L’Alta Val Bratica e il Monte Navert

Punto di partenza/arrivo: Casarola, 996 m

Dislivello: 690 m ca.

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Casarola-Monte Navert (2 h) ; Monte Navert-Passo della Sisa (1,30 h) ; Passo della Sisa-Casarola (1,15 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dalla parte superiore di quest’ultima località si imbocca a sinistra la SP 75 e si attraversano i paesi di Sivizzo, Grammatica e Riana. Appena dopo quest’ultimo si raggiunge Casarola. Si può parcheggiare l’auto in alcuni spiazzi a sinistra della carreggiata prima di entrare nel centro del paese

Descrizione dell’itinerario 

Quella che verrà descritta costituisce una delle più complete e interessanti escursioni della Val Bratica implicanti l’ascesa al Monte Navert. Il sentiero n° 737, nel tratto che precede il raggiungimento del Passo di Riana, è in disuso, ostruito da vegetazione invadente e con segnaletica ormai del tutto assente in quanto non più ripristinata. Si tratta in realtà di un accesso che meriterebbe di essere rivalutato. 

Dalla SP 75 nel centro di Casarola, si imbocca a destra Via Attilio Bertolucci assecondando i segnavia bianco-rossi del Percorso Cultura. Attraversata la parte alta dello splendido nucleo e transitati a fianco della “Casa del Poeta” (proprietà della famiglia Bertolucci), si continua a guadagnare quota per stradello /carraia che volge a sinistra varcando un corso d’acqua. Al bivio che si presenta subito dopo, si prosegue diritto/sinistra per mulattiera che procede in piano/lieve salita offrendo belle visuali panoramiche sul Groppo Sovrano. Si avanza costeggiando prati e campi delimitati da muretti a secco, incontrando, poco più avanti, una suggestiva edicola priva del bassorilievo che originariamente ospitava. Immessosi in una carraia in corrispondenza di una sua svolta, la seguiamo a destra in salita (pannello esplicativo a destra), oltrepassando subito un rudimentale cancello per il bestiame. Si prosegue per il percorso principale guadagnando quota in moderata pendenza a fianco di panoramici campi, continuando a destra al bivio che si presenta poco più in alto. Trascurata in quest’ultima direzione una traccia che conduce ad un campo, si incontra più avanti una singolare edicola con figura orante. Raggiunto un bivio, si prende a destra una carraia che avanza inizialmente a saliscendi oltrepassando un paio di ruscelli. Sottopassata una linea elettrica (vecchio segnavia del percorso CAI n° 737), si procede in lieve salita tra belle radure con cavalli al pascolo. Rientrati nel bosco, si inizia a perdere quota svoltando a destra e sottopassando una seconda linea elettrica. Dopo un tratto in piano in cui si costeggia un pendio con arbusti, si volge nettamente a destra procedendo in discesa. Il percorso è affiancato a sinistra da una recinzione: qui dobbiamo prestare attenzione ad una vecchia falciatrice e, appena dopo quest’ultima, ad un rudimentale cancello che permette di oltrepassare il recinto a filo spinato. Abbandonata proprio in questo punto la carraia (che continua a scendere verso Casarola), si prosegue lungo l’ormai dimenticato percorso CAI n° 737 alla volta del Passo di Riana. Varcato subito un piccolo ruscello, si trascurano un paio di tracce a sinistra, puntando invece alla soprastante radura/pendio prativo. Lo si risale nel suo margine sinistro costeggiando il limite del bosco, procedendo parallelamente ad una vecchia mulattiera in questo tratto inglobata dalla vegetazione. Poco più in alto si trascura una traccia a sinistra e si continua diritto inoltrandosi nel bosco. Si procede in moderata pendenza per sentiero abbastanza evidente, guadagnando, oltre un cancello e una svolta a sinistra, una panoramica selletta, caratterizzata da rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Da questo punto fino al Passo di Riana dovremo fare i conti con vegetazione molto invadente e molteplici tracce che tendono a confondere. Dalla selletta si continua per sentiero abbastanza evidente avanzando in lieve discesa, trascurando un più incavato percorso a destra e assecondando una traccia erbosa nel contesto di una radura con arbusti. Inoltratosi in una fitta boscaglia, si procede per sentiero infrascato e ostacolato da vegetazione invadente, proseguendo diritto al bivio che si presenta. Appena dopo si nota a sinistra una traccia che procede parallelamente alla nostra: la imbocchiamo al fine di aggirare un tratto in cui il percorso è letteralmente inglobato da arbusti spinosi. Ricongiuntisi poco più avanti con quello che dovrebbe essere il sentiero principale – anche se non abbiamo contrassegni per esserne sicuri – si attraversa una radura arbustiva assecondando una tracciolina appena accennata. Rientrati nella fitta boscaglia, si progredisce scomodamente tra arbusti spinosi, piegando infine a destra verso una radura. Qui giunti, si sale per poco e si volge