RSS

Archivi categoria: Appennino parmense

Il Monte Sillara e i suoi laghi

100_6340 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 620 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Verde (45 min) ; Lago Verde-Capanna Cagnin (25 min) ; Capanna Cagnin-Laghi del Sillara (40 min) ; Laghi del Sillara-Monte Sillara (20 min) ; Monte Sillara-Monte Bragalata-Passo Giovarello (50 min) ; Passo Giovarello-Pratospilla (1 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Da quest’ultima località si continua lungo la Massese in direzione di Rigoso e del Passo del Lagastrello. Raggiunto un bivio sotto il Monte Bastia, si svolta a destra raggiungendo in circa 2 km di strada il grande parcheggio antistante l’albergo Pratospilla

Immagine (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione di media lunghezza che permette di visitare alcuni dei più pittoreschi laghi di tutto l’Appennino parmense.

Dal parcheggio di Pratospilla si imbocca sulla destra dell’albero un’ampia traccia (CAI n° 707) che dopo aver oltrepassato mediante ponte un emissario del Torrente Cedra conduce al parco avventura. Appena dopo il percorso vira a destra e varca un altro rio, per poi salire valicando una costa. Si prosegue comodamente per bella mulattiera raggiungendo in alcuni minuti un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 707A diretto a Lago Verde e Capanna Cagnin. Inizialmente si effettuano alcuni tornanti guadagnando quota lungo l’ampia dorsale nord/orientale del Monte Torricella. Poi il tracciato piega a destra avanzando, dopo una breve discesa, in direzione SW, con un bel tratto a mezza costa in cui si taglia un ripido pendio boscoso. Procedendo sempre in questa direzione si raggiunge più avanti una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali sul sottostante Lago Ballano, sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. In seguito il percorso piega a sinistra e risale il pendio boscoso effettuando comodi tornanti, conducendo sul dorso di una costa nei cui pressi si avanza. Appena dopo si mette piede in una selletta (Sella del Pizzo della Nonna) dove si confluisce nell’ampia traccia proveniente dal Lago Ballano. La seguiamo a sinistra in discesa effettuando alcuni tornanti (si tralascia a sinistra la continuazione del percorso n° 707 per Capanna Cagnin), raggiungendo infine una casa diroccata (a destra si stacca il sentiero n° 709A che ignoriamo) e appena dopo la diga del Lago Verde. Per ampia traccia si scende verso quest’ultimo e si costeggia dall’alto la sua sponda orientale, ammirando visuali grandiose su tutto il vallone soprastante delimitato ad ovest dal Monte Torricella. In sentiero non segnato entra poi in un’umida valletta, che si risale lungo la sua sponda destra orografica, fino a ricongiungersi con il percorso n° 707. Seguendo quest’ultimo si avanza ai piedi dei ripidi pendii del versante nord/occidentale del Torricella, svoltando poco dopo a destra e procedendo all’interno della faggeta. Dopo qualche minuto di salita si piega a sinistra uscendo dalla vegetazione in corrispondenza di lisce lastre rocciose. Virando a destra il sentiero conduce infine alla Capanna Cagnin, 1589 m, collocata in splendida posizione. Dal rifugio/bivacco si continua lungo il sentiero segnato salendo all’interno della faggeta, per poi uscirne in prossimità di un muretto roccioso che si lascia a destra. Appena dopo si vira repentinamente a sinistra attraversando il margine superiore di una bella lastra rocciosa. Dopo una svolta a destra (segnavia sbiaditi e poco evidenti) si sale lungo un solco e, nel momento in cui il percorso piega a sinistra, lo si abbandona prendendo a destra una traccia non segnata ma evidente. Al bivio successivo si prende il sentiero di sinistra (ometti), procedendo in obliquo ascendente per poi guadagnare quota sulla sinistra di un evidente costone. Poco dopo si piega a destra attraversando un bell’avvallamento, procedendo poi a mezza costa in direzione di un’evidente selletta. Valicata quest’ultima si scende in direzione dello spettacolare Lago di Compione, 1681 m, nei cui pressi di giunge dopo alcuni minuti di cammino. Per sentiero segnato si costeggia dall’alto la sponda nord/orientale dello splendido specchio d’acqua, raggiungendo poco dopo un bivio dove si prosegue diritto lungo il percorso n° 711C. Si continua per traccia evidente salendo in direzione ovest, approdando infine nei pressi della sponda settentrionale del più orientale dei due meravigliosi Laghi del Sillara, 1730 m. Seguendo il sentiero si costeggia tutta la sponda nord/orientale del primo e del secondo lago gemello, effettuando poi un obliquo ascendente verso sinistra. Poco più in alto si transita nei pressi di uno stagno, raggiungendo infine una selletta nella dorsale nord-est del Monte Sillara. Assecondando quest’ultima in ripida salita per sentiero evidente si guadagna infine la sommità di quello che, con i suoi 1861 m, possiamo definire il “tetto” dell’Appennino parmense/lunense. Dalla cima del Sillara si segue la dorsale spartiacque in direzione del Monte Bragalata, perdendo inizialmente quota per crinale aereo e ripido. Una breve risalita precede il raggiungimento della cima di una quota secondaria, oltre la quale si scende verso il vicino Passo di Compione, 1793 m. Da qui si continua ad assecondare lo splendido crinale divisorio salendo verso la prima delle tre quote che costituiscono il Monte Bragalata. Dopo una bella salita proprio lungo il filo del crinale si guadagna la sommità della quota più elevata, 1856 m, e si prosegue scavalcando la seconda quota, 1855 m. Raggiunta la terza quota, 1835 m, si scende ripidamente, per poi avanzare a saliscendi. Approdati al Passo Giovarello, 1752 m, si abbandona il crinale Parma/Massa e si scende verso il vicino Lago Martini. Da quest’ultimo, 1715 m, si prosegue lungo il percorso segnato in direzione est, incontrando un bivio dove si prosegue diritto/destra. Si avanza verso un’evidente costa la cui continuazione verso nord è rappresentata dalla cresta sud del Monte Torricella. Ad un bivio si prosegue a destra approdando appena dopo sul dorso della menzionata costa, che si segue a sinistra rinvenendo una labile traccia. Orientandosi con alcuni ometti si perde quota lungo la panoramica dorsale caratterizzata da lastre rocciose. Raggiunta infine una selletta, ci si ricongiunge con il percorso segnato (n° 705) che si segue a destra verso Pratospilla. Dopo una prima discesa all’interno della splendida faggeta, si sbuca nei pressi di una torbiera e si prosegue costeggiando il limite del bosco. Si rientra in esso uscendone poco dopo in corrispondenza della pista di uno skilift che si attraversa. Dopo una breve contropendenza all’interno del bosco, si sbuca nei pressi di altre piste da sci, dove il percorso vira a sinistra e poco più avanti a destra. Assecondando i segni bianco-rossi si procede seguendo e attraversando altre piste da sci, perdendo poi quota per carraia sulla destra di un’ampia e inestetica pista. Poco dopo il tracciato piega a sinistra riconducendo nella pista di prima, che si segue fino al vicino albergo e al parcheggio antistante.

