Monte Fuso da Querceto

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Punto di partenza/arrivo: S.P. 80 nei pressi del bivio per Querceto

Dislivello: 720 m ca.

Tempi parziali: S.P. 80-Parco faunistico Monte Fuso (1 h) ; Parco faunistico-cippo Monte Fuso (45 min) ; cippo Monte Fuso-incrocio a quota 812 m (30 min) ; incrocio a quota 812 m-costa a quota 810 m (25/30 min) ; costa a quota 810 m-Gulghino (30 min) ; Gulghino-Parco faunistico-Querceto-S.P. 80 (1,20 h)

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso-Scurano-Ruzzano. Da quest’ultima località si continua lungo la S.P. 80 in direzione di Lagrimone. Individuata a destra la stradina cementata per Querceto (N° civico 9), si abbandona l’auto in un qualche spiazzo a sinistra della carreggiata (scarse possibilità di parcheggio)

0001 (FILEminimizer)Percorso su openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante escursione nel versante Enza del Monte Fuso. La carraia che da Querceto conduce al Parco faunistico è purtroppo percorsa da mezzi d’esbosco, moto da enduro e fuoristrada. Per questo motivo risulta in diversi tratti alquanto fangosa e con profondi solchi, rendendo il cammino, nonostante la bellezza dell’ambiente boschivo in cui ci si trova, a volte poco gradevole. 

Dalla S.P. 80 si imbocca a destra (cartelli) una stradina, inizialmente cementata, che conduce alla casa isolata di Querceto, 618 m. Appena dopo la costruzione, l’ampia traccia svolta a destra conducendo ad un bivio in corrispondenza di un tornante destrorso. Ignorata una carraia che si stacca a sinistra, continuiamo per il percorso principale (contrassegnato n° 761) effettuando una curva a sinistra. Si avanza in direzione NE superando uno strappo piuttosto ripido e procedendo in seguito in leggera discesa. Aggirata mediante curva a sinistra una costa boscosa, si entra nella valle racchiusa tra il Monte Faino e il Monte Lavacchio. Senza possibilità di errore (ad un bivio si prosegue a destra) si raggiunge il limite inferiore di un’area orribilmente disboscata dove si ignora a sinistra una traccia di esbosco. Si continua invece a destra per carraia infangata contornando tutto il margine inferiore dell’area. Dopo una presa dell’acquedotto, è necessario compiere una ripida e poco piacevole salita per carraia alquanto rovinata dai fuoristrada. Poco più in alto si passa a fianco di una suggestiva parete strapiombante (altra presa dell’acquedotto) e si prosegue per l’ampio tracciato effettuando in seguito un paio di tornanti. Dopo l’attraversamento di un’ulteriore area disboscata e appena prima di un ruscello, ci si immette in una carraia (cartello) che si segue a destra. Appena dopo, mediante netta svolta a destra, si varca un secondo ruscello, costeggiando poi un notevole muro a secco (situato alla nostra sinistra) e passando a fianco di una costruzione diroccata (alla nostra destra). Confluiti in un’altra carraia, la seguiamo a destra avanzando in piano, raggiungendo il sommo della valle la cui sponda destra orografica abbiamo risalito. Qui si incontra il bivio con il percorso n° 762A, proveniente da Scurano, oltre il quale si approda nel piazzale antistante il Parco faunistico del Monte Fuso, 886 m. Si segue la strada asfaltata a sinistra per pochi metri e la si abbandona imboccando una mulattiera contrassegnata n° 761A (cartelli). Al primo bivio si ignora a sinistra una traccia inerbita (che conduce ad una casa) e si prosegue per mulattiera selciata delimitata da muretti a secco. Poi il tracciato si restringe a sentiero che procede temporaneamente fuori dal bosco. Poco dopo ci si inserisce in una carraia che si asseconda a sinistra avanzando in piano, notando alla nostra destra altri interessanti esemplari di muretti a secco. Giunti nei pressi di una zona soggetta ad operazioni di esbosco, si incontra un bivio (cartelli) dove si prosegue a destra avanzando in salita lungo il margine sinistro dell’area. Al bivio successivo si continua a destra (freccia segnaletica gialla con il n°1) e, dopo una breve salita, si mette piede nella strada asfaltata che si segue a sinistra. Giunti in corrispondenza di una curva, si imbocca a destra uno stradello, abbandonandolo quasi subito per sentiero a sinistra (cartello). Si guadagna quota assecondando un notevole affioramento di arenaria della stessa tipologia di quella della Pietra di Bismantova (ne incontreremo altri nel prosieguo dell’escursione). Poco più avanti si segue una costa boscosa per poi costeggiare il margine destro di una bella radura. Il sentiero diviene successivamente più ripido ed effettuando alcune svolte conduce alla sommità del Monte Fuso, 1115 m, caratterizzata da un cippo eretto nel 1901. Dalla cima si scende a destra seguendo l’ampia mulattiera che asseconda il crinale della montagna (percorso CAI n° 761-763). Poco più in basso si passa a fianco di un magnifico balcone panoramico, punto di decollo per i voli con il parapendio, da cui si ammira una visuale davvero grandiosa. Al bivio successivo si prosegue a sinistra per il sentiero di crinale, lasciando