Monte Nero: anello da Selvola

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Punto di partenza/arrivo: Selvola, 993 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Selvola-Drusco (35 min.) ; Drusco-Provinciale della Val Nure (1,35 h) ; Provinciale della Val Nure-Monte Nero (1 h) ; Monte Nero-Sella Costazza-Prato Grande-Provinciale della Val Nure (1 h) ; Provinciale della Val Nure-Selvola (1,20 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: oridanaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola. Da quest’ultima località si continua per la SP 81 in direzione del Passo del Tomarlo. Appena dopo il paese di Casal Porino – il cui centro vero e proprio la provinciale aggira a sinistra – in corrispondenza di una curva a sinistra, si prende a destra la strada per Selvola. Si parcheggia l’auto in un qualche spiazzo nel lato destro della carreggiata, appena oltre le ultime case del paese

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare anello che si svolge per carraie e sentieri spesso non segnati o con segnaletica molto carente. La prima parte consiste, dopo aver raggiunto il paese di Drusco, nel raggiungimento della dorsale che chiude a sud la Val Lecca. Il crinale in questione è attraversato dal sentiero n° 841, la cui segnaletica lascia molto a desiderare. La stessa condizione di trascuratezza riguarda il percorso n° 821 che dalla Provinciale della Val Nure scende a Selvola.

N.B.: l’escursione è stata effettuata il giorno 20/02/2020, prima dell’emanazione delle misure restrittive inerenti al contenimento dell’epidemia da Covid-19

