Le ofioliti di Pugnetolo e il Monte Cavalcalupo

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Punto di partenza/arrivo: Pugnetolo 782 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Pugnetolo-Chiastra Nera (45 min.) ; Chiastra Nera-Monte Cavalcalupo (2 h) ; Monte Cavalcalupo-Pugnetolo (2,15 h)

Difficoltà: E/EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Beduzzo. Da quest’ultima località si prosegue lungo la provinciale per Corniglio incontrando dopo un paio di chilometri il bivio per Signatico. Oltrepassato anche il bivio per Curatico, occorre poi svoltare bruscamente a destra in direzione di Pugnetolo (cartello poco visibile) per stradina asfaltata che in 3-4 km conduce alla bella frazione arroccata attorno ad un colle

map(2)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare percorso alla scoperta di autentiche rarità a livello geologico, sconosciute ai più. Si visita innanzitutto un ammasso ofiolitico conosciuto con nome di Chiastra Nera, situato a nord-ovest rispetto al Monte Madonna delle Lame. L’autore della relazione è salito fino alla sommità dell’affioramento mediante una salita scomoda e poco invitante. Dopo la perlustrazione ad un’altra e più piccola emergenza ofiolitica, una volta giunti a poca distanza dal crinale Parma/Baganza, è possibile visitare una struttura rocciosa affatto differente rispetto alle precedenti. Si tratta di un conglomerato poligenico della stessa tipologia dei famosi Salti del Diavolo che attraversano da una sponda all’altra la Val Baganza. A quei pochi interessati ad un simile tipo di itinerario e desiderosi di gustare luoghi autenticamente “vergini”, consiglio di godersi questo percorso senza fretta, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal piacere della scoperta.

Parcheggiata l’auto in uno spiazzo erboso sulla sinistra della carreggiata appena prima di entrare a Pugnetolo, si raggiunge innanzitutto la graziosa chiesa del caratteristico borgo. Da qui si prosegue a destra, raggiungendo subito una piazzetta da cui si prende a destra un viottolo cementato. Nei pressi delle ultime case del paese, appena prima che il cemento lasci il posto allo sterrato, si prende a sinistra una carraia. Dopo una breve discesa si oltrepassa un rio il cui letto è devastato da alluvioni e frane, riprendendo poi a salire lievemente costeggiando dei campi. Il tracciato prosegue successivamente con maggiore pendenza, sempre affiancato da belle radure, fino a svoltare nettamente a destra in corrispondenza di un campo con spaventapasseri. Dopo una breve salita in cui si costeggia, mediante svolta a sinistra, il limite destro del menzionato campo, si presenta un bivio da cui si prende a destra un’ampia traccia. Si guadagna ripidamente quota piegando poi a sinistra, raggiungendo il retro di una casa isolata chiamata Il Giunco, 851 m. Appena dopo l’edificio, il percorso svolta nettamente a destra e sale piuttosto ripido costeggiando il margine sinistro di una bella radura. Giunti in corrispondenza della terminazione superiore dei prati e dell’inizio di un’altra radura, questa volta disposta alla nostra sinistra, si incontra un bivio (interessante e vecchio muretto a secco) dal quale si trascura a destra una traccia inerbita. Si continua per il percorso principale, che è delimitato per i primi metri dai lacerti del già menzionato muretto a secco, procedendo inizialmente in lieve salita. Dopo un ripido strappo, il tracciato procede in piano piegando prima a sinistra e poi a destra. Si avanza successivamente costeggiando panoramici prati punteggiati da qualche giovane conifera, progredendo esattamente nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Rio Lucconi. Il percorso svolta poi nettamente a destra (in corrispondenza della curva si trascura a sinistra una traccia inerbita), determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Si procede in salita verso nord-est, contornando il margine sinistro di una radura arbustiva, notando poco più avanti, alla nostra destra, un rudere. Il tracciato avanza poi in lieve salita e in piano, effettuando in seguito una netta svolta a sinistra. Dopo un breve tratto in discesa e un altro in piano, si presenta un bivio dove a sinistra si stacca un’ampia traccia. Quest’ultima costituisce il percorso d’accesso all’ofiolite di Chiastra Nera, prima meta del nostro tragitto. Si imbocca quindi questo tracciato, immettendosi poco più avanti in un altro percorso che seguiamo a sinistra. Si avanza