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Archivi categoria: Escursionismo

Il Monte Molinatico dal Passo della Cisa

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Cisa 1042 m

Dislivello: 770 m ca.

Durata complessiva: 5,20 h

Tempi parziali: Passo della Cisa-Lago Martino (2,10 h) ; Lago Martino-Monte Molinatico (1 h) ; Monte Molinatico-Monte Pelata-Monte Grotta Mora-Passo della Cisa (2,10 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Berceto-Passo della Cisa

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Descrizione dell’itinerario

Escursione molto bella su sentieri – eccetto per un breve tratto – ben segnati ed evidenti. Nella prima parte, con lungo percorso perlopiù pianeggiante, si procede all’interno di splendide faggete in ambiente molto suggestivo e solitario. Raggiunto il pittoresco Lago Martino ed inseritosi più avanti nel sentiero proveniente dallo Chalet del Molinatico, lo si segue raggiungendo la dorsale spartiacque e quindi la sommità del menzionato monte. La discesa avviene lungo il crinale orientale della montagna, di grande interesse panoramico e naturalistico, la cui percorrenza implica lo scavalcamento di due interessanti cime.

Dal Santuario della Madonna della Grazia si oltrepassa la Porta Toscana della Via Francigena e si prosegue lungo il tracciato di quest’ultima che inizialmente coincide con il percorso di crinale (00). Dopo 15 minuti di comodo cammino si raggiunge un bivio dal quale la Via Francigena vira a sinistra abbandonando in questo modo la dorsale spartiacque. Noi proseguiamo alla volta del Monte Molinatico avanzando per bella mulattiera, andando a sinistra al primo bivio che si incontra. Dopo l’attraversamento di un ruscello e una svolta a destra, si procede all’interno di un’area di bosco rado e, al bivio che si presenta, si prosegue a destra. Al bivio successivo si continua a sinistra (segnavia), effettuando poi un tornante destrorso e transitando in un’area caratterizzata da grossi massi. Dopo una ripida salita si giunge in una zona soggetta ad operazioni di esbosco, dove, ad un bivio, si prosegue diritto per mulattiera che permette di tagliare un tornante della carraia in cui ci troviamo. Rimesso piede su di essa (si ignora a destra un’altra carraia) la si segue fino a raggiungere un rifugio della Guardia Forestale a quota 1210 m. Si prosegue per sentiero che procede in lieve e moderata pendenza verso NW, oltrepassando in seguito un ruscello. Appena dopo quest’ultimo si attraversa un altro rio asciutto e si passa a fianco di un caratteristico masso che precede di pochissimo un bivio (indicazioni). Da qui abbandoniamo il percorso di crinale (da cui torneremo) e prendiamo a destra una diramazione del sentiero precedente che conduce al Termine del Gatto e al vicino valico sulla dorsale Manubiola/Cogena. Si avanza in piano/leggera discesa in ambiente boschivo di rara bellezza, caratterizzato da pietraie e stupendi esemplari di faggio. Dopo alcuni minuti di cammino si approda al menzionato valico di crinale da cui, andando a sinistra (indicazioni), si raggiunge lo storico Termine del Gatto, antico cippo confinario che dovrebbe risalire alla metà del XVI secolo. Dopo questa breve digressione, ritornati alla sella di prima, si imbocca a sinistra il percorso n° 837A in direzione del Rio delle Arole, sconfinando in questo modo in versante Cogena/Taro. Si segue lungamente questo sentiero (appena dopo il bivio si ignora a destra un percorso segnato con frecce gialle) con andamento in piano/leggera discesa in magnifico e solitario ambiente boschivo, caratterizzato da notevoli esemplari di faggio, ruscelli e massi. Dopo aver attraversato un suggestivo rio la traccia si amplia e conduce sotto ad un’area con massi (fontana), procedendo poi con andamento pianeggiante e in lieve discesa. Più avanti si penetra e si attraversa una valletta sconvolta da frane e, proseguendo lungo il percorso principale, si raggiunge un primo bivio dove si ignora sinistra un sentiero non segnato per il crinale del Molinatico. Andando diritto ad un secondo bivio, si giunge più avanti in corrispondenza di un’area disboscata dove, dopo aver attraversato un ruscello, si piega a destra oltrepassando subito un altro piccolo corso d’acqua. Rientrati nella faggeta si valica una costa boscosa, oltre la quale si scende all’interno di una valletta. Dopo una breve salita si piega a sinistra e si prosegue per traccia non molto evidente assecondando i numerosi segnavia sugli alberi. Si guada successivamente il Rio delle Arole, inserendosi appena dopo in un’ampia traccia (n° 839A) che si segue a sinistra in direzione del Lago Martino. Si avanza in costante salita, ignorando a destra un sentiero per lo Chalet, oltrepassando poco più avanti un paio di ruscelli. Appena dopo il secondo si abbandona la carraia su cui stiamo camminando per proseguire per ampia traccia a destra (segnavia). Si guadagna quota in moderata pendenza innestandosi poco più più avanti in un’altra traccia che si segue a destra (indicazioni). Quando il percorso pianeggia, si prende a destra (frecce segnaletiche) un sentiero che appena dopo conduce in un piccolo ripiano boscoso che si attraversa. Si sale ancora per poco fino a sbucare in corrispondenza della sponda settentrionale del suggestivo Lago Martino, 1367 m. Da qui si prosegue lungamente per comoda mulattiera (n° 839) perlopiù in piano con qualche breve tratto in discesa. Giunti in corrispondenza di una radura il percorso effettua una netta svolta a sinistra (a destra si nota un tavolo con panche). Appena dopo la svolta si abbandona l’ampia traccia, che scende verso lo Chalet, e si prende a sinistra un sentiero contrassegnato da sbiaditi segnavia bianco-rossi, assente nelle mappe (almeno in quella utilizzata da sottoscritto). Con costante andamento in piano a mezza costa si tagliano ripidi pendii boschivi per traccia che più avanti si restringe notevolmente. Passando sotto grossi massi in ambiente spettacolare, transitando anche nei pressi di una piazzola di carbonaia, si prosegue in costante direzione SW. Raggiunto un incrocio, si continua diritto fino ad incontrare un’insegna in legno con scritto Prato del Cucù di Sopra. Appena dopo ci si innesta nel percorso proveniente dallo Chalet (n° 839B) che si segue a sinistra verso la dorsale del Molinatico. Si guadagna quota per ripida mulattiera, giungendo dopo una svolta a sinistra ad una zona di bosco meno ripida dove il percorso si fa incerto. Si prosegue diritto (delle due tracce tenere quella di sinistra) per poi svoltare nettamente a destra ed effettuare un ben ripido obliquo ascendente. Virando poi a sinistra e dopo un’ultima salita si mette piede nell’erboso crinale divisorio dove ci si innesta nel percorso n°00. Lo si segue a sinistra, penetrando dopo la prima radura in un bellissimo bosco di contorti faggi, da cui se ne esce poco dopo. Si continua lungo l’ampia dorsale costeggiando altre macchie di bosco e, dopo un’ultima salita, si guadagna la sommità del Monte Molinatico1549 m, purtroppo alquanto deturpata da numerose antenne e ripetitori. Dopo una meritata sosta si prosegue lungo il percorso di crinale (n° 00) in direzione del Passo della Cisa, ammirando notevoli visuali panoramiche. Più in basso ci si inserisce in una carraia, proveniente dalla cima, che si abbandona subito in corrispondenza di un suo tornante destrorso. Si continua a perdere quota lungo il magnifico sentiero 00 seguendo fedelmente il crinale divisorio in ambiente davvero suggestivo. Dopo una discesa un po’ più ripida all’interno di una fascia boscosa, radure e altre macchie di bosco si incontra un bel cippo confinario del 1828. Appena dopo quest’ultimo si presenta un bivio da cui si continua diritto ignorando a sinistra una traccia che conduce al Lago Martino. Dopo una piccola radura si prosegue per il crinale boscoso con andamento perlopiù pianeggiante, ammirando notevoli esemplari di faggio. Giunti ad una selletta con cippo confinario si ignora a sinistra una traccia e si prosegue lungo la dorsale ora in salita. Poco più in alto si oltrepassa la Rocca o Bocca di Malzapello, continuando poi lungo il percorso principale che nel successivo tratto offre bellissime visuali panoramiche in un ambiente suggestivo e intatto. Si inizia quindi la risalita della dorsale occidentale del Monte Pelata, affrontando subito un ripido strappo. Dopo un tratto meno erto si riprende a salire ripidamente, sempre per crinale, al sommo di pendii erbosi e nei pressi del limite superiore della faggeta. Guadagnata la panoramica sommità, 1428 m, si scende per ampio crinale boscoso fino a raggiungere una selletta con cippo confinario. Da qui si ricomincia a salire, all’inizio piuttosto ripidamente, per poi procede in piano all’interno di una splendida faggeta. Poco dopo si incomincia la salita finale per la sommità del Monte Grotta Mora, che poi il sentiero segnato evita a destra. Noi invece, raggiunto un cippo confinario, proseguiamo ripidamente lungo il filo della dorsale boscosa, fino a guadagnare la bellissima cima, 1419 m, che a sua volta costituisce il culmine di una dorsale che degrada in versante Cogena/Taro. Dalla sommità si scende verso est, passando inizialmente a fianco di un magnifico esemplare di faggio, per poi virare a destra fino a ricongiungersi con il percorso segnato. Si prosegue per il crinale boscoso affrontando un’altra lieve contropendenza, raggiungendo in seguito una sella (indicazioni) da cui si stacca a destra una traccia che si ignora. Si prosegue lungo la dorsale boscosa, o mantenendosi nei suoi pressi, fino a mettere piede in un’altra selletta, da cui il percorso segnato vira a sinistra cambiando repentinamente direzione. Dopo una prima breve discesa si prosegue pianeggiando e in lieve salita passando a fianco di un rimboschimento a conifere. Si continua perlopiù in salita, anche se leggera, attraversando alcuni ruscelli, raggiungendo, dopo aver varcato un rio asciutto, il bivio incontrato all’andata con il sentiero che conduce al Termine del Gatto. Seguendo a ritroso il percorso fatto in salita si rientra al Passo della Cisa.

