacco-sommità Cima Silvano (1,30/1,45 h) ; sommità Cima Silvano-punto di partenza (2,15 h)

Difficoltà: F+ la Via Normale Nord alla Cima Silvano

Attrezzatura: escursionisti molto esperti, abituati a muoversi con disinvoltura su terreni impervi, avvezzi a salite di stampo pionieristico, possono affrontare l’ascesa senza l’ausilio di alcuna attrezzatura specifica (portare comunque il casco e, dipendentemente dalle condizioni stagionali, piccozza e ramponi)

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: da Predazzo si sale a Bellamonte e si continua verso Paneveggio. Superata quest’ultima località, si prende la SP 81 in direzione del Passo Valles. Dopo pochi chilometri, prima che la strada effettui un tornante, si imbocca a destra la carrozzabile (a pagamento) della Val Venegia. Si parcheggia l’auto poco prima di Malga Venegia

www.openstreetmap.org

{Nella sezione evidenziata in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Cima remota e selvaggia a cui si accede mediante una Normale friabile ed oggettivamente pericolosa. I pochissimi ometti presenti richiedono un’ottima capacità di scelta autonoma del percorso migliore da seguire. Da non sottovalutare la sezione iniziale (e finale nel senso di discesa) della via, in quanto implica passaggi d’arrampicata fino al II°+, alcuni dei quali discretamente esposti. La risalita del vallone che scende dalla Busa dei Camosci potrebbe richiedere, dipendentemente dalle condizioni stagionali, l’uso di piccozza e ramponi. Ascensione di stampo assolutamente pionieristico, di sicura soddisfazione per chi, come il sottoscritto, ama i silenzi, la solitudine e le emozioni indicibili che solo salite di questa tipologia possono regalare.   

Dal parcheggio situato sotto Malga Venegia, si procede lungo la comoda sterrata che percorre il fondovalle, ammirando superlative visuali sul Mulaz e sulle altre cime che chiudono la valle in cui ci troviamo. Avanzando in modo pianeggiate o tuttalpiù in lieve salita tra splendidi alpeggi e con andamento parallelo al Torrente Travignolo, si raggiunge in circa 25 minuti Malga Venegiota, 1824 m. Continuando ulteriormente per il comodo tracciato in direzione di Baita Segantini, si incontra poco più avanti il bivio con i percorsi n° 749 e n° 710 (quest’ultimo conduce al Passo Mulaz e al Rifugio Volpi al Mulaz). Una volta usciti dal bosco nell’ambito di una grande fiumana detritica, si abbandona il percorso per Baita Segantini e si inizia la risalita del soprastante ghiaione verso l’evidentissima Cima Silvano. Quest’ultima precipita verso est con verticali pareti sulle quali sono state tracciate diverse vie d’arrampicata di un certo livello. L’ascesa più agevole alla sommità avviene da nord, risalendo l’ampio ampio vallone digradante dalla sella che separa la nostra cima dal Campanile del Travignolo. L’accesso al menzionato vallone è però sbarrato da un basamento roccioso costituito da strapiombanti pareti di rocce nere con acqua di fusione. Per superare questa sezione occorre rimontare un avancorpo staccato dalla parete del basamento, per poi spostarsi a sinistra e superare infide rocce miste a ghiaie. Iniziamo quindi la risalita del ghiaione tagliando un sentiero trasversale e faticando discretamente nella parte superiore a causa della ripidezza del pendio. Si punta all’estremità destra dell’avancorpo roccioso separato dalla parete grigio/nera da un angusto canale con scorrimento idrico. Dopo una franosa salita alla base delle pareti dell’avancorpo, si arriva ai piedi delle strapiombanti rocce del basamento e all’inizio del menzionato canale la cui risalita sarebbe in parte possibile ma scomoda e particolarmente scivolosa. Preferiamo stare a sinistra del canale e scalare le rocce grigie dell’avancorpo scegliendo i punti più deboli. Messo piede, verso sinistra, su un terrazzino, si scala subito un corto diedro/canale (II°) e la successiva rampa (II°/II°+) di ottima roccia. Dopo un brevissimo ma delicato traverso a sinistra, lambita la parte alta di un canale/camino, si rimontano delle insidiose rocce miste ad erba (I°+), guadagnando in questo modo la cima dell’avancorpo. Notando un ometto e un chiodo con cordino a destra, si attraversa l’ampia sommità fino ad oltrepassare, mediante ponte naturale, un orrido solco. Scalato un brevissimo ma verticale muretto (II°, esposto), si asseconda per poco un’ariosa cengia fino ad un vecchio fittone con anello. Superato un breve risalto (II°-), si ascende in obliquo a sinistra su pendio delicato con qualche balza rocciosa, prestando molta attenzione al percorso seguito in quanto lo dovremo ricalcare in discesa. Poco più in alto si esce alla base di una rampa erbosa con abete parallela ad un canale roccioso. La si risale interamente continuando poi su terreno roccioso nella sponda destra orografica del vallone che scende dalla Busa dei Camosci. Varcati un paio di ruscelli, giunti più o meno al centro del selvaggio vallone, si risalgono liberamente facili placchette e balze rocciose (I°) progredendo parallelamente ad un altro corso d’acqua. Terminata l’appagante sezione rocciosa, si deve giocoforza guadagnare quota per pendio formato da ghiaie, zolle erbose e grossi massi, assecondando più in alto il filo della dorsale delimitante il canale formato dal menzionato corso d’acqua. Dopo una salita particolarmente ripida e franosa, si arriva a lambire il nevaio della Busa dei Camosci. L’ambiente in cui ci troviamo ha pochi eguali in fatto di maestosità, suggestione ed impatto (impressionanti le visuali sulla Cima dei Bureloni e sul Campanile del Travignolo). Da qui occorre scendere a destra per franoso pendio onde attraversare l’avvallamento alla cui sinistra abbiamo progredito, iniziando subito dopo una micidiale salita per dorsale (la morena del ghiacciaio) particolarmente ripida, faticosa e friabilissima. Con progressione in seguito più comoda, sempre assecondando il ghiaioso crinale, si guadagna un’evidente sella (ometto) ai piedi delle pareti del Campanile del Travignolo (qui arriva il percorso della Normale Sud che, partendo dai ghiaioni sottostanti il Ghiacciaio del Travignolo, asseconda una cengia aerea e per niente invitante). La Cima Silvano è evidentissima e per conquistarla occorre risalire un poco attraente pendio caratterizzato da ghiaie e balze rocciose. Dalla sella non si asseconda direttamente l’esposto filo di cresta che si dilunga verso Cima Silvano, ma, aggirato uno spuntone, si procede parallelamente al crinale per pendio ghiaioso che digrada verso un valloncello. Nel momento migliore si inizia l’ascesa finale alla volta della sommità della montagna, affrontando passaggi scomodi e friabili su pendio instabile che richiede molta attenzione. Qui è necessario mettere in pratica l’esperienza accumulata che si manifesta concretamente nella scelta dei passaggi migliori e meno franosi (in questi contesti ciò che conta è l’intuito personale e non il GPS!). Tenendosi costantemente a destra del filo della cresta sud-est della montagna, si risalgono più in alto facili rocce, muretti e balze. Assecondando infine un canalino /rampa, si conquista l’appuntita e ariosa sommità di Cima Silvano, 2559 m. Soddisfatti di aver conquistato una vetta raramente visitata, ci attardiamo in antica solitudine avvolti da un profondo e armonico silenzio non disturbato da schiamazzanti comitive. Iniziamo poi l’impegnativa discesa che avviene necessariamente lungo la stessa via di salita, senza lasciarsi tentare, una volta ritornati alla sella sotto il Campanile del Travignolo, dall’altra Via Normale (come già espresso, quest’ultima asseconda una vertiginosa cengia forse in più punti franata). Nella parte bassa, dopo aver varcato i due ruscelli e disceso la rampa erbosa, occorre prestare la massima attenzione nel recuperare il punto esatto in cui in salita siamo usciti dall’iniziale sezione rocciosa. Il tratto successivo di discesa fino alla sommità dell’avancorpo è particolarmente delicato e rischioso, mentre la disarrampicata di II°/II°+ dalla cima dell’avancorpo alla base richiede molta cautela e concentrazione (un passo falso avrebbe – com’è ovvio – conseguenze esiziali).

Cima Immink: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: stazione Cabinovia Col Verde (San Martino di Castrozza), 1522 m

Dislivello: 1340 m ca.

Durata complessiva: 7,50/8 h

Tempi parziali: parcheggio Col Verde-Val di Roda-sentiero n° 715 (2 h) ; sentiero n° 715-attacco Via Normale Cima Immink (1,10 h) ; attacco Via Normale Cima Immink- sommità Cima Immink-attacco Via Normale Cima Immink (1,40 h) ; attacco Via Normale Cima Immink-parcheggio Col Verde (3 h) 

Difficoltà: PD- la Via Normale alla Cima Immink; EE/EE+/F (a seconda del percorso scelto) il tratto sentiero n° 702 attacco Via Normale Cima Immimk; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: per la Via Normale alla Cima Immink è altamente consigliabile dotarsi di un minimo di attrezzatura alpinistica

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: San Martino di Castrozza si raggiunge da Predazzo in circa 30 km, oppure da Borgo Valsugana in circa 78 km. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese, in corrispondenza della stazione della Cabinovia Col Verde

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{Nelle sezioni evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Grandiosa ascesa di stampo pionieristico. La Via Normale alla Cima Immink presenta belle sezioni di arrampicata su roccia perlopiù ottima. L’orientamento, salvo in caso di nebbia, non è complesso, in quanto la linea di salita è semplice e logica. L’avvicinamento al Vallon di Ball implica qualche roccetta di I° e la possibilità di un’ascesa più diretta staccandosi dal sentiero (attrezzato) n° 715 poco dopo l’attraversamento del canale che scende dal menzionato vallone.  