per questa traccia piuttosto trascurata e infrascata, guadagnando successivamente quota nel contesto di un’area disboscata. Raggiunta una costa, il percorso svolta nettamente a destra (di fronte a noi è ben visibile l’ofiolite) procedendo in lieve discesa. Attraversata una fascia boscosa (si trascura a sinistra una vaga traccia) e un piccolo ruscello, il percorso sembra perdersi nella vegetazione. Guardando a destra, tuttavia, si scorge un varco tra la fitta boscaglia. Si prosegue quindi in salita per traccia molto labile e per di più invasa da arbusti spinosi, fino ad approdare in una carraia inerbita. Seguendola a sinistra si giunge nei pressi della base delle spettacolari rocce: se non si ha voglia di destreggiarsi tra fitta vegetazione e risalire ripidi pendii, la visita all’ofiolite può considerarsi qui conclusa. In questa sede si descrive a grandi linee il percorso seguito dall’autore della relazione. Dal punto in cui ci troviamo, si trascura una tracciolina erbosa che scende a sinistra e liberamente ci si dirige verso la terminazione destra dell’ofiolite. Si inizia qui la risalita, appena a destra delle rocce, di un ripido e malagevole solco invaso da arbusti e vegetazione invadente. Dopo questa faticosa e poco invitante salita, si guadagna il sommo della struttura rocciosa, conosciuta col nome di Chiastra Nera, 1094 m. Dalla cima si percorre la dorsale sommitale seguendo inizialmente una traccia, ammirando splendide visuali. Giunti in corrispondenza di una recinzione con filo spinato, possiamo perdere quota molto ripidamente per ghiaie e rocce friabilissime (attenzione), oppure attraversare la recinzione mediante apposita scaletta (in quest’ultimo caso si dovrà fare un giro più ampio per riprendere la traccia che ci ha condotto alla base dell’ofiolite). Entrati nel bosco ai piedi delle rocce, ci si cala nel fondo di un avvallamento dove è possibile recuperare un tracciolina che procede un po’ più in basso rispetto la base delle quinte rocciose dell’ofiolite. Poco dopo si attraversa un ghiaione costeggiando successivamente le caratteristiche rocce ofiolitiche, gustando la bellezza di un ambiente veramente intatto e di grande importanza a livello geologico. Poi, si può continuare a costeggiare le verticali e friabili pareti rocciose destreggiandosi tra vegetazione molto fitta, oppure procedere più comodamente per il sentierino. In ogni modo si recupera l’ampia traccia che ci ha condotto all’ofiolite e, prestando attenzione a ripercorrere esattamente lo stesso tragitto, si rimette piede nella carraia proveniente da Pugnetolo. La si segue a sinistra in salita trascurando una traccia a sinistra, proseguendo successivamente nell’ambito di una radura arbustiva. Poco dopo, in corrispondenza di un piccolo corso d’acqua, si trascura a sinistra una carraia inerbita e si prosegue per l’ampio tracciato che avanza in discesa. Si incomincia presto a costeggiare un’ampia area disboscata, notando nel suo margine sinistro un altro ammasso ofiolitico meritevole di una visita. Si abbandona perciò il percorso principale e ci si dirige verso le rocce, raggiungendone senza percorso obbligato il sommo. Dopo una approfondita perlustrazione del piccolo ammasso ofiolitico, si rimette piede nella carraia di prima che si segue a sinistra solo per poco. Infatti, appena dopo aver oltrepassato un ruscello, si presenta un bivio dal quale si prende a sinistra una carraia. Si sale contornando il margine destro dell’area disboscata di prima, avanzando paralleli ad un solco. Penetrati nel bosco, il tracciato effettua alcune svolte conducendo più avanti in un’altra area disboscata. Qui ci si immette in una carraia che si segue a sinistra, trascurando, al bivio che si incontra in seguito, una traccia a destra. Si prosegue comodamente per la solitaria carraia, notando più avanti, alla nostra sinistra, una fonte/abbeveratoio. Continuando per l’evidente percorso e trascurando una traccia a sinistra, si esce in seguito in un’area disboscata, dove si ignora a destra una carraia che sale ripidamente. Rientrati nel bosco, si trascura a sinistra una traccia che conduce ad una recinzione e si continua per il percorso principale che procede – come del resto anche in precedenza – in lieve/moderata salita. Poco più avanti, il tracciato, delimitato a sinistra da una recinzione, conduce ad un cancello appena dopo il quale si sdoppia. Per raggiungere il crinale divisorio dobbiamo prendere la traccia di destra; tuttavia