Il Monte Croce da Ravarano

Punto di partenza/arrivo: Ravarano, 677 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Ravarano-Castello di Casola (1,20 h) ; Castello di Casola-Monte Croce (45 min) ; Monte Croce-Puilio di Casola (50 min) ; Puilio di Casola-Ravarano (1 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (per il doppio guado del Torrente Baganza è consigliabile avere con sé scarpe o ciabatte di gomma)

Ultima verifica: maggio 2021

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano (si parcheggia l’auto nella parte finale del paese)

Descrizione dell’itinerario

Escursione di particolare interesse naturalistico e storico in luoghi affascinanti e poco frequentati. Dovendo effettuare un duplice guado del Torrente Baganza, è necessario evitare i periodi di piena.

Se abbiamo parcheggiato l’auto nella parte finale di Ravarano, occorre tornare indietro lungo la SP 15 e proprio all’interno del borgo principale imboccare a sinistra uno stradello (Strada della Chiesa) in discesa. Dopo aver costeggiato alcune belle case in sasso, si raggiunge la Chiesa di San Bartolomeo, nel retro della quale inizia (vecchia indicazione del CAI) il percorso che ci condurrà nel greto del Torrente Baganza. Si perde quota a fianco di una radura e al bivio che si presenta poco sotto, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra del tracciato, si trascura a destra il percorso da cui torneremo. Si continua a perdere quota per carraia piuttosto inerbita attraversando poco dopo il margine superiore di una radura/pendio prativo, dove il tracciato risulta poco riconoscibile poiché alquanto invaso dall’erba. Rientrati nel bosco, si prosegue la discesa per il piacevole percorso, compiendo una netta svolta a destra cui fa seguito una curva a sinistra. Proprio in corrispondenza della sponda destra orografica del Torrente Arso la carraia risulta franata, ma un sentiero a destra permette di aggirare l’ostacolo. Dopo una ripida discesa (sbiaditi segni fluorescenti del “Tartufo Trail Running”) si mette piede nell’ampio letto, sconvolto da alluvioni, del Torrente Arso e lo si attraversa puntando alla sponda opposta dove si dovrebbe intravedere la continuazione del percorso. Recuperatolo, si procede per ampio sentiero evidente che si sposta a sinistra ed avanza nel contesto di una vegetazione molto variegata. Giunti nei pressi di una radura con sbarra, si trascura a destra la continuazione della traccia seguita fino a questo momento e ci si dirige verso il vicino Mulino di Ravarano506 m. Per sentiero erboso si transita a fianco della suggestiva costruzione, fino a scendere per rocce stratificate nel letto del Torrente Baganza. Guadatolo, si risale una breve scarpata e si continua per sentiero (segnavia fluorescenti) che si inoltra quasi subito nel bosco. Il percorso volge a sinistra ed è affiancato da un vecchio muretto a secco che fa da preludio ad altri che ammireremo. Dopo una svolta a destra e una salita, si asseconda una mulattiera tra le più belle e integre di tutto l’Appennino parmense. Il tracciato, immerso in un ambiente boschivo di particolare pregio, sale lievemente ed effettua alcune svolte per poi avanzare in direzione NE. Il selciato originario e i muretti a secco con pietre incastonate ad arte, suscitano nel percorritore un’emozione tra le più intense. Dopo la sezione più spettacolare, si incomincia una dura salita per tracciato dissestato, procedendo ai piedi di una suggestiva parete del Flysch del Monte Cassio ben visibile da Ravarano. Attraversati alcuni solchi di erosione, si rientra nel bosco e si avanza molto più comodamente andando a varcare un rio che precede un più piccolo corso d’acqua. Dopo un tratto in salita e uno in falsopiano si compie una svolta a sinistra e si procede a fianco di panoramiche radure. Con andamento verso N e NW si guadagna quota per la vecchia mulattiera ammirando altre sezioni in cui affiora lo splendido lastricato originale e i “consueti” muretti a secco che l’affiancano. Sbucati nella frazione Villa di Casola655 m, ci si innesta nella Via Francigena e la si segue a destra iniziando ad attraversare la parte più antica del borgo. Costeggiata una grande casa in sasso (forse una corte), si esce dall’abitato e al primo bivio che si presenta si continua diritto. Varcato subito dopo un piccolo ruscello, si incontra un secondo bivio dove si prosegue a destra salendo ripidamente. Poco più in alto un’indicazione ci induce a prendere il tracciato di destra (possiamo anche proseguire diritto) che si asseconda compiendo un faticoso tornante sinistrorso. Immessosi in un’ampia traccia, si recupera appena dopo il percorso abbandonato poco sotto e lo si segue a destra andando sempre in questa direzione al bivio che si presenta quasi subito. Mediante bella mulattiera lastricata si aggira un poggio, compiendo successivamente una curva a sinistra e transitando a fianco di una costruzione in sasso. Si continua a guadagnare quota tra panoramici appezzamenti, puntando al vicino borgo di Castello di Casola arroccato su un poggio. Entrati nel suggestivo nucleo, 755 m, si prosegue a sinistra imboccando a destra un percorso che si stacca dalla strada d’accesso alla frazione. Trascurato lo stradello che scende ad una casa, si continua per piacevole mulattiera, e al bivio che si presenta poco più avanti si ignora un’ampia traccia a destra. Il panoramico percorso procede in questa sezione in lieve salita per poi diventare più ripido nella parte finale. Costeggiata una casa, si guadagna il valico della Colletta794 m, situato sul crinale Baganza/Sporzana. Da qui si continua a destra assecondando solo per poco i segnavia della Francigena, abbandonandola nel momento in cui volge a sinistra in direzione di Terenzo. Si prosegue lungo la comoda stradina asfaltata che costituisce l’accesso al nucleo di Puilio di Casola (che visiteremo al ritorno), imboccando la prima carraia che si stacca a sinistra (vecchia indicazione del CAI appena dopo l’imbocco). Poco più avanti si presenta un ulteriore bivio da cui si continua a sinistra iniziando una ripida salita a fianco di panoramici prati. Si procede per ampia traccia sassosa in direzione della dorsale del Monte Croce ammantata da conifere di reimpianto. Volgendo infine a destra si inizia ad assecondare il boscoso crinale, avanzando in salita costante ma tutto sommato moderata. Al primo bivio che si incontra si trascura a sinistra un’ampia traccia, mentre al secondo, situato più avanti proprio sul filo della dorsale, si ignora un labile percorso a destra. Si prosegue per il piacevole sentiero di crinale in direzione della non lontana sommità del Monte Croce, notando e tralasciando a sinistra un percorso in discesa. Usciti dal bosco, si asseconda la panoramica dorsale e risaliti gli ultimi ripidi metri si guadagna la cima del Monte Croce945 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa che avviene nella primissima parte lungo il ripido profilo est della montagna. Raggiunta una sella, l’ottimo sentiero scarta il crinale divisorio Baganza/Sporzana, procedendo in quest’ultimo versante nel contesto di una rigogliosa area ammantata da cespugli e arbusti. Rientrati nel bosco, si perde ripidamente quota effettuando diverse svolte e tornanti, fino a mettere piede in una sorta di dorsale (Costa di Seda) dove si incontra un trivio. Imboccato il percorso di destra (indicazione per Lughero e Puilio) si scende in direzione SW per sentiero ben incavato ma piuttosto invaso da vegetazione e cespugli. Volgendo successivamente a destra si rientra nel bosco e si prosegue per il poco frequentato percorso che risulta anche qui, in alcuni punti, ostruito da cespugli. Dopo una breve contropendenza, giunti nei pressi di un piccolo ripiano erboso, si volge a destra. Il tracciato inizia successivamente a perdere quota molto spesso ripidamente, presentandosi in alcuni tratti dissestato, scomodo e faticoso. Compiute in seguito un paio di svolte, il percorso procede in piano/lieve salita verso W, mentre da sinistra si innesta in esso un altro sentiero proveniente dalla Costa di Seda. Doppiata la prima delle particolari coste che caratterizzano il versante meridionale del Monte Croce, si procede in leggera salita ammirando le peculiarità ambientali e geologiche dell’area in cui ci troviamo. Doppiata una seconda costa, anch’essa con affioramenti rocciosi (notevole visuale panoramica), si continua in lieve discesa e in piano costeggiando delle caratteristiche lastre rocciose. Immessosi in una carraia, la si segue a destra avanzando in salita, dirigendosi verso il fondo di una valletta. Attraversato quest’ultimo si continua a progredire in salita per ampia e assolata traccia lungo la sponda destra orografica della valletta, fino a doppiare una terza evidente costa. Segue un tratto in piano e in lieve salita onde aggirare l’ultima boscosa costa, dirigendosi, oltre quest’ultima, verso il vicino nucleo di Puilio di Casola. Dopo un tratto in cui il tracciato è affiancato da muretti a secco, si entra nel suggestivo borgo, 740 m, e lo si attraversa prendendo il viottolo di sinistra. Raggiunto un incrocio, si prosegue a sinistra transitando a fianco della parte più antica e suggestiva del nucleo. Dopo aver costeggiato una siepe, si presenta un bivio (sbiadito segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero) da cui si imbocca a sinistra uno stradello che conduce subito ad una casa. Noi proseguiamo per ampia traccia che perde quota nel bosco nella sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Nei pressi di un cancello, il percorso volge nettamente a destra, attraversa il fondo della menzionata valletta per poi scendere lungo la sua sponda destra orografica. Si sottopassa poco più in basso una linea elettrica e dopo una discesa all’interno di un bosco con conifere di reimpianto si volge a destra. Trascurata a sinistra una traccia ampia ma labile, si prosegue per il percorso principale che avanza in piano attraversando un’area erbosa e un corso d’acqua. Immessosi in una carraia, la si asseconda in discesa penetrando presto in un variegato ambiente boschivo. Dopo alcune svolte temporaneamente fuori da bosco, ritornati al suo interno si presentano due bivi da cui si prosegue a destra (segnavia bianco-rossi). Andando a sinistra (segnavia) al terzo bivio che si incontra, si nota appena dopo, sempre sulla sinistra, una radura. Abbandoniamo qui il vecchio percorso segnato – che in seguito tende a perdersi – e ci dirigiamo verso la radura, notando un vecchio rudere seminascosto dalla vegetazione. Oltre quest’ultimo si perde quota per ameni declivi prativi in direzione del Torrente Baganza, assecondando, o meglio intuendo, un’ampia traccia molto poco riconoscibile. Più in basso si procede tra macchie boscose dove il tracciato diviene sensibilmente più incavato, fino ad uscire in un’area con arbusti e folta vegetazione a poca distanza dal greto del torrente. Ci troviamo esattamente di fronte alle case del nucleo di Tavolana in splendido ambiente fluviale che stimola una sosta ristoratrice. Effettuato il guado, si raggiunge la sponda opposta e si prosegue a destra senza traccia fino ad inserirsi in un percorso che conduce ad un’area pic-nic con tavolo e panche. Da qui si imbocca una carraia a sinistra abbandonandola poco più avanti per sentiero a destra (segnavia bianco-rossi). Si avanza in ripida salita per traccia poco frequentata ma evidente, fino a volgere a sinistra ed assecondare per un tratto una sorta di crinaletto boscoso. Virando successivamente a destra, si attraversa un corso d’acqua, continuando oltre quest’ultimo a salire in modo sostenuto. Appena dopo una recinzione, ci si immette nel percorso seguito all’andata poco sotto la chiesa di Ravarano. 

Monte Cassio: anello da Chiastre

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Punto di partenza/arrivo: Chiastre di Ravarano, 754 m

Dislivello: 630 m ca.

Durata complessiva: 5,30/5,45 h

Tempi parziali: SP 15-Mulino di Cassio-Combattino (1 h) ; Combattino-Cassio (50 min.) ; Cassio-Chiastra di San Benedetto-Monte Cassio (1 h) ; Monte Cassio-Malacosta (55 min.) ; Malacosta-Chiastre (1,40 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2020

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo lungo la SP 15 per Berceto a poca distanza dal paese vero e proprio di Chiastre 

mapwww.openstreetmap.org

Nel tratto evidenziato colore arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario 

Quella proposta è forse una delle più complete escursioni della Val Baganza fino ad ora relazionate in questo blog. Visiteremo luoghi assolutamente suggestivi e “inediti”, percorrendo antiche mulattiere, in un contesto ambientale estremamente ricco e variegato. 

