RSS

Archivi categoria: Escursionismo

La Cima Valdritta per il Canale Est (Vajo Valdritta)

101_1135 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: parcheggio lungo la Strada Provinciale Monte Baldo (S.P. 8 e 3) a quota 1550 m ca.

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: S.P. 3-Vajo Valdritta-Cima Valdritta (1,45 h) ; Cima Valdritta-S.P. 3 (1,35 h)

Difficoltà: F

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo e casco per escursionisti con esperienza di roccia. Ordinaria da arrampicata per chi è alle prime armi e/o non se la sente di superare passaggi di II° e III°-, non esposti, senza alcuna assicurazione

Ultima verifica: luglio 2019

Riferimento bibliografico: Eugenio Cipriani – Facile è bello (antologia di itinerari di arrampicata dal II al IV grado dalle Alpi Giulie al Lago di Garda) – Edizioni Cip 2003

Accesso stradale: da Affi ci si dirige verso Caprino Veronese, oltre il quale si continua lungo la S.P. 8 in direzione di Spiazzi e Ferrara di Monte Baldo. Da quest’ultima località si prosegue verso Cavallo di Novezza, salendo per strada asfaltata in certi punti ripida e con diversi tornanti. Si transita prima nei pressi del Rifugio Novezzina, oltrepassando successivamente altri rifugi e, più in alto, il passo Cavallo di Novezza. Si prosegue per stretta e ripida stradina, effettuando poi una svolta a sinistra che precede una seconda a destra. Oltre quest’ultima si parcheggia l’auto in uno spiazzo in corrispondenza dell’inizio del sentiero n°652

mapwww.openstreetmap.org

N.B.: il tratto evidenziato color arancio, che corrisponde al Vajo Valdritta, è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare itinerario lungo un solco che presenta diversi risalti rocciosi alcuni dei quali oppongono difficoltà alpinistiche. La roccia, pur presentandosi franosa in molte sezioni del canale, nei tratti in cui si arrampicata risulta sostanzialmente buona.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si prosegue per la panoramica stradina raggiungendo presto una prima rientranza, oltrepassando qui l’imbocco del Vajo Paradiso. Si continua lungo la provinciale fino a penetrare nella valletta formata dal canale orientale della Valdritta, che rappresenta la nostra direttrice di salita. Appena dopo l’attraversamento del solco si prende una traccia a sinistra che deposita nel fondo del canale, che si risale inizialmente per ghiaie e sterpaglie. Si prosegue poi per roccette, superando un primo breve e facile restringimento, aggirando a sinistra o a destra il successivo masso. Si continua per il canale, che per un breve tratto vira a sinistra per poi riprendere la direzione di prima, superando anche un breve muretto, progredendo poi tra grossi massi in direzione del primo vero ostacolo della salita: una parete a placche delimitata a destra da un diedro/fessura. Giunti alla base, si supera direttamente il primo brevissimo muretto (II°) che precede una seconda sezione in cui ci si arrampica, tenendosi nei pressi del limite sinistro della parete, per ripide ma facili rocce (II°-). Dal successivo terrazzino si rimontano in obliquo verso destra (II°-) facili placche, passando sotto un cespuglio, scalando poi direttamente le più ripide rocce finali del risalto (II°+). Si continua affrontando altre due facili balze a placche (I°/I°+), proseguendo poi per il suggestivo solco senza alcuna difficoltà tecnica. Più in alto si nota a sinistra una traccia con ometto, mentre poco dopo si passa a fianco dell’ingresso, coperto da una tettoia in legno, di un buco dal nome “Solferino”. Si guadagna quota per il canale fino ad arrivare in vista della prima evidente biforcazione, da cui si prende il ramo di destra. Superato un facile restringimento, si prosegue per il suggestivo e incassato solco progredendo tra massi e rocce piuttosto friabili. Dopo una paretina, un grosso masso da aggirare e facili placchette si incontra una seconda biforcazione: a destra si nota un’evidente fessura/camino, mentre a sinistra si innalza un altro ramo del canale occluso da un grosso masso. Ci si dirige quindi verso il risalto inciso dalla fessura/camino, iniziandone la risalita. Dopo le prime facili rocce, si penetra nello stretto e quasi verticale caminetto che si scala restando al suo interno, sfruttando ottimi appigli (II°+/III°-). Si prosegue poi più facilmente, affrontando appena dopo una sequenza di quattro brevi balze a placche, intervallate da piccoli terrazzini (passi di I°/II°-). Si continua a progredire per il solco, incassato tra cespugli di pini mughi, senza alcuna difficoltà tecnica, superando anche un facile gradino. Quando il canale si restringe si deve superare un breve ma ripido caminetto con tecnica d’opposizione (II°-), cui fa seguito un altro restringimento di rocce facili ma levigate. Poco dopo si affronta una paretina di rocce compatte che si scala direttamente con bella arrampicata, sfruttando buoni ma non numerosi appoggi (II°/II°+). Oltre quest’ultimo ostacolo il solco si biforca: noi proseguiamo per il ramo di sinistra, più roccioso, che si risale facilmente superando roccette, gradini e una balza costituita da placche levigate. Raggiunto un ulteriore bivio/biforcazione si prende il ramo di sinistra, avanzando in direzione di un grosso masso ammantato da pini mughi. Si costeggia il menzionato masso, situato alla nostra destra, superando poi un facile restringimento, continuando successivamente per il canale che si amplia. Si guadagna quota faticosamente per ghiaie, puntando alla soprastante strozzatura del solco con masso incastrato. Oltre questo ostacolo, alla successiva biforcazione si prende il canale di destra, progredendo senza difficoltà tecniche, oltrepassando una strozzatura formata da un masso. Siamo ormai vicini al sentiero n° 651 (la mulattiera delle creste): guardando in alto dovremmo notare un segnavia bianco-rosso. Poco prima di sfociare nel percorso segnato il solco presenta un’ultima biforcazione, dove possiamo scegliere indifferentemente uno dei due rami. Messo piede sul sentiero lo si segue a sinistra, attraversando quasi subito un solco, oltre il quale la traccia sale assecondando il dorso della costa che ne costituisce la sponda destra orografica. Poi il sentiero vira a sinistra avanzando in obliquo ascendente, attraversando successivamente un canale ramificato. Valicata una costa si prosegue per il tracciato fino a raggiungerne un’altra: qui si incontra il bivio con il percorso che, staccandosi a destra, conduce alla Cima Valdritta. Si segue il sentiero che avanza inizialmente verso SW tra cespugli di pini mughi, effettuando poi una netta curva a destra in cui si aggira il crinale meridionale della cima. Ammirando incredibili visuali sul sottostante vallone, si continua per l’ottima traccia che procede perlopiù sulla sinistra del filo del crinale, raggiungendolo e assecondandolo per alcuni brevissimi tratti. In seguito si valica la dorsale spartiacque e si procede nel versante orientale, fino a raggiungere una cresta. Qui si abbandona il sentiero, il quale procede a mezza costa in direzione di una galleria, e si risale la cresta, inizialmente lungo il suo filo poi alla sua destra, fino a guadagnare la vicina sommità della Cima Valdritta2218 m (la quota dove è posta la croce non è la più elevata). Dopo una meritata sosta si ritorna sul sentiero n° 652 che si continua a seguire verso sud aggirando inizialmente un curioso gendarme roccioso. Successivamente, procedendo a mezza costa, si tagliano belle lastronate rocciose, incominciando in questo modo l’attraversamento del versante orientale della Cima del Prà della Baziva. Si avanza per il magnifico e altamente panoramico sentiero valicando quattro coste, fino a raggiungere un bivio evidente (paletto con cartelli), da cui si prende a sinistra il percorso n° 66 per il Cavallo della Novezza. La traccia scende inizialmente in obliquo verso il crinale della costa in precedenza valicata, raggiunto il quale lo si discende effettuando piccoli tornanti. Più in basso si perde quota in mezzo ai pini mughi, avendo sempre come direttrice la costa di prima, procedendo in direzione di un evidente poggetto. Giunti in corrispondenza di quest’ultimo il percorso vira repentinamente a destra, scendendo per un tratto in direzione SE/S, continuando poi a perdere quota mediante alcuni tornanti. Ripresa la direzione di prima, si incontra un bivio dove si prende la traccia di sinistra (si tratta di una scorciatoia), che scende piuttosto ripidamente. Dopo un tornante sinistrorso e un tratto in direzione N/NE ci ricongiunge con il percorso di prima che si segue perdendo quota, anche ripidamente, ancora verso N/NE. Poi si effettuano diversi tornanti in mezzo a cespugli di pini mughi, fino ad immettersi nel percorso n° 652 (paletto con cartelli) che si segue a sinistra. Ignorato subito dopo a destra il sentiero n° 652 (variante) per Malga Novezza, si prosegue diritto penetrando in una fascia boscosa, avanzando successivamente tra rado bosco. Con andamento parallelo alla S.P. 3 si attraversano ripidi pendii prativi, oltrepassando successivamente un’altra fascia boscosa. Si prosegue per bel sentiero tra vegetazione molto varia, inoltrandosi poi all’interno del bosco, aggirando in seguito una costa. Oltre quest’ultima si esce dal bosco e, varcato un solco, si scende alla sottostante strada, proprio in corrispondenza degli spiazzi dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

Annunci
 

Tag: , , ,

La Rocca Pianaccia e il Monte Sillara dal ponte sul Torrente Cedra

101_1086 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: ponte sul Torrente Cedra della Colla, 1041 m

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 4,15 h

Tempi parziali: ponte sul Torrente Cedra-Rocca Pianaccia (1,50 h) ; Rocca Pianaccia-Monte Sillara (30 min) ; Monte Sillara-Lago Inferiore di Compione (25 min) ; Lago Inferiore di Compione-ponte sul Torrente Cedra (1, 30 h)

Difficoltà: EE la salita alla Rocca Pianaccia dall’omonima forcella ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località, il cui centro vero e proprio non si raggiunge, si prosegue lungo la Massese (S.P. 665R), abbandonandola poco dopo in corrispondenza della frazione di Trincera. Qui si imbocca a destra la strada per Pianadetto e Valditacca che sale effettuando alcuni tornanti. Lasciata a destra la prima località e senza entrare nel centro vero e proprio della seconda, si continua prendendo a destra una stretta stradina asfaltata in direzione del Passo della Colla e dei Lagoni. Appena prima di una netta svolta a destra, si abbandona la strada asfaltata, imboccando a sinistra una carraia in discesa (indicazione del percorso n° 709). Si parcheggia l’auto appena prima del ponte sul Torrente Cedra della Colla.

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione di grande interesse ambientale e panoramico. Il raggiungimento della cima della Rocca Pianaccia dalla sella omonima avviene senza una vera e propria traccia da seguire, implicando anche il superamento (facoltativo) di alcune roccette. Il Lago Inferiore di Compione e la valle di origine glaciale del Rio Frasconi sono tra i luoghi più suggestivi di tutto l’Appennino parmense e probabilmente emiliano.

