La Val Moneglia e i suoi borghi

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Calestano-Alpicella (30 min.) ; Alpicella-Marvana-crinale Baganza/Parma (1,30 h) ; crinale Baganza/Parma-Monte Castellaro-Fragnolo (1 h) ; Fragnolo-Fragno-Jano (1,15 h) ; Jano-Calestano (40 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org Nella sezione evidenziata colore arancio il tracciato è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Bellissimo percorso alla scoperta dei suggestivi borghi della Val Moneglia e delle poco conosciute “grotte di Calestano”.

N.B.: l’escursione è stata effettuata il giorno 23/02/2020, prima dell’emanazione delle misure restrittive inerenti al contenimento dell’epidemia da Covid-19

Abbandonata l’auto in un parcheggio in Via del Bocco, la si percorre per un breve tratto abbandonandola appena dopo la sede degli alpini. Qui si imbocca a sinistra (indicazioni) una carraia selciata che piega subito a destra spegnendosi in Via Tralacosta. Si segue quest’ultima a sinistra transitando a fianco delle ultime case del paese, svoltando poi a destra per carraia. Appena dopo, però, accorre prendere a sinistra un sentiero che inizialmente sale nei pressi di una bella casa isolata. Si continua lungo questo percorso che guadagna quota avendo come direttrice una costa boscosa. Ai diversi bivi che si incontrano si tiene sempre il tracciato più ampio, effettuando alcune ripide svolte (a terra si notano diversi affioramenti del flysch). Raggiunto il crinale della menzionata costa, lo si asseconda sottopassando innanzitutto l’inestetico elettrodotto della Val Baganza. Si prosegue per il bellissimo sentiero che in più punti si sdoppia (si tratta di tracce utilizzate dalle MTB), notando alla nostra destra un nucleo agricolo con fienili. Più avanti si incomincia a scorgere, sempre a destra, il borgo di Alpicella, prima meta del nostro itinerario. Nel momento in cui il percorso di crinale si inserisce in un’ampia traccia, si incontra un bivio dal quale (cartello) si prende a destra un sentiero. Sbucati in panoramici prati, si raggiunge subito dopo il nucleo di Alpicella630 m, che si attraversa per stradina asfaltata dirigendosi verso la caratteristica chiesa/oratorio di cui è rimasto in piedi solo la facciata e parte delle mura laterali. Da qui si può continuare per carraia che tuttavia si deve abbandonare presto, virando a sinistra in direzione del crinale abbandonato in precedenza. Avanzando liberamente per prati e seguendo successivamente un tratturo, si rimonta sul dorso della costa proprio in corrispondenza di un evidente bivio. Noi andiamo a sinistra (cartelli del “Tartufo Trail Running”), perdendo quota per ampia traccia nella sponda sinistra orografica della boscosa valletta formata dal Rio Moneglia. Raggiunto un bivio, si trascura a sinistra un percorso in discesa (e con esso le indicazioni del “Tartufo Trail Running”), proseguendo diritto per ampia mulattiera che avanza in lieve salita e a saliscendi. Al bivio che si incontra nei pressi di una radura, si attraversa quest’ultima anziché proseguire a sinistra per carraia alquanto infangata. Ricongiuntisi con il percorso di prima e attraversato un corso d’acqua (il Rio Moneglia o un suo ramo), si prosegue in salita parallelamente a quest’ultimo. Al primo bivio che si incontra, si trascura a sinistra una carraia che conduce al nucleo di Prato (da cui transiteremo al ritorno), proseguendo diritto per il percorso principale caratterizzato dalla presenza di una linea elettrica. Al secondo bivio (indicazioni del “Tartufo Trail Running”) andiamo invece a sinistra avanzando per ampia traccia che inizialmente costeggia alcune conifere di reimpianto. Raggiunto il fondo di una valletta, si trascura un percorso che sale a destra e si svolta a sinistra varcando un corso d’acqua. Si prosegue per comoda carraia giungendo più avanti nei pressi del suggestivo nucleo di Marvana. Dopo un’eventuale visita, si continua per stradello asfaltato che sale verso NE, transitando a fianco delle case del piccolo nucleo di Costola. Messo piede nella SP 61, la si segue a sinistra verso Fragnolo, ma poco dopo la si abbandona imboccando a destra (indicazioni) una carraia. Si sale per quest’ultima (percorso CAI n° 772 b) in ripida salita e al bivio che si incontra poco più in alto, in corrispondenza di un’area pressoché disboscata, si prende il tracciato di destra. Si sale per carraia in ripida e sostenuta salita, attraversando un’altra carrareccia. Si prosegue poi per ampio sentiero/mulattiera – il cui fondo è caratterizzato da affioramenti del flysch – penetrando progressivamente all’interno del rimboschimento a conifere che ammanta in questa sezione della dorsale spartiacque Baganza/Parma. Seguendo faticosamente l’ampia traccia, si approda infine nella sella che divide il Monte Pozzo a sud dal Monte Corno a nord. Ci si dirige verso quest’ultimo prendendo a sinistra un sentiero in salita che procede all’interno di una bella pineta, forse la meglio conservata di tutto l’Appennino parmense. Il tracciato avanza successivamente in piano aggirando in versante Baganza la boscosa sommità del Monte Corno, per poi virare a sinistra. Usciti dal rimboschimento a conifere, si inizia a perdere quota per ampia traccia che senza possibilità di errore conduce ad un bivio (poco prima di quest’ultimo, si ammirano sulla destra notevoli affioramenti del flysch del Monte Sporno). Si prosegue diritto lungo la carraia principale che asseconda costantemente il dorso di una costa, ammirando in alcuni tratti belle visuali panoramiche. Più avanti si entra in un rimboschimento a conifere oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro. Raggiunto un bivio in località Cusano, si piega nettamente a sinistra perdendo quota per carraia (percorso CAI n° 772a) affiancata da splendidi prati e radure che stimolano una sosta ristoratrice. Più in basso il percorso diviene asfaltato e scende piuttosto ripido sempre affiancato da radure. Dopo una svolta a sinistra, si passa a fianco delle case della parte alta del paese di Fragnolo, fino a raggiungerne il centro, 702 m, immettendosi nella provinciale proprio in corrispondenza del rinomato ristorante Mariella. Si segue la strada a destra solo per poco, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 772) che perde quota per panoramici campi. Raggiunte le case del nucleo di Prato, si prosegue a destra avanzando per stradello asfaltato che attraversa una valletta. Dopo qualche minuto si giunge in corrispondenza della magnifica chiesa di Fragno660 m, dedicata a S. Pietro Apostolo e di edificazione romanica. Dalla cinta muraria che circonda l’edificio, si prende a sinistra una carraia che transita a fianco di un piccolo cimitero, conducendo ad alcune case in sasso ottimamente ristrutturate. Qui si piega a destra in discesa, inserendosi in un’ampia traccia che si segue a destra. Si tratta di un percorso non segnato e piuttosto invaso dalla vegetazione, ma comunque ben evidente. Poco più avanti si transita nei pressi del nucleo di Chiesavecchia e si continua per traccia erbosa. Si deve poi perdere quota per campi in direzione del fondo di un avvallamento (in questo tratto la carraia risulta impercorribile poiché totalmente inglobata dalla vegetazione). Da quest’ultimo si risale per traccia (in realtà ce ne sono due che procedono parallele) fino a sbucare nella SP 61 a poca distanza dal borgo di Ciano, 600 m. Si segue l’asfalto a destra solo per poco, imboccando a destra una carraia in salita non segnata dal CAI. Dopo il primo ripido strappo, il tracciato piega a sinistra e prosegue, sempre in salita, nella sponda sinistra orografica di una suggestiva valletta. Attraversato il fondo di quest’ultima, sulla destra si nota un foro: si tratta delle “Grotte di Calestano…cavità carsiche scoperte già nel XVIII sec., quando la duchessa di Parma Maria Amelia di Bordone aveva avocato a sé tutti i diritti sull’estrazione del “tufo”, i depositi travertinosi entro cui scoprivano fusti d’erbe e foglie pietrificate, giudicate “scherzi” della natura” (cfr. Canossini, pag. 36). Appena dopo l’entrata della grotta, si prende a destra un’ampia traccia che, salendo piuttosto ripidamente, conduce a poca distanza dal rio attraversato in precedenza. Qui il percorso piega a sinistra, immettendosi successivamente in una carraia con segnavia del CAI che si segue a sinistra. Più in basso, appena prima di uscire dal bosco, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra si trascura a destra un altro percorso. Avanzando successivamente a fianco di panoramici prati, si raggiunge lo splendido Oratorio della Beata Vergine della Cintura. Si tratta di un edificio di fondazione romanica e secondo alcuni studiosi sarebbe sorto su un precedente luogo di culto di epoca romana dedicato a Giano, da cui deriverebbe il nome della frazione che visiteremo fra poco. Dopo una consigliabile sosta, si continua per carraia svoltando a sinistra, transitando a fianco di alcune case. Si continua a perdere quota per stradello asfaltato, attraversando tutto il magnifico borgo di Jano563 m. Messo piede nella provinciale, la si si segue a destra solo per poco, imboccando a sinistra (indicazioni) una carraia. Si segue quest’ultima in direzione est, trascurando ad un bivio una traccia che scende a destra. Si continua per il percorso segnato all’interno del bosco, attraversando una valletta formata da un rio e trascurando tracce laterali. Più in basso si esce in una radura nel fondo della valle formata dal Rio Moneglia, dove ci si immette nel percorso n° 772. Lo si segue a destra procedendo, nella prima sezione, a destra e parallelamente al corso d’acqua. In seguito si contorna il margine sinistro di una radura con linea elettrica e ripiombati nel bosco si effettua un primo guado. Poco più avanti occorre riguadare il corso d’acqua per due volte consecutive, procedendo successivamente sulla sinistra del rio. Senza possibilità di errore, si esce dopo qualche minuto dalla fitta boscaglia in corrispondenza di un’ampia radura che si attraversa. Dopo aver costeggiato un condominio, si sbuca in Via Salvo d’Acquisto in corrispondenza di una netta svolta a sinistra della strada.

Monte Nero: anello da Selvola

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Punto di partenza/arrivo: Selvola, 993 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Selvola-Drusco (35 min.) ; Drusco-Provinciale della Val Nure (1,35 h) ; Provinciale della Val Nure-Monte Nero (1 h) ; Monte Nero-Sella Costazza-Prato Grande-Provinciale della Val Nure (1 h) ; Provinciale della Val Nure-Selvola (1,20 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: oridanaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola. Da quest’ultima località si continua per la SP 81 in direzione del Passo del Tomarlo. Appena dopo il paese di Casal Porino – il cui centro vero e proprio la provinciale aggira a sinistra – in corrispondenza di una curva a sinistra, si prende a destra la strada per Selvola. Si parcheggia l’auto in un qualche spiazzo nel lato destro della carreggiata, appena oltre le ultime case del paese

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare anello che si svolge per carraie e sentieri spesso non segnati o con segnaletica molto carente. La prima parte consiste, dopo aver raggiunto il paese di Drusco, nel raggiungimento della dorsale che chiude a sud la Val Lecca. Il crinale in questione è attraversato dal sentiero n° 841, la cui segnaletica lascia molto a desiderare. La stessa condizione di trascuratezza riguarda il percorso n° 821 che dalla Provinciale della Val Nure scende a Selvola.

