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Archivi categoria: Escursionismo

Il Monte Navert da Riana

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Punto di partenza/arrivo: Riana 1015 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Riana-Costa-Monte Navert (2,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (30 min) ; Pian del Monte-Fagia di Togno-Riana (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 153-156)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dalla parte superiore di quest’ultima località si imbocca a sinistra la S.P. 75 in direzione Monchio delle Corti. Si oltrepassano i paesi di Sivizzo e Grammatica, raggiungendo infine Riana

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Descrizione dell’itinerario

L’accesso al Monte Navert da Riana è di notevole interesse, soprattutto se effettuato mediante il percorso che mi accingo a descrivere. Nella prima parte della salita avremo il piacere di conoscere luoghi di impareggiabile bellezza, come la Traversa (vasta pietraia utilizzata dai valligiani come deposito naturale di pietre da costruzione) e le splendide radure della Costa. Nella seconda parte utilizzeremo una carraia, purtroppo rovinata dai mezzi d’esbosco, percorrendo successivamente un’ampia mulattiera che ci condurrà ad una sella sul crinale Bratica/Parma. Nel percorso di discesa raggiungeremo lo splendido altopiano prativo di Pian del Monte, scendendo poi verso Riana utilizzando una magnifica carraia che ci permetterà di ammirare stupende visuali. Itinerario da gustare metro dopo metro in tutte le sue peculiarità e suggestioni, anche se sono perfettamente cosciente che nell’attuale appiattimento delle attività montane solo pochi “privilegiati” potranno farlo seriamente e profondamente.

Parcheggiata l’auto si attraversa il bellissimo borgo passando nei pressi della chiesa, continuando poi (indicazione per il Monte Navert) per Via del Canalino. Lasciatosi le ultime case alle spalle, si avanza per ripido stradello cementato che poco dopo svolta nettamente a destra (si trascura una traccia che si stacca a sinistra in discesa). Al bivio successivo occorre abbandonare a destra lo stradello e proseguire diritto/sinistra per carraia, ammirando, in corrispondenza del bivio, un particolare e presumibilmente antico muro formato da sassi arenacei. Si procede comodamente in leggera salita, incontrando poco più avanti una fontana, cui fa seguito un bivio in corrispondenza di un tornante a destra della carraia. Si prosegue a sinistra per ampia traccia, avanzando inizialmente in piano/leggera discesa. Dopo una lieve salita, si sbuca in un luogo veramente unico che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense: si tratta della Traversa, ampia pietraia, che a sinistra forma un catino, costituita da massi della stessa arenaria del Groppo Sovrano. Si continua lungo il percorso principale attraversando successivamente una macchia di bosco, svoltando poi a destra e tralasciando a sinistra una traccia. Si guadagna quota avendo alla nostra destra pendii caratterizzati da affioramenti di rocce vulcaniche, e alla nostra sinistra splendidi ripiani prativi e campi, area quest’ultima conosciuta col nome de I Cornioli. Dopo una salita piuttosto sostenuta, la carraia effettua un tornante destrorso, continuando a salire ripidamente. In corrispondenza di un rimboschimento a conifere, il tracciato svolta nettamente a sinistra avanzando in lieve salita (alla nostra sinistra possiamo notare antichi muretti a secco). Al bivio successivo, situato in corrispondenza di un’area disboscata, si va a sinistra, trascurando a destra un’altra carraia. Si attraversa inizialmente una valletta, oltre la quale il percorso piega a destra a procede in salita, conducendo poco dopo sul dorso di una panoramica costa. Si tratta della Berlalunga che precipita verso valle con una spettacolare parete d’arenaria, simile in piccolo a quelle del Groppo Sovrano. In corrispondenza della costa la carraia svolta nettamente a destra e prosegue pianeggiando. Ignorate diramazioni laterali, si avanza comodamente per l’ampia traccia all’interno del bosco, andando a destra ai due bivi più marcati che si incontrano. Si prosegue lungo l’evidente percorso e, giunti in un’area disboscata, si varca un ruscello, immettendosi appena dopo in un’ampia traccia che si segue a sinistra. Poco più avanti si aggira una costa approdando in magnifici declivi prativi in località Costa1363 m. Dopo un’eventuale sosta in questo luogo veramente splendido, si prosegue lungo il percorso principale che dopo aver attraversato la radura penetra nuovamente nel bosco. Si attraversa una valletta formata da un rio, varcando appena dopo il Rio delle Pielle, oltre il quale si sale per ampia mulattiera dissestata, oltrepassando anche il Rio Pian del Monte. Si approda poco sopra in una radura, dove il tracciato, invero poco evidente, svolta a sinistra, iniziando successivamente a scendere in direzione del limite inferiore del bosco. Penetrati in esso si prosegue pianeggiando, raggiungendo in breve un bivio dove si ignora una traccia a destra. Appena dopo si guada il Rio del Freddo, oltre il quale una breve salita conduce ad una carrareccia, proveniente dal fondo della valle formata dal Torrente Bratica, in corrispondenza di un suo tornante destrorso (tavolo con panche). Si prosegue lungo questo tracciato seguendolo a destra, ignorando subito una traccia a sinistra, effettuando invece un tornante destrorso. Si avanza prima in moderata pendenza poi in leggera salita per carraia rovinata dal passaggio di mezzi d’esbosco, con andamento parallelo al Rio del Freddo. Ignorate diramazioni laterali, si arriva nei pressi di una casetta in legno di recente costruzione situata in una bella radura con fontana. Qui la carraia piega a destra onde varcare il Rio del Freddo: noi continuiamo a seguirla, ma al bivio successivo, situato poco prima di un altro rio, la abbandoniamo imboccando a sinistra un’ampia mulattiera (tutta l’area è soggetta ad operazioni di disboscamento). Si avanza in leggera salita per poi svoltare a destra varcando il menzionato rio, oltre il quale si effettua un tornante sinistrorso ritornando a salire in direzione ovest. Con andamento lineare su ampia traccia dapprima evidente e ben incavata, poi sempre meno marcata ma comunque visibile, si approda ad una selletta a quota 1529 m, situata sul filo della dorsale Bratica/Parma, dove ci si immette nel percorso n° 739. Lo si segue a sinistra in direzione della cima del Monte Navert, affrontando subito una ripida salita per sentiero che inizialmente asseconda la dorsale spartiacque e poi si mantiene nei suoi pressi. Più in alto si approda in un ripiano boscoso dove possiamo ammirare straordinari esemplari di faggio dai contorti e scultorei rami. Successivamente si avanza lungo il crinale pressoché in piano, raggiungendo più avanti una magnifica radura, delimitata a destra da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco si prosegue assecondando il filo della dorsale, sbucando poco dopo nello straordinario pianoro sommitale del Monte Navert, la cui sommità,1653 m, la si guadagna in breve. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama offerto dalla cima, ritorniamo sui nostri passi fino alla selletta a quota 1529 m, da cui si continua diritto lungo il percorso n° 739. Si procede inizialmente in leggera salita assecondando il crinale Bratica/Parma e successivamente in piano spostandosi a destra rispetto il filo della dorsale. Oltre una repentina svolta a sinistra ci si ricongiunge con l’ampio crinale in corrispondenza di una magnifica radura da cui è possibile ammirare uno straordinario colpo d’occhio sui monti dell’Alta Val Parma. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si sbuca nelle splendide radure di Pian del Monte1580 m, che anticamente ospitavano un mercato. Si prosegue lungo l’ampia traccia, notando poco più in basso e a destra un piccolo rifugio, attraversando il pianoro prativo frequentato più da cavalli selvatici che da umani. Nel momento in cui a sinistra si stacca un sentierino (percorso CAI n° 739), noi lo ignoriamo proseguendo lungo la carraia. Avanzando inizialmente in piano ed ammirando splendide visuali panoramiche, si rientra successivamente nel bosco. Dopo una discesa e una netta svolta a destra si incomincia ad assecondare il crinale di una marcata costa, ammirando lungo il cammino panorami davvero suggestivi. Si prosegue lungo il percorso principale alternando tratti all’aperto a macchie di bosco e, appena dopo l’immissione da destra di un’altra traccia, si effettua un tornante sinistrorso. Si scende all’interno del bosco per poi uscirne in una radura, incontrando, in corrispondenza di una recinzione, un bivio dove si vira nettamente a destra. Si prosegue per il percorso principale effettuando una curva a sinistra ed ignorando una traccia che si immette da destra. Senza possibilità di errore, per bella carraia che procede sempre in leggera discesa, si raggiunge un evidente bivio, in località Fagia di Togno (notevole esemplare di faggio), dove si va a destra, tralasciando a sinistra un’altra carraia. Si effettuano alcune svolte, ignorando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una traccia a destra. Si continua per il percorso principale, compiendo altre svolte e tornanti, uscendo più in basso in splendide radure recintate. Rientrati nel bosco si compiono altre svolte, contornando più avanti il margine sinistro di un campo coltivato con capanno. Dopo pochi minuti si rimette piede nel percorso d’andata in corrispondenza del bivio situato (nel senso di salita) dopo la fontana. Si fa ritorno a Riana per lo stesso tragitto effettuato in salita.

