Il Monte Navert da Grammatica

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Punto di partenza/arrivo: Grammatica 1008 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Grammatica-Pian del Monte (1,20 h) ; Pian del Monte-Monte Navert (40 min) ; Monte Navert-radure della Costa (1 h) ; radure della Costa-Riana (50 min) ; Riana-Bosco delle Fate-Groppo Torsello-Grammatica (1,50 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dal sommo di quest’ultima località si imbocca a sinistra la SP 75 per Monchio delle Corti, oltrepassando dopo un paio di chilometri la frazione di Sivizzo. Raggiunto il successivo paese di Grammatica, lo si attraversa interamente parcheggiando l’auto nei pressi o nel piazzale antistante la caratteristica chiesa a doppio campanile

map(1)www.openstreetmap.org

N.B.: le parti evidenziate in colore arancio si riferiscono a sezioni di percorso non presenti nella mappa utilizzata dall’autore della relazione, il cui tracciato è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione del massimo interesse, una delle più complete e suggestive dell’intero Appennino parmense. Partendo dal paese di Grammatica, un’ampia mulattiera/carraia conduce, avendo come direttrice la dorsale Bratica/Parma, ai pascoli di Pian del Monte e, da questi ultimi, alla sommità del Monte Navert. Per il rientro propongo di scendere a Riana mediante un percorso (già relazionato in due altre occasioni nel senso di salita) non segnato, che costituisce un vero e proprio compendio delle preziosità ambientali e paesaggistiche dell’Alta Val Bratica. Da Riana si ritorna a Grammatica attraversando inizialmente lo splendido castagneto del Bosco delle Fate. Nella seconda parte si dovrà invece percorrere la provinciale per Monchio, magari facendo una breve ma interessante digressione al fine di raggiungere la sommità del Groppo Torsello.