N.B.: l’escursione è stata effettuata il giorno 20/02/2020, prima dell’emanazione delle misure restrittive inerenti al contenimento dell’epidemia da Covid-19

Da Selvola si procede per stradina asfaltata in direzione di Revoleto avanzando in lieve discesa. Oltrepassato un rio e svoltati a destra, si imbocca a sinistra una carraia in salita che teoricamente dovrebbe essere segnata dal CAI (n° 821). Dopo una svolta a sinistra, si trascura in questa direzione una traccia inerbita, raggiungendo in seguito una costa con presa dell’acquedotto (fontana a sinistra). Al crocicchio che si presenta, si ignora innanzitutto la carraia che sale a sinistra (CAI n° 821), proseguendo invece diritto per ampia traccia in discesa. Dopo aver attraversato una valletta, il tracciato si fa più infrascato e anche infossato. In corrispondenza di una svolta a destra, si trascura a sinistra un percorso in salita e si continua a perdere quota parallelamente ad un canale. Poco più in basso si entra nella frazione di Case Botti, imboccando, in corrispondenza di una fontana, una carraia a sinistra. Quest’ultima attraversa una valletta ed effettua appena dopo una netta svolta a destra, riconducendo nella stradina abbandonata in precedenza. Seguiamo l’asfalto a sinistra, immettendosi successivamente in un’altra strada proveniente da Anzola. Attraversata la parte superiore del paese di Revoleto, si abbandona la strada asfaltata imboccando a destra una traccia piuttosto infrascata. Dopo il primo tratto in piano, si procede in salita a fianco di campi, avanzando parallelamente alla strada di prima. Giunti ad un bivio, si prosegue a destra per mulattiera che contorna il margine di un campo, procedendo parallelamente ad un rio. Dopo una breve salita, ci si immette nuovamente nella strada asfaltata appena prima del ponte che oltrepassa il menzionato corso d’acqua. Seguendo l’asfalto a destra, si transita poco dopo a fianco di un curioso gendarme ofiolitico con Madonnina, attraversando successivamente un altro rio. Dopo una salita in cui si costeggiano degli interessanti muretti a secco, si entra nella frazione di Drusco, 952 m, passando inizialmente a fianco della chiesa di Santa Maria Assunta. Raggiunto il centro del piccolo abitato, proprio di fronte ad una cappella si stacca a sinistra una carraia: la imbocchiamo, uscendo in questo modo dalla frazione. Si sale inizialmente contornando il margine di un campo, effettuando una curva a destra e ammirando alla nostra sinistra esemplari di vecchi muretti a secco. Si continua a guadagnare quota in direzione nord ai lati di prati recintati, transitando a fianco di una specie di lavatoio in cemento. Penetrati nel bosco, si sale piuttosto ripidamente per ampia traccia, fino ad incontrare un bivio. Imboccato il percorso di destra, si avanza prima in lieve discesa e poi in piano, progredendo nella sponda destra orografica della valle formata dal Rio Scese. Appena dopo aver varcato quest’ultimo, si presenta un altro bivio da cui si prende il tracciato di sinistra, compiendo subito una netta svolta in questa direzione. Al successivo bivio, situato nei pressi di un’ampia area disboscata che si accompagnerà per un tratto, si prosegue a sinistra procedendo parallelamente al canale formato da un corso d’acqua. Si sale ripidamente, costeggiando più in alto la menzionata area disboscata, fino a compiere una netta svolta a sinistra in corrispondenza della quale si trascura a destra una traccia inerbita. Guadagnando quota in sostenuta salita a fianco dell’area di prima, si rientra più in alto (finalmente!) nel bosco. Si prosegue per mulattiera assecondando per una breve sezione il dorso di una poco accennata costa, piegando poi a destra. Il tracciato in seguito svolta a sinistra sdoppiandosi per un breve tratto, virando successivamente a destra. Poco più in alto si transita nei pressi di splendidi e centenari esemplari di faggio che arricchiscono notevolmente il patrimonio boschivo in cui ci troviamo. Il percorso, poi, riprende a salire ripidamente, effettuando alcune svolte (in corrispondenza di una di una curva a sinistra, si trascura una labile traccia che prosegue diritto). Costeggiato il margine destro si una radura arbustiva, si continua a guadagnare quota all’interno del bosco, fino a sbucare in un’altra e più ampia radura. Attraversata quest’ultima restando più o meno nei pressi del suo margine destro, ci si immette nel percorso n° 841 che asseconda la dorsale che chiude a sud/sud-ovest la Val Lecca. Si segue questo tracciato a sinistra attraversando inizialmente una macchia boscosa, uscendo successivamente nell’ambito di altre radure arbustive. Dopo un tratto in lieve discesa, una volta rientranti nel bosco (segnavia), si riprende a salire trascurando subito una traccia a destra. Si procede effettuando qualche svolta, restando più o meno nei pressi del boscoso crinale, avanzando prima in salita poi in piano. Dopo una breve discesa e un paio di svolte, si costeggia il margine superiore di un’ampia area disboscata. Successivamente si riprende a salire in direzione di un poggio boscoso (il Monte Cucco), piegando prima a destra poi a sinistra. Compiendo una curva a destra, si incomincia ad attraversare un’area di rado bosco, virando poco dopo a sinistra. Una netta curva a destra precede una ripida salita mediante la quale si rimette piede sul dorso del boscoso crinale (segnavia). Si prosegue per esso, o nei suoi pressi, ammirando in un tratto una notevole visuale del Monte Ragola. Il tracciato prosegue assecondando il filo della dorsale, avanzando in lieve discesa e in piano, per poi riprendere a salire. Più avanti si attraversa un’ampia area disboscata procedendo parallelamente ad una recinzione e ad un’altra traccia situate alla nostra destra. Ricongiuntisi con l’altro percorso nell’ambito di radure arbustive, al bivio che si presenta si prosegue a sinistra oltrepassando una specie di cancello. Si avanza per carraia avendo a destra il filo del crinale, attraversando un’altra area disboscata. Dopo un tratto in piano in cui si procede parallelamente ad una traccia, si incontra un bivio dal quale si continua a sinistra. Il percorso riprende a salire svoltando subito a destra, per poi scendere conducendo ad una radura. Si ricomincia a guadagnare quota contornando il margine di un’area di bosco rado, rientrando successivamente nella vegetazione. Al bivio che si incontra in seguito, si tiene la destra (segnavia), continuando ad avanzare in salita piuttosto sostenuta. Giunti nei pressi di un rio, si compie una svolta a sinistra costeggiando delle conifere, immettendosi successivamente in una carraia. La si segue a destra procedendo poco dopo ai piedi di un groppo boscoso con grossi massi, proseguendo diritto al bivio che si presenta. Attraversato un suggestivo rio, si sale ripidamente, effettuando poi, in corrispondenza di alcune conifere, una netta curva a sinistra. Si procede assecondando il dorso di una costa, avanzando successivamente tra rado bosco. Dopo un’ultima salita, ci si immette nella SP 645R (Provinciale della Val Nure), proprio di fronte ad una fontana. Si segue l’asfalto a destra solo per poco, imboccando, appena dopo aver attraversato un rio, una carraia che sale a sinistra. Dopo il primo tratto in cui si guadagna quota parallelamente al corso d’acqua di prima, si vira a destra continuando a salire piuttosto ripidamente. Valicato il dorso di una costa, si prosegue più comodamente, costeggiando una radura con cespugli di pini mughi autoctoni (peculiarità della zona). Si prosegue per il tracciato, che in un tratto diviene piuttosto labile, avanzando in piano e lieve/moderata salita. Attraversato un ruscello, si costeggia una seconda radura con altri interessantissimi esemplari di pino mugo. Si prosegue in lieve salita, con un singolo strappo più ripido, per traccia sassosa, piegando poi a sinistra (paletto con segnavia). Attraversate delle radure arbustive e rientrati nella splendida faggeta, si procede prima in lieve discesa, poi in piano/leggera salita. Raggiunto un bivio (paletto con cartelli), si prende a sinistra il percorso n° 003 per la cima del Monte Nero. Si tratta di un tracciato molto logico e ben segnato che asseconda costantemente la dorsale nord-est della montagna. Dopo la prima erta sezione all’interno della faggeta, si prosegue meno ripidamente avendo sempre come direttrice l’ampio dorso del crinale. Prestando attenzione ai segnavia, si continua per tracciolina “intagliata” tra cespugli di pini mughi, passando a fianco di suggestivi massi. Trascurato a sinistra il percorso n° 821a che scende verso la Tana di Monte Nero, si prosegue per la dorsale guadagnando infine la stupenda cima del Monte Nero, 1752 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa che avviene per il crinale sud-ovest della montagna, di grande interesse geologico e panoramico. Il percorso asseconda inizialmente il filo della dorsale, eccetto un breve tratto in cui si sposta a destra. Più in basso si scende un ripido canalino roccioso (la roccia è serpentinite, molto rara nell’ambito dell’Appennino parmense) aiutandosi, eventualmente, con un cordino d’acciaio. Si prosegue successivamente pressoché in piano tenendosi sulla destra del filo di cresta, gustando le peculiarità di un ambiente di grande pregio naturalistico. Raggiunta una selletta, si inizia a salire alla volta della sommità di una quota secondaria ammantata da cespugli di pini mughi. Dalla cima si prosegue per cresta panoramica e aggirate a destra alcune rocce, si guadagna il sommo di un altro poggio. Dopo una discesa in cui ci si tiene inizialmente un pò a destra del filo della dorsale, si mette piede in un’ampia sella, iniziando successivamente la risalita di un altro dosso di cresta. Dalla sommità di quest’ultimo, si scende al sottostante, magnifico pianoro della Sella Costazza, 1677 m, importante crocevia di sentieri. Da qui ci si sposta a sinistra oltrepassando una recinzione, scendendo mediante ampia traccia (percorso CAI n° 821), inizialmente all’interno della faggeta, all’ampio pianoro di Prato Grande, 1640 m. Si attraversano i prati in direzione sud puntando ad un rifugio nei cui pressi si trova la partenza di una triste sciovia in disuso da decenni. Proseguendo per il percorso segnato, ci si dirige, piegando a sinistra e contornando il margine sinistro del pianoro, verso il limite del bosco. Messo piede sul dorso di una costa all’interno della faggeta, ci si inserisce in un’ampia traccia che si segue a destra. Si prosegue comodamente per questo percorso che procede in direzione sud-est/sud all’interno di uno splendido ambiente boschivo. Più avanti si scende parallelamente ad un solco situato alla nostra sinistra e, attraversato quest’ultimo, si effettua una contropendenza. Dopo una discesa e prima della successiva risalita, si abbandona l’ampia traccia prendendo a destra (segnavia) un sentiero. Si compiono inizialmente alcune svolte per poi perdere quota in modo lineare, sbucando infine nella Provinciale della Val Nure. Si segue l’asfalto a destra per poco e nell’altro lato della carreggiata si imbocca una carraia, inizialmente chiusa da un cancello, che costituisce la continuazione del percorso n° 821. Effettuata un’ampia curva a destra in cui si contorna il margine di una radura con arbusti, si penetra nel bosco. Qui si compie subito una netta curva a sinistra, iniziando in questo modo a procedere in direzione ovest. Al primo bivio si trascura a destra una traccia (segnavia assenti) e si prosegue per il percorso principale che curva a sinistra. Si continua per la carraia in lieve salita, notando, prima di attraversare la valletta formata da un rio, uno sbiaditissimo segnavia apposto sul tronco di un albero situato alla nostra destra. Raggiunta più avanti un’area disboscata, si prosegue diritto, trascurando a destra una traccia che si perde quasi subito. Il tracciato effettua poco dopo una curva a destra (più in alto a sinistra è ben visibile un suggestivo groppo roccioso) che precede una svolta a sinistra e l’attraversamento, mediante ponte, di un rio. Raggiunto più in basso un ripiano (appena prima, segnavia a sinistra), si presenta un bivio da cui si deve proseguire a destra. Dopo una discesa in cui si transita a fianco di massi con muschio, si varca un suggestivo rio, continuando poi in lieve salita nella sponda opposta. Al bivio che si presenta successivamente, si trascura a destra una traccia (segnavia), continuando per l’ampio e comodo percorso segnato. Raggiunto il margine sinistro di un ripiano boscoso con blocchi rocciosi, un provvidenziale segnavia ci guida a sinistra, trascurando in questo la traccia di destra, che avremmo istintivamente scelto. Si perde ripidamente quota svoltando prima a sinistra, poi compiendo un tornante destrorso. In corrispondenza di quest’ultimo, si può, con breve digressione, raggiungere il sommo di un groppo roccioso che regala notevoli visuali panoramiche. Proseguendo per il percorso principale, si attraversa poco più in basso un’area di rado bosco, rientrando successivamente nella vegetazione. Appena dopo un segnavia, ci si immette in un’altra carraia con profondi solchi che si segue a sinistra. Si perde quota lungo questo tracciato compiendo un paio di tornanti, raggiungendo e attraversando un’area di rado bosco. Dopo una svolta a sinistra, nei pressi di un poggetto, il percorso curva a destra e sale per un breve tratto. Più avanti si attraversa un ruscello e si lambisce un’area disboscata, uscendo successivamente in radure arbustive. Ammirando il caratteristico gendarme roccioso che abbiamo di fronte, si raggiunge un incrocio da cui si prosegue diritto per carraia che piega subito a sinistra. Più in basso, nei pressi di un suggestivo rio, ci si immette in un altro tracciato il quale confluisce subito in un percorso che, seguito a sinistra, attraversa il corso d’acqua. Noi lo assecondiamo a destra, procedendo parallelamente al rio e ad una dorsale il cui punto culminante è caratterizzato dal gendarme roccioso notato in precedenza. Dopo una svolta a destra, nel momento in cui si valica il filo della menzionata dorsale, si presenta un bivio da cui si prosegue a destra. Si perde quota per bella carraia costeggiando panoramiche radure arbustive con massi erratici. Rientrati nel bosco, si perde quota piuttosto ripidamente notando a terra una sorta di selciato (potrebbe trattarsi di una vecchia mulattiera), contornando più in basso una bucolica radura. Congiuntisi con un altro tracciato, si prosegue in piano per poi riprendere a scendere costeggiando le radure di prima. Più avanti si inerisce da destra un altro percorso e dopo un’ultima discesa tra radure arbustive, si ritorna all’incrocio incontrato all’inizio dell’escursione. Seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata, si rientra a Selvola.