 

 

 

Annunci
 

Tag: , , , ,

Cime Canuti, Monte Bocco e Monte Torricella (cresta sud-versante nord/ovest)

100_5992 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 690 m ca

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Palo (25 min) ; Lago Palo-Cima Canuti Orientale (40 min) ; Cima Canuti Orientale-Monte Bocco (50 min) ; Monte Bocco-Monte Torricella (1 h) ; Monte Torricella-Capanna Cagnin ; Capanna Cagnin-Pratospilla (1,45 h)

Difficoltà: EE il crinale dalla Sella Canuti alla Foce Banciola ; F la cresta sud del Monte Torricella ; EE la discesa lungo il versante nord-occidentale del Monte Torricella ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta sud del Torricella (va detto che le difficoltà alpinistiche si limitano ad un singolo breve tratto possibilmente aggirabile) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella che mi accingo a descrivere è forse una delle più complete uscite appenniniche presenti in questo blog. Già il crinale delle Cime Canuti è altamente spettacolare e con grande probabilità rappresenta una delle sezioni più interessanti e suggestive di tutta la dorsale spartiacque Parma/Massa. Se a ciò associamo l’attraversamento del Monte Bocco e la salita al Torricella seguendo integralmente la cresta sud e scendendo per l’erto versante nord/occidentale, ne risulta una combinazione di grande interesse e soddisfazione. Riguardo il percorso della cresta sud del Torricella vorrei esporre un paio di precisazioni/considerazioni: 1) si tratta di un itinerario seguito normalmente nella stagione invernale con picozza e ramponi. Proprio in queste occasioni il primo estetico gendarme roccioso, che costituisce la sezione più “tecnica” di tutta la cresta, viene normalmente evitato a destra per ripido canale-rampa. 2) L’ultima volta che ho percorso questo itinerario è stato nel settembre del 2012. In tutta l’estensione della cresta non era presente nessun chiodo né tanto meno spit. Con mio grande stupore, al fine di rendere più agevole l’assicurazione a corda durante le ascese nella stagione invernale, le poche e discontinue rocce della cresta sono state abbondantemente attrezzate con spit e fittoni con anello. Non è mia intenzione addentrarmi nel terreno paludoso della polemica sterile riguardo l’uso indiscriminato di spit e fix che caratterizza da un po di tempo il modus operandi dell’alpinismo locale, tuttavia considero veramente eccessiva e fastidiosa l’attuale chiodatura della cresta sud del Torricella, anche se effettuata – come già detto – con lo scopo di rendere più sicure le salite invernali lungo essa.

