I Groppi Rossi e le due cime del Borgognone dal Passo del Silara

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Silara 1197 m

Dislivello: 400 m ca.

Durata complessiva: 3,45 h

Tempi parziali: Passo del Silara-Groppi Rossi (45 min.) ; Groppi Rossi-sentiero n° 741-Monte Borgognone (1,15 h) ; Monte Borgognone-anticima est-località San Giovanni (30 min.) ; località San Giovanni-Passo del Silara (1,10 h)

Difficoltà: EE la cresta dei Groppi Rossi ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2020

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano-Fugazzolo-Passo del Silara

mapwww.openstreetmap.org

Nel tratto evidenziato color arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Proposta molto interessante in luoghi di grande pregio ambientale e panoramico. Il percorso implica una prima parte, quella relativa al raggiungimento della cresta dei Groppi Rossi, che avviene per carraia e sentiero ufficialmente non segnati, anche se sono presenti sbiaditi segnavia del CAI. Inoltre, al fine di guadagnare la sommità della dorsale ofiolitica, suggerisco un breve e facile tratto d’arrampicata che conferisce un senso del tutto particolare all’escursione nel suo complesso. Anche il raggiungimento della dorsale Baganza/Parma, percorsa dal sentiero n° 741, avviene per tracce non segnate ma facilmente, eccetto pochi punti, riconoscibili. Infine, di grande interesse sono le due cime del Monte Borgognone, totalmente differenti l’una dall’altra. La vetta principale risulta dolce ed erbosa, mentre l’anticima orientale si presenta come un’affilata cresta precipitante in versante Parma con caratteristici dirupi.

Dal Passo del Silara si segue per poco la strada verso Marra, imboccando nel lato opposto della carreggiata una carraia (percorso CAI n° 741). Il tracciato avanza in piano/lieve salita tenendosi nel versante Parma, lambendo il crinale spartiacque culminante nell’altura denominata Monte Castagnole. Dopo una salita e una netta curva a destra, si incontra un bivio da cui il sentiero segnato (indicazioni) piega nettamente a sinistra. Noi, invece, proseguiamo diritto per ampia traccia che perde quota, oltrepassando mediante sentiero una sezione franata. Dopo un saliscendi e due ruscelli con opere di incanalamento dell’acqua, si approda in un ripiano boscoso dove si nota a destra una traccia inerbita che scende. Noi dobbiamo proseguire a sinistra assecondando inizialmente una carraia, abbandonandola poco dopo per sentiero a sinistra. Si tratta di un vecchio percorso, contrassegnato da sbiaditi segnavia bianco-rossi, che ci guiderà alla cresta dei Groppi Rossi, prima meta del nostro itinerario. Avanzando per labile traccia si raggiunge un ripiano boscoso, notando alla nostra destra un solco formato da un ruscello. Si piega quindi in questa direzione oltrepassando il menzionato corso d’acqua, cui fa seguito appena dopo un altro più piccolo solco (una diramazione di quello di prima). Per sentiero più evidente si vira subito a sinistra guadagnando quota parallelamente ad un altro ruscello situato alla nostra destra. Il tracciato, poi, si sposta un po’ più a sinistra rispetto il corso d’acqua, fino a piegare nettamente a destra e varcare il ruscello. Si oltrepassa appena dopo un secondo e più piccolo corso d’acqua (segnavia sbiadito a destra), avanzando successivamente per traccia più ampia. Approdati in una specie di ripiano boscoso, il percorso tende a perdersi, o meglio si divide in diverse diramazioni. Noi dovremmo procedere lungo la traccia più a destra che dopo una salita esce dal bosco a poca distanza dalla dorsale ofiolitica del Groppi Rossi. Tuttavia, se si dovesse sbagliare percorso, una volta usciti dalla vegetazione è sufficiente spostasi verso l’evidente selletta che costituisce l’inizio vero e proprio della menzionata cresta. Si inizia quindi a percorrere la dorsale puntando alla sezione più rocciosa caratterizzata da uno spigolo a forma di becco. Seguendo una traccia, si avanza comodamente ammirando visuali straordinarie in uno dei più integri e preziosi ambienti montani di tutto l’Appennino emiliano (stupende fioriture nella stagione primaverile!). Giunti in corrispondenza della parte più rocciosa della cresta, nel momento in cui il sentiero si sposta a destra, continuiamo ad assecondare il filo della dorsale prestando attenzione alla friabilità della roccia. Dopo alcune roccette, si arriva alla base del già menzionato spigolino che si scala direttamente con un facile, interessante ed areo passo d’arrampicata (I°/I°+). Si prosegue poi per cresta, oltrepassando un suggestivo intaglio, fino a raggiunge e scavalcare una prima quota. Sempre assecondando la stupenda dorsale, si guadagna infine la cima centrale dei Groppi Rossi, 1280 m, molto poco caratterizzata, ma riconoscibile per il fatto che da questo punto la cresta inizia a degradare. Dalla sommità, seguendo la traccia d’accesso, che aggira la parte più rocciosa della cresta, si ritorna alla selletta iniziale. Si prosegue verso sud-est assecondando un sentiero che, avanzando parallelamente ad un crinale erboso (la continuazione della dorsale dei Groppi Rossi), costeggia il limite della vegetazione. Dopo una breve fascia boscosa in cui il percorso si sdoppia (tenere il ramo di destra), si attraversa una prima radura con arbusti per traccia poco evidente. Fa seguito, appena dopo, una seconda e più ampia radura che si attraversa interamente da un capo all’altro. Poi si procede a mezza costa al di sopra di prati frequentati da cavalli selvatici. Raggiunta una sella, si trascura a sinistra un’ampia traccia e si prosegue diritto per sentiero che avanza inizialmente in obliquo a destra. Si deve poi risalire, sempre in obliquo ascendente, un pendio prativo, facendo attenzione a non tenersi troppo in alto. Recuperata una traccia più evidente, si prosegue attraversando fasce boscose, sbucando infine alla base di un pendio prativo. Qui occorre piegare nettamente a sinistra e dopo aver risalito il suddetto pendio, immettersi nel percorso n° 741 che asseconda il crinale Baganza/Parma. Lo si segue verso sud procedendo inizialmente in lieve discesa, costeggiando poco dopo alcune conifere di reimpianto. Attraversata mediante scaletta una recinzione, il percorso conduce al sommo di un pendio prativo che si contorna, recuperando successivamente il filo dell’ampio crinale. Si prosegue all’interno della faggeta con andamento perlopiù pianeggiante, ammirando, grazie ad alcune aperture, stupende visuali sulla Val Parma. Più avanti si attraversa una radura, o meglio un tratto di crinale erboso, e dopo una salita piuttosto ripida all’interno del bosco, si sfiora la sommità di un’altura (potrebbe trattarsi della cima del Groppo Albero). Si continua successivamente in piano/lieve discesa costeggiando il sommo di stupendi declivi prativi recintati che offrono ampie visuali sul crinale Baganza/Magra. Dopo aver attraversato delle piccole radure, si perde quota fino ad immettersi in una carraia. La si segue a destra (fontana a sinistra) in discesa e dopo una svolta a sinistra si raggiunge la località San Giovanni, dove ci si congiunge con il percorso n° 731 proveniente da Pian della Capanna. Continuando a scendere per la carraia, si raggiunge un incrocio da cui, attraversata un’ampia traccia proveniente dalla strada per il Passo del Cirone, si prosegue diritto (indicazione) per sentiero. Si avanza inizialmente in lieve salita per radura con arbusti, e dopo una fascia boscosa si attraversa, procedendo in lieve discesa, una seconda radura che offre belle visuali panoramiche. Rientrati nella faggeta, si prosegue per il marcato sentiero che, avanzando perlopiù in lieve salita ed effettuando alcune svolte, conduce ad un bivio (indicazioni) a poca distanza dal crinale divisorio. Andiamo a destra guadagnando quota per traccia sassosa, fino a mettere piede nella selletta che divide l’anticima est del Borgognone (alla nostra sinistra) dalla cima principale (alla nostra destra). Ci dirigiamo alla volta di quest’ultima, salendo per traccia che asseconda il filo dell’erbosa dorsale spartiacque, oltrepassando una breve fascia boscosa. Dopo un’ultima salita per pendio erboso, si guadagna la sommità del Borgognone, 1400 m, caratterizzata da un cippo confinario e da una recinzione a filo spinato. Dopo una meritata sosta, si ritorna alla selletta di prima da cui ci si dirige verso la caratteristica anticima orientale della montagna (appena dopo la selletta, alla nostra sinistra, si nota un altro interessante cippo del 1828). Avanzando inizialmente all’interno di un fitto boschetto e poi per crinale, ci si avvicina al risalto dirupato che precede la cresta sommitale. Con un esposto passaggio si guadagna quest’ultima che si presenta inizialmente alquanto sottile. Si prosegue lungo il magnifico e orizzontale crinale, ammirando visuali grandiose e buttando l’occhio, senza sporgersi troppo, sui dirupi che precipitano in versante Parma. Dopo un tratto di ripida discesa e un altro in cui si perde quota senza traccia per pendio erboso, ci si immette nel percorso n° 00 nei pressi della sua confluenza in una carraia e di un’antenna. Ci troviamo non molto distanti dal Passo del Cirone, ma noi seguiamo il sentiero a sinistra avanzando nella prima parte in salita parallelamente alla cresta discesa poco prima. Dopo un tratto all’interno del bosco, si procede alla base dei suggestivi e friabili dirupi dell’anticima est del Borgognone. Rientrati nella faggeta, si ritorna in breve al bivio incontrato in precedenza, esattamente nel punto in cui il percorso n° 00 sale verso la selletta tra anticima e cima del Borgognone. Seguendo in senso inverso il tragitto effettuato all’andata, si ritorna al punto in cui ci siamo immessi, dopo aver percorso la cresta dei Groppi Rossi, nel sentiero n° 741, e continuiamo per esso. Rientrati nella faggeta, si avanza perlopiù in piano/lieve discesa, uscendo in seguito in una bella e panoramica radura dove il sentiero si sdoppia, mentre a sinistra si stacca un’ampia traccia che si ignora. Poi il tracciato perde quota contornando il margine superiore di un’area di bosco divelto per vento o dissesti. Dopo una discesa piuttosto ripida in cui la rada vegetazione permette di ammirare belle visuali panoramiche e un tratto nel quale si costeggia un’area pressoché disboscata, si raggiunge un bivio in corrispondenza di un’edicola votiva con Madonna in marmo. Tralasciato il percorso che scende verso Marra, andiamo a sinistra avanzando in piano/falsopiano nell’ambito di un’area di bosco rado (la stessa che poco prima abbiamo costeggiato). Si prosegue, poi, all’interno della faggeta, andando a sinistra ad un bivio (segnavia) ed effettuando poco dopo una netta svolta a sinistra. Si avanza per un tratto in salita piegando successivamente a destra, attraversando, oltre la svolta, un solco e una radura. Rientrati nella faggeta, si procede perlopiù in piano compiendo qualche svolta, fino a ricongiungersi, in corrispondenza del bivio situato nei pressi del Monte Castagnole, nella carraia seguita all’andata. Da qui, in dieci minuti scarsi di cammino, si fa rientro al Passo del Silara.

 

 

Il Monte Navert da Grammatica

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Punto di partenza/arrivo: Grammatica 1008 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Grammatica-Pian del Monte (1,20 h) ; Pian del Monte-Monte Navert (40 min) ; Monte Navert-radure della Costa (1 h) ; radure della Costa-Riana (50 min) ; Riana-Bosco delle Fate-Groppo Torsello-Grammatica (1,50 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dal sommo di quest’ultima località si imbocca a sinistra la SP 75 per Monchio delle Corti, oltrepassando dopo un paio di chilometri la frazione di Sivizzo. Raggiunto il successivo paese di Grammatica, lo si attraversa interamente parcheggiando l’auto nei pressi o nel piazzale antistante la caratteristica chiesa a doppio campanile

map(1)www.openstreetmap.org

N.B.: le parti evidenziate in colore arancio, aventi un valore puramente indicativo, si riferiscono a sezioni di percorso non presenti nella mappa utilizzata dall’autore della relazione

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione del massimo interesse, una delle più complete e suggestive dell’intero Appennino parmense. Partendo dal paese di Grammatica, un’ampia mulattiera/carraia conduce, avendo come direttrice la dorsale Bratica/Parma, ai pascoli di Pian del Monte e da questi ultimi alla sommità del Monte Navert. Per il rientro propongo di scendere a Riana mediante un percorso (già relazionato nel senso di salita in due altre occasioni) non segnato, che costituisce un vero e proprio compendio delle preziosità ambientali e paesaggistiche dell’Alta Val Bratica. Da Riana si ritorna poi a Grammatica attraversando inizialmente lo splendido castagneto del Bosco delle Fate. Nella seconda parte si dovrà invece percorrere la provinciale per Monchio, magari facendo una breve ma interessante digressione al fine di raggiungere la sommità del Groppo Torsello.