a sinistra avanzando nell’ambito di un ripiano con felci. Virando a destra, si attraversa la sezione ricoperta da felci puntando alla macchia boscosa situata alla nostra sinistra. Si penetra in essa non mediante la prima traccia che si incontra, ostruita dalla vegetazione, ma imboccando la seconda. Inoltratosi nel bosco è finalmente possibile camminare su un sentiero libero da vegetazione invadente, passando a fianco di due caratteristici massi dove si rinviene, in quello di sinistra, un raro “esemplare” di segnavia bianco-rosso. Usciti dalla macchia boscosa, si prosegue per traccia ancora incerta ma dall’orientamento tutto sommato meno complesso di prima. Ci troviamo infatti in prossimità del filo della dorsale Bratica/Cedra caratterizzata da una recinzione a filo spinato e da un rimboschimento a conifere che digrada nel versante opposto rispetto al nostro. Facendosi largo tra vegetazione e arbusti, si punta ad un poggetto arenaceo situato un poco a destra rispetto alla nostra posizione. Dai pressi della sommità del poggio (notevole visuale sull’Alta Val Bratica), si continua per poco evidente sentiero trascurandone un altro che scende a destra, avanzando invece parallelamente alla dorsale. Dopo un’altra breve sezione con vegetazione fastidiosa e attraversato una sorta di avvallamento che digrada da una sella di crinale, ci si inoltra necessariamente nell’ultima macchia di fitto bosco. Superato questo un tratto in cui la progressione è piuttosto sgradevole a causa degli arbusti spinosi e oltrepassata una recinzione a filo spinato, si mette piede in una carraia in corrispondenza del Passo di Riana1171 m. Si asseconda il tracciato a destra, incontrando a sinistra, poco più avanti, una fontana, avanzando in lieve salita al sommo di panoramici pendii prativi. Rientrati nel bosco, si inizia a perdere quota trascurando a sinistra un sentiero, raggiungendo infine una radura. Qui ci si immette in un altro percorso, proveniente da Casarola, che si segue a sinistra affrontando subito una ripida e faticosa salita. Si procede successivamente in piano e in lieve discesa, trascurando, ad un bivio, il “Sentiero Natura” che continua a destra verso il letto del Torrente Bratica. Assecondando il percorso principale, si avanza a saliscendi, ammirando, nell’altro lato della valle, una notevole parete d’arenaria che digrada dalla Costa della Berlalunga. Raggiunto un bivio non particolarmente evidente, ignorato il tracciato che prosegue diritto, si compie un tornante sinistrorso. Guadagnando quota mediante svolte nell’ambito di un’area disboscata, si mette piede in una sella di crinale a quota 1251 m. Dal valico si continua a destra lungo il percorso n° 737 alla volta del Monte Navert, procedendo inizialmente in leggera salita per ampio sentiero. Si prosegue per l’ottimo percorso avendo sempre come direttrice la dorsale Cedra/Bratica, assecondandola o restando nei sui pressi. Raggiunto un bivio, si trascura a sinistra una prima traccia che scende, tralasciandone poco dopo una seconda in questa stessa direzione (segnavia presenti). Dopo un tratto piuttosto ripido e faticoso in cui si procede in versante Bratica, ma restando sempre nei pressi del boscoso crinale, mediante svolta a sinistra lo si valica. Sconfinati in ambito Cedra, si procede in salita ancora piuttosto sostenuta, e al poco evidente bivio che si presenta si deve proseguire a destra in direzione del vicino crinale. Lo si recupera in corrispondenza del margine superiore di panoramici pendii prativi: sulla destra è presente un dosso erboso che regala una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si continua per la boscosa dorsale procedendo per un tratto in piano/lieve salita per traccia non particolarmente evidente. Inseritosi in un percorso più incavato, lo si segue a destra volgendo subito a sinistra, continuando ad assecondare l’andamento del crinale spartiacque. Trascurata a destra una traccia, si avanza in salita in mezzo a stratificazioni arenacee fino a mettere piede sul filo della dorsale divisoria. Si continua per il sentiero di crinale tenendosi dapprima in versante Cedra, poi in quello Bratica, trascurando più avanti una traccia a destra. Dopo una salita un po’ più ripida, si valica nuovamente la dorsale e si avanza in versante Cedra al sommo di un pendio che costituisce la sponda sinistra orografica di una valletta, ammirando visuali davvero grandiose. Ci si dirige verso il crinale est del Navert dove è presente un bivio con palina segnaletica, che tuttavia non si raggiunge, in quanto poco prima di esso si prosegue a destra per sentiero che si inoltra in una fascia boscosa. Oltre quest’ultima si guadagna quota per pendio erboso con arbusti fino a raggiungere un incrocio (indicazioni) da cui si prosegue diritto lungo la dorsale. Attraversata un’altra fascia boscosa caratterizzata da interessati esemplari di faggio, si mette piede