Dall’albergo di Pratospilla si sale lungo la pista da sci per qualche minuto, fino a giungere al bivio con il sentiero n° 703B (cartelli), situato alla nostra sinistra, che si imbocca. Inizialmente si sottopassa una seggiovia e, una volta penetrati nella faggeta, si guadagna quota per ottimo sentiero che risale la sponda boscosa mediante alcuni tornanti. Si attraversa successivamente un ampio ripiano, sbucando infine in corrispondenza del limite settentrionale del Lago Palo 1511m. Si contorna la sponda occidentale del magnifico specchio d’acqua piegando poi a destra all’interno del bosco. Se ne esce poco dopo in corrispondenza di una torbiera che si attraversa penetrando nuovamente nella faggeta. Poco sopra si sbuca in un magnifico vallone ai piedi dei pendii settentrionali dalle Cime Canuti. Qui il sentiero vira repentinamente a sinistra guadagnando quota nei pressi e costeggiando il limite del bosco. Raggiunto il dorso di una costa la traccia piega a destra per poi svoltare a sinistra ed iniziare un obliquo ascendente. Dopo una breve ma ripida salita all’interno di un canalino si raggiunge una bella selletta situata su un crinale secondario degradante dalla Cima Canuti Orientale. Si asseconda il panoramico filo della dorsale piegando poi a sinistra ed effettuando uno scosceso traverso. Messo piede alla Sella Canuti1696 m, seguendo il panoramico crinale verso ovest si guadagna la sommità della Cima Canuti Orientale 1743 m. Si prosegue lungo il percorso di crinale scavalcando una cima secondaria, raggiungendo, dopo una discesa e la successiva risalita, la Cima Canuti Occidentale 1736 m. Dalla sommità si perde quota ripidamente continuando poi ad assecondare l’esposto crinale divisorio, prestando attenzione ai segnavia in quanto in un tratto è necessario aggirare, mediante esposto traverso nel versante lunense, un roccione strapiombante. Raggiunta la successiva forcelletta, si può seguire il filo del crinale oppure aggirarlo a destra per traccia, mentre poco dopo è necessario aggirare a destra un verticale gendarme. Continuando ad assecondare il filo della dorsale si raggiunge infine, dopo aver aggirato a destra una quota secondaria, la Cima Pitturina 1740 m. Dalla sommità si scende ripidamente lungo il crinale evitando sulla sinistra uno spuntone, raggiungendo appena dopo la cima dell’ultima quota che precede la Foce Banciola. Dopo ripida discesa si mette piede nella menzionata foce, 1682 m, da cui si continua lungo il percorso 00 in direzione del Monte Bocco. Raggiunta la sommità di quest’ultimo, 1790 m, si prosegue lungo il crinale divisorio guadagnando, dopo una breve discesa e successiva risalita, la poco accennata cima del Monte Uomo Morto 1773 m. Continuando lungo il magnifico percorso di crinale (visuali mozzafiato) si raggiunge più avanti il sommo di una quota secondaria, scendendo poi alla sottostante selletta. Nel momento in cui il percorso ricomincia a salire, si prende a destra un evidente sentiero non segnato che scende verso la sottostante dorsale, la quale si dilunga verso nord formando la cresta sud del Torricella, che percorreremo interamente. Messo piede in una sella all’inizio della menzionata dorsale, si ignorano inizialmente un paio di tracce trasversali, proseguendo per sentierino poco evidente orientandosi con qualche ometto. Dopo qualche minuto si approda ad una selletta dove ci si congiunge con il sentiero n° 705 proveniente da Pratospilla. Noi invece continuiamo a seguire il filo della dorsale in direzione dell’evidente gendarme della cresta sud del Torricella. Dopo aver superato un ripido tratto con massi e poco dopo qualche roccetta, si arriva alla base del quasi verticale spigolo del gendarme notando subito una vistosa sosta servita da due spit con anelli. Si scala direttamente l’aereo spigolo (nessuna protezione intermedia), tenendosi nei primi metri leggermente alla sua destra, poi lungo il filo, approdando infine alla sommità del torrione dove si rinviene una sosta con spit (15 m ca. di II° e III°). Raggiunta con attenzione la sottostante forcellina si prosegue risalendo un ampio profilo con facili roccette, rinvenendo altri inestetici e inutili spit, piantati per facilitare l’assicurazione a corda durante le salite invernali. Raggiunto il sommo di questa sezione, si prosegue lungo l’esposta cresta scavalcando una gobba, proseguendo poi in direzione dell’ultimo ripido risalto. Raggiunta la sottostante selletta, si sale ripidamente per roccette ed erba sulla destra di un muretto verticale, sfruttando ottimi appoggi (passo di I°, spit). Dopo un’ultima breve salita si raggiunge con soddisfazione la magnifica sommità del Monte Torricella 1728 m, da cui è possibile ammirare un panorama davvero grandioso. Dalla cima si scende lungo il filo dell’aereo crinaletto fino a mettere piede in un’ampia sella che costituisce sbocco del “Canalone dei Ghiri”. Appena dopo si abbandona il filo della dorsale piegando a sinistra lungo un solco, continuando poi per tracciolina tra cespugli di mirtillo ed erba alta. Si perde quota in ripida discesa assecondando il dorso del costone nord/occidentale della montagna. Perdendo e ritrovando tracce si scende sempre molto ripidamente, raggiungendo il sommo di un poggetto dove la traccia piega a destra e appena dopo a sinistra. Ripreso il filo della dorsale si approda poco dopo in un bel ripiano nei pressi del limite del bosco, dove la traccia piega repentinamente a sinistra, iniziando un lungo e suggestivo traverso a mezzacosta ai piedi del severo versante nord/ovest del Torricella. Poco più avanti si varca il “Canalone dei Ghiri”, proseguendo poi in piano/leggera discesa per sentierino esiguo seminascosto dall’erba alta. Dopo aver oltrepassato un altro canale si prosegue attraversando una pietraia, avanzando poi sempre in direzione SW intuendo tracce di passaggio lasciate da animali selvatici. Giunti nei pressi di una costa caratterizzata da lastre rocciose, ci si sposta a destra e si segue quest’ultima, mettendo successivamente piede su una traccia che a sua volta si immette nel percorso segnato (n° 707) che seguito a sinistra condurrebbe in pochi minuti alla Capanna Cagnin. Noi lo percorriamo in discesa verso il non lontano Lago Verde, scendendo inizialmente per liscia lastra rocciosa. Appena dopo si penetra nella faggeta e si prosegue lungo l’ottimo sentiero che piegando a destra riconduce alla base dei ripidi pendii del Monte Torricella. Al bivio successivo, appena prima che la traccia rientri nel bosco, si prende a sinistra un sentiero non segnato che scende tra folta vegetazione sulla destra di un rio (fontana). Poco dopo si approda in panoramici ripiani dove il sentiero prosegue tenendosi in alto rispetto la sponda orientale del Lago Verde (visuali stupende). Dopo breve risalita si giunge in corrispondenza della diga del lago, dove ci si innesta in una carraia che si segue transitando inizialmente a fianco di una costruzione diroccata ed ignorando qui il sentiero n° 709A che si stacca a sinistra. Si avanza in salita compiendo alcuni tornanti fino ad approdare alla Sella Pizzo della Nonna da cui si imbocca a destra il sentiero n° 707A. Inizialmente si avanza nei pressi del dorso di una costa, per poi iniziare a perdere quota effettuando alcuni tornanti. Più in basso il percorso procede con direzione est conducendo in una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali panoramiche. Si prosegue comodamente sempre in questa direzione, effettuando più avanti un suggestivo traverso a mezza costa all’interno della faggeta ad alto fusto. Poi si avanza per un tratto in salita raggiungendo l’ampia dorsale NE del Torricella che si discende prima in obliquo a destra, poi compiendo alcuni tornanti. Messo piede nella mulattiera contrassegnata n° 707, la si segue a destra verso il non lontano Pratospilla. Si avanza comodamente a mezza costa, affrontando poco dopo una breve contropendenza onde valicare una costa che costituisce il limite orientale della boscosa dorsale NE del Torricella. Dopo una breve discesa si piega a destra varcando un rio, transitando appena tra le attrazioni del Parco Avventura. Dopo aver oltrepassato tramite ponte in legno un ramo del Torrente Cedra, si sale per poco fino a raggiungere l’ampio parcheggio antistante l’albergo Pratospilla.

 

 

Tag: , ,

Il Monte Scala dal Ponte del Cogno

100_5077 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 984 m

Dislivello: 725 m

Durata complessiva: 5,45 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-guado Torrente Parma di Badignana (45 min) ; guado Torrente Parma di Badignana-Lagoni (50 min) ; Lagoni-Monte Scala (1 h) ; Monte Scala-Passo Fugicchia (35 min) ; Passo Fugicchia-Capanne di Badignana (40 min) ; Capanne di Badignana-carrozzabile Cancelli-Lagoni (25 min) ; carrozzabile Cancelli-Lagoni-Borello dello Sbirro-Ponte del Cogno (1,20 h)

Difficoltà: E+/EE la salita al Monte Scala ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa 2 km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia appena dopo il Ponte del Cogno

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendida escursione in luoghi di rara bellezza a livello naturalistico e paesaggistico. L’avvicinamento ai Lagoni partendo dal Ponte del Cogno permette la conoscenza di quella che forse è l’area più interessante e selvaggia della foresta dell’Alta Val Parma. La salita al Monte Scala risulta nella parte finale decisamente ripida e andrebbe intrapresa solo con terreno asciutto.