Dal parcheggio si segue per un breve tratto la provinciale costeggiando alcune case recentemente ristrutturate. Nel mezzo di esse si nota un viottolo: lo si imbocca, andando presto a guadare un rio. Si continua successivamente per mulattiera, delimitata da muretti a secco, che procede costeggiando dei prati. Entrati nel paese di Chiastre, si prosegue per stradina asfaltata trascurando a sinistra i percorsi n° 770 e n° 771. Raggiunto il sommo del nucleo dove si trova una cava un tempo usata dagli scalpellini, si prosegue per ampia traccia lasciando subito a sinistra il ripido sentiero che porta al “Dente del Gigante”. Dopo un tratto in lieve discesa e un corso d’acqua che si attraversa, si penetra nel bosco avanzando per ampia mulattiera in salita (si notano resti di muretti a secco che fanno intuire l’importanza del tracciato che stiamo seguendo). Immessosi in una carraia, la si asseconda a destra in discesa sbucando poco dopo nella SP 15 che seguiamo verso il vicino nucleo di Molino di Chiastre. Giunti nei pressi di un capannone agricolo, si può imboccare subito a destra una carraia che svoltando a sinistra costeggia l’edificio immettendosi in un’altra traccia proveniente dalla provinciale. Si segue questo percorso a destra procedendo parallelamente ad un rio, assecondando il margine sinistro di campi coltivati. Quando questi ultimi si ampliano anche a sinistra, noi proseguiamo diritto per tratturo puntando ad una linea elettrica e ad un’apertura nel bosco. Penetrati in esso, si prosegue per comoda carraia che perde costantemente quota, effettuando più avanti un paio di svolte. Usciti dalla copertura boscosa, si continua per ampie e panoramiche radure, dirigendosi verso l’evidente corte che abbiamo di fronte. Proprio in corrispondenza di essa (il Casino Pallavicino, la cui villa padronale risale al XVI sec.) ci si immette in un’altra carrareccia che si segue a sinistra. Attraversato mediante ponte un corso d’acqua, si trascura a sinistra una traccia in salita e si prosegue per il percorso principale che procede in lieve discesa. Giunti nei pressi di una casa ristrutturata si prende a sinistra una traccia che, contornando il margine destro di un campo, aggira la proprietà. Si prosegue successivamente nel bosco, iniziando poco più avanti a costeggiare un altro campo situato alla nostra destra. Al termine di quest’ultimo si attraversa un solco abbastanza profondo che ha determinato una piccola interruzione del percorso. Si continua per l’ampia traccia che avanza per un tratto parallelamente al corso d’acqua appena oltrepassato per poi spostarsi a sinistra. Il tracciato man mano che prosegue diviene sempre più infrascato: noi lo assecondiamo prestando attenzione ad un bivio poco evidente. Qui giunti, si prende a destra una traccia che scende in mezzo a vegetazione rigogliosa, oltrepassando un piccolo ruscello. Poi il percorso piega nettamente a destra presentandosi molto infrascato ma comunque ben riconoscibile. Virando successivamente a sinistra si giunge nei pressi del greto del Baganza. Il percorso prosegue verso SW parallelamente al torrente: noi lo assecondiamo ancora per un tratto, ma quando si ritiene opportuno lo si abbandona scendendo nell’ampio greto. Effettuato il guado, si cammina sul greto del torrente in direzione SW ammirando uno splendido e incontaminato ambiente fluviale. Nel momento in cui in lontananza, alla nostra destra, si intravede un rudere, si abbandona il corso d’acqua e risalita una piccola scarpata si volge subito a sinistra. Procedendo per traccia in mezzo all’erba alta si raggiunge poco più avanti il suggestivo Mulino di Cassio. Alla destra di quest’ultimo si prende una traccia in salita oltrepassando inizialmente un tratto alquanto invaso dai rovi. Penetrati nel bosco, si transita a fianco di una costruzione diroccata e di suggestivi muretti a secco che fanno intuire la storicità del tracciato che stiamo seguendo. Dopo un tratto infrascato, si volge a sinistra (segnavia giallo-azzurro) salendo per ampia e spettacolare mulattiera delimitata da notevoli muretti a secco formati da pietre ofiolitiche. Effettuate alcune svolte e trascurata a destra una traccia, si iniziano a costeggiare le radure dove si trova il rudere di Combattino, collocato in splendida posizione. Si continua per vecchia mulattiera che presenta un fondo costituito da rocce ofiolitiche, salendo in moderata pendenza. Effettuata una netta svolta a sinistra, si guadagna quota alla base di spettacolari affioramenti ofiolitici, ammirando straordinarie visuali sulla Val Baganza. Raggiunto il sommo del dirupo, il tracciato vira nettamente a destra (si immette da sinistra una carraia erbosa) conducendo ad un bivio in corrispondenza di una radura. Si continua a sinistra per traccia infrascata (meglio contornare il margine destro della menzionata radura), sbucando poco dopo nella SS 62. La si segue a destra in direzione di Cassio, notando i contrassegni della Via Francigena ed ammirando notevoli visuali panoramiche. Giunti in vista di un crinaletto sulla sinistra della carreggiata, si abbandona la statale e si imbocca un sentiero in salita (Via Francigena). Si asseconda inizialmente il filo della menzionata dorsale per poi procedere nel bosco tra vegetazione rigogliosa. Dopo alcune radure che si costeggiano e un tratto in discesa ci si immette nuovamente nella SS 62 che si segue alla volta di Cassio. Entrati nel centro di quest’ultimo si prende a destra l’antica Strada Romea che, attraversando tutta la parte più vecchia e caratteristica del paese, conduce alla chiesa – di fondazione romanica – dell’Assunzione di Maria Vergine. Da qui, salendo a sinistra per Strada Torretta, ci si immette nella statale che si segue a sinistra solo per un breve tratto. Si imbocca infatti a destra la strada per Selva Grossa (indicazione per la Chiastra di San Benedetto), seguendola fin nei pressi di un’azienda agricola. Qui si prende a destra una carraia (avviso del Comune di Cassio della chiusura del Sentiero degli Scalpellini n° 771 relativamente al tratto Cassio-Chiastra di San Benedetto) che dopo la prima salita svolta nettamente a sinistra. Giunti nei pressi di una casa si prende la mulattiera di destra inoltrandosi in un bellissimo ambiente boschivo. Al bivio che si presenta poco dopo si prosegue a sinistra transitando ai piedi della ciclopica parete occidentale del conglomerato, notando le caratteristiche striature (le “unghiate del diavolo”) che caratterizzano questo versante del monolito. Poi il percorso, virando nettamente a destra, conduce in corrispondenza di un’altra emergenza di conglomerato. Superate alcune roccette e lambita la cresta settentrionale della Chiastra, si perde quota costeggiando la parete orientale del monolito. Si piega successivamente a sinistra e al bivio che si presenta subito dopo si prosegue a destra in salita. Effettuata una curva a destra, ci si immette nel percorso n° 771 abbandonato in precedenza per fare il giro della Chiastra (qui si diparte una traccia che conduce ai piedi dello strapiombante spigolo sud del conglomerato). Ritornati sul tracciato di prima, si prosegue per esso alla volta del Monte Cassio, avanzando inizialmente in ripida salita. Una svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: infatti, inizia proprio da questo punto un lungo tratto in cui si procede in direzione N. Dapprima in moderata pendenza, si avanza successivamente in lieve salita e in piano, per poi riprende a salire attraversando un pendio dirupato. Più avanti, mediante curva a destra, si aggira una costa di marne e arenarie, continuando poi in lieve salita all’interno del bosco. Dopo un tratto piuttosto lungo in cui avanza perlopiù in piano, si confluisce in un’ampia traccia che asseconda una dorsale boscosa. Si guadagna quota lungo questa direttrice senza possibilità di errore, ammirando metro dopo metro la bellezza dell’ambiente boschivo in cui ci troviamo. Più in alto si attraversano radure arbustive e ripiombati nel fitto bosco si sottopassa una linea elettrica raggiungendo successivamente un bivio. Si prosegue diritto/destra per ampia traccia che dopo aver compiuto una curva a sinistra perde lievemente quota. Effettuate alcune svolte, si esce nelle radure sommitali del Monte Cassio, 1023 m (a sinistra tavolo con panche). Dalla “cima” si attraversano i prati in direzione E, immettendosi in un’ampia traccia che si segue a destra. Dopo un tratto all’interno del bosco, si scende per radure con arbusti, fino a confluire in una carrareccia appena prima di un bivio. Si prende il percorso di sinistra che perde quota sempre in modo lieve compiendo diverse svolte e tornanti. Dopo essere transitati nei pressi di un ex-albergo si confluisce nella SS 62 che si segue a sinistra per un tratto. Imboccato a destra lo stradello d’accesso ad una casa si perde costantemente quota effettuando svolte e tornati, ammirando notevoli visuali panoramiche. In corrispondenza dell’ingresso della proprietà ci si immette nel tracciato della Via Francigena che si segue a destra. Si procede nel primo tratto in sostenuta salita costeggiando il limite recintato della menzionata proprietà e, al termine di quest’ultima, si prosegue molto più comodamente all’interno della pineta del Monte Cassio. Dopo alcuni fossi che si attraversano, un tratto di salita piuttosto ripido e un ulteriore solco, si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra. Il sentiero perde costantemente quota conducendo in un’area caratterizzata da alberi caduti a terra. Orientandosi con i segni fluorescenti, si monta sul dorso di una costa che si asseconda per un tratto in ripida salita. Poi, spostandosi a destra, si recupera il sentiero interrotto nella sezione precedente. Dopo una salita, piuttosto ripida nella parte finale, si approda su un particolare crinale formato da arenarie: si tratta dei dirupi di Malacosta (assecondando la dorsale a sinistra, si raggiunge un punto panoramico di prim’ordine, dove è possibile ammirare una delle più suggestive visuali di tutta la Val Baganza). Proseguendo lungo la variante della Francigena, si perde ripidamente quota e giunti poco sopra il fondo di una valletta, a causa dell’interruzione del percorso, ci si deve calare per ripida scarpata nel letto del corso d’acqua formante la valletta in questione. Attraversata quest’ultima e ripreso il sentiero interrotto, si transita a fianco di altri alberi divelti. Immessosi nel percorso principale della Via Francigena, lo si segue a sinistra in discesa, virando più in basso nettamente a destra. Dopo una ben ripida discesa e un tratto in cui si perde quota meno ripidamente, in corrispondenza di una curva a destra si incontra un punto panoramico da cui è possibile ammirare una notevole visuale su fondo della Val Baganza caratterizzato dai particolari conglomerati che visiteremo. Si prosegue in seguito in lieve salita per splendida mulattiera delimitata da vecchi muretti a secco, costeggiando alcune radure. Confluiti in un’ampia traccia, la si segue a destra in salita e ignorato a sinistra un percorso in discesa si giunge ad una selletta nei pressi di un’area pic-nic situata ai piedi un conglomerato con grotta alla base. Al bivio successivo occorre prendere a sinistra il Sentiero degli Scalpellini (n° 771) ed iniziare in questo modo a perdere quota lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Baganza. Si scende dapprima ripidamente, poi più comodamente per ampia mulattiera, gustando le peculiarità dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi. Poco prima di raggiungere il greto del torrente si notano i sostegni della passerella pedonale smantellata nel 2014. Si effettua successivamente il guado alla base della spettacolare Chiastra dei Saraceni, recuperando, nella sponda opposta, un’ampia traccia. Raggiunta poco sopra un’area pic-nic con tabella esplicativa, si prosegue per la carraia ma nel momento in cui compie una netta curva a destra la si abbandona per sentiero a sinistra. Si varca subito un suggestivo rio e qualche altro ruscello, per poi salire alla volta di un crinaletto boscoso. Da quest’ultimo, scendendo a sinistra, si raggiunge una cengia che corre parallela alla cresta sommitale di un risalto di conglomerato. Con piede fermo ed esenti da vertigini possiamo percorre la menzionata cengia/cornice ammirando un panorama tra i più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Ritornati sul percorso principale, lo si segue dapprima in moderata pendenza, poi in ripida salita (sono presenti gradini e corrimani in legno). Dopo un breve tratto in piano il sentiero piega a destra e, salendo ripidamente, conduce in una carraia (andando a destra si raggiunge una panchina con pannello esplicativo nei pressi del dorso di un conglomerato appartenete ai Salti del Diavolo). Si segue l’ampia traccia che procede inizialmente in piano, poi, dopo una curva a sinistra, in salita. Dopo qualche svolta si confluisce in un’altra carraia che seguiamo a sinistra, incontrando, in corrispondenza di un suo tornante destrorso, un interessante punto panoramico. Proseguendo per l’ampia traccia in lieve salita, si raggiungono più in alto le prime case della parte bassa del paese di Chiastre. Confluiti nella SP 15 si ritorna in breve al parcheggio iniziale. 

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L’ofiolite di Fioritola, il Monte Silara e il Monte Polo

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto, 844 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Poggio di berceto-ofiolite di Fioritola (50 min.) ; ofiolite di Fioritola-Passo del Silara (45 min.) ; Passo del Silara-Monte Silara-Monte Polo (1 h) ; Monte Polo-Maestà di Graiana (35 min.) ; Maestà di Graiana-Poggio di Berceto (2,10 h)

Difficoltà: EE+/F la min-iscalata dell’ofiolite di Fioritola ; EE la traversata del Monte Silara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, denominata Poggio di Berceto

mapwww.openstreetmap.org

Nelle sezioni evidenziate colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario 

Anello di particolare interesse, soprattutto se effettuato con le digressioni suggerite che conferiscono al percorso un senso del tutto particolare e inedito. Si tratta, nello specifico, di compiere una pseudo-scalata onde conquistare la sommità dell’ofiolite di Fioritola. A tal fine, l’autore della relazione ha seguito una linea “sperimentata” alcuni anni fa e relazionata in questo itinerario: Val Baganza: anello delle ofioliti. La scalata, nonostante che la roccia richieda le dovute cautele, è molto facile e anche divertente. Naturalmente, chi non possiede sufficiente sicurezza e autonomia per affrontare passaggi rocciosi senza l’ausilio di alcuna assicurazione, è invitato ad ignorare tale proposta. D’altronde lo scopo di questo blog consiste nel trasporre in relazioni tecniche esperienze molto personali, il cui interesse, forse, non travalica tale sfera individuale al fine di una sua espansione e “pubblicizzazione”. Pur fermamente convinto che tra individuale e sociale debba sempre permanere una netta linea di separazione, ho voluto in questi anni suggerire percorsi molto insoliti, frutto di personali ricerche a cui è legata una dimensione affettiva incomunicabile. Un altro aspetto che caratterizza questo blog è il “ritornare sui propri passi”, ossia il ripetere e rirelazionare – magari in combinazioni o con digressioni differenti – percorsi già descritti. 