Attraversato il ponte sul Torrente Cedra della Colla, si sale per carraia (percorso CAI n° 709) che effettua subito una netta svolta a destra, ignorando, in corrispondenza di quest’ultima, una traccia che si stacca a sinistra. Si guadagna quota in lieve salita, compiendo poi un tornante sinistrorso e proseguendo per un tratto in direzione SE. Fa seguito una sequenza di tornanti, alcuni dei quali, soprattutto nella parte superiore, possono essere opportunamente tagliati per vecchio sentiero/mulattiera. Si continua poi in direzione SE, procedendo in falsopiano/lieve salita, oltrepassando in seguito un rio. Dopo una svolta a destra si sale un po’ più ripidamente in bell’ambiente boschivo, passando a fianco di alcuni caratteristici massi e avanzando parallelamente al rio di prima. Raggiunto e superato un casotto in lamiera, si presenta un bivio (paletto con cartelli a sinistra non molto visibile), da cui si abbandona la comoda carraia seguita fino a questo punto, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 709). Si procede in lieve/moderata pendenza per bella mulattiera, costeggiando un’area disboscata ed effettuando una curva a destra. Raggiunto un bivio (cartelli), si trascura a sinistra il percorso n° 709B per il Lago Ballano e si prosegue diritto. Dopo aver valicato un’ampia insellatura, si incontra un altro bivio, dal quale si ignora a sinistra il sentiero n° 709A per il Lago Verde. Si prosegue a destra alla volta del Rio Frasconi (nella cui valle ci troviamo), avanzando per mulattiera con andamento parallelo ad un crinale boscoso. Poco dopo, mediante curva a destra, si valica quest’ultimo, proseguendo assecondandone il dorso per un breve tratto. Si continua lungo il tracciato principale, che si restringe man mano che si procede, guadagnando quota mediante alcuni tornanti, tenendosi sempre nei pressi della costa di prima. Dopo un breve tratto in discesa e una svolta a sinistra in cui si costeggia un grosso masso, si approda in un ripiano boscoso. Si attraversa quest’ultimo orientandosi con i segnavia, piegando poi a destra, raggiungendo poco più avanti un rio che si varca. Giunti alla base di un ripido fianco boscoso con massi, si procede inizialmente in obliquo ascendente verso nord, per poi effettuare un tornante sinistrorso. Si prosegue lungo lo spettacolare sentiero ai piedi di strapiombanti bancate d’arenaria e, continuando in questa direzione, si raggiunge la base di una pietraia. Mediante tornante destrorso si attraversa quest’ultima, effettuando appena dopo un altro tornante, transitando, oltre quest’ultimo, a fianco di un magnifico esemplare di faggio. Successivamente si raggiunge una costa che costituisce la sponda sinistra orografica di un rio incassato tra spettacolari lastre d’arenaria. Poco più in alto si attraversa il menzionato rio, oltre il quale si svolta a destra, piegando poi a sinistra. Appena dopo si raggiunge il sommo della sponda sinistra orografica del Rio Frasconi e, proseguendo per il percorso principale, si arriva ad un evidente bivio (paletto con cartelli), situato sotto una pietraia. Si lascia a sinistra la continuazione del percorso n° 709 – da cui torneremo – e si continua diritto lungo il sentiero n° 711 per la Sella Pumacciolo, avanzando inizialmente all’interno di una valletta. Poco dopo, però, occorre prestare attenzione a svoltare nettamente a destra e risalire, effettuando anche due piccoli tornanti, un pendio, fino a guadagnare il dorso di una costa. Si asseconda quest’ultima inizialmente fuori dal bosco, per poi ritornare al suo interno ed avanzare prestando attenzione ai segnavia. Si continua per il percorso principale, avendo come direttrice la costa di prima, attraversando in seguito una piccola radura con cespugli di mirtillo. Raggiunto appena dopo un solco, si sale tra grossi massi in direzione di un’evidente pietraia, che poi il sentiero evita sulla sinistra all’interno del bosco. Si attraversa successivamente un rio asciutto, oltre il quale si ritorna nei pressi della costa di prima, dove il tracciato inizia a farsi piuttosto incerto. Dopo aver varcato il ruscello si vira a destra e si sale parallelamente al solco da esso formato, uscendo poi dal bosco, risalendo quindi la prima di numerose lastre d’arenaria che incontreremo lungo il tragitto. Fa seguito una seconda lastra di rocce montonate, che si risale in obliquo verso destra, approdando al suo sommo in una specie di pianoro ammantato da cespugli di mirtillo. Il sentiero attraversa questa sezione in lieve salita, virando poco dopo a destra, scendendo verso un avvallamento ai piedi dei ripidi pendii meridionali, caratterizzati da bancate d’arenaria, della Rocca Pianaccia. Si asseconda l’avvallamento solo per poco, spostandosi poi a sinistra (attenzione ai segnavia) e appena dopo a destra, risalendo successivamente altre magnifiche lastre modellate dai ghiacci. Poi si sale lungo un suggestivo avvallamento, delimitato a destra da una cintura rocciosa, raggiungendo poco più in alto una piccola torbiera, a poca distanza dalla Sella di Rocca Pianaccia1712 m. Da questo punto si incomincia subito la risalita della dorsale meridionale dell’omonima rocca, guadagnando per labilissima traccia, oppure direttamente, il sommo del primo cespuglioso dosso. Oltre quest’ultimo si scende in un avvallamento e si continua in direzione di verticali bancate rocciose, che si evitano a sinistra. Si attraversa una pietraia (ometto) e ci si dirige verso un’evidente cengia/rampa obliqua da sinistra a destra. Seguendo quest’ultima si recupera il filo della dorsale e lo si asseconda in direzione delle roccette terminali, che si possono superare direttamente oppure evitare a destra. Dalla cima della Rocca Pianaccia1764 m, (notevole panorama), si aggirano ad est le ripide roccette finali, ritornando, mediante il percorso seguito in salita, alla Sella di Rocca Pianaccia. Lasciata a destra la continuazione del percorso n° 711, si prosegue diritto lungo un sentiero segnato ma non numerato che, avanzando piuttosto ripidamente, si mantiene sulla sinistra della dorsale che divide il vallone (di origine glaciale) di Pumacciolo da quello del Sillara, al cui centro si trovano gli omonimi laghi. Orientandosi con paletti in legno e qualche ometto, si raggiunge poi il filo del costone che si segue a sinistra, ammirando straordinarie visuali. Raggiunto un bivio, si tralascia a sinistra un sentiero proveniente dai Laghi del Sillara e si prosegue diritto per evidente traccia che guadagna quota sulla sinistra della dorsale settentrionale del Monte Sillara. Lambito il suo filo, la traccia sale poi in obliquo verso sinistra, conducendo, non senza fatica, sul crinale sommitale a poca distanza dalla cima, situata alla nostra sinistra. Dalla vetta del Monte Sillara, che con i suoi 1861 m risulta la più elevata del crinale Parma/Massa, si ammira un impareggiabile panorama: nelle giornate terse è possibile scorgere la sagoma dell’Isola d’Elba. Dopo una meritata sosta si riprende il cammino, iniziando a perdere quota assecondando il ripido ma spettacolare crinale SE della montagna. Dopo l’erto tratto iniziale si prosegue molto comodamente, avanzando poi sulla sinistra del crinale divisorio. Recuperato quest’ultimo si sale fino a raggiungere la sommità del Monte Nuda di Iera1840 m, nominato in alcune mappe come Monte Losanna. Dalla cima di quest’ultimo si scende in direzione della sottostante ampia insellatura, dove si incontra il Passo di Compione, 1794 m. Dal valico di crinale si prende a sinistra il percorso n° 709 – diretto al sottostante e ben visibile Lago Inferiore di Compione – che inizialmente scende in obliquo verso sinistra, oltrepassando poco dopo un solco. Si continua poi a perdere quota per il poco evidente tracciato, transitando a fianco di pietraie e, più in basso, di caratteristiche rocce montonate. Raggiunto uno stagno, lo si contorna a destra, raggiungendo appena dopo un bivio situato sul dorso di una costa. Andando a destra ed assecondata la menzionata costa, che non è altro che la morena che chiude a NE il Lago Inferiore di Compione 1681 m, si giunge in corrispondenza di quest’ultimo, certamente uno dei più spettacolari specchi d’acqua di tutto l’Appennino parmense. Dopo una sosta d’obbligo per ammirare l’impareggiabile bellezza del luogo, si continua per il sentiero raggiungendo quasi subito un bivio (grosso ometto e segnavia). Si prende a sinistra un’incerta traccia (percorso CAI n° 709) che conduce poco più in basso nei pressi di un piccolo stagno. Qui il percorso svolta a sinistra, conducendo ad un ruscello e oltrepassandolo, virando subito dopo a destra. Si continua a scendere per sentierino tra cespugli di mirtillo, notando più in basso delle lastre rocciose con segnavia bianco-rosso. Raggiunte le rocce montonate, il percorso svolta a destra, perdendo quota per esse, per poi piegare a sinistra e procedere verso NW nella sponda sinistra orografica della selvaggia valle di origine glaciale del Rio Frasconi. Avanzando parallelamente a quest’ultimo e ammirando sotto di noi altre interessanti rocce montonate, si raggiunge infine il limite della vegetazione. Piegando a sinistra si attraversa una prima brevissima fascia boscosa, effettuando poco dopo una svolta a destra, perdendo quota sulla destra del limite del bosco. Ci si inoltra poi nella faggeta, scendendo per ampio sentiero sassoso (in alcuni punti il percorso sembra assecondare un ruscello) non ben incavato nel terreno, perciò poco evidente (prestare attenzione ai puntuali segnavia). Dopo una curva a destra e la successiva svolta a sinistra, si sbuca in una radura con folta vegetazione. Si attraversa quest’ultima transitando a fianco di suggestivi ruderi, svoltando, in corrispondenza di essi, a destra. Lambito il Rio Frasconi, si rientra nella faggeta continuando per il percorso principale, fino ad attraversare il letto del menzionato rio (in questo tratto asciutto), oltre il quale la traccia si fa piuttosto incerta. Tenendo d’occhio i segni bianco-rossi, si prosegue per un tratto avendo il rio a sinistra, piegando poi a destra. Lambito nuovamente il corso d’acqua, il poco evidente percorso vira a destra, fino ad effettuare una netta svolta a sinistra. Guadato il Rio Frasconi, si continua lungo il bel sentiero, ritornando in breve al bivio con il percorso n° 711 per la Sella di Rocca Pianaccia. Si rientra al ponte sul Torrente Cedra seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato in salita.

 

 

 

Tag: , , , ,

La Rocca Pumaccioletto e il Monte Navert dal Ponte del Cogno

101_0991 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 984 m

Dislivello: 920 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Lagoni (1,40 h) ; Lagoni-Rocca Pumaccioletto (1 h) ; Rocca Pumaccioletto-Passo della Colla-Monte Navert (1,15 h) ; Monte Navert-guado Torrente Parma di Badignana (1,20 h) ; guado Torrente Parma di Badignana-Ponte del Cogno (50 min)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (utili in più tratti i bastoni da trekking)

Ultima verifica: giugno 2019 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa 2 km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia, subito dopo il Ponte del Cogno.