Dal Ponte del Cogno ci si incammina lungo una sterrata (percorso CAI n° 721) che poco più avanti svolta a destra passando a fianco di una casa. Si continua lungo la carraia in leggera discesa, avanzando ai lati di campi coltivati ed ammirando notevoli visuali panoramiche, in particolare sulla dorsale di Pian del Monte. Ignorata a destra una traccia, si continua lungo il percorso principale fino ad oltrepassare mediante il Ponte del Prolo il Torrente Parma delle Guadine Parma di Francia. Dopo il ponte l’ampia traccia avanza in salita conducendo ad un bivio dove si prosegue a destra. Effettuando una svolta a destra si aggira un profilo boscoso, penetrando così nella valle formata dal Torrente Parma di Badignana. Al successivo bivio (cartelli) si abbandona a destra il percorso segnato (da cui torneremo) e si prosegue a sinistra. Si avanza comodamente per bella carraia all’interno di un suggestivo ambiente boschivo, incontrando in seguito un bivio dove si ignora a destra una traccia inerbita. Si procede lungamente in leggera discesa e a saliscendi, costeggiando più avanti il margine inferiore di un’area disboscata (una traccia che si stacca a sinistra in discesa la si tralascia). Appena dopo si curva repentinamente a destra oltrepassando un ruscello, proseguendo ancora per l’ampia traccia in piano/leggera discesa. Dopo un tratto piuttosto infrascato in cui si costeggia un radura situata alla nostra destra, si raggiunge una sbarra con cartello di divieto d’accesso. Ci troviamo nei pressi del greto del Torrente Parma di Badignana: a destra una labilissimo sentiero condurrebbe al Borello dello Sbirro, noi invece proseguiamo diritto lungo l’ampia traccia inerbita. Poco dopo, mediante netta svolta a sinistra, si raggiunge l’alveo del torrente che si deve guadare (solo in periodi di particolare siccità il guado è effettuabile con gli scarponi ai piedi). Dopo l’attraversamento del torrente l’ampia traccia avanza in direzione nord in leggera/moderata pendenza, penetrando successivamente all’interno di un rimboschimento a conifere. Il percorso effettua in seguito una netta curva a sinistra, conducendo infine nella carraia Sesta-Lagoni che si segue a destra verso quest’ultima località. Dopo una breve discesa ed alcune svolte, l’ampia traccia diviene un po più ripida ed effettua un paio di tornanti. Si prosegue lungo il bel tracciato all’interno di un interessante ambiente boschivo caratterizzato dalla presenza di bianchi massi erratici. Più avanti si transita a fianco di un rifugio/capanno, compiendo poi una netta svolta a destra, in corrispondenza della quale si guada il Torrente Parma dei Lagoni. Dopo un’ampia curva a sinistra il percorso guadagna quota in direzione est, costeggiando più avanti delle lisce lastre rocciose. Si prosegue lungo l’ampia traccia immettendosi infine nella carrozzabile per il Passo della Colla che seguiamo a destra in direzione dei Lagoni. In circa dieci minuti di cammino si raggiunge il pittoresco Lago Gemio Inferiore1342 m, da cui si imbocca il percorso n° 711/715 per il Lago Scuro. Il frequentato sentiero contorna inizialmente la sponda settentrionale del lago, per poi spostarsi a destra continuando all’interno della faggeta. Si avanza in leggera salita in direzione SE per magnifica mulattiera, fino ad uscire dal bosco e procedere nei pressi e alla base di straordinari scivoli d’arenaria. Dopo questo tratto veramente spettacolare si rientra nella faggeta perdendo quota per alcuni metri, approdando appena dopo nel margine destro di un’ampio e magnifico ripiano con torbiera. Si riprende poi a salire all’interno del bosco oltrepassando mediante ponticello in legno un suggestivo rio. Raggiunto il soprastante bivio si va a destra e dopo una breve salita si approda allo spettacolare Lago Scuro1526 m. Dopo un’eventuale sosta si prosegue assecondando i segnavia per il Monte Scala e la Falesia del Lago Scuro. Si contorna inizialmente e per un breve tratto la sponda settentrionale del lago, per poi spostarsi a destra salendo all’interno della faggeta. Appena dopo si piega a sinistra e poi ancora a destra avanzando in salita tra grossi massi. Volgendo verso sinistra si asseconda per qualche metro il dorso di una costa, virando poi a destra ed attraversando una pietraia (segnavia rossi sempre presenti e ottimamente posizionati). Con ulteriore spostamento a sinistra si sale prima per pietraia poi per pendio erboso con cespugli di mirtillo. Assecondato il dorso di una poco accennata costa temporaneamente fuori dal bosco, si rientra in esso e si sale ripidamente costeggiando la base di ciclopici massi. Usciti dalla vegetazione ci si trova ai piedi di un ripido pendio con massi e pietraie. Ignorata temporaneamente una traccia che si stacca a sinistra, si effettua una ripida curva a destra orientandosi con i ben posizionati ometti. Poi si piega repentinamente a sinistra salendo molto ripidamente, spostandosi appena dopo a destra in direzione della Falesia del Lago Scuro. Poco prima di essa la traccia piega a sinistra, avanzando in ripida salita prima per pietraia poi per pendio erboso. Dopo un ripidissimo e faticoso strappo a ridosso della parete rocciosa e un ultimo erto pendio erboso, si approda alla sella che separa l’anticima (meritevole di una visita) a destra dalla cima principale a sinistra. Seguendo l’aerea dorsale si guadagna in breve la magnifica sommità del Monte Scala1709 m, dove ci si inebria di uno straordinario panorama a 360°. Dalla cima con grande attenzione per la ripidezza del pendio si ritorna al bivio incontrato in precedenza, dove un sentierino staccandosi a destra (faccia a valle) procede in direzione del Passo di Fugicchia. Imboccata questa traccia si avanza a mezza costa sotto notevoli bancate d’arenaria, avvicinandosi ad una pietraia che poi si attraversa in salita mirando ad un evidente masso appuntito (alcuni ometti facilitano l’orientamento). Il sentiero prosegue successivamente in direzione dell’evidente crinale la cui prosecuzione verso nord è costituita da un verticale gendarme che precede lo spigolo sud del Monte Scala. Messo piede sul filo della dorsale lo seguiamo per traccia esigua, scendendo poi alla sottostante sella. Da qui, spostandosi a destra, ci si immette in un evidente sentiero che asseconda un rampa. Seguendo la traccia a sinistra in salita e procedendo successivamente appena a sinistra del filo della dorsale, si raggiunge infine il Passo di Fugicchia 1669 m. Dal valico seguiamo il magnifico sentiero n° 715 raggiungendo in circa dieci minuti di cammino la Fontana del Vescovo. Da qui si continua a perdere quota per lo stesso percorso (ad un bivio si tira diritto), ammirando lungo il cammino la sottostante torbiera conosciuta come Piana delle Antiche Pietre. Raggiunto il suo limite nord-occidentale, si penetra nella faggeta e si scende per ampia mulattiera piuttosto sassosa. Più in basso ci si immette nella carraia d’accesso alle Capanne di Badignana (se si vuole visitare questa località si va a sinistra) che si segue a destra in discesa. In circa venti minuti di rilassante cammino per ampia traccia in ambiente boschivo di rara bellezza si raggiunge la carrozzabile Cancelli-Lagoni. La si segue a sinistra in direzione della prima località, giungendo in venti minuti di cammino nei pressi della recinzione della Riserva Guadine-Pradaccio. Dal bivio situato alla nostra destra si imbocca il percorso n° 721 recentemente segnato dal CAI. Inizialmente si perde quota per ampia mulattiera con sterpaglie, mettendo successivamente piede in una selletta su un crinale boscoso. Da qui si piega a destra all’interno di un rimboschimento a conifere, transitando poco dopo nei pressi di un mucchio di sassi (è ciò che rimane del rifugio forestale conosciuto come il Borello dello Sbirro). La traccia piega poi nettamente a sinistra svoltando successivamente a destra (si tralascia a sinistra un sentiero), perdendo quota lungo il sottostante pendio boscoso. Più in basso si attraversa una bella radura dopo la quale il tracciato si amplia a carraia piuttosto inerbita. La seguiamo lungamente senza possibilità di errore, tenendosi a destra rispetto il crinale che fa da spartiacque tra le valli formate dal Torrente Parma delle Guadine e dal Torrente Parma di Badignana. Dopo una netta svolta a destra e la successiva curva a sinistra si raggiunge una piccola radura dove possiamo notare un notevole esemplare di faggio. Si prosegue per l’ampia traccia immettendosi dopo alcuni minuti di cammino nella carraia percorsa in salita. Seguendo quest’ultima si fa ritorno al Ponte del Cogno, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