Sotto il poggio su cui si trova la chiesa di Grammatica, si imbocca uno stradello, nella parte iniziale asfaltato, che incomincia a guadangnare quota effettuando alcuni tornanti. Più in alto si sale assecondando il dorso di una costa che offre notevoli visuali sull’Alta Val Bratica. Si costeggiano belle radure e nei pressi di una curva a destra si trascura a sinistra una traccia in discesa. Continuando ad assecondare la costa di prima, si penetra successivamente nel bosco progredendo in lieve/moderata pendenza. Si trascurano tracce laterali e si costeggiando belle radure, notando più avanti quello che potrebbe sembrare il selciato originario: si tratta in effetti dell’antico accesso utilizzato dai valligiani al fine di raggiungere i pascoli di Pian del Monte. Il tracciato piega poi a destra varcando un rio, conducendo, dopo una salita piuttosto ripida in cui svolta a sinistra, ad un bivio in corrispondenza di una radura alla nostra sinistra e di un ruscello alla nostra destra. Trascurata l’ampia mulattiera di destra, diretta allo storico valico di crinale conosciuto come Passo della Sisa, si continua a sinistra per il percorso segnato (CAI n° 739). Il tracciato svolta subito a sinistra e più in alto contorna il margine superiore di un’area orribilmente e inutilmente disboscata. Si effettua poi una netta curva a destra, aggirando in questo modo una costa boscosa, trascurando in prossimità della svolta una traccia a sinistra. Si continua per ampia mulattiera/carraia, inizialmente piuttosto incavata, guadagnando quota in lieve/moderata pendenza. Più avanti si sale avendo alla nostra sinistra un suggestivo rio, trascurando, una volta giunti nei pressi di un’area di rado bosco situata alla nostra sinistra, una traccia a destra (ometto). Si prosegue per il bel percorso della mulattiera, ignorando, in corrispondenza di una svolta a sinistra, un’altra traccia che si stacca a destra. Si continua costeggiando l’area di bosco rado (soggetta anch’essa ad operazioni di esbosco) e belle radure situate alla nostra destra. Giunti in corrispondenza di una netta curva a sinistra del percorso principale, si trascura a destra un sentiero proveniente dal Passo della Sisa e si sale contornando il margine superiore dell’area disboscata. Si effettua poi una svolta a destra, e dopo uno strappo abbastanza ripido si taglia una traccia trasversale. Si avanza sulla sinistra del crinale Bratica/Parma (aggirando in questo modo il boscoso Monte Quadro) perlopiù in lieve pendenza ma con qualche breve salita piuttosto ripida, notando alla nostra sinistra panoramici pendii prativi. Più avanti, in corrispondenza di una bella sella prativa, ci si innesta sul filo della dorsale spartiacque, avanzando per un tratto in piano/lieve discesa. Trascurata poco dopo una traccia a destra, si prosegue a sinistra con andamento a mezza costa ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso. Si inizia poi l’aggiramento, in versante Bratica, di un groppo boscoso, procedendo inizialmente in discesa, riprendendo successivamente a salire. Si esce in seguito al sommo di stupendi pendii prativi con arbusti che regalano impareggiabili visuali panoramiche, mentre davanti a noi si nota il boscoso Groppo Fosco la cui sommità raggiungeremo. Si avanza per un tratto sostanzialmente in piano/lieve discesa, rientrando successivamente nel bosco. Ripresa la salita, si incontra un bivio dal quale si trascura a sinistra un percorso che conduce alla Capanna Pian del Monte, a cui siamo diretti, ma preferiamo restare nella traccia segnata. Si continua per l’ampia mulattiera in moderata pendenza che si mantiene in prossimità dell’ampio crinale divisorio, costeggiando più in alto pendii prativi e radure. Qui il tracciato piega nettamente a destra e progredendo in ripida salita con alcune svolte conduce nella stupenda dorsale prativa del Groppo Fosco. Si risale per traccia non molto marcata il profilo erboso ammirando visuali semplicemente straordinarie sui monti dell’Alta Val Parma. Guadagnata la sommità del groppo, 1585 m, si prosegue inizialmente per crinale erboso piegando successivamente a destra. Si avanza in lieve salita tra macchie di bosco e radure, approdando infine nella dorsale prativa di Pian del Monte, 1580 m. Si prosegue attraversando splendide radure inserendosi poco dopo in una carraia proveniente da Riana, ammirando l’impareggiabile bellezza di questo luogo, sede di un antico mercato estivo. Dopo un piccolo rifugio (la Capanna Pian del Monte), situato più in basso a sinistra, si penetra in una splendida faggeta dove si prosegue per comoda traccia. Ci si sposta temporaneamente a sinistra rispetto il crinale divisorio, recuperandolo poco dopo più o meno in corrispondenza di una magnifica radura che offre una suggestiva visuale sul crinale Parma/Massa. Si continua perdendo lievemente quota per ampio sentiero leggermente a sinistra del filo della dorsale, fino a recuperarlo poco prima di approdare in una selletta a quota 1529 m. Da quest’ultima si continua lungo il percorso n° 739 alla volta della cima del Monte Navert, avanzando inizialmente per ripida traccia che asseconda il boscoso crinale divisorio. Dopo questa prima erta salita si prosegue meno ripidamente, tenendosi leggermente a sinistra del filo della dorsale. Effettuata un’altra ripida salita e guadagnato il sommo di questa prima sezione del profilo settentrionale della montagna, si approda in un piccolo ripiano caratterizzato da splendidi e scultorei faggi. Assecondando la dorsale spartiacque si avanza per un breve tratto in lieve discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in quest’ultimo si riprende a salire in moderata pendenza per ottima traccia in magnifico ambiente boschivo. Si esce successivamente in una bella e ampia radura, circondata da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Si continua poi per il crinale divisorio in lieve salita (sulla destra è visibile un faggio collocato in splendida posizione), sbucando infine nel superlativo pianoro sommitale che si percorre interamente in direzione della ben visibile croce di vetta. Dalla sommità del Monte Navert1653 m – che precipita verso sud con spettacolari dirupi di rocce calcaree – si ammira un panorama tra i più completi e suggestivi a livello appenninico. Ritorna alla selletta a quota 1529 m si abbandona il sentiero segnato prendendo a destra un’ampia mulattiera, inizialmente non molto incavata, che procede in lieve discesa. Poco più avanti si scende a fianco di un rio che più in basso si varca mediante netta curva a destra. Si svolta subito a sinistra e si continua a perdere lievemente quota avendo inizialmente il corso d’acqua a sinistra. Poi ci si sposta progressivamente verso destra, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra. Oltrepassato il solco formato dal Rio del Freddo, si svolta a sinistra e si costeggia, dopo una breve risalita, un prato con casupola in legno. Si prosegue per comoda carrareccia che procede in modo lineare in lieve discesa nella sponda destra orografica della valletta formata dal menzionato Rio del Freddo. Più in basso si effettua un tornante sinistrorso oltre il quale si trova un tavolo con panche e tabella esplicativa. La carraia effettua subito dopo un tornante destrorso: noi l’abbandoniamo prendendo a sinistra un’ampia traccia che in breve conduce a varcare il Rio del Freddo, molto suggestivo in questo tratto. Appena oltre il guado si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra, mentre al successivo bivio, situato a pochissima distanza dal precedente, si continua per la mulattiera di destra. Si avanza comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo, fino a sbucare alla base di un pendio prativo. Si risale