a destra la continuazione dell’ampia traccia seguita fino a questo momento. Si perde quota per l’ottimo tracciato, raggiungendo più in basso un bivio (cartelli) da cui si prosegue diritto (appena dopo il bivio possiamo notare un interessante cippo confinario). Continuiamo a seguire il percorso di crinale, sempre evidente e ben segnato, fino ad uscire temporaneamente dal bosco al sommo di una bella e panoramica radura. Rientrati nella vegetazione, si scende ancora per un breve tratto volgendo a destra, fino a raggiungere un incrocio (cartelli) a quota 812 m. Il sentiero segnato continua a sinistra aggirando la dorsale del monte, noi invece proseguiamo a destra per mulattiera contrassegnata da sporadici bolli di vernice gialla, paletti e frecce segnaletiche dello stesso colore. Seguendo un sentiero in leggera discesa (piuttosto infrascato nella stagione estiva) si esce poco più avanti dal bosco in corrispondenza del margine inferiore della radura che in precedenza abbiano attraversato al suo sommo. Per tracciato abbastanza evidente nonostante l’erba alta, si attraversa tutto il limite inferiore del campo fino a compiere una svolta a sinistra all’interno di un piccolo avvallamento. Subito dopo si piega a destra (freccia segnaletica di colore giallo seminascosta dalla folta vegetazione) e si continua per sentiero a mezza costa. Dopo una curva a destra, si costeggia, con andamento pianeggiante, il margine inferiore di un altro campo, ignorando poco più avanti una traccia che sale a destra. Il percorso effettua poi una netta svolta a sinistra costeggiando un notevole e antico esemplare di muro a secco delimitante antichi appezzamenti. Si prosegue per la pianeggiante mulattiera avanzando ai lati di altri campi e radure, per poi salire lievemente compiendo alcune svolte. Più avanti il tracciato, delimitato a sinistra da una recinzione, confluisce in una carrareccia (l’accesso ad una casa) che va seguita a destra. Si procede in leggera salita avendo a destra una radura e a sinistra un poggetto boscoso. Ignorata a destra una carraia in salita, si abbandona appena dopo il percorso che stiamo seguendo, continuando diritto su ampia traccia che in breve conduce ad un bivio in corrispondenza di una costa boscosa (810 m). Delle due mulattiere che si staccano a destra, si prende preferibilmente quella di destra (si può seguire anche l’altra) che poco dopo piega a sinistra spegnendosi in una carraia. La seguiamo a sinistra per pochi metri rinvenendo a destra la continuazione del vecchio tracciato. Si guadagna quota camminando su notevoli stratificazioni arenacee che potrebbero sembrare a prima vista un selciato costruito dall’uomo. Giunti ad un bivio (paletto con freccia di colore giallo) si va a destra e si sale per ampia traccia, incontrando poco più in alto un incrocio dove si tira diritto. Il percorso svolta subito a sinistra (a destra si ignora una carraia inerbita) e procede in moderata pendenza assecondando altre interessanti stratificazioni arenacee. Giunti in corrispondenza di una recinzione con cancello a destra, il tracciato volge repentinamente a sinistra e sale costeggiando la menzionata recinzione. Dopo una curva a destra, si guadagna quota nei pressi del margine sinistro di un campo e si avanza ancora per un tratto in moderata pendenza. Confluiti nella carraia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta per un tratto cementata, la seguiamo a destra (il cemento lascia poi posto allo sterrato), raggiungendo in breve un bivio (a sinistra si nota una piccola costruzione diroccata) dove a destra si stacca un’altra carraia. Proseguiamo diritto virando appena dopo a sinistra, avanzando in leggera discesa. Si oltrepassa una sbarra e si raggiunge poco più avanti un ripiano in mezzo a bosco dove il percorso volge a destra. Delle due tracce che si presentano, prendiamo quella di sinistra mediante la quale effettuiamo subito una svolta in questa direzione. Poco più avanti si taglia un sentiero per le MTB e dopo una curva a destra lo si riattraversa nuovamente. Si raggiunge in breve un evidente incrocio (cartelli), dove prendiamo a sinistra la mulattiera per Gulghino. Si scende lungo l’antico tracciato che asseconda per un tratto un’incredibile lastra d’arenaria. Osservando splendidi muretti a secco ed effettuando alcune svolte, si giunge ad un bivio (cartelli) a poca distanza dal nucleo agricolo. Proseguendo diritto si raggiungono le case diroccate situate nei pressi di un’ampia e magnifica radura. Ritornati sul percorso principale, lo si asseconda in costante discesa penetrando più in basso in una valletta. La vecchia mulattiera prosegue lungo la sponda destra dell’avvallamento ed avanza prima in leggera discesa, poi in lieve salita ed infine a saliscendi. Approdati nella strada asfaltata proveniente da Scurano in corrispondenza di un suo tornante destrorso (nel senso di salita), la seguiamo a sinistra raggiungendo in meno di dieci minuti il Parco faunistico. Da qui si ritorna a Querceto seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata. 