 

 

 

 

Tag: , , ,

Monte Navert: anello da Casarola

100_4440 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Casarola 996 m

Dislivello: 687 m ca.

Tempi parziali: Casarola-sella quota 1251 m (50 min) ; sella quota 1251 m-Monte Navert (1,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (40 min) ; Pian del Monte-Grammatica (1,30 h) ; Grammatica-Casarola (50 min)

Durata complessiva: 5/5,15 h

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Riana-Grammatica-Casarola

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella proposta è certamente una delle più interessanti e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. In questo percorso si ha la possibilità di visitare luoghi di impareggiabile bellezza e preziosità, come il pianoro prativo di Pian del Monte e il Bosco delle Fate (splendido castagneto ai piedi del Groppo Sovrano). La segnaletica CAI lascia molto a desiderare, tuttavia l’itinerario nel suo complesso non pone problemi di individuazione del giusto percorso.

Da Casarola si imbocca uno stradello (Via Attilio Bertolucci) che sale a fianco di una casa ed effettua poco sopra una netta svolta a destra. Ignorato a sinistra un viottolo di accesso ad un’altra casa, si prosegue diritto compiendo una curva a sinistra. Al successivo bivio si continua a destra per bella carraia pianeggiante che si segue tralasciando a sinistra una traccia in salita (cartelli in legno del Sentiero Natura e Cultura). Più avanti il percorso costeggia spettacolari pareti di arenaria stratificata (a destra si stacca il Sentiero Natura) per poi iniziare a guadagnare quota in moderata pendenza con qualche strappo un po’ più ripido. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi di una bella radura con fonte-abbeveratoio, incontrando poco più avanti un bivio dove da sinistra si innesta una carraia, proveniente dal Passo di Riana, contrassegnata n° 737 (è il segnavia che ci accompagnerà fino in cima al Navert). Appena dopo il bivio si affronta una ripida salita raggiungendo in breve un altro bivio dove si prosegue diritto/sinistra (cartelli). Si avanza comodamente con alcuni saliscendi ammirando, nell’altro lato della valle, una spettacolare parete di arenaria che ricorda in piccolo il Groppo Sovrano. Quando l’ampia traccia piega nettamente a sinistra, noi la seguiamo ignorando una mulattiera inerbita che prosegue diritto. Dopo una breve salita per carraia alquanto dissestata all’interno di un’area disboscata, si approda ad una selletta sulla dorsale Bratica/Cedra a quota 1251 m. Dal passo si prosegue a destra lungo il sentiero di crinale in direzione della sommità del Monte Navert. Inizialmente il percorso asseconda il filo della boscosa dorsale spartiacque, per poi avanzare in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo in versante Cedra. Giunti ad un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia) occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il dorso del crinale, dal quale spostandosi brevemente a destra (cartello) si esce temporaneamente dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di raggiungerne la sommità da cui si ammira una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente), avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero notando più in basso, alla nostra sinistra, una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale ovest del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ed uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso, attraversando l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia, inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sulle ripide bancate arenacee che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si attraversa in direzione NW tutto il magnifico pianoro sommitale, assecondando la traccia del percorso n° 739. Rientrati nel bosco si avanza tenendosi nei pressi della dosale Parma/Bratica, attraversando poco più avanti una bella radura. Oltre quest’ultima, una volta rientrati definitivamente nella vegetazione, si transita a fianco di straordinari esemplari di faggio dalle singolari forme contorte. Poi il sentiero piega leggermente a destra e poco più in basso a sinistra (attenzione ai segnavia), riportando nei pressi dell’ampio dorso del crinale. Dopo un’ultima discesa si approda ad una selletta a quota 1529 m da cui si prosegue diritto. Mediante ampio ed evidente sentiero si avanza in leggera salita all’interno di una faggeta che ha pochi eguali in fatto di bellezza. Effettuando anche alcune svolte e restando quasi sempre nei pressi della dorsale spartiacque, si esce dalla vegetazione approdando in magnifiche radure. Siamo nel ripiano prativo conosciuto come Pian del Monte1578 m, luogo di una certa importanza per i valligiani: sembra che un tempo vi si tenesse un mercato estivo. Dopo un’eventuale sosta ad un piccolo rifugio/bivacco situato poco più in basso e a destra rispetto il tracciato che stiamo seguendo, si continua attraversando il ripiano prativo fino ad un bivio non segnato da cui si abbandona a destra un’ampia traccia che scende verso Riana. Noi invece proseguiamo diritto/sinistra per ottimo sentiero che rientra nel bosco uscendone poco più avanti. Ora il percorso segnato piega nettamente a sinistra verso la cima del poggio erboso chiamato Groppo Fosco1585 m, da cui è possibile ammirare una notevole visuale dell’Alta Val Parma con il suo circondario di montagne. Dalla sommità la traccia, non particolarmente marcata, piega leggermente a destra procedendo in direzione NW verso il vicino limite del bosco. Raggiunto quest’ultimo, si effettua una netta svolta a destra immettendosi in un’ampia mulattiera che si segue a destra scendendo inizialmente verso E/NE, poi N. Il percorso (si tratta dell’antico accesso ai pascoli di Pian del Monte) procede in modo lineare (ad un bivio segnato si lascia a destra una traccia per Pian del Monte) tenendosi in prossimità dell’ampia dorsale spartiacque. Più avanti il tracciato avanza sulla destra rispetto il dorso del crinale divisorio, aggirando in questo modo la boscosa sommità del Monte Quadro. La mulattiera/carraia raggiunge più avanti il limite superiore di un’area disboscata ed effettua, oltre quest’ultima, una svolta a sinistra conducendo nei pressi di una radura dove da sinistra si innesta un sentiero proveniente dal Passo della Sisa. Noi proseguiamo diritto lungo l’antica direttrice, compiendo più in basso una svolta a sinistra ed approdando ad un bivio dal quale si ignora a sinistra un’ampia mulattiera per il Passo della Sisa. Seguiamo la carraia principale perdendo quota in direzione NE, prima all’interno del bosco, poi assecondando una panoramica costa. Dopo alcuni tornanti si raggiunge la caratteristica chiesa di Grammatica1008 m, mettendo piede nella provinciale Corniglio-Monchio che si segue a destra. Si effettua subito una netta svolta a destra costeggiando successivamente verticali pareti arenacee. Poco dopo si transita alla base di un singolare poggio parzialmente roccioso (il Groppo Torsello) varcando poi, mediante ponte, il Rio Acquabella. Oltre quest’ultimo si continua lungo la provinciale ancora per poco: infatti, dopo una maestà situata alla nostra sinistra, si scorge in lontananza un cartello. Qui giunti si abbandona la strada asfaltata imboccando a sinistra una mulattiera in discesa. Si tratta di un antico tracciato ancora ben conservato all’interno di un castagneto che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Poco più avanti si transita nelle vicinanze di un essiccatoio diroccato e si continua comodamente lungo la mulattiera (guardando in alto a destra è possibile scorgere altre costruzioni in pietra). Dopo essere passati a fianco di un secondo essiccatoio si giunge ad un bivio da cui, ignorata a sinistra una traccia con cartello di divieto d’accesso, si prosegue diritto/destra. Una breve discesa conduce al magnifico Bosco delle Fate: si tratta di un ripiano boscoso punteggiato da diversi essiccatoi (pannelli esplicativi riportano poesie di Attilio Bertolucci) e da massi erratici. Dopo una consigliabile perlustrazione si prosegue per l’antica mulattiera, fiancheggiata da muretti a secco, passando a fianco dell’ennesima costruzione in sasso ancora ben conservata. Il tracciato, delimitato a sinistra da una staccionata, piega poi a destra e conduce ad un solco che si attraversa. Appena dopo si transita a fianco di una casa (il Molino di Riana) e si oltrepassa mediante ponte in legno un ramo del Torrente Bratica. Al successivo bivio si prende la traccia di sinistra giungendo nei pressi di alcune abitazioni. Oltrepassato anche il torrente principale, si procede per carraia che sale in direzione di Casarola. Dopo pochi minuti ci si innesta in uno stradello che si segue a destra in salita, piegando poi a sinistra onde entrare nel borgo antico di Casarola. lo si attraversa ammirando angoli suggestivi ed imboccando, nei pressi delle ultime case, una stradina in salita. Seguendo quest’ultima si raggiunge la chiesa del paese e, poco più in alto, la provinciale per Monchio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tag: , , , , ,