mi permetto di consigliare in questa sede un’interessantissima digressione. Procedendo diritto, si inizia a perdere quota per carraia che più in basso effettua una netta svolta a sinistra. Da qui, guardando a destra si nota un gendarme roccioso: il nostro intento consiste nel guadagnarne la sommità, nonché di gustare la peculiarità geologica delle rocce del monolito, che inevitabilmente ci ricorderanno altre stupende conformazioni, situate esattamente nella valle parallela alla nostra. Dalla svolta, quindi, si abbandona la carraia e si risale il pendio boscoso oltrepassando con spostamento verso sinistra, nel punto più agevole, due solchi paralleli. Giunti alla base delle rocce, si piega a destra e mediante rampa obliqua verso sinistra si guadagna la panoramica sommità del gendarme. Ritornati alla base, si continua l’aggiramento della struttura rocciosa, fino a doppiare un verticale spigolo. Ed ecco la sorpresa: le rocce sono dello stesso tipo – un conglomerato poligenico – di quelle dei Salti del Diavolo, situati in Val Baganza. Si procede rasentando spettacolari pareti, contenti di aver scoperto una piccola perla sconosciuta ai più. Ritornati al bivio di prima, si sale per carraia avanzando inizialmente sulla destra di un poggetto boscoso. Poi si guadagna quota tra arbusti avvicinandosi sempre di più al crinale spartiacque, rientrando successivamente nel bosco. In corrispondenza di un bell’esemplare di faggio, il tracciato compie un primo tornante destrorso effettuando poco dopo secondo un tornante, questa volta sinistrorso. Oltrepassata mediante rudimentale cancello una recinzione, ci si immette nell’orribile pista del metanodotto che si segue a destra. Appena prima di una ripida salita, si prende a sinistra un’ampia traccia che a sua volta costituisce uno dei pochi tratti superstiti del vecchio percorso (CAI n° 741) di crinale. Si avanza inizialmente in falsopiano, notando più in basso alla nostra sinistra un solco. Giunti a poca distanza da quest’ultimo e in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si piega a destra guadagnando quota piuttosto ripidamente. Rimesso piede nel tracciato del metanodotto, che a sua volta asseconda il crinale divisorio, lo si segue con andamento verso nord. Raggiunto il primo punto culminante, si nota sulla destra, attaccata al tronco di un albero, una targa che indica la sommità del Monte Cavalcalupo. Noi proseguiamo lungo il percorso di crinale fino a raggiungere la quota più elevata (1370 m) della montagna. Dalla sommità si continua per ampia traccia che, in corrispondenza di un bel balcone panoramico, effettua un tornante destrorso. Compiuto poco più avanti un tornante sinistrorso, si perde quota per carraia (che sostituisce una vecchia mulattiera) sulla destra del tracciato del metanodotto. Rimesso piede su quest’ultimo, lo si asseconda costantemente fino ad approdare nell’ampia sella tra il Cavalcalupo e il Montagnana. Appena prima che la pista del metanodotto ricominci a salire, si prende a destra (indicazione per Ghiare) una carraia che si inoltra in un rimboschimento a conifere. Si segue questo tracciato, in alcuni tratti rovinato dal passaggio di fuoristrada e mezzi di esbosco, senza possibilità di errore, effettuando diverse svolte e trascurando alcune tracce che si innestano ai lati. Dopo 25 minuti circa di comoda discesa dal crinale divisorio, si raggiunge un bivio dove ci si congiunge con una carraia che sale al Cavalcalupo. Proseguendo per il percorso principale, si transita quasi subito a fianco di una baracca, notando poco dopo sulla destra un’ampia traccia, la stessa che abbiamo abbandonato all’andata per raggiungere la dorsale del Monte Cavalcalupo. Si prosegue per l’ampia carrareccia in lieve discesa effettuando diverse svolte, aggirando più in basso, mediante curva a destra, una panoramica costa. Alla successiva svolta a sinistra, si stacca un percorso (indicazione) che ricondurrebbe a Pugnetolo con minor tempo. Noi, tuttavia, continuiamo lungo il tracciato più ampio che, pur compiendo un giro più lungo, regala stupende visuali panoramiche. Trascurata a sinistra una carraia che conduce a Querceto ed effettuata una svolta a destra, si transita nei pressi del cimitero di Pugnetolo. Continuando per la carrareccia carrozzabile e gustando belle visuali del suggestivo borgo arroccato su un poggio, ci si innesta infine nella stradina d’accesso al paese, appena dopo lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.