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Monte Fuso: anello da Sasso

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Punto di partenza/arrivo: bivio per la Pieve di Sasso 670 m

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: bivio per la pieve-costa a quota 810 m (1 h) ; costa a quota 810 m-cippo Monte Fuso (45 min) ; cippo Monte Fuso-bivio sentiero n° 760 (45 min) ; bivio sentiero n° 760-bivio per la pieve (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: gennaio 2018

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso. Da quest’ultima località si prosegue in direzione di Scurano (SP 80), parcheggiando l’auto in prossimità del bivio con la stradina asfaltata che conduce alla pieve romanica

Immagine (FILEminimizer)Percorso su openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante anello che permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti del Monte Fuso. 

Dalla SP 80 (cartelli) si imbocca un’ampia traccia (CAI n° 763) e al primo bivio (cartelli) si prosegue a sinistra procedendo in salita piuttosto ripida e sostenuta. Confluiti più in alto in una carraia, la si segue a destra, inizialmente in leggera discesa, giungendo poco dopo al bivio con il percorso n° 759A proveniente da Case Ruffaldi. Continuiamo a sinistra per ampia mulattiera che sale assecondando una costa marnosa. Rientrati nel bosco, si guadagna quota in moderata pendenza transitando a fianco di un cippo a ricordo dei partigiani. Dopo aver attraversato una piccola area disboscata, si sale per poco e mediante ampia curva a destra (notevoli esemplari di muretti a secco) si sconfina in versante Enza. All’incrocio che si incontra, si abbandona il percorso n° 763 per il Cippo del Fuso e si prosegue diritto per sentiero evidente contrassegnato da bolli di vernice gialla e alcune frecce segnaletiche. Usciti temporaneamente dal bosco, si attraversa il margine inferiore di una bella radura e, raggiunto un piccolo avvallamento, si abbandona il tracciato in cui siamo (quest’ultimo scende al sottostante nucleo di Borlino) proseguendo diritto (freccia segnaletica gialla con il numero 4). Avanzando in modo pianeggiante a fianco di radure, si effettua più avanti una netta svolta a sinistra in corrispondenza di un notevole muro a secco con massi di arenaria sistemati ad arte. Costeggiando quest’ultimo, si prosegue comodamente per splendida mulattiera pianeggiante affiancata ai lati da campi con alberi da frutto e panoramici prati. Rientrati nel bosco, si continua per ampia traccia effettuando una svolta a destra, immettendosi poi in una carraia. L’assecondiamo in lieve salita contornando il margine di un’ampia radura e costeggiando un dosso boscoso. Trascurata a destra una carraia, si abbandona appena dopo il percorso su cui stiamo camminando, proseguendo diritto. Guadagnata una costa a 810 m, si staccano a destra due tracce: imbocchiamo quella di destra confluendo poco dopo in una carraia. La si segue brevemente a sinistra e appena prima di confluire nel percorso abbandonato a quota 810 m si scorge a destra la continuazione della vecchia mulattiera. L’assecondiamo in moderata pendenza ammirando notevoli stratificazioni dell’arenaria tipo Bismantova. Giunti ad un bivio, si prende la traccia di destra che dopo una salita piega a sinistra conducendo ad un incrocio. Proseguiamo diritto per ampia traccia che svolta subito a sinistra (si ignora una carraia che si stacca a destra) e guadagna quota presentando altri affioramenti arenacei. Giunti in corrispondenza di un cancello situato alla nostra destra, si continua a sinistra per carraia affiancata a destra da una recinzione. Si effettuano poi un paio di svolte, confluendo poco più avanti nella carrareccia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta cementata. La seguiamo a destra in salita, ignorando poco più in alto un’ampia traccia che si stacca a destra ed osservando alla nostra sinistra una piccola costruzione diroccata. Dopo una netta svolta a sinistra, si oltrepassa una sbarra, approdando appena dopo in uno spiazzo in mezzo al bosco. Guardando alla nostra destra si nota un muretto a secco con pietre ricoperte di muschio che divide due tracce: seguiamo quella di sinistra effettuando subito una curva in questa direzione. Il sentiero continua in lieve salita tagliando per un paio di volte una traccia utilizzata dalle MTB. Al successivo incrocio si prosegue diritto ignorando il percorso n° 761 che a destra sale verso dorsale del Fuso e a sinistra scende in direzione del piccolo nucleo chiamato Gulghino. Si continua per comodo sentiero che dopo uno strappo un po’ più ripido confluisce in una carraia. Anziché seguirla a sinistra verso la località L’Anna (casa isolata con fontana), la si asseconda a destra effettuando subito una curva a sinistra, guadagnando quota su “lastricato” costituito da notevoli stratificazioni arenacee. Tenendo la sinistra ad un bivio, si guadagna infine la dorsale del Monte Fuso. Seguendo a sinistra l’evidente sentiero di crinale (n° 763), si approda appena dopo nei pressi di un balcone panoramico che costituisce il punto di partenza dei voli con il parapendio. Avanzando per l’ampia traccia che si mantiene nei pressi della boscosa dorsale, si guadagna in pochi minuti la sommità principale del Monte Fuso, 1115 m, caratterizzata da un cippo eretto nel 1901 (in realtà la quota più elevata della montagna, 1134 m, è situata poco sopra l’area denominata Prati Dolci). Dalla cima, mediante ottimo sentiero delimitato da una staccionata, si discende un ripido pendio boscoso, incontrando più in basso un bivio dove si ignora una mulattiera che si stacca a destra. Si prosegue diritto per l’ampia traccia di crinale che conduce in breve ad una sella a quota 1080 m. Qui si ignora a sinistra una carraia proveniente da Rusino e si continua a destra avanzando nel versante settentrionale della montagna. Poco più avanti si presenta un bivio (cartelli) da cui si volge a destra per mulattiera (CAI n° 761) in direzione di Campora e Vezzano. Si perde quota effettuando diversi tornanti, contornando più in basso il limite superiore di un’ampia area disboscata. Dopo una curva a destra, si attraversa la base della menzionata area e si continua a scendere per l’ampia traccia che ora si fa più ripida. Effettuando altre svolte e prestando attenzione alla scivolosità del tracciato per la presenza di un folto tappeto di foglie che ricopre i sassi, si raggiunge in pochi minuti il bivio (cartelli) con il sentiero n° 760 che prosegue a destra. Lo imbocchiamo procedendo inizialmente in leggera discesa per poi risalire lievemente e aggirare una costa boscosa. Poco più avanti ci si immette in un’altra e più ampia traccia che si segue a destra valicando una seconda costa. Oltre quest’ultima, si ignora un percorso che scende a sinistra e si prosegue a destra (segnavia) per sentiero. Al successivo incrocio, si continua diritto procedendo a saliscendi per traccia ben segnata ma a volte non particolarmente incavata nel terreno. Confluiti in una mulattiera, la si asseconda a destra affrontando una ripida salita che precede una netta svolta a sinistra. Avanzando più comodamente, si raggiunge una costa dove il percorso volge a destra assecondando in salita piuttosto ripida il suo dorso. Raggiunto un bivio (ometto e segnavia), si prosegue a sinistra perdendo quota per evidente mulattiera, transitando nei pressi di uno spiazzo erboso con tavolo e panche. Al sottostante bivio si continua a destra per traccia pianeggiante e raggiunta una costa marnosa si abbandona il segnavia n° 760 che scende verso Case Ruffaldi. Si prosegue invece a destra per ampia traccia erbosa che conduce nei pressi di un’area pic-nic caratterizzata da splendidi esemplari di castagno. Al bivio che si incontra poco dopo, si opta per il percorso di destra, invero piuttosto labile, che procede per un breve tratto in salita. Poi si continua per stretto sentierino avanzando in modo pressoché pianeggiante (ad un bivio si prende la traccia di destra), fino ad aggirare una costa. Oltre quest’ultima, si deve attraversare un’area disboscata con vegetazione invadente in primavera/estate, confluendo infine nella mulattiera contrassegnata n° 763 percorsa in salita. Seguendo quest’ultima si fa ritorno, in circa venti minuti di cammino, al bivio con la stradina che sale alla pieve romanica di Sasso (meritevole di una visita). 