sullo spettacolare filo del crinale est del Monte Navert, ammirando i friabili dirupi che precipitano in versante Cedra/Valditacca. Proprio alla base del ripido pendio finale della montagna si presentano due opzioni: 1) assecondare l’erto e faticoso profilo fino a raggiungere la cima; 2) prendere a destra una traccia che taglia a mezza costa i ripidi pendii erbosi che costituiscono la “prua” del Navert. Poi, raggiunto il dorso di una costa, il percorso svolta a sinistra e sale piuttosto ripidamente (paletti/segnavia) conducendo nei pressi di una bella conchetta con stagno e, poco più in alto, alla croce di vetta del Monte Navert1653 m. Una meritata sosta sulla sommità di una delle più importanti montagne del territorio prettamente parmense è d’obbligo, soprattutto per ammirare il vastissimo panorama che l’attornia. Ripreso il cammino, si percorre il pianoro sommitale in direzione nord-ovest dirigendosi, mediante il percorso n° 739, verso il vicino limite del bosco. Inoltratosi in esso, si asseconda il filo della dorsale Parma/Bratica ammirando a sinistra un solitario faggio che sembra in perenne contemplazione del luogo in cui si trova. Usciti in un’ampia radura delimitata a sinistra da conifere certamente non autoctone, la si attraversa interamente, rientrando in seguito nell’autoctono bosco di faggio. Dopo una breve sosta fotografica al fine di ammirare e immortalare una colonia di faggi dai particolari rami ricurvi, si prosegue per il percorso segnato che perde quota, talvolta ripidamente, assecondando o restando nelle vicinanze del filo della dorsale nord della montagna. Messo piede in una selletta a quota 1529 m, si prosegue diritto lungo il percorso n° 739 alla volta di Pian del Monte. Si procede inizialmente in salita, sempre leggera e piacevole, immersi in un’ambiente boschivo di impareggiabile bellezza, avendo come direttrice il crinale Parma/Bratica. Poi ci si sposta un po’ più a destra di quest’ultimo, recuperandolo in corrispondenza di un ripiano prativo tra i più belli. Poco più avanti si esce dal bosco in corrispondenza delle radure di Pian del Monte1580 m, notando più in basso a destra un simpatico rifugio sempre aperto. Si attraversa interamente l’idilliaco ripiano prativo sede di un antico mercato, ma ad un certo punto occorre abbandonare la carraia a destra proseguendo diritto per sentiero. Il percorso segnato si tiene ai margini della dorsale boscosa, per poi volgere a sinistra in direzione della vicina sommità del Groppo Fosco. Il vasto, ideale colpo d’occhio che regala la cima di questa montagna obbliga ad una sosta contemplatrice. Ripreso il cammino, si piega a destra e si discende un ampio profilo prativo in direzione del limite del bosco. Proprio in corrispondenza di quest’ultimo si prosegue a destra per ampia traccia perdendo quota piuttosto ripidamente, compiendo alcune svolte. Poi il tracciato avanza in lieve discesa e in piano assecondando l’ampio e poco riconoscibile crinale Parma/Bratica (a destra si stacca un percorso alternativo per Pian del Monte). Dopo un’insellatura e una contropendenza si esce nel margine superiore di panoramici pendii, rientrando successivamente nel bosco e procedendo sulla destra della dorsale spartiacque. La si recupera in corrispondenza di un’ampia sella erbosa dove si nota e trascura a sinistra un percorso. Il tracciato si inoltra successivamente in un riposante e solitario ambiente boschivo, procedendo in versante Bratica e scartando in questo modo la sommità del Monte Quadrio. Alternando tratti in piano a discese piuttosto ripide, giunti ad un bivio in corrispondenza di un’area disboscata si prosegue diritto. Si svolta dapprima a sinistra perdendo ulteriormente quota lungo il sentiero n° 739, ma appena dopo una netta curva a destra lo si abbandona (indicazioni per le MTB). Si attraversano inizialmente delle radure avanzando per un breve tratto in salita, volgendo poi a destra e perdendo quota per panoramico pendio prativo tenendosi a poca distanza dal margine del bosco. Il percorso vira successivamente a sinistra e dopo aver attraversato una breve fascia boscosa discende, sdoppiandosi, un ripido pendio prativo con arbusti. Nei pressi del sottostante limite del bosco, il tracciato volge a destra, conducendo, poco dopo, in un’altra bella radura. Oltre quest’ultima, rientrati nel bosco, si procede in discesa per ampia traccia contrassegnata da qualche sbiadito segno bianco-rosso. Nei pressi di un solco, il percorso vira nettamente a sinistra, perde quota piuttosto ripidamente e dopo due svolte si immette in un altro tracciato. Lo si asseconda a sinistra, trascurando a destra un’ampia traccia che scende verso Grammatica e oltrepassando un rudimentale cancello che precede un piccolo corso d’acqua. Appena dopo si sbuca in una radura in corrispondenza del Passo della Sisa1211 m, importante valico situato sul crinale Parma/Bratica. Da