quest’ultimo per ripido tratturo e, nel punto in cui esso svolta a sinistra, lo si abbandona andando a destra. Si segue una traccia meno evidente che svolta inizialmente a destra, poi a sinistra. Appena dopo si abbandona anche questo percorso prendendo a destra un labile sentiero che scende (alla nostra destra si nota un solco) verso il fondo di una valletta. Poco dopo occorre guadare un rio quasi sempre asciutto, oltre il quale si scende per ampia traccia piuttosto ostruita da rami (l’area in cui ci troviamo è infatti caratterizzata da alberi piegati e/o completamente divelti). Varcato il Rio Pian del Monte, si prosegue in lieve salita fino a guadare il Rio delle Pielle, appena dopo il quale si effettua una netta svolta a destra. Proseguendo per l’ampia traccia in salita, si raggiungono in breve le magnifiche radure della Costa, uno dei più suggestivi e appartati luoghi di tutta l’Alta Val Bratica. Il tracciato effettua poi una netta curva a sinistra conducendo ad un bivio dove si prende il percorso di destra. Si scende per un breve tratto varcando un rio, effettuando appena dopo una svolta a destra. Si avanza per carraia all’interno di un’area di rado bosco e, trascurando tracce laterali, si raggiunge senza possibilità di errore una spettacolare costa chiamata Berlalunga. Oltre il notevole panorama che è possibile ammirare, l’aspetto più interessante del luogo in cui ci troviamo deriva dal fatto che sotto di noi precipitano verticali pareti similari, come conformazione geologica, a quelle più vaste e imponenti del Groppo Sovrano. Mediante netta curva a sinistra si aggira la costa in questione e si perde quota all’interno del bosco. Si attraversa poi un’area soggetta a operazioni di esbosco, guadando successivamente un rio. Proseguendo per il percorso principale si contorna il margine inferiore di una più ampia area disboscata, al termine della quale si incontra un bivio dove si continua diritto. Poco dopo alla nostra destra si notano lacerti di vecchi muretti a secco: è tutto ciò che rimane di altri muretti che originariamente affiancavano la vecchia mulattiera che stiamo percorrendo, purtroppo in questi ultimi anni sciaguratamente allargata – quindi cancellata – per permettere il passaggio ai rovinosi mezzi di esbosco (il tutto nel più bieco menefreghismo da parte di chi, in questi anni, si è unicamente riempito la bocca di ridicoli proclami relativi al “rilancio” della montagna appenninica). Un tornante destrorso precede una ripida discesa al termine della quale la carraia svolta a sinistra. Proprio in corrispondenza della curva, andando a destra, si raggiunge il sommo delle splendide radure della località I Cornioli, luogo, come quello che visiteremo tra poco, molto importante per i valligiani e di grande preziosità a livello paesaggistico/naturalistico. Proseguendo per il percorso principale si perde quota costeggiando ripidi pendii caratterizzati da rocce scure, mentre alla nostra destra degradano i terrazzamenti prativi dei Cornioli. Effettuata una curva a sinistra si raggiunge e attraversa uno dei più spettacolari luoghi di tutto l’Appennino parmense. Si tratta de La Traversa, ammasso di detriti di rocce arenacee utilizzate dai valligiani come cava naturale per costruire muri e secco e altre strutture. Dopo aver gustato l’aspra bellezza di questa località (alla nostra destra si nota una suggestiva conchetta) si rientra nel bosco transitando subito a fianco di una baracca. Poco più avanti ci si immette nell’ampia carraia che da Riana sale alle radure di Pian del Monte, in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. La si segue a destra (si incontra quasi subito una fontana situata alla nostra sinistra) avanzando comodamente in lieve discesa. Dopo aver costeggiato vecchi muretti a secco e un più alto e caratteristico muro, ci si inserisce in uno stradello cementato che si segue a destra. Si perde quota assecondando il dorso di una panoramica costa, effettuando poco più in basso un tornante sinistrorso in corrispondenza di un panoramico pulpito. Dopo un’ultima discesa si entra nel magnifico borgo di Riana, 1015 m, (appena prima di entrare nel centro del paese si nota a sinistra un’edicola con bassorilievo in marmo) che si attraversa interamente, fino a raggiungere la provinciale per il Passo del Ticchiano e Monchio. Nell’atro lato (indicazioni) si imbocca una vecchia mulattiera perdendo inizialmente quota per scalinata. Si continua poi per il suggestivo tracciato affiancato dai “soliti” muretti a secco, compiendo poco dopo un paio di tornanti. Attraversato lo stradello asfaltato d’accesso al cimitero, si prosegue per la storica mulattiera (Sentiero Natura e Cultura) che perde quota avvicinandosi, mediante svolta, al Rio del Canalaccio. Dopo un tornante destrorso si costeggia il muro di proprietà di una villa in corrispondenza della quale ci si immette in un altro percorso che si segue a sinistra (indicazioni del Sentiero Cultura e per il Bosco delle Fate). Mediante ponte si attraversa il corso d’acqua alla cui destra orografica siamo scesi poc’anzi, transitando subito dopo a fianco della bella costruzione del Molino di Riana. Oltrepassato successivamente un rio, si prosegue per ampia traccia – delimitata a destra da una barriera protettiva – avanzando in lieve salita. Aggirata una costa si continua per il magnifico e storico tracciato – recentemente ripulito e risistemato – affiancato da muretti a secco. L’amonia tra la bellezza dell’ambiente boschivo che ci circornda e le poesie (riportate in apposite tabelle) di Attilio Bertolucci, che tanto ha amato questi luoghi, regala sensazioni difficilmente descrivibili. Poco dopo si passa a fianco di un primo essiccatoio (“saldato” ad un grosso masso) e si prosegue per il percorso principale che procede all’interno di quello che certamente è il più bel castagneto di tutto l’Appennino parmense: il Bosco delle Fate. Si continua per la storica mulattiera – affiancata sempre da vecchi muretti a secco – attraversando un ripiano boscoso di impareggiabile bellezza. Alla nostra destra si trovano altri metati, mentre a sinistra si intravvede una fiumana detritica, la stessa che scende dalla base delle pareti del Groppo Sovrano e che la provinciale taglia poco prima di raggiungere Riana. Al primo bivio (indicazioni) si va a destra per mulattiera che restringendosi passa a fianco di altri essiccatoi. Si prosegue per il bellissimo tracciato iniziando poco dopo a guadagnare effettuando un tornante sinistrorso (alla nostra destra si trova una costruzione ristrutturata). Messo piede sul percorso abbandonato poco fa, lo si segue a destra avanzando a saliscendi all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Dopo essere transitati a fianco di altri metati semidistrutti ed effettuata una risalita piuttosto ripida in cui si curva a sinistra, si mette piede nella provinciale. La si segue a destra verso Riana incontrando poco dopo una bella Maestà ed oltrepassando mediante ponte un corso d’acqua. Dopo il secondo e più alto ponte sul Rio Acquabella, si incontra a destra uno spiazzo alla base del Poggio Torsello che precipita verso il fondo della Val Bratica con verticali pareti. Proprio in corrispondenza dello spiazzo si stacca a destra una traccia che procede in lieve salita avanzando parallelamente alla dorsale sommitale del colle. Quando il sentiero scompare del tutto, si sale a sinistra liberamente gudagnando in questo modo la cima del groppo caratterizzata da blocchi rocciosi (breve e consigliata digressione). Continuando lungo la provinciale, dopo un tratto in salita in cui si costeggiano verticali pareti e un paio di svolte, si entra nel paese di Grammatica, proprio nei pressi della chiesa a doppio campanile.

