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Archivi categoria: Appennino parmense: Val Ceno

Monte Maggiorasca e Monte Nero: anello dal Passo del Tomarlo

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Tomarlo 1482 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Passo del Tomarlo-Monte Croce di Martincano-Monte Maggiorasca (1/1,15 h) ; Monte Maggiorasca-Monte Bue (25 min) ; Monte Bue-Sella Costazza (20 min) ; Sella Costazza-Monte Nero (40/45 min) ; Monte Nero-Prato Grande (40/45 min) ; Prato Grande-S.P. della Val Nure-Passo del Tomarlo (40 min)

Difficoltà: EE la breve digressione sul gendarme roccioso ; E+ la discesa dal crinale NE del Monte Nero verso Tana del Monte Nero e Prato Grande ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo del Tomarlo

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Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di notevole interesse ambientale e panoramico. L’itinerario proposto implica la salita alle più rinomate cime di quest’area appenninica situata al confine tra le provincie di Genova, Parma e Piacenza. Il sentiero CAI n° 821a, che dal crinale NE del Monte scende verso Tana del Monte Nero Prato Grande, risulta attualmente in disuso e perciò difficile da reperire.

Dal Passo del Tomarlo si imbocca (paletto con cartelli) un evidente sentiero che risale inizialmente un ripido pendio erboso per poi entrare nella faggeta e procedere in leggera salita. Usciti temporaneamente dal bosco, guardando in alto a sinistra, si nota un bel gendarme roccioso la cui sommità raggiungeremo fra poco. Si continua per il marcato sentiero che risale in seguito un ripido pendio con folta vegetazione, procedendo in direzione della dorsale del Monte Croce di Martincano 1723 m. Quando alla nostra sinistra si intravedono delle rocce, si abbandona la traccia segnata dirigendosi in obliquo ascendente verso una costa rocciosa, il cui dorso si raggiunge dopo aver salito un ripido canalino erboso. Da qui si procede in direzione di un evidente crestina che permette di guadagnare la cima del già menzionato gendarme roccioso senza difficoltà di rilievo. Dalla sommità è possibile ammirare un panorama notevole, soprattutto verso il non lontano Monte Tomarlo. Rientrati nel sentiero principale, si continua a salire ripidamente prima per pendio con vegetazione e poi all’interno del bosco di faggi. Raggiunta una costa boscosa, si piega a sinistra affrontando un ripido strappo, per poi procedere in piano. Poco dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli) dove si prosegue diritto verso il Monte Maggiorasca. Al bivio successivo, invece, si volta a sinistra in direzione del Monte Croce di Martincano. Il sentiero lambisce una costa rocciosa, ben visibile dal basso, per poi procedere a destra di quest’ultima all’interno del bosco. Usciti da esso, si risale una panoramica dorsale erbosa guadagnando in breve la sommità del Monte Croce di Martincano 1723 m. Dalla cima lo sguardo si estende verso i Monti Trevine, Penna, Aiona, con la sottostante Val d’Aveto. Rimesso piede sul sentiero per il Maggiorasca, si continua per esso raggiungendo poco dopo un ulteriore bivio, dove si lascia a sinistra una traccia segnata (sentiero n° 194a) per la Rocca del Prete. Continuando invece per il sentiero contrassegnato con una x gialla, si attraversa inizialmente una bella radura, per poi rientrare nel bosco procedendo in moderata pendenza su sentiero evidente ma privo di contrassegni. Usciti dalla vegetazione, si rimonta un ripido pendio erboso, giungendo su una panoramica dorsale che si segue in direzione della vicina sommità del Monte Maggiorasca, 1800 m, a cui si approda dopo un’ultima breve salita. In realtà la quota più elevata del monte non è quella dove è collocata la statua della Madonna di Guadalupe, ma quella deturpata dalle antenne e ripetitori. Dalla sommità ci si dirige verso il vicino Monte Bue per ampia traccia sassosa che presto entra nel bosco e scende ripida conducendo ad una sella. Da qui si risale faticosamente la soprastante pista da sci, raggiungendo in breve la croce di vetta