qui, trascurato il sentiero che sale verso il Monte Aguzzo, si procede in direzione nord/nord-est per vecchia mulattiera che inizialmente avanza in piano/lieve discesa costeggiando alcune radure. Inoltratosi in un solitario bosco di faggi, si riprende la discesa compiendo successivamente una brusca svolta a destra. Si continua a scendere per il suggestivo percorso, molto ben incavato ed evidente, assecondando per un tratto il dorso di una costa. Il tracciato si restringe poi a sentiero e conduce su una specie di costa con marne temporaneamente fuori dal bosco (muretto a secco a destra). Rientrati in quest’ultimo, si procede per l’antico tracciato che tende ad ampliarsi per poi restringersi nuovamente. La bella mulattiera (in diversi punti affiora il selciato originario) effettua in seguito alcune svolte conducendo sul dorso di una costa marnosa che costituisce il sommo della sponda sinistra orografica della valletta formata da un rio. Si continua a perdere quota avendo come direttrice, per un tratto, la menzionata costa, ammirando, dopo una sezione in cui il percorso si restringe a sentiero, altri affioramenti del lastricato originale. Usciti, poco dopo, su una costa marnosa dove sono già visibili le case di Grammatica, si prosegue per il piacevole tracciato, in un tratto infossato (vecchi muretti a secco ricoperti di muschio alla nostra destra), in direzione della menzionata località. Dopo aver costeggiato panoramici campi e prati, ci si immette nella SP 75 proprio all’ingresso del paese di Grammatica1019 m. Si segue l’asfalto a destra attraversando in questo modo tutto il suggestivo nucleo, facendo una visita alla Chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine, dal caratteristico doppio campanile, situata su un dosso in magnifica posizione. Oltre la chiesa, si esce dal paese e si continua per la provinciale procedendo in discesa ai piedi di spettacolari pareti arenacee, ammirando notevoli visuali sull’altro lato della Val Bratica dominato dal Monte Caio. La strada, molto piacevole da percorrere anche come passeggiata pomeridiana se ci si trova in zona, conduce successivamente ai piedi del caratteristico Groppo Torsello, per poi attraversare mediante ponte la valletta formata dal Rio Acquabella (appena dopo il ponte, si scorge a destra una madonnina posta su una lama di roccia a pochi metri da terra). Appena dopo un altro più piccolo corso d’acqua, si incontra, sulla sinistra della carreggiata, una Maestà, notando più avanti, in questa stessa direzione, l’imbocco di una carraia. Messo piede su quest’ultima, la si segue in discesa svoltando subito a destra, inoltrandosi in un uno dei più bei castagneti dell’Appenino parmense. Avanzando per l’antico tracciato si transita a fianco e nei pressi di essiccatoi in rovina, incontrando, dopo un saliscendi, il primo di altri metati ben tenuti. Oltre quest’ultimo si presenta un bivio dove proseguendo diritto si accorcerebbe il percorso, ma noi preferiamo seguire l’ampia traccia di sinistra che conduce in prossimità di un essiccatoio ristrutturato, effettuando proprio qui un tornante destrorso. Si prosegue per la magnifica mulattiera affiancata da muretti a secco e da altri suggestivi metati, fino a giungere in un ripiano boschivo di impareggiabile bellezza conosciuto come Bosco delle Fate. Si tratta di un luogo di grande pregio ambientale, caratterizzato da notevoli esemplari di castagno e da massi erratici, nonché di fondamentale importanza culturale. E’ proprio qui che il poeta Attilio Bertolucci amava passeggiare (sono presenti bacheche che riportano sue poesie), inoltre il figlio Bernardo ha girato nel luogo in questione una sequenza del film “La tragedia di un uomo ridicolo” nell’autunno del 1980. Dopo un’attenta perlustrazione della zona, caratterizzata da altri essiccatoi, si continua per la mulattiera, incontrando, dopo una breve salita, quello che è forse il più caratteristico metato tra tutti quelli visti in precedenza (l’edificio è infatti ancorato ad un grosso masso). Giunti su una specie di poggetto con massi, il tracciato volge a destra conducendo, dopo una breve discesa, ad un solco che si attraversa. Transitati a fianco di una graziosa casetta ristrutturata, si attraversa, mediante ponte in legno, un affluente del Bratica, raggiungendo subito dopo un bivio. A destra una mulattiera sale verso Riana, noi invece prendiamo il percorso di sinistra, inoltrandosi subito in una breve fascia boscosa. Transitati nei pressi di alcune villette, virando a sinistra si attraversa il ponte sul Torrente Bratica, procedendo successivamente in salita per carraia. Immessosi, poco più in alto, nello stradello che conduce al cimitero del paese di Casarola, lo seguiamo a destra ammirando un interessante bassorilievo in marmo. Al bivio che si presenta, si continua a sinistra attraversando tutto il borgo di Casarola, salendo infine per Via della Chiesa. 