Dal Poggio di Berceto si percorre – o ripercorre – la provinciale per Calestano imboccando dopo pochi metri una strada a destra (indicazioni per la passeggiata della pineta e freccia segnaletica del percorso CAI n° 731). Si procede inizialmente in salita attraversando il nucleo di Sighino, iniziando poi iniziare a scendere su sterrata carrozzabile. Si avanza successivamente in piano nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Baganza, ammirando belle visuali. Dopo una netta curva a destra e una discesa si presenta il bivio per Fioritola. Abbandoniamo qui la carrozzabile scendendo a sinistra per ampia carraia che compie quasi subito un tornante sinistrorso. Raggiunto il greto del torrente (interessante ambiente fluviale) occorre effettuare il guado, tenendo presente che dopo forti piogge potrebbe risultare problematico o totalmente precluso. Si asseconda successivamente una carrareccia (cancello da scavalcare) che costituisce l’accesso al nucleo di Fioritola. Si guadagna ripidamente quota per un buon tratto, trascurando ai lati percorsi secondari e ammirando belle visuali sul Monte Cavallo e sulla dorsale Baganza/Manubiola. Terminata la sezione più ripida, si avanza molto più comodamente avvicinandosi alle pareti del versante occidentale dell’ofiolite di Fioritola. L’autore della relazione ha conquistato la cima effettuando una mini-scalata su rocce facili che richiedono le dovute cautele, non risultando tuttavia così friabili come potrebbero apparire a prima vista. Si prosegue, quindi, per l’ampia traccia costeggiando la base della sezione più ripida della parete occidentale dell’ofiolite. Quando il versante diviene più abbordabile, più o meno in corrispondenza del suo margine destro, si abbandona la carraia risalendo inizialmente una piccola ma franosa scarpata. Si avanza per qualche metro in obliquo a destra per poi piegare nettamente a sinistra e progredire, sempre in obliquo, puntando all’appicco terminale a al palo dell’alta tensione che contraddistingue la sommità dell’ofiolite. Superate alcune roccette e una rampa erbosa, si arriva alla base di un canalino che si risale direttamente (I°). Quando quest’ultimo si trasforma in rampa erbosa, si scala a sinistra una costola rocciosa (I°+), oltre la quale si traversa a sinistra per pochi metri. Si segue verso destra una rampa friabile per poi scalare, nel punto più debole, una divertente paretina formata da roccia sostanzialmente buona (forse II°). Messo piede su un terrazzino sotto l’appicco terminale, lo si aggira a destra fin sotto la verticale dello spigolo che costituisce la terminazione destra della cintura rocciosa. Lo si scala superando subito, con un bel passaggio (II°-), un brevissimo muretto verticale, per poi continuare facilmente avendo a destra un canalino. Guadagnata la sommità dell’ofiolite, purtroppo deturpata dal menzionato palo dell’alta tensione, spostandosi a destra ci si immette in una traccia inerbita con la quale si inizia a perdere quota in direzione NE. Ad un certo punto occorre prendere a destra un’ampia traccia intersecando più in basso un altro percorso. Seguendo a destra quest’ultimo si rimette piede nella carrareccia abbandonata in precedenza al fine di conquistare la cima dell’ofiolite. Si segue questo tracciato a sinistra in lieve salita, costeggiando inizialmente i prati della proprietà di Fioritola. Successivamente si taglia il metanodotto (gabbiotto con impianto) e si continua a progredire ancora per un tratto verso SE. Cambiata, mediante tornante sinistrorso, direzione (N/NE), si prosegue per il comodo percorso tagliando nuovamente la pista del metanodotto e sottopassando alcune linee elettriche. Dopo una svolta a destra, una salita e un paio di tornanti, si sbuca nella SP 74 per il Passo del Silara. La si segue a destra solo per poco abbandonandola appena prima della pista del metanodotto. Guardando a sinistra si dovrebbe individuare una traccia inizialmente molto poco marcata ma in seguito più evidente anche se invasa da vegetazione e arbusti. Si procede in lieve salita all’interno di una bella faggeta, piegando successivamente a destra. Messo piede nella pista del metanodotto, la si segue a sinistra inserendosi nella strada asfaltata abbandonata in precedenza. Seguendo quest’ultima si arriva in meno di dieci minuti al Passo del Silara, 1200 m. Proprio in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (percorso CAI n° 741) e di una curiosa costruzione con torretta che l’affianca, si prende, sempre a sinistra, un sentiero che sale costeggiando un masso di serpentinite. Poi, sottopassato l’elettrodotto, si avanza tra radure arbustive incontrando e sottopassando un’ulteriore linea elettrica. Attraversata una carraia, si procede per labili tracce in direzione delle rocce ofiolitiche del Monte Silara. Si guadagna quota piuttosto ripidamente e ad un certo punto si piega a destra onde portarsi sotto la sezione rocciosa che presenta una maggiore continuità (ambiente spettacolare!). Si possono scalare direttamente queste rocce (possibili passaggi di I°/II°-), prestando attenzione alla loro friabilità, oppure aggirarle. Ammirando bizzarre conformazioni rocciose, si guadagna infine la magnifica cima dell’ofiolite, caratterizzata da una piccola croce e da un vasto panorama sulla Val Parma. Dalla vetta si scende ripidamente per il versante opposto, aggirando a destra dei verticali spuntoni e gustando la bellezza di un ambiente vergine di grande preziosità. Scendendo successivamente verso sinistra, si entra in una fascia boscosa oltre la quale si raggiunge un ripiano. Da qui, puntando ad un paletto con segnavia del CAI, ci si sposta a sinistra trascurando una traccia che si stacca in questa direzione e che procede in piano. Si sale per sentiero avendo a destra il tracciato del metanodotto, per poi virare a destra e attraversarlo. Si prosegue costeggiandolo per un tratto, continuando poi all’interno della faggeta per ottimo sentiero che procede in lieve/moderata pendenza effettuando alcune svolte. Contornato il margine superiore di panoramiche radure arbustive, si riprende a salire piuttosto ripidamente fino ad approdare sul crinale divisorio purtroppo sfregiato dallo sciagurato metanodotto. Si piega a destra e si percorre la stupenda dorsale ammirando visuali assolutamente grandiose. Dopo aver costeggiato alcune macchie di bosco, si approda sulla poco accennata cima del Monte Polo, 1419 m, riconoscibile da una targhetta apposta sul tronco di un bell’esemplare di faggio. Dalla sommità si continua assecondando il crinale spartiacque, notando poco più avanti una freccia segnaletica con scritto “Croce -cippo serg. magg. pilota Silvio Belfanti”. Volendo fare questa digressione, ci si inoltra nel bosco e si scende orientandosi con segnavia rossi. Sbucati in una radura arbustiva (splendide fioriture di orchidee nella stagione primaverile), si perde ancora qualche metro di quota, notando sulla destra, in corrispondenza del limite del bosco, la croce a ricordo di Silvio Bonfanti. Rientrati nel percorso principale, si prosegue in direzione della sommità del Monte Barcone assecondando giocoforza il tracciato del metanodotto. Nel momento in cui inizia la salita, si prende a destra un sentiero (segnavia) che procede all’interno del bosco parallelamente al metanodotto. Dopo aver tagliato in obliquo ascendente un panoramico pendio di arenarie, si rimette piede nella pista del metanodotto poco sotto la sommità del Monte Barcone. Si perde quota lungo il crinale divisorio, ma ad un certo punto si abbandona il tracciato del metanodotto scendendo parallelamente e a sinistra di quest’ultimo. Lambita nuovamente l’inestetica pista, si rientra presto nella faggeta perdendo quota per traccia che presenta interessanti stratificazioni arenacee. Dopo aver costeggiato per un brevissimo tratto il metanodotto, si penetra nuovamente nel bosco e dopo una discesa si sbuca in un’ampia radura arbustiva. La si attraversa verso sinistra fino ad immettersi nella carraia che conduce a Case Pra Berto. Assecondando il tracciato a destra si raggiunge in breve l’edicola votiva con bassorilievo in marmo della Maestà di Graiana, 1298 m, situata sotto l’omonimo ammasso ofiolitico. Da questo importante e storico valico di crinale, punto di comunicazione tra la Val Baganza e la Val Parma, si riprende la carraia di prima e la si segue in lieve discesa senza incontrare bivi. Il tracciato purtroppo è percorso da fuoristrada, di conseguenza è alquanto martoriato da profondi solchi e ampie pozzanghere, presentandosi spesso infangato. Dopo una discesa più accentuata e una curva a destra, si esce temporaneamente dal bosco attraversando una radura con arbusti. Rientrati nella copertura boscosa, si continua per l’ampia mulattiera/carraia che presenta altre sezioni alquanto infangate, notando più avanti una traccia che si innesta nella nostra da sinistra. Il percorso, che nel tratto successivo viene affiancato da una recinzione, continua a progredire in lieve discesa e non presenta bivi che possono trarre in errore. Dopo una svolta a sinistra si iniziano a costeggiare dall’alto, all’interno del bosco, delle radure. In seguito si attraversa il margine inferiore di un’area disboscata e, rientrati nel bosco, si continua per il percorso principale sempre affiancato dal filo spinato di prima nonché da vecchi muretti a secco che fanno intuire la sua storicità. Raggiunto il primo bivio degno di nota (sarebbe più corretto parlare di un trivio), posto in corrispondenza di una Maestà a sinistra e nei pressi di un rottame d’auto a destra, si prosegue per il percorso di centro compiendo subito una svolta a sinistra. Guadato il Rio del Coduro, si compie una svolta a sinistra che precede l’attraversamento del Rio di Costalunga. Più avanti si costeggiano ampie radure, prima dall’alto all’interno del bosco, poi, per un breve tratto, direttamente. Giunti ad un bivio, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra perdendo quota abbastanza ripidamente, effettuando alcune svolte. Dopo un tratto cementato si raggiunge un cancello che si oltrepassa scomodamente, sbucando più avanti in una stradina asfaltata. Seguendo a sinistra quest’ultima ci si avvicina e infine si attraversa il nucleo di Case Pra Berto, 858 m. Immessosi nella SP 74, la si segue a destra in direzione di Berceto, confluendo in seguito nella SP 15. Dopo l’attraversamento del ponte sul Torrente Baganza, si nota a sinistra un viottolo cementato: lo si imbocca e giunti in prossimità di una radura si prende a destra un’altra traccia. Quest’ultima, procedendo in salita, effettua poi una curva a sinistra, conducendo in una radura attraversata da una linea elettrica. Si risalgono i prati per traccia appena accennata, sbucando infine nella strada Poggio di Berceto-ponte sul Baganza nei pressi di Sighino. 

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Il Monte Montagnana dal Passo di Fragno

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Punto di partenza/arrivo: Passo di Fragno, 849 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 3,45/4 h

Tempi parziali: Passo di Fragno-Casa Canone (40 min.) ; Casa Canone-Monte Montagnana (1,10 h) ; Monte Montagnana-Signatico (1,05 h) ; Signatico-Passo di Fragno (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2020

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano. Da quest’ultima località si imbocca la SP 61 che risale la Val Moneglia, passando per le frazioni di Jano, Ciano e Fragnolo. Si parcheggia l’auto al Passo di Fragno, valico situato lungo la linea spartiacque Baganza/Parma

mapwww.openstreetmap.org

Nel tratto evidenziato colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario  

Panoramico percorso che si svolge su carraie molto evidenti ma spesso infangate in quanto molto battute dai mezzi motorizzati. Per questo motivo si consiglia di effettuare questa escursione solo con terreno asciutto e non dopo recenti piogge.  