 

Il Monte Aguzzo da Sivizzo

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Punto di partenza/arrivo: Sivizzo 822 m

Dislivello: 530 m ca.

Durata complessiva: 2,45 h

Tempi parziali: Sivizzo-Grammatica-Passo della Sisa (1,10 h) ; Passo della Sisa-Monte Aguzzo (30 min) ; Monte Aguzzo-Sivizzo (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Da quest’ultima località si prende la S.P. 75, diretta al Passo del Ticchiano e a Monchio delle Corti, raggiungendo dopo 2 km il paese di Sivizzo, dove si parcheggia l’auto (scarse possibilità di parcheggio).

mapwww.openstreetmap.org   (Nel tratto evidenziato color arancio il percorso è puramente indicativo)                                               

 

Descrizione dell’itinerario

La Val Bratica senza dubbio è una delle più belle aree dell’Appennino parmense e tra i luoghi montani più suggestivi e intatti dell’intero Appennino emiliano. Vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio “stranianti” e contemplativi, valori sempre più rari e preziosi in un’ottica di sfruttamento turistico e/o agonistico della montagna. La segnaletica CAI è assente in quasi tutta la valle (e in quei pochi sentieri in cui teoricamente dovrebbe essere presente, eccetto la seconda sezione del sentiero n° 737 per in Monte Navert, risulta ormai quasi del tutto irreperibile), ma non se ne sente la mancanza. Certo è – in riferimento a quanto detto – che viene spontaneo chiedersi il motivo di questo imbarazzante disinteressamento, visto che le attrattive ambientali e storiche offerte dai luoghi in questione hanno pochi eguali in tutto il vasto settore montuoso parmense. Il percorso proposto è semplicemente stupendo, in primo luogo per la bellezza delle zone attraversate, inoltre perché durante la salita si avrà l’onore di seguire una vecchia mulattiera – che unisce Grammatica al Passo della Sisa – ancora incredibilmente intatta dalla distruzione operata dai mezzi motorizzati. L’itinerario proposto costituisce una variante più breve, ma altrettanto suggestiva, di un altro anello effettuato dall’autore della relazione nel giugno del 2016: Monte Aguzzo: anello da Sivizzo.

