Val Civasola: anello dal Passo della Cisa

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Cisa 1042 m

Dislivello: 690 m ca.

Durata complessiva: 5/515 h

Tempi parziali: Passo della Cisa-S. Rocco di Gravagna (2,10 h) ; S. Rocco di Gravagna-Monte Valoria-Passo della Cisa (2,45/3 h)

Difficoltà: E+ il vecchio sentiero GEA ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2019

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Berceto-Passo della Cisa

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

N.B.: nel tratto evidenziato color arancio il tracciato è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e suggestivo alla scoperta di luoghi remoti e affascinanti. Nella prima sezione, che si svolge perlopiù in discesa, si raggiunge, seguendo il tracciato della Via Francigena, dapprima la dorsale del Monte Cucchero, poi, tramite mulattiera non segnata, il molino di Gravagna e, infine, il borgo di S. Rocco di Gravagna. Oltre quest’ultimo, al fine di raggiungere Casa Franchi e quindi il crinale Parma/Massa, seguiremo un vecchio percorso, un tempo segnato come sentiero GEA (Grande Escursione Appenninica), attualmente in stato di totale abbandono. Nonostante la suggestione e l’interesse storico di percorrere una vecchia mulattiera, questa sezione dell’itinerario risulta nel complesso poco consigliabile sia per la continua presenza di rovi e arbusti spinosi, quanto per l’oggettiva difficoltà di reperire in diversi tratti la giusta traccia. Se si vuole evitare questa sezione si può, una volta attraversato S. Rocco di Gravagna e messo piede nella stradina che sale verso il Passo della Cisa, seguire quest’ultima fino a ritornare al punto di partenza. Oppure, come possibilità alternativa, da S. Rocco di Gravagna ci si sposta a Gravagna Montale e da qui si segue la carrareccia che conduce a Casa Franchi. Si consiglia vivamente di effettuare questo itinerario solo nella stagione tardo autunnale/invernale, oppure ad inizio primavera.

