Monte Orsaro: anello dal Passo del Cirone

Punto di partenza/arrivo: Passo del Cirone, 1255 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Passo del Cirone-Capanne di Frattamara (1,20 h) ; Capanne di Frattamara-Bivacco Tifoni-Bocchetta dell’Orsaro (1,30 h) ; Bocchetta dell’Orsaro-Monte Orsaro (20 min) ; Monte Orsaro-Bocchetta del Tavola (1 h) ; Bocchetta del Tavola-Passo del Cirone (45 min)

Difficoltà: EE il primo tratto della cresta sud dell’Orsaro ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si prende la provinciale 74 per Marra e il Passo del Silara, imboccando successivamente a sinistra la S.P. 108. Effettuando diverse svolte e tornanti per stradina in alcuni tratti alquanto dissestata, si giunge al Passo del Cirone dove si abbandona l’auto

www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Impegnativo anello di grande respiro su sentieri sempre evidenti e ben segnati che non pongono problemi di identificazione. Per la salita alla sommità dell’Orsaro suggerisco di percorrere integralmente la cresta meridionale, rocciosa nella sua prima sezione. Si tratta di una breve variante per escursionisti esperti che conferisce un senso del tutto particolare al percorso nel suo complesso.  

Dal Passo del Cirone ci incammina lungo il sentiero 00 transitando inizialmente nei pressi della Chiesa della Madonna dell’Orsaro situata al sommo di un poggetto erboso. Dopo un breve tratto in discesa si scavalca un dosso penetrando successivamente nel bosco. Si procede sulla sinistra del crinale spartiacque e, dopo una salita in cui si avanza parallelamente ad un solco, si incontra un bivio (indicazioni) da cui il sentiero 00 piega a sinistra. Noi invece proseguiamo a destra lungo il percorso n° 128 (Strada Lombarda), avanzando inizialmente in leggera discesa. Appena dopo si attraversa una radura con folta vegetazione ammirando un’interessante visuale sul dirupo roccioso che precipita dal crinale nord del Monte Tavola. Rientrati nella faggeta, si perde ancora qualche metro di quota attraversando anche una piccola frana, riprendendo successivamente a salire. Si continua per il bel sentiero che con andamento pianeggiante valica una costa ed avanza, oltre quest’ultima, in lieve discesa. Attraversato un solco, si riprende a salire varcandone in seguito un secondo, procedendo poi in modo pianeggiante. Si valica un’altra costa e dopo una breve salita si esce in una prima radura con arbusti che a sua volta anticipa una seconda e più ampia radura. Attraversati i prati per traccia evidente, si penetra in una magnifica faggeta ad alto fusto. Si avanza in leggera discesa oltrepassando poco dopo un’area con alberi caduti a terra, procedendo poi in falsopiano/leggera salita. Dopo alcuni piccoli tornanti, si incontra la prima delle tante piazzole di carbonaie che avremo l’occasione di ammirare lungo il tragitto. Successivamente si transita a fianco di un grosso masso, incontrando appena dopo una seconda piazzola. Valicato l’ampio dorso di una costa boscosa, si avanza in leggera discesa all’interno di un’area caratterizzata da caratteristici massi erratici. Con andamento pianeggiante si raggiunge e attraversa l’ennesima costa al sommo di panoramici pendii prativi. Segue un tratto in cui si perde marcatamente quota al termine del quale ci si trova nei pressi di radure dove sorgono i ruderi delle Capanne di Frattamara, 1308 m. Si continua lungo il percorso segnato, in questo tratto non particolarmente evidente, contornando all’interno del bosco il margine dell’ampia radura. Con andamento in lieve salita nella splendida faggeta, si raggiunge un bel ripiano oltre il quale si avanza in leggera discesa e in modo pianeggiante. Valicata l’ennesima costa e dopo un ulteriore tratto in lieve discesa e in piano, si incontra il bivio con il sentiero n° 132. Assecondando quest’ultimo, si avanza tra piazzole di carbonaie e nei pressi di alcune pietraie, fino a raggiungere il bel ripiano dove è situato il Bivacco Tifoni, 1356 m (fontana con acqua spesso assente nella stagione estiva). Sulla destra del pianoro, nei pressi di un tavolo con panche, si scorge la continuazione del percorso segnato. Lambita una bella conca con pietraia, il percorso procede nuovamente all’interno della faggeta e, poco prima di raggiungere una piazzola di carbonaia, svolta repentinamente a sinistra (segnavia ben posizionati). Inizia qui una non breve salita a tornanti per pendio boscoso che diviene progressivamente più ripido. Usciti dalla vegetazione, si inizia a risalire, nella prima parte in obbliquo verso