Monte Brusa’: anello dal Ponte del Cogno

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno, 983 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-strada Lagoni (1,30 h) ; strada Lagoni-Monte Brusà (1,50 h) ; Monte Brusà-Lago Santo (1 h) ; Lago Santo-Ponte del Cogno (1,30 h)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Il Ponte del Cogno è situato a due chilometri circa da Bosco, lungo strada d’accesso alla località Cancelli

Descrizione dell’itinerario 

Notevole e completa proposta escursionistica alla scoperta di una delle più suggestive aree dell’Alta Val Parma. Qualche problema di identificazione si riscontra nel tratto Torrente Parma di Badignana-sentiero n° 721B. Inoltre si propone una salita fuori sentiero nel tratto Padule di Badignana-Fontana del Vescovo. Un’ultima annotazione riguarda il crinale sud-est del Monte Brusà, il cui sentiero che lo percorre, pur essendo segnato, risulta in alcune sezioni poco evidente e piuttosto esposto. 

Appena dopo il Ponte del Cogno si diparte verso est una carraia (CAI n° 721) che poco più avanti volge a destra transitando a fianco di una casa collocata in splendida posizione. Il bellissimo tracciato prosegue in piano/lieve discesa a fianco degli appezzamenti della Piana del Cogno, offrendo straordinarie visuali sul Monte Roccabiasca e sulla dorsale Parma/Bratica. Nel momento in cui il percorso, avvicinandosi al fondo della valletta formata dal Torrente Parma delle Guadine, inizia a salire lievemente, in un campo a sinistra si nota un cippo con bassorilievo in marmo bianco. Attraversato mediante ponte in cemento (a cui è affiancato il ben più suggestivo manufatto originale) il menzionato ramo del Torrente Parma, si incomincia a guadagnare quota trascurando un percorso a sinistra. Procedendo ai piedi del boscoso profilo settentrionale del Monte Vidice, si volge poco dopo a destra entrando nella valle formata dal Torrente Parma di Badignana. Al bivio che si incontra poco più in alto si prosegue a sinistra assecondando il percorso n° 720 recentemente segnato da CAI. Si avanza perlopiù in piano e in lieve discesa immersi in ambiente boschivo di impareggiabile bellezza arricchito dalla presenza di faggi secolari. Oltrepassata un’area di bosco divelto a causa di interventi umani, si rientra nella splendida faggeta e più avanti si attraversa, tenendosi nel suo margine sinistro, una specie di radura con arbusti. Raggiunto il Torrente Parma di Badignana si prosegue per il percorso segnato che lo costeggia per un breve tratto. Nel momento in cui l’ampia traccia volge a sinistra onde effettuare il guado, si abbandona il segnavia n° 720 e si prosegue diritto per labilissimo sentiero che procede parallelamente al torrente. Poco dopo si giunge in una suggestiva area caratterizzata da due grossi massi ricoperti di muschio. Oltre questi ultimi, ci si sposta un po’ a destra rispetto al corso d’acqua e per sentiero molto poco evidente, avanzando perlopiù in lieve salita, si mette piede in un ripiano con grande masso arenaceo. Qui il percorso sembra perdersi, ma con un buon intuito, sempre nell’ipotesi di non usufruire del navigatore (esercizio estremamente mortificante della libera iniziativa e della capacità personale di “lettura” in loco dell’itinerario che ci si accinge a percorrere), lo si dovrebbe recuperare. Trascura una traccia che continua parallelamente al torrente, si aggira il masso e si scorge, un po’ a destra di quest’ultimo, l’incavo di un sentiero. Lo si asseconda effettuando subito una curva a sinistra e il successivo tornante destrorso, giungendo in una prima piazzola di carbonaia. Da qui, guardando a destra, dovremmo notare l’incavo del vecchio sentiero/mulattiera che sale piuttosto ripidamente. Si transita poco dopo a fianco di una seconda piazzola di carbonaia e, continuando a progredire per un ulteriore tratto in questa direzione, si incontra una terza piazzola. Poco più avanti si volge a sinistra effettuando successivamente una svolta a destra, notando, in corrispondenza di quest’ultima, un segno fluorescente sul tronco di un faggio. Si prosegue per sentiero sempre più labile che tende a scomparire nei pressi di un’area caratterizzata da massi. Qui occorre volgere a sinistra ed effettuare, per traccia molto poco incavata, ulteriori svolte. Raggiunta una costa che costituisce il sommo della sponda sinistra della valletta formata dal Torrente Parmetta, si incontrano dei bolli rossi che indicano una linea di salita lungo la dorsale. Noi continuiamo per la vecchia mulattiera effettuando un paio di svolte/tornanti, volgendo successivamente a destra. Si avanza in spettacolare ambiente boschivo caratterizzato da massi ricoperti di muschio, compiendo, per traccia sempre meno incavata, un paio di svolte. Proprio in corrispondenza di un rimboschimento a conifere ci si innesta nel percorso n° 721B che si segue a sinistra in direzione Lagoni. Notando inizialmente dei resti murari di vecchi ricoveri, si riprende poco più avanti la costa di prima – e con essa la segnaletica costituita da bolli rossi – assecondandola per un buon tratto. Questa sezione del percorso è particolarmente interessante, sia per la bellezza e integrità dell’ambiente boschivo in cui si è immersi, quanto per la suggestione di comminare su uno storico percorso – come denotano le traverse per lo scolo dell’acqua che si incontrano – ancora ottimamente conservato. Giunti in un bel ripiano boscoso, si trascurano a sinistra i segnavia rossi e si prosegue diritto/destra continuando ad assecondare la segnaletica bianco-rossa, transitando inizialmente a fianco di una piazzola di carbonaia. Al bivio che si incontra poco dopo (palina segnaletica), si continua diritto per sentiero che volge presto a sinistra in direzione del Torrente Parmetta. Nei pressi di quest’ultimo, il percorso segnato volge a destra e, dopo un paio di svolte, conduce sulla carrozzabile Cancelli-Lagoni. Si segue la strada a sinistra attraversando subito il ponte sul Torrente Parmetta, continuando per essa fino al bivio con il percorso per le Capanne di Badignana (n°719). Imboccata la comoda carraia, si svolta quasi subito a sinistra incontrando poco più avanti il bivio con la variante n° 719C che conduce ai Lagoni. Si continua per il percorso principale procedendo in piano/lieve discesa parallelamente al Torrente Parmetta. Oltrepassato un ponticello, la carraia inizia a salire, sempre dolcemente e con diverse svolte, allontanandosi dal corso del torrente. Il tracciato effettua più in alto una netta svolta a sinistra ed offre proprio in questo punto una bella visuale dello spigolo sud della Roccabiasca. Appena prima della menzionata svolta dovremmo notare a sinistra un masso con sbiadita freccia di colore rosso e segnavia dello stesso colore sui tronchi degli alberi. Si imbocca questo interessante percorso che nella parte iniziale procede parallelamente alla carraia per Badignana, effettuando successivamente un paio di tornanti. In corrispondenza di un’ulteriore svolta, si abbandona l’ampia traccia, sempre meno battuta, e si prosegue diritto per sentiero. Poco più avanti ci si innesta in un’altra mulattiera e la si asseconda penetrando progressivamente nella valletta formata dal Rio di Badignana. In corrispondenza di un ripiano boscoso si abbandona il poco incavato percorso e tenendosi a destra si lambisce la dorsale che costituisce il sommo della sponda destra del Rio di Badignana. Si continua per l’interessante sentiero effettuando qualche svolta, attraversando più avanti un’area cespugliosa. Appena dopo essere transitati a fianco di un bell’esemplare di faggio, si giunge in un avvallamento ai piedi delle spettacolari pareti del Monte Scala. La poco evidente traccia procede tra erba alta parallelamente ad un ruscello, volgendo poco più in alto a destra. Risalita una costa caratterizzata dalla presenza di rocce montonate, si giunge a poca distanza della torbiera conosciuta come Padule di Badignana. Da qui, anziché seguire la traccia di destra che scende nel sottostante pianoro, si prosegue per sentierino che diviene sempre meno evidente fino a perdersi del tutto. Si deve salire alla bene e meglio parallelamente al solco formato da un ruscello, faticando non poco a causa dell’erba alta e della presenza di sassi. Ammirando la bellezza dell’ambiente in cui ci troviamo, avendo sempre come direttrice la dorsale che delimita il menzionato solco, si raggiunge Fontana del Vescovo, 1595 m. Immessosi nel sentiero n° 715, lo si asseconda a destra e al bivio che si presenta quasi subito si prende a sinistra il segnavia n° 715A, attraversando inizialmente un magnifico ripiano ai piedi di un ripido pendio. Si incomincia poi a guadagnare faticosamente quota per traccia che effettua diversi tornanti, presentandosi, specialmente nella parte superiore, piuttosto labile. Raggiunto il crinale Parma/Massa in corrispondenza del Passo di Badignana, 1686 m, ci si dirige a nord-ovest (segnavia 00) alla volta del Monte Brusà. Scavalcato un primo dosso di crinale, si prosegue in piano e a saliscendi costeggiando il limite della vegetazione arborea. In seguito il sentiero scende ripidamente per pochi metri in versante lunense, per poi riprendere il filo della dorsale spartiacque e assecondarlo costeggiando il margine superiore del bosco di faggi. Si avanza a saliscendi per traccia abbastanza esposta penetrando più avanti nella copertura boscosa, uscendone quasi subito. Il sentiero prosegue assecondando il crinale divisorio, ma ad un certo punto volge a destra onde aggirare, tenendosi all’interno di un bel bosco di faggi dai caratteristici rami ricurvi, un’altura. Approdati in una selletta, si sale ripidamente scavalcando una quota di crinale per poi rientrare nuovamente nel bosco. Ripreso il filo della dorsale, si procede perlopiù in salita assecondando un sentiero spesso poco visibile, costeggiando continuamente il margine della vegetazione arborea. Dopo questa lunga e scomoda sezione, sempre assecondando il crinale Parma/Massa, ora aperto su entrambi i lati, si scavalca una quota fino a conquistare la cima del Monte Brusà, 1786 m. Dopo una meritata sosta si scende lungo il crinale nord-ovest raggiungendo in breve il Passo delle Guadine. Abbandonata la dorsale spartiacque, si continua a destra lungo il sentiero n° 719 in direzione di Sella dello Sterpara, procedendo a mezza costa e ammirando splendide visuali sul sottostante vallone con al centro il Lago Pradaccio. Dopo aver costeggiato un bel ripiano ai piedi dei pendii settentrionali del Monte Aquila, si avanza ulteriormente a mezza costa doppiando delle dorsali e attraversando un canale. Penetrati nella faggeta, si procede in piano/lieve discesa assecondando attentamente i segnavia in quanto il sentiero non è particolarmente incavato. Successivamente si avanza in leggera salita in bell’ambente boschivo, fino a guadagnare e valicare Sella dello Sterpara ai piedi del primo risalto dell’omonima cresta. Si prosegue per il comodo percorso n° 719 compiendo inizialmente alcuni tornanti, costeggiando successivamente delle rocce. Dopo il bivio con il sentiero d’avvicinamento alla Via Alpinistico Roberto Fava, si penetra in un bosco di conifere uscendone poco più in basso. Attraversato un rio, ci si innesta nel percorso n° 723 proveniente da Lago Santo e diretto alla Sella del Marmagna. Lo assecondiamo verso la prima località, trascurando al successivo bivio, situato all’interno della pineta di Lago Santo, il sentiero n° 729 che conduce a Capanna Braiola. Dopo una discesa a fianco di una caratteristica lastra rocciosa, si volge a sinistra notando alla nostra destra un bell’esemplare di faggio. Il frequentato sentiero perde successivamente quota su pendio aperto caratterizzato da affioramenti rocciosi, riconducendo poi all’interno della splendida faggeta. Dopo una discesa e qualche svolta si raggiunge la sponda sud-occidentale del Lago Santo in corrispondenza della vecchia peschiera, 1515 m. Da qui si assecondano a destra i segnavia del percorso n° 723B costeggiando lo splendido lago di origine glaciale e oltrepassando un ripiano con crocifisso (attualmente mancante). Dopo una breve salita all’interno di un bell’ambente boschivo, si volge a sinistra e usciti dalla copertura boscosa si inizia ad attraversare l’ampia e spettacolare pietraia che chiude ad oriente la specchio d’acqua. Varcato l’emissario, ci si innesta nel percorso n° 723A che si asseconda in direzione di Lagdei, transitando inizialmente a fianco di una caratteristica lastra rocciosa. Rientrati nella faggeta, si avanza in lieve salita fino a raggiungere il bivio con il percorso n° 723B chiamato “Sentiero delle Carbonaie”. Dopo la prima salita si volge a sinistra e si attraversa il margine superiore di panoramiche pietraie. Poi, rientrati nella copertura boscosa, si avanza a mezza costa ammirando un caratteristico roccione a forma di spigolo con a sinistra uno splendido esemplare di faggio. Si procede successivamente in salita per poi piegare a destra onde portarsi sull’ampio e boscoso profilo settentrionale che digrada dalla quota più meridionale della Cresta dello Sterpara. Il vecchio tracciato perde quota effettuando comodi tornanti, conducendo più in basso in un rimboschimento a conifere e ad un ripiano/insellatura. Ignorato a sinistra il percorso che scende a Lagdei, si piega nettamente a destra alternando discese a ripiani che si attraversano o lambiscono. Effettuata una netta svolta a sinistra si scende piuttosto ripidamente raggiungendo un ulteriore ripiano boscoso. Notando più in basso una piazzola di carbonaia, si volge successivamente a sinistra e si avanza per comodo sentiero che tende ad ampliarsi. Dopo un tornantino si raggiunge la località Cancelli, 1236 m, dalla quale si continua per il sentiero n° 725B il cui imbocco è situato sulla destra dell’inizio della strada che conduce a Lagdei. Scavalcata una dorsale, si scende orientandosi con i segnavia in quanto la traccia è poco incavata e per di più ostruita da tronchi di conifere divelte. Immessosi in un più marcato percorso, lo si asseconda a sinistra confluendo in una carraia proveniente dalla strada per Lagdei. Si segue il comodo tracciato a destra effettuando alcuni tornanti all’interno di un bel rimboschimento a conifere. Raggiunto un bivio, si prende a destra il percorso n° 725C attraversando inizialmente un ripiano boscoso. Poi, l’ampia e comoda traccia perde lentamente quota nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Lago Santo. Trascurati a destra percorsi secondari e gustando la bellezza dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi, si sbuca infine in un’orripilante area soggetta ad operazioni di esbosco. La si attraversa e compiuti un paio di tornati si raggiunge un bivio da cui si scende a sinistra. Effettuato un ulteriore tornante destrorso, si procede parallelamente al Torrente Parma di Lago Santo, fino a ritornare al Ponte del Cogno (fontana). 

Il Monte Marmagna dal Ponte del Cogno

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno, 984 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Cancelli (40 min) ; Cancelli-Lago Santo (50 min) ; Lago Santo-Monte Marmagna (50 min) ; Monte Marmagna-bivio Capanna Braiola (30 min) ; bivio Capanna Braiola-Roncobuono (1,25 h) ; Roncobuono-Ponte del Cogno (40 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa due km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia, subito dopo il Ponte del Cogno

Descrizione dell’itinerario 

Escursione di grande interesse, forse una delle più complete di quelle proposte nel presente blog relativamente all’Alta Val Parma. 