Dal Passo della Cisa si raggiunge il Santuario della Madonna della Grazia, oltre il quale si continua lungo il percorso della Via Francigena, che in questo tratto coincide con il sentiero n° 00, passando per la Porta Toscana. Si avanza comodamente assecondando il filo della boscosa dorsale Parma/Massa, procedendo prima in salita poi pianeggiando. Dopo uno strappo un po’ più ripido per mulattiera in questo tratto semidistrutta dai mezzi di esbosco (il che costituisce un’autentica vergogna, soprattutto per uno storico percorso come la Francigena e nel contesto di un Parco nazionale!), si nota a destra sul dorso di una costa un cippo confinario (uno dei tanti che caratterizzano questa parte della dorsale spartiacque). Si prosegue lungo il tracciato di crinale (visuale panoramica sui monti Orsaro Braiola) fino a raggiungere un bivio evidente (indicazioni), da cui si abbandona a destra il percorso n° 00 per il Monte Molinatico. Si volge invece a sinistra lungo la Via Francigena, procedendo in leggera discesa e in piano, raggiungendo poco dopo un solco. Attraversato quest’ultimo si continua in salita incontrando poco dopo un bivio da cui si prende la traccia di destra (segnavia). Avanzando sempre in salita si aggira una costa boscosa notando appena dopo un tubo di plastica con giuntura (fonte). Si continua in leggera discesa e in piano attraversando un paio di ruscelli, raggiungendo dopo una breve risalita un altro tubo a terra (fonte). Al successivo bivio si tralascia a destra un’ampia traccia e si prosegue a sinistra per stretto sentiero in discesa, raggiungendo più avanti un rio che si attraversa. Oltrepassato subito dopo un altro piccolo corso d’acqua, si giunge in corrispondenza di un radura con tavoli e tabella con cartina. Si attraversa la radura penetrando, al suo termine, nuovamente nel bosco, raggiungendo poco dopo una valletta dove si varca un altro rio (appena prima del guado si ignora a destra una carraia in salita). Si continua per ampia mulattiera in leggera salita all’interno di un rimboschimento a conifere, iniziando, dopo un tratto in cui si pianeggia, a perdere quota. Dopo un paio di tornanti si prosegue a mezza costa notando poco più in basso un casa abitata. Si oltrepassa poi una selletta, incontrando subito dopo un bivio (freccia segnaletica), da cui si prosegue a destra tralasciando a sinistra un’ampia traccia. Si avanza in piano/leggera salita assecondando per un tratto una linea elettrica e dopo alcuni saliscendi si raggiunge una costa panoramica con bella visuale sulla bastionata appenninica. Più avanti si penetra all’interno di un altro rimboschimento a conifere procedendo inizialmente in lieve salita, poi in discesa tra folta vegetazione. Poco dopo si giunge nei pressi della SS 62 e si prosegue per ampia traccia tenendosi nel margine superiore di una bella radura. Dopo una breve salita all’interno dell’ennesimo rimboschimento a conifere, si scende in direzione della statale che si raggiunge e attraversa. Al bivio che si presenta subito dopo si prende la traccia di destra (segnavia) che sale verso una dorsale, valicata la quale si scende nuovamente alla strada asfaltata. Giunti in corrispondenza di un ampio spiazzo, si prosegue a sinistra (torretta elettrica e segnavia) per carraia che sale verso il crinale del Monte Cucchero. Messo piede sul filo della dorsale si procede per esso ammirando notevoli visuali panoramiche. Dopo una fascia boscosa si transita a fianco di alcuni ripetitori, oltre i quali si scende ripidamente per poi risalire. Si continua ad assecondare la stupenda dorsale del Monte Cucchero, oltrepassando la quota (forse) più elevata (984 m), fino a giungere poco sotto un poggetto erboso sul quale recentemente è stato eretto il “Campanile del Cucchero”. Si prosegue lungo il crinale iniziando a perdere quota prima per pendio prativo poi penetrando nel bosco. Dopo pochi minuti di discesa, nel punto in cui il sentiero della Via Francigena effettua una netta svolta a destra, lo si abbandona per ampia mulattiera a sinistra. Si avanza con andamento pianeggiante tralasciando, poco dopo il bivio, una traccia che si stacca a sinistra, proseguendo lungo il percorso principale. Appena prima di rientrare nel bosco si ignora un’altra traccia a sinistra e si prosegue oltrepassando un paio di solchi. Dopo aver aggirato una costa si presenta un ulteriore bivio da cui si ignora a sinistra l’ennesima traccia in salita (frecce di vernice color arancio). Al bivio successivo si va sempre a destra in discesa (indicazioni per le MTB), effettuando poco più in basso un tornante destrorso oltre il quale si raggiunge il fondo della valletta il cui solco poco più in alto abbiamo attraversato. Si continua a perdere quota piuttosto ripidamente compiendo anche alcuni tornanti, fino a sbucare a poca distanza dall’autostrada in corrispondenza di una torretta elettrica e di un casotto. Si prosegue lungo il tracciato d’accesso ignorando a sinistra una prima carraia e, giunti nei pressi dei piloni del cavalcavia autostradale, un’altra carraia. Dopo un paio di tornanti, in corrispondenza di un ulteriore tornante sinistrorso, appena dopo un breve tratto cementato, si presenta un bivio da cui si prende la traccia di destra. Si avanza per vecchia e suggestiva mulattiera all’interno di un magnifico castagneto, ammirando a destra notevoli esemplari di muretti a secco e ruderi di essicatoi. Appena dopo un vecchio segnavia sul tronco di un albero a destra, si incontra un bivio dal quale si scende a sinistra verso il vicino ponte che permette di oltrepassare il Torrente Civasola, molto suggestivo in questo tratto. Appena dopo si raggiungono i ruderi del vecchio Molino di Gravagna634 m (il punto altimetrico più basso toccato in questa escursione), da cui, dopo consigliabile perlustrazione, si prosegue a destra per mulattiera in salita che si diparte in corrispondenza di un’edicola votiva. Si oltrepassa subito un primo cancello, cui segue poco più avanti un secondo (qui si tralascia a destra una traccia). Dopo un tratto tra vegetazione invadente si raggiunge un incrocio da cui si prosegue diritto per sentiero in salita. Messo piede su uno stradello (formella con madonnina in marmo collocata sul muro di sostegno della strada) lo si segue a sinistra entrando in questo modo nel magnifico borgo di S. Rocco di Gravagna690 m. Si attraversa in salita il suggestivo nucleo (segnavia bianco-rossi) e dopo una caratteristica volta si raggiunge una piazzetta. Si prosegue per ripido viottolo in direzione della chiesa, oltre la quale si esce dal paese, continuando poi per stradina asfaltata in direzione del Passo della Cisa. Poco dopo, appena oltre un tornante destrorso, si prende a sinistra una carraia, delimitata da un suggestivo muretto a secco, che conduce alla cappella dedicata alla Madonna di Montenero. Oltre quest’ultima, il tracciato volge a destra e si inoltra nel bosco restringendosi a sentiero, conducendo ad una carraia trasversale che si segue a destra in salita. Poco più in alto si rimette piede nella strada abbandonata in precedenza e la si attraversa proseguendo per radura (a destra si nota una presa dell’acquedotto) fin presso la sua terminazione. Occorre poi svoltare a sinistra mirando ad un muretto a secco, situato in corrispondenza del limite del bosco: da qui inizia l’avventura. A destra del menzionato muretto si intercetta una traccia (si tratta di una vecchia mulattiera), molto invasa da vegetazione spinosa, che dobbiamo obbligatoriamente seguire. Si procede lungo il tracciato ben incavato nel terreno, intercettando poco dopo un tubo in gomma di captazione dell’acqua che ci accompagnerà per un buon tratto. Dopo alcuni passaggi tra fastidiosi rovi, la mulattiera diviene più libera e prosegue in salita (a terra si può notare ciò che rimane del lastricato originario), passando a fianco di un caratteristico masso calcareo. Giunti in prossimità di una magnifica radura situata alla nostra sinistra, conviene seguirne il margine destro onde aggirare un tratto di mulattiera impercorribile a causa dei rovi. Rimesso piede sul vecchio tracciato lo si segue superando un altro passaggio tra rovi e arbusti spinosi particolarmente fastidiosi, oltre il quale si raggiunge una carraia. La si attraversa continuando lungo la storica mulattiera (tubo onnipresente) che avanza in lieve salita svoltando successivamente a destra. Oltre la svolta il tracciato è ancora una volta inglobato dai rovi, quindi lo si abbandona spostandosi alla sua destra, intercettando poco sopra un sentierino. Si passa a fianco di un masso ricoperto da muschio sbucando in una prima radura, cui segue appena dopo una seconda. Si contorna il suo margine sinistro procedendo parallelamente alla vecchia mulattiera, recuperandola poco più avanti al termine della radura. Si avanza comodamente lungo il magnifico tracciato svoltando poco dopo a destra, notando, oltre la svolta, uno sbiadito segnavia bianco-rosso che ci ricorda di essere su un percorso un tempo segnato. Si continua lungo la mulattiera piegando ulteriormente a destra, procedendo all’interno di un’area di bosco rado. Giunti ad un bivio (in realtà un trivio) in corrispondenza di una netta svolta a destra del tracciato, lo si abbandona, ignorando inoltre a sinistra un’altra traccia (e il tubo che ci ha accompagnato fino a questo punto). Guardando diritto dovremmo notare all’interno del bosco un segnavia sul tronco di un albero: lo si raggiunge e si prosegue lungo labile sentiero, andando a sinistra ad un poco evidente bivio (segnavia sbiadito). Si avanza lungo la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio delle Pielle, oltrepassando alcuni tronchi di alberi caduti, notando su un masso a destra uno sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Appena dopo la traccia è franata, perciò è necessario aggirare l’ostacolo spostandosi poco più a monte, dove si trova una radura, e riprendere appena possibile il quasi invisibile sentiero. Si perde quota raggiungendo in breve il suggestivo Rio delle Pielle, dal quale si prosegue molto scomodamente per traccia insolcata con sterpaglie e vegetazione invadente (qualche sbiaditissimo segnavia). Dopo un masso ricoperto da vegetazione si raggiunge un’ampia traccia trasversale che, se seguita a sinistra, porterebbe a guadare il Rio delle Pielle. Per la logica continuazione del percorso, che nel tratto successivo non coincide con il vecchio sentiero GEA, dobbiamo proseguire tenendo, come in precedenza, il corso d’acqua alla nostra sinistra. Quindi, messo piede nell’ampia traccia, si va a sinistra per pochi metri e prima del guado la si abbandona proseguendo per labilissimo sentierino. Quest’ultimo poi sparisce del tutto, perciò è necessario proseguire destreggiandosi tra vegetazione alquanto invadente e fastidiosa, costeggiando a destra una ripida sponda con qualche masso. Raggiunto nuovamente il Rio delle Pielle, lo si guada per due volte e si prosegue tenendolo a sinistra, guadagnando quota senza traccia in ambiente selvaggio di grande suggestione. Si punta ad un evidente masso calcareo con muschio, raggiunto il quale, guardando in alto a destra, si dovrebbe notare l’incavo di un sentiero. Si continua a salire sempre alla destra del corso d’acqua, fino a imboccare il menzionato sentiero con il quale si abbandona la valletta formata dal Rio delle Pielle. Si avanza a mezza costa raggiungendo poco dopo un ripiano boscoso dove la traccia si perde (un po’ più in alto rispetto al punto in cui siamo si intravvede un muretto a secco con massi ricoperti da muschio). Si prosegue diritto per poco svoltando poi a sinistra, cercando d’intuire l’incavo di una traccia. Dopo breve risalita si mette piede in una carraia che si segue a destra, notando a destra, appena dopo o poco dopo (dipende dal punto in cui siamo sbucati), dei vecchi segnavia bianco-rossi. Questi ultimi sono relativi al vecchio percorso GEA che nel tratto precedente, dal momento in cui abbiamo messo piede nell’ampia traccia trasversale, non abbiamo seguito poiché ormai totalmente inglobato dalla vegetazione. Si prosegue per la carraia raggiungendo poco dopo un rio, in corrispondenza del quale, su un masso seminascosto dalla vegetazione, si nota un segnavia con la scritta GEA (continuando lungo l’ampia traccia ci si immetterebbe nella carrareccia d’accesso a Casa Franchi: soluzione consigliata a chi è ormai stanco di avere a che fare con rovi e arbusti invadenti). Dal masso si imbocca a sinistra una traccia inizialmente molto flebile, poi più marcata, anche se piuttosto infrascata, e delimitata da muretti a secco. In seguito si sbuca nei pressi di un ruscello dove il percorso nuovamente si perde: dobbiamo proseguire alla bene e meglio tenendo sempre il ruscello a sinistra, avanzando perlopiù senza traccia anche all’interno di un’area disboscata. Più avanti si incontra un paletto in legno con segnavia da cui si prosegue per sentiero più evidente, andando a sinistra al bivio che si presenta. Si continua costeggiando il ruscello (segnavia sbiadito) per poi salire per alcuni metri lungo il suo letto, passando infine nel lato opposto (sbiaditissimo segnavia sul tronco di un albero). Si avanza poi per traccia un po’ più marcata avendo il ruscello alla nostra destra, incontrando poco dopo una carraia d’esbosco. Seguendo quest’ultima a destra si giunge in una radura che si deve attraversare verso ovest (in direzione del Groppo del Verscovo) fino a mettere piede nella carrareccia d’accesso a Casa Franchi, più o meno in corrispondenza di un bivio da cui si prosegue a sinistra. Altrimenti è possibile continuare ancora per un breve tratto lungo il vecchio percorso che procede, sempre infrascato, all’interno del bosco, costeggiando il limite dei prati. Usciti in un’altra splendida radura si prosegue diritto fino a raggiungere la più volte menzionata carraia d’accesso a Casa Franchi, che si segue a sinistra. Si avanza comodamente lungo l’ampio tracciato passando a fianco di alcune baracche ed oltrepassando il Rio delle Pielle. Dopo alcuni tornanti si incontra un bivio a poca distanza da Casa Franchi, da cui si prende a destra una carraia. Si segue quest’ultima in costante salita ammirando stupende visuali sul Groppo del Vescovo, ignorando ad un bivio un’ampia traccia che si stacca a destra. Si continua a guadagnare quota lambendo rimboschimenti a conifere, risalendo nella parte superiore un’appartata valletta. Appena prima della sella nord del Groppo del Vescovo, si prende a sinistra (indicazioni) il sentiero n° 00 in direzione del Monte Valoria. Dopo una salita all’interno del bosco si raggiunge il crinale divisorio in corrispondenza di un bel cippo confinario. Si prosegue lungo la suggestiva dorsale effettuando inizialmente un saliscendi, per poi salire con maggiore decisione superando anche qualche strappo piuttosto ripido. Guadagnata l’altamente panoramica sommità del Monte Valoria1229 m, (cippo confinario), si incomincia a scendere verso il Passo della Cisa inizialmente assecondando il crinale divisorio, poi alla sinistra del suo filo. Più avanti ci si sposta a destra penetrando nel bosco, dove si effettua un’ampia svolta a sinistra, fino ad oltrepassare una recinzione al sommo di declivi prativi. Successivamente si procede tra un rimboschimento a conifere a sinistra e una velletta prativa a destra. Rientrati nel bosco si perde quota sulla destra di un solco e, dopo aver oltrepassato una recinzione, si attraversa quest’ultimo. Dopo un’ultima discesa il percorso si amplia e procede in piano e in lieve salita costeggiando un rimboschimento a conifere. Si raggiunge infine una casa a poca distanza dal Passo della Cisa, punto di partenza del nostro inusuale ma affascinante anello.

 

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I borghi di Filetto

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Punto di partenza/arrivo: Villafranca in Lunigiana 130 m

Dislivello: 250 m ca.

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: Villafranca in Lunigiana-Virgoletta (40 min) ; Virgoletta-Castello di Bagnone-Bagnone (1 h) ; Bagnone-Malgrate (40 min) ; Malgrate-Filetto-Villafranca in Lunignana (1,10 h)

Difficoltà: escursione di carattere e interesse paesaggistico/storico/culturale

Ultima verifica: febbraio 2019

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: dal casello dell’A15 di Pontremoli ci si dirige verso quest’ultima località, imboccando successivamente la SS 62 in direzione di Aulla. dopo 12 km, oltrepassando il paese di Migliarina, si raggiunge Villafranca in Lunigiana. 

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che permette di visitare alcuni tra i più suggestivi borghi della Lunigiana. Si tratta di un itinerario che, basandosi sulla scala escursionistica adottata in Italia, andrebbe valutato (turistico). Come già specificato nella pagina relativa alle note tecniche, non utilizzo e mai utilizzerò questa banale classificazione, poiché alquanto equivoca riguardo il termine e il concetto di “turistico” legato a qualsivoglia escursione o passeggiata in ambiente montano e collinare.