Da una sponda all’altra della Val Bratica

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Punto di partenza/arrivo: Sivizzo 822 m

Dislivello: 350 m ca.

Durata complessiva: 2,50/3 h

Tempi parziali: Sivizzo-Grammatica (40 min.) ; Grammatica-Casarola (40 min.) ; Casarola-Montebello (45 min.) ; Montebello-Sivizzo (45 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (molto utili i bastoncini da trekking per il guado del Torrente Bratica)

Ultima verifica: maggio 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo

map(1)openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Magnifico percorso che permette la conoscenza di alcune delle più interessanti aree della Val Bratica nonché dell’intero Appennino parmense. Data la brevità dell’escursione, consiglio di gustarsela con lentezza, senza indugiare ad effettuare digressioni, in quanto la ricchezza, importanza e suggestione dei luoghi che visiteremo hanno pochi eguali.

Usciti dal paese di Sivizzo, si continua per poco lungo la provinciale in direzione di Casarola, fino all’imbocco di una carraia che staccandosi a destra della carreggiata risale un pendio con folta vegetazione. Si guadagna ripidamente quota avanzando a fianco di un corso d’acqua, effettuando successivamente una netta svolta a sinistra. Dopo un ripidissimo strappo, una volta entrati nel bosco, si presenta un bivio dove si prosegue lungo la traccia di sinistra. Si procede comodamente per vecchia mulattiera che poco dopo avanza costeggiando la base di campi e radure. Attraversato un ruscello, si incontra un trivio da cui occorre proseguire lungo il tracciato di centro. Più avanti, una volta giunti in corrispondenza del palo di una vecchia linea elettrica, si continua per il sentiero di destra che procede in lieve/moderata pendenza. Si avanza per la bella e storica mulattiera che presenta diverse sezioni con vegetazione piuttosto invadente, in un contesto di quasi totale abbandono da parte dell’uomo che determina il fascino e la suggestione di percorsi come questo. Giunti nei pressi di una radura (bella visuale panoramica), il tracciato vira nettamente a destra, proseguendo poi affiancato da lacerti di muretti a secco. Ai due bivi successivi che si presentano a poca distanza l’uno dall’altro, si deve continuare sempre diritto, fino a scendere ripidamente e confluire nella SP 75. Seguendo quest’ultima si raggiunge in meno di dieci minuti il paese di Grammatica. Lo si attraversa interamente, andando a visitare, proprio alla fine del nucleo, la curiosa chiesa a doppio campanile collocata in splendida posizione. Si prosegue lungo la provinciale costeggiando, poco più avanti, delle suggestive pareti d’arenaria, passando successivamente a fianco del Groppo Torsello. Dopo aver varcato due corsi d’acqua (di cui il primo è quello più ampio e profondo), si nota alla nostra sinistra una Maestà e, in lontananza, una traccia che si stacca proprio in questa direzione. La si imbocca avanzando dapprima in discesa, poi a saliscendi. Ci troviamo in uno dei più bei castagneti dell’intero Appennino parmense, punteggiato da essiccatoi in rovina e massi. Al bivio che si presenta in seguito, si prende l’ampia traccia di sinistra (diritto/destra il percorso è più breve) che dopo aver effettuato una netta svolta a sinistra compie, nei pressi di un essiccatoio ristrutturato, un tornante destrorso. Incontrando altre spettacolari costruzioni, si avanza per splendida mulattiera (si trascura una traccia inerbita che si stacca a sinistra) delimitata da vecchi muretti a secco formati da massi ricoperti da muschio. Si approda in questo modo nel centro del Bosco delle Fate, luogo di straordinaria bellezza e importanza, non solo a livello naturalistico e paesaggistico, ma anche culturale. Infatti l’area in cui ci troviamo risente dell’impronta indelebile impressa dall’animo poetico di Attilio Bertolucci (sono presenti diversi pannelli che riportano suoi componimenti); inoltre, proprio in questo luogo, venne girata una sequenza del film “La tragedia di un uomo ridicolo” del figlio e celebre regista parmense Bernardo Bertolucci. Continuando per la suggestiva mulattiera, si sale per poco costeggiando un grosso masso erratico a cui è “saldato” un altro essiccatoio ancora – almeno esternamente – ben conservato. Dopo una discesa e l’attraversamento di un corso d’acqua, si transita a fianco di una graziosa casetta ristrutturata. Varcato, mediante ponte in legno, il Rio del Canalaccio, si raggiunge un bivio da cui si prende la traccia di sinistra. Dopo una breve fascia boscosa, si procede a fianco di villette, fino ad attraversare il ponte sul Torrente Bratica. Si continua, poi, per carraia in salita, fino ad immettersi nello stradello che a sinistra conduce al cimitero di Casarola. Noi andiamo a destra per stradina asfaltata ammirando un’interessante Maestà, incontrando poco dopo le prime case del paese, 996 m. Si attraversa il suggestivo borgo lungo Via della Chiesa, passando a fianco del vecchio lavatoio (sono presenti delle tabelle che riportano versi di Attilio Bertolucci). Nel momento in cui la suddetta via piega a destra e sale, la seguiamo transitando a fianco della chiesa di San Donnino. Raggiunta e attraversata la provinciale, si prosegue per Via Attilio Bertolucci assecondando i segnavia del Sentiero Agricoltura. Ammirando suggestivi angoli, si raggiunge l’ultimo edificio della parte alta del paese: si tratta della “Casa del Poeta”, abitazione dove Attilio con la moglie e i figli trascorreva i periodi di villeggiatura. Ritornati al punto di prima nella parte bassa del paese, si prosegue lungo Via del Chioso, transitando più avanti nei pressi di un’interessante casa colonica. Usciti definitivamente da Casarola, si continua per comoda carraia che regala stupende visuali sull’altro lato della valle caratterizzato dalla mole del Groppo Sovrano. Nel momento in cui si presenta un bivio (indicazione del Sentiero Agricoltura), andando a destra si raggiungono delle suggestive e antiche Maestà. Ripreso il percorso di prima, si scende e attraversa una valletta dominata da una fiumana detritica similare a quella che digrada dalla base delle pareti del menzionato Groppo Sovrano. Più avanti si nota più in alto a destra un essiccatoio ristrutturato ed adibito a rifugio, mentre proseguendo per il percorso principale se ne incontrano altri all’interno di uno dei più interessanti castagneti dell’Appennino parmense. Al bivio che si presenta in seguito, andando a sinistra (indicazione per la fonte) si raggiunge un’area pic-nic nell’ambito di un’altra zona caratterizzata da notevoli esemplari di castagno. Ripreso il tracciato principale, si trascura innanzitutto a destra il Sentiero Agricoltura e, dopo aver varcato un rio (fontana appena oltre il guado), si transita a fianco di una casa. Si prosegue lungamente per la carraia senza possibilità di errore, fino ad effettuare un tornante destrorso in corrispondenza del quale si trova una Maestà. Al bivio che si presenta appena dopo, si deve prendere la carraia di sinistra, ma è consigliabile proseguire diritto al fine di visitare lo splendido borgo di Montebello797 m, arroccato su un poggio (notevole e antico bassorilievo all’ingresso del nucleo). Procedendo per la menzionata carraia, si raggiunge poco dopo un’abitazione che si costeggia, continuando poi all’interno del bosco. Effettuate alcune svolte, si raggiunge il greto del Torrente Baganza, il cui guado potrebbe risultare alquanto problematico o impraticabile in caso di acqua abbondante. Continuando successivamente per ampia traccia, si incontra subito un bivio da cui si prosegue a destra. Si procede nella prima parte in salita, affrontando anche un ripido strappo in cui si attraversa un’area interessata da una frana. Poi il tracciato diviene molto più comodo ed avanza in discesa e a saliscendi. Senza possibilità di errore, si raggiunge un primo suggestivo rio con cascatella che si guada. Dopo un secondo corso d’acqua, il tracciato volta a destra per poi piegare a sinistra e salire ripidamente. Al culmine della salita ci si trova all’ingresso del cimitero di Sivizzo, collocato in splendida posizione. Proseguendo per carraia, si entra nel nucleo abitato, raggiungendo in breve la provinciale per Monchio.