 

 

 

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Dal Monte Menegosa al Groppo di Gora

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Punto di partenza/arrivo: Teruzzi 1004 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15 h

Tempi parziali: Teruzzi-Monte Menegosa (1,10 h) ; Monte Menegosa-Monte di Lama (1 h) ; Monte di Lama-Groppo di Gora (1 h) ; Groppo di Gora-Teruzzi (1 h)

Difficoltà: EE la dorsale est del Monte Menegosa ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2019

Accesso stradale: Fiorenzuola d’Arda-Castell’Arquato-Lugnagnano Val d’Arda-Morfasso-Teruzzi ; Parma-Fornovo-Varsi-Bardi-Valico del Pellizzone-SP 15-Teruzzi

img11 (FILEminimizer)www.valdardatrekking.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Menegosa è senza alcun dubbio una delle più suggestive conformazioni ofiolitiche di tutto l’Appennino settentrionale. Presenta un fianco meridionale caratterizzato da ripidi pendii, gendarmi e pinnacoli, e una dorsale delimitata ad ovest da un verticale sperone roccioso. In questa sede si descrive l’attraversamento della suddetta dorsale il cui raggiungimento implica un facile passaggio roccioso e la risalita di un ripido ma agevole canalino. E’ inoltre presente un altro e più esposto passaggio roccioso, che richiede attenzione, nella sezione iniziale della cresta/dorsale. L’escursione proposta implica anche il raggiungimento della sommità del Monte di Lama, alle cui pendici nasce il Torrente Arda, che, oltre a costituire un balcone panoramico di prim’ordine, è di grande interesse a livello naturalistico/geologico. Molto suggestivo è il groppo ofiolitico conosciuto come Colle del Castellaccio, inserito in un contesto ambientale tra i più affascinanti di tutto l’Appennino parmense/piacentino. Altra rarità è il Groppo di Gora, montagna ofiolitica che precipita in versante Ceno con verticali e friabili pareti rocciose. Chi non volesse affrontare il “fuori sentiero” rappresentato dalla dorsale est del Menegosa, può seguire il percorso segnato fino a raggiungere il Passo Menegosa e da lì, sempre per sentiero segnato, guadagnare la sommità dell’omonima montagna.

Parcheggiata l’auto in corrispondenza del cimitero di Teruzzi, ci si dirige verso il paese in questione, andando a sinistra al bivio che si incontra. Si attraversa in salita tutto il suggestivo nucleo, continuando poi a guadagnare quota per ripida stradina asfaltata (percorso CAI n° 903) in direzione di una casa isolata dominata da uno spettacolare gendarme ofiolitico. Nei pressi dell’abitazione si imbocca una mulattiera (indicazioni) che inizialmente procede alla base del versante settentrionale della conformazione ofiolitica. Si continua per la splendida mulattiera fino ad uscire dal bosco in corrispondenza di radure con arbusti ed in vista dei pendii rocciosi con gendarmi ofiolitici che caratterizzano il versante meridionale del Monte Menegosa. Si avanza lungo la traccia ancora per poco e la si abbandona risalendo il pendio erboso in direzione delle soprastanti rocce, procedendo con percorso da cercarsi in proprio (orientamento immediato). si deve puntare alla terminazione destra (occidentale) delle rocce, dove la dorsale della montagna è delimitata da uno sperone roccioso che precipita verso ovest con una verticale parete. Guadagnando quota per il pendio erboso, possibilmente sulla destra di un evidente solco, si arriva alla base delle rocce, da cui si piega a destra per cengetta, oltrepassando subito il sommo di un franoso canale (attenzione). Poi si costeggiano verticali pareti, iniziando successivamente un obliquo ascendente a destra in direzione della soprastante dorsale erbosa, ammirando sopra di noi il menzionato sperone ofiolitico delimitato a sinistra da un canale che risaliremo. Giunti sul filo della dorsale (panorama notevole) ci si dirige verso la verticale parete ofiolitica del più volte menzionato sperone, che si aggira a sinistra, raggiungendo in breve la base di un ripido canalino. Si supera nei primi metri una divertente placchetta ricca di appigli e di roccia solida (I°). Poi si risale il soprastante ripido canale superando qualche roccetta, fino a guadagnare una selletta dalla quale, spostandosi a destra, si approda sull’ariosa sommità dello sperone ofiolitico. Si continua quindi lungo la cresta tenendosi alla destra del suo filo, sfruttando inizialmente una cengetta. Messo piede su uno spuntone (esposto) si scala direttamente una verticale paretina di pochi metri con ottimi appigli (II°). Dopo questo passaggio piuttosto “frizzante” (evitabile a sinistra) la cresta procede in modo lineare senza presentare altre difficoltà tecniche. Si avanza lungo la bellissima dorsale ammirando ampie visuali, puntando alla croce che caratterizza la cima centrale del Menegosa, 1323 m (uno spuntone può essere evitato da ambo i lati). Dalla vetta si scavalca subito un’altra quota da cui si piega a sinistra scendendo piuttosto ripidamente per qualche metro. Poi, verso destra, si passa sotto un caratteristico strapiombo, fino a raggiungere una splendida e ampia sella delimitata a sinistra da un groppo ofiolitico, la cui sommità si può raggiungere in breve superando qualche roccetta. Si perde quota per sentiero, ora segnato, prestando attenzione sulla destra: infatti, poco prima di mettere piede in una selletta di crinale, si può notare un suggestivo arco roccioso. Dalla selletta, tralasciato a destra un sentiero (indicazioni), si prosegue lungo il percorso principale fino ad immettersi nella dorsale nord/sud del Menegosa. Andando a destra, tenendosi inizialmente a destra del filo del crinale poi alla sua sinistra, si conquista la cima principale (ovest) del Monte Menegosa1356 m. Dalla sommità si scende al bivio di prima dal quale si continua ad assecondare il crinale in direzione sud, raggiungendo e scavalcando un’anticima. Segue una ben ripida discesa resa scomoda dalla presenza di ghiaino, in cui ci si tiene sulla sinistra del filo della dorsale. Penetrati nel bosco si approda in breve al Passo Menegosa1220 m, da cui da sinistra confluisce il sentiero proveniente da Teruzzi che abbiamo abbandonato in precedenza. Si prosegue lungo il percorso n° 901 in direzione del Monte di Lama, ignorando, appena dopo il bivio, una traccia a destra. Si prosegue comodamente in piano e saliscendi, oltrepassando poco più avanti un solco e in seguito un’area umida. Dopo una salita all’interno di un rado bosco si approda in un ampio crinale boscoso immettendosi qui nel percorso n° 905 che si segue a sinistra. Si avanza per un buon tratto in piano/leggera discesa avvicinandosi progressivamente al ripido profilo nord-occidentale del Monte di Lama. Dopo aver attraversato una carraia in località Passo della Crocetta, il sentiero inizia a guadagnare quota effettuando, dopo una salita in obliquo a sinistra, un tornante destrorso. Si prosegue in magnifico ambiente boschivo caratterizzato da massi ricoperti di muschio, per poi salire ripidamente in obliquo a destra lambendo una pietraia. Si valica il filo della dorsale (panorama notevole), salendo per pochi metri alla sua destra, raggiungendolo nuovamente mediante svolta a sinistra. Segue un’altra ripida salita in cui si costeggia dapprima un ghiaione, poi, in obliquo a destra, si procede alla base di caratteristiche rocce (diaspri) dalla particolare colorazione rossastra che ricordano quelle del Monte Verruga e del Monte Treggin (Appennino ligure). Giunti nei pressi di un pulpito, il sentiero svolta repentinamente a sinistra avanzando ancora per qualche metro in ripida salita. Infine, dopo aver attraversato un magnifico bosco di faggi, si sbuca nell’ampio pianoro prativo che costituisce la sommità del Monte di Lama1346 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare l’ampio panorama, si inizia a percorrere (sentiero CAI n° 907) l’ampia dorale prativa passando a fianco di una croce, avanzando inizialmente in direzione sud. Poi, sempre assecondando la dorsale, si volge verso sud/est, ignorando poco più avanti, ad un bivio, una traccia a sinistra. Si continua per evidente tratturo attraversando splendide radure in un contesto ambientale che ha pochi eguali. Dopo una discesa all’interno del bosco si approda in un’ampia sella dominata dalla sagoma del groppo ofiolitico del Colle del Castellaccio. Attraversata una carraia, si continua con andamento obliquo a destra orientandosi con i segnavia, penetrando ed attraversando una macchia boscosa. Dopo un pendio caratterizzato da arbusti e, più in alto a sinistra, da massi ofiolitici, si penetra nuovamente nel bosco dove si svolta a sinistra. In ripida salita si esce poco dopo dalla vegetazione e si avanza virando a destra, procedendo in direzione di un’ampia sella, aggirando in questo modo la sommità vera e propria del Colle del Castellaccio. Per raggiungere la vetta di quest’ultimo è sufficiente, poco dopo essere usciti dal bosco, salire direttamente, aggirando o superando roccette, fino a guadagnare la cima del groppo ofiolitico, 1308 m. Poi si scende alla sottostante selletta di crinale da cui si ignora a destra una traccia proveniente da Bardi (indicazioni). Rientrati nel bosco si procede in salita raggiungendo un bivio dove verso sinistra si stacca il percorso AVC che aggira a settentrione il Groppo di Gora. Proseguendo in direzione di quest’ultimo, dopo aver scavalcato un poggetto boscoso, si scende sulla sinistra del crinale divisorio attraversando un paio di radure, fino a ricongiungersi con il filo della dorsale, a poca distanza dallo spettacolare profilo occidentale del Groppo di Gora. Il sentiero poco più avanti piega a sinistra per poi virare a destra e salire, ampliandosi a tratturo, per pendii prativi. Non senza fatica si approda sull’ampio plateau sommitale che costituisce la cima del Groppo di Gora1302 m (su un pulpito che precipita nel versante bardigiano si trova una caratteristica nicchia con madonnina). Si prosegue assecondando i segnavia, tenendosi nei pressi del bordo del pianoro sommitale, ammirando suggestive visuali sulle friabili pareti ofiolitiche che precipitano verso la Val Ceno. Prestando attenzione ai segnavia si inizia poi a perdere quota penetrando in seguito nel bosco, dove la discesa si fa decisamente erta e scomoda. Dopo la sezione più ripida si raggiunge un primo bivio in corrispondenza della sella est del Groppo di Gora, dal quale si innesta da sinistra il percorso segnato (AVC) che aggira a settentrione la montagna. Si prosegue a destra raggiungendo in breve un secondo bivio da cui si abbandona il percorso di crinale (n° 907), che prosegue in direzione del Valico del Pellizzone, prendendo a sinistra un’ampia traccia contrassegnata A10. Si avanza comodamente per carraia senza possibilità di errore con andamento perlopiù in piano, oltrepassando un paio di ruscelli. Dopo svolta a destra si scende in una bella radura (a destra si nota il Monte Cravola), che si attraversa, rientrando successivamente nel bosco. In corrispondenza di un bivio si volge a sinistra (segnavia) e si prosegue oltrepassando poco dopo un ruscello. Al bivio che si presenta in seguito si deve andare a destra per carraia rovinata dal passaggio di mezzi di esbosco e moto da cross. Dopo svolta a sinistra si passa a fianco di caratteristici massi ofiolitici e si continua per il bel percorso. Più avanti si incontra sulla destra un albero nelle cui radici si notano statuette di gnomi, e, dopo svolta a sinistra, si varca un ruscello. Si esce poi in un’area disboscata raggiungendo successivamente una radura arbustiva, dove occorre prestare attenzione ad un bivio non molto evidente, dal quale si deve prendere la traccia di sinistra (segnavia). Si procede in piano transitando poco più avanti a fianco di un bel esemplare di faggio, varcando successivamente un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede in lieve salita attraversando una traccia trasversale, contornando in seguito il margine destro di una bella radura. Poco più avanti ci si immette in un’altra carraia, contrassegnata n° 905, proveniente dalla sella tra in Monte di Lama e il Colle Castellaccio, che si segue a destra. Dopo alcuni minuti di cammino si transita a fianco una casa, proseguendo poi per stradina asfaltata, ammirando belle visuali panoramiche. Successivamente si raggiunge l’Oratorio di S. Anna, oltre il quale si sbuca in breve nella stradina d’accesso al paese di Teruzzi, appena prima del cimitero nei pressi del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