Parcheggiata l’auto appena prima del ponte sul Torrente Bagnone in Piazza Aeronautica, si continua lungo la SS 62 in direzione di Aulla, fino ad imboccare sulla sinistra (segni bianco-rossi della Via Francigena) Via della Libertà (SP 27). Si procede lungo questa arteria, piuttosto trafficata, lasciandosi progressivamente alla spalle le ultime case del paese, prendendo, ad un bivio, una stradina a sinistra (Via dei Martiri; freccia segnaletica per Virgoletta). Con andamento perlopiù pianeggiante, si esce dopo alcuni minuti in un bel ripiano transitando a fianco di alcune villette che costituiscono la parte nuova del paese di Virgoletta, notando più avanti e a destra il borgo vecchio, arroccato su un colle. Giunti in prossimità di quest’ultimo si volta a destra per stradina (segnavia) e appena dopo si prende a destra il viottolo principale che attraversa in salita tutto il borgo. Ammirando angoli veramente suggestivi, si raggiunge prima la chiesa dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, poi (i segni bianco-rossi della Via Francigena condurrebbero, oltre una suggestiva volta, ad uscire dal borgo verso SE), al sommo del colle, il castello che fu di proprietà dei Malaspina. Uscendo a destra si perde quota rasentando le mura del castello, mettendo successivamente piede su una stradina asfaltata. Seguendo i segnavia bianco-rossi (Via Madonna della Neve) si attraversa in salita l’ultima parte del paese e, ignorata a destra una carraia, ci si ricongiunge con la strada per Bagnone, abbandonata in precedenza. Si continua lungamente e comodamente per quest’ultima (splendide visuali sulla bastionata appenninica che fa da confine tra Massa e Parma), transitando in seguito in prossimità della frazione Somarasco (si tratta di un gruppo di villette situate alla nostra sinistra). Più avanti, in corrispondenza di una curva a sinistra della strada e prima che quest’ultima conduca al ponte sul Bagnone, si prende a destra un’altra strada (si tratta della provinciale 27 abbandonata poco dopo Villafranca) che si segue solo per poco. Infatti, raggiunto un bivio (Indicazione per la Tenuta La Piallastra), si prende a sinistra una carraia che procede inizialmente in leggera salita. Con andamento a saliscendi, oltrepassando alcune baracche, ci si avvicina progressivamente al paese di Bagnone e al castello omonimo. Raggiunta la località La Piallastra, si imbocca a destra una bellissima mulattiera, ancora mirabilmente selciata, che dopo una svolta a sinistra avanza ai piedi del boscoso poggio su cui è arroccato il Castello di Bagnone (una traccia che si stacca a destra è da ignorare in quanto poco più avanti chiusa al libero accesso). Dopo aver oltrepassato tramite vecchio ponte un suggestivo rio, si raggiunge un bivio (indicazioni) da cui si prende a destra l’antico accesso al castello. Avanzando ripidamente e a tornanti per magnifica mulattiera (in un brevissimo tratto interrotta da massi crollati) si entra nello spettacolare borgo del castello. Seguendo il viottolo principale si raggiunge, al sommo del poggio, la chiesa adiacente al castello, quest’ultima costruita intorno all’anno 1000 e nei secoli successivi dedicata a S.Nicola di Bari. Tornati al bivio di prima si continua lungo il bellissimo tracciato fino ad entrare a Bagnone, 244 m, oltrepassando, tramite il magnifico Ponte Vecchio, il Torrente Bagnone. Si entra quindi nel borgo principale passando attraverso la Porta di S.Caterina, raggiungendo appena dopo la via centrale. La si segue a sinistra fino ad uscire dal borgo in corrispondenza di una bella piazzetta. Da qui si può prendere a sinistra un viottolo che scende verso un altro suggestivo ponte oltre il quale si trovano delle case, ammirando visuali davvero suggestive sulla gola formata dal Torrente Bagnone. Dopo questa breve digressione si ritorna alla piazzetta di prima e si imbocca poco più avanti Via Nezzana che si stacca a destra. Si procede in salita transitando a fianco di abitazioni e ville, di cui alcune, nella parte finale del paese, di origine ottocentesca. Usciti definitivamente da Bagnone, si continua lungo la stradina asfaltata che sale verso la prossima frazione, Nezzana, che si raggiunge dopo alcuni minuti di cammino (prima di entrare nel paese si notano alla nostra destra degli interessanti terrazzamenti con ulivi). Attraversato il nucleo tenendo la via di sinistra (o anche quella di destra) se ne esce continuando successivamente per stradello parzialmente asfaltato. Si transita a fianco di una casa diroccata e si procede all’interno del bosco lungo l’ottimo tracciato che per un tratto diviene sterrato. Avanzando in leggera/moderata pendenza, si scende poi al cimitero di Gragnana319 m, in corrispondenza del quale si trascura una traccia con indicazione. Si continua invece lungo il percorso principale, congiungendosi con uno stradello alla nostra destra, che scende in direzione di Malgrate. Giunti in corrispondenza di una svolta a sinistra (Maestà a destra) si abbandona temporaneamente l’asfalto seguendo una vecchia e piuttosto infrascata mulattiera che permette di tagliare un tornante della strada. Rimesso piede su quest’ultima si effettua un ultimo tornante sinistrorso, transitando poco dopo a fianco di alcune abitazioni, avvicinandosi in questo modo al borgo fortificato di Malgrate250 m, dominato dalla sua caratteristica torre cilindrica. Entrati nel magnifico borgo lo attraversiamo lungo il viottolo principale che poco dopo vira a sinistra conducendo, sempre verso sinistra, fuori dalle mura. Da qui si prende a sinistra un poco visibile sentiero che scende tra folta vegetazione effettuando appena dopo una netta svolta a destra (oltre la svolta si nota a destra una vasca con acqua). Scesi nella piana sottostante in corrispondenza di alcune case, ci si innesta poco più avanti nella SP 30 che si segue a destra in direzione di Mocrone. Poco dopo il bivio con un stradina che si stacca a destra (Via La Montata) si prende a sinistra uno stradello affiancato a destra da ville. Congiungendosi con un’altra strada, si prosegue diritto con andamento perfettamente pianeggiante, ammirando stupende visuali su Malgrate dominato dalla bastionata appenninica. Messo piede su una più ampia strada asfaltata (Via del Menhir), piuttosto trafficata, la si segue a destra solo per poco, abbandonandola imboccando a sinistra Via Cà dell’Ara. Ci si avvicina progressivamente al magnifico borgo murato di Filetto, entrando al suo interno mediante la porta NE. “Forse di origine bizantina, come il toponimo, fu ricostruito nel XII sec. come nuovo insediamento fortificato nel centro della piana a difesa dei retrostanti feudi malaspiniani. Rimase poi parte del feudo di Malgrate, a forma rettangolare e cinta fortificata, e fu ingrandito nel XVI sec. dai Marchesi Alberti” (cfr Daniele Canossini, pag 270). Usciti dalla porta SW si prende a destra Via San Genesio, raggiungendo l’oratorio omonimo nelle vicinanze del quale si trova lo splendido e particolarissimo castagneto della Selva di Filetto. In questo luogo furono trovate steli e statue con figure antropomorfe armate di asce e pugnali, di conseguenza si presume che proprio qui si svolgessero riti sacrificali ed incontri tribali. Imboccata a sinistra Via dei Castagni la si segue passando a fianco delle piscine comunali “Pietro Cirelli”, immettendosi in uno stradello che si segue a sinistra svoltando subito a destra. Raggiunta Via delle Piscine, la si segue a sinistra attraversando poco dopo Viale Lunigiana, immettendosi infine su Viale Italia. Seguendolo a destra si raggiunge in breve la SS 62, che taglia tutto il centro principale di Villafranca, trovandoci spostasti più a nord rispetto al punto in cui abbiamo parcheggiato l’auto.

 

Monte Orsaro: anello dal Passo del Cirone

Punto di partenza/arrivo: Passo del Cirone 1255 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Passo del Cirone-Capanne di Frattamara (1,20 h) ; Capanne di Frattamara-Bivacco Tifoni-Bocchetta dell’Orsaro (1,30 h) ; Bocchetta dell’Orsaro-Monte Orsaro (20 min) ; Monte Orsaro-Bocchetta del Tavola (1 h) ; Bocchetta del Tavola-Passo del Cirone (45 min)

Difficoltà: EE il primo tratto della cresta sud dell’Orsaro ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si prende la provinciale 74 per Marra e il Passo del Silara, imboccando successivamente a sinistra la S.P. 108. Effettuando diverse svolte e tornanti per stradina in alcuni tratti alquanto dissestata, si giunge al Passo del Cirone dove si abbandona l’auto

Stralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Impegnativo anello di grande respiro, su sentieri sempre evidenti e ben segnati che non pongono problemi di identificazione del giusto percorso. Per la salita alla sommità dell’Orsaro suggerisco di percorrere integralmente la cresta meridionale, rocciosa nella sua prima sezione. Si tratta di una breve variante per escursionisti esperti che conferisce un senso del tutto particolare al percorso nel suo complesso.