Il Monte Aguzzo da Grammatica

100_4217 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Grammatica 1008 m

Dislivello: 340 m ca.

Durata complessiva: 2,15/2,30 h

Tempi parziali: Grammatica-bivio quota 1238 m (30 min) ; bivio quota 1238 m-Passo della Sisa-Monte Aguzzo (45 min) ; Monte Aguzzo-Passo della Sisa-Grammatica (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Ultima verifica: maggio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Stupendo anello alla scoperta di luoghi ormai dimenticati che in passato ebbero una certa importanza per i valligiani. Nell’introduzione di una relazione relativa ad un altro percorso in Val Bratica, mi è capitato di scrivere che in queste zone il tempo è come se si fosse fermato. Ebbene, la stessa magnifica sensazione la si prova nel percorre questo itinerario. In Val Bratica – così come in poche altre aree montuose – è possibile percepire il “senso” più profondo della montagna appenninica. La perla che arricchisce l’escursione proposta è una mulattiera che dal Passo della Sisa conduce a Grammatica. Si tratta di un antico tracciato che veniva utilizzato dai valligiani per raggiungere il crinale Bratica/Parma, e da qui spingersi fino alla dorsale prativa chiamata Pian del Monte, luogo di un antico mercato che si teneva nella stagione estiva. Consiglio a quei pochi interessati ad un simile itinerario di gustarselo metro dopo metro senza fretta, immergendosi in un’atmosfera dilatata dove il passato è una dimensione realmente percepibile.

Parcheggiata l’auto nella parte finale di Grammatica in direzione di Riana, ci si incammina imboccando una stradina (percorso CAI n° 739) che parte sulla destra della caratteristica chiesa del paese. Si guadagna quota piuttosto ripidamente effettuando alcune svolte, assecondando in seguito il panoramico dorso di una costa (ad un bivio si prosegue a destra in salita). Più avanti si penetra nel bosco e si continua lungamente per la bella carraia, raggiungendo infine un bivio a quota 1238 m (segnavia su un sasso a terra). Qui si abbandona il percorso segnato imboccando a destra un’ampia traccia che procede prima in piano poi in discesa. Oltrepassato un solco si effettua una netta svolta a destra e si avanza costeggiando dall’alto una radura il cui margine nord-occidentale si raggiunge in breve. Questo ripiano erboso ospitava in passato una coltivazione a cereali invernali come il grano marzaiolo, da cui deriva il nome del luogo: Marzolare (cfr. Canossini). Continuando per l’ampia mulattiera si varca poco dopo un ruscello e si costeggia il margine inferiore un’altra splendida radura. Appena dopo si confluisce in un’ampia traccia che si segue a destra raggiungendo in breve il Passo della Sisa1211 m (poco prima si stacca a destra una mulattiera proveniente da Grammatica), storico valico di crinale e incrocio di diversi percorsi. Noi proseguiamo alla volta della sommità del Monte Aguzzo, imboccando il ripido sentiero che abbiamo di fronte. Dopo il primo strappo, la traccia, non segnata ma evidente, avanza assecondando il boscoso dorso del crinale spartiacque Bratica/Parma. Procedendo perlopiù in piano e leggera discesa, si esce poi dal bosco in corrispondenza di una magnifica costa marnosa (panorama stupendo). Qui il sentiero piega a destra e sale ripido ancora per un breve tratto all’interno del bosco, per poi uscirne ed effettuare un obliquo ascendente verso sinistra tagliando un ripido e friabile pendio di marne. Si prosegue lungo la traccia affrontando l’ultimo faticoso strappo che precede la sommità del Monte Aguzzo1324 m, caratterizzata da un palo in ferro residuo di una stazione radio risalente alla Seconda Guerra Mondiale (cfr. Canossini). Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama offerto dalla cima di questo monte, si ritorna al Passo della Sisa seguendo lo stesso percorso effettuato in salita. Dal valico si rientra a Grammatica percorrendo con immenso piacere una delle poche mulattiere storiche rimaste ancora intatte, scampata miracolosamente dalla distruzione ed invadenza operata da moto da cross, mountain bike, cartacce e pattume vario abbandonato da escursionisti cialtroni. Dal passo si prende quindi la traccia di sinistra procedendo in piano verso N/NE al sommo di radure arbustive. Poi il percorso svolta repentinamente a destra e perde quota in leggera discesa all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Poco dopo si esce in una piccola radura con affioramenti argillosi che si attraversa lungo il suo margine destro (guardando a destra si nota un notevole esemplare di antico muretto a secco). Rientrati nel bosco si continua a scendere per la splendida mulattiera inizialmente larga e molto incavata, poi più stretta ma sempre evidente (in alcuni punti è possibile notare ciò che rimane del selciato originario). Più avanti si raggiunge una panoramica costa marnosa che costituisce il sommo della sponda sinistra (orografica) della valletta formata dal Rio del Canalaccio. Si prosegue lungo la mulattiera raggiungendo in breve la strada provinciale della Val Bratica appena prima del paese di Grammatica. Si attraversa tutto lo splendido e antico nucleo fino alla chiesa del paese nei pressi della quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

Tag: , ,

Il Corno di Caneto

100_4090 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Caneto 571 m

Dislivello: 858 m

Durata complessiva: 4 h ca.