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Val Civasola: anello dal Passo della Cisa

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Cisa 1042 m

Dislivello: 690 m ca.

Durata complessiva: 5/515 h

Tempi parziali: Passo della Cisa-S. Rocco di Gravagna (2,10 h) ; S. Rocco di Gravagna-Monte Valoria-Passo della Cisa (2,45/3 h)

Difficoltà: E+ il vecchio sentiero GEA ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2019

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Berceto-Passo della Cisa

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

N.B.: nel tratto evidenziato color arancio il tracciato è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e suggestivo alla scoperta di luoghi remoti e affascinanti. Nella prima sezione, che si svolge perlopiù in discesa, si raggiunge, seguendo il tracciato della Via Francigena, dapprima la dorsale del Monte Cucchero, poi, tramite mulattiera non segnata, il molino di Gravagna e, infine, il borgo di S. Rocco di Gravagna. Oltre quest’ultimo, al fine di raggiungere Casa Franchi e quindi il crinale Parma/Massa, seguiremo un vecchio percorso, un tempo segnato come sentiero GEA (Grande Escursione Appenninica), attualmente in stato di totale abbandono. Nonostante la suggestione e l’interesse storico di percorrere una vecchia mulattiera, questa sezione dell’itinerario risulta nel complesso poco consigliabile sia per la continua presenza di rovi e arbusti spinosi, quanto per l’oggettiva difficoltà di reperire in diversi tratti la giusta traccia. Se si vuole evitare questa sezione si può, una volta attraversato S. Rocco di Gravagna e messo piede nella stradina che sale verso il Passo della Cisa, seguire quest’ultima fino a ritornare al punto di partenza. Oppure, come possibilità alternativa, da S. Rocco di Gravagna ci si sposta a Gravagna Montale e da qui si segue la carrareccia che conduce a Casa Franchi. Si consiglia vivamente di effettuare questo itinerario solo nella stagione tardo autunnale/invernale, oppure ad inizio primavera.