 

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Monti Aquila, Aquilotto e Marmagna: traversata per crinale

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-Lago Santo (1 h) ; Lago Santo-Passo delle Guadine (50 min) ; Passo delle Guadine-Monte Aquila (15 min) ; Monte Aquila-Monte Aquilotto (30 min) ; Monte Aquilotto-Monte Marmagna (35 min) ; Monte Marmagna-Lago Padre (1 h) ; Lago Padre-Lago Santo-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Bosco di Corniglio-Cancelli

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Panoramica e completa escursione in una delle più affascinanti e maggiormente frequentate aree dell’intero Appennino parmense. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione del percorso.

Proprio in corrispondenza del bivio tra le carrozzabili per Lagdei (a destra) e i Lagoni (a sinistra), si imbocca il percorso n° 723B conosciuto come Sentiero delle Carbonaie. Dopo la prima salita si piega a sinistra avanzando comodamente per bella mulattiera, svoltando in seguito repentinamente a destra. Si sale piuttosto ripidamente per ampio sentiero effettuando alcune svolte, volgendo più in alto decisamente a destra. Si avanza attraversando piccoli ripiani di vecchie carbonaie alternate a salite mai troppo ripide, raggiungendo un bivio dove a destra si stacca il percorso n° 723C, proveniente da Lagdei, che percorreremo al ritorno. Si prosegue lungo il sentiero n° 723B guadagnando quota inizialmente all’interno di un rimboschimento a conifere, per poi risalire mediante alcuni tornanti l’ampio e boscoso profilo settentrionale del Monte Sterpara (più esattamente si tratta dell’ultima delle diverse quote della lunga Cresta degli Sterpari). Dopo l’aggiramento del limite occidentale della dorsale si procede in leggera discesa tagliando ripidi pendii boscosi ed attraversando il limite superiore di una pietraia. Messo piede sul sentiero n° 723A, lo si segue a sinistra raggiungendo in pochi minuti il margine nord/orientale del Lago Santo. La traccia piega a destra e contorna dall’alto la sponda settentrionale del lago, conducendo infine al Rifugio Mariotti1508 m. Si continua lungo il sentiero segnato costeggiando la sponda occidentale e poi quella meridionale dello splendido specchio d’acqua. Giunti in prossimità delle peschiera (fontana e ponticello in legno appena prima) si prosegue lungo il percorso contrassegnato n° 727 in direzione della Sella del Marmagna, risalendo mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Poco dopo si esce temporaneamente dal bosco e si risale un pendio caratterizzato da lastre rocciose, rientrando poi nella faggeta. Il percorso svolta successivamente a destra e procede costeggiando una caratteristica lastra d’arenaria, conducendo appena dopo ad un bivio (cartelli) all’interno di una pineta. Ignorato il sentiero n° 729, che percorreremo al ritorno, continuiamo lungo la traccia n° 723, fino al successivo bivio posto a poca distanza dal precedente. Imboccato a sinistra il percorso n° 719, si avanza inizialmente nei pressi di una torbiera, penetrando subito dopo in un bosco di conifere. Dopo alcuni tornanti si incontra il cartello indicatorio della “Via Alpinistica Roberto Fava“, la cui traccia d’avvicinamento la si ignora a sinistra, proseguendo diritto lungo il percorso principale. Una lieve risalita precede la Sella dello Sterpara1650 m, da cui si continua lungo il sentiero n° 719, trascurando subito a destra il n° 719A. Si avanza comodamente nella splendida faggeta, perdendo anche qualche metro di quota, per poi uscire all’aperto. Inizia ora un magnifico tratto in cui si procede a mezza costa ai piedi degli erbosi pendii nord e nord/orientali del Monte Aquila. Ammirando visuali davvero grandiose sul sottostante vallone dominato dalla mole del Monte Roccabiasca, si raggiunge infine il crinale spartiacque in corrispondenza del Passo delle Guadine1687 m. Da qui si volge a destra iniziando la risalita del crinale SE del Monte Aquila, per sentiero mai troppo ripido e molto panoramico. Dalla sommità, 1779 m, si scende nel versante opposto, perdendo quota piuttosto ripidamente, fino a raggiungere il Passo dell’Aquila1700 m. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 719A, si prende il sentiero di sinistra (n° 00) avanzando in obliquo ascendete sulla destra del filo del crinale SE del Monte Aquilotto. Dopo un ripido strappo in cui si superano alcune roccette, si riguadagna il filo della dorsale (stupendo colpo d’occhio su un verticale gendarme che precipita nel versante lunense) che si asseconda direttamente o restando nei suoi pressi. Aggirata a destra un’anticima, si raggiunge una selletta e si prosegue in ripida ed esposta salita alla volta della cima principale. Messo piede sulla sommità del Monte Aquilotto1781 m, si perde ripidamente quota scendendo tra blocchi d’arenaria (tratto insidioso con bagnato e ghiaccio), approdando poco dopo all’ampia Sella del Marmagna1725 m. Da qui si continua alla volta dell’omonima cima, prendendo al soprastante bivio il sentiero di sinistra, più diretto, che asseconda costantemente l’ampio profilo sud/orientale della montagna. Dalla sommità del Marmagna1851 m, si prosegue lungo il sentiero 00 che procede nel versante lunense attraversando inizialmente a mezza costa ripidi ed esposti pendii (tratto quest’ultimo che potrebbe risultare alquanto delicato in presenza di ghiaccio o neve poco assestata). Poi, dopo un tornante, il tracciato perde quota in modo lineare tenendosi sempre a sinistra rispetto il filo vero e proprio della dorsale spartiacque. Si rimette piede su quest’ultima poco prima di approdare alla Sella del Braiola 1715 m. Dal valico si scende nel sottostante magnifico vallone, delimitato a SE dalla suggestiva bastionata NW del Marmagna, per ottimo sentiero, incontrando più in basso un bivio da cui si prosegue a destra tralasciando a sinistra il percorso diretto alla Bocchetta dell’Orsaro. Dopo un paio di svolte e l’attraversamento di un rio, si raggiunge un bivio, a poca distanza dalla Capanna Braiola, situato in corrispondenza del limite del bosco. Da qui si prende a destra il percorso n° 729 in direzione di Lago Padre e Lago Santo, avanzando inizialmente in salita all’interno della splendida faggeta. Valicata una selletta si procede in leggera discesa transitando nei pressi di un poggetto panoramico. Successivamente si avanza tra pietraie e lastre d’arenaria (in questo tratto si ammirano notevoli visuali), per poi guadagnare quota per sentiero a tornanti. Valicata un’altra selletta, si aggira tutto il profilo nord/orientale del Marmagna, iniziando poi a discendere il sottostante pendio boscoso effettuando alcuni tornanti. Più in basso si raggiunge il Lago Padre (si tratta di una torbiera), 1528 m, costeggiandolo nel suo limite destro, svoltando poi a sinistra. Dopo una lieve risalita si prosegue lungo il percorso segnato all’interno di un magnifico ambiente boschivo, transitando poco più avanti nei pressi di un’area caratterizzata da grossi blocchi arenacei. Appena dopo si raggiunge una piccola torbiera dove il sentiero piega a sinistra costeggiandola per un breve tratto, penetrando poi in un rimboschimento a conifere. Qui ci si immette nel sentiero n° 723, che abbiamo seguito in salita, e mediante esso si fa ritorno a Lago Santo. Dalla peschiera, anziché dirigersi nuovamente al Rifugio Mariotti, si costeggia, seguendo i segnavia bianco-rossi recentemente impressi, tutta la sponda meridionale del lago, transitando nei pressi di un crocifisso. Dopo un breve tratto nel bosco si inizia l’attraversamento della pietraia che delimita ad occidente lo specchio d’acqua. Raggiunto ed attraversato il Torrente Parma di Lago Santo, ci si inserisce nel percorso n° 723A che si segue in direzione di Lagdei, oltrepassando il bivio con il Sentiero delle Carbonaie che abbiamo percorso in salita. Perdendo quota lungo la splendida e lineare mulattiera, si oltrepassando due panoramiche pietraie, continuando successivamente all’interno del bosco. Appena prima che il tracciato effettui una netta svolta a sinistra, si incontra un bivio (paletto con cartelli) da cui si prende a destra il sentiero (recentemente segnato dal CAI) n° 723C. Nella sezione iniziale si sale in costante obliquo ascendente, avanzando successivamente per traccia meno marcata (segnavia disposti in modo ottimale) che effettua alcune svolte. Poi il percorso piega a destra e risale mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Dopo l’aggiramento di una costa, tramite svolta a sinistra ci si ricongiunge con il Sentiero delle Carbonaie in corrispondenza del bivio incontrato durante la salita. Seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata si fa ritorno ai Cancelli.

 

 

 

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Il Groppo Maggio, i Groppi Neri e il Monte Binaghe

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Punto di partenza/arrivo: Corchia 651 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Corchia-Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio (1,10 h) ; Groppo Maggio-S. Bernardo (50 min) ; S.Bernardo-Groppi Neri (35 min) ; Groppi Neri-Monte Binaghe (30 min) ; Monte Binaghe-La Calà-Corchia (1,10 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo Maggio e ai Groppi Neri ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-S.P. 523. Dopo il ponte sul Manubiola e un paio di tornanti, occorre svoltare a sinistra seguendo l’indicazione per Corchia. Si attraversa poco dopo la frazione Bergotto e per stretta stradina, in alcuni tratti piuttosto dissestata, si raggiunge Corchia. Si abbandona l’auto in un comodo parcheggio situato a destra poco prima del paese vero e proprio

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione di grande interesse panoramico, geologico e storico. Il percorso proposto implica un paio di “fuori sentiero” che impreziosiscono notevolmente l’escursione, in quanto permettono di gustare in totale solitudine angoli selvaggi e incontaminati. Il punto di partenza e arrivo è localizzato a Corchia, nucleo di impianto medievale tra i più suggestivi dell’intero Appennino emiliano.

