Monte Polo: anello da Roccaferrara Inferiore

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Punto di partenza/arrivo: Roccaferrara Inferiore (La Villa) 848 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h 

Tempi parziali: La Villa-Graiana Castello (50 min-1 h) ; Graiana Castello- Maestà di Graiana (1 h) ; Maestà di Graiana-Monte Polo (45 min) ; Monte Polo-Monte Silara-bivio nei pressi del Passo Silara (40/45 min) ; bivio nei pressi del Passo Silara-Roccaferrara Superiore-La Villa (1,20 h)

Difficoltà: E (EE l’attraversamento del Monte Silara)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016 (foto: novembre 2015)

Riferimento bibliografico:  Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-S.P. 116 per Bosco di Corniglio. Prima della località Ponte Romano, si imbocca a destra una stradina asfaltata (indicazioni per Roccaferrara). Giunti a Graiana Villa, si devia a sinistra in direzione Roccaferrara e dopo diverse svolte e tornanti si arriva in località La Villa o Roccaferrara Inferiore.

Immagine (FILEminimizer)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse e suggestione in luoghi solitari e poco frequentati. Il raggiungimento della cima dell’ofiolitico Monte Silara è facoltativo, ma assolutamente consigliabile: un valore aggiunto all’interno di un itinerario di per sé completo.

Si parcheggia l’auto in prossimità delle ultime case della frazione La Villa (Roccaferrara Inferiore), prima che la strada asfaltata inizi a scendere. Si imbocca uno stradello selciato (cartello) che conduce alla chiesa e continua oltre divenendo carraia. Dopo una netta svolta a sinistra (fontana), dobbiamo abbandonare la carrareccia per imboccare un sentiero a destra (prestare attenzione ai segnavia). La traccia, affiancata in alcuni tratti da antichi muretti a secco, contorna ampi prati che offrono notevoli visuali verso l’Alta Val Parma. Poco dopo si giunge su una panoramica costa dove è ben evidente, nell’altro lato della valle, il poggio arenaceo su cui sorgeva il Castello di Graiana. Qui il sentiero piega decisamente a sinistra entrando nella spettacolare valletta formata del Rio Lombasina. Ci si avvicina progressivamente ad un bella parete di rocce stratificate (ben visibile anche dal fondovalle) e si entra in un magnifico bosco con grandi massi di arenaria bianca. La traccia procede per un tratto in piano (prestare attenzione ai segnavia), attraversando la base dei pendii ghiaiosi sottostanti la parete. Appena dopo il sentiero si impenna notevolmente per un breve tratto, continuando poi a mezza costa lungo ripidi fianchi boscosi. Si oltrepassa un primo solco franato cui fa seguito un secondo più ampio (il percorso è stato di recente risistemato). La traccia entra successivamente in un magnifico e vario ambiente boschivo che si attraversa in piano o lieve salita, conducendo dopo un ripido strappo ad un’apertura panoramica. In seguito si deve attraversare un’ampia frana, un solco e un’ennesima sezione di pendio franato che si supera agevolmente seguendo il sentiero in questo tratto ritracciato. Una breve discesa conduce nel letto del Rio Lombasina, molto suggestivo e in un contesto ambientale di grande pregio. Lo si guada per poi risalire scomodamente la ripida e scoscesa sponda sinistra orografica al fine di recuperare la traccia franata (prestare molta attenzione in caso di terreno bagnato). Si continua comodamente per l’antica mulattiera passando a fianco di una costruzione diroccata, per poi sbucare in una carrareccia nei pressi dalla frazione Graiana Castello, 965 m. Si segue la carraia a sinistra in moderata pendenza, tenendo al primo bivio la traccia di sinistra, penetrando progressivamente nella valletta del Rio Lombasina, già guadato in precedenza, che si varca per una seconda volta poco più in alto (spettacolari stratificazioni del Flysch del Monte Caio). La carraia sale ora verso ovest, per poi svoltare a destra e progredire verso nord. Giunti ad un bivio, si volta a destra assecondando i segnavia del percorso CAI n° 743 che sale ripidamente compiendo subito una netta curva a sinistra. Immessi in un’ampia carraia si guadagna quota effettuando un tornante destrorso, giungendo poco dopo ad un bivio, collocato nei pressi di una curva a sinistra, dove è ben visibile l’ofiolitico sperone del Monte Maestà di Graiana. Continuiamo per la carraia principale (lasciandone un’altra a destra) che in costante salita, con notevoli visuali sulle suggestive pareti ofiolitiche, conduce sul crinale Parma/Baganza, in prossimità della Maestà di Graiana 1267 m. “Dominato dalla vetta ofiolitica omonima (1335 m), la Maestà è costituita da un’edicola votiva con immagine sacra a bassorilievo in marmo apuano e ricovero atto a dar riparo durante i temporali ai numerosi montanari che qui transitavano, per lavorare nei boschi e nei pascoli, per transito da Berceto a Corniglio” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Si continua per carraia che si abbandona poco dopo imboccando a sinistra il sentiero per il Monte Polo (segnavia bianco-rosso del percorso CAI n° 741 e cartello dell’Ippovia dell’Appennino). Si attraversa in salita una radura dirigendosi verso il tracciato del metanodotto, svoltando a destra prima di esso e procedendo per un tratto al suo fianco. La mulattiera piega poi a destra risalendo il pendio boscoso lontani dal metanodotto nei pressi del quale si ritorna dopo una svolta a sinistra. Il tracciato si sposta poi a destra svoltando appena dopo repentinamente a sinistra, guadagnando quota piuttosto ripidamente a destra della pista del metanodotto. Quando il sentiero si spegne in quest’ultima, spostandosi a destra si rinviene una traccia che sale in direzione del crinale. Raggiunto quest’ultimo, si segue giocoforza il tracciato del metanodotto verso la vicina sommità del Monte Barcone, 1415 m. Poco prima del culmine il sentiero si sposta a sinistra in versante Parma (panorama notevole), procedendo all’inizio in lieve discesa, poi in piano e infine in ripida discesa. Poco dopo ci si ricongiunge con il tracciato di crinale che si segue raggiungendo dopo alcuni minuti la panoramica sommità del Monte Polo, 1419 m, certamente uno dei più grandiosi belvedere di tutta la Val Parma. Dalla cima si continua per la dorsale del monte in leggera discesa godendo di visuali straordinarie: guardando in basso, verso destra, è ben visibile il poggio ofiolitico del Monte Silara che attraverseremo. Dopo alcuni minuti è necessario prestare attenzione al sentiero (e con esso ai segnavia) che improvvisamente compie una brusca svolta a sinistra entrando all’interno del bosco. Si continua in discesa per l’ampia ed evidente traccia che si tiene a sinistra rispetto il tracciato del metanodotto, con il quale inevitabilmente ci si ricongiunge. Si scende ripidamente e scomodamente per esso fino a mettere piede in uno spiazzo alla base Monte Silara (il cui attraversamento è classificabile EE). Qui abbandoniamo il sentiero segnato (che si sposta a destra per poi contornare con un’ampia curva verso sinistra il poggio ofiolitico) e procediamo in obliquo ascendente verso sinistra (nessuna traccia) all’interno di un ripido pendio boscoso. Se ne esce poco dopo alla base dei suggestivi risalti e spuntoni di roccia ofiolitica del monte. Possiamo scegliere il percorso che maggiormente ci aggrada, prestando attenzione, nel caso si voglia effettuare un qualche passo d’arrampicata, alla friabilità della roccia. L’ambiente è veramente magnifico e intatto: consiglio vivamente di gustarne le peculiarità senza fretta. Guadagnata la sommità del Monte Silara, 1297 m, scendiamo per il versante opposto ammirando altre curiose conformazioni ofiolitiche. Senza percorso obbligato si rimette piede nel sentiero n° 743 che seguiamo a sinistra. Dopo una svolta verso destra, ormai in prossimità del Passo Silara, 1197 m (collocato alla nostra destra), giungiamo ad un bivio con cartelli: si va a sinistra, imboccando un ampia carraia in direzione Roccaferrara. Lo sterrato, dopo una netta svolta a sinistra, procede lungamente in costante e mai ripida discesa, conducendo in circa 30 minuti di cammino al nucleo rurale di Case Madone (splendide radure con notevoli visuali verso il crinale Parma/Massa). La carraia procede in seguito in leggera salita (notevoli esemplari di vecchi muretti a secco) per poi svoltare a sinistra aggirando una costa in parte rocciosa, entrando infine all’interno di una suggestiva gola caratterizzata da aspri pendii e spettacolari stratificazioni. Presto raggiungiamo il suo centro transitando sotto una fascia rocciosa dove scende una cascatella. Un ultimo tratto di mulattiera-carraia ci separa dal magnifico nucleo di Roccaferrara Superiore, 917 m. “Si tratta di uno dei più suggestivi borghi montani di tutto l’Appennino tosco-emiliano, costruito linearmente lungo una costa rocciosa ripida e percorso da una mulattiera selciata” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Attraversiamo tutto il borgo, passando più in basso sotto una caratteristica volta, continuando poi lungo lo stradello d’accesso che conduce in ripida discesa all’interno della valletta formata dal Rio Madon Grosso, dove si trova una fonte sulfurea. Si continua per stradello, accessibile anche alle auto, il quale confluisce in una stradina asfaltata che dobbiamo seguire a sinistra in salita per fare ritorno alla frazione La Villa, punto di partenza della nostra escursione.

Monte Marmagna: Canale Nord-Ovest (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei (1250 m)

Dislivello: 600 m

Durata complessiva: dalle 3,45 alle 5,00 h 

Tempi parziali: Cancelli-Ponte Rotto (1-1,15 h) ; Ponte Rotto-bivio nei pressi di Capanna Braiola (30-45 min) ; bivio Capanna Braiola-Canale Nord/Ovest-Marmagna (1/1,45 h) ; Marmagna-Lago Santo-Lagdei-Cancelli (1,15-1,30 h)

Difficoltà: PD-/PD

Periodo consigliato: gennaio/aprile

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2015

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei

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Descrizione dell’itinerario

Classica salita su neve in Alta Val Parma che si svolge in un contesto ambientale di rara bellezza. Il canale NW del Monte Marmagna, conosciuto come il “canalino del Marmagna”, risulta tutto sommato più impegnativo di come generalmente viene classificato e affrontato. La parte finale è decisamente ripida e, in caso di cornice (presente solo in caso di abbondanti nevicate), è necessario superare alcuni metri oltre i 50°.

Dal Rifugio Lagdei (nei mesi invernali è altamente consigliabile lasciare l’auto in località Cancelli e percorrere a piedi il tratto di strada per il rifugio) si imbocca il sentiero n° 727 che inizia sulla destra dell’edificio. Inizialmente si procede in lieve pendenza (segnavia evidenti) avvicinandosi ad una ripida sponda boscosa. Nel manto nevoso è solitamente presente una traccia molto battuta, essendo questo il percorso più seguito per raggiungere il Rifugio Mariotti al Lago Santo. Proprio per il suddetto motivo, si consiglia di calzare anzitempo i ramponi, infatti la ripidezza del pendio, nonché la compattezza della neve nella pista creata dagli innumerevoli passaggi, renderebbero, sprovvisti di ramponi, ardua e oggettivamente pericolosa la salita (per non parlare della discesa!). Effettuando diversi tornanti, alcuni dei quali decisamente ripidi, si approda al sommo della sponda boscosa dove si incontra un bivio (paletto con cartelli). Ignorata a sinistra la continuazione del percorso per il Lago Santo, si prende a destra la traccia (CAI n° 727) che conduce a Capanna Braiola (Schiaffino). Dopo una breve discesa si giunge in località Ponte Rotto, dove si guada un ruscello (si tratta di un ramo sorgentizio del Torrente Parma), oltre il quale, ad un bivio (paletto con cartelli), si prosegue diritto. Per raggiungere Capanna Braiola non sempre è presente una traccia nella neve, anche se il percorso non presenta particolari problemi di individuazione: è sufficiente seguire i ben posizionati segni bianco/rossi sugli alberi. Il sentiero, dopo un tratto in leggera salita sulla destra dell’appena menzionato ramo del Torrente Parma, inizia con alcuni tornanti a risalire una sponda boscosa. Segue un tratto in piano (prestare attenzione ai segnavia sugli alberi), per poi affrontare una nuova salita. Raggiunto un bivio con cartelli, si continua a sinistra lasciando a destra il percorso n° 727A che prosegue in direzione della Foce del Fosco. La traccia, dopo un traverso a mezza costa dove è possibile incontrare ghiaccio, svolta a destra e sale tagliando un ripido pendio boscoso che costituisce la sponda destra orografica della valletta formata dal ramo del Torrente Parma. Si esce progressivamente dal bosco giungendo ad un bivio (cartelli) a poca distanza da Capanna Braiola o Schiaffino, 1605m, raggiungibile con breve deviazione a destra. Da bivio si prosegue diritto in direzione della Sella del Braiola, costeggiando inizialmente il limite del bosco. Poco più avanti si penetra all’interno del magnifico vallone delimitato a sinistra dalla bastionata nord-ovest del Marmagna: l’evidentissimo canale, che costituisce la nostra linea di salita, è incastonato tra pareti d’arenaria. Liberamente ci si dirige verso il fondo del canale, ammirando un paesaggio che ha pochi eguali in fatto di maestosità. Il pendio diviene progressivamente più ripido e, una volta entrati nel canale, lo si risale al centro. La pendenza aumenta verso l’uscita, non oltrepassando per i 3/4 del suo precedente sviluppo i 40°, per poi impennarsi nel tratto finale raggiungendo i 45°/50°. Dopo abbondanti nevicate, come specificato nell’introduzione, può essere presente una spessa cornice che rende l’uscita decisamente impegnativa, soprattutto se ci si tiene nella sua parte sinistra. Usciti dal canale il percorso è immediato: si sale a destra per la panoramica dorsale nord-est tenendosi sulla sinistra rispetto il suo margine occidentale. Non senza fatica si raggiunge il sommo del profilo/dorsale da cui si prosegue per aerea crestina ammirando visuali grandiose. Successivamente ci si cala verso sinistra alla sottostante conchetta situata poco sotto la sommità del Marmagna, immettendosi qui nel percorso 00 che risale il crinale nord-ovest. Un’ultima breve salita e si guadagna con soddisfazione la magnifica cima, 1851 m, da cui è possibile ammirare un panorama grandioso (nelle giornate terse è visibile l’Isola d’Elba!). La discesa dalla sommità è semplice: è sufficiente seguire il frequentato percorso del crinale sud-est e raggiungere senza difficoltà l’ampia e panoramica Sella del Marmagna 1725 m. Una ben marcata traccia nella neve conduce poi al centro del sottostante vallone compreso tra il versante E-NE del Marmagna e la bastionata N-NW dell’Aquilotto. Successivamente si perde quota a sinistra di un rio, entrando poi nel bosco ed approdando poco dopo in un ripiano. Al primo dei due bivi, collocati a poca distanza l’uno dall’altro, andiamo diritto, mentre al secondo, situato all’interno di un rimboschimento a conifere, svoltiamo repentinamente a destra. Si scende costeggiando inizialmente una caratteristica lastra rocciosa per poi curvare a sinistra. Dopo alcuni tornanti per ripido pendio ripido, temporaneamente fuori dal bosco, si piega a sinistra perdendo quota all’interno della magnifica faggeta. Un’ ultima discesa a tornanti e si approda in corrispondenza della sponda sud/occidentale del Lago Santo, nei pressi della Peschiera. Per raggiungere il vicino Rifugio Mariotti, 1507 m, è sufficiente costeggiare a sinistra la sponda del lago (negli inverni rigidi e nevosi, con spessa lastra di ghiaccio, è possibile attraversare direttamente il lago, opzione da escludere categoricamente nel periodo primaverile!). Dal rifugio si sale brevemente contornando poi dall’alto la sponda N/NE del magnifico specchio d’acqua, raggiungendo poco dopo un bivio (cartelli). Da qui si imbocca a sinistra il ben marcato sentiero n° 723 che, dopo una prima discesa, conduce alla pista da sci che si attraversa sottopassando la seggiovia. Rientrati all’interno del bosco si ritorna in breve al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione e quindi a Lagdei-Cancelli.

 

 

Cresta dello Sterpara: Via Alpinistica Roberto Fava

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 500 m ca

Durata complessiva: dalle 3 alle 4,30 h A/R

Tempi parziali: Lagdei-Lago Santo-attacco della Via Alpinistica “Roberto Fava”  (1-1,15 h) ; Via Alpinistica “Roberto Fava” (1,30-2,30 h) ; rientro a Lagdei (30 min ca)

Difficoltà: PD, molto discontinuo

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata

Ultima verifica: giugno 2015 (foto: luglio 2014)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei


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Descrizione dell’itinerario

Potremmo definire la Via Alpinistica Roberto Fava un sentiero alpinistico, in quanto alterna tratti di arrampicata ad altri in cui si cammina seguendo una labile traccia contrassegnata da ometti ben posizionati. Il percorso alpinistico corre lungo la Cresta dello (o degli) Sterpara/i, formata da una serie di torrioni, alture e gendarmi rocciosi. I tratti di arrampicata sono ben serviti da numerosi spit e le difficoltà variano dal II° al IV°.

Partiti dalla località Lagdei, si arriva in 40 minuti circa al Rifugio Mariotti al Lago Santo, seguendo la comoda mulattiera contrassegnata n° 723A, oppure il più diretto sentiero n° 727/723. Dal rifugio si continua ad assecondare il percorso contrassegnato n° 723, diretto alla Sella del Marmagna, contornando la sponda meridionale, occidentale e settentrionale del lago. Dalla peschiera un ottimo sentiero con alcuni tornanti risale il pendio boscoso che chiude a NW il Lago Santo, conducendo ad un primo bivio (cartelli) dove si ignora a destra il percorso n° 729. Al bivio successivo, posto poco dopo il primo, si abbandona invece il sentiero seguito fino a questo punto (n° 723), prendendo a sinistra il percorso n° 719 in direzione Sella dello Sterpara e Passo delle Guadine. Giunti in prossimità di un cartello con scritto “Via Alpinistica Roberto Fava”, si lascia anche questo sentiero e ci si inoltra nel bosco per labile traccia che, dopo una piccola radura con cespugli di mirtillo, piega a destra, conducendo ad un panoramico pendio cosparso di massi d’arenaria e vegetazione. Il primo tratto di cresta è già evidentissimo e per raggiungerlo si seguono gli ometti che guidano al culmine del pendio e, verso sinistra, ad una selletta poco marcata all’interno del bosco. Da qui occorre voltare a sinistra assecondando la dorsale, arrivando in breve all’inizio della via alpinistica (due spit di sosta). Dopo alcuni facili gradoni, il primo risalto presenta in successione: una breve placchetta incisa da una netta fessura, una crestina piuttosto rotta e un estetico e verticale spigolo dotato di ottimi appigli. Dopo aver superato un tratto caratterizzato da grossi blocchi sulla destra di un caratteristico spuntone roccioso, si approda sulla prima e più elevata quota, 1685 m, della cresta (III°; diversi spit). Dalla sommità è necessario seguire (o meglio intuire) una poco evidente traccia nell’erba che conduce all’interno di un fitto boschetto. Seguendo i puntuali ometti, si giunge alla base del secondo risalto: un bellissimo torrione. Lo si scala dapprima salendo una bella e appigliata placca a destra del filo dello spigolo, per poi seguire quest’ultimo con divertente arrampicata  (III°- ; diversi spit).
Dalla cima del torrione si scende ripidamente per alcuni metri su pietraia, contornando sulla destra un risalto caratterizzato da fessure e una fenditura nella roccia. Dopo aver ripreso la dorsale, si rientra nel bosco giungendo alla base del terzo risalto, il più impegnativo, anche se breve. Lo si supera inizialmente traversando delicatamente a destra per pochi metri sfruttando una stretta cornice, poi, con un passaggio impegnativo (IV°; due spit), si raggiunge un foro nella roccia da cui si vede la cresta e spigolo sud della Roccabiasca. Si continua in verticale tenendosi appena a sinistra del filo, guadagnando infine la sommità del risalto (IV°, poi III°; molto breve e abbondantemente servito da spit). Una pietraia, un tratto di bosco, una selletta (possibilità di abbandonare la cresta scendendo a sinistra per pietraia verso Lago Santo) e una ripida salita per erba e blocchi d’arenaria precedono il quarto risalto: un caratteristico gendarme roccioso. Aggirando a destra o scalando direttamente un blocco roccioso, si raggiunge un intaglio da cui si inizia la scalata del gendarme. Ci si tiene appena a sinistra del suo spigolo e con un passo non banale si afferra una fessura verticale che conduce fuori dalle difficoltà (III°+ ; molto breve ; diversi spit). Dall’aerea sommità si discende con attenzione un’esposta e delicata lastra rocciosa (spit), per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue assecondando fedelmente la dorsale boscosa, scavalcando due alture e giungendo ai piedi del quinto risalto. Lo si sale seguendo inizialmente una crestina con erba e blocchi, per poi scalare una facile fenditura (II°/II°+; roccia inizialmente non buona; diversi spit). Ora non resta che seguire la dorsale boscosa, destreggiandosi tra vegetazione in alcuni punti invadente (alcune relazioni consigliano di abbandonare la cresta poco dopo la sommità del quinto risalto e calarsi a sinistra nel ripido pendio boscoso: soluzione, a mio parere, totalmente insensata oltre che oggettivamente pericolosa!), giungendo in breve alla base di una ripida paretina. La si supera sfruttando inizialmente la faccia destra della fessura/camino che la incide, poi lo spigolo a destra (II° ; nessun chiodo). Dalla sommità dell’ultima quota si scende (tracce e contrassegni assenti) per ampio profilo boscoso fino a congiungersi con il sentiero n° 723B (Le Carbonaie) che, seguito a sinistra, conduce ad un bivio: a destra si fa ritorno a Lagdei e a sinistra a Lago Santo.