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Alta Val d’Enza: anello da Miscoso

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Punto di partenza/arrivo: Miscoso 901 m

Dislivello: 975 m

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Miscoso-Ponte della Golara-Valcieca (1 h) ; Valcieca-Monte Palerà (1,45 h) ; Monte Palerà-Rigoso-Lago Squincio (1,15 h) ; Lago Squincio-Lago Paduli (diga)-sentiero n° 659-sentiero SD-Miscoso (2 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Miscoso ; Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto-Lugolo-Miscoso

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Ampio e splendido anello che si sviluppa da una sponda all’altra dell’Alta Val d’Enza. 

Parcheggiata l’auto nei pressi del ristorante “La Montanara”, situato lungo la provinciale poco sopra il centro di Miscoso, si imbocca Via della Croce e la si segue attraversando il magnifico e antico borgo. Preso ad un bivio lo stradello di destra, si esce dall’abitato e si prosegue per sentiero (CAI n° 609) in costante discesa. Dopo un tratto in direzione N/NE e alcuni tornanti, si esce in un’area disboscata dove si volta repentinamente a destra ignorando tracce che si staccano a sinistra. Effettuando altri tornanti e continuando a perdere quota piuttosto ripidamente, si confluisce infine in un’ampia traccia trasversale che si asseconda a sinistra (cartelli). Dopo una ripida discesa si approda al medievale Ponte della Golara, 675 m, mediante il quale si attraversa il Torrente Enza. Imboccato il percorso di sinistra al bivio (cartelli) che si presenta quasi subito, si inizia a guadagnare quota in costante e ripida salita effettuando diverse svolte, costeggiando più in alto il margine sinistro di un vasto campo (sulla destra possiamo ammirare notevoli esemplari di muretti a secco). Immessosi più avanti in una carraia, si esce dal bosco e si avanza a fianco di panoramici campi che regalano suggestivi scorci panoramici. Dopo una breve salita all’interno del bosco, si sbuca nella SP 68 appena prima del paese di Valcieca. Si segue l’asfalto a destra, imboccando la prima stradina in salita che si stacca a sinistra a fianco di una casa. Raggiunta una presa dell’acquedotto con maestà a destra, si prende la traccia di sinistra che procede in leggera salita inizialmente a fianco di un fosso. Si continua lungo l’ampia mulattiera fino ad incontrare, dopo una svolta a sinistra, un bivio. Qui giunti, nonostante verrebbe spontaneo proseguire diritto, si deve invece imboccare la traccia di destra (segnavia). Si sale per mulattiera affiancata da panoramici campi, raggiungendo poco più avanti un altro bivio dove si volge a destra per ampia traccia in leggera salita. Dopo una netta curva a sinistra, si incontra sulla destra una fontana (acqua non sempre presente), oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa ignorando a destra una traccia inerbita. Giunti ad un bivio all’interno di un’area disboscata, si deve prendere il percorso di destra (segnavia) mediante il quale si rientra nel bosco. Si varca un ruscello e si prosegue per l’ampia traccia in moderata pendenza. All’incrocio che si incontra più in alto, si volta a sinistra assecondando una carraia in leggera discesa, fino a raggiungere un bivio (paletto con due frecce segnaletiche di colore giallo e blu). Abbandonata la carraia, si imbocca a destra un sentiero che in breve conduce ad una caratteristica selletta sulla dorsale Enza/Cedra. Si prosegue a sinistra in direzione del Monte Palerà, guadagnando inizialmente il sommo di un poggetto erboso. Attraversato un fosso, mediante faticosa salita si conquista la sommità di un panoramico poggio conosciuto come il Castellaro, 1170 m. Qui possiamo notare i basamenti murari di una rocca, risalente al XIII secolo, eretta a scopo difensivo dalla famiglia Vallisneri. Scesi ripidamente per rocce scagliose, si raggiunge una selletta boscosa oltre la quale si riprende a salire per traccia abbastanza evidente e con segnaletica ripristinata. Il percorso avanza in un paio di tratti sulla destra del crinale (segnavia) per poi ricongiungersi con esso. Lo si risale per sentiero non particolarmente evidente tra fitto bosco, fino ad arrivare ad una selletta da cui si trascura a destra una traccia più marcata. Si prosegue diritto continuando ad assecondare l’ampia dorsale (segnavia), guadagnando quota piuttosto ripidamente. Più in alto si avanza al sommo di stratificazioni che digradano in versante Enza, ammirando notevoli visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso. Si affronta poi un tratto di ripida salita avendo come direttrice il boscoso crinale, cui fa seguito un faticoso obliquo ascendente in versante Enza, dove il sentiero risulta piuttosto stretto e scosceso. Al culmine di questa sezione, raggiunto una sorta di poggetto erboso, si prosegue con andamento pianeggiate tenendosi alla sinistra del filo della dorsale. Sbucati in un dosso erboso, il percorso volge inaspettatamente a sinistra perdendo marcatamente quota per dorsale prima erbosa e poi boscosa, fino a raggiungere una sella che offre belle visuali sulla Val Cedra. Si continua per il comodo percorso di crinale costeggiando una recinzione a filo spinato, uscendo in seguito dal bosco e procedendo per dorsale erbosa. Dopo una fascia boscosa, scavalcata la recinzione a filo spinato, si avanza per il crinale costeggiando il limite del bosco, guadagnando la sommità di un dosso ormai a poca distanza dalla duplice cima del Monte Palerà. Continuando ad assecondare la dorsale, scavalcata l’anticima, si conquista la vetta vera e propria della montagna, 1315 m. Dalla sommità si perde