Dal parcheggio si attraversa interamente lo splendido borgo, continuando poi per carraia pianeggiante all’interno di un magnifico castagneto. Entrati nella valle formata dal Torrente Manubiola, si giunge nei pressi di un ponte (indicazioni), da cui si prosegue diritto (CAI n° 833/837, Sentiero delle Miniere), lasciando a sinistra il percorso n° 835. Ignorata subito una traccia che si stacca a sinistra, si continua lungo la bella carraia in lieve salita, per poi guadagnare quota con maggiore decisione. Appena dopo un’area pic-nic con giochi per bambini situata alla nostra destra, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo momento, imboccando a destra un’altra carraia in salita (indicazione del Sentiero delle Miniere). Si effettuano inizialmente alcuni tornanti, incontrando poco più in alto un bivio da cui si deve svoltare nettamente a sinistra, ignorando l’ampia traccia che prosegue diritto. Dopo una salita in moderata pendenza (si ignora a destra una traccia inerbita), si attraversa con andamento pianeggiante un rimboschimento a conifere. Poco dopo, guardando a destra, si nota un rudere: si tratta della vecchia polveriera utilizzata dai minatori come deposito degli esplosivi. Si continua lungo la carraia scendendo leggermente per poi risalire, abbandonando successivamente questo tracciato per imboccare a destra (freccia segnaletica con scritto “scarpata”) un ampio, ripido e sassoso sentiero (si tratta del percorso utilizzato dai minatori). Dopo il primo strappo la traccia si restringe facendosi meno erta, compiendo una svolta a sinistra. Al successivo bivio si prende il sentiero di destra che risale un ripido e sassoso pendio (“la scarpata”: sono presenti a sinistra dei cordoni). Raggiunto un ripiano boschivo (pannello esplicativo e area giochi sulla destra) si vira nettamente a sinistra, raggiungendo dopo una salita una selletta con poggetto ofilotico a sinistra e barriera in legno a destra. Appena dopo si incontra un bivio da cui si prosegue diritto/destra, avanzando in leggera discesa alla base dell’ampio profilo meridionale del Groppo Maggio, che fra poco cominceremo a risalire. Appena oltre l’attraversamento di un ruscello si approda in un magnifico ripiano (tavolo con panche) chiuso da un costone ofiolitico, dove è situata l’entrata, normalmente chiusa da un cancello, della Miniera Pietra del Fuoco927 m. Dopo un’eventuale sosta ritorniamo sui nostri passi varcando nuovamente il ruscello ed iniziando appena dopo la risalita del profilo del Groppo Maggio. Inizialmente si sale puntando ad un pannello solare, per poi proseguire spostandosi lievemente a sinistra, onde assecondare il poco accennato dorso di una costa boscosa. Si sale diritto per alcuni minuti tenendo costantemente d’occhio alla nostra destra il crinale di un’altra costa. Quando il pendio boscoso si fa più regolare, si vira a destra dirigendosi verso l’altra dorsale (in realtà si tratta del margine orientale del profilo che stiamo risalendo). Raggiunto quest’ultima, la si segue tenendosi appena a sinistra del suo filo, oltrepassando alcuni arbusti ed ammirando notevoli visuali sulle verticali pareti ofiolitiche del Groppo Maggio. Usciti dalla vegetazione si sale puntando ad un estetico dente roccioso, avanzando poi alla sua destra per ripido pendio piuttosto franoso e con qualche cespuglio spinoso. Raggiunta la dorsale sommitale del Groppo Maggio967 m, la si segue comodamente a sinistra ammirando ampie visuali e gustando le peculiarità di un’ambiente naturale veramente unico. Dopo una discesa e successiva risalita, si scende alla sottostante carraia (percorso CAI n° 833), che si segue a destra in direzione di S.Bernardo. Si valica poco più avanti una selletta, oltre la quale si piega a sinistra iniziando a perdere quota, incontrando appena dopo un bivio da cui si svolta a destra tralasciando una traccia a sinistra. Dopo altre svolte si riprende la direzione nord, procedendo sempre in discesa ed ammirando alla nostra destra un suggestivo groppo ofiolitico. Raggiunto un bivio evidente, il percorso da seguire è quello di destra (segnavia), il quale poco dopo effettua un tornante sinistrorso, riconducendo in questo modo nella direzione di prima (nord). Appena oltre una sbarra si presenta un altro bivio (frecce e segnavia), dove si va a sinistra, ignorando a destra lo stradello d’accesso al nucleo abitato di Fagiolo. Si guadagna quota per carrareccia effettuando diversi tornanti, fino a giungere nel pressi del dorso di una costa, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 837. Temporaneamente lo ignoriamo proseguendo diritto lungo la carraia, raggiungendo in breve una splendida radura circondata da castagni dove è situata la chiesa di S. Bernardo 947 m (una lapide ricorda i partigiani uccisi dai nazifascisti in una battaglia del 2 febbraio del 1945). Dopo un’eventuale sosta si ritorna al bivio di prima, da cui si prende a destra il sentiero n° 837, ignorando subito a destra il percorso n° 833a per Moncucco Belforte. Si avanza in piano/leggera salita all’interno di uno splendido ambiente boschivo, tralasciando una traccia inerbita che si stacca a sinistra. Nei pressi di una fontana il tracciato piega a destra e, appena dopo aver valicato una costa boscosa, curva a sinistra (si ignora a destra una traccia). Segue l’attraversamento di un’altra costa, oltre la quale il sentiero svolta nettamente a sinistra avanzando a mezza costa. Raggiunto un poggetto panoramico è possibile ammirare una notevole visuale sull’appartata valletta in cui ci troviamo, delimitata a destra dal Monte Minara con al centro l’ofiolitico Groppo (o Groppi) Neri, e a sinistra dal Groppo della Donna che precipita verso ovest con un verticale sperone. Seguendo l’ottima traccia si raggiunge il fondo della valletta dove si guada un rio, proseguendo successivamente in ripida salita per sentiero che effettua alcuni tornanti. Nel momento in cui la vegetazione si dirada e il tracciato effettua una netta svolta a destra, l’abbandoniamo spostandosi a sinistra, attraversando in obliquo dei pendii erbosi con massi in direzione delle soprastanti rocce dei Groppi Neri (quella proposta è una variante rispetto al percorso segnato che permette di ammirare notevoli visuali in un contesto ambientale tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense). Mirando ad un evidente e verticale spuntone/gendarme ofiolitico, si sale senza via obbligata passando a fianco di massi su terreno piuttosto ripido ma che non oppone alcuna difficoltà tecnica. Guadagnando successivamente quota appena a sinistra del menzionato spuntone, si raggiunge una suggestiva forcella da cui, volgendo a destra e superando qualche roccetta, si può salire sull’ariosa cima del pinnacolo. Si prosegue senza via obbligata in ambiente stupendo, passando a fianco di curiose conformazioni rocciose, fino a guadagnare con soddisfazione la sommità dei Groppi Neri 1031 m. Dalla cima si scende per alcuni metri raggiungendo in breve il percorso segnato (n° 837) che si segue a sinistra assecondando una spettacolare cresta ofiolitica. Rientrati nel bosco il sentiero effettua un’ampia curva a sinistra ed inizia a salire piuttosto ripidamente. Usciti dalla vegetazione si continua per traccia sassosa che asseconda il dorso di una costa, abbandonandola poco più in alto. Dopo aver attraversato pendii ghiaiosi e un altro tratto di bosco, si raggiunge la dorsale spartiacque Manubiola/Cogena. La si percorre in direzione sud restando nei pressi e assecondando il suo filo, attraversando successivamente una macchia boscosa e una radura arbustiva. Dopo una breve salita all’interno del bosco si sbuca sulla cima del Monte Binaghe1162 m, da cui si ammira un notevole panorama. Dalla sommità si scende lungo la dorsale spartiacque, che in questo tratto si presenta ghiaiosa e con massi, per poi penetrare nel bosco avanzando in leggera salita sulla destra del crinale. Raggiunto nuovamente quest’ultimo, si riprende a scendere per sentiero che asseconda la dorsale in questa sezione principalmente erbosa e con arbusti. Dopo una discesa all’interno di un bosco più fitto si approda al valico La Calà1078 m, da cui si prende a sinistra il percorso n° 833 in direzione di Corchia. Si perde quota per ampia traccia che si abbandona quasi subito per sentiero a sinistra (paletto con segnavia). Poco più avanti si attraversa una piccola area disboscata, penetrando nuovamente nel bosco e continuando per il sentiero, in alcuni tratti non particolarmente evidente, che procede in direzione nord. Ad un certo punto la traccia svolta nettamente a destra conducendo in una piccola radura arbustiva, rientrando appena dopo nel bosco e perdendo quota in direzione est. Si continua per il percorso principale che effettua diverse svolte (lungo il cammino si transita a fianco di un notevole esemplare di faggio), fino a giungere nei pressi di un rio. La traccia procede costeggiando il corso d’acqua, per poi virare a sinistra e varcarlo. Poco dopo si incontra un altro rio dove, preso il sentiero di sinistra, si attraversa il corso d’acqua, oltre il quale si sale leggermente congiungendosi con il percorso seguito in salita a poca distanza dalla Miniera Pietra del Fuoco, che si trova alla nostra sinistra. Si rientra a Corchia percorrendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata.