Dal Passo della Cisa si raggiunge il Santuario della Madonna della Grazia, oltre il quale si continua lungo il percorso della Via Francigena, che in questo tratto coincide con il sentiero n° 00, passando per la Porta Toscana. Si avanza comodamente assecondando il filo della boscosa dorsale Parma/Massa, procedendo prima in salita poi pianeggiando. Dopo uno strappo un po’ più ripido per mulattiera in questo tratto semidistrutta dai mezzi di esbosco (il che costituisce un’autentica vergogna, soprattutto per uno storico percorso come la Francigena e nel contesto di un Parco nazionale!), si nota a destra sul dorso di una costa un cippo confinario (uno dei tanti che caratterizzano questa parte della dorsale spartiacque). Si prosegue lungo il tracciato di crinale (visuale panoramica sui monti Orsaro Braiola) fino a raggiungere un bivio evidente (indicazioni), da cui si abbandona a destra il percorso n° 00 per il Monte Molinatico. Si volge invece a sinistra lungo la Via Francigena, procedendo in leggera discesa e in piano, raggiungendo poco dopo un solco. Attraversato quest’ultimo si continua in salita incontrando poco dopo un bivio da cui si prende la traccia di destra (segnavia). Avanzando sempre in salita si aggira una costa boscosa notando appena dopo un tubo di plastica con giuntura (fonte). Si continua in leggera discesa e in piano attraversando un paio di ruscelli, raggiungendo dopo una breve risalita un altro tubo a terra (fonte). Al successivo bivio si tralascia a destra un’ampia traccia e si prosegue a sinistra per stretto sentiero in discesa, raggiungendo più avanti un rio che si attraversa. Oltrepassato subito dopo un altro piccolo corso d’acqua, si giunge in corrispondenza di un radura con tavoli e tabella con cartina. Si attraversa la radura penetrando, al suo termine, nuovamente nel bosco, raggiungendo poco dopo una valletta dove si varca un altro rio (appena prima del guado si ignora a destra una carraia in salita). Si continua per ampia mulattiera in leggera salita all’interno di un rimboschimento a conifere, iniziando, dopo un tratto in cui si pianeggia, a perdere quota. Dopo un paio di tornanti si prosegue a mezza costa notando poco più in basso un casa abitata. Si oltrepassa poi una selletta, incontrando subito dopo un bivio (freccia segnaletica), da cui si prosegue a destra tralasciando a sinistra un’ampia traccia. Si avanza in piano/leggera salita assecondando per un tratto una linea elettrica e dopo alcuni saliscendi si raggiunge una costa panoramica con bella visuale sulla bastionata appenninica. Più avanti si penetra all’interno di un altro rimboschimento a conifere procedendo inizialmente in lieve salita, poi in discesa tra folta vegetazione. Poco dopo si giunge nei pressi della SS 62 e si prosegue per ampia traccia tenendosi nel margine superiore di una bella radura. Dopo una breve salita all’interno dell’ennesimo rimboschimento a conifere, si scende in direzione della statale che si raggiunge e attraversa. Al bivio che si presenta subito dopo si prende la traccia di destra (segnavia) che sale verso una dorsale, valicata la quale si scende nuovamente alla strada asfaltata. Giunti in corrispondenza di un ampio spiazzo, si prosegue a sinistra (torretta elettrica e segnavia) per carraia che sale verso il crinale del Monte Cucchero. Messo piede sul filo della dorsale si procede per esso ammirando notevoli visuali panoramiche. Dopo una fascia boscosa si transita a fianco di alcuni ripetitori, oltre i quali si scende ripidamente per poi risalire. Si continua ad assecondare la stupenda dorsale del Monte Cucchero, oltrepassando la quota (forse) più elevata (984 m), fino a giungere poco sotto un poggetto erboso sul quale recentemente è stato eretto il “Campanile del Cucchero”. Si prosegue lungo il crinale iniziando a perdere quota prima per pendio prativo poi penetrando nel bosco. Dopo pochi minuti di discesa, nel punto in cui il sentiero della Via Francigena effettua una netta svolta a destra, lo si abbandona per ampia mulattiera a sinistra. Si avanza con andamento pianeggiante tralasciando, poco dopo il bivio, una traccia che si stacca a sinistra, proseguendo lungo il percorso principale. Appena prima di rientrare nel bosco si ignora un’altra traccia a sinistra e si prosegue oltrepassando un paio di solchi. Dopo aver aggirato una costa si presenta un ulteriore bivio da cui si ignora a sinistra l’ennesima traccia in salita (frecce di vernice color arancio). Al bivio successivo si va sempre a destra in discesa (indicazioni per le MTB), effettuando poco più in basso un tornante destrorso oltre il quale si raggiunge il fondo della valletta il cui solco poco più in alto abbiamo attraversato. Si continua a perdere quota piuttosto ripidamente compiendo anche alcuni tornanti, fino a sbucare a poca distanza dall’autostrada in corrispondenza di una torretta elettrica e di un casotto. Si prosegue lungo il tracciato d’accesso ignorando a sinistra una prima carraia e, giunti nei pressi dei piloni del cavalcavia autostradale, un’altra carraia. Dopo un paio di tornanti, in corrispondenza di un ulteriore tornante sinistrorso, appena dopo un breve tratto cementato, si presenta un bivio da cui si prende la traccia di destra. Si avanza per vecchia e suggestiva mulattiera all’interno di un magnifico castagneto, ammirando a destra notevoli esemplari di muretti a secco e ruderi di essicatoi. Appena dopo un vecchio segnavia sul tronco di un albero a destra, si incontra un bivio dal quale si scende a sinistra verso il vicino ponte che permette di oltrepassare il Torrente Civasola, molto suggestivo in questo tratto. Appena dopo si raggiungono i ruderi del vecchio Molino di Gravagna634 m (il punto altimetrico più basso toccato in questa escursione), da cui, dopo consigliabile perlustrazione, si prosegue a destra per mulattiera in salita che si diparte in corrispondenza di un’edicola votiva. Si oltrepassa subito un primo cancello, cui segue poco più avanti un secondo (qui si tralascia a destra una traccia). Dopo un tratto tra vegetazione invadente si raggiunge un incrocio da cui si prosegue diritto per sentiero in salita. Messo piede su uno stradello (formella con madonnina in marmo collocata sul muro di sostegno della strada) lo si segue a sinistra entrando in questo modo nel magnifico borgo di S. Rocco di Gravagna690 m. Si attraversa in salita il suggestivo nucleo (segnavia bianco-rossi) e dopo una caratteristica volta si raggiunge una piazzetta. Si prosegue per ripido viottolo in direzione della chiesa, oltre la quale si esce dal paese, continuando poi per stradina asfaltata in direzione del Passo della Cisa. Poco dopo, appena oltre un tornante destrorso, si prende a sinistra una carraia, delimitata da un suggestivo muretto a secco, che conduce alla cappella dedicata alla Madonna di Montenero. Oltre quest’ultima il tracciato volge a destra e si inoltra nel bosco restringendosi a sentiero, conducendo ad una carraia trasversale che si segue a destra in salita. Poco più in alto si rimette piede nella strada abbandonata in precedenza e la si attraversa proseguendo per radura (a destra si nota una presa dell’acquedotto) fin presso la sua terminazione. Occorre poi svoltare a sinistra mirando ad un muretto a secco, situato in corrispondenza del limite del bosco: da qui inizia l’avventura. A destra del menzionato muretto si intercetta una traccia (si tratta di una vecchia mulattiera), molto invasa da vegetazione spinosa, che dobbiamo obbligatoriamente seguire. Si procede lungo il tracciato ben incavato nel terreno, intercettando poco dopo un tubo in gomma di captazione dell’acqua che ci accompagnerà per un buon tratto. Dopo alcuni passaggi tra fastidiosi rovi, la mulattiera diviene più libera e prosegue in salita (a terra si può notare ciò che rimane del lastricato originario), passando a fianco di un caratteristico masso calcareo. Giunti in prossimità di una magnifica radura situata alla nostra sinistra, conviene seguirne il margine destro onde aggirare un tratto di mulattiera impercorribile a causa dei rovi. Rimesso piede sul vecchio tracciato lo si segue superando un altro passaggio tra rovi e arbusti spinosi particolarmente fastidiosi, oltre il quale si raggiunge un carraia. La si attraversa continuando lungo la storica mulattiera (tubo onnipresente) che avanza in lieve salita svoltando successivamente a destra. Oltre la svolta il tracciato è ancora una volta inglobato dai rovi, quindi lo si abbandona spostandosi alla sua destra, intercettando poco sopra un sentierino. Si passa a fianco di un masso ricoperto da muschio sbucando in una prima radura, cui segue appena dopo una seconda. Si contorna il suo margine sinistro procedendo parallelamente alla vecchia mulattiera, recuperandola poco più avanti al termine della radura. Si avanza comodamente lungo il magnifico tracciato svoltando poco dopo a destra, notando, oltre la svolta, uno sbiadito segnavia bianco-rosso che ci ricorda di essere su un percorso un tempo segnato. Si continua lungo la mulattiera piegando ulteriormente a destra, procedendo all’interno di un’area di bosco rado. Giunti ad un bivio (in realtà un trivio) in corrispondenza di una netta svolta a destra del tracciato, lo si abbandona, ignorando inoltre a sinistra un’altra traccia (e il tubo che ci ha accompagnato fino a questo punto). Guardando diritto dovremmo notare all’interno del bosco un segnavia sul tronco di un albero: lo si raggiunge e si prosegue lungo labile sentiero, andando a sinistra ad un poco evidente bivio (segnavia sbiadito). Si avanza lungo la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio delle Pielle, oltrepassando alcuni tronchi di alberi caduti, notando su un masso a destra uno sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Appena dopo la traccia è franata, perciò è necessario aggirare l’ostacolo spostandosi poco più a monte, dove si trova una radura, e riprendere appena possibile il quasi invisibile sentiero. Si perde quota raggiungendo in breve il suggestivo Rio delle Pielle, dal quale si prosegue molto scomodamente per traccia insolcata con sterpaglie e vegetazione invadente (qualche sbiaditissimo segnavia). Dopo un masso ricoperto da vegetazione si raggiunge un’ampia traccia trasversale che, se seguita a sinistra, porterebbe a guadare il Rio delle Pielle. Per la logica continuazione del percorso, che nel tratto successivo non coincide con il vecchio sentiero GEA, dobbiamo proseguire tenendo, come in precedenza, il corso d’acqua alla nostra sinistra. Quindi, messo piede nell’ampia traccia, si va a sinistra per pochi metri e prima del guado la si abbandona proseguendo per labilissimo sentierino. Quest’ultimo poi sparisce del tutto, perciò è necessario proseguire destreggiandosi tra vegetazione alquanto invadente e fastidiosa, costeggiando a destra una ripida sponda con qualche masso. Raggiunto nuovamente il Rio delle Pielle, lo si guada per due volte e si prosegue tenendolo a sinistra, guadagnando quota senza traccia in ambiente selvaggio di grande suggestione. Si punta ad un evidente masso calcareo con muschio, raggiunto il quale, guardando in alto a destra, si dovrebbe notare l’incavo di un sentiero. Si continua a salire sempre alla destra del corso d’acqua, fino a imboccare il menzionato sentiero con il quale si abbandona la valletta formata dal Rio delle Pielle. Si avanza a mezza costa raggiungendo poco dopo un ripiano boscoso dove la traccia si perde (un po’ più in alto rispetto al punto in cui siamo si intravvede un muretto a secco con massi ricoperti da muschio). Si prosegue diritto per poco svoltando poi a sinistra, cercando d’intuire l’incavo di una traccia. Dopo breve risalita si mette piede in una carraia che si segue a destra, notando a destra, appena dopo o poco dopo (dipende dal punto in cui siamo sbucati), dei vecchi segnavia bianco-rossi. Questi ultimi sono relativi al vecchio percorso GEA che nel tratto precedente, dal momento in cui abbiamo messo piede nell’ampia traccia trasversale, non abbiamo seguito poiché ormai totalmente inglobato dalla vegetazione. Si prosegue per la carraia raggiungendo poco dopo un rio, in corrispondenza del quale, su un masso seminascosto dalla vegetazione, si nota un segnavia con la scritta GEA (continuando lungo l’ampia traccia ci si immetterebbe nella carrareccia d’accesso a Casa Franchi: soluzione consigliata a chi è ormai stanco di avere a che fare con rovi e arbusti invadenti). Dal masso si imbocca a sinistra una traccia inizialmente molto flebile, poi più marcata, anche se piuttosto infrascata, e delimitata da muretti a secco. In seguito si sbuca nei pressi di un ruscello dove il percorso nuovamente si perde: dobbiamo proseguire alla bene e meglio tenendo sempre il ruscello a sinistra, avanzando perlopiù senza traccia anche all’interno di un’area disboscata. Più avanti si incontra un paletto in legno con segnavia da cui si prosegue per sentiero più evidente, andando a sinistra al bivio che si presenta. Si continua costeggiando il ruscello (segnavia sbiadito) per poi salire per alcuni metri lungo il suo letto, passando infine nel lato opposto (sbiaditissimo segnavia sul tronco di un albero). Si avanza poi per traccia un po’ più marcata avendo il ruscello alla nostra destra, incontrando poco dopo una carraia d’esbosco. Seguendo quest’ultima a destra si giunge in una radura che si deve attraversare verso ovest (in direzione del Groppo del Verscovo) fino a mettere piede nella carrareccia d’accesso a Casa Franchi, più o meno in corrispondenza di un bivio da cui si prosegue a sinistra. Altrimenti è possibile continuare ancora per un breve tratto lungo il vecchio percorso che procede, sempre infrascato, all’interno del bosco, costeggiando il limite dei prati. Usciti in un’altra splendida radura si prosegue diritto fino a raggiungere la più volte menzionata carraia d’accesso a Casa Franchi, che si segue a sinistra. Si avanza comodamente lungo l’ampio tracciato passando a fianco di alcune baracche ed oltrepassando il Rio delle Pielle. Dopo alcuni tornanti si incontra un bivio a poca distanza da Casa Franchi, da cui si prende a destra una carraia. Si segue quest’ultima in costante salita ammirando stupende visuali sul Groppo del Vescovo, ignorando ad un bivio un’ampia traccia che si stacca a destra. Si continua a guadagnare quota lambendo rimboschimenti a conifere, risalendo nella parte superiore un’appartata valletta. Appena prima della sella nord del Groppo del Vescovo, si prende a sinistra (indicazioni) il sentiero n° 00 in direzione del Monte Valoria. Dopo una salita all’interno del bosco si raggiunge il crinale divisorio in corrispondenza di un bel cippo confinario. Si prosegue lungo la suggestiva dorsale effettuando inizialmente un saliscendi, per poi salire con maggiore decisione superando anche qualche strappo piuttosto ripido. Guadagnata l’altamente panoramica sommità del Monte Valoria1229 m, (cippo confinario), si incomincia a scendere verso il Passo della Cisa inizialmente assecondando il crinale divisorio, poi alla sinistra del suo filo. Più avanti ci si sposta a destra penetrando nel bosco, dove si effettua un’ampia svolta a sinistra, fino ad oltrepassare una recinzione al sommo di declivi prativi. Successivamente si procede tra un rimboschimento a conifere a sinistra e una velletta prativa a destra. Rientrati nel bosco si perde quota sulla destra di un solco e, dopo aver oltrepassato una recinzione, si attraversa quest’ultimo. Dopo un’ultima discesa il percorso si amplia e procede in piano e in lieve salita costeggiando un rimboschimento a conifere. Si raggiunge infine una casa a poca distanza dal Passo della Cisa, punto di partenza del nostro inusuale ma affascinante anello.