del Monte Bue , 1771 m. Il panorama è incantevole, attributo però che non concerne la sommità di questa montagna, notevolmente deturpata dagli impianti di risalita provenienti da Rocca d’Aveto. Dalla cima ci si dirige verso il vicino Rifugio Monte Bue, scendendo poi per ampia traccia. Dopo pochi metri, si imbocca a destra un sentiero che passa sotto i cavi di una sciovia in disuso proveniente da Prato Grande. Poco dopo ci si immette nel percorso n° 001 che si segue a destra in discesa effettuando alcune svolte. Dopo qualche minuto si approda all’ampia e magnifica Sella Costazza 1677 m, crocevia di sentieri. Dal valico si continua lungo il sentiero 003 che percorre tutto il crinale sud-ovest del Monte Nero. Si risale inizialmente una dorsale erbosa con cespugli di pino mugo cui fa seguito un tratto in discesa. Ci troviamo in un ambiente davvero unico: i rarissimi (in ambito appenninico) pini mughi autoctoni, i risalti di serpentinite e le straordinarie visuali verso il sottostante altipiano prativo di Prato Grande fanno del sentiero 003 uno dei più interessanti percorsi di crinale di tutto l’Appennino emiliano. La traccia sale ripida, tenendosi a sinistra rispetto il filo di cresta, conducendo faticosamente alla sommità della prima quota del lungo crinale del monte. Una breve discesa precede una nuova risalita in cui il sentiero, tenendosi nel versante settentrionale, aggira alcuni verticali risalti rocciosi (in un tratto è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino). La traccia si sposta successivamente a destra ritornando sul filo del crinale che si segue guadagnando in breve la sommità del Monte Nero, 1752 m, da cui si ammira un grandioso panorama. Dalla cima si percorre il crinale NE per evidente sentiero “intagliato” nei folti cespugli di pino mugo. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli) si abbandona il percorso 003 diretto al Passo dello Zovallo, per imboccare a destra il sentiero 821a verso Tana del Monte Nero Prato Grande. Una breve discesa precede un traverso a sinistra (segnavia molto sbiaditi) cui fa seguito una netta svolta verso destra. Prestando attenzione a non smarrire la giusta traccia, orientandosi con i poco evidenti segnavia, si discende per qualche metro un ripido pendio erboso, per poi svoltare a sinistra. Si oltrepassano alcuni massi (segnavia) e si piega verso destra continuando a seguire il sentiero 821a con grande fatica a causa dell’erba alta e della segnaletica molto scarsa. Dopo ulteriori svolte, si entra nel bosco, per poi scendere in direzione di un magnifico ripiano prativo con cespugli di pino mugo (siamo in località Tana del Monte Nero). Da qui la prosecuzione del sentiero non è evidente: dal ripiano si deve puntare ad alcuni paletti in legno, rinvenendo un segnavia su uno di essi e continuando verso destra assecondando la linea dei paletti in questione. Si entra ben presto in un magnifico ambiente boschivo impreziosito dalla presenza di rarissimi esemplari di abeti bianchi autoctoni. Prestando attenzione ai segnavia, si piega successivamente verso sud per sentiero ora più evidente. La traccia svolta poi verso sud-ovest entrando in uno splendido bosco di faggi (si incontra un sentiero che si stacca a destra e lo si ignora) conducendo infine nel grande altipiano prativo di Prato Grande 1640 m. Si attraversano i prati in direzione sud-sud/ovest ammirando l’ineguagliabile bellezza di questo luogo, purtroppo deturpato da una sciovia ormai in disuso. Giunti ad un piccolo rifugio (paletto con cartelli) si prosegue in direzione della S.P. della Val Nure, prendendo come riferimento un segnavia sul tronco di un albero collocato leggermente a sinistra rispetto la posizione in cui siamo. Si entra poi all’interno della faggeta camminando su ampia carraia in leggera discesa. Dopo 10 minuti si abbandona l’ampia traccia per proseguire a destra (segnavia) su sentiero sassoso che conduce in breve alla strada provinciale. Messo piede su di essa, la si segue a destra, ritornando in circa 15 minuti al Passo del Tomarlo, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