 

 

 

Il Monte Orocco da Anzola

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Punto di partenza/arrivo: Anzola 770 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Anzola-Passo della Tabella-Monte Orocco (2,15 h) ; Monte Orocco-Maestà di Segarino (1,10 h) ; Maestà di Segarino-Tomba-Anzola (50 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia. Dal centro di quest’ultima località, si imbocca a destra la SP 359R per Bardi, valicando dopo circa sei chilometri il Passo di Montevaccà. Raggiunta la località Ponteceno, si prende a sinistra la SP 81 che conduce in circa quattro chilometri ad Anzola, dove si parcheggia l’auto

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Descrizione dell’itinerario

Percorso di particolare interesse alla scoperta di luoghi poco conosciuti dell’alta Val Ceno. Nella prima sezione del tragitto, dopo aver raggiunto e oltrepassato la frazione di Chiesola, si segue una bellissima mulattiera che presenta in alcuni punti il selciato originario. Il tracciato in questione, che è solo in parte segnato dal CAI, conduce nella sterrata carrozzabile che da Spora sale al Passo della Tabella. Raggiunto il valico, assecondando il dorso della Costa del Cerro si guadagna l’altamente panoramica sommità del Monte Orocco. Per la discesa si segue il tracciato CAI n° 829 in direzione di Segarino, compiendo tuttavia un giro un pò più lungo rispetto al percorso segnato nelle mappe. Una volta giunti in corrispondenza della Maestà di Segarino, situata a poca distanza dall’omonimo nucleo, una carraia non segnata ci guida al paese di Tomba. Dopo aver attraversato la bella frazione, una vecchia mulattiera ci conduce poco sopra il paese di Anzola, più esattamente nella stradina asfaltata che unisce quest’ultimo con Tomba.

Da Anzola si prende a sinistra la strada per Fornolo e Tomba attraversando il ponte sul torrente Ceno. Andando a destra al bivio che si presenta subito dopo e senza imboccare la stradina che procedendo parallelamente al torrente porta a Spora, si imbocca un sentiero (indicazione del percorso CAI n° 823) che si stacca a destra della carreggiata nei pressi del cancello di una casa. Si avanza piuttosto ripidamente per traccia con selciato (potrebbe trattarsi del vecchio accesso a Chiesola) costeggiando inizialmente la menzionata casa. Dopo una svolta a sinistra, il percorso diviene meno ripido ed avanza assecondando il crinale di un poggio boscoso. Poco più avanti si entra nella parte più vecchia e caratteristica del paese di Chiesola, attraversadola mediante stradello che svolta a sinistra. Sbucati nella strada di accesso al borgo, si procede diritto in direzione della chiesa, continuando poi per carraia che passa a fianco del cimitero. Dopo una ripida salita all’interno del bosco, si compie un tornante destrorso che precede una svolta a sinistra, trascurando, appena dopo quest’ultima, una traccia che si stacca nella stessa direzione. Si continua per il bel tracciato in lieve pendenza, transitando in seguito a fianco di una casa diroccata. Attraversate le radure con casa della località I Casoni, si continua per splendida mulattiera (in più tratti emerge il selciato originario ancora ottimamente conservato) all’interno di un interessante ambiente boschivo. Più avanti si attraversa un’area disboscata, trascurando, una volta rientrati nel bosco, una traccia a sinistra. Si avanza comodamente per lo storico percorso, ignorando, in corrispondenza di una recinzione con filo spinato, una traccia a sinistra che procede per un tratto parallelamente alla nostra. Dopo una svolta a sinistra, si incontra un bivio (indicazioni) dove si abbandona il percorso segnato (n° 823) a destra, continuando diritto/sinistra. Si avanza per magnifica mulattiera con selciato originario ottimamente conservato, transitando più avanti a fianco di un capanno in legno e di una specie di stalla. Proseguendo senza possibilità di errore per lo storico percorso, si attraversa in seguito la valletta formata da un rio, trascurando più avanti una traccia a sinistra. Dopo aver varcato un altro suggestivo rio, il tracciato svolta a sinistra restringendosi a sentiero. Si guadagna quota piuttosto ripidamente a fianco di radure arbustive, compiendo prima una svolta a sinistra, poi una seconda a destra (in corrispondenza di quest’ultima si trascura a sinistra una traccia). Sbucati in un tornante sinistrorso della strada che da Spora conduce al Passo della Tabella, si va a sinistra in direzione della seconda località. Il tracciato è piuttosto lungo ma allo stesso tempo suggestivo e rilassante. Prima di raggiungere il valico, la carrozzabile procede parallelamente alla Costa del Cerro – che percorreremo sul suo dorso – e offre, proprio in questo tratto, stupende visuali panoramiche. Approdati al Passo della Tabella, 1258 m, e imboccato a sinistra il sentiero n° 829, si avanza assecondando il crinale della Costa del Cerro, alternando tratti all’interno del bosco (notevoli esemplari di faggio) ad altri in cui si procede al sommo di panoramici pendii prativi, gli stessi “tagliati” poco prima con la carraia d’accesso al passo. Raggiunto il sommo di un’altura boscosa, si perde quota per un breve tratto uscendo dalla vegetazione, approdando in una selletta con carraia trasversale. Da qui non resta altro che risalire, assecondando un ben evidente tratturo, il pendio terminale – piuttosto ripido nell’ultima parte – guadagnando in questo modo la sommità del Monte Orocco, 1365 m. Dopo una meritata sosta al fine di gustare l’ampio panorama che ci circonda, si inizia la discesa assecodando la dorsale settentrionale della montagna. Scavalcato un poggetto molto panoramico, si scende fino ad immettersi in un sentiero (CAI n° 829) mediante il quale si penetra nel bosco. Si procede alternando tratti all’interno faggeta ad altri in cui si contorna il margine superiore di pendii prativi. Il tracciato guadagna successivamente quota aggirando a sinistra un’altura boscosa, ricongiungendosi con il filo del crinale in corrispondenza di uno splendido balcone panoramico. Dopo un altro tratto in lieve salita, si riprende a scendere approdando in una selletta erbosa, per poi risalire leggermente fino a raggiungere il punto culminante della Costa dell’Orocco. Il percorso segnato dovrebbe, in linea di massima, scendere lungo il dorso di quest’ultima, tuttavia la traccia più evidente continua a perdere quota nell’ambito di ampie radure, spostandosi in questo modo verso nord-ovest, mentre la Costa dell’Orocco si dilunga verso nord-est. Si prosegue, quindi, scendendo nell’ambito di queste radure, con un percorso dapprima evidente poi molto più labile, lasciandoci guidare da alcuni paletti in legno. Più in basso, una targhetta di latta con scritto “Segarino”, affissa sul tronco di un albero alla nostra destra, ci conferma di essere nel giusto percorso, o almeno in una variante di quello contrassegnato n° 829. Dopo un breve tratto in mezzo ad arbusti, si esce in altre panoramiche radure, per poi riprendere a scendere tra rado bosco. Al bivio che si incontra poco dopo (indicazione), trascurata una traccia a sinistra e un’altra molto più labile che prosegue diritto nell’ambito di radure arbustive, si svolta nettamente a destra in direzione di Segarino (indicazione). Il percorso che ci accingiamo a seguire per raggiungere questa località – in realtà siamo diretti alla Maestà di Segarino situata poco prima del nucleo in questione – è molto evidente, perciò non abbisogna di dettagliate precisazioni. Si avanza per carraia che taglia i pendii del versante settentrionale della Costa dell’Orocco, alternando tratti all’interno del bosco ad aree disboscate (nell’ambito della prima, si trascura a destra una traccia in salita). Nel momento in cui ci si congiunge con il crinale della menzionata costa, si ignora a sinistra un percorso e si prosegue costeggiando radure arbustive. Giunti nei pressi di una cappella, situata su un poggetto alla nostra sinistra, si trascura una traccia che si stacca proprio in questa direzione (si tratta di un percorso, teoricamente segnato dal CAI, proveniente da Fornolo). Ignorata poco dopo una traccia a destra, si continua per carraia che procede contornando un prato recintato con vecchi carretti. Avanzando ulteriormente per l’ampia traccia affiancata da panoramici prati, ci si immette infine nella strada d’accesso a Segarino che si segue a destra verso la menzionata località. Ma, una volta giunti in corrispondenza della Maestà di Segarino, si prende a sinistra una carraia che procede inizialmente in lieve salita sulla destra di un poggio. Raggiunto un bivio in corrispondenza di una radura, si prende la traccia di sinistra che appena dopo piega a destra. Si perde quota lungo la sponda destra orografica della valletta formata da un corso d’acqua, tagliando pendii prativi con muretti a secco. Al primo bivio si tiene la sinistra, mentre al secondo si prosegue diritto/destra. Si continua a perdere quota per il percorso principale affiancato a destra da lacerti di vecchi muretti a secco (si tratta di un’area un tempo coltivata e ora in stato di totale abbandono). Giunti a poca distanza dal rio che forma la valletta in cui ci troviamo, si procede per un tratto parallelamente ad esso, raggiungendo una fontana. Dopo aver varcato il corso d’acqua, si sale per poco fino ad entrare nella frazione di Tomba, 891 m, passando inizialmente a fianco della suggestiva chiesetta. Si attraversa interamente il nucleo abitato, ignorando a sinistra la strada d’accesso e passando a fianco di una bella fontana. Lasciatosi alle spalle le ultime case, si prosegue per mulattiera che, piegando a destra, costeggia ampie radure. Appena dopo una netta svolta a sinistra, si presenta un bivio da cui si vira a destra per il percorso principale, trascurando la traccia che prosegue diritto e che conduce, costeggiando margine sinistro di un prato, ad un capanno. Si perde quota per ampia mulattiera dissestata che, compiedo tre tornanti, conduce nel fondo della suggestiva valletta formata da un rio. Guadato quest’ultimo, si prosegue per ampia traccia in salita avanzando parallelamente al corso d’acqua appena varcato (vecchi muretti a secco testimoniano la storicità e l’importanza del percorso che stiamo seguendo). La mulattiera, che si restringe poi a sentiero, procede successivamente nell’ambito di un’area di bosco rado, sottopassando una linea elettrica. Appena dopo quest’ultima, si svolta a sinistra assecondandone il tracciato per un tratto, per poi sottopassarla una seconda volta. Si prosegue per ampia mulattiera senza possibilità di errore, trascurando, in corrispondenza di un’area disboscata, una traccia a sinistra. Continuando nella stessa direzione di prima, con un percorso molto suggestivo si mette piede, dopo aver costeggiato la base di ripidi pendii e essere saliti per un breve tratto, nella strada che conduce a Tomba. Seguendo l’asfalto in discesa, si ritorna al primo bivio incontrato all’andata appena prima (o dopo nel senso di salita) del ponte sul Torrente Ceno.

Monte Orocco: anello da Case Gelana

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Punto di partenza/arrivo: Case Gelana 534 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 4,30/4,40 h

Tempi parziali: Case Gelana-Caneso (45 min.) ; Caneso-Monte Orocco (1,20 h) ; Monte Orocco-Segarino (1,10 h) ; Segarino-Momarola (45 min.) ; Momarola-Case Gelana (35 min.)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: gennaio 2020

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia. Da quest’ultima località si continua lungo la SP 3 diretta al Passo del Bocco, seguendola per qualche chilometro. Raggiunto un bivio situato nel fondo della valletta formata dal Rio Gelana, si imbocca a destra (indicazione) la stretta stradina di accesso a Case Gelana. Dopo essere transitati a fianco di una casa, si prosegue per il tracciato – che procede parallelelamente al corso d’acqua che da il nome alla valle – ancora per poco. Entrati nella piccola frazione di Case Gelana, si abbandona l’auto (parcheggio)

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto bello e solitario che permette la conoscenza di luoghi montani dal sapore antico, ricchi di fascino e suggestione. Il percorso che da Caneso sale alla sommità del Monte Orocco, nonostante appaia in alcune mappe contrassegnato dal CAI, è attualmente in totale disuso e in un tratto difficilmente reperibile. La cima del Monte Orocco offre una visuale sul Monte Penna che definirei ideale. Mi piace immaginare che le antiche popolazioni Liguri adorassero proprio sulla vetta di questo monte la loro divinità – il dio Pen – identificato con il Monte Penna.