Sotto il poggio su cui si trova la chiesa di Grammatica, si imbocca uno stradello, nella parte iniziale asfaltato, che incomincia a guadangnare quota effettuando alcuni tornanti. Più in alto si sale assecondando il dorso di una costa che offre notevoli visuali sull’Alta Val Bratica. Si costeggiano belle radure e nei pressi di una curva a destra si trascura a sinistra una traccia in discesa. Continuando ad assecondare la costa di prima, si penetra successivamente nel bosco progredendo in lieve/moderata pendenza. Si trascurano tracce laterali e si costeggiando belle radure, notando più avanti quello che potrebbe sembrare il selciato originario: si tratta in effetti dell’antico accesso utilizzato dai valligiani al fine di raggiungere i pascoli di Pian del Monte. Il tracciato piega poi a destra varcando un rio, conducendo, dopo una salita piuttosto ripida in cui svolta a sinistra, ad un bivio in corrispondenza di una radura alla nostra sinistra e di un ruscello alla nostra destra. Trascurata l’ampia mulattiera di destra, diretta allo storico valico di crinale conosciuto come Passo della Sisa, si continua a sinistra per il percorso segnato (CAI n° 739). Il tracciato svolta subito a sinistra e più in alto contorna il margine superiore di un’area orribilmente e inutilmente disboscata. Si effettua poi una netta curva a destra, aggirando in questo modo una costa boscosa, trascurando in prossimità della svolta una traccia a sinistra. Si continua per ampia mulattiera/carraia, inizialmente piuttosto incavata, guadagnando quota in lieve/moderata pendenza. Più avanti si sale avendo alla nostra sinistra un suggestivo rio, trascurando, una volta giunti nei pressi di un’area di rado bosco situata alla nostra sinistra, una traccia a destra (ometto). Si prosegue per il bel percorso della mulattiera, ignorando, in corrispondenza di una svolta a sinistra, un’altra traccia che si stacca a destra. Si continua costeggiando l’area di bosco rado (soggetta anch’essa ad operazioni di esbosco) e belle radure situate alla nostra destra. Giunti in corrispondenza di una netta curva a sinistra del percorso principale, si trascura a destra un sentiero proveniente dal Passo della Sisa e si sale contornando il margine superiore dell’area disboscata. Si effettua poi una svolta a destra e dopo uno strappo abbastanza ripido si taglia una traccia trasversale. Si avanza sulla sinistra del crinale Bratica/Parma (aggirando in questo modo il boscoso Monte Quadro) perlopiù in lieve pendenza ma con qualche breve salita piuttosto ripida, notando alla nostra sinistra panoramici pendii prativi. Più avanti, in corrispondenza di una bella sella prativa, ci si innesta sul filo della dorsale spartiacque, avanzando per un tratto in piano/lieve discesa. Trascurata poco dopo una traccia a destra, si prosegue a sinistra con andamento a mezza costa ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso. Si inizia poi l’aggiramento, in versante Bratica, di un groppo boscoso, procedendo inizialmente in discesa, riprendendo successivamente a salire. Si esce in seguito al sommo di stupendi pendii prativi con arbusti che regalano impareggiabili visuali panoramiche, mentre davanti a noi si nota il boscoso Groppo Fosco la cui sommità raggiungeremo. Si avanza per un tratto sostanzialmente in piano/lieve discesa, rientrando successivamente nel bosco. Ripresa la salita, si incontra un bivio dal quale si trascura a sinistra un percorso che conduce alla Capanna Pian del Monte, a cui siamo diretti, ma preferiamo restare nella traccia segnata. Si continua per l’ampia mulattiera in moderata pendenza che si mantiene in prossimità dell’ampio crinale divisorio, costeggiando più in alto pendii prativi e radure. Qui il tracciato piega nettamente a destra e progredendo in ripida salita con alcune svolte conduce nella stupenda dorsale prativa del Groppo Fosco. Si risale per traccia non molto marcata il profilo erboso ammirando visuali semplicemente straordinarie sui monti dell’Alta Val Parma. Guadagnata la sommità del groppo, 1585 m, si prosegue inizialmente per crinale erboso, piegando successivamente a destra. Si avanza in lieve salita tra macchie di bosco e radure, approdando infine nella dorsale prativa di Pian del Monte, 1580 m. Si prosegue attraversando splendide radure inserendosi poco dopo in una carraia proveniente da Riana, ammirando l’impareggiabile bellezza di questo luogo, sede di un antico mercato estivo. Dopo un piccolo rifugio (la Capanna Pian del Monte), situato più in basso a sinistra, si penetra in una splendida faggeta dove si prosegue per comoda traccia. Ci si sposta temporaneamente a sinistra rispetto il crinale divisorio, recuperandolo poco più avanti più o meno in corrispondenza di una magnifica radura che offre una suggestiva visuale sul crinale Parma/Massa. Si continua perdendo lievemente quota per ampio sentiero leggermente a sinistra del filo della dorsale, fino a recuperarlo poco prima di approdare in una selletta a quota 1529 m. Da quest’ultima si continua lungo il percorso n° 739 alla volta della cima del Monte Navert, avanzando inizialmente per ripida traccia che asseconda il boscoso crinale divisorio. Dopo questa prima erta salita si prosegue meno ripidamente, tenendosi leggermente a sinistra del filo della dorsale. Effettuata un’altra ripida salita e guadagnato il sommo di questa prima sezione del profilo settentrionale della montagna, si approda in un piccolo ripiano caratterizzato da splendidi e scultorei faggi. Assecondando la dorsale spartiacque si avanza per un breve tratto in lieve discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in quest’ultimo, si riprende a salire in moderata pendenza per ottima traccia in magnifico ambiente boschivo. Si esce successivamente in una bella e ampia radura, circondata da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Si continua poi per il crinale divisorio in lieve salita (sulla destra è visibile un faggio collocato in splendida posizione), sbucando infine nel superlativo pianoro sommitale che si percorre interamente in direzione della ben visibile croce di vetta. Dalla sommità del Monte Navert1653 m – che precipita verso sud con spettacolari dirupi di rocce calcaree – si ammira un panorama tra i più completi e suggestivi a livello appenninico. Ritorna alla selletta a quota 1529 m, si abbandona il sentiero segnato prendendo a destra un’ampia mulattiera, inizialmente non molto incavata, che procede in lieve discesa. Poco più avanti si scende a fianco di un rio che più in basso si varca mediante netta curva a destra. Si svolta subito a sinistra e si continua a perdere lievemente quota avendo inizialmente il corso d’acqua a sinistra. Poi ci si sposta progressivamente verso destra, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra. Oltrepassato il solco formato dal Rio del Freddo, si svolta a sinistra e si costeggia, dopo una breve risalita, un prato con casupola in legno. Si prosegue per comoda carrareccia che procede in modo lineare in lieve discesa nella sponda destra orografica della valletta formata dal menzionato Rio del Freddo. Più in basso si effettua un tornante sinistrorso oltre il quale si trova un tavolo con panche e tabella esplicativa. La carraia effettua subito dopo un tornante destrorso: noi l’abbandoniamo prendendo a sinistra un’ampia traccia che in breve conduce a varcare il Rio del Freddo, molto suggestivo in questo tratto. Appena oltre il guado si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra, mentre al successivo bivio, situato a pochissima distanza dal precedente, si continua per la mulattiera di destra. Si avanza comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo, fino a sbucare alla base di un pendio prativo. Lo si risale per ripido tratturo e nel punto in cui quest’ultimo svolta a sinistra, lo si abbandona andando a destra. Si segue una traccia meno evidente che svolta inizialmente a destra, poi a sinistra. Appena dopo si abbandona anche questo percorso prendendo a destra un labile sentiero che scende (alla nostra destra si nota un solco) verso il fondo di una valletta. Poco dopo occorre guadare un rio quasi sempre asciutto, oltre il quale si scende per ampia traccia piuttosto ostruita da rami (l’area in cui ci troviamo è infatti caratterizzata da alberi piegati e/o completamente divelti). Varcato il Rio Pian del Monte, si prosegue in lieve salita fino a guadare il Rio delle Pielle, appena dopo il quale si effettua una netta svolta a destra. Proseguendo per l’ampia traccia in salita si raggiungono in breve le magnifiche radure della Costa, uno dei più suggestivi e appartati luoghi di tutta l’Alta Val Bratica. Il tracciato effettua poi una netta curva a sinistra conducendo ad un bivio dove si prende il percorso di destra. Dopo una discesa e un rio che si varca, si piega bruscamente a destra. Si avanza per carraia all’interno di un’area di rado bosco e trascurando tracce laterali si raggiunge senza possibilità di errore una spettacolare costa chiamata Berlalunga. Oltre il notevole panorama che è possibile ammirare, l’aspetto più interessante del luogo in cui ci troviamo deriva dal fatto che sotto di noi precipitano verticali pareti similari, come conformazione geologica, a quelle più vaste e imponenti del Groppo Sovrano. Mediante netta curva a sinistra si aggira la costa in questione perdendo poi quota all’interno del bosco. Attraversata più in basso un’area soggetta a operazioni di esbosco, si guada l’ennesimo rio. Proseguendo per il percorso principale, si contorna il margine inferiore di una più ampia area disboscata, al termine della quale si incontra un bivio dove si continua diritto. Poco dopo alla nostra destra si notano lacerti di vecchi muretti a secco: è tutto ciò che rimane di altri muretti che originariamente affiancavano la vecchia mulattiera che stiamo percorrendo, purtroppo in questi ultimi anni sciaguratamente allargata – quindi cancellata – per permettere il passaggio ai rovinosi mezzi di esbosco (il tutto nel più bieco menefreghismo da parte di chi, in questi anni, si è unicamente riempito la bocca di ridicoli proclami relativi al “rilancio” della montagna appenninica). Un tornante destrorso precede una ripida discesa al termine della quale la carraia svolta a sinistra. Proprio in corrispondenza della curva, andando a destra, si raggiunge il sommo delle splendide radure della località I Cornioli, luogo, come quello che visiteremo tra poco, molto importante per i valligiani e di grande preziosità a livello paesaggistico/naturalistico. Proseguendo per il percorso principale si perde quota costeggiando ripidi pendii caratterizzati da rocce scure, mentre alla nostra destra degradano i terrazzamenti prativi dei Cornioli. Effettuata una curva a sinistra, si raggiunge e attraversa uno dei più spettacolari luoghi di tutto l’Appennino parmense. Si tratta de La Traversa, ammasso di detriti di rocce arenacee utilizzate dai valligiani come cava naturale per costruire muri e secco e altre strutture. Dopo aver gustato l’aspra bellezza di questa località (alla nostra destra si nota una suggestiva conchetta), si rientra nel bosco transitando subito a fianco di una baracca. Poco più avanti ci si immette nell’ampia carraia che da Riana sale alle radure di Pian del Monte in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. La si segue a destra (si incontra quasi subito una fontana situata alla nostra sinistra) avanzando comodamente in lieve discesa. Dopo aver costeggiato vecchi muretti a secco e un più alto e caratteristico muro, ci si inserisce in uno stradello cementato che si segue a destra. Si perde quota assecondando il dorso di una panoramica costa, effettuando poco più in basso un tornante sinistrorso in corrispondenza di un panoramico pulpito. Dopo un’ultima discesa si entra nel magnifico borgo di Riana, 1015 m, (appena prima di entrare nel centro del paese si nota a sinistra un’edicola con bassorilievo in marmo) che si attraversa interamente, fino a raggiungere la provinciale per il Passo del Ticchiano e Monchio. Nell’atro lato (indicazioni) si imbocca una vecchia mulattiera perdendo inizialmente quota per scalinata. Si continua poi per il suggestivo tracciato affiancato dai “soliti” muretti a secco, compiendo poco dopo un paio di tornanti. Attraversato lo stradello asfaltato d’accesso al cimitero del paese, si prosegue per la storica mulattiera (Sentiero Natura e Cultura) che perde quota avvicinandosi, mediante svolta, al Rio del Canalaccio. Dopo un tornante destrorso si costeggia il muro di proprietà di una villa in corrispondenza della quale ci si immette in un altro percorso che si segue a sinistra (indicazioni del Sentiero Cultura e per il Bosco delle Fate). Mediante ponte si attraversa il corso d’acqua alla cui destra orografica siamo scesi poc’anzi, transitando subito dopo a fianco di una graziosa casetta ristrutturata. Oltrepassato successivamente un rio, si prosegue per ampia traccia – delimitata a destra da una barriera protettiva – avanzando in lieve salita. Aggirata una costa si continua per il magnifico e storico tracciato – recentemente ripulito e risistemato – affiancato da muretti a secco. L’amonia tra la bellezza dell’ambiente boschivo che ci circornda e le poesie (riportate in apposite tabelle) di Attilio Bertolucci, che tanto ha amato questi luoghi, regala sensazioni difficilmente descrivibili. Poco dopo si passa a fianco di un primo essiccatoio (“saldato” ad un grosso masso) e si prosegue per il percorso principale che procede all’interno di quello che certamente è il più bel castagneto di tutto l’Appennino parmense: il Bosco delle Fate. Si continua per la storica mulattiera – affiancata sempre da vecchi muretti a secco – attraversando un ripiano boscoso di impareggiabile bellezza. Alla nostra destra si trovano altri metati, mentre a sinistra si intravvede una fiumana detritica, la stessa che scende dalla base delle pareti del Groppo Sovrano e che la provinciale taglia poco prima di raggiungere Riana. Al primo bivio (indicazioni) si va a destra per mulattiera che restringendosi passa a fianco di altri essiccatoi. Si prosegue per il bellissimo tracciato iniziando poco dopo a guadagnare quota effettuando un tornante sinistrorso (alla nostra destra si trova una costruzione ristrutturata). Messo piede sul percorso abbandonato poco fa, lo si segue a destra avanzando a saliscendi all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Dopo essere transitati a fianco di altri metati semidistrutti ed effettuata una risalita piuttosto ripida in cui si curva a sinistra, si mette piede nella provinciale. La si segue a destra verso Riana incontrando poco dopo una bella Maestà ed oltrepassando mediante ponte un corso d’acqua. Dopo il secondo e più alto ponte sul Rio Acquabella, si incontra a destra uno spiazzo alla base del Poggio Torsello che precipita verso il fondo della Val Bratica con verticali pareti. Proprio in corrispondenza dello spiazzo si stacca a destra una traccia che procede in lieve salita avanzando parallelamente alla dorsale sommitale del colle. Quando il sentiero scompare del tutto, si sale a sinistra liberamente gudagnando in questo modo la cima del groppo caratterizzata da blocchi rocciosi (breve e consigliata digressione). Continuando lungo la provinciale, dopo un tratto in salita alla base di verticali pareti e un paio di svolte, si entra nel paese di Grammatica, proprio nei pressi della chiesa a doppio campanile.