VERSIONE STAMPABILE (PDF)

Il Monte Navert da Grammatica

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Punto di partenza/arrivo: Grammatica 1008 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Grammatica-Pian del Monte (1,20 h) ; Pian del Monte-Monte Navert (40 min) ; Monte Navert-radure della Costa (1 h) ; radure della Costa-Riana (50 min) ; Riana-Bosco delle Fate-Groppo Torsello-Grammatica (1,50 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dal sommo di quest’ultima località si imbocca a sinistra la SP 75 per Monchio delle Corti, oltrepassando dopo un paio di chilometri la frazione di Sivizzo. Raggiunto il successivo paese di Grammatica, lo si attraversa interamente parcheggiando l’auto nei pressi o nel piazzale antistante la caratteristica chiesa a doppio campanile

map(1)www.openstreetmap.org

N.B.: le parti evidenziate in colore arancio, aventi un valore puramente indicativo, si riferiscono a sezioni di percorso non presenti nella mappa utilizzata dall’autore della relazione

Descrizione dell’itinerario

Escursione del massimo interesse, una delle più complete e suggestive dell’intero Appennino parmense. Partendo dal paese di Grammatica, un’ampia mulattiera/carraia conduce, avendo come direttrice la dorsale Bratica/Parma, ai pascoli di Pian del Monte e da questi ultimi alla sommità del Monte Navert. Per il rientro propongo di scendere a Riana mediante un percorso (già relazionato nel senso di salita in due altre occasioni) non segnato, che costituisce un vero e proprio compendio delle preziosità ambientali e paesaggistiche dell’Alta Val Bratica. Da Riana si ritorna poi a Grammatica attraversando inizialmente lo splendido castagneto del Bosco delle Fate. Nella seconda parte si dovrà invece percorrere la provinciale per Monchio, magari facendo una breve ma interessante digressione al fine di raggiungere la sommità del Groppo Torsello.