Si esce dal paese di Sivizzo procedendo in direzione di Grammatica, giungendo dopo alcuni minuti in corrispondenza di un pendio aperto con vegetazione (si tratta di una vecchia frana) dove a destra si stacca una carraia. La imbocchiamo avanzando in ripida salita paralleli ad un ruscello, svoltando poco dopo a sinistra. Si sale molto ripidamente per l’ampia traccia, incontrando subito un bivio dal quale si prende il percorso di sinistra (si tratta con grande probabilità della vecchia mulattiera che collegava la frazione di Sivizzo al paese di Grammatica). Il tracciato, che si restringe per un tratto a sentiero, contorna il margine inferiore di un campo, avanzando in lieve salita e pianeggiando. Dopo aver oltrepassato un ruscello e un solco asciutto, si presenta un bivio da cui occorre prendere la traccia di sinistra. Quest’ultima, all’inizio non particolarmente marcata, procede per un tratto in leggera discesa, ampliandosi, appena dopo l’attraversamento di un ruscello, a carraia. Si prosegue per lo storico tracciato (rami e tronchi che sbarrano il percorso e alcuni tratti piuttosto infrascati denotano la nulla frequentazione di questa mulattiera, designata nel corso degli anni ad essere inglobata dalla vegetazione) fino a raggiungere il palo in legno di una vecchia linea elettrica. Qui si incontra un bivio dal quale si prende la traccia di destra, assecondando in questo modo la palificazione. Si prosegue per la magnifica mulattiera ammirando a destra suggestivi e vecchi muretti a secco che ci fanno intuire la storicità del percorso che stiamo seguendo. Dopo aver sottopassato la linea elettrica di prima si costeggia il margine di una bella radura (si ignora una traccia che si stacca a sinistra), ammirando una bella visuale sulla Val Bratica (in lontananza si notano le case del paese di Grammatica che dovremo raggiungere). Si prosegue per l’ampia mulattiera in ambiente boschivo molto interessante con andamento pianeggiante e in lieve salita. Ammirando altri suggestivi muretti a secco che delimitano campi e radure situate alla nostra destra, si esce in seguito dal bosco, sottopassando subito un’altra linea elettrica. Appena dopo un ometto alla nostra destra, si stacca a sinistra una traccia in discesa che, se presa, condurrebbe alla sottostante provinciale. Noi continuiamo per il vecchio tracciato, trascurando a sinistra, poco più avanti, un’altra traccia in discesa (a destra paletto in legno con segno di vernice blu). Si procede poi in leggera discesa, raggiungendo infine una costa franosa da cui si scende alla sottostante strada asfaltata che si segue a destra. In meno di 10 minuti si raggiungono le prime case del paese di Grammatica1019 m, il cui centro vero e proprio non attraverseremo. Appena dopo una netta svolta a destra della strada, in corrispondenza di una casa, si stacca a destra una carraia che ignoriamo, mentre imbocchiamo l’ampia traccia che si diparte dopo pochi metri. Si avanza inizialmente a fianco di strati di argilliti, per poi contornare dall’alto un bel campo situato alla nostra destra. Stiamo percorrendo un vecchio tracciato che ebbe in passato una certa importanza, in quanto percorso di accesso per i valligiani al Passo della Sisa, strategico valico di crinale. Si guadagna quota per la mulattiera notando a terra ciò che rimane del selciato originario, avanzando in lineare e moderata salita. Poco più in alto si raggiunge il margine superiore del pendio che fa da sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio del Canalaccio. Si prosegue lungo il magnifico tracciato (altri tratti con il selciato originario) che, rispetto l’ampiezza originaria, si è notevolmente ridotto, progredendo con andamento lineare interrotto da qualche piccola svolta. Più avanti la mulattiera si amplia a carraia, riprendendo forse le dimensioni di una volta, oppure, come è probabile, allargata successivamente (sono talvolta presenti segnavia di color arancio sui tronchi degli alberi). Più in alto si esce in una piccola radura arbustiva (a sinistra notiamo dei lacerti di un vecchio muretto a secco) incontrando anche un ometto che ci conferma di essere nel giusto percorso, comunque sempre evidente e marcato. Rientrati nella vegetazione, si prosegue per la mulattiera che più avanti, all’interno di un bosco ad alto fusto, effettua una netta svolta a sinistra determinando in questo modo un netto cambio di direzione. Si avanza infatti verso SW, con andamento pianeggiante o in lieve salita, ai lati di belle radure arbustive. Raggiunto un ampio valico di crinale, il Passo della Sisa 1211 m, si prende a destra un ripido sentiero che effettua poco dopo una svolta a sinistra, conducendo in questo modo sul filo dell’ampia e boscosa dorsale Bratica/Parma. Si asseconda quest’ultima lungamente per ampia traccia, avanzando perlopiù in lieve salita e pianeggiando, con qualche tratto in discesa. Poi, piegando a sinistra e scendendo con maggiore decisione per un breve tratto, si giunge nei pressi del sommo di uno spettacolare pendio di marne e arenarie, ammirando un notevole colpo d’occhio sull’Alta Val Parma. Il sentiero piega qui a destra guadagnando quota in ripida salita, inizialmente ancora nel bosco, poi uscendone. Si effettua successivamente uno spettacolare obliquo ascendente in cui, per traccia in un tratto piuttosto scoscesa, si tagliano ripidi pendii di marne e arenarie. Giunti in corrispondenza del margine W della dorsale, si sale puntando al caratteristico palo in ferro (residuo di una stazione radio della Seconda Guerra Mondiale) che segna la sommità del Monte Aguzzo1324 m (la cima è spostata leggermente a destra rispetto il sentiero di crinale). Dopo una meritata sosta sull’altamente panoramica sommità di questo monte, si continua lungo la traccia principale che, all’interno del bosco, inizia a scendere effettuando alcune piccole svolte. Dopo una discesa ripida e scivolosa per sentiero insolcato, ci si immette in una traccia che, seguita a destra, conduce appena dopo in una selletta di crinale. Da qui, abbandonando il percorso che scende diritto – e che condurrebbe ugualmente a Sivizzo – si continua ad assecondare la dorsale spartiacque per marcato sentiero che procede per un tratto in salita. Sfiorata la sommità dell’ultima quota della dorsale Bratica/Parma, si riprende a scendere per traccia quasi sempre ben incavata (in un breve tratto il percorso si biforca per poi riunirsi poco più avanti). Si continua a scendere tenendosi alla sinistra della dorsale spartiacque – procedendo quindi in versante Parma – riprendendo più avanti il filo del boscoso crinale. In seguito si esce improvvisamente dal bosco in corrispondenza di un’ampia area disboscata, iniziando poi, dopo aver sottopassato una linea elettrica, a perdere quota per ripida carraia. Più in basso il tracciato effettua una netta svolta a destra: proprio in corrispondenza della curva, spostandosi a sinistra e scendendo per pochi metri, ci si trova proprio sul margine superiore dell’ampia frana di Corniglio, da cui, oltre che una notevole visuale panoramica, è possibile ammirare delle curiose conformazioni create dagli smottamenti della frana in questione. Ripreso in percorso principale, si perde quota effettuando alcuni tornanti all’interno di un’area disboscata, ignorando più in basso, in corrispondenza di una netta svolta a destra e della linea elettrica che si sottopassa per una seconda volta, una traccia che si stacca a sinistra. Si continua a scendere per l’ampia traccia compiendo altre svolte e tornanti, fino a raggiungere il margine inferiore dell’area disboscata, rientrando appena dopo nel bosco. Si prosegue per la carraia, tralasciando, appena prima di una svolta a destra, una traccia a sinistra, procedendo poi a fianco di belle radure. Dopo aver oltrepassato un ruscello, si presenta un bivio da cui si prosegue a sinistra/diritto, ignorando a destra una carraia che sale in direzione della dorsale Bratica/Parma. Si continua a perdere quota per la bella carrareccia, transitando nei pressi di idilliaci campi e radure e, raggiunto l’ennesimo bivio, si tralascia a sinistra un’ampia traccia in salita (freccia segnaletica rosso/blu). Si scende poi costeggiando un’altra magnifica radura, situata alla nostra sinistra, mentre sulla destra si nota una fonte/abbeveratoio. Poco dopo si ignora a destra una traccia che scende verso il fondo della valletta in cui ci troviamo e si prosegue uscendo successivamente dal bosco. Si scende ammirando ampie visuali, svoltando poi a sinistra e trascurando una carraia  che si stacca in questa direzione proprio in corrispondenza della svolta. Successivamente si perde quota per ripido stradello cementato costeggiando una proprietà, fino a mettere piede nella Provinciale per Monchio in corrispondenza delle ultime case del paese di Sivizzo.