 

 

Il Monte Caio da Tizzano

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Punto di partenza/arrivo: Tizzano Val Parma 814 m

Dilivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Tizzano-Monte Rotondo (40 min) ; Monte Rotondo-Monte Pesdonica (1,10 h) ; Monte Pesdonica-Monte Caio (50 min) ; Monte Caio-Grande Faggio (50 min) ; Grande Faggio-Tizzano (2,10 h)

Difficoltà: E (E+ la discesa lungo la dorsale nord del Caio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello- SP 665R-SP 65-Tizzano Val Parma

map(1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bella escursione lungo carraie e sentieri molto panoramici in ambiente vario e suggestivo. Nella prima sezione del percorso si raggiunge e scavalca la panoramica sommità del Monte Rotondo, continuando poi, avendo sempre come direttrice la dorsale Parmossa/Parma, in direzione del boscoso Monte Pesdonica. Oltre quest’ultimo ci si inserisce nella carrozzabile per la Costa del Dragolare, seguendola per un tratto e abbandonandola per il sentiero n° 732 che ci condurrà a poca distanza dalla cima del Caio. Per la discesa suggerisco di percorrere integralmente il crinale settentrionale della montagna, assecondando un sentiero a volte non molto evidente e un tempo (forse) segnato dal CAI. Questo percorso permette di ammirare impareggiabili visuali sui caratteristici dirupi del flysch che precipitano in versante Parma.

Parcheggiata l’auto nello spiazzo adiacente a Viale Europa Unita, si continua per poco lungo questa strada, imboccando poi a sinistra la provinciale n° 14. Poco dopo si prende a destra Via Ferruccio Ferrari e la si percorre interamente sbucando infine nella strada per Schia. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola in corrispondenza di uno stradello che si stacca a destra (indicazione dell’Ippovia dell’Appennino), che si imbocca. Si effettua subito una netta svolta a sinistra giungendo in breve nei pressi di una casa, continuando poi per carraia. Il tracciato procede in lieve salita all’interno del bosco a fianco di panoramici prati, assecondando l’ampio crinale Parma/Parmossa che per un buon tratto costituisce la nostra direttrice di salita. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto (sul muro si nota la scritta Monte Rotondo con freccia) si incontra un bivio dal quale si prende la traccia di destra che effettua subito una netta svolta a sinistra. Valicato in questo modo il crinale, si prosegue per comodo sentiero/mulattiera all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando sul tronco di un albero un vecchio segnavia del CAI. Più avanti si presenta un bivio da cui si tralascia una traccia a destra (che seguiremo al ritorno) contrassegnata da segnavia bianco-rossi, mentre al successivo bivio, situato a poca distanza dal precedente, si prende il sentiero di destra (paletto di legno con segnavia e cartello di latta con scritto Monte Rotondo e Musiara Superiore). Avanzando in moderata pendenza si raggiunge il crinale divisorio aggirando inizialmente un poggetto. Si prosegue per la bella dorsale che presenta le caratteristiche stratificazioni del flysch del Monte Caio. Dopo aver raggiunto la sommità di un panoramico poggio, si scende al sommo di belle radure che ragalano interessanti visuali in versante Parma. Poco dopo si approda sulla panoramica cima del Monte Rotondo, 969 m, da cui si continua per il sentiero di crinale che quasi subito si biforca (noi prendiamo il ramo di sinistra) e prosegue al fianco di spettacolari affioramenti del flysch. Raggiunta poco dopo una radura, si innesta alla nostra sinistra il percorso (che seguiremo al ritorno) che aggira in versante Parmossa la vetta del Monte Rotondo. Si prosegue transitando a fianco di poggetti di marne, incontrando poco più avanti un’altra biforcazione del percorso dalla quale si prende il ramo di destra. Poco dopo, in corrispondenza di un muretto a secco situato alla nostra destra, si presenta un ulteriore bivio dal quale si prende la traccia di destra. Si procede in salita e, dopo aver attraversato una radura, ci si immette in una carraia trasversale che si segue a destra. Poco più avanti il tracciato compie un tornante sinistrorso in corrispondenza del quale si tralascia a destra una traccia inerbita. Ignorata appena dopo una carraia che si stacca nella stessa direzione, al bivio successivo si prende invece a destra una ripida carrareccia dove affiorano stratificazioni del flysch. Il tracciato conduce più in alto in una magnifica radura delimitata da un rimboschimento a conifere che si attraversa in direzione di quest’ultimo. Penetrati nel bosco si prosegue in lieve salita effettuando qualche svolta, sbucando poi in una radura arbustiva. Si guadagna quota lungo il margine destro di quest’ultima, raggiungendo, dopo aver attraversato un buio riboschimento a conifere, un’altra splendida radura che si risale lungo il suo limite destro, tenendosi a poca distanza dal filo della dorsale (quest’ultima precipita in versante Parma con spettacolari pareti del flysch). Raggiunto il sommo del pendio prativo (stupende visuali) si continua per il suggestivo percorso di crinale avanzando perlopiù in piano, cominciando a scorgere alla nostra sinistra il paese di Musiara Superiore. Dopo aver costeggiato un campo da calcio, in corrispondenza di una Maestà con bassorilievo e carraia che scende a destra, ci si immette nella strada per Schia. Si segue l’asfalto a destra abbandonandolo in corrispondenza di una netta svolta a sinistra della strada. Qui si imbocca un ampio sentiero segnato (CAI n° 710), parte integrante del percorso tematico “Paesaggi di uomini e natura”. Al primo bivio si continua a destra giungendo poco dopo nei pressi di una radura, virando qui a destra per buon sentiero che sale all’interno del bosco. Dopo un’ampia curva a sinistra si sbuca in un’altra bella radura (a destra si innesta una carraia) che si risale, raggiungendo in questo modo il dorso di una costa in cui si asseconda una linea elettrica. Ammirando i caratteristici affioramenti del flysch e ignorando a destra una traccia, si giunge a lambire la strada per Schia, ma si vira subito a destra (segnavia presenti e ben posizionati). Si guadagna quota assecondando il filo del crinale divisorio, contornando poco più in alto il margine superiore di una splendida radura che offre ampie visuali. Dopo una panchina con pannello esplicativo, l’ampia traccia piega a sinistra penetrando nel bosco. Si avanza in moderata pendenza effettuando qualche svolta, poi, mediante curva a sinistra, si valica il crinale spartiacque. Si prosegue pianeggiando spostandosi successivamente a destra, continuando per l’ampia traccia che risulta in alcuni punti fangosa poichè disgraziatamente percorsa da moto e fuoristrada. Si costeggia poi il margine sinistro di un’area soggetta ad operazioni di esbosco e, rientrati nella faggeta, si guadangna quota piuttosto ripidamente. Si compie una netta svolta a sinistra (si ignora in corrispondenza di quest’ultima una traccia a destra), proseguendo successivamente tra boscaglia e fitta vegetazione. Dopo aver risalito una radura ed essere rientrati nel bosco, si approda alla poco percettibile sommità del Monte Pesdonica, 1302 m. Dalla cima si continua per comodo sentiero all’interno di una bella faggeta, attraversando poi un’area di bosco rado tenenendosi nei pressi del crinale divisorio. Poco più avanti si raggiunge un crocicchio da cui si posegue diritto per ampia traccia che avanza pianeggiando, immettendosi infine in una sterrata proveniente dalla strada per Schia. La si segue a destra (percorso n° 732) tralasciando, al primo bivio, l’ampia traccia contrassegnata n° 730 per il Grande Faggio, mentre al secondo bivio che si incontra in seguito (indicazioni) si ignora a sinistra il sentiero n° 710. Si continua ad avanzare per la carrozzabile tralasciando più avanti una traccia a sinistra, transitando in seguito a fianco di una fontana. Poco dopo si stacca a destra un ampio sentiero (percorso n° 732) che si imbocca salendo inizialmente verso N paralleli alla strada di prima. Appena dopo un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, infatti si avanza verso S-S/W all’interno del bosco. Si prosegue per l’evidente tracciato che guadagna quota in moderata pendenza, penetrando più avanti in un buio rimboschimento a conifere. Continuando lungamente per il percorso principale, si esce infine dal bosco in vista di alcuni affioramenti del flysch situati alla nostra sinistra. Appena dopo ci si innesta in un’altra traccia segnata, proveniente dalla Costa del Dragolare, che si segue a destra, affrontando subito una ripida salita. Oltre quest’ultima si approda nella stupenda dorsale sommitale del Monte Caio che, seguita a sinistra conduce in breve alla notevole cima della montagna, 1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un vecchio cannocchiale. Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi, ma nel momento in cui il percorso segnato svolta nettamente a destra, abbandonando in questo modo l’erbosa dorsale della montagna, noi continuiamo lungo essa seguendo una tracciolina non segnata ma abbastanza evidente. Poco dopo si penetra nel bosco e, con andamento verso sinistra, si arriva a lambire lo spettacolare crinale divisorio. Lo si segue al sommo dei dirupi del flysch che precipitano sia nel versante Parma quanto in quello Parmossa, ammirando notevoli visuali. Più avanti si sbuca in una radura con folta vegetazione circondata da conifere di reimpianto che si attraversa svoltando presto a sinistra in direzione del filo della dorsale. Lo si segue continuando successivamente all’interno del bosco, transitando a fianco di un magnifico esemplare di faggio. Effettuata una svolta a sinistra si ritorna sul filo del crinale che si asseconda per sentiero abbastanza evidente (nonstante la nulla frequentazione), alternando tratti nel bosco ad aperture che regalano stupende visuali. Usciti dalla vegetazione ci si trova sul filo di un esile e spettacolare crinale roccioso che precipita verso nord con una balza pressochè verticale, mentre ai lati degradano friabili dirupi e pareti. Qui la traccia piega nettamente a destra (segno rosso molto sbiadito) e scende ripida per canalino sassoso, svoltando più in basso a sinistra. Si transita sotto spettacolari pareti del flysch fino a recuperare il filo della dorsale proprio sotto la spettacolare e appuntita balza al cui sommo ci trovavamo prima. Si prosegue per un tratto lungo il crinale divisorio per poi perdere quota, dopo aver oltrepassato un filo spinato arrugginito, alla sua sinistra, assecondando una labilissima traccia contrassegnata da sbiaditi segnavia rossi. Si continua avendo a destra una recinzione a filo spinato e un’ampia area disboscata degradante nel versante Parmossa. Ad un certo punto si deve piegare nettamente a sinistra puntando ad una macchia boscosa (freccia rossa su un tronco), raggiunta la quale si procede per poco evidente traccia che avanza nella direzione opposta a quella di prima. Raggiunto un altro segnavia rosso con freccia si effettua una netta svolta a destra, riprendendo in questo modo la direzione nord e il crinale divisiorio delimitato da una recinzione a filo spinato. Oltrepassata quest’ultima si scende per un breve tratto tra sterpaglie all’interno di un’area disboscata (la stessa lambita precedentemente), puntando ad un bollo rosso sul tronco di un albero, raggiunto il quale si riprende la traccia all’interno del bosco. Si prosegue successivamente al sommo di pendii prativi degradanti in versante Parma effettuando un paio di tornanti. Continuando ad assecondare l’incerta e inerbita traccia e costeggiando la recinzione a filo spinato, ad un certo punto occorre piegare nettamente a sinistra (segnavia rosso su un sasso a sinistra) e scendere per pendio prativo. Prestando attenzione ai segnavia sbiaditi ma ben collocati (senza i quali l’orientamento risulterebbe decisamente problematico) si attraversano sezioni di terreno smottato da frane, svoltando poi a destra. Dopo aver oltrepassato un’altra sezione di terreno smottato si vira a sinistra (filo spinato) e, raggiunto un segnavia rosso con freccia sul tronco di un albero, si piega ancora a destra. Occorre poi sottopassare un filo spinato oltre il quale si continua per sentiero in discesa (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero), approdando infine in belle radure arbustive dove ci si innesta in una traccia trasversale. La si segue a destra immettendosi in breve nel percorso segnato n° 730 a poca distanza dal bivio con la carraia che sale da Agna (n° 737A). Andando a destra si raggiunge poco dopo quella che senza dubbio è una delle più monumentali “sculture” naturali di tutto l’Appennino settentrionale, nonché uno dei più longevi esemplari di faggio a livello europeo: il Grande Faggio. Dopo una sosta d’obbligo in questo luogo veramente magico, si continua per l’ampia traccia contrassegnata n° 730 che procede all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Si transita a fianco di un abbeveratoio immettendosi poi in un’altra traccia che si segue a destra in salita, raggiungendo poco più avanti un cancello che si oltrepassa. Si prosegue in lieve salita tralasciando a sinistra un’altra traccia, continuando per il percorso principale che successivamente piega a destra. Dopo un saliscendi si trascura una carraia che scende a sinistra avanzando poi in salita piuttosto sostenuta. Con andamento a saliscendi si raggiunge un’area disboscata appena prima della quale si stacca a sinistra un’ampia traccia che si ignora. Si contorna il margine superiore dell’area soggetta ad operazioni di esbosco avanzando poi in salita, congiungendosi successivamente con un’altra carraia proveniente da destra. Dopo una svolta a sinistra e una discesa, confluisce nel nostro percorso una carraia da sinistra che si ignora. Dopo un tratto in piano e un bivio con traccia a destra, ci si immette nella carrozzabile per la Costa del Dragolare seguita in salita. Percorrendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata si ritorna al bivio con il sentiero che aggira in versante Parmossa il Monte Rotondo. Lo si imbocca e, procedendo perlopiù in piano/lieve salita, si ritorna al bivio con il percorso che sale verso la sommità del menzionato monte. Al bivio successivo, anziché proseguire a destra lungo il tracciato seguito all’andata, si va a sinistra per evidente sentiero contrassegnato da vecchi segnavia bianco-rossi. Si avanza inizialmente verso NW attraversando un solco e un piccolo rimboschimento a conifere, virando, appena dopo una brevissima risalita, a destra. Perdendo quota per ottima traccia si valica successivamente una costa boscosa (segnavia) e si continua a scendere alla sua sinistra. Raggiunto un bivio sul dorso della costa, si ignora una traccia a sinistra che conduce ad un poggetto, svoltando invece a destra. Si scende per sentiero evidente, prima sulla sinistra di un solco, poi assecondandolo direttamente, varcando più in basso un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede per un tratto in salita contornando il margine superiore di un campo, ritornando poi all’interno del bosco. Inseritisi in un’ampia traccia la si segue a sinistra, proseguendo lungamente per quest’ultima in salita e a saliscendi. Dopo una svolta a destra si transita a fianco di un condominio, inserendosi appena dopo nella strada per Schia proprio di fronte a Via Ferruccio Ferrari che abbiamo percorso all’andata.