quota lungo il profilo meridionale che nel primo tratto è decisamente ripido ma allo stesso tempo suggestivo e panoramico. Dopo una discesa su pendio in parte roccioso, si raggiunge una sella da cui si continua per sentiero evidente che progressivamente si amplia. Usciti dal bosco, ci si immette in una carraia che si segue in direzione della Cima Nuda, altura che il percorso lascia a sinistra effettuando una netta svolta a destra. Dopo un tornante sinistrorso, si confluisce in un’altra carrareccia che si segue a sinistra, raggiungendo in breve uno spiazzo adiacente alla SP 665 ai piedi del boscoso poggio denominato Monte Bastia. Da qui non resta altro che seguire la panoramica strada verso Rigoso, ammirando lungo il cammino stupende visuali dell’Alpe di Succiso. Dalle prime case del paese si imbocca la stradina di sinistra, raggiungendo in breve la chiesa e la piazza principale di Rigoso, 1131 m. Qui si volta a sinistra e appena dopo a destra, seguendo uno stradello che riconduce sulla provinciale. La si asseconda a sinistra solo per poco: infatti, raggiunto un bivio evidente (cartelli), si imbocca a destra una carraia in salita (percorso CAI n° 703) in direzione di Lago Squincio. Si segue la carrareccia (percorsa da mezzi di esbosco) fino ad incontrare un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Appena dopo si attraversa una prima area disboscata oltre la quale, ad un bivio, si prende la carraia di sinistra. Aggirata mediante svolta una costa, si sbuca poco più avanti in un’area disboscata. Si segue la carraia di esbosco che avanza in leggera salita transitando a fianco di un grosso masso situato alla nostra destra. Al bivio che si incontra dopo una svolta a destra, si prende la mulattiera di sinistra che procede inizialmente in salita. Dopo il primo strappo, il percorso avanza pianeggiando a mezza costa, attraversando alcune pietraie e procedendo all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Mediante breve risalita si guadagna una dorsale e valicatala si scende leggermente fino ad approdare in un ripiano prativo dove alla nostra destra è situato il Lago Squincio, 1238 m. Piegando a sinistra si raggiunge un bivio (cartelli) dove si opta per il sentiero n° 703C che scende alla diga del Lago Paduli. Immessosi più in basso nella SP 665, la si segue a sinistra e verso destra si attraversa il ponte stradale antistante la menzionata diga. Al primo bivio (tabella e cartelli) si prende a destra un’ampia traccia in salita delimitata da una recinzione. Raggiunto subito dopo un altro bivio (cartelli), si piega a sinistra in direzione del Rifugio Sarzana, proseguendo sempre a sinistra all’ulteriore bivio collocato nei pressi di un cippo. Si segue lungamente la bella e comoda mulattiera (percorso CAI n° 659) dapprima in lieve/moderata pendenza, poi perlopiù in piano/leggera salita. Più avanti si contorna il margine sinistro di una piccola torbiera e si prosegue attraversando un’area di rado bosco. Guadato il Rio Garzoli, si sale in moderata pendenza fino a valicare una costa boscosa. Poco dopo si incontra un bivio (cartelli) dove si abbandona il sentiero n° 659 imboccando a sinistra il percorso contrassegnato SD (Sentiero dei Ducati) in direzione di Miscoso. La traccia avanza verso E attraversando poco più avanti una radura arbustiva, per poi rientrare nel bosco procedendo perlopiù in quota. Oltrepassata un’orripilante carraia di esbosco, si continua per il comodo sentiero che dopo un tratto in piano inizia a scendere verso il fondo della valletta formata dal Canalaccio. Si varca quest’ultimo e un suo ramo secondario per poi affrontare una breve ma ripida salita onde guadagnare una selletta. Si continua per traccia che attraversa un’area di bosco rado, raggiungendo poco dopo un rifugio. Da quest’ultimo si prosegue per carraia che presto va abbandonata imboccando a sinistra un sentiero (segnavia). Dopo aver varcato un ruscello, si sbuca in un’orribile carraia di esbosco che si attraversa riprendendo sulla destra il sentiero principale. Si continua per comoda traccia procedendo in piano a mezza costa ed attraversando un’area di bosco rado. Valicata una dorsale boscosa, il percorso avanza verso E a mezza costa in piano e in leggera discesa. Dopo un paio di svolte, si continua a progredire a mezza costa attraversando una sequenza di tre solchi (appena dopo il terzo canale, la traccia giusta è quella che avanza in salita e non quella che si stacca a sinistra in piano). Successivamente, procedendo a saliscendi, si attraversano altri due fossi, per poi scendere all’interno di un’area di rado bosco. Dopo una svolta a destra, ci si immette in un’ampia traccia che si asseconda a sinistra raggiungendo un bivio (località Costalta). Proseguendo diritto, si sbuca poco dopo in una bella radura dove si volge a sinistra. Al successivo bivio, situato nei pressi di un’altra radura, si prende la traccia di sinistra, effettuando in seguito un’ampia curva a destra. Il percorso asseconda successivamente un panoramico crinale che offre notevoli visuali, soprattutto verso il Monte Palerà. La bella mulattiera/carraia si sposta poco dopo a destra scendendo nel bosco (ad un bivio si ignora una traccia che si stacca a destra), per poi salire leggermente per un breve tratto. Si continua a perdere quota per panoramica carraia confluendo più in basso in un’altra traccia. Giunti ad un bivio, si prosegue a sinistra verso Miscoso, raggiungendo poco dopo l’edificio della Pro Loco Capo D’Enza. Oltre quest’ultimo si rientra nel bosco e si continua a scendere per bella mulattiera fino ad innestarsi nella SP 15 proprio di fronte al ristorante “La Montanara”. 