destra, un panoramico pendio prativo. Dopo qualche tornante, si guadagna l’ampia sella che chiude ad ovest la conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale. Si continua lungo il sentiero contornando la sponda sinistra (destra orografica) del vallone, effettuando poco dopo un paio di tornanti. Giunti nei pressi dell’inizio della cresta sud-ovest dell’Orsaro, si prosegue a mezza costa ai piedi di erti pendii dominati da verticali quinte rocciose. Appena dopo il bivio con il sentiero 00 che sale alla sommità dell’Orsaro e che noi temporaneamente ignoriamo, si raggiunge la caratteristica Bocchetta dell’Orsaro, 1723 m. Siamo ai piedi della cresta sud del Monte Orsaro che si presenta nelle fattezze di uno sperone roccioso. Iniziamo quindi la sua scalata oltrepassando subito un piccolo spuntone, continuando poi per facili roccette assecondando il filo di cresta piuttosto arioso (I°/I°+). Approdati su un ripiano erboso, ci si avvicina al successivo risalto alla cui base si aggira a destra un blocco. Guadagnata, dopo una breve ascesa su roccette esposte ma facili, la sommità del groppo, si scende ripidamente per pochi metri fino a ricongiungersi con il sentiero segnato. Invece di seguire quest’ultimo, continuiamo ad assecondare il filo del crinale ancora per un tratto, superando qualche sparuta roccetta (su un masso si nota un inutile spit!). Rimesso piede nel percorso segnato, si guadagna quota sulla destra della dorsale, fino a raggiungerla ed assecondarla in direzione della non lontana cima dell’Orsaro. Con andamento pressoché pianeggiante, godendo di stupende visuali, si guadagna in breve la cima, 1831 m, caratterizzata da una stilizzata madonnina. Dopo una meritata sosta al fine di gustare pienamente il vastissimo panorama a 360°, si scende nel versante opposto perdendo inizialmente quota per ripido pendio. Raggiunta una conchetta, la si contorna lungo il suo margine destro, per poi svoltare a sinistra onde riguadagnare il filo del crinale. Si perde quota in modo lineare per l’ampio profilo settentrionale della montagna, rasentando un filare di piccole conifere. Dopo una più ripida discesa, si penetra nella faggeta e si continua restando nei pressi del filo della dorsale. Innestatosi poco più in basso nel percorso CAI n° 727a, lo si asseconda a sinistra raggiungendo in breve la Foce del Fosco, 1613 m. Dalla sella si scende a destra lungo il sentiero n° 725a effettuando subito alcuni tornanti. Successivamente si perde quota in modo lineare per bella mulattiera delimitata a sinistra da un caratteristico muretto di sostegno. Raggiunta la località Ronchi di Luciano, 1530 m, si continua diritto tralasciando a destra la continuazione del percorso n° 725a. Si prosegue per magnifica mulattiera (contrassegnata CAI n° 725) avanzando costantemente a mezza costa. In seguito si attraversa un ripido e scosceso pendio temporaneamente fuori dal bosco (in questo tratto è presente una corda, utile soprattutto in caso di terreno bagnato). Rientrati nella faggeta, si prosegue per traccia più stretta e scoscesa, affrontando poco dopo un traverso dove è presente un’altra corda che funge da corrimano. Si continua poi per ampio sentiero in lieve discesa, incontrando più avanti il bivio con il percorso 00 che staccandosi a sinistra sale verso la sommità del Monte Fosco. Appena dopo si approda alla Bocchetta del Tavola, 1444 m, caratterizzata da un cippo confinario del 1828. Dall’ampia sella si continua lungo il sentiero 00 affrontando inizialmente una breve contropendenza, uscendo presto dal bosco in corrispondenza dei declivi prativi noti come Prati del Tavola. Scavalcata una recinzione a filo spinato, si avanza a mezza costa ammirando suggestive visuali, piegando in seguito a destra. Oltrepassato un avvallamento prativo, si raggiunge e ammira uno straordinario esemplare di faggio, mentre alla nostra destra si nota un’altra meraviglia del nostro Appennino: il “Faggio Solitario“. Ci si sposta poi a sinistra avanzando a mezza costa nella sponda di un avvallamento, ricongiungendosi più avanti con il crinale spartiacque. Oltrepassata mediante scaletta un’altra recinzione a filo spinato, si volge a sinistra penetrando nella copertura boscosa. Tagliando il profilo della montagna, si perde quota per ripido sentiero fino a raggiungere un ripiano con conifere. Qui il percorso vira nettamente a sinistra per poi svoltare subito a destra e ricongiungersi con il percorso effettuato all’andata con cui si fa ritorno al Passo del Cirone

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