Tempi parziali: Caneto-Rifugio Bestianel (1,20 h) ; Rifugio Bestianel-Corno di Caneto (45 min) ; Corno di Caneto-Caneto (1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Da quest’ultima località si prosegue lungo la S.S. 665 ancora per poco. Infatti la si abbandona prendendo a destra (indicazione) una stradina che dopo aver oltrepassato il Cedra conduce alla frazione di Caneto.

 

img027 (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e panoramico. Il sentiero n° 751, nel tratto Rifugio Bestianel-Corno di Caneto, nonostante la nulla frequentazione e una segnaletica ormai quasi inesistente per incuria e menefreghismo, non pone, eccetto per un breve tratto, problemi di individuazione del giusto percorso.

Abbandonata l’auto nei pressi della chiesa di Caneto, ci si incammina per stradina asfaltata raggiungendo in breve un bivio dove si prosegue a destra. Si continua in salita attraversando tutta la parte alta del nucleo abitato, avanzando poi per carraia che effettua una netta svolta a sinistra (maestà sulla destra), entrando in questo modo nella valle formata dal Rio di Veronco. Al primo bivio si ignora un’ampia traccia che si stacca a destra e si prosegue per bella carraia che guadagna quota in moderata pendenza. Poco più avanti si transita nei pressi di una presa dell’acquedotto e si continua a salire effettuando alcuni tornanti. Più in alto si procede per un buon tratto a fianco di magnifiche radure arbustive, per poi piegare a sinistra rientrando progressivamente nel bosco. Raggiunto un bivio evidente (cartello), proseguiamo diritto in direzione del Rifugio Bestianel, ignorando a destra il sentiero per il Monte di Botta da cui torneremo. Seguendo il percorso principale si incontra un altro bivio, caratterizzato dalla presenza di un carretto arrugginito, dove si prosegue diritto/sinistra ignorando a destra un’ampia traccia in discesa. Si avanza in moderata pendenza effettuando alcune svolte, fino a raggiungere un ulteriore bivio da cui si continua a sinistra. Appena dopo si incontra l’ennesimo bivio dove si prosegue diritto/sinistra (sbiadito segnavia sulla destra appena dopo il bivio). Poco più avanti si raggiunge un’area di bosco rado dove è possibile notare, più in alto a destra, il Rifugio Bestianel. Si prosegue lungo la carraia ancora per poco e poi la si abbandona temporaneamente spostandosi a destra verso il rifugio, 1163 m. Dopo un’eventuale sosta si rimette piede nell’ampia traccia di prima e la si segue effettuando una svolta a destra. Appena dopo il tracciato si restringe a sentiero che si asseconda compiendo una curva verso destra, contornando in questo modo il margine superiore dell’area disboscata. Alla successiva svolta a sinistra, sul tronco di un albero a destra, si nota uno sbiaditissimo segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Messo piede su una magnifica e panoramica dorsale, la si asseconda per sentiero ben incavato fino a raggiungere un punto dove la traccia sembra perdersi. Guardando a destra si nota la continuazione del sentiero che tuttavia è per un tratto inglobato da arbusti spinosi. Si aggira a destra questa breve interruzione e si riprende la traccia principale che, spostandosi leggermente a sinistra, riconduce nei pressi della dorsale. Dopo l’attraversamento di un cancello si raggiunge una panoramica apertura dove la traccia piega nettamente a destra. Si continua ad assecondare la dorsale, passando a fianco di interessanti affioramenti arenacei (sbiadito segnavia a destra), per sentiero sempre marcato ed evidente. Dopo alcuni minuti di cammino si approda sulla sommità del panoramico poggio denominato La Penna1351 m, che offre notevoli visuali sul versante meridionale del Caio. Il sentiero prosegue assecondando quasi sempre, eccetto un breve tratto in cui si sposta a destra, la dorsale in direzione del crinale del Caio. Si affronta quindi l’ultimo ripido e faticoso strappo guadagnando infine la sommità del Corno di Caneto1428 m, da cui si ammira un grandioso panorama, in particolare sulla Val Cedra e le montagne del reggiano. Dalla cima si prosegue verso NW raggiungendo in breve la dorsale del Caio da cui si piega a destra lungo il percorso n° 734. Mediante ampia traccia si scende tagliando panoramici pendii prativi per poi continuare per rado bosco. Raggiunto un bivio (cartelli), situato in prossimità di un rimboschimento a conifere, si prosegue a destra avanzando per un tratto in leggera salita. Poco dopo il bel sentiero riporta nei pressi del filo della dorsale che asseconda per un tratto, per poi effettuare una netta svolta a sinistra conducendo all’interno di un altro rimboschimento a conifere. Sbucati in magnifici declivi prativi, si piega a destra raggiungendo in breve un bivio da cui si prosegue diritto in direzione del Monte di Botta e la Croce del Cardinale. Procedendo in leggera discesa si attraversa il margine superiore di splendidi pendii prativi che regalano visuali grandiose, continuando poi all’interno del bosco per largo sentiero che scende tenendosi nei pressi del filo della dorsale. Si continua per l’ampia mulattiera ancora per poco: infatti, nei pressi di un tornante sinistrorso, la si abbandona imboccando a destra un sentiero (segnavia) che conduce appena dopo ad un bivio. Qui si abbandona il sentiero segnato (diretto alla Croce del Cardinale) imboccando a destra un’evidente traccia non segnata (si tratta di un’antica mulattiera rimasta ancora incredibilmente intatta). Il percorso è molto evidente e non presenta bivi che possono trarre in inganno. Inizialmente si procede a mezza costa verso ovest ammirando grandiose visuali sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Successivamente si perde quota effettuando diverse svolte e tornanti per sentiero sempre molto incavato ed evidente. Più in basso si riprende la direzione ovest e si varca un primo ruscello, per poi scendere a guadare il Rio di Veronco che proprio in questo punto presenta cascatelle e suggestive pozze. Oltre il guado si procede per un breve tratto in salita fino ad incontrare un solco asciutto che si attraversa. Appena dopo ci si ricongiunge con la carraia seguita all’andata tramite la quale si rientra a Caneto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tag: , , , ,

Il Monte Caio da Sommogroppo

100_3760 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Sommogroppo 740 m

Dislivello: 920 m ca.