 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifica e completa escursione lungo traccie per nulla o poco frequentate che pongono, in alcuni tratti, problemi di individuazione. In particolare, risulta problematico il reperimento del giusto percorso nella risalita della valletta formata dal Torrente Parmetta. Se nella seconda sezione di questo tracciato ci si orienta con ben posizionati bolli rossi, nella parte iniziale si dovrà tribolare non poco nell’intuizione del giusto sentiero. Sia nella discesa lungo la dorsale settentrionale della Rocca Pumaccioletto, quanto – e soprattutto – nella risalita del profilo meridionale del Monte Navert, si dovranno affrontare diversi ripidi strappi. Ciononostante l’escursione proposta, sia per gli ampi panorami, quanto per la varietà e integrità degli ambienti attraversati, è una delle più belle di tutta la l’Alta Val Parma.

Dal Ponte del Cogno ci si incammina per una carraia (percorso CAI n° 721) che poco più avanti, nei pressi di una casa, effettua una netta curva a destra (in corrispondenza della svolta si lascia a sinistra un’altra carrareccia). Si procede in lieve discesa a fianco di prati e campi, alcuni dei quali coltivati a patate, in direzione sud. Ignorata a destra una traccia e dopo breve risalita, si raggiunge a attraversa il Ponte del Prolo (a sinistra del ponte nuovo è situato il vecchio manufatto a schiena d’asino). Si procede poi in salita, iniziando in questo modo l’aggiramento del profilo della dorsale che separa la valletta formata dal Torrente Parma di Francia ad ovest (quest’ultimo attraversato con il Ponte del Prolo), da quella formata dal Torrente Parma di Badignana Torrente Parma dei Lagoni a est. Giunti ad un bivio si trascura a sinistra un’ampia traccia e si prosegue in salita, fino ad effettuare una netta curva a destra, penetrando così nella valle del Torrente Parma di Badignana. Dopo una salita e un’ulteriore svolta a destra, si incontra un bivio (cartelli) da cui il percorso segnato asseconda la carraia di destra, mentre noi proseguiamo a sinistra per ampia traccia non segnata. Si avanza comodamente lungo la poco frequentata carraia, trascurando più avanti un traccia inerbita a destra. Con andamento in piano, leggera discesa e saliscendi, ammirando anche notevoli esemplari di faggio, si continua lungamente per il bel tracciato, uscendo in seguito in un’area disboscata. Si attraversa quest’ultima effettuando una curva a destra, penetrando successivamente nel bosco e oltrepassando poco più avanti un suggestivo rio. Dopo una radura arbustiva che il tracciato costeggia alla sua sinistra, si raggiunge una sbarra con cartello di divieto d’accesso. Ci troviamo nei pressi del greto del Torrente Parma di Badignana: l’ampia traccia lo costeggia per un tratto per poi svoltare nettamente a sinistra e attraversare il corso d’acqua. Appena prima del guado si abbandona la carraia e si avanza per labilissimo sentiero che procede in direzione NE, costeggiando per un tratto il corso del torrente. Poi ci si sposta leggermente a destra, raggiungendo e transitando a fianco di un paio di grossi massi. Successivamente la traccia, estremamente labile, conduce, con spostamento verso destra, ad un ripiano boscoso con grosso masso, dove il percorso sembra perdersi del tutto. Guardando a sinistra si dovrebbe notare un sentiero che non è da prendere, in quanto conduce, spegnendosi, nel corso d’acqua della Parmetta. Dal masso, quindi, si sale verso destra per pochi metri, poi, cercando di scorgere l’incavo di una traccia, si svolta a sinistra procedendo in obliquo ascendente (questo tratto richiede un buon intuito, sempre nell’ipotesi di NON avere con se il navigatore satellitare). Raggiunto un altro ripiano (forse una carbonaia), a destra si dovrebbe intravvedere l’incavo di un sentiero: lo seguiamo transitando a fianco di una piazzola di carbonaia, situata alla nostra sinistra. Sempre con andamento in obliquo verso NW, si raggiunge un’altra piazzola e si continua con lo stesso andamento e direzione di prima. Poi si effettua un tornante sinistrorso (la traccia è sempre molto poco evidente), oltrepassando anche il tronco di un albero che sbarra il cammino, proseguendo lungo il percorso principale nella stessa direzione assunta dopo il tornante, quindi verso SW. Poco dopo si effettua una netta svolta a destra che anticipa altri tre tornanti, oltre i quali si lambisce il bordo di una costa (dietro gli alberi si intravedono delle lisce placche d’arenaria). Si effettuano altre tre ulteriori tornanti, notando alla nostra sinistra dei bolli rossi impressi sui tronchi degli alberi. Dopo il terzo tornante si abbandona la traccia su cui stiamo camminando spostandosi a sinistra, cominciando in questo modo ad assecondare i segnavia rossi. Si risale, senza una vera e propria traccia, una costa boscosa caratterizzata da grossi massi. Più in alto si prosegue recuperando un sentiero, mantenendosi sempre nei pressi del bordo di una costa, che non è altro che il margine superiore del pendio che fa da sponda sinistra orografica della valletta formata dal torrente Parmetta. Si avanza in modo lineare in bel ambiente boschivo per vecchio sentiero (si tratta forse di un percorso tracciato dai forestali), avvicinandosi e lambendo il menzionato corso d’acqua. Raggiunto un ripiano boscoso si prosegue orientandosi con gli ottimamente posizionati bolli rossi, virando prima a sinistra poi a destra. Successivamente si piega a destra, effettuando quasi subito una netta svolta a sinistra, proseguendo per traccia poco evidente. Poco dopo si mette piede nella carrozzabile per i Lagoni, appena prima del ponte sulla Parmetta. In circa 15 minuti di cammino si raggiunge il Lago Gemio Inferiore1342 m, dal cui margine orientale (fontana) si imbocca a destra un sentiero lastricato (n° 711A; in realtà l’imbocco vero e proprio del percorso è appena dopo la fontana in direzione Passo della Colla). Al primo bivio si trascura sulla sinistra la traccia per la Falesia del Rifugio e si prosegue per l’ottimo sentiero passando a fianco di un grosso masso. Raggiunto un ripiano, si inizia la risalita, mediante alcuni tornanti, di un ben ripido fianco boscoso, uscendone poi verso destra. Continuando per il percorso segnato si transita nei pressi di un balcone panoramico (bella visuale del Monte Scala), avanzando successivamente a mezza costa, tagliando un ripido pendio dominato da blocchi d’arenaria. Dopo una svolta a sinistra ci si dirige verso il fondo di una piccola valletta, raggiunto il quale lo si segue a sinistra per poco. Messo piede su un ripiano, si volta a destra (segnavia) risalendo il soprastante pendio boscoso, per poi piegare a destra. Ci si dirige verso un’evidente costa boscosa, attraversando, prima di raggiungere quest’ultima, una piazzola di carbonaia. Valicata la costa, ci si sposta per qualche metro a destra, per poi discendere il sottostante pendio in direzione di una pietraia. Il sentiero poi costeggia quest’ultima sulla destra, rientrando successivamente nel bosco, ma uscendone poco dopo, attraversando il margine inferiore di una seconda e più ampia pietraia dominata da pareti d’arenaria. Rientrati nel bosco si prosegue in moderata pendenza, lambendo più avanti una terza e più piccola pietraia, fino a raggiungere il bivio (cartelli) con il percorso (n° 711A/737), che si stacca a sinistra, per la cresta e Rocca Pumaccioletto. Si segue questo sentiero, invero non particolarmente marcato, dapprima tra vegetazione invadente e massi, poi all’interno della faggeta. Raggiunto il crinale divisorio, lo si segue a destra ammirando straordinari esemplari di faggio dai rami contorti, aggirando in seguito un’altura. Oltre quest’ultima si esce improvvisamente dal bosco e si risale, anche piuttosto ripidamente, il profilo settentrionale della Rocca Pumaccioletto. Raggiunta la sommità, 1692 m (croce con targa dedicata a Gian Franco Bertè), costituita da un ammasso di blocchi arenacei, si ammira un vastissimo panorama a 360°. Dalla vetta si ritorna al bivio di prima e si continua diritto lungo il percorso n° 737, che asseconda la dorsale Parma/Cedra. Dopo un’altura si discende, per ripido e malagevole sentiero, un erto profilo boscoso, alla destra di grandi placconate arenacee. Più in basso la pendenza diminuisce, mentre il sentiero si fa meno evidente, quindi si prosegue orientandosi con i segnavia bianco-rossi impressi sui tronchi degli alberi. Giunti nei pressi di un poggio, il percorso vira repentinamente a sinistra svoltando poco dopo a destra, scendendo ancora per un tratto ripidamente. Più in basso si raggiunge il fondo di una piccola valletta e dopo breve risalita si recupera il filo della dorsale spartiacque, che si asseconda in lieve salita. Dopo un tratto in piano e una breve discesa, si raggiunge il Passo della Colla1466 m, dove si incontra la carrozzabile proveniente da Valditacca e diretta ai Lagoni. Si attraversa la strada e si prosegue lungo il percorso n° 737 in direzione del Monte Navert, iniziando subito a progredire in ripida salita, assecondando più o meno il filo del profilo meridionale della montagna. Dopo questo primo tratto ripido, si prosegue brevemente in piano, per poi riprendere a guadagnare quota contornando il limite del bosco alla nostra sinistra e il margine sinistro di ripidi pendii prativi. Raggiunto un bivio si tralascia a destra una traccia e si continua a salire (sbiadito segnavia su un masso) sempre ripidamente per prati. Rientrati nella faggeta si affronta un ripido strappo, prendendo, poco prima di un grosso masso di rocce calcaree, la traccia di destra. Usciti dal bosco si sale molto ripidamente per sentiero con affioramenti rocciosi (questa sezione potrebbe risultare alquanto scivolosa e oggettivamente pericolosa con terreno bagnato), aggirando a sinistra le bancate calcaree che caratterizzano il versante meridionale del Monte Navert. Dopo aver lambito un rimboschimento a conifere, si prosegue per bella dorsale erbosa, fino ad approdare sul magnifico ripiano sommitale della montagna. Dalla vetta del Navert1653 m (grandioso panorama a 360°), si asseconda per traccia erbosa (percorso CAI n° 739) il pianoro sommitale verso N/NW. Si prosegue poi assecondando la dorsale Parma/Bratica, avanzando pressoché in piano, uscendo più avanti e attraversando una bella radura con conifere di reimpianto. Poi si rientra nella faggeta e si scende per l’evidente sentiero, uscendo poco dopo e per un breve tratto dal bosco. Rientrati nella vegetazione, si transita inizialmente a fianco di straordinari e scultorei esemplari di faggio dai particolari rami contorti, oltre i quali si incomincia a perdere quota con maggiore decisione. Tenendosi un poco a destra del filo della dorsale spartiacque, si affronta successivamente un’ultima ripida discesa lungo il filo del crinale divisorio, approdando infine su una selletta con piccola radura. Da qui si imbocca a sinistra (faccia a valle) una traccia non segnata in versante Parma, avanzando inizialmente a mezza costa in piano/lieve discesa. Dopo alcuni tornanti si riprende la direzione di prima (S/SW), per poi effettuare ulteriori tornanti e scendere verso il sottostante ripiano boscoso. Raggiunto quest’ultimo la traccia si fa piuttosto labile: si prosegue in direzione W, passando a fianco di alcuni massi, cercando di intuire l’incavo della vecchia mulattiera (a terra si notano delle traverse formate da pietre). Poco dopo il percorso, ora più marcato, effettua una netta svolta a sinistra, compiendo poi un’ulteriore curva a sinistra. Si continua lungo l’ampia traccia, che ritorna ad essere poco marcata, fino a mettere piede su una carraia in disuso, appena prima di un solco. Si segue questo tracciato a sinistra, oltrepassando subito il menzionato solco, varcandone successivamente un secondo. Si affronta poi una contropendenza, fino a raggiungere e valicare una costa boscosa, oltre la quale si prosegue in piano/lieve discesa. Si continua per l’ampia traccia, transitando alla base dei ripidi e suggestivi pendii che caratterizzano il versante occidentale del Monte Navert. Dopo l’aggiramento di un’altra costa si prosegue in discesa, sbucando infine nella carrozzabile Lagoni-Passo della Colla in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Si segue la strada a destra per circa 10 minuti, effettuando svolte e tornanti, abbandonandola per carraia a destra, appena prima dell’attraversamento di un suggestivo ramo sorgentizio del Teorrente Parma dei Lagoni, incassato tra lisce placche arenacee. Si perde quota lungo la strada forestale dei Chiosi, tenendosi alla sinistra (orografica) del menzionato rio, svoltando poi a sinistra. Transitando a fianco di caratteristiche lastre rocciose, si effettua poco dopo una curva a destra, procedendo parallelamente ad un ruscello, situato più in basso alla nostra sinistra. Poi, seguendo il comodo tracciato, si compie una netta svolta a destra, trascurando a sinistra, in corrispondenza della svolta, un sentiero che conduce e attraversa il menzionato ruscello, allargandosi successivamente a carraia. Poco più avanti si varca il ramo sorgentizio del Torrente Parma del Lagoni, svoltando appena dopo il guado a sinistra, raggiungendo successivamente una specie di rifugio forestale. Si prosegue per bella carraia, perdendo quota all’interno di un suggestivo ambiente boschivo caratterizzato da conifere di reimpianto e bianchi massi calcarei, mentre più in basso alla nostra sinistra “rumoreggia” il Torrente Parma dei Lagoni, nella cui sponda destra orografica ci troviamo. Dopo un paio di tornanti, si riprende la direzione di prima (nord), sempre all’interno di un rimboschimento (parzialmente) a conifere, piegando poi a sinistra. Si continua a scendere lungo il percorso principale (nel lato opposto della valle si intravvedono lisce placconate arenacee), avanzando più avanti in piano ed oltrepassando un rio. Dopo alcuni minuti si raggiunge un bivio importante: a destra la carraia continua verso Sesta, attraversando inizialmente, mediante ponte, un rio. Noi andiamo a sinistra per ampia traccia meno battuta che, dopo una curva a destra, prosegue in lieve discesa tra conifere di reimpianto e faggi d’alto fusto. Dopo aver attraversato un buio rimboschimento a conifere, si prosegue all’interno della faggeta, effettuando in seguito una netta svolta a sinistra. Appena dopo quest’ultima si deve guadare il Torrente Parma di Badignana, il cui attraversamento potrebbe risultare molto complesso o impraticabile con acqua abbondante (in ogni modo, a meno di non cercare un altro punto in cui guadare il corso d’acqua, ci si deve togliere gli scarponi). Dopo il guado ci si ricongiunge con il percorso effettuato all’andata, seguendolo fino al punto di partenza.