Sotto il poggio su cui si trova la chiesa di Grammatica, si imbocca uno stradello, nella parte iniziale asfaltato, che incomincia a guadagnare quota effettuando alcuni tornanti. Più in alto si sale assecondando il dorso di una costa che offre notevoli visuali sull’Alta Val Bratica. Si costeggiano belle radure e nei pressi di una curva a destra si trascura a sinistra una traccia in discesa. Continuando ad assecondare la costa di prima, si penetra successivamente nel bosco progredendo in lieve/moderata pendenza. Si trascurano tracce laterali e si costeggiando belle radure, notando, più avanti, quello che potrebbe sembrare il selciato originario (si tratta in effetti dell’antico accesso utilizzato dai valligiani al fine di raggiungere i pascoli di Pian del Monte). Il tracciato piega poi a destra varcando un rio, conducendo, dopo una salita piuttosto ripida in cui svolta a sinistra, ad un bivio in corrispondenza di una radura alla nostra sinistra e di un ruscello alla nostra destra. Trascurata l’ampia mulattiera di destra, diretta allo storico valico di crinale conosciuto come Passo della Sisa, si continua a sinistra per il percorso segnato (CAI n° 739). Il tracciato svolta subito a sinistra e più in alto contorna il margine superiore di un’area orribilmente e inutilmente disboscata. Si effettua poi una netta curva a destra, aggirando in questo modo una costa boscosa, trascurando, in prossimità della svolta, una traccia a sinistra. Si continua per ampia mulattiera/carraia, inizialmente piuttosto incavata, guadagnando quota in lieve/moderata pendenza. Più avanti si sale avendo alla nostra sinistra un suggestivo rio, trascurando, una volta giunti nei pressi di un’area di rado bosco situata alla nostra sinistra, una traccia a destra (ometto). Si prosegue per il bel percorso della mulattiera, ignorando, in corrispondenza di una svolta a sinistra, un’altra traccia che si stacca a destra. Si continua costeggiando l’area di bosco rado (soggetta anch’essa ad operazioni di esbosco) e belle radure situate alla nostra destra. Giunti in corrispondenza di una netta curva a sinistra del percorso principale, si trascura a destra un sentiero proveniente dal Passo della Sisa e si sale contornando il margine superiore dell’area disboscata. Si effettua, poi, una svolta a destra e, dopo uno strappo abbastanza ripido, si taglia una traccia trasversale. Si avanza sulla sinistra del crinale Bratica/Parma (aggirando in questo modo il boscoso Monte Quadro) perlopiù in lieve pendenza ma con qualche breve salita piuttosto ripida, notando alla nostra sinistra panoramici pendii prativi. Più avanti, in corrispondenza di una bella sella prativa, ci si innesta sul filo della dorsale spartiacque, avanzando per un tratto in piano/lieve discesa. Trascurata poco dopo una traccia a destra, si prosegue a sinistra con andamento a mezza costa ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso. Si inizia poi l’aggiramento, in versante Bratica, di un groppo boscoso, procedendo inizialmente in discesa, riprendendo successivamente a salire. Si esce in seguito al sommo di stupendi pendii prativi con arbusti che regalano impareggiabili visuali panoramiche, mentre davanti a noi si nota il boscoso Groppo Fosco la cui sommità raggiungeremo. Si avanza per un tratto sostanzialmente in piano/lieve discesa, rientrando successivamente nel bosco. Ripresa la salita, si incontra un bivio dal quale si trascura a sinistra un percorso che conduce alla Capanna Pian del Monte, a cui siamo diretti, ma preferiamo restare nella traccia segnata. Si continua per l’ampia mulattiera in moderata pendenza che si mantiene in prossimità dell’ampio crinale divisorio, costeggiando più in alto pendii prativi e radure. Qui il tracciato piega nettamente a destra e, progredendo in ripida salita con alcune svolte, conduce nella stupenda dorsale prativa del Groppo Fosco. Si risale per traccia non molto marcata il profilo erboso ammirando visuali semplicemente straordinarie sui monti dell’Alta Val Parma. Guadagnata la sommità del groppo, 1585 m, si prosegue inizialmente per crinale erboso, piegando successivamente a destra. Si avanza in lieve salita tra macchie di bosco e radure, approdando infine nella dorsale prativa di Pian del Monte, 1580 m. Si prosegue attraversando splendide radure inserendosi in una carraia proveniente da Riana, ammirando l’impareggiabile bellezza di questo luogo, sede di un antico mercato estivo. Dopo un piccolo rifugio (la Capanna Pian del Monte), situato più in basso a sinistra, si penetra in una splendida faggeta dove si prosegue per comoda traccia. Ci si sposta temporaneamente a sinistra rispetto il crinale divisorio, recuperandolo poco più avanti più o meno in corrispondenza di una magnifica radura che offre una suggestiva visuale sul crinale Parma/Massa. Si continua perdendo lievemente quota per ampio sentiero leggermente a sinistra del filo della dorsale, fino a recuperarlo poco prima di approdare in una selletta a quota 1529 m. Da quest’ultima si continua lungo il percorso n° 739 alla volta della cima del Monte Navert, avanzando inizialmente per ripida traccia che asseconda il boscoso crinale divisorio. Dopo questa prima erta salita si prosegue meno ripidamente, tenendosi leggermente a sinistra del filo della dorsale. Effettuata un’altra ripida salita e guadagnato il sommo di questa prima sezione del profilo settentrionale della montagna, si approda in un piccolo ripiano caratterizzato da splendidi e scultorei faggi. Assecondando la dorsale spartiacque si avanza per un breve tratto in lieve discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in quest’ultimo, si riprende a salire in moderata pendenza per ottima traccia in magnifico ambiente boschivo. Si esce successivamente in una bella e ampia radura, circondata da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Si continua, poi, per il crinale divisorio in lieve salita (sulla destra è visibile un faggio collocato in splendida posizione), sbucando, infine, nel superlativo pianoro sommitale che si percorre interamente in direzione della ben visibile croce di vetta. Dalla sommità del Monte Navert1653 m – che precipita verso sud con spettacolari dirupi di rocce calcaree – si ammira un panorama tra i più completi e suggestivi a livello appenninico. Ritornati alla selletta a quota 1529 m, si abbandona il sentiero segnato prendendo a destra un’ampia mulattiera, inizialmente non molto incavata, che procede in lieve discesa. Poco più avanti si scende a fianco di un rio che più in basso si varca mediante netta curva a destra. Si svolta subito a sinistra e si continua a perdere lievemente quota avendo inizialmente il corso d’acqua a sinistra. Poi ci si sposta progressivamente verso destra, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra. Oltrepassato il solco formato dal Rio del Freddo, si svolta a sinistra e si costeggia, dopo una breve risalita, un prato con casupola in legno. Si prosegue per comoda carrareccia che procede in modo lineare, in lieve discesa, nella sponda destra orografica