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: Sommogroppo-S. Matteo (1,30 h) ; S. Matteo-sommità Monte Caio (45 min.) ; sommità Monte Caio-S. Matteo-Sommogroppo (2, 15 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si abbandona la S.S. 665 per imboccare a destra (indicazioni per Trevignano e Sommogroppo) una stretta stradina. Superata la prima località, si raggiunge in breve il pittoresco nucleo di Sommogroppo dove, nei pressi di una fontana, si abbandona l’auto.

Immagine (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare percorso alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e notevole importanza storica. Il sentiero n° 753, che costituisce il principale accesso da Sommogroppo S. Matteo, risulta tutto sommato evidente nonostante la scarsissima frequentazione e una segnaletica ormai datata e sbiadita.

Dalla fontana di Sommogroppo si procede in salita per stradina asfaltata che presto diviene sterrata. Raggiunto un bivio in corrispondenza di un tornante destrorso, si continua diritto per ampia traccia avanzando comodamente in direzione della valle formata dal Rio di Travignano. Raggiunto un altro bivio, si prosegue sempre diritto (indicazione per il cippo dei partigiani) per bella carraia prima in leggera discesa, poi in salita. Si avanza lungo la selvaggia sponda sinistra orografica della valle del Rio di Trevignano, ai piedi di aspri e suggestivi pendii. Ignorata a sinistra una traccia che scende al vicino letto del rio, si prosegue diritto in salita incontrando poco più avanti un breve tratto di carraia parzialmente franata. Dopo pochi minuti si giunge in prossimità del cippo a ricordo dei partigiani (situato alla nostra sinistra) e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia che in breve conduce al Rio di Trevignano, il cui letto è sconvolto da alluvioni e frane. Lo si guada puntando all’evidente continuazione del percorso (segnavia sbiadito), imboccando nell’altro lato del rio un bel sentiero che avanza in salita. La traccia svolta appena dopo a destra e procede in leggera/moderata pendenza parallelamente ad un solco asciutto che si raggiunge in breve. Poco dopo il sentiero piega leggermente a sinistra progredendo in più ripida salita (segnavia sempre presenti). Più avanti un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma tramite un’ampia curva a destra si riprende a salire verso NW. Dopo un ripido strappo si effettuano due piccole svolte e si continua per la magnifica mulattiera che procede in leggera/moderata pendenza. Poco dopo il tracciato si impenna notevolmente compiendo alcune svolte e tornanti, conducendo infine ad un rio che si guada. Si prosegue lungo la mulattiera affrontando un altro ripido strappo ed attraversando successivamente un solco asciutto. Dopo un ripido tornante sinistrorso si confluisce in una carraia che si segue a destra raggiungendo in breve le splendide radure dove è situato l’eremo di S. Matteo1344 m. Il luogo in cui ci troviamo, oltre che di grande importanza storica (l’eremo è citato in un documento del 1145), è di grande fascino ambientale (le spettacolari pareti del flysch del Monte Caio) e panoramico (le suggestive visuali sull’Alpe di Succiso e il Ventasso). Da S. Matteo mediante ripida carraia si raggiunge in alcuni minuti di cammino il crinale sud del Caio che si segue a destra per comoda e ampia traccia (purtroppo percorsa da moto da cross). Dopo una breve discesa si abbandona la carraia per proseguire a destra su sentiero che si mantiene nei pressi del filo della dorsale. Dopo una ripidissima e faticosa salita si rimette piede nella traccia di prima che si segue solo per poco. Infatti, nel momento in cui essa piega a destra tagliando a mezza costa le stratificazioni del flysch, noi proseguiamo diritto per ottimo sentiero (n° 732A) che asseconda un suggestivo crinale caratterizzato da risalti arenacei. Ci si tiene inizialmente a destra del filo di cresta per poi superare a sinistra un muretto roccioso che obbliga ad un breve movimento d’arrampicata (il passaggio risulta più interessante se lo si affronta tenendosi sulla destra). Ripresa la dorsale, la si segue raggiungendo in breve il bivio con il sentiero n° 737A che si ignora. Proseguiamo diritto affrontando un ripido strappo, procedendo successivamente in obliquo ascendente verso la vicina dorsale sommitale. Raggiunta quest’ultima si piega a destra guadagnando in breve la sommità del Monte Caio, da cui è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla cima si ritorna a S. Matteo lungo lo stesso percorso effettuato all’andata e, una volta raggiunto l’eremo, si segue la carraia d’accesso proveniente da Zibana. Ignorato il sentiero n° 753 da cui siamo saliti, si continua lungo l’ampia traccia attraversando poco dopo un ruscello. Si affronta successivamente una contropendenza e si prosegue lungo la carraia in direzione sud ed est raggiungendo in circa 30 minuti di cammino delle splendide radure. Qui si incontra un bivio dove si piega a sinistra per ampia traccia che contorna il margine destro dei prati (sulla sinistra si nota un capanno in legno). Al successivo bivio situato in prossimità di una svolta a destra della carraia, la si abbandona (paletto con segno di vernice blu) per sentiero a sinistra mediante il quale ci si immette poco dopo in una carrareccia. La si segue a sinistra in leggera discesa procedendo in direzione NE affiancati da magnifiche radure. Dopo una fonte-abbeveratoio, si effettuano quattro tornanti, oltre i quali si riprende per un breve tratto la direzione di prima. Si effettua una netta svolta a destra e si continua a scendere lungo la carraia fino ad un bivio nei pressi di una recinzione. Qui si prende la traccia di sinistra che avanza costeggiando la menzionata recinzione (si tratta del confine dell’area di addestramento cani S. Matteo). Poco più avanti si guada il Fosso di Mascagnana oltre il quale si procede in ripida salita per carraia molto dissestata all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver varcato un altro solco, si prosegue lungo l’ampia traccia, che avanza perlopiù in salita, fino a raggiungere un bivio all’interno di un’area disboscata. Qui si svolta nettamente a destra perdendo quota in modo lineare per ripida carraia delimitata a destra dalla recinzione di prima. Più in basso si effettuano alcuni tornanti immettendosi infine nella sterrata che collega Sommogroppo Solara. La si segue a sinistra scendendo in breve a guadare il Rio di Trevignano, per poi risalire piuttosto ripidamente onde raggiungere le prime case di Sommogroppo.

 

 

 

Tag: , , ,