 

 
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Pubblicato da su 28 marzo 2019 in Escursionismo, Lunigiana

 

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Il Monte Treggin (Sperone Sud) e il Monte Roccagrande

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Punto di partenza/arrivo: Barone 296 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Bargone-attacco sperone sud (20 min) ; attacco sperone sud-sommità Monte Treggin (1,45 h) ; sommtità Monte Treggin-Monte Roccagrande (1 h) ; Monte Roccagrande-Passo del Bocco di Bargone-Costa di Bargone-Bargone (2 h)

Difficoltà: PD- lo Sperone Sud del Monte Treggin ; EE (per un breve tratto) la cresta nord del Treggin in direzione del Monte Roccagrande ; E+ la salita al Monte Roccagrande e la discesa dal Passo del Bocco di Bargone a Costa di Bargone ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare qualche chiodo) per lo Sperone Sud del Monte Treggin ; da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: da Sestri Levante, seguendo statale 523, si raggiunge e attraversa Casarza Ligure. Poco dopo quest’ultima località si imbocca a sinistra una stretta stradina che conduce a Bargone

map (1)Stralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario semplicemente stupendo e completo. Lo sperone meridionale del Monte Treggin offre una scalata facile ma su roccia che richiede costante attenzione, risultando tuttavia non così friabile come potrebbe sembrare a prima vista. Ho già relazionato questa salita e ho ritenuto opportuno offrirne una seconda e ulteriore descrizione, comprensiva di una “variante” iniziale che permette di evitare un passaggio di III°+. Come nella precedente uscita dell’aprile del 2017, ho effettuato la scalata senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, di conseguenza la tempistica è relativa alla modalità in cui ho affrontato la salita. In caso di progressione in cardata ovviamente i tempi si dilatano notevolmente. Infine, il sentiero che dal Passo del Bocco di Bargone conduce a Costa di Bargone e a Bargone paese, nonostante una parziale sistemazione e risegnatura, risulta poco evidente e con segnaletica in molti punti latitante. Ciononostante si tratta di un percorso veramente suggestivo che permette di ammirare angoli selvaggi e stupende visuali.

Dalla piazzetta di Bargone si imbocca Via delle Fragole (segnavia X rossa) seguendola fino ad un tornante destrorso, continuando successivamente a sinistra per scalinata e sentiero. Avanzando affiancati da ulivi e suggestivi muretti a secco, si penetra dopo qualche minuto nel bosco dove si attraversa un ruscello. Si continua brevemente lungo il sentiero principale fino ad un bivio da cui si prende a destra un’evidente traccia non segnata ma inconfondibile. Il percorso svolta quasi subito a destra conducendo al ruscello di prima che si attraversa per una seconda volta. Il solco formato dal corso d’acqua costituisce la nostra direttrice al fine di raggiungere la base delle rocce, ma nella sua prima parte risulta impercorribile a causa della vegetazione spinosa che lo ostruisce. Si sale quindi per il pendio boscoso a destra del solco, notando inizialmente dei piccoli muretti, progredendo scomodamente a causa della vegetazione invadente. Appena possibile si mette piede nel solco che si risale aggirando, preferibilmente nel lato destro, alcuni ostacoli (muretti e massi). Giunti sotto una placchetta ricoperta di muschio, la si supera direttamente, approdando subito dopo alla base delle rocce dello sperone. Andando a sinistra si raggiunge l’ingresso di una caratteristica grotta alla cui destra si nota un verticale diedro. Quest’ultimo rappresenta una prima possibilità di salita, anche se oppone un passaggio non banale (III+), “fuori standard” rispetto al resto dell’ascesa. Il diedro è delimitato a destra da una costola rocciosa, a sua volta formante un canale parzialmente ostruito dalla vegetazione. Come possibilità alternativa al diedro di III°+ si possono scalare le rocce a destra del menzionato canale, superando inizialmente, tendendo leggermente a destra, un placchetta rossastra e la successiva ripida paretina, cui segue un vago spigoletto/speroncino (15/20 m II° e III°-). Dopo questa prima sezione più ripida si prosegue in obliquo verso sinistra superando placchette e muretti, con percorso non obbligato e dall’orientamento non complesso. Tenendo a sinistra rocce più ripide si prosegue poi tra arbusti e, sempre verso sinistra, si mette piede in un’area crestina che si segue verso il ripido profilo dello sperone. Aggirati a destra alcuni spuntoni e superate facili roccette si arriva sotto un evidente gendarme a forma di becco alla cui base si nota un canale/rampa obliquo da sinistra a destra. Si scalano ripide rocce con ottimi appigli (II°) immettendosi nel canale/rampa, uscendone dopo pochi metri a sinistra. Si continua direttamente per belle placchette mirando ad alcuni alberi, raggiunti i quali si segue per pochissimi metri una rampa obliqua a destra. Abbandonata la rampa si scalano verso sinistra un paio di muretti (II°/II°+) intervallati da cornici/rampe. Raggiunto il sommo di questa prima ripida sezione, si prosegue agevolmente mirando ad un piccola macchia di bosco sovrastata sulla destra da particolari gradoni stratificati. Dagli alberi si aggira a sinistra il primo muretto, scalando appena dopo una liscia e delicata placchetta di pochi metri (II°+), rasentando il suo bordo sinistro (si tratta della faccia destra di un diedro). Il successivo brevissimo muretto lo si può superare direttamente (II°) oppure aggirare a destra. Si prosegue poi facilmente puntando ad altri alberi sopra i quali la cresta dello sperone si restringe divenendo anche più ripida e di roccia piuttosto rotta. Dagli alberi si prosegue direttamente per alcuni metri obliquando successivamente verso destra, assecondando l’andamento di una rampa. Si mette piede su quest’ultima e si continua ad attraversare per cengia, scalando poi verso sinistra facili muretti di roccia rotta (attenzione!) in direzione del vicino filo di cresta. Si raggiunge quest’ultimo (esposto) appena prima di un terrazzino sovrastato da un verticale risalto rossastro inciso da un diedrino. Scaliamo il diedro (III°-/III°, due chiodi), cui fa seguito un muretto, oltre il quale le difficoltà cessano totalmente. Si avanza lungo il filo di cresta puntando ad un altro risalto situato a destra e formante una crestina parallela rispetto a quella in cui siamo. Aggirata a sinistra, tramite cengia con arbusti,  la prima sezione del risalto, si giunge alla base di un evidentissimo diedro di rocce rossastre e si scala la bellissima placca che ne costituisce la faccia destra (II°+). Si prosegue lungo il panoramico crinale oltrepassando, tenendosi a sinistra, un suggestiva forcellina, scalando direttamente, o aggirandolo a sinistra, il successivo facile risalto. Si continua lungo l’ampio profilo notando un esteso pendio con arbusti e rocce e, sotto quest’ultimo, spostata a destra rispetto al punto in cui siamo, un sezione rocciosa caratterizzata da rampe e placchette. Raggiuntone la base si nota una rampa rossastra a sinistra della quale si individua una bella placchetta con roccia più compatta: si scala quest’ultima (I°+) per poi proseguire lungo la cresta (tratto evitabile a sinistra). Approdati alla base dell’esteso pendio con cespugli, arbusti e rocce, lo si risale in obliquo a destra (orientamento molto difficoltoso in caso di nubi basse) fino a raggiungere il limite orientale del profilo della montagna. Si prosegue lungo il panoramico crinale avvicinandosi alla vetta principale, immettendosi poco prima nel sentiero segnato (X rossa) proveniente dal Colle Lencisa. Guadagnata la splendida cima del Monte Treggin870 m (panorama incantevole)si prosegue in direzione del Monte Roccagrande, seguendo gli ottimamente posizionati segnavia (X rossa) che indicano il percorso migliore. Tenendosi a sinistra rispetto al filo della cresta settentrionale della montagna, si raggiunge poco dopo la sommità di una quota secondaria (una specie d’anticima), da cui ci si cala verso destra (segnavia) per ripide roccette. Messo piede in un canale, lo si discende per pochi metri, piegando poi nettamente a sinistra fino a ricongiungersi con il crinale in corrispondenza di caratteristici spuntoni. Si prosegue lungo la dorsale per un breve tratto abbandonandola successivamente verso destra, avanzando poi per ottimo sentiero a mezza costa che conduce all’interno bosco. Raggiunta un selletta boscosa (Colle Aietta o Passo di Roccagrande, 795 m), si prosegue in salita fino ad immettersi in una carraia che si segue a destra. Procedendo in lieve pendenza si incontra più avanti un bivio dal quale, andando a sinistra, si raggiunge in pochi minuti il Rifugio Treggin-Roccagande850 m. Continuando per la carraia ci si avvicina sempre più al crinale Monte Roccagrande- Monte Bocco e, una volta giunti ai piedi dei pendii orientali del primo (cartelli, segnavia X rossa), si abbandona temporaneamente l’ampio tracciato. Si prende a sinistra un sentiero che procede in salita per pendii cespugliosi tenendo costantemente d’occhio i segnavia e gli ometti, ignorando in corrispondenza di un pino isolato una traccia a sinistra. Con andamento leggermente verso destra, passando successivamente a fianco di alcuni massi, si punta alla sezione rocciosa terminale che si aggira a destra. Dopo un paio di tornanti si mette piede nella cresta orientale del Monte Roccagrande, guadagnandone in breve la panoramica sommità, 970 m. Ritornati sulla carraia di prima, la si segue verso il Passo del Bocco di Bargone (segnavia tre cerchi rossi pieni), giungendo nei pressi di un’area picnic con tabella esplicativa (ambiente di rara bellezza), dove il percorso vira repentinamente a destra. Dopo un paio di tornanti si procede in lieve salita costeggiando d’alto il suggestivo Lago di Bargone, continuando lungamente per il tracciato principale con andamento in falsopiano/leggera salita ai piedi del versante meridionale del Monte Bocco. Ammirando visuali veramente stupende si giunge al Passo del Bocco di Bargone908 m, appena sotto il quale inizia il percorso di discesa segnato con triangolo rosso pieno. Si tratta di un sentiero poco evidente, soprattutto nella prima parte, e con segnavia latitanti, nonostante un parziale rifacimento della segnaletica fatto di recente. Si perde quota per traccia fino ad attraversare un ruscello, oltre il quale non si prende la traccia di destra che sale verso una costa, ma si prosegue (ometto sulla destra) a fianco del corso d’acqua situato alla nostra destra. Orientandosi con i segnavia e con nastri di plastica rosso-bianchi, si costeggiano e attraversano macchie di fitta vegetazione. Giunti all’interno di un boschetto si guada un ruscello (quello alla cui sinistra siamo scesi in precedenza), proseguendo poi per traccia piuttosto infrascata (rovi), notando alla nostra sinistra una vasca (segnavia). Oltrepassato un altro ruscello, si prosegue per un brevissimo tratto in salita, riprendendo poi a scendere per traccia evidente ma con segnavia latitanti. Più avanti si perde quota nella sponda sinistra di una valletta, andando ad attraversare, mediante svolta a destra, il ruscello che la forma. Si prosegue per sentiero evidente (in basso a destra è ben visibile una piana con case) che successivamente compie un tornante sinistrorso conducendo all’interno di un boschetto. Si effettua appena dopo un tornante destrorso (interessanti muretti a secco) e si prosegue per l’evidente traccia che esce temporaneamente dal bosco, rientrandovi nuovamente (sbiadito segnavia su un masso) dopo una svolta a sinistra. Poco dopo si raggiunge un bivio, o meglio ci si immette in un’altro sentiero, da cui andando a sinistra si confluisce nella strada cementata Bargone-Passo del Bocco. La si segue a destra per poco, abbandonandola nel momento in cui il cemento lascia il posto allo sterrato, imboccando a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso segnato con triangolo rosso pieno. Si prosegue per traccia, all’inizio ben evidente poi più infrascata, che perde quota sulla destra di un rio e conduce, dopo una svolta a destra, ad un altro ruscello appena prima della sua confluenza nel corso d’acqua principale. Dopo il guado si prosegue alla destra del rio e a sinistra di muretti a secco che delimitano un ampio campo, svoltando successivamente a destra e raggiungendo una casa. Si prende lo stradello d’accesso abbandonandolo quasi subito per sentiero a sinistra (segnavia) che nei primi metri procede in salita. Si prosegue per traccia evidente fino ad attraversare la carraia Bargone-Passo del Bocco, immettendosi nuovamente in essa poco più in basso. Si segue la strada cementata a destra per pochissimo abbandonandola in corrispondenza di un tornante sinistrorso, imboccando un evidente sentiero che nei primi metri scende piuttosto ripidamente. Poco dopo si perde quota effettuando una sequenza di tornanti, mettendo successivamente piede su un’ampia traccia che si segue a destra varcando subito un ruscello. Giunti a poca distanza da una costruzione (una presa dell’acquedotto) si prende a sinistra una traccia (segnavia), immettendosi poco dopo in un altro sentiero che si segue a destra. Dopo un punto panoramico si penetra in un buio boschetto, sbucando più avanti in un’area con vegetazione piuttosto fitta (bella visuale sul paese di Costa di Bargone). Rientrati nel bosco si attraversa una valletta (tratto di sentiero parzialmente franato) e dopo una svolta a destra si avanza costeggiando un bel muretto a secco. Al successivo bivio, situato poco prima del nucleo di Costa di Bargone, si va a sinistra verso quest’ultimo, attraversandolo interamente seguendo i segnavia, ammirando angoli veramente suggestivi. Usciti dal paese si scende per bella mulattiera fino a mette piede in una strada asfaltata, proveniente da Bargone, che si segue a destra verso quest’ultima località.