 

 

Monte Cavalcalupo: anello da Sauna

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Punto di partenza/arrivo: Sauna 616 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Sauna-crinale Parma/Baganza (1,40 h) ; crinale Parma/Baganza-sommità Cavalcalupo (45 min) ; sommità Cavalcalupo-Pugnetolo (1 h) ; Pugnetolo-Sauna (25 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: gennaio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello. Raggiunto il paese di Ghiare si abbandona la provinciale subito dopo il ponte sul Rio Lucconi, imboccando a destra una stradina che in breve conduce a Sauna, il cui centro vero e proprio si lascia a sinistra. Si parcheggia l’auto alla fine dell’asfalto in corrispondenza dell’ampia area franata.

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto particolare in ambiente solitario e per nulla valorizzato a livello escursionistico. Le montagne della dorsale Parma/Baganza risultano purtroppo martoriate da eventi naturali (frane e alluvioni) e dannosi interventi umani (il metanodotto che interessa buona parte del crinale, disboscamenti selvaggi effettuati senza alcun controllo, distruzione di mulattiere e carraie per permettere il passaggio a mezzi di esbosco, fuoristrada e moto da cross). Il tutto nel più totale menefreghismo da parte di chi sbandiera una falso interesse per la montagna appenninica fatto solo di specialità culinarie e falesie. Il percorso si svolge su carraie non segnate che, soprattutto in salita, presentano numerosi bivi. Nel complesso si tratta di un’escursione molto interessante e consigliabile, anche per il fatto che l’unico modo per rivalorizzare queste bellissime montagne, così sfregiate e umiliate, consiste nel camminare per esse e in esse, osservando e gustando angoli remoti, lontani, eppure così vicini.

Dal punto di partenza si continua per carraia che sale per aperti pendii (tutta l’area in cui ci troviamo è stata martoriata dalla frana del 2013), passando poco più in alto a fianco di una piccola Maestà. Ignorate diramazioni laterali, si prosegue lungo la sterrata che successivamente perde quota conducendo all’interno della valletta formata dal Rio Lucconi (nell’altro lato della valle, arroccato su un poggetto, è ben evidente il borgo di Pugnetolo che visiteremo al ritorno). Si avanza lungo la sponda destra orografica della valletta attraversando sezioni franate e presumibilmente ancora soggette a smottamenti, ammirando interessanti visuali sul sottostante corso d’acqua. Dopo un ripido strappo all’interno di un rado rimboschimento a conifere e un tratto meno erto, si svolta repentinamente a destra guadando un ramo del Rio Lucconi. Successivamente, dopo una svolta a sinistra, si guadagna quota contornando il margine destro di un campo, passando a fianco di una casa con stalla. Dopo aver scavalcato scomodamente un cancello si presenta un bivio dove si prende la traccia di sinistra. Salendo in modo piuttosto sostenuto si effettua un’ampia svolta a destra, raggiungendo in seguito un’apertura panoramica da cui è possibile ammirare, nell’altro lato della valle, una bella conformazione ofiolitica. Al successivo bivio si ignora a sinistra una traccia e, dopo aver attraversato un ruscello, si sale piuttosto ripidamente effettuando un tornante sinistrorso. Tralasciata a sinistra un’ampia traccia, si prosegue per il percorso principale guadando in breve un affluente del Rio Lucconi. Si continua a guadagnare quota e mediante svolta a sinistra si raggiunge il margine inferiore di un’ampia radura con bella visuale sul Groppo Grugnola. Successivamente, virando a destra, si guada un rio, oltre il quale si sale ripidamente effettuando un tornante sinistrorso. Si procede all’interno di un’appartata valletta delimitata a sinistra (destra orografica) dal menzionato groppo, piegando poco dopo a destra. Progredendo in costante ripida salita si effettua in seguito una svolta a sinistra, uscendo poco più avanti in un’area disboscata. Raggiunto un bivio, o meglio innestatosi in un’altra carraia, si volta a destra continuando a salire all’interno dell’area disboscata. Poco dopo si incontra un altro bivio dove si prende il tracciato di sinistra, avanzando per carraia che con ripido strappo svolta nettamente a sinistra, riprendendo poi la direzione NW. Ad un bivio si ignora a sinistra una traccia e si continua per il percorso principale, sempre molto insolcato, che poco dopo volge a sinistra. Successivamente si attraversa una piccola area disboscata e si prosegue lungamente per la carraia con andamento verso W in leggera salita e anche pianeggiando. Dopo un paio di svolte con piccole radure che si attraversano e un ultimo tratto all’interno del bosco, si sbuca nel crinale Parma/Baganza, sfregiato dal metanodotto. Ora, dal punto in cui siamo, ci troviamo più vicini alla cima del Monte Cervellino piuttosto che a quella del Cavalcalupo, che tuttavia costituisce la nostra meta. Seguiamo quindi il crinale a destra avanzando per i primi 15 minuti a saliscendi, ammirando lungo il cammino belle visuali panoramiche. Dopo avere lasciato alla nostra sinistra la dorsale del Monte Scarabello, si prosegue lungo il crinale spartiacque (cancello da attraversare) che successivamente piega verso NE/E. Dopo un paio di carraie che si staccano a destra in versante Parma e alla base di una ripida salita, si abbandona il tracciato del metanodotto imboccando a sinistra un’ampia traccia che si inoltra nel bosco. Si avanza inizialmente alla destra di un solco per poi svoltare a destra e salire all’interno di un rimboschimento a conifere. Rimesso piede nel tracciato del metanodotto si guadagna quota in direzione N fino a raggiungere il punto culminante costituito dalla ben poco marcata sommità del Monte Cavalcalupo1370 m. Dopo una meritata sosta si incomincia la discesa seguendo la carraia principale che svoltando a destra conduce all’interno di un rimboschimento a conifere. Si effettua poi un tornante sinistrorso perdendo successivamente quota per ampia traccia che sostituisce quello che fino a pochi anni fa era uno degli ultimi esemplari di mulattiere ancora scampate alla distruzione da parte di mezzi di esbosco e fuoristrada della zona. Ricongiuntisi con il tracciato del metanodotto lo si segue in discesa piegando in direzione NE, fino a raggiunge l’ampia sella dove il crinale N/NE del Cavalcalupo si salda con la dorsale S/SW del Montagnana. Appena prima dell’inizio di quest’ultima si stacca a destra (paletto con frecce segnaletiche caduto a terra) una carraia per Pugnetolo che inizialmente si inoltra in un piccolo rimboschimento a conifere. Imbocchiamo questo tracciato e lo seguiamo raggiungendo in venti minuti un bivio dove a destra si stacca, congiungendosi in questo punto con il nostro percorso, una carraia diretta al crinale sud del Cavalcalupo. Si continua per il tracciato principale passando a fianco di una baracca ed ignorando successivamente un’ampia traccia che si stacca a destra. Si scende per la comoda carrareccia compiendo un paio di tornanti e altre svolte, per poi aggirare mediante curva a destra una panoramica costa. In corrispondenza di un tornante sinistrorso si stacca a destra (freccia segnaletica per Pugnetolo) un’ampia traccia che si imbocca. Si scende a fianco di panoramiche radure e campi fino a raggiungere le prime case del borgo di Pugnetolo che si attraversa interamente. Dalla chiesa del paese si prosegue lungo la strada d’accesso effettuando un paio di tornanti e ammirando belle visuali sulla Val Parma e il Monte Caio. Dopo il bivio per Querceto si transita sotto un caratteristico dirupo oltre il quale si stacca a destra una carraia chiusa da una sbarra. L’imbocchiamo uscendo presto dal bosco in corrispondenza di splendide radure dove è situato il piccolo nucleo rurale di S. Giacomo. Oltre la casa, la carraia effettua un tornante destrorso (si tralascia a destra una traccia) conducendo ad un bivio dove si va a destra in salita. Si avanza alla base di un poggetto ammantato da conifere di reimpianto, scendendo poi a guadare il Rio Lucconi. Si prosegue successivamente in salita per ampia traccia che attraversa tutta l’area franata nel 2013, fino a mettere piede nel tracciato seguito in salita, nei pressi dello spiazzo dove abbiamo abbandonato l’auto.

 

 

Val Bratica: alla scoperta di borghi, Maestà e metati

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Punto di partenza/arrivo: Ballone 818 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Ballone/Passo del Ticchiano (1,50 h) ; Passo del Ticchiano-Casarola (35 min) ; Casarola-Montebello-Bellasola (1 h) ; Bellasola-Ballone (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Moretta. Raggiunto il bivio con la S.P.116 per Bosco di Corniglio, si prosegue lungo la S.P.13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e il bivio con la stradina per Villula ed Agna, si raggiunge il ponte sul Torrente Bratica. In corrispondenza di quest’ultimo si stacca a sinistra una strada che sale verso Ballone e Bellasola. Lasciata a destra la stradina per quest’ultima località, si prosegue effettuando alcuni tornanti, parcheggiando l’auto in uno spiazzo appena prima del paese di Ballone

map www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Borghi e Maestà, metati e boschi di castagni, ampi panorami e silenzi caratterizzano questo particolare, interessantissimo anello. In un’intervista Bernardo Bertolucci dichiarò che Casarola “è l’origine di tutto, parte tutto da li”. Il compianto regista si riferiva (anche) al suo primo – e purtroppo perduto – cortometraggio “La Teleferica”, girato in Val Bratica (dove tornerà a girare alcune sequenze per il film “La tragedia di un uomo uidicolo” ben 24 anni dopo) all’età di 16 anni con protagonista l’altrettanto compianto fratello Giuseppe. Ho voluto citare – e in certo modo fare mia – quest’affermazione del grande regista parmense in quanto il rapporto che mi lega all’insieme ambientale ed antropologico della valle in questione ha assunto una dimensione appunto archetipale, radicale, proprio nel senso dell’ideale momento sorgivo e del significato più profondo di un viaggio, sia fisico quanto spirituale, che continua a progredire arricchendosi di esperienze, suggestioni, affezioni.

Dallo spiazzo ci incamminiamo lungo la stradina asfaltata effettuando subito un tornante destrorso, raggiungendo poco dopo un trivio da cui si prosegue diritto in direzione di Costa di Ballone. Al bivio successivo, caratterizzato da una particolare Maestà, si piega a destra, incontrando subito dopo un altro bivio da cui si continua a destra. Dopo aver varcato un rio, la stradina, in questo tratto cementata, sale piuttosto ripida, conducendo al piccolo nucleo di Alvara. Ignorate due tracce a sinistra, si prosegue per la carraia costeggiando una casa, tralasciando appena dopo uno stradello a destra. Si continua lungo il tracciato principale uscendo più avanti in una radura, incontrando e attraversando un piccolo e caratteristico nucleo. Si effettuano successivamente un paio di tornanti, avanzando poi all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver valicato una selletta si sbuca in un pendio caratterizzato da massi di frana che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco si tralascia a sinistra una traccia e si prosegue per il percorso principale, penetrando più avanti in una valletta che si attraversa guadando un rio. Si continua lungo la carraia all’interno di un bellissimo ambiente boschivo, oltrepassando un secondo rio molto suggestivo. Si procede lungo l’ampia traccia trascurando diramazioni laterali, uscendo più avanti dal bosco. Ignorata una carraia che si stacca a sinistra, si avanza contornando il margine superiore di un’ampia radura. Si rientra poi nel bosco proseguendo in leggera salita, giungendo in seguito nei pressi di una radura dove, guardando a sinistra, si nota un rudere seminascosto dalla vegetazione. Prendendo la traccia che si stacca a sinistra possiamo notare degli altri ruderi e lacerti che costituiscono ciò che rimane dello sperduto nucleo chiamato Le Braie. Si prosegue per il percorso principale costeggiando una splendida radura situata alla nostra sinistra, rientrando poi nel bosco dove si varca un rio. Poco più avanti si sbuca nelle ampie radure della località Legacci, raggiungendo una stalla con casupola in legno alla nostra destra e tavolo con panche e fontana alla nostra sinistra. Si continua per la carraia principale attraversando panoramiche radure, rientrando successivamente nel bosco. Senza possibilità di errore si approda infine sul crinale meridionale del Monte Caio, che a sua volta costituisce la linea spartiacque tra le valli Bratica Cedra (ci troviamo nei pressi di quello che nelle mappe è indicato come il Poggio del Ferro 1237 m). Immessi nell’ampia traccia contrassegnata n° 737, la si segue a destra oltrepassando subito il Passo di Cozzanello, notando a sinistra una carraia proveniente dalla Val Cedra. Si continua lungamente per il percorso di crinale, transitando più avanti nei pressi di un’edicola con bassorilievo parzialmente distrutto. Dopo un saliscendi si approda al Passo del Ticchiano, 1154 m, dal quale si segue a sinistra la provinciale per Monchio. Giunti ad un bivio con carraia che si stacca a destra (indicazione del percorso CAI n° 737), la si imbocca procedendo in lieve pendenza, effettuando presto una svolta a destra. Dopo aver oltrepassato un rudimentale cancello, si raggiunge un valico sul crinale Cedra-Bratica, caratterizzato da un vecchio e semidistrutto muretto a secco. Si continua per l’ampia traccia che inizia progressivamente a perdere quota in versante Bratica, costeggiando belle e panoramiche radure. Raggiunto un bivio evidente, si lascia a sinistra la continuazione del percorso segnato e si prosegue diritto/destra per ampia traccia in discesa. Poco dopo si transita a fianco di una particolare edicola con statua, costeggiando poi altre belle radure e campi. Oltrepassato un cancello per il bestiame si incontra un bivio da cui si prende la traccia di sinistra, ignorando a destra la continuazione della carraia che condurrebbe in breve alla strada provinciale per Monchio. Si segue una bella mulattiera che avanza a fianco di campi, incontrando successivamente un’edicola priva di bassorilievo. Più avanti si sbuca in un’ampia traccia che, oltrepassando un rio, effettua un tornante destrorso. Entrati nel paese di Casarola996 m, si passa inizialmente a fianco della “Casa del Poeta” (si tratta della casa di villeggiatura della famiglia Bertolucci), scendendo poi, ammirando angoli suggestivi e gustando un’atmosfera dilatata di antica quiete, alla sottostante strada provinciale. Attraversata quest’ultima si scende per Via della Chiesa, transitando nei pressi della Chiesa di San Donnino, andando poi a destra per Via del Chioso (frecce segnaletiche del Sentiero Agricoltura e dell’ippovia). Si prosegue per stradello, prima asfaltato poi sterrato, uscendo in questo modo dal paese, incontrando in seguito un bivio da cui si stacca a destra una carraia in salita che ignoriamo. Proprio qui, appena più in alto a destra, sono collocate le due splendide Maestà di Casarola, edicole votive contenenti bassorilievi in marmo. Si prosegue per il percorso principale varcando due rii, notando, sopra la seconda valletta che si attraversa, una pietraia simile a quella sottostante le pareti del Groppo Sovrano e alla pietraia della Traversa (località situata poco sopra il paese di Riana). Dopo una breve risalita si nota in alto a destra il primo dei bellissimi metati ristrutturati e adibiti a rifugio. Continuando per l’ampia mulattiera si penetra in uno splendido castagneto dove si incontrano altri metati, raggiungendo poi un bivio da cui si tralascia a sinistra una traccia per la “Sorgente dal Prad di Bian”. Si transita successivamente nei pressi di un altro essicatoio in via di ristrutturazione, approdando poco dopo su una costa boscosa da cui il Sentiero Agricoltura curva a destra. Noi lo ignoriamo e procediamo per la carraia oltrepassando successivamente un rio, incontrando appena dopo il guado una fontana. Poco più avanti si transita nei pressi di una casa e si prosegue lungamente per il bellissimo percorso, congiungendosi in seguito con un’altra carraia. Dopo una discesa e una traccia che si stacca a destra, si effettua un tornante destrorso in corrispondenza del quale si incontra un’edicola con Maestà. Appena dopo si raggiunge un bivio in corrispondenza delle prime case del suggestivo paese di Montebello797 m, arroccato su un poggio. Dopo una visita alla bella frazione (all’ingresso altra edicola con bassorilievo) si prosegue per stradina asfaltata che, avanzando in piano/leggera salita, si dirige verso Bellasola. Approdati su una costa, si incontrano le prime case del menzionato paese: qui si abbandona temporaneamente la strada asfaltata imboccando a sinistra uno stradello in discesa, prima cementato poi lastricato. Attraversato il suggestivo borgo di Bellasola761 m, si prosegue per stradina asfaltata in salita transitando nei pressi del cimitero. Rimesso piede nella strada abbandonata in precedenza, la seguiamo a sinistra immettendosi in seguito nel tracciato proveniente dal ponte della Bratica. Da qui svoltiamo a destra seguendo la stradina in salita, effettuando un tornante sinistrorso cui fa seguito una curva a destra. Appena dopo quest’ultima si stacca a destra una traccia: l’imbocchiamo raggiungendo in breve il Lago della Ferla che contorniamo sulla destra. Rimesso piede nella strada di prima, la seguiamo ritornando poco dopo allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