 

 

Tag: , , , ,

Il Lago Santo, la Cresta dello Sterpara e il Borello dello Sbirro

101_0875 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 984 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Lago Santo (1,30 h) ; Lago Santo-ultimo risalto della Cresta dello Sterpara (50 min) ; Cresta dello Sterpara-Cancelli-Borello dello Sbirro (1,15 h) ; Borello dello Sbirro-Ponte del Cogno (1,30 h)

Difficoltà: EE il tratto Lago Santo/Cresta dello Sterpara ; EE+/F la Cresta dello Sterpara ; E+ il tratto Borello dello Sbirro-Torrente Parma di Badignana ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo ; eventuale dotazione d’arrampicata per i due risalti della Cresta dello Sterpara

Ultima verifica: giugno 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa 2 km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia subito dopo il Ponte del Cogno

mapwww.openstreetmap.org

N.B.: nei tratti evidenziati color arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario inusuale ma di grande fascino e suggestione. Il percorso suggerito comprende l’attraversamento della seconda sezione della Cresta dello Sterpara, interessata dalla Via Alpinistica Roberto Fava. Evitando sulla destra un gendarme roccioso, il cui superamento diretto implica un passaggio di III°+, le difficoltà non superano il II°, seppur in un tratto esposto. Riguardo al percorso di rientro al Ponte del Cogno, suggerisco di seguire, sicuramente con grande fatica di individuazione, un vecchio sentiero risalente ai primi decenni del ‘900, tracciato dai forestali impegnati nella salvaguardia di quest’area della foresta dell’Alta Val Parma. Poi, una volta raggiunto il fondo della valle formata dal Torrente Parma di Badignana, è sufficiente seguire una comoda carraia che ci riconduce al punto di partenza. Si tratta di una combinazione veramente particolare, completa da ogni punto di vista e altamente spettacolare. Forse uno dei percorsi più interessanti mai relazionati dal sottoscritto nel presente sito.