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Cime Canuti e Monte Malpasso: anello dal Passo del Lagastrello

Punto di partenza/arrivo: Passo del Lagastrello 1198 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Passo del Lagastrello-tornante quota 1158 m-Foce Banciola (1,45 h) ; Foce Banciola-Cima Canuti Est (45 min.) ; Cima Canuti Est-Monte Malpasso-Passo Sasseda (1 h) ; Passo Sasseda-Lago Squincio-Passo del Lagastrello (1,15 h)

Difficoltà: E+/EE

Ultima verifica: giugno 2016

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio-Rigoso-Passo del Lagastrello

map(1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Anello di grande interesse ambientale e panoramico. Il crinale delle Cime Canuti risulta in alcuni tratti abbastanza esposto e andrebbe affrontato solo con terreno asciutto. 

Dal Passo del Lagastrello si scende per un breve tratto lungo la SP 74 fino ad un tornante sinistrorso (paletto con cartelli). Imboccato il percorso n° 110, ci si dirige per sentiero poco evidente verso il vicino limite del bosco (sbiadito segnavia sul tronco di un albero). Penetrati nella fascia boscosa, si attraversa un ruscello (in estate asciutto) per poi risalire una radura su traccia appena accennata. Guadagnata una panoramica costa, il percorso diviene più marcato e i segnavia più evidenti. Si procede in moderata pendenza all’interno della faggeta tenendosi in prossimità della dorsale di prima. Assecondando attentamente i segnavia, ci si sposta in seguito a sinistra avanzando a mezza costa per ripido pendio boscoso. Usciti temporaneamente dalla faggeta, si attraversa un solco con massi di arenaria e rientrati nella copertura boscosa si deve fare attenzione ad un bivio. Abbandonato l’evidente sentiero, si volge bruscamente a destra per ripida traccia che risale una costa. Il percorso volge più in alto a sinistra varcando un ramo del Torrente Taverone e un ruscello. Poi, prestando attenzione agli ottimamente collocati segnavia, si guadagna quota effettuando diversi tornanti. Usciti definitivamente dal bosco ai piedi degli erti pendii meridionali delle Cime Canuti, si procede a mezza costa in leggera salita orientandosi con i segni bianco-rossi, piuttosto latitanti in questo tratto. Più avanti si lambisce il limite del bosco, approdando poi in una bella conchetta (paletto con segnavia del CAI). Per sentiero piuttosto ripido si guadagna infine la Foce Banciola, 1684 m, situata tra il Monte Bocco e la quota 1740 m delle Cime Canuti. Ci dirigiamo verso quest’ultima affrontando subito una salita decisamente ripida (CAI n° 00) a fianco di blocchi d’arenaria, fino a guadagnare la sommità di una prima quota. Da qui si scende brevemente per poi riprende a salire verso la Cima Pitturina, 1740 m. Dalla vetta si perde quota per il crinale est aggirando a sinistra un verticale gendarme (attenzione in caso di bagnato). Poco più in alto, raggiunta la base di una fascia rocciosa, si effettua un breve traverso a destra in leggera esposizione. Poi, per ripida traccia, si guadagna la spettacolare Cima Canuti Ovest, 1737 m. Una discesa e successiva risalita per panoramico crinale precedono la Cima Canuti Est, 1743 m. Continuando lungo il sentiero 00, si scende alla vicina Sella Canuti, 1696 m, oltre la quale si guadagna la cima disposta più ad est della lunga dorsale Parma/Massa: il Monte Malpasso, 1714 m. Dalla sommità si continua verso est lungo il percorso di crinale, oltrepassando subito una quota secondaria e procedendo in direzione del limite della faggeta. Penetrati in essa, si perde ripidamente quota verso nord-est/nord assecondando gli ottimamente posizionati segnavia. Più in basso si esce al sommo di un pendio con lastre rocciose che si discende orientandosi con i segni bianco-rossi. Dopo alcune svolte, si approda al Passo Sasseda, 1479 m, da cui si scende a destra (n° 00/703) verso il Lago Squincio. Il sentiero, ben evidente e ottimamente contrassegnato, perde quota piuttosto ripidamente effettuando numerosi tornanti. Confluiti più in basso in una traccia trasversale, la si asseconda a sinistra (segnavia) raggiungendo il pittoresco Lago Squincio, 1240 m, ai piedi del ripido profilo settentrionale del Monte Malpasso. Dopo la diga, l’ampia traccia attraversa una radura conducendo ad un trivio (paletto con cartelli). Da qui, trascurato a sinistra il percorso n° 703 diretto a Rigoso e il sentiero n° 703C che scende alla sottostante diga del Lago Paduli, si prende a destra una carraia (n°00) che procede in piano. In venti minuti di rilassante cammino si fa ritorno al Passo del Lagastrello, punto di partenza della nostra gratificante escursione. 

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Anello di Lalatta

Punto di partenza/arrivo: Lalatta, 847 m 

Dislivello: 350 m ca 

Durata complessiva: 3,00/3,30 h 

Tempi parziali: Lalatta-Croce di Lalatta (30/45 min.) ; Croce di Lalatta-Casagalvana (40/45 min) ; Casagalvana-Monte Guardia (1/1,20 h) ; Monte Guardia-Lalatta (30 min) 

Difficoltà: E 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo 

Ultima verifica: dicembre 2015 (foto: aprile 2014) 

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio-Lalatta del Cardinale 

map (1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante e vario anello su carraie e sentieri molto evidenti. 