 

 

Val Bratica: alla scoperta di borghi, Maestà e metati

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Punto di partenza/arrivo: Ballone 818 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Ballone/Passo del Ticchiano (1,50 h) ; Passo del Ticchiano-Casarola (35 min) ; Casarola-Montebello-Bellasola (1 h) ; Bellasola-Ballone (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Moretta. Raggiunto il bivio con la S.P.116 per Bosco di Corniglio, si prosegue lungo la S.P.13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e il bivio con la stradina per Villula ed Agna, si raggiunge il ponte sul Torrente Bratica. In corrispondenza di quest’ultimo si stacca a sinistra una strada che sale verso Ballone e Bellasola. Lasciata a destra la stradina per quest’ultima località, si prosegue effettuando alcuni tornanti, parcheggiando l’auto in uno spiazzo appena prima del paese di Ballone

map www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Borghi e Maestà, metati e boschi di castagni, ampi panorami e silenzi caratterizzano questo particolare, interessantissimo anello. In un’intervista Bernardo Bertolucci dichiarò che Casarola “è l’origine di tutto, parte tutto da li”. Il compianto regista si riferiva (anche) al suo primo – e purtroppo perduto – cortometraggio “La Teleferica”, girato in Val Bratica (dove tornerà a girare alcune sequenze per il film “La tragedia di un uomo uidicolo” ben 24 anni dopo) all’età di 16 anni con protagonista l’altrettanto compianto fratello Giuseppe. Ho voluto citare – e in certo modo fare mia – quest’affermazione del grande regista parmense in quanto il rapporto che mi lega all’insieme ambientale ed antropologico della valle in questione ha assunto una dimensione appunto archetipale, radicale, proprio nel senso dell’ideale momento sorgivo e del significato più profondo di un viaggio, sia fisico quanto spirituale, che continua a progredire arricchendosi di esperienze, suggestioni, affezioni.