Dal Passo di Fragno (o Passo di Monte Fragno) si segue verso SW una stradina asfaltata (percorso CAI n° 741 e Via Longobarda) che asseconda la panoramica dorsale spartiacque. Dopo aver scavalcato un poggetto, nel momento in cui la stradina curva a sinistra, si continua diritto per carraia. Quest’ultima perde quota, all’inizio piuttosto ripidamente, presentando degli interessanti affioramenti del Flysch del Monte Sporno. Si avanza successivamente a saliscendi costeggiando belle radure che nella stagione primaverile presentano splendide fioriture. Giunti in corrispondenza delle conifere del Monte Vitello, si stacca a destra una carrareccia, chiusa da una sbarra, che si trascura. Procedendo in lieve salita all’interno del rimboschimento a conifere, si nota a destra – e si ignora – un percorso delimitato da un cancello. Si continua per il tracciato principale che in questa sezione costeggia il limite dell’area di addestramento cani che interessa buona parte del versante Parma del Monte Vitello. Più avanti si incomincia a guadagnare quota con decisione, prima tra bucoliche radure, poi, piegando a sinistra, affrontando un ripido strappo. Poco dopo, mediante tornante destrorso, si aggira una panoramica costa, riprendendo successivamente a salire in modo sostenuto. Al bivio che si presenta più in alto, occorre svoltare nettamente a sinistra, trascurando la carraia che sale diritto/destra. Si continua poi con andamento in piano/lieve discesa gustando notevoli visuali panoramiche, ignorando tracce che si inseriscono nella nostra ed altre che si staccano in salita. Dopo aver compiuto una svolta a destra ed aver costeggiato la proprietà di Casa Canone, ci si immette nella stradina asfaltata per Canesano che si segue a sinistra in direzione di Signatico. Trascurata a destra una prima carraia che scende, superato il cartello stradale che indica il termine del comune di Calestano, si imbocca, sempre a destra, un’altra carraia (segnavia). Al bivio che si presenta quasi subito, si continua a destra per ampia traccia che effettua un’ampia svolta a sinistra presentandosi alquanto fangosa. Più in alto, ricongiuntisi con l’altro percorso, si avanza tra belle radure assecondando il filo della dorsale spartiacque (una sezione infangata può essere opportunamente aggirata a sinistra). Dopo una salita per carraia terrosa, si raggiunge un importante crocevia di crinale da cui si prosegue diritto. Si guadagna quota in modo piuttosto sostenuto e, dopo un tratto più dolce e una netta curva a destra, si affronta una salita ancora più ripida e faticosa di quella di prima. Al termine di questa sezione, al bivio che si presenta, si prosegue a sinistra compiendo un paio di ripidi tornanti e una svolta. In seguito il tracciato risulta meno erto ma alquanto infangato per il continuo passaggio di moto e fuoristrada. Giunti ad un bivio, si può prendere il percorso di destra (indicazione del “Tartufo Trail Running”) che scende all’interno del bosco, oppure quello di sinistra che perde quota per pendio erboso (i due tracciati si ricongiungono poco più in basso). Approdati in una sella di crinale a quota 1080 m, si trascurano a sinistra un paio di tracce che scendono verso Signatico e a destra un’altra che si dirige verso Canesano. Continuando a progredire per il percorso principale, si incontra più avanti una traccia dissestata che si stacca a destra: l’imbocchiamo, tagliando in questo modo un tornante destrorso della carraia. Immessosi nuovamente in essa proprio in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso, la si segue fino ad incontrare un nuovo bivio. Qui si prende a destra (segnavia) la vecchia mulattiera che procede in lieve salita nell’ambito di belle radure arbustive. Rimesso piede nella carraia di prima, la si asseconda a destra transitando poco dopo a fianco della casa ristrutturata chiamata Il Corno (una stele affissa sulla facciata ricorda la Brigata Griffith). Si procede poi tra interessati esemplari di faggio e conifere di reimpianto, fino a penetrare totalmente nel rimboschimento che caratterizza quest’area del Monte Montagnana. Al bivio che si presenta, trascurata la carrozzabile della Val Cornizzola, si prende a sinistra una carraia che sale dolcemente affiancata da faggi e conifere. Sbucati nel margine destro di una radura, si ignora temporaneamente una traccia a sinistra e si prosegue diritto rientrando nel bosco di faggi. Se ne esce poco dopo procedendo a fianco di splendide radure con notevoli esemplari di faggio, fino al punto in cui il tracciato piega nettamente a sinistra. Andando diritto, si attraversa inizialmente una staccionata con cancello, iniziando successivamente a risalire, tenendosi nei pressi del limite del bosco, splendidi pendii prativi. In breve si raggiunge la sommità del Monte Montagnana1315 m, caratterizzata da un oratorio edificato dagli Alpini. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi fino alla radura con ampia traccia che si stacca a destra (sinistra nel senso di salita). L’imbocchiamo rientrando presto nel bosco, prendendo, al bivio che si presenta quasi subito, il percorso di destra. Quest’ultimo, effettuata una svolta a sinistra, perde quota in direzione SE per poi volgere a destra. Si inizia in questo modo a discendere il crinale della panoramica Costa dei Morti, puntando ad un evidente poggetto boscoso. Giunti nei pressi di quest’ultimo, il tracciato piega nettamente a destra scendendo ripidamente, effettuando poi una netta svolta a destra. Dopo un tornante sinistrorso e una discesa, ci si inserisce in un’ampia traccia che si segue a sinistra. Poco più avanti si contorna il margine inferiore di un’area disboscata per poi piegare a sinistra ed iniziare a costeggiare dall’alto delle ampie radure. Appena prima di una presa dell’acquedotto, si stacca a destra una traccia: l’imbocchiamo, entrando in questo modo nello splendido altipiano prativo di Madrale, caratterizzato da un rudere e da una casetta con antenna situati alla nostra destra. Verso sinistra, assecondando una traccia nell’erba, ci si ricongiunge con il percorso abbandonato in precedenza. Quest’ultimo piega subito a sinistra (tracce ai lati sono da trascurare) ed avanza comodamente in piano/lieve discesa. Poi il tracciato scende con maggiore decisione attraversando un panoramico pendio caratterizzato da marne e arenarie. Segue l’attraversamento di un’area di bassa ma fitta vegetazione con arbusti che hanno colonizzato delle radure. Dopo una ripida discesa, si guada un suggestivo rio con cascatella, per poi procedere per un breve tratto lungo la sua sponda sinistra orografica. Il percorso svolta successivamente a sinistra aggirando un’interessante costa caratterizzata da affioramenti di rocce scure. Dopo un’altra costa di marne e arenarie, la carraia scende compiendo una curva a destra, avanzando successivamente in piano (si trascura a sinistra una traccia inerbita). Si continua a perdere quota prima all’interno del bosco, poi tra vegetazione più bassa e rada, ignorando due carraie che si staccano a sinistra, di cui la seconda conduce ad un gabbiotto dell’acquedotto. Trascurato anche un altro percorso a destra, si prosegue per il tracciato principale varcando più avanti un piccolo ruscello. Dopo una breve contropendenza, si avanza tra bellissimi prati ignorando a destra una carraia che scende verso Mulino di Signatico. Si continua diritto ammirando notevoli visuali panoramiche, trascurando una traccia che si stacca a sinistra. Piegando successivamente in quest’ultima direzione, si costeggia un dirupo con piccola frana, avvicinandosi sempre di più alle case di Signatico. Dopo una svolta a destra, ci si inserisce in una stradina asfaltata nei pressi di un capannone agricolo. Seguendo l’asfalto a sinistra (si trascura a destra la strada d’accesso al paese) ci si dirige verso Canesano. Usciti definitivamente da Signatico816 m, si continua per panoramica stradina che avanza costantemente in lieve salita a fianco di panoramici campi e radure con qualche fienile. In venti minuti di cammino da Signatico, si ritorna al punto in cui, all’andata, abbiamo imboccato, più o meno in corrispondenza del limite del comune Calestano, la carraia per il Montagnana. Seguendo a ritroso lo stesso tragitto si rientra al Passo di Fragno. 

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La Val Moneglia e i suoi borghi

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Calestano-Alpicella (30 min.) ; Alpicella-Marvana-crinale Baganza/Parma (1,30 h) ; crinale Baganza/Parma-Monte Castellaro-Fragnolo (1 h) ; Fragnolo-Fragno-Jano (1,15 h) ; Jano-Calestano (40 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org Nella sezione evidenziata colore arancio il tracciato è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario
 

Bellissimo percorso alla scoperta dei suggestivi borghi della Val Moneglia e delle poco conosciute “grotte di Calestano”. 

Abbandonata l’auto in un parcheggio in Via del Bocco, si percorre quest’ultima per un breve tratto fin oltre la sede degli Alpini, imboccando a sinistra (indicazioni) una carraia selciata che piega subito a destra spegnendosi in Via Tralacosta. Si segue lo stradello a sinistra transitando a fianco delle ultime case del paese, svoltando poi a destra per carraia. Appena dopo, però, accorre prendere a sinistra un sentiero che sale inizialmente nei pressi di una bella casa isolata. Si continua lungo questo percorso che guadagna quota avendo come direttrice una costa boscosa. Ai diversi bivi che si incontrano, si tiene sempre il tracciato più ampio, effettuando alcune ripide svolte (a terra si notano diversi affioramenti del flysch). Raggiunto il crinale della menzionata costa, lo si asseconda sottopassando innanzitutto l’inestetico elettrodotto della Val Baganza. Si prosegue per il bellissimo sentiero che in più punti si sdoppia (si tratta di tracce utilizzate dalle MTB), notando alla nostra destra un nucleo agricolo con fienili. Più avanti si incomincia a scorgere, sempre a destra, il borgo di Alpicella, prima meta del nostro itinerario. Nel momento in cui il percorso di crinale si inserisce in un’ampia traccia, si incontra un bivio dal quale (cartello) si prende a destra un sentiero. Sbucati in panoramici prati, si raggiunge subito dopo il nucleo di Alpicella630 m, che si attraversa per stradina asfaltata dirigendosi verso la caratteristica chiesa/oratorio di cui è rimasto in piedi solo la facciata e parte delle mura laterali. Da qui si può continuare per carraia che tuttavia si deve abbandonare presto virando a sinistra in direzione del crinale abbandonato in precedenza. Avanzando liberamente per prati e seguendo successivamente un tratturo, si rimonta sul dorso della costa proprio in corrispondenza di un evidente bivio. Noi andiamo a sinistra (cartelli del “Tartufo Trail Running”) perdendo quota per ampia traccia nella sponda sinistra orografica della boscosa valletta formata dal Rio Moneglia. Trascurato ad un bivio un percorso che scende a sinistra in discesa (e con esso le indicazioni del “Tartufo Trail Running”), si prosegue diritto per ampia mulattiera che avanza in lieve salita e a saliscendi. Al bivio che si incontra nei pressi di una radura, si attraversa quest’ultima anziché proseguire a sinistra per carraia alquanto infangata. Ricongiuntisi con il percorso di prima e attraversato un corso d’acqua (il Rio Moneglia o un suo ramo), si prosegue in salita parallelamente a quest’ultimo. Al primo bivio che si incontra, si trascura a sinistra una carraia che conduce al nucleo di Prato (da cui transiteremo al ritorno), proseguendo diritto per il percorso principale caratterizzato dalla presenza di una linea elettrica. Al secondo bivio (indicazioni del “Tartufo Trail Running”) andiamo invece a sinistra avanzando per ampia traccia che inizialmente costeggia alcune conifere di reimpianto. Raggiunto il fondo di una valletta, si trascura un percorso che sale a destra e si svolta a sinistra varcando un corso d’acqua. Si prosegue per comoda carraia giungendo più avanti nei pressi del suggestivo nucleo di Marvana. Dopo un’eventuale visita, si continua per stradello asfaltato che sale verso NE, transitando a fianco delle case del piccolo nucleo di Costola. Messo piede nella SP 61, la si segue a sinistra verso Fragnolo, ma poco dopo la si abbandona imboccando a destra (indicazioni) una carraia. Si asseconda quest’ultima (percorso CAI n° 772 b) in ripida salita e al bivio che si incontra poco più in alto, in corrispondenza di un’area pressoché disboscata, si prende il tracciato di destra. Il percorso continua a progredire in ripida e sostenuta salita attraversando più in alto un’altra carrareccia. Si prosegue poi per ampio sentiero/mulattiera – il cui fondo è caratterizzato da affioramenti del Flysch – penetrando progressivamente in un rimboschimento a conifere che ammanta in questa sezione della dorsale spartiacque Baganza/Parma. Seguendo faticosamente l’ampia traccia, si approda infine nella sella che divide il Monte Pozzo a sud dal Monte Corno a nord. Ci si dirige verso quest’ultimo prendendo a sinistra un sentiero in salita che procede all’interno di una bella pineta, forse la meglio conservata di tutto l’Appennino parmense. Il tracciato avanza successivamente in piano aggirando in versante Baganza la boscosa sommità del Monte Corno, per poi virare a sinistra. Usciti dal rimboschimento a conifere, si inizia a perdere quota per ampia traccia che senza possibilità di errore conduce ad un bivio (poco prima di quest’ultimo, si ammirano sulla destra notevoli affioramenti del Flysch del Monte Sporno). Si prosegue diritto lungo la carraia principale che asseconda costantemente il dorso di una costa, ammirando in alcuni tratti belle visuali panoramiche. Più avanti si entra in un rimboschimento a conifere oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro. Raggiunto un bivio in località Cusano, si piega nettamente a sinistra perdendo quota per carraia (percorso CAI n° 772a) affiancata da splendidi prati e radure che stimolano una sosta ristoratrice. Più in basso il percorso diviene asfaltato e scende piuttosto ripidamente sempre affiancato da radure. Dopo una svolta a sinistra, si passa a fianco delle case della parte alta del paese di Fragnolo, fino a raggiungerne il centro, 702 m, immettendosi nella provinciale proprio in corrispondenza del rinomato ristorante Mariella. Si segue la strada a destra solo per poco, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 772) che perde quota per panoramici campi. Raggiunte le case del nucleo di Prato, si prosegue a destra avanzando per stradello asfaltato che attraversa una valletta. Dopo qualche minuto si giunge in corrispondenza della magnifica chiesa di Fragno660 m, dedicata a S. Pietro Apostolo e di edificazione romanica. Dalla cinta muraria che circonda l’edificio, si prende a sinistra una carraia che transita a fianco di un piccolo cimitero, conducendo ad alcune case in sasso ottimamente ristrutturate. Qui si piega a destra in discesa inserendosi in un’ampia traccia che si segue in quest’ultima direzione. Si tratta di un percorso non segnato e piuttosto invaso dalla vegetazione, ma comunque ben evidente. Poco più avanti si transita nei pressi del nucleo di Chiesavecchia e si continua per traccia erbosa. Si deve poi perdere quota per campi in direzione del fondo di un avvallamento (in questo tratto la carraia risulta impercorribile poiché totalmente inglobata dalla vegetazione). Da quest’ultimo si sale per traccia (in realtà ce ne sono due che procedono parallele) fino a sbucare nella SP 61 a poca distanza dal borgo di Ciano600 m. Si segue l’asfalto in direzione di Calestano solo per poco, imboccando a destra una carraia in salita non segnata dal CAI. Dopo il primo ripido strappo, il tracciato piega a sinistra e prosegue, sempre in salita, nella sponda sinistra orografica di una suggestiva valletta. Attraversato il fondo di quest’ultima, sulla destra si nota un foro: si tratta delle “Grotte di Calestanocavità carsiche scoperte già nel XVIII sec., quando la duchessa di Parma Maria Amelia di Bordone aveva avocato a sé tutti i diritti sull’estrazione del “tufo”, i depositi travertinosi entro cui scoprivano fusti d’erbe e foglie pietrificate, giudicate “scherzi” della natura” (cfr. Canossini, pag. 36). Appena dopo l’entrata della grotta, si prende a destra un’ampia traccia che salendo piuttosto ripidamente conduce a poca distanza dal rio attraversato in precedenza. Qui il percorso piega a sinistra immettendosi successivamente in una carraia con segnavia del CAI che si segue a sinistra. Più in basso, appena prima di uscire dal bosco, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra si trascura a destra un altro percorso. Avanzando successivamente a fianco di panoramici prati, si raggiunge lo splendido Oratorio della Beata Vergine della Cintura. Si tratta di un edificio di fondazione romanica e secondo alcuni studiosi sarebbe sorto su un precedente luogo di culto di epoca romana dedicato a Giano, da cui deriverebbe il nome della frazione che visiteremo fra poco. Dopo una consigliabile sosta, si continua per carraia svoltando a sinistra, transitando a fianco di alcune case. Si continua a perdere quota per stradello asfaltato attraversando tutto il magnifico borgo di Jano563 m. Messo piede nella provinciale, la si si segue a destra solo per poco imboccando a sinistra (indicazioni) una carraia. Si asseconda quest’ultima in direzione E, trascurando, ad un bivio, una traccia che scende a destra. Si continua per il percorso segnato all’interno del bosco, attraversando una valletta formata da un rio e ignorando tracce laterali. Più in basso si esce in una radura nel fondo della valle formata dal Rio Moneglia, dove ci si immette nel percorso n° 772. Lo si segue a destra procedendo nella prima sezione parallelamente al corso d’acqua. In seguito si contorna il margine sinistro di una radura con linea elettrica e ripiombati nel bosco si effettua un primo guado. Poco più avanti occorre riguadare il corso d’acqua per due volte consecutive, procedendo successivamente sulla sinistra del rio. Senza possibilità di errore si esce dopo qualche minuto dalla fitta boscaglia in corrispondenza di un’ampia radura che si attraversa. Dopo aver costeggiato un condominio, si sbuca in Via Salvo d’Acquisto in corrispondenza di una netta svolta della strada. 