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Pubblicato da su 12 settembre 2016 in Appennino parmense: Val Ceno, Escursionismo

 

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Monte Carameto: anello dal Valico del Pellizzone

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Punto di partenza/arrivo: Valico del Pellizzone 1044 m

Dislivello: 430 m ca.

Durata complessiva: 3,00/3,30 h

Tempi parziali: Valico del Pellizzone-Monte Carameto (1/1,15 h) ; Monte Carameto-bivio a quota 1244 m (15/20 min.) ; bivio a quota 1244 m-Costa di Pietrarsa- I Lagoni-Cappella di S.Giovanni (45 min./1 h) ; Cappella di S.Giovanni-Valico del Pellizzone (20/30 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi-Valico del Pellizzone

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=15/44.6737/9.7548

Descrizione dell’itinerario.

Breve ma interessante anello in luoghi di particolare interesse a livello naturalistico e paesaggistico.

Dal Valico del Pellizzone si imbocca un’evidente carraia (percorso CAI n° 801) che procede in leggera salita tenendosi a destra della dorsale occidentale del monte. Giunti ad un bivio, si va a sinistra (segnavia) iniziando a salire più ripidamente. Si continua per la mulattiera-carraia che procede con alcune svolte all’interno di un bellissimo ambiente boscoso. Nei pressi di un cippo in pietra, il tracciato compie una netta svolta a sinistra conducendo in una piccola radura. L’ampia mulattiera procede ora in prossimità della dorsale occidentale, alternando tratti nel bosco a radure che si attraversano. Dopo una netta svolta a sinistra e un tratto il leggera discesa, si ritorna nei pressi dell’ampio crinale, incontrando a quota 1260 m un bivio. Si ignora la carraia contrassegnata (nelle mappe) AVC, che si stacca a sinistra in leggera discesa, e si prosegue a destra (segnavia). Dopo un ulteriore tratto nel bosco in moderata salita si esce all’aperto e si procede lungo una magnifica dorsale erbosa ormai in vista della sommità (in primavera splendide fioriture di orchidee). Godendo di visuali sempre più ampie, si guadagna in breve la cima del Monte Carameto, 1318 m che costituisce un punto panoramico di prim’ordine, soprattutto verso la sottostante Val Ceno e il Monte Barigazzo. Dalla sommità si continua a seguire la dorsale affrontando inizialmente un breve strappo in ripida discesa. Il percorso si sposta poi a sinistra del crinale, entrando ben presto all’interno di un magnifico bosco. Dopo un tratto a mezza costa nel versante settentrionale della montagna, il sentiero compie un’ampia curva verso destra ritornando ad assecondare il crinale (belle stratificazioni calcaree). Giunti ad un’ evidente sella erbosa a quota 1244 m (segnavia su un masso a sinistra), si abbandona la dorsale svoltando bruscamente a destra in discesa (cancello per il bestiame). Seguiamo un’ampia traccia (percorso CAI n° 801) che scende in direzione di un poggio boscoso. Giunti in prossimità di quest’ultimo, la carraia svolta bruscamente a destra e poi a sinistra (capanno in lamiera a destra). Si continua lungamente mantenendosi in prossimità di una poco accennata costa denominata Costa di Pietrarsa (il nome deriva, forse, dagli affioramenti arenacei ben visibili nel tratto iniziale appena dopo la sella a quota 1244 m e prima del menzionato poggio boscoso). In prossimità di un rimboschimento a conifere, la carraia svolta a destra procedendo in direzione di ampie radure note come I Lagoni. Quando il tracciato si biforca, si prende la traccia di destra (possiamo seguire ambedue le tracce in quanto poco dopo si riuniscono). Al bivio successivo, invece, si deve svoltare obbligatoriamente a destra (segnavia mal posizionato e poco visibile su un sasso dopo il bivio), giungendo poco dopo ad un crocicchio nei pressi di una casa. Si svolta a sinistra e appena dopo a destra, approdando in un magnifico altopiano prativo, luogo ideale per un’eventuale sosta. Camminiamo per gli ampi pascoli tenendo la casa a destra, inserendosi successivamente su una comoda carraia. Il percorso, contrassegnato da qualche sporadico segnavia bianco-rosso, procede in leggera salita ed è affiancato da altre bellissime radure che in primavera (stagione particolarmente consigliata per effettuare questo itinerario) offrono splendide fioriture. La carraia compie in seguito un’ampia curva verso sinistra per poi svoltare a destra avanzando in leggera salita. Presto ci si immette in un’altra carrareccia (cartelli), proveniente da Chiesabianca, che si segue a destra in salita per un breve tratto. Si svolta successivamente a sinistra (segnavia a destra), imboccando uno stradello che compiendo un’ampia curva verso destra conduce alla Cappella di S.Giovanni 911 m (la fonte omonima è collocata appena dopo). Continuiamo per la carraia che presto si trasforma in stradina asfaltata e che seguiamo per pochi minuti. Difatti, dopo un tornante verso sinistra, abbandoniamo lo stradello per imboccare a destra un’altra carraia (segnavia). Quest’ultima, in costante salita, conduce in circa 20 minuti di cammino ad un tornate sulla provinciale proveniente da Bardi, poco sotto il Valico del Pellizzone. Per raggiungerlo, anziché seguire la strada, si risale la soprastante panoramica radura.

 

 

 

 

 

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Le creste del Barigazzo, la Città d’Umbria e il Groppo della Rocca

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo a quota 950 m lungo la strada che da Tosca conduce al Monte Barigazzo

Dislivello: 350 m ca

Durata complessiva: (Barigazzo e Città d’Umbria) 2,45/3 h A/R ; (Groppo della Rocca) 40 min A/R

Tempi parziali: spiazzo quota 950 m-cresta nord-sommità Barigazzo (1 h) ; sommità Barigazzo-cresta sud-Monte Cravedosso (45 min/1 h) ; Monte Cravedosso-Città d’Umbria-spiazzo a quota 950 m (45 min)

Difficoltà: EE la cresta nord del Barigazzo, E la restante parte del percorso. EE il Groppo della Rocca

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Tosca. Da quest’ultima località si continua per stradina asfaltata svoltando a sinistra al primo bivio e a destra al secondo, seguendo sempre le indicazioni per il Monte Barigazzo. Si procede per 2 km ca. su carrozzabile, in gran parte asfaltata, parcheggiando l’auto in uno spiazzo con fontana a destra della strada (cartello giallo con l’indicazione Città d’Umbria)

map (2)

Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org/#map=15/44.6062/9.8119

map

Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=14/44.6310/9.8260

Descrizione dell’itinerario

La combinazione creste del Barigazzo-Città d’Umbria rappresenta uno dei più suggestivi percorsi di tutto l’Appennino parmense. Se a questo anello aggiungiamo anche la breve salita alla sommità dell’ofiolitico Groppo della Rocca di Varsi, si realizza un itinerario davvero avvincente e completo da qualsiasi punto di vista: naturalistico, escursionistico, paesaggistico, storico. La cresta nord del Barigazzo, costantemente esposta, in alcuni tratti è veramente impressionante e andrebbe intrapresa solo da escursionisti abituati all’esposizione al vuoto. Lungo la cresta, eccetto un breve spezzone di catena, non vi è alcuna possibilità di assicurarsi. La ripida salita/discesa del Groppo della Rocca richiede attenzione al reperimento del giusto percorso.

Dallo spiazzo a quota 950 m si continua a seguire la stradina asfaltata fino ad un bivio con cartelli. Si va a destra imboccando una carraia che conduce, dopo alcune svolte e un tratto in ripida salita, ad uno spiazzo all’interno del bosco (cartelli). Si piega a sinistra verso una selletta (cartelli) che costituisce il punto di incontro dei due percorsi di cresta. Sempre a sinistra, dopo un ripido strappo, si mette piede sul dorso della cresta settentrionale (segnavia 809V) classificata “difficile” (non vi sono vere e proprie difficoltà tecniche da affrontare. Il “difficile” equivale in questo caso a “molto esposto”). Si procede per il filo di cresta, all’inizio abbastanza ampio, dove l’esposizione percepita è minima. Appena dopo, invece, si dovrà necessariamente camminare su uno stretto crinaletto con esposizione accentuata da ambo i lati. A dire il vero, il pendio di destra risulta meno ripido, mentre quello di sinistra precipita vertiginosamente. Segue un tratto meno impressionante, dove è possibile godere del bellissimo paesaggio che ci circonda, prestando sempre la massima attenzione all’esposizione. Una breve discesa e uno scosceso traverso di pochi metri servito da un’arrugginita catena, precedono un altro tratto dove si cammina su esile crinale non più largo della dimensione dello scarpone. Man mano che ci si avvicina ad un ripido risalto, l’esposizione diminuisce, in quanto aumenta la larghezza del filo di cresta. Dopo una breve macchia boscosa, si risale faticosamente il profilo del risalto superando alcuni muretti rocciosi. Giunti sul punto più elevato, si continua per la dorsale contornando il margine del bosco ed ammirando splendidi esemplari di faggio. Una breve discesa porta a confluire con il sentiero proveniente dalla cresta sud che seguiamo a sinistra. In breve ci si immette in una carraia che conduce ad un cancello in legno che si oltrepassa. Si continua attraversando splendide radure con altri notevoli esemplari di faggio, fino a giungere nei pressi della Chiesa del Barigazzo e del vicino rifugio. Seguendo la dorsale ovest (notevoli visuali verso la sottostante Valmozzola), si approda in breve sulla panoramica sommità del Monte Barigazzo, 1284 m, caratterizzata dalla presenza di una monolitica stele. Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con la traccia per la cresta nord, dove si prosegue diritto in direzione della cresta sud. Si entra all’interno di una bella valletta boscosa seguendo l’ottimo sentiero che procede in leggera discesa. Una breve risalita porta a valicare una costa, cui fa seguito un bivio non molto evidente (appena prima si transita nei pressi di un grande masso rettangolare appoggiato sul tronco di un albero). Si va a sinistra giungendo, dopo un breve ma ripido strappo, sul dorso della cresta sud, inizialmente boscosa. Man mano che si procede le visuali divengono sempre più ampie, in special modo verso la vicina cresta nord, esattamente parallela rispetto quella sud. Comodamente si avanza per l’ampio e panoramico crinale fino a un bivio evidente: abbandoniamo la dorsale per seguire a destra un sentiero che in ripida discesa riconduce alla selletta incontrata all’inizio, punto d’incontro dei due percorsi di cresta. Continuiamo a sinistra per ampio sentiero in direzione del Castelliere-Città d’Umbria. Dopo una breve risalita, si giunge a un bivio contrassegnato da un cartello rosso appoggiato a terra: si va a destra e per ripido sentierino si esce dal bosco, mettendo piede su una panoramica dorsale. Si tratta del Monte Cravedosso, alla cui sommità, 1101 m, giungiamo in breve. Ritornati al bivio di prima, continuiamo per la bella mulattiera che presto compie una netta svolta a destra, cui fa seguito un tornante a sinistra e un’altro verso destra. Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra un sentiero e si continua per l’ampia traccia. Dopo un tratto in leggera discesa, si confluisce in una carraia che seguiamo a destra fino ad un bivio evidente (cartelli). Si va a sinistra per sentiero, che poi si allarga a mulattiera, mettendo piede, dopo una breve risalita, sul poggio boscoso su cui sorgono i resti del Castelliere-Città d’Umbria. Ciò che colpisce maggiormente di questo luogo veramente magico, più che i resti murari di difficile datazione (alcuni studiosi datano l’insediamento nell’Alto Medioevo, altri invece al III-II secolo a.C.), è la disposizione circolare degli splendidi faggi. Ritornati al bivio di prima, si continua per l’ampia traccia che contorna uno stagno, giungendo poco dopo allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. Ritornati a Tosca, ci si dirige verso Valmozzola per stradina asfaltata. Dopo 2 km circa, ad un bivio, si svolta a sinistra raggiungendo la frazione Rocca Nuova. La bella stradina transita successivamente in prossimità di un grande masso ofiolitico (notevole visuale verso il Groppo della Rocca) e conduce in breve alla frazione Rocca Vecchia, dove si parcheggia l’auto. Appena prima di uscire dal nucleo, nel punto in cui la strada compie una netta svolta a destra, si nota a fianco di una casa uno spiazzo erboso. Lo raggiungiamo e imbocchiamo a sinistra un sentierino che entra nel bosco. La traccia, affiancata a destra da una recinzione, inizia a risalire con alcuni tornanti il ripido pendio boscoso, conducendo all’inizio dei primi affioramenti ofiolitici (masso con la scritta “difficile”). Si piega a destra e appena dopo si svolta a sinistra, assecondando una cengia che poi si trasforma in rampa (segno bianco a sinistra). Giunti su un ripido e franoso pendio, guardando a destra si nota uno sbiadito cerchio bianco con freccia. Inizia ora un lungo traverso per il versante meridionale del groppo, dove è necessario rintracciare, e non smarrire, i segnavia bianchi che sono utilissimi, in quanto indicanti il percorso migliore. Dal contrassegno si punta ad alcuni denti rocciosi, che precedono un ripido canale che si attraversa. Si continua poi nella stessa direzione, sfruttando con attenzione cengette e cornici. Giunti sotto uno spigolo, si sale a destra per alcuni di metri raggiungendone la base (segno bianco). Lo si aggira a sinistra, approdando nel versante occidentale del torrione. Si continua per cengetta e si risale verso destra, tenendo d’occhio un bollo bianco con freccia posto nella parete a destra, un breve ma ripido canalino con albero. Dal contrassegno una ripida traccia conduce infine all’aerea selletta posta tra il cocuzzolo su cui è impiantata la croce, e la sommità vera e propria del Groppo della Rocca, dove si trovano i resti murari dell’antica torre. Si ritorna a Rocca Vecchia seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

 

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Via Ferrata Mazzocchi e Monte Nero

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Punto di partenza/arrivo: Passo dello Zovallo 1409 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4,00/4,30 h

Tempi parziali: Passo Zovallo-Lago Nero (45 min./1,00 h) ; Lago Nero-Bivacco Sacchi (40-45 min.) ; Bivacco Sacchi-Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali (45 min. ca.) ; Groppo delle Ali-Monte Nero (1,00 h) ; Monte Nero-Passo dello Zovallo (45 min. ca.)

Difficoltà: Ferrata Mazzocchi (EEA-media difficoltà, con qualche passaggio più impegnativo-B/C) ; Monte Nero: E/E+ (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: luglio 2015

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo Zovallo ; Piacenza-Podenzano-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva-Passo dello Zovallo

 

map

Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=15/44.5655/9.5072

Descrizione dell’itinerario

Splendido anello in luoghi di rara bellezza e importanza a livello naturalistico. La Ferrata Luigi Mazzocchi, installata nel 1979 con aggiunte effettuate nel 2005 e 2009, è di media difficoltà. Presenta, tuttavia, un passaggio non banale che richiede un certo impegno. Il Monte Nero vanta un patrimonio naturale veramente unico: i pini mughi autoctoni che ammantano tutto il versante settentrionale della montagna; la colonia di abeti bianchi che si trova nei pressi della Tana del Monte Nero 1677 m ; la serpentinite che caratterizza i risalti della cresta sud-ovest.

Dal Passo dello Zovallo imbocchiamo l’evidente sentiero (001) che inizia di fronte l’ampio spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. Il percorso, dopo un tratto iniziale in salita, pianeggia all’interno di un magnifico bosco di faggi. Lasciamo a sinistra il sentiero 003 per il Monte Nero (che percorreremo al ritorno) e proseguiamo lungo l’ampia traccia a mezza costa. Dopo un tratto in discesa, attraversiamo alcuni cespugli di pino mugo (peculiarità della zona) e proseguiamo lungamente e comodamente per l’ampio tracciato. Lasciamo a destra un sentiero che scende verso il  Rifugio Lago Nero e la strada provinciale della Val Nure (cartelli), giungendo ad un altro bivio. Il sentiero 001 piega a sinistra, in salita, (cartello non molto evidente a destra dell’imbocco) in direzione del Lago Nero. Dopo un primo tratto caratterizzato da massi di serpentinite attraversiamo, seguendone il margine destro, un’ampia torbiera, rientrando successivamente nel bosco. Un’ultima salita su sentiero sassoso conduce nei pressi dello splendido Lago Nero, 1541 m, di origine glaciale. Contorniamo la sponda settentrionale del lago giungendo ad un area pic-nic con tavolo e panche. Dopo un’eventuale sosta, continuiamo per il sentiero fino ad un bivio con cartelli: lasciamo a sinistra il segnavia 001 diretto alla Sella Costazza 1677 m e andiamo a destra lungo il sentiero 011 in direzione Fontana Gelata. Il percorso compie alcune svolte e conduce, in costante discesa, ad una bella radura attraversata da un corso d’acqua. Siamo in località Fontana Gelata (la fonte vera e propria è collocata più in alto lungo il corso del rio). Proseguiamo in direzione del Bivacco Sacchi (cartelli), imboccando il sentiero  007 che dopo un tratto a fianco del rio, lo attraversa, iniziando a salire ripidamente. Si aggirano alcuni ciclopici massi e, dopo un’ultima ripida salita (tenere d’occhio i segnavia), si approda nella magnifica conca dominata dal poderoso Dente delle Ali. Sulla destra è collocato il Bivacco Sacchi 1600 m (sempre aperto, dispone di 7 posti letto). Dal bivacco (cartelli) si raggiunge in 5 minuti l’attacco della ferrata.

Via Ferrata Luigi Mazzocchi:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Scaliamo inizialmente un facile canale-rampa obliquo a sinistra (A). Dopo un brevissimo passaggio più ripido (A/B), inizia un magnifico ed esposto traverso verso destra servito, oltre che dal cavo metallico, da una robusta catena. Ai primi metri del traverso, piuttosto agevoli (B), fa seguito un tratto ascendente abbastanza impegnativo che richiede una certa trazione sul cavo (B/C). Giungiamo ai piedi di un canale verticale che superiamo abbastanza agevolmente utilizzando una particolare scaletta (B), cui fa seguito un appigliato canale-diedro a sinistra (A+). Dopo un breve tratto di sentiero, si arriva alla base di una paretina strapiombante (la faccia destra di un diedro) che superiamo senza grandi difficoltà sfruttando alcune staffe (B+). Si rimonta appena dopo un breve muretto (A+) che precede un bivio: lasciamo a sinistra la via di fuga e proseguiamo a destra, iniziando un traverso su placche (A) che ci conduce alla base del tratto più impegnativo della via, evitabile a destra seguendo il vecchio percorso. Si superano alcune ripide rocce dotate di ottimi appigli (B) che precedono un traverso verso destra. Nella prima parte si sfruttano ottimi appoggi (B); successivamente, in prossimità di uno spigolo che dobbiamo attraversare, il percorso diviene più impegnativo e richiede una discreta trazione sul cavo (B/C). L’aggiramento dello spigolo è il punto più difficile di questo tratto, in quanto gli appoggi sono decisamente scarsi (C; molto breve). Il traverso che abbiamo effettuato ci ha condotto all’interno di un canale-camino dove ci si ricongiunge con il vecchio tracciato. Superiamo, utilizzando una scala metallica (A), la parete destra del canale, cui fa seguito un traverso a destra su placche (B). Siamo ormai in prossimità della parte finale della ferrata. Giungiamo ai piedi di una verticale parete che superiamo agevolmente salendo una lunga ed esposta scala metallica (A/B). Proseguiamo scalando un liscio canalino (B), cui fa seguito una placchetta a sinistra (B). Giunti sotto il muretto finale, lo scaliamo direttamente (due cavi metallici), sfruttando gli ottimi appigli e appoggi presenti e cercando di non forzare troppo sul cavo (C). Approdiamo infine sullo splendido pianoro che costituisce la sommità del Groppo delle Ali 1680 m.

Il Monte Nero:

Dalla sommità del Groppo delle Ali seguiamo i ben posizionati segnavia bianco-rossi, facendo attenzione a non imboccare il percorso che scende verso il Bivacco Sacchi, ma proseguendo in direzione del vicino Monte Bue. Il sentiero, dopo una sostenuta salita all’interno del bosco, confluisce in una carraia alla base dei ripidi prati che precedono la sommità del Monte Bue, 1771 m (cartelli). Proseguiamo a sinistra per l’ottimo sentiero 001 che, procedendo pressoché in piano, attraversa i pendii prativi del versante NE della montagna. Dopo una breve discesa si giunge ad un’ampia sella: siamo in località Sella Costazza 1677 m, importante crocevia di sentieri. Lasciamo a sinistra la continuazione del segnavia 001 in direzione del Lago Nero e a destra il sentiero 821 per Prato Grande. Proseguiamo invece diritto verso l’evidente crinale del Monte Nero (segnavia 003). Il sentiero, dopo aver superato una prima dorsale prativa, inizia a percorrere una magnifica cresta caratterizzata da risalti di serpentinite e cespugli di pino mugo. Seguiamo l’ottima traccia, prima in discesa e poi in salita, godendo di visuali panoramiche davvero straordinarie. Giungiamo poco dopo sulla sommità di una prima cima del lungo crinale sud-ovest del Monte Nero. Segue una breve discesa per poi riprende a salire seguendo il sentiero che aggira alcuni verticali risalti rocciosi (in un tratto è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino), tenendosi nel versante settentrionale della montagna. Dopo un’ultima ripida salita, approdiamo sulla sommità del Monte Nero 1752 m, da cui possiamo ammirare un panorama grandioso. Seguiamo il sentiero che discende il crinale nord-est del monte, lasciando a destra una traccia che scende in direzione Tana del Monte Nero 1677 m. Dopo un primo tratto caratterizzato da cespugli di pino mugo, entriamo all’interno di una bellissima faggeta. Seguiamo lungamente il sentiero fino ad approdare in un’ampia traccia (cartelli). Si prosegue a sinistra lungo il percorso principale che, spostandosi dapprima a destra e procedendo per un tratto in piano, ricomincia poi a scendere. Dopo alcune svolte, confluiamo nel sentiero 001 a poca distanza dal Passo dello Zovallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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