Da Case Gelana si raggiunge in breve una cappella, da cui si prosegue diritto per carraia (percorso CAI n° 827). Si avanza costeggiando costantemente il corso del Rio Gelana, trascurando uno stradello a sinistra. Si transita nei pressi della località Molino Gelana, raggiungendo poco più avanti un’area recintata con vasche per la pescicoltura. Si costeggia tutta la recinzione (cani da guardia poco ospitali!), al termine della quale si svolta a sinistra attraversando mediante suggestivo ponte – costruito su volere di Maria Luigia – il Rio Gelana. Appena dopo si presenta un incrocio (indicazioni) dove si prosegue diritto in direzione di Caneso, assecondando un’ampia mulattiera che presto effettua un tornante sinistrorso. Al successivo bivio si trascura a destra una traccia (segnavia disposti poco più avanti), iniziando a guadagnare quota nella sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio delle Barche. Si continua per un buon tratto verso sud-ovest, procedendo perlopiù in lieve salita, fino a quando un tornante destrorso determina un brusco cambio di direzione. Effettuata poco dopo una curva a sinistra ed usciti in panoramici pendii prativi, si prosegue per traccia erbosa che svolta successivamente a sinistra. Si avanza tra campi e terrazzamenti lungo un percorso che poi tende a scomparire: si deve puntare al limite superiore dei prati dove si recupera il sentiero segnato. Rientrati nel bosco, si trascura subito a sinistra una traccia che conduce ad una fontana, proseguendo diritto in salita. Svoltando progressivamente a sinistra, si esce in altri prati che si contornano inizialmente lungo il loro margine sinistro in direzione di un muretto a secco che delimita e fa da basamento ad un altro campo. Qui si vira a destra, sbucando poco dopo in altri ripiani prativi che si risalgono per traccia più evidente e con segnaletica più puntuale rispetto alla sezione precedente. Si sale quindi verso verso destra in direzione di un segnavia, raggiunto il quale si piega subito a sinistra progredendo per mulattiera. Dopo una svolta a destra e una ripida salita, si attraversa un cancello in legno sbucando al sommo di pendii prativi che offrono belle visuali sulla Val Gelana. Qui il percorso, che torna ad essere per un breve tratto poco evidente, piega a sinistra e procede delimitato da una recinzione. Si vira poco dopo a destra avanzando per mulattiera, trascurando, in corrispondenza della terminazione della recinzione disposta alla nostra destra, una traccia a sinistra. Si prosegue diritto costeggiando un’altra recinzione, questa volta collocata alla nostra sinistra, ignorando, in corrispondenza del suo termine, un percorso a sinistra. Si avanza per bella mulattiera fiancheggiata ai lati da campi, sempre delimitati da recinzioni, svoltando poi a sinistra. Dopo una curva a destra si sale costeggiando le mura del cimitero di Caneso, immettendosi, in corrispondenza del suo ingresso, in una carrareccia. La si segue entrando presto nel suggestivo borgo, 805 m, che si attraversa lungo la via principale (segnavia). Raggiunta la chiesa, si vira a sinistra sbucando nella strada d’accesso al paese. Attraversata quest’ultima, ci si dirige verso una cappella oltre la quale si prosegue per stradina in salita. Al primo bivio si prende a destra uno stradello, trascurando subito una carraia che si stacca a sinistra. Si svolta a destra transitando poi a fianco di alcune case, continuando successivamente per stretto viottolo tra vecchie costruzioni diroccate. Al primo bivio si prende a sinistra uno stradello che inizialmente sale verso destra, svoltando presto a sinistra. Uscendo progressivamente dal nucleo abitato, si guadagna quota per vecchia mulattiera affiancata ai lati da notevoli esemplari di muretti a secco. Più in alto si transita a fianco di una stalla e di una casa, per poi virare a sinistra e progredire assecondando la suggestiva mulattiera, in questo tratto ottimamente conservata. Teoricamente dovremmo trovarci in un percorso segnato dal CAI (n° 827 b): in realtà non incontreremo, fino alla cima dell’Orocco – a cui siamo diretti – nessun segnavia, e nel prosieguo faticheremo non poco nel reperire la giusta traccia. Dopo essere transitati a fianco di una casa semi-diroccata, si continua per il bel tracciato che piega a sinistra e prosegue divenendo più infrascato. Più avanti si passa a fianco di una costruzione (trattasi della località Carnè), situata alla nostra sinistra, che precede una presa dell’acquedotto disposta alla nostra destra. Oltre quest’ultima si affronta una ripida salita per mulattiera più ampia, effettuando poi un tornante destrorso. Poco dopo si svolta a sinistra e si procede per traccia piuttosto infrascata costeggiando dei prati situati alla nostra destra. Si transita poi a fianco di una costruzione diroccata e si prosegue per mulattiera dissestata con rami a terra (segno di un totale abbandono di questo percorso), continuando a costeggiare il margine dei prati di prima. Si guadagna successivamente quota per tracciato infossato e giunti a poca distanza da un rio situato alla nostra destra, si incontra un bivio, non particolarmente evidente, da cui si prende la traccia di sinistra. Si prosegue per vecchia mulattiera poco incavata nel terreno, delimitata in alcuni punti da muretti a secco, ammirando lungo il cammino interessanti esemplari di faggio. Procedendo parallelamente al rio di prima, si piega poi a destra trascurando tracce laterali, tenendo sempre il percorso più marcato. Dopo aver compiuto una curva a sinistra, si riprende la direzione di prima oltrepassando un albero divelto. Si continua per l’incerta mulattiera costeggiando successivamente delle radure arbustive, dirigendosi poi verso un rio. Da questo punto in avanti, almeno per una discreta sezione, il percorso ci darà filo da torcere per quello che concerne la sua individuazione. Giunti al menzionato rio, lo si varca svoltando subito a destra, progredendo inizialmente per mulattiera ampia e abbastanza evidente. Ma dopo una svolta a sinistra il tracciato diviene ben poco percettibile: si continua perciò cercando di intuire l’incavo della mulattiera. Poco più avanti si deve piegare a destra e procedere parallelamente al percorso principale, in questo tratto ostruito dalla vegetazione. Ora attenzione: nel momento in cui ci si inserisce nuovamente nella traccia di prima, non la si segue a destra in salita, ma, ad un bivio per nulla evidente, si prende il sentiero di sinistra alquanto labile. Se abbiamo imboccato la traccia giusta, dovremmo varcare un rio e avanzare in salita lungo la sua sponda destra orografica. Si sbuca appena dopo nelle radure arbustive della località Costa Scanegallo, dove il percorso vira nettamente a destra. Assecondando una traccia non molto evidente, si attraversa inizialmente una macchia boscosa, continuando poi ad avanzare per radure con arbusti. Qui il sentiero si perde del tutto: si deve proseguire diritto per poco, spostandosi poi a destra onde recuperare una sorta di tratturo. Messo piede su quest’ultimo, lo si asseconda costantemente in lineare ripida salita, prima tra arbusti, poi per pendio prativo. Dopo questa sezione erta e faticosa, si approda nei dolci declivi sottostanti la sommità della montagna. Il percorso si sposta a sinistra e dopo una breve macchia boscosa asseconda il dorso di una bella costa (si nota, nelle radure alla nostra destra, uno stagno). Raggiunta la base del ripido pendio finale, si penetra in una macchia boscosa svoltando nettamente a sinistra. Si avanza in obliquo ascendente per traccia appena accennata fino ad uscire nei pendii prativi della dorsale meridionale della montagna. Da qui, piegando nettamente a destra, si risalgono questi ultimi, raggiungendo poco dopo la sommità del Monte Orocco, 1365 m. Dopo una meritata sosta, si incomincia la discesa verso Segarino assecondando l’ampio e inizialmente panoramico dorso del crinale settentrionale della montagna. Raggiunto il sommo di un poggetto erboso, si scende ripidamente fino ad immettersi nell’ampia traccia del percorso CAI n° 829. Si avanza assecondando o rasentando il filo della dorsale che divide la Val Gelana dalla Val Ceno. Il tracciato più avanti procede in lieve salita aggirando a sinistra un’altura boscosa, fino a ricongiungersi con il filo del crinale nei pressi di un notevole balcone panoramico. Si asseconda la boscosa dorsale progredendo ancora per un tratto il lieve salita, raggiungendo poco più avanti una selletta erbosa che si attraversa. Dopo un ulteriore tratto in leggera salita all’interno del bosco, si sbuca al sommo di un’ampia area caratterizzata da radure arbustive. Si perde quota assecondando inizialmente un tratturo ben incavato, per poi avanzare su traccia molto labile che tende a scomparire. Si scende appena a destra di una linea formata da alcuni vecchi paletti di legno, ma poco dopo, spostandosi a sinistra, si recupera un tratturo più evidente che perde quota a sinistra dei menzionati paletti. Più in basso, un’indicazione collocata sul tronco di un albero alla nostra destra con scritto “Segarino” ci conferma di essere nel giusto percorso (il dubbio viene dal fatto che, stando alle mappe, il tracciato contrassegnato n° 829 avrebbe dovuto piegare a destra più in alto rispetto al punto in cui siamo). Dopo una discesa tra arbusti, si sbuca in altri panoramici pendii prativi che si attraversano. Rientrati nel bosco, si perde quota piuttosto ripidamente per traccia ben incavata, raggiungendo infine un bivio (indicazione). Trascurato a sinistra un sentiero e diritto una labile traccia, si prende il percorso di destra che appena dopo si allarga a carraia. Dopo il primo tratto in piano, si incomincia a perdere quota sbucando in un’area di rado bosco. Nel momento in cui il tracciato effettua una curva a sinistra attraversando il sommo di un solco, si trascura a destra un percorso in salita. Attraversata interamente l’area disboscata, si rientra progressivamente nel bosco e si scende per carraia dissestata sottopassando un albero caduto che ostruisce il tracciato. Si avanza poi in lieve salita e dopo aver varcato un rio si incomincia ad attraversare una seconda area di bosco divelto. Dopo quest’ultima e rientrati nella autoctona vegetazione arborea, si continua lungamente per l’ampio tracciato perdendo quota parallelamente al dorso della costa nord-est della montagna. Congiuntisi con il crinale, si trascura subito un’ampia traccia che si stacca a destra e appena dopo un’altra a sinistra. Si prosegue per il bel tracciato costeggiando radure arbustive, ammirando in alcuni tratti belle visuali panoramiche. Dopo una discesa, si giunge nei pressi di una cappella, situata su un poggetto alla nostra sinistra, in corrispondenza della quale si stacca un percorso – teoricamente segnato dal CAI – che conduce a Fornolo. Noi proseguiamo diritto procedendo in lieve salita, contornando inizialmente il bordo di prati delimitati da una recinzione. Si continua per il comodo tracciato che avanza costeggiando belle radure e campi, fino ad immettersi in una strada asfaltata che si segue a destra. Ammirando splendide visuali e passando a fianco della Maestà di Segarino, si entra poco dopo nel piccolo ma suggestivo nucleo, 954 m. Usciti dall’abitato, si trascura subito una traccia a sinistra, proseguendo diritto (indicazioni) verso Momarola (percorso CAI n° 823). Ignorato appena dopo un sentiero a destra che porta a dei capanni con cani, si continua diritto per bella mulattiera, incontrando più avanti un segnavia con la numerazione del percorso. Si avanza comodamente all’interno di un interessante ambiente boschivo e raggiunto un bivio in corrispondenza di una radura, si prosegue a destra. Si continua lungamente per la bella mulattiera senza possibilità di errore, notando più avanti un capanno situato alla nostra destra. Usciti nel margine superiore di un’area di rado bosco ed effettuata una netta curva a destra, si presenta un bivio non segnato da cui si deve proseguire a destra. Dopo una ripida discesa per traccia sassosa, si compie una svolta a sinistra, rientrando in questo modo nel bosco. Si prosegue per il percorso principale che piega a destra (segnavia sbiadito sul tronchetto di un albero a sinistra) per poi virare a sinistra e procedere in lieve discesa. Dopo un paio di svolte e una ripida discesa, si sbuca in una radura che si attraversa al centro, rientrando poi nel bosco. Si continua a perdere quota per l’evidente tracciato che in un breve tratto si sdoppia, fino ad immettersi in una strada asfaltata a monte della frazione di Momarola, 678 m. Seguendo l’asfalto a destra si raggiunge in breve la chiesa del paese, in corrispondenza della quale si prende la stradina di sinistra. Si attraversa tutta la parte bassa della frazione ed al bivio che si presenta si va a sinistra procedendo per comoda stradina. Giunti in località Custi, si prosegue a sinistra transitando poco più avanti nei pressi di una casa. Attraversata anche la frazione di Case Zucca, si continua lungo l’asfalto in direzione delle abitazioni (con cani liberi poco ospitali!) del nucleo di Costa Cossone. Appena prima (indicazioni) si prende a destra un sentiero (CAI n° 823) che perde quota affiancato inizialmente da vecchi muretti a secco. L’evidente percorso piega poi a destra transitando a fianco di un roccione, effettuando appena dopo una svolta a sinistra. Più in basso la mulattiera passa a fianco di un palo di una linea elettrica, curvando successivamente a sinistra. Compiuto un tornante destrorso, si perde quota in direzione est tagliando i ripidi pendii della sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio Gelana. Dopo un tornante sinistrorso, si mette piede nello stradello d’accesso a Case Gelena in corrispondenza di una grande casa disabitata. Si segue il tracciato a destra avanzando parallelamente al corso d’acqua, ritornando dopo qualche minuto al punto di partenza dell’escursione (prima di Case Gelana, si nota un suggestivo ponte che, come quello che abbiamo attraversato appena dopo la pescicoltura, fu fatto costruire su volontà di Maria Luigia).