 

 

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I borghi di Filetto

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Punto di partenza/arrivo: Villafranca in Lunigiana 130 m

Dislivello: 250 m ca.

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: Villafranca in Lunigiana-Virgoletta (40 min) ; Virgoletta-Castello di Bagnone-Bagnone (1 h) ; Bagnone-Malgrate (40 min) ; Malgrate-Filetto-Villafranca in Lunignana (1,10 h)

Difficoltà: escursione di carattere e interesse paesaggistico/storico/culturale

Ultima verifica: febbraio 2019

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: dal casello dell’A15 di Pontremoli ci si dirige verso quest’ultima località, imboccando successivamente la SS 62 in direzione di Aulla. dopo 12 km, oltrepassando il paese di Migliarina, si raggiunge Villafranca in Lunigiana. 

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che permette di visitare alcuni tra i più suggestivi borghi della Lunigiana. Si tratta di un itinerario che, basandosi sulla scala escursionistica adottata in Italia, andrebbe valutato (turistico). Come già specificato nella pagina relativa alle note tecniche, non utilizzo e mai utilizzerò questa banale classificazione, poiché alquanto equivoca riguardo il termine e il concetto di “turistico” legato a qualsivoglia escursione o passeggiata in ambiente montano e collinare.

Parcheggiata l’auto appena prima del ponte sul Torrente Bagnone in Piazza Aeronautica, si continua lungo la SS 62 in direzione di Aulla, fino ad imboccare sulla sinistra (segni bianco-rossi della Via Francigena) Via della Libertà (SP 27). Si procede lungo questa arteria, piuttosto trafficata, lasciandosi progressivamente alla spalle le ultime case del paese, prendendo, ad un bivio, una stradina a sinistra (Via dei Martiri; freccia segnaletica per Virgoletta). Con andamento perlopiù pianeggiante, si esce dopo alcuni minuti in un bel ripiano transitando a fianco di alcune villette che costituiscono la parte nuova del paese di Virgoletta, notando più avanti e a destra il borgo vecchio, arroccato su un colle. Giunti in prossimità di quest’ultimo si volta a destra per stradina (segnavia) e appena dopo si prende a destra il viottolo principale che attraversa in salita tutto il borgo. Ammirando angoli veramente suggestivi, si raggiunge prima la chiesa dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, poi (i segni bianco-rossi della Via Francigena condurrebbero, oltre una suggestiva volta, ad uscire dal borgo verso SE), al sommo del colle, il castello che fu di proprietà dei Malaspina. Uscendo a destra si perde quota rasentando le mura del castello, mettendo successivamente piede su una stradina asfaltata. Seguendo i segnavia bianco-rossi (Via Madonna della Neve) si attraversa in salita l’ultima parte del paese e, ignorata a destra una carraia, ci si ricongiunge con la strada per Bagnone, abbandonata in precedenza. Si continua lungamente e comodamente per quest’ultima (splendide visuali sulla bastionata appenninica che fa da confine tra Massa e Parma), transitando in seguito in prossimità della frazione Somarasco (si tratta di un gruppo di villette situate alla nostra sinistra). Più avanti, in corrispondenza di una curva a sinistra della strada e prima che quest’ultima conduca al ponte sul Bagnone, si prende a destra un’altra strada (si tratta della provinciale 27 abbandonata poco dopo Villafranca) che si segue solo per poco. Infatti, raggiunto un bivio (Indicazione per la Tenuta La Piallastra), si prende a sinistra una carraia che procede inizialmente in leggera salita. Con andamento a saliscendi, oltrepassando alcune baracche, ci si avvicina progressivamente al paese di Bagnone e al castello omonimo. Raggiunta la località La Piallastra, si imbocca a destra una bellissima mulattiera, ancora mirabilmente selciata, che dopo una svolta a sinistra avanza ai piedi del boscoso poggio su cui è arroccato il Castello di Bagnone (una traccia che si stacca a destra è da ignorare in quanto poco più avanti chiusa al libero accesso). Dopo aver oltrepassato tramite vecchio ponte un suggestivo rio, si raggiunge un bivio (indicazioni) da cui si prende a destra l’antico accesso al castello. Avanzando ripidamente e a tornanti per magnifica mulattiera (in un brevissimo tratto interrotta da massi crollati) si entra nello spettacolare borgo del castello. Seguendo il viottolo principale si raggiunge, al sommo del poggio, la chiesa adiacente al castello, quest’ultima costruita intorno all’anno 1000 e nei secoli successivi dedicata a S.Nicola di Bari. Tornati al bivio di prima si continua lungo il bellissimo tracciato fino ad entrare a Bagnone, 244 m, oltrepassando, tramite il magnifico Ponte Vecchio, il Torrente Bagnone. Si entra quindi nel borgo principale passando attraverso la Porta di S.Caterina, raggiungendo appena dopo la via centrale. La si segue a sinistra fino ad uscire dal borgo in corrispondenza di una bella piazzetta. Da qui si può prendere a sinistra un viottolo che scende verso un altro suggestivo ponte oltre il quale si trovano delle case, ammirando visuali davvero suggestive sulla gola formata dal Torrente Bagnone. Dopo questa breve digressione si ritorna alla piazzetta di prima e si imbocca poco più avanti Via Nezzana che si stacca a destra. Si procede in salita transitando a fianco di abitazioni e ville, di cui alcune, nella parte finale del paese, di origine ottocentesca. Usciti definitivamente da Bagnone, si continua lungo la stradina asfaltata che sale verso la prossima frazione, Nezzana, che si raggiunge dopo alcuni minuti di cammino (prima di entrare nel paese si notano alla nostra destra degli interessanti terrazzamenti con ulivi). Attraversato il nucleo tenendo la via di sinistra (o anche quella di destra) se ne esce continuando successivamente per stradello parzialmente asfaltato. Si transita a fianco di una casa diroccata e si procede all’interno del bosco lungo l’ottimo tracciato che per un tratto diviene sterrato. Avanzando in leggera/moderata pendenza, si scende poi al cimitero di Gragnana319 m, in corrispondenza del quale si trascura una traccia con indicazione. Si continua invece lungo il percorso principale, congiungendosi con uno stradello alla nostra destra, che scende in direzione di Malgrate. Giunti in corrispondenza di una svolta a sinistra (Maestà a destra) si abbandona temporaneamente l’asfalto seguendo una vecchia e piuttosto infrascata mulattiera che permette di tagliare un tornante della strada. Rimesso piede su quest’ultima si effettua un ultimo tornante sinistrorso, transitando poco dopo a fianco di alcune abitazioni, avvicinandosi in questo modo al borgo fortificato di Malgrate250 m, dominato dalla sua caratteristica torre cilindrica. Entrati nel magnifico borgo lo attraversiamo lungo il viottolo principale che poco dopo vira a sinistra conducendo, sempre verso sinistra, fuori dalle mura. Da qui si prende a sinistra un poco visibile sentiero che scende tra folta vegetazione effettuando appena dopo una netta svolta a destra (oltre la svolta si nota a destra una vasca con acqua). Scesi nella piana sottostante in corrispondenza di alcune case, ci si innesta poco più avanti nella SP 30 che si segue a destra in direzione di Mocrone. Poco dopo il bivio con un stradina che si stacca a destra (Via La Montata) si prende a sinistra uno stradello affiancato a destra da ville. Congiungendosi con un’altra strada, si prosegue diritto con andamento perfettamente pianeggiante, ammirando stupende visuali su Malgrate dominato dalla bastionata appenninica. Messo piede su una più ampia strada asfaltata (Via del Menhir), piuttosto trafficata, la si segue a destra solo per poco, abbandonandola imboccando a sinistra Via Cà dell’Ara. Ci si avvicina progressivamente al magnifico borgo murato di Filetto, entrando al suo interno mediante la porta NE. “Forse di origine bizantina, come il toponimo, fu ricostruito nel XII sec. come nuovo insediamento fortificato nel centro della piana a difesa dei retrostanti feudi malaspiniani. Rimase poi parte del feudo di Malgrate, a forma rettangolare e cinta fortificata, e fu ingrandito nel XVI sec. dai Marchesi Alberti” (cfr Daniele Canossini, pag 270). Usciti dalla porta SW si prende a destra Via San Genesio, raggiungendo l’oratorio omonimo nelle vicinanze del quale si trova lo splendido e particolarissimo castagneto della Selva di Filetto. In questo luogo furono trovate steli e statue con figure antropomorfe armate di asce e pugnali, di conseguenza si presume che proprio qui si svolgessero riti sacrificali ed incontri tribali. Imboccata a sinistra Via dei Castagni la si segue passando a fianco delle piscine comunali “Pietro Cirelli”, immettendosi in uno stradello che si segue a sinistra svoltando subito a destra. Raggiunta Via delle Piscine, la si segue a sinistra attraversando poco dopo Viale Lunigiana, immettendosi infine su Viale Italia. Seguendolo a destra si raggiunge in breve la SS 62, che taglia tutto il centro principale di Villafranca, trovandoci spostasti più a nord rispetto al punto in cui abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 
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Pubblicato da su 1 marzo 2019 in Escursionismo, Lunigiana