Imboccato, a fianco di una fontana, il sentiero n° 725C, si procede inizialmente tra folta vegetazione parallelamente al Torrente Parma di Lago Santo. Compiuto un tornante sinistrorso, si sale per poco fino ad immettersi in una carraia nell’ambito di un’area disboscata. Anziché assecondare il percorso a destra, si continua diritto per inerbita traccia d’esbosco, tagliando in questo modo un tornante sinistrorso della carraia. Mediante quest’ultima si penetra poco dopo nella copertura boscosa, iniziando una lenta e progressiva salita nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Lago Santo. Ammirando la bellezza dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi e trascurando percorsi che si staccano a sinistra, si raggiunge molto più avanti un ripiano con conifere. Attraversata quest’area, ci si immette in una carraia (n° 725b), proveniente dalla carrozzabile Cancelli-Lagdei, che si segue a sinistra. Si effettuano alcuni comodi tornanti fino ad imboccare un sentiero che si stacca a sinistra. Si avanza inizialmente verso nord-est per poi compiere un tornante destrorso oltre il quale il tracciato è ostruito da un paio di conifere divelte. Aggirato l’ostacolo a sinistra, si continua per sentiero poco incavato, fino a valicare un dorsale e raggiungere l’ampio parcheggio della località Cancelli1236 m. Imboccato a destra il Sentiero delle Carbonaie (n° 723B), si sale nei primi metri piuttosto ripidamente, volgendo quasi subito a sinistra. Si avanza in direzione sud-est in modo progressivamente meno ripido, fino a svoltare repentinamente a destra e lambire, poco sopra, una piazzola di carbonaia. Si continua affrontando qualche ripido strappo, volgendo in seguito a destra e procedendo per un tratto in direzione ovest. Alternando salite a ripiani boscosi con carbonaie, si guadagna un’ampia sella da cui si trascura il percorso n° 723C che scende verso Lagdei. Si svolta invece a sinistra guadagnando quota tra conifere, avanzando poi in direzione sud-est. Seguono alcuni tornanti mediante i quali si risale il boscoso profilo settentrionale dell’ultima elevazione degli Sterpari. Valicata, mediante svolta a sinistra, la dorsale, si procede a mezza costa per il bellissimo tracciato transitando ai piedi di un caratteristico risalto d’arenaria che forma un estetico spigolo (notevole esemplare di faggio a sinistra di quest’ultimo). Perdendo anche qualche metro di quota, si attraversa in seguito il sommo di panoramiche pietraie, volgendo poi a destra. Dopo una breve discesa, ci si innesta nella mulattiera contrassegnata n° 723A, che si asseconda a sinistra verso il vicino Lago Santo. Usciti poco più avanti dalla copertura boscosa, si oltrepassa il solco formato dal Torrente Parma di Lago Santo, costeggiando appena dopo una bella lastra d’arenaria. Raggiunto l’emissario di Lago Santo1508 m, anziché dirigersi verso il Rifugio Mariotti, si prosegue a sinistra (percorso n° 723B), guadando inizialmente il corso d’acqua. Assecondando i segnavia, si costeggia tutta la sponda orientale dello specchio d’acqua caratterizzata da un’ampia pietraia. Penetrati in seguito nella faggeta, ci si alza di poco piegando subito a destra, iniziando, dopo una breve discesa, a costeggiare la sponda meridionale del lago. Raggiunto un ripiano con crocifisso e altare, si continua per il sentiero segnato, invero non particolarmente evidente, procedendo in alcuni punti a pelo d’acqua. Arrivati alla vecchia peschiera, si inizia l’ascesa verso Sella del Marmagna mediante il frequentato percorso n° 723. Dopo il primo tratto all’interno della faggeta, si esce temporaneamente dal bosco e si risale un pendio con lastre rocciose. Rientrati nella copertura boscosa, si volge successivamente a destra, notando più in basso a sinistra, proprio in corrispondenza della svolta, un bell’esemplare di faggio. Dopo una salita a fianco di caratteristiche lastre arenacee, si raggiunge un bivio in località Pineta di Lago Santo dove si trascura a destra il segnavia n° 729. Proseguendo diritto/destra al bivio che si incontra poco dopo, si costeggia un’area umida con resti murari per poi attraversare un lembo di bosco. Usciti dalla copertura formata da conifere, si sale parallelamente ad un rio che poco più in alto si attraversa. Il percorso volge in seguito a destra attraversando una piccola macchia di basso bosco, svoltando subito dopo a sinistra. Penetrati nella splendida conca compresa tra il versante nord/nord-ovest del Monte Aquilotto e quello nord-est del Monte Marmagna, la si attraversa tenendosi ai piedi dei pendii di quest’ultimo. Dopo una salita piuttosto faticosa, si guadagna il crinale spartiacque in corrispondenza della Sella del Marmagna1725 m. Da qui ci si dirige verso la sommità del Marmagna seguendo il sentiero che si mantiene nei pressi della dorsale sud-est della montagna, mentre il percorso contrassegnato n° 00 si sposta a destra per poi ascendere alla cima da nord-est. Terminata la prima sezione piuttosto ripida di crinale, si procede per un breve tratto pressoché in piano per poi riprendere a salire in direzione della vicina vetta avanzando parallelamente ad un avvallamento. Conquistata la cima del Monte Marmagna1852 m, caratterizzata da una croce e da una madonnina in bronzo rivolta verso la Val Parma, si inizia la discesa che avviene lungo il crinale nord-occidentale percorso dal sentiero n° 00. Attraversata una bella conchetta, si effettua subito dopo un esposto trasverso in versante lunense (passaggio molto insidioso in condizioni invernali), per poi compiere un tornante destrorso. Si perde quota parallelamente al filo della dorsale, fino a congiungersi con essa a poca distanza dalla Sella del Braiola1702 m. Dal valico si abbandona il crinale spartiacque scendendo nella sottostante, magnifica conca dominata dalla bastionata nord-ovest del Marmagna, andando a destra al bivio che si incontra. Varcato il Rio di Monte Orsaro, si volge a sinistra raggiungendo in breve un bivio situato nelle vicinanze di Capanna Braiola. Dopo un’eventuale visita al bivacco collocato ai piedi dei pendii nord-orientali del Monte Braiola, ci si dirige verso Ponte Rotto e Lagdei assecondando il percorso n° 727. Al bivio che si incontra poco più in basso, si prende a sinistra il sentiero n° 727A, varcando subito il suggestivo solco formato dal Rio di Monte Orsaro. Dopo un tratto in cui si procede perlopiù in piano/lieve salita, si inizia a guadagnare quota mediante tornanti passando a fianco di una piazzola di carbonaia. Il percorso avanza ancora per un tratto in salita, attraversando più avanti un paio di pietraie. Rientrati nella bella faggeta, si riprende a guadagnare quota, ma al primo bivio che si incontra si imbocca a destra un sentiero attualmente non segnato (non si escludono infatti futuri interventi da parte del CAI). Si perde quota per il tracciato ben incavato raggiungendo una piazzola, effettuando poi un tornante destrorso che precede uno sinistrorso. Compiuta una sequenza di altri quattro tornanti, si riprende la direzione iniziale (nord-est) perdendo ripidamente quota. Effettuato un tornante destrorso, giunti in corrispondenza del sommo di un canale, si compie un ulteriore tornante, questa volta sinistrorso. Raggiunta una bella piazzola di carbonaia, si svolta a destra e si effettuano altri tornanti oltre i quali si arriva al sommo di un secondo canale che scende ripidamente. Più avanti il percorso procede in piano e presenta delle caratteristiche traverse per lo scolo dell’acqua, segno della sua storicità e importanza. Successivamente il sentiero si allarga a mulattiera affiancata da un muretto formato da sassi sistemati ad arte. Attraversata una pietraia in cui si nota un bell’esemplare di faggio, si rientra nella copertura boscosa e si continua pianeggiando per la splendida mulattiera che per le sue caratteristiche potrebbe appartenere all’epoca di Maria Luigia. Si asseconda lungamente questo percorso senza possibilità di errore, attraversando una seconda pietraia e andando a destra all’unico bivio che si incontra. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si oltrepassa un solco con tronco di albero divelto, immettendosi infine nel sentiero n° 725A (in realtà la mulattiera continua ulteriormente, presentandosi sempre più labile e ostacolata da alberi caduti a terra, fino a spegnarsi in un ripido pendio boscoso, anche se è intuibile la sua possibile prosecuzione). Scendendo per il percorso segnato, si transita poco più avanti al sommo di un avvallamento, volgendo qui a destra ed avanzando verso un solco. Assecondando quest’ultimo a sinistra, si approda poco più avanti in un bel ripiano ammantato da conifere, che si attraversa volgendo verso nord-est. Effettuati alcuni tornanti, ci si inserisce nel percorso n° 723 che si segue a sinistra. Trascurata subito la continuazione del segnavia n° 725A, si continua per la splendida mulattiera (fatta tracciare su ordine di Maria Luigia), che, come quella che abbiamo seguito in precedenza, presenta caratteristici muretti che la delimitano a sinistra. Si asseconda lungamente questo percorso, dall’andamento molto lineare, attraversando belle pietraie che offrono notevoli visuali sulla cresta degli Sterpari. Giunti alla base di un bel risalto roccioso, si esce dalla copertura boscosa procedendo in lieve salita nell’ambito di un’area fino a pochi anni fa ammantata da conifere. Dopo un’ultima discesa all’interno di un lembo di foresta formata da conifere per ora ancora in vita, ci si innesta nel percorso n° 725 in località Prato della Valle. Assecondiamo l’ampia mulattiera a sinistra oltrepassando subito un cancello in legno, avanzando poi in lieve salita. Giunti in località Roncobuono1262 m, si prosegue a destra seguendo i segnavia del percorso n° 723, fermandosi eventualmente a riempire la borraccia nella bella fontana che si incontra quasi subito. Il tracciato volge successivamente a destra e scende parallelamente ad un rio il cui letto è formato da caratteristiche rocce bianche. Oltrepassato un rudimentale cancello, si perde quota in maniera più decisa compiendo diverse svolte. Presa più in basso la direzione nord-est, si attraversa, appena dopo una traccia inerbita che si innesta nella nostra da destra, il rio parallelamente al quale siamo scesi nella parte iniziale del sentiero. Procedendo perlopiù in piano per bella mulattiera in un contesto ambientale di grande interesse impreziosito da splendidi esemplari di faggio, ci si innesta, dopo una breve salita, in una carraia proveniente da Roncobuono. Si asseconda il comodo tracciato a destra, trascurando a sinistra, poco più avanti, la prosecuzione del segnavia n° 723. Lo stradello, ora asfaltato, continua con andamento lineare procedendo parallelamente alla dorsale conosciuta come Costa Banciola. Al bivio che si presenta più avanti, si imbocca a destra una carraia (indicazioni per le MTB) che si asseconda comodamente immersi in un bellissimo ambiente boschivo. Giunti a poca distanza da campi coltivati, si volge a sinistra scendendo per ampia traccia erbosa notando interessanti muretti a secco. Andando a destra al bivio che si presenta, si continua a perdere quota nell’ambito della sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Lago Santo. Assecondando il piacevole percorso, che probabilmente ha origini antiche, si rientra al punto di partenza. 

Il Monte Roccabiasca dal Ponte del Cogno

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno, 983 m

Dislivello: 760 m ca.

Durata complessiva: 4,40 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Borello dello Sbirro (1,15 h) ; Borello dello Sbirro-Monte Roccabiasca (1,20 h) ; Monte Roccabiasca-Ponte del Cogno (2 h)

Difficoltà: EE la risalita della dorsale nord del Monte Roccabiasca ; E la restante parte dell’itineriario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa due km parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia, subito dopo il Ponte del Cogno

www.openstreetmap.org {Nella sezione evidenziata in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario 

Escursione di grande interesse che permette un’approfondita conoscenza del versante settentrionale del Monte Roccabiasca. Per l’ascesa, l’autore della relazione descrive, in modo generico e senza alcuna pretesa di esattezza nell’indicare le principali sezioni e punti attraversati, il percorso che lui stesso ha seguito “inventandoselo” in occasione della verifica. La salita, di stampo assolutamente esplorativo, ha avuto lo scopo di percorrere l’ampio e boscoso profilo settentrionale del Monte Roccabiasca. La progressione si è rivelata scomoda e faticosa ma nel contempo interessante sia da un punto di vista naturalistico, quanto più specificamente escursionistico. Infatti, un’ascesa del genere è molto utile per affinare l’intuito e la capacità personale di scelta del percorso migliore da seguire, doti sempre più rare e in via di estinzione. 

