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Le creste del Barigazzo, la Città d’Umbria e il Groppo della Rocca

20 Apr

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo a quota 950 m lungo la strada che da Tosca conduce al Monte Barigazzo

Dislivello: 350 m ca

Durata complessiva: (Barigazzo e Città d’Umbria) 2,45/3 h A/R ; (Groppo della Rocca) 40 min A/R

Tempi parziali: spiazzo quota 950 m-cresta nord-sommità Barigazzo (1 h) ; sommità Barigazzo-cresta sud-Monte Cravedosso (45 min/1 h) ; Monte Cravedosso-Città d’Umbria-spiazzo a quota 950 m (45 min)

Difficoltà: EE la cresta nord del Barigazzo, E la restante parte del percorso. EE il Groppo della Rocca

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Tosca. Da quest’ultima località si continua per stradina asfaltata svoltando a sinistra al primo bivio e a destra al secondo, seguendo sempre le indicazioni per il Monte Barigazzo. Si procede per 2 km ca. su carrozzabile, in gran parte asfaltata, parcheggiando l’auto in uno spiazzo con fontana a destra della strada (cartello giallo con l’indicazione Città d’Umbria)

map (2)

Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org/#map=15/44.6062/9.8119

map

Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=14/44.6310/9.8260

Descrizione dell’itinerario

La combinazione creste del Barigazzo-Città d’Umbria rappresenta uno dei più suggestivi percorsi di tutto l’Appennino parmense. Se a questo anello aggiungiamo anche la breve salita alla sommità dell’ofiolitico Groppo della Rocca di Varsi, si realizza un itinerario davvero avvincente e completo da qualsiasi punto di vista: naturalistico, escursionistico, paesaggistico, storico. La cresta nord del Barigazzo, costantemente esposta, in alcuni tratti è veramente impressionante e andrebbe intrapresa solo da escursionisti abituati all’esposizione al vuoto. Lungo la cresta, eccetto un breve spezzone di catena, non vi è alcuna possibilità di assicurarsi. La ripida salita/discesa del Groppo della Rocca richiede attenzione al reperimento del giusto percorso.