 

 

Il Monte Navert da Grammatica

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Punto di partenza/arrivo: Grammatica 1008 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Grammatica-Pian del Monte (1,20 h) ; Pian del Monte-Monte Navert (40 min) ; Monte Navert-radure della Costa (1 h) ; radure della Costa-Riana (50 min) ; Riana-Bosco delle Fate-Groppo Torsello-Grammatica (1,50 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dal sommo di quest’ultima località si imbocca a sinistra la SP 75 per Monchio delle Corti, oltrepassando dopo un paio di chilometri la frazione di Sivizzo. Raggiunto il successivo paese di Grammatica, lo si attraversa interamente parcheggiando l’auto nei pressi o nel piazzale antistante la caratteristica chiesa a doppio campanile

map(1)www.openstreetmap.org

N.B.: le parti evidenziate in colore arancio, che hanno un valore puramente indicativo, si riferiscono a sezioni di percorso non presenti nella mappa utilizzata dall’autore della relazione

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione del massimo interesse, una delle più complete e suggestive dell’intero Appennino parmense. Partendo dal paese di Grammatica, un’ampia mulattiera/carraia conduce, avendo come direttrice la dorsale Bratica/Parma, ai pascoli di Pian del Monte e, da questi ultimi, alla sommità del Monte Navert. Per il rientro propongo di scendere a Riana mediante un percorso (già relazionato, nel senso di salita, in due altre occasioni) non segnato, che costituisce un vero e proprio compendio delle preziosità ambientali e paesaggistiche dell’Alta Val Bratica. Da Riana si ritorna a Grammatica attraversando inizialmente lo splendido castagneto del Bosco delle Fate. Nella seconda parte si dovrà invece percorrere la provinciale per Monchio, magari facendo una breve ma interessante digressione al fine di raggiungere la sommità del Groppo Torsello.

Sotto il poggio su cui si trova la chiesa di Grammatica, si imbocca uno stradello, nella parte iniziale asfaltato, che incomincia a guadangnare quota effettuando alcuni tornanti. Più in alto si sale assecondando il dorso di una costa che offre notevoli visuali sull’Alta Val Bratica. Si costeggiano belle radure e nei pressi di una curva a destra si trascura a sinistra una traccia in discesa. Continuando ad assecondare la costa di prima, si penetra successivamente nel bosco progredendo in lieve/moderata pendenza. Si trascurano tracce laterali e si costeggiando belle radure, notando più avanti quello che potrebbe sembrare il selciato originario: si tratta in effetti dell’antico accesso utilizzato dai valligiani al fine di raggiungere i pascoli di Pian del Monte. Il tracciato piega poi a destra varcando un rio, conducendo, dopo una salita piuttosto ripida in cui svolta a sinistra, ad un bivio in corrispondenza di una radura alla nostra sinistra e di un ruscello alla nostra destra. Trascurata l’ampia mulattiera di destra, diretta allo storico valico di crinale conosciuto come Passo della Sisa, si continua a sinistra per il percorso segnato (CAI n° 739). Il tracciato svolta subito a sinistra e più in alto contorna il margine superiore di un’area orribilmente e inutilmente disboscata. Si effettua poi una netta curva a destra, aggirando in questo modo una costa boscosa, trascurando in prossimità della svolta una traccia a sinistra. Si continua per ampia mulattiera/carraia, inizialmente piuttosto incavata, guadagnando quota in lieve/moderata pendenza. Più avanti si sale avendo alla nostra sinistra un suggestivo rio, trascurando, una volta giunti nei pressi di un’area di rado bosco situata alla nostra sinistra, una traccia a destra (ometto). Si prosegue per il bel percorso della mulattiera, ignorando, in corrispondenza di una svolta a sinistra, un’altra traccia che si stacca a destra. Si continua costeggiando l’area di bosco rado (soggetta anch’essa ad operazioni di esbosco) e belle radure situate alla nostra destra. Giunti in corrispondenza di una netta curva a sinistra del percorso principale, si trascura a destra un sentiero proveniente dal Passo della Sisa e si sale contornando il margine superiore dell’area disboscata. Si effettua poi una svolta a destra, e dopo uno strappo abbastanza ripido si taglia una traccia trasversale. Si avanza sulla sinistra del crinale Bratica/Parma (aggirando in questo modo il boscoso Monte Quadro) perlopiù in lieve pendenza ma con qualche breve salita piuttosto ripida, notando alla nostra sinistra panoramici pendii prativi. Più avanti, in corrispondenza di una bella sella prativa, ci si innesta sul filo della dorsale spartiacque, avanzando per un tratto in piano/lieve discesa. Trascurata poco dopo una traccia a destra, si prosegue a sinistra con andamento a mezza costa ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso. Si inizia poi l’aggiramento, in versante Bratica, di un groppo boscoso, procedendo inizialmente in discesa, riprendendo successivamente a salire. Si esce in seguito al sommo di stupendi pendii prativi con arbusti che regalano impareggiabili visuali panoramiche, mentre davanti a noi si nota il boscoso Groppo Fosco la cui sommità raggiungeremo. Si avanza per un tratto sostanzialmente in piano/lieve discesa, rientrando successivamente nel bosco. Ripresa la salita, si incontra un bivio dal quale si trascura a sinistra un percorso che conduce alla Capanna Pian del Monte, a cui siamo diretti, ma preferiamo restare nella traccia segnata. Si continua per l’ampia mulattiera in moderata pendenza che si mantiene in prossimità dell’ampio crinale divisorio, costeggiando più in alto pendii prativi e radure. Qui il tracciato piega nettamente a destra e progredendo in ripida salita con alcune svolte conduce nella stupenda dorsale prativa del Groppo Fosco. Si risale per traccia non molto marcata il profilo erboso ammirando visuali semplicemente straordinarie sui monti dell’Alta Val Parma. Guadagnata la sommità del groppo, 1585 m, si prosegue inizialmente per crinale erboso piegando successivamente a destra. Si avanza in lieve salita tra macchie di bosco e radure, approdando infine nella dorsale prativa di Pian del Monte, 1580 m. Si prosegue attraversando splendide radure inserendosi poco dopo in una carraia proveniente da Riana, ammirando l’impareggiabile bellezza di questo luogo, sede di un antico mercato estivo. Dopo un piccolo rifugio (la Capanna Pian del Monte), situato più in basso a sinistra, si penetra in una splendida faggeta dove si prosegue per comoda traccia. Ci si sposta temporaneamente a sinistra rispetto il crinale divisorio, recuperandolo poco dopo più o meno in corrispondenza di una magnifica radura che offre una suggestiva visuale sul crinale Parma/Massa. Si continua perdendo lievemente quota per ampio sentiero leggermente a sinistra del filo della dorsale, fino a recuperarlo poco prima di approdare in una selletta a quota 1529 m. Da quest’ultima si continua lungo il percorso n° 739 alla volta della cima del Monte Navert, avanzando inizialmente per ripida traccia che asseconda il boscoso crinale divisorio. Dopo questa prima erta salita si prosegue meno ripidamente, tenendosi leggermente a sinistra del filo della dorsale. Effettuata un’altra ripida salita e guadagnato il sommo di questa prima sezione del profilo settentrionale della montagna, si approda in un piccolo ripiano caratterizzato da splendidi e scultorei faggi. Assecondando la dorsale spartiacque si avanza per un breve tratto in lieve discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in quest’ultimo si riprende a salire in moderata pendenza per ottima traccia in magnifico ambiente boschivo. Si esce successivamente in una bella e ampia radura, circondata da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Si continua poi per il crinale divisorio in lieve salita (sulla destra è visibile un faggio collocato in splendida posizione), sbucando infine nel superlativo pianoro sommitale che si percorre interamente in direzione della ben visibile croce di vetta. Dalla sommità del Monte Navert1653 m – che precipita verso sud con spettacolari dirupi di rocce calcaree – si ammira un panorama tra i più completi e suggestivi a livello appenninico. Ritorna alla selletta a quota 1529 m si abbandona il sentiero segnato prendendo a destra un’ampia mulattiera, inizialmente non molto incavata, che procede in lieve discesa. Poco più avanti si scende a fianco di un rio che più in basso si varca mediante netta curva a destra. Si svolta subito a sinistra e si continua a perdere lievemente quota avendo inizialmente il corso d’acqua a sinistra. Poi ci si sposta progressivamente verso destra, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra. Oltrepassato il solco formato dal Rio del Freddo, si svolta a sinistra e si costeggia, dopo una breve risalita, un prato con casupola in legno. Si prosegue per comoda carrareccia che procede in modo lineare in lieve discesa nella sponda destra orografica della valletta formata dal menzionato Rio del Freddo. Più in basso si effettua un tornante sinistrorso oltre il quale si trova un tavolo con panche e tabella esplicativa. La carraia effettua subito dopo un tornante destrorso: noi l’abbandoniamo prendendo a sinistra un’ampia traccia che in breve conduce a varcare il Rio del Freddo, molto suggestivo in questo tratto. Appena oltre il guado si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra, mentre al successivo bivio, situato a pochissima distanza dal precedente, si continua per la mulattiera di destra. Si avanza comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo, fino a sbucare alla base di un pendio prativo. Si risale quest’ultimo per ripido tratturo e, nel punto in cui esso svolta a sinistra, lo si abbandona andando a destra. Si segue una traccia meno evidente che svolta inizialmente a destra, poi a sinistra. Appena dopo si abbandona anche questo percorso prendendo a destra un labile sentiero che scende (alla nostra destra si nota un solco) verso il fondo di una valletta. Poco dopo occorre guadare un rio quasi sempre asciutto, oltre il quale si scende per ampia traccia piuttosto ostruita da rami (l’area in cui ci troviamo è infatti caratterizzata da alberi piegati e/o completamente divelti). Varcato il Rio Pian del Monte, si prosegue in lieve salita fino a guadare il Rio delle Pielle, appena dopo il quale si effettua una netta svolta a destra. Proseguendo per l’ampia traccia in salita, si raggiungono in breve le magnifiche radure della Costa, uno dei più suggestivi e appartati luoghi di tutta l’Alta Val Bratica. Il tracciato effettua poi una netta curva a sinistra conducendo ad un bivio dove si prende il percorso di destra. Si scende per un breve tratto varcando un rio, effettuando appena dopo una svolta a destra. Si avanza per carraia all’interno di un’area di rado bosco e, trascurando tracce laterali, si raggiunge senza possibilità di errore una spettacolare costa chiamata Berlalunga. Oltre il notevole panorama che è possibile ammirare, l’aspetto più interessante del luogo in cui ci troviamo deriva dal fatto che sotto di noi precipitano verticali pareti similari, come conformazione geologica, a quelle più vaste e imponenti del Groppo Sovrano. Mediante netta curva a sinistra si aggira la costa in questione e si perde quota all’interno del bosco. Si attraversa poi un’area soggetta a operazioni di esbosco, guadando successivamente un rio. Proseguendo per il percorso principale si contorna il margine inferiore di una più ampia area disboscata, al termine della quale si incontra un bivio dove si continua diritto. Poco dopo alla nostra destra si notano lacerti di vecchi muretti a secco: è tutto ciò che rimane di altri muretti che originariamente affiancavano la vecchia mulattiera che stiamo percorrendo, purtroppo in questi ultimi anni sciaguratamente allargata – quindi cancellata – per permettere il passaggio ai rovinosi mezzi di esbosco (il tutto nel più bieco menefreghismo da parte di chi, in questi anni, si è unicamente riempito la bocca di ridicoli proclami relativi al “rilancio” della montagna appenninica). Un tornante destrorso precede una ripida discesa al termine della quale la carraia svolta a sinistra. Proprio in corrispondenza della curva, andando a destra, si raggiunge il sommo delle splendide radure della località I Cornioli, luogo, come quello che visiteremo tra poco, molto importante per i valligiani e di grande preziosità a livello paesaggistico/naturalistico. Proseguendo per il percorso principale si perde quota costeggiando ripidi pendii caratterizzati da rocce scure, mentre alla nostra destra degradano i terrazzamenti prativi dei Cornioli. Effettuata una curva a sinistra si raggiunge e attraversa uno dei più spettacolari luoghi di tutto l’Appennino parmense. Si tratta de La Traversa, ammasso di detriti di rocce arenacee utilizzate dai valligiani come cava naturale per costruire muri e secco e altre strutture. Dopo aver gustato l’aspra bellezza di questa località (alla nostra destra si nota una suggestiva conchetta) si rientra nel bosco transitando subito a fianco di una baracca. Poco più avanti ci si immette nell’ampia carraia che da Riana sale alle radure di Pian del Monte, in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. La si segue a destra (si incontra quasi subito una fontana situata alla nostra sinistra) avanzando comodamente in lieve discesa. Dopo aver costeggiato vecchi muretti a secco e un più alto e caratteristico muro, ci si inserisce in uno stradello cementato che si segue a destra. Si perde quota assecondando il dorso di una panoramica costa, effettuando poco più in basso un tornante sinistrorso in corrispondenza di un panoramico pulpito. Dopo un’ultima discesa si entra nel magnifico borgo di Riana, 1015 m, (appena prima di entrare nel centro del paese si nota a sinistra un’edicola con bassorilievo in marmo) che si attraversa interamente, fino a raggiungere la provinciale per il Passo del Ticchiano e Monchio. Nell’atro lato (indicazioni) si imbocca una vecchia mulattiera perdendo inizialmente quota per scalinata. Si continua poi per il suggestivo tracciato affiancato dai “soliti” muretti a secco, compiendo poco dopo un paio di tornanti. Attraversato lo stradello asfaltato d’accesso al cimitero, si prosegue per la storica mulattiera (Sentiero Natura e Cultura) che perde quota avvicinandosi, mediante svolta, al Rio del Canalaccio. Dopo un tornante destrorso si costeggia il muro di proprietà di una villa in corrispondenza della quale ci si immette in un altro percorso che si segue a sinistra (indicazioni del Sentiero Cultura e per il Bosco delle Fate). Mediante ponte si attraversa il corso d’acqua alla cui destra orografica siamo scesi poc’anzi, transitando subito dopo a fianco della bella costruzione del Molino di Riana. Oltrepassato successivamente un rio, si prosegue per ampia traccia – delimitata a destra da una barriera protettiva – avanzando in lieve salita. Aggirata una costa si continua per il magnifico e storico tracciato – recentemente ripulito e risistemato – affiancato da muretti a secco. L’amonia tra la bellezza dell’ambiente boschivo che ci circornda e le poesie (riportate in apposite tabelle) di Attilio Bertolucci, che tanto ha amato questi luoghi, regala sensazioni difficilmente descrivibili. Poco dopo si passa a fianco di un primo essiccatoio (“saldato” ad un grosso masso) e si prosegue per il percorso principale che procede all’interno di quello che certamente è il più bel castagneto di tutto l’Appennino parmense: il Bosco delle Fate. Si continua per la storica mulattiera – affiancata sempre da vecchi muretti a secco – attraversando un ripiano boscoso di impareggiabile bellezza. Alla nostra destra si trovano altri metati, mentre a sinistra si intravvede una fiumana detritica, la stessa che scende dalla base delle pareti del Groppo Sovrano e che la provinciale taglia poco prima di raggiungere Riana. Al primo bivio (indicazioni) si va a destra per mulattiera che restringendosi passa a fianco di altri essiccatoi. Si prosegue per il bellissimo tracciato iniziando poco dopo a guadagnare effettuando un tornante sinistrorso (alla nostra destra si trova una costruzione ristrutturata). Messo piede sul percorso abbandonato poco fa, lo si segue a destra avanzando a saliscendi all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Dopo essere transitati a fianco di altri metati semidistrutti ed effettuata una risalita piuttosto ripida in cui si curva a sinistra, si mette piede nella provinciale. La si segue a destra verso Riana incontrando poco dopo una bella Maestà ed oltrepassando mediante ponte un corso d’acqua. Dopo il secondo e più alto ponte sul Rio Acquabella, si incontra a destra uno spiazzo alla base del Poggio Torsello che precipita verso il fondo della Val Bratica con verticali pareti. Proprio in corrispondenza dello spiazzo si stacca a destra una traccia che procede in lieve salita avanzando parallelamente alla dorsale sommitale del colle. Quando il sentiero scompare del tutto, si sale a sinistra liberamente gudagnando in questo modo la cima del groppo caratterizzata da blocchi rocciosi (breve e consigliata digressione). Continuando lungo la provinciale, dopo un tratto in salita in cui si costeggiano verticali pareti e un paio di svolte, si entra nel paese di Grammatica, proprio nei pressi della chiesa a doppio campanile.