Dal Passo del Cirone ci incammina lungo il sentiero 00, transitando nei pressi della chiesa Madonna dell’Orsaro situata al sommo di un poggetto erboso. Dopo un breve tratto in discesa si scavalca un dosso, penetrando successivamente nel bosco. Si procede sulla sinistra del crinale spartiacque e dopo una salita in cui ci si avanza parallelamente ad un solco, si incontra un bivio (indicazioni), da cui il sentiero 00 piega a sinistra. Noi invece proseguiamo a destra lungo il percorso n° 128 (la Strada Lombarda), avanzando inizialmente in leggera discesa. Appena dopo si attraversa una radura con folta vegetazione, ammirando un’interessante visuale sul dirupo arenaceo che scende dal crinale nord del Monte Tavola. Rientrati nella faggeta si perde ancora qualche metro di quota, attraversando anche una piccola frana, riprendendo oltre quest’ultima a salire. Si continua per il bel sentiero che più avanti pianeggia valicando una costa, avanzando poi in leggera discesa. Attraversato un solco si riprende a salire varcando in seguito un altro solco, procedendo poi in piano. Si valica una costa e dopo una breve salita si esce in una radura arbustiva che a sua volta precede un’altra più ampia e panoramica radura. Seguendo la traccia si attraversano i prati, penetrando successivamente in una magnifica faggeta ad alto fusto. Si avanza in leggera discesa, oltrepassando poco dopo un’area con alberi caduti a terra, per poi procedere in falsopiano/leggera salita. Dopo alcuni piccoli tornanti si raggiunge una piazzola di carbonaia e si prosegue per il bel sentiero in lieve pendenza. Successivamente si transita a fianco di un grosso masso, raggiungendo appena dopo un’altra piazzola, continuando poi per il percorso principale che guadagna quota in moderata pendenza. Dopo aver valicato l’ampio dorso di una costa boscosa, si avanza in leggera discesa, transitando successivamente in prossimità di un’area caratterizzata da caratteristici massi erratici. Con andamento pianeggiante si raggiunge e attraversa l’ennesima costa al sommo di panoramici pendii prativi. Segue un tratto in cui si perde marcatamente quota, al termine del quale ci si trova nei pressi di radure dove si notano i ruderi delle Capanne di Frattamara 1308 m. Si continua lungo il percorso segnato, in questo tratto non particolarmente evidente, contornando, restando sempre all’interno del bosco, il margine dell’ampia radura. Con andamento in leggera salita nella splendida faggeta si raggiunge un bel ripiano, oltre il quale si avanza inizialmente in leggera discesa, per poi pianeggiare. Dopo aver valicato un’ulteriore costa, si procede ancora in discesa, e dopo un tratto in piano si raggiunge il bivio con il sentiero n° 132 che si stacca a sinistra. Si imbocca quest’ultimo incontrando poco dopo una prima piazzola di carbonaia, avanzando successivamente a poca distanza da una pietraia situata alla nostra sinistra. Oltrepassata una seconda piazzola di carbonaia, si lambisce un’altra pietraia situata alla nostra destra, continuando per il sentiero segnato che svolta a sinistra. Si raggiunge una terza piazzola e si prosegue lungo il percorso principale che risale il pendio boscoso effettuando svolte e tornanti. Più in alto si transita a fianco di un grosso masso, approdando poco dopo in un bel ripiano dove è situato il Bivacco Tifoni 1356 m (fontana con acqua spesso assente nella stagione estiva). Sulla destra del pianoro, nei pressi di una tavolo con panche, si scorge la continuazione del percorso segnato. Lambita una bella conca con pietraia, il percorso procede nuovamente all’interno della faggeta, e poco prima di raggiungere una piazzola di carbonaia svolta repentinamente a sinistra (segnavia ben posizionati). Inizia qui una non breve salita a tornanti lungo una sponda boscosa che si fa progressivamente più ripida. Usciti dalla vegetazione si sbuca in un bel pendio erboso (visuali notevoli) che si risale inizialmente in obliquo a destra. Dopo qualche tornante si mette piede sull’ampia sella che chiude ad ovest la conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale. Si continua lungo il sentiero contornando la sponda sinistra (destra orografica) del vallone, effettuando poco dopo un paio di tornanti. Giunti nei pressi dell’inizio della cresta sud/ovest dell’Orsaro, si prosegue a mezza costa ai piedi di erti pendii dominati da verticali quinte rocciose. Appena dopo il bivio con il sentiero 00, che sale alla sommità dell’Orsaro e che noi temporaneamente ignoriamo, si raggiunge la caratteristica Bocchetta dell’Orsaro1723 m. Quest’ultima è il punto di congiunzione del crinale NW del Braiola con quello S dell’Orsaro, che si presenta inizialmente nelle fattezze di un estetico sperone roccioso. Iniziamo quindi la scalata della soprastante crestina, oltrepassando subito un piccolo spuntone, continuando poi per facili roccette assecondando il filo di cresta piuttosto arioso (I°). Approdati su un ripiano erboso, ci si avvicina al successivo risalto, alla cui base si aggira a destra un blocco. Per roccette esposte ma facili si guadagna infine la sommità dello sperone, da cui, dopo una breve ma ripida discesa, ci si ricongiunge con il sentiero segnato. Invece di seguire quest’ultimo, continuiamo ad assecondare il filo del crinale ancora per un tratto, superando qualche sparuta roccetta (su un sasso si nota un inutile spit!), fino a rimettere piede nella traccia segnata. Si guadagna quota sulla destra della dorsale, per poi raggiungerla e assecondarla in direzione della non lontana cima dell’Orsaro. Con andamento pressoché pianeggiante e godendo stupende visuali, si guadagna in breve la cima, 1831 m, caratterizzata da una stilizzata Madonnina. Dopo una meritata sosta al fine di gustare pienamente il vastissimo panorama a 360°, si scende nel versante opposto, perdendo inizialmente quota per ripido pendio. Raggiunta la sottostante conchetta, la si contorna lungo il suo margine destro, per poi svoltare a sinistra onde riguadagnare il filo del crinale. Si perde quota in modo lineare per l’ampio profilo settentrionale della montagna, rasentando successivamente un filare di piccole conifere. Dopo una discesa decisamente ripida, si penetra nella faggeta e si continua restando nei pressi del filo della dorsale. Più avanti, dopo una svolta a sinistra e una breve discesa, ci si inserisce in una traccia trasversale (percorso CAI n° 727A) che si segue a sinistra. Con andamento pianeggiante per bellissima mulattiera si raggiunge in breve la Foce del Fosco 1613 m. Dalla sella si scende a destra lungo il sentiero n° 725A, effettuando subito alcuni tornanti. Successivamente si perde quota in modo lineare per bella mulattiera delimitata a sinistra da un caratteristico muretto di sostegno. Raggiunta la località Ronchi di Luciano1530 m, si continua diritto, tralasciando a destra la continuazione del percorso n° 725A. Si prosegue per magnifica mulattiera (contrassegnata CAI n° 725), avanzando costantemente a mezza costa. Poco più avanti si oltrepassa una piccola pietraia, procedendo successivamente in piano/leggera salita, transitando a fianco di grossi massi di arenaria. Avanzando sempre a mezza costa, si attraversa un ripido e scosceso pendio temporaneamente fuori dal bosco (in questo tratto è presente una corda, utile soprattutto in caso di terreno bagnato). Si rientra nella faggeta e si prosegue per traccia più stretta e scoscesa, affrontando poco dopo un traverso dove è presente un’altra corda che funge da corrimano. Si prosegue poi per ampia traccia in lieve discesa, incontrando più avanti il bivio con il sentiero 00 che staccandosi a sinistra sale verso la sommità del Monte Fosco. Appena dopo si approda alla Bocchetta del Tavola1444 m, caratterizzata da un cippo confinario del 1828. Dall’ampia sella si continua lungo il sentiero 00 affrontando inizialmente una breve salita, uscendo presto dal bosco in corrispondenza dei declivi prativi noti come Prati del Tavola. Oltrepassata una recinzione a filo spinato, si avanza a mezza costa ammirando suggestive visuali, piegando in seguito a destra. Si oltrepassa un avvallamento prativo, per poi transitare a fianco di un straordinario esemplare di faggio (alla nostra destra si trova un’altra meraviglia del nostro Appennino: il “faggio solitario“). Ci si sposta a sinistra proseguendo a mezza costa nella sponda sinistra di un avvallamento, ricongiungendosi più avanti con il crinale spartiacque. Si oltrepassa successivamente, mediante scaletta, un’altra recinzione a filo spinato, penetrando dopo una svolta a sinistra nel bosco. Si perde quota per ripido sentiero incanalato, approdando poco sotto in un piccolo ripiano da cui si piega a destra effettuando subito una curva a sinistra. Dopo una discesa si penetra in un rimboschimento a conifere da cui si svolta sinistra e poi subito a destra. Appena dopo ci si ricongiunge con il percorso effettuato all’andata con cui si fa ritorno al Passo del Cirone

 

 

Monte Acuto: anello dal Passo del Lagastrello

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Lagastrello 1200 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Passo del Lagastrello-Passo del Giogo (25 min) ; Passo del Giogo-Monte Acuto (1,30 h) ; Monte Acuto-Rifugio Sarzana (25 min) ; Rifugio Sarzana-Lago Paduli- Passo del Lagastrello (2,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Aulla-S.P. 74-Licciana Nardi-Tavernelle-Passo del Lagastrello ; Parma-S.P. 665-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Passo del Lagastrello

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e panoramico che si svolge nella prima sezione, fino alla cima del Monte Acuto, nel versante lunense del crinale dei Groppi di Camporaghena. La discesa avviene invece nel versante emiliano, lungo sentieri e carraie quasi sempre all’interno del bosco.