Dal Ponte del Cogno (fontana) si imbocca il percorso (segnato di recente) n° 725C, trascurando subito a sinistra una traccia, proseguendo per ampia mulattiera che avanza in leggera salita. Poco più avanti si effettua un tornante sinistrorso, confluendo, dopo una salita e una curva a destra, in una carraia in corrispondenza di un’area disboscata. Seguiamo quest’ultima a destra (paletto con segnavia), compiendo in questo modo un ampio tornante sinistrorso, che è possibile tagliare, nel momento in cui ci si immette nella carrareccia, proseguendo diritto per ampia traccia d’esbosco. Raggiunto un bivio, si prende il percorso di destra che conduce all’interno del bosco ed avanza in lieve salita. Si continua lungamente, senza possibilità di errore, per bella e ampia mulattiera, procedendo in modo lineare nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Lago Santo. Avanzando sempre in lieve pendenza, si raggiunge più in alto un bel ripiano boscoso con conifere di reimpianto, che si attraversa orientandosi con i segnavia. Ci si immette infine in un’ampia traccia (CAI n° 725B), proveniente dalla carrozzabile Cancelli-Lagdei, che si segue a destra. Dopo un tratto in discesa si oltrepassa, tramite ponte, il Torrente Parma di Lago Santo, alla cui destra orografica siamo saliti. Appena dopo si giunge in prossimità della recinzione del vivaio forestale La Vezzosa1152 m, dove, anziché seguire il percorso segnato che lo costeggia a sinistra, andiamo a destra, entrando, dopo aver oltrepassato un cancelletto in legno, nel vivaio in questione. Lo si attraversa interamente per viottolo lastricato, ammirando esemplari di conifere autoctone e passando a fianco di tavoli con panche e un casotto. Oltrepassato un secondo cancello in legno, si ignora subito a destra una traccia e, verso sinistra, si prende un sentiero (la prosecuzione del percorso n° 725B) inizialmente lastricato. Dopo aver varcato un paio di ruscelli si inizia a salire più ripidamente, effettuando poi un paio di tornanti. Successivamente si oltrepassa un rio e si continua a guadagnare quota, fino ad immettersi in un’ampia traccia, proveniente da Lagdei, che si segue a destra. Si procede comodamente per la carraia, quasi sempre fuori dal bosco (tutta l’area dove ci troviamo, fino a circa dieci anni fa, era ammantata da conifere di reimpianto, in seguito ammalatesi. Come triste ricordo di questa importante sezione della foresta dell’Alta Val Parma restano gli “scheletri” degli alberi morti). Raggiunta la località Prato della Valle1250 m, si imbocca a sinistra il percorso n° 723, diretto a Ponte RottoLago Santo. Percorriamo ora una bellissima mulattiera, tracciata ai tempi e per volere di Maria Luigia, delimitata a destra da un caratteristico e regolare muretto. Si avanza inizialmente in moderata pendenza, poi in piano/leggera discesa, attraversando anche una piccola area con “scheletri” di conifere morte. Successivamente si passa a fianco di un caratteristico costolone roccioso, oltre il quale si riprende a salire per la mulattiera che procede sempre in modo estremamente lineare. Si attraversa poco dopo una prima pietraia con bella visuale sulla Cresta dello Sterpara, che parzialmente percorreremo, rientrando poi nel bosco. Poco più avanti si attraversa un’altra e più vasta pietraia, ammirando anche in questo caso ampie visuali, e, rientrati nella faggeta, si incontra dopo pochi minuti un bivio. Si ignora subito il sentiero n° 725A, che scende a Lagdei, mentre al successivo bivio, situato a pochi metri di distanza, si trascura a destra la prosecuzione dello stesso percorso verso la Foce del Fosco. Si avanza comodamente per la storica mulattiera oltrepassando un rio, attraversando in seguito una terza pietraia. Si prosegue poi in lieve salita passando a fianco di un caratteristico roccione, avanzando successivamente in piano/leggera discesa. Con spostamento a sinistra ci si dirige verso un ramo del Torrente Parma, conosciuto come Rio di Monte Orsaro (la cui risalita fin nei pressi di Capanna Braiola è stata descritta in questo itinerario: Monte Marmagna e Monte Aquilotto: anello “inconsueto” da Lagdei), incontrando, appena dopo l’attraversamento di una diramazione del citato rio, un bivio. Si lascia a destra il percorso n° 727 e si prosegue a sinistra guadando subito il ramo del Torrente Parma, notando a sinistra il caratteristico Ponte Rotto (anch’esso, come la mulattiera che abbiamo percorso, di cui rappresenta la naturale continuazione, fu costruito su volere di Maria Luigia). Si effettua poi una risalita, immettendosi poco dopo nel percorso proveniente da Lagdei (n° 727), che si segue a destra. Si procede in piano/lieve salita in magnifico ambiente boschivo, sottopassando anche una linea elettrica, uscendo in seguito dal bosco in corrispondenza della ex-pista da sci. Si attraversa quest’ultima, sottopassando la vecchia seggiovia monoposto Lagdei-Lago Santo, rientrando appena dopo nella faggeta. Si prosegue in salita per ampio sentiero con sassi e massi, fino ad approdare nella morena del Lago Santo1520 m, dove, andando a destra, si raggiungerebbe in breve il Rifugio Mariotti, mentre per continuare il nostro itinerario dobbiamo andare a sinistra. Raggiunto il limite orientale del lago, si guada il Torrente Parma, per poi piegare subito a sinistra e contornare per poco un’area umida. Poi si piega a destra e si risale scomodamente, senza alcuna traccia, un pendio formato da massi, cespugli e vegetazione, fino ad immettersi in una pietraia. Si segue quest’ultima a destra passando di masso in masso, dirigendosi verso un caratteristico roccione che emerge dal bosco (sulla parete ovest del grosso blocco d’arenaria sono presenti alcune vie spittate), incontrando anche alcuni ometti. Prima del menzionato roccione, si piega a sinistra, assecondando in questo modo l’andamento della pietraia, in precedenza nord/sud, ora verso est. Si sale ripidamente, penetrando poi nel bosco e, dopo gli ultimi metri decisamente erti, si approda in una selletta situata lungo la dorsale dello Sterpara, dove si incontra un ometto. Qui giunti, si volta a sinistra immettendosi in una specie di solco, seguendo il quale si scende in una pietraia delimitata a sinistra dalla parete di un gendarme roccioso (il cui superamento diretto lungo il filo del suo spigolo meridionale è parte integrante della Via Alpinistica Roberto Fava). Si sale in obliquo, avvicinandosi alle rocce del gendarme roccioso, lambite le quali si piega a sinistra salendo ripidamente per grossi blocchi ed erba, fino a raggiunge nuovamente il filo della dorsale in corrispondenza di un masso. Da qui è vivamente consigliabile una digressione al fine di guadagnare la sommità del menzionato gendarme. Quindi, spostandosi a sinistra si risale con attenzione una liscia e decisamente esposta placchetta (spit), fino ad approdare sull’esigua sommità dello spuntone. Dopo la digressione, per la prosecuzione del nostro itinerario non resta altro che seguire la cresta verso nord, inoltrandosi subito nel bosco ed avanzando per un tratto in discesa. Scavalcato un poggetto si continua ad assecondare il filo della dorsale, fino ad arrivare nei pressi di un risalto più marcato, appena prima del quale si segue una traccia che evita a destra le sue rocce terminali (comunque facilmente superabili). Dalla sommità (notevole visuale del Lago Santo) risulta evidentissimo il prossimo risalto di cresta, quello più alpinistico – almeno per quello che concerne il percorso suggerito in questa sede che evidentemente vuole offrire una “versione” escursionistica alla menzionata Via Alpinistica Roberto Fava, che segue interamente, eccetto il primo risalto di cresta a ridosso della Sella dello Sterpara e l’ultima balza rocciosa che precede la terminazione settentrionale della dorsale, la cresta omonima. Quindi, dalla cima dell’altura, si prosegue lungo la boscosa dorsale, giungendo dopo alcuni minuti nei pressi del risalto in questione, aggirando a destra alcuni blocchi. Poi verso sinistra si arriva alla base dello spigolo sud dell’altura e si incomincia la sua risalita che avviene inizialmente per roccette con erba e massi (alcuni spit). Arrivati alla base del blocco sommitale (sosta a spit), lo si scala sfruttando una quasi verticale fenditura dotata di ottimi appoggi (II°, esposto). Dalla sommità del risalto (visuali grandiose), si aggira a destra un primo blocco, superando direttamente un secondo, oltre il quale si penetra in un intricato bosco di faggi dai particolari rami contorti. Dopo questo tratto in cui la vegetazione risulta fastidiosa, procedendo più comodamente, si aggira a destra un blocco roccioso e, rimontando sul filo della boscosa cresta, si supera direttamente un piccolo spuntone. Appena dopo si arriva alla base di un altro risalto – perlopiù nascosto del bosco e quindi non visibile dall’esterno – caratterizzato da una ripida fessura/camino. Si scala inizialmente, per i primi metri, la faccia destra del camino, poi, anziché proseguire sul suo fondo, ci si sposta un poco a destra e si continua direttamente per facili rocce (II°, nessun chiodoIl risalto in questione risulta incredibilmente “escluso” dalla più volte menzionata Via Alpinistica Roberto Fava. Inoltre, in alcune relazioni, si indica di scendere nel bosco appena dopo l’ultimo risalto di cresta spittato. Possibilità, a mio parere, senza alcun senso e oggettivamente pericolosa per la ripidezza del pendio!). Dal sommo della balza si aggira a destra un tratto con vegetazione invadente e, salendo per grossi blocchi, si riguadagna il filo della cresta, poco prima dell’altura che ne costituisce la sua terminazione settentrionale. Ci troviamo esattamente al sommo dell’ampio profilo boscoso che degrada verso nord in direzione dei Cancelli, che si incomincia a discendere comodamente, senza incontrare alcuna traccia o segnavia. Dopo alcuni minuti ci si inserisce nel “Sentiero delle Carbonaie” (CAI n° 723B), proprio nel momento in cui, dopo una sua netta svolta a destra, inizia ad attraversare e discendere il menzionato profilo boscoso. Si segue il suddetto sentiero a destra, iniziando poco dopo a perdere quota effettuando alcune svolte e tornanti. Spostandosi poi verso sinistra si penetra in un rimboschimento a conifere, incontrando, dopo una discesa, un bivio in corrispondenza di una selletta. Trascurato a sinistra il percorso n° 723C per Lagdei, andiamo a destra avanzando in direzione est, alternando discese a piazzole di carbonaie. Poi il tracciato svolta a sinistra, continuando a perdere quota, in alcuni punti piuttosto ripidamente, fino a svoltare nettamente a sinistra allargandosi ad ampia mulattiera. Si avanza verso ovest esattamente paralleli alla carrozzabile Cancelli-Lagoni, che a breve percorreremo, piegando poi a destra e scendendo con piccoli tornanti. Raggiunta la località Cancelli1236 m, si prosegue per ampia carrareccia in direzione Lagoni, avanzando inizialmente in lieve discesa. Più avanti si costeggia la recinzione della Riserva Guadine-Pradaccio, fino ad oltrepassare, tramite ponte, il Torrente Parma di Francia. Si inizia successivamente a guadagnare quota ai piedi dei ripidi pendii occidentali del Monte Roccabiasca, effettuando più in alto una netta svolta a destra. Poco dopo si presenta un bivio (fino all’anno scorso contrassegnato da un paletto con cartelli, attualmente divelto), situato a poca distanza dall’imbocco – o meglio continuazione – del sentiero n° 721 per la cima del Roccabiasca. Dal bivio si prende a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 721) che conduce dopo breve discesa ad una selletta situata su un crinale boscoso. Trascurata a sinistra un’ampia ma labile mulattiera, si prosegue a destra scendendo in breve in località Borello dello Sbirro1207 m, notando un mucchio di sassi che è ciò che rimane di un vecchio rifugio forestale. Da qui si presentano due possibilità: 1) continuare lungo il percorso segnato; 2) scendere al ramo del Torrente Parma di Badignana cercando si seguire – con grande sforzo intuitivo – il vecchio sentiero dei forestali. In questa sede si descrive – per quanto possibile vista l’incertezza del tracciato, cancellato per un buon tratto da una sciagurata operazione di esbosco effettuata in modo assolutamente irrispettoso del bellissimo ambiente boschivo che caratterizza tutta l’area in questione – la seconda possibilità. Quindi, dai resti del rifugio forestale si attraversa, con andamento in leggero obliquo a destra, tutto il rimboschimento a conifere in cui ci si trova, puntando ad un cartello venatorio che si dovrebbe intravvedere. Dopo aver attraversato un paio di ruscelli, si prosegue per ampia traccia per un tratto in lieve salita, giungendo in questo modo nei pressi del menzionato cartello venatorio. Poi il percorso conduce in un ripiano dove tende a perdersi, mentre di fronte a noi si nota il limite della sezione di bosco divelta per operazioni di esbosco. Ci si dirige verso l’area disboscata e raggiuntala, si piega a destra, notando appena dopo, volgendo lo sguardo a sinistra, una traccia d’esbosco. Quindi, anziché proseguire diritto per carraia (anche in questo caso tracciata per i mezzi d’esbosco), ci si sposta appunto a sinistra, proseguendo così per l’ampia traccia che sostituisce la vecchia mulattiera. Si avanza per la carraia che man mano che si procede si fa sempre più labile fino a scomparire del tutto. Quando il percorso si interrompe, dobbiamo continuare ad avanzare nel bosco, tenendosi più o meno in quota, fino ad arrivare in vista di una valletta. Da qui, considerando che il vecchio tracciato è più in basso rispetto al punto in cui siamo, pieghiamo a sinistra calandoci lungo il bordo della valletta, fino ad incontrare un pochissimo evidente bivio. Quest’ultimo rappresenta il punto in cui il percorso dei forestali svoltava a destra (senso di salita), allontanandosi in questo modo dalla valletta in cui ci traviamo, mentre un altro sentiero conduce al rio formante la valletta in questione, traccia che, subito dopo il guado, si perde completamente (tutto questo tratto richiede un ottimo intuito). Rimesso piede sul vecchio tracciato dei forestali (alcune traverse per lo scolo dell’acqua ci confermano di essere nel giusto percorso), si svolta poi a sinistra aggirando una costa boscosa. Si scende quindi verso un impluvio che, per traccia in questo tratto abbastanza marcata, si attraversa oltrepassando un primo solco, cui fa seguito subito dopo un secondo meno evidente. In corrispondenza di quest’ultimo si piega a destra e si scende in direzione di un ruscello, proseguendo poi tenendo quest’ultimo a sinistra (si nota poco più avanti alla nostra sinistra un masso a forma di becco). Ci troviamo esattamente in un ripiano boscoso delimitato a sinistra dal menzionato ruscello, mentre alla nostra destra il pendio degrada formando la faccia sinistra orografica dalla valletta di cui prima. Qui il sentiero si perde, perciò si procede senza traccia, o meglio ritrovando e perdendo segmenti del vecchio percorso, procedendo più o meno diritto, passando a fianco di alcuni massi, senza mai perdere di vista il più volte menzionato ruscello situato alla nostra sinistra. Con un po’ di fortuna, ma sarebbe più corretto parlare di intuito, nel momento in cui il pendio comincia a degradare andando a formare la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Torrente Parma di Badignana/Torrente Parma dei Lagoni, dovremmo recuperare il sentiero del forestali (riconoscibile per la traverse di scolo dell’acqua). Il tracciato, che man mano che si perde quota diviene più evidente, effettua alcuni tornanti, conducendo infine in una carraia, più o meno in corrispondenza di una sbarra. Andando a destra si raggiungerebbe in breve l’alveo del Torrente Parma di Badignana, molto suggestivo in questo tratto, noi invece andiamo a sinistra seguendo costantemente la bella strada forestale, ancora incredibilmente intatta dall’aggressione operata dai mezzi motorizzati. In circa 25 minuti di piacevole cammino dalla sbarra nei pressi del Torrente Parma di Badignana, si raggiunge un bivio dove ci si ricongiunge con il percorso segnato n° 721. Si prosegue lungo la carraia, svoltando poco dopo nettamente a sinistra, iniziando in questo modo l’aggiramento della dorsale boscosa che separa la valli formate rispettivamente dal Torrente Parma di Badignana/Torrente Parma dei Lagoni ad est, e dal Torrente Parma di Francia ad ovest. Ad un bivio si trascura a destra un’altra carraia, raggiungendo dopo un’ultima discesa il Ponte del Prolo, che attraversa l’appena menzionato Torrente Parma di Francia o delle Guadine (in realtà esistono due ponti affiancati: uno più recente e il vecchio, suggestivo ponte a schiena d’asino). Da qui si prosegue lungo la bella carrareccia, procedendo successivamente in lieve salita a fianco dei campi – alcuni dei quali coltivati a patate – della magnifica Piana del Prolo. Raggiunta un casa, che dalle fattezze del suo retro sembrerebbe essere un originario oratorio poi adibito ad abitazione, si svolta a sinistra ritornando poco dopo al Ponte del Cogno.