 

Lozzola – S. Bernardo – Groppo della Donna

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Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Lozzola-S. Bernardo (1,25 h) ; S. Bernardo-Groppo della Donna (50 min) ; Groppo della Donna-Groppo Neri-S. Bernardo (50 min) ; S. Bernardo-ofiolite di Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo della Donna ; EE la breve digressione al gendarme ofiolitico ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto. Senza entrare nel centro di quest’ultima località, si prosegue ancora per qualche chilometro lungo la SP308R in direzione di Borgo Val di Taro. Ad un bivio si prende a sinistra la SP 532R diretta a Berceto e Bergotto. Raggiunto un altro bivio si imbocca a destra la stretta stradina d’accesso al paese di Lozzola. Entrati nel centro dell’abitato lo si attraversa per viottolo molto ripido e stretto, parcheggiando l’auto nella parte superiore in corrispondenza della chiesa

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Descrizione dell’itinerario

Notevole e “inedita” proposta escursionistica in luoghi ricchi di fascino naturalistico, panoramico e storico. L’accesso da Lozzola a S. Bernardo risulta in alcuni tratti poco evidente sia per la scarsa frequentazione ed incuria, quanto per la presenza di diversi alberi divelti che ostacolano il cammino rendendo il tracciato a volte poco visibile. Il raggiungimento della sommità del Groppo della Donna, percorrendo la dorsale spartiacque da nord a sud, avviene spesso su tracce molto labili o inesistenti. Consultando alcune mappe sembrerebbe che il crinale in questione sia percorso da un sentiero segnato. Non ho idea se si tratti di un clamoroso errore di tracciatura oppure il suddetto sentiero sia andato in totale disuso. In ogni modo si tratta di un’ascesa di particolare interesse, anche perché si ha la possibilità di raggiungere una cima molto caratteristica, la prima da settentrione della dorsale Cogena/Manubiola, ben distinguibile dal secondo versante per le sue interessanti e uniformi pareti ofiolitiche. Nell’itinerario è proposta anche una digressione al fine di conquistare la sommità di una curiosa conformazione, anch’essa ofiolitica, in prossimità della frazione Castello, posta poco più in alto e ad est rispetto la località di partenza.