Dal Passo del Lagastrello si segue la stradina per il Passo del Giogo (percorso CAI n° 00), avanzando perlopiù in lieve salita. Giunti in prossimità di una costa, situata alla nostra destra (segnavia sul palo di una linea elettrica), si abbandona l’asfalto e si continua per traccia che asseconda inizialmente un crinaletto. Penetrati nel bosco si prosegue per sentiero poco evidente, prendendo, ad un bivio, il percorso di sinistra. Poco più avanti ci si ricongiunge con la stradina asfaltata in località Passo del Giogo 1276 m, da cui si continua diritto per carraia. Seguiamo quest’ultima solo per poco, abbandonandola per sentiero a sinistra (segnavia), prestando attenzione a non imboccare la traccia più evidente che sale in direzione nord/ovest, ma proseguendo per sentiero meno marcato che avanza verso ovest. Giunti in un un’area disboscata, si confluisce in un’ampia traccia che si segue a sinistra in salita, contornando poco più in alto il margine superiore di una bella radura. Dopo una salita si prosegue comodamente per il bel sentiero all’interno di un bosco misto a faggi e conifere. Effettuata una curva a sinistra, si avanza lungo il margine superiore di un’altra area orribilmente disboscata, continuando lungamente per il percorso a mezza costa, alternando tratti in piano ad altri in salita. Approdati alla Foce di Torsana1322 m, si prosegue diritto lungo il sentiero 00 in direzione della Sella di Monte Acuto. Il tracciato, che si presenta fin da subito ripido e faticoso, risale un profilo boscoso, conducendo più in alto in una piccola radura. Si prosegue sempre ripidamente per traccia marcata ed evidente, svoltando, poco sotto il limite superiore della vegetazione, nettamente a sinistra. Usciti dal bosco si avanza in obliquo ascendente tagliando panoramici pendii prativi, raggiungendo infine un bivio (paletto con cartelli indicatori) situato in un bel ripiano. Si prosegue in salita in direzione della Sella di Monte Acuto, virando poco più in alto a destra inserendosi sul dorso di una costa. Si procede appena a destra del limite della vegetazione (panorama incantevole), svoltando poco dopo a sinistra e poi a destra, aggirando in questo modo un dosso erboso. Dopo un tratto in cui si rasenta ancora il limite della vegetazione, si prosegue in direzione dell’evidente dorsale erbosa che abbiamo di fronte. Il sentiero asseconda costantemente l’ampio crinale della costa, regalando straordinarie visuali sul versante lunense dei Groppi di Camporaghena. Più in alto il tracciato si sposta a sinistra effettuando un obliquo ascendente, conducendo infine alla Sella di Monte Acuto 1736 m. Dal valico di crinale si oltrepassano subito grossi blocchi, continuando poi per traccia evidente ma non segnata che asseconda l’estetico profilo sud/orientale del Monte Acuto. Guadagnata l’altamente panoramica cima, 1785 m, si rientra alla sottostante sella da cui si scende in direzione del Rifugio Sarzana lungo il sentiero contrassegnato n° 657. Dopo il primo tratto di discesa per pendii prativi, si piega a destra penetrando nella faggeta, perdendo quota in direzione sud/est. Dopo una breve contropendenza e un tratto a mezza costa, si raggiunge il margine orientale del Lago Acuto. Si contorna la sponda settentrionale dello specchio d’acqua, svoltando poi a destra verso il vicino Rifugio Sarzana 1581 m. Dal retro della costruzione si perde quota mantenendo il segnavia di prima (n° 657), per sentiero che effettua alcuni tornanti transitando a fianco di grossi massi. Poco più in basso di piega a sinistra e, dopo breve discesa, si approda in un bel ripiano boscoso. Si continua comodamente per traccia pressoché pianeggiante, virando poco dopo a destra, aggirando in questo modo una costa boscosa. Si procede per un tratto a mezza costa, scendendo, dopo una netta svolta a sinistra, in direzione della sottostante torbiera, il Lago Gonella. Qui giunti si vira a sinistra, perdendo quota piuttosto ripidamente per sentiero a tornanti, piegando più in basso a destra per ripiano boscoso a poca distanza dalla torbiera del Lago Gora, situato alla nostra sinistra. Valicata una costa, la traccia perde quota lungo la sottostante sponda boscosa compiendo alcuni tornanti. Raggiunto un ripiano boscoso, lo si attraversa in direzione ovest prestando attenzione ai segnavia sugli alberi. Poi, svoltando a sinistra, si scende assecondando per poco il letto asciutto di un rio, spostandosi successivamente a destra. Si continua a scendere nei pressi di un altro ruscello, curvando poco sotto repentinamente a destra (attenzione ai segnavia), costeggiando dall’alto un rio. Proseguendo in questa direzione si attraversa un’area con massi dove la traccia si fa poco evidente, immettendosi infine in un altro sentiero che si segue a sinistra effettuando subito un tornante sinistrorso. Dopo una discesa per traccia insolcata, si vira repentinamente a destra raggiungendo un ampio ripiano boscoso. Assecondando i segnavia si effettua una curva a sinistra varcando un ruscello asciutto, raggiungendo appena dopo un bivio. Si va a sinistra lungo il percorso n° 653/657, avanzando in piano a poca distanza da un rudere situato alla nostra destra. Poi ci si immette in un’ampia mulattiera che conduce, dopo aver varcato un rio, ad un bivio (cartelli) all’interno di un area parzialmente disboscata. Da qui si va a sinistra lungo la carraia contrassegnata n° 653 che effettua appena dopo un tornante destrorso, guadagnando quota in moderata pendenza. Oltre una svolta a sinistra si raggiunge una selletta, da cui non si continua per la carraia che scende diritto, ma si prende l’ampia traccia di sinistra che avanza inizialmente in piano. Si prosegue lungamente per questo tracciato senza possibilità di errore, proseguendo perlopiù a saliscendi ed incontrando solo pochi e sporadici segnavia. Approdati in una radura si incontra un bivio (cartelli), dove si continua a destra lungo il percorso contrassegnato n° 659/653. Si perde quota per ampia traccia effettuando più in basso una svolta a sinistra, abbandonando poco dopo questo percorso per sentiero a sinistra (segnavia). Si continua a scendere all’interno della faggeta, raggiungendo un bivio dove a sinistra si stacca la traccia contrassegnata n° 653 che si tralascia. Al bivio successivo si ignora a destra il percorso SD e si prosegue diritto valicando, mediante tornante sinistrorso, una costa. Dopo un ripiano boscoso si guada il Rio Garzoli e si prosegue comodamente per il sentiero, transitando nei pressi di uno stagno stagionale. Effettuata una svolta a sinistra si continua in leggera discesa nella splendida faggeta, contornando poco dopo il margine destro di una piccola torbiera. Raggiunto un ripiano boscoso si vira a sinistra, attraversando un altro ripiano ed effettuando poi altre piccole svolte. Dopo una discesa si raggiunge una bella radura con cippo dove si ignora a sinistra il percorso n° 659A. Appena dopo si vira repentinamente a sinistra seguendo la traccia contrassegnata n° 659B, che costeggia tutta la sponda occidentale del Lago Paduli. Dopo il primo tratto in discesa si avanza pianeggiando, ammirando splendide visuali del ripido profilo occidentale del Monte Malpasso. Poco più avanti ci si immette in un’altra traccia che si segue lungamente all’interno della faggeta. Usciti dal bosco si avanza in leggera salita tra cespugli di ginepro, raggiungendo, dopo aver attraversato una macchia boscosa, una radura con ruscello. Varcato quest’ultimo si continua lungo il percorso segnato che appena oltre una macchia boscosa procede lungo il margine destro dell’ampia torbiera del Lago Paduli. Ad un certo punto, poco prima di raggiungere il limite del bosco, si deve svoltare a destra continuando a contornare il limite della torbiera. Penetrati nuovamente nel bosco si procede per carraia che guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Infine ci si immette nella stradina asfaltata per il Passo del Giogo a poca distanza dal Passo del Lagastrello.

 

Monte Alto: crinale est – versante sud/ovest

 

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Cerreto 1261 m

Dislivello: 1150 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Passo del Cerreto-Monte Alto (2 h) ; Monte Alto-Camporaghena (2,20 h) ; Camporaghena-Passo del Cerreto (1,45 h)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S.S. 63-Castelnovo Monti-Passo del Cerreto ; Aulla-S.S. 63-Fivizzano-Passo del Cerreto

 

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N.B.: la sezione sezione finale del sentiero n° 104 è evidenziata con tratteggio e ha un carattere puramente esemplificativo. Il percorso in questione, nella parte che precede il raggiungimento del paese di Camporaghena, non corrisponde affatto con il tracciato della carta escursionistica utilizzata dall’autore della relazione.

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di ampio respiro, in luoghi selvaggi e su tracce spesso incerte. Il sentiero 00, che percorre interamente il crinale est del Monte Alto, è forse uno dei più avvincenti itinerari di cresta di tutto l’Appennino emiliano/lunense. Il suddetto sentiero obbliga al superamento di alcuni passi d’arrampicata e presenta diversi tratti esposti. Di conseguenza andrebbe intrapreso solo con terreno asciutto e assenza di vertigini. La discesa lungo il percorso n° 104 è molto selvaggia e pone, in particolare nella sezione finale, rilevanti problemi di identificazione della giusta traccia.