 

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Il Monte Roccabiasca dai Cancelli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 570 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,45 h

Tempi parziali: Cancelli-Roccabiasca (2 h) ; Roccabiasca-Capanne di Badignana (1 h) ; Capanne di Badignana-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: EEAI ; F la parte iniziale della discesa dalla dorsale nord della Roccabiasca verso le Capanne di Badignana

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli

mapStralcio della mappa dal sito: openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Notevole escursione su neve che, se effettuata come da relazione, presenta un tratto piuttosto delicato che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso. L’itinerario è stato effettuato dall’autore della relazione con neve non abbondante ma molto compatta e spesso ghiacciata, il che ha reso la salita molto divertente e, soprattutto, percorribile e sicura la discesa in direzione delle Capanne di Badignana, altamente sconsigliabile con neve abbondante e non assestata.

Abbandonata l’auto nell’ampio spiazzo in località Cancelli, si imbocca a sinistra la carrozzabile per i Lagoni, in inverno normalmente adibita a pista per lo sci da fondo e le passeggiate su neve. Nel primo tratto si procede in discesa costeggiando il confine della Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Poi, dopo aver oltrepassato tramite ponte il ramo del Torrente Parma delle Guadine, si incomincia a guadagnare quota svoltando in seguito a destra. Raggiunto l’ampio dorso settentrionale del Monte Roccabiasca, si stacca a destra il percorso n° 721 per la sommità della montagna. Orientandosi con gli ottimamente posizionati segnavia, si sale compiendo alcuni tornanti, avvicinandosi alla staccionata che segna il confine della menzionata Riserva naturale. Dopo uno strappo piuttosto ripido a fianco della staccionata (tratto evitabile a sinistra: segnavia), si raggiunge un cartello della Riserva Guadine-Pradaccio, oltre il quale si continua ad assecondare il limite occidentale della dorsale ancora per poco. Infatti il percorso volge poi a sinistra avanzando in obliquo ascendente, conducendo in un ripiano dove occorre prestare attenzione ai segnavia presenti. Si riprende appena dopo a salire nella stessa direzione di prima (SE) tagliando ripidi pendii boscosi, fino a raggiunge una zona di bosco meno ripida. Giunti a poca distanza da un dosso situato alla nostra sinistra, il percorso vira a destra guadagnando quota per un breve tratto in direzione S/SW. Poi, dopo svolta a sinistra, si attraversa un altro ripiano (attenzione ai segnavia) passando a fianco di alcuni massi. Giunti nei pressi del dorso di una costa boscosa, il percorso segnato vira a destra guadagnando quota tramite alcuni tornanti (guardando a sinistra si notano degli uniformi pendii nevosi: si tratta di lastre rocciose, solitamente ricoperte da uno strato di neve e/o ghiaccio). Più in alto si piega a sinistra effettuando un traverso, che potrebbe risultare piuttosto delicato soprattutto nella parte finale, uscendo in questo modo dal bosco più o meno in corrispondenza del limite orientale del profilo settentrionale della montagna. Raggiunto un paletto con frecce segnaletiche, si deve piegare a destra in direzione della sommità della Roccabiasca, dirigendosi quindi verso la soprastante dorsale. Ora possiamo scegliere se ricalcare il percorso estivo, ossia costeggiare una cintura rocciosa situata alla nostra destra, oppure tenersi un poco più a destra e risalire direttamente la dorsale sfruttando una specie di rampa. In quest’ultimo caso si sale direttamente e piuttosto ripidamente (30/35°), costeggiando più in alto il limite della vegetazione. Poi si penetra obbligatoriamente in essa destreggiandosi tra contorti rami di faggio, fino ad uscire in un ampio ripiano dove ci si ricongiunge con il percorso segnato proveniente da sinistra. Si continua più o meno direttamente attraversando macchie di bosco e radure arbustive, con percorso tutto sommato intuitivo nonostante la mancanza di segnavia con cui orientarsi. Usciti dalla vegetazione si raggiunge un bivio, situato sul ciglio orientale della dorsale della montagna, da cui si piega a destra attraversando tutto l’ampio profilo, fino a mettere piede nel suo bordo occidentale. Qui giunti si risale il magnifico crinale in direzione della vicina cima, facendo attenzione all’esposizione nella parte finale appena prima di raggiungere la croce di vetta. Dalla sommità del Roccabiasca, che con i suoi 1730 m risulta essere la cima più alta del territorio montuoso in ambito unicamente parmense, ci si inebria di un panorama veramente suggestivo e completo. Dalla cima ritorniamo al bivio di prima da cui ci dirigiamo verso le Capanne di Badignana (in caso di neve non ottimamente assestata è necessario ritornare ai Cancelli seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita). Ci si cala inizialmente per ripida dorsale rasentando il limite superiore della vegetazione, incontrando dei paletti con segnavia bianco-rossi (non visibili in caso di spesso manto nevoso). Dopo il secondo si continua a scendere ancora per pochissimi metri, svoltando poi repentinamente a destra, iniziando in questo modo un’impegnativa discesa. Infatti, puntando ai sottostanti paletti con segnavia, si deve scendere ripidamente in obliquo tagliando erti pendii (a causa dell’esposizione ad est raramente le condizioni del manto nevoso sono favorevoli e sicure). Segue un bellissimo traverso in cui si passa sotto spettacolari bancate d’arenaria e, orientandosi con i paletti, si scende alla base di un canalone che degrada dalla cresta/dorsale meridionale del Roccabiasca. Appena dopo si penetra nel bosco e, assecondando i segnavia, si attraversa un solco, oltre il quale si piega a sinistra scendendo per alcuni metri. Occorre poi virare a destra e risalire una breve sponda boscosa in direzione di un’evidente pietraia sovrastata da lisce placche ricoperte di neve. Si continua in salita costeggiando il limite della pietraia, avanzando successivamente nei pressi del dorso di una costa boscosa. Dopo svolta a destra si esce al sommo di un pendio aperto che si discende obliquando verso sinistra, rientrando successivamente nella faggeta. Si valica poi una selletta uscendo appena dopo al sommo di un altro pendio con massi che si taglia traversando verso sinistra in direzione di un dosso. Nei pressi di quest’ultimo si piega a destra e si perde quota costeggiando il limite del bosco (in quest’ultimo tratto l’orientamento non è immediato). Rientrati nella magnifica faggeta, si continua seguendo gli ottimamente posizionati segnavia, attraversando poco più in basso un’ampia traccia orizzontale (ben evidente anche in caso di discreta copertura nevosa). Poco dopo il percorso segnato volge a destra conducendo ad un rio che si oltrepassa mediante ponte, svoltando appena dopo a sinistra. Tenendo d’occhio i segnavia si sale per poco e, curvando a destra, ci si immette poco dopo nel percorso n° 719 (paletto con frecce segnaletiche). Seguendo quest’ultimo a sinistra si approda in breve al bellissimo pianoro in cui sono situate le Capanne di Badignana1479 m. Dopo una meritata sosta in questo luogo veramente suggestivo, non resta altro che seguire la comoda carraia d’accesso, ignorando a destra al primo bivio il percorso per la Fontana del Vescovo e il Passo di Fugicchia. Si prosegue per l’ampia traccia in lieve discesa, oltrepassando mediante ponte il Rio di Badignana. Si continua comodamente lungo il bellissimo tracciato effettuando alcune svolte, avanzando successivamente paralleli alla corso della Parmetta. Messo piede nella strada Cancelli-Lagoni, la si segue a sinistra ritornando in circa 45/50 minuti al punto di partenza.