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Il Monte Cassio da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Calestano-Puilio di Casola (1,45 h) ; Puilio di Casola-Monte Cassio (1,30 h) ; Monte Cassio-Castello di Casola (1,15 h) ; Castello di Casola-Calestano (1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2019

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Suggestivo e insolito percorso che è l’insieme di due anelli che possono anche essere svolti singolarmente. La prima parte consiste nella faticosa risalita del ripido fianco orientale del Monte Croce, seguendo una mulattiera in più tratti alquanto dissestata. Raggiunta la dorsale sud-est della montagna, si prende un sentiero poco frequentato ma abbastanza evidente (eccetto qualche singolo passaggio) che taglia, in ambiente spettacolare e molto selvaggio, i ripidi pendii del versante meridionale del Monte Croce. Messo piede sul crinale Baganza/Sporzana e sulla SS 62, si imbocca una carrozzabile sterrata che conduce a Cazzola. Prima di quest’ultima località, si inizia, mediante carraia e sentiero, la risalita del versante settentrionale del Monte Cassio. La discesa avviene in ambito Baganza, seguendo nella prima parte un’ampia carraia, poi, raggiunta e abbandonata quasi subito la SS 62, percorrendo un tratto di Via Francigena. L’itinerario continua attraversando i borghi di Villa di Casola e Castello di Casola, fino a ritornare al valico della Crocetta sul crinale Baganza/Sporzana. Da qui si rientra a Calestano percorrendo una carraia che procede nel versante settentrionale del Monte Croce. L’itinerario, eccetto il tratto di Via Francigena, si svolge su carraie, mulattiere e sentieri privi di segnaletica CAI. 

Da Calestano ci si incammina lungo la provinciale per Fornovo attraversando il ponte sul Torrente Baganza. Proprio al termine di quest’ultimo si prende a sinistra uno stradello (indicazione per Montale) che si segue trascurando a destra due viottoli. Giunti in corrispondenza di un cancello, si prende a sinistra una carraia che avanza in piano sul greto del torrente. Si procede avendo alla nostra destra interessanti dirupi del flysch del Monte Cassio, incontrando, nei pressi della terminazione dell’area dirupata, un bivio. Qui si abbandona la carrareccia, che continua a progredire al livello del torrente, prendendo a destra un’ampia traccia. Appena dopo si abbandona anche quest’ultima imboccando a destra un’altra carraia in salita chiusa inizialmente da una sbarra. Si avanza all’interno di una valletta ai piedi della terminazione sud-occidentale dei dirupi del flysch, raggiungendo in breve un capanno alla cui sinistra è situata una casa. Si prosegue per sentiero che procede all’interno del bosco, contornando il margine destro dei prati dell’appena lasciata località di Magazzola. Avanzando in leggera/moderata pendenza ed effettuando una curva a sinistra si raggiunge un bivio nei pressi di un rimboschimento a conifere. Trascurata la traccia di destra, che prosegue parallela al corso d’acqua che forma la valletta in cui ci troviamo, si prende il tracciato di sinistra che avanza in salita. Dopo la prima svolta a destra, si guadagna ripidamente quota per traccia molto dissestata. Effettuate altre due svolte, il percorso prende le sembianze di un fosso che si risale ripidamente e scomodamente. Dopo questo faticoso strappo si prosegue in minore pendenza fino a giungere in corrispondenza del limite di un rimboschimento a conifere. Qui il percorso effettua una svolta ed avanza costeggiando quest’ultimo, volgendo poi ulteriormente a sinistra. Si procede per ottimo sentiero all’interno di un bell’ambiente boschivo svoltando poco dopo a destra. Dopo un tratto in falsopiano, il tracciato si impenna nuovamente virando prima a sinistra e poi a destra. Si procede comodamente all’interno di un variegato ambiente boschivo affrontando poco dopo un altro ripido strappo. Continuando poi più comodamente, si trascura, nel momento in cui il tracciato svolta a destra, un labile sentiero a sinistra. Dopo un tratto in piano, si deve affrontare una ben ripida salita che presenta caratteristiche similari a quella superata più in basso: si tratta infatti di assecondare un franoso solco (è ciò che rimane del vecchio tracciato ormai totalmente eroso dall’acqua) che rende la progressione disagevole e faticosa. Il percorso prosegue poi in moderata pendenza presentandosi per fortuna meno dissestato e più piacevole. Dopo un’ulteriore salita in cui il sentiero torna ad essere incanalato, si avanza più comodamente fino ad immettersi in un’ampia traccia. La si segue a sinistra compiendo subito un tornante destrorso, guadagnando quota, oltre la curva, in sostenuta salita. Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: il tracciato infatti procede verso sud all’interno di un interessante ambiente boschivo. Doppiata una costa, il percorso tende ad appianarsi procedendo in direzione di un’altra evidente costa. Valicata quest’ultima (splendide visuali sulla Val Baganza e il suo circondario di montagne), si avanza verso nord-ovest parallelamente ad essa (si tratta della dorsale sud-est del Monte Croce). Si guadagna quota per il bel sentiero recuperando poco più in alto il filo del boscoso crinale. Effettuata una svolta a sinistra e prima di un’altra curva a destra, si stacca a sinistra un poco evidente sentiero (sul tronco di un albero si notano due bolli gialli sbiaditi). Imboccato questo percorso, si procede nel primo tratto in lieve discesa per poi svoltare a sinistra e perdere quota con maggiore decisione. Poco dopo la traccia curva a destra e conduce in un avvallamento dove sembra perdersi. Lasciandosi guidare dai bolli gialli, si attraversa la valletta avanzando successivamente in lieve salita e in piano a mezza costa per sentiero labile. Raggiunto il dorso di una prima costa, la traccia si perde: si deve scendere a sinistra per pochi metri, scorgendo a destra (faccia a valle) la continuazione del percorso (due bolli gialli molto sbiaditi sul tronco di un albero a sinistra). Poco dopo si esce dal bosco in corrispondenza di un pendio marnoso che si attraversa per sentiero abbastanza scosceso, ammirando stupende visuali. Si continua poi per traccia tutto sommato evidente che progredisce in lieve discesa e in piano. Attraversato un solco e raggiunto il dorso di una seconda costa, si segue quest’ultimo a sinistra in discesa per pochi metri, prestando attenzione a svoltare quasi subito a destra. Si continua per il solitario sentiero all’interno di un bell’ambiente boschivo, avanzando perlopiù in piano/lieve discesa. Il percorso esce successivamente dalla vegetazione in corrispondenza di una costa da cui è possibile ammirare un notevole panorama sul fondo della Val Baganza. Si prosegue poi in piano alla base di interessanti placche rocciose e, rientrati nel bosco, si avanza per un tratto in salita. Doppiata un’altra splendida costa, si continua ad avanzare in piano/lieve discesa al sommo di spettacolari placche. Segue l’attraversamento dell’ennesima costa che si presenta come un’affilata crestina rocciosa, mentre sopra di noi si nota la sommità del Monte Croce nel cui versante meridionale ci troviamo. Rientrati nel bosco, si deve svoltare nettamente a sinistra perdendo quota per un breve tratto, virando poi a destra. Dopo un’apertura panoramica si valica un’ulteriore costa, scendendo oltre quest’ultima all’interno di un avvallamento. Appena dopo l’attraversamento del canale, si trascura a sinistra una labile traccia e si prosegue per il sentiero principale che procede in salita. Poco più avanti si confluisce nel tracciato proveniente dalla Costa di Seda che si segue a sinistra verso Puilio. Si avanza comodamente in piano/lieve salita doppiando un paio di notevoli coste similari alle tante valicate nella sezione precedente. Dopo la seconda più marcata costa, il tracciato perde quota costeggiando inizialmente suggestive placche rocciose. Si riprende poi a procedere in piano/lieve salita notando un vecchio segnavia del CAI (si tratta di un percorso un tempo segnato poi caduto in totale disuso). Messo piede in un’ampia traccia, la si segue a destra progredendo in lieve salita. Si attraversano successivamente un paio di vallette, costeggiando, oltre la seconda, interessanti e friabili dirupi. Dopo aver valicato altre due coste (la prima sembrerebbe percorsa da un sentiero) ed essere passati a fianco di campi coltivati, si entra nella frazione di Puilio di Casola740 m. Giunti in corrispondenza di una fontana, si può salire per stradello a destra fino ad immettersi nella stradina che unisce Lughero a Puilio, oppure continuare diritto e attraversare tutto il suggestivo borgo, congiungendosi in questo modo con la strada di collegamento poco più avanti. Si segue quest’ultima a sinistra in salita, approdando dopo alcuni minuti sul filo del panoramicissimo crinale Baganza/Sporzana in località Crocetta794 m. Si prosegue diritto (cippi con formelle della Via Francigena) immettendosi poco più avanti nella strada d’accesso a Castello di Casola, località che visiteremo nel percorso di rientro. Continuando sempre per stradina asfaltata si giunge in località Case Storti in corrispondenza della quale ci si inserisce nella SS 62 della Cisa. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola per carraia a destra (indicazione per Cazzola). Si segue lungamente, senza possibilità di errore, questo tracciato, inizialmente in piano, poi in lieve discesa. Più avanti si attraversa la valletta formata dal Rio Vizzana, affluente del Taro, ammirando spettacolari dirupi. Si prosegue successivamente in lieve salita, iniziando ad aggirare una costa boscosa. La carraia, che è delimitata a destra da una barriera di cemento, offre in questo tratto notevoli visuali sul sottostante paese di Corniana nelle cui vicinanze si ergono notevoli conformazioni ofiolitiche. In corrispondenza della terminazione della menzionata barriera e di una netta svolta a sinistra del tracciato, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede inizialmente paralleli alla carrareccia appena abbandonata, piegando poi a destra. Al primo bivio si prosegue a sinistra e si sale, anche piuttosto ripidamente, costeggiando ampie radure. Appena prima di un poggio boscoso, si prende il percorso di destra che si segue trascurando tracce laterali. Giunti a poca distanza dalle ampie radure costeggiate in precedenza, si effettua un tornante sinistrorso che precede uno destrorso. Approdati in un campo (la parte superiore delle stesse radure di prima), la traccia sembra perdersi, ma spostandosi a sinistra ci si inserisce in una carraia che si asseconda a destra. Costeggiando campi e radure, si avanza per ampia traccia che poco dopo si restringe a sentiero (purtroppo percorso da moto da cross). La traccia si sposta progressivamente verso sud-est e procede in direzione di una costa boscosa. Raggiunta quest’ultima, il percorso svolta a destra ed avanza in lieve salita presentandosi molto fangoso. Poco più avanti, in corrispondenza di una specie d’avvallamento boscoso, il sentiero sembra perdersi poiché ostruito da rami. Assecondando le tracce lasciate dalle moto si aggira a sinistra questo ostacolo rimettendo piede nel percorso principale. Dopo un paio di svolte si varca un rio oltre il quale si sale in direzione di una costa. Poco più avanti, giunti nei pressi di alcune radure, ci si inserisce in un altro percorso che si segue a destra (cartello della ciclopista dei Salti del Diavolo). Si avanza per questa traccia evidente e dopo aver attraversato una valletta si raggiunge un bivio. Qui si abbandona la ciclopista prendendo a sinistra un altro sentiero che procede inizialmente all’interno di una valletta. Si prosegue lungamente per questo percorso non segnato che più avanti inizia a salire in modo piuttosto sostenuto. Senza possibilità di errore ci si immette nella carrareccia d’accesso alla sommità del Monte Cassio che si segue a destra in direzione dei vicini ripetitori. In corrispondenza di questi ultimi, il tracciato svolta a sinistra conducendo nelle radure sommitali della montagna, 1023 m. Dopo una meritata sosta, ci si sposta nel margine sinistro della radura delimitata a sud dal margine della pineta che caratterizza il versante Baganza della montagna, immettendosi in un’ampia traccia. Confluiti poco dopo in una carraia, la si segue a destra perdendo quota per radure punteggiate da arbusti. Il percorso si inserisce poi nella carrareccia d’acceso alla sommità della montagna in prossimità di un bivio e del margine della pineta del Monte Cassio. Noi andiamo a destra avanzando per un buon tratto in direzione ovest con andamento perlopiù pianeggiante. Giunti in corrispondenza di un tornante sinistrorso del percorso, si stacca a destra un’ampia traccia che si trascura. Si continua a perdere quota compiendo una serie di svolte e tornanti, ignorando, in corrispondenza di una netta curva a sinistra, una traccia a destra. Poco più in basso si mette piede nella SS 62 (area pic-nic con mappa della Via Francigena) che si segue a sinistra solo per un breve tratto. Infatti, nel momento in cui la strada effettua una curva a sinistra, si imbocca a destra un sentiero che corrisponde al percorso della Via Francigena. Dopo un tratto in piano si procede in discesa e nei pressi di una radura si prende la traccia di destra. Costeggiato interamente il campo, si prosegue per il bel tracciato della Via Francigena in alcuni punti rovinato dal passaggio di moto da cross. Appena prima di un rio, si trascura a destra una variante della Francigena: quest’ultima, procedendo in direzione di Cassio, si ricongiunge in seguito con il percorso tradizionale prima della menzionata località e dopo aver valicato la dorsale dei dirupi di Malacosta. Si continua comodamente per il tracciato principale all’interno della pineta del Monte Cassio, attraversando due solchi. Appena dopo il secondo, il sentiero è delimitato a destra dalla recinzione di una proprietà che ci accompagnerà per un buon tratto. Effettuata una ripida discesa, si giunge in corrispondenza dell’ingresso della suddetta proprietà, mentre da sinistra si innesta lo stradello d’accesso a quest’ultima. Si prosegue diritto per il percorso della Francigena, varcando più avanti un rio appena prima del quale ha termine la recinzione che ci ha accompagnato fino a questo punto. Il tracciato, poi, si amplia notevolmente procedendo in piano e in discesa all’interno di un rado bosco, attraversando una valletta. Si prosegue alternando tratti pianeggianti a ripide discese, ammirando in seguito, alla nostra sinistra, interessanti esemplari di vecchi muretti a secco. Seguendo il percorso della Francigena si raggiungono infine le prime case della frazione Villa di Casola655 m, in corrispondenza delle quali si svolta nettamente a destra. Si perde quota per vecchia mulattiera costeggiando una proprietà, inserendosi poco più in basso in uno stradello asfaltato. Al sottostante incrocio si tira diritto (a destra è possibile raggiungere una bella fontana/lavatoio), iniziando così l’attraversamento della parte più antica del borgo. In corrispondenza delle ultime suggestive case in sasso, si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra costeggiando inizialmente il muro di una vecchia abitazione. Dopo un recinto con cani vocianti, usciti definitivamente dal nucleo abitato, si prosegue per il tracciato della Via Francigena in direzione di Castello di Casola. Oltre un ruscello si inizia a salire ripidamente e al bivio che si presenta quasi subito si prende il più comodo sentiero di destra. Ricongiuntisi dopo un tornate sinistrorso con il percorso di prima, al bivio che si incontra appena dopo si volta a destra avanzando per bellissima mulattiera – in un tratto selciata – che mediante curva a sinistra aggira una costa. Si transita poi a fianco di una casupola in sasso e si continua a progredire per lo storico percorso avendo ai lati campi e radure. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto e dopo un’ultima salita si entra nel borgo di Castello di Casola755 (i resti dell’antico maniero – edificato in epoca medievale – si trovano al sommo del poggio su cui è arroccato lo splendido borgo). Dopo una consigliabile visita al nucleo, una volta ritornati al punto in cui siamo sbucati con la Via Francigena, si prende a destra uno stradello trascurando la strada d’accesso al borgo. Si prosegue poi per carraia che si restringe a sentiero, avanzando in modo pianeggiante e ammirando notevoli visuali. Al primo bivio che si incontra si tiene la sinistra progredendo in lieve/moderata pendenza con un piccolo saliscendi. Continuando per il percorso principale, si avanza ancora per un tratto in lieve salita a fianco di bellissimi prati per poi guadagnare quota più ripidamente. Dopo aver costeggiato una casa, si approda nuovamente al panoramico valico della Crocetta794 m. Si segue la strada asfaltata a destra e al primo bivio si prende a sinistra una carraia che corrisponde al percorso della Via Francigena. Al bivio che si presenta quasi subito (tabella con cartina e tavoli con panche), si va a destra uscendo in questo modo dallo storico tracciato che scende verso Terenzo e Bardone. Si avanza per carraia in lieve salita all’interno di un rimboschimento a conifere, uscendone poco dopo in corrispondenza di una linea elettrica. Si procede poi tra radure arbustive ammirando continue e stupende visuali sulla bassa Val Sporzana e la pianura (nelle giornate di cielo terso sono visibili le cime dell’arco alpino). Avanzando in lieve salita tra rado bosco e trascurando tracce laterali, si contorna in seguito il limite inferiore di belle radure delimitate nella parte superiore dal rimboschimento a conifere che ammanta la dorsale del Monte Croce. Si prosegue per comoda carraia ignorando a sinistra un percorso in discesa e appena dopo un’ampia traccia che staccandosi a destra sale verso il crinale del Monte Croce. Il tracciato poi si restringe e una volta inoltratosi nel bosco diviene piuttosto fangoso a causa del passaggio di moto da cross. Si continua lungamente per questo percorso senza possibilità di errore con andamento in lieve salita, aggirando in più punti pozzanghere e singole sezioni alquanto fangose. Dopo aver valicato una costa, si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra trascurando a destra un tracciato che conduce alla dorsale sud-est del Monte Croce. Si avanza per ampia traccia dovendo fare i conti, anche in questo caso, con diverse sezioni fangose ed ampie pozzanghere da aggirare scomodamente ai lati. Successivamente il percorso principale perde quota e virando a sinistra conduce a delle radure arbustive. Piegando poi a destra si esce al sommo di bellissimi prati che offrono ampie visuali panoramiche. Dopo una discesa all’interno del bosco, altre radure che si attraversano e un ulteriore tratto in discesa in cui si effettua una netta svolta a sinistra, si approda in un altipiano prativo (Le Piane749 m) di impareggiabile bellezza. Dopo una meritata sosta in questo luogo veramente idilliaco, si penetra nel rimboschimento a conifere che lo delimita a nord, compiendo subito una curva a sinistra. Si procede nel primo tratto in lieve discesa per ampia carraia che spostandosi in seguito verso destra inizia a perdere quota molto ripidamente. Trascurata una traccia che si stacca a destra, si prosegue per il percorso principale effettuando un paio di tornanti. Usciti dalla copertura boscosa, si lambisce la provinciale della Val Sporzana, ma anziché seguire quest’ultima si prende a destra una carraia che avanza tra bellissime radure con andamento verso sud. Dopo aver costeggiato il limite del bosco e assecondato per un tratto una linea elettrica, si effettua una svolta a sinistra che precede un paio di tornanti. Ripresa la direzione nord, si avanza comodamente per carraia che offre continue e bellissime visuali sulla Val Baganza con il suo circondario di montagne. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto, ci si immette in una stradina asfaltata che si segue a destra costeggiando un corso d’acqua che delimita la carreggiata a sinistra. Dopo essere passati a fianco di alcune case, si mette piede nella provinciale Calestano-Fornovo che si segue a destra in direzione della prima località. Poco dopo si abbandona la trafficata strada prendendo a sinistra uno stradello che procede a fianco delle villette della località S. Remigio. Dopo una netta curva a destra e una discesa, ci si inserisce nuovamente nella provinciale che si segue solo per un breve tratto. Infatti, al primo bivio, si prende a sinistra una strada, imboccando subito a destra uno stradello che avanza costeggiando un campo da calcio. Dopo una breve salita in cui si effettua una svolta a sinistra, si ritorna sulla provinciale proprio in corrispondenza dell’inizio (o fine provenendo da Calestano) del ponte sul Torrente Baganza. 