 

 

 

 

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Dal Rifugio Pratizzano al Monte Casarola per la dorsale nord

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Pratizzano 1200 m

Dislivello: 800 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Rifugio Pratizzano-Monte Ledo (50 min) ; Monte Ledo-Monte Casarola (2,20 h) ; Monte Casarola-Rifugio Pratizzano (2,15 h)

Difficoltà: EE la salita al Casarola per la dorsale nord ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S. Polo d’Enza-Vetto d’Enza-Ramiseto. Da quest’ultima località si imbocca la S.P. 102 in direzione di Pratizzano e Ventasso Laghi. Oltrepassato il paese di Montemiscoso si continua lungo la provinciale fino ad un bivio dove si prosegue a destra. Giunti in prossimità del Passo di Pratizzano, si svolta a destra verso il vicino rifugio, parcheggiano l’auto nello spiazzo adiacente a quest’ultimo, oppure a lato della carreggiata.

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bellissima salita ad una delle più importanti cime dell’Appennino reggiano. Dopo un lungo e graduale avvicinamento in cui si transita per la sommità del Monte Ledo, si abbandona il percorso segnato e si asseconda costantemente la dorsale settentrionale della montagna. Quest’ultima non è percorsa da alcun sentiero e richiede un minimo di dimistichezza nell’orientamento, soprattutto nella prima parte all’interno del bosco. Tuttavia la sua risalita è veramente affascinante, non solo per le notevoli visuali panoramiche che è possibile ammirare, ma per il fatto che con grande probabilità stiamo ricalcando le traccie dei pionieri dell’autentico “appenninismo”. La discesa avviene per il sentiero n° 667, particolarmente panoramico, soprattutto nella sua prima sezione in cui asseconda il crinale della Costa del Mainasco.

Dal Rifugio Pratizzano si imbocca il sentiero n° 677/679 che attraversa in direzione sud il magnifico ripiano prativo conosciuto come Lago di Pratizzano. Al primo bivio si prosegue diritto lasciando a sinistra la continuazione del percorso n° 679 e al bivio successivo si prosegue a destra (segnavia), ignorando a sinistra un’ampia traccia da cui torneremo. Si procede inizialmente in leggera discesa attraversando un ‘area umida, oltre la quale si approda in una carraia. La si segue a destra scendendo per un brevissimo tratto, per poi iniziare a guadagnare quota. Successivamente ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra in salita (segnavia). Il tracciato si restringe in seguito a sentiero che si segue attraversando un paio di radure arbustive, avanzando successivamente per ampia mulattiera all’interno del bosco. Dopo un saliscendi si incontra un bivio dove si prosegue a destra, ammirando alla nostra destra un notevole esemplare di faggio. Successivamente si attraversa una radura arbustiva e rientrati nel bosco si varca un rio. Proseguendo lungo il percorso principale si attraversano, prima in salita poi in piano, altre radure con arbusti. Rientrati nel bosco il tracciato si allarga ad ampia mulattiera che avanza in lieve salita e in piano, conducendo ad un bivio evidente (cartelli) dove prendiamo il percorso di sinistra in direzione della sommità del Monte Ledo. Seguendo un’ampia traccia si guadagna quota per bellissime radure che offrono notevoli visuali panoramiche, raggiungendo in questo modo la poco accennata “cima” del Monte Ledo 1318 m. Qui ci si immette in una stradina asfaltata, proveniente da Succiso Nuovo, che si segue a sinistra in direzione del Passo della Scalucchia. Si effettuano un paio di tornanti e, in corrispondenza di un terzo tornante sinistrorso, si stacca a destra un’ampia traccia (percorso CAI n° 677). La imbocchiamo avanzando inizialmente a saliscendi, attraversando successivamente un’area disboscata. Raggiunta una selletta si presenta un bivio da cui si prosegue a sinistra (segnaletica assente) per traccia molto inerbita. Più avanti si attraversa in salita un’altra area disboscata per poi rientrare nel bosco e proseguire per ampio ma labile sentiero, rinvenendo dei segnavia bianco-rossi sbiaditi. Si sbuca infine in un pianoro prativo in località Monte Piano, dove ci si immette nel percorso n° 667 che si segue a destra, ignorando il sentiero n° 677 che scende verso il Bivacco Pra Po. Dopo una salita all’interno della faggeta, si aggira una costa e si prosegue attraversando una panoramica radura con arbusti. Rientrati nel bosco si procede comodamente per l’ottimo sentiero, congiungendosi successivamente con il filo di un crinale. Lo si asseconda per un tratto uscendo parzialmente dalla vegetazione, per poi rientrarvi e proseguire in moderata pendenza per sentiero che si sdoppia (possiamo seguire entrambi i rami, in quanto poco più in alto si ricongiungono). Si recupera in breve il filo del boscoso crinale in località Buca del Moro1475 m, da cui (cartelli) si prende a destra il percorso n° 669 diretto al Rif. Rio Pascolo Paolo Consiglio. Si segue il comodo sentiero con andamento pianeggiante e in leggera discesa, fino a valicare una costa boscosa, oltre la quale si perde quota in modo più marcato. Poco dopo si lambisce un’area disboscata in continuo avanzamento (bel “biglietto da visita” per quello che dovrebbe essere un Parco Nazionale!), attraversando una bella radura e un ruscello asciutto. Messo piede in una orribile carraia d’esbosco, si varca il Rio Passatore e si continua attraversando l’area disboscata. Poco più avanti si incomincia l’aggiramento del boscoso profilo settentrionale del Monte Casarola: nel momento in cui l’ampia traccia effettua una netta svolta a sinistra, l’abbandoniamo, iniziando in questo modo la risalita della dorsale. Inizialmente si segue un labile sentiero che asseconda il crinale boscoso, tenendosi successivamente alla sua destra. Nel momento in cui la traccia si perde, spostandosi a sinistra si rimonta sul filo della dorsale (per essere precisi ci troviamo nel margine ovest dell’ampio profilo settentrionale del Casarola) che progressivamente si amplia (guardando a sinistra si nota il margine dell’area disboscata che poco prima abbiamo attraversato). Procedendo in modo intuitivo si continua ad assecondare l’ampio crinale tenendosi sempre in corrispondenza della suo margine destro. In seguito si guadagna quota risalendo pendii ricoperti da cespugli di mirtillo, fino ad uscire dalla vegetazione, notando più in alto rispetto al punto in cui siamo una crestina parzialmente rocciosa. Proseguiamo in direzione di quest’ultima spostandosi progressivamente a destra: la dorsale in questa sezione assume le caratteristiche di un ampio pendio. Più in alto si penetra in una macchia di bosco sulla destra rispetto alla menzionata crestina. Poi, usciti definitivamente dalla vegetazione, si risale senza via obbligata il soprastante ripido pendio erboso, guadagnando infine il sommo della costa alla cui destra siamo saliti. Sempre senza via obbligata si continua a salire puntando ad una evidente piramide di sassi, raggiunta la quale si prosegue in direzione di un evidente ripiano (l’ambiente in cui ci troviamo è selvaggio e molto suggestivo). Da qui, spostandosi a destra, si mette piede e asseconda l’estremità occidentale dell’ampio profilo della montagna (quella orientale è percorsa dal sentiero n° 667 che seguiremo in discesa). Raggiunto il sommo di un dosso ci si innesta nel sentiero segnato, scendendo ad una sella e risalendo scomodamente un franoso pendio roccioso. Oltre quest’ultimo si continua a guadagnare quota per splendida cresta (visuali mozzafiato), fino ad approdare sulla sommità di una specie d’anticima, caratterizzata da un vistoso ometto. Sempre per crinale si raggiunge in breve la cima del Monte Casarola1978 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi e, una volta raggiunto nuovamente il dosso dove il margine orientale della dorsale si salda con quello occidentale, si continua lungo il sentiero n° 667. La traccia poco dopo piega a destra e dopo una ripida discesa incomincia ad assecondare il crinale della Costa del Mainasco (delle due traccie prendere quella di destra). Seguendo il filo della dorsale, si scavalca un poggio, abbandonando poco dopo il dorso della costa spostandosi a sinistra. Dopo alcune svolte per traccia “intagliata” tra cespugli di mirtillo, si scende in obliquo verso W/NW in direzione di un’evidente costa boscosa. Il sentiero piega poi a destra assecondando o restando nei pressi del crinale della menzionata costa. In seguito il tracciato piega a destra procedendo in leggera discesa in magnifico ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una bella radura, si raggiunge la Buca del Moro, da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata, si ritorna al crocicchio in località Monte Piano. Da qui, anziché continuare a sinistra lungo la traccia contrassegnata n°677, si avanza diritto lungo il sentiero n° 667, scavalcando una magnifica dorsale prativa. Poi si prosegue all’interno della faggeta e, dopo una breve contropendenza e una svolta a sinistra in cui si aggira il dorso di una costa, si sbuca in belle radure arbustive da cui si ammirano incantevoli visuali panoramiche sulla Val Secchia. Dopo una macchia di bosco si esce in una radura, dove ci si innesta in una carraia che poi si abbandona spostandosi a destra. Si prosegue per sentiero attraversando un’altra macchia boscosa, mettendo successivamente piede nella stradina asfaltata Succiso-Scalucchia-Pratizzano. Si segue la strada a destra per circa 35 minuti, oltrepassando il bivio per Valbona, ammirando durante il cammino impareggiabili visuali panoramiche (la strada in questione, segmento della storica “Via Parmesana”, costituisce una delle più belle passeggiate panoramiche dell’intero Appennino reggiano). Giunti a poca distanza dal Passo di Pratizzano, nel momento in cui la strada è delimitata a destra da un poggetto, guardando a sinistra si nota l’imbocco di una carraia. Seguiamo quest’ultima raggiungendo dopo qualche minuto delle radure arbustive, dove il percorso piega a destra avanzando in direzione di un rimboschimento a conifere. Appena prima di quest’ultimo ci si immette in una carraia che si segue a sinistra svoltando successivamente a destra. Poco più avanti ci si immette nella traccia seguita all’andata a poca distanza dal Lago di Pratizzano.