Dal Passo del Cerreto si imbocca, nel retro dell’omonimo albergo/ristorante, il sentiero 00. Si avanza perlopiù in quota all’interno della faggeta attraversando anche alcune radure, raggiungendo in circa 20/25 min l’ampio pianoro prativo del Passo dell’Ospedalaccio 1271 m. Qui ci si inserisce in una carraia (la storica Via Parmesana, che originariamente collegava Sassalbo a Parma) che si segue a destra solo per poco. Infatti, al primo bivio (indicazioni), si volta a sinistra, uscendo appena dopo dal bosco per sentiero che guadagna quota ripidamente. Raggiunto un altro bivio (indicazioni), si lascia a destra il percorso n° 671 per le Sorgenti del Secchia e si continua diritto lungo il sentiero 00 che risale tutto l’ampio profilo sud/orientale del Monte Alto. Si sale seguendo le linee di massima pendenza tenendo a destra un solco, incontrando più in alto il bivio con il sentiero n° 102 che si stacca a sinistra e che si ignora. Si prosegue lungamente in ripida salita, orientandosi più in alto con ometti ben posizionati, puntando alla sezione terminale dell’ampio profilo che stiamo risalendo. Progredendo tra pietraie e massi, si raggiunge infine il roccioso crinale, dove si piega a sinistra salendo paralleli a quest’ultimo. Dopo un ripido strappo si guadagna il culmine del profilo, da cui, tenendosi a sinistra rispetto il filo della dorsale, si scavalca un dosso. Effettuata breve discesa, si sale obliquando a sinistra piuttosto espostamente, raggiungendo in questo modo il sommo di un altro groppo. Si prosegue lungo il magnifico crinale est del Monte Alto, scavalcando uno spuntone ed iniziando più avanti la risalita del profilo di una marcata cima della lunga dorsale. Dalla sommità si scende obliquando a sinistra per grossi blocchi, perdendo poi quota lungo l’areo filo del crinale. Giunti alla base di un groppo roccioso, lo si aggira nei primi metri sulla sinistra, per poi piegare a destra e scalare un canalino (I°). Successivamente si attraversano lisce lastre rocciose perdendo poi quota lungo l’esposto filo della dorsale. Messo piede in una selletta alla base di un altro groppo roccioso, si aggira a sinistra lo spigolo di quest’ultimo, per poi rimontare le roccette di destra in leggero obliquo a sinistra. Messo piede sull’esposta crestina sommitale del groppo, si scala un brevissimo gradino, per poi scendere scomodamente tenendosi al sommo di lastre rocciose, oppure evitare in parte quest’ultimo tratto spostandosi appena a sinistra o leggermente a destra del crinale. Raggiunta una sella, si prosegue lungo ripida traccia in obliquo ascendente, approdando più in alto sul dorso di un costone, dove il sentiero piega repentinamente a destra. Dopo breve salita si guadagna infine l’altamente panoramica cima del Monte Alto 1904 m. Dalla vetta ci si cala senza traccia nel versante lunense della montagna, perdendo scomodamente quota per ripidi pendii prativi e pietraie. Raggiunto il fondo di un canale, lo si discende per franosa pietraia, ma nel momento in cui il solco si rinserra ulteriormente facendosi più ripido e profondo, lo si abbandona virando a destra (segnavia sbiadito) per traccia esigua. Si procede inizialmente a mezza costa puntando ad un evidente spuntone, situato più in basso e a destra rispetto al punto in cui siamo. Giunti nei suoi pressi, seguendo labili tracce e orientandosi con i segnavia presenti, ci si cala nel sottostante canale. Raggiunto il fondo di quest’ultimo, lo si segue in discesa per alcuni metri, per poi spostarsi a destra avanzando in obliquo discendente per traccia labile. Si prosegue in modo intuitivo con andamento pianeggiante in direzione del dorso dell’evidente Costa di Giannandrea, che costituisce la nostra direttrice di discesa. Raggiunto il bel crinale erboso (l’ambiente in cui ci troviamo è davvero selvaggio e stupendo), lo si segue a sinistra intercettando con fatica l’esiguo sentiero. Si perde inizialmente quota sul dorso della costa, successivamente ci si sposta a destra scendendo parallelamente al crinale (qualche sbiaditissimo segnavia). Più in basso si rimette piede sulla dorsale e si scavalca un poggetto erboso, oltre il quale si continua a perdere quota sul filo dell’ampio crinale. Ad un certo punto la traccia piega a destra (segnavia rosso) e, come in precedenza, perde quota un poco a destra rispetto il dorso della costa. Poi si raggiunge nuovamente il crinale e nei pressi di alcuni alberi si scende per un tratto alla sua destra. Giunti poco sopra il limite superiore del bosco, si deve svoltare repentinamente a destra, per poi curvare a sinistra (su un sasso appuntito si nota un segnavia), penetrando progressivamente nella vegetazione. Giunti nuovamente nei pressi del crinale, ora boscoso, la traccia vira a destra e poi subito a sinistra, perdendo quota in modo lineare. Ignorate tracce laterali, si giunge in corrispondenza di un’area con felci, dove si ignora subito una traccia a sinistra. Poco dopo però il percorso segnato svolta a sinistra e scende in obliquo attraversando folti cespugli di felci che rendono piuttosto complesso l’orientamento (queste felci ci accompagneranno per un buon tratto!). Continuando in questa direzione per traccia molto incerta, si giunge nei pressi di un muretto a secco, dove il sentiero vira leggermente a destra. Da qui, guardando di fronte, dovremmo notare un segnavia sul tronco di un albero: ci dirigiamo quindi verso quest’ultimo, rassicurati di essere nel giusto percorso. Dal segnavia si svolta a sinistra continuando per sentiero più evidente, sempre tra cespugli di felci, dirigendosi verso la macchia boscosa che abbiamo di fronte. Ma, appena prima di quest’ultima, si vira a destra puntando ad un segnavia sul tronco di un albero isolato sul dorso di una costa. Successivamente ci si dirige verso un ometto su un masso, da cui, spostandosi a sinistra, si procede alla volta di un altro segnavia apposto sul tronco di un albero. Nei pressi di quest’ultimo si svolta a destra e si continua a perdere quota per labile traccia, raggiungendo in seguito il dorso di una panoramica costa. Si scende assecondando il crinale, caratterizzato da interessanti rocce dalla particolare colorazione rossastra, per sentiero quasi invisibile. Incontrando qualche sbiaditissimo segnavia, si continua a perdere quota sempre diritto, passando più in basso a fianco di alcuni arbusti (qualche ometto ci aiuta nell’orientamento). Giunti nei pressi di splendidi muretti a secco, si piega a sinistra, immettendosi poco dopo nel sentiero contrassegnato n° 102 (paletto con cartelli). Lo seguiamo a destra affiancati inizialmente da altri notevoli esemplari di muretti a secco, oltrepassando successivamente una macchia di rovi. Raggiunto un ripiano prativo, la traccia sembra perdersi: è necessario piegare poco dopo a destra, penetrando in una macchia boscosa, dove si rinviene la continuazione del percorso. Seguiamo il sentiero a sinistra avanzando in falsopiano tra vegetazione invadente, notando alla nostra destra altri muretti a secco e uno sbiadito segnavia. Giunti ad un trivio, si deve effettuare un tornante sinistrorso, tralasciando la traccia che prosegue diritto e un’altra che sale a destra. Il sentiero, delimitato a sinistra da i già incontrati muretti a secco, poco dopo diviene alquanto incerto: occorre tuttavia effettuare una curva verso destra, prestando la massima attenzione ad imboccare la traccia giusta. Una volta presa la direzione ovest, il tracciato progressivamente si amplia, conducendo infine nel paese di Camporaghena 842 m. Dalla chiesa, seguendo gli evidenti segnavia TL (Trekking Lunigiana), si attraversa tutto il magnifico borgo di fondazione medievale, ammirando angoli suggestivi in un’atmosfera dilatata in cui il tempo sembra essersi fermato. Usciti dal borgo antico si continua per splendida mulattiera transitando nei pressi di alcune maestà, giungendo infine in località Le Tre Fontane 810 m. Si continua lungo l’evidente e antico tracciato passando a fianco di una costruzione, varcando appena dopo mediante ponte il Torrente Taverone. Segue una salita in cui si effettuano alcuni tornanti e, valicata una costa, si giunge poco dopo in località Prati di Camporaghena 965 m. Si continua lungamente per la bellissima mulattiera che guadagna costantemente quota in lieve e moderata pendenza. Dopo aver varcato un rio asciutto, si prosegue lungo la mulattiera ancora per poco: infatti i segnavia inducono a piegare a sinistra e procedere per prati parallelamente al percorso di prima. Dopo un ulteriore tratto in salita, si raggiunge un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero contrassegnato n° 100 per il Passo dell’Ospedalaccio. Si sale per traccia erbosa in mezzo a cespugli di felci con costante direzione nord, penetrando progressivamente nella faggeta. Successivamente si continua a guadagnare quota sulla sinistra del dorso di una costa che poi si raggiunge, incontrando qui un bivio dove si ignora a sinistra la traccia contrassegnata n° 102A. Procedendo lungo il percorso n° 100 si effettua subito un bellissimo traverso a mezza costa, piuttosto scosceso, tagliando notevoli stratificazioni rossastre. Poco dopo si affronta una salita resa molto fastidiosa dalla folta vegetazione spinosa, doppiando successivamente una costa. Sempre per traccia piuttosto infrascata si perde quota lungo la sponda destra orografica della valle formata dal Canale dell’Acqua Torbida. Raggiunto il greto del corso d’acqua, lo si attraversa, recuperando nella sponda opposta la continuazione del percorso segnato. Si affronta appena dopo una ben ripida e sostenuta salita, effettuando più in alto alcuni tornanti, valicando successivamente una costa boscosa. Si continua a guadagnare quota lungo il sentiero evidente, giungendo, dopo una svolta a destra, nei pressi di un rimboschimento a conifere. Dopo aver varcato un paio di solchi, si attraversa un’area con folta vegetazione, mettendo successivamente piede nella Via Parmesana, a poca distanza del Passo dell’Ospedalaccio (situato alla nostra sinistra). Raggiunto quest’ultimo si fa rientro al Passo del Cerreto seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata.

 

 

 

 

Monte Scalocchio: anello da Case Giannino

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Punto di partenza/arrivo: Case Giannino 995 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h ca.

Tempi parziali: Case Giannino-Monte Scalocchio (2,30/3 h) ; Monte Scalocchio-Costa Fattartonda-Giogo di Vendaso-Case Giannino (2,45/3 h)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta NW dello Scalocchio (attrezzatura non obbligatoria ma consigliata) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio-Emilia-S.S. 63-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si scende nel versante lunense ancora per alcuni chilometri, parcheggiando l’auto nel grande spiazzo adiacente al Ristorante Casa Giannino (trattandosi di un parcheggio privato occorre chiedere il permesso ai proprietari dell’attività)

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Descrizione dell’itinerario

Percorso spettacolare e selvaggio che implica il raggiungimento della sommità del Monte Scalocchio percorrendo la sua cresta NW. L’impegno richiesto da questo itinerario è piuttosto elevato, sia per la presenza di passaggi d’arrampicata, quanto per l’oggettiva difficoltà di individuazione del giusto percorso durante la discesa.

Da Case Giannino si segue per un tratto la statale in direzione del Passo del Cerreto, imboccando a destra (indicazione) il sentiero n° 94. Il percorso sale subito piuttosto ripidamente all’interno del bosco ed effettua poco più in alto un tornante destrorso. Giunti in una radura arbustiva, la labile traccia procede in obliquo e in corrispondenza di un paletto con segnavia svolta nettamente a sinistra. Si continua a guadagnare quota per sentiero infrascato, ignorando diramazioni laterali ed avanzando sempre diritto. Penetrati nuovamente nel bosco, il percorso piega a destra (segnavia), proseguendo in modo più evidente e marcato. Poco più avanti, in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si vira a sinistra assecondando per un tratto il dorso di una costa. Poi, mediante progressiva curva a destra, si avanza in direzione est, sempre all’interno di un rimboschimento a conifere. Raggiunta una panoramica costa, si effettuano alcuni tornanti transitando nei pressi di un rudere, continuando lungo il sentiero che dopo aver compiuto un ulteriore tornante sinistrorso procede verso NW. Più avanti si effettua un tornante destrorso e si avanza con andamento lineare, notando alla nostra sinistra un interessante muretto a secco. Tralasciata a destra una traccia, si giunge ad un’apertura panoramica (di fronte a noi il vallone è chiuso dalla dorsale boscosa chiamata Costa Fattartonda che costituisce la nostra direttrice di discesa), in corrispondenza della quale si effettua un tornante sinistrorso. Continuando lungo il percorso principale si esce progressivamente dalla vegetazione (visuali grandiose), progredendo con andamento in lieve salita verso NW. Si attraversano pendii prativi e pietraie, fino ad aggirare, mediante netta curva a destra, una costa (sulla sinistra si nota un rudimentale bivacco costruito con massi accatastati). Sopra di noi si estende la dorsale La Tesa-Scalocchio a cui miriamo. Si continua quindi per il percorso segnato raggiungendo poco dopo un trivio poco evidente, da cui si prosegue lungo la traccia di centro che asseconda il dorso di una costa erbosa. Nel momento in cui il sentiero effettua una netta svolta a destra, lo abbandoniamo salendo liberamente verso la soprastante dorsale. Messo piede sull’ampio e magnifico dorso del crinale divisorio (in corrispondenza dell’altura denominata La Tesa), lo si segue a destra in direzione del primo groppo roccioso, che poi si evita a destra incontrando una labilissima traccia. Ripreso il filo della dorsale, si prosegue verso un secondo evidente spuntone/groppo e, una volta raggiuntone la base, lo si aggira a destra per cengia erbosa. Recuperato successivamente il crinale, lo si segue avendo a sinistra un avvallamento, delimitato, sempre a sinistra, da un altro crinale. Poco più avanti si deve piegare a sinistra onde raggiungere quest’ultimo, che si segue in direzione di un evidente dente roccioso. Aggirato lo spuntone a sinistra, si riprende il crinale divisorio (paletti in legno), giungendo in breve alla base di un verticale risalto alla cui sinistra si nota un canale/camino (punto di partenza della cresta NW dello Scalocchio). In obliquo a sinistra si superano alcuni grossi blocchi (I°), per poi scalare una ripida fessura (II°), cui segue un delicato traverso di pochi metri (II°). Raggiunto il fondo del menzionato canale/camino, si supera subito un verticale gradino (II°-), oltre il quale si guadagna la selletta che separa il verticale spuntone dalla restante cresta. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina (II° all’inizio, poi ), raggiungendo così il sommo di questa prima e più severa sezione di cresta. Si prosegue lungo il crinale passando di blocco in blocco, rasentando il limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto di pochi metri, si arriva alla base di una liscia lastra rocciosa che si supera tenendosi nella sua terminazione destra, dove sono più abbondanti gli appoggi (II°-). Messo piede su una prima quota della cresta, si prosegue assecondando il suo filo (uno spuntone può essere superato direttamente oppure aggirato a destra) e, raggiunta una selletta, si inizia a scalare un risalto caratterizzato da uno spigolo. Tenendosi a destra di quest’ultimo si sale per grossi blocchi (I°) con cespugli di ginepro e, guadagnato il sommo, si continua per l’areo crinale. Dopo l’aggiramento o superamento di un’altra quota, si approda in una forcella da cui si scala il soprastante ripido risalto sfruttando ottimi appigli e appoggi (I°). Giunti sotto il suo blocco terminale, si deve scendere in obliquo a destra prestando attenzione alla presenza di sezioni di roccia instabile. Aggirate a destra altre rocce, si raggiunge nuovamente il filo del crinale, guadagnando infine l’esclusiva cima del Monte Scalocchio 1851 m. Dalla sommità si continua lungo l’areo crinale in direzione del Gendarme, ma dopo poche decine di metri ci si deve calare a destra per erti pendii erbosi, mettendo successivamente piede in una traccia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, si aggira la base di un verticale dente roccioso, immettendosi, in corrispondenza di una selletta, nella traccia contrassegnata n° 94 che in precedenza abbiamo abbandonato per risalire la cresta dello Scalocchio. Noi dobbiamo seguire questo percorso verso destra, prestando la massima attenzione ai pochi e sbiaditissimi segnavia presenti. Il pressoché inesistente sentiero scende inizialmente in obliquo in direzione di un poggetto dove è visibile un paletto con segnavia. Raggiunto quest’ultimo, si continua sempre per bancate erbose, puntando ad un evidente pulpito. Qui giunti, si prosegue a mezza costa varcando inizialmente un solco, notando più in alto a destra un masso con segnavia. Raggiunta la successiva costa, guardando di fronte, si dovrebbe intravedere in lontananza un paletto in ferro: ci si dirige quindi verso quest’ultimo per traccia quasi invisibile. Dal paletto si prosegue attraversando bei pendii prativi (ci troviamo esattamente paralleli alla cresta NW dello Scalocchio che abbiamo percorso) tenendosi in quota e mirando ad un’evidente sella erbosa e alla successiva dorsale degradante verso SW, chiamata Costa Fattatonda. Raggiunto il valico, si piega subito a destra, penetrando nella vegetazione e raggiungendo appena dopo un bivio con cartelli da cui si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 94A, indicato come raccordo TL (Trekking Lunigiana). Il sentiero che dovremo seguire risulta abbandonato da tempo, con segnaletica sbiadita e sistemata in modo pessimo, per cui triboleremo non poco nell’individuazione del giusto percorso. Tuttavia la direttrice che ci accompagnerà fino al Giogo di Vendaso è assolutamente evidente: si tratta del crinale della più volte menzionata Costa di Fattartonda. Quindi proseguiamo lungo questa traccia procedendo inizialmente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo in breve il filo del crinale. Da qui il sentiero vira a destra e perde quota effettuando alcuni tornanti. Segue un traverso con erba alta sotto alcune rocce che precede l’aggiramento di una costa. Poco più avanti si raggiunge un pulpito e si prosegue a mezza costa per tracciolina nell’erba alta. Dopo l’aggiramento di un’altra costa, il sentiero diviene molto più labile fino a scomparire: noi dobbiamo perdere quota, dopo una scomoda e ripida discesa in obliquo, per il pendio boscoso tenendosi nei pressi del suo limite sinistro, assecondando costantemente il filo del crinale. Poco più avanti si deve scavalcare un poggetto panoramico (guardando in basso in versante Mommio si nota un ometto da non tenere in considerazione), poi per labilissima traccia si continua lungo il filo della dorsale passando a fianco di un caratteristico masso dalla forma appuntita. Si prosegue per sentiero incerto (sbiaditissimi segnavia) scendendo ad una sella, per poi iniziare una risalita rasentando il limite del bosco al sommo di bellissimi pendii prativi. Si continua lungamente per il percorso di crinale, dapprima in salita, poi a saliscendi (alcuni segnavia), per traccia più marcata rispetto alla sezione precedente. Ad un certo punto però, scendendo un crinaletto erboso, si deve prestare attenzione al sentiero che piega repentinamente a destra avanzando a mezza costa, tagliando in questo modo ripidi pendii prativi. Ripreso il boscoso filo della dorsale, si continua a perdere quota assecondandolo o restando nei suoi pressi. Una volta raggiunto un ripiano boscoso, si deve prestare attenzione a svoltare nettamente a sinistra, tralasciando la traccia che prosegue diritto/destra. Dopo aver disceso una dorsale boscosa, si piega a destra attraversando a mezza costa un pendio prativo. Rientrati nel bosco, il percorso vira a sinistra conducendo nei pressi di una vasca/abbeveratoio, oltre la quale si prosegue per traccia ancora incerta e poco evidente. Approdati in un’area disboscata, si prosegue diritto, raggiungendo in breve la località Giogo di Vendaso1262 m. Qui ci si immette nel percorso contrassegnato TL (Trekking Lunigiana) che risente anch’esso, almeno nel tratto Giogo di Vendaso-S.S. 63, di una pessima segnaletica. Dal valico si piega quindi a destra seguendo alcuni segnavia, disposti in modo approssimativo, grazie ai quali ci si orienta all’interno dell’area orribilmente disboscata. Poco dopo bisogna avere l’accortezza di spostarsi a destra onde perdere quota per mulattiera all’interno del bosco. Dopo una svolta a sinistra si approda in un bel ripiano prativo dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Ad un certo punto però occorre spostarsi a destra (segnavia) penetrando nuovamente nel bosco. Si perde quota per traccia decisamente infrascata e dall’andamento non particolarmente logico (prestare molta attenzione ai segnavia). Dopo alcune svolte (più in basso si ammirano esemplari di vecchi muretti a secco), si confluisce in una carraia che si segue a destra. Si effettua un tornante sinistrorso raggiungendo in ultimo alcune case, oltre le quali ci si immette nella S.S. 63. Seguendo quest’ultima a destra si ritorna infine all’ampio parcheggio del Ristorante Casa Giannino.