 

 

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Groppi Rossi: anello dal Poggio di Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto 844 m

Dislivello: 450 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Poggio di Berceto-Lago Bozzo (1,30 h) ; Lago Bozzo-sommità Groppi Rossi (45 min/1 h) ; Groppi Rossi-Passo Silara (1 h) ; Passo Silara-Fioritola-Poggio di Berceto (1,20 h)

Difficoltà:E (E+ il tratto Pian della Capanna-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni normali (senza neve), EAI (EEAI il tratto sella quota 1255 m-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo estivo o invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accessi stradale: Parma-Fornovo-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, in località Poggio di Berceto

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La zona dei Groppi Rossi è senza dubbio una delle più suggestive e appartate aree montuose dell’intero Appennino parmense. Qui vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio penetranti e “stranianti”. L’escursione è stata effettuata dall’autore della relazione in condizioni invernali ma con neve non abbondante, il che ha permesso di salire senza l’ausilio di racchette da neve e, soprattutto, di reperire gli ometti indicanti il giusto percorso nel tratto che va da Pian della Capanna alla selletta a quota 1255 della cresta dei Groppi Rossi. In effetti, al fine di completare e gustare al meglio l’anello proposto, consiglio di effettuarlo, se in condizioni invernali, con innevamento non eccessivo. In caso lo si voglia intraprendere con neve abbondante tenere presente che: 1) il tratto dopo Pian della Capanna in direzione dei Groppi Rossi
è piuttosto accidentato in quanto formato da pietraie e avvallamenti da attraversare, per cui l’orientamento, nonostante la cresta ofiolitica dei Groppi Rossi sia evidentissima, non è immediato. 2) Il percorso che dalla selletta a quota 1255 m conduce al Passo Silara, in condizioni di innevamento abbondante e quindi con segnavia – già di per sé sbiaditi – nascosti dalla neve, risulterebbe di problematico reperimento. In tal caso consiglio vivamente di ritornare al Poggio di Berceto percorrendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato in salita. Ovvia è la raccomandazione a non effettuare questo itinerario in caso di scarsa visibilità.

Abbandonata l’auto nel piccolo parcheggio di Poggio di Berceto, si imbocca a sinistra la strada per Calestano, abbandonandola subito per stradello a destra (indicazione per la pineta). Si sale a fianco di alcune case per poi perdere quota per sterrata, giungendo dopo una svolta a destra al bivio per Fioritola, la cui sterrata d’accesso si lascia a sinistra. Si prosegue lungamente per la strada, prima in salita poi con andamento pianeggiante o in lieve pendenza, fino a scendere al ponte sul Baganza. Si prosegue lungo l’evidente tracciato (CAI n° 731), effettuando quasi subito un tornante destrorso in corrispondenza del quale si ignora a sinistra lo stradello per Case Schianchi. Si sale in moderata pendenza compiendo successivamente un tornante sinistrorso e in seguito uno destrorso. Si prosegue per la sterrata (sempre molto evidente anche in caso di neve abbondante) andando, ad un bivio (freccia segnaletica del CAI), a sinistra, tralasciando a destra un’ampia traccia. Si sale piuttosto ripidamente effettuando appena dopo un tornante destrorso che riporta nella direzione SE/S. Si guadagna quota assecondando per un buon tratto una linea elettrica, fino ad uscire su una costa panoramica dove si incontra un bivio. Ignorata a sinistra la continuazione dell’ampia traccia, che compiendo un tornante sinistrorso conduce ad una costruzione, si continua per bella e ampia mulattiera/carraia che inizialmente avanza in discesa con brevissimi saliscendi. Procedendo poi in salita ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge un bivio da cui si prosegue diritto/destra (segnavia sbiadito sul tronco di un albero a destra), ignorando a sinistra la traccia d’accesso a Casa Montana. Si procede inizialmente in leggera discesa, incontrando poco dopo un bivio da cui si prosegue a sinistra tralasciando a destra un’ampia traccia che scende. Con andamento prima in piano poi in salita ed effettuando alcune svolte, si giunge in vista di un rifugio (proprietà privata) situato in prossimità del limite settentrionale del Lago Bozzo Lago d’Achille1058 m. Si prosegue per ampia traccia che costeggia, prima all’interno del bosco poi rasentandola, la sponda occidentale del suggestivo e appartato specchio d’acqua. Si continua successivamente passando a fianco di un capanno in lamiera, penetrando infine nel bosco. Dopo una svolta a destra si sbuca in un magnifico pianoro che si attraversa interamente, recuperando nell’estremità opposta la continuazione del percorso segnato. Si effettuano poi un paio di svolte, inizialmente all’interno di una macchia di rado bosco, che precedono un secondo e più piccolo ripiano che si attraversa. Svoltando a sinistra si arriva infine in vista dei ruderi di Pian della Capanna, 1120 m, circondati da magnifiche radure che fanno di questo luogo uno dei più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. La cresta dei Groppi Rossi è già molto evidente, ma per raggiungerne il suo inizio sud/orientale il percorso di avvicinamento è piuttosto intricato e contrassegnato solo da sporadici ometti. Dai ruderi si ignora a destra la continuazione del sentiero n° 731 e si contorna svoltando a sinistra la macchia di vegetazione e bosco che ingloba le rovine della Capanna. Poi si vira nettamente a destra salendo per pendio aperto in direzione dei Groppi Rossi, giungendo poco più in alto nei pressi di un magnifico ripiano (luogo di impareggiabile bellezza). Da qui ci si sposta a sinistra verso un’evidente costa che si risale brevemente lungo il suo dorso. Poi, prima di raggiungere il vertice della costa, si piega a destra e si avanza verso il fondo di un avvallamento delimitato da un’altra costa caratterizzata da pietraie e massi ofiolitici. Dall’avvallamento si vira a sinistra e si sale raggiungendo in breve un grosso masso da cui (ometto) si piega a destra. Successivamente il percorso svolta a sinistra avanzando in obliquo ascendente e, piegando a destra (ometto), conduce sul dorso della menzionata costa che delimita l’avvallamento nel cui fondo siamo transitati poco prima. Si continua assecondando o restando nei pressi del sommo della costa, ammirando visuali veramente suggestive in ambiente selvaggio frequentato da animali selvatici più che da umani. Ad un certo punto il percorso (ometti) vira a sinistra conducendo al sommo di un’altra e poco accennata costa (si tratta in realtà di un ramo della costa di prima). Da qui si volge a destra avanzando in obliquo ascendente (è presente una traccia) e, spostandosi a sinistra, si approda su una marcata dorsale che si segue a destra. Poco dopo, effettuando un’ampia curva verso sinistra ed attraversando anche una piccola macchia boscosa, si mette piede in un’evidente selletta a quota 1255 m, che costituisce il punto di inizio della cresta dei Groppi Rossi. Da qui, volgendo a sinistra, si percorre la magnifica dorsale ammirando notevoli visuali, avvicinandosi alla sezione più rocciosa della cresta che si lascia a sinistra (un evidente spigoletto a forma di becco può essere scalato direttamente con un breve ma interessantissimo ed esposto passaggio di I°+/II°-). Avanzando in obliquo ascendente per traccia si riguadagna il filo della dorsale da cui, oltrepassando subito una prima quota, si continua ad assecondare con grande attenzione (soprattutto con neve) l’arioso ma stupendo filo di cresta. In breve si raggiunge quella che rappresenta la cima centrale dei Groppi Rossi1280 m, oltre la quale la cresta inizia a degradare facendosi più severa e rocciosa (e in condizioni prettamente invernali delicata ed impegnativa). Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino alla sella a quota 1255 m, da cui andiamo a sinistra in direzione del Passo Silara (come già espresso nell’introduzione, questo tratto, in caso di abbondante copertura nevosa, presenterebbe rilevanti problemi di orientamento). Per traccia inizialmente evidente si penetra subito nel bosco, giungendo in breve in prossimità di una radura situata alla nostra sinistra. Da qui occorre spostarsi a destra onde recuperare il percorso principale contrassegnato da alcuni vecchi segnavia bianco/rossi. Per traccia evidente si attraversano due ruscelli, svoltando, appena dopo il secondo, a sinistra, perdendo quota parallelamente al corso d’acqua (segnavia). Ad un certo punto il percorso vira a destra e conduce ad un altro ruscello che si guada, svoltando subito dopo a sinistra ed avanzando per un breve tratto in lieve salita. Si perde successivamente quota immettendosi poco più in basso in un’ampia traccia che conduce ad un ripiano boscoso (molto poco evidente con copertura nevosa). Qui giunti ci si immette in una carraia chi si segue a destra oltrepassando subito un ruscello, procedendo poi in lieve salita. Segue l’attraversamento di un altro ruscello e una costa boscosa che si aggira mediante svolta a destra. Dopo una breve discesa si riprende a salire, anche in moderata pendenza, oltrepassando un breve tratto franato. Poco dopo ci si immette nel percorso n°741 (paletto con cartelli) per il Monte Borgognone che noi seguiamo a sinistra in direzione del Passo Silara. Si avanza per bella e ampia traccia che dopo una svolta a sinistra procede perlopiù in piano/leggera salita tenendosi nel versante Parma della dorsale spartiacque. Messo piede nella strada asfaltata proveniente da Marra, la si segue a sinistra oltrepassando il Passo Silara1200 m,  continuando ulteriormente in versante Baganza. Dopo una netta svolta a destra e l’elettrodotto che si sottopassa, in corrispondenza di un’altra curva a destra si stacca a sinistra una carraia chiusa da una sbarra. L’ imbocchiamo e seguiamo effettuando svolte e tornanti, ammirando anche notevoli visuali panoramiche (se la carraia fosse ricoperta da un manto nevoso, occorre prestare attenzione a non scivolare sulle canaline di scolo dell’acqua). Giunti nei pressi di Casa Fioritola, si svolta a destra e si scende costeggiando la base della spettacolare Ofiolite di Fioritola. Lasciate a sinistra delle traccie, si continua a destra contornando ancora per un tratto l’ofiolite, proseguendo successivamente per comoda carraia che procede nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Baganza (altre traccie che si staccano a destra sono da ignorare). Dopo una discesa e un tratto in piano si presenta un bivio da cui, proseguendo a sinistra, si inizia a perdere quota piuttosto ripidamente e in modo lineare. Infine si effettua il guado del Torrente Baganza, che a seconda delle condizioni stagionali potrebbe risultare impraticabile, avanzando poi in salita. Dopo un tornante destrorso ci si immette nella strada seguita all’andata e la si segue a destra in direzione di Poggio di Berceto.

 

 

 

 

 

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