Da Selvola si procede per stradina asfaltata in direzione di Revoleto avanzando in lieve discesa. Oltrepassato un rio e svoltati a destra, si imbocca a sinistra una carraia in salita che teoricamente dovrebbe essere segnata dal CAI (n° 821). Dopo una svolta a sinistra, si trascura in questa direzione una traccia inerbita, raggiungendo in seguito una costa con presa dell’acquedotto (fontana a sinistra). Al crocicchio che si presenta, si ignora innanzitutto la carraia che sale a sinistra (CAI n° 821), proseguendo invece diritto per ampia traccia in discesa. Dopo aver attraversato una valletta, il tracciato si fa più infrascato e anche infossato. In corrispondenza di una svolta a destra, si trascura a sinistra un percorso in salita e si continua a perdere quota parallelamente ad un canale. Poco più in basso si entra nella frazione di Case Botti, imboccando, in corrispondenza di una fontana, una carraia a sinistra. Quest’ultima attraversa una valletta ed effettua appena dopo una netta svolta a destra, riconducendo nella stradina abbandonata in precedenza. Seguiamo l’asfalto a sinistra, immettendosi successivamente in un’altra strada proveniente da Anzola. Attraversata la parte superiore del paese di Revoleto, si abbandona la strada asfaltata imboccando a destra una traccia piuttosto infrascata. Dopo il primo tratto in piano, si procede in salita a fianco di campi, avanzando parallelamente alla strada di prima. Giunti ad un bivio, si prosegue a destra per mulattiera che contorna il margine di un campo, procedendo parallelamente ad un rio. Dopo una breve salita, ci si immette nuovamente nella strada asfaltata appena prima del ponte che oltrepassa il menzionato corso d’acqua. Seguendo l’asfalto a destra, si transita poco dopo a fianco di un curioso gendarme ofiolitico con Madonnina, attraversando successivamente un altro rio. Dopo una salita in cui si costeggiano degli interessanti muretti a secco, si entra nella frazione di Drusco, 952 m, passando inizialmente a fianco della chiesa di Santa Maria Assunta. Raggiunto il centro del piccolo abitato, proprio di fronte ad una cappella si stacca a sinistra una carraia: la imbocchiamo, uscendo in questo modo dalla frazione. Si sale inizialmente contornando il margine di un campo, effettuando una curva a destra e ammirando alla nostra sinistra esemplari di vecchi muretti a secco. Si continua a guadagnare quota in direzione nord ai lati di prati recintati, transitando a fianco di una specie di lavatoio in cemento. Penetrati nel bosco, si sale piuttosto ripidamente per ampia traccia, fino ad incontrare un bivio. Imboccato il percorso di destra, si avanza prima in lieve discesa e poi in piano, progredendo nella sponda destra orografica della valle formata dal Rio Scese. Appena dopo aver varcato quest’ultimo, si presenta un altro bivio da cui si prende il tracciato di sinistra, compiendo subito una netta svolta in questa direzione. Al successivo bivio, situato nei pressi di un’ampia area disboscata che si accompagnerà per un tratto, si prosegue a sinistra procedendo parallelamente al canale formato da un corso d’acqua. Si sale ripidamente, costeggiando più in alto la menzionata area disboscata, fino a compiere una netta svolta a sinistra in corrispondenza della quale si trascura a destra una traccia inerbita. Dopo un tratto in sostenuta salita a fianco dell’area di prima si rientra finalmente nel bosco. Si prosegue per mulattiera assecondando per una breve sezione il dorso di una poco accennata costa, piegando poi a destra. Il tracciato in seguito svolta a sinistra sdoppiandosi per un breve tratto, virando successivamente a destra. Poco più in alto si transita nei pressi di splendidi e centenari esemplari di faggio che arricchiscono notevolmente il patrimonio boschivo in cui ci troviamo. Il percorso, poi, riprende a salire ripidamente, effettuando alcune svolte (in corrispondenza di una curva a sinistra, si trascura una labile traccia che prosegue diritto). Dopo aver costeggiato il margine destro di una radura arbustiva, si rientra nel bosco sbucando poco più in alto in un’altra e più ampia radura. Attraversata quest’ultima restando più o meno nei pressi del suo margine destro, ci si immette nel percorso n° 841 che asseconda la dorsale che chiude a sud/sud-ovest la Val Lecca. Si segue questo tracciato a sinistra attraversando inizialmente una macchia boscosa, uscendo successivamente nell’ambito di altre radure arbustive. Dopo un tratto in lieve discesa e rientranti nel bosco (segnavia), si riprende a salire trascurando subito una traccia a destra. Si procede effettuando qualche svolta, restando più o meno nei pressi del boscoso crinale, avanzando prima in salita poi in piano. Dopo una breve discesa e un paio di svolte, si costeggia il margine superiore di un’ampia area disboscata. Successivamente si riprende a salire in direzione di un poggio boscoso (il Monte Cucco), piegando prima a destra poi a sinistra. Compiendo una curva a destra, si incomincia ad attraversare un’area di rado bosco, virando poco dopo a sinistra. Una netta curva a destra precede una ripida salita mediante la quale si rimette piede sul dorso del boscoso crinale (segnavia). Si prosegue per esso, o nei suoi pressi, ammirando in un tratto una notevole visuale del Monte Ragola. Il tracciato prosegue assecondando il filo della dorsale, avanzando in lieve discesa e in piano, per poi riprendere a salire. Più avanti si attraversa un’ampia area disboscata procedendo parallelamente ad una recinzione e ad un’altra traccia situate alla nostra destra. Ricongiuntisi con l’altro percorso nell’ambito di radure arbustive, al bivio che si presenta si prosegue a sinistra oltrepassando una specie di cancello. Si avanza per carraia avendo a destra il filo del crinale, attraversando un’altra area disboscata. Dopo un tratto in piano in cui si procede parallelamente ad una traccia, si incontra un bivio dal quale si continua a sinistra. Il percorso riprende a salire svoltando subito a destra, per poi scendere conducendo ad una radura. Si ricomincia a guadagnare quota contornando il margine di un’area di bosco rado, rientrando successivamente nella vegetazione. Al bivio che si incontra in seguito, si tiene la destra (segnavia), continuando ad avanzare in salita piuttosto sostenuta. Giunti nei pressi di un rio, si compie una svolta a sinistra costeggiando delle conifere, immettendosi successivamente in una carraia. La si segue a destra procedendo poco dopo ai piedi di un groppo boscoso con grossi massi, proseguendo diritto al bivio che si presenta. Attraversato un suggestivo rio, si sale ripidamente effettuando, in corrispondenza di alcune conifere, una netta curva a sinistra. Si procede assecondando il dorso di una costa, avanzando successivamente tra rado bosco. Dopo un’ultima salita, ci si immette nella SP 645R (Provinciale della Val Nure), proprio di fronte ad una fontana. Si segue l’asfalto a destra solo per poco, imboccando, appena dopo aver attraversato un rio, una carraia che sale a sinistra. Dopo il primo tratto in cui si guadagna quota parallelamente al corso d’acqua di prima, si vira a destra continuando a salire piuttosto ripidamente. Valicato il dorso di una costa, si prosegue più comodamente costeggiando una radura con cespugli di pini mughi autoctoni (peculiarità della zona). Si prosegue per il tracciato, che in un tratto diviene piuttosto labile, avanzando in piano e lieve/moderata salita. Attraversato un ruscello, si costeggia una seconda radura con altri interessantissimi esemplari di pino mugo. Si prosegue in lieve salita, con un singolo strappo più ripido, per traccia sassosa, piegando poi a sinistra (paletto con segnavia). Attraversate delle radure arbustive e rientrati nella splendida faggeta, si procede prima in lieve discesa poi in piano/leggera salita. Raggiunto un bivio (paletto con cartelli), si prende a sinistra il percorso n° 003 per la cima del Monte Nero. Si tratta di un tracciato molto logico e ben segnato che asseconda costantemente la dorsale nord-est della montagna. Dopo la prima erta sezione all’interno della faggeta, si prosegue meno ripidamente avendo sempre come direttrice l’ampio dorso del crinale. Prestando