Dallo spiazzo a quota 950 m si continua a seguire la stradina asfaltata fino ad un bivio con cartelli. Si va a destra imboccando una carraia che conduce, dopo alcune svolte e un tratto in ripida salita, ad uno spiazzo all’interno del bosco (cartelli). Si piega a sinistra verso una selletta (cartelli) che costituisce il punto di incontro dei due percorsi di cresta. Sempre a sinistra, dopo un ripido strappo, si mette piede sul dorso della cresta settentrionale (segnavia 809V) classificata “difficile” (non vi sono vere e proprie difficoltà tecniche da affrontare. Il “difficile” equivale in questo caso a “molto esposto”). Si procede per il filo di cresta, all’inizio abbastanza ampio, dove l’esposizione percepita è minima. Appena dopo, invece, si dovrà necessariamente camminare su uno stretto crinaletto con esposizione accentuata da ambo i lati. A dire il vero, il pendio di destra risulta meno ripido, mentre quello di sinistra precipita vertiginosamente. Segue un tratto meno impressionante, dove è possibile godere del bellissimo paesaggio che ci circonda, prestando sempre la massima attenzione all’esposizione. Una breve discesa e uno scosceso traverso di pochi metri servito da un’arrugginita catena, precedono un altro tratto dove si cammina su esile crinale non più largo della dimensione dello scarpone. Man mano che ci si avvicina ad un ripido risalto, l’esposizione diminuisce, in quanto aumenta la larghezza del filo di cresta. Dopo una breve macchia boscosa, si risale faticosamente il profilo del risalto superando alcuni muretti rocciosi. Giunti sul punto più elevato, si continua per la dorsale contornando il margine del bosco ed ammirando splendidi esemplari di faggio. Una breve discesa porta a confluire con il sentiero proveniente dalla cresta sud che seguiamo a sinistra. In breve ci si immette in una carraia che conduce ad un cancello in legno che si oltrepassa. Si continua attraversando splendide radure con altri notevoli esemplari di faggio, fino a giungere nei pressi della Chiesa del Barigazzo e del vicino rifugio. Seguendo la dorsale ovest (notevoli visuali verso la sottostante Valmozzola), si approda in breve sulla panoramica sommità del Monte Barigazzo, 1284 m, caratterizzata dalla presenza di una monolitica stele. Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con la traccia per la cresta nord, dove si prosegue diritto in direzione della cresta sud. Si entra all’interno di una bella valletta boscosa seguendo l’ottimo sentiero che procede in leggera discesa. Una breve risalita porta a valicare una costa, cui fa seguito un bivio non molto evidente (appena prima si transita nei pressi di un grande masso rettangolare appoggiato sul tronco di un albero). Si va a sinistra giungendo, dopo un breve ma ripido strappo, sul dorso della cresta sud, inizialmente boscosa. Man mano che si procede le visuali divengono sempre più ampie, in special modo verso la vicina cresta nord, esattamente parallela rispetto quella sud. Comodamente si avanza per l’ampio e panoramico crinale fino a un bivio evidente: abbandoniamo la dorsale per seguire a destra un sentiero che in ripida discesa riconduce alla selletta incontrata all’inizio, punto d’incontro dei due percorsi di cresta. Continuiamo a sinistra per ampio sentiero in direzione del Castelliere-Città d’Umbria. Dopo una breve risalita, si giunge a un bivio contrassegnato da un cartello rosso appoggiato a terra: si va a destra e per ripido sentierino si esce dal bosco, mettendo piede su una panoramica dorsale. Si tratta del Monte Cravedosso, alla cui sommità, 1101 m, giungiamo in breve. Ritornati al bivio di prima, continuiamo per la bella mulattiera che presto compie una netta svolta a destra, cui fa seguito un tornante a sinistra e un’altro verso destra. Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra un sentiero e si continua per l’ampia traccia. Dopo un tratto in leggera discesa, si confluisce in una carraia che seguiamo a destra fino ad un bivio evidente (cartelli). Si va a sinistra per sentiero, che poi si allarga a mulattiera, mettendo piede, dopo una breve risalita, sul poggio boscoso su cui sorgono i resti del Castelliere-Città d’Umbria. Ciò che colpisce maggiormente di questo luogo veramente magico, più che i resti murari di difficile datazione (alcuni studiosi datano l’insediamento nell’Alto Medioevo, altri invece al III-II secolo a.C.), è la disposizione circolare degli splendidi faggi. Ritornati al bivio di prima, si continua per l’ampia traccia che contorna uno stagno, giungendo poco dopo allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. Ritornati a Tosca, ci si dirige verso Valmozzola per stradina asfaltata. Dopo 2 km circa, ad un bivio, si svolta a sinistra raggiungendo la frazione Rocca Nuova. La bella stradina transita successivamente in prossimità di un grande masso ofiolitico (notevole visuale verso il Groppo della Rocca) e conduce in breve alla frazione Rocca Vecchia, dove si parcheggia l’auto. Appena prima di uscire dal nucleo, nel punto in cui la strada compie una netta svolta a destra, si nota a fianco di una casa uno spiazzo erboso. Lo raggiungiamo e imbocchiamo a sinistra un sentierino che entra nel bosco. La traccia, affiancata a destra da una recinzione, inizia a risalire con alcuni tornanti il ripido pendio boscoso, conducendo all’inizio dei primi affioramenti ofiolitici (masso con la scritta “difficile”). Si piega a destra e appena dopo si svolta a sinistra, assecondando una cengia che poi si trasforma in rampa (segno bianco a sinistra). Giunti su un ripido e franoso pendio, guardando a destra si nota uno sbiadito cerchio bianco con freccia. Inizia ora un lungo traverso per il versante meridionale del groppo, dove è necessario rintracciare, e non smarrire, i segnavia bianchi che sono utilissimi, in quanto indicanti il percorso migliore. Dal contrassegno si punta ad alcuni denti rocciosi, che precedono un ripido canale che si attraversa. Si continua poi nella stessa direzione, sfruttando con attenzione cengette e cornici. Giunti sotto uno spigolo, si sale a destra per alcuni di metri raggiungendone la base (segno bianco). Lo si aggira a sinistra, approdando nel versante occidentale del torrione. Si continua per cengetta e si risale verso destra, tenendo d’occhio un bollo bianco con freccia posto nella parete a destra, un breve ma ripido canalino con albero. Dal contrassegno una ripida traccia conduce infine all’aerea selletta posta tra il cocuzzolo su cui è impiantata la croce, e la sommità vera e propria del Groppo della Rocca, dove si trovano i resti murari dell’antica torre. Si ritorna a Rocca Vecchia seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

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