Lozzola-S.Bernardo-Groppi Neri

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Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 550 m ca

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: Lozzola-S.Bernardo (1,30/1,45 h) ; S.Bernardo-Groppi Neri-S.Bernardo (1,15/1,25 h) ; S.Bernardo-Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: E

-EE la salita lungo il profilo sud/est dei Groppi Neri 

Eventuale digressione su sperone roccioso che comporta un breve tratto di I°/I°+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2015 (tratto S.Bernardo-sommità Groppi Neri ottobre 2018)

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-Lozzola

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map (2)Stralci della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La dorsale montuosa che divide la Val Cogena dalla Val Manubiola è di grande pregio ambientale e interesse paesaggistico. Non particolarmente frequentata, la zona offre notevoli possibilità escursionistiche: è possibile, infatti, realizzare splendidi anelli, oppure traversate, con punto di partenza e arrivo localizzati a Lozzola (come in questo caso), a Belforte o anche a Corchia. La situazione sentieristica (sarebbe più corretto parlare di globale valorizzazione della zona) lascia piuttosto a desiderare. E ciò mi stupisce (in realtà non più di tanto!), soprattutto in relazione alla pretesa “rivalutazione” della montagna appenninica che da qualche tempo a questa parte sta diventando un vero e proprio tormentone, uno slogan e nient’altro. Riguardo l’area in questione, ho riscontrato una buona dose di imprecisioni, inesattezze e gravi “facilonerie” per quello che concerne sia il tracciato di alcuni sentieri (nel senso di discordanze tra il percorso effettivo sul terreno e quello segnato in alcune mappe) come anche l’individuazione delle diverse cime. A tal fine, vorrei dilungarmi sulle varie e interessanti sommità che caratterizzano l’area, sulle quali esiste una certa confusione. La dorsale Manubiola-Cogena consta delle seguenti cime, elencate da sud a nord: 1) il Groppo delle Pietre 1289mimpercettibile sommità lambita dal sentiero 837 nel tratto Termine del Gatto-La Calà  2) Il Monte Binaghe 1159 mè attraversato dal sentiero 837 nel tratto La Calà-Groppi Neri 3) Il Groppo della Donnapresenta tre quote di cui la più elevata raggiunge i 1139 m e la si raggiunge con una breve deviazione dal sentiero 837. Interessante è una cima quotata 1078 m che si caratterizza per la sua forma aguzza e le ripide pareti di ofiolite che precipitano verso la Val Manubiola. Più spostate nel versante Cogena troviamo queste sommità: 4) Il Groppo o I Groppi Neri 1031 m: ammasso ofiolitico appartato, ma ben caratterizzato, situato ad ovest rispetto Il Groppo della Donna. Erroneamente identificato con quest’ultimo in alcune relazioni, è attraversato (eccetto la sommità) dal sentiero 837. 5) Un ampia sella separa I Groppi Neri dal Colle Museriri 1044m, tozza montagna che precipita verso sud/sud-est con uno scosceso versante. La sommità è raggiungibile dalla menzionata sella destreggiandosi tra vegetazione invadente e risalti di ofiolite. 6) Il Colle Museriri degrada verso la Val Taro con pendii boscosi. Più in basso, in questo versante, troviamo i due Torrioni di Cumbratina. Il più elevato e imponente è di problematico accesso; il più piccolo invece si lascia raggiungere più facilmente, anche se richiede le dovute cautele. A tal fine si veda: Val Taro: anello delle ofioliti . 7) Collocato nel fondovalle Cogena è Il Groppo delle Tassare 783 m, ammasso ofiolitico la cui base è lambita dal sentiero 833. Infine nel versante Manubiola troviamo le seguenti cime: 8) Il Groppo Maggio 967 m, montagna ofiolitica disposta nella sinistra orografica della Val Manubiola, che precipita verso quest’ultima con suggestive pareti e contrafforti rocciosi. La sommità la si raggiunge facilmente staccandosi dalla carraia contrassegnata n° 833A che dal passo La Calà conduce a S.Bernardo. 9) Il Groppo dell’Asino 1153 m, montagna prevalentemente boscosa che costituisce la sponda destra (orografica) della Val Manubiola di Corchia. La sommità è attraversata dal sentiero n°835 che dal Passo La Calà conduce a Corchia.