Dalla chiesa di Lozzola si continua per stradina asfaltata andando a sinistra al bivio che si incontra subito dopo. Si passa inizialmente a fianco di una casa diroccata e nei pressi del cimitero si effettua un tornante destrorso. Si sale poi piuttosto ripidamente fino a raggiungere un bivio dal quale, trascurato lo stradello d’accesso alla frazione Castello (la cui ofiolite visiteremo al ritorno), si prosegue a destra. Si procede inizialmente in lieve discesa avanzando successivamente ai piedi di un groppo ofiolitico. Giunti in corrispondenza di un grosso masso si prende a sinistra una carraia (percorso CAI n° 837) orribilmente deturpata e anche ampliata – per di permettere l’accesso ai mezzi di esbosco – rispetto la sua originaria larghezza. Si guadagna ripidamente quota lambendo poco più in alto una linea elettrica, ammirando qui una bella visuale del Groppo di Gorro. Effettuato un tornante sinistrorso si continua in ripida salita compiendo altre svolte, raggiungendo più in alto un’altra apertura in corrispondenza dell’elettrodotto della Val Taro. Si continua a guadagnare quota per l’erto tracciato fino a doppiare, mediante ampia curva a sinistra, una panoramica costa. Si prosegue in direzione SE trascurando una traccia inerbita in discesa, costeggiando successivamente delle rocce ofiolitiche. Appena dopo si scorgono alla nostra sinistra dei grossi massi ofiolitici: abbandonando temporaneamente il percorso principale possiamo visitare questa suggestiva area, caratterizzata in particolare da due gendarmi rocciosi separati da una stretta fenditura (per entrare in quest’ultima si aggira a sinistra il primo gendarme e, verso destra, si penetra nella spaccatura che si risale con attenzione, scendendo poi, sempre con le dovute cautele, nella parte opposta). Rientrati nella carraia di prima si trascura subito una traccia che si stacca a sinistra, raggiungendo poco più in alto una presa dell’acquedotto (segnavia). Appena dopo si transita a fianco di un poggetto situato alla nostra destra, trascurando a sinistra una traccia inerbita. Penetrati nel fitto bosco si varca un ruscello avanzando poi in piano/lieve salita. Giunti nei pressi di un rio situato alla nostra destra, si incontra un trivio (anche se apparentemente potrebbe sembrare un bivio) dal quale, trascurata la carraia che svolta a destra, si continua per il tracciato di sinistra che tuttavia si abbandona subito. Infatti, nel momento in cui l’ampia traccia curvando nettamente a destra inizia a salire, proseguiamo diritto/sinistra per poco evidente sentiero – che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 837 – scorgendo a terra un segnavia su un sasso (segnaletica pessima!). Si avanza quindi per questo tracciato in stato di totale abbandono con diverse sterpaglie e tronchi che ostacolano il cammino, progredendo in questo primo tratto in direzione est. Poco più avanti si transita nei pressi di un vecchio essiccatoio all’interno di uno splendido castagneto, forse tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Qui il percorso, invero molto poco evidente e anche in questo tratto con rami e sterpaglie che l’ostacolano, piega nettamente a destra, determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Il sentiero, che diviene successivamente più marcato ed incavato, prima di effettuare una svolta a sinistra risulta interrotto da un albero di castagno divelto. Dopo la svolta si incontra un bivio dove si prosegue a sinistra trascurando a destra una labile traccia (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero). Poco più avanti si transita a fianco di un magnifico esemplare di castagno purtroppo divelto nella sua parte superiore dal vento o da un fulmine. Appena dopo si effettua una duplice svolta, prima a sinistra poi a destra, incontrando sul tronco di un albero alla nostra destra un altro sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per il buon sentiero ben incavato ed evidente, sottopassando, poco più avanti, il tronco di un castagno caduto a terra. Proseguendo per il tracciato principale si incontra ed ammira un altro straordinario esemplare di castagno, forse centenario, nel contesto di un ambiente boschivo – come ho già espresso in precedenza – tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Successivamente si deve aggirare a sinistra l’ennesimo albero caduto a terra e, proseguendo per il bel sentiero, si raggiungono i ruderi di un secondo essiccatoio o metato. Continuando per il percorso principale, sempre all’interno di un castagneto tra i più belli, si arriva ad un punto in cui il tracciato si sdoppia. Si sale appena a destra del vecchio sentiero, parecchio infossato e dissestato, per traccia piuttosto labile, ricongiungendosi poco sopra con il percorso principale. Poco più avanti si presenta una situazione similare alla precedente, ma in questo caso si sale alla sinistra di un solco (segnavia). Poi, ricongiuntisi con il tracciato principale, si prosegue per esso svoltando in seguito a destra. Si avanza in piano per ottimo sentiero tagliando i fianchi boscosi del Monte Minara, incontrando anche qui un’interruzione causata da alberi divelti. Sempre con andamento pianeggiante si compie successivamente una svolta a sinistra aggirando un boscosa costa. Più avanti si immette da destra una carraia e, proseguendo per il percorso principale, si riprende a salire. Dopo una netta curva a sinistra si avanza pianeggiando, approdando poco dopo un magnifico ripiano boscoso. Effettuata un’altra curva a sinistra si avanza in direzione del vicino crinale Cogena/Manubiola, immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra, tralasciando subito dopo a destra una traccia. Con andamento in lieve discesa ci si inserisce in uno stradello sterrato che si segue a destra transitando subito a fianco di Casa Grassi, ottimamente ristrutturata e collocata in splendida posizione. Avanzando per comoda carraia delimitata a destra da vecchi muretti a secco e a sinistra da pendii prativi che offrono belle visuali, si raggiungono infine i prati al cui sommo si trova la Chiesa di S.Bernardo, 947 m. Spostandosi a sinistra si raggiunge l’edificio a destra del quale si trova un grosso masso ofiolitico con stele che ricorda l’uccisione, avvenuta il 2 febbraio del 1945, di cinque partigiani ad opera dei nazifascisti. Dopo una sosta al fine di ammirare questo luogo di grande importanza storica e ambientale/naturalistica (il colle in cui ci troviamo è ammantato da splendidi castagni), si continua per il percorso di prima che in breve esce dal bosco. Di fronte a noi è ben visibile il Groppo della Donna, formato da due cime di cui quella più settentrionale precipita in versante Manubiola con spettacolari pareti di ofiolite. Dopo una breve discesa si incontra un bivio (indicazioni) da cui si imbocca a destra una traccia, virando a sinistra all’altro bivio che si incontra subito dopo. Si avanza per ampia mulattiera (percorso CAI n° 837 diretto al Monte Binaghe e al Passo La Calà) che effettua subito una svolta a destra in corrispondenza della quale si trascura a sinistra una carraia erbosa. Si prosegue per il comodo tracciato incontrando poco più avanti una fontana con ampio sentiero che si stacca a sinistra. Oltre la fontana il percorso compie una curva a sinistra (a destra si nota una staccionata) aggirando una dorsale boscosa. Qui giunti si nota su un albero una sbiaditissima freccia rossa: abbandoniamo perciò il percorso segnato e iniziamo la risalita della dorsale in direzione della prima cima del crinale Cogena/Manubiola. Si avanza senza una vera e propria traccia assecondando o rimanendo nei pressi del filo del boscoso crinale. Più avanti si recupera una tracciolina che tuttavia ben presto si spegne, fatto quest’ ultimo che non crea grandi problemi in quanto l’orientamento risulta tutto sommato immediato. Si continua ad assecondare la dorsale spartiacque intercettando anche un sentierino seguendo il quale ci si tiene leggermente a destra del suo filo. Recuperato il crinale si prosegue in bellissimo ambiente caratterizzato da rocce e massi ofiolitici. Dopo una salita si raggiunge il sommo di un panoramico poggetto appena prima del quale si incontra un paletto in legno con sbiadito segno rosso. Dalla cima del suddetto poggio risulta evidentissima la prosecuzione della dorsale e, in particolare, la prima cima, quella più settentrionale, del crinale Cogena/Manubiola, alla cui sommità siamo diretti. Si continua quindi assecondando la dorsale spartiacque, raggiungendo in breve una selletta all’interno del bosco. Trascurata qui una traccia che, staccandosi a sinistra, scende ripida, proseguiamo diritto per sentiero in questo tratto abbastanza evidente, tenendosi a destra del filo del crinale. Avanzando in questa direzione si guadagna il bordo occidentale della dorsale che si segue a sinistra, trascurando un sentiero che a mezza costa aggira la cima a cui siamo diretti. Assecondando il ripido crinale boscoso, perdendo e ritrovando tracce, ci avviciniamo alla suddetta cima, trascurando, poco prima di essa, un altro sentierino che piega a destra. Dopo un’ultima erta e faticosa salita che avviene nei pressi e anche assecondando il bordo del crinale – che precipita in versante Manubiola con ripide pareti (attenzione) – si guadagna l’esclusiva e molto aerea sommità della prima ofiolitica cima della dorsale Cogena/Manubiola. Qui troviamo una specie di lapide con lettere mancanti dove si legge “Ragazzi di Berceto” con i numeri 9 e 1 relativi alla data in cui è stata affissa. Dalla cima si scende tenendosi sulla destra rispetto all’affilata cresta ofiolitica, raggiungendo poco più in basso una spettacolare forcella. Dopo una sosta d’obbligo al fine di ammirare le pareti ofiolitiche del versante Manubiola della cima poc’anzi conquistata, mediante tracciolina si penetra nel bosco procedendo sulla destra del crinale divisorio. Quando il sentiero si perde si continua a salire restando, come prima, un poco a destra del filo della dorsale, recuperando poi un’altra traccia. Mediante quest’ultima si aggirano sulla destra, in versante Cogena, delle rocce ofiolitiche, e quando il percorso si sdoppia ci si tiene a sinistra. Dopo una ripida salita per sentiero ghiaioso/terroso si recupera la dorsale spartiacque in corrispondenza delle rocce finali di un groppo ofiolitico. Si continua lungo il percorso di crinale aggirando a destra altre rocce per traccia appena accennata, avanzando successivamente in ripida salita e notando un altro sentiero alla nostra destra. Rimesso piede sul filo della dorsale, in corrispondenza di una selletta alla base di spettacolari spuntoni ofiolitici, si continua per sentiero esiguo che avanza tenendosi a destra del crinale. Progressivamente si ritorna verso quest’ultimo, procedendo in seguito appena a destra del suo filo. In questo tratto, ormai a poca distanza dalla cima del Groppo della Donna, la montagna si presenta boscosa nel versante Cogena, mentre in quello Manubiola precipita con ripidi e franosi dirupi. Avanzando più o meno senza traccia, tenendosi sempre all’interno del bosco appena a destra del filo del crinale, si esce dalla vegetazione in corrispondenza del dorso di una costa. Da qui, voltando a sinistra, si raggiunge in breve la cima del Groppo della Donna, 1139 m, da cui si ammirano ampie visuali sulla sottostante Val Manubiola e sui monti della Val Baganza. Dopo una meritata sosta si prosegue per un breve tratto lungo lo spettacolare filo del crinale divisorio, abbandolandolo nel momento in cui da destra, in versante Cogena, si salda una dorsale secondaria. Si scende per quest’ultima (qualche ometto) costeggiando il limite del bosco alla nostra destra, mentre a sinistra degradano interessanti dirupi. Messo piede nel percorso n° 837 lo si segue a destra perdendo quota avendo ancora come direttrice la dorsale di prima. Penetrati nel bosco si scende compiendo qualche svolta, virando poi nettamente a destra. Si prosegue successivamente per crinale boscoso sbucando poco dopo in una spettacolare dorsale ofiolitica. Si percorre quest’ultima assecondando gli sbiaditi segnavia, superando qualche roccetta e ammirando un ambiente che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Giunti a poca distanza dalla cima della conformazione ofiolitica conosciuta come Groppo (o Groppi) Neri, confusa da qualcuno con il Groppo della Donna, la si può raggiungere con breve deviazione. A tal fine ci si sposta a destra e si aggirano a sinistra le rocce terminali (è anche possibile superare direttamente queste ultime con un interessante passaggio all’interno di una spaccatura tra gli spuntoni sommitali). Dalla cima, 1031 m, si ammira un vasto e completo panorama. Recuperato il sentiero di prima si scende effettuando alcuni tornanti per pendio roccioso/ghiaioso, attraversando anche una recinzione a filo spinato. Appena dopo si mette piede in una magnifica e ampia sella delimitata a nord dal Colle Museriri. La si percorre per un tratto, ma in corrispondenza di un masso ofiolitico il percorso segnato piega a destra, perciò si deve oltrepassare – o meglio sottopassare – per una seconda volta la recinzione di prima. Il sentiero scende poi tagliando aspri pendii nella sponda destra orografica di una selvaggia valletta il cui fondo fra poco raggiungeremo. Entrati in un boschetto si prosegue per sentiero infossato e, usciti nuovamente all’aperto, si procede alla base dei dirupi e rocce ofiolitiche del versante NW del Groppo Neri. Dopo una netta curva a sinistra si perde quota ripidamente compiendo altre svolte, raggiungendo in questo modo il fondo della menzionata valletta. Dopo aver varcato un rio si svolta subito a sinistra costeggiandolo per un breve tratto, iniziando poi una risalita. Si guadagna quota in moderata pendenza per sentiero sassoso, avanzando successivamente in piano. Dopo aver attraversato un solco, si riprende a salire parzialmente fuori dal bosco e, mediante svolta a destra, si aggira una costa. Si prosegue all’interno di un magnifico ambiente boschivo procedendo a mezza costa, fino a doppiare, mediante netta curva a destra, un profilo boscoso che costituisce il bordo occidentale della dorsale del Groppo della Donna. Poco più avanti, dopo aver attraversato un bel ripiano boscoso, si ritorna al punto in cui abbiamo abbandonato il percorso n° 837 per risalire il crinale Cogena/Manubiola alla volta del Groppo della Donna. Si ritorna quindi a S. Bernardo e, mediante lo stesso tragitto seguito all’andata, si fa ritorno a Lozzola. Nella discesa occorre prestare attenzione, appena dopo l’ultimo essiccatoio (il primo incontrato in salita), a non assecondare un sentiero che si sposta a destra, che porterebbe fuori strada, ma si deve proseguire diritto cercando di intuire il tracciato che risulta molto poco visibile a causa di sterpaglie e tronchi che lo sbarrano (memorizzare i punti di riferimento durante la salita). Per finire consiglio vivamente una digressione. Una volta rimesso piede nella stradina asfaltata, al primo bivio che si incontra prendendo il tracciato di destra si raggiunge in circa dieci minuti di cammino, andando a destra ad un bivio, una cappella. Ci troviamo nei pressi della frazione di Castello e, dal punto in cui siamo, si diparte una cresta ofiolitica culminante in un curioso spuntone, ben visibile da Lozzola, con croce sommitale. Seguendo una labile traccia si inizia la risalita della dorsale caratterizzata da massi ofiolitici, avanzando poi più comodamente per ampio e panoramico crinale. Dopo una discesa e successiva risalita si raggiunge la base del blocco terminale che si inizia a scalare per facili rocce, nei primi metri piuttosto ripide ma ben gradinate. Dopo aver superato una placchetta (forse un ) si guadagna la vertiginosa ma magnifica sommità dell’ofiolite dove, appunto, si trova una croce. Dopo essere tornati alla cappella di prima consiglio una visita alla menzionata frazione di Castello, seguendo uno stradello che l’attraversa intermente e riconduce verso sinistra nella stradina asfaltata percorsa in precedenza. Ritornati al bivio di prima si ritorna alla chiesa di Lozzola per la stessa strada seguita in salita.

Il Castello di Gravago e il Monte Barigazzo da Noveglia

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Punto di parteza/arrivo: Noveglia 476 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 6,30 h

Tempi parziali: campo sportivo di Noveglia-Castello di Gravago (50 min) ; Castello di Gravago-Stabio (50 min) ; Stabio-Lavacchielli (1 h) ; Lavacchielli-Monte Barigazzo (50 min) ; Monte Barigazzo-bivio sentieri n° 803/803a (1,20 h) ; bivio sentieri n° 803/803a-Pieve di Gravago (1,10 h) ; Pieve di Gravago-campo sportivo di Noveglia (25 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi. Da quest’ultima località si continua lungo la SP 359, imboccando poi a sinistra la SP 21. Dopo alcuni tornanti si attraversa il ponte sul Torrente Ceno e si prosegue in direzione del Passo della Colla e Bedonia. Raggiunto il bivio con la strada che porta a Noveglia, la si segue attraversando il ponte sul torrente omonimo. Entrati nel centro del paese si volta a destra in direzione del campo sportivo, attraversando per una seconda volta il torrente. Si parcheggia l’auto nell’ampio spiazzo adiacente agli impianti sportivi

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Descrizione dell’itinerario

Splendida e completa escursione che comporta, nella prima parte, la visita alle rovine del Castello di Gravago, edificato originariamente dai Longobardi. Per accedere al castello si segue un sentiero in alcuni punti non particolarmente evidente, ma ben contrassegnato da ometti. Altra località di grande interesse che visiteremo nel prosieguo dell’escursione è Lavacchielli, uno dei più suggestivi paesi fantasma di tutto l’Appennino parmense. Dopo il raggiungimento della cima del Barigazzo, suggerisco di percorrere il crinale spartiacque Mozzola/Novelgia e di rientrare in valle mediante carraie evidenti ma con segnaletica alquanto scarsa.