attenzione ai segnavia, si continua per tracciolina “intagliata” tra cespugli di pini mughi, passando a fianco di suggestivi massi. Trascurato a sinistra il percorso n° 821a che scende verso la Tana di Monte Nero, si prosegue per la dorsale guadagnando infine la stupenda cima del Monte Nero, 1752 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa che avviene per il crinale sud-ovest della montagna, di grande interesse geologico e panoramico. Il percorso asseconda inizialmente il filo della dorsale, eccetto un breve tratto in cui si sposta a destra. Più in basso si scende un ripido canalino roccioso (la roccia è serpentinite, molto rara nell’ambito dell’Appennino parmense) aiutandosi, eventualmente, con un cordino d’acciaio. Si prosegue successivamente pressoché in piano tenendosi sulla destra del filo di cresta, gustando le peculiarità di un ambiente di grande pregio naturalistico. Raggiunta una selletta, si inizia a salire alla volta della sommità di una quota secondaria ammantata da cespugli di pini mughi. Dalla cima si prosegue per cresta panoramica e aggirate a destra alcune rocce, si guadagna il sommo di un altro poggio. Dopo una discesa in cui ci si tiene inizialmente a destra del filo della dorsale, si mette piede in un’ampia sella, iniziando successivamente la risalita di un altro dosso di cresta. Dalla sommità di quest’ultimo, si scende al sottostante, magnifico pianoro della Sella Costazza, 1677 m, importante crocevia di sentieri. Da qui ci si sposta a sinistra oltrepassando una recinzione, scendendo mediante ampia traccia (percorso CAI n° 821), inizialmente all’interno della faggeta, all’ampio pianoro di Prato Grande, 1640 m. Si attraversano i prati in direzione sud puntando ad un rifugio nei cui pressi si trova la partenza di una triste sciovia in disuso da decenni. Proseguendo per il percorso segnato, ci si dirige, piegando a sinistra e contornando il margine sinistro del pianoro, verso il limite del bosco. Messo piede sul dorso di una costa all’interno della faggeta, ci si inserisce in un’ampia traccia che si segue a destra. Si prosegue comodamente per questo percorso che procede in direzione sud-est/sud all’interno di uno splendido ambiente boschivo. Più avanti si scende parallelamente ad un solco situato alla nostra sinistra e, attraversato quest’ultimo, si effettua una contropendenza. Dopo una discesa e prima della successiva risalita, si abbandona l’ampia traccia prendendo a destra (segnavia) un sentiero. Si compiono inizialmente alcune svolte per poi perdere quota in modo lineare, sbucando infine nella Provinciale della Val Nure. Si segue l’asfalto a destra per poco e nell’altro lato della carreggiata si imbocca una carraia, inizialmente chiusa da un cancello, che costituisce la continuazione del percorso n° 821. Effettuata un’ampia curva a destra in cui si contorna il margine di una radura con arbusti, si penetra nel bosco. Qui si compie subito una netta curva a sinistra, iniziando in questo modo a procedere in direzione ovest. Al primo bivio, si trascura a destra una traccia (segnavia assenti) e si prosegue per il percorso principale che curva a sinistra. Si continua per la carraia in lieve salita, notando, prima di attraversare la valletta formata da un rio, uno sbiaditissimo segnavia apposto sul tronco di un albero situato alla nostra destra. Raggiunta più avanti un’area disboscata, si prosegue diritto, trascurando a destra una traccia che si perde quasi subito. Il percorso effettua poco dopo una curva a destra (più in alto a sinistra è ben visibile un suggestivo groppo roccioso) che precede una svolta a sinistra e l’attraversamento, mediante ponte, di un rio. Raggiunto più in basso un ripiano (appena prima, segnavia a sinistra), si presenta un bivio da cui si deve proseguire a destra. Dopo una discesa in cui si transita a fianco di massi con muschio, si varca un suggestivo rio, continuando poi in lieve salita nella sponda opposta. Al bivio che si presenta successivamente, si trascura a destra una traccia (segnavia), continuando per l’ampio e comodo percorso segnato. Raggiunto il margine sinistro di un ripiano boscoso con blocchi rocciosi, un provvidenziale segnavia ci guida a sinistra, trascurando in questo la traccia di destra che avremmo istintivamente scelto. Si perde ripidamente quota svoltando prima a sinistra, poi compiendo un tornante destrorso. In corrispondenza di quest’ultimo, si può, con breve digressione, raggiungere il sommo di un groppo roccioso che regala notevoli visuali panoramiche. Proseguendo per il percorso principale, si attraversa poco più in basso un’area di rado bosco, rientrando successivamente nella vegetazione. Appena dopo un segnavia, ci si immette in un’altra carraia con profondi solchi che si segue a sinistra. Si perde quota lungo questo tracciato compiendo un paio di tornanti, raggiungendo e attraversando un’area di rado bosco. Dopo una svolta a sinistra, nei pressi di un poggetto, il percorso curva a destra e sale per un breve tratto. Più avanti si attraversa un ruscello e si lambisce un’area disboscata, uscendo successivamente in radure arbustive. Ammirando il caratteristico gendarme roccioso che abbiamo di fronte, si raggiunge un incrocio da cui si prosegue diritto per carraia che piega subito a sinistra. Più in basso, nei pressi di un suggestivo rio, ci si immette in un altro tracciato il quale confluisce subito in un percorso che, seguito a sinistra, attraversa il corso d’acqua. Noi lo assecondiamo a destra, procedendo parallelamente al rio e ad una dorsale il cui punto culminante è caratterizzato dal gendarme roccioso notato in precedenza. Dopo una svolta a destra, nel momento in cui si valica il filo della menzionata dorsale, si presenta un bivio da cui si prosegue a destra. Si perde quota per bella carraia costeggiando panoramiche radure arbustive con massi erratici. Rientrati nel bosco, si perde quota piuttosto ripidamente notando a terra una sorta di selciato (potrebbe trattarsi di una vecchia mulattiera), contornando più in basso una bucolica radura. Congiuntisi con un altro tracciato, si prosegue in piano per poi riprendere a scendere costeggiando le radure di prima. Più avanti si inerisce da destra un altro percorso e dopo un’ultima discesa tra radure arbustive si ritorna all’incrocio incontrato all’inizio dell’escursione. Seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata, si rientra a Selvola.

 

 

 

Il Monte Orocco da Anzola

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Punto di partenza/arrivo: Anzola 770 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Anzola-Passo della Tabella-Monte Orocco (2,15 h) ; Monte Orocco-Maestà di Segarino (1,10 h) ; Maestà di Segarino-Tomba-Anzola (50 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia. Dal centro di quest’ultima località, si imbocca a destra la SP 359R per Bardi, valicando dopo circa sei chilometri il Passo di Montevaccà. Raggiunta la località Ponteceno, si prende a sinistra la SP 81 che conduce in circa quattro chilometri ad Anzola, dove si parcheggia l’auto

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Descrizione dell’itinerario

Percorso di particolare interesse alla scoperta di luoghi poco conosciuti dell’alta Val Ceno. Nella prima sezione del tragitto, dopo aver raggiunto e oltrepassato la frazione di Chiesola, si segue una bellissima mulattiera che presenta in alcuni punti il selciato originario. Il tracciato in questione, che è solo in parte segnato dal CAI, conduce nella sterrata carrozzabile che da Spora sale al Passo della Tabella. Raggiunto il valico, assecondando il dorso della Costa del Cerro, si guadagna l’altamente panoramica sommità del Monte Orocco. Per la discesa si segue il tracciato CAI n° 829 in direzione di Segarino, compiendo tuttavia un giro un po’ più lungo rispetto al percorso segnato nelle mappe. Una volta giunti in corrispondenza della Maestà di Segarino, situata a poca distanza dall’omonimo nucleo, una carraia non segnata ci guida al paese di Tomba. Dopo aver attraversato la bella frazione, una vecchia mulattiera ci conduce poco sopra il paese di Anzola, più esattamente nella stradina asfaltata che unisce quest’ultimo con Tomba.