Dal punto di partenza (indicazioni) ci si incammina per carraia che procede in lieve discesa verso est passando inizialmente a fianco di una vecchia croce di pietra con iscrizione. Trascurata la variante dell’acquedotto che si stacca dal nostro percorso in direzione sud, si effettua subito una netta svolta a destra passando a fianco di una bella casa in sasso. Si avanza per il magnifico e comodo tracciato costeggiando le radure e i campi coltivati della Piana del Cogno. Ammirando splendide visuali sul dirimpettaio Monte Roccabiasca e sulla dorsale Parma/Bratica, ci si avvicina progressivamente alla valletta formata dal Torrente Parma delle Guadine. Nel momento in cui il percorso inizia a salire lievemente, si nota a sinistra, in una radura, un interessante cippo contenente un bassorilievo in marmo. Raggiunto il fondo della valletta formata dal Torrente Parma delle Guadine (la carraia che prosegue diritta e che seguiremo al ritorno conduce a degli impianti dell’ENEL), si volge a sinistra attraversando il corso d’acqua mediante il “nuovo” Ponte del Prolo (lo sguardo non può che posarsi sull’ antico manufatto, ancora ottimamente conservato, che affianca la più anonima e “recente” costruzione). Si inizia quindi a guadagnare quota ai piedi del boscoso profilo settentrionale del Monte Vidice, andando diritto/destra all’evidente bivio che si incontra poco più in alto. Penetrati nella valle formata dal Torrente Parma delle Guadine, si sale piuttosto ripidamente fino a raggiungere un secondo bivio (indicazioni) dove si abbandona a destra il percorso n° 721. Si continua diritto/sinistra per bella forestale (n° 720) che procede in solitario e splendido ambiente boschivo. Trascurato un percorso inerbito che si stacca a destra, non si incontreranno altri bivi implicanti un’opzione, permettendo di gustare al meglio il tracciato su cui stiamo camminando (peraltro recentemente segnato), sicuramente tra i più suggestivi dell’intera montagna parmense, ideale anche come semplice passeggiata pomeridiana. Procedendo spesso in piano e con qualche saliscendi, ammirando in più occasioni esemplari di faggio di particolare pregio, si esce molto più avanti in un’area disboscata che certamente non entusiasma l’escursionista abituato a gustare le preziosità di un ambiente boschivo integro e di grande valore naturalistico. Rientrati, dopo una svolta a destra, nella copertura boscosa, si varca un rio e si continua per il solitario percorso avvicinandosi progressivamente al letto del Torrente Parma delle Guadine nella cui sponda sinistra orografica ci troviamo. Dopo aver costeggiato una radura colonizzata da arbusti, si incontra una sbarra con cartello di divieto d’accesso a poca distanza dall’alveo del torrente. Appena di prima della sbarra si dovrebbe notare a destra (con un certo sforzo di intuizione) l’imbocco di un sentiero: ci immettiamo in esso oltrepassando subito due rami di un ruscello asciutto. Quello che stiamo seguendo è un vecchio percorso, tracciato negli anni ’20 del secolo scorso dalle guardie forestali che presidiavano quest’area dell’Alta Val Parma, che ci condurrà in località Borello dello Sbirro e, sopra quest’ultima, nella carrozzabile Cancelli-Lagoni. Il sentiero man mano che si procede si presenta più incavato nel terreno ed avanza in direzione sud tagliando una ripida sponda boscosa caratterizzata da massi arenacei. Notando alcune traverse in pietra sistemate dai forestali, si guadagna successivamente quota mediante una sequenza di quattro tornanti ben delineati. Oltre questi ultimi, la traccia continua effettuando altre svolte un po’ meno marcate rispetto alla sezione precedente. Man mano che si progredisce, il pendio boscoso scema di pendenza, mentre il sentiero si fa sempre più labile, richiedendo di conseguenza un certo sforzo di individuazione. In ogni modo si raggiunge una sorta di ripiano boscoso che presenta le fattezze di un’ampia dorsale delimitata a destra da un rio e digradante a sinistra nel fondo della valletta formata dal Canal Secco. Per traccia alquanto labile si procede in direzione ovest compiendo alcune svolte, avendo come validi “contrassegni” le menzionate traverse in pietra, preziosa testimonianza di interventi umani realizzati in perfetta simbiosi con l’ambiente. Senza mai perdere di vista, come concreto punto di riferimento, il rio situato alla nostra destra, ci si avvicina progressivamente ad un’area boscosa ripida e insolcata. Gustando la bellezza e l’integrità dell’ambiente boschivo in cui ci troviamo, impreziosito dalla presenza di caratteristici massi (uno dei quali, situato alla nostra destra, si contraddistingue per sua curiosa conformazione appuntita che lo rende somigliante ad un becco), per traccia più incavata si sale parallelamente al rio di destra fino a giungere sotto ad un impluvio costituito da due solchi. Dirigendosi verso quello di destra, si volge quasi subito a sinistra oltrepassando il secondo solco. Per sentiero bello e incavato, si doppia una costa mediante svolta a destra, penetrando in questo modo nella valletta formata dal Canal Secco dove si incontrano i segnavia del “neonato” percorso CAI n° 721B, il quale scende a sinistra onde attraversare il menzionato corso d’acqua. Noi avanziamo diritto lungo il vecchio sentiero dei forestali (si notano altre traverse con pietre incastonate nel terreno) fino ad effettuare una netta svolta a destra, trascurando un tratto inagibile, in quanto franato, della vecchia mulattiera per i Lagoni. Procedendo comodamente lungo il percorso segnato, ci si immette poco dopo in un’orribile carraia d’esbosco che sostituisce la mulattiera utilizzata dai forestali (l’autore della relazione, nel giugno del 2015, ha avuto la fortuna di percorrere questo tracciato prima della sciagurata operazione di esbosco. Oltre che la vecchia mulattiera, in alcuni punti poco riconoscibile ma intuibile, erano presenti diverse piazzole di carbonaie, preziose testimonianze di un passato importante da salvaguardare e non distruggere come è stato fatto). Si asseconda questo percorso, invero poco riconoscibile, procedendo a saliscendi, fino ad effettuare una netta svolta a destra e scendere per un breve tratto. Orientandosi con gli ottimamente posizionati segnavia, in quanto la traccia in questo tratto non è evidente, si volge a sinistra rientrando nella più fitta copertura boscosa. Varcato poco dopo un ruscello asciutto, il sentiero effettua subito due piccole svolte per poi ampliarsi e procedere parallelamente ad un solco formato da un corso d’acqua. Attraversato il suo ramo sinistro, si avanza costeggiando il margine di un rimboschimento a conifere all’interno del quale si trovava il rifugio forestale noto con il nome di Borello dello Sbirro1207 m. Dal mucchio di macerie che è ciò che rimane dell’originaria struttura, si sale a sinistra per ampio sentiero fino a guadagnare una selletta. Da qui, continuando a sinistra per carraia, si raggiunge in breve la carrozzabile Cancelli-Lagoni. Attraversatala, si scorge a sinistra la continuazione del sentiero n° 721 per la cima del Monte Roccabiasca, alle cui pendici ci troviamo. Nella prima sezione si sale piuttosto ripidamente compiendo alcuni tornanti, avvicinandosi al confine della Riserva naturale Guadine-Pradaccio. Raggiunto un vistoso cartello relativo a quest’ultima, situato proprio sul bordo del profilo settentrionale della montagna, si abbandona il sentiero segnato che si sposta appena dopo a sinistra. Il nostro intento – come già specificato nella nota introduttiva – consiste nel conquistare la sommità del Roccabiasca avendo come direttrice questa specie di dorsale, progredendo “a vista” e affrontando diversi tratti ripidi e faticosi, ma in ambiente assolutamente integro e affascinante. Avendo come “segnavia” il filo spinato segnante il confine della menzionata riserva, si raggiungono presto alcuni blocchi d’arenaria che si superano direttamente o si aggirano a sinistra (poco più in basso si nota il sentiero segnato). Si continua lungo il bordo della dorsale procedendo in ripida salita, aggirando a sinistra un poggetto. Successivamente, assecondando sempre l’andamento del filo spinato onde non sconfinare nell’area adibita a riserva, ci si sposta un poco a sinistra rispetto la direttrice costituita dal limite occidentale del profilo boscoso che stiamo risalendo. Più in alto il pendio diviene meno ripido e perde i suoi connotati di dorsale: lo risaliamo liberamente notando, all’inizio della sezione, dei paletti di legno segnanti il confine della riserva. Giunti a poca distanza da alcuni massi situati alla nostra sinistra, si volge a destra verso altri blocchi arenacei dove si rinviene la continuazione della “via spinata”. Costeggiati a sinistra i menzionati massi, si prosegue per pendio boscoso piuttosto ripido che riprende le fattezze di una dorsale. Più in alto, assecondando la linea del filo spinato, si attraversa una piccola pietraia e, rientrati nella copertura boscosa, ci si impegna in una malagevole salita su ripido pendio. Si ascende con notevole fatica per un tratto non breve, tenendosi sulla sinistra del bordo della dorsale. Lo si raggiunge più in alto (notevole visuale sul Lago Pradaccio e sulla Cresta dello Sterpara) per poi rientrare nel bosco e proseguire meno faticosamente aggirando a sinistra un poggio. Percorso un tratto di dorsale pianeggiante, si riprende a salire fino ad incontrare un’area caratterizzata da cespugli di mirtillo. Appena dopo, spostandosi a destra, si esce in una panoramica pietraia che si risale fino al lambire il limite del bosco. Segue un tratto in cui si guadagna quota molto scomodamente costeggiando il margine della vegetazione arborea. Giunti grosso modo a metà del ripido profilo terminale, lo si risale direttamente scegliendo, in base al proprio intuito, il percorso migliore e comunque aggirando a sinistra le rocce che caratterizzano la sua sezione superiore. Poi, assecondando il bordo della dorsale, si volge a sinistra montando su un poggio, innestandosi poco più avanti nel sentiero n° 721. Mediante quest’ultimo si conquista la splendida cima del Monte Roccabiasca1731 m, che risulta essere la seconda vetta più elevata (la prima è la Rocca Pianaccia) del territorio montuoso unicamente parmense. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il panorama che ci attornia, si inizia la discesa che avviene integralmente lungo il percorso n° 721. Svoltando a destra ed avanzando per un tratto in direzione est, si raggiunge un bivio (indicazioni) da cui si volge a sinistra trascurando a destra il sentiero per le Capanne di Badignana. Nella prima sezione si procede attraversando fasce boscose e zone cespugliose, fino ad approdare in un bel ripiano ammantato da cespugli di mirtillo. Qui il sentiero volge repentinamente a destra penetrando nella più fitta copertura boscosa, perdendo quota mediante un tornante sinistrorso. Usciti dalla faggeta, il percorso compie altri due tornanti per poi procedere parallelamente ad una fascia rocciosa. Dopo una discesa tra cespugli di mirtillo, si piega bruscamente a sinistra (indicazione) avanzando in piano poco sopra il limite superiore del bosco. Penetrati in esso, si continua a procede nella stessa direzione per poi volgere a destra e perdere quota lungo una sorta di dorsale. Più in basso si piega a sinistra raggiungendo un ripiano boscoso che si attraversa assecondando gli ottimamente posizionati segnavia. Procedendo in lieve discesa, si varca un ruscello asciutto continuando per un tratto parallelamente ad esso. Effettuati alcuni tornanti, si ritorna a procedere nella stessa direzione di prima (nord-ovest) attraversando un secondo rio asciutto. Continuando per il bel sentiero, si varca un terzo ruscello asciutto e, poco più avanti, una piazzola di carbonaia. Dopo un ripiano boscoso, il percorso riprende a scendere effettuando inizialmente delle piccole svolte, contornando successivamente il sommo di una lastra rocciosa ricoperta di muschio. Poco più in basso si raggiunge il cartello indicante il confine della Riserva Guadine-Pradaccio incontrato all’andata, che costituisce il punto in cui abbiamo abbandonato il percorso n° 721. Assecondando quest’ultimo si ritorna al Borello dello Sbirro da cui, anziché ripercorrere il n° 721B, si insiste lungo lo stesso segnavia (n° 721). Valicata una selletta, si perde quota compiendo alcuni tornanti (in corrispondenza del primo si trascura a sinistra un labile sentiero) fino a raggiungere una bella radura. Attraversatala interamente, si avanza per ampia traccia, in alcuni punti piuttosto inerbita, che procede perlopiù in lieve discesa. Il percorso, nel momento in cui lambisce una dorsale, compie una netta svolta a destra determinando un brusco cambio di direzione, ma la successiva curva a sinistra riporta a procedere verso nord. Poco dopo, prima di attraversare una piccola radura, uno splendido esemplare di faggio stimola una sosta contemplatrice. Si continua per il rilassante percorso all’interno di un ambiente boschivo tra i più suggestivi, ricongiungendosi infine con il tracciato seguito all’andata. Una volta oltrepassato il Torrente Parma delle Guadine, è possibile compiere una remunerativa digressione. Appena dopo il Ponte del Prolo, si prende a sinistra una carraia che, salendo parallelamente al corso d’acqua. conduce a degli impianti dell’ENEL. Ci troviamo all’interno di una gola molto suggestiva, luogo ideale per una sosta ristoratrice. Trascurato temporaneamente il percorso di destra, si continua diritto per sentiero che procede in lieve salita tra folta vegetazione. Il percorso volge poi a sinistra e conduce, dopo una breve discesa, nel letto del torrente in un punto altamente spettacolare (si nota, nella sponda opposta, una grotta da cui, in alcune occasioni, esce dell’acqua formando una suggestiva cascatella). Ritornati agli impianti dell’ENEL, si prosegue a sinistra lungo il sentiero d’acquedotto (temporaneamente chiuso a causa di una sezione franata), da poco tempo ripulito e adibito a percorso per le MTB. Lo si asseconda procedendo quasi sempre in piano, fino ad immettersi nella carraia per la Piana del Cogno a poca distanza dal ponte omonimo. 

Il Monte Cervellino da Graiana Chiesa

Punto di partenza/arrivo: Graiana Chiesa, 850 m

Dislivello: 680 m

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: Graiana Chiesa-Casa del Monte (1,10 h) ; Casa del Monte-sommità Monte Cervellino (45 min) ; sommità Monte Cervellino-Graiana Chiesa (1,30 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-SP 116 per Bosco di Corniglio. Prima della località Ponte Romano, si imbocca a destra una stradina asfaltata (indicazioni per Roccaferrara) che conduce a Graiana Villa, dove si volta a destra per stretta carrozzabile asfaltata. Dopo alcune curve e tornanti, si giunge a Graiana Chiesa e si prosegue in direzione di Graiana Castello. Appena dopo la prima netta svolta a sinistra, sulla destra si stacca una carraia: questo è il nostro punto di partenza. E’ tuttavia consigliabile parcheggiare l’auto appena più avanti in uno spiazzo sulla sinistra della carreggiata

Descrizione dell’itinerario  

Interessantissima proposta escursionistica in luoghi di grande pregio ambientale. La mulattiera che unisce Graiana Chiesa a Casalina è stata recentemente valorizzata e sistemata da parte di appassionati a cui va tutta la mia gratitudine. Inoltre sono stati segnati altri sentieri e collegamenti, permettendo in questo modo un’approfondita conoscenza del versante Parma del Monte Cervellino.  