Monte Orsaro: anello dal Passo del Cirone

Punto di partenza/arrivo: Passo del Cirone 1255 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Passo del Cirone-Capanne di Frattamara (1,20 h) ; Capanne di Frattamara-Bivacco Tifoni-Bocchetta dell’Orsaro (1,30 h) ; Bocchetta dell’Orsaro-Monte Orsaro (20 min) ; Monte Orsaro-Bocchetta del Tavola (1 h) ; Bocchetta del Tavola-Passo del Cirone (45 min)

Difficoltà: EE il primo tratto della cresta sud dell’Orsaro ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si prende la provinciale 74 per Marra e il Passo del Silara, imboccando successivamente a sinistra la S.P. 108. Effettuando diverse svolte e tornanti per stradina in alcuni tratti alquanto dissestata, si giunge al Passo del Cirone dove si abbandona l’auto

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Descrizione dell’itinerario

Impegnativo anello di grande respiro, su sentieri sempre evidenti e ben segnati che non pongono problemi di identificazione del giusto percorso. Per la salita alla sommità dell’Orsaro suggerisco di percorrere integralmente la cresta meridionale, rocciosa nella sua prima sezione. Si tratta di una breve variante per escursionisti esperti che conferisce un senso del tutto particolare al percorso nel suo complesso.

Dal Passo del Cirone ci incammina lungo il sentiero 00 transitando inizialmente nei pressi della chiesa Madonna dell’Orsaro situata al sommo di un poggetto erboso. Dopo un breve tratto in discesa si scavalca un dosso, penetrando successivamente nel bosco. Si procede sulla sinistra del crinale spartiacque e, dopo una salita in cui ci si avanza parallelamente ad un solco, si incontra un bivio (indicazioni) da cui il sentiero 00 piega a sinistra. Noi invece proseguiamo a destra lungo il percorso n° 128 (la Strada Lombarda), avanzando inizialmente in leggera discesa. Appena dopo si attraversa una radura con folta vegetazione, ammirando un’interessante visuale sul dirupo arenaceo che scende dal crinale nord del Monte Tavola. Rientrati nella faggeta si perde ancora qualche metro di quota attraversando anche una piccola frana, riprendendo oltre quest’ultima a salire. Si continua per il bel sentiero che più avanti pianeggia e, dopo aver valicato una costa, avanza in leggera discesa. Attraversato un solco si riprende a salire varcando in seguito un altro solco, procedendo poi in piano. Si valica un’altra costa e dopo una breve salita si esce in una radura arbustiva che a sua volta precede un’altra più ampia e panoramica radura. Seguendo la traccia si attraversano i prati, penetrando successivamente in una magnifica faggeta ad alto fusto. Si avanza in leggera discesa oltrepassando poco dopo un’area con alberi caduti a terra, per poi procedere in falsopiano/leggera salita. Dopo alcuni piccoli tornanti si raggiunge una piazzola di carbonaia e si prosegue per il bel sentiero in lieve pendenza. Successivamente si transita a fianco di un grosso masso raggiungendo appena dopo un’altra piazzola. Dopo aver valicato l’ampio dorso di una costa boscosa si avanza in leggera discesa, transitando successivamente in prossimità di un’area caratterizzata da caratteristici massi erratici. Con andamento pianeggiante si raggiunge e attraversa l’ennesima costa al sommo di panoramici pendii prativi. Segue un tratto in cui si perde marcatamente quota al termine del quale ci si trova nei pressi di radure dove si notano i ruderi delle Capanne di Frattamara 1308 m. Si continua lungo il percorso segnato, in questo tratto non particolarmente evidente, contornando, restando sempre all’interno del bosco, il margine dell’ampia radura. Con andamento in leggera salita nella splendida faggeta si raggiunge un bel ripiano oltre il quale si avanza inizialmente in leggera discesa, per poi pianeggiare. Dopo aver valicato un’ulteriore costa si procede ancora in discesa e in piano, raggiungendo in breve il bivio con il sentiero n° 132 che si stacca a sinistra. Si imbocca quest’ultimo incontrando poco dopo una prima piazzola di carbonaia e, continuando per il sentiero, si procede a poca distanza da una pietraia situata alla nostra sinistra. Oltrepassata una seconda piazzola di carbonaia, si lambisce un’altra pietraia situata alla nostra destra e si continua per il sentiero segnato che svolta a sinistra. Raggiunta e oltrepassata una terza piazzola si prosegue per il percorso principale che risale il pendio boscoso effettuando svolte e tornanti. Più in alto si transita a fianco di un grosso masso, approdando poco dopo in un bel ripiano dove è situato il Bivacco Tifoni 1356 m (fontana con acqua spesso assente nella stagione estiva). Sulla destra del pianoro, nei pressi di un tavolo con panche, si scorge la continuazione del percorso segnato. Lambita una bella conca con pietraia, il percorso procede nuovamente all’interno della faggeta e, poco prima di raggiungere una piazzola di carbonaia, svolta repentinamente a sinistra (segnavia ben posizionati). Inizia qui una non breve salita a tornanti lungo una sponda boscosa che si fa progressivamente più ripida. Usciti dalla vegetazione si sbuca in un bel pendio erboso (visuali notevoli) che si risale inizialmente in obliquo a destra. Dopo qualche tornante si mette piede sull’ampia sella che chiude ad ovest la conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale. Si continua lungo il sentiero contornando la sponda sinistra (destra orografica) del vallone, effettuando poco dopo un paio di tornanti. Giunti nei pressi dell’inizio della cresta sud/ovest dell’Orsaro, si prosegue a mezza costa ai piedi di erti pendii dominati da verticali quinte rocciose. Appena dopo il bivio con il sentiero 00, che sale alla sommità dell’Orsaro e che noi temporaneamente ignoriamo, si raggiunge la caratteristica Bocchetta dell’Orsaro1723 m. Quest’ultima è il punto di congiunzione del crinale NW del Braiola con quello S dell’Orsaro, che si presenta inizialmente nelle fattezze di un estetico sperone roccioso. Iniziamo quindi la scalata della soprastante crestina oltrepassando subito un piccolo spuntone, continuando poi per facili roccette assecondando il filo di cresta piuttosto arioso (I°). Approdati su un ripiano erboso ci si avvicina al successivo risalto alla cui base si aggira a destra un blocco. Per roccette esposte ma facili si guadagna infine la sommità dello sperone, da cui, dopo una breve ma ripida discesa, ci si ricongiunge con il sentiero segnato. Invece di seguire quest’ultimo, continuiamo ad assecondare il filo del crinale ancora per un tratto, superando qualche sparuta roccetta (su un sasso si nota un inutile spit!), fino a rimettere piede nella traccia segnata. Si guadagna quota sulla destra della dorsale per poi raggiungerla e assecondarla in direzione della non lontana cima dell’Orsaro. Con andamento pressoché pianeggiante e godendo stupende visuali, si guadagna in breve la cima, 1831 m, caratterizzata da una stilizzata Madonnina. Dopo una meritata sosta al fine di gustare pienamente il vastissimo panorama a 360°, si scende nel versante opposto perdendo inizialmente quota per ripido pendio. Raggiunta la sottostante conchetta, la si contorna lungo il suo margine destro, per poi svoltare a sinistra onde riguadagnare il filo del crinale. Si perde quota in modo lineare per l’ampio profilo settentrionale della montagna, rasentando successivamente un filare di piccole conifere. Dopo una discesa decisamente ripida, si penetra nella faggeta e si continua restando nei pressi del filo della dorsale. Più avanti, dopo una svolta a sinistra e una breve discesa, ci si inserisce in una traccia trasversale (percorso CAI n° 727A) che si segue a sinistra. Con andamento pianeggiante per bellissima mulattiera si raggiunge in breve la Foce del Fosco 1613 m. Dalla sella si scende a destra lungo il sentiero n° 725A effettuando subito alcuni tornanti. Successivamente si perde quota in modo lineare per bella mulattiera delimitata a sinistra da un caratteristico muretto di sostegno. Raggiunta la località Ronchi di Luciano1530 m, si continua diritto tralasciando a destra la continuazione del percorso n° 725A. Si prosegue per magnifica mulattiera (contrassegnata CAI n° 725) avanzando costantemente a mezza costa. Poco più avanti si oltrepassa una piccola pietraia procedendo successivamente in piano/leggera salita, transitando a fianco di grossi massi di arenaria. Avanzando sempre a mezza costa, si attraversa un ripido e scosceso pendio temporaneamente fuori dal bosco (in questo tratto è presente una corda, utile soprattutto in caso di terreno bagnato). Si rientra nella faggeta e si prosegue per traccia più stretta e scoscesa, affrontando poco dopo un traverso dove è presente un’altra corda che funge da corrimano. Si prosegue poi per ampia traccia in lieve discesa, incontrando più avanti il bivio con il sentiero 00 che staccandosi a sinistra sale verso la sommità del Monte Fosco. Appena dopo si approda alla Bocchetta del Tavola1444 m, caratterizzata da un cippo confinario del 1828. Dall’ampia sella si continua lungo il sentiero 00 affrontando inizialmente una breve salita, uscendo presto dal bosco in corrispondenza dei declivi prativi noti come Prati del Tavola. Scavalcata una recinzione a filo spinato si avanza a mezza costa ammirando suggestive visuali, piegando in seguito a destra. Si oltrepassa un avvallamento prativo per poi transitare a fianco di un straordinario esemplare di faggio (alla nostra destra si trova un’altra meraviglia del nostro Appennino: il “faggio solitario“). Ci si sposta a sinistra proseguendo a mezza costa nella sponda sinistra di un avvallamento, ricongiungendosi più avanti con il crinale spartiacque. Si oltrepassa successivamente, mediante scaletta, un’altra recinzione a filo spinato, penetrando, dopo una svolta a sinistra, nel bosco. Si perde quota per ripido sentiero infossato approdando poco più in basso in un piccolo ripiano. Da qui cui si piega a destra effettuando subito dopo una curva a sinistra. Si continua a perdere quota penetrando più in basso in un rimboschimento a conifere. Dopo un paio di svolte ci si innesta nel percorso effettuato all’andata con cui si fa ritorno al Passo del Cirone

 

Monte Caio: anello da Agna

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Punto di partenza/arrivo: Agna 803 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Agna-Grande Faggio (1,15 h) ; Grande Faggio-Monte Caio (1 h) ; Monte Caio-Armanetti-Ballone (1,45 h) ; Ballone-Agna (40 min)

Difficoltà: E (E+/EE un breve passaggio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 159-163)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare. Giunti al bivio con la S.P. 116, si prosegue diritto lungo la S.P. 13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e poco prima del ponte sul Torrente Bratica, si incontra il bivio con la stradina che sale a Villula e Agna. Effettuando diverse svolte e tornanti si raggiunge l’ultima delle due località, parcheggiando l’auto in uno spiazzo all’ingresso del paese

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Descrizione dell’itinerario

Quella che mi accingo a descrivere è senza dubbio una delle più belle e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. Visiteremo luoghi di grande suggestione e bellezza in totale e contemplativa solitudine, in un’area montuosa mai presa seriamente in considerazione dall’escursionismo locale.