 

 

 

Tag: , ,

Monte Pelpi: anello da Montevaccà

101_0748 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo di Montevaccà 805 m

Dislivello: 950 m ca.

Durata complessiva: 5,15 h

Tempi parziali: Montevaccà-Monte Pelpi (2 h) ; Monte Pelpi-Masanti di Sopra (1,30 h) ; Masanti di Sopra-Nociveglia (1 h) ; Nociveglia-Montevaccà (45 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (utili, in un tratto, i bastoncini da trekking)

Ultima verifica: maggio 2019

Riferimento bibliografico: Andrea Greci – GUIDA AI SENTIERI DELL’APPENNINO PARMENSE, Val Taro e Val Ceno – Gazzetta di Parma 2011

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Borgo Val di Taro-Bedonia. Da quest’ultima località si imbocca la S.P. 359/R (indicazione per Bardi) e la si segue posteggiando l’auto nel parcheggio di Montevaccà, località distante 5 km da Bedonia

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendida escursione che si svolge a cavallo tra il versante Taro e Ceno del Monte Pelpi. La segnaletica è vetusta e sistemata in modo grossolano. In particolare è necessario, sia durante la salita quanto nel percorso di ritorno, prestare attenzione ad alcuni bivi non segnati che possono trarre in errore.

Da Montevaccà, avendo come riferimento la Trattoria Oppici, si segue a destra la Provinciale verso Bedonia per poche decine di metri, imboccando poi a sinistra (frecce segnaletiche dei percorsi CAI n° 829 e n° 825A) una carraia. Lasciatosi il paese alle spalle, si contorna inizialmente un bel campo, fino ad incontrare un evidente bivio da cui si prende a destra un’ampia traccia che effettua subito una svolta a destra. Si avanza in lieve salita giungendo in seguito nei pressi di una presa dell’acquedotto situata alla nostra destra. Poi il tracciato si restringe a sentiero, allargandosi nuovamente poco dopo, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Dopo una ripida salita all’interno di un’area di rado bosco, giunti in prossimità di un ruscello, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 825A), che si segue a destra. Si procede per bella mulattiera, inizialmente in lieve salita poi in leggera discesa, effettuando una curva a sinistra. Appena dopo una carraia che si immette nel nostro percorso da destra, si confluisce in un’ampia carrareccia, proveniente da Case Lavaio, che si segue a sinistra in salita (percorso CAI n°829). Si compie quasi subito un ampio tornante destrorso, procedendo poi comodamente in ambiente boschivo solitario, giungendo più avanti nei pressi di un’area disboscata. Si avanza contornando il suo margine inferiore, trascurando subito una traccia che si stacca a destra, proseguendo per il percorso principale che in ripida salita effettua un ampio tornante sinistrorso. Si continua per il bel tracciato senza possibilità di errore, tralasciando in seguito a destra una carraia che conduce in una radura, mentre alla nostra sinistra si nota appena dopo il bivio una fonte/abbeveratoio. Subito oltre quest’ultima si effettua un tornate sinistrorso, avanzando poi in sostenuta salita e, con progressivo spostamento a destra, si esce temporaneamente dal bosco in corrispondenza del margine sinistro della radura di Pian de l’Era. Si procede avendo quest’ultima a destra e un rimboschimento a conifere a sinistra, fino ad incontrare un bivio da cui si prende il percorso di destra (segnaletica assente). Si guadagna quota per bella mulattiera effettuando alcuni tornanti, raggiungendo in seguito una radura arbustiva dove il percorso diventa molto incerto (segnaletica assente). Al bivio che si presenta si va a sinistra, attraversando in questo modo la radura tenendosi nei pressi del suo margine sinistro, fino ad arrivare alla base di un ripidissimo pendio inizialmente prativo con arbusti, poi boscoso. Lo si risale direttamente e scomodamente per traccia incanalata, particolarmente ripida nella parte superiore appena prima di rientrare nel bosco (attenzione in caso di terreno bagnato; utili, come specificato nella scheda iniziale, i bastoncini da trekking). Poi ci si inserisce in un altro sentiero, proveniente da destra, che si segue a sinistra, affrontando appena dopo un’altra ripidissima e sostenuta salita che potrebbe risultare alquanto scivolosa in caso di terreno bagnato. Poco più in alto si esce dal bosco, avanzando lungo il margine superiore di una bella radura. Dopo una macchia boscosa si sbuca in un’altra radura, dove il percorso piega repentinamente a sinistra e sale piuttosto ripidamente. Inizia successivamente un obliquo ascendente per bellissime radure punteggiate da macchie di faggi. Per traccia sempre evidente ma priva di segnavia (ad un certo punto si attraversa una carraia trasversale) si guadagna costantemente quota, tenendosi nel versante Taro della dorsale W del Monte Pelpi, conosciuta come Costa Agucchia. Approdati sul crinale di quest’ultima, si scende per un breve tratto, notando a sinistra, in versante Ceno, un’ampia area disboscata e un sentiero, privo di segnaletica, che seguiremo al ritorno. Noi proseguiamo alla volta dell’evidente cima del Pelpi, assecondando la stupenda dorsale erbosa che, oltre a regalare visuali impareggiabili, offre nella stagione tardo primaverile splendide fioriture, in particolare di orchidee selvatiche. Avanzando a saliscendi si guadagna, non senza fatica, la quota più elevata del Monte Pelpi1495 m, deturpata da antenne e, spostandosi a destra, si raggiunge la vistosa croce di 27 m, situata su una quota leggermente più bassa rispetto a quella principale. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che ci circonda, ritorniamo al bivio incontrato sulla Costa Agucchia, proprio in corrispondenza della menzionata area disboscata. Si prende a destra un sentiero che procede a mezza costa, trascurando a destra tracce di esbosco, fino a virare a destra dirigendosi e raggiungendo il dorso di una costa. Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra una carraia in discesa e si prosegue diritto (segnavia sbiadito del percorso CAI n° 825) per sentiero che poco dopo si inoltra nel bosco. Si perde quota, a volte piuttosto ripidamente, per traccia quasi sempre ben incavata, facendo attenzione, ad un bivio poco evidente, a prendere il sentiero di destra (segnavia sbiadito). Più in basso ci si immette in una mulattiera che si segue a sinistra (segnavia), uscendo successivamente dal bosco nell’ambito di radure arbustive. Il percorso poco più avanti vira nettamente a destra e prosegue in direzione E/NE, attraversando le radure con arbusti della località Pian da Jassa. Rientrati nella vegetazione, si piega a sinistra innestandosi prima in una traccia più ampia, confluendo poi, dopo una discesa, in una carrareccia (segnavia e frecce segnaletiche in corrispondenza dell’innesto). Si segue quest’ultima a sinistra in leggera discesa effettuando alcuni tornanti, transitando più in basso a fianco di una presa dell’acquedotto. Si continua a perdere lentamente quota per l’ampio tracciato compiendo altri tornanti, giungendo in seguito nei pressi di una recinzione con ampio spiazzo adiacente. Si prosegue sempre per la comoda carrareccia effettuando ulteriori tornanti (in corrispondenza di un tornante destrorso si ignora a sinistra una carraia), incontrando e sottopassando più volte una linea elettrica. Più in basso si transita a fianco di spettacolari lastre rocciose, raggiungendo poco più avanti una sbarra, congiungendosi appena dopo con un’altra carrareccia, ormai alle porte del borgo di Masanti di Sopra783 m. Entrati nel centro di quest’ultimo, si prosegue a sinistra per stradello che conduce fuori dal paese, attraversando successivamente la piccola frazione di Fereto. Si penetra poi nel bosco seguendo un’ampia mulattiera, ignorando, ad primo un bivio, una carraia che si stacca a sinistra e, appena dopo, un sentiero che si stacca nella stessa direzione, contrassegnato da bolli rossi. Si continua in leggera discesa, oltrepassando poco dopo un ruscello, incontrando successivamente un bivio dal quale, immettendosi in un’ampia traccia, la si segue a sinistra in salita (segnavia). Si guadagna quota in leggera/moderata pendenza, attraversando un ruscello ed ignorando tracce laterali secondarie, tenendo sempre il percorso più battuto (segnavia latitanti). Più avanti si raggiunge un bivio con carraia a sinistra chiusa da una catena, da cui si prosegue diritto per la storica mulattiera: si tratta infatti, con grande probabilità, di un vecchio tracciato utilizzato dai valligiani come arteria di collegamento tra le varie frazioni della Val Ceno – tra cui l’appena visitato Masanti – con Nociveglia e il valico di Montevaccà. Al successivo bivio si trascura a sinistra un’altra traccia e si continua a destra per il percorso principale che, avanzando in lieve discesa, si restringe per un tratto a sentiero, per poi allargarsi successivamente. Si riprende quindi a salire, incontrando (finalmente!), sul tronco di un albero alla nostra destra, uno sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso (CAI n° 825A). Poco più in alto si attraversa un un primo ruscello, cui fa seguito poco dopo un secondo, continuando poi a procedere in salita ed effettuando in seguito una svolta a sinistra. Si prosegue per il percorso principale, avanzando in lieve discesa tra radure arbustive e in seguito tra folta vegetazione all’interno di un rado bosco. Subito dopo un segnavia alla nostra sinistra, ci si immette in una carraia che si segue a destra solo per poco. Infatti, appena prima di una sua netta svolta a destra, la si abbandona per sentiero a sinistra (segnavia disposto più avanti sul tronco di un albero divelto). Si avanza per il sentiero attraversando un ruscello, oltre il quale il tracciato si amplia e conduce a varcare un secondo corso d’acqua. Poi si procede in lieve salita lungo la vecchia e suggestiva mulattiera (su un sasso con muschio in basso a sinistra si nota uno sbiadito segnavia con la numerazione del percorso) e, dopo un tratto in moderata pendenza, si effettua una curva a sinistra, immettendosi successivamente in un’ampia traccia che si segue a destra in discesa. Dopo l’attraversamento di un ruscello asciutto, si avanza in salita costeggiando un recinzione con filo spinato, notando poco dopo, sul tronco di un albero alla nostra destra, un altro segnavia. Si continua per la magnifica mulattiera con andamento pianeggiante, incontrando altri due segnavia, disposti l’uno dopo l’altro, trascurando, appena dopo il secondo segnavia, una traccia che si immette da destra. Più avanti il tracciato si restringe a sentiero invaso dalla vegetazione, allargandosi successivamente ad ampia mulattiera e procedendo in salita all’intero di un’area di bosco rado. Con andamento in piano/leggera discesa si arriva ad un ruscello asciutto che si varca, riprendendo appena dopo a salire, anche in moderata pendenza, fino ad immettersi in una carraia che si segue a destra. Giunti nel margine superiore di un campo (bel colpo d’occhio sul Monte Penna) ed in vista del campanile della chiesa di Nociveglia, si trascura a sinistra un’ampia traccia in salita e si prosegue per il percorso principale che procede in discesa. Dopo un tratto in salita si entra nel paese di Nociveglia874 m, dirigendosi, al bivio iniziale, a sinistra verso la chiesa, andando poi a destra al successivo bivio situato in prossimità della facciata dell’edificio. Si attraversa tutto il suggestivo borgo, continuando poi per carraia che effettua una curva a sinistra. Appena dopo quest’ultima, ad un bivio, si prende la traccia di destra (segnavia), guadagnando quota per carraia inerbita. Si penetra successivamente nel bosco, procedendo sempre in salita e forse transitando nei pressi del luogo dove anticamente sorgeva un castello. Dopo un tratto in lieve discesa a fianco di radure, si oltrepassa un ruscello, rientrando poi nel bosco. Si procede per il bel tracciato in lieve salita, ammirando vecchi muretti a secco che ci fanno intuire la sua storicità e importanza, fino a valicare una costa, oltre la quale si avanza in discesa. Dopo un tratto in cui il percorso potrebbe risultare alquanto fangoso, poiché asseconda un corso d’acqua, si ritorna al bivio incontrato all’inizio dell’escursione con la traccia contrassegnata n° 829. Seguendo quest’ultima si fa ritorno a Montevaccà, concludendo così questa spettacolare e completa escursione.