Dal punto di partenza si imbocca (indicazioni) una carraia che procede verso nord e conduce quasi subito nei pressi di un campo dove si staccano a sinistra un paio di percorsi secondari. Si costeggia la radura per poi iniziare a salire per ampia traccia delimitata da esemplari di vecchi muretti a secco, chiara testimonianza della sua storicità. In corrispondenza di una svolta a sinistra, si incontra un incrocio da cui si prosegue diritto (indicazione per Casalina). Dopo un tratto in lieve discesa, si varca un corso d’acqua per poi riprendere a salire costeggiando prima un’area di rado bosco, poi degli affioramenti rocciosi. Aggirate un paio di coste e trascurati a sinistra dei percorsi secondari, si penetra in una valletta dove la mulattiera è affiancata da suggestivi muretti a secco. Varcato un rio il cui letto è sconvolto da alluvioni, si continua per evidente sentiero che dopo l’iniziale salita si amplia nuovamente a mulattiera. Giunti nei pressi di una panoramica radura (di fronte a noi è ben visibile Casalina sovrastata da un dirupo), si volge a sinistra e si costeggia, assecondando la splendida mulattiera delimitata da resti di muretti a secco, il suo margine sinistro (proprio in questo punto si stacca a sinistra il sentiero che percorreremo al ritorno). Al bivio che si incontra nei pressi del margine inferiore della radura, si prende a destra una traccia (segnavia azzurro) mediante la quale si perde ripidamente quota lungo la sponda destra orografica della valletta formata dal Rio di Graiana. Sfruttando una sorta di passerella che aiuta a superare un tratto in cui il percorso è franato, si raggiunge e guada il selvaggio rio, continuando poi nella sponda opposta per evidente sentiero. Si avanza in salita compiendo un paio di svolte immersi in un ambiente boschivo di notevole interesse. Il piacevole percorso volge poi a sinistra verso un’evidente costa in corrispondenza della quale piega a destra onde assecondarla. Dopo una salita piuttosto ripida, si esce dal bosco nel margine inferiore delle radure sottostanti Casalina. Si risale il pendio prativo in obliquo verso destra, fino a giungere nei pressi della bella casa, 988 m, collocata in splendida posizione e circondata da un’interessante collezione di carri militari. Dalla località si asseconda verso est lo stradello d’accesso costeggiando splendide radure che offrono ampie visuali sulla Val Parma. In corrispondenza di una presa dell’acquedotto, il tracciato compie una brusca svolta a sinistra e conduce all’interno di un bosco di conifere non autoctone. Qui ci si immette nella carraia proveniente da Braia che costituisce l’accesso a Casa del Monte a cui siamo diretti. Trascurato subito a destra un percorso chiuso da un cancello, si continua per l’ampio tracciato che guadagna quota in moderata pendenza. Ignorata più in alto un’altra carraia che si stacca a sinistra, si prosegue per il percorso principale costeggiando un rimboschimento a conifere. Entrati nella valletta formata dal Rio di Vestana, il cui letto è sconvolto da alluvioni, si sale ripidamente lungo la sua sponda destra orografica, per poi guadarlo. Trascurata a destra una traccia, si prosegue per il percorso principale che diviene progressivamente più ripido ed effettua alcune svolte. Dopo un tornante sinistrorso, il tracciato progredisce per un tratto verso ovest conducendo nel margine di una splendida e ampia radura. A sinistra (indicazione) un sentiero si dirige verso la dorsale Parma/Baganza depositando alla base del profilo sud-ovest del Monte Cervellino; noi, invece, continuiamo a seguire la carraia alla volta di Casa del Monte. Aggirato a sinistra il cancello che chiude il percorso, si prosegue per il comodo tracciato penetrando in un interessante ambiente boschivo. Poco più avanti si sbuca nelle magnifiche radure di Casa del Monte, fino a raggiungere l’isolato edificio alla cui sinistra si trova un piccolo laghetto. Si continua costeggiando la proprietà e superata una presa dell’acquedotto, al bivio che si presenta, si prosegue a destra. Si guadagna quota piuttosto ripidamente parallelamente ad un solco immersi in un ambiente boschivo di grande pregio. Ammirato un notevole esemplare di faggio, si continua per il piacevole percorso, ben incavato, compiendo delle piccole svolte. Dopo una ripida salita in cui il sentiero per un breve tratto si sdoppia, ci si innesta in un altro percorso in corrispondenza di una selletta situata su filo di un crinale boscoso. Trascurato il sentiero che scende verso nord-est, volgiamo a sinistra (nord-ovest) assecondando la dorsale, notando dei segnavia fluorescenti. Ammirando altri splendidi esemplari di faggio, si prosegue per il solitario percorso che più avanti volge a destra divenendo più labile ma ben contrassegnato (si rinviene anche un vecchio segnavia del CAI). Si effettua una ripida salita per poi procedere per confusa traccia che in almeno due tratti si sdoppia, trascurando inoltre un percorso che si stacca a destra (segnavia fluorescenti visibili solo nel senso di discesa). Una salita erta e faticosa precede un’altra sezione in cui il percorso si dirama: optiamo per il tracciato di destra che dopo uno strappo in sostenuta pendenza volge a sinistra. Un’ulteriore ripida ascesa permette di guadagnare il crinale Parma/Baganza (palina segnaletica relativa al percorso che abbiamo seguito in quest’ultima parte) sfregiato dal metanodotto. Si asseconda la dorsale verso sud-ovest, spostandosi poco dopo a sinistra per sentiero che procede all’interno del bosco con andamento parallelo al metanodotto e alla sua orripilante pista. Attraversata quest’ultima, si asseconda una traccia che scende per poco in versante Baganza, volgendo poi a sinistra. Dopo aver costeggiato il margine di una radura, rientrati nel bosco si ammira a destra uno splendido esemplare di faggio. Il percorso, svoltando poi a sinistra, riprende a salire in modo piuttosto sostenuto, fino a condurre ad un cancello. Oltre quest’ultimo si asseconda una specie di fosso/avvallamento per poi volgere a sinistra e guadagnare quota in discreta pendenza. Dopo un paio di svolte si rimette piede nella pista del metanodotto e la si segue piuttosto ripidamente fino a guadagnare una prima sommità dove è collocato un gabbiotto con antenna. Attraversata una breve fascia boscosa, si raggiunge la croce di vetta, 1492 m, del Monte Cervellino da cui si ammira un vasto panorama sull’Alta Val Parma e il suo circondario di montagne. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa assecondando il crinale spartiacque caratterizzato da un’insolita rampa di rocce arenacee. Oltrepassata una fascia boscosa, si guadagna la spettacolare sommità di un’anticima che precipita in versante Parma con suggestivi dirupi. Si prosegue per il percorso segnato che perde quota lungo il panoramico crinale assecondando un’altra particolare rampa simile a quella precedente. Volgendo più in basso a sinistra, si rientra nel bosco e in corrispondenza di una curva a destra si ignora a sinistra una traccia che scende ripida. Il percorso volge poi nettamente a sinistra e perde quota tagliando in obliquo il profilo sud-ovest della montagna caratterizzato da affioramenti arenacei. Usciti dal bosco, ci si dirige verso gli impianti del metanodotto, oltre i quali, trascurata una carrareccia che scende a destra, si volge a sinistra salendo per un breve tratto. Si continua per il tracciato di crinale procedendo a saliscendi, avvicinandosi al dosso boscoso chiamato Bocca Spiaggi. A poca distanza da quest’ultimo, nel momento in cui la pista del metanodotto volge repentinamente a destra e scende ripida verso la Maestà di Graiana, si prosegue diritto per ampio sentiero all’interno del bosco. Il percorso effettua qualche svolta per poi virare a sinistra conducendo in un panoramico pendio prativo. Lo si attraversa e discende avvicinandosi ad una fascia boscosa. Entrati in essa, si piega a destra assecondando l’andamento di una dorsale, fino ad uscire dal bosco in corrispondenza di uno splendido dosso erboso da cui si ammira una straordinaria visuale dell’Alta Val Parma. La ben incavata traccia si sposta a sinistra e perde quota all’interno del bosco costeggiando il margine sinistro del profilo erboso/cespuglioso che digrada dal dosso panoramico di prima. Raggiunto un ripiano boscoso, si presenta un incrocio (tabella e indicazioni dei percorsi) da cui proseguiamo diritto (sentiero “DH CAPRONE”). Una traccia labile ma ben contrassegnata da segnavia azzurri e frecce rosse scende avendo come direttrice una dorsale. Il percorso volge poi a destra divenendo leggermente più incavato, virando quasi subito a sinistra onde riprendere la direttrice di prima. La si asseconda per un breve tratto per poi piegare repentinamente a destra ed effettuare una sequenza di due svolte e un tornante sinistrorso. Una ben ripida discesa precede altre svolte che il tracciato compie presentandosi poco evidente e con segnavia piuttosto sbiaditi. Si scende ripidamente per poi volgere a destra e transitare a fianco di una balza rocciosa. Raggiunto il sommo della sponda sinistra orografica di un rio, si piega a sinistra avanzando parallelamente al fosso. Dopo una discesa molto ripida, si vira a sinistra allontanandosi in questo modo dal corso d’acqua. Procedendo per traccia più incavata all’interno di uno splendido ambiente boschivo, si valica una dorsale per poi avanzare a mezza costa attraversando una specie di avvallamento. Dopo un breve tratto in piano, si riprende a perdere quota effettuando alcune svolte e tornanti, fino a raggiungere un’apertura panoramica. Si prosegue la discesa per il bel sentiero che compiendo altri tornanti taglia dei pendii di rocce stratificate temporaneamente fuori dal bosco. Rientrati in esso, si perde ripidamente quota in direzione sud-est, per poi uscire su una panoramica costa di marne e arenarie. Quest’ultima si rivela essere il sommo della sponda sinistra orografica di un corso d’acqua, forse quello lambito più in alto all’interno del bosco. Si scende assecondando la spettacolare costa, ammirando la bellezza e integrità di un ambiente appenninico tra i più suggestivi. Il percorso volge poi a sinistra, scende in discreta pendenza, rientrando successivamente nel bosco. Nel momento in cui il sentiero procede per un breve tratto in salita, lo si abbandona prendendo una traccia a sinistra (tenere d’occhio i segnavia azzurri) che conduce in un ripiano boscoso. Attraversatolo, si perde quota in direzione della radura costeggiata nella prima parte dell’escursione prima di scendere al Rio di Graiana. Poco più in basso ci si immette nella mulattiera percorsa all’andata e la si segue ritornando al punto di partenza. 

Lo scivolo nord del Monte Matto, Il Monte Paitino e la Rocca di Pumacciolo (invernale)

Lo scivolo nord del Monte Matto: la linea rossa evidenzia la salita qui relazionata; le due linee colore arancio indicano altre salite già descritte nel presente blog

Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m 

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-inizio scivolo nord del Monte Matto (1,45 h) ; scivolo nord del Monte Matto-Monte Paitino (1,10 h) ; Monte Paitino-Rocca di Pumacciolo-Lagoni (1,30 h) ; Lagoni-Cancelli (1 h)

Difficoltà: PD- lo scivolo nord del Monte Matto ; F il tratto Lago del Bicchiere-inizio ascesa al Monte Paitino ; F+ la breve ascesa al Monte Paitino ; F il tratto Monte Paitino-Sella del Pumacciolo ; EAI-EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da salite su neve per lo scivolo nord del Monte Matto ; ordinaria da escursionismo invernale per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: marzo 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli 

Descrizione dell’itinerario

Grandiosa proposta invernale che implica la risalita di un ripido scivolo nevoso e il raggiungimento della vetta del Monte Paitino e della Rocca di Pumacciolo. Il percorso suggerito, se affrontato senza attrezzatura specifica da alpinismo invernale, richiede un’ottima pratica alle ascese con piccozza e ramponi. Va da sé che un itinerario del genere esige neve assolutamente stabile e ottima visibilità.

Dalla località Cancelli si imbocca a sinistra la carrozzabile per i Lagoni adibita nella stagione invernale a pista per lo sci da fondo e per le passeggiate su neve. Si procede inizialmente in lieve discesa, prima all’interno del bosco, poi all’aperto (notevoli visuali panoramiche), costeggiando il confine recintato della Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Rientrati nel bosco, si oltrepassa mediante ponte il Torrente Parma delle Guadine (o di Francia) per poi iniziare a salire alla base di lastre rocciose soggette a distacchi nevosi. Compiuta una svolta a destra, si avanza ai piedi dell’ampio profilo settentrionale del Monte Roccabiasca e si continua ad assecondare il comodo tracciato che procede perlopiù in falsopiano/lieve salita. Ammirando la bellezza dell’ambiente in cui ci troviamo, si oltrepassa, più avanti, il suggestivo Torrente Parma di Badignana, fino a raggiungere il bivio con il percorso (n° 719) che conduce alla Capanne omonime. Imboccata a destra un’ampia traccia innevata, si procede inizialmente in leggera salita compiendo una curva a sinistra. Trascurato a sinistra il sentiero n° 719C per i Lagoni, si avanza per un tratto in lieve discesa parallelamente al Torrente Parma di Badignana. Oltre un ponte, il percorso inizia a guadagnare quota, mai ripidamente, effettuando diverse svolte, allontanandosi dal corso d’acqua di prima. Più in alto, si oltrepassa mediante ponte un suggestivo ramo del torrente principale, procedendo successivamente in direzione ovest. Poco dopo il ponte, è possibile accorciare il percorso di avvicinamento alla Piana della Antiche Pietre, salendo liberamente lungo il soprastante pendio boscoso, in alcuni tratti piuttosto ripido, fino a sbucare nel margine settentrionale della menzionata piana. La si attraversa puntando all’evidente parete nevosa con affioramenti rocciosi che notiamo a destra. La bastionata in questione digrada dalla dorsale che divide la conca in cui ci troviamo da quella dei Lagoni che attraverseremo in seguito. Il pendio che risaliremo è chiamato a livello convenzionale “scivolo nord del Monte Matto”, anche se in realtà non ha nulla da spartire con la menzionata montagna. Si procede dapprima in piano, poi in salita, ammirando stupende visuali sul roccioso Monte Scala situato alla nostra sinistra. Assecondando quella che sembrerebbe essere una dorsale, si raggiunge un ripiano/conca, in località Fontana del Vescovo, proprio alla base della parete nevosa su cui si sviluppa l’ascesa. Le linee di salita sono diverse e l’autore della relazione ne ha sperimentate due differenti. La prima si trova nell’estremità sinistra della bastionata, un poco a destra di un evidente scivolo/canale, mentre la seconda concerne lo scivolo nevoso più a destra che presenta un maggiore dislivello. In questa occasione è stata risalita una linea nella sezione centrale della parete dalla vaga forma di canale, appena a destra di un altro più evidente canale obliquo a sinistra alla cui base si trova uno spuntone roccioso. Si inizia l’ascesa su pendenze iniziali di poco conto, per poi divenire progressivamente più accentuate man mano che ci si avvicina alla bastionata principale. Con un’inclinazione media che si aggira sui 40°, si arriva all’inizio del canale (lo possiamo definire tale per il fatto che è delimitato ai lati da affioramenti rocciosi) e lo si risale su pendenze sostenute anche superiori ai 45°. Dopo questa sezione, si continua in ripida ma divertente salita su regolare pendio nevoso (45°) fino a sbucare nell’ampia dorsale che, poco più in alto, si salda nel crinale Parma/Massa tra il Monte Matto a sud-est e il Monte Brusà a nord-ovest. La nostra meta consiste, invece, nel conquistare la cima del Monte Paitino che costituisce il culmine della dorsale che chiude ad est, con andamento nord-sud, l’area dei Lagoni. A tal fine, si scende al vicino Lago del Bicchiere, posto al centro della magnifica conca ai piedi del roccioso versante settentrionale del Monte Matto, e lo si contorna a sinistra. Si inizia successivamente un lungo traverso in direzione dell’evidente dorsale del Paitino, che precipita, nella sua ultima parte, con pareti rocciose, mentre un ben evidente canalino, situato a sinistra delle menzionate pareti, si impone subito all’attenzione per essere la più logica linea di salita onde conquistare la cima della montagna. Per quello che concerne l’avvicinamento alla dorsale non esiste un percorso obbligato: l’autore della relazione, dopo il Lago del Bicchiere, si è mantenuto in quota per poi scendere un poco in direzione di una specie di ripiano. Più in basso si notano le Capanne di Lago Scuro sopra le quali si ergono alcuni solchi e avvallamenti di origine glaciale (in uno di questi si trova la famosa Buca della Neve) di cui noi attraverseremo le testate. Dal ripiano in questione si attraversa, mediante obliquo ascendente, la testata del primo avvallamento, fino a guadagnare il sommo della costa che delimita il canale e che costituisce la sua sponda destra orografica. Si continua attraversando altri avvallamenti e valicando ulteriori coste, fino a giungere alla base dell’erto pendio che precede l’altrettanto ripido canalino che adduce alla dorsale sommitale del Paitino. Risalito il pendio (35°/40°), si entra nel menzionato canale, delimitato a destra da muri d’arenaria, e lo si supera interamente su pendenze di 45°, con la concreta possibilità di incontrare, soprattutto a ridosso delle rocce, sezioni con ghiaccio vivo. Guadagnata la dorsale, la si asseconda facilmente a destra fino a conquistare, con sicura soddisfazione, la cima del Monte Paitino1815 m. Dopo una meritata sosta, si ritorna alla selletta al sommo del canalino risalito, e si continua verso la Rocca di Pumacciolo avendo come direttrice la dorsale che si dilunga verso sud. Si avanza facilmente tenendosi a destra del filo del crinale, spostandosi, nel momento in cui l’ampia dorsale forma una specie di conca/catino, a sinistra verso la menzionata cresta. Si asseconda quest’ultima avvicinandosi senza difficoltà alle balze rocciose che precedono la Rocca di Pumacciolo. Poco prima di esse, si volge a sinistra e, dopo aver perso qualche metro di quota, si effettua un traverso piuttosto delicato avanzando ai piedi dei risalti rocciosi (dovremmo in questo modo ricalcare il percorso estivo). Giunti in vista della selletta alberata che separa l’ultima balza rocciosa dalla cima della Rocca di Pumacciolo, viriamo a destra verso essa, affrontando, prima in obliquo ascendente, poi in salita diretta, alcuni metri piuttosto ripidi. Messo piede nella menzionata sella, si attraversa la piccola macchia boscosa, per poi affrontare l’ultima delicata salita assecondando il filo di cresta o mantenendosi appena alla sua destra. Prestando attenzione alla neve molle che è possibile incontrare a causa dell’esposizione a sud del pendio, si guadagna l’ariosa sommità della Rocca di Pumacciolo1713 m. Qualche minuto per contemplare il grandioso panorama e si inizia la discesa in direzione della sottostante Sella del Pumacciolo. Si perde quota per la dorsale settentrionale della montagna che, sebbene piuttosto ripida, risulta facile e divertente. Dopo una fascia boscosa, si approda nella menzionata sella, 1630 m, posta ai piedi dello spigolo sud della Rocca di Pumaccioletto. Da qui si scende a sinistra piuttosto ripidamente puntando alla sottostante conca, raggiunta la quale la si attraversa in direzione nord-ovest. Ammirando notevoli visuali sulle pareti d’arenaria della Rocca di Pumaccioletto, si procede in direzione del limite della faggeta, recuperando, al suo interno, i segnavia del percorso n° 711. Si avanza inizialmente in salita compiendo un paio di tornanti, tenendo sempre d’occhio i ben posizionati segni bianco-rossi. Valicata una costa si perde quota lungo una specie di avvallamento, fino ad uscire dal bosco e attraversare in modo discendente un pendio sormontato da fasce d’arenaria soggette a distacchi nevosi. Puntando ad un’evidente selletta delimitata a sinistra da un poggio, si effettua una contropendenza e, valicata la sella, si riprende a perdere quota nella bella faggeta. Assecondando i segnavia sugli alberi, si volge presto a sinistra onde raggiungere il fondo di un avvallamento. Lo si segue a sinistra per un tratto, piegando poi a destra (segnavia) avanzando per una breve sezione in obliquo ascendente. Compiuta una svolta, si procede a mezza costa e dopo una discesa si giunge nei pressi di un punto panoramico. Valicata una costa (sulla destra si ergono fasce rocciose), ci si cala per ben ripido pendio boscoso che richiede attenzione. Messo piede in un ripiano all’interno della splendida faggeta, si continua comodamente in direzione del Rifugio Lagoni assecondando gli ottimamente posizionati segnavia. Ammirando la bellezza dell’ambiente boschivo in cui siamo immersi, si raggiunge infine la località Lagoni in corrispondenza della sponda settentrionale del Lago Gemio Inferiore1329 m. Da qui si ritorna ai Cancelli percorrendo, come del resto abbiamo fatto all’andata fino al bivio con il tracciato per Badignana, la comoda strada d’accesso.