Dal parcheggio si percorre a ritroso la strada da cui siamo venuti, imboccando a sinistra (indicazione del percorso CAI n° 737A) una stradina in direzione di Tufi d’Agna. Si guadagna quota ripidamente, trascurando a destra l’ampia traccia da cui torneremo. Dopo un ripido strappo per stradello cementato, si incontra un bivio dove si continua diritto/sinistra per carraia. Si sale costeggiando il margine destro di un ampio campo e, dopo una svolta a sinistra, si raggiunge un rio dove si ignora a destra una traccia. Si varca il corso d’acqua svoltando poi repentinamente a destra, guadagnando quota all’interno di un bell’ambiente boschivo. Al bivio successivo (frecce segnaletiche) si va a sinistra, trascurando l’ampia traccia che sale in direzione della “Capannina”. Usciti dal bosco si avanza assecondando il sommo del pendio che costituisce la sponda sinistra orografica del Rio del Borello, il cui letto è sconvolto da frane e alluvioni. Trascurato un percorso che si stacca a destra, si guada il corso d’acqua, rientrando poi nel bosco. Raggiunto un bivio, si ignora a destra una traccia in salita (sbiadito segnavia sul tronco di un albero a sinistra) e si procede per il percorso segnato che avanza con andamento pressoché pianeggiante. Segue l’attraversamento del Rio d’Agna, subito dopo il quale si effettua un tornante destrorso che precede uno sinistrorso. Raggiunto un bivio, si deve prendere la traccia di destra (segnavia presenti ma sbiaditi), guadagnando quota in modo piuttosto sostenuto. Dopo una svolta a sinistra si avanza in direzione NE, effettuando poi un tornante destrorso e raggiungendo il dorso di una costa dove si incontra un bivio. Si va a destra procedendo per un tratto in ripida salita e, dopo una svolta a sinistra, si incontra l’ennesimo bivio da cui si prosegue a destra. Dopo un’ulteriore svolta si avanza in piano/falsopiano per ampia traccia all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando poco più avanti un bivio con freccia segnaletica. Noi proseguiamo a destra raggiungendo poco dopo un altro bivio da cui si ignora a sinistra una traccia delimitata da un cancello in legno. Si continua a guadagnare quota in moderata pendenza, raggiungendo dopo qualche minuto il crinale Groppo d’Agna-Monte Nocellara. Qui il percorso svolta a destra e procede a fianco di radure in cui si nota un capanno con fontana, situato in corrispondenza di quello che nelle mappe è indicato come il Monte Nocellara1211 m. Ci si immette poi in un’ampia traccia che si segue a destra e, rientrati nel bosco, si giunge ad un bivio da cui si prosegue a sinistra, ignorando, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra, una traccia a destra. Quando il percorso si biforca noi prendiamo il ramo di destra, proseguendo all’interno di un suggestivo ambiente boschivo. Poi si sale assecondando un filare di faggi affiancati a destra da una radura arbustiva e a sinistra dai pascoli di Predalara. Raggiunto un bivio (paletto con cartelli), si abbandona temporaneamente il percorso n° 737A e verso sinistra ci si dirige alla volta del “Grande Faggio”. Si attraversa inizialmente un magnifico ripiano prativo e, al primo bivio, si prende la traccia di destra (paletto con segnavia sbiadito). Procedendo in piano/leggera discesa si raggiunge in pochi minuti lo splendido pianoro dove è situato il monumentale “Grande Faggio”. Quest’ultimo, che raggiunge l’altezza di 35 m ed ha la veneranda età di circa 250 anni, è uno dei più importanti esemplari di faggio a livello nazionale e, forse, europeo. Dopo una sosta si ritorna al bivio di prima da cui si prosegue lungo il percorso n° 737A in direzione della sommità del Monte Caio. Si asseconda inizialmente un’ampia traccia che poco dopo si interrompe a causa di una grande frana che ha interessato questa sezione di montagna. Orientandosi con i segnavia, ci si sposta a sinistra e si sale ripidamente, mettendo successivamente piede in una traccia che si segue a destra. Raggiunto il bordo della frana si piega prima a sinistra poi subito a destra, oltrepassando un filo spinato. Lasciandosi guidare dai segnavia, si prosegue su labile traccia attraversando o passando a fianco di sezioni di terreno interessate da smottamenti. Raggiunta una costa boscosa si deve avanzare diritto (segnavia non molto evidenti), attraversando successivamente una bella e panoramica pietraia. Il percorso vira appena dopo a destra e scende ripidamente per il pendio boscoso, conducendo prima ad un piccolo ripiano, poi, dopo una discesa, nella storica mulattiera interrotta dalla frana. Si segue il tracciato a sinistra, incontrando, dopo uno strappo in moderata pendenza, un cancello che si oltrepassa. Appena oltre quest’ultimo si presenta un bivio dal quale i segnavia bianco-rossi del percorso n° 737A indicano di virare a destra. Noi li assecondiamo attraversando il letto asciutto di un rio, notando alla nostra sinistra una radura. Successivamente ci si immette nella traccia abbandonata in precedenza e si continua lungo essa, raggiungendo poco più avanti un ripiano con arbusti che si contorna sulla destra. Dopo una salita si approda sul dorso di una costa dove si presenta un bivio (indicazioni): continuando per l’ampia traccia ci si dirige verso il crinale meridionale del Caio, confluendo qui nella carraia contrassegnata n° 737. Noi invece prendiamo il sentiero alla nostra sinistra, che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 737A. La traccia sale inizialmente diritto per poi virare subito a sinistra avanzando in obliquo ascendente sulla destra di un solco. Poco dopo si volge a destra risalendo il pendio boscoso, giungendo nei pressi di una piazzola dove si svolta repentinamente a sinistra (segnaletica rifatta di recente). Si prosegue in piano/leggera salita orientandosi con i ben posizionati segnavia, per poi virare a destra e risalire il pendio boscoso transitando a fianco di un caratteristico masso. Giunti in corrispondenza di un avvallamento prativo, la traccia piega a destra e avanza tenendosi nei pressi del limite della vegetazione. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si esce in belle radure e si attraversa un solco, curvando appena dopo a sinistra. Sbucati in un’altra splendida radura, la si risale costeggiando il suo margine sinistro, tenendosi nei pressi del limite del bosco (segnavia). Si piega successivamente a destra verso il margine della faggeta, penetrando in essa dopo aver effettuato alcune piccole svolte. Si oltrepassa poi una recinzione con filo spinato e appena dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli), innestandosi qui nel sentiero n° 732B. Lo seguiamo a sinistra affrontando subito una ripida salita, proseguendo successivamente con minore pendenza tagliando i pendii che scendono dalla sommità del Caio. Dopo un’ultima salita si approda nella superlativa dorsale sommitale della montagna che si segue a destra raggiungendo in breve la cima del Monte Caio1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un curioso cannocchiale. Dopo una meritata sosta al fine di gustare lo splendido panorama a 360°, ritorniamo sui nostri passi fino al sottostante bivio con il percorso n° 737A – da cui siamo venuti e che trascuriamo – proseguendo invece diritto lungo il sentiero n° 732B. Poco dopo si mette piede su un magnifico crinale roccioso da cui, piegando repentinamente a sinistra, si discendono alcune facili ma ripide roccette (passaggio quest’ultimo classificabile come EE). Si prosegue lungo il bel sentiero recuperando appena dopo il crinaletto, mettendo successivamente piede in una carraia. Quest’ultima asseconda la dorsale sud/occidentale della montagna ed è contrassegnata CAI n° 737: noi la seguiamo in direzione S.Matteo/Passo del Ticchiano. Nel punto in cui effettua un tornante destrorso temporaneamente l’abbandoniamo, continuando per sentiero che scende ripido lungo il filo di una dorsale. Ricongiuntisi con il tracciato di prima, si avanza per esso comodamente, salendo anche per un breve tratto, prima fuori dal bosco, poi al suo interno. Si riprende poi a perdere quota raggiungendo un’apertura dove è possibile ammirare una bellissima visuale sulle sottostanti radure dov’è situato l’oratorio di S.Matteo. Avanzando ulteriormente per il percorso di crinale si arriva al bivio con la carraia che a sinistra conduce all’appena menzionata località. Noi proseguiamo diritto lungo il percorso n° 737, procedendo a mezza costa ed ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso e il Monte Ventasso. Appena dopo si giunge in località Fornace, 1434 m, dove si incontra un bivio con carraia chiusa da un cancello che si stacca a destra (freccia direzionale con scritto Ballone). L’imbocchiamo procedendo in lieve discesa all’interno di un bel ambiente boschivo, assecondando successivamente il dorso di una costa. Poco dopo si sbuca in una stupenda dorsale prativa in località Armanetti1402 m, che si attraversa interamente gustando superlative visuali (sulla destra si nota una stilizzata Maestà). Si continua lungo la comoda carraia rientrando progressivamente nel bosco ed effettuando un paio di piccole svolte. In seguito si asseconda il dorso di una costa che poi si abbandona svoltando repentinamente a destra. Si continua a perdere comodamente quota all’interno di un magnifico ambiente boschivo compiendo alcuni tornanti. Giunti in corrispondenza di un’area disboscata si incontra un bivio da cui si prosegue a sinistra. Al bivio successivo (indicazioni) si volta ancora a sinistra in direzione di Ballone, trascurando a destra una carraia che condurrebbe ad Agna con minor tempo. Poco più avanti si oltrepassa il dorso di una costa (la stessa che abbiamo abbandonato in precedenza) e si perde quota piuttosto ripidamente effettuando alcuni tornanti. Più in basso si giunge ad un bivio con fonte/abbeveratoio da cui si prosegue lungo il percorso di destra, trascurando a sinistra un’ampia traccia. Si contorna inizialmente il limite superiore di una radura, per poi svoltare a sinistra costeggiando il margine destro della stessa. Si passa nei pressi di un capanno in legno svoltando poi a sinistra, proseguendo lungamente per la bella e comoda carraia. Costeggiando splendidi campi ed effettuando diverse svolte, ci si immette infine in una sterrata che si segue a destra. Si raggiunge appena dopo una stradina asfaltata (Maestà a destra) in corrispondenza di un incrocio. Si prosegue a destra entrando nel bel nucleo di Costa, dove si piega a destra attraversando inizialmente una corte. Si continua successivamente per ampia traccia che effettua subito dopo una netta curva a sinistra. Scendendo lungo il margine superiore di panoramici campi, si mette piede in una stradina asfaltata in corrispondenza del centro di Ballone818 m, a poca distanza dalla chiesa. Raggiunta quest’ultima, si volge a destra per stradello che passa inizialmente a fianco del campo sportivo e di una casa, avanzando poi in direzione di una valletta che si attraversa. Dopo una breve salita si raggiunge il nucleo di Tre Re820 m, che si oltrepassa (cartello in legno con scritto “Piana del Lago”), continuando successivamente per carraia. Costeggiando splendidi campi e procedendo a saliscendi (ad un certo punto si nota più in basso il nucleo di Casa Beveroni), si raggiunge un bivio con capannone agricolo  (indicazione per Agna). Andando a destra si avanza in costante salita per bella mulattiera, prima all’interno di uno splendido ambiente boschivo, poi costeggiando la base di un caratteristico dirupo (si tratta della frana che decenni fa ha interessato il Monte Castello). Si effettua una ripida salita rientrando poi nel bosco e mediante curva a destra si aggira una costa. Si prosegue successivamente in discesa, costeggiando poco più avanti il margine inferiore di una radura. Continuando per il percorso principale ci si immette dopo alcuni minuti sullo stradello seguito in salita nei pressi di Tufi d’Agna. In breve si ritorna ad Agna (bellissimo nucleo meritevole di una visita), punto di partenza della nostra escursione.