Da Anzola si prende a sinistra la strada per Fornolo e Tomba attraversando il ponte sul torrente Ceno. Andando a destra al bivio che si presenta subito dopo e senza prendere la stradina che procedendo parallelamente al torrente porta a Spora, si imbocca un sentiero (indicazione del percorso CAI n° 823) che si stacca a destra della carreggiata nei pressi del cancello di una casa. Si avanza piuttosto ripidamente per traccia con selciato (potrebbe trattarsi del vecchio accesso a Chiesola) costeggiando inizialmente la recinzione della proprietà. Dopo una svolta a sinistra, il percorso diviene meno ripido ed avanza assecondando il crinale di un poggio boscoso. Poco più avanti si entra nella parte più vecchia e caratteristica del paese di Chiesola, attraversadola mediante stradello che svolta a sinistra. Sbucati nella strada di accesso al borgo, si procede diritto in direzione della chiesa, continuando poi per carraia che passa a fianco del cimitero. Dopo una ripida salita all’interno del bosco, si compie un tornante destrorso che precede una svolta a sinistra, trascurando, appena dopo quest’ultima, una traccia che si stacca nella stessa direzione. Si continua per il bel tracciato in lieve pendenza, transitando in seguito a fianco di una casa diroccata. Attraversate le radure con casa della località I Casoni, si continua per splendida mulattiera (in più tratti emerge il selciato originario ancora ottimamente conservato) all’interno di un interessante ambiente boschivo. Più avanti si attraversa un’area disboscata, trascurando, una volta rientrati nel bosco, una traccia a sinistra. Si avanza comodamente per lo storico percorso, ignorando, in corrispondenza di una recinzione con filo spinato, una traccia a sinistra che procede per un tratto parallelamente alla nostra. Dopo una svolta a sinistra, si incontra un bivio (indicazioni) dove si abbandona il percorso segnato (n° 823) a destra, continuando diritto/sinistra. Si avanza per magnifica mulattiera con selciato originario ottimamente conservato, transitando più avanti a fianco di un capanno in legno e di una specie di stalla. Proseguendo senza possibilità di errore per lo storico percorso, si attraversa in seguito la valletta formata da un rio, trascurando più avanti una traccia a sinistra. Dopo aver varcato un altro suggestivo rio, il tracciato svolta a sinistra restringendosi a sentiero. Si guadagna quota piuttosto ripidamente a fianco di radure arbustive, compiendo prima una svolta a sinistra, poi una seconda a destra (in corrispondenza di quest’ultima si trascura a sinistra una traccia). Sbucati in un tornante sinistrorso della strada che da Spora conduce al Passo della Tabella, si va a sinistra in direzione della seconda località. Il tracciato è piuttosto lungo ma allo stesso tempo suggestivo e rilassante. Prima di raggiungere il valico, la carrozzabile procede parallelamente alla Costa del Cerro – che percorreremo sul suo dorso – e offre, proprio in questo tratto, stupende visuali panoramiche. Approdati al Passo della Tabella, 1258 m, e imboccato a sinistra il sentiero n° 829, si avanza assecondando il crinale della Costa del Cerro, alternando tratti all’interno del bosco (notevoli esemplari di faggio) ad altri in cui si procede al sommo di panoramici pendii prativi, gli stessi “tagliati” poco prima con la carraia d’accesso al passo. Raggiunto il sommo di un’altura boscosa, si perde quota per un breve tratto uscendo dalla vegetazione, approdando in una selletta con carraia trasversale. Da qui non resta altro che risalire, assecondando un ben evidente tratturo, il pendio terminale – piuttosto ripido nell’ultima parte – guadagnando in questo modo la sommità del Monte Orocco, 1365 m. Dopo una meritata sosta al fine di gustare l’ampio panorama che ci circonda, si inizia la discesa assecodando la dorsale settentrionale della montagna. Scavalcato un poggetto molto panoramico, si scende fino ad immettersi in un sentiero (CAI n° 829) mediante il quale si penetra nel bosco. Si procede alternando tratti all’interno faggeta ad altri in cui si contorna il margine superiore di pendii prativi. Il tracciato guadagna successivamente quota aggirando a sinistra un’altura boscosa, ricongiungendosi con il filo del crinale in corrispondenza di uno splendido balcone panoramico. Dopo un altro tratto in lieve salita, si riprende a scendere approdando in una selletta erbosa, per poi risalire leggermente fino a raggiungere il punto culminante della Costa dell’Orocco. Il percorso segnato dovrebbe, in linea di massima, scendere lungo il dorso di quest’ultima, tuttavia la traccia più evidente continua a perdere quota nell’ambito di ampie radure, spostandosi in questo modo verso nord-ovest, mentre la Costa dell’Orocco si dilunga verso nord-est. Si prosegue, quindi, scendendo nell’ambito di queste radure, con un percorso dapprima evidente poi molto più labile, lasciandoci guidare da alcuni paletti in legno. Più in basso, una targhetta di latta con scritto “Segarino”, affissa sul tronco di un albero alla nostra destra, ci conferma di essere nel giusto percorso, o almeno in una variante di quello contrassegnato n° 829. Dopo un breve tratto in mezzo ad arbusti, si esce in altre panoramiche radure, per poi riprendere a scendere tra rado bosco. Al bivio che si incontra poco dopo (indicazione), trascurata una traccia a sinistra e un’altra molto più labile che prosegue diritto nell’ambito di radure arbustive, si svolta nettamente a destra in direzione di Segarino (indicazione). Il percorso che ci accingiamo a seguire per raggiungere questa località – in realtà siamo diretti alla Maestà di Segarino situata poco prima del nucleo in questione – è molto evidente, perciò non abbisogna di dettagliate precisazioni. Si avanza per carraia che taglia i pendii del versante settentrionale della Costa dell’Orocco, alternando tratti all’interno del bosco ad aree disboscate (nell’ambito della prima, si trascura a destra una traccia in salita). Nel momento in cui ci si congiunge con il crinale della menzionata costa, si ignora a sinistra un percorso e si prosegue costeggiando radure arbustive. Giunti nei pressi di una cappella, situata su un poggetto alla nostra sinistra, si trascura una traccia che si stacca proprio in questa direzione (si tratta di un percorso, teoricamente segnato dal CAI, proveniente da Fornolo). Ignorata poco dopo una traccia a destra, si continua per carraia che procede contornando un prato recintato con vecchi carretti. Avanzando ulteriormente per l’ampia traccia affiancata da panoramici prati, ci si immette infine nella strada d’accesso a Segarino che si segue a destra verso la menzionata località. Ma, una volta giunti in corrispondenza della Maestà di Segarino, si prende a sinistra una carraia che procede inizialmente in lieve salita sulla destra di un poggio. Raggiunto un bivio in corrispondenza di una radura, si prende la traccia di sinistra che appena dopo piega a destra. Si perde quota lungo la sponda destra orografica della valletta formata da un corso d’acqua, tagliando pendii prativi con muretti a secco. Al primo bivio si tiene la sinistra, mentre al secondo si prosegue diritto/destra. Si continua a perdere quota per il percorso principale affiancato a destra da lacerti di vecchi muretti a secco (si tratta di un’area un tempo coltivata e ora in stato di totale abbandono). Giunti a poca distanza dal rio che forma la valletta in cui ci troviamo, si procede per un tratto parallelamente ad esso, raggiungendo una fontana. Dopo aver varcato il corso d’acqua, si sale per poco fino ad entrare nella frazione di Tomba, 891 m, passando inizialmente a fianco della suggestiva chiesetta. Si attraversa interamente il nucleo abitato, ignorando a sinistra la strada d’accesso e passando a fianco di una bella fontana. Lasciatosi alle spalle le ultime case, si prosegue per mulattiera che, piegando a destra, costeggia ampie radure. Appena dopo una netta svolta a sinistra, si presenta un bivio da cui si vira a destra per il percorso principale, trascurando la traccia che prosegue diritto e che conduce, costeggiando margine sinistro di un prato, ad un capanno. Si perde quota per ampia mulattiera dissestata che, compiedo tre tornanti, conduce nel fondo della suggestiva valletta formata da un rio. Guadato quest’ultimo, si prosegue per ampia traccia in salita avanzando parallelamente al corso d’acqua appena varcato (vecchi muretti a secco testimoniano la storicità e l’importanza del percorso che stiamo seguendo). La mulattiera, che si restringe poi a sentiero, procede successivamente nell’ambito di un’area di bosco rado, sottopassando una linea elettrica. Appena dopo quest’ultima, si svolta a sinistra assecondandone il tracciato per un tratto, per poi sottopassarla una seconda volta. Si prosegue per ampia mulattiera senza possibilità di errore, trascurando, in corrispondenza di un’area disboscata, una traccia a sinistra. Continuando nella stessa direzione di prima, con un percorso molto suggestivo si mette piede, dopo aver costeggiato la base di ripidi pendii e essere saliti per un breve tratto, nella strada che conduce a Tomba. Seguendo l’asfalto in discesa, si ritorna al primo bivio incontrato all’andata appena prima (o dopo nel senso di salita) del ponte sul Torrente Ceno.