Monti Maestà di Graiana e Cervellino da Roccaferrara Inferiore

Il Monte Maestà di Graiana con evidenziato in rosso il percorso seguito dall’autore della relazione per conquistarne la cima

Punto di partenza/arrivo: Roccaferrara Inferiore (La Villa), 848 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: Roccaferrara Inferiore-Monte Maestà di Graiana (1,20 h) ; Monte Maestà di Graiana-Monte Cervellino (50 min) ; Monte Cervellino-Graiana Castello (1,30 h) ; Graiana Castello-Roccaferrara Inferiore (50 min)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursinismo

Ultima verifica: ottobre 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare. Imboccata la SP 116 per Bosco di Corniglio, la si segue fin presso la località Ponte Romano. Qui si imbocca a destra (indicazioni) una stradina che conduce subito al nucleo di Graiana Villa. Al bivio che si presenta (indicazioni), si prosegue a sinistra raggiungendo la località Roccaferrara Inferiore (La Villa). Le possibilità di parcheggio non sono tante: è presente uno spiazzo nella parte finale del nucleo, prima che la strada inizi a scendere

Descrizione dell’itinerario

Proposta escursionistica di grande interesse, forse tra le più avvincenti e inusuali che sia possibile effettuare nell’ambito della Val Parma. Solo parzialmente il percorso suggerito asseconda sentieri segnati. L’ascesa al Monte Maestà di Graiana avviene infatti senza traccia, mentre per l’accesso al crinale Bocca Spiaggi-Cervellino si asseconda un vecchio sentiero per poi risalire liberamente un ripido costone erboso/cespuglioso. Per la discesa si segue un magnifico sentiero, recentemente valorizzato nonché segnato, che conduce nella mulattiera che unisce Graiana Chiesa a Casalina. Anche quest’ultimo percorso è stato recentemente sistemato da un gruppo di appassionati a cui va tutta la mia gratitudine per lo straordinario lavoro di rivalorizzazione effettuato in questa splendida zona dell’Appennino parmense.

In corrispondenza delle ultime case di Roccaferrara Inferiore (indicazioni del sentiero CAI n° 743) si imbocca a destra uno stradello, inizialmente lastricato, che conduce ad una chiesetta. Il percorso, successivamente cementato, effettua un tornante sinistrorso: appena dopo quest’ultimo, si abbandona l’ampio tracciato continuando a destra per sentiero. Si avanza per il percorso segnato, in alcuni punti piuttosto invaso dalla vegetazione, costeggiando panoramici prati, fino a raggiungere una costa da cui si ammira una notevole visuale. Qui il sentiero volge repentinamente a sinistra iniziando a procedere lungo la sponda destra orografica della valle formata dal Rio Lombasina. Il percorso avanza inizialmente in discesa, dirigendosi verso la base di un notevole dirupo ben visibile dal fondovalle. Si entra successivamente in un suggestivo bosco caratterizzato da vegetazione molto variegata e da caratteristici massi erratici. Trascurata a sinistra una traccia e tagliatane appena dopo un’altra, si prosegue per il sentiero principale avanzando in modo pianeggiante, avvicinandosi al margine destro del dirupo. Effettuata una ripida salita (è presente una corda), si continua all’interno del bosco oltrepassando un breve tratto franato e alcuni tronchi a terra. Attraversato, mediante passerella, un solco, si esce poco più avanti in un’area interessata da una frana che il sentiero oltrepassa. Dopo un magnifico ripiano boschivo, si sale per un tratto ripidamente onde montare su una panoramica costa da cui si ammira una notevole visuale sull’altra sponda della valle caratterizzata dal poggio arenaceo che un tempo ospitava il Castello di Graiana. Rientrati nel bosco, si procede a mezza costa, attraversando, dopo un saliscendi, un’altra sezione di terreno franato. Procedendo successivamente in piano/lieve discesa ed oltrepassando un ulteriore solco devastato da alluvioni, si raggiunge il bordo dell’ennesima frana. L’ottimo sentiero piega a destra per poi volgere subito a sinistra attraversando in questo modo la sezione di terreno franato. Poco più avanti si raggiunge il fondo della valle formata da Rio Lombasina, altamente spettacolare in questo punto. Guadato il corso d’acqua, si risale, aiutandosi con una corda, la sua ripida sponda opposta, proseguendo poi per comodo sentiero che compie, doppiando una costa, una svolta a sinistra. Si avanza per bella mulattiera delimitata dai classici muretti a secco, costeggiando più avanti una radura con melo e, appena dopo, una costruzione diroccata situata alla nostra destra. Continuando ad assecondare il suggestivo e comodo tracciato, ci si immette in una carraia poco sopra le ultime case della frazione di Graiana Castello960 m. Si segue il percorso a sinistra procedendo in lieve salita, trascurando, ad un bivio, un’altra carraia a destra. Ignorata, poco dopo, una traccia inerbita che si stacca a sinistra, si continua per il percorso principale avanzando nella sponda sinistra orografica della valle formata dal già guadato Rio Lombasina. In corrispondenza di un poggetto, si trascura a sinistra una traccia, mentre a destra, poco dopo, si ammira un interessante muretto a secco che lascia intuire la storicità di questo percorso (si tratta con grande probabilità di una vecchia mulattiera successivamente allargata a carraia). Avanzando in lieve salita, si iniziano a costeggiare alcune stratificazioni del Flysch, fino a svoltare a sinistra e guadare il Rio Lombasina, particolarmente suggestivo in questo tatto (poco sotto al punto in cui siamo, il corso d’acqua forma una bellissima cascata). Successivamente l’ampio tracciato guadagna quota in modo piuttosto sostenuto in direzione ovest, fino a doppiare, mediante netta svolta a destra, un panoramico costone. Al bivio che si presenta poco più avanti, si continua per il percorso di destra che si dirige verso la costa aggirata più in basso. Appena prima, la carraia volge nettamente a sinistra e guadagna quota alla base di alcune stratificazioni del Flysch. Al successivo bivio, si continua a destra e si sale ripidamente compiendo una svolta a sinistra. Immessosi in una più ampia carrareccia con il fondo formato da ghiaie di roccia ofiolitica, si guadagna faticosamente quota, compiendo successivamente una netta svolta a destra. Nel momento in cui il percorso, aggirando una costa, effettua una curva a sinistra, lo si abbandona per ampia traccia a destra che attraversa subito un piccolo ruscello. Oltre una breve fascia boscosa, si giunge ai piedi della spettacolare ofiolite della Maestà di Graiana, caratterizzata da una cresta e da alcune cenge. Il nostro intento consiste nel conquistare la sommità mediante un percorso non segnato, ma tutto sommato facile e molto suggestivo. Si abbandona quindi la carraia e si inizia a risalire liberamente i soprastanti pendii dirigendosi verso la base della cresta sud-est. Si prosegue poi a destra di quest’ultima rasentando le rocce, notando, poco più in alto, una cengia e una bella e compatta placchetta. Continuando la salita ai piedi delle pareti ofiolitiche, si nota, in corrispondenza di un pino situato alla nostra destra, un’altra cengia che conduce alla cresta. Si prosegue successivamente alla base di belle placche incise da fessure, notando, appena dopo, un cavo guainato a terra. Trascurata una terza cengia che conduce ad un estetico spigolo bianco, si continua in direzione dell’ultima cengia/rampa, quella che ci permetterà di guadagnare la cresta nella sua parte finale. Dopo un albero isolato, si giunge all’inizio della citata cengia sovrastata da lisce placche nere. Si inizia a percorrerla, effettuando quasi subito un traversino piuttosto aereo, continuando in direzione di una breve balza incisa da una fessura. Superata quest’ultima (I°+), si prosegue facilmente per la cengia/rampa che, nei pressi della cresta, perde i suoi connotati. Messo piede sul filo di cresta, lo si risale superando o aggirando brevi balze e muretti, prestando la massima attenzione, nel caso ci si voglia cimentare con qualche passo d’arrampicata, alla friabilità della roccia. Notando un paletto/fittone con cavetto metallico, si prosegue in direzione della vicina sommità dell’ofiolite deturpata da un’antenna, ormai storica, e da un’altra, ancor più inestetica, installata qualche anno fa. Dalla panoramica cima si scende in versante Baganza assecondando una ripida carraia che conduce nella pista del metanodotto. La si segue a destra raggiungendo in breve un bivio dove a sinistra si innesta un percorso (n° 743) proveniente da Fugazzolo. Si continua per il tracciato del metanodotto, delimitato a destra da una recinzione a filo spinato, fino ad arrivare nei pressi di un bivio. La pista del metanodotto prosegue diritto mentre il percorso segnato (n° 741) volge a sinistra inoltrandosi nel bosco: noi, invece, prendiamo a destra una traccia non segnata che perde lievemente quota per radure con arbusti. Poco più in basso il sentiero piega a sinistra ed avanza sempre nell’ambito di radure arbustive, inoltrandosi in seguito nel bosco. Si continua ad assecondare questo solitario percorso, abbastanza evidente nonostante la nulla frequentazione, procedendo in piano e in un tratto in lieve discesa. Usciti dal bosco, si attraversa innanzitutto un’area colonizzata da felci, piegando poi a sinistra in direzione di un albero. Oltre quest’ultimo, si nota a destra una labile traccia seminascosta dalla folta vegetazione: noi proseguiamo diritto per terreno cespuglioso, virando poco dopo a destra. Si avanza verso un delineato profilo erboso/cespuglioso, ben visibile dal fondovalle, delimitato a sinistra da un dirupo di rocce bianche. Raggiunti alcuni arbusti, si inizia la risalita del costone che diviene progressivamente più ripido. Si guadagna scomodamente quota tra cespugli fastidiosi, rinvenendo e perdendo labili tracce lasciate dagli animali selvatici. Tenendosi preferibilmente nei pressi del margine sinistro del pendio, raggiunto il suo sommo ci si trova in uno dei più suggestivi belvedere di tutta la Val Parma. Immessosi in un sentiero ben incavato, lo si asseconda diritto attraversando un breve fascia boscosa. Volgendo poi a sinistra, si esce in un altro panoramico pendio prativo che si attraversa con iniziale andamento in obliquo ascendente. Rientrati nel bosco, si avanza in lieve/moderata pendenza per traccia abbastanza evidente, notando a destra un poggio il cui nome dovrebbe essere Bocca Spiaggi. Approdati nell’inestetica pista del metanodotto, la si segue a destra, effettuando, nella prima parte, dei saliscendi. Assecondando costantemente il crinale spartiacque, si volge in seguito a destra e, trascurata una carraia proveniente da Frassano, ci si dirige verso gli impianti del metanodotto. Oltre questi ultimi, il sentiero segnato (n° 741) volge a sinistra (si ignora a destra una traccia) e, rientrato nel bosco, sale in obliquo tra suggestivi affioramenti arenacei. Poco più in alto, una netta svolta a destra determina un brusco cambio di direzione, ma la successiva curva a sinistra riconduce in quella della dorsale spartiacque. Usciti dal bosco, la si risale assecondando una sorta di rampa con affioramenti arenacei, fino a guadagnare la sommità dell’anticima che precipita in versante Parma con spettacolari dirupi. Rientrati nel bosco, proseguendo a destra ad un bivio, si risale un’altra rampa con rocce arenacee, guadagnando in breve la croce di vetta del Monte Cervellino1492 m. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi fino al poggio panoramico incontrato dopo la risalita del costone erboso/cespuglioso. Non si scende lungo quest’ultimo ma si continua ad assecondare il sentiero su cui ci troviamo che, rientrando nel bosco, perde quota costeggiando il margine sinistro del costone. Senza possibilità di errore si raggiunge un incrocio (indicazioni) da cui si prosegue a destra in direzione di Graiana Chiesa. Si procede per sentiero contrassegnato da segnavia azzurri e da nastri di plastica bianco-rossi, avanzando inizialmente in lieve discesa e compiendo qualche svolta. Il percorso volge in seguito a destra, attraversa un solco e continua a procedere ancora per un tratto in questa direzione. Oltrepassato un altro fosso, il tracciato, nei pressi di una dorsale, volge nettamente a sinistra e scende piuttosto ripidamente inserendosi più in basso sul dorso della costa. Si continua per il piacevole e ben tenuto sentiero, virando, nel momento in cui la dorsale precipita con un dirupo arenaceo (notevole visuale sul sottostante paese di Graiana Castello), nettamente a sinistra. Ritornati nei pressi della dorsale di prima, si perde quota compiendo piccole svolte, uscendo più in basso dal bosco. Giunti in corrispondenza di un poggetto, si piega a sinistra, notando e trascurando a destra un tracciolina. Si continua a scendere assecondando l’evidente e suggestivo percorso, avendo sempre come direttrice la più volte menzionata dorsale. Dopo un tratto di ripida discesa, il sentiero svolta nettamente a sinistra per poi piegare, nelle vicinanze di affioramenti del Flysch, a destra. Si continua a perdere quota mediante tornanti, notando più in basso un interessante muretto a secco con sassi ricoperti di muschio. Successivamente il percorso procede in piano/lieve discesa all’interno di un bellissimo e variegato ambiente boschivo caratterizzato dalla presenza di un altro vecchio muretto a secco. Trascurata una vaga traccia a sinistra, si continua per il sentiero principale fino a raggiungere un bivio più evidente. Si prosegue a sinistra (segnavia azzurri e nastri bianco-rossi) perdendo quota parallelamente ad una vecchia mulattiera separata dal nostro percorso da un muretto a secco. Dopo una svolta, ci si innesta nella menzionata mulattiera, e al bivio che si presenta appena dopo si continua a sinistra. Si prosegue in lieve discesa compiendo un paio di svolte, notando, dopo la seconda curva, altri resti di un vecchio muretto a secco. Il tracciato perde lievemente quota assecondando una sorta di crinaletto boscoso, costeggiando, più avanti, il margine destro di un’area di rado bosco. Immessosi nel percorso che unisce Graiana Chiesa a Casalina (indicazioni), lo seguiamo a destra verso la prima località, notando subito dei notevoli e ottimamente conservati muretti a secco (ci troviamo in una vecchia mulattiera recentemente rivalorizzata). Dopo aver costeggiato una radura delimitata da siepi, ci si immette nella strada asfaltata che da Graiana Chiesa conduce a Graiana Castello. La seguiamo a destra in direzione della seconda località, cui giungiamo dopo circa venti minuti di piacevole cammino. Attraversato interamente il suggestivo nucleo, raggiunto un ripiano situato sotto un poggio, imbocchiamo a sinistra una traccia trascurandone subito un’altra che prosegue diritto/destra. Stiamo percorrendo la vecchia mulattiera di accesso al Castello di Graiana, originariamente arroccato al sommo del poggio arenaceo in cui ci troviamo. Dopo un’ampia curva a destra (straordinario belvedere sulla Val Parma), si conquista la panoramica sommità dell’altura, da cui si ammira una notevole visuale soprattutto sull’ofiolitica Maestà di Graiana. Ritornati allo spiazzo di prima, si sale per viottolo a fianco di due case, imboccando, poco più in alto, il percorso per Roccaferrara Inferiore effettuato all’andata. 