Il paese di Agna
Lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 737A
L’attraversamento del Rio d’Agna
Il percorso presenta numerosi bivi
Fontana nei pressi del Monte Nocellara
Le radure di Predalara
Il Grande Faggio
Si tratta di uno dei più importanti e longevi esemplari di faggio a livello nazionale
Il percorso n° 737A ad un certo punto si interrompe per frana: noi assecondiamo costantemente i segnavia bianco-rossi, aggirando in questo modo l’ostacolo
Più avanti si attraversa una bella pietraia
Ripreso lo storico percorso, si oltrepassa un cancello
Si raggiunge in seguito il dorso di una costa
Lungo il sentiero n° 737A all’interno di un magnifico ambiente boschivo
Poco più in alto il sentiero svolta a destra e costeggia un piccolo avvallamento prativo
Successivamente si sale contornando il margine sinistro di una bella e ampia radura
Lungo la stupenda dorsale sommitale del Caio
Panorama dalla cima del Caio
Il cippo dedicato a Fabio Bocchialini
Il bel crinaletto roccioso che si discende assecondando i segnavia del percorso n° 732B
Lungo la carraia contrassegnata n° 737 che si abbandona temporaneamente nel momento in cui effettua un tornante destrorso
Bella visuale sulla radure che ospitano l’eremo di S.Matteo
Dopo il bivio con la carraia che a sinistra conduce all’eremo, si procede a mezza costa ammirando splendide visuali panoramiche
Raggiunta la località Fornace, si abbandona il percorso n° 737 e si prende a destra una carraia in direzione di Ballone
Lungo la magnifica dorsale prativa degli Armanetti
Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense
Giunti in corrispondenza di un’area disboscata, si prende la traccia di sinistra
I bellissimi campi che si costeggiano prima di giungere a Costa di Ballone
Il nucleo di Costa
Il paese di Ballone
Al centro delle foto si nota Casa Beveroni e sullo sfondo la dorsale Parma/Baganza
Il dirupo che si costeggia seguendo l’ampia mulattiera che riconduce a Tufi d’Agna
Lungo la bella mulattiera in direzione di Tufi d’Agna

Il Monte Navert da Riana

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Punto di partenza/arrivo: Riana 1015 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Riana-Costa-Monte Navert (2,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (30 min) ; Pian del Monte-Fagia di Togno-Riana (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 153-156)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dalla parte superiore di quest’ultima località si imbocca a sinistra la S.P. 75 in direzione di Monchio delle Corti. Si oltrepassano i paesi di Sivizzo e Grammatica, raggiungendo infine Riana

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Descrizione dell’itinerario

L’accesso al Monte Navert da Riana è di notevole interesse, soprattutto se effettuato mediante il percorso che mi accingo a descrivere. Nella prima parte della salita avremo il piacere di conoscere luoghi di impareggiabile bellezza, come la Traversa (vasta pietraia utilizzata dai valligiani come deposito naturale di pietre da costruzione) e le splendide radure della Costa. Nella seconda parte utilizzeremo una carraia, purtroppo rovinata dai mezzi d’esbosco, percorrendo successivamente un’ampia mulattiera che ci condurrà ad una sella sul crinale Bratica/Parma. Nel percorso di discesa raggiungeremo lo splendido altopiano prativo di Pian del Monte, scendendo poi verso Riana utilizzando una magnifica carraia che ci permetterà di ammirare stupende visuali. Itinerario da gustare metro dopo metro in tutte le sue peculiarità e suggestioni, anche se sono perfettamente cosciente che nell’attuale appiattimento delle attività montane solo pochi “privilegiati” potranno farlo seriamente e profondamente.

Parcheggiata l’auto si attraversa il bellissimo borgo di Riana passando nei pressi della chiesa, continuando poi (indicazione per il Monte Navert) per Via del Canalino. Lasciatosi le ultime case alle spalle, si avanza per ripido stradello cementato che poco dopo svolta nettamente a destra (si trascura una traccia che si stacca a sinistra in discesa). Al bivio successivo occorre abbandonare a destra lo stradello e proseguire diritto/sinistra per carraia, ammirando, in corrispondenza del bivio, un particolare e presumibilmente antico muro formato da sassi arenacei. Si procede comodamente in leggera salita incontrando più avanti una fontana, prendendo, al bivio che si presenta poco dopo, in corrispondenza di un tornante destrorso della carrareccia, il tracciato di sinistra. Dopo una lieve salita si sbuca in un luogo veramente unico che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense: si tratta della Traversa, ampia pietraia, che a sinistra forma un catino, costituita da massi della stessa arenaria del Groppo Sovrano. Si continua per il percorso principale attraversando successivamente una macchia di bosco, svoltando poi a destra e tralasciando a sinistra una traccia. Si guadagna quota avendo alla nostra destra pendii caratterizzati da affioramenti di rocce vulcaniche e a sinistra splendidi ripiani prativi e campi, conosciuti come I Cornioli. In prossimità del sommo dei terrazzamenti prativi, il percorso svolta nettamente a destra salendo ripidamente in direzione di un rimboschimento a conifere. In corrispondenza di quest’ultimo il tracciato curva nettamente a sinistra avanzando in lieve salita (alla nostra sinistra, appena dopo la svolta, possiamo notare lacerti di antichi muretti a secco). Al bivio successivo, situato in corrispondenza di un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si va a sinistra, trascurando a destra un’altra carraia. Dopo aver varcato un ruscello, il percorso attraversa dei pendii prativi (si tratta di un’area recentemente disboscata), conducendo, dopo una breve salita, sul dorso di una panoramica costa. Si tratta della Berlalunga che precipita verso valle con pareti d’arenaria simili in piccolo a quelle del Groppo Sovrano. In corrispondenza della costa la carraia svolta nettamente a destra proseguendo in piano. Si avanza per il comodo percorso trascurando poco dopo una traccia che si stacca a destra e che conduce in una radura. Al secondo bivio che si incontra si prosegue invece a destra trascurando a sinistra una carraia inerbita. Dopo aver varcato un ruscello ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra. Effettuata una svolta a destra si approda nei magnifici declivi prativi della località Costa1363 m. Da questo luogo veramente splendido che stimola una sosta ristoratrice, si prosegue per il percorso principale che, dopo aver attraversato la radura, penetra nuovamente nel bosco. Si attraversa inizialmente la valletta formata da un rio varcando appena dopo il Rio delle Pielle, oltre il quale, dopo una breve salita per ampia mulattiera dissestata, si guada il Rio Pian del Monte. Si approda poco sopra in un pendio prativo dove il tracciato, invero poco evidente, svolta a sinistra iniziando successivamente a scendere in direzione del limite inferiore del bosco. Penetrati in esso si prosegue in piano trascurando, ad un bivio, una traccia a destra. Appena dopo si guada il Rio del Freddo oltre il quale una breve salita conduce ad una carrareccia proveniente dal fondo della Val Bratica, in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso (tavolo con panche). Si prosegue a destra per questo tracciato ignorando subito un’ampia mulattiera a sinistra, effettuando invece un tornante destrorso. Si avanza prima in moderata pendenza poi in leggera salita per carraia rovinata dal passaggio dei mezzi d’esbosco, con andamento parallelo al Rio del Freddo. Ignorate diramazioni laterali, si arriva nei pressi di una casetta in legno di recente costruzione situata in una bella radura con fontana. Qui la carraia piega a destra onde varcare il Rio del Freddo: noi continuiamo a seguirla, ma al bivio successivo, situato poco prima di un altro rio, la abbandoniamo, imboccando a sinistra un’ampia mulattiera (tutta l’area è soggetta ad operazioni di disboscamento). Si avanza in leggera salita spostandosi progressivamente a destra, varcando il menzionato rio. Dopo il guado si sale avendo a sinistra il corso d’acqua e, con andamento lineare su ampia traccia dapprima evidente e ben incavata, poi sempre meno marcata ma comunque visibile, si approda ad una selletta a quota 1529 m, situata sul filo della dorsale Bratica/Parma. Qui ci si immette nel percorso n° 739 che si segue a sinistra in direzione della cima del Monte Navert, affrontando subito una ripida salita per sentiero che inizialmente asseconda la dorsale spartiacque. Al sommo di questa prima ripida sezione si approda in un ripiano boscoso dove possiamo ammirare straordinari esemplari di faggio dai contorti e scultorei rami. Successivamente si avanza lungo il crinale pressoché in piano, raggiungendo più avanti, dopo un’altra salita, una magnifica radura, delimitata a destra da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco si prosegue assecondando il filo della dorsale, sbucando poco dopo nello straordinario pianoro sommitale del Monte Navert, la cui sommità, 1653 m, si guadagna in breve. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama offerto dalla cima, ritorniamo sui nostri passi fino alla selletta a quota 1529 m, da cui si continua diritto lungo il percorso n° 739. Si procede inizialmente in leggera salita assecondando il crinale Bratica/Parma, avanzando successivamente in piano sulla destra del filo della dorsale. Oltre una repentina svolta a sinistra ci si ricongiunge con l’ampio crinale in corrispondenza di una magnifica radura da cui è possibile ammirare uno straordinario colpo d’occhio sui monti dell’Alta Val Parma. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si sbuca nelle splendide radure di Pian del Monte1580 m, che anticamente ospitavano un mercato. Si prosegue lungo l’ampia traccia, notando poco più in basso e a destra un piccolo rifugio. Si attraversa il pianoro e, nel momento in cui a sinistra si stacca un sentierino (percorso CAI n° 739), noi lo ignoriamo proseguendo a destra per carraia. Si avanza inizialmente in piano ammirando splendide visuali panoramiche, rientrando successivamente nel bosco. Dopo una discesa e una netta svolta a destra si incomincia ad assecondare il crinale di una marcata costa, ammirando lungo il cammino panorami davvero suggestivi. Si prosegue lungo il percorso principale alternando tratti all’aperto a macchie di bosco e, appena dopo l’immissione da destra di un’altra traccia, si effettua un tornante sinistrorso. Si scende all’interno del bosco per poi uscire in una radura, incontrando, in corrispondenza di una recinzione, un bivio dove si vira nettamente a destra. Si prosegue per il percorso principale effettuando una curva a sinistra ed ignorando una traccia che si stacca a destra. Senza possibilità di errore, per bella carraia che procede sempre in leggera discesa, si raggiunge un evidente bivio in località Fagia di Togno (notevole esemplare di faggio), dove si va a destra, tralasciando a sinistra un’altra carraia. Si effettuano alcune svolte, ignorando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una traccia a destra. Si continua per il percorso principale compiendo altre svolte e tornanti, uscendo più in basso in splendide radure recintate. Rientrati nel bosco si effettuano ulteriori svolte, contornando più avanti il margine sinistro di un campo coltivato con capanno. Dopo pochi minuti si rimette piede nel percorso d’andata in corrispondenza del bivio situato (nel senso di salita) dopo la fontana. Si fa ritorno a Riana per lo stesso tragitto effettuato in salita.

 

Monti Aquila, Aquilotto e Marmagna: traversata per crinale

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-Lago Santo (1 h) ; Lago Santo-Passo delle Guadine (50 min) ; Passo delle Guadine-Monte Aquila (15 min) ; Monte Aquila-Monte Aquilotto (30 min) ; Monte Aquilotto-Monte Marmagna (35 min) ; Monte Marmagna-Lago Padre (1 h) ; Lago Padre-Lago Santo-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Bosco di Corniglio-Cancelli

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Panoramica e completa escursione in una delle più affascinanti e maggiormente frequentate aree dell’intero Appennino parmense. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione del percorso.

Proprio in corrispondenza del bivio tra le carrozzabili per Lagdei (a destra) e i Lagoni (a sinistra), si imbocca il percorso n° 723B conosciuto come Sentiero delle Carbonaie. Dopo la prima salita si piega a sinistra avanzando comodamente per bella mulattiera, svoltando in seguito repentinamente a destra. Si sale piuttosto ripidamente per ampio sentiero effettuando alcune svolte, volgendo più in alto decisamente a destra. Si avanza attraversando piccoli ripiani di vecchie carbonaie alternate a salite mai troppo ripide, raggiungendo un bivio dove a destra si stacca il percorso n° 723C, proveniente da Lagdei, che percorreremo al ritorno. Si prosegue lungo il sentiero n° 723B guadagnando inizialmente quota all’interno di un rimboschimento a conifere, per poi risalire, mediante alcuni tornanti, l’ampio e boscoso profilo settentrionale del Monte Sterpara (più esattamente si tratta dell’ultima delle diverse quote della lunga Cresta degli Sterpari). Dopo l’aggiramento del limite occidentale della dorsale si procede in leggera discesa tagliando ripidi pendii boscosi ed attraversando il limite superiore di una pietraia. Messo piede nel sentiero n° 723A, lo si segue a sinistra raggiungendo in pochi minuti il margine nord/orientale del Lago Santo. La traccia piega a destra e contorna dall’alto la sponda settentrionale del lago, conducendo infine al Rifugio Mariotti1508 m. Si continua lungo il sentiero segnato costeggiando la sponda occidentale e meridionale dello splendido specchio d’acqua. Giunti in prossimità delle peschiera (fontana e ponticello in legno appena prima) si prosegue lungo il percorso contrassegnato n° 727 in direzione della Sella del Marmagna, risalendo mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Poco dopo si esce temporaneamente dal bosco e si risale un pendio caratterizzato da lastre rocciose, rientrando poi nella faggeta. Il percorso svolta successivamente a destra e procede costeggiando una caratteristica lastra d’arenaria, conducendo appena dopo ad un bivio (cartelli) all’interno di una pineta. Ignorato il sentiero n° 729 che percorreremo al ritorno, continuiamo lungo la traccia n° 723 fino al successivo bivio posto a poca distanza dal precedente. Imboccato a sinistra il percorso n° 719, si avanza inizialmente nei pressi di una torbiera, penetrando subito dopo in un bosco di conifere. Dopo alcuni tornanti si incontra il bivio con la traccia che conduce all’attacco della “Via Alpinistica Roberto Fava” che noi ignoriamo proseguendo diritto per il percorso principale. Una lieve risalita precede la Sella dello Sterpara1650 m, da cui si continua lungo il sentiero n° 719, trascurando subito a destra il n° 719A. Si avanza comodamente nella splendida faggeta perdendo anche qualche metro di quota, per poi uscire all’aperto. Inizia ora un magnifico tratto in cui si procede a mezza costa ai piedi degli erbosi pendii nord e nord/orientali del Monte Aquila. Ammirando visuali davvero grandiose sul sottostante vallone dominato dalla mole del Monte Roccabiasca, si raggiunge infine il crinale spartiacque in corrispondenza del Passo delle Guadine1687 m. Da qui si volge a destra iniziando la risalita del crinale SE del Monte Aquila per sentiero mai troppo ripido e molto panoramico. Dalla sommità, 1779 m, si scende nel versante opposto perdendo quota piuttosto ripidamente, fino a raggiungere il Passo dell’Aquila1700 m. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 719A, si prende il sentiero di sinistra (n° 00) avanzando in obliquo ascendete sulla destra del filo del crinale SE del Monte Aquilotto. Dopo un ripido strappo in cui si superano alcune roccette, si riguadagna il filo della dorsale (stupendo colpo d’occhio su un verticale gendarme che precipita nel versante lunense) che si asseconda direttamente o restando nei suoi pressi. Aggirata a destra un’anticima, si raggiunge una selletta e si prosegue in ripida ed esposta salita alla volta della cima principale. Messo piede sulla sommità del Monte Aquilotto1781 m, si perde ripidamente quota scendendo tra blocchi d’arenaria (tratto insidioso con bagnato e ghiaccio), approdando poco dopo all’ampia Sella del Marmagna1725 m. Da qui si continua alla volta dell’omonima cima, prendendo, al soprastante bivio, il più diretto sentiero di sinistra che asseconda costantemente l’ampio profilo sud/orientale della montagna. Dalla sommità del Marmagna1851 m, si prosegue lungo il sentiero 00 che procede nel versante lunense attraversando inizialmente a mezza costa ripidi ed esposti pendii (tratto quest’ultimo che potrebbe risultare alquanto delicato in presenza di ghiaccio o neve poco assestata). Poi, dopo un tornante, il tracciato perde quota in modo lineare tenendosi sempre a sinistra del filo vero e proprio della dorsale spartiacque. Si rimette piede su quest’ultima poco prima di approdare alla Sella del Braiola 1715 m. Dal valico si scende nel sottostante magnifico vallone, delimitato a SE dalla suggestiva bastionata NW del Marmagna, per ottimo sentiero, incontrando più in basso un bivio da cui si prosegue a destra tralasciando a sinistra il percorso diretto alla Bocchetta dell’Orsaro. Dopo un paio di svolte e l’attraversamento di un rio, si raggiunge un bivio, a poca distanza dalla Capanna Braiola, situato in corrispondenza del limite del bosco. Da qui si prende a destra il percorso n° 729 in direzione di Lago Padre e Lago Santo, avanzando inizialmente in salita all’interno della splendida faggeta. Valicata una selletta si procede in leggera discesa transitando nei pressi di un poggetto panoramico. Successivamente si avanza tra pietraie e lastre d’arenaria (in questo tratto si ammirano notevoli visuali), per poi guadagnare quota per sentiero a tornanti. Valicata un’altra selletta, si aggira tutto il profilo nord/orientale del Marmagna, iniziando poi a discendere il sottostante pendio boscoso effettuando alcuni tornanti. Più in basso si raggiunge il Lago Padre (si tratta di una torbiera), 1528 m, costeggiandolo nel suo limite destro, svoltando poi a sinistra. Dopo una lieve risalita si prosegue lungo il percorso segnato all’interno di un magnifico ambiente boschivo, transitando poco più avanti nei pressi di un’area caratterizzata da grossi blocchi arenacei. Appena dopo si raggiunge una piccola torbiera dove il sentiero piega a sinistra costeggiandola per un breve tratto, penetrando poi in un rimboschimento a conifere. Qui ci si immette nel sentiero n° 723, che abbiamo seguito in salita, e mediante esso si fa ritorno a Lago Santo. Dalla peschiera, anziché dirigersi nuovamente al Rifugio Mariotti, si costeggia, seguendo i segnavia bianco-rossi recentemente impressi, tutta la sponda meridionale del lago, transitando nei pressi di un crocifisso. Dopo un breve tratto nel bosco si inizia l’attraversamento della pietraia che delimita ad occidente lo specchio d’acqua. Raggiunto ed attraversato il Torrente Parma di Lago Santo, ci si inserisce nel percorso n° 723A che si segue in direzione di Lagdei, oltrepassando il bivio con il Sentiero delle Carbonaie che abbiamo percorso in salita. Perdendo quota lungo la splendida e lineare mulattiera, si oltrepassando due panoramiche pietraie, continuando successivamente all’interno del bosco. Appena prima che il tracciato effettui una netta svolta a sinistra, si incontra un bivio (paletto con cartelli) da cui si prende a destra il sentiero (recentemente segnato dal CAI) n° 723C. Nella sezione iniziale si sale in costante obliquo ascendente, avanzando successivamente per traccia meno marcata (segnavia disposti in modo ottimale) che effettua alcune svolte. Poi il percorso piega a destra e risale mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Dopo l’aggiramento di una costa ci si ricongiunge con il Sentiero delle Carbonaie in corrispondenza del bivio incontrato durante la salita. Seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata si fa ritorno ai Cancelli.