Monte Pelpi: anello da Montevaccà

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Punto di partenza/arrivo: Passo di Montevaccà 805 m

Dislivello: 950 m ca.

Durata complessiva: 5,15 h

Tempi parziali: Montevaccà-Monte Pelpi (2 h) ; Monte Pelpi-Masanti di Sopra (1,30 h) ; Masanti di Sopra-Nociveglia (1 h) ; Nociveglia-Montevaccà (45 min)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (utili, in un tratto, i bastoncini da trekking)

Ultima verifica: maggio 2019

Riferimento bibliografico: Andrea Greci – GUIDA AI SENTIERI DELL’APPENNINO PARMENSE, Val Taro e Val Ceno – Gazzetta di Parma 2011

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Borgo Val di Taro-Bedonia. Da quest’ultima località si imbocca la S.P. 359/R (indicazione per Bardi) e la si segue posteggiando l’auto nel parcheggio di Montevaccà, località distante 5 km da Bedonia

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendida escursione che si svolge a cavallo tra il versante Taro e Ceno del Monte Pelpi. La segnaletica è vetusta e sistemata in modo grossolano. In particolare è necessario, sia durante la salita quanto nel percorso di ritorno, prestare attenzione ad alcuni bivi non segnati che possono trarre in errore.

Da Montevaccà, avendo come riferimento la Trattoria Oppici, si segue a destra la Provinciale verso Bedonia per poche decine di metri, imboccando poi a sinistra (frecce segnaletiche dei percorsi CAI n° 829 e n° 825A) una carraia. Lasciatosi il paese alle spalle, si contorna inizialmente un bel campo, fino ad incontrare un evidente bivio da cui si prende a destra un’ampia traccia che effettua subito una svolta a destra. Si avanza in lieve salita giungendo in seguito nei pressi di una presa dell’acquedotto situata alla nostra destra. Poi il tracciato si restringe a sentiero, allargandosi nuovamente poco dopo, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Dopo una ripida salita all’interno di un’area di rado bosco, giunti in prossimità di un ruscello, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 825A), che si segue a destra. Si procede per bella mulattiera, inizialmente in lieve salita poi in leggera discesa, effettuando una curva a sinistra. Appena dopo una carraia che si immette nel nostro percorso da destra, si confluisce in un’ampia carrareccia, proveniente da Case Lavaio, che si segue a sinistra in salita (percorso CAI n°829). Si compie quasi subito un ampio tornante destrorso, procedendo poi comodamente in ambiente boschivo solitario, giungendo più avanti nei pressi di un’area disboscata. Si avanza contornando il suo margine inferiore, trascurando subito una traccia che si stacca a destra, proseguendo per il percorso principale che in ripida salita effettua un ampio tornante sinistrorso. Si continua per il bel tracciato senza possibilità di errore, tralasciando in seguito a destra una carraia che conduce in una radura, mentre alla nostra sinistra si nota appena dopo il bivio una fonte/abbeveratoio. Subito oltre quest’ultima si effettua un tornate sinistrorso, avanzando poi in sostenuta salita e, con progressivo spostamento a destra, si esce temporaneamente dal bosco in corrispondenza del margine sinistro della radura di Pian de l’Era. Si procede avendo quest’ultima a destra e un rimboschimento a conifere a sinistra, fino ad incontrare un bivio da cui si prende il percorso di destra (segnaletica assente). Si guadagna quota per bella mulattiera effettuando alcuni tornanti, raggiungendo in seguito una radura arbustiva dove il percorso diventa molto incerto (segnaletica assente). Al bivio che si presenta si va a sinistra, attraversando in questo modo la radura tenendosi nei pressi del suo margine sinistro, fino ad arrivare alla base di un ripidissimo pendio inizialmente prativo con arbusti, poi boscoso. Lo si risale direttamente e scomodamente per traccia incanalata, particolarmente ripida nella parte superiore appena prima di rientrare nel bosco (attenzione in caso di terreno bagnato; utili, come specificato nella scheda iniziale, i bastoncini da trekking). Poi ci si inserisce in un altro sentiero, proveniente da destra, che si segue a sinistra, affrontando appena dopo un’altra ripidissima e sostenuta salita che potrebbe risultare alquanto scivolosa in caso di terreno bagnato. Poco più in alto si esce dal bosco, avanzando lungo il margine superiore di una bella radura. Dopo una macchia boscosa si sbuca in un’altra radura, dove il percorso piega repentinamente a sinistra e sale piuttosto ripidamente. Inizia successivamente un obliquo ascendente per bellissime radure punteggiate da macchie di faggi. Per traccia sempre evidente ma priva di segnavia (ad un certo punto si attraversa una carraia trasversale) si guadagna costantemente quota, tenendosi nel versante Taro della dorsale W del Monte Pelpi, conosciuta come Costa Agucchia. Approdati sul crinale di quest’ultima, si scende per un breve tratto, notando a sinistra, in versante Ceno, un’ampia area disboscata e un sentiero, privo di segnaletica, che seguiremo al ritorno. Noi proseguiamo alla volta dell’evidente cima del Pelpi, assecondando la stupenda dorsale erbosa che, oltre a regalare visuali impareggiabili, offre nella stagione tardo primaverile splendide fioriture, in particolare di orchidee selvatiche. Avanzando a saliscendi si guadagna, non senza fatica, la quota più elevata del Monte Pelpi1495 m, deturpata da antenne e, spostandosi a destra, si raggiunge la vistosa croce di 27 m, situata su una quota leggermente più bassa rispetto a quella principale. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che ci circonda, ritorniamo al bivio incontrato sulla Costa Agucchia, proprio in corrispondenza della menzionata area disboscata. Si prende a destra un sentiero che procede a mezza costa, trascurando a destra tracce di esbosco, fino a virare a destra dirigendosi e raggiungendo il dorso di una costa. Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra una carraia in discesa e si prosegue diritto (segnavia sbiadito del percorso CAI n° 825) per sentiero che poco dopo si inoltra nel bosco. Si perde quota, a volte piuttosto ripidamente, per traccia quasi sempre ben incavata, facendo attenzione, ad un bivio poco evidente, a prendere il sentiero di destra (segnavia sbiadito). Più in basso ci si immette in una mulattiera che si segue a sinistra (segnavia), uscendo successivamente dal bosco nell’ambito di radure arbustive. Il percorso poco più avanti vira nettamente a destra e prosegue in direzione E/NE, attraversando le radure con arbusti della località Pian da Jassa. Rientrati nella vegetazione, si piega a sinistra innestandosi prima in una traccia più ampia, confluendo poi, dopo una discesa, in una carrareccia (segnavia e frecce segnaletiche in corrispondenza dell’innesto). Si segue quest’ultima a sinistra in leggera discesa effettuando alcuni tornanti, transitando più in basso a fianco di una presa dell’acquedotto. Si continua a perdere lentamente quota per l’ampio tracciato compiendo altri tornanti, giungendo in seguito nei pressi di una recinzione con ampio spiazzo adiacente. Si prosegue sempre per la comoda carrareccia effettuando ulteriori tornanti (in corrispondenza di un tornante destrorso si ignora a sinistra una carraia), incontrando e sottopassando più volte una linea elettrica. Più in basso si transita a fianco di spettacolari lastre rocciose, raggiungendo poco più avanti una sbarra, congiungendosi appena dopo con un’altra carrareccia, ormai alle porte del borgo di Masanti di Sopra783 m. Entrati nel centro di quest’ultimo, si prosegue a sinistra per stradello che conduce fuori dal paese, attraversando successivamente la piccola frazione di Fereto. Si penetra poi nel bosco seguendo un’ampia mulattiera, ignorando, ad primo un bivio, una carraia che si stacca a sinistra e, appena dopo, un sentiero che si stacca nella stessa direzione, contrassegnato da bolli rossi. Si continua in leggera discesa, oltrepassando poco dopo un ruscello, incontrando successivamente un bivio dal quale, immettendosi in un’ampia traccia, la si segue a sinistra in salita (segnavia). Si guadagna quota in leggera/moderata pendenza, attraversando un ruscello ed ignorando tracce laterali secondarie, tenendo sempre il percorso più battuto (segnavia latitanti). Più avanti si raggiunge un bivio con carraia a sinistra chiusa da una catena, da cui si prosegue diritto per la storica mulattiera: si tratta infatti, con grande probabilità, di un vecchio tracciato utilizzato dai valligiani come arteria di collegamento tra le varie frazioni della Val Ceno – tra cui l’appena visitato Masanti – con Nociveglia e il valico di Montevaccà. Al successivo bivio si trascura a sinistra un’altra traccia e si continua a destra per il percorso principale che, avanzando in lieve discesa, si restringe per un tratto a sentiero, per poi allargarsi successivamente. Si riprende quindi a salire, incontrando (finalmente!), sul tronco di un albero alla nostra destra, uno sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso (CAI n° 825A). Poco più in alto si attraversa un un primo ruscello, cui fa seguito poco dopo un secondo, continuando poi a procedere in salita ed effettuando in seguito una svolta a sinistra. Si prosegue per il percorso principale, avanzando in lieve discesa tra radure arbustive e in seguito tra folta vegetazione all’interno di un rado bosco. Subito dopo un segnavia alla nostra sinistra, ci si immette in una carraia che si segue a destra solo per poco. Infatti, appena prima di una sua netta svolta a destra, la si abbandona per sentiero a sinistra (segnavia disposto più avanti sul tronco di un albero divelto). Si avanza per il sentiero attraversando un ruscello, oltre il quale il tracciato si amplia e conduce a varcare un secondo corso d’acqua. Poi si procede in lieve salita lungo la vecchia e suggestiva mulattiera (su un sasso con muschio in basso a sinistra si nota uno sbiadito segnavia con la numerazione del percorso) e, dopo un tratto in moderata pendenza, si effettua una curva a sinistra, immettendosi successivamente in un’ampia traccia che si segue a destra in discesa. Dopo l’attraversamento di un ruscello asciutto, si avanza in salita costeggiando un recinzione con filo spinato, notando poco dopo, sul tronco di un albero alla nostra destra, un altro segnavia. Si continua per la magnifica mulattiera con andamento pianeggiante, incontrando altri due segnavia, disposti l’uno dopo l’altro, trascurando, appena dopo il secondo segnavia, una traccia che si immette da destra. Più avanti il tracciato si restringe a sentiero invaso dalla vegetazione, allargandosi successivamente ad ampia mulattiera e procedendo in salita all’intero di un’area di bosco rado. Con andamento in piano/leggera discesa si arriva ad un ruscello asciutto che si varca, riprendendo appena dopo a salire, anche in moderata pendenza, fino ad immettersi in una carraia che si segue a destra. Giunti nel margine superiore di un campo (bel colpo d’occhio sul Monte Penna) ed in vista del campanile della chiesa di Nociveglia, si trascura a sinistra un’ampia traccia in salita e si prosegue per il percorso principale che procede in discesa. Dopo un tratto in salita si entra nel paese di Nociveglia874 m, dirigendosi, al bivio iniziale, a sinistra verso la chiesa, andando poi a destra al successivo bivio situato in prossimità della facciata dell’edificio. Si attraversa tutto il suggestivo borgo, continuando poi per carraia che effettua una curva a sinistra. Appena dopo quest’ultima, ad un bivio, si prende la traccia di destra (segnavia), guadagnando quota per carraia inerbita. Si penetra successivamente nel bosco, procedendo sempre in salita e forse transitando nei pressi del luogo dove anticamente sorgeva un castello. Dopo un tratto in lieve discesa a fianco di radure, si oltrepassa un ruscello, rientrando poi nel bosco. Si procede per il bel tracciato in lieve salita, ammirando vecchi muretti a secco che ci fanno intuire la sua storicità e importanza, fino a valicare una costa, oltre la quale si avanza in discesa. Dopo un tratto in cui il percorso potrebbe risultare alquanto fangoso, poiché asseconda un corso d’acqua, si ritorna al bivio incontrato all’inizio dell’escursione con la traccia contrassegnata n° 829. Seguendo quest’ultima si fa ritorno a Montevaccà, concludendo così questa spettacolare e completa escursione.

 

Monte Maggiorasca e Monte Nero: anello dal Passo del Tomarlo

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Tomarlo 1482 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Passo del Tomarlo-Monte Croce di Martincano-Monte Maggiorasca (1/1,15 h) ; Monte Maggiorasca-Monte Bue (25 min) ; Monte Bue-Sella Costazza (20 min) ; Sella Costazza-Monte Nero (40/45 min) ; Monte Nero-Prato Grande (40/45 min) ; Prato Grande- Provinciale della Val Nure-Passo del Tomarlo (40 min)

Difficoltà: EE la breve digressione sul gendarme roccioso ; E+ la discesa dal crinale NE del Monte Nero verso Tana del Monte Nero e Prato Grande ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo del Tomarlo

map-1www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di notevole interesse ambientale e panoramico. L’itinerario proposto implica la salita alle più rinomate cime di quest’area appenninica situata al confine tra le provincie di Genova, Parma e Piacenza. Il sentiero CAI n° 821a, che dal crinale NE del Monte Nero scende verso Tana del Monte Nero Prato Grande, risulta attualmente in disuso e perciò difficile da reperire.

Dal Passo del Tomarlo si imbocca (paletto con cartelli) un evidente sentiero che risale inizialmente un ripido pendio erboso per poi entrare nella faggeta e procedere in leggera salita. Usciti temporaneamente dal bosco, guardando in alto a sinistra, si nota un bel gendarme roccioso la cui sommità raggiungeremo fra poco. Si continua per il marcato sentiero che risale in seguito un ripido pendio con folta vegetazione, procedendo in direzione della dorsale del Monte Croce di Martincano 1723 m. Quando alla nostra sinistra si intravedono delle rocce, si abbandona la traccia segnata dirigendosi in obliquo ascendente verso una costa rocciosa, il cui dorso si raggiunge dopo aver risalito un ripido canalino erboso. Da qui si procede in direzione di un’evidente crestina che permette di guadagnare la cima del già menzionato gendarme roccioso senza difficoltà di rilievo. Dalla sommità è possibile ammirare un panorama notevole, soprattutto verso il non lontano Monte Tomarlo. Rientrati nel sentiero principale, si continua a salire ripidamente prima per pendio con vegetazione e poi all’interno del bosco di faggi. Raggiunta una costa boscosa, si piega a sinistra affrontando un ripido strappo, per poi procedere in piano. Poco dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli) dove si prosegue diritto verso il Monte Maggiorasca. Al bivio successivo, invece, si volta a sinistra in direzione del Monte Croce di Martincano. Il sentiero lambisce una costa rocciosa, ben visibile dal basso, per poi procedere a destra di quest’ultima all’interno del bosco. Usciti da esso, si risale una panoramica dorsale erbosa guadagnando in breve la sommità del Monte Croce di Martincano 1723 m. Dalla cima lo sguardo si estende verso i Monti Trevine, Penna, Aiona, con la sottostante Val d’Aveto. Rimesso piede sul sentiero per il Maggiorasca, si continua per esso raggiungendo poco dopo un ulteriore bivio, dove si lascia a sinistra una traccia segnata (sentiero n° 194a) per la Rocca del Prete. Continuando invece per il sentiero contrassegnato con una x gialla, si attraversa inizialmente una bella radura, per poi rientrare nel bosco procedendo in moderata pendenza su sentiero evidente ma privo di contrassegni. Usciti dalla vegetazione, si rimonta un ripido pendio erboso, giungendo su una panoramica dorsale che si segue in direzione della vicina sommità del Monte Maggiorasca, 1800 m, a cui si approda dopo un’ultima breve salita. In realtà la quota più elevata del monte non è quella dove è collocata la statua della Madonna di Guadalupe, ma quella deturpata dalle antenne e ripetitori. Dalla sommità ci si dirige verso il vicino Monte Bue per ampia traccia sassosa che presto entra nel bosco e scende ripida conducendo ad una sella. Da qui si risale faticosamente la sovrastante pista da sci, raggiungendo in breve la croce di vetta del Monte Bue , 1771 m. Il panorama è incantevole, attributo però che non concerne la sommità di questa montagna, notevolmente deturpata dagli impianti di risalita provenienti da Rocca d’Aveto. Dalla cima ci si dirige verso il vicino Rifugio Monte Bue, scendendo poi per ampia traccia. Dopo pochi metri, si imbocca a destra un sentiero che passa sotto i cavi di una sciovia in disuso proveniente da Prato Grande. Poco dopo ci si immette nel percorso n° 001 che si segue a destra in discesa effettuando alcune svolte. Dopo qualche minuto si approda all’ampia e magnifica Sella Costazza 1677 m, crocevia di sentieri. Dal valico si continua lungo il sentiero 003 che percorre tutto il crinale sud-ovest del Monte Nero. Si risale inizialmente una dorsale erbosa con cespugli di pini mughi, cui fa seguito un tratto in discesa. Ci troviamo in un ambiente davvero unico: i rarissimi (in ambito appenninico) pini mughi autoctoni, i risalti di serpentinite e le straordinarie visuali verso il sottostante altipiano prativo di Prato Grande fanno del sentiero 003 uno dei più interessanti percorsi di crinale di tutto l’Appennino emiliano. La traccia sale ripida, tenendosi a sinistra rispetto il filo di cresta, conducendo faticosamente alla sommità della prima quota del lungo crinale del monte. Una breve discesa precede una nuova risalita in cui il sentiero, tenendosi nel versante settentrionale, aggira alcuni verticali risalti rocciosi (in un tratto è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino). La traccia si sposta successivamente a destra ritornando sul filo del crinale che si segue guadagnando in breve la sommità del Monte Nero, 1752 m, da cui si ammira un grandioso panorama. Dalla cima si percorre il crinale NE per evidente sentiero “intagliato” nei folti cespugli di pino mugo. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli) si abbandona il percorso 003 diretto al Passo dello Zovallo, per imboccare a destra il sentiero 821a verso Tana del Monte Nero Prato Grande. Una breve discesa precede un traverso a sinistra (segnavia molto sbiaditi) cui fa seguito una netta svolta verso destra. Prestando attenzione a non smarrire la giusta traccia, orientandosi con i poco evidenti segnavia, si discende per qualche metro un ripido pendio erboso, per poi virare a sinistra. Oltrepassati alcuni massi (segnavia), si piega verso destra continuando a seguire il sentiero 821a con grande fatica a causa dell’erba alta e della segnaletica molto scarsa. Dopo ulteriori svolte, si entra nel bosco, per poi scendere in direzione di un magnifico ripiano prativo con cespugli di pini mughi (siamo in località Tana del Monte Nero). Da qui la prosecuzione del sentiero non è evidente. Dal ripiano si deve puntare ad alcuni paletti in legno e rinvenuto un segnavia su uno di essi, si continua verso destra assecondando la linea dei paletti in questione. Si entra ben presto in un magnifico ambiente boschivo impreziosito dalla presenza di rarissimi esemplari di abeti bianchi autoctoni. Prestando attenzione ai segnavia, si piega successivamente verso sud per sentiero ora più evidente. La traccia svolta poi verso sud-ovest entrando in uno splendido bosco di faggi (si trascura un sentiero che si stacca a destra), conducendo infine nel grande altipiano prativo di Prato Grande 1640 m. Si attraversano i prati in direzione sud-sud/ovest ammirando l’ineguagliabile bellezza di questo luogo, purtroppo deturpato da una sciovia ormai in disuso. Giunti ad un piccolo rifugio (paletto con cartelli), si prosegue in direzione della Provinciale della Val Nure, puntando al vicino limite del bosco. Entrati nella faggeta in corrispondenza di una costa, si perde quota per comoda carraia. Dopo 10 minuti si abbandona l’ampia traccia per scendere a destra (segnavia) su sentiero sassoso che conduce in breve alla strada provinciale. Messo piede su di essa, la si segue a destra, ritornando in circa 15 minuti al Passo del Tomarlo, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

Monte Carameto: anello dal Valico del Pellizzone

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Punto di partenza/arrivo: Valico del Pellizzone 1044 m

Dislivello: 430 m ca.

Durata complessiva: 3,00/3,30 h

Tempi parziali: Valico del Pellizzone-Monte Carameto (1/1,15 h) ; Monte Carameto-bivio a quota 1244 m (15/20 min.) ; bivio a quota 1244 m-Costa di Pietrarsa- I Lagoni-Cappella di S.Giovanni (45 min./1 h) ; Cappella di S.Giovanni-Valico del Pellizzone (20/30 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi-Valico del Pellizzone

map (3)

Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=15/44.6737/9.7548

Descrizione dell’itinerario.

Breve ma interessante anello in luoghi di particolare interesse a livello naturalistico e paesaggistico.

Dal Valico del Pellizzone si imbocca un’evidente carraia (percorso CAI n° 801) che procede in leggera salita tenendosi a destra della dorsale occidentale del monte. Giunti ad un bivio, si va a sinistra (segnavia) iniziando a salire più ripidamente. Si continua per la mulattiera-carraia che procede con alcune svolte all’interno di un bellissimo ambiente boscoso. Nei pressi di un cippo in pietra, il tracciato compie una netta svolta a sinistra conducendo in una piccola radura. L’ampia mulattiera procede ora in prossimità della dorsale occidentale, alternando tratti nel bosco a radure che si attraversano. Dopo una netta svolta a sinistra e un tratto il leggera discesa, si ritorna nei pressi dell’ampio crinale, incontrando a quota 1260 m un bivio. Si ignora la carraia contrassegnata (nelle mappe) AVC, che si stacca a sinistra in leggera discesa, e si prosegue a destra (segnavia). Dopo un ulteriore tratto nel bosco in moderata salita si esce all’aperto e si procede lungo una magnifica dorsale erbosa ormai in vista della sommità (in primavera splendide fioriture di orchidee). Godendo di visuali sempre più ampie, si guadagna in breve la cima del Monte Carameto, 1318 m che costituisce un punto panoramico di prim’ordine, soprattutto verso la sottostante Val Ceno e il Monte Barigazzo. Dalla sommità si continua a seguire la dorsale affrontando inizialmente un breve strappo in ripida discesa. Il percorso si sposta poi a sinistra del crinale, entrando ben presto all’interno di un magnifico bosco. Dopo un tratto a mezza costa nel versante settentrionale della montagna, il sentiero compie un’ampia curva verso destra ritornando ad assecondare il crinale (belle stratificazioni calcaree). Giunti ad un’ evidente sella erbosa a quota 1244 m (segnavia su un masso a sinistra), si abbandona la dorsale svoltando bruscamente a destra in discesa (cancello per il bestiame). Seguiamo un’ampia traccia (percorso CAI n° 801) che scende in direzione di un poggio boscoso. Giunti in prossimità di quest’ultimo, la carraia svolta bruscamente a destra e poi a sinistra (capanno in lamiera a destra). Si continua lungamente mantenendosi in prossimità di una poco accennata costa denominata Costa di Pietrarsa (il nome deriva, forse, dagli affioramenti arenacei ben visibili nel tratto iniziale appena dopo la sella a quota 1244 m e prima del menzionato poggio boscoso). In prossimità di un rimboschimento a conifere, la carraia svolta a destra procedendo in direzione di ampie radure note come I Lagoni. Quando il tracciato si biforca, si prende la traccia di destra (possiamo seguire ambedue le tracce in quanto poco dopo si riuniscono). Al bivio successivo, invece, si deve svoltare obbligatoriamente a destra (segnavia mal posizionato e poco visibile su un sasso dopo il bivio), giungendo poco dopo ad un crocicchio nei pressi di una casa. Si svolta a sinistra e appena dopo a destra, approdando in un magnifico altopiano prativo, luogo ideale per un’eventuale sosta. Camminiamo per gli ampi pascoli tenendo la casa a destra, inserendosi successivamente su una comoda carraia. Il percorso, contrassegnato da qualche sporadico segnavia bianco-rosso, procede in leggera salita ed è affiancato da altre bellissime radure che in primavera (stagione particolarmente consigliata per effettuare questo itinerario) offrono splendide fioriture. La carraia compie in seguito un’ampia curva verso sinistra per poi svoltare a destra avanzando in leggera salita. Presto ci si immette in un’altra carrareccia (cartelli), proveniente da Chiesabianca, che si segue a destra in salita per un breve tratto. Si svolta successivamente a sinistra (segnavia a destra), imboccando uno stradello che compiendo un’ampia curva verso destra conduce alla Cappella di S.Giovanni 911 m (la fonte omonima è collocata appena dopo). Continuiamo per la carraia che presto si trasforma in stradina asfaltata e che seguiamo per pochi minuti. Difatti, dopo un tornante verso sinistra, abbandoniamo lo stradello per imboccare a destra un’altra carraia (segnavia). Quest’ultima, in costante salita, conduce in circa 20 minuti di cammino ad un tornate sulla provinciale proveniente da Bardi, poco sotto il Valico del Pellizzone. Per raggiungerlo, anziché seguire la strada, si risale la soprastante panoramica radura.

 

 

 

 

Le creste del Barigazzo, la Città d’Umbria e il Groppo della Rocca

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo a quota 950 m lungo la strada che da Tosca conduce al Monte Barigazzo

Dislivello: 350 m ca

Durata complessiva: (Barigazzo e Città d’Umbria) 2,45/3 h A/R ; (Groppo della Rocca) 40 min A/R

Tempi parziali: spiazzo quota 950 m-cresta nord-sommità Barigazzo (1 h) ; sommità Barigazzo-cresta sud-Monte Cravedosso (45 min/1 h) ; Monte Cravedosso-Città d’Umbria-spiazzo a quota 950 m (45 min)

Difficoltà: EE la cresta nord del Barigazzo, E la restante parte del percorso. EE il Groppo della Rocca

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Tosca. Da quest’ultima località si continua per stradina asfaltata svoltando a sinistra al primo bivio e a destra al secondo, seguendo sempre le indicazioni per il Monte Barigazzo. Si procede per 2 km ca. su carrozzabile, in gran parte asfaltata, parcheggiando l’auto in uno spiazzo con fontana a destra della strada (cartello giallo con l’indicazione Città d’Umbria)

map (2)www.openstreetmap.org

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La combinazione creste del Barigazzo-Città d’Umbria rappresenta uno dei più suggestivi percorsi di tutto l’Appennino parmense. Se a questo anello aggiungiamo anche la breve salita alla sommità dell’ofiolitico Groppo della Rocca di Varsi, si realizza un itinerario davvero avvincente e completo da qualsiasi punto di vista: naturalistico, escursionistico, paesaggistico, storico. La cresta nord del Barigazzo, costantemente esposta, in alcuni tratti è veramente impressionante e andrebbe intrapresa solo da escursionisti abituati all’esposizione al vuoto. Lungo la cresta, eccetto un breve spezzone di catena, non vi è alcuna possibilità di assicurarsi. La ripida salita/discesa del Groppo della Rocca richiede attenzione al reperimento del giusto percorso.

Dallo spiazzo a quota 950 m si continua a seguire la stradina asfaltata fino ad un bivio con cartelli. Si va a destra imboccando una carraia che conduce, dopo alcune svolte e un tratto in ripida salita, ad uno spiazzo all’interno del bosco (cartelli). Si piega a sinistra verso una selletta (cartelli) che costituisce il punto di incontro dei due percorsi di cresta. Sempre a sinistra, dopo un ripido strappo, si mette piede sul dorso della cresta settentrionale (segnavia 809V) classificata “difficile” (non vi sono vere e proprie difficoltà tecniche da affrontare. Il “difficile” equivale in questo caso a “molto esposto”). Si procede per il filo di cresta, all’inizio abbastanza ampio, dove l’esposizione percepita è minima. Appena dopo, invece, si dovrà necessariamente camminare su uno stretto crinaletto con esposizione accentuata da ambo i lati. A dire il vero, il pendio di destra risulta meno ripido, mentre quello di sinistra precipita vertiginosamente. Segue un tratto meno impressionante, dove è possibile godere del bellissimo paesaggio che ci circonda, prestando sempre la massima attenzione all’esposizione. Una breve discesa e uno scosceso traverso di pochi metri servito da un’arrugginita catena, precedono un altro tratto dove si cammina su esile crinale non più largo della dimensione dello scarpone. Man mano che ci si avvicina ad un ripido risalto, l’esposizione diminuisce, in quanto aumenta la larghezza del filo di cresta. Dopo una breve macchia boscosa, si risale faticosamente il profilo del risalto superando alcuni muretti rocciosi. Giunti sul punto più elevato, si continua per la dorsale contornando il margine del bosco ed ammirando splendidi esemplari di faggio. Una breve discesa porta a confluire con il sentiero proveniente dalla cresta sud che seguiamo a sinistra. In breve ci si immette in una carraia che conduce ad un cancello in legno che si oltrepassa. Si continua attraversando splendide radure con altri notevoli esemplari di faggio, fino a giungere nei pressi della Chiesa del Barigazzo e del vicino rifugio. Seguendo la dorsale ovest (notevoli visuali verso la sottostante Valmozzola), si approda in breve sulla panoramica sommità del Monte Barigazzo, 1284 m, caratterizzata dalla presenza di una monolitica stele. Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con la traccia per la cresta nord, dove si prosegue diritto in direzione della cresta sud. Si entra all’interno di una bella valletta boscosa seguendo l’ottimo sentiero che procede in leggera discesa. Una breve risalita porta a valicare una costa, cui fa seguito un bivio non molto evidente (appena prima si transita nei pressi di un grande masso rettangolare appoggiato sul tronco di un albero). Si va a sinistra giungendo, dopo un breve ma ripido strappo, sul dorso della cresta sud, inizialmente boscosa. Man mano che si procede le visuali divengono sempre più ampie, in special modo verso la vicina cresta nord, esattamente parallela rispetto quella sud. Comodamente si avanza per l’ampio e panoramico crinale fino a un bivio evidente: abbandoniamo la dorsale per seguire a destra un sentiero che in ripida discesa riconduce alla selletta incontrata all’inizio, punto d’incontro dei due percorsi di cresta. Continuiamo a sinistra per ampio sentiero in direzione del Castelliere-Città d’Umbria. Dopo una breve risalita, si giunge a un bivio contrassegnato da un cartello rosso appoggiato a terra: si va a destra e per ripido sentierino si esce dal bosco, mettendo piede su una panoramica dorsale. Si tratta del Monte Cravedosso, alla cui sommità, 1101 m, giungiamo in breve. Ritornati al bivio di prima, continuiamo per la bella mulattiera che presto compie una netta svolta a destra, cui fa seguito un tornante a sinistra e un’altro verso destra. Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra un sentiero e si continua per l’ampia traccia. Dopo un tratto in leggera discesa, si confluisce in una carraia che seguiamo a destra fino ad un bivio evidente (cartelli). Si va a sinistra per sentiero, che poi si allarga a mulattiera, mettendo piede, dopo una breve risalita, sul poggio boscoso su cui sorgono i resti del Castelliere-Città d’Umbria. Ciò che colpisce maggiormente di questo luogo veramente magico, più che i resti murari di difficile datazione (alcuni studiosi datano l’insediamento nell’Alto Medioevo, altri invece al III-II secolo a.C.), è la disposizione circolare degli splendidi faggi. Ritornati al bivio di prima, si continua per l’ampia traccia che contorna uno stagno, giungendo poco dopo allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. Ritornati a Tosca, ci si dirige verso Valmozzola per stradina asfaltata. Dopo 2 km circa, ad un bivio, si svolta a sinistra raggiungendo la frazione Rocca Nuova. La bella stradina transita successivamente in prossimità di un grande masso ofiolitico (notevole visuale verso il Groppo della Rocca) e conduce in breve alla frazione Rocca Vecchia, dove si parcheggia l’auto. Appena prima di uscire dal nucleo, nel punto in cui la strada compie una netta svolta a destra, si nota a fianco di una casa uno spiazzo erboso. Lo raggiungiamo e imbocchiamo a sinistra un sentierino che entra nel bosco. La traccia, inizialmente affiancata da una recinzione con piccola costruzione, incomincia poi a risalire con alcuni tornanti il ripido pendio boscoso, conducendo in breve ad un masso con la scritta “difficile”. Presa la traccia di destra, si effettua quasi subito un tornante sinistrorso, assecondando successivamente una cengia/rampa (cerchio bianco). Giunti su un ripido e franoso pendio, guardando a destra si nota uno sbiadito cerchio bianco con freccia. Inizia ora un lungo traverso per il versante meridionale del groppo, dove è necessario rintracciare – e non smarrire – i segnavia bianchi. Dal contrassegno si punta ad alcuni denti rocciosi che precedono uno stretto e ripido canale che si attraversa. Si continua poi nella stessa direzione alla base di spettacolari quinte ofiolitiche, assecondando successivamente un bella cengia/cornice al di sopra di un piccolo ripiano roccioso. Giunti sotto uno spigolo, si sale a destra per alcuni di metri raggiungendone la base (segno bianco), aggirandolo poi a sinistra. Si continua per bellissima cengia/rampa nel versante occidentale della rocca, avanzando successivamente per traccia che, verso destra, aggira un canalino con albero. Ritornati alla base delle rocce si incontra un bollo bianco con freccia, dal quale si prosegue per ripido sentierino, approdando infine sull’aerea selletta posta tra il cocuzzolo su cui è impiantata la croce e la sommità vera e propria del Groppo della Rocca, dove si trovano i resti murari dell’antica torre. Si ritorna a Rocca Vecchia seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

 

Via Ferrata Mazzocchi e Monte Nero

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Punto di partenza/arrivo: Passo dello Zovallo 1409 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4,00/4,30 h

Tempi parziali: Passo Zovallo-Lago Nero (45 min./1,00 h) ; Lago Nero-Bivacco Sacchi (40-45 min.) ; Bivacco Sacchi-Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali (45 min. ca.) ; Groppo delle Ali-Monte Nero (1,00 h) ; Monte Nero-Passo dello Zovallo (45 min. ca.)