Monte Matto: scivolo nord (invernale)

Lo scivolo nord del Monte Matto con le due linee di salita effettuate dall’autore della relazione nel 2019 (giallo) e 2021 (rosso)

Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m 

Dislivello: 650 m ca. 

Durata complessiva: 5,15/5,45 h 

Tempi parziali: Cancelli-bivio per Badignana (1 h) ; bivio per Badignana-inizio scivolo nord Monte Matto (1 h) ; inizio scivolo nord Monte Matto-sommità Monte Matto (50 min/1,15 h) ; sommità Monte Matto-Capanne di Lago Scuro (40 min) ; Capanne di Lago Scuro-Lagoni (40 min) ; Lagoni-Cancelli (1 h) 

Difficoltà: PD lo scivolo nord del Monte Matto (se con l’uscita descritta in relazione) ; F+ il breve crinale NW del Monte Matto ; F la discesa dal Monte Matto alle Capanne di Lago Scuro ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario 

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale per lo scivolo nord del Monte Matto ; ordinaria da escursionismo invernale per la restante parte dell’itinerario 

Ultima verifica: marzo 2021 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli 

Descrizione dell’itinerario   

Notevole proposta escursionistico/alpinistica in una delle aree più spettacolari dell’Alta Val Parma. Si tratta di conquistare la vetta del Monte Matto risalendo quello che qualcuno definisce lo “scivolo nord” della suddetta montagna. Riguardo l’esposizione del pendio, se una singola sezione, quella che precede il crinale Parma-Massa, è effettivamente rivolta a nord, la bastionata principale è invece esposta più a nord-ovest. Inoltre la parete in questione non ha nulla a che fare con il Monte Matto, ben più spostato a sud-est rispetto all’area in cui siamo. L’autore della relazione ha tuttavia preferito mantenere questa denominazione convenzionale. La “variante d’uscita” presenta pendenze sostenute e andrebbe affrontata solo con attrezzatura da alpinismo invernale.   

Dall’ampio parcheggio della località Cancelli si imbocca a sinistra la carrozzabile d’accesso ai Lagoni in inverno adibita a pista per lo sci da fondo e per le passeggiate su neve. Nella prima parte si perde quota all’interno del bosco, per poi uscirne e iniziare a costeggiare il confine recintato della Riserva naturale Guadine-Pradaccio. Rientrati nel bosco e oltrepassato mediante ponte il Torrente Parma di Francia, si incomincia a salire progredendo alla base di lastre rocciose soggette a distacchi nevosi. Il tracciato, dopo una svolta a destra, procede ai piedi del versante settentrionale del Monte Roccabiasca, avanzando in lieve salita all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Si prosegue lungamente per questo percorso, sempre comodo e piacevole, fino ad attraversare, mediante ponte, il Torrente Parma di Badignana. Al bivio che si presenta poco più avanti, si abbandona l’ampia traccia d’accesso ai Lagoni, imboccando a destra il percorso per le Capanne di Badignana (n° 719). Dopo l’iniziale salita e una curva a sinistra, in corrispondenza della successiva svolta a destra si trascura a sinistra il sentiero ° 719 C per i Lagoni. Si procede in lieve discesa parallelamente al corso del torrente, ammirando la straordinaria bellezza (in tutte le stagioni) dell’ambiente che ci attornia. Dopo un ponte, il tracciato inizia a salire compiendo numerose svolte. Attraversato un suggestivo ramo del Torrente Parma di Badignana, il percorso volge a destra e procede un po’ più ripidamente in direzione ovest, conducendo ad un panoramico pulpito che costituisce il sommo della sponda destra orografica del ramo principale del menzionato torrente. Appena dopo si incontra un bivio (indicazioni), a poca distanza dalle Capanne di Badignana, da cui si prende a sinistra il sentiero n° 715. Dopo il tratto iniziale in cui si procede in lieve salita tra sparuti arbusti, una volta rientrati nel bosco si inizia a guadagnare quota piuttosto ripidamente. Al termine della salita si sbuca improvvisamente nel limite nord-occidentale di un ampio pianoro (una torbiera) chiamato Piana delle Antiche Pietre. Il ripiano è chiuso a sinistra dalla spettacolare parete ovest del Monte Scala e a destra dallo scivolo nevoso che digrada dalla dorsale che separa la conca in cui ci troviamo da quella in cui è situato il Lago del Bicchiere. Ci si dirige quindi verso lo scivolo nevoso, risalendo verso destra un pendio che si rivela essere una specie di dorsale. Raggiunto il pianoro alla base dello scivolo nevoso (ci troviamo nei presi della Fontana del Vescovo), iniziamo l’ascesa puntando all’estremità destra della parete e, nello specifico, alla sezione che presenta maggiore dislivello. Man mano che si progredisce la pendenza aumenta, oltrepassando i 40° nel momento in cui si sale costeggiando dei massi. Si prosegue in divertente salita su pendenze moderate (dai 35° ai 40°), puntando alla sezione finale che risulta sensibilmente più ripida. Qui è possibile continuare diritto/destra su pendenze che dovrebbero aggirarsi intorno ai 45°, mentre tenendosi più a sinistra, proprio a ridosso di alcune rocce e blocchi d’arenaria, il pendio è decisamente più ripido ma allo stesso tempo più interessante. Quindi, optando per quest’ultima soluzione, si prosegue su pendenze accentuate e abbastanza sostenute (50°), su neve che potrebbe presentarsi ghiacciata (come è capitato di incontrare al sottoscritto). Dopo gli ultimi metri meno ripidi, si approda al culmine del pendio, ossia sul filo dell’ampia dorsale la cui continuazione verso sud è costituita dal Monte Scala. Andando a destra ci si immette nel crinale spartiacque Parma/Massa e lo si percorre a sinistra in direzione del vicino Monte Matto. Giunti alla base del ripido e parzialmente roccioso appicco finale, si inizia la sua risalita progredendo, nei primi metri, su neve mista a rocce affioranti. Poi si deve superare in leggero obliquo verso destra un erto pendio nevoso (40°) al termine del quale ci si sposta a sinistra verso il filo del crinale. Virando a destra si raggiunge una sella e, appena dopo, la splendida e panoramicissima cima del Monte Matto, 1837 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo la dorsale sud-est della montagna in direzione del Monte Paitino. Giunti, senza alcuna difficoltà, nei pressi di una conchetta, situata poco più in basso a sinistra (il crinale prosegue con la prima delle alture e gendarmi che precedono il Monte Paitino), si abbandona la dorsale spartiacque. Costeggiata la menzionata conchetta con massi, ci si trova al sommo di un regolare pendio, dalla pendenza costante, che digrada verso il pianoro dove si trovano le Capanne di Lago Scuro. Lo si discende senza via obbligata e senza difficoltà rilevanti, fino ad approdare in una sorta di ripiano. Da qui ci si sposta a destra in direzione di un evidente avvallamento nei pressi del quale si perde quota assecondando la costa che costituisce il sommo della sua sponda sinistra orografica. Giunti in prossimità del limite del bosco, si entra nel fondo del solco, piuttosto ripido, e lo si discende fino al termine. Approdati nello splendido ripiano delle Capanne di Lago Scuro1537 m, lo si attraversa verso nord, trascurando, ad un bivio (indicazioni), il sentiero n° 711. Si prosegue diritto/sinistra all’interno di un avvallamento che si percorre interamente fino al bivio successivo. Ignorato a sinistra il sentiero n° 715 (poco sopra al punto in cui siamo si trova il Lago Scuro), si continua a destra in direzione dei Lagoni (percorso n° 711). Assecondando i segnavia e la traccia nella neve, si piega subito a sinistra oltrepassando un solco formato da un ruscello, perdendo poi quota parallelamente a quest’ultimo. Virando ancora a sinistra si attraversa mediante ponticello il Torrente Parma dei Lagoni, e si continua a scendere per l’evidente percorso ottimamente contrassegnato. Poco più in basso si sbuca nel margine sinistro di un suggestivo ripiano che offre notevoli visuali, soprattutto sul crinale Paitino-Pumacciolo. Dopo una contropendenza all’interno del bosco, si giunge nei pressi di una dorsale formata da rocce montonate, mentre alla nostra sinistra si ergono delle lastre rocciose ricoperte da neve alquanto instabile. Montati sulla menzionata dorsale, si perde quota per un breve tratto assecondandola, fino a volgere a sinistra e rientrare nel bosco nell’ambito di una sorta di solco/avvallamento. Nella successiva sezione, in caso di abbondante innevamento, i segnavia non sono particolarmente evidenti: si deve scendere costeggiando le menzionate placche/lastre d’arenaria che precipitano con verticali e strapiombanti muri. Prestando la massima attenzione ai possibili distacchi (la zona in cui ci troviamo, per le sue caratteristiche morfologiche, è particolarmente soggetta ad eventi di questo genere), si deve, più in basso, attraversare un pendio aperto piuttosto ripido e delicato. Rientrati nella faggeta, in caso di spesso manto nevoso, è possibile non rinvenire i segnavia del percorso estivo: nell’eventualità, occorre scendere in obliquo senza tuttavia perdere eccessivamente di quota, cercando di intuire l’incavo dell’ampio sentiero. Rinvenendo in seguito i segnavia bianco-rossi, li si asseconda attentamente, costeggiando/attraversando, più in basso, alcuni ruscelli. Trascurati a sinistra i segnavia del percorso n° 719 C, si approda, appena dopo, nella sponda settentrionale del Lago Gemio Inferiore1329 m. Si rientra ai Cancelli seguendo la strada d’accesso percorsa all’andata. 

Monte Braiola: Canale Ovest (invernale)

Punto di partenza/arrivo: Lagdei, 1250 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1,05 h) ; Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro (25 min) ; Bocchetta dell’Orsaro-Borra del Sale-Canale Ovest-Monta Braiola (1/1,30 h) ; Monte Braiola-Lagdei (1 h)

Difficoltà: EEAI/F il tratto Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro ; F il tratto Bocchetta dell’Orsaro-Borra del Sale-conca ovest del Braiola ; PD il Canale Ovest del Braiola ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: marzo 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli. Da quest’ultima località (ampio parcheggio) si prende a destra una stradina, in parte asfaltata, che conduce alla Piana di Lagdei

Descrizione dell’itinerario

Notevole salita su neve in ambiente grandioso e severo. Il tratto successivo a Capanna Braiola non è banale e richiede un’attenta valutazione delle condizioni del manto nevoso, sia per raggiungere Bocchetta dell’Orsaro (nella relazione è descritto a grandi linee un percorso alternativo rispetto quello tradizionale), quanto per la successiva discesa. Tenere in considerazione che l’area denominata Borra del Sale è soggetta a distacchi nevosi che precipitano dalla parete sud-ovest dell’Orsaro. Riguardo, invece, la parte propriamente alpinistica, la risalita del canale costituisce in realtà solo la prima sezione dell’ascesa. La seconda presenta ulteriori tratti ripidi che richiedono grande attenzione. Obbligatoria l’attrezzatura da alpinismo invernale. 