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Groppi Rossi: anello dal Poggio di Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto, 844 m

Dislivello: 450 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Poggio di Berceto-Lago Bozzo (1,30 h) ; Lago Bozzo-sommità Groppi Rossi (45 min/1 h) ; Groppi Rossi-Passo Silara (1 h) ; Passo Silara-Fioritola-Poggio di Berceto (1,20 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Pian della Capanna-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni normali (senza neve) ; EAI (EEAI il tratto sella quota 1255 m-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo estivo o invernale

Ultima verifica: gennaio 2019 ; Groppi Rossi-Passo Silara: aprile 2021

Accessi stradale: Parma-Fornovo-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, in località Poggio di Berceto

mapopenstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario  

La zona dei Groppi Rossi è senza dubbio una delle più suggestive e appartate aree montuose dell’intero Appennino parmense. Qui vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio penetranti e “stranianti”. Nell’estate del 2020 è stato segnato un percorso (CAI n° 731A) che da Pian della Capanna conduce alla sella a quota 1255 m dei Groppi Rossi, per poi continuare in direzione del Passo Silara. In questa sede si descrive invece un accesso alternativo di gran lunga più interessante rispetto a quello segnato, che si svolge tra avvallamenti e costoni cosparsi di massi ofiolitici, in un contesto ambientale tra i più suggestivi in assoluto. I pochi ometti presenti nel gennaio del 2019 potrebbero risultare abbattuti dalle intemperie e non più ricostruiti. L’escursione è stata effettuata dall’autore della relazione in condizioni prettamente invernali.  

Abbandonata l’auto nel parcheggio di Poggio di Berceto, si imbocca a sinistra la provinciale per Calestano, abbandonandola subito per stradello a destra (indicazione turistica per la pineta e tabella dei percorsi CAI n° 731 e n° 731A). Si sale a fianco di alcune case per poi perdere quota per sterrata fino a raggiungere il bivio per Fioritola. Si prosegue lungamente per la strada, prima in salita e poi con andamento pianeggiante o in lieve pendenza, scendendo in ultimo al ponte sul Baganza. Attraversatolo, si continua per carraia (CAI n° 731) effettuando quasi subito un tornante destrorso in corrispondenza del quale si ignora a sinistra lo stradello per Case Schianchi. Si sale in moderata pendenza compiendo successivamente un tornante sinistrorso e in seguito uno destrorso. Continuando per la sterrata (sempre molto evidente anche in caso di neve abbondante), si incontra più avanti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso. Compiuto quest’ultimo e il successivo tornante destrorso, si riprende a guadagnare quota nella direzione di prima (SE/S) parallelamente ad una linea elettrica. Raggiunta una costa panoramica, ignorata a sinistra la continuazione dell’ampia traccia, si continua diritto per mulattiera/carraia che inizialmente avanza in discesa con alcuni brevissimi saliscendi. Procedendo poi in salita ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge un bivio da cui si prosegue a destra, ignorando a sinistra la traccia d’accesso a Casa Montana. Si procede inizialmente in leggera discesa, incontrando poco dopo un bivio da cui si continua a sinistra tralasciando a destra un’ampia traccia. Con andamento prima in piano e poi in salita, si giunge in vista di un rifugio (proprietà privata) situato in prossimità del limite settentrionale del Lago Bozzo Lago d’Achille1058 m. Si prosegue per ampia traccia che costeggia la sponda occidentale dello specchio d’acqua, avanzando inizialmente all’interno del bosco. Dopo un cappano in lamiera, si procede in lieve salita per ampio percorso all’interno di una macchia boscosa. Sbucati in un magnifico pianoro, lo si attraversa interamente, recuperando, nell’estremità opposta, la continuazione del percorso segnato. Compiute un paio di svolte, inizialmente all’interno di una macchia di rado bosco, si attraversa un secondo più piccolo ripiano. Svoltando al suo termine a sinistra, si sale per poco raggiungendo i ruderi di Pian della Capanna1120 m, circondati da magnifiche radure. Dai resti murari (indicazioni) si ignora a destra la continuazione del sentiero n° 731 e si contorna, svoltando a sinistra, la macchia di vegetazione e bosco che ingloba le rovine della Capanna. Poi si vira nettamente a destra (paletti segnavia del percorso n° 731A) salendo per pendio aperto in direzione dei Groppi Rossi, raggiungendo un magnifico ripiano (luogo di impareggiabile bellezza). Abbandonato il sentiero n° 731A, si volge a sinistra verso un evidente costone che si risale brevemente lungo il suo dorso. Prima di raggiungerne il sommo, si piega a destra e si avanza verso il fondo di un avvallamento delimitato da un’altra costa caratterizzata da pietraie e massi ofiolitici. Dall’avvallamento si vira a sinistra e si sale verso un grosso masso (ometto), volgendo oltre quest’ultimo a destra. Successivamente si svolta a sinistra avanzando in obliquo ascendente, fino a piegare a destra (ometti) e guadagnare il dorso della menzionata costa che delimita l’avvallamento nel cui fondo siamo transitati poco prima. Si continua assecondando o restando nei pressi del sommo della costa, ammirando visuali veramente suggestive in un contesto ambientale integro e solitario. Ad un certo punto il percorso (ometti) vira a sinistra conducendo al sommo di un’altra poco accennata costa (si tratta in realtà di un ramo di quella di prima). Da qui si volge a destra avanzando in obliquo ascendente (è presente una traccia) e, spostandosi a sinistra, si approda su una marcata dorsale che si segue a destra. Effettuando un’ampia curva a sinistra ed attraversando anche una piccola macchia boscosa (segnavia del percorso n° 731A), si mette piede in un’evidente selletta a quota 1255 m che costituisce il punto di inizio della cresta dei Groppi Rossi. Da qui, volgendo a sinistra, si percorre la magnifica dorsale ammirando notevoli visuali, avvicinandosi alla sezione più rocciosa della cresta (un evidente spigoletto a forma di becco può essere scalato direttamente con un breve ma interessantissimo ed esposto passaggio di I°). Si aggira questa parte a destra per traccia, fino a riguadagnare il filo della dorsale e procedere nei suoi pressi. Oltrepassata una prima quota, si continua ad assecondare l’arioso, stupendo filo di cresta, approdando in breve su quella che rappresenta la cima centrale dei Groppi Rossi1280 m, riconoscibile per il fatto che l’ofiolitico crinale comincia da questo punto a digradare facendosi più severo e roccioso. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi fino alla sella a quota 1255 m, da cui andiamo a sinistra in direzione del Passo del Silara. Assecondando i segnavia del percorso n° 731A, si penetra quasi subito nel bosco, raggiungendo una sorta di ripiano con a sinistra delle radure. Segue un breve tratto in lieve salita oltre il quale si attraversano un paio di rii. Dopo il secondo, il percorso volge a sinistra e perde quota procedendo parallelamente ad esso (segnavia ottimamente collocati). Messo piede in un ripiano boscoso, si piega a destra per ampia traccia varcando inizialmente un paio di ruscelli. Dopo una breve discesa, si procede in salita oltrepassando un breve tratto franato. Al bivio che si presenta poco dopo (indicazioni), si trascura a destra il sentiero n°741 per il Monte Borgognone e si continua diritto verso il Passo Silara. Si avanza per bella e ampia traccia che dopo una svolta a sinistra procede perlopiù in piano tenendosi nel versante Parma della dorsale spartiacque. Messo piede nella strada asfaltata proveniente da Marra, la si segue a sinistra oltrepassando il Passo Silara1200 m, continuando ulteriormente in versante Baganza. Dopo una netta svolta a destra ed aver sottopassato l’elettrodotto, in corrispondenza di un’altra curva a destra, si stacca a sinistra una carraia chiusa da un cancello. La imbocchiamo e seguiamo effettuando svolte e tornanti, ammirando notevoli visuali panoramiche (se la carraia fosse ricoperta da un manto nevoso, occorre prestare attenzione a non scivolare sulle canaline di scolo dell’acqua). Giunti nei pressi di Casa Fioritola, si volge a destra e si scende costeggiando la base dell’omonima, spettacolare ofiolite. Oltre quest’ultima, si prosegue per comoda carraia che avanza nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Baganza (percorsi che si staccano a destra sono da ignorare). Dopo un tratto in piano e un bivio con carraia secondaria, si inizia una ripida discesa verso il fondo della Val Baganza. Effettuato il guado dell’omonimo torrente, che a seconda delle condizioni stagionali potrebbe risultare impraticabile, si procede in salita compiendo un tornante destrorso. Immessosi nella strada seguita all’andata, la si segue a destra in direzione di Poggio di Berceto. 

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Anello di Fragnolo

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Punto di partenza/arrivo: Fragnolo 700 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello (45 min.) ; selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello- fondovalle Moneglia-Fragnolo (1,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Fragnolo

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www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Anello molto interessante e vario su carraie e sentieri evidenti che non pongono problemi di reperimento del giusto percorso. 

Sulla sinistra del Ristorante Mariella (indicazioni) si imbocca una stradina asfaltata che conduce alle case della parte alta del paese di Fragnolo. Si effettua successivamente una svolta a destra e si inizia a salire ripidamente in direzione del non lontano crinale del Monte Castellaro. Più avanti la stradina diviene sterrata e sale costeggiando splendide e panoramiche radure, per poi penetrare in un rimboschimento a conifere. Raggiunto un bivio in località Cusano 857 m, si piega a destra lungo il percorso di crinale (segnavia CAI n° 773), oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro, 936 m (alcune aperture nel bosco permetto di ammirare notevoli visuali). Giunti ad un alto bivio, si ignora a sinistra la carraia diretta al valico conosciuto come Tino d’Oro e si continua diritto procedendo inizialmente in moderata pendenza, poi in lieve salita. Ci si avvicina progressivamente, sempre per ampia traccia, alla sommità del Monte Corno, ammantata da conifere di reimpianto, che si aggira a destra avanzando in direzione S/SE. Dopo una breve discesa, si arriva ad un incrocio (paletto con cartelli) dove si prosegue diritto per ampia traccia con sbarra iniziale. Effettuata una svolta a sinistra, si inizia più avanti l’aggiramento della sommità del Monte Pozzo, giungendo, dopo una curva a destra, ad un altro incrocio. Si continua diritto iniziando poi a scendere per sentiero che offre notevoli visuali panoramiche e che, allargandosi in ultimo a carraia, conduce ad un bivio dove si ignora a destra il percorso diretto alla boscosa sommità del Monte Pozzo. Si svolta invece a sinistra, in discesa, assecondando per un breve tratto la carrareccia, abbandonandola poco dopo prendendo a destra un sentiero (segnavia). Rientrati nella copertura boscosa, si ignorano alcune tracce laterali e si continua per l’evidente percorso che comincia a perdere quota piuttosto ripidamente, conducendo più in basso in una bella radura. Dopo una curva a sinistra e un lembo di pineta che si attraversa, si esce in altre panoramiche radure che si contornano. Un’ultima ripida discesa ci separa dal Passo di Monte Fragno, 845 m, valico situato sulla dorsale Baganza/Parma da cui si ammirano notevoli visuali del Monte Caio e dell’Alta Val Parma. Dal passo (tabella esplicativa della Via Longobarda) si continua lungo una stradina asfaltata che asseconda il crinale divisorio, proseguendo diritto (indicazione) nel momento in cui essa effettua una netta curva a sinistra. Dopo una discesa tra stratificazioni del Flysch, si procede perlopiù in piano passando a fianco di un curioso poggetto, giungendo più avanti ad un bivio dove si continua a sinistra. Si avanza all’interno del bosco costeggiando una recinzione con cancello relativa ad un’area di addestramento cani. Usciti dalla copertura boscosa, si inizia a guadagnare ripidamente quota doppiando una costa. Dopo un altro ripido strappo, si volge nettamente a sinistra trascurando una carraia che prosegue diritto in salita. Più avanti occorre abbandonare il percorso su cui stiamo camminando – che a sua volta conduce al vicino valico di Casa Canone – imboccando a destra una ripida e ampia traccia. Dopo il primo faticoso strappo, si passa a fianco di una baracca, riprendendo poi a salire in modo sostenuto lungo una sorta di costa erbosa. Al suo culmine si penetra nel bosco raggiungendo la poco marcata sella che separa il Monte Prandone, alla nostra sinistra, dal Monte Vitello, alla nostra destra. Il sentiero inizia appena dopo a scendere conducendo nei pressi di una recinzione che si contorna in lieve salita, svoltando poi a sinistra in discesa. Ignorando tracce laterali, si continua per il percorso principale che in seguito procede in piano offrendo interessanti visuali del Monte Montagnana. Dopo una radura che si attraversa e una discesa all’interno del bosco, si approda in un’ampia e panoramica sella situata sul crinale che divide la Val Moneglia dall’ampio vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si svolta repentinamente a destra per carraia che dopo una baracca curva a sinistra e scende lungo il margine di una bella radura. Rientrati nel bosco, si continua lungamente per la carraia (qualche segnavia bianco-rosso molto sbiadito) ignorando tracce laterali. Dopo una netta svolta a destra, si raggiunge un incrocio dove si prosegue diritto lungo il percorso principale che inizia a scendere con maggiore pendenza. Effettuando un’ampia curva a sinistra, si raggiunge un crinaletto secondario che si asseconda fino ad un evidente bivio collocato a poca distanza dalla frazione di Alpicella. Si imbocca a destra una carraia diretta al fondo della Val Moneglia, ignorando poco più in basso un’ampia traccia che si stacca a sinistra (e con essa i segnavia del “Tartufo Trail Running”). Si prosegue in leggera salita aggirando poco più avanti una costa boscosa, per poi scendere nel fondovalle giungendo nei pressi di una radura. Attraversata quest’ultima, si procede in salita con andamento parallelo al corso d’acqua. Poco dopo, ad un bivio, si abbandona la traccia seguita fino a questo momento per imboccare a sinistra una carraia che avanza nella sponda destra orografica della valle (in alto a destra si nota un nucleo di vecchie case collocato su un poggio). Si attraversa un ruscello e si riprende a salire raggiungendo in breve un gruppo di case non lontani dal paese di Fragno. Oltre le prime abitazioni si stacca a destra (cartello) un’ampia traccia che si imbocca risalendo un aperto pendio prativo (notevoli visuali panoramiche sulla Val Moneglia dominata dal boscoso Monte Vitello). In breve si fa ritorno a Fragnolo, punto di partenza di questo interessante anello. 

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Val Baganza: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: bivio per Fioritola, 870 m ca.

Dislivello: 660 m ca.

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: bivio per Fioritola-ofiolite di Fioritola (45 min.) ; ofiolite di Fioritola-Passo del Silara-Monte Silara (45 min.) ; Monte Silara-Passo del Silara- cresta dei Groppi Rossi (50 min) ; cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna (45/50 min.) ; Pian della Capanna-bivio per Fioritola (1,15 h)

Difficoltà: EE+ la scalata dell’ofiolite di Fioritola per il versante W/SW ; EE l’ascesa al Monte Silara ; EE la cresta dei Groppi Rossi ; E le restanti sezioni dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016 ; cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna-sella Groppi Rossi-Passo del Silara: aprile 2021

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari si imbocca a sinistra la SP 15 per Calestano abbandonandola quasi subito svoltando a destra per stradello asfaltato inizialmente in salita. Dopo alcune case, la carrozzabile, ora sterrata, scende verso il fondo della Val Baganza, conducendo in breve al bivio per Fioritola. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo a sinistra poco dopo il bivio in questione

map-1www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa  nel tratto cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Percorso di particolare interesse a livello ambientale e panoramico. Nell’anello descritto sono proposti alcuni fuori-sentiero che potrebbero risultare decisamente pericolosi se sottovalutati. Ciononostante conferiscono all’itinerario, nel suo complesso, un sapore del tutto particolare e veramente inedito, soprattutto se rapportato alla odierna imperante “codificazione” delle diverse discipline montane. Credo che l’escursionismo, pur rappresentando una delle realtà più vive dell’”andare in montagna”, abbia bisogno di una ulteriore spinta evolutiva, il che non significa sfruttare porzioni di roccia con fittoni, cavi e ponti tibetani. Mi riferisco, invece, ad una possibile interazione del cosiddetto trekking con l’arrampicata, quest’ultima intesa ad un livello, diciamo, elementare, ossia il semplice muoversi su roccia per pochi metri e su difficoltà irrisorie. Credo, inoltre, che un aspetto notevolmente soffocato nell’attuale omologazione e settorializzazione delle attività montane sia quello della ricerca autonoma, effettuata con coscienza di scelta, del percorso da seguire. I fuori-sentiero che verranno proposti in relazione sono puramente facoltativi ed esprimono le scelte dell’autore, il quale ha voluto esporre più un’esperienza personale che scrivere una relazione da seguire passo dopo passo nei minimi particolari. Riguardo, infine, i rischi derivanti dal superamento di passaggi rocciosi senza assicurazione (così come sono stati affrontati e superati dal sottoscritto) valgono le raccomandazioni già espresse in altri itinerari che assieme a questo compongono un trittico:

VAL TARO: ANELLO DELLE OFIOLITI

MONTE MARMAGNA E MONTE AQUILOTTO: ANELLO “INCONSUETO” DA LAGDEI

Dal bivio per Fioritola (cartello) si scende per ampia sterrata raggiungendo in breve il letto 
del Torrente Baganza. Dopo il guado si incomincia a guadagnare quota per carraia che procede lungo la sponda destra orografica della valle, offrendo affascinanti visuali sul corso del Baganza e sulla boscosa dorsale del Monte Cavallo. Dopo venti minuti di faticosa salita, la sterrata procede in piano conducendo in vista delle rocce basali del versante W/SW dellofiolite di Fioritola, prima meta di questa inusuale escursione. Per raggiungere la sommità dell’ammasso ofiolitico esiste un sentiero che staccandosi a sinistra, una volta giunti alla base delle prime rocce, sale all’interno del bosco per poi condurre verso destra sul pianoro sommitale. Tuttavia, al fine di gustare pienamente le peculiarità ambientali di questo luogo e mantenere fede alle finalità dell’itinerario proposto, è possibile cimentarsi con una breve e facile “quasi” scalata. Quindi, una volta giunti alla base del settore destro della “parete”, si abbandona la carraia e alla bene e meglio si risale il soprastante ripido pendio formato da zolle erbose, roccette friabili e ghiaie. Giunti in vista di un canalino roccioso situato alla nostra sinistra, lo si raggiunge e supera (I°). Ci si sposta poi a sinistra scalando alcune balze (II°-), puntando all’appicco finale. Giunti sotto quest’ultimo, si va a destra per alcuni metri sfruttando una cengia/rampa e, superato un gradino verticale (II°), si rimonta una facile e breve crestina che conduce alla sommità dell’ofiolite, purtroppo deturpata da un palo dell’elettrodotto {quella descritta è una salita improvvisata di cui l’autore della relazione ha voluto fornire solo le indicazioni di massima. La roccia è mediocre e pertanto richiede molta attenzione. Una “pseudo-scalata” riservata solo ad escursionisti veramente esperti, capaci di muoversi con autonomia su roccette ripide nonché friabili}. Dalla sommità si individua sulla destra (faccia a monte) una traccia erbosa che si segue in discesa svoltando poi a destra in direzione della sottostante carraia abbandonata in precedenza. Inseritosi in essa, la si asseconda a sinistra in moderata pendenza in direzione sud (a destra è ben visibile il nucleo agricolo di Fioritola). Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: si procede, infatti, verso N/NE, tagliando panoramici pendii prativi deturpati dall’onnipresente elettrodotto della Val Baganza nonché dal tracciato del metanodotto. La carrareccia piega poi a destra continuando in costante salita, spegnendosi poco più in alto nella strada asfaltata per il Passo del Silara. Si segue la provinciale a destra solo per poco e intercettata una labile traccia a sinistra la si asseconda procedendo in leggera salita all’interno del bosco. Immessosi nella pista del metanodotto, si scende a destra nella strada asfaltata abbandonata in precedenza. Si asseconda quest’ultima in direzione del vicino Passo del Silara gustando belle visuali, in particolare sull’ammasso ofiolitico del Monte Silara, seconda meta dell’escursione. Giunti in corrispondenza di una casupola con torretta di ferro, si trascura una carraia (percorso n° 743-741) e si imbocca un sentierino che sale costeggiando un singolare blocco di serpentinite con targa. Si attraversa successivamente una bella radura arbustiva (al bivio che si presenta si tiene la destra), immettendosi poco più avanti nella carrareccia del metanodotto alla base del Monte Silara. Si incomincia a risalire il versante meridionale di questa singolare altura puntando alla sezione rocciosa (quella che presenta una maggiore continuità) che precede la cima. Giunti alla base delle rocce, si scala una placchetta e/o uno spuntone instabile prestando massima attenzione alla roccia in alcuni punti decisamente friabile (possibili passaggi di II°). Dalla cima del Monte Silara si rientra al passo omonimo scendendo lungo lo stesso versante dell’ascesa. Dal valico si va a sinistra fino ad incontrare a destra una carraia in salita che si imbocca (indicazioni dei percorsi CAI n°741 e n° 731A). Dopo il tratto iniziale, l’ampia traccia procede in piano per poi riprendere a salire svoltando a destra. Oltre la curva si presenta un bivio: si abbandona a sinistra il segnavia n°741 per Il Monte Borgognone e si continua diritto lungo la carrareccia (n° 731A) che procede in discesa. Poco più avanti il percorso è interrotto da una frana, ma una traccia permette di superare l’ostacolo senza problemi. Dopo aver attraversato un paio di ruscelli, si giunge in un ripiano boscoso dove a destra si nota un sentiero inerbito che scende verso la valle formata dal Rio Fioritola. Noi invece dobbiamo andare a sinistra (segnavia) guadagnando quota parallelamente ad un rio situato alla nostra destra. Più in alto (segnavia evidenti e ottimamente collocati) si volge a destra attraversando il corso d’acqua in questione, per poi varcarne un secondo. Si continua per l’evidente percorso procedendo per un breve tratto in lieve discesa, fino a raggiungere una specie di ripiano boscoso. Assecondando i segnavia bianco-rossi, si prosegue a destra e dopo una svolta a sinistra si esce dal bosco nei pressi di una selletta situata lungo la dorsale dei Groppi Rossi. Dal valico si abbandona il sentiero segnato – che scende a Pian della Capanna – e si inizia a percorre l’ofiolitica e ampia cresta sfruttando inizialmente una traccia. Ammirando a sinistra strane conformazioni rocciose in un contesto ambientale che non ha eguali in tutto l’Appennino parmense, ci si dirige verso la sezione più rocciosa della dorsale contraddistinta da un particolare risalto a forma di becco. Abbandonata la traccia, si continua ad assecondare il filo di cresta formato da brevi balze, prestando attenzione alla roccia alquanto friabile. Giunti alla base del caratteristico appicco a forma di becco, lo si scala direttamente (, piuttosto esposto) continuando poi facilmente lungo la cresta. Guadagnata una prima quota, si prosegue lungo l’orizzontale filo della dorsale, fino a mettere piede sulla cima più elevata, 1280 m, oltre la quale la cresta comincia a digradare. La labile traccia si mantiene a destra del crinale ofiolitico, o nei suoi pressi, per poi scendere ripidamente tenendosi sulla destra di suggestivi spuntoni e denti rocciosi. Dopo un’ultima ripida discesa, si approda in una selletta all’interno del bosco. Da qui si prosegue diritto mantenendosi nei pressi del crinale, salendo lungo il margine di pendii erbosi con cespugli. Avanzando successivamente in discesa senza traccia, si rientra nel bosco e si perde quota assecondando una dorsale. Notando a destra un avvallamento, si recupera poco più in basso una traccia che conduce nel margine sinistro del profilo che stiamo percorrendo. Si continua a scendere liberamente per pendio boscoso fino ad approdare in una mulattiera che proviene da Casa Montana. La si asseconda a sinistra in direzione di Pian della Capanna, avanzando in lieve salita all’interno di uno splendido e solitario ambiente boschivo. Poco più avanti si procede ai piedi dei declivi con massi sopra i quali si erge la cresta dei Groppi Rossi, gustando le peculiarità di un ambiente tra i più suggestivi dell’intera montagna parmense. Poco più avanti si esce dal bosco in corrispondenza di costone lungo il quale si sviluppa il primo tratto del “vecchio” percorso d’avvicinamento alla sella dei Groppi Rossi. Approdati in un ripiano prativo di impareggiabile bellezza, ci si innesta nel percorso n° 731A contrassegnato da paletti con segnavia bianco-rossi. Assecondandolo in discesa, ci si dirige verso alcuni alberi dietro ai quali si trovano i ruderi di Pian della Capanna1120 m. Dopo una sosta con perlustrazione dell’area in cui ci troviamo, ricca di fascino, si scende per traccia inizialmente poco marcata, poi più evidente. Attraversate bucoliche radure, si penetra nel bosco seguendo un ampio sentiero in leggera discesa. Poco più avanti si giunge a lambire la sponda occidentale del Lago Bozzo e si continua per l’evidente percorso che si mantiene all’interno del bosco. Transitati nei pressi un rifugio (proprietà privata), si prosegue per carraia che in dieci minuti di cammino porta al bivio per Casa Montana. Da qui si continua a sinistra per comodo percorso che procede in discesa all’interno di uno splendido ambiente boschivo. In seguito il tracciato avanza in leggera salita, immettendosi infine in una sterrata nei pressi di un bivio. Ignorata a destra una diramazione secondaria, si prosegue diritto scendendo per carraia affiancata da una palificazione elettrica che ci accompagnerà per un tratto. Si effettuano più in basso un paio di ripidi tornanti su carrareccia per un breve tratto cementata, perdendo successivamente quota con pendenze più lievi. In seguito, un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma un secondo tornante riporta poco a procedere verso N. Una svolta a destra, un tornante sinistrorso e un’ultima breve discesa precedono il ponte sul Torrente Baganza. Per tornare al bivio per Fioritola è sufficiente seguire la sterrata che in quindici minuti riconduce al punto di partenza. 

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Canesano e Rio Spigone

 

Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Calestano-Canesano (1,30 h) ; Canesano-Fonte di San Giovanni (50 min.) ; Fonte di San Giovanni-Albareto (30 min.) ; Albareto-Val Spigone-Calestano (1 h) 

Difficoltà: E (E+ il tratto Albareto-Val Spigone-Calestano)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

 

map (3)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario 

Percorso inusuale in luoghi scarsamente valorizzati a livello escursionistico. La discesa all’interno della Val Spigone avviene per vecchio sentiero in disuso in alcuni punti ostruito da rovi e arbusti spinosi.   

Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese di Calestano, nei pressi della sede degli Alpini (Via del Bocco). Sulla destra di quest’ultima (tabella sul tronco di un albero) si diparte un viottolo selciato che volgendo a destra conduce in Via Tralacosta. Seguendola a sinistra, si transita a fianco di alcune case (le ultime del paese), per poi avanzare su carraia che poco più avanti si restringe a sentiero progredendo verso sud-est. Si procede in moderata pendenza all’interno di un bell’ambiente boschivo, ignorando a sinistra e a destra tracce secondarie. Effettuate alcune svolte, si incomincia ad assecondare il crinale che chiude a sud-ovest la valle del Rio Moneglia. Si segue l’ampio sentiero che si mantiene in prossimità della boscosa dorsale, tralasciando diverse tracce che si staccano ai lati. Senza possibilità di errore, si giunge ad un bivio evidente da cui, ignorato un percorso che si stacca a destra, si continua diritto lungo il sentiero a destra della mulattiera, oppure per quest’ultima. Si sbuca poco dopo al sommo di campi coltivati digradanti alla nostra destra (sotto si noi si trova la frazione di Alpicella) e si procede diritto fino al successivo bivio. Trascurata a sinistra un’ampia traccia che scende verso il fondo della Val Moneglia e a destra una carraia proveniente da Alpicella, si continua per il percorso principale volgendo progressivamente verso sud/sud-ovest. Il tracciato guadagna costantemente quota presentando alcuni ripidi strappi, conducendo senza possibilità di errore ad un evidente incrocio. Imboccato il percorso di destra (segnavia bianco-rosso), si compie appena dopo una netta svolta a sinistra, guadagnando successivamente quota all’interno di un solitario ambiente boschivo caratterizzato da conifere di reimpianto. Usciti più in alto dal bosco, si sale contornando una magnifica radura, fino a volgere a destra e transitare a fianco di un capanno. Si guadagna poco dopo una panoramica sella, situata sulla dorsale Moneglia/Spigone, punto di incrocio di ben cinque tracce. Si prosegue diritto in leggera salita su crinale inizialmente erboso, poi parzialmente boscoso. Al bivio che si incontra poco più avanti, si trascura a destra un sentiero e si continua per il percorso principale riprendendo a scendere. Ignorato a destra un altro sentiero ed effettuato un tornante destrorso, si confluisce in una stradina asfaltata nei pressi del cimitero di Canesano. Andando a destra, si raggiunge in pochi minuti il centro della suggestiva frazione – 792 m – nei pressi della chiesa. Imboccata a sinistra una carrareccia in discesa, si trascura quasi subito uno stradello che a sinistra conduce ad una casa, ignorando poco dopo a destra una carraia che scende ripida. Si continua lungamente per il comodo tracciato, avanzando perlopiù a saliscendi a fianco di campi e radure, ammirando splendide visuali panoramiche. Si trascurano alcune carraie che si staccano a sinistra, affrontando più avanti una rilevante contropendenza in cui si varca un corso d’acqua (il Rio Spigone o un suo ramo). Giunti nei pressi del suggestivo rudere della Brugnara, 786 m, situato alla nostra destra, si continua per il percorso principale che, procedendo ancora per un tratto in lieve salita, conduce ad un bivio. Ignorata a sinistra una carraia che sale in direzione del crinale Baganza/Parma, si perde marcatamente quota fino a varcare un rio. Appena dopo si stacca a destra un’ampia traccia inerbita e molto trascurata. Quest’ultima conduce, facendo un giro più breve, alla carraia per Albareto, sbucando nei pressi del nucleo chiamato Il Ginepro. Tuttavia, in considerazione della sua problematica reperibilità, soprattutto nell’ambito di un’ampia area disboscata situata più avanti, se ne sconsiglia la percorrenza. Si continua quindi per il percorso seguito fino a questo momento, avanzando in costante salita ed effettuando alcuni tornanti. Immessosi in una carraia proveniente dal crinale Baganza/Parma, la si segue a destra confluendo più avanti in una sterrata a poca distanza dalla Fonte di S. Giovanni, situata più in alto a sinistra. Assecondando la carraia di accesso alla fonte, si attraversa in seguito la valletta formata da un rio, attraversando poco dopo una magnifica radura. Procedendo in leggera salita, si guadagna più avanti un crinale e lo si asseconda in direzione nord-est. Si avanza per comoda carraia trascurando ai lati un paio percorsi che scendono, transitando poco dopo nei pressi della località Il Ginepro. Proseguendo in lieve salita, si raggiunge e attraversa il nucleo di Albareto, 834 m, scendendo poi al sottostante incrocio sotto l’abitato di Vigolone. Guardando a destra si nota una mulattiera che poco attrae in quanto parzialmente ostruita da vegetazione invadente (rovi). L’imbocchiamo procedendo in leggera discesa all’interno di una fascia boscosa, intuendo la storicità del percorso che ci accingiamo a seguire e facendo i conti con gli effetti della sua decennale trascuratezza (purtroppo si incontrano dei rifiuti, segno che l’area in cui ci troviamo è utilizzata da qualcuno come discarica). Poco dopo la vegetazione rende impraticabile il cammino: occorre quindi aggirare l’ostacolo a destra contornando il margine di ampi e panoramici campi, riprendendo appena possibile il sentiero. Lo si asseconda incontrando altre sezioni in cui la vegetazione risulta molto invadente e fastidiosa. la ben incavata traccia perde costantemente quota in direzione della valle formata dal Rio Spigone nella cui sponda sinistra orografica si svilupperà la parte principale della discesa verso Calestano. Dopo un tratto aperto e panoramico, il percorso piega nettamente a sinistra sottopassando una linea elettrica, rientrando subito dopo nel bosco. Dopo una ripida discesa per sentiero evidente, si trascura a destra un’ampia traccia inerbita e si prosegue diritto/sinistra salendo per un breve tratto. Innestatosi in una carraia (che sostituisce una vecchia mulattiera), è sufficiente seguirla a destra in costante discesa nel contesto di un’area disboscata. Trascurate a sinistra tracce secondarie, ci si immette giocoforza nella strada asfaltata Calestano/Vigolone in corrispondenza di un suo tornante. Si asseconda la strada in discesa incontrando sulla destra l’imbocco di una carraia che precede lo stradello d’accesso a Casa Spigona (proprietà privata). Proprio in corrispondenza del bivio, si abbandona la strada asfaltata e alla bene e meglio si discende una scarpata in obliquo a sinistra senza sentiero. Dopo pochi metri ci si innesta in una traccia piuttosto labile che, procedendo per un tratto verso nord, effettua poi un tornante destrorso allargandosi a mulattiera. Attraversata la pista di una linea elettrica, si continua ad assecondare il vecchio percorso compiendo quasi subito un tornante sinistrorso, rimettendo piede nell’orripilante tracciato di prima. Lo si discende ripidamente per un breve tratto, imboccando poi a sinistra la continuazione della mulattiera. Effettuato poco più avanti un tornante destrorso (si trascura il sentiero che prosegue diritto), ci si innesta nuovamente nel percorso dalla linea elettrica che si asseconda a sinistra. Al primo bivio che si incontra, prendendo la ben ripida traccia di destra si raggiunge il fondovalle in corrispondenza di una costruzione. Si prosegue per comoda carraia procedendo parallelamente al Rio Spigone, notando nella riva opposta gli edifici diroccati di una vecchia stazione termale. Al bivio che si presenta più avanti, è necessario proseguire diritto/sinistra salendo per un breve tratto, avanzando poi in modo pianeggiate tra arbusti. Preso ad un bivio il sentiero di destra, si attraversa poco dopo un bel ripiano prativo/arbustivo, avvicinandosi ad una casa disabitata. Assecondando in ultimo una carraia, ci si innesta nella SP15 proprio in corrispondenza della menzionata casa. Seguendo la provinciale a destra, si attraversa il ponte sul Rio Spigone e al primo bivio si continua per Via Papa Giovanni XXIII. Prima di recuperare l’auto in Via del Bocco, si consiglia un’approfondita visita dell’antico borgo di Calestano, ammirando splendide case in sasso ottimamente ristrutturate rispettando l’assetto originario. 

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