Dallo spiazzo ci incamminiamo lungo la stradina asfaltata effettuando subito un tornante destrorso, raggiungendo poco dopo un trivio da cui si prosegue diritto in direzione di Costa di Ballone. Al bivio successivo, caratterizzato da una particolare Maestà, si piega a destra, incontrando subito dopo un altro bivio da cui si continua a destra. Dopo aver varcato un rio, la stradina, in questo tratto cementata, sale piuttosto ripida, conducendo al piccolo nucleo di Alvara. Ignorate due tracce a sinistra, si prosegue per la carraia costeggiando una casa, tralasciando appena dopo uno stradello a destra. Si continua lungo il tracciato principale uscendo più avanti in una radura, incontrando e attraversando un piccolo e caratteristico nucleo. Si effettuano successivamente un paio di tornanti, avanzando poi all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver valicato una selletta si sbuca in un pendio caratterizzato da massi di frana che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco si tralascia a sinistra una traccia e si prosegue per il percorso principale, penetrando più avanti in una valletta che si attraversa guadando un rio. Si continua lungo la carraia all’interno di un bellissimo ambiente boschivo, oltrepassando un secondo rio molto suggestivo. Si procede lungo l’ampia traccia trascurando diramazioni laterali, uscendo più avanti dal bosco. Ignorata una carraia che si stacca a sinistra, si avanza contornando il margine superiore di un’ampia radura. Si rientra poi nel bosco proseguendo in leggera salita, giungendo in seguito nei pressi di una radura dove, guardando a sinistra, si nota un rudere seminascosto dalla vegetazione. Prendendo la traccia che si stacca a sinistra possiamo notare degli altri ruderi e lacerti che costituiscono ciò che rimane dello sperduto nucleo chiamato Le Braie. Si prosegue per il percorso principale costeggiando una splendida radura situata alla nostra sinistra, rientrando poi nel bosco dove si varca un rio. Poco più avanti si sbuca nelle ampie radure della località Legacci, raggiungendo una stalla con casupola in legno alla nostra destra e tavolo con panche e fontana alla nostra sinistra. Si continua per la carraia principale attraversando panoramiche radure, rientrando successivamente nel bosco. Senza possibilità di errore si approda infine sul crinale meridionale del Monte Caio, che a sua volta costituisce la linea spartiacque tra le valli Bratica Cedra (ci troviamo nei pressi di quello che nelle mappe è indicato come il Poggio del Ferro 1237 m). Immessi nell’ampia traccia contrassegnata n° 737, la si segue a destra oltrepassando subito il Passo di Cozzanello, notando a sinistra una carraia proveniente dalla Val Cedra. Si continua lungamente per il percorso di crinale, transitando più avanti nei pressi di un’edicola con bassorilievo parzialmente distrutto. Dopo un saliscendi si approda al Passo del Ticchiano, 1154 m, dal quale si segue a sinistra la provinciale per Monchio. Giunti ad un bivio con carraia che si stacca a destra (indicazione del percorso CAI n° 737), la si imbocca procedendo in lieve pendenza, effettuando presto una svolta a destra. Dopo aver oltrepassato un rudimentale cancello, si raggiunge un valico sul crinale Cedra-Bratica, caratterizzato da un vecchio e semidistrutto muretto a secco. Si continua per l’ampia traccia che inizia progressivamente a perdere quota in versante Bratica, costeggiando belle e panoramiche radure. Raggiunto un bivio evidente, si lascia a sinistra la continuazione del percorso segnato e si prosegue diritto/destra per ampia traccia in discesa. Poco dopo si transita a fianco di una particolare edicola con statua, costeggiando poi altre belle radure e campi. Oltrepassato un cancello per il bestiame si incontra un bivio da cui si prende la traccia di sinistra, ignorando a destra la continuazione della carraia che condurrebbe in breve alla strada provinciale per Monchio. Si segue una bella mulattiera che avanza a fianco di campi, incontrando successivamente un’edicola priva di bassorilievo. Più avanti si sbuca in un’ampia traccia che, oltrepassando un rio, effettua un tornante destrorso. Entrati nel paese di Casarola996 m, si passa inizialmente a fianco della “Casa del Poeta” (si tratta della casa di villeggiatura della famiglia Bertolucci), scendendo poi, ammirando angoli suggestivi e gustando un’atmosfera dilatata di antica quiete, alla sottostante strada provinciale. Attraversata quest’ultima si scende per Via della Chiesa, transitando nei pressi della Chiesa di San Donnino, andando poi a destra per Via del Chioso (frecce segnaletiche del Sentiero Agricoltura e dell’ippovia). Si prosegue per stradello, prima asfaltato poi sterrato, uscendo in questo modo dal paese, incontrando in seguito un bivio da cui si stacca a destra una carraia in salita che ignoriamo. Proprio qui, appena più in alto a destra, sono collocate le due splendide Maestà di Casarola, edicole votive contenenti bassorilievi in marmo. Si prosegue per il percorso principale varcando due rii, notando, sopra la seconda valletta che si attraversa, una pietraia simile a quella sottostante le pareti del Groppo Sovrano e alla pietraia della Traversa (località situata poco sopra il paese di Riana). Dopo una breve risalita si nota in alto a destra il primo dei bellissimi metati ristrutturati e adibiti a rifugio. Continuando per l’ampia mulattiera si penetra in uno splendido castagneto dove si incontrano altri metati, raggiungendo poi un bivio da cui si tralascia a sinistra una traccia per la “Sorgente dal Prad di Bian”. Si transita successivamente nei pressi di un’altro essicatoio in via di ristrutturazione, approdando poco dopo su una costa boscosa da cui il Sentiero Agricoltura curva a destra. Noi lo ignoriamo e procediamo per la carraia oltrepassando successivamente un rio, incontrando appena dopo il guado una fontana. Poco più avanti si transita nei pressi di una casa e si prosegue lungamente per il bellissimo percorso, congiungendosi in seguito con un’altra carraia. Dopo una discesa e una traccia che si stacca a destra, si effettua un tornante destrorso in corrispondenza del quale si incontra un’edicola con Maestà. Appena dopo si raggiunge un bivio in corrispondenza delle prime case del suggestivo paese di Montebello797 m, arroccato su un poggio. Dopo una visita alla bella frazione (all’ingresso altra edicola con bassorilievo) si prosegue per stradina asfaltata che, avanzando in piano/leggera salita, si dirige verso Bellasola. Approdati su una costa si incontrano le prime case del menzionato paese: qui si abbandona temporaneamente la strada asfaltata imboccando a sinistra uno stradello in discesa prima cementato poi lastricato. Attraversato il suggestivo borgo di Bellasola761 m, si prosegue per stradina asfaltata in salita transitando nei pressi del cimitero. Rimesso piede nella strada abbandonata in precedenza, la seguiamo a sinistra immettendosi in seguito nel tracciato proveniente dal ponte della Bratica. Da qui svoltiamo a destra seguendo la stradina in salita, effettuando un tornante sinistrorso cui fa seguito una curva a destra. Appena dopo quest’ultima si stacca a destra una traccia: l’imbocchiamo raggiungendo in breve il Lago della Ferla che contorniamo sulla destra. Rimesso piede nella strada di prima la seguiamo ritornando poco dopo allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