Si parcheggia l’auto nel piazzale sottostante gli edifici religiosi, situati nella parte bassa del paese di Lalatta. Dal parcheggio attraversiamo tutto il borgo, ammirando splendide case in sasso ristrutturate rispettando l’assetto originario, fino a mettere piede nella provinciale proveniente da Capriglio. Nel lato opposto della strada imbocchiamo un’evidente e ampia carrareccia in salita (cartello con scritto “La Croce del Centenario 1894-1994”). Seguiamo la carraia che con netta svolta a destra conduce ad un bivio sotto un dirupo. Scartato il percorso che sale a sinistra, proseguiamo a destra (paletto di legno con segno di vernice blu), volgendo in seguito a sinistra. Guadagniamo comodamente quota per piacevole carraia costeggiando bellissimi prati e panoramiche radure. Senza possibilità di errore confluiamo più in alto in una carrareccia (segni bianco-rossi) che assecondiamo a sinistra. Un ultimo tratto all’interno del bosco ci separa dal crinale della montagna a dall’ampio spiazzo dominato dalla Croce di Lalatta, 1069 m. La grande croce di metallo alta 15 m, con basamento di 3 m, è stata realizzata nel 1994 in occasione del centenario della nomina del Beato Andrea Carlo Ferrari ad Arcivescovo di Milano. Dalla croce (cartelli) continuiamo verso nord-ovest per il sentiero n° 736 diretto alla soprastante dorsale di marne e arenarie che raggiungiamo dopo aver superato un ripidissimo canalino erboso-marnoso (tratto evitabile a destra seguendo la variante segnata n° 736B). Percorriamo la panoramica dorsale con viste mozzafiato sulla sottostante Val Cedra e il suo circondario di montagne. Il sentiero di crinale, dopo una netta svolta a destra, confluisce in una carraia in corrispondenza di un tornante (poco prima si stacca a sinistra un evidente sentiero non segnato che scende verso Caneto). Seguiamo la carrareccia a destra oltrepassando una recente frana e, in costante discesa in direzione nord, raggiungiamo un incrocio nei pressi di un’ampia depressione a pascolo (rimboschimento a conifere a sinistra). Proseguiamo diritto incontrando successivamente un altro (doppio) incrocio, non lontani dal borgo di Casagalvana, situato alla nostra sinistra. Da qui è consigliabile una digressione verso quest’ultima località che, con i suoi 1079 m, risulta uno dei paesi più alti dell’intero Appennino parmense (interessante la fontana che troviamo a sinistra prima di entrare nel borgo). Ritornati all’incrocio, continuiamo lungo la carraia principale incontrando, dopo cento metri circa, un’ampia traccia che si stracca a sinistra. Quest’ultima conduce dei pressi del vecchio cimitero di Casagalvana (alcuni ruderi), dove sorgeva la chiesa di San Michele. La carrareccia, in costante discesa, riconduce nella strada provinciale proveniente da Capriglio che attraversiamo imboccando un ampio sentiero che avanza assecondando un poco accennato crinale. Seguiamo la traccia tralasciando alcuni percorsi a destra, restando costantemente nei pressi del crinale. Il sentiero piega successivamente a destra e poco dopo a sinistra, conducendo ad un bivio evidente. Qui ignoriamo un’ampia traccia a destra (diretta a Lalatta) e andiamo a sinistra seguendo un marcato sentiero (bollo di vernice gialla). L’evidente percorso (che in seguito si allarga a carraia) compie una svolta verso destra e procede in piano e a saliscendi, mantenendosi nei pressi della dorsale. Compiuta una netta svolta a destra (cippo con bassorilievo in marmo), confluiamo in un’altra carrareccia che seguiamo a sinistra. Il tracciato sale contornando il margine dei bellissimi e panoramici prati con laghetto della località Zumara, conducendo ai piedi di un poggio boscoso. Possiamo raggiungere la sommità di quest’ultimo imboccando a destra, ad un bivio, un’ampia traccia chiusa da sbarra metallica, oppure aggirare il dosso seguendo il sentiero di sinistra. Nel caso vogliamo guadagnare la cima del poggio, poi dobbiamo scendere lungo una labile traccia che svoltando a sinistra confluisce nel menzionato sentiero. Continuiamo per l’evidente e ampia traccia di crinale, passando a fianco di un traliccio elettrico e ignorando percorsi che si staccano sia a sinistra quanto a destra. Dopo un ultimo tratto di discesa caratterizzato da interessanti stratificazioni, confluiamo in un’ampia carraia (che seguiremo a destra) non lontani dal Monte Guardia, 979 m. Possiamo raggiungere la boscosa sommità di quest’ultimo assecondando a sinistra la carraia e, giunti ai piedi del profilo sud-ovest della montagna, l’abbandoniamo dirigendosi per ripida traccia verso la cima. Ritornati al bivio di prima, continuiamo per l’evidente carraia in leggera discesa (in caso non si voglia conquistare la sommità del Monte Guardia, una volta confluiti nell’ampia carraia, si piega subito a destra). Dopo un tratto in lieve salita, giungiamo ad un colletto e procediamo per l’evidente carrareccia ignorando tracce secondarie. Un’ultima discesa all’interno del bosco precede la frazione di Galgheto, circondata da bucolici prati. Per stradina asfaltata, prima in discesa e poi in salita (ad un bivio, nei pressi di una casa, si volta destra), si fa ritorno a Lalatta e al piazzale dove abbiamo parcheggiato l’auto.

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Monte Fuso: anello da Campora

Punto di partenza/arrivo: Campora, 643 m

Dislivello: 470 m

Durata complessiva: 3/3,30 h

Difficoltà: E (escursionistico)

Tempi parziali: Campora-Case Ruffaldi-La Pietra (25 min) ; La Pietra-L’Anna-Cippo Monte Fuso (1,30 h) ; Cippo Monte Fuso-Campora (1,15 h)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2015

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso-Campora

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

map (1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante anello che permette di gustare tutti gli aspetti e le peculiarità di questa importante montagna, mai particolarmente apprezzata dagli “appenninisti” locali. 

Dal paese di Campora (parcheggiare l’auto nel grande spiazzo di fronte alla chiesa) percorriamo per un breve tratto la strada verso Sasso fino al bivio per Case Ruffaldi (cartelli). Si sale per stradina asfaltata raggiungendo in circa 10/15 minuti la bella frazione. Dalla piazzetta (cartelli) proseguiamo a sinistra verso La Pietra (piccolo nucleo posto su un poggio di arenaria) che raggiungiamo dopo aver percorso un tratto di ripida strada. Da qui è consigliabile una breve digressione: appena dopo la casa rurale ci si sposta verso il bordo del dirupo contornandolo a sinistra. Giunti in prossimità di una stretta e suggestiva fenditura, scendiamo con attenzione lungo questa pervenendo alla base delle rocce. Possiamo osservare che le pareti sono di un’arenaria dello stesso tipo di quella della Pietra di Bismantova. Risaliti ai prati soprastanti, continuiamo a seguire il percorso principale che conduce presto a un bivio con cartelli. Andiamo a destra assecondando un’ampia mulattiera che inizialmente risale una ripida costa di marne. Dopo un cippo a ricordo dei partigiani, giungiamo in un’area recentemente disboscata con inerbita traccia che si stacca a destra. Proseguiamo per il bel sentiero che dopo una breve salita compie un’ampia curva a destra ed è delimitato da notevoli esemplari di vecchi muretti a secco. Approdati nel versante opposto (Enza), giungiamo ad un incrocio con cartelli. Trascurato a destra il segnavia n° 763 (il cui tracciato segue la dorsale in direzione del Cippo del Monte Fuso) e a sinistra una mulattiera in discesa, proseguiamo diritto per sentiero occasionalmente contrassegnato da bolli gialli. Stiamo percorrendo una vecchia mulattiera, ancora evidente, che taglia a mezza-costa questo versante della montagna, inizialmente sopra il borgo di Monchio di Sasso. Il percorso, dopo un primo tratto nel bosco, esce all’aperto proseguendo lungo il margine sinistro di un’ampia radura. Giunti in un avvallamento, è necessario abbandonare la traccia che scende al sottostante nucleo rurale, imboccando a destra un sentiero che costituisce la continuazione dello storico tracciato. La mulattiera, dopo una radura con alberi da frutto e una netta svolta a sinistra, viene affiancata da un caratteristico muro, formato da grossi blocchi di arenaria, che ci accompagnerà per tratto. Si continua perlopiù in piano affiancati da radure e panoramici campi che offrono notevoli visuali panoramiche. L’ampia mulattiera confluisce in seguito in una carrareccia che va seguita a destra, in leggera salita, sulla sinistra di una radura e a destra di un poggio boscoso. Nei pressi di una valletta, ignoriamo a destra un’ampia traccia in salita e al bivio successivo abbandoniamo la carraia fin qui seguita proseguendo diritto. Giunti su una costa boscosa a quota 810 m, possiamo continuare lungo la carraia che dopo aver aggirato la costa comincia a salire ripidamente. Preferiamo invece proseguire lungo il vecchio percorso, imboccando a tal fine un’evidente mulattiera che si stacca a destra della carraia, proprio sulla costa boscosa a quota 810 m (delle due tracce prendere quella di destra). Poco dopo la mulattiera confluisce in un’altra carraia che si asseconda a sinistra per pochi metri. Prima che il percorso si innesti in quello abbandonato sulla costa a 810 m, lo si lascia proseguendo a destra. Si continua per bellissima mulattiera, dove “in molti tratti affiora quello che si potrebbe scambiare per un selciato opera dell’uomo. Si tratta invece del dorso fessurato degli strati di arenaria della formazione di Bismantova che costituiscono la parte sommitale del Monte Fuso (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Giunti ad un bivio, proseguiamo a destra assecondando l’antico percorso che conduce ad un crocicchio. Continuiamo diritto per ampia traccia che svolta subito a sinistra (si ignora una carraia che si stacca a destra) e guadagna quota con fondo formato da altre stratificazioni arenacee. Giunti in corrispondenza di un cancello situato alla nostra destra, proseguiamo a sinistra per carraia affiancata a destra da una recinzione. Si effettuano poi un paio di svolte, confluendo poco più avanti nella carrareccia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta per un tratto cementata. La seguiamo a destra in salita, ignorando poco più in alto un’ampia traccia che si stacca a destra ed osservando alla nostra sinistra una piccola costruzione diroccata. Compiuta una netta svolta a sinistra ed oltrepassata una sbarra, mettiamo piede in uno spiazzo in mezzo al bosco. Guardando alla nostra destra notiamo un muretto con pietre ricoperte di muschio che divide due tracce: seguiamo quella di sinistra che effettua subito una curva in quest’ultima direzione. Si continua in lieve salita tagliando per un paio di volte un sentierino trasversale utilizzato dalle MTB. Al successivo incrocio proseguiamo diritto ignorando il percorso n° 761 che a destra sale verso la dorsale del Fuso e a sinistra scende in direzione del piccolo nucleo abbandonato di Gulghino. Si continua per comodo sentiero che dopo uno strappo un po’ più ripido confluisce in una carraia. L’assecondiamo a sinistra transitando a fianco di una proprietà con casa (località L’Anna) nei cui pressi di trova una fonte. Lambita la SP 80 proveniente da Scurano (sulla sinistra tavoli con panche), imbocchiamo a destra il sentiero n° 761A caratterizzato da notevoli affioramenti di arenaria tipo Bismantova. L’ottima traccia, dopo la salita iniziale, segue una costa boscosa per poi contornare il margine di una bella radura. Avanzando piuttosto ripidamente e con qualche svolta, raggiungiamo infine i prati sommitali dove è collocato il Cippo del Monte Fuso, 1115 m, eretto nel 1901. Dalla “cima” (la quota più elevata della dorsale si trova spostata a sud-ovest rispetto al cippo, a poca distanza dai Prati Dolci) continuiamo per il sentiero che verso ovest si inoltra subito nel bosco e discende il dosso sommitale. Trascurata poco più in basso una mulattiera non segnata che si stacca a destra, avanziamo in lieve salita costeggiando alcune radure. Raggiunta un’ampia sella a quota 1080 m, ignoriamo a sinistra una carrareccia proveniente da Rusino (cartelli) e andiamo a destra per mulattiera che procede nel versante settentrionale della montagna. Arrivati ad un bivio con cartelli, abbandoniamo la prosecuzione del sentiero (che comincia a risalire verso il crinale), imboccando a destra la traccia contrassegnata n° 761. Seguiamo la bella mulattiera in ripida discesa con diversi tornanti, tenendo sempre il percorso più evidente. Dopo un tratto recentemente disboscato, l’ampia mulattiera-carraia diviene ancora più ripida e anche scivolosa in caso di terreno bagnato. Al bivio che incontriamo più in basso, trascuriamo a destra il percorso n° 760 e volgiamo a sinistra lungo il tracciato n° 761. Poco dopo giungiamo ad un ulteriore bivio con cartelli, dal quale, ignorato a sinistra il percorso n° 759 per Moragnano, proseguiamo diritto/destra in direzione di Vezzano-Campora. L’ampia traccia, molto incavata nel terreno, compie un tornante destrorso e un altro sinistrorso, conducendo ad un crocicchio. Il percorso segnato continua diritto, noi invece prendiamo la bella mulattiera di destra: potrebbe trattarsi di una sezione del vecchio tracciato conosciuto come Via del Sale (cfr. Canossini). Avanzando comodamente per l’ampia traccia, ci inseriamo nel percorso segnato poco prima di una marnosa sella. Proseguiamo per comoda mulattiera all’interno di un magnifico ambiente boschivo, ammirando, grazie ad alcune aperture, il sottostante e antico Borgo della Malora (proprietà privata). L’ampia traccia, dopo aver attraversato un ruscello, volge subito a sinistra conducendo nei pressi dell’ingresso del menzionato borgo. Per stradello asfaltato scendiamo successivamente a fianco delle vilette della parte alta del paese di Campora, fino a mettere piede sulla strada principale. La seguiamo a destra ritornando alla chiesa e allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. 

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