 

 

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Il Rifugio Pratizzano e il Lago Calamone: anello da Ponte Andrella

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Punto di partenza/arrivo: Ponte Andrella 652 m

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ponte Andrella-Rifugio Pratizzano (1, 45 h) ; Rifugio Pratizzano-Lago Calamone (1 h) ; Lago Calamone-Montemiscoso (1,10 h) ; Montemiscoso-Castagneto (1 h) ; Castaneto-Ponte Andrella (1,10 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S.Polo d’Enza-Vetto-Ramiseto. Da quest’ultima località si continua in direzione di Succiso e Miscoso oltrepassando Castagneto e Lugolo. Oltre quest’ultimo si penetra nella valle formata dal Torrente Andrella e si parcheggia l’auto in corrispondenza del ponte omonimo

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Descrizione dell’itinerario

Ampio e interessantissimo anello alla scoperta di angoli poco conosciuti dell’alta Val d’Enza. Il percorso n° 679, diretto al Rifugio Pratizzano, se nella sua prima sezione risulta molto evidente (si tratta di una carraia), presenta nella parte successiva alcuni tratti in cui il reperimento del giusta traccia non è immediato. Inoltre nella discesa verso Castagneto si è costretti ad abbandonare temporaneamente il tracciato contrassegnato n° 680, in quanto totalmente inglobato dalla vegetazione, aggirando questa parte utilizzando una carraia contrassegnata n° 677A.

Da Ponte Andrella ci si incammina per carraia (percorso CAI 679/SD) che avanza in salita costeggiando il torrente. Giunti nei pressi di una casa abitata stagionalmente, si continua effettuando subito un tornante sinistrorso, guadagnando quota in ripida salita. Dopo altri tornanti si incontra un bivio dove, ignorata una traccia a sinistra, si prosegue svoltando nettamente a destra. Arrivati in prossimità di un campo, situato alla nostra sinistra, dobbiamo andare a destra per traccia meno battuta, giungendo poco più avanti in un altro campo che si attraversa evitando di seguire una traccia infrascata a sinistra, camminando invece lungo il margine sinistro del campo in questione. Giunti in corrispondenza di una casa diroccata si piega a sinistra per ampia traccia, oltrepassando a destra un tratto franato e dissestato, continuando successivamente per carraia inerbita. Dopo una svolta a destra si sbuca in un altro campo che si risale costeggiando il suo margine sinistro. Appena dopo si mette piede in un ampio sentiero trasversale (paletto con indicazioni) da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 679 in direzione del Rifugio Pratizzano. Si avanza inizialmente in piano/falsopiano per poi procedere per un breve tratto in discesa, raggiungendo e attraversando un solco all’interno di un’area alquanto dissestata da frane e disboscamenti. Si prosegue per l’ampia traccia che guadagna quota in moderata pendenza e conduce in una valletta dove si varca un rio, immettendosi poi in un’altra carraia. Si continua senza possibilità di errore lungo il percorso principale, penetrando in seguito nella suggestiva valletta formata dal Torrente Andrella, che si varca ammirando a monte notevoli stratificazioni. Si prosegue comodamente per l’ampia traccia oltrepassando un solco, confluendo dopo pochi minuti nella strada asfaltata per il Passo di Pratizzano. La si segue a sinistra per circa quindici minuti, effettuando cinque tornanti, transitando nei pressi della località Poviglio Vecchio. Dopo una svolta a sinistra si continua ancora per un breve tratto lungo la strada asfaltata, abbandonandola in corrispondenza di un’ulteriore svolta a sinistra. Da qui si prende a destra una traccia inerbita (segnavia appena dopo) che piegando a sinistra sale, decisamente infrascata, avendo a destra un’ampia radura. Si prosegue lungo l’incerta mulattiera prestando attenzione ad un segnavia che indica di deviare a destra: noi invece proseguiamo ancora per qualche metro lungo la traccia infrascata, per poi volgere effettivamente a destra mettendo piede nella già menzionata radura. Da qui, avanzando tra arbusti spinosi, si tende leggermente a destra e, raggiunto un albero con segnavia sbiadito, si vira a sinistra in salita. Procedendo in obliquo a destra si punta al vicino limite del bosco (segnavia), dove ci si inserisce in una traccia che si segue a destra oltrepassando subito una recinzione con filo spinato. Si continua lungo il percorso segnato che si presenta alquanto incerto e infossato, incontrando un bivio in cui si può proseguire indifferentemente a destra o sinistra. Avanzando per la mulattiera (ormai in disuso da anni o decenni) con arbusti e rami secchi che invadono il tracciato e segnaletica alquanto latitante, si guadagna costantemente quota, fino a mettere piede in una traccia trasversale in prossimità di un tornante della strada asfaltata. Seguiamo la traccia a destra immettendosi poco dopo in una carraia che si segue a sinistra, effettuando subito una netta svolta a destra in cui si lambisce nuovamente la strada asfaltata. Si prosegue per traccia erbosa parallelamente alla carreggiata, per poi rientrare nel bosco e procedere in piano/falsopiano. Dopo pochi minuti di cammino si sbuca nel magnifico pianoro prativo del Lago di Pratizzano (si tratta di una antica torbiera), dove più avanti sulla sinistra è collocato l’omonimo rifugio, 1203 m. Dopo un’eventuale sosta si raggiunge la soprastante strada asfaltata che si segue a destra per poco, imboccando sulla sinistra (cartelli) una mulattiera contrassegnata n° 677 (si tratta dell’antica Via Parmesana che originariamente collegava Fivizzano e Sassalbo con Parma). Dopo circa quindici minuti di cammino si raggiunge la strada proveniente da Ramiseto, che si segue a sinistra costeggiando la torbiera denominata Borra Scura. Dal successivo bivio (cartelli) si va a destra in direzione del Lago Calamone, seguendo un’ampia traccia che sale in moderata pendenza tra macchie di bosco e radure. Raggiunta un’area disboscata, si sale molto ripidamente per orribile carraia di esbosco, svoltando poi nettamente a destra e continuando a costeggiare, sempre in ripida salita, il margine dell’area. Successivamente il tracciato piega a sinistra e attraversa una macchia di bosco, uscendo poco dopo in un bel avvallamento prativo che si attraversa interamente. Dopo un breve tratto nel bosco e una curva verso sinistra si raggiunge una pista da sci dove il percorso segnato vira a destra e appena dopo a sinistra. Si attraversa un’altra pista da sci con skilift e si avanza per ampia traccia, sbucando dopo breve risalita in magnifici declivi prativi. Si continua diritto per poi piegare nettamente a destra (segnavia) e procedere per un tratto in discesa. Effettuando un’ampia curva a sinistra si approda poco più avanti in un altro pianoro con torbiera che si attraversa interamente prima in discesa e poi in lieve salita. Si prosegue effettuando subito una netta svolta a destra cui fa seguito un tornante sinistrorso. Appena dopo si deve abbandonare l’ampia traccia su cui stiamo camminando prendendo a destra un sentiero, il quale conduce dopo una ripida discesa all’interno delle faggeta in una traccia trasversale nei pressi della sponda meridionale del Lago Calamone 1403 m. Seguiamo il percorso a destra scendendo in breve al Rifugio Venusta, ammirando nel pendio boscoso soprastante, poco più in alto rispetto al punto in cui siamo, uno straordinario esemplare di faggio. Si continua per il sentiero, molto frequentato dai turisti, costeggiando la sponda occidentale e poi quella settentrionale del lago (durante il cammino si ammirano, sia lungo il sentiero quanto a poca distanza da esso, altri scultorei e secolari esemplari di faggio). Successivamente si imbocca a destra il percorso n° 667 in direzione di Montemiscoso, seguendo un’ampia traccia che effettua una svolta a destra. Appena dopo si prende un sentiero a sinistra che scende in un’area disboscata, curvando a sinistra ed immettendosi in un’ampia traccia. La seguiamo a destra avanzando a saliscendi, sbucando poco più avanti in un’altra area disboscata. Effettuando una netta svolta a sinistra si perde quota lungo il margine destro dell’area, rientrando poi nel bosco. Dopo breve discesa ci si immette in un’altra traccia che si segue a sinistra e, appena dopo aver oltrepassato un fosso, si piega repentinamente a destra. Si effettua una curva a destra e si perde quota nel bosco tenendosi alla destra del solco di prima, virando poi repentinamente a sinistra oltrepassando per la terza volta il ruscello. Si prosegue costeggiando il margine inferiore di un’area disboscata, avanzando poi tra folta vegetazione e raggiungendo poco dopo una presa dell’acquedotto. Il percorso piega nettamente a destra attraversando un paio di ruscelli, svoltando poi nettamente a sinistra (si tralascia a destra una traccia in salita), perdendo quota piuttosto ripidamente. Poco dopo si esce in un’area di bassa vegetazione e si prosegue lungo il percorso principale che svolta successivamente a sinistra. Si continua ad attraversare questa zona disboscata e successivamente ricolonizzata da arbusti, rientrando poi nel bosco ed effettuando una netta curva a destra (corso d’acqua più in basso a sinistra). Si continua a perdere quota effettuando diverse svolte, raggiungendo, appena dopo un ruscello, un bivio dove ci si immette in una carraia che si segue a sinistra in discesa. Al successivo bivio si continua a destra incontrando subito una biforcazione dove si prende il tracciato di sinistra. Appena prima di congiungersi con il ramo di destra si prosegue a sinistra per carraia e, confluiti nel tracciato di destra, si prende a sinistra un’ampia traccia d’esbosco. Si prosegue passando a fianco di bei muretti a secco, penetrando in seguito nella valletta formata dal Torrente Lonza. Si procede parallelamente a quest’ultimo raggiungendo un bivio in località Molino di Montemiscoso 980 m, da cui si segue a sinistra una stradina asfaltata che dopo aver varcato il Lonza avanza in salita in direzione di Montemiscoso. Entrati ed attraversato in parte il suggestivo nucleo, si imbocca a sinistra una stradina in salita (percorso n° 677) e, lasciatosi alle spalle le ultime case del paese, si continua per carraia che guadagna quota in moderata pendenza (si tralascia a sinistra un’ampia traccia). Dopo una curva a sinistra si passa a fianco di una stalla, raggiungendo appena dopo il dorso un’assolata costa dove si tralascia a sinistra la continuazione del percorso n° 677, diretto al Passo di Pratizzano, proseguendo invece a destra lungo il n° 680, scendendo in questo modo alla sottostante strada provinciale Ramiseto-Pratizzano. La seguiamo a sinistra in salita per pochi minuti e in corrispondenza di un tornante sinistrorso l’abbandoniamo imboccando a destra una carraia (cartelli). Si avanza inizialmente costeggiando il margine superiore di panoramici campi, poi raggiunto un bivio si vira a sinistra procedendo in salita, ammirando alla nostra destra i classici muretti a secco. Dopo un tratto in piano si incontra un bivio da cui si ignora a sinistra il percorso n° 677A, proseguendo a destra in discesa lungo il n° 680 SD per Castagneto. Dopo la prima discesa il tracciato in questione dovrebbe proseguire diritto, tuttavia non lo si segue poiché ormai – almeno nel tratto iniziale – pressoché impercorribile a causa della vegetazione invadente e spinosa. Quindi svoltiamo a sinistra continuando lungo la carraia contrassegnata n° 677A, che costituisce una variante dell’altro percorso. Al successivo bivio si prosegue a destra in discesa (freccia segnaletica con scritto Castagneto), perdendo successivamente quota sulla destra di una radura. L’ampia traccia piega poi nettamente a destra contornando il margine superiore di un bellissimo campo, sottopassando una linea elettrica. Penetrati nuovamente nel bosco si varca un rio oltre il quale ricompaiono i segnavia bianco-rossi. Poco dopo si immette da destra un’altra traccia (probabilmente il percorso n° 680 abbandonato in precedenza). Giunti ad un bivio si prosegue a destra in discesa, curvando successivamente a destra e perdendo quota lungo il margine superiore di un altro magnifico e altamente panoramico campo. La carraia svolta poi a sinistra e scende costeggiando il margine destro del campo in questione. Più in basso si transita nei pressi di una casa isolata e si continua a scendere effettuando alcuni tornanti. In corrispondenza delle case del nucleo Costa di Castagneto, ci si immette in una stradina asfaltata che si segue a sinistra, sbucando dopo alcuni minuti di discesa nella strada provinciale poco prima del paese di Castagneto 744 m. Volgendo a sinistra si attraversa tutto il nucleo principale e, una volta lasciatosi il paese alle spalle, si continua a seguire la strada asfaltata ancora per qualche minuto. Individuato a sinistra l’imbocco di una carraia (cartelli), la si segue in salita all’interno del bosco effettuando quasi subito un tornante sinistrorso. Appena dopo ci si immette in un’altra carraia che si segue a destra andando a sinistra al primo bivio e a destra al secondo. Si procede perlopiù in salita raggiungendo un ulteriore bivio da cui si continua a destra, incontrando nei pressi di una maestà l’ennesimo bivio dove si prosegue sempre a destra. Si procede per carraia in discesa e dopo alcuni saliscendi e una valletta si sbuca in corrispondenza di panoramici campi che si attraversano interamente. Giunti a poca distanza dal paese di Lugolo, si incontra un bivio dove si vira a sinistra, avanzando in lieve salita in magnifico ambiente agreste. Una volta rientrati nel bosco si incontra un bivio (cartelli) dove si prende la traccia di destra. Dopo una salita all’interno del bosco si sbuca in un campo e si procede contornando il suo margine destro, raggiungendo poi un ulteriore bivio da cui si prosegue a destra. L’attraversamento di una valletta e una breve contropendenza precedono un altro campo (alla nostra sinistra possiamo ammirare interessanti stratificazioni rocciose) che si contorna lungo il suo margine inferiore. Poco più avanti si incontra il bivio, incontrato nella prima sezione dell’escursione, dove il percorso SD si separa dal n° 679. Seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata si fa rientro a Ponte Andrella.