Lasciata l’auto nei pressi della chiesa di Lozzola, si segue una stradina asfaltata che dopo un tornante e alcune svolte conduce ad un bivio. Si va a destra, lasciando a sinistra una carrozzabile diretta alla frazione Castello (che visiteremo al ritorno), transitando in seguito sotto caratteristiche pareti di ofiolite. Si prosegue per la stradina fino ad un evidente bivio, ben riconoscibile per la presenza di un grosso masso ofiolitico con segnavia bianco-rosso (percorso n°837). Si abbandona l’asfalto e si imbocca a sinistra una carraia che procede in costante salita effettuando alcuni tornanti. Dopo aver aggirato una costa, si esce dal bosco (belle visuali sul Groppo di Gorro) giungendo in un’area caratterizzata da strane conformazioni ofiolitiche. Dopo un’eventuale perlustrazione, si continua per la carraia che presto rientra nel bosco. In seguito dobbiamo prestare attenzione al reperimento del giusto percorso: infatti, giunti nei pressi di un trivio, abbandoniamo la carraia per imboccare a sinistra un sentiero (segnavia molto poco visibile collocato a sinistra). La traccia procede il leggera salita all’interno di un magnifico ambiente boscoso e conduce nei pressi di alcuni suggestivi ruderi. Il sentiero si fa poi ben più marcato e dopo un tratto in moderata salita, inizia un lungo aggiramento a mezza costa delle pendici del boscoso Monte Minara. Dopo una svolta a sinistra, l’ampia traccia confluisce in uno sterrato che seguiamo a destra in leggera discesa transitando in seguito nei pressi di Casa Grassi (notevole esempio di ristrutturazione rispettosa dell’assetto originario). Un ultimo breve tratto di carraia in leggera salita conduce alle magnifiche radure con alberi di castagno dove è situata la chiesa di S.Bernardo 947 m (a destra dell’edificio troviamo un’iscrizione, affissa su un masso ofiolitico, che ricorda una battaglia tra partigiani e truppe tedesche avvenuta il 2 febbraio 1945). Dalla chiesa continuiamo per l’ampia carrareccia che dopo una breve discesa conduce ad un bivio. Andiamo a destra imboccando il sentiero n° 837 diretto al Passo La Calà, ignorando subito a destra la traccia contrassegnata n° 833A diretta a Moncucco Belforte. Il tracciato entra in seguito all’interno di un magnifico bosco e procede perlopiù pianeggiando. Dopo aver aggirato la dorsale settentrionale della quota 1078 m del Groppo della Donna, si entra all’interno di una splendida valletta, certamente uno dei luoghi montani più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Il sentiero continua in discesa conducendo nel centro della valle formata un rio (ambiente fiabesco), per poi risalire ripidamente lungo la sponda opposta. Dopo aver effettuato alcuni tornanti, si esce dal bosco più o meno in prossimità del profilo sud-est dei (o del) Groppi/o Neri. Possiamo raggiungerne la sommità continuando lungo il sentiero n° 837 che conduce ad un’ampia sella da cui si piega a sinistra verso la non lontana cima. In questa sede mi permetto di consigliare una salita fuori sentiero avendo come direttrice l’appena menzionato profilo sud-est del groppo (nella parte alta roccioso) che consente di gustare al meglio le peculiarità di questi luoghi. A tal fine, si abbandona il sentiero e si avanza in obliquo a sinistra avendo come valido punto di riferimento un verticale gendarme ofilotico, situato più in alto e a destra rispetto al punto in cui siamo. Si procede senza via obbligata aggirando diversi massi, guadagnando successivamente quota a sinistra del menzionato gendarme roccioso. Raggiunto un suggestivo intaglio, volgendo a destra e superando qualche roccetta si può salire sull’ariosa cima dello spuntone ofiolitico. Poi si continua liberamente in ambiente veramente suggestivo, guadagnando in breve la bella ed esclusiva sommità dei Groppi Neri, 1031 m, da cui si ammira un panorama grandioso. Scendiamo per il versante opposto aggirando a destra il risalto sommitale, ricongiungendosi con il sentiero n° 837 che effettuando alcune svolte conduce ad un’ ampia sella caratterizzata da piccoli gendarmi ofiolitici. Dalla sella mediante il sentiero n° 837 si fa ritorno a S.Bernardo, da cui si rientra a Lozzola per lo stesso percorso seguito in salita. Prima di terminare l’escursione consiglio una digressione: giunti al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione, andiamo a destra seguendo una stradina asfaltata. Dopo un tratto a mezza costa si giunge nei pressi della frazione Castello, dominata da un caratteristico sperone ofiolitico con croce sommitale, ben visibile dal Lozzola. Come degno completamento di questo itinerario consiglio di raggiungerne la sommità. A tal fine, una volta giunti ad una cappella, si abbandona l’asfalto e si sale a sinistra seguendo una dorsale con massi di ofiolite. Dopo poco si giunge alla base del risalto sommitale: una placchetta di alcuni metri che si supera direttamente con difficoltà di I°/I°+. Dall’aerea sommità dello sperone si discende con attenzione la placca e si ritorna sui propri passi fino al bivio di prima e alla chiesa di Lozzola, punto di partenza di questa inusuale escursione.

 

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Val Taro: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: Gorro chiesa 543 m

Dislivello: 530 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4,15 h

Tempi parziali: Gorro chiesa-Groppo di Gorro (45 min./1 h ca.) ; Groppo di Gorro-Moncucco (45 min.) ; Moncucco-Torrione di Cumbratina-Castello di Belforte (45 min./1,15 h) ; Castello di Belforte-Gorro chiesa (45 min. ca.)

Difficoltà: EE+ il Groppo di Gorro per il percorso proposto (altrimenti E per il sentiero 830a) ; EE+ Il Groppo di Cumbratina ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (eventuale assicurazione a corda per il Groppo di Cumbratina; nessun chiodo in loco)

Ultima verifica: settembre 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Roccamurata-Gorro chiesa

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Descrizione dell’itinerario

Notevole e insolito anello che implica la salita oll’ofiolitico Groppo di Gorro fuori sentiero e la scalata del più piccolo dei due Groppi di Cumbratina. L’itinerario proposto rappresenta il “primo atto” di un trittico composto da percorsi accomunati da caratteristiche similari, soprattutto per quello che concerne la loro particolare tipologia . Tuttavia, se per “tipologia” intendiamo “classificazione”, allora sarebbe più corretto parlare di una “non tipologia”, in quanto si tratta di percorsi che presentano tratti, o digressioni, pseudo-alpinistiche, all’interno di un globale contesto escursionistico. Perciò, comprensibilmente, è ben difficile classificare itinerari così strutturati, sia per quello che concerne l’incasellamento del percorso nelle principali discipline, quanto per la sua oggettiva classificazione a livello tecnico. Quindi, alla luce di quanto detto, perché proporre simili itinerari? Due motivazioni: 1) nell’attuale frammentazione delle attività montane in settori chiusi in se stessi, a loro volta espressivi di approcci, non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto “ideologico”, molto spesso estremamente lontani, ho voluto indicare una, seppur timida e frammentaria, possibilità di “interazione” fra due discipline differenti: il trekking e l’arrampicata (quest’ultima su rocce facili e limitata a pochi movimenti). 2) L’aspetto costruttivo ed evolutivo del cercarsi il percorso autonomamente seguendo la propria esperienza, nonché intuito, nonché “fantasia”. Riguardo, invece, la questione sicurezza è necessaria una specificazione: le difficoltà alpinistiche di alcuni tratti su roccia non vanno oltre il II°, sia nell’itinerario qui relazionato, quanto negli altri due che relazionerò prossimamente. Il sottoscritto ha superato i tratti in questione senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, perfettamente cosciente dei rischi e delle conseguenze disastrose di un’eventuale caduta, anche se solo di due o tre metri. Perciò, chi non dispone di sufficiente autonomia e sicurezza nel superare passaggi rocciosi (di per sé brevi e facili) senza alcuna assicurazione è invitato a DOTARSI DI UN’ATTREZZATURA SPECIFICA, oppure ad IGNORARE I “FUORI-SENTIERO” E LE DIGRESSIONI PROPOSTE NELLA RELAZIONE. Va inoltre considerato che alcuni passaggi rocciosi, come nel caso del percorso suggerito per il raggiungimento della sommità del Groppo di Gorro, presentano roccia friabile. Quindi, per finire, si tratta di itinerari dove gioca un ruolo primario l’iniziativa personale, la scelta effettuata con coscienza di scelta.

Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesa di Gorro, si ripercorre lo stradello di accesso da cui siamo giunti, procedendo poi per stradina asfaltata abbandonandola poco dopo. Ad un bivio con cartelli, infatti, si volta a sinistra raggiungendo in breve le poche case della frazione Le Vigne. Appena oltre si trova un incrocio dove si piega a sinistra per ampia traccia (percorso CAI n° 830A) che procede in leggera salita. Nei pressi di una svolta a destra, si abbandona temporaneamente il percorso segnato, per montare verso sinistra sul dorso di una costa ofiolitica, raggiungendo in breve la sommità del Groppo delle Vigne, da cui si può ammirare una notevole visuale verso il Groppo di Gorro. Rimesso piede nel sentiero segnato, si avanza in direzione dei vicini pendii erbosi, ghiaiosi e parzialmente rocciosi, che formano il versante occidentale di questo vasto ammasso ofiolitico. Giunti alla base, si abbandona il percorso segnato appena prima che quest’ultimo venga affiancato da una verticale cintura rocciosa. Individuato un ripido colatoio di rocce nere, lo si scala direttamente (II°, roccia friabile e scivolosa) affrontando, poi, un risalto a destra, il cui superamento diretto oppone difficoltà di II° su roccia friabile. Si continua a salire per roccette, seguendo una mal accennata dorsale e puntando ad un evidente gendarme che si supera direttamente (II°-). Ci si sposta poi a destra, fino a giungere alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata (I°/I°+). Si traversa ancora a destra e si affronta una bella placca su roccia solida (II°-). La dorsale diviene successivamente ghiaiosa: la si risale mirando ad un ampia sezione di rocce grigio-nere collocata alla nostra destra. Si abbandona la dorsale e ci si dirige verso la base delle rocce individuando al centro una specie di colatoio. Lo si scala facilmente e si continua diritto per alcuni metri. Successivamente si obliqua verso destra scalando ripide ma facili roccette, giungendo così al sommo della fascia rocciosa (passi di I°e II° su roccia mediocre). Da qui è sufficiente proseguire sempre diritto fino ad incontrare i segnavia del percorso 830A che si segue a destra guadagnando in breve la sommità del Groppo di Gorro, 827 m. [Il percorso descritto è assolutamente “improvvisato”, senza alcun preliminare studio “a tavolino”. Tutti i passaggi d’arrampicata sono stati volutamente, deliberatamente, cercati dall’autore della relazione. Ognuno, quindi, è libero di scegliere il percorso che maggiormente gli aggrada, facendo leva sulla propria esperienza e, perché no, su quella componente che sempre meno viene stimolata nell’attuale massificante tendenza “sportivistica” delle attività montane: LA CURIOSITA’]. Dalla cima si seguono i segnavia bianco-rossi che tenendosi a destra rispetto la dorsale rocciosa conducono su una sterrata che seguiamo a sinistra in salita. Poco dopo si entra all’interno del bosco giungendo ad un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Si continua a seguire la carraia in discesa abbandonandola quando effettua una netta curva verso sinistra, imboccando a destra un’ampia traccia che procede in leggera salita. Si continua lungamente per la mulattiera-carraia andando a sinistra al primo bivio e a destra (diritto) al secondo. Dopo aver attraversato alcuni ruscelli, si confluisce nel percorso segnato che a sinistra conduce a S.Bernardo. Noi, invece, proseguiamo a destra, giungendo dopo alcuni minuti alle belle e panoramiche radure di Moncucco, 870 m. Si continua per la carraia in discesa, ignorando un’ampia traccia a destra e proseguendo in direzione SW. Si transita successivamente a fianco di una casa diroccata (notevole visuale sui Groppi di Cumbratina) e si procede per la bella e ampia mulattiera che svoltando a destra conduce all’interno di una suggestiva area boscosa. Poco dopo si giunge alla selletta che separa il Torrione piccolo di Cumbratina (alla nostra destra) da quello più imponente ed elevato (alla nostra sinistra). Quest’ultimo sembra di problematico accesso, mentre il primo appare più abbordabile, anche se la sua scalata va oltre le difficoltà escursionistiche. Dalla selletta si risalgono alcune roccette ricoperte di muschio fino ad un ometto non visibile dal basso. Da quest’ultimo si obliqua verso sinistra assecondando una rampa che conduce sul filo della cresta SE. La si scala facilmente, anche se espostamente, superando un breve tratto affilato e decisamente esposto (II°-) che richiede molta attenzione soprattutto in discesa. Si continua, poi, appena a sinistra del filo di cresta (esposto) guadagnando infine la bella ed esclusiva sommità del groppo ofiolitico, 845 m. Si scende lungo il percorso effettuato in salita fino a rimettere piede nella mulattiera-carraia di prima. La si segue in discesa uscendo in seguito dal bosco e transitando a fianco di magnifiche radure. Successivamente ci si immette in una carrareccia che si segue a sinistra incontrando poco dopo l’asfalto. Si percorre lo stradello in ripida discesa giungendo in breve al bivio con il percorso n° 833 diretto al Passo La Calà, che si ignora. Continuando lungo la stradina asfaltata, si transita in prossimità di alcune abitazioni avvicinandosi progressivamente al poggio dove è arroccato l’antico borgo di Belforte. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto su stradina asfaltata che procede piuttosto ripidamente conducendo in breve all’ingresso del borgo. Lo si attraversa per viottolo selciato, ammirando splendide case costruite con pietre e materiale di recupero provenienti dal vicino castello. Dopo un’ultima salita, si raggiunge la sommità del poggio dove si trovano i resti murari del Castello di Belforte, che ci fanno intuire quella che fu sua originaria imponenza. Risalente al XII secolo, fu costruito dal comune di Parma per controllare la strada verso la Lunigiana e per contrastare gli attacchi dei pontremolesi. Ritorniamo sui nostri passi fino all’incrocio di prima, dove svoltiamo a sinistra (indicazione per Gorro) seguendo una stradina asfaltata che procede in leggera discesa. In prossimità di una netta curva verso destra, abbandoniamo l’asfalto per imboccare a sinistra (segnavia) un’ampia traccia che scende ben ripida nel bosco. Il percorso, piuttosto invaso dalla vegetazione, continua effettuando alcune svolte e riconduce poco dopo nella stradina asfaltata abbandonata in precedenza. L’attraversiamo e continuiamo a seguire i segnavia all’interno del bosco passando nei pressi di una casa abbandonata collocata alla nostra destra. Sbuchiamo infine in un’ampio campo con casa a sinistra e continuiamo per il sentiero che inizialmente passa a fianco di una baracca in lamiera. Successivamente si scende contornando il margine destro del campo fino al suo limite inferiore. Poco più in basso si trova la strada asfaltata di prima che si segue a destra giungendo, dopo un ponte, ad un incrocio in località Cappellazzi. Si svolta a sinistra ritornando in breve alla chiesa di Gorro dove abbiamo parcheggiato l’auto.