Sulla destra del Rifugio Lagdei si imbocca il percorso n° 723/727, diretto a Lago Santo, oltrepassando subito, mediante ponticello, un rio. Attraversato un ripiano ammantato da conifere, si inizia a guadagnare quota per pendio boscoso progressivamente più ripido. Assecondando la traccia nevosa molto battuta (come già espresso in altre occasioni, è necessario affrontare questa salita con i ramponi), si effettua una sequenza di tornanti. Spostandosi successivamente a destra, si continua a salire ancora piuttosto ripidamente, fino ad approdare in una specie di ripiano boscoso. Al bivio che si presenta (palina segnaletica), abbandoniamo il percorso d’accesso a Lago Santo e, verso destra, ci dirigiamo alla volta di Capanna Braiola (CAI n° 727). Dopo una breve discesa occorre, in prossimità di Ponte Rotto1395 m (il distrutto manufatto risale all’epoca di Maria Luigia), guadare il Rio di Monte Orsaro. Proseguendo diritto/sinistra al bivio che si presenta subito dopo (palina segnaletica), si avanza in falsopiano/lieve salita spostandosi a sinistra verso il corso d’acqua appena guadato. Dopo aver costeggiato una fascia rocciosa, si risale, mediante tornanti, la sponda sinistra orografica della valletta formata dal rio. Più in alto, spostandosi a destra, si asseconda una poco marcata costa ammantata da conifere, fino a perdere lievemente quota per un breve tratto. Varcato nuovamente il Rio di Monte Orsaro, si risale un pendio boscoso compiendo alcuni tornanti. Raggiunto il bivio (non visibile in caso di spessa copertura nevosa) con il percorso n° 727a (che staccandosi a destra attraversa il solco formato dal corso d’acqua), proseguiamo a sinistra effettuando un traverso su pendio più erto. Compiendo poi un tornante destrorso, oppure tagliando quest’ultimo mediante ripida salita, si ritorna nei pressi del Rio di Monte Orsaro, esattamente al sommo della sua sponda destra orografica. Si continua per il percorso segnato (segnavia visibili anche in caso di abbondante innevamento) progredendo parallelamente al solco formato dal corso d’acqua, fino ad uscire dal bosco in corrispondenza del margine destro di un bel ripiano nevoso. Avanzando ancora parallelamente al Rio di Monte Orsaro, attraversata una breve fascia boscosa, si raggiunge il bivio con il percorso n° 729 che si stacca a sinistra. Noi, invece, ci dirigiamo verso la vicina Capanna Braiola (Schiaffino), piegando, poco dopo il bivio, a destra e attraversando per la terza volta il Rio di Monte Orsaro. Ammirando lo splendido ambiente in cui ci troviamo, raggiungiamo in breve l’edificio, 1627 m, situato ai piedi dei pendii nord-orientali del Monte Braiola. Da qui guardando in alto a destra si nota un paletto posto sul dorso di una costa che digrada dalla sommità della menzionata montagna. Si tratta di un segnavia del percorso estivo che conduce alla Bocchetta dell’Orsaro, sella di crinale, a cui siamo diretti, che separa il MontBraiola dal Monte Orsaro. Tuttavia il suddetto percorso nella stagione invernale risulta non semplice e, in talune condizioni (neve molle e cedevole), piuttosto pericoloso. In questa sede si descrive una possibilità alternativa per raggiungere la menzionata sella. La costa che digrada dalla cima del Braiola, poco sotto il paletto con segnavia, diviene boscosa. Dal bivacco si punta quindi alla fascia di bosco che cinge il dorso della costa e, valicatala, si attraversa un pendio abbastanza ripido ma che non pone grandi problemi. Si prosegue pressoché in quota, penetrando in seguito all’interno di un’altra e più fitta fascia boscosa, fino a doppiare una costa. Oltre quest’ultima, si scende nell’avvallamento che digrada dalla Bocchetta dell’Orsaro, e lo si risale al centro su pendenze moderate ammirando le fasce d’arenaria che caratterizzano il versante sud-orientale del Monte Orsaro. Dalla caratteristica selletta si scende ripidamente nel versante toscano, tenendosi nella prima parte, procedendo ai piedi della parete sud-ovest dell’Orsaro, nella sponda destra della conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale (la zona in cui siamo è soggetta a distacchi nevosi). Poi, liberamente, ci si cala al centro della conca, esattamente all’inizio del nevoso scivolo nord-ovest del Braiola. Si punta al margine occidentale della Borra del Sale, dove una cresta rocciosa separa un vallone di origine glaciale da quello del Rio Terchio. Per raggiungere l’attacco del Canale Ovest dobbiamo scendere all’interno di quest’ultimo, senza tuttavia ricalcare il sentiero segnato (n° 132), in quanto discende un pendio che può risultare sguarnito di neve, ma spostandosi a sinistra assecondando il bordo del catino. Individuato un regolare scivolo nevoso, delimitato a sinistra da fasce d’arenaria, lo si discende puntando al fondo del vallone. Non lo si raggiunge, ma, appena possibile, ci si sposta a sinistra e si inizia un obliquo ascendente in direzione della cresta ovest del Braiola. Il canale che dobbiamo risalire incide la bastionata che ci sovrasta nella sua terminazione destra, a poca distanza dalla menzionata cresta. Giunti in vista dell’imbocco del Canale Ovest del Braiola, si risale il pendio basale che progressivamente diviene più ripido, presentando, soprattutto nell’ultima parte, pendenze non trascurabili (35°/40°). Entrati nel canale, l’inclinazione aumenta assestandosi sui 45° decisamente continui. Con salita molto interessante e non banale, sia per l’ambiente severo in cui ci si trova, quanto per la concreta possibilità di trovare neve ghiacciata, si esce dal canale vero e proprio. Si continua ad ascendere per pendio nevoso un po’ meno erto puntando alla soprastante costa, affrontando, poco prima di quest’ultima, soprattutto se ci si tiene a sinistra, un passaggio piuttosto ripido (40°). Oltre la costa, si inizia l’attraversamento/risalita di un pendio che dalle rocce della cresta ovest della montagna, alla cui sinistra ci troviamo, digrada verso la sottostante Borra del Sale. Il pendio in questione, inizialmente poco ripido, presenta, nella breve parte terminale, pendenze non trascurabili (35°/40°) e la possibilità – come è capitato all’autore della relazione – di incontrare ghiaccio. Dal culmine del pendio, si risale a sinistra una piccola dorsale nevosa, all’inizio su pendenze accentuate (45°) poi progressivamente più moderate. Approdati in una bella conchetta nevosa, si risale l’ultimo breve pendio (40° circa) fino a guadagnare con soddisfazione la superlativa cima del Monte Braiola1821 m. Dopo una sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama a 360°, si inizia la discesa assecondando il frequentato percorso che si svolge lungo il crinale sud-est della montagna. Discesa direttamente, o aggirata a sinistra, una sezione piuttosto ripida, si perde comodamente quota ammirando visuali grandiose. Raggiunta l’ampia Sella del Braiola1715 m, punto di inizio del crinale nord-ovest del Marmagna, si abbandona la dorsale Parma/Massa e, con divertente discesa, ci si dirige verso il centro della sottostante conca. Tornati al bivio con il percorso n° 729, si rientra a Lagdei seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita. 

Monte Braiola (scivolo nord-ovest) e canale/scivolo nord-ovest del Monte Marmagna (invernale)

Punto di partenza/arrivo: Lagdei, 1250 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1h) ; Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro (30 min) ; Bocchetta dell’Orsaro-Monte Braiola (30 min) ; Monte Braiola-Sella del Braiola-dorsale nord-est del Marmagna (35 min) ; dorsale nord-est del Marmagna-Lagdei (1h)

Difficoltà: F il tratto Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro-Borra del Sale ; F+ lo scivolo nord-ovest del Braiola ; F+ l’ascesa alla dorsale nord-est del Marmagna per lo scivolo nord-ovest ; F la discesa lungo la dorsale nord-est del Marmagna in direzione di Capanna Braiola ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ramponi e due piccozze (per chi è alle prime armi attrezzatura alpinistica da salite su neve)

Ultima verifica: febbraio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli. Da quest’ultima località (ampio parcheggio) si prende a destra una stradina, in parte asfaltata, che conduce alla Piana di Lagdei

www.openstreetmap.org {Nelle parti evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario

Notevole escursione invernale che richiede attenzione e ottime condizioni del manto nevoso. Il tratto Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro si presenta delicato, mentre lo scivolo nord-ovest del Braiola, nonostante che la pendenza non sia mai accentuata, va considerato come una vera e propria ascensione dal carattere alpinistico. E’ proposta inoltre la risalita dello scivolo nevoso nord-occidentale del Marmagna, che, seppur breve, presenta, soprattutto nella sezione finale, pendenze da non sottovalutare.

Sulla destra del Rifugio Lagdei si imbocca il percorso n° 723/727, diretto a Lago Santo, oltrepassando subito, mediante ponticello, un rio. Attraversato un ripiano ammantato da conifere, si inizia a guadagnare quota per pendio boscoso progressivamente più ripido. Assecondando la traccia nevosa molto battuta (come già espresso in altre occasioni, è necessario affrontare questa salita con i ramponi), si effettua una sequenza di tornanti. Spostandosi successivamente a destra, si continua a salire ancora piuttosto ripidamente, fino ad approdare in una specie di ripiano boscoso. Al bivio che si presenta (palina segnaletica), abbandoniamo il percorso d’accesso a Lago Santo e, verso destra, ci dirigiamo alla volta di Capanna Braiola (CAI n° 727). Dopo una breve discesa occorre, in prossimità di Ponte Rotto, 1395 m (il distrutto manufatto risale all’epoca di Maria Luigia), guadare il Rio di Monte Orsaro. Proseguendo diritto/sinistra al bivio che si presenta subito dopo (palina segnaletica), si avanza in falsopiano/lieve salita spostandosi a sinistra verso il corso d’acqua appena guadato. Dopo aver costeggiato una fascia rocciosa, si risale, mediante tornanti, la sponda sinistra orografica della valletta formata dal rio. Più in alto, spostandosi a destra, si asseconda una poco marcata costa ammantata da conifere, fino a perdere lievemente quota per un breve tratto. Varcato nuovamente il Rio di Monte Orsaro, si risale un pendio boscoso compiendo alcuni tornanti. Raggiunto il bivio (non visibile in caso di spessa copertura nevosa) con il percorso n° 727a (che staccandosi a destra attraversa il solco formato dal corso d’acqua), proseguiamo a sinistra effettuando un traverso su pendio più erto. Compiendo poi un tornante destrorso, oppure tagliando quest’ultimo mediante ripida salita, si ritorna nei pressi del Rio di Monte Orsaro, esattamente al sommo della sua sponda destra orografica. Si continua per il percorso segnato (segnavia visibili anche in caso di abbondante innevamento) progredendo parallelamente al solco formato dal corso d’acqua, fino ad uscire dal bosco in corrispondenza del margine destro di un bel ripiano nevoso. Avanzando ancora parallelamente al Rio di Monte Orsaro, attraversata una breve fascia boscosa, si raggiunge il bivio con il percorso n° 729 che si stacca a sinistra. Noi, invece, ci dirigiamo verso la vicina Capanna Braiola (Schiaffino), piegando, poco dopo il bivio, a destra e attraversando per la terza volta il Rio di Monte Orsaro. Ammirando lo splendido ambiente in cui ci troviamo, raggiungiamo in breve l’edificio, 1627 m. La nostra prossima meta è la Bocchetta dell’Orsaro, che guadagneremo lungo un percorso piuttosto impegnativo, sia per la ripidezza del pendio terminale che occorre attraversare, quanto per la neve poco stabile che è possibile incontrare appena dopo abbondanti nevicate (in queste ultime condizioni è assolutamente sconsigliabile proseguire!). Da Capanna Braiola, guardando in alto a destra si nota una costa con paletto in legno che funge da segnavia. Ci dirigiamo verso quest’ultimo, progredendo in obliquo ascendente verso destra, risalendo un pendio nevoso progressivamente più ripido. Superata la sezione finale la cui inclinazione raggiunge i 35°, si mette piede sulla costa che digrada dalla vetta del Braiola. Da qui occorre salire assecondando per poco il dorso di quest’ultima, e, virando successivamente a destra, progredire prima in obliquo, poi in traverso puntando ad un’altra costa con massi. Il pendio nevoso, pur richiedendo la massima attenzione, in questo tratto è poco ripido, ma, dopo aver doppiato la citata costa, diviene decisamente erto. Si inizia, quindi, un delicato traverso, in direzione dell’evidente Bocchetta dell’Orsaro, che, in caso di neve ghiacciata, risulta impegnativo a livello tecnico, mentre con neve molle decisamente pericoloso. In caso che nel crinale sia presente una spessa cornice, al fine di guadagnare la selletta, occorre abbassarsi qualche metro a destra e risalire il pendio nevoso che, digradando dalla forcella, forma una sorta di avvallamento. Guadagnata la Bocchetta dell’Orsaro, 1724 m, situata ai piedi della rocciosa cresta meridionale dell’omonimo monte, si inizia a perdere ripidamente quota nel versante toscano. Ci troviamo esattamente nel lato destro della splendida conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale, delimitata dal severo versante sud-ovest dell’Orsaro e da quello nord-ovest del Monte Braiola. Lo scivolo nevoso che risaliremo digrada dalla dorsale nord-est della montagna fino al fondo della conca. Abbassandoci a sinistra verso quest’ultima, senza raggiungerne propriamente il fondo, si inizia la risalita del pendio nevoso. Le possibilità sono diverse: l’autore della relazione è salito tendendo leggermente verso destra in direzione della cima, ma nulla vieta di progredire verso sinistra ed approdare sul crinale nord/nord-est del Braiola. La pendenza, man mano che si sale, aumenta, mentre la neve, trattandosi di un versante nord-occidentale esposto ai forti venti, potrebbe presentarsi ghiacciata, rendendo la salita molto interessante. Progredendo, appunto, verso destra, si punta alla sezione del pendio più ripida, e la si risale su pendenze che oltrepassano i 35°, raggiungendo forse i 40°. Dopo questa parte, ormai a poca distanza dalla vetta, si può raggiungere subito il filo della dorsale nord-est della montagna, oppure, come ha fatto l’autore della relazione, spostarsi a destra verso una bella conchetta nevosa alla base del ripido ma breve pendio finale. Risalito quest’ultimo (dai 35° ai 40°), si guadagna con soddisfazione la panoramicissima cima del Monte Braiola, 1821 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo il crinale sud-est della montagna, generalmente poco ripido, eccetto un breve tratto poco sotto la sommità, e con traccia nella neve. Messo piede nella suggestiva Sella del Braiola, 1715 m, si scende liberamente nel sottostante vallone puntando al suo centro. Se si desidera tornare subito a Lagdei, è sufficiente ripercorre lo stesso tragitto effettuato all’andata, oppure completare splendidamente l’escursione con la risalita dello scivolo nord-ovest del Marmagna. A sinistra dell’evidente “canalino” che incide la rocciosa bastionata nord-occidentale della montagna e prima di un’altra fascia di rocce, si nota un breve scivolo nevoso che solo nella parte superiore prende le sembianze di un canale. Lo scivolo in questione – come del resto il “canalino” – digrada dalla dorsale nord-est del Marmagna che percorreremo in discesa onde ritornare a Capanna Braiola. Dal centro della conca ci si dirige a destra verso l’evidente scivolo nevoso, e, raggiuntone la base, si inizia la sua risalita. Come avviene solitamente, la parte iniziale è poco ripida, mentre la pendenza aumenta progressivamente. Nel momento in cui il pendio assume le sembianze di un canale, l’inclinazione diventa decisamente più interessante a livello tecnico, assestandosi intorno ai 45°. Approdati sulla dorsale nord-est del Marmagna, chi desidera può raggiungerne la sommità assecondando la cresta, oppure, come ha fatto l’autore della relazione, scendere lungo la naturale direttrice. Aggirate a destra alcune balze rocciose, si riprende il filo della dorsale in corrispondenza del limite del bosco. Tenendo quest’ultimo a destra, si avanza comodamente per un tratto, iniziando successivamente una ripida discesa. Si perde quota per regolare scivolo nevoso, che tuttavia non va disceso completamente fino al fondo del sottostante avvallamento. Ad un certo punto, più o meno all’altezza di un groppo roccioso situato alla nostra destra lungo la linea della dorsale, separato da quest’ultima da una sella, occorre piegare a sinistra ed effettuare un ripido e delicato traverso su neve che potrebbe presentarsi ghiacciata, oppure cedevole. Si continua successivamente a saliscendi valicando delle coste, fino a giungere nei pressi di un poggetto nevoso situato alla nostra destra (siamo nel percorso CAI n° 729, tuttavia i segnavia bianco-rossi, in caso di spesso manto nevoso, non sono visibili, inoltre non sempre è presente una traccia nella neve). Svoltando a sinistra si attraversa una fascia boscosa, ritornando in questo modo al bivio nei pressi di Capanna Braiola. Si rientra a Lagdei per lo stesso percorso effettuato all’andata.

Il Monte Orsaro da Bosco di Corniglio

Punto di partenza/arrivo: Bosco di Corniglio, 860 m

Dislivello: 1000 m ca.