 

 

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Monte Alto: crinale est – versante sud/ovest

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Cerreto 1261 m

Dislivello: 1150 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Passo del Cerreto-Monte Alto (2 h) ; Monte Alto-Camporaghena (2,20 h) ; Camporaghena-Passo del Cerreto (1,45 h)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S.S. 63-Castelnovo Monti-Passo del Cerreto ; Aulla-S.S. 63-Fivizzano-Passo del Cerreto

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N.B.: la sezione sezione finale del sentiero n° 104 è evidenziata con tratteggio e ha un carattere puramente esemplificativo. Il percorso in questione, nella parte che precede il raggiungimento del paese di Camporaghena, non corrisponde affatto con il tracciato della carta escursionistica utilizzata dall’autore della relazione.

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di ampio respiro, in luoghi selvaggi e su tracce spesso incerte. Il sentiero 00, che percorre interamente il crinale est del Monte Alto, è forse uno dei più avvincenti itinerari di cresta di tutto l’Appennino emiliano/lunense. Il suddetto sentiero obbliga al superamento di alcuni passi d’arrampicata e presenta diversi tratti esposti. Di conseguenza andrebbe intrapreso solo con terreno asciutto e assenza di vertigini. La discesa lungo il percorso n° 104 è molto selvaggia e pone, in particolare nella sezione finale, rilevanti problemi di identificazione della giusta traccia.