Il Monte Navert dal Passo del Ticchiano

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1146 m

Dislivello: 530 m 

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo di Riana (0,45/1 h) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m-Monte Navert (1,00/1,15 h) ; Monte Navert-Passo del Ticchiano (1,45/2,00 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2015 (il tratto Passo del Ticchiano-Passo di Riana-carraia proveniente da Casarola: ottobre 2017 ; carraia proveniente da Casarola-sommità Monte Navert: giugno 2018)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica-Casarola-Passo del Ticchiano

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Descrizione dell’itinerario

Remunerativa escursione in luoghi solitari e poco frequentati. Il percorso n° 737 risente di una segnaletica in parte precaria. E’ necessario prestare attenzione al tratto di sentiero che transita sotto il Poggio Maslini, in quanto poco evidente e quasi del tutto sprovvisto di contrassegni.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita e che conduce, sottopassando una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa poi una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, penetrati nella quale ci si destreggia con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa sezione poco piacevole del percorso, risalendo in obliquo a sinistra una radura (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una fascia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata fascia boscosa dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare su un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima fascia di vegetazione ed approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante guadagna quota all’interno di un’area disboscata. Messo piede su una selletta di crinale a quota 1251 m, si abbandona la mulattiera/carraia che scende nel versante Cedra e si imbocca a destra il sentiero contrassegnato n° 737. L’ottima traccia si inoltra subito nel bosco assecondando inizialmente il crinale divisorio, per poi avanzare alla sua destra in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo in versante Cedra. Giunti ad un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia) occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il dorso del crinale dal quale, spostandosi brevemente a destra (cartello), si esce temporaneamente dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di raggiungerne la sommità da cui si ammira una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente, avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero notando più in basso alla nostra sinistra una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale est del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ed uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso ed attraversando l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia, inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sulle ripide fasce calcaree che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Il rientro al Passo del Ticchiano avviene per lo stesso percorso. E’ necessario prestare attenzione al reperimento della giusta traccia nel tratto Passo di Riana-carrareccia Casarola/Ticchiano.