Il Groppo Maggio, i Groppi Neri e il Monte Binaghe

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Punto di partenza/arrivo: Corchia 651 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Corchia-Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio (1,10 h) ; Groppo Maggio-S. Bernardo (50 min) ; S.Bernardo-Groppi Neri (35 min) ; Groppi Neri-Monte Binaghe (30 min) ; Monte Binaghe-La Calà-Corchia (1,10 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo Maggio e ai Groppi Neri ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-S.P. 523. Dopo il ponte sul Manubiola e un paio di tornanti, occorre svoltare a sinistra seguendo l’indicazione per Corchia. Si attraversa poco dopo la frazione Bergotto e per stretta stradina, in alcuni tratti piuttosto dissestata, si raggiunge Corchia. Si abbandona l’auto in un comodo parcheggio situato a destra poco prima del paese vero e proprio

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione di grande interesse panoramico, geologico e storico. Il percorso proposto implica un paio di “fuori sentiero” che impreziosiscono notevolmente l’escursione, in quanto permettono di gustare in totale solitudine angoli selvaggi e incontaminati. Il punto di partenza e arrivo è localizzato a Corchia, nucleo di impianto medievale tra i più suggestivi dell’intero Appennino emiliano.

Dal parcheggio si attraversa interamente lo splendido borgo di Corchia, continuando poi per carraia pianeggiante all’interno di un magnifico castagneto. Entrati nella valle formata dal Torrente Manubiola, si giunge nei pressi di un ponte (indicazioni), da cui si prosegue diritto (CAI n° 833/837, Sentiero delle Miniere), lasciando a sinistra il percorso n° 835. Ignorata subito una traccia che si stacca a sinistra, si continua lungo la bella carraia in lieve salita per poi guadagnare quota con maggiore decisione. Appena dopo un’area pic nic con giochi per bambini situata alla nostra destra, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo momento, imboccando a destra un’altra carraia in salita (indicazione del Sentiero delle Miniere). Si effettuano inizialmente alcuni tornanti, incontrando poco più in alto un bivio da cui si deve svoltare nettamente a sinistra, ignorando l’ampia traccia che prosegue diritto. Dopo una salita in moderata pendenza (si ignora a destra una traccia inerbita), si attraversa con andamento pianeggiante un rimboschimento a conifere. Poco dopo, guardando a destra, si nota un rudere: si tratta della vecchia polveriera utilizzata dai minatori come deposito degli esplosivi. Si continua lungo la carraia scendendo leggermente per poi risalire, abbandonando successivamente questo tracciato per imboccare a destra (freccia segnaletica con scritto “scarpata”) un ampio, ripido e sassoso sentiero (si tratta del percorso utilizzato dai minatori). Dopo il primo strappo la traccia si restringe facendosi meno erta, compiendo una svolta a sinistra. Al successivo bivio si prende il sentiero di destra che risale un ripido e sassoso pendio (“la scarpata”: sono presenti a sinistra dei cordoni). Messo piede su un ripiano boschivo (pannello esplicativo e area giochi sulla destra) si vira nettamente a sinistra, raggiungendo, dopo una salita, una selletta con poggetto ofilotico a sinistra e barriera in legno a destra. Appena dopo si incontra un bivio da cui si prosegue diritto/destra, avanzando in leggera discesa alla base dell’ampio profilo meridionale del Groppo Maggio, che fra poco cominceremo a risalire. Appena oltre l’attraversamento di un ruscello si approda in un magnifico ripiano (tavolo con panche) chiuso da un costone ofiolitico, dove è situata l’entrata, normalmente chiusa da un cancello, della Miniera Pietra del Fuoco927 m. Dopo un’eventuale sosta ritorniamo sui nostri passi varcando nuovamente il ruscello, iniziando appena dopo la risalita del profilo del Groppo Maggio. Inizialmente si sale puntando ad un pannello solare, per poi proseguire spostandosi lievemente a sinistra onde assecondare il poco accennato dorso di una costa boscosa. Si sale diritto per alcuni minuti tenendo costantemente d’occhio alla nostra destra il crinale di un’altra costa. Quando il pendio boscoso si fa più regolare, si vira a destra dirigendosi verso l’altra dorsale (in realtà si tratta del margine orientale del profilo che stiamo risalendo). Raggiunta quest’ultima, la si segue tenendosi appena a sinistra del suo filo, oltrepassando alcuni arbusti ed ammirando notevoli visuali sulle verticali pareti ofiolitiche del Groppo Maggio. Usciti dalla vegetazione, si sale puntando ad un estetico dente roccioso, avanzando poi alla sua destra per ripido pendio piuttosto franoso e con qualche cespuglio spinoso. Raggiunta la dorsale sommitale del Groppo Maggio967 m, la si segue comodamente a sinistra ammirando ampie visuali e gustando le peculiarità di un’ambiente naturale veramente unico. Dopo una discesa e successiva risalita, si scende alla sottostante carraia (percorso CAI n° 833), che si segue a destra in direzione di S.Bernardo. Si valica poco più avanti una selletta oltre la quale si piega a sinistra iniziando a perdere quota, incontrando appena dopo un bivio da cui si volta a destra tralasciando una traccia a sinistra. Dopo altre svolte si riprende la direzione nord, procedendo sempre in discesa ed ammirando alla nostra destra un suggestivo groppo ofiolitico. Raggiunto un bivio evidente, il percorso da seguire è quello di destra (segnavia), il quale poco dopo effettua un tornante sinistrorso, riconducendo in questo modo nella direzione di prima (nord). Appena oltre una sbarra si presenta un altro bivio (frecce e segnavia) dove si va a sinistra, ignorando a destra lo stradello d’accesso al nucleo abitato di Fagiolo. Si guadagna quota per carrareccia effettuando diversi tornanti, fino a giungere nel pressi del dorso di una costa, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 837. Temporaneamente lo ignoriamo proseguendo diritto lungo la carraia, raggiungendo in breve una splendida radura circondata da castagni dove è situata la chiesa di S. Bernardo 947 m (una lapide ricorda i partigiani uccisi dai nazifascisti in una battaglia del 2 febbraio del 1945). Dopo un’eventuale sosta si ritorna al bivio di prima da cui si prende a destra il sentiero n° 837, ignorando subito a destra il percorso n° 833a per Moncucco Belforte. Si avanza in piano/leggera salita all’interno di uno splendido ambiente boschivo, tralasciando una traccia inerbita che si stacca a sinistra. Nei pressi di una fontana il tracciato piega a destra e, appena dopo aver valicato una costa boscosa, curva a sinistra (si ignora a destra una traccia). Segue l’attraversamento di un’altra costa, oltre la quale il sentiero svolta nettamente a sinistra avanzando a mezza costa. Raggiunto un poggetto panoramico è possibile ammirare una notevole visuale sull’appartata valletta in cui ci troviamo, delimitata a destra dal Monte Minara con al centro l’ofiolitico Groppo (o Groppi) Neri, e a sinistra dal Groppo della Donna che precipita verso ovest con un verticale sperone. Seguendo l’ottima traccia si raggiunge il fondo della valletta dove si guada un rio, proseguendo successivamente in ripida salita per sentiero che effettua alcuni tornanti. Nel momento in cui la vegetazione si dirada e il tracciato effettua una netta svolta a destra, l’abbandoniamo spostandosi a sinistra, attraversando in obliquo dei pendii erbosi con massi in direzione delle soprastanti rocce dei Groppi Neri (quella proposta è una variante rispetto al percorso segnato, che permette di ammirare notevoli visuali in un contesto ambientale tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense). Mirando ad un evidente e verticale spuntone/gendarme ofiolitico, si sale senza via obbligata passando a fianco di massi su terreno piuttosto ripido ma che non oppone alcuna difficoltà tecnica. Guadagnando successivamente quota appena a sinistra del menzionato spuntone, si raggiunge una suggestiva forcella da cui, volgendo a destra e superando qualche roccetta, si può salire sull’ariosa cima del pinnacolo. Si prosegue senza via obbligata in ambiente stupendo, passando a fianco di curiose conformazioni rocciose, fino a guadagnare con soddisfazione la sommità dei Groppi Neri 1031 m. Dalla cima si scende per alcuni metri raggiungendo in breve il percorso segnato (n° 837) che si segue a sinistra assecondando una spettacolare cresta ofiolitica. Rientrati nel bosco il sentiero effettua un’ampia curva a sinistra ed inizia a salire piuttosto ripidamente. Usciti dalla vegetazione si continua per traccia sassosa che asseconda il dorso di una costa, abbandonandola poco più in alto. Dopo aver attraversato pendii ghiaiosi e un altro tratto di bosco, si raggiunge la dorsale spartiacque Manubiola/Cogena. La si percorre in direzione sud restando nei pressi e assecondando il suo filo, attraversando successivamente una macchia boscosa e una radura arbustiva. Dopo una breve salita all’interno del bosco si sbuca sulla cima del Monte Binaghe1162 m, da cui si ammira un notevole panorama. Dalla sommità si scende lungo la dorsale spartiacque – che in questo tratto si presenta ghiaiosa e con massi – per poi penetrare nel bosco avanzando in leggera salita sulla destra del crinale. Raggiunto nuovamente quest’ultimo, si riprende a scendere per sentiero che asseconda la dorsale in questa sezione principalmente erbosa e con arbusti. Dopo una discesa all’interno di un bosco più fitto si approda al valico La Calà1078 m, da cui si prende a sinistra il percorso n° 833 in direzione di Corchia. Si perde quota per ampia traccia che si abbandona quasi subito per sentiero a sinistra (paletto con segnavia). Il percorso avanza verso nord attraversando inizialmente una piccola area disboscata, presentandosi in alcuni tratti non particolarmente evidente. Ad un certo punto la traccia compie una netta svolta a destra conducendo in una piccola radura arbustiva e, rientrata nel bosco, scende in direzione est. Si continua per il sentiero segnato che effettua diverse svolte (lungo il cammino si transita a fianco di un notevole esemplare di faggio), fino a giungere nei pressi di un rio. La traccia procede costeggiando il corso d’acqua, per poi virare a sinistra e varcarlo. Poco dopo si incontra un altro rio che si attraversa seguendo il sentiero di sinistra. Si sale per poco congiungendosi infine con il percorso seguito in salita a poca distanza dalla Miniera Pietra del Fuoco, che si trova alla nostra sinistra. Si rientra a Corchia percorrendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata.