La Rocca Pumaccioletto e il Monte Navert dal Ponte del Cogno

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Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 984 m

Dislivello: 920 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Lagoni (1,40 h) ; Lagoni-Rocca Pumaccioletto (1 h) ; Rocca Pumaccioletto-Passo della Colla-Monte Navert (1,15 h) ; Monte Navert-guado Torrente Parma di Badignana (1,20 h) ; guado Torrente Parma di Badignana-Ponte del Cogno (50 min)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (utili in più tratti i bastoni da trekking)

Ultima verifica: giugno 2019 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa 2 km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia, subito dopo il Ponte del Cogno.

 

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Descrizione dell’itinerario

Magnifica e completa escursione lungo traccie per nulla o poco frequentate che pongono, in alcuni tratti, problemi di individuazione. In particolare, risulta problematico il reperimento del giusto percorso nella risalita della valletta formata dal Torrente Parmetta. Se nella seconda sezione di questo tracciato ci si orienta con ben posizionati bolli rossi, nella parte iniziale si dovrà tribolare non poco nell’intuizione del giusto sentiero. Sia nella discesa lungo la dorsale settentrionale della Rocca Pumaccioletto, quanto – e soprattutto – nella risalita del profilo meridionale del Monte Navert, si dovranno affrontare diversi ripidi strappi. Ciononostante l’escursione proposta, sia per gli ampi panorami, quanto per la varietà e integrità degli ambienti attraversati, è una delle più belle di tutta la l’Alta Val Parma.

Dal Ponte del Cogno ci si incammina per una carraia (percorso CAI n° 721) che poco più avanti, nei pressi di una casa, effettua una netta curva a destra (in corrispondenza della svolta si lascia a sinistra un’altra carrareccia). Si procede in lieve discesa a fianco di prati e campi, alcuni dei quali coltivati a patate, in direzione sud. Ignorata a destra una traccia e dopo breve risalita, si raggiunge a attraversa il Ponte del Prolo (a sinistra del ponte nuovo è situato il vecchio manufatto a schiena d’asino). Si procede poi in salita, iniziando in questo modo l’aggiramento del profilo della dorsale che separa la valletta formata dal Torrente Parma di Francia ad ovest (quest’ultimo attraversato con il Ponte del Prolo), da quella formata dal Torrente Parma di Badignana Torrente Parma dei Lagoni a est. Giunti ad un bivio si trascura a sinistra un’ampia traccia e si prosegue in salita, fino ad effettuare una netta curva a destra, penetrando così nella valle del Torrente Parma di Badignana. Dopo una salita e un’ulteriore svolta a destra, si incontra un bivio (cartelli) da cui il percorso segnato asseconda la carraia di destra, mentre noi proseguiamo a sinistra per ampia traccia non segnata. Si avanza comodamente lungo la poco frequentata carraia, trascurando più avanti un traccia inerbita a destra. Con andamento in piano, leggera discesa e saliscendi, ammirando anche notevoli esemplari di faggio, si continua lungamente per il bel tracciato, uscendo in seguito in un’area disboscata. Si attraversa quest’ultima effettuando una curva a destra, penetrando successivamente nel bosco e oltrepassando poco più avanti un suggestivo rio. Dopo una radura arbustiva che il tracciato costeggia alla sua sinistra, si raggiunge una sbarra con cartello di divieto d’accesso. Ci troviamo nei pressi del greto del Torrente Parma di Badignana: l’ampia traccia lo costeggia per un tratto per poi svoltare nettamente a sinistra e attraversare il corso d’acqua. Appena prima del guado si abbandona la carraia e si avanza per labilissimo sentiero che procede in direzione NE, costeggiando per un tratto il corso del torrente. Poi ci si sposta leggermente a destra, raggiungendo e transitando a fianco di un paio di grossi massi. Successivamente la traccia, estremamente labile, conduce, con spostamento verso destra, ad un ripiano boscoso con grosso masso, dove il percorso sembra perdersi del tutto. Guardando a sinistra si dovrebbe notare un sentiero che non è da prendere, in quanto conduce, spegnendosi, nel corso d’acqua della Parmetta. Dal masso, quindi, si sale verso destra per pochi metri, poi, cercando di scorgere l’incavo di una traccia, si svolta a sinistra procedendo in obliquo ascendente (questo tratto richiede un buon intuito, sempre nell’ipotesi di NON avere con se il navigatore satellitare). Raggiunto un altro ripiano (forse una carbonaia), a destra si dovrebbe intravvedere l’incavo di un sentiero: lo seguiamo transitando a fianco di una piazzola di carbonaia, situata alla nostra sinistra. Sempre con andamento in obliquo verso NW, si raggiunge un’altra piazzola e si continua con lo stesso andamento e direzione di prima. Poi si effettua un tornante sinistrorso (la traccia è sempre molto poco evidente), oltrepassando anche il tronco di un albero che sbarra il cammino, proseguendo lungo il percorso principale nella stessa direzione assunta dopo il tornante, quindi verso SW. Poco dopo si effettua una netta svolta a destra che anticipa altri tre tornanti, oltre i quali si lambisce il bordo di una costa (dietro gli alberi si intravedono delle lisce placche d’arenaria). Si effettuano altre tre ulteriori tornanti, notando alla nostra sinistra dei bolli rossi impressi sui tronchi degli alberi. Dopo il terzo tornante si abbandona la traccia su cui stiamo camminando spostandosi a sinistra, cominciando in questo modo ad assecondare i segnavia rossi. Si risale, senza una vera e propria traccia, una costa boscosa caratterizzata da grossi massi. Più in alto si prosegue recuperando un sentiero, mantenendosi sempre nei pressi del bordo di una costa, che non è altro che il margine superiore del pendio che fa da sponda sinistra orografica della valletta formata dal torrente Parmetta. Si avanza in modo lineare in bel ambiente boschivo per vecchio sentiero (si tratta forse di un percorso tracciato dai forestali), avvicinandosi e lambendo il menzionato corso d’acqua. Raggiunto un ripiano boscoso si prosegue orientandosi con gli ottimamente posizionati bolli rossi, virando prima a sinistra poi a destra. Successivamente si piega a destra, effettuando quasi subito una netta svolta a sinistra, proseguendo per traccia poco evidente. Poco dopo si mette piede nella carrozzabile per i Lagoni, appena prima del ponte sulla Parmetta. In circa 15 minuti di cammino si raggiunge il Lago Gemio Inferiore1342 m, dal cui margine orientale (fontana) si imbocca a destra un sentiero lastricato (n° 711A; in realtà l’imbocco vero e proprio del percorso è appena dopo la fontana in direzione Passo della Colla). Al primo bivio si trascura sulla sinistra la traccia per la Falesia del Rifugio e si prosegue per l’ottimo sentiero passando a fianco di un grosso masso. Raggiunto un ripiano, si inizia la risalita, mediante alcuni tornanti, di un ben ripido fianco boscoso, uscendone poi verso destra. Continuando per il percorso segnato si transita nei pressi di un balcone panoramico (bella visuale del Monte Scala), avanzando successivamente a mezza costa, tagliando un ripido pendio dominato da blocchi d’arenaria. Dopo una svolta a sinistra ci si dirige verso il fondo di una piccola valletta, raggiunto il quale lo si segue a sinistra per poco. Messo piede su un ripiano, si volta a destra (segnavia) risalendo il soprastante pendio boscoso, per poi piegare a destra. Ci si dirige verso un’evidente costa boscosa, attraversando, prima di raggiungere quest’ultima, una piazzola di carbonaia. Valicata la costa, ci si sposta per qualche metro a destra, per poi discendere il sottostante pendio in direzione di una pietraia. Il sentiero poi costeggia quest’ultima sulla destra, rientrando successivamente nel bosco, ma uscendone poco dopo, attraversando il margine inferiore di una seconda e più ampia pietraia dominata da pareti d’arenaria. Rientrati nel bosco si prosegue in moderata pendenza, lambendo più avanti una terza e più piccola pietraia, fino a raggiungere il bivio (cartelli) con il percorso (n° 711A/737), che si stacca a sinistra, per la cresta e Rocca Pumaccioletto. Si segue questo sentiero, invero non particolarmente marcato, dapprima tra vegetazione invadente e massi, poi all’interno della faggeta. Raggiunto il crinale divisorio, lo si segue a destra ammirando straordinari esemplari di faggio dai rami contorti, aggirando in seguito un’altura. Oltre quest’ultima si esce improvvisamente dal bosco e si risale, anche piuttosto ripidamente, il profilo settentrionale della Rocca Pumaccioletto. Raggiunta la sommità, 1692 m (croce con targa dedicata a Gian Franco Bertè), costituita da un ammasso di blocchi arenacei, si ammira un vastissimo panorama a 360°. Dalla vetta si ritorna al bivio di prima e si continua diritto lungo il percorso n° 737, che asseconda la dorsale Parma/Cedra. Dopo un’altura si discende, per ripido e malagevole sentiero, un erto profilo boscoso, alla destra di grandi placconate arenacee. Più in basso la pendenza diminuisce, mentre il sentiero si fa meno evidente, quindi si prosegue orientandosi con i segnavia bianco-rossi impressi sui tronchi degli alberi. Giunti nei pressi di un poggio, il percorso vira repentinamente a sinistra svoltando poco dopo a destra, scendendo ancora per un tratto ripidamente. Più in basso si raggiunge il fondo di una piccola valletta e dopo breve risalita si recupera il filo della dorsale spartiacque, che si asseconda in lieve salita. Dopo un tratto in piano e una breve discesa, si raggiunge il Passo della Colla1466 m, dove si incontra la carrozzabile proveniente da Valditacca e diretta ai Lagoni. Si attraversa la strada e si prosegue lungo il percorso n° 737 in direzione del Monte Navert, iniziando subito a progredire in ripida salita, assecondando più o meno il filo del profilo meridionale della montagna. Dopo questo primo tratto ripido, si prosegue brevemente in piano, per poi riprendere a guadagnare quota contornando il limite del bosco alla nostra sinistra e il margine sinistro di ripidi pendii prativi. Raggiunto un bivio si tralascia a destra una traccia e si continua a salire (sbiadito segnavia su un masso) sempre ripidamente per prati. Rientrati nella faggeta si affronta un ripido strappo, prendendo, poco prima di un grosso masso di rocce calcaree, la traccia di destra. Usciti dal bosco si sale molto ripidamente per sentiero con affioramenti rocciosi (questa sezione potrebbe risultare alquanto scivolosa e oggettivamente pericolosa con terreno bagnato), aggirando a sinistra le bancate calcaree che caratterizzano il versante meridionale del Monte Navert. Dopo aver lambito un rimboschimento a conifere, si prosegue per bella dorsale erbosa, fino ad approdare sul magnifico ripiano sommitale della montagna. Dalla vetta del Navert1653 m (grandioso panorama a 360°), si asseconda per traccia erbosa (percorso CAI n° 739) il pianoro sommitale verso N/NW. Si prosegue poi assecondando la dorsale Parma/Bratica, avanzando pressoché in piano, uscendo più avanti e attraversando una bella radura con conifere di reimpianto. Poi si rientra nella faggeta e si scende per l’evidente sentiero, uscendo poco dopo e per un breve tratto dal bosco. Rientrati nella vegetazione, si transita inizialmente a fianco di straordinari e scultorei esemplari di faggio dai particolari rami contorti, oltre i quali si incomincia a perdere quota con maggiore decisione. Tenendosi un poco a destra del filo della dorsale spartiacque, si affronta successivamente un’ultima ripida discesa lungo il filo del crinale divisorio, approdando infine su una selletta con piccola radura. Da qui si imbocca a sinistra (faccia a valle) una traccia non segnata in versante Parma, avanzando inizialmente a mezza costa in piano/lieve discesa. Dopo alcuni tornanti si riprende la direzione di prima (S/SW), per poi effettuare ulteriori tornanti e scendere verso il sottostante ripiano boscoso. Raggiunto quest’ultimo la traccia si fa piuttosto labile: si prosegue in direzione W, passando a fianco di alcuni massi, cercando di intuire l’incavo della vecchia mulattiera (a terra si notano delle traverse formate da pietre). Poco dopo il percorso, ora più marcato, effettua una netta svolta a sinistra, compiendo poi un’ulteriore curva a sinistra. Si continua lungo l’ampia traccia, che ritorna ad essere poco marcata, fino a mettere piede su una carraia in disuso, appena prima di un solco. Si segue questo tracciato a sinistra, oltrepassando subito il menzionato solco, varcandone successivamente un secondo. Si affronta poi una contropendenza, fino a raggiungere e valicare una costa boscosa, oltre la quale si prosegue in piano/lieve discesa. Si continua per l’ampia traccia, transitando alla base dei ripidi e suggestivi pendii che caratterizzano il versante occidentale del Monte Navert. Dopo l’aggiramento di un’altra costa si prosegue in discesa, sbucando infine nella carrozzabile Lagoni-Passo della Colla in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Si segue la strada a destra per circa 10 minuti, effettuando svolte e tornanti, abbandonandola per carraia a destra, appena prima dell’attraversamento di un suggestivo ramo sorgentizio del Teorrente Parma dei Lagoni, incassato tra lisce placche arenacee. Si perde quota lungo la strada forestale dei Chiosi, tenendosi alla sinistra (orografica) del menzionato rio, svoltando poi a sinistra. Transitando a fianco di caratteristiche lastre rocciose, si effettua poco dopo una curva a destra, procedendo parallelamente ad un ruscello, situato più in basso alla nostra sinistra. Poi, seguendo il comodo tracciato, si compie una netta svolta a destra, trascurando a sinistra, in corrispondenza della svolta, un sentiero che conduce e attraversa il menzionato ruscello, allargandosi successivamente a carraia. Poco più avanti si varca il ramo sorgentizio del Torrente Parma del Lagoni, svoltando appena dopo il guado a sinistra, raggiungendo successivamente una specie di rifugio forestale. Si prosegue per bella carraia, perdendo quota all’interno di un suggestivo ambiente boschivo caratterizzato da conifere di reimpianto e bianchi massi calcarei, mentre più in basso alla nostra sinistra “rumoreggia” il Torrente Parma dei Lagoni, nella cui sponda destra orografica ci troviamo. Dopo un paio di tornanti, si riprende la direzione di prima (nord), sempre all’interno di un rimboschimento (parzialmente) a conifere, piegando poi a sinistra. Si continua a scendere lungo il percorso principale (nel lato opposto della valle si intravvedono lisce placconate arenacee), avanzando più avanti in piano ed oltrepassando un rio. Dopo alcuni minuti si raggiunge un bivio importante: a destra la carraia continua verso Sesta, attraversando inizialmente, mediante ponte, un rio. Noi andiamo a sinistra per ampia traccia meno battuta che, dopo una curva a destra, prosegue in lieve discesa tra conifere di reimpianto e faggi d’alto fusto. Dopo aver attraversato un buio rimboschimento a conifere, si prosegue all’interno della faggeta, effettuando in seguito una netta svolta a sinistra. Appena dopo quest’ultima si deve guadare il Torrente Parma di Badignana, il cui attraversamento potrebbe risultare molto complesso o impraticabile con acqua abbondante (in ogni modo, a meno di non cercare un altro punto in cui guadare il corso d’acqua, ci si deve togliere gli scarponi). Dopo il guado ci si ricongiunge con il percorso effettuato all’andata, seguendolo fino al punto di partenza.

 

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Il Lago Santo, la Cresta dello Sterpara e il Borello dello Sbirro

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Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 984 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Lago Santo (1,30 h) ; Lago Santo-ultimo risalto della Cresta dello Sterpara (50 min) ; Cresta dello Sterpara-Cancelli-Borello dello Sbirro (1,15 h) ; Borello dello Sbirro-Ponte del Cogno (1,30 h)

Difficoltà: EE il tratto Lago Santo/Cresta dello Sterpara ; EE+/F la Cresta dello Sterpara ; E+ il tratto Borello dello Sbirro-Torrente Parma di Badignana ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo ; eventuale dotazione d’arrampicata per i due risalti della Cresta dello Sterpara

Ultima verifica: giugno 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa 2 km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia subito dopo il Ponte del Cogno

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N.B.: nei tratti evidenziati color arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario inusuale ma di grande fascino e suggestione. Il percorso suggerito comprende l’attraversamento della seconda sezione della Cresta dello Sterpara, interessata dalla Via Alpinistica Roberto Fava. Evitando sulla destra un gendarme roccioso, il cui superamento diretto implica un passaggio di III°+, le difficoltà non superano il II°, seppur in un tratto esposto. Riguardo al percorso di rientro al Ponte del Cogno, suggerisco di seguire, sicuramente con grande fatica di individuazione, un vecchio sentiero risalente ai primi decenni del ‘900, tracciato dai forestali impegnati nella salvaguardia di quest’area della foresta dell’Alta Val Parma. Poi, una volta raggiunto il fondo della valle formata dal Torrente Parma di Badignana, è sufficiente seguire una comoda carraia che ci riconduce al punto di partenza. Si tratta di una combinazione veramente particolare, completa da ogni punto di vista e altamente spettacolare. Forse uno dei percorsi più interessanti mai relazionati dal sottoscritto nel presente sito.

Dal Ponte del Cogno (fontana) si imbocca il percorso (segnato di recente) n° 725C, trascurando subito a sinistra una traccia, proseguendo per ampia mulattiera che avanza in leggera salita. Poco più avanti si effettua un tornante sinistrorso, confluendo, dopo una salita e una curva a destra, in una carraia in corrispondenza di un’area disboscata. Seguiamo quest’ultima a destra (paletto con segnavia), compiendo in questo modo un ampio tornante sinistrorso, che è possibile tagliare, nel momento in cui ci si immette nella carrareccia, proseguendo diritto per ampia traccia d’esbosco. Raggiunto un bivio, si prende il percorso di destra che conduce all’interno del bosco ed avanza in lieve salita. Si continua lungamente, senza possibilità di errore, per bella e ampia mulattiera, procedendo in modo lineare nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Lago Santo. Avanzando sempre in lieve pendenza, si raggiunge più in alto un bel ripiano boscoso con conifere di reimpianto, che si attraversa orientandosi con i segnavia. Ci si immette infine in un’ampia traccia (CAI n° 725B), proveniente dalla carrozzabile Cancelli-Lagdei, che si segue a destra. Dopo un tratto in discesa si oltrepassa, tramite ponte, il Torrente Parma di Lago Santo, alla cui destra orografica siamo saliti. Appena dopo si giunge in prossimità della recinzione del vivaio forestale La Vezzosa1152 m, dove, anziché seguire il percorso segnato che lo costeggia a sinistra, andiamo a destra, entrando, dopo aver oltrepassato un cancelletto in legno, nel vivaio in questione. Lo si attraversa interamente per viottolo lastricato, ammirando esemplari di conifere autoctone e passando a fianco di tavoli con panche e un casotto. Oltrepassato un secondo cancello in legno, si ignora subito a destra una traccia e, verso sinistra, si prende un sentiero (la prosecuzione del percorso n° 725B) inizialmente lastricato. Dopo aver varcato un paio di ruscelli si inizia a salire più ripidamente, effettuando poi un paio di tornanti. Successivamente si oltrepassa un rio e si continua a guadagnare quota, fino ad immettersi in un’ampia traccia, proveniente da Lagdei, che si segue a destra. Si procede comodamente per la carraia, quasi sempre fuori dal bosco (tutta l’area dove ci troviamo, fino a circa dieci anni fa, era ammantata da conifere di reimpianto, in seguito ammalatesi. Come triste ricordo di questa importante sezione della foresta dell’Alta Val Parma restano gli “scheletri” degli alberi morti). Raggiunta la località Prato della Valle1250 m, si imbocca a sinistra il percorso n° 723, diretto a Ponte RottoLago Santo. Percorriamo ora una bellissima mulattiera, tracciata ai tempi e per volere di Maria Luigia, delimitata a destra da un caratteristico e regolare muretto. Si avanza inizialmente in moderata pendenza, poi in piano/leggera discesa, attraversando anche una piccola area con “scheletri” di conifere morte. Successivamente si passa a fianco di un caratteristico costolone roccioso, oltre il quale si riprende a salire per la mulattiera che procede sempre in modo estremamente lineare. Si attraversa poco dopo una prima pietraia con bella visuale sulla Cresta dello Sterpara, che parzialmente percorreremo, rientrando poi nel bosco. Poco più avanti si attraversa un’altra e più vasta pietraia, ammirando anche in questo caso ampie visuali, e, rientrati nella faggeta, si incontra dopo pochi minuti un bivio. Si ignora subito il sentiero n° 725A, che scende a Lagdei, mentre al successivo bivio, situato a pochi metri di distanza, si trascura a destra la prosecuzione dello stesso percorso verso la Foce del Fosco. Si avanza comodamente per la storica mulattiera oltrepassando un rio, attraversando in seguito una terza pietraia. Si prosegue poi in lieve salita passando a fianco di un caratteristico roccione, avanzando successivamente in piano/leggera discesa. Con spostamento a sinistra ci si dirige verso un ramo del Torrente Parma, conosciuto come Rio di Monte Orsaro (la cui risalita fin nei pressi di Capanna Braiola è stata descritta in questo itinerario: Monte Marmagna e Monte Aquilotto: anello “inconsueto” da Lagdei), incontrando, appena dopo l’attraversamento di una diramazione del citato rio, un bivio. Si lascia a destra il percorso n° 727 e si prosegue a sinistra guadando subito il ramo del Torrente Parma, notando a sinistra il caratteristico Ponte Rotto (anch’esso, come la mulattiera che abbiamo percorso, di cui rappresenta la naturale continuazione, fu costruito su volere di Maria Luigia). Si effettua poi una risalita, immettendosi poco dopo nel percorso proveniente da Lagdei (n° 727), che si segue a destra. Si procede in piano/lieve salita in magnifico ambiente boschivo, sottopassando anche una linea elettrica, uscendo in seguito dal bosco in corrispondenza della ex-pista da sci. Si attraversa quest’ultima, sottopassando la vecchia seggiovia monoposto Lagdei-Lago Santo, rientrando appena dopo nella faggeta. Si prosegue in salita per ampio sentiero con sassi e massi, fino ad approdare nella morena del Lago Santo1520 m, dove, andando a destra, si raggiungerebbe in breve il Rifugio Mariotti. Per continuare il nostro itinerario dobbiamo invece andare a sinistra e, raggiunto il limite orientale del lago, guadare il Torrente Parma, per poi piegare subito a sinistra e contornare per poco un’area umida. Poi si piega a destra e si risale scomodamente, senza alcuna traccia, un pendio formato da massi, cespugli e vegetazione, fino ad immettersi in una pietraia. Si segue quest’ultima a destra passando di masso in masso, dirigendosi verso un caratteristico roccione che emerge dal bosco (sulla parete ovest del grosso blocco d’arenaria sono presenti alcune vie spittate), incontrando anche alcuni ometti. Prima del menzionato roccione, si piega a sinistra, assecondando in questo modo l’andamento della pietraia, in precedenza nord/sud, ora verso est. Si sale ripidamente penetrando nel bosco e, dopo gli ultimi metri decisamente erti, si approda in una selletta situata lungo la dorsale dello Sterpara, dove si incontra un ometto. Qui giunti, si volta a sinistra immettendosi in una specie di solco, seguendo il quale si scende in una pietraia delimitata a sinistra dalla parete di un gendarme roccioso (il cui superamento diretto lungo il filo del suo spigolo meridionale – o appena alla sua sinistra – è parte integrante della Via Alpinistica Roberto Fava). Si sale in obliquo, avvicinandosi alle rocce del gendarme roccioso, lambite le quali si piega a sinistra salendo ripidamente per grossi blocchi ed erba, fino a raggiunge nuovamente il filo della dorsale in corrispondenza di un masso. Da qui è vivamente consigliabile una digressione al fine di guadagnare la sommità del menzionato gendarme. Quindi, spostandosi a sinistra, si risale con attenzione una liscia e decisamente esposta placchetta (spit), fino ad approdare sull’esigua sommità dello spuntone. Dopo la digressione, per la prosecuzione del nostro itinerario non resta altro che seguire la cresta verso nord, inoltrandosi subito nel bosco ed avanzando per un tratto in discesa. Scavalcato un poggetto si continua ad assecondare il filo della dorsale, fino ad arrivare nei pressi di un risalto più marcato, appena prima del quale si segue una traccia che evita a destra le sue rocce terminali (comunque facilmente superabili). Dalla sommità (notevole visuale sulla conca del Lago Santo) risulta evidentissimo il prossimo risalto di cresta, quello più alpinistico – almeno per quello che concerne il percorso suggerito in questa sede, che evidentemente vuole offrire una “versione” escursionistica alla menzionata Via Alpinistica Roberto Fava, che segue interamente, eccetto il primo risalto di cresta a ridosso della Sella dello Sterpara e l’ultima balza rocciosa che precede la terminazione settentrionale della dorsale, la cresta omonima. Quindi, dalla cima dell’altura, si prosegue lungo la boscosa dorsale, giungendo dopo alcuni minuti nei pressi del risalto in questione, aggirando a destra appena prima di esso alcuni blocchi. Poi verso sinistra si arriva alla base dello spigolo sud dell’altura e si incomincia la sua risalita che avviene inizialmente per roccette con erba e massi (alcuni spit). Arrivati alla base del blocco sommitale (sosta a spit), lo si scala sfruttando una quasi verticale fenditura dotata di ottimi appoggi (II°/II°+, esposto). Dalla sommità del risalto (visuali grandiose), si aggira a destra un primo blocco, superando direttamente un secondo, oltre il quale si penetra in un intricato bosco di faggi dai particolari rami contorti. Dopo questo tratto in cui la vegetazione risulta fastidiosa, procedendo più comodamente, si aggira a destra un blocco roccioso e, rimontando sul filo della boscosa cresta, si supera direttamente un piccolo spuntone. Appena dopo si arriva alla base di un altro risalto – perlopiù nascosto del bosco e quindi non visibile dall’esterno – caratterizzato da una ripida fessura/camino. Si scala inizialmente, per i primi metri, la faccia destra del camino, poi, anziché proseguire nel suo fondo, ci si sposta un poco a destra e si continua direttamente per facili rocce (II°, nessun chiodoIl risalto in questione risulta incredibilmente “escluso” dalla più volte menzionata Via Alpinistica Roberto Fava. Inoltre, in alcune relazioni, si indica di scendere nel bosco appena dopo l’ultimo risalto di cresta spittato. Possibilità, a mio parere, senza alcun senso e oggettivamente pericolosa per la ripidezza del pendio!). Dal sommo della balza si aggira a destra un tratto con vegetazione invadente e, salendo per grossi blocchi, si riguadagna il filo della cresta, poco prima dell’altura che ne costituisce la sua terminazione settentrionale. Ci troviamo esattamente al sommo dell’ampio profilo boscoso che degrada verso nord in direzione dei Cancelli, che si incomincia a discendere comodamente, senza incontrare alcuna traccia o segnavia. Dopo alcuni minuti ci si inserisce nel “Sentiero delle Carbonaie” (CAI n° 723B), proprio nel momento in cui, dopo una sua netta svolta a destra, inizia ad attraversare e discendere il menzionato profilo boscoso. Si segue il suddetto sentiero a destra, iniziando poco dopo a perdere quota effettuando alcune svolte e tornanti. Spostandosi poi verso sinistra si penetra in un rimboschimento a conifere, incontrando, dopo una discesa, un bivio in corrispondenza di una selletta. Trascurato a sinistra il percorso n° 723C per Lagdei, andiamo a destra avanzando in direzione est, alternando discese a piazzole di carbonaie. Poi il tracciato svolta a sinistra continuando a perdere quota anche piuttosto ripidamente, fino a svoltare nuovamente a sinistra, allargandosi dopo la curva ad ampia mulattiera. Si avanza verso ovest esattamente paralleli alla carrozzabile Cancelli-Lagoni (che a breve percorreremo) piegando poi a destra e scendendo con piccoli tornanti. Raggiunta la località Cancelli1236 m, si prosegue per ampia carrareccia in direzione Lagoni, avanzando inizialmente in lieve discesa. Più avanti si costeggia la recinzione della Riserva Guadine-Pradaccio, fino ad oltrepassare, tramite ponte, il Torrente Parma di Francia. Si inizia successivamente a guadagnare quota ai piedi dei ripidi pendii occidentali del Monte Roccabiasca, effettuando più in alto una netta svolta a destra. Poco dopo si presenta un bivio (fino all’anno scorso contrassegnato da un paletto con cartelli, attualmente divelto), situato a poca distanza dall’imbocco – o meglio continuazione – del sentiero n° 721 per la cima del Roccabiasca. Dal bivio si prende a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 721) che conduce dopo breve discesa ad una selletta situata su un crinale boscoso. Trascurata a sinistra un’ampia ma labile mulattiera, si prosegue a destra scendendo in breve in località Borello dello Sbirro1207 m, notando un mucchio di sassi che è ciò che rimane di un vecchio rifugio forestale. Da qui si presentano due possibilità: 1) continuare lungo il percorso segnato; 2) scendere al ramo del Torrente Parma di Badignana cercando si seguire – con grande sforzo intuitivo – il vecchio sentiero dei forestali. In questa sede si descrive – per quanto possibile vista l’incertezza del tracciato, cancellato per un buon tratto da una sciagurata operazione di esbosco effettuata in modo assolutamente irrispettoso del bellissimo ambiente boschivo che caratterizza tutta l’area in questione – la seconda possibilità. Quindi, dai resti del rifugio forestale si attraversa, con andamento in leggero obliquo a destra, tutto il rimboschimento a conifere in cui ci si trova, puntando ad un cartello venatorio che si dovrebbe intravvedere. Dopo aver attraversato un paio di ruscelli, si prosegue per ampia traccia per un tratto in lieve salita, giungendo in questo modo nei pressi del menzionato cartello venatorio. Poi il percorso conduce in un ripiano dove tende a perdersi, mentre di fronte a noi si nota il limite della sezione di bosco divelta per operazioni di esbosco. Ci si dirige verso l’area disboscata e raggiuntala si piega a destra, notando appena dopo, volgendo lo sguardo a sinistra, una traccia d’esbosco. Quindi, anziché proseguire diritto per carraia (anche in questo caso tracciata per i mezzi d’esbosco), ci si sposta appunto a sinistra, proseguendo così per l’ampia traccia che sostituisce la vecchia mulattiera. Si avanza per la carraia che man mano che si procede si fa sempre più labile fino a scomparire del tutto. Quando il percorso si interrompe, dobbiamo continuare ad avanzare nel bosco, tenendosi più o meno in quota, fino ad arrivare in vista di una valletta. Da qui, considerando che il vecchio tracciato è più in basso rispetto al punto in cui siamo, pieghiamo a sinistra calandoci lungo il bordo della valletta, fino ad incontrare un poco evidente bivio. Quest’ultimo rappresenta il punto in cui il percorso dei forestali svoltava a destra (senso di salita), allontanandosi in questo modo dalla valletta in cui ci traviamo, mentre un altro sentiero conduce al rio formante la valletta in questione, traccia che subito dopo il guado si perde completamente (tutto questo tratto richiede un ottimo intuito). Rimesso piede sul vecchio tracciato dei forestali (alcune traverse per lo scolo dell’acqua ci confermano di essere nel giusto percorso), si svolta poi a sinistra aggirando una costa boscosa. Si scende quindi verso un impluvio che, per traccia in questo tratto abbastanza marcata, si attraversa oltrepassando un primo solco, cui fa seguito subito dopo un secondo meno evidente. In corrispondenza di quest’ultimo si piega a destra e si scende in direzione di un ruscello, proseguendo poi tenendo quest’ultimo a sinistra (si nota poco più avanti alla nostra sinistra un masso a forma di becco). Ci troviamo esattamente in un ripiano boscoso delimitato a sinistra dal menzionato ruscello, mentre alla nostra destra il pendio degrada formando la faccia sinistra orografica dalla valletta di cui prima. Qui il sentiero si perde, perciò si procede senza traccia, o meglio ritrovando e perdendo segmenti del vecchio percorso, procedendo più o meno diritto, passando a fianco di alcuni massi, senza mai perdere di vista il più volte menzionato ruscello situato alla nostra sinistra. Con un po’ di fortuna – ma sarebbe più corretto parlare di intuito – nel momento in cui il pendio comincia a degradare andando a formare la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Torrente Parma di Badignana/Torrente Parma dei Lagoni, dovremmo recuperare il sentiero del forestali (riconoscibile per la traverse di scolo dell’acqua). Il tracciato, che man mano che si perde quota diviene più evidente, effettua alcuni tornanti, conducendo infine in una carraia più o meno in corrispondenza di una sbarra. Andando a destra si raggiungerebbe in breve l’alveo del Torrente Parma di Badignana, molto suggestivo in questo tratto, noi invece andiamo a sinistra seguendo costantemente la bella strada forestale, ancora incredibilmente intatta dall’aggressione operata dai mezzi motorizzati. In circa 25 minuti di piacevole cammino si raggiunge un bivio dove ci si ricongiunge con il percorso segnato n° 721. Si prosegue lungo la carraia, svoltando poco dopo nettamente a sinistra, iniziando in questo modo l’aggiramento della dorsale boscosa che separa la valli formate rispettivamente dal Torrente Parma di Badignana/Torrente Parma dei Lagoni ad est, e dal Torrente Parma di Francia ad ovest. Ad un bivio si trascura a destra un’altra carraia, raggiungendo dopo un’ultima discesa il Ponte del Prolo, che attraversa l’appena menzionato Torrente Parma di Francia o delle Guadine (in realtà esistono due ponti affiancati: uno più recente e il vecchio ponte a schiena d’asino). Da qui si prosegue lungo la bella carrareccia, procedendo successivamente in lieve salita a fianco dei campi – alcuni dei quali coltivati a patate – della magnifica Piana del Prolo. Raggiunta un casa, che dalle fattezze del suo retro sembrerebbe essere un originario oratorio poi adibito ad abitazione, si svolta a sinistra ritornando poco dopo al Ponte del Cogno.

 

 

Il Monte Matto dai Cancelli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-bivio percorso per Badignana (1 h) ; bivio percorso per Badignana-Fontana del Vescovo-Monte Matto (1,50 h) ; Monte Matto-Fontana del Vescovo-Passo di Fugicchia-Cancelli (2,30 h)

Difficoltà: F+/PD- la salita che dalla Fontana del Vescovo conduce alla dorsale N del Monte Matto ; F il breve crinale NW del Monte Matto ; EEAI/F la discesa dal Monte Matto al Lago del Bicchiere ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: senza la risalita del pendio NW della dorsale N del Monte Matto, ordinaria da escursionismo invernale ; altrimenti è consigliabile l’attrezzatura specifica da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli

mapStralcio della mappa dal sito: openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione su neve che implica il superamento (facoltativo) di un breve ma ripido pendio onde guadagnare la dorsale nord del Monte Matto. Il breve crinale nord/ovest di quest’ultimo, a seconda delle condizioni (presenza di ghiaccio vivo oppure neve molle non assestata), potrebbe risultare piuttosto delicato.

Dai Cancelli ci si incammina lungo la carrozzabile per i Lagoni, in inverno adibita a pista per lo sci da fondo e le escursioni su neve, procedendo inizialmente in discesa, iniziando più avanti a costeggiare il confine recintato della Riserva Guadine-Pradaccio. Dopo un tratto fuori dal bosco (fino a non molti anni fa tutta l’area era ricoperta da conifere di reimpianto, successivamente abbattute in quanto ammalatesi) e il ponte sul Torrente Parma delle Guadine, si inizia a guadagnare quota in moderata pendenza. Si aggira poi il profilo settentrionale del Monte Roccabiasca, ignorando qui il percorso n° 721 proveniente dal Ponte del Cogno e diretto alla sommità della menzionata montagna. Si prosegue lungamente e comodamente lungo il bellissimo tracciato fino ad oltrepassare tramite ponte il ramo del Torrente Parma di Badignana, chiamato La Parmetta. Dopo alcuni minuti di cammino si raggiunge il bivio, 1321 m, con la strada che staccandosi a destra conduce alle Capanne di Badignana (percorso CAI n° 719). Si imbocca quest’ultima avanzando inizialmente in leggera salita paralleli al corso della Parmetta, svoltando poi a sinistra. Lasciato a sinistra un sentiero per i Lagoni, si continua lungo l’ampio tracciato che procede per un tratto in leggera discesa. Si riprende poi a salire, mai ripidamente, effettuando diverse svolte e tornanti, allontanandosi in questo modo dal corso della Parmetta. Dopo una svolta a sinistra in cui si aggira una costa boscosa, si raggiunge e attraversa tramite ponte il bellissimo Rio di Badignana. Si continua in moderata pendenza, uscendo più avanti dal bosco in corrispondenza di un pulpito panoramico dove è possibile ammirare bellissime visuali. Poco dopo, a poca distanza dalle Capanne di Badignana, si stacca a sinistra il sentiero n° 715 per la Fontana del Vescovo e il Passo di Fugicchia che si imbocca. Si procede inizialmente in lieve salita all’interno di un’area di rado bosco, per poi penetrare nuovamente nella faggeta e guadagnare quota in moderata pendenza. Dopo una brevissima discesa, si supera un ripido strappo svoltando a destra, uscendo in questo modo dal bosco in corrispondenza del limite nord/occidentale della torbiera conosciuta come Piana delle Antiche Pietre 1532 m. Si procede contornando la terminazione sud/occidentale del ripiano, ammirando straordinarie visuali sul Monte Scala e, alla destra di quest’ultimo, sulla dorsale settentrionale che degrada dal crinale nord/occidentale del Monte Matto. Dalla dorsale in questione precipita sulla conca di origine glaciale in cui siamo e il cui centro raggiungeremo una bastionata caratterizzata da fasce d’arenaria e piccoli canali. Puntando alla terminazione sinistra (nord) della bastionata si nota un piccolo scivolo/canale e, alla sua destra, un più esile canalino. Costeggiando dall’alto il pianoro, si attraversa un’ultima breve fascia boscosa, per poi raggiungere, con andamento a mezza costa in obliquo, il centro della magnifica conca, più o meno in località Fontana del Vescovo (paletto con cartelli), proprio alla base del ripido pendio occidentale e nord/occidentale della dorsale settentrionale del Monte Matto. Ci si dirige verso la sua terminazione sinistra, puntando al menzionato canalino situato alla destra di un più ampio canale/scivolo nevoso e caratterizzato alla base da uno spuntone/gendarme. Il pendio diviene sempre più ripido impennandosi ulteriormente nel piccolo canale, con pendenze di 45° o poco più. Dopo il canalino si prosegue su erto pendio fino ad approdare sulla dorsale settentrionale del Monte Matto che separa il vallone di Badignana da quello dei Lagoni e di Lago Scuro. La si segue senza via obbligata, avanzando successivamente in obliquo tenendosi alla sinistra del crinale divisorio, puntando all’evidente selletta alla base del ripido pendio della cresta nord/occidentale del Monte Matto. Messo piede sulla dorsale spartiacque si sale alla volta della sommità della montagna affrontando inizialmente una salita piuttosto erta tra blocchi e affioramenti rocciosi. Successivamente, spostandosi un poco a destra, si risale un ripido ed esposto scivolo nevoso che potrebbe risultare delicato in caso di neve non bene assestata o ghiaccio. Raggiunta la soprastante sella, spostandosi a destra si guadagna la magnifica sommità del Monte Matto1837 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si scende assecondando l’ampio crinale est, raggiungendo poco più in basso un paletto in legno appena prima di una sella che precede un groppo. Da qui si abbandona la dorsale spartiacque e si scende nel versante emiliano passando a fianco di una conchetta, oltre la quale si continua a perdere quota lungo un bel scivolo nevoso che degrada in modo regolare verso il ripiano dove sono situate le Capanne di Lago Scuro. Poco dopo occorre piegare repentinamente a sinistra e attraversare delicatamente il ripido pendio, fino a mettere piede sul dorso di una costa sotto il severo versante N/NE del Monte Matto ed in vista del Lago del Bicchiere. Senza difficoltà di rilievo si scende in direzione di quest’ultimo e, una volta raggiuntolo, lo si costeggia a destra. Si prosegue successivamente in direzione del Passo di Fugicchia, orientandosi con bel visibili paletti con segnavia e comunque restando sempre sulla destra del filo della dorsale settentrionale della montagna. Dal Passo di Fugicchia1669 m, caratterizzato dalla presenza di una piramide di sassi, si scende verso Badignana cercando si ricalcare il percorso contrassegnato n° 715. Si perde inizialmente quota in obliquo verso destra sfruttando un bella e ampia rampa nevosa, poi, giunti in vista di un grosso masso con segnavia, si svolta repentinamente a sinistra. Procedendo a mezza costa e in obliquo discendente ci si dirige verso un solco, notando, sulla costa che lo delimita a sinistra (orografica), una specie di cippo. Raggiunto quest’ultimo (si tratta di un monumento a ricordo di Filippo Sodano) si approda appena dopo in località Fontana del Vescovo, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita tramite il quale si fa ritorno ai Cancelli.

 

Il Monte Roccabiasca dai Cancelli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 570 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,45 h

Tempi parziali: Cancelli-Roccabiasca (2 h) ; Roccabiasca-Capanne di Badignana (1 h) ; Capanne di Badignana-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: EEAI ; F la parte iniziale della discesa dalla dorsale nord della Roccabiasca verso le Capanne di Badignana

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli

mapStralcio della mappa dal sito: openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Notevole escursione su neve che, se effettuata come da relazione, presenta un tratto piuttosto delicato che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso. L’itinerario è stato effettuato dall’autore della relazione con neve non abbondante ma molto compatta e spesso ghiacciata, il che ha reso la salita molto divertente e, soprattutto, percorribile e sicura la discesa in direzione delle Capanne di Badignana, altamente sconsigliabile con neve abbondante e non assestata.

Abbandonata l’auto nell’ampio spiazzo in località Cancelli, si imbocca a sinistra la carrozzabile per i Lagoni, in inverno normalmente adibita a pista per lo sci da fondo e le passeggiate su neve. Nel primo tratto si procede in discesa costeggiando il confine della Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Poi, dopo aver oltrepassato tramite ponte il ramo del Torrente Parma delle Guadine, si incomincia a guadagnare quota svoltando in seguito a destra. Raggiunto l’ampio dorso settentrionale del Monte Roccabiasca, si stacca a destra il percorso n° 721 per la sommità della montagna. Orientandosi con gli ottimamente posizionati segnavia, si sale compiendo alcuni tornanti, avvicinandosi alla staccionata che segna il confine della menzionata Riserva naturale. Dopo uno strappo piuttosto ripido a fianco della staccionata (tratto evitabile a sinistra: segnavia), si raggiunge un cartello della Riserva Guadine-Pradaccio, oltre il quale si continua ad assecondare il limite occidentale della dorsale ancora per poco. Infatti il percorso volge poi a sinistra avanzando in obliquo ascendente, conducendo in un ripiano dove occorre prestare attenzione ai segnavia presenti. Si riprende appena dopo a salire nella stessa direzione di prima (SE) tagliando ripidi pendii boscosi, fino a raggiunge una zona di bosco meno ripida. Giunti a poca distanza da un dosso situato alla nostra sinistra, il percorso vira a destra guadagnando quota per un breve tratto in direzione S/SW. Poi, dopo svolta a sinistra, si attraversa un altro ripiano (attenzione ai segnavia) passando a fianco di alcuni massi. Giunti nei pressi del dorso di una costa boscosa, il percorso segnato vira a destra guadagnando quota tramite alcuni tornanti (guardando a sinistra si notano degli uniformi pendii nevosi: si tratta di lastre rocciose, solitamente ricoperte da uno strato di neve e/o ghiaccio). Più in alto si piega a sinistra effettuando un traverso, che potrebbe risultare piuttosto delicato soprattutto nella parte finale, uscendo in questo modo dal bosco più o meno in corrispondenza del limite orientale del profilo settentrionale della montagna. Raggiunto un paletto con frecce segnaletiche, si deve piegare a destra in direzione della sommità della Roccabiasca, dirigendosi quindi verso la soprastante dorsale. Ora possiamo scegliere se ricalcare il percorso estivo, ossia costeggiare una cintura rocciosa situata alla nostra destra, oppure tenersi un poco più a destra e risalire direttamente la dorsale sfruttando una specie di rampa. In quest’ultimo caso si sale direttamente e piuttosto ripidamente (30/35°), costeggiando più in alto il limite della vegetazione. Poi si penetra obbligatoriamente in essa destreggiandosi tra contorti rami di faggio, fino ad uscire in un ampio ripiano dove ci si ricongiunge con il percorso segnato proveniente da sinistra. Si continua più o meno direttamente attraversando macchie di bosco e radure arbustive, con percorso tutto sommato intuitivo nonostante la mancanza di segnavia con cui orientarsi. Usciti dalla vegetazione si raggiunge un bivio, situato sul ciglio orientale della dorsale della montagna, da cui si piega a destra attraversando tutto l’ampio profilo, fino a mettere piede nel suo bordo occidentale. Qui giunti si risale il magnifico crinale in direzione della vicina cima, facendo attenzione all’esposizione nella parte finale appena prima di raggiungere la croce di vetta. Dalla sommità del Roccabiasca, che con i suoi 1730 m risulta essere la cima più alta del territorio montuoso in ambito unicamente parmense, ci si inebria di un panorama veramente suggestivo e completo. Dalla cima ritorniamo al bivio di prima da cui ci dirigiamo verso le Capanne di Badignana (in caso di neve non ottimamente assestata è necessario ritornare ai Cancelli seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita). Ci si cala inizialmente per ripida dorsale rasentando il limite superiore della vegetazione, incontrando dei paletti con segnavia bianco-rossi (non visibili in caso di spesso manto nevoso). Dopo il secondo si continua a scendere ancora per pochissimi metri, svoltando poi repentinamente a destra, iniziando in questo modo un’impegnativa discesa. Infatti, puntando ai sottostanti paletti con segnavia, si deve scendere ripidamente in obliquo tagliando erti pendii (a causa dell’esposizione ad est raramente le condizioni del manto nevoso sono favorevoli e sicure). Segue un bellissimo traverso in cui si passa sotto spettacolari bancate d’arenaria e, orientandosi con i paletti, si scende alla base di un canalone che degrada dalla cresta/dorsale meridionale del Roccabiasca. Appena dopo si penetra nel bosco e, assecondando i segnavia, si attraversa un solco, oltre il quale si piega a sinistra scendendo per alcuni metri. Occorre poi virare a destra e risalire una breve sponda boscosa in direzione di un’evidente pietraia sovrastata da lisce placche ricoperte di neve. Si continua in salita costeggiando il limite della pietraia, avanzando successivamente nei pressi del dorso di una costa boscosa. Dopo svolta a destra si esce al sommo di un pendio aperto che si discende obliquando verso sinistra, rientrando successivamente nella faggeta. Si valica poi una selletta uscendo appena dopo al sommo di un altro pendio con massi che si taglia traversando verso sinistra in direzione di un dosso. Nei pressi di quest’ultimo si piega a destra e si perde quota costeggiando il limite del bosco (in quest’ultimo tratto l’orientamento non è immediato). Rientrati nella magnifica faggeta, si continua seguendo gli ottimamente posizionati segnavia, attraversando poco più in basso un’ampia traccia orizzontale (ben evidente anche in caso di discreta copertura nevosa). Poco dopo il percorso segnato volge a destra conducendo ad un rio che si oltrepassa mediante ponte, svoltando appena dopo a sinistra. Tenendo d’occhio i segnavia si sale per poco e, curvando a destra, ci si immette poco dopo nel percorso n° 719 (paletto con frecce segnaletiche). Seguendo quest’ultimo a sinistra si approda in breve al bellissimo pianoro in cui sono situate le Capanne di Badignana1479 m. Dopo una meritata sosta in questo luogo veramente suggestivo, non resta altro che seguire la comoda carraia d’accesso, ignorando a destra al primo bivio il percorso per la Fontana del Vescovo e il Passo di Fugicchia. Si prosegue per l’ampia traccia in lieve discesa, oltrepassando mediante ponte il Rio di Badignana. Si continua comodamente lungo il bellissimo tracciato effettuando alcune svolte, avanzando successivamente paralleli alla corso della Parmetta. Messo piede nella strada Cancelli-Lagoni, la si segue a sinistra ritornando in circa 45/50 minuti al punto di partenza.

 

Monte Cavalcalupo: anello da Sauna

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Punto di partenza/arrivo: Sauna 616 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Sauna-crinale Parma/Baganza (1,40 h) ; crinale Parma/Baganza-sommità Cavalcalupo (45 min) ; sommità Cavalcalupo-Pugnetolo (1 h) ; Pugnetolo-Sauna (25 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: gennaio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare. Da quest’ultima località, appena dopo il ponte sul Rio Lucconi, si imbocca a destra una stradina che in breve conduce a Sauna, il cui centro vero e proprio si lascia a sinistra. Si parcheggia l’auto alla fine dell’asfalto in corrispondenza dell’ampia area franata.

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto particolare in ambiente solitario e per nulla valorizzato a livello escursionistico. Le montagne della dorsale Parma/Baganza risultano purtroppo martoriate da eventi naturali (frane e alluvioni) e dannosi interventi umani (il metanodotto che interessa buona parte del crinale, disboscamenti selvaggi effettuati senza alcun controllo, distruzione di mulattiere e carraie per permettere il passaggio a mezzi di esbosco, fuoristrada e moto da cross). Il tutto nel più totale menefreghismo da parte di chi sbandiera una falso interesse per la montagna appenninica fatto solo di specialità culinarie e falesie. Il percorso si svolge su carraie non segnate che, soprattutto in salita, presentano numerosi bivi. Nel complesso si tratta di un’escursione molto interessante e consigliabile, anche per il fatto che l’unico modo per rivalorizzare queste bellissime montagne, così sfregiate e umiliate, consiste nel camminare per esse e in esse, osservando e gustando angoli remoti, lontani, eppure così vicini.

Dal punto di partenza si continua per carraia che sale per pendii aperti (tutta l’area in cui ci troviamo è stata martoriata dalla frana del 2013), passando più in alto a fianco di una piccola Maestà. Ignorate diramazioni laterali, si prosegue lungo la sterrata che successivamente perde quota conducendo all’interno della valletta formata dal Rio Lucconi (nell’altro lato della valle, arroccato su un poggetto, è ben evidente il borgo di Pugnetolo che visiteremo al ritorno). Si avanza lungo la sponda destra orografica della valletta, attraversando sezioni franate e presumibilmente ancora soggette a smottamenti, ammirando un’interessante visuale sul sottostante corso d’acqua. Dopo un ripido strappo all’interno di un rado rimboschimento a conifere e un tratto meno erto, si svolta repentinamente a destra guadando un ramo del Rio Lucconi. Successivamente, dopo una svolta a sinistra, si guadagna quota contornando il margine destro di un campo, passando a fianco di una casa con stalla. Più in alto si scavalca un cancello, oltre il quale si presenta un bivio dove si prende la traccia di sinistra. Salendo in modo piuttosto sostenuto si effettua un’ampia svolta a destra, raggiungendo in seguito un’apertura panoramica da cui è possibile ammirare, nell’altro lato della valle, una bella conformazione ofiolitica. Al successivo bivio si ignora a sinistra una traccia e, dopo aver attraversato un ruscello, si sale piuttosto ripidamente effettuando un tornante sinistrorso. Tralasciata a sinistra un’ampia traccia, si prosegue per il percorso principale guadando in breve un affluente del Rio Lucconi, oltre il quale si sale e mediante svolta a sinistra si raggiunge il margine inferiore di un’ampia radura con bella visuale sul Groppo Grugnola. Successivamente, virando a destra, si guada un rio, oltre il quale si sale ripidamente effettuando un tornante sinistrorso, continuando poi a guadagnare faticosamente quota. Si procede all’interno di un’appartata valletta, delimitata a sinistra (destra orografica) dal menzionato groppo, piegando poco dopo a destra. Progredendo in costante ripida salita, si effettua in seguito una svolta a sinistra, uscendo poco più avanti in un’area disboscata. Raggiunto un bivio, o meglio innestatosi in un altro tracciato, si va a destra, continuando a salire all’interno dell’area disboscata. Poco dopo si incontra un altro bivio dove si prende il tracciato di sinistra, avanzando per carraia con solchi che con ripido strappo svolta nettamente a sinistra, riprendendo poco dopo la direzione NW. Ad un bivio si ignora a sinistra una traccia e si continua per il tracciato principale, sempre molto insolcato, che poco dopo volge a sinistra. Successivamente si attraversa una piccola area disboscata, avanzando lungamente in direzione W in leggera salita e anche pianeggiando. Dopo un paio di svolte con piccole radure che si attraversano e un ultimo tratto all’interno del bosco, si sbuca nel crinale Parma/Baganza, sfregiato dal metanodotto. Ora, dal punto in cui siamo, ci troviamo più vicini alla cima del Monte Cervellino piuttosto che a quella del Cavalcalupo, che costituisce la nostra meta. Seguiamo quindi il crinale a destra avanzando per i primi 15 minuti a saliscendi, ammirando lungo il cammino belle visuali panoramiche. Dopo avere lasciato alla nostra sinistra la dorsale del Monte Scarabello, si prosegue lungo il crinale spartiacque (cancello da attraversare) che successivamente piega verso NE/E. Dopo un paio di carraie che si staccano a destra in versante Parma e alla base di una ripida salita, si abbandona il tracciato del metanodotto, imboccando a sinistra un’ampia traccia che si inoltra nel bosco. Si avanza alla destra di un solco e piegando a destra si sale all’interno di un rimboschimento a conifere fino a rimettere piede nel filo dell’ampio crinale e nel tracciato del metanodotto. Si guadagna quota in costante direzione N fino a raggiungere il punto culminante che costituisce la ben poco marcata sommità del Monte Cavalcalupo1370 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa seguendo la carraia principale che svoltando a destra conduce all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo un tornante sinistrorso, si perde quota per ampia traccia che sostituisce quello che fino a pochi anni fa era uno degli ultimi esemplari di mulattiere scampate alla distruzione da parte di mezzi d’esbosco e fuoristrada. Ricongiuntisi con il tracciato del metanodotto lo si segue in discesa piegando in direzione NE, fino a raggiunge un’ampia sella, punto di congiunzione del crinale N/NE del Cavalcalupo con la dorsale S/SW del Montagnana. Appena prima dell’inizio di quest’ultima, si stacca a destra (paletto con frecce segnaletiche caduto a terra) una carraia per Pugnetolo che inizialmente si inoltra in un piccolo rimboschimento a conifere. Imbocchiamo questo tracciato e lo seguiamo raggiungendo in venti minuti un bivio dove a destra si stacca, congiungendosi in questo punto con il nostro percorso, una carraia diretta al crinale S del Cavalcalupo. Si continua per la carraia principale, passando a fianco di una baracca ed ignorando successivamente una traccia che si stacca a destra. Si scende per il comodo tracciato compiendo un paio di tornanti e altre svolte, per poi aggirare mediante svolta a destra una panoramica costa. In corrispondenza di un tornante sinistrorso si stacca a destra (freccia segnaletica per Pugnetolo) un’ampia traccia che si imbocca. Si scende a fianco di panoramiche radure e campi fino a raggiungere le prime case del borgo di Pugnetolo che si attraversa interamente. Dalla chiesa del paese si prosegue lungo la strada d’accesso effettuando un paio di tornanti e ammirando belle visuali sulla Val Parma e il Monte Caio. Dopo il bivio per Querceto si transita sotto un caratteristico dirupo, oltre il quale si stacca a destra una carraia chiusa da una sbarra. L’imbocchiamo uscendo presto dal bosco in corrispondenza di splendide radure dove è situato il piccolo nucleo rurale di S.Giacomo. Oltre la casa, la carraia effettua un tornante destrorso (si tralascia a destra una traccia) conducendo ad un bivio dove si va a destra in salita. Si avanza alla base di un poggetto ammantato da conifere di reimpianto, scendendo poi a guadare il Rio Lucconi. Si prosegue successivamente in salita per ampia traccia che attraversa tutta l’area franata nel 2013, fino a mettere piede nel tracciato seguito in salita, nei pressi dello spiazzo dove abbiamo abbandonato l’auto.

 

 

Monte Caio: anello da Agna

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Punto di partenza/arrivo: Agna 803 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Agna-Grande Faggio (1,15 h) ; Grande Faggio-Monte Caio (1 h) ; Monte Caio-Armanetti-Ballone (1,45 h) ; Ballone-Agna (40 min)

Difficoltà: E (E+/EE un breve passaggio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 159-163)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare. Giunti al bivio con la S.P. 116, si prosegue diritto lungo la S.P. 13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e poco prima del ponte sul Torrente Bratica, si incontra il bivio con la stradina che sale a Villula e Agna. Effettuando diverse svolte e tornanti si raggiunge l’ultima delle due località, parcheggiando l’auto in uno spiazzo all’ingresso del paese

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Quella che mi accingo a descrivere è senza dubbio una delle più belle e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. Visiteremo luoghi di grande suggestione e bellezza in totale e contemplativa solitudine, in un’area montuosa mai presa seriamente in considerazione dall’escursionismo locale.

Dal parcheggio si percorre a ritroso la strada da cui siamo venuti, imboccando a sinistra (indicazione del percorso CAI n° 737A) una stradina in direzione di Tufi d’Agna. Si guadagna quota ripidamente, trascurando a destra l’ampia traccia da cui torneremo. Dopo un ripido strappo per stradello cementato, si incontra un bivio dove si continua diritto/sinistra per carraia. Si sale costeggiando il margine destro di un ampio campo, effettuando in seguito una svolta a sinistra e raggiungendo un rio dove si ignora a destra una traccia. Appena dopo il percorso curva repentinamente a destra e guadagna quota all’interno di un bel ambiente boschivo. Al bivio successivo (frecce segnaletiche) si va a sinistra, trascurando l’ampia traccia che sale in direzione della “Capannina”. Usciti dal bosco si avanza assecondando il sommo del pendio che costituisce la sponda sinistra orografica del Rio del Borello, il cui letto è sconvolto da frane e alluvioni. Appena prima di varcare il rio (cancello) si stacca a destra una traccia che si trascura, continuando così per il percorso principale che dopo il guado rientra nel bosco. Raggiunto un bivio, si ignora una traccia a destra in salita (sbiadito segnavia sul tronco di un albero a sinistra) e si procede per il percorso segnato che avanza con andamento pressoché pianeggiante. Segue l’attraversamento del Rio d’Agna, subito dopo il quale si effettua un tornante destrorso che precede uno sinistrorso. Raggiunto un bivio, si deve prendere la traccia di destra (segnavia presenti ma sbiaditi), guadagnando quota in modo piuttosto sostenuto. Dopo una svolta a sinistra si avanza in direzione NE, effettuando poi un tornante destrorso e raggiungendo il dorso di una costa dove si incontra un bivio. Si va a destra procedendo per un tratto in ripida salita e dopo una svolta a sinistra si incontra l’ennesimo bivio da cui si prosegue a destra. Dopo un’ulteriore svolta si avanza in piano/falsopiano per ampia traccia all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando poco più avanti un bivio con freccia segnaletica. Noi proseguiamo a destra raggiungendo poco dopo un’altro bivio da cui si ignora a sinistra una traccia delimitata da un cancello in legno. Si continua a guadagnare quota in moderata pendenza, raggiungendo dopo qualche minuto il crinale Groppo d’Agna-Monte Nocellara. Qui il percorso svolta a destra e procede a fianco di radure in cui si nota un capanno con fontana, situato in corrispondenza di quello che nelle mappe è indicato come il Monte Nocellara1211 m. Ci si immette poi in un’ampia traccia che si segue a destra e rientrati nel bosco si giunge ad un bivio da cui si prosegue a sinistra, ignorando, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra, una traccia a destra. Quando il percorso si biforca noi prendiamo il ramo di destra, proseguendo all’interno di un suggestivo ambiente boschivo. Poi si sale assecondando un filare di faggi affiancati a destra da una radura arbustiva e a sinistra dai pascoli di Predalara. Raggiunto un bivio (paletto con cartelli), si abbandona temporaneamente il percorso n° 737A e verso sinistra ci si dirige alla volta del “Grande Faggio”. Si attraversa inizialmente un magnifico ripiano prativo, e al primo bivio si prende la traccia di destra (paletto con segnavia sbiadito). Procedendo in piano/leggera discesa si raggiunge in pochi minuti lo splendido pianoro dove è situato il monumentale “Grande Faggio”. Quest’ultimo, che raggiunge l’altezza di 35 m ed ha la veneranda età di circa 250 anni, è uno dei più importanti esemplari di faggio a livello nazionale e, forse, europeo. Dopo una sosta si ritorna al bivio di prima da cui si prosegue lungo il percorso n° 737A in direzione della sommità del Monte Caio. Si segue inizialmente un’ampia traccia che poco dopo si interrompe a causa di una grande frana che ha interessato questa sezione di montagna. Assecondando i segnavia ci si sposta a sinistra e si sale ripidamente, mettendo successivamente piede in una traccia che si segue a destra. Raggiunto il bordo della frana si piega a sinistra e poi subito a destra, oltrepassando un filo spinato. Orientandosi con i segnavia si prosegue su labile traccia attraversando o passando a fianco di sezioni di terreno interessate da smottamenti. Raggiunta una costa boscosa si deve avanzare diritto (segnavia non molto evidenti), attraversando successivamente una bella e panoramica pietraia. Appena dopo il percorso vira a destra e scende ripidamente per il pendio boscoso, conducendo prima ad un piccolo ripiano, poi, dopo una discesa, nella storica mulattiera interrotta dalla frana. Si segue il tracciato a sinistra, incontrando, dopo uno strappo in moderata pendenza, un cancello che si oltrepassa. Appena dopo si presenta un bivio dal quale i segnavia bianco-rossi del percorso n° 737A indicano di virare a destra. Noi li assecondiamo attraversando il letto asciutto di un rio, notando alla nostra sinistra una radura. Successivamente ci si immette nella traccia abbandonata in precedenza e si continua lungo essa, raggiungendo poco più avanti un ripiano con arbusti che si contorna sulla destra. Dopo una salita si approda sul dorso di una costa dove si presenta un bivio (indicazioni): continuando per l’ampia traccia ci si dirige verso il crinale meridionale del Caio, confluendo qui nella carraia contrassegnata n° 737. Noi invece prendiamo il sentiero alla nostra sinistra, che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 737A. La traccia sale inizialmente diritto per poi virare subito a sinistra avanzando in obliquo ascendente sulla destra di un solco. Poco dopo si volge a destra risalendo il pendio boscoso, giungendo nei pressi di una piazzola dove si svolta repentinamente a sinistra (segnaletica rifatta di recente). Si prosegue in piano/leggera salita orientandosi con i ben posizionati segnavia, per poi virare a destra e risalire il pendio boscoso transitando a fianco di un caratteristico masso. Giunti in corrispondenza di un avvallamento prativo, la traccia piega a destra e avanza tenendosi nei pressi del limite della vegetazione. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si esce in belle radure e si attraversa un solco, curvando appena dopo a sinistra. Sbucati in un’altra splendida radura, la si risale costeggiando il suo margine sinistro, tenendosi nei pressi del limite del bosco (segnavia). Si piega successivamente a destra verso il margine della faggeta, penetrando in essa dopo aver effettuato alcune piccole svolte. Si oltrepassa una recinzione con filo spinato e appena dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli), innestandosi qui nel sentiero n° 732B. Lo seguiamo a sinistra affrontando subito un ripida salita, proseguendo successivamente con minore pendenza tagliando i pendii che scendono dalla sommità del Caio. Dopo un’ultima salita si approda sulla superlativa dorsale sommitale della montagna che si segue a destra raggiungendo in breve la cima del Monte Caio1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un curioso cannocchiale. Dopo una meritata sosta al fine di gustare lo splendido panorama a 360°, ritorniamo sui nostri passi fino al sottostante bivio con il percorso n° 737A, da cui siamo venuti e che trascuriamo, proseguendo invece diritto lungo il sentiero n° 732B. Poco dopo si mette piede su un magnifico crinale roccioso da cui, piegando repentinamente a sinistra, si discendono alcune facili ma ripide roccette (passaggio quest’ultimo classificabile come EE). Si prosegue lungo il bel sentiero recuperando appena dopo il crinaletto, mettendo successivamente piede in una carraia. Quest’ultima asseconda la dorsale sud/occidentale della montagna ed è contrassegnata CAI n° 737: noi la seguiamo in direzione S.Matteo/Passo del Ticchiano. Nel punto in cui effettua un tornante destrorso temporaneamente l’abbandoniamo, continuando per sentiero che scende ripido assecondando il filo di una dorsale. Ricongiuntisi con il tracciato di prima, si avanza per esso comodamente, salendo anche per un breve tratto, prima fuori dal bosco, poi al suo interno. Tornati a scendere si raggiunge un’apertura dove è possibile ammirare una bellissima visuale sulle sottostanti radure dov’è situato l’oratorio di S.Matteo. Avanzando ulteriormente lungo il percorso di crinale si arriva al bivio con la carraia che a sinistra conduce all’appena menzionata località. Noi proseguiamo diritto lungo il percorso n° 737, procedendo a mezza costa ed ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso e il Monte Ventasso. Appena dopo si giunge in località Fornace, 1434 m, dove si incontra un bivio con carraia chiusa da un cancello che si stacca a destra (freccia direzionale con scritto Ballone). L’imbocchiamo procedendo in lieve discesa all’interno di un bel ambiente boschivo, assecondando successivamente il dorso di una costa. Poco dopo si sbuca in una stupenda dorsale prativa in località Armanetti1402 m, che si attraversa interamente gustando superlative visuali, transitando nei pressi di una stilizzata Maestà. Si continua lungo la comoda carraia rientrando progressivamente nel bosco, effettuando un paio di piccole svolte. In seguito si asseconda il dorso di una costa che poi si abbandona svoltando repentinamente a destra. Si continua a perdere comodamente quota all’interno di un magnifico ambiente boschivo compiendo alcuni tornanti. Giunti in corrispondenza di un’area disboscata si incontra un bivio da cui si deve proseguire a sinistra. Al bivio successivo (indicazioni) si volta a sinistra in direzione di Ballone, trascurando a destra una carraia che condurrebbe ad Agna con minor tempo. Poco più avanti si oltrepassa il dorso di una costa (la stessa che abbiamo abbandonato in precedenza) e si perde quota piuttosto ripidamente effettuando alcuni tornanti. Più in basso si giunge ad un bivio con fonte/abbeveratoio da cui si prosegue lungo il percorso di destra, trascurando a sinistra un’ampia traccia. Si contorna inizialmente il limite superiore di una radura, per poi svoltare a sinistra costeggiando il margine destro della stessa. Si passa nei pressi di un capanno in legno svoltando poi a sinistra, proseguendo lungamente per la bella e comoda carraia. Costeggiando splendidi campi ed effettuando diverse svolte, ci si immette infine in una sterrata che si segue a destra, raggiungendo appena dopo una stradina asfaltata (Maestà a destra) in corrispondenza di un incrocio. Si prosegue a destra entrando nel bel nucleo di Costa, dove si piega a destra attraversando inizialmente una corte. Si continua successivamente per ampia traccia che effettua subito dopo una netta curva a sinistra. Scendendo lungo il margine superiore di panoramici campi, si mette piede in una stradina asfaltata in corrispondenza del centro di Ballone818 m, a poca distanza dalla chiesa. Raggiunta quest’ultima, si volge a destra per stradello che passa inizialmente a fianco del campo sportivo e di una casa, avanzando poi in direzione di una valletta che si attraversa. Dopo una breve salita si raggiunge il nucleo di Tre Re820 m, che si oltrepassa (cartello in legno con scritto “Piana del Lago”), continuando successivamente per carraia. Costeggiando splendidi campi e procedendo a saliscendi (ad un certo punto si nota più in basso il nucleo di Casa Beveroni), si raggiunge un bivio con capannone agricolo dove si prende a destra (indicazione per Agna) una bella e ampia mulattiera. Si avanza in costante salita prima all’interno di uno splendido ambiente boschivo, poi costeggiando la base di un dirupo (si tratta della frana che decenni fa ha interessato il Monte Castello). Si effettua una ripida salita rientrando poi nel bosco e mediante curva a destra si aggira una costa. Si prosegue successivamente in discesa, costeggiando poco più avanti il margine inferiore di una radura. Continuando per il percorso principale ci si immette dopo alcuni minuti sullo stradello seguito in salita nei pressi di Tufi d’Agna. In breve si ritorna ad Agna (bellissimo nucleo meritevole di una visita), punto di partenza della nostra escursione.

Il paese di Agna
Lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 737A
L’attraversamento del Rio d’Agna
Il percorso presenta numerosi bivi
Fontana nei pressi del Monte Nocellara
Le radure di Predalara
Il Grande Faggio
Si tratta di uno dei più importanti e longevi esemplari di faggio a livello nazionale
Il percorso n° 737A ad un certo punto si interrompe per frana: noi assecondiamo costantemente i segnavia bianco-rossi, aggirando in questo modo l’ostacolo
Più avanti si attraversa una bella pietraia
Ripreso lo storico percorso, si oltrepassa un cancello
Si raggiunge in seguito il dorso di una costa
Lungo il sentiero n° 737A all’interno di un magnifico ambiente boschivo
Poco più in alto il sentiero svolta a destra e costeggia un piccolo avvallamento prativo
Successivamente si sale contornando il margine sinistro di una bella e ampia radura
Lungo la stupenda dorsale sommitale del Caio
Panorama dalla cima del Caio
Il cippo dedicato a Fabio Bocchialini
Il bel crinaletto roccioso che si discende assecondando i segnavia del percorso n° 732B
Lungo la carraia contrassegnata n° 737 che si abbandona temporaneamente nel momento in cui effettua un tornante destrorso
Bella visuale sulla radure che ospitano l’eremo di S.Matteo
Dopo il bivio con la carraia che a sinistra conduce all’eremo, si procede a mezza costa ammirando splendide visuali panoramiche
Raggiunta la località Fornace, si abbandona il percorso n° 737 e si prende a destra una carraia in direzione di Ballone
Lungo la magnifica dorsale prativa degli Armanetti
Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense
Giunti in corrispondenza di un’area disboscata, si prende la traccia di sinistra
I bellissimi campi che si costeggiano prima di giungere a Costa di Ballone
Il nucleo di Costa
Il paese di Ballone
Al centro delle foto si nota Casa Beveroni e sullo sfondo la dorsale Parma/Baganza
Il dirupo che si costeggia seguendo l’ampia mulattiera che riconduce a Tufi d’Agna
Lungo la bella mulattiera in direzione di Tufi d’Agna

Monti Aquila, Aquilotto e Marmagna: traversata per crinale

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-Lago Santo (1 h) ; Lago Santo-Passo delle Guadine (50 min) ; Passo delle Guadine-Monte Aquila (15 min) ; Monte Aquila-Monte Aquilotto (30 min) ; Monte Aquilotto-Monte Marmagna (35 min) ; Monte Marmagna-Lago Padre (1 h) ; Lago Padre-Lago Santo-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Bosco di Corniglio-Cancelli

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Panoramica e completa escursione in una delle più affascinanti e maggiormente frequentate aree dell’intero Appennino parmense. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione del percorso.

Proprio in corrispondenza del bivio tra le carrozzabili per Lagdei (a destra) e i Lagoni (a sinistra), si imbocca il percorso n° 723B conosciuto come Sentiero delle Carbonaie. Dopo la prima salita si piega a sinistra avanzando comodamente per bella mulattiera, svoltando in seguito repentinamente a destra. Si sale piuttosto ripidamente per ampio sentiero effettuando alcune svolte, volgendo più in alto decisamente a destra. Si avanza attraversando piccoli ripiani di vecchie carbonaie alternate a salite mai troppo ripide, raggiungendo un bivio dove a destra si stacca il percorso n° 723C, proveniente da Lagdei, che percorreremo al ritorno. Si prosegue lungo il sentiero n° 723B guadagnando quota inizialmente all’interno di un rimboschimento a conifere, per poi risalire mediante alcuni tornanti l’ampio e boscoso profilo settentrionale del Monte Sterpara (più esattamente si tratta dell’ultima delle diverse quote della lunga Cresta degli Sterpari). Dopo l’aggiramento del limite occidentale della dorsale si procede in leggera discesa tagliando ripidi pendii boscosi ed attraversando il limite superiore di una pietraia. Messo piede sul sentiero n° 723A, lo si segue a sinistra raggiungendo in pochi minuti il margine nord/orientale del Lago Santo. La traccia piega a destra e contorna dall’alto la sponda settentrionale del lago, conducendo infine al Rifugio Mariotti1508 m. Si continua lungo il sentiero segnato costeggiando la sponda occidentale e poi quella meridionale dello splendido specchio d’acqua. Giunti in prossimità delle peschiera (fontana e ponticello in legno appena prima) si prosegue lungo il percorso contrassegnato n° 727 in direzione della Sella del Marmagna, risalendo mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Poco dopo si esce temporaneamente dal bosco e si risale un pendio caratterizzato da lastre rocciose, rientrando poi nella faggeta. Il percorso svolta successivamente a destra e procede costeggiando una caratteristica lastra d’arenaria, conducendo appena dopo ad un bivio (cartelli) all’interno di una pineta. Ignorato il sentiero n° 729, che percorreremo al ritorno, continuiamo lungo la traccia n° 723, fino al successivo bivio posto a poca distanza dal precedente. Imboccato a sinistra il percorso n° 719, si avanza inizialmente nei pressi di una torbiera, penetrando subito dopo in un bosco di conifere. Dopo alcuni tornanti si incontra il cartello indicatorio della “Via Alpinistica Roberto Fava“, la cui traccia d’avvicinamento la si ignora a sinistra, proseguendo diritto lungo il percorso principale. Una lieve risalita precede la Sella dello Sterpara1650 m, da cui si continua lungo il sentiero n° 719, trascurando subito a destra il n° 719A. Si avanza comodamente nella splendida faggeta, perdendo anche qualche metro di quota, per poi uscire all’aperto. Inizia ora un magnifico tratto in cui si procede a mezza costa ai piedi degli erbosi pendii nord e nord/orientali del Monte Aquila. Ammirando visuali davvero grandiose sul sottostante vallone dominato dalla mole del Monte Roccabiasca, si raggiunge infine il crinale spartiacque in corrispondenza del Passo delle Guadine1687 m. Da qui si volge a destra iniziando la risalita del crinale SE del Monte Aquila, per sentiero mai troppo ripido e molto panoramico. Dalla sommità, 1779 m, si scende nel versante opposto, perdendo quota piuttosto ripidamente, fino a raggiungere il Passo dell’Aquila1700 m. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 719A, si prende il sentiero di sinistra (n° 00) avanzando in obliquo ascendete sulla destra del filo del crinale SE del Monte Aquilotto. Dopo un ripido strappo in cui si superano alcune roccette, si riguadagna il filo della dorsale (stupendo colpo d’occhio su un verticale gendarme che precipita nel versante lunense) che si asseconda direttamente o restando nei suoi pressi. Aggirata a destra un’anticima, si raggiunge una selletta e si prosegue in ripida ed esposta salita alla volta della cima principale. Messo piede sulla sommità del Monte Aquilotto1781 m, si perde ripidamente quota scendendo tra blocchi d’arenaria (tratto insidioso con bagnato e ghiaccio), approdando poco dopo all’ampia Sella del Marmagna1725 m. Da qui si continua alla volta dell’omonima cima, prendendo al soprastante bivio il sentiero di sinistra, più diretto, che asseconda costantemente l’ampio profilo sud/orientale della montagna. Dalla sommità del Marmagna1851 m, si prosegue lungo il sentiero 00 che procede nel versante lunense attraversando inizialmente a mezza costa ripidi ed esposti pendii (tratto quest’ultimo che potrebbe risultare alquanto delicato in presenza di ghiaccio o neve poco assestata). Poi, dopo un tornante, il tracciato perde quota in modo lineare tenendosi sempre a sinistra rispetto il filo vero e proprio della dorsale spartiacque. Si rimette piede su quest’ultima poco prima di approdare alla Sella del Braiola 1715 m. Dal valico si scende nel sottostante magnifico vallone, delimitato a SE dalla suggestiva bastionata NW del Marmagna, per ottimo sentiero, incontrando più in basso un bivio da cui si prosegue a destra tralasciando a sinistra il percorso diretto alla Bocchetta dell’Orsaro. Dopo un paio di svolte e l’attraversamento di un rio, si raggiunge un bivio, a poca distanza dalla Capanna Braiola, situato in corrispondenza del limite del bosco. Da qui si prende a destra il percorso n° 729 in direzione di Lago Padre e Lago Santo, avanzando inizialmente in salita all’interno della splendida faggeta. Valicata una selletta si procede in leggera discesa transitando nei pressi di un poggetto panoramico. Successivamente si avanza tra pietraie e lastre d’arenaria (in questo tratto si ammirano notevoli visuali), per poi guadagnare quota per sentiero a tornanti. Valicata un’altra selletta, si aggira tutto il profilo nord/orientale del Marmagna, iniziando poi a discendere il sottostante pendio boscoso effettuando alcuni tornanti. Più in basso si raggiunge il Lago Padre (si tratta di una torbiera), 1528 m, costeggiandolo nel suo limite destro, svoltando poi a sinistra. Dopo una lieve risalita si prosegue lungo il percorso segnato all’interno di un magnifico ambiente boschivo, transitando poco più avanti nei pressi di un’area caratterizzata da grossi blocchi arenacei. Appena dopo si raggiunge una piccola torbiera dove il sentiero piega a sinistra costeggiandola per un breve tratto, penetrando poi in un rimboschimento a conifere. Qui ci si immette nel sentiero n° 723, che abbiamo seguito in salita, e mediante esso si fa ritorno a Lago Santo. Dalla peschiera, anziché dirigersi nuovamente al Rifugio Mariotti, si costeggia, seguendo i segnavia bianco-rossi recentemente impressi, tutta la sponda meridionale del lago, transitando nei pressi di un crocifisso. Dopo un breve tratto nel bosco si inizia l’attraversamento della pietraia che delimita ad occidente lo specchio d’acqua. Raggiunto ed attraversato il Torrente Parma di Lago Santo, ci si inserisce nel percorso n° 723A che si segue in direzione di Lagdei, oltrepassando il bivio con il Sentiero delle Carbonaie che abbiamo percorso in salita. Perdendo quota lungo la splendida e lineare mulattiera, si oltrepassando due panoramiche pietraie, continuando successivamente all’interno del bosco. Appena prima che il tracciato effettui una netta svolta a sinistra, si incontra un bivio (paletto con cartelli) da cui si prende a destra il sentiero (recentemente segnato dal CAI) n° 723C. Nella sezione iniziale si sale in costante obliquo ascendente, avanzando successivamente per traccia meno marcata (segnavia disposti in modo ottimale) che effettua alcune svolte. Poi il percorso piega a destra e risale mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Dopo l’aggiramento di una costa, tramite svolta a sinistra ci si ricongiunge con il Sentiero delle Carbonaie in corrispondenza del bivio incontrato durante la salita. Seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata si fa ritorno ai Cancelli.