 

 

 

Punta Buffanaro e Monte Acuto: anello dalla diga del Lago Paduli

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Punto di partenza/arrivo: diga del Lago Paduli 1157 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: diga del Lago Paduli-Rifugio Sarzana (1,40 h) ; Rifugio Sarzana-Sella Buffanaro (45 min) ; Sella Buffanaro-Punta Buffanaro A/R (45 min) ; Sella Buffanaro-Sella di Monte Acuto-Monte Acuto (45 min/1 h) ; Monte Acuto-Sella di Monte Acuto-sentiero n° 00/659A-bivio sentiero n° 653 (1 h) ; bivio sentiero n° 653-Diga del Lago Paduli (45 min)

Difficoltà: E+ il sentiero n° 657A per la Sella Buffanaro ; E+/EE l’ascesa e discesa della Punta Buffanaro dalla sella omonima ; EE/EEA (tratti attrezzati facili con un passaggio di media difficoltà) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena in direzione della Sella di Monte Acuto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (consigliabile l’attrezzatura da ferrata per il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena)

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Diga del Lago Paduli ; Reggio Emilia-S.Polo d’Enza-Vetto d’Enza-Ramiseto-Miscoso-diga del Lago Paduli. Si parcheggia l’auto oltre il ponte lungo la provinciale per Ramiseto 

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Grandioso anello in una delle più interessanti aree dell’Appennino settentrionale. I Groppi di Camporaghena si presentano come una cresta/crinale che dal Monte Acuto si dilunga in direzione SE fino al Monte Alto. Quest’ultimo è poi il nodo orografico in cui si incontrano due creste: quella nord-est che degrada verso il Passo di Pietra Tagliata, saldandosi qui con il crinale sud dell’Alpe di Succiso, e la lunga e severa cresta E, naturale continuazione della dorsale spartiacque dei Groppi di Camporaghena. La Punta Buffanaro è forse la cima più “caratterizzata” del lungo crinale, soprattutto per le spettacolari placche del suo versante NE.

Dalla diga del Lago Paduli (cartelli) ci si incammina lungo una carraia, delimitata a destra da una recinzione, raggiungendo quasi subito un bivio (cartelli), dove si prosegue a sinistra imboccando il percorso CAI n° 659 per il Rifugio Sarzana. Appena dopo, nei pressi di un’edicola con maestà, si incontra un secondo bivio, dove si continua a sinistra ignorando a destra la traccia n° 659A/653 da cui torneremo. Il nostro sentiero procede, dopo un primo tratto in moderata pendenza, perlopiù in leggera salita all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Si transita nelle vicinanze di uno stagno stagionale, per poi guadare il Rio Garzoli e risalire verso una costa boscosa che si attraversa. Poco dopo dopo si incontra il bivio (cartelli) con il sentiero SD (Strada dei Ducati) per Miscoso che si ignora, continuando diritto sempre in direzione del Rifugio Sarzana. Tralasciato anche il sentiero n° 653 (cartelli) che si stacca a destra, ci si immette poco dopo in un’ampia traccia che si segue svoltando progressivamente verso S. Poco più avanti si approda in una radura in cui è situato l’ennesimo bivio: si ignora a sinistra il percorso n° 653 per Succiso Nuovo, per proseguire diritto seguendo lo stesso segnavia di prima. Successivamente la traccia inizia a guadagnare quota lungo un pendio boscoso soggetto a operazioni di disboscamento. Dopo aver superato un ripido strappo, si continua con minore pendenza sempre all’interno del bosco. Poco più avanti si risalgono alcune radure arbustive, per poi procedere a mezza costa ai piedi della dorsale settentrionale del Monte Acuto. Dopo una breve discesa si approda nel ripiano boschivo dove è situato il Rifugio Sarzana1575 m, a poca distanza dal magnifico Lago di Monte Acuto. Dal rifugio si prosegue per il sentiero n° 659 lambendo la sponda nord-est dello specchio d’acqua e raggiungendo un bivio dove a destra si stacca la traccia per la Sella di Monte Acuto. Si prosegue diritto (appena dopo a sinistra si stacca una traccia in discesa che conduce ad una fonte), transitando dopo qualche minuto nei pressi di un altro lago con acqua stagnante, per poi attraversare, in falsopiano e leggera discesa, una pietraia. Si continua successivamente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo infine un bivio collocato in prossimità del dorso di una costa. Qui si abbandona il sentiero n° 659, che compiendo diversi tornanti scende verso i Ghiaccioni, per imboccare a destra la traccia contrassegnata n° 657A. Si procede per un tratto all’interno di un solco, avendo a sinistra la già menzionata dorsale boscosa. Poco più avanti la si raggiunge e attraversa, continuando a mezza costa all’interno del bosco. Dopo alcuni minuti si giunge alla base di una ripida pietraia che si risale per pochi metri, per poi attraversarla verso sinistra (tenere d’occhio i segnavia). Usciti definitivamente dal bosco si avanza in obliquo ascendente, affrontando anche ripidi strappi per stretto sentiero che risale e attraversa un paio di pietraie, di cui la seconda è la più estesa. In questo tratto è possibile ammirare visuali davvero grandiose sul versante occidentale dell’Alpe di Succiso. Una breve ma ripida risalita, ormai in prossimità del crinale (sulla destra sono ben visibili i cavi del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena), precede la panoramica Sella Buffanaro1752 m, situata ai piedi del severo profilo nord/occidentale dell’omonima punta. Si continua alla volta di quest’ultima, affrontando fin da subito una dura risalita lungo il filo della dorsale, per poi procedere per un breve tratto con minor pendenza. La traccia del sentiero 00 si sposta successivamente a destra rispetto i risalti rocciosi della cresta, procedendo in ripida salita effettuando stretti tornanti. Poco più avanti il sentiero avanza in obliquo ascendente tagliando ripidi ed esposti pendii nel versante lunense della montagna. Si superano alcune roccette, rimettendo piede, a poca distanza dalla cima, nel crinale divisorio al sommo di lisce lastre rocciose che degradano verso la Valle Liocca e i Ghiaccioni. In breve si guadagna con soddisfazione la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si ritorna alla Sella Buffanaro percorrendo a ritroso il sentiero effettuato in salita, prestando la massima attenzione alla ripidezza ed esposizione di molti tratti. Dal valico di crinale si continua in direzione della Sella di Monte Acuto, iniziando ad ascendere verso una cima secondaria mediante il Sentiero Attrezzato dei Groppo di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Tenendosi sull’esposto filo di cresta, si rimontano facili placche (A) che precedono una breve discesa (A+) e un tratto di crinale aereo. Giunti sotto un ripido risalto, lo si supera direttamente sfruttando un diedro (B), cui fa seguito un’ esposta crestina (A). Si discende un brevissimo muretto verticale (B), per poi avvicinarsi ad un altro risalto che si supera agevolmente assecondando un canalino (A). Continuando lungo il filo di cresta, si rimontano in obliquo facili e gradinate placchette e si effettuano brevi traversi (A/A+). Superata una breve balza (A), si giunge al termine della prima sezione del percorso attrezzato. Una traccia conduce velocemente alla sommità di una panoramica cima da cui si discende nel lato opposto mantenendosi nei pressi del crinale divisorio. Raggiunta una selletta situata sotto un ripido groppo, si procede in obliquo ascendente effettuando successivamente un traverso (A+), aggirando in questo modo il profilo dell’altura. Appena dopo ha termine (o inizio, dipende dal senso in cui lo si percorre) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si continua per traccia piuttosto labile, raggiungendo in breve la sommità di un’altra quota del lungo crinale, da cui si continua in piano alla volta della ben visibile Sella di Monte Acuto, 1721 m (poco prima di quest’ultima, sulla cima di un dosso erboso disposto alla nostra sinistra, è collocato un interessante cippo confinario risalente la 1828). Raggiunto il valico di crinale (cartelli), ci si dirige verso la sommità del Monte Acuto, oltrepassando inizialmente dei grossi blocchi. Assecondando una marcata traccia che si mantiene nei pressi dell’ariosa cresta sud/occidentale del monte, si raggiunge in breve la panoramica sommità, 1785 m. Dalla cima si ritorna al sottostante valico da cui si scende nel versante lunense seguendo il percorso n° 00. Per bella mulattiera si raggiunge poco più in basso una magnifica dorsale prativa che regala visuali mozzafiato sui versanti meridionali dei Groppi di Camporaghena. Il sentiero piega poi a destra, contornando poco più avanti il margine del bosco, per poi assecondare, appena a sinistra del limite della vegetazione, una dorsale che degrada verso W, denominata la Costaccia. Spostandosi a sinistra in più ripida discesa, la traccia conduce ad un bivio da cui si continua a destra lungo il percorso n° 659A, ignorando a sinistra la continuazione del sentiero 00 diretto alla Foce di Torsana. Si asseconda ancora per poco la già menzionata dorsale, per poi piegare a sinistra scendendo obliquamente verso alcuni alberi, dove la traccia piega nettamente a destra. Ora non resta che seguire la magnifica mulattiera che, entrando nel bosco ed effettuando numerosi tornanti, conduce in circa 30 minuti di rilassante cammino al bivio con il sentiero n° 653 per la Foce Torsana. Dal paletto con cartelli si prosegue a destra mantenendo lo stesso segnavia di prima, procedendo inizialmente in direzione N-N/W. Poco più avanti il percorso svolta verso NE, avanzando a mezza costa generalmente in piano, ma con qualche leggera contropendenza. Si attraversano tre ripidi solchi, per poi raggiungere, sempre per ottimo ed evidente sentiero, un bivio (cartelli). Ignorato a destra il percorso n° 653, si continua a sinistra, e dopo alcuni minuti di non ripida discesa si approda in una magnifica radura attraversata da un corso d’acqua che si varca facilmente grazie ad una rudimentale passerella in legno. Raggiunto il lato opposto della radura, si procede per un breve tratto in leggera salita, per poi scendere mantenendosi nella sponda destra orografica di un valletta. Più in basso si svolta a destra, raggiungendo infine il bivio incontrato all’inizio dell’escursione. In breve si fa ritorno alla diga del Lago Paduli e alla provinciale per Ramiseto.