Dal parcheggio della cabinovia si sale per carraia fino ad immettersi in una forestale (n° 724). La si asseconda a destra inizialmente in lieve discesa, andando ad attraversare, mediante ponte, un suggestivo rio con cascata. Si continua lungamente per il comodo tracciato, oltrepassando un altro corso d’acqua e transitando a fianco di un’antenna. Raggiunto un bivio (indicazioni), si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 702, compiendo poco dopo un tornante destrorso. Al successivo bivio (indicazioni più in alto a sinistra) si abbandona la carraia e si sale a sinistra per sentiero verso la palina segnaletica. Trascurato a sinistra il percorso n° 725 per Malga Pala e a destra il n° 721 per il Rifugio Velo della Madonna, proseguiamo per il n° 702 in direzione del Passo di Ball. Il bel sentiero entra nella spettacolare Val di Roda e procede nella sua sponda destra orografica, attraversando più avanti un’area di bosco divelto da eventi naturali (Tempesta Vaia). Alzandosi progressivamente di quota mediante comoda sequenza di tornanti, nella parte superiore tra rado bosco e pini mughi, ci si avvicina alle verticali pareti del Figlio della Rosetta e del Cusiglio. Giunti alla base, si risale per ottimo sentiero a serpentine un ripido canale, al sommo del quale si attraversa per galleria una fascia rocciosa. Si continua per sentiero che, procedendo a mezza costa, attraversa dei ghiaioni e un solco, fino ad iniziare un’altra sequenza di tornanti. Guadagnando mai faticosamente quota e superando una balza rocciosa, si raggiunge più in alto il panoramico ripiano di Col dei Bechi, 2048 m, dove si trovano i resti murari di un vecchio rifugio. Dopo un’eventuale sosta, si continua la salita a fianco di un canalone detritico che più in alto si trasforma in colatoio roccioso. Il sentiero, dopo la consueta sequenza di tornanti, attraversa il suddetto colatoio, per poi progredire con ulteriori serpentine. Più in alto si taglia, mediante spettacolare cengia, una fascia rocciosa, fino a giungere nei pressi del canale di prima che precipita con un verticale salto. Dopo un’ultima sequenza di tornanti, alcuni dei quali possono essere opportunamente tagliati, ci si innesta nel sentiero n° 715 proveniente dal Rifugio Pedrotti. Lo si asseconda a destra verso il Passo di Ball, ammirando impressionanti visuali sulle pareti della Pala di San Martino e della Cima Immink. Procedendo a mezza costa in modo pressoché pianeggiante in ambiente spettacolare e selvaggio, si riprendere più avanti a salire per un breve tratto. Inizia poi una sezione attrezzata in cui si asseconda una bella cengia, piuttosto aerea, servita dal cavo d’acciaio a da inutili staffe. Attraversato il canale che scende dal Vallon di Ball, si continua per il sentiero attrezzato che progressivamente, procedendo in obliquo ascendente, si avvicina al Passo di Ball. L’autore della relazione, dopo l’attraversamento del menzionato canale, ha abbandonato il percorso segnato e ha liberamente risalito il soprastante pendio, caratterizzato da facili fasce rocciose, in direzione del citato Vallon di Ball, racchiuso tra la Cima Immink a sinistra e la Cima Pradidali a destra. Optando per questa possibilità, si ascende senza via obbligata superando qualche passaggio di I°/I°+ (prestare la massima attenzione a non scaricare sassi sul sottostante sentiero attrezzato), inserendosi infine nella traccia (ometti) proveniente dai pressi del Passo di Ball. Si asseconda il sentierino a sinistra oltrepassando il sommo di un canale, risalendo poi verso destra, guidati dagli ometti, facili roccette (passi di ). Più in alto si lambisce il margine della sponda sinistra orografica del canale che scende dal soprastante vallone, avanzando per roccette e traccia ben contrassegnata da ometti. Risalita una specie di rampa, si scende per qualche metro (sbiadita freccia di vernice rossa a destra, utile come orientamento in discesa) approdando al sommo del solco che più in basso si approfondisce notevolmente. Da qui si comincia la risalita del solitario Vallon di Ball, inizialmente ai piedi della parete nord di Cima Pradidali. Nel lato opposto della conca si ergono le pareti meridionali di Cima Immink, dove si snoda la Via Normale. Quest’ultima segue inizialmente un sistema di cenge, con andamento da sinistra a destra, per poi assecondare il terzo canale a destra di quelli che si vedono a partire dal gendarme conosciuto come Campanile Giovanna. Per raggiungere l’inizio delle suddette cenge, occorre risalire un angusto solco (non visibile dalla parte bassa del vallone ma intuibile) digradante da una stretta forcella delimitata dal menzionato Campanile Giovanna. Assecondando una traccia, si sale più meno al centro del vallone puntando al suo sommo, prima del quale si volge a sinistra dirigendosi verso il citato canale che appare nella primissima sezione come una stretta fenditura racchiusa da un grosso masso. L’autore della relazione, onde aggirare una ripida lingua di neve dura, ha preferito spostarsi subito a sinistra e, risalendo liberamente facili roccette e pendii ghiaiosi, si è portato alla base del canale. Si inizia quindi la risalita del solco che, come già espresso poco prima, risulta all’inizio molto stretto in quanto strozzato da un grosso masso (I°/I°+). Si continua poi per canale più largo in direzione della soprastante forcella, superando un’altra strozzatura implicante qualche metro di II° (cordino con moschettone di calata al termine del caminetto). Guadagnata la spettacolare forcella alla base delle strapiombati pareti del Campanile Giovanna, si incomincia l’ascesa verso Cima Immink. Si scala subito un breve ma ripido muretto di ottima roccia (II°-), per poi assecondare una cengia/rampa e transitare alla base di un primo solco. Evitando di alzarsi di quota per le invitanti rocce che ci sovrastano, si continua in traverso/obliquo doppiando uno spuntone, varcando poi un secondo canale/colatoio che sopra al punto in cui siamo si raddrizza e approfondisce divenendo camino. Si procede ancora per un tratto in traverso incontrando un ometto, fino a raggiungere una costa che delimita un profondo canale/camino. Da qui si scalano le soprastanti rocce, ripide ma appigliate e solide, con bella arrampicata (II°), rinvenendo un cordino su clessidra con moschettone di calata. Raggiunto un evidente ometto, si prosegue diritto su facili rocce (I°+/II°-) progredendo parallelamente al menzionato canale, entrando in esso in corrispondenza di un cordino azzurro. Si risale il solco incontrando poco più in alto una biforcazione alla base di una balza più impegnativa (cordino su grossa clessidra). Preso il ramo di destra, si scala il muretto con bella arrampicata tenendosi nei pressi della sua terminazione sinistra (cordino per eventuale calata alla fine; II°+). Si continua per il canale, ripido ma agevole, scalando un’altra balza più facile di quella precedente (II°-). Nel momento in cui, dopo la balza, il solco si bipartisce, un vistoso cordino rosso nel ramo di sinistra indica la giusta direzione. Si prosegue per il canale, ora più rotto e friabile, delimitato da spuntoni, fino uscirne (memorizzare il punto esatto dello sbocco/imbocco del solco, in quanto in discesa è molto facile sbagliarsi) alla base dei pendii ghiaiosi che precedono la cresta sommitale. Si risale il ghiaione (diverse tracce) e verso sinistra si conquista quella che dovrebbe costituire la sommità principale (ometto) di Cima Immink  – 2855 m – ma non necessariamente la quota più elevata. L’autore della relazione ha percorso interamente la cresta sommitale verso est (Pradidali), ammirando incredibili visuali sulla Pala di San Martino e tenendosi costantemente sulla destra dell’esposto filo. Si ritorna al Vallon di Ball ripercorrendo lo stesso itinerario, prestando la massima attenzione sia ai diversi tratti di disarrampicata (se si dispone di corda è possibile effettuare alcune doppie), quanto all’orientamento che potrebbe risultare complesso in caso di nebbia. Dopo la discesa lungo il vallone e le sottostanti roccette, si continua a sinistra assecondando una traccia e degli ometti fino ad immettersi nel sentiero n° 715 poco sotto il Passo di Ball (come già espresso, l’autore della relazione ha optato per un avvicinamento più diretto, staccandosi dal sentiero n° 715 poco dopo aver attraversato il canale che scende dal Vallon di Ball, innestandosi nella traccia proveniente dai pressi del Passo di Ball dopo aver risalito un pendio ghiaioso con qualche facile balza rocciosa). Si rientra a San Martino lungo lo stesso percorso effettuato in salita.

Cresta dei Molignon: Via Ferrata Laurenzi

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Micheluzzi, 1848 m – Campitello di Fassa, 1448 m

Dislivello: 1100 m ca. (dal Rifugio Micheluzzi)

Durata complessiva: 6,30/7 h

Tempi parziali: Rifugio Micheluzzi-Rifugio Antermoia (1,40 h) ; Rifugio Antermoia-attacco Ferrata Laurenzi (30 min) ; attacco Ferrata Laurenzi-Molignon di Fuori (1,40 h) ; Molignon di Fuori-Rifugio Alpe di Tires (1 h) ; Rifugio Alpe di Tires-Rifugio Micheluzzi (1,40 h) 

Difficoltà: EEA, difficile (C), la Ferrata Laurenzi; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: Campitello di Fassa, raggiungibile seguendo la SS 48, dista 37 km da Cavalese e 16 km da Moena. Si consiglia di abbandonare l’auto nell’ampio parcheggio (gratuito) della Funivia Col Rodella. A piedi si raggiunge poi il punto di partenza delle navette della Val Duron, situato all’imbocco di quest’ultima, esattamente in Strèda de Salin. Il servizio è attivo a partire dalle ore 7

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Descrizione dell’itinerario 

Splendida traversata per cresta mediante una ferrata da affrontare solo con adeguata preparazione e allenamento. Le attrezzature sono state completamente rinnovate nel 2018. 

Dal Rifugio Micheluzzi si segue la pianeggiante carraia della Val Duron in direzione del Rifugio Alpe di Tires, raggiungendo in circa 20 minuti il bivio con il sentiero n° 578 per il Rifugio Antermoia. Attraversato mediante ponte il Rio Duron, si avanza in lieve/moderata pendenza tra sparute conifere, andando a sinistra al bivio che si presenta poco più avanti. Si inizia poi a guadagnare quota più ripidamente, penetrando in una valletta e risalendo la sua sponda sinistra orografica. Volgendo in seguito a destra, ci si inserisce in un avvallamento e dopo un ripido strappo si raggiungono splendidi pascoli (sulla destra si nota la teleferica del Rifugio Antermoia). Tendendo verso sinistra, si risalgono i pendii prativi per poi effettuare un obliquo ascendente tagliando la sponda destra del vallone in cui ci troviamo. Al sommo di quest’ultimo, si raggiunge il Passo Ciaregole, 2282 m, da cui si prosegue diritto verso il Passo di Dona e il Rifugio Antermoia. Si procede all’interno di una splendida conca/avvallamento e al bivio che si presenta più avanti si continua diritto (n°580). Messo piede in un magnifico e lunare ripiano, si volge a destra incominciando la salita finale alla volta del Passo di Dona. Giunti ai piedi delle strapiombanti pareti del Sasso di Dona, il sentiero svolta a sinistra e procede in obliquo in moderata pendenza. Attraversato un avvallamento, il percorso si sposta a sinistra e dopo un tornante destrorso conduce alla stazione della teleferica del Rifugio Antermoia. Poco più avanti si raggiunge il Passo di Dona, 2516 m, valicato il quale si perde quota verso il ben visibile Rifugio Antermoia. Avanzando più in basso in modo pianeggiante ai piedi delle pareti meridionali del Sasso di Dona, si raggiunge l’accogliente rifugio a quota 2496 m. Dopo un’eventuale sosta, si continua ad assecondare il sentiero n° 580 in direzione del Passo Antermoia, contornando la sponda settentrionale del pittoresco Lago di Antermoia. Lasciatosi alle spalle lo specchio d’acqua, si attraversa un ampio pianoro in ambiente quasi lunare (Valon de Antermoa), fino a raggiungere un bivio (indicazioni) a quota 2530 m, da cui si imbocca a destra il sentiero d’avvicinamento alla Ferrata Laurenzi. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia, si guadagna ripidamente quota verso un canalone e, immessosi in esso, si sale in direzione di un gendarme che lo bipartisce. Si opta per il ramo di sinistra, procedendo inizialmente a ridosso delle strapiombanti pareti del gendarme, per poi attraversare il canale ed avanzare faticosamente su ghiaie e terreno instabile. Insistendo per il franoso solco – che man mano che si sale si amplia – ci si avvicina ad uno spuntone e risalito un ultimo canalino si raggiunge l’attacco della Ferrata Laurenzi

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)    

Il percorso risale, nella sua prima sezione, un’impegnativa parete sfruttando i punti più deboli. Con progressione in obliquo a sinistra, si superano passaggi impegnativi, soprattutto all’inizio (C+) in cui ci si impegna con muro strapiombante. Dopo un altro passaggio impegnativo sempre in obliquo a sinistra (C) e un traverso più facile, si procede verticalmente per pochi metri (B/C), effettuando poi un esposto traverso a destra. Un altro passaggio verticale e impegnativo (C+) precede il termine di questa intensa, appagante sezione di ferrata. Si continua per divertenti rocce gradinate (B), spostandosi più in alto a destra e progredendo parallelamente ad un canale (A/B). Superata una paretina a sinistra di uno spuntone (B/B+), ci si impegna con un passaggio verticale ma breve (B/C). Raggiunta una specie di forcella, si scala un facile muretto, volgendo poi a sinistra. Dopo aver superato agevoli rocce, si guadagna una crestina parallela ad un profondo canale, dove terminano temporaneamente le attrezzature. Si asseconda la cresta scendendo ad una selletta al sommo del menzionato canale, oltre la quale ricomincia il percorso attrezzato. Si procede facilmente in direzione della sella che separa il Molignon di Dentro dalla Croda dei Cirmei, fino a cambiare direzione e risalire verso destra un facile canale (A). Dopo un’agevole rampa (A), si sale per traccia con ometti fino a raggiungere, spostandosi a sinistra, la stupenda cresta sommitale del Molignon di Dentro. Conquistata la cima a quota 2852 m, si continua per l’ampia e spettacolare dorsale caratterizzata da ghiaie di melafiro, fino al punto in cui essa assottigliandosi diviene più impegnativa ed esposta. Si segue il filo di cresta solo per poco e spostandosi alla sua sinistra si percorre una cengia attrezzata. Ripreso il filo (corda d’acciaio), lo si asseconda facilmente (A), discendendo una breve paretina abbastanza ripida (A/B). Oltrepassata l’impercettibile sommità del Molignon di Mezzo, occorre abbandonare la cresta e verso sinistra perdere quota per roccette e ghiaino (segni rossi) lungo una sorta di canale/rampa. Raggiunto il libro delle firme, inizia una nuova, interessante sezione di ferrata. Sfruttando una staffa, si supera agevolmente un gradino verticale (A/B), continuando poi in traverso/obliquo a sinistra (A). Penetrati in un angusto camino, lo si risale interamente superando un masso incastrato (A/B), fino a guadagnare una forcella delimitata da una verticale torre. Si incomincia la sua scalata sfruttano nella prima parte buoni appoggi (B/C), affrontando più in alto una placchetta abbastanza liscia (C). Superato verso destra un più agevole diedro/canale (B), si conquista la sommità del torrione dove terminano le principali difficoltà. Il percorso attrezzato continua ad assecondare la spettacolare cresta, scendendo per facili rocce gradinate (A+) e aggirando a destra, in modo discendente, uno spuntone (B). Attraversata una fenditura, si scala un ripido spigolo dapprima su rocce quasi verticali ma molto gradinate, poi per placca più coricata ma avara di appoggi (B/B+). Effettuato un breve traversino parallelamente al filo di cresta, si valica una forcella e si continua in traverso sempre lambendo la cresta (A/B). Valicatala, si compie un altro traverso piuttosto esposto su placca (A/B), fino a recuperare la cresta. La si asseconda facilmente e dopo un traverso a destra si raggiunge una forcella. Aggirato a destra uno spigolo, si effettua una breve discesa (A/B) e un traverso (B), impegnandosi poi con un tratto di ferrata quasi verticale ma agevole (B/B+). Superate facili rocce, si raggiunge il sommo di questa sezione a poca distanza dalla cima del Molignon di Fuori. Dalla sommità, 2780 m, si prosegue per ampia dorsale orientandosi con vistosi ometti, fino al punto in cui la cresta si assottiglia. Dopo un breve tratto attrezzato a sinistra del filo, si avanza alla sua destra per traccia. Recuperato il crinale, si continua assecondando i segnavia rossi, incontrando più avanti un altro breve e facile tratto di ferrata. Abbandonato il filo di cresta, si perde quota per traccia alla sua sinistra, discendendo poi un breve canalino. Messo piede in una crestina, si incomincia una divertente discesa attrezzata per rocce ben gradinate, piuttosto ripide nella parte finale (A/A+). Dal termine del percorso attrezzato (targa), si discende per traccia un ghiaione, fino a mettere piede in una selletta. A sinistra si raggiunge il vicino Passo Molignon, mentre a destra ci si dirige verso il Rifugio Alpe di Tires. Optiamo per la seconda possibilità e dopo una breve contropendenza guadagniamo una panoramica costa. Si perde successivamente quota lungo una valletta che, digradando verso il Rifugio Alpe di Tires, forma una gola. Raggiunta un dorsale molto panoramica, si volge a destra e, scendendo in ultimo per roccette attrezzate, si approda in un’ampia sella poco sotto il Rifugio Alpe di Tires, 2440 m. Immessosi nella carraia d’accesso, la si segue verso il fondo della Val Duron, ammirando belle visuali sulla Croda dell’Alpe. Al bivio che si presenta più in basso in corrispondenza di un cancello, si opta per il tracciato n° 594/E 532 che scende a destra. Si procede nella sponda sinistra orografica di una valletta fino a giungere nei pressi del Passo Duron, dove si continua per il percorso di destra (E 532). Si prosegue lungamente per comoda carraia discendendo la parte superiore della Val Duron, transitando a poca distanza da Malga Docoldaura. Raggiunto il fondo della Val Duron, si avanza in modo pianeggiante parallelamente al corso d’acqua, transitando a fianco di pittoresche baite. Ritornati al bivio con il sentiero n° 578 per il Rifugio Antermoia, si rientra al Micheluzzi seguendo lo stesso percorso dell’andata. Dal rifugio, anziché usufruire del servizio navetta, si può scendere a Campitello a piedi in circa 45 minuti. 

Cima Capi: ferrate Fausto Susatti e Mario Foletti

Punto di partenza/arrivo: Biacesa, 415m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva:

Tempi parziali:

Difficoltà: EEA, da facili a mediamente difficili (A/B), le ferrate Fausto Susatti e Mario Foletti ; E (con un tratto EE) la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2021

Accesso stradale: da Riva del Garda, seguendo la SS 240 si raggiunge in circa 5 km Biacesa di Ledro (ampio parcheggio a sinistra prima di entrare in paese)

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Descrizione dell’itinerario 

Classicissima combinazione di due facili ferrate su una delle più spettacolari cime dell’Alto Garda. In considerazione della notevole frequentazione, i tempi di percorrenza possono variare in modo significativo. 

Da Biacesa si seguono le indicazioni per il Bivacco Arcioni e la Ferrata Susatti attraversando interamente il nucleo abitato. Al bivio che si presenta più in alto, si prende a destra il Senter dei Bech, salendo all’inizio piuttosto ripidamente su stradello cementato. Successivamente si incomincia ad avanzare a mezza costa per ottimo e comodo sentiero, costeggiando in un tratto strapiombanti pareti. Dopo alcuni tornanti, si trascura a sinistra (indicazioni) il Sentiero Attrezzato delle Lastre, riprendendo ad avanzare nella direzione di prima (est) immersi in splendido ambiente boschivo dalle caratteristiche mediterranee. Più avanti si discendono e risalgono delle roccette lisciate, procedendo poi con andamento in gran parte pianeggiante, ammirando notevoli visuali sul Lago di Garda. Dopo un notevole punto panoramico, si cammina sotto a dei caratteristici strapiombi e soffitti, per poi affrontare una ripida salita che conduce ad un altro punto panoramico. Trascurato il percorso n° 405 proveniente da Riva, si continua a guadagnare quota assecondando una sorta di crinale, transitando a fianco di alcune grotte. Dopo una ripida salita, un tornante sinistrorso e una cengia/rampa, si raggiunge un pulpito a destra del quale si trova l’attacco della Ferrata Fausto Susatti

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)   

Si scala inizialmente un facile canale con staffa metallica, cui fa seguito un altro canalino ben gradinato (A+). Avendo come direttrice la cresta sud di Cima Capi, si prosegue su traccia fino a raggiungere una grotta. Da qui si scala a sinistra una facile rampa che presenta un singolo passaggio piuttosto ripido ma agevolato da staffa metallica (A+). Effettuato un traverso a destra, ci si impegna con un’ascesa più interessante in cui si scala una placchetta e un canalino addomesticati da staffe metalliche (A/B). Si prosegue poi facilmente assecondando la spettacolare cresta, superando più in alto, con un passaggio piuttosto esposto in traverso, una bella e liscia placchetta (A/B). Un breve ma ripido canalino servito da tre staffe metalliche (A/B) e un paio di gradini, precedono un tratto facile in cui si avanza sulla sinistra del filo di cresta. Giunti in corrispondenza di una grotta, si scala un canalino ripido ma agevolato da staffe (A/B), continuando successivamente su rocce gradinate. Scalato un muretto con staffe, si effettua un brevissimo traverso a sinistra che precede un secondo a destra (B). Superato un breve gradino verticale (staffe), si supera un canalino abbastanza ripido per poi doppiare, con un passaggio piuttosto esposto, uno spigolo (A/B). Un facile canale precede la fine di questa interessante sezione di ferrata. Si prosegue per sentiero passando sopra ad un bunker, superando poi un breve e facile canalino servito da staffe (A+). Sempre assecondando il filo di cresta, si avanza per ottima traccia attraversando un paio di fenditure. Conquistata una sorta di anticima, si perde quota per un breve tratto e in corrispondenza di una grotta si scala un facile canale attrezzato (A). Poco più avanti si raggiunge la splendida sommità di Cima Capi, 909 m, da cui si ammira una straordinaria visuale sul sottostante Lago di Garda. Dopo una meritata sosta, si incomincia la discesa lungo il sentiero n° 405, calandosi poco più in basso per canale roccioso. Si continua a perdere quota piuttosto ripidamente a fianco di postazioni belliche, assecondando successivamente una spettacolare cresta con alcuni facili tratti attrezzati. Raggiunto il punto di atterraggio degli elicotteri, si continua ancora per un tratto lungo il magnifico sentiero di crinale, per poi assecondare una suggestiva cengia/rampa (bunker). Al bivio che si presenta al termine della salita (indicazioni), si prende a sinistra il sentiero n° 460 che conduce alla vicina Ferrata Mario Foletti. Ignorata una traccia che sale a destra ed attraversata una trincea, si raggiunge l’inizio del percorso attrezzato. Si effettua subito un bel traverso su spettacolare ed area placca sfruttando staffe e buoni appoggi (A/B), scalando poi verso destra una rampa con muretto iniziale piuttosto liscio (B). Insistendo lungo la rampa ben gradinata (A+), si effettua più in alto un esposto traverso su placca facilitato da staffe metalliche (A/B). Dopo una ripida discesa su roccia lisciata (B), termina il percorso attrezzato (targa dedicata a Mario Foletti). Si scende per sentiero fino a raggiungere una panchina sotto verticali pareti, affrontando poi una contropendenza. Al termine di quest’ultima, si approda al Bivacco Arcioni, 858 m, posto ideale per una sosta ristoratrice. Raggiunta la vicina chiesa di S. Giovanni, si ritorna a Biacesa assecondando la mulattiera d’accesso (n° 460 e n° 417), trascurando i sentieri n° 460B e n° 417 che si staccano a destra. Il percorso, soprattutto nella parte mediana e bassa, risulta costantemente ripido e in diverse sezioni cementato. Inseritosi in uno stradello ciottolato, lo si segue a sinistra costeggiando i prati e le case della località Caregna, fino ad immettersi nella stradina percorsa all’andata a poca distanza da Biacesa

Groppo di Gora e Monte Carameto da Bardi

Punto di partenza/arrivo: Bardi, 625 m

Dislivello: 980 m ca.

Durata complessiva: 7 h

Tempi parziali: Bardi-Groppo di Gora (2,30 h) ; Groppo di Gora-Passo Pellizzone (1 h) ; Passo Pellizzone-Monte Carameto (1 h) ; Monte Carameto-S. Giovanni (1 h) ; S. Giovanni-Bardi (1,30 h) 

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2022

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi

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Descrizione dell’itinerario 

Ampio e splendido anello implicante l’ascesa a due cime di grande interesse ambientale e paesaggistico.  

Dalla SP 359 nel centro di Bardi, si imbocca Via Montello che sale ripidamente nella parte alta del paese. Oltre le ultime abitazioni, si continua per carraia e sentiero fino ad innestarsi in una stradina (indicazione per Pianelli, Crodolo e il Monte Lama) nei pressi di una casa. Mediante carraia si riprende a salire volgendo subito a destra, svoltando più avanti a sinistra. Si guadagna quota costeggiando prati e radure al cui sommo sono ben visibili le case disabitate di Pianelli. Approdati su una sorta di crinale, si volge a destra e si costeggia il suggestivo nucleo abbandonato, continuando poi per ampia traccia. Al bivio che si presenta, si prosegue per il percorso di sinistra (sbiadito segnavia), avanzando nella sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Per sentiero sempre più invaso dalla vegetazione si raggiunge il corso d’acqua e, varcatolo, si attraversa una sezione di terreno franato. Oltrepassata una staccionata, si volge subito a destra assecondando un sentiero inizialmente poco evidente in quanto invaso dalla vegetazione. Raggiunto il suggestivo nucleo abbandonato di Boioni, si continua per il tracciato d’accesso attraversando panoramiche radure. Sottopassata scomodamente una recinzione a filo spinato, ci si innesta in una carraia contrassegnata CAI n° 803. Si asseconda questo percorso all’interno di un magnifico ambiente boschivo, proseguendo diritto (indicazione) all’incrocio che si incontra nell’ambito di un’area disboscata. La mulattiera continua a guadagnare quota in moderata pendenza presentando interessanti stratificazioni. Raggiunto un bivio, occorre prendere il percorso di destra (Via degli Abati), scendendo per un breve tratto e attraversando un’area di rado bosco. Varcato un ruscello asciutto, si procede in lieve/moderata pendenza per poi pianeggiare svoltando a sinistra. Innestatosi in una carrareccia, si costeggia il margine di un’area disboscata e, raggiunto un incrocio, si continua a sinistra (segnavia). Si avanza per sentiero tra folta vegetazione, confluendo poco più avanti in una carraia, forse quella abbandonata poco prima. Rientrati nella copertura boscosa, al bivio che si presenta si prosegue a sinistra (segnavia), avanzando per un tratto in piano/lieve salita. Attraversata un’ampia area orribilmente disboscata, al bivio che si incontra dopo una svolta si continua a sinistra. Trascurata a destra una traccia, finalmente si rientra nella copertura boscosa, aggirando per sentiero una sezione impercorribile del tracciato (il passaggio di pesanti mezzi di esbosco determina la devastazione di carrarecce e a volte di vecchie mulattiere. In alcuni casi, come quello in questione, si creano delle pozzanghere di tali dimensioni da assumere le fattezze di veri e propri laghetti!). Continuando diritto ad un incrocio, si raggiunge successivamente un ripiano con gabbiotto (indicazioni), innestandosi qui in un’ampia carrareccia. Proseguiamo lungo il percorso n° 803, attraversando la carraia contrassegnata n° 801A e imboccando un’ampia traccia che riprende a salire volgendo subito a destra. Si guadagna faticosamente quota prima nell’ambito di un’area disboscata, poi all’interno del bosco, andando a destra al bivio che si incontra. Sbucati nell’ennesima area disboscata, se ne costeggia il margine procedendo per un tratto in piano, riprendendo successivamente a salire. Dopo un faticoso strappo, si avanza meno ripidamente tagliando un pendio boscoso con affioramenti rocciosi. Al bivio che si presenta in seguito, si trascura a destra un percorso contrassegnato da vecchi segnavia, andando successivamente ad attraversare un’ulteriore area di rado bosco. Continuando diritto/destra all’ennesimo bivio che si incontra (segnavia), si raggiunge più avanti un ripiano erboso con cespugli. Dopo una discesa e la successiva risalita, si valica una panoramica dorsale (bel colpo d’occhio sulle pareti del Groppo di Gora), notando alla nostra destra un’interessante crestina ofiolitica. Si asseconda a saliscendi un crinale contornando un’area disboscata, fino a raggiungere il margine destro di un bel ripiano prativo. Qui, trascurato il percorso che costeggia il limite del bosco, occorre assecondare la traccia di sinistra che attraversa il ripiano (paletto/segnavia). Si riprende successivamente a salire attraversando poco più avanti una radura, rientrando oltre quest’ultima nella copertura boscosa (interessanti esemplari di faggio). Tagliata una carraia insolcata, si avanza perlopiù in piano per sentiero non particolarmente incavato, uscendo nel margine di una radura con arbusti. Raggiunta un’altra radura, si trascura il più evidente percorso che sale a sinistra, continuando invece per il sentiero di destra. Si avanza in bell’ambiente boschivo e oltrepassato un fosso si esce in un magnifico ripiano prativo (palina segnaletica). Si continua in direzione del non lontano Colle del Castellaccio, avanzando per ampia traccia terrosa e attraversando una carraia. Alternando macchie boscose a radure e trascurando percorsi laterali, si guadagna infine un’erbosa sella di crinale, 1272 m, ai piedi dell’ofiolitico Colle Castellaccio. Si continua in direzione E (segnavia n° 907) salendo verso un’altura boscosa, trascurando, in corrispondenza della sommità di quest’ultima, un percorso segnato (A10) che si stacca a sinistra. Si inizia poi a perdere quota alternando tratti all’interno del bosco a radure, avvicinandosi sempre più all’ofiolitico Groppo di Gora. Giunti nei pressi delle sue spettacolari placche occidentali, si volge a sinistra per poi salire faticosamente nell’ambito di erti pendii prativi. Guadagnato l’ampio plateau sommitale del Groppo di Gora, 1302 m, si nota su un pulpito che precipita in versante Ceno una particolare nicchia con madonnina. Assecondando i segnavia impressi sulle rocce ofiolitiche, si inizia successivamente a perdere quota, impegnandosi, dopo il primo tratto in lieve pendenza, con una discesa alquanto ripida, faticosa e malagevole. Rientrati nella copertura boscosa, si raggiunge una selletta dove si trascura a sinistra un sentiero segnato. Ignorato poco più avanti, in corrispondenza di una recinzione con filo spinato, un altro percorso che staccandosi a sinistra conduce a Teruzzi, si prosegue per il sentiero di crinale in direzione del Passo Pellizzone. Scavalcata un’altura boscosa, si approda in una sella in cui si taglia un’ampia traccia proveniente da Bardi (n° 801A). Si continua lungamente per il percorso di crinale, avanzando in piano/lieve discesa e in leggera salita, attraversando aree disboscate e trascurando carraie che si staccano ai lati. Tagliata la pista di un metanodotto, si prosegue per carrareccia e al bivio che si incontra poco dopo si ignora un percorso che si stacca a sinistra. Continuando lungamente per il comodo tracciato, si raggiunge infine il Passo Pelizzone, 1029 m, situato lungo il crinale Ceno/Arda. Da qui si continua alla volta del Monte Carameto, assecondando il percorso n° 801 che svolta quasi subito a sinistra costeggiando il margine di una radura. Si prosegue poi in lieve salita in bell’ambiente boschivo e al primo bivio si opta per l’ampia e ripida traccia di sinistra. Effettuate un paio di svolte, giunti in corrispondenza di un cippo, si volge a sinistra e si guadagna quota verso N ammirando belle stratificazioni. Ripresa la direzione E, si contorna una radura per poi rientrare nella copertura boscosa formata da faggi con qualche sparuta conifera. Usciti in un ripiano prativo, si continua per ampia traccia terrosa e rientrati nel bosco si riprende a salire piuttosto ripidamente. Dopo questa sezione, si prosegue per un tratto con andamento pressoché pianeggiante e nel momento in cui l’ampia traccia su cui stiamo comminando volge a sinistra si continua diritto per sentiero. Si guadagna quota piuttosto ripidamente compiendo un paio di svolte, recuperando poco più in alto il crinale divisorio. Dopo una breve discesa, si entra in un’area disboscata e all’incrocio che si presenta si continua diritto. Effettuata una ripida salita, che può avvenire sia all’interno del bosco seguendo il percorso segnato, quanto alla sua destra, si esce in splendidi pendii prativi a poca distanza dalla cima del Carameto. Assecondando il crinale divisorio e salendo piuttosto ripidamente nell’ultimo tratto, si guadagna la magnifica cima del Monte Carameto, 1318 m. Dopo una meritata sosta in uno dei più suggestivi balconi panoramici di tutto l’Appennino parmense, si incomincia la discesa che avviene nella prima sezione lungo il crinale orientale della montagna. Il tratto iniziale, molto ripido, può essere disceso sia per ampia traccia, oppure per il sentiero segnato alla sua destra. Approdati in un’insellatura erbosa, si continua per il percorso di crinale aggirando a sinistra un’altura boscosa. Il sentiero volge presto a destra e presenta particolari affioramenti di rocce bianche. Ripreso il filo della dorsale, lo si asseconda comodamente oltrepassando un cancello per il bestiame, ammirando altre interessanti stratificazioni. Raggiunto un bivio (indicazioni) in corrispondenza di una sella, si abbandona il crinale divisorio e si scende in versante Ceno per ampia traccia. Il percorso volge successivamente a destra dirigendosi verso un evidente poggio boscoso, presentando suggestivi affioramenti rocciosi. Poco prima del dosso, si svolta a destra per poi virare subito a sinistra (prefabbricato in lamiera a destra), continuando per il percorso principale sempre molto comodo e piacevole. Dopo alcuni tornanti, si perde quota per panoramico pendio caratterizzato da cespugli di ginepro (notevoli visuali sulla sottostante Val Ceno). In corrispondenza del limite di un rimboschimento a conifere, si volge a destra e si scende costeggiandolo per un tratto. Si procede poi tra ginepri, prendendo la carraia di destra nel momento in cui il percorso si sdoppia. Dopo la ricongiunzione dei due tracciati, si avanza costeggiando belle radure e transitando nei pressi di un piccolo stagno. Al bivio che si presenta appena dopo, si continua per il percorso di destra che procede a fianco di radure delimitate da siepi. Immessosi più avanti in una carraia nei pressi di un ampio ripiano prativo, la si asseconda a sinistra per poco abbandonandola per traccia a destra. Si attraversa in questo modo il menzionato ripiano tra i più belli e panoramici di tutto l’Appennino parmense. Giunti nei pressi di una casa disabitata, si continua per carraia a fianco di bucoliche radure attraversando un ruscello e notando in una torretta elettrica un segnavia. Trascurata successivamente una carraia a sinistra, si prosegue costeggiando una siepe che delimita due ampie radure. Immessosi in un’altra carrareccia (indicazione per la Cappella di S. Giovanni), la si asseconda a destra e al primo bivio la si abbandona per ampia traccia a sinistra. Si procede costeggiando ed attraversando belle radure intervallate da una fascia boscosa. Oltrepassata una sbarra, si continua per rilassante percorso all’interno di un bell’ambiente boschivo, avanzando in piano e in lieve discesa. Ad un certo punto, i segnavia inducono ad abbandonare la carraia onde raggiungere la vicina Cappella di S. Giovanni, 911 m. Dopo un meritata sosta (tavolo con panche), trascurato il percorso che si diparte proprio di fronte all’area in cui si trova la cappella, ci si inserisce in una carrareccia che si asseconda (indicazioni) a sinistra (n° 801A). Si perde quota costeggiando un campo e, dopo una svolta a destra, ci si immette in uno stradello inizialmente sterrato. Lo si segue a sinistra procedendo a fianco di bellissime radure, dirigendosi verso il nucleo agricolo di Arcisa. Poco prima di esso, si prende a destra una carraia avanzando nella primissima parte in lieve salita per poi riprendere a scendere. Assecondando un percorso talora trascurato, si attraversa un corso d’acqua e, dopo una salita, si transita nei pressi di una costruzione diroccata (Le Sorbe). Si continua costeggiando campi e radure, trascurando un paio di carraie che si staccano a destra. Guadato il Rio del Poggione, si ignora a destra un percorso e, continuando per quello principale, si avanza comodamente all’interno di un bell’ambiente boschivo. Varcato un altro corso d’acqua, si transita a fianco di alcuni resti murari, continuando diritto all’incrocio che si presenta. Si procede per bella mulattiera delimitata da vecchi muretti a secco, andando a guadare un ulteriore ruscello. Si avanza successivamente a fianco di bucolici prati e, insistendo per il comodo e piacevole tracciato, ci si inserisce in una stradina asfaltata poco sotto il nucleo di Zambello. Al bivio che si incontra più in basso, si prosegue a sinistra verso Cansaldi e dopo poche decine di metri si scorge a destra la continuazione del segnavia n° 801A. Si scende costeggiando dei campi fino a varcare un rio, inserendosi successivamente in una sterrata che si asseconda a sinistra in salita. Innestatosi in una stradina nei pressi del nucleo agricolo di Berlini, lo si attraversa trascurando a sinistra uno stradello che conduce ad una casa situata sotto ad un caratteristico poggio. Volgendo invece a destra, si guada il Rio Corsenna dei Berlini oltre il quale si prosegue per poco piacevole tratturo in salita a fianco di campi. Andando diritto all’incrocio che si incontra, si prende subito dopo a destra una traccia che costeggia il margine di un campo. Varcato l’ennesimo corso d’acqua, si procede in salita a fianco di una proprietà, notando alla nostra sinistra un caratteristico masso ofiolitico. Costeggiata una discarica, si prosegue per stradina mediante la quale ci si innesta nella SP 359R. La si asseconda a sinistra per poco, prendendo a destra uno stradello privato che conduce ad alcune villette di recente costruzione (località Galante). Oltre un cancello (che potrebbe trovarsi chiuso, essendo questa, come già specificato, una proprietà privata, ma il percorso n° 801A passa proprio qui), si costeggia una vecchia casa e, aggirato a sinistra un altro cancello, ci si innesta in una carraia proveniente anch’essa dalla strada per il Pellizzone. La si asseconda a sinistra superando una sezione infestata dai rovi, procedendo per un tratto in lieve salita. Poi si riprende a scendere e, dopo un’altra sezione in cui si avanza in salita a fianco di campi, ci si innesta in una stradina asfaltata. Raggiunto l’ingresso del cimitero di Bardi, si continua diritto per Via dei Cipressi (segno bianco-rosso della Via degli Abati), fino a confluire nella SP 359R a poca distanza dal centro del paese. 

Cima dell’Orsa: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Canta del Gal, 1160 m; parcheggio sotto Malga Canali, 1302 m

Dislivello: 1312 m ; 1170 m

Durata complessiva: 6,50/7 h

Tempi parziali: parcheggio sotto Malga Canali-Rifugio Treviso (45 min) ; Rifugio Treviso-Forcella dell’Orsa (1,45 h) ; Forcella dell’Orsa-Cima dell’Orsa (1 h) ; Cima dell’Orsa-Forcella dell’Orsa (50 min) ; Forcella dell’Orsa-parcheggio sotto Malga Canali (2,30 h)

Difficoltà: PD- la Via Normale alla Cima dell’Orsa ; E/EE la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo su roccia (corda da 60 m)

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Fiera di Primiero si imbocca la SS 347 per il Passo Cereda. Dopo alcuni ripidi tornanti, in corrispondenza di un ulteriore tornante destrorso, si
prende a sinistra la strada della Val Canali. La si segue fino a raggiungere l’albergo/ristorante Cant del Gal. Il parcheggio è a pagamento (6 € per l’intera giornata)
. Eventualmente si può proseguire per stretta stradina in direzione di Malga Canali e parcheggiare l’auto in uno slargo prima di una sbarra (nell’alta stagione estiva il parcheggio si riempie in fretta)

Descrizione dell’itinerario 

La Cima dell’Orsa è una delle vette che, assieme alla Cima dell’Alberghetto e alla più nota Cima del Coro, chiudono a nord/nord-est la Val Canali. La si conquista mediante una Via Normale facile che tuttavia non va sottovalutata nonché sottogradata come capita spesso con le salite alpinistiche di stampo pionieristico. In primo luogo implica un iniziale tiro su camino di II° e III° e un altro passaggio intorno al III°. In secondo luogo la roccia si presenta non sempre buona e in alcuni punti piuttosto rotta. A questo si aggiunge un avvicinamento molto lungo e faticoso, anche se spettacolare. 

Dal parcheggio sotto Malga Canali, raggiungibile a piedi in circa venti minuti da Cant del Gal, ci si incammina per comoda carraia che procede parallelamente al Torrente Canali. Superato un tratto cementato, si attraversa mediante ponticello il torrente e si continua per sentiero. Al bivio che si presenta poco dopo si prosegue a sinistra (n° 707) in direzione del Rifugio Treviso. Si procede per comoda traccia immettendosi poco più avanti in una forestale che avanza in modo pianeggiante. Andando a destra ai due bivi che si incontrano, si prosegue per sentiero procedendo ancora per un tratto parallelamente al Torrente Canali. Trascurata a sinistra una carraia chiusa da una sbarra, si attraversa una fascia boscosa per poi varcare un solco con detriti. Penetrati nella copertura boscosa, si trascura il percorso n° 711A per il Bivacco Minazio e si inizia una lunga sequenza di tornanti, mai particolarmente ripidi, fino a raggiungere un bivio nei pressi del Rifugio Treviso, 1630 m. Si continua a sinistra lungo il sentiero n° 707 in direzione del Passo Canali, perdendo inizialmente quota per un breve tratto. Attraversato un panoramico ripiano che costituisce il punto di atterraggio degli elicotteri, si rientra nel bosco e dopo una sezione in cui si procede perlopiù in piano si riprende a guadagnare quota. Usciti dalla copertura boscosa alla base del canalone che divide la Pala del Rifugio dalla Cima Sant’Anna, ci si dirige verso una costa che precipita con verticali pareti. Giunti alla base di queste ultime, si sale ripidamente in mezzo ai pini mughi, fino a guadagnare il sommo di questa sezione. Attraversato, prestando attenzione ai segnavia, il letto di un rio, si risale una dorsale erbosa ai piedi delle strapiombanti pareti della Cima Sant’Anna. Trascurato più avanti il Sentiero dei Vani Alti, si prosegue per il n° 707 valicando una costa ed attraversando un paio di solchi. Tralasciato a destra il sentiero di avvicinamento alla Ferrata Fiamme Gialle, si continua verso il Passo Canali effettuando qualche svolta, risalendo il ghiaione che scende dalla base pareti della Cima dell’Alberghetto. La Cima dell’Orsa – nostra meta giornaliera – è situata a sinistra di quest’ultima e a destra del Colle Canali. La Via Nomale risale la sua cresta nord-ovest il cui inizio è situato in corrispondenza della Forcella dell’Orsa. Per raggiungerla è necessario continuare ancora per un tratto lungo il frequentato sentiero n° 707 diretto al Passo Canali. Nel momento in cui il percorso procede tra dossi rocciosi, si nota su un masso l’indicazione per la Forcella dell’Orsa. Si abbandona quindi il segnavia n° 707 e si asseconda una labile traccia che risale un ripido ghiaione conducendo alla base di una caratteristica parete di rocce nere. La si costeggia per un tratto e doppiato uno spigolo si entra nel ripido e ghiaioso canale che scende dalla Forcella dell’Orsa. Lo si risale faticosamente tenendosi prima a sinistra, poi a destra e quindi al centro, fino a guadagnare la spettacolare forcella, 2330 m, al sommo della Val d’Angheraz. Da qui, trascurato il sentiero che scende verso quest’ultima, si punta all’evidente parete di rocce gialle, incisa da camini, che ci sovrasta e che costituisce il salto iniziale della cresta nord-ovest della Cima dell’Orsa. Aggirati in versante Angheraz alcuni spuntoni di cresta, si arriva alla base del camino situato più a destra (vecchio chiodo). Lo si scala interamente, superando nella prima sezione un passo di III° e prestando attenzione, nella parte successiva, alla presenza di blocchi instabili (II°+). Raggiunto uno spuntone con cordini e anello di calata, si prosegue in versante Canali effettuando un delicato traverso su cengetta ghiaiosa, puntando ad un piccolo forcellino. Appena prima di quest’ultimo, si scala a sinistra una specie canalino (II°) e, superata una breve sezione di rocce rotte e friabili, si guadagna il filo di cresta in corrispondenza di un cordino su spuntone. Si asseconda l’esposta cresta giungendo alla base di un quasi verticale gendarme che va superato direttamente. Scalato il primo muro (III°-), si continua più facilmente (II°), conquistando in questo modo la sommità del risalto dove si rinviene un cordino su spuntone. Da qui si prosegue lungo l’ampia dorsale aggirando o superando, tenendosi nella sua parte sinistra, un ulteriore risalto, continuando poi facilmente su roccette e ghiaie fino a guadagnare la splendida ed esclusiva Cima dell’Orsa, 2472 m. Dopo una meritata sosta, si incomincia la discesa effettuando un’eventuale corda doppia di circa 15 m lungo il verticale gendarme di cresta e un’altra di 25/28 m lungo il camino iniziale (controllare l’affidabilità dei cordini ed eventualmente sostituirli). Ritornati a Forcella dell’Orsa, si rientra al punto di partenza lungo lo stesso percorso effettuato all’andata. 

Monte Maddalena: Sentiero Alpinistico Jean e Sentiero Alpinistico Marina

Punto di partenza/arrivo: Caionvico, 150 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: Caionvico- attacco Sentiero Alpinistico Jean (25 min) ; attacco Sentiero Alpinistico Jean-sentiero n° 1 (30 min) ; sentiero n° 1-attacco Sentiero Alpinistico Marina (1 h) ; attacco Sentiero Alpinistico Marina-sentiero n° 1 (30 min) ; sentiero n° 1-Caionvico (1 h) 

Difficoltà: F il Sentiero Alpinistico Jean ; F/F+ il Sentiero Alpinistico Marina ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo per chi ha esperienza di salite su roccia

Ultima verifica: febbraio 2022

Accesso stradale: dall’uscita dell’A21 di Brescia Centro si imbocca la tangenziale in direzione di Verona, abbandonandola all’uscita 10 (indicazione per S. Eufemia). Oltrepassata la ferrovia, si abbandona Via Serenissima (indicazioni per il Lago di Garda e Rezzato) immettendosi in Viale S. Eufemia. Alla prima rotonda si prende a sinistra Via della Musia che conduce nella parte bassa del paese di Caionvico. Si può parcheggiare l’auto nei pressi della Chiesa di S. Massimiliano Maria Kolbe

Descrizione dell’itinerario 

Il Monte Maddalena è un vero paradiso per gli escursionisti. Sono presenti numerosi percorsi che permettono diverse combinazioni sempre di grande interesse. In particolare esistono dei sentieri alpinistici – come quelli proposti – molto piacevoli, che si svolgono su rocce calcaree eccezionalmente ricche di appigli. 

Dalla parte bassa del paese di Caionvico, si attraversa in salita tutto il suggestivo borgo fino a raggiungerne il suo sommo dove è situata la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita con annesso il cimitero. Da qui si prende a sinistra (indicazione del percorso n° 514) uno stradello inizialmente asfaltato, poi sterrato, che conduce alla Cappella del Viandante. Dopo una salita a fianco di vigneti, si raggiunge un bivio (indicazioni) da cui si prende il percorso di sinistra. Si procede per bel sentiero costeggiando un vigneto con ulivi, proseguendo a destra al bivio che si presenta poco dopo. Si sale piuttosto ripidamente per ottimo sentiero (n° 545) con andamento verso sud, per poi volgere a sinistra ed inerpicarsi tra massi calcarei in direzione di un’evidente croce. Ignorata a destra una traccia che conduce a dei settori d’arrampicata e sottopassata una linea elettrica, si presenta un bivio da cui si volge repentinamente a sinistra (indicazioni dei sentieri alpinistici). Si avanza per sentierino utilizzando anche una piccola pedana, fino a raggiungere l’attacco del Sentiero Alpinistico Marina. Continuando ulteriormente per traccia in discesa, si iniziano poco dopo a costeggiare le rocce dove si sviluppa il Sentiero Alpinistico Jean. Attraversata una malconcia passarella, si incontra l’attacco della via alpinistica. Si scalano inizialmente delle divertenti placchette sfruttando ottimi appoggi (II°) fino ad arrivare alla base di un muro verticale che presenta due possibilità di uscita. Proseguendo direttamente, si scala una verticale ma facile fessura (II°+), uscendo appena dopo in una zona di roccette gradinate. Superata eventualmente una placchetta a sinistra di pochi metri, si continua facilmente assecondando i bolli blu, volgendo poco più in alto a destra (appena prima di virare a destra, si può scalare a sinistra un brevissimo ma liscio muretto di II°+). Si effettua un traverso che precede un breve tratto discendente per canale/diedro (I°+). Arrivati alla base di una bella placca fessurata, la si scala interamente con divertentissima arrampicata su roccia meravigliosa (II°), volgendo poi a destra per pochi metri. Superata un’altra simpatica placchetta (II°), si avanza in obliquo a destra su roccette assecondando la segnaletica blu. Inseritosi nel Sentiero Alpinistico Marina, lo si abbandona quasi subito piegando a sinistra. Ci si inerpica tra massi e roccette fino ad arrivare alla base di un’altra sezione rocciosa. Si scala inizialmente un breve fessura tenendosi all’esterno (II°-) e, messo piede su un uno spuntone, si supera un facile anche se ripido muretto (II°). Terminate le difficoltà alpinistiche, si sale su caratteristico pendio formato da sassi e blocchi calcarei, lambendo la segnaletica del Sentiero Alpinistico Marina. Ci si congiunge infine con esso nel momento in cui si penetra nel bosco. Seguendo un sentiero in lieve discesa ci si innesta poco più avanti nel percorso n° 1. Lo si asseconda a destra transitando a fianco di un’area recintata, uscendo presto dalla copertura boscosa. Al bivio che si presenta, si imbocca a destra un sentiero che procede perlopiù in piano/lieve discesa in bell’ambente boschivo. Raggiunto un incrocio, si prende il percorso di destra (n° 15) che perde quota piuttosto ripidamente tra arbusti e rado bosco. Penetrati nella più fitta copertura boscosa, si volge repentinamente a destra transitando poco più avanti a fianco di alcuni pozzi e baratri. Trascurato a destra il sentiero per la Grotta Tampa, si prosegue per il percorso principale compiendo in seguito un tornante sinistrorso. Immessosi in un’ampia traccia, la si asseconda a destra trascurando subito il percorso d’accesso ad una palestra di roccia. Effettuati quattro tornanti (dopo i primi due si stacca a destra il sentiero n° 544 che, al fine di raggiungere l’attacco del Sentiero Alpinistico Marina, potrebbe costituire una scorciatoia), si procede in direzione sud oltrepassando un cancello costituito da funi d’acciaio. Dopo una discesa a fianco di una proprietà recintata, si ritorna al bivio incontrato all’inizio dell’escursione poco sopra la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita. Da qui, ripercorrendo lo stesso percorso d’avvicinamento, si raggiunge l’attacco del Sentiero Alpinistico Marina. Si scala subito un muretto verticale (II°/II°+) e, dopo facili rocce, si aggira a sinistra un’impegnativa fenditura. Si arriva poi alla base di una bella sezione rocciosa incisa inizialmente da una fessura. La si supera (II°) per poi scalare un brevissimo muretto abbastanza liscio implicante un movimento di III°-. Segue una successione di magnifiche placche che si scalano (II°) con divertentissima arrampicata su roccia stupenda anche se già leggermente lisciata. Dopo un brevissimo traverso a destra lievemente esposto (si nota uno spuntone con spit e catena di calata), si scala una sorta di diedro dotato di ottimi appigli (II°). Dopo un muretto, si continua facilmente fino a raggiungere, non prima di aver scalato una brevissima balza, una specie di spaccatura orizzontale. Da qui si supera, con arrampicata in obliquo a destra, un liscio muretto (II°+) che anticipa una placchetta fessurata (II°/II°+). Segue una sezione in cui si procede tra blocchi calcarei notando inizialmente i bolli blu del Sentiero Alpinistico Jean. Progredendo su roccette e ghiaie, si arriva alla base di una bella sezione rocciosa che il percorso supera direttamente. Dopo le prime facili rocce, si scala una ripida rampa obliqua a sinistra e la successiva placca piuttosto esposta (II°). Si continua poi tra blocchi e sassi assecondando i bolli rossi, trascurando ad un bivio il sentiero di rientro contrassegnato da sbiaditi segnavia. Si oltrepassa più in alto un piccolo gruppo di alberi e, progredendo sempre su ghiaie e blocchi calcarei, si raggiunge il limite della vegetazione arborea dove il Sentiero Alpinistico Marina si congiunge con il Sentiero Alpinistico Jean. Messo piede nel sentiero n° 1, questa volta lo si asseconda a sinistra costeggiando quasi subito un bel ripiano erboso. Poi il percorso, tenendosi più o meno sul filo del boscoso crinale sud del Monte Maddalena, oltrepassa la sommità denominata Le Grappe, 455 m, contraddistinta da una piramide di sassi. Il sentiero continua ad assecondare il crinale molto bello e panoramico, conducendo più avanti ad una Madonnina collocata in splendida posizione. Dopo un tratto in cui si procede a destra del filo della dorsale, si scavalca la cima del Monte Mascheda, 440 m, continuando ulteriormente per il sentiero di crinale. Segue una sezione molto bella in cui si cammina su particolari rocce calcaree, oltre la quale, al bivio che si incontra, si prende a sinistra (bollo arancione e segnavia bianco-rosso) un sentiero piuttosto labile ma ben contrassegnato. Il percorso si sviluppa inizialmente tra massi e vegetazione spinosa per poi scendere ripidamente su panoramico pendio erboso/ghiaioso con alcune roccette. Sottopassato un palo dell’alta tensione, si volge repentinamente a sinistra procedendo in direzione nord-est, alternando macchie di bosco (cipressi) a ghiaioni. Dopo un’area di roccette affioranti in cui è presente un cordone e una breve contropendenza, si volge a destra raggiungendo una lastra rocciosa con la scritta “sentiero per escursionisti esperti”. Il percorso segnato conduce poco dopo a Casina Sella e, procedendo in piano/lieve discesa in direzione nord-est, riporta al secondo bivio incontrato all’inizio dell’escursione a poca distanza dalla Chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Caionvico.  

Monte Brusa’: anello dal Ponte del Cogno

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno, 983 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-strada Lagoni (1,30 h) ; strada Lagoni-Monte Brusà (1,50 h) ; Monte Brusà-Lago Santo (1 h) ; Lago Santo-Ponte del Cogno (1,30 h)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Il Ponte del Cogno è situato a due chilometri circa da Bosco, lungo strada d’accesso alla località Cancelli

Descrizione dell’itinerario 

Notevole e completa proposta escursionistica alla scoperta di una delle più suggestive aree dell’Alta Val Parma. Qualche problema di identificazione si riscontra nel tratto Torrente Parma di Badignana-sentiero n° 721B. Inoltre si propone una salita fuori sentiero nel tratto Padule di Badignana-Fontana del Vescovo. Un’ultima annotazione riguarda il crinale sud-est del Monte Brusà, il cui sentiero che lo percorre, pur essendo segnato, risulta in alcune sezioni poco evidente e piuttosto esposto. 