Dal Passo del Cerreto si imbocca, nel retro dell’omonimo albergo/ristorante, il sentiero 00. Si avanza perlopiù in quota all’interno della faggeta attraversando anche alcune radure, raggiungendo in circa 20/25 min l’ampio pianoro prativo del Passo dell’Ospedalaccio 1271 m. Qui ci si inserisce in una carraia (la storica Via Parmesana, che originariamente collegava Sassalbo a Parma) che si segue a destra solo per poco. Infatti, al primo bivio (indicazioni), si volta a sinistra, uscendo appena dopo dal bosco per sentiero che guadagna quota ripidamente. Raggiunto un altro bivio (indicazioni), si lascia a destra il percorso n° 671 per le Sorgenti del Secchia e si continua diritto lungo il sentiero 00 che risale tutto l’ampio profilo sud/orientale del Monte Alto. Si sale seguendo le linee di massima pendenza tenendo a destra un solco, incontrando più in alto il bivio con il sentiero n° 102 che si stacca a sinistra e che si ignora. Si prosegue lungamente in ripida salita, orientandosi più in alto con ometti ben posizionati, puntando alla sezione terminale dell’ampio profilo che stiamo risalendo. Progredendo tra pietraie e massi, si raggiunge infine il roccioso crinale, dove si piega a sinistra salendo paralleli a quest’ultimo. Dopo un ripido strappo si guadagna il culmine del profilo, da cui, tenendosi a sinistra rispetto il filo della dorsale, si scavalca un dosso. Effettuata breve discesa, si sale obliquando a sinistra piuttosto espostamente, raggiungendo in questo modo il sommo di un altro groppo. Si prosegue lungo il magnifico crinale est del Monte Alto, scavalcando uno spuntone ed iniziando più avanti la risalita del profilo di una marcata cima della lunga dorsale. Dalla sommità si scende obliquando a sinistra per grossi blocchi, perdendo poi quota lungo l’areo filo del crinale. Giunti alla base di un groppo roccioso, lo si aggira nei primi metri sulla sinistra, per poi piegare a destra e scalare un canalino (I°). Successivamente si attraversano lisce lastre rocciose perdendo poi quota lungo l’esposto filo della dorsale. Messo piede in una selletta alla base di un altro groppo roccioso, si aggira a sinistra lo spigolo di quest’ultimo, per poi rimontare le roccette di destra in leggero obliquo a sinistra. Messo piede sull’esposta crestina sommitale del groppo, si scala un brevissimo gradino, per poi scendere scomodamente tenendosi al sommo di lastre rocciose, oppure evitare in parte quest’ultimo tratto spostandosi appena a sinistra o leggermente a destra del crinale. Raggiunta una sella, si prosegue lungo ripida traccia in obliquo ascendente, approdando più in alto sul dorso di un costone, dove il sentiero piega repentinamente a destra. Dopo breve salita si guadagna infine l’altamente panoramica cima del Monte Alto 1904 m. Dalla vetta ci si cala senza traccia nel versante lunense della montagna, perdendo scomodamente quota per ripidi pendii prativi e pietraie. Raggiunto il fondo di un canale, lo si discende per franosa pietraia, ma nel momento in cui il solco si rinserra ulteriormente facendosi più ripido e profondo, lo si abbandona virando a destra (segnavia sbiadito) per traccia esigua. Si procede inizialmente a mezza costa puntando ad un evidente spuntone, situato più in basso e a destra rispetto al punto in cui siamo. Giunti nei suoi pressi, seguendo labili tracce e orientandosi con i segnavia presenti, ci si cala nel sottostante canale. Raggiunto il fondo di quest’ultimo, lo si segue in discesa per alcuni metri, per poi spostarsi a destra avanzando in obliquo discendente per traccia labile. Si prosegue in modo intuitivo con andamento pianeggiante in direzione del dorso dell’evidente Costa di Giannandrea, che costituisce la nostra direttrice di discesa. Raggiunto il bel crinale erboso (l’ambiente in cui ci troviamo è davvero selvaggio e stupendo), lo si segue a sinistra intercettando con fatica l’esiguo sentiero. Si perde inizialmente quota sul dorso della costa, successivamente ci si sposta a destra scendendo parallelamente al crinale (qualche sbiaditissimo segnavia). Più in basso si rimette piede sulla dorsale e si scavalca un poggetto erboso, oltre il quale si continua a perdere quota sul filo dell’ampio crinale. Ad un certo punto la traccia piega a destra (segnavia rosso) e, come in precedenza, perde quota un poco a destra rispetto il dorso della costa. Poi si raggiunge nuovamente il crinale e nei pressi di alcuni alberi si scende per un tratto alla sua destra. Giunti poco sopra il limite superiore del bosco, si deve svoltare repentinamente a destra, per poi curvare a sinistra (su un sasso appuntito si nota un segnavia), penetrando progressivamente nella vegetazione. Giunti nuovamente nei pressi del crinale, ora boscoso, la traccia vira a destra e poi subito a sinistra, perdendo quota in modo lineare. Ignorate tracce laterali, si giunge in corrispondenza di un’area con felci, dove si ignora subito una traccia a sinistra. Poco dopo però il percorso segnato svolta a sinistra e scende in obliquo attraversando folti cespugli di felci che rendono piuttosto complesso l’orientamento (queste felci ci accompagneranno per un buon tratto!). Continuando in questa direzione per traccia molto incerta, si giunge nei pressi di un muretto a secco, dove il sentiero vira leggermente a destra. Da qui, guardando di fronte, dovremmo notare un segnavia sul tronco di un albero: ci dirigiamo quindi verso quest’ultimo, rassicurati di essere nel giusto percorso. Dal segnavia si svolta a sinistra continuando per sentiero più evidente, sempre tra cespugli di felci, dirigendosi verso la macchia boscosa che abbiamo di fronte. Ma, appena prima di quest’ultima, si vira a destra puntando ad un segnavia sul tronco di un albero isolato sul dorso di una costa. Successivamente ci si dirige verso un ometto su un masso, da cui, spostandosi a sinistra, si procede alla volta di un altro segnavia apposto sul tronco di un albero. Nei pressi di quest’ultimo si svolta a destra e si continua a perdere quota per labile traccia, raggiungendo in seguito il dorso di una panoramica costa. Si scende assecondando il crinale, caratterizzato da interessanti rocce dalla particolare colorazione rossastra, per sentiero quasi invisibile. Incontrando qualche sbiaditissimo segnavia, si continua a perdere quota sempre diritto, passando più in basso a fianco di alcuni arbusti (qualche ometto ci aiuta nell’orientamento). Giunti nei pressi di splendidi muretti a secco, si piega a sinistra, immettendosi poco dopo nel sentiero contrassegnato n° 102 (paletto con cartelli). Lo seguiamo a destra affiancati inizialmente da altri notevoli esemplari di muretti a secco, oltrepassando successivamente una macchia di rovi. Raggiunto un ripiano prativo, la traccia sembra perdersi: è necessario piegare poco dopo a destra, penetrando in una macchia boscosa, dove si rinviene la continuazione del percorso. Seguiamo il sentiero a sinistra avanzando in falsopiano tra vegetazione invadente, notando alla nostra destra altri muretti a secco e uno sbiadito segnavia. Giunti ad un trivio, si deve effettuare un tornante sinistrorso, tralasciando la traccia che prosegue diritto e un’altra che sale a destra. Il sentiero, delimitato a sinistra da i già incontrati muretti a secco, poco dopo diviene alquanto incerto: occorre tuttavia effettuare una curva verso destra, prestando la massima attenzione ad imboccare la traccia giusta. Una volta presa la direzione ovest, il tracciato progressivamente si amplia, conducendo infine nel paese di Camporaghena 842 m. Dalla chiesa, seguendo gli evidenti segnavia TL (Trekking Lunigiana), si attraversa tutto il magnifico borgo di fondazione medievale, ammirando angoli suggestivi in un’atmosfera dilatata in cui il tempo sembra essersi fermato. Usciti dal borgo antico si continua per splendida mulattiera transitando nei pressi di alcune maestà, giungendo infine in località Le Tre Fontane 810 m. Si continua lungo l’evidente e antico tracciato passando a fianco di una costruzione, varcando appena dopo mediante ponte il Torrente Taverone. Segue una salita in cui si effettuano alcuni tornanti e, valicata una costa, si giunge poco dopo in località Prati di Camporaghena 965 m. Si continua lungamente per la bellissima mulattiera che guadagna costantemente quota in lieve e moderata pendenza. Dopo aver varcato un rio asciutto, si prosegue lungo la mulattiera ancora per poco: infatti i segnavia inducono a piegare a sinistra e procedere per prati parallelamente al percorso di prima. Dopo un ulteriore tratto in salita, si raggiunge un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero contrassegnato n° 100 per il Passo dell’Ospedalaccio. Si sale per traccia erbosa in mezzo a cespugli di felci con costante direzione nord, penetrando progressivamente nella faggeta. Successivamente si continua a guadagnare quota sulla sinistra del dorso di una costa che poi si raggiunge, incontrando qui un bivio dove si ignora a sinistra la traccia contrassegnata n° 102A. Procedendo lungo il percorso n° 100 si effettua subito un bellissimo traverso a mezza costa, piuttosto scosceso, tagliando notevoli stratificazioni rossastre. Poco dopo si affronta una salita resa molto fastidiosa dalla folta vegetazione spinosa, doppiando successivamente una costa. Sempre per traccia piuttosto infrascata si perde quota lungo la sponda destra orografica della valle formata dal Canale dell’Acqua Torbida. Raggiunto il greto del corso d’acqua, lo si attraversa, recuperando nella sponda opposta la continuazione del percorso segnato. Si affronta appena dopo una ben ripida e sostenuta salita, effettuando più in alto alcuni tornanti, valicando successivamente una costa boscosa. Si continua a guadagnare quota lungo il sentiero evidente, giungendo, dopo una svolta a destra, nei pressi di un rimboschimento a conifere. Dopo aver varcato un paio di solchi, si attraversa un’area con folta vegetazione, mettendo successivamente piede nella Via Parmesana, a poca distanza del Passo dell’Ospedalaccio (situato alla nostra sinistra). Raggiunto quest’ultimo si fa rientro al Passo del Cerreto seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata.

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2018 in Escursionismo, Lunigiana

 

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Monte Scalocchio: anello da Case Giannino

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Punto di partenza/arrivo: Case Giannino 995 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h ca.

Tempi parziali: Case Giannino-Monte Scalocchio (2,30/3 h) ; Monte Scalocchio-Costa Fattartonda-Giogo di Vendaso-Case Giannino (2,45/3 h)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta NW dello Scalocchio (attrezzatura non obbligatoria ma consigliata) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio-Emilia-S.S. 63-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si scende nel versante lunense ancora per alcuni chilometri, parcheggiando l’auto nel grande spiazzo adiacente al Ristorante Casa Giannino (trattandosi di un parcheggio privato occorre chiedere il permesso ai proprietari dell’attività)

Immagine (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso spettacolare e selvaggio che implica il raggiungimento della sommità del Monte Scalocchio percorrendo la sua cresta NW. L’impegno richiesto da questo itinerario è piuttosto elevato, sia per la presenza di passaggi d’arrampicata, quanto per l’oggettiva difficoltà di individuazione del giusto percorso durante la discesa.