Difficoltà: Ferrata Mazzocchi (EEA-media difficoltà, con qualche passaggio più impegnativo-B/C) ; Monte Nero: E/E+ (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: luglio 2015

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo Zovallo ; Piacenza-Podenzano-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva-Passo dello Zovallo

 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido anello in luoghi di rara bellezza e importanza a livello naturalistico. La Ferrata Luigi Mazzocchi, installata nel 1979 con aggiunte effettuate nel 2005 e 2009, è di media difficoltà. Presenta tuttavia un passaggio non banale che richiede un certo impegno. Il Monte Nero vanta un patrimonio naturale veramente unico: i pini mughi autoctoni che ammantano tutto il versante settentrionale della montagna; la colonia di abeti bianchi che si trova nei pressi della Tana del Monte Nero 1677 m ; la serpentinite che caratterizza i risalti della cresta sud-ovest.

Dal Passo dello Zovallo imbocchiamo l’evidente sentiero (001) che inizia di fronte l’ampio spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. Il percorso, dopo un tratto iniziale in moderata pendenza, pianeggia all’interno di un magnifico bosco di faggi. Lasciamo a sinistra il sentiero 003 per il Monte Nero (che percorreremo al ritorno) e proseguiamo lungo l’ampia traccia a mezza costa. Dopo un tratto in discesa, attraversiamo alcuni cespugli di pino mugo (peculiarità della zona) e proseguiamo lungamente e comodamente per l’ampio tracciato. Lasciamo a destra un sentiero che scende verso il  Rifugio Lago Nero e la strada provinciale della Val Nure (cartelli), giungendo ad un altro bivio. Il sentiero 001 piega a sinistra, in salita, (cartello non molto evidente a destra dell’imbocco) in direzione del Lago Nero. Dopo un primo tratto caratterizzato da massi di serpentinite, attraversiamo, seguendone il margine destro, un’ampia torbiera, rientrando successivamente nel bosco. Un’ultima salita su sentiero sassoso conduce nei pressi dello splendido Lago Nero, 1541 m, di origine glaciale. Contorniamo la sponda settentrionale del lago giungendo ad un area picnic con tavolo e panche. Dopo un’eventuale sosta, continuiamo per il sentiero fino ad un bivio con cartelli: lasciamo a sinistra il segnavia 001 diretto alla Sella Costazza 1677 m e andiamo a destra lungo il sentiero 011 in direzione Fontana Gelata. Il percorso compie alcune svolte e conduce, in costante discesa, ad una bella radura attraversata da un corso d’acqua. Siamo in località Fontana Gelata (la fonte vera e propria è collocata più in alto lungo il corso del rio). Proseguiamo in direzione del Bivacco Sacchi (cartelli), imboccando il sentiero n° 007 che dopo un tratto a fianco del rio, lo attraversa, iniziando poi a salire ripidamente. Si aggirano alcuni ciclopici massi e dopo un’ultima ripida salita (tenere d’occhio i segnavia) si approda nella magnifica conca dominata dal poderoso Dente delle Ali. Sulla destra è collocato il Bivacco Sacchi 1600 m (sempre aperto, dispone di 7 posti letto). Dal bivacco (cartelli) si raggiunge in 5 minuti l’attacco della ferrata.

Via Ferrata Luigi Mazzocchi:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Scaliamo inizialmente un facile canale-rampa obliquo a sinistra (A). Dopo un brevissimo passaggio più ripido (A/B), inizia un magnifico ed esposto traverso verso destra servito, oltre che dal cavo metallico, da una robusta catena. Ai primi metri del traverso piuttosto agevoli (B), fa seguito un tratto ascendente abbastanza impegnativo che richiede una certa trazione sul cavo (B/C). Giungiamo ai piedi di un canale verticale che superiamo abbastanza agevolmente utilizzando una particolare scaletta (B), cui fa seguito un appigliato canale-diedro a sinistra (A+). Dopo un breve tratto di sentiero, si arriva alla base di una paretina strapiombante (la faccia destra di un diedro) che superiamo senza grandi difficoltà sfruttando alcune staffe (B+). Si rimonta appena dopo un breve muretto (A+) che precede un bivio: lasciamo a sinistra la via di fuga e proseguiamo a destra, iniziando un traverso su placche (A) che ci conduce alla base del tratto più impegnativo della via, evitabile a destra seguendo il vecchio percorso. Si superano alcune ripide rocce dotate di ottimi appigli (B) che precedono un traverso verso destra. Nella prima parte si sfruttano ottimi appoggi (B); successivamente, in prossimità di uno spigolo che dobbiamo attraversare, il percorso diviene più impegnativo e richiede una discreta trazione sul cavo (B/C). L’aggiramento dello spigolo è il punto più difficile di questo tratto, in quanto gli appoggi sono decisamente scarsi (C; molto breve). Il traverso che abbiamo effettuato ci ha condotto all’interno di un canale-camino dove ci si ricongiunge con il vecchio tracciato. Superiamo, utilizzando una scala metallica (A), la parete destra del canale, cui fa seguito un traverso a destra su placche (B). Siamo ormai in prossimità della parte finale della ferrata. Giungiamo ai piedi di una verticale parete che superiamo agevolmente salendo una lunga ed esposta scala metallica (A/B). Proseguiamo scalando un liscio canalino (B), cui fa seguito una placchetta a sinistra (B). Giunti sotto il muretto finale, lo scaliamo direttamente (due cavi metallici) sfruttando gli ottimi appigli e appoggi presenti, cercando di non forzare troppo sul cavo (C). Approdiamo infine sullo splendido pianoro che costituisce la sommità del Groppo delle Ali 1680 m.

Il Monte Nero:

Dalla sommità del Groppo delle Ali seguiamo i ben posizionati segnavia bianco-rossi, facendo attenzione a non imboccare il percorso che scende verso il Bivacco Sacchi, ma proseguendo in direzione del vicino Monte Bue. Il sentiero, dopo una sostenuta salita all’interno del bosco, confluisce in una carraia alla base dei ripidi prati che precedono la sommità del Monte Bue, 1771 m (cartelli). Proseguiamo a sinistra per l’ottimo sentiero 001 che, procedendo pressoché in piano, attraversa i pendii prativi del versante NE della montagna. Dopo una breve discesa, si giunge ad un’ampia sella: siamo in località Sella Costazza 1677 m, importante crocevia di sentieri. Lasciamo a sinistra la continuazione del segnavia 001 in direzione del Lago Nero e a destra il sentiero 821 per Prato Grande, proseguendo diritto verso l’evidente crinale del Monte Nero (segnavia 003). Il sentiero, dopo aver superato una prima dorsale prativa, inizia a percorrere una magnifica cresta caratterizzata da risalti di serpentinite e cespugli di pino mugo. Seguiamo l’ottima traccia, prima in discesa e poi in salita, godendo di visuali panoramiche davvero straordinarie. Giungiamo poco dopo sulla sommità di una prima cima del lungo crinale sud-ovest del Monte Nero. Segue una breve discesa per poi riprende a salire seguendo il sentiero che aggira alcuni verticali risalti rocciosi (in un tratto è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino), tenendosi nel versante settentrionale della montagna. Dopo un’ultima ripida salita, approdiamo sulla sommità del Monte Nero 1752 m, da cui possiamo ammirare un panorama grandioso. Seguiamo il sentiero che discende il crinale nord-est del monte, lasciando a destra una traccia che scende in direzione Tana del Monte Nero 1677 m. Dopo la prima ampia sezione caratterizzata da cespugli di pino mugo e massi di serpentinite, entriamo all’interno di una bellissima faggeta. Seguiamo il ripido sentiero fino ad approdare in un’ampia traccia (cartelli). Si prosegue a sinistra assecondando il percorso segnato che, spostandosi successivamente a destra e procedendo per un tratto in piano, ricomincia a scendere. Dopo alcune svolte, confluiamo nel sentiero 001 a poca distanza dal Passo dello Zovallo.