Appena dopo il Ponte del Cogno si diparte verso est una carraia (CAI n° 721) che poco più avanti volge a destra transitando a fianco di una casa collocata in splendida posizione. Il bellissimo tracciato prosegue in piano/lieve discesa a fianco degli appezzamenti della Piana del Cogno, offrendo straordinarie visuali sul Monte Roccabiasca e sulla dorsale Parma/Bratica. Nel momento in cui il percorso, avvicinandosi al fondo della valletta formata dal Torrente Parma delle Guadine, inizia a salire lievemente, in un campo a sinistra si nota un cippo con bassorilievo in marmo bianco. Attraversato mediante ponte in cemento (a cui è affiancato il ben più suggestivo manufatto originale) il menzionato ramo del Torrente Parma, si incomincia a guadagnare quota trascurando un percorso a sinistra. Procedendo ai piedi del boscoso profilo settentrionale del Monte Vidice, si volge poco dopo a destra entrando nella valle formata dal Torrente Parma di Badignana. Al bivio che si incontra poco più in alto si prosegue a sinistra assecondando il percorso n° 720 recentemente segnato da CAI. Si avanza perlopiù in piano e in lieve discesa immersi in ambiente boschivo di impareggiabile bellezza arricchito dalla presenza di faggi secolari. Oltrepassata un’area di bosco divelto a causa di interventi umani, si rientra nella splendida faggeta e più avanti si attraversa, tenendosi nel suo margine sinistro, una specie di radura con arbusti. Raggiunto il Torrente Parma di Badignana si prosegue per il percorso segnato che lo costeggia per un breve tratto. Nel momento in cui l’ampia traccia volge a sinistra onde effettuare il guado, si abbandona il segnavia n° 720 e si prosegue diritto per labilissimo sentiero che procede parallelamente al torrente. Poco dopo si giunge in una suggestiva area caratterizzata da due grossi massi ricoperti di muschio. Oltre questi ultimi, ci si sposta un po’ a destra rispetto al corso d’acqua e per sentiero molto poco evidente, avanzando perlopiù in lieve salita, si mette piede in un ripiano con grande masso arenaceo. Qui il percorso sembra perdersi, ma con un buon intuito, sempre nell’ipotesi di non usufruire del navigatore (esercizio estremamente mortificante della libera iniziativa e della capacità personale di “lettura” in loco dell’itinerario che ci si accinge a percorrere), lo si dovrebbe recuperare. Trascura una traccia che continua parallelamente al torrente, si aggira il masso e si scorge, un po’ a destra di quest’ultimo, l’incavo di un sentiero. Lo si asseconda effettuando subito una curva a sinistra e il successivo tornante destrorso, giungendo in una prima piazzola di carbonaia. Da qui, guardando a destra, dovremmo notare l’incavo del vecchio sentiero/mulattiera che sale piuttosto ripidamente. Si transita poco dopo a fianco di una seconda piazzola di carbonaia e, continuando a progredire per un ulteriore tratto in questa direzione, si incontra una terza piazzola. Poco più avanti si volge a sinistra effettuando successivamente una svolta a destra, notando, in corrispondenza di quest’ultima, un segno fluorescente sul tronco di un faggio. Si prosegue per sentiero sempre più labile che tende a scomparire nei pressi di un’area caratterizzata da massi. Qui occorre volgere a sinistra ed effettuare, per traccia molto poco incavata, ulteriori svolte. Raggiunta una costa che costituisce il sommo della sponda sinistra della valletta formata dal Torrente Parmetta, si incontrano dei bolli rossi che indicano una linea di salita lungo la dorsale. Noi continuiamo per la vecchia mulattiera effettuando un paio di svolte/tornanti, volgendo successivamente a destra. Si avanza in spettacolare ambiente boschivo caratterizzato da massi ricoperti di muschio, compiendo, per traccia sempre meno incavata, un paio di svolte. Proprio in corrispondenza di un rimboschimento a conifere ci si innesta nel percorso n° 721B che si segue a sinistra in direzione Lagoni. Notando inizialmente dei resti murari di vecchi ricoveri, si riprende poco più avanti la costa di prima – e con essa la segnaletica costituita da bolli rossi – assecondandola per un buon tratto. Questa sezione del percorso è particolarmente interessante, sia per la bellezza e integrità dell’ambiente boschivo in cui si è immersi, quanto per la suggestione di comminare su uno storico percorso – come denotano le traverse per lo scolo dell’acqua che si incontrano – ancora ottimamente conservato. Giunti in un bel ripiano boscoso, si trascurano a sinistra i segnavia rossi e si prosegue diritto/destra continuando ad assecondare la segnaletica bianco-rossa, transitando inizialmente a fianco di una piazzola di carbonaia. Al bivio che si incontra poco dopo (palina segnaletica), si continua diritto per sentiero che volge presto a sinistra in direzione del Torrente Parmetta. Nei pressi di quest’ultimo, il percorso segnato volge a destra e, dopo un paio di svolte, conduce sulla carrozzabile Cancelli-Lagoni. Si segue la strada a sinistra attraversando subito il ponte sul Torrente Parmetta, continuando per essa fino al bivio con il percorso per le Capanne di Badignana (n°719). Imboccata la comoda carraia, si svolta quasi subito a sinistra incontrando poco più avanti il bivio con la variante n° 719C che conduce ai Lagoni. Si continua per il percorso principale procedendo in piano/lieve discesa parallelamente al Torrente Parmetta. Oltrepassato un ponticello, la carraia inizia a salire, sempre dolcemente e con diverse svolte, allontanandosi dal corso del torrente. Il tracciato effettua più in alto una netta svolta a sinistra ed offre proprio in questo punto una bella visuale dello spigolo sud della Roccabiasca. Appena prima della menzionata svolta dovremmo notare a sinistra un masso con sbiadita freccia di colore rosso e segnavia dello stesso colore sui tronchi degli alberi. Si imbocca questo interessante percorso che nella parte iniziale procede parallelamente alla carraia per Badignana, effettuando successivamente un paio di tornanti. In corrispondenza di un’ulteriore svolta, si abbandona l’ampia traccia, sempre meno battuta, e si prosegue diritto per sentiero. Poco più avanti ci si innesta in un’altra mulattiera e la si asseconda penetrando progressivamente nella valletta formata dal Rio di Badignana. In corrispondenza di un ripiano boscoso si abbandona il poco incavato percorso e tenendosi a destra si lambisce la dorsale che costituisce il sommo della sponda destra del Rio di Badignana. Si continua per l’interessante sentiero effettuando qualche svolta, attraversando più avanti un’area cespugliosa. Appena dopo essere transitati a fianco di un bell’esemplare di faggio, si giunge in un avvallamento ai piedi delle spettacolari pareti del Monte Scala. La poco evidente traccia procede tra erba alta parallelamente ad un ruscello, volgendo poco più in alto a destra. Risalita una costa caratterizzata dalla presenza di rocce montonate, si giunge a poca distanza della torbiera conosciuta come Padule di Badignana. Da qui, anziché seguire la traccia di destra che scende nel sottostante pianoro, si prosegue per sentierino che diviene sempre meno evidente fino a perdersi del tutto. Si deve salire alla bene e meglio parallelamente al solco formato da un ruscello, faticando non poco a causa dell’erba alta e della presenza di sassi. Ammirando la bellezza dell’ambiente in cui ci troviamo, avendo sempre come direttrice la dorsale che delimita il menzionato solco, si raggiunge Fontana del Vescovo, 1595 m. Immessosi nel sentiero n° 715, lo si asseconda a destra e al bivio che si presenta quasi subito si prende a sinistra il segnavia n° 715A, attraversando inizialmente un magnifico ripiano ai piedi di un ripido pendio. Si incomincia poi a guadagnare faticosamente quota per traccia che effettua diversi tornanti, presentandosi, specialmente nella parte superiore, piuttosto labile. Raggiunto il crinale Parma/Massa in corrispondenza del Passo di Badignana, 1686 m, ci si dirige a nord-ovest (segnavia 00) alla volta del Monte Brusà. Scavalcato un primo dosso di crinale, si prosegue in piano e a saliscendi costeggiando il limite della vegetazione arborea. In seguito il sentiero scende ripidamente per pochi metri in versante lunense, per poi riprendere il filo della dorsale spartiacque e assecondarlo costeggiando il margine superiore del bosco di faggi. Si avanza a saliscendi per traccia abbastanza esposta penetrando più avanti nella copertura boscosa, uscendone quasi subito. Il sentiero prosegue assecondando il crinale divisorio, ma ad un certo punto volge a destra onde aggirare, tenendosi all’interno di un bel bosco di faggi dai caratteristici rami ricurvi, un’altura. Approdati in una selletta, si sale ripidamente scavalcando una quota di crinale per poi rientrare nuovamente nel bosco. Ripreso il filo della dorsale, si procede perlopiù in salita assecondando un sentiero spesso poco visibile, costeggiando continuamente il margine della vegetazione arborea. Dopo questa lunga e scomoda sezione, sempre assecondando il crinale Parma/Massa, ora aperto su entrambi i lati, si scavalca una quota fino a conquistare la cima del Monte Brusà, 1786 m. Dopo una meritata sosta si scende lungo il crinale nord-ovest raggiungendo in breve il Passo delle Guadine. Abbandonata la dorsale spartiacque, si continua a destra lungo il sentiero n° 719 in direzione di Sella dello Sterpara, procedendo a mezza costa e ammirando splendide visuali sul sottostante vallone con al centro il Lago Pradaccio. Dopo aver costeggiato un bel ripiano ai piedi dei pendii settentrionali del Monte Aquila, si avanza ulteriormente a mezza costa doppiando delle dorsali e attraversando un canale. Penetrati nella faggeta, si procede in piano/lieve discesa assecondando attentamente i segnavia in quanto il sentiero non è particolarmente incavato. Successivamente si avanza in leggera salita in bell’ambente boschivo, fino a guadagnare e valicare Sella dello Sterpara ai piedi del primo risalto dell’omonima cresta. Si prosegue per il comodo percorso n° 719 compiendo inizialmente alcuni tornanti, costeggiando successivamente delle rocce. Dopo il bivio con il sentiero d’avvicinamento alla Via Alpinistico Roberto Fava, si penetra in un bosco di conifere uscendone poco più in basso. Attraversato un rio, ci si innesta nel percorso n° 723 proveniente da Lago Santo e diretto alla Sella del Marmagna. Lo assecondiamo verso la prima località, trascurando al successivo bivio, situato all’interno della pineta di Lago Santo, il sentiero n° 729 che conduce a Capanna Braiola. Dopo una discesa a fianco di una caratteristica lastra rocciosa, si volge a sinistra notando alla nostra destra un bell’esemplare di faggio. Il frequentato sentiero perde successivamente quota su pendio aperto caratterizzato da affioramenti rocciosi, riconducendo poi all’interno della splendida faggeta. Dopo una discesa e qualche svolta si raggiunge la sponda sud-occidentale del Lago Santo in corrispondenza della vecchia peschiera, 1515 m. Da qui si assecondano a destra i segnavia del percorso n° 723B costeggiando lo splendido lago di origine glaciale e oltrepassando un ripiano con crocifisso (attualmente mancante). Dopo una breve salita all’interno di un bell’ambente boschivo, si volge a sinistra e usciti dalla copertura boscosa si inizia ad attraversare l’ampia e spettacolare pietraia che chiude ad oriente la specchio d’acqua. Varcato l’emissario, ci si innesta nel percorso n° 723A che si asseconda in direzione di Lagdei, transitando inizialmente a fianco di una caratteristica lastra rocciosa. Rientrati nella faggeta, si avanza in lieve salita fino a raggiungere il bivio con il percorso n° 723B chiamato “Sentiero delle Carbonaie”. Dopo la prima salita si volge a sinistra e si attraversa il margine superiore di panoramiche pietraie. Poi, rientrati nella copertura boscosa, si avanza a mezza costa ammirando un caratteristico roccione a forma di spigolo con a sinistra uno splendido esemplare di faggio. Si procede successivamente in salita per poi piegare a destra onde portarsi sull’ampio e boscoso profilo settentrionale che digrada dalla quota più meridionale della Cresta dello Sterpara. Il vecchio tracciato perde quota effettuando comodi tornanti, conducendo più in basso in un rimboschimento a conifere e ad un ripiano/insellatura. Ignorato a sinistra il percorso che scende a Lagdei, si piega nettamente a destra alternando discese a ripiani che si attraversano o lambiscono. Effettuata una netta svolta a sinistra si scende piuttosto ripidamente raggiungendo un ulteriore ripiano boscoso. Notando più in basso una piazzola di carbonaia, si volge successivamente a sinistra e si avanza per comodo sentiero che tende ad ampliarsi. Dopo un tornantino si raggiunge la località Cancelli, 1236 m, dalla quale si continua per il sentiero n° 725B il cui imbocco è situato sulla destra dell’inizio della strada che conduce a Lagdei. Scavalcata una dorsale, si scende orientandosi con i segnavia in quanto la traccia è poco incavata e per di più ostruita da tronchi di conifere divelte. Immessosi in un più marcato percorso, lo si asseconda a sinistra confluendo in una carraia proveniente dalla strada per Lagdei. Si segue il comodo tracciato a destra effettuando alcuni tornanti all’interno di un bel rimboschimento a conifere. Raggiunto un bivio, si prende a destra il percorso n° 725C attraversando inizialmente un ripiano boscoso. Poi, l’ampia e comoda traccia perde lentamente quota nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Lago Santo. Trascurati a destra percorsi secondari e gustando la bellezza dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi, si sbuca infine in un’orripilante area soggetta ad operazioni di esbosco. La si attraversa e compiuti un paio di tornati si raggiunge un bivio da cui si scende a sinistra. Effettuato un ulteriore tornante destrorso, si procede parallelamente al Torrente Parma di Lago Santo, fino a ritornare al Ponte del Cogno (fontana).