Da Case Giannino si segue per un tratto la statale in direzione del Passo del Cerreto, imboccando a destra (indicazione) il sentiero n° 94. Il percorso sale subito piuttosto ripidamente all’interno del bosco ed effettua poco più in alto un tornante destrorso. Giunti in una radura arbustiva, la labile traccia procede in obliquo e in corrispondenza di un paletto con segnavia svolta nettamente a sinistra. Si continua a guadagnare quota per sentiero infrascato, ignorando diramazioni laterali ed avanzando sempre diritto. Penetrati nuovamente nel bosco, il percorso piega a destra (segnavia), proseguendo in modo più evidente e marcato. Poco più avanti, in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si vira a sinistra assecondando per un tratto il dorso di una costa. Poi, mediante progressiva curva a destra, si avanza in direzione est, sempre all’interno di un rimboschimento a conifere conifere. Raggiunta una panoramica costa, si effettuano alcuni tornanti transitando nei pressi di alcuni ruderi, continuando lungo il sentiero che dopo aver compiuto un ulteriore tornante sinistrorso procede verso NW. Più avanti si effettua un tornante destrorso e si avanza con andamento lineare, notando alla nostra sinistra un interessante muretto a secco. Tralasciata a destra una traccia, si giunge ad un’apertura panoramica (di fronte a noi il vallone è chiuso dalla dorsale boscosa chiamata Costa Fattartonda che costituisce la nostra direttrice di discesa), in corrispondenza della quale si effettua un tornante sinistrorso. Continuando lungo il percorso principale si esce progressivamente dalla vegetazione (visuali grandiose), progredendo con andamento in lieve salita verso NW. Si attraversano pendii prativi e pietraie, fino ad aggirare, mediante netta curva a destra, una costa (sulla sinistra si nota un rudimentale bivacco costruito con massi accatastati). Sopra di noi si estende la dorsale La Tesa-Scalocchio a cui miriamo. Si continua quindi per il percorso segnato raggiungendo poco dopo un trivio poco evidente, da cui si prosegue lungo la traccia di centro che asseconda il dorso di una costa erbosa. Nel momento in cui il sentiero effettua una netta svolta a destra, lo abbandoniamo salendo liberamente verso la soprastante dorsale. Messo piede sull’ampio e magnifico dorso del crinale divisorio (in corrispondenza dell’altura denominata La Tesa), lo si segue a destra in direzione del primo groppo roccioso, che poi si evita a destra incontrando una labilissima traccia. Ripreso il filo della dorsale, si prosegue verso un secondo evidente spuntone/groppo e, una volta raggiuntone la base, lo si aggira a destra per cengia erbosa. Recuperato successivamente il crinale, lo si segue avendo a sinistra un avvallamento, delimitato, sempre a sinistra, da un altro crinale. Poco più avanti si deve piegare a sinistra onde raggiungere quest’ultimo, che si segue in direzione di un evidente dente roccioso. Aggirato lo spuntone a sinistra, si riprende il crinale divisorio (paletti in legno), giungendo in breve alla base di un verticale risalto alla cui sinistra si nota un canale/camino (punto di partenza della cresta NW dello Scalocchio). In obliquo a sinistra si superano alcuni grossi blocchi (I°), per poi scalare una ripida fessura (II°), cui segue un delicato traverso di pochi metri (II°). Raggiunto il fondo del menzionato canale/camino, si supera subito un verticale gradino (II°-), oltre il quale si guadagna la selletta che separa il verticale spuntone dalla restante cresta. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina (II° all’inizio, poi ), raggiungendo così il sommo di questa prima e più severa sezione di cresta. Si prosegue lungo il crinale passando di blocco in blocco, rasentando il limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto di pochi metri, si arriva alla base di una liscia lastra rocciosa che si supera tenendosi nella sua terminazione destra, dove sono più abbondanti gli appoggi (II°-). Messo piede su una prima quota della cresta, si prosegue assecondando il suo filo (uno spuntone può essere superato direttamente oppure aggirato a destra) e, raggiunta una selletta, si scala un risalto caratterizzato da uno spigolo. Tenendosi a destra di quest’ultimo si sale per grossi blocchi (I°) con cespugli di ginepro e, guadagnato il sommo, si continua per l’areo crinale. Dopo l’aggiramento o superamento di un’altra quota, si approda in una forcella, da cui si scala il soprastante ripido risalto sfruttando ottimi appigli e appoggi (I°). Giunti sotto il suo blocco terminale, si deve scendere in obliquo a destra prestando attenzione alla presenza di sezioni di roccia instabile. Aggirate a destra altre rocce, si raggiunge nuovamente il filo del crinale, guadagnando infine l’esclusiva cima del Monte Scalocchio 1851 m. Dalla sommità si continua lungo l’areo crinale in direzione del Gendarme, ma appena dopo ci si deve calare a destra per erti pendii erbosi, mettendo successivamente piede in una traccia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, si aggira la base di un verticale dente roccioso, immettendosi, in corrispondenza di una selletta, nella traccia contrassegnata n° 94, che in precedenza abbiamo abbandonato per risalire la cresta dello Scalocchio. Noi dobbiamo seguire questo percorso verso destra, prestando la massima attenzione ai pochi e sbiaditissimi segnavia presenti. Il pressoché inesistente sentiero scende inizialmente in obliquo in direzione di un poggetto dove è visibile un paletto con segnavia. Raggiunto quest’ultimo, si continua sempre per bancate erbose, puntando ad un evidente pulpito. Qui giunti, si prosegue a mezza costa varcando inizialmente un solco, notando più in alto a destra un masso con segnavia. Raggiunta la successiva costa, guardando di fronte, si dovrebbe intravedere un paletto in ferro: ci si dirige quindi verso quest’ultimo per traccia quasi invisibile. Dal paletto si prosegue attraversando bei pendii prativi (ci troviamo esattamente paralleli rispetto alla cresta NW dello Scalocchio che abbiamo percorso) tenendosi in quota e mirando ad un’evidente sella erbosa e alla successiva dorsale degradante verso SW, chiamata Costa Fattatonda. Raggiunto il valico, si piega subito a destra, raggiungendo appena dopo un bivio con cartelli da cui si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 94A indicato come raccordo TL (Trekking Lunigiana). Il sentiero che dovremo seguire risulta abbandonato da tempo con segnaletica sbiadita e sistemata in modo pessimo, per cui triboleremo non poco nell’individuazione del giusto percorso. Tuttavia la direttrice che ci accompagnerà fino al Giogo di Vendaso è assolutamente evidente: si tratta del crinale della più volte menzionata Costa di Fattartonda. Quindi proseguiamo lungo questa traccia procedendo inizialmente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo in breve il filo del crinale. Da qui il sentiero vira a destra e perde quota effettuando alcuni tornanti. Segue un traverso con erba alta sotto alcune rocce che precede l’aggiramento di una costa. Poco più avanti si raggiunge un pulpito e si prosegue a mezza costa per tracciolina nell’erba alta. Dopo l’aggiramento di un’altra costa, il sentiero diviene molto più labile fino a scomparire: noi dobbiamo perdere quota, dopo uno scomodo e ripido obliquo discendente a destra, per il pendio boscoso tenendosi nei pressi del suo limite sinistro, assecondando costantemente il filo del crinale. Poco più avanti si deve scavalcare un poggetto panoramico (guardando in basso si nota un ometto da non tenere in considerazione), poi per labilissima traccia si continua lungo il filo della dorsale passando a fianco di un caratteristico masso dalla forma appuntita. Si prosegue per sentiero incerto (sbiaditissimi segnavia) scendendo ad una sella, per poi iniziare una risalita rasentando il limite del bosco al sommo di bellissimi pendii prativi. Si continua lungamente per il percorso di crinale, dapprima in salita, poi a saliscendi (alcuni segnavia), per traccia più marcata rispetto alla sezione precedente. Ad un certo punto però, scendendo un crinaletto erboso, si deve prestare attenzione al sentiero che piega repentinamente a destra avanzando a mezza costa, tagliando in questo modo pendii prativi. Ripreso il boscoso filo della dorsale, si continua a perdere quota assecondandolo o restando nei suoi pressi. Una volta raggiunto un ripiano boscoso, prestare attenzione a svoltare nettamente a sinistra, tralasciando la traccia che prosegue diritto/destra. Dopo aver disceso una dorsale boscosa, si piega a destra attraversando a mezza costa un pendio prativo. Rientrati nel bosco, il percorso vira a sinistra conducendo nei pressi di una vasca/abbeveratoio, oltre la quale si prosegue per traccia ancora incerta e poco evidente. Approdati in un’area disboscata, si prosegue diritto, raggiungendo in breve la località Giogo di Vendaso1262 m. Qui ci si immette nel percorso contrassegnato TL (Trekking Lunigiana) che risente anch’esso, almeno nel tratto in questione (Giogo di Vendaso-S.S. 63), di una pessima segnaletica. Dal valico si piega quindi a destra seguendo alcuni segnavia, disposti in modo approssimativo, grazie ai quali ci si orienta all’interno dell’area orribilmente disboscata. Poco dopo bisogna avere l’accortezza di spostarsi a destra onde perdere quota per mulattiera all’interno del bosco. Dopo una svolta a sinistra si approda in un bel ripiano prativo dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Ad un certo punto però occorre spostarsi a destra (segnavia) penetrando nuovamente nel bosco. Si perde quota per traccia decisamente infrascata e dall’andamento non particolarmente logico (prestare molta attenzione ai segnavia). Dopo alcune svolte (più in basso si ammirano esemplari di antichi muretti a secco), si confluisce in una carraia che si segue a destra. Si effettua un tornante sinistrorso raggiungendo in ultimo alcune case, oltre le quali ci si immette nella S.S. 63. Seguendo quest’ultima a destra si ritorna infine all’ampio parcheggio del Ristorante Casa Giannino.

 

 

 

 

 

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