Durata complessiva: 5,45 h

Tempi parziali: Bosco-Roncobuono (1 h) ; Roncobuono-Capanna Braiola (1,10 h) ; Capanna Braiola-Monte Orsaro (45 min) ; Monte Orsaro-Passo del Cirone (1,30 h) ; Passo del Cirone-Bosco (1,15 h)

Difficoltà: EE la risalita del Rio di Monte Orsaro ; EE il tratto Bocchetta dell’Orsaro-sentiero 00 ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Entrati nel centro di quest’ultimo, lo si attraversa salendo per Via Lagdei. Dopo una svolta a destra, si trova a sinistra un parcheggio dove lasciare l’auto

Descrizione dell’itinerario 

Escursione di ampio respiro e di sicura soddisfazione. Il percorso si svolge perlopiù su sentieri segnati, tuttavia sono proposte un paio di varianti che arricchiscono notevolmente l’itinerario nel suo complesso. Si tratta, in primo luogo, di risalire il Rio di Monte Orsaro onde raggiungere Capanna Braiola. Il corso d’acqua in questione – nella stagione estiva quasi sempre asciutto – permette di gustare, nonostante la vicinanza di un sentiero molto battuto dagli escursionisti, angoli remoti della foresta dell’Alta Val Parma. In secondo luogo si propone la risalita integrale, implicante qualche breve e facile passo d’arrampicata, della cresta sud dell’Orsaro dalla Bocchetta omonima. Per il ritorno, una volta raggiunto il Passo del Cirone, si scende a Bosco per carraia/mulattiera molto piacevole e panoramica. 

Dal parcheggio di Bosco si prosegue lungo Via Lagdei e al bivio che si presenta poco dopo si continua a sinistra per Via G. Ferrari (indicazione del percorso CAI n° 723). Andando a destra al successivo bivio (Via Taggiara), si esce definitivamente dal paese avanzando per stradello asfaltato e poi sterrato. Dopo essere transitati a fianco di una casa, in corrispondenza della successiva villetta si presenta un ulteriore bivio dove si continua diritto (segnavia poco più avanti sul palo di una linea elettrica). Si prosegue per il percorso principale – che ritorna per un tratto ad essere asfaltato – all’interno del bosco, ammirando splendidi e centenari alberi di castagno. Dopo una breve salita, si contorna, con semicerchio verso destra, il bacino idroelettrico di Bosco, trascurando a destra un percorso. Si avanza successivamente per ampia traccia costeggiando alcune proprietà, fino ad immettersi in uno stradello asfaltato. Lo si segue a destra compiendo subito un tornante sinistrorso oltre il quale si prende a destra una traccia piuttosto labile che permette di tagliare un altro tornante. Rimesso piede nello stradello, si compie una curva a sinistra e al bivio che si presenta poco dopo si prosegue a destra per carraia. Abbandonata quasi subito – in quanto volgendo a destra conduce ad una proprietà privata – quest’ultima, si continua diritto per ampia mulattiera. Si procede perlopiù in piano per il bel percorso con tanto di lastricato, costeggiando delle radure. Immessosi in un altro tracciato, lo si segue a destra avanzando in moderata pendenza, trascurando un percorso che si stacca a destra. Si continua per l’ampia mulattiera e dopo una salita (si ignora a destra un sentiero) si sbuca sul crinale della panoramica Costa Banciola, immettendosi qui in una carraia. La si segue a destra per poco, abbandonandola per mulattiera a sinistra (CAI n° 723) che procede inizialmente in lieve discesa. Si prosegue poi, per un buon tratto, in piano, notando a destra interessanti esemplari di vecchi muretti a secco che fanno intuire la storicità e l’importanza di questo percorso. Dopo aver attraversato un rio asciutto, si presenta un bivio dove si prosegue a destra per sentiero/mulattiera che guadagna quota piuttosto ripidamente. Si effettuano successivamente alcune svolte, optando per la traccia di destra al bivio che si incontra poco sopra. Valicata una costa con recinzione, la mulattiera si sposta a sinistra e sale parallelamente ad un rio. Poco dopo si raggiunge la fontana, con radura sottostante, della località Roncobuono1262 m. Da qui, trascurato a destra il percorso per la Bocchetta del Tavola, si prosegue a sinistra procedendo per un breve tratto in lieve discesa. Oltrepassato un cancello, raggiunta la località Prato della Valle1250 m, si prende a destra (palina segnaletica) la continuazione del percorso n° 723. Si avanza per bel sentiero/mulattiera delimitato da caratteristici muretti di sostegno (il tracciato risale all’epoca di Maria Luigia) all’interno di un bosco di conifere (una delle poche sezioni superstiti dell’abetaia che ammantava quest’area). Segue l’attraversamento di un’area disboscata e, poco più avanti, di una prima panoramica pietraia. Continuando per il lineare percorso, si attraversa il sommo di una seconda pietraia, incontrando, una volta rientrati nel bosco, un duplice bivio (paline segnaletiche). Si prosegue sempre diritto e con andamento in piano/lieve discesa si varca un rio. Più avanti si attraversa un’ulteriore pietraia, costeggiando, oltre quest’ultima, un caratteristico roccione. Continuando per il comodo tracciato, si vira più avanti a sinistra e, guadato un ruscello, si arriva al bivio (palina segnaletica) nei pressi di Ponte Rotto1395 m. Da qui possiamo raggiungere Capanna Braiola in due modi: 1) assecondare il comodo sentiero n° 727; 2) risalire il Rio di Monte Orsaro. In questa sede si descrive, a grandi linee, questa seconda e più interessante possibilità. Dal bivio si segue per poco il sentiero segnato e, nel momento in cui inizia a risalire la sponda sinistra orografica della valletta formata dal rio, si scende nel letto di quest’ultimo. L’asciutto corso d’acqua, nel primo tratto, si presenta ampio e senza grandi attrattive, ma più avanti si restringe divenendo più suggestivo. Si avanza passando di masso in masso, costeggiando, più avanti, una bella parete d’arenaria. Segue un’altra sezione in cui il rio risulta ampio, poco ripido e non particolarmente attraente. Dopo aver tagliato il sentiero n° 727, inizia la parte più interessante della salita. Si supera una prima balza con muschio e, giunti sotto un grosso masso, lo si può aggirare a sinistra o a destra (più facile). Il corso d’acqua forma, appena dopo, una sorta di gola: noi superiamo l’ostacolo scalando le levigate ma facili rocce di destra, con un movimento finale un po’ più “frizzante” che richiede un minimo di attenzione (II°-). Poi, tenendosi a sinistra, si affronta un’altra balza formata da grossi massi, mettendo piede, appena dopo quest’ultima, nel sentiero n° 727a nei pressi del bivio con il n° 727. Continuando per la naturale direttrice formata dal rio, si supera subito una balza di rocce muschiose che precede un’altra più suggestiva. Dopo un ulteriore salto, si prosegue per il letto del rio sempre più invaso da sterpaglie e vegetazione, perciò sempre meno attraente. Usciti dal bosco, si insiste ancora per la scomoda direttrice, fino ad incontrare un sentiero. Seguendo a destra quest’ultimo, si arriva in breve a Capanna Braiola (Schiaffino), 1627 m, collocata in splendida posizione. Dopo un’eventuale sosta, si riprende il cammino risalendo il pendio soprastante il bivacco, puntando ad un’evidente pietraia dove, su un masso, si scorge un vecchio e quasi sbiadito segnavia del CAI. Messo piede nel sentiero segnato, lo si asseconda a destra in salita piuttosto sostenuta. Guadagnato il dorso di un costone che scende dalla vetta del Braiola, si piega a sinistra salendo parallelamente ad esso. Volgendo poco dopo a destra, si procede a mezza costa in direzione dell’evidente Bocchetta dell’Orsaro, punto di congiunzione della dorsale nord del Braiola con la cresta sud del Monte Orsaro. Messo piede nella spettacolare forcella, 1724 m, si inizia l’ascesa alla cima assecondando la rocciosa cresta meridionale (il sentiero 00 evita, salendo per un tratto nel versante Toscano, questa più impegnativa sezione di crinale). Oltrepassato il primo spuntone, si avanza lungo il filo di cresta facile (I°+) ma arioso. Dopo questa prima parte, si mette piede in una specie di ripiano e si affronta la balza finale, aggirando a destra l’iniziale roccione. Dalla cima del groppo, si scende ripidamente alla sottostante selletta dove ci si immette nel percorso segnato. Continuando ad assecondare il filo del crinale, si superano brevissime balze rocciose fino a ricongiungersi definitivamente con il sentiero 00. Seguendo quest’ultimo, si monta sulla dorsale sommitale, molto bella e panoramica, guadagnando in questo modo la spettacolare cima del Monte Orsaro1831 m, caratterizzata da una particolare madonnina in bronzo. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo il crinale settentrionale della montagna, giungendo, poco sotto la sommità principale, nei pressi di una bella conchetta. Percorso il crinale di destra, si volge a sinistra onde rimontare sul profilo nord della montagna, che si asseconda in lineare discesa. Si transita a fianco di un filare di piccoli abeti e, dopo un tratto in cui si perde quota piuttosto ripidamente, si penetra nella bellissima faggeta. Il sentiero si mantiene nei pressi del boscoso crinale divisorio, per poi virare e destra e condurre nel percorso n° 727a. Assecondando quest’ultimo a sinistra, si raggiunge in pochi minuti la Foce del Fosco1617 m. Da qui si abbandona la dorsale spartiacque scendendo a destra lungo il sentiero n° 725a, che si presenta piuttosto ripido e affiancato da un caratteristico muretto di sostegno. Arrivati in località Ronchi di Luciano, trascurato a destra il percorso n° 725a, proseguiamo per il n° 725 iniziando l’attraversamento del ripido fianco orientale del Monte Fosco. Si avanza comodamente per il bel tracciato che presenta caratteristiche similari a quello (n° 723) percorso nella prima parte dell’escursione, che procede parallelamente al nostro. Più avanti si deve attraversare per sentiero piuttosto scosceso (è presente un cordino corrimano) un ripido pendio con folta vegetazione. Rientrati nel bosco, si procede per traccia un po’ più stretta rispetto alla sezione precedente, avanzando sempre a mezza costa in direzione nord. Dopo un breve traverso in cui il percorso è stato allargato nonché agevolato da un cordino corrimano, si inizia a perdere quota in direzione della Bocchetta del Tavola. Assecondando l’ampio e comodo sentiero, si incontra più in basso il bivio con il percorso n° 00 diretto alla sommità del Fosco, approdando, appena dopo, alla Bocchetta del Tavola1444 m (cippo confinario del 1828). Dal valico si continua per il percorso n° 00 avanzando inizialmente in salita, sbucando, dopo questo tratto, nel margine dei declivi prativi conosciuti come Prati del Tavola. Ammirando splendide visuali panoramiche, si attraversano i pendii prativi con andamento pianeggiante, scendendo poi in una specie di avvallamento. Dopo una breve salita, si incontra una delle due perle di questa zona: un alto faggio il cui tronco, purtroppo, è stato indegnamente imbrattato da un segnavia bianco-rosso (l’altra perla, situata a destra rispetto al punto in cui siamo, è il leggendario “Faggio Solitario“). Il sentiero segnato si sposta a sinistra per poi volgere a destra e tagliare a mezza costa la sponda sinistra orografica di una bella valletta erbosa nel cui fondo si trova una carraia. In corrispondenza di una macchia boscosa, si lambisce il crinale divisorio interessato da una recinzione a filo spinato che rende impercorribile il sentiero per la cima del Monte Tavola. Si prosegue per il comodo percorso tenendosi a poca distanza dal filo della dorsale spartiacque, oltrepassando, mediante scaletta, la recinzione a filo spinato. Il sentiero entra successivamente nel bosco volgendo a sinistra, tagliando il profilo settentrionale della montagna. Dopo una ripida discesa (il tracciato qui si sdoppia), si approda in un ripiano con conifere e, attraversatolo, si vira a sinistra. Curvando subito a destra, si scende brevemente raggiungendo il bivio con il percorso n° 128 (la Strada Lombarda) che si ignora. Dopo il primo tratto all’interno del bosco, si sale per poco lambendo la sommità del Monte Corno. Attraversata una fascia boscosa (notevole esemplare di faggio), si può proseguire per il sentiero di destra, che con andamento a saliscendi asseconda il filo del crinale caratterizzato da cippi confinari, oppure per quello di sinistra. Dopo essere transitati a fianco della graziosa chiesa dedicata alla Madonna dell’Orsaro, si mette piede, in corrispondenza del Passo del Cirone1255 m, nella SP 108. La seguiamo in direzione di Bosco/Marra per qualche minuto, abbandonandola per carraia a destra (frecce segnaletiche per le MTB) chiusa da una sbarra. Avanzando inizialmente in direzione sud parallelamente alla strada di prima, si attraversa una fascia boscosa cui fa seguito un’area con folta vegetazione. Il tracciato volge poi a sinistra e, dopo un’altra fascia boscosa, conduce in bucoliche radure da cui si ammira una bella prospettiva della chiesetta del Cirone. Si perde quota tenendosi nel margine sinistro dei prati per poi procedere parallelamente ad un solco. Il comodo tracciato, varcato un rio formante una valletta, avanza parallelamente al corso d’acqua in direzione di un bel pianoro prativo. Contornato il margine sinistro di quest’ultimo, nel momento in cui la carraia volge nettamente a destra, si prende a sinistra un altro percorso. Attraversata quasi subito la valletta formata da un ruscello asciutto, si prosegue per bel tracciato all’interno di un pregevole ambiente boschivo impreziosito da notevoli esemplari di faggio. Si esce in seguito nell’ambito di radure con interessanti resti di muretti a secco e dopo una svolta a sinistra si incontra una maestà. Si continua per il vecchio tracciato (in più tratti emerge quello che potrebbe sembrare il selciato originario) compiendo alcune svolte, raggiungendo, più avanti, un bivio in corrispondenza di un’altra maestà. Abbandonato questo percorso, si prosegue per la mulattiera di destra affiancata da vecchi muretti a secco, assecondandola fino a quando compie una curva a destra. Si continua diritto per sentiero/mulattiera tra folta vegetazione, immettendosi, più in basso, in un altro percorso (forse quello abbandonato precedentemente). Dopo una discesa, si entra nel suggestivo nucleo di Cirone924 m, che si attraversa in parte. Preso a sinistra lo stradello d’accesso, lo si segue fino ad immettersi, nei pressi della Chiesa di San Lorenzo, nella SP 108. Assecondando la strada a destra, ci si inserisce, appena dopo, nella provinciale per Marra. La si segue in direzione di quest’ultima località, abbandonandola per carraia a destra. Si procede a fianco di campi lungo un percorso che, dapprima evidente e pulito, diviene successivamente più labile e invaso da vegetazione. Proseguiamo per questo tracciato (si tratta della vecchia mulattiera che univa Bosco a Cirone) andando sempre diritto ai diversi bivi che si incontrano. Più in basso la traccia, a causa della vegetazione invadente, diviene poco riconoscibile, ma comunque ben intuibile, se non altro per i vecchi muretti a secco che l’affiancano. Messo piede nella stradina asfaltata che conduce alla frazione di La Brea, la seguiamo a destra oltrepassando il Rio di Costa. Si procede poi in salita fino ad incontrare le prime case di Bosco di Corniglio, immettendosi, dopo una discesa, in Via Lagdei.