 

 

Tag: , , ,

Il Monte Aguzzo da Sivizzo

101_0657 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Sivizzo 822 m

Dislivello: 530 m ca.

Durata complessiva: 2,45 h

Tempi parziali: Sivizzo-Grammatica-Passo della Sisa (1,10 h) ; Passo della Sisa-Monte Aguzzo (30 min) ; Monte Aguzzo-Sivizzo (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Da quest’ultima località si prende la S.P. 75, diretta al Passo del Ticchiano e a Monchio delle Corti, raggiungendo dopo 2 km il paese di Sivizzo, dove si parcheggia l’auto (scarse possibilità di parcheggio).

mapwww.openstreetmap.org   (Nel tratto evidenziato color arancio il percorso è puramente indicativo)                                               

 

Descrizione dell’itinerario

La Val Bratica senza dubbio è una delle più belle aree dell’Appennino parmense e tra i luoghi montani più suggestivi e intatti dell’intero Appennino emiliano. Vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio “stranianti” e contemplativi, valori sempre più rari e preziosi in un’ottica di sfruttamento turistico e/o agonistico della montagna. La segnaletica CAI è assente in quasi tutta la valle (e in quei pochi sentieri in cui teoricamente dovrebbe essere presente, eccetto la seconda sezione del sentiero n° 737 per in Monte Navert, risulta ormai quasi del tutto irreperibile), ma non se ne sente la mancanza. Certo è – in riferimento a quanto detto – che viene spontaneo chiedersi il motivo di questo imbarazzante disinteressamento, visto che le attrattive ambientali e storiche offerte dai luoghi in questione hanno pochi eguali in tutto il vasto settore montuoso parmense. Il percorso proposto è semplicemente stupendo, in primo luogo per la bellezza delle zone attraversate, inoltre perché durante la salita si avrà l’onore di seguire una vecchia mulattiera (che unisce Grammatica al Passo della Sisa) ancora incredibilmente intatta dalla distruzione operata dai mezzi motorizzati. L’itinerario proposto costituisce una variante più breve, ma altrettanto suggestiva, di un altro anello effettuato dall’autore della relazione nel giugno del 2016: Monte Aguzzo: anello da Sivizzo.

Si esce dal paese di Sivizzo procedendo in direzione di Grammatica, giungendo dopo alcuni minuti in corrispondenza di un pendio aperto con vegetazione (si tratta di una vecchia frana) dove a destra si stacca una carraia. La imbocchiamo avanzando in ripida salita paralleli ad un ruscello, svoltando poco dopo a sinistra. Si sale molto ripidamente per l’ampia traccia, incontrando subito un bivio dal quale si prende il percorso di sinistra (si tratta con grande probabilità di una vecchia mulattiera che collegava la frazione di Sivizzo al paese di Grammatica). Il tracciato, che si restringe per un tratto a sentiero, contorna il margine inferiore di un campo, avanzando in lieve salita e pianeggiando. Dopo aver oltrepassato un ruscello e un solco asciutto, si presenta un bivio da cui occorre prendere la traccia di sinistra. Quest’ultima, all’inizio non particolarmente marcata, procede per un tratto in leggera discesa, ampliandosi, oltre l’attraversamento di un ruscello, a carraia. Si prosegue per lo storico tracciato (rami e tronchi che sbarrano il percorso e alcuni tratti piuttosto infrascati denotano la nulla frequentazione di questa mulattiera, designata nel corso degli anni ad essere inglobata dalla vegetazione) fino a raggiungere il palo in legno di una vecchia linea elettrica, da cui, al bivio che si presenta, si prende la traccia di destra, assecondando in questo modo la palificazione. Si prosegue per la magnifica mulattiera ammirando a destra suggestivi e vecchi muretti a secco che ci fanno intuire la storicità del percorso che stiamo seguendo. Dopo aver sottopassato la linea elettrica di prima si costeggia il margine di una bella radura (si ignora una traccia che si stacca a sinistra), ammirando una bella visuale sulla Val Bratica (in lontananza si notano le case del paese di Grammatica che dovremo raggiungere). Si prosegue per l’ampia mulattiera in ambiente boschivo molto interessante con andamento pianeggiante e in lieve salita. Ammirando altri suggestivi muretti a secco che delimitano campi e radure situate alla nostra destra, si procede uscendo in seguito dal bosco, sottopassando subito un’altra linea elettrica. Appena dopo un ometto alla nostra destra, si stacca a sinistra una traccia in discesa che, se presa, condurrebbe alla sottostante Provinciale. Noi continuiamo per il vecchio tracciato, trascurando a sinistra, poco più avanti, un’altra traccia in discesa (a destra paletto in legno con segno di vernice blu). Si procede poi in leggera discesa, raggiungendo infine una costa franosa da cui si scende alla sottostante strada asfaltata che si segue a destra. In meno di 10 minuti si raggiungono le prime case del paese di Grammatica1019 m, il cui centro vero e proprio non attraverseremo. Appena dopo una netta svolta a destra della strada, in corrispondenza di una casa, si stacca a destra una carraia che ignoriamo, mentre imbocchiamo l’ampia traccia che si diparte dopo pochi metri. Si avanza inizialmente a fianco di strati di argilliti, per poi contornare dall’alto un bel campo situato alla nostra destra. Stiamo percorrendo un vecchio tracciato che ebbe in passato una certa importanza, in quanto percorso di accesso per i valligiani al Passo della Sisa, strategico valico di crinale. Si guadagna quota per la mulattiera, notando a terra ciò che rimane del selciato originario, in lineare e moderata salita, raggiungendo poco più in alto il margine superiore del pendio che fa da sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio del Canalaccio. Si prosegue lungo il magnifico tracciato (altri tratti con il selciato originario), che, rispetto l’ampiezza originaria, si è notevolmente ridotto, avanzando con andamento lineare interrotto da qualche piccola svolta. Più avanti la mulattiera si amplia a carraia, riprendendo forse le dimensioni di una volta, oppure, come è probabile, allargata successivamente (sono talvolta presenti segnavia di color arancio sui tronchi degli alberi). Più in alto si esce in una piccola radura arbustiva (a sinistra notiamo dei lacerti di un vecchio muretto a secco) incontrando anche un ometto che ci conferma di essere nel giusto percorso, comunque sempre evidente e marcato. Rientrati nella vegetazione, si prosegue per la mulattiera che più avanti, all’interno di un bosco ad alto fusto, effettua una netta svolta a sinistra determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Si avanza infatti verso SW, con andamento pianeggiante o in lieve salita, ai lati di belle radure arbustive. Raggiunto un ampio valico di crinale, il Passo della Sisa 1211 m, si prende a destra un ripido sentiero che effettua poco dopo una svolta a sinistra, conducendo in questo modo sul filo dell’ampia e boscosa dorsale Bratica/Parma. Si asseconda quest’ultima lungamente per ampia traccia, avanzando perlopiù in lieve salita e pianeggiando, con qualche tratto in discesa. Poi, piegando a sinistra e scendendo con maggiore decisione per un breve tratto, si giunge nei pressi del sommo di uno spettacolare pendio di marne e arenarie, ammirando un notevole colpo d’occhio sull’Alta Val Parma. Il sentiero piega a destra e porta a guadagnare quota in ripida salita, inizialmente ancora nel bosco, poi uscendone. Si effettua successivamente uno spettacolare obliquo ascendente in cui, per traccia in un tratto piuttosto scoscesa, si tagliano ripidi pendii di marne e arenarie. Giunti in corrispondenza del margine W della dorsale, si sale puntando al caratteristico palo in ferro (residuo di una stazione radio della Seconda Guerra Mondiale) che segna la sommità del Monte Aguzzo1324 m (la cime è spostata leggermente a destra rispetto al sentiero di crinale). Dopo una meritata sosta sull’altamente panoramica sommità di questo monte, si continua lungo la traccia principale che, all’interno del bosco, inizia a scendere effettuando alcune piccole svolte. Dopo una discesa ripida e scivolosa per sentiero insolcato, ci si immette in una traccia che, seguita a destra, conduce appena dopo in una selletta di crinale. Da qui, abbandonando il percorso che scende diritto – e che condurrebbe ugualmente a Sivizzo – si continua ad assecondare la dorsale spartiacque per marcato sentiero che procede per un tratto in salita. Sfiorata la sommità dell’ultima quota della dorsale Bratica/Parma, si riprende a scendere per traccia quasi sempre ben incavata (in un breve tratto il percorso si biforca per poi riunirsi poco più avanti). Si continua a scendere tenendosi alla sinistra della dorsale spartiacque, procedendo in versante Parma, riprendendo più avanti il filo del boscoso crinale. In seguito si esce improvvisamente dal bosco in un’ampia area disboscata, sottopassando subito una linea elettrica, perdendo poi quota per ripida carraia. Più in basso il tracciato effettua una netta svolta a destra: proprio in corrispondenza della curva, spostandosi a sinistra e scendendo per pochi metri, ci si trova proprio sul margine superiore dell’ampia frana di Corniglio, da cui, oltre che una notevole visuale panoramica, è possibile ammirare delle curiose conformazioni create dagli smottamenti della frana in questione. Ripreso in percorso principale, si perde quota effettuando alcuni tornanti all’interno di un’area disboscata, ignorando più in basso, in corrispondenza di una netta svolta a destra e della linea elettrica che si sottopassa per una seconda volta, una traccia che si stacca a sinistra. Si continua a scendere per l’ampia traccia compiendo altre svolte e tornanti, fino a raggiungere il margine inferiore dell’area disboscata, rientrando appena dopo nel bosco. Si prosegue per la carraia, tralasciando, appena prima di una svolta a destra, una traccia a sinistra, procedendo poi a fianco di alcune belle radure. Dopo aver oltrepassato un ruscello, si presenta un bivio da cui si prosegue a sinistra/diritto, ignorando a destra una carraia che sale in direzione della dorsale Bratica/Parma. Si continua a perdere quota per la bella carrareccia, transitando nei pressi di idilliaci campi e radure e, raggiunto l’ennesimo bivio, si tralascia a sinistra un’ampia traccia in salita (freccia segnaletica rosso/blu). Si scende poi costeggiando un’altra magnifica radura, situata alla nostra sinistra, mentre sulla destra si nota una fonte/abbeveratoio. Poco dopo si ignora a destra una traccia che scende verso il fondo della valletta in cui ci troviamo e si prosegue uscendo successivamente dal bosco. Si scende ammirando ampie visuali, svoltando poi a sinistra e trascurando una carraia  che si stacca in questa direzione proprio in corrispondenza della svolta. Successivamente si perde quota per ripido stradello cementato costeggiando una proprietà, fino a mettere piede nella Provinciale per Monchio in corrispondenza delle ultime case del paese di Sivizzo.