Dal campo sportivo di Noveglia si attraversa la strada asflatata imboccando nell’altro lato un evidente sentiero che in moderata pendenza guadagna quota nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Noveglia. Più in alto si sbuca in una strada asfaltata e attraversatala si continua per sentiero che avanza assecondando il dorso di una costa. Dopo una curva a sinistra si contorna il margine di un campo situato alla nostra destra, mentre a sinistra si notano i lacerti di un vecchio muretto a secco. Si prosegue per il bel sentiero, non segnato ma evidente, costeggiando più avanti il limite di un panoramico campo situato alla nostra sinistra. Successivamente si lambisce la strada asfaltata di prima e si prosegue per il percorso principale in cui affiora il selciato originario: quest’ultimo e i muretti a secco sono segno della sua importantza e storicità. Più avanti si effettua una curva a sinistra aggirando, oltre quest’ultima, un poggetto erboso (altri muretti a secco). Raggiunta una casa isolata, ci si immette nella strada asflatata di prima che si segue a destra, abbandonandola al primo bivio dirigendosi verso la vicina località di Pieve di Gravago. Piegando poco dopo nettamente a sinistra, uscendo in questo modo dallo stradello che conduce alla vicina chiesa, si entra nel magnifico borgo che si attraversa interamente, svoltando poi a destra. Lasciatosi alle spalle il paese ci si immette in un’ampia traccia segnata (n° 803a – Via degli Abati) che si segue a sinistra, transitando subito a fianco di un vecchio lavatoio. Al primo bivio che si incontra si prosegue a destra (indicazione), evitando in questo modo di entrare nella frazione di Pellegri. Lasciata poco dopo a sinistra un’altra carraia proveniente dal menzionato nucleo, si prosegue per il percorso principale, raggiungendo in breve un bivio importante. Da qui si abbandona temporaneamente il percorso segnato prendendo a destra un ampio sentiero che poco dopo transita ai piedi di spettacolari dirupi simili, come conformazione geologica, alle famose creste del Barigazzo. In corrispondenza della terminazione sinistra dei dirupi la traccia svolta a destra, ma noi, al bivio che si incontra, l’abbandoniamo prendendo a sinistra un’ampia mulattiera. Si compie una curva a destra e si procede in discesa all’interno del bosco nella sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Nei pressi di quest’ultmo il percorso sembra perdersi: guardando a sinistra si dovrebbe notare un ometto e un cordino blu che aiuta a discedere una sponda scoscesa. Messo piede nel letto del suggestivo rio e attraversatolo, si prosegue verso destra avanzando paralleli al corso d’acqua. Poco dopo si piega a sinistra iniziando a guadagnare quota per traccia più evidente medianti alcuni tornanti. Raggiunto un bivio si trascura il percorso di destra, che procedendo parallelamente al rio conduce ad una fonte solforosa (digressione consigliata), continuando invece a sinistra per sentiero che sale mediante altri tornanti. Si progredisce per traccia non molto marcata ma ben segnata da ometti, raggiungendo più in alto la dorsale del poggio al cui sommo si trovano i ruderi del Castello di Gravago. Qui si incontrano i primi lacerti murari che il sentiero inizialmente costeggia per poi piegare a sinistra e attraversarli. Valicata la dorsale, si prosegue orizzontalmente per labile traccia seminascosta dall’erba alta progredendo in direzione est. Poco dopo si costeggiano delle rocce sopra le quali si innalzano le mura del castello e, appena oltre una curva a destra, si approda in una selletta ai piedi del Castello di Gravago. Spostandosi a destra si arriva alla base delle mura che si costeggiano sulla destra, raggiungendo in questo modo un’apertura situata nella faccia occidentale della torre. Ora, risalendo con attenzione alcuni gradini e aiutandosi anche con un ramo, è possibile penetrare all’interno del maniero. Dal castello ritorniamo sui nostri passi fino a rimettere piede nel percorso n° 803a, abbandonato in precedenza, che si segue a destra. Raggiunto un bivio si prende la vecchia mulattiera di sinistra, ancora mirabilmente selciata e con muretti a secco ai lati. Si continua a perdere quota lungo lo storico tracciato e dopo una curva a destra ci si ricongiunge con la carraia di prima. Si varca subito un ruscello transitando appena dopo a fianco del Mulino Rosta, per poi guadare mediante ponticello l’omonimo rio. Si prosegue per il percorso segnato che inizia successivamente a guadagnare quota nella sponda destra orografica della valle formata dal corso d’acqua. Stiamo camminando, come prima dell’attraversamento del Rio Rosta, su una vecchia mulattiera in alcuni tratti splendidamente selciata e con muretti a secco. Con costante andamento in ripida salita ed effettuando svolte e tornanti si sbuca infine in località Bré, dove ci si inserisce in una stradina asfaltata. La si segue a destra (indicazioni) e al bivio successivo si prosegue sempre a destra in direzione di Stabio. Dopo essere passati a fianco della chiesa e di alcune case di quest’ultima località, si raggiunge un bivio dove si piega destra scendendo nel centro vero e proprio del piccolo nucleo. Si costeggia un casa continuando poi per carraia (percorso CAI n° 803a) che avanza in piano/lieve discesa affiancata da interessanti muretti a secco. Si prosegue in modo lineare per questo tracciato, costeggiando campi incolti e radure nella sponda destra orografica del Rio Rosta, guadato in precedenza. Più avanti si penetra nel bosco e, appena dopo l’attraversamento di un ruscello, si presenta un bivio dal quale si prende la traccia di sinistra (segnavia poco evidente sul tronco di un albero). Si avanza per traccia invasa da acqua proveniente dal rio di prima, proseguendo, al bivio successivo, a destra. Si continua per mulattiera affiancata da lacerti di vecchi muretti a secco ricoperti di muschio, immettendosi poco dopo in un’altra traccia (forse quella abbandonata al primo bivio) che si segue a sinistra. Si guadangna quota per il bel tracciato compiendo alcuni tornanti e, dopo un’ultima salita in cui si passa a fianco di una costruzione diroccata, si sbuca in una bella radura a poca distanza dal nucleo di Cerreto, 761 m. Dopo aver attraversato la sterrata d’accesso, si entra nello spettacolare borgo ammirando splendide case in sasso, alcune delle quali ottimamente ristrutturate rispettando l’assetto originario. Assecondando i segnavia si attraversa in salita tutto il nucleo, immettendosi, nella parte alta, in una carraia che si segue a destra. Presto si penetra nel bosco e, raggiunto un bivio, si continua a sinistra, trascurando a destra il percorso che conduce ai ruderi di Case Bosche. Dopo aver costeggiato un bel muretto a secco si varca un rio oltre il quale tracciato è interrotto da una frana. Per tracciolina esigua si attraversa, prima in salita poi in discesa, il pendio frananto recuperando in questo modo la vecchia mulattiera. Si prosegue lungo lo storico percorso ancora splendidamente selciato all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Usciti temporaneamente dal bosco si incontra un bivio dal quale si continua diritto in salita, progredendo ai piedi di spettacolari blocchi rocciosi. Si prosegue per l’ampia mulattiera dall’andamento sempre molto lineare, incontrando, dopo un tratto dissestato, un’altra sezione di selciato ancora pefettamente conservato. Valicata una costa panoramica, si raggiunge poco più avanti un bivio da cui, trascurato a sinistra il percorso n° 803d per Pianelleto, si prosegue diritto in direzione di Lavacchielli (n° 803a). Si penetra in questo modo nella valletta formata dal Rio Rosta e, varcato quest’ultimo (subito dopo il guado sulla sinistra si nota un tavolo con panche), si prosegue nella sponda opposta per comodo sentiero. Il tracciato poco più avanti compie un’ampia curva a sinistra e, progredendo piuttosto ripidamente, attraversa sezioni di rado bosco. Si raggiungono successivamente le prime case dello spettacolare e spettrale nucleo di Lavacchielli, 982 m, che si attraversa seguendo la traccia. Nei pressi delle ultime case si vira repentinamente a sinistra e appena dopo a destra, attraversando in questo modo, prestando attenzione ai segnavia, la parte alta del nucleo. Usciti dal paese fantasma si continua lungamente per bella e comoda mullattiera senza possibilità di errore. Mediante un’ampia curva a destra si cambia lentamente direzione, avanzando quasi sempre in lieve salita, guadagnando di conseguenza poco dislivello. Raggiunto l’unico bivio che può trarre in inganno, si prosegue diritto/sinistra trascurando a destra un’ampia traccia. Al secondo bivio che si incontra poco dopo (indicazioni) si prende invece la traccia di destra, ignorando a sinistra il percorso che conduce a Pianelleto. Dopo breve salita si giunge ad un ulteriore bivio segnato, a poca distanza dal crinale divisorio Noveglia/Mozzola, da cui si trascura temporaneamente il tracciato (n° 803) per il Monte Grosso e il Monte La Tagliata. Si continua diritto per sentiero ignorandone un altro a sinistra, fino a mettere piede nella dorsale spartiacque in corrispondenza di una spettacolare selletta. Qui giunti si sale a sinistra lungo il ripido filo del suggestivo crinale, avanzando, dopo il primo faticoso strappo, più comodamente all’interno del bosco. Si riprende poi a salire ripidamente assecondando sempre il filo della dorsale montuosa che si presenta, a livello geologico/morfologico, similare alle famose creste del Barigazzo. Più in alto si costeggia una recinzione svoltando poi repentinamente a destra, transitando inizialmente a fianco di un caratteristico roccione. Si prosegue per traccia pianeggiante o in lieve discesa attraversando la base di un dirupo, raggiungendo infine una staccionata a poca distanza da un rifugio. Oltrepassata un seconda staccionata si continua tenendosi nei pressi del filo della dorsale occidentale del Barigazzo, ammirando lungo il cammino straordinari esemplari faggio. Dopo un’ultima salita per pendio erboso in cui si transita a fianco di uno splendido e isolato faggio, si guadagna la panoramica cima del Monte Barigazzo, 1284 m, caratterizzata una croce e da una caratteristica e monolitica lastra. Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino alla selletta di crinale e, poco sotto quest’ultima, al bivio segnato con il percorso n° 803 per i Monti Grosso e La Tagliata. Si avanza per ampia mulattiera in lieve salita trascurando tracce laterali, procedendo in questo primo tratto sulla destra del crinale divisorio. Valicata una costa mediante netta svolta a sinistra, si continua in discesa sempre sulla destra del crinale principale. Più avanti lo si raggiunge assecondandone il filo, ammirando notevoli visuali sul Barigazzo e la sottostante Val Mozzola. Si prosegue poi nei pressi della dorsale spartiacque procedendo per traccia evidente, anche se con segnavia latitanti, all’interno di un magnifico bosco di faggi. Si continua lungamente per il percorso principale che avanza in lieve discesa sulla destra del crinale, lambendolo in alcuni punti. Più avanti si perde più marcatamente quota per sentiero sassoso che effettua alcune svolte, procedendo successivamente in piano. Messo piede in una selletta, si stacca a destra un vecchio sentiero (indicazione) che conduce a Lavacchielli, mentre noi continuiamo per il percorso principale avanzando in lieve salita lungo il crinale spartiacque. Il tracciato più avanti, aggirando a sinistra un poggio boscoso, cunduce sul filo di una panoramica dorsale secondaria. Qui si ignora a sinistra un sentiero e si prosegue per l’ampia traccia in alcuni punti alquanto dissesstata dal passaggio di moto. Ritornati sul crinale divisorio si avanza lungamente a saliscendi assecodandolo o restando nei sui pressi. Giunti sotto un poggio boscoso si affronta una ripida salita e, valicata la dorsale, si attraversa in versante Noveglia il margine superiore di un’area disboscata. Rientrati nel bosco si procede ancora in lieve salita raggiungendo infine un bivio dove si abbandona la traccia di crinale prendendo a destra il percorso “segnato” (n° 803a) per Pieve di Gravago. Si avanza per carraia che asseconda la dorsale del Monte Disperato, contornando inizialmente il margine superiore di un’area disboscata (la stessa di prima). Si prosegue perdendo costantemente quota, incontrando più in basso un magnifico esemplare di faggio situato poco prima di una radura. Qui il percorso si biforca: noi seguiamo il ramo di destra immettendosi subito dopo, in corrispondenza della menzionata radura, in una carraia trasversale. La si segue a sinistra procedendo lungamente per essa senza possibilità di errore ma con segnaletica del tutto assente. Appena dopo una curva a sinistra ci si immette in un’altra traccia che si segue a destra, transitando subito a fianco di una baracca (freccia segnaletica con scritto Barigazzi). Al bivio successivo si deve prendere il tracciato di destra (segnaletica pessima), notando alla nostra destra, in corrispondenza del bivio, un masso con madonnina. Si continua per ampia traccia svoltando poi nettamente a sinistra, iniziando in questo modo ad assecondare un bel crinale che offre notevoli visuali panoramiche. Si perde quota in direzione di un evidente poggetto boscoso e, dopo averlo aggirato a sinistra, si valica la dorsale. Rientrari nel bosco si scende con maggiore decisione compiendo qualche svolta, incontrando più in basso un bivio da quale si stacca a destra un’altra carraia. Rimette piede sul magnifico crinale di prima, si perde ripidamente quota per esso effettuando alcuni tornanti. Più in basso, in corrispondenza di una netta svolta a destra si trascurano a sinistra un paio di tracce, la prima delle quali conduce ad una presa dell’acquedotto. Poco dopo ci si immette in una strada asflatata che si segue a destra in direzione della frazione di Barigazzi, che tuttavia non si raggiunge. Infatti, proprio in corrispondenza di una cappella situata alla nostra sinistra, si prende a destra (indicazioni) il percorso n° 803a. Si scende per bella carraia costeggiando poco dopo il margine destro un campo, lambendo successivamente la strada asfaltata. Si continua per la mulattiera in piano e in lieve discesa, raggiungendo, dopo una svolta a sinistra in cui si trascura a destra una traccia in salita, una casa. Immessi nella strada asfaltata di prima la si segue a destra solo per poco, abbandonandola in corrispondenza della prima netta svolta a sinistra. Imboccata a destra una carraia si costeggia inizialmente una casa e una recinzione, continuando poi per bella mulattiera selciata. Mediante svolta a sinistra si attraversa la valletta formata da un rio, appena dopo il quale si ignora a destra una carraia in salita. Si avanza successivamente per sentiero a mezza costa che, ragalando belle visuali, costeggia dei suggestivi dirupi. Il tracciato piega poi a destra aggirando una costa e, dopo breve discesa, conduce alla chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzio (quest’ultima è stata edificata nel XIX secolo sui resti dell’antica pieve del X secolo). Seguendo la stradina asflatata d’accesso si ritorna in breve a Pieve di Gravago, rientrando al campo sportivo di Noveglia mediante il percorso seguito in salita.