 

 

 

Tag: , , , ,

Il Monte Molinatico dal Passo della Cisa

101_0574 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo della Cisa 1042 m

Dislivello: 770 m ca.

Durata complessiva: 5,20 h

Tempi parziali: Passo della Cisa-Lago Martino (2,10 h) ; Lago Martino-Monte Molinatico (1 h) ; Monte Molinatico-Monte Pelata-Monte Grotta Mora-Passo della Cisa (2,10 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Berceto-Passo della Cisa

img20190408_09022439 (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione molto bella su sentieri, eccetto per un breve tratto, ben segnati ed evidenti. Nella prima parte, con lungo percorso perlopiù pianeggiante, si procede all’interno di splendide faggete in ambiente molto suggestivo e solitario. Raggiunto il pittoresco Lago Martino ed inseritosi più avanti nel sentiero proveniente dallo Chalet del Molinatico, lo si segue raggiungendo la dorsale spartiacque e quindi la sommità del menzionato monte. La discesa avviene lungo il crinale orientale della montagna, di grande interesse panoramico e naturalistico, la cui percorrenza implica lo scavalcamento di due interessanti cime.

Dal Santuario della Madonna della Grazia si oltrepassa la Porta Toscana della Via Francigena e si prosegue lungo il tracciato di quest’ultima che inizialmente coincide con il percorso di crinale (00). Dopo 15 minuti di comodo cammino si raggiunge un bivio dal quale la Via Francigena vira a sinistra abbandonando in questo modo la dorsale spartiacque. Noi proseguiamo alla volta del Monte Molinatico avanzando per bella mulattiera, andando a sinistra al primo bivio che si incontra. Dopo l’attraversamento di un ruscello e una svolta a destra, si procede all’interno di un’area di bosco rado e, al bivio che si presenta, si prosegue a destra. Al bivio successivo si continua a sinistra (segnavia), effettuando poi un tornante destrorso e transitando in un’area caratterizzata da grossi massi. Dopo una ripida salita si giunge in una zona soggetta ad operazioni di esbosco, dove, ad un bivio, si prosegue diritto per mulattiera che permette di tagliare un tornante della carraia in cui ci troviamo. Rimesso piede su di essa (si ignora a destra un’altra carraia) la si segue fino a raggiungere un rifugio della Guardia Forestale a quota 1210 m. Si prosegue per sentiero che procede in lieve e moderata pendenza verso NW, oltrepassando in seguito un ruscello. Appena dopo quest’ultimo si attraversa un altro rio asciutto e si passa a fianco di un caratteristico masso che precede di pochissimo un bivio (indicazioni). Da qui abbandoniamo il percorso di crinale (da cui torneremo) e prendiamo a destra una diramazione del sentiero precedente che conduce al Termine del Gatto e al vicino valico sulla dorsale Manubiola/Cogena. Si avanza in piano/leggera discesa in ambiente boschivo di rara bellezza, caratterizzato da pietraie e stupendi esemplari di faggio. Dopo alcuni minuti di cammino si approda al menzionato valico di crinale da cui, andando a sinistra (indicazioni), si raggiunge lo storico Termine del Gatto, antico cippo confinario che dovrebbe risalire alla metà del XVI secolo. Dopo questa breve digressione, ritornati alla sella di prima, si imbocca a sinistra il percorso n° 837A in direzione del Rio delle Arole, sconfinando in questo modo in versante Cogena/Taro. Si segue lungamente questo sentiero (appena dopo il bivio si ignora a destra un percorso segnato con frecce gialle) con andamento in piano/leggera discesa in magnifico e solitario ambiente boschivo, caratterizzato da notevoli esemplari di faggio, ruscelli e massi. Dopo aver attraversato un suggestivo rio la traccia si amplia e conduce sotto ad un’area con massi (fontana), procedendo poi con andamento pianeggiante e in lieve discesa. Più avanti si penetra e si attraversa una valletta sconvolta da frane e, proseguendo lungo il percorso principale, si raggiunge un primo bivio dove si ignora a sinistra un sentiero non segnato per il crinale del Molinatico. Andando diritto ad un secondo bivio, si giunge più avanti in corrispondenza di un’area disboscata dove, dopo aver attraversato un ruscello, si piega a destra oltrepassando subito un altro piccolo corso d’acqua. Rientrati nella faggeta si valica una costa boscosa, oltre la quale si scende all’interno di una valletta. Dopo una breve salita si piega a sinistra e si prosegue per traccia non molto evidente assecondando i numerosi segnavia sugli alberi. Si guada successivamente il Rio delle Arole, inserendosi appena dopo in un’ampia traccia (n° 839A) che si segue a sinistra in direzione del Lago Martino. Si avanza in costante salita ignorando a destra un sentiero per lo Chalet, oltrepassando poco più avanti un paio di ruscelli. Appena dopo il secondo si abbandona la carraia su cui stiamo camminando per proseguire per ampia traccia a destra (segnavia). Si guadagna quota in moderata pendenza innestandosi poco più più avanti in un’altra traccia che si segue a destra (indicazioni). Quando il percorso pianeggia, si prende a destra (frecce segnaletiche) un sentiero che appena dopo conduce in un piccolo ripiano boscoso che si attraversa. Si sale ancora per poco fino a sbucare in corrispondenza della sponda settentrionale del suggestivo Lago Martino, 1367 m. Da qui si prosegue lungamente per comoda mulattiera (n° 839) perlopiù in piano con qualche breve tratto in discesa. Giunti in corrispondenza di una radura, il percorso effettua una netta svolta a sinistra (a destra si nota un tavolo con panche). Appena dopo la svolta si abbandona l’ampia traccia, che scende verso lo Chalet, e si prende a sinistra un sentiero contrassegnato da sbiaditi segnavia bianco-rossi, assente nelle mappe (almeno in quella utilizzata da sottoscritto). Con costante andamento in piano a mezza costa si tagliano ripidi pendii boschivi per traccia che più avanti si restringe notevolmente. Passando sotto grossi massi in ambiente spettacolare, transitando anche nei pressi di una piazzola di carbonaia, si prosegue in costante direzione SW. Raggiunto un incrocio, si continua diritto fino ad incontrare un’insegna in legno con scritto Prato del Cucù di Sopra. Appena dopo ci si innesta nel percorso proveniente dallo Chalet (n° 839B) che si segue a sinistra verso la dorsale del Molinatico. Si guadagna quota per ripida mulattiera, giungendo dopo una svolta a sinistra ad una zona di bosco meno ripida dove il percorso si fa incerto. Si prosegue diritto (delle due tracce tenere quella di sinistra) per poi svoltare nettamente a destra ed effettuare un ben ripido obliquo ascendente. Virando poi a sinistra e dopo un’ultima salita si mette piede nell’erboso crinale divisorio dove ci si innesta nel percorso n°00. Lo si segue a sinistra, penetrando dopo la prima radura in un bellissimo bosco di contorti faggi, da cui se ne esce poco dopo. Si continua lungo l’ampia dorsale costeggiando altre macchie di bosco e, dopo un’ultima salita, si guadagna la sommità del Monte Molinatico1549 m, purtroppo alquanto deturpata da numerose antenne e ripetitori. Dopo una meritata sosta si prosegue lungo il percorso di crinale (n° 00) in direzione del Passo della Cisa, ammirando, lungo il piacevole e rilassante cammino, notevoli visuali panoramiche. Più in basso ci si inserisce in una carraia, proveniente dalla cima, che si abbandona subito in corrispondenza di un suo tornante destrorso. Si continua a perdere quota lungo il magnifico sentiero 00 seguendo fedelmente il crinale divisorio in ambiente davvero suggestivo. Dopo una discesa un po’ più ripida all’interno di una fascia boscosa, radure e altre macchie di bosco si incontra un bel cippo confinario del 1828. Appena dopo quest’ultimo si presenta un bivio da cui si continua diritto ignorando a sinistra una traccia che conduce al Lago Martino. Dopo una piccola radura si prosegue per il crinale boscoso con andamento perlopiù pianeggiante, ammirando notevoli esemplari di faggio. Giunti ad una selletta con cippo confinario si ignora a sinistra una traccia e si prosegue lungo la dorsale ora in salita. Poco più in alto si oltrepassa la Rocca o Bocca di Malzapello, continuando poi lungo il percorso principale che nel successivo tratto offre bellissime visuali panoramiche in un ambiente suggestivo e intatto. Si inizia quindi la risalita della dorsale occidentale del Monte Pelata, affrontando subito un ripido strappo. Dopo un tratto meno erto si riprende a salire ripidamente sempre per crinale al sommo di pendii erbosi e nei pressi del limite superiore della faggeta. Guadagnata la panoramica sommità, 1428 m, si scende per ampio crinale boscoso fino a raggiungere una selletta con cippo confinario. Da qui si ricomincia a salire, all’inizio piuttosto ripidamente, per poi procede in piano all’interno di una splendida faggeta. Poco dopo si incomincia la salita finale per la sommità del Monte Grotta Mora, che poi il sentiero segnato evita a destra. Noi invece, raggiunto un cippo confinario, proseguiamo ripidamente lungo il filo della dorsale boscosa, fino a guadagnare la bellissima cima, 1419 m, che a sua volta costituisce il culmine di una dorsale che degrada in versante Cogena/Taro. Dalla sommità si scende verso est, passando inizialmente a fianco di un magnifico esemplare di faggio, per poi virare a destra fino a ricongiungersi con il percorso segnato. Si prosegue per il crinale boscoso affrontando un’altra lieve contropendenza, raggiungendo in seguito una sella (indicazioni) da cui si stacca a destra una traccia che si ignora. Si prosegue lungo la dorsale boscosa, o mantenendosi nei suoi pressi, fino a mettere piede in un’altra selletta, da cui il percorso segnato vira a sinistra cambiando repentinamente direzione. Dopo una prima breve discesa si prosegue pianeggiando e in lieve salita passando a fianco di un rimboschimento a conifere. Si continua perlopiù in salita, anche se leggera, attraversando alcuni ruscelli, raggiungendo, dopo aver varcato un rio asciutto, il bivio incontrato all’andata con il sentiero che conduce al Termine del Gatto. Seguendo a ritroso il percorso fatto in salita si rientra al Passo della Cisa.

 

 

 

 

Tag: , , , ,