della valletta formata dal menzionato Rio del Freddo. Più in basso si effettua un tornante sinistrorso oltre il quale si trova un tavolo con panche e tabella esplicativa. La carraia effettua subito dopo un tornante destrorso: noi l’abbandoniamo prendendo a sinistra un’ampia traccia che in breve conduce a varcare il Rio del Freddo, molto suggestivo in questo tratto. Appena oltre il guado si presenta un bivio da cui si prende il percorso di sinistra, mentre al successivo bivio, situato a pochissima distanza dal precedente, si continua per la mulattiera di destra. Si avanza comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo, fino a sbucare alla base di un pendio prativo. Lo si risale per ripido tratturo e, nel punto in cui quest’ultimo svolta a sinistra, lo si abbandona andando a destra. Si segue una traccia meno evidente che svolta inizialmente a destra, poi a sinistra. Appena dopo si abbandona anche questo percorso prendendo a destra un labile sentiero che scende (alla nostra destra si nota un solco) verso il fondo di una valletta. Poco dopo occorre guadare un rio quasi sempre asciutto, oltre il quale si scende per ampia traccia piuttosto ostruita da rami (l’area in cui ci troviamo è infatti caratterizzata da alberi piegati e/o completamente divelti). Varcato il Rio Pian del Monte, si prosegue in lieve salita fino a guadare il Rio delle Pielle, appena dopo il quale si effettua una netta svolta a destra. Proseguendo per l’ampia traccia in salita si raggiungono in breve le magnifiche radure della Costa, uno dei più suggestivi e appartati luoghi di tutta l’Alta Val Bratica. Il tracciato effettua poi una netta curva a sinistra, conducendo ad un bivio dove si prende il percorso di destra. Dopo una discesa e un rio che si varca, si piega bruscamente a destra. Si avanza per carraia all’interno di un’area di rado bosco e, trascurando tracce laterali, si raggiunge, senza possibilità di errore, una spettacolare costa chiamata Berlalunga. Oltre il notevole panorama che è possibile ammirare, l’aspetto più interessante del luogo in cui ci troviamo deriva dal fatto che sotto di noi precipitano verticali pareti similari, come conformazione geologica, a quelle più vaste e imponenti del Groppo Sovrano. Mediante netta curva a sinistra si aggira la costa in questione perdendo poi quota all’interno del bosco. Attraversata, più in basso, un’area soggetta a operazioni di esbosco, si guada l’ennesimo rio. Proseguendo per il percorso principale, si contorna il margine inferiore di una più ampia area disboscata, al termine della quale si incontra un bivio dove si continua diritto. Poco dopo, alla nostra destra, si notano lacerti di vecchi muretti a secco: è tutto ciò che rimane di altri muretti che originariamente affiancavano la vecchia mulattiera che stiamo percorrendo, purtroppo, in questi ultimi anni, sciaguratamente allargata – quindi cancellata – per permettere il passaggio ai rovinosi mezzi di esbosco (il tutto nel più bieco menefreghismo da parte di chi si riempie la bocca di ridicoli proclami relativi al “rilancio” della montagna appenninica). Un tornante destrorso precede una ripida discesa, al termine della quale la carraia svolta a sinistra. Proprio in corrispondenza della curva, andando a destra, si raggiunge il sommo delle splendide radure della località I Cornioli, luogo, come quello che visiteremo tra poco, molto importante per i valligiani e di grande preziosità a livello paesaggistico/naturalistico. Proseguendo per il percorso principale si perde quota costeggiando ripidi pendii caratterizzati da rocce scure, mentre alla nostra destra digradano i terrazzamenti prativi dei Cornioli. Effettuata una curva a sinistra, si raggiunge e attraversa uno dei più spettacolari luoghi di tutto l’Appennino parmense. Si tratta de La Traversa, ammasso di detriti di rocce arenacee utilizzate dai valligiani come cava naturale per costruire muri e secco e altre strutture. Dopo aver gustato l’aspra bellezza di questa località (alla nostra destra si nota una suggestiva conchetta), si rientra nel bosco transitando a fianco di una baracca. Poco più avanti ci si immette nell’ampia carraia che da Riana sale alle radure di Pian del Monte in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. La si segue a destra (si incontra quasi subito una fontana situata alla nostra sinistra) avanzando comodamente in lieve discesa. Dopo aver costeggiato vecchi muretti a secco e un più alto e caratteristico muro, ci si inserisce in uno stradello cementato che si segue a destra. Si perde quota assecondando il dorso di una panoramica costa, effettuando poco più in basso un tornante sinistrorso in corrispondenza di un panoramico pulpito. Dopo un’ultima discesa si entra nel magnifico borgo di Riana, 1015 m, (appena prima di entrare nel centro del paese si nota a sinistra un’edicola con bassorilievo in marmo) che si attraversa interamente, fino a raggiungere la provinciale per il Passo del Ticchiano e Monchio. Nell’atro lato (indicazioni) si imbocca una vecchia mulattiera perdendo inizialmente quota per scalinata. Si continua per il suggestivo tracciato affiancato dai “soliti” muretti a secco, compiendo, poco dopo, un paio di tornanti. Attraversato lo stradello asfaltato d’accesso al cimitero del paese, si prosegue per la storica mulattiera (Sentiero Natura e Cultura) che perde quota avvicinandosi, mediante svolta, al Rio del Canalaccio. Dopo un tornante destrorso si costeggia il muro di proprietà di una villa, in corrispondenza della quale ci si immette in un altro percorso che si segue a sinistra (indicazioni del Sentiero Cultura e per il Bosco delle Fate). Mediante ponte si attraversa il corso d’acqua alla cui destra orografica siamo scesi poc’anzi, transitando, subito dopo, a fianco di una graziosa casetta ristrutturata. Oltrepassato successivamente un rio, si prosegue per ampia traccia – delimitata a destra da una barriera protettiva – avanzando in lieve salita. Aggirata una costa si continua per il magnifico e storico tracciato – recentemente ripulito e risistemato – affiancato da muretti a secco. L’armonia tra la bellezza dell’ambiente boschivo che ci circonda e le poesie (riportate in apposite tabelle) di Attilio Bertolucci, che tanto ha amato questi luoghi, regala sensazioni difficilmente descrivibili. Poco dopo si passa a fianco di un primo essiccatoio (“saldato” ad un grosso masso) e si prosegue per il percorso principale che procede all’interno di quello che certamente è il più bel castagneto di tutto l’Appennino parmense: il Bosco delle Fate. Si continua per la storica mulattiera – affiancata sempre da vecchi muretti a secco – attraversando un ripiano boscoso di impareggiabile bellezza. Alla nostra destra si trovano altri metati, mentre a sinistra si intravvede la fiumana detritica che scende dalla base delle pareti del Groppo Sovrano e che la provinciale taglia poco prima di raggiungere Riana. Al primo bivio (indicazioni) si va a destra per mulattiera che, restringendosi, passa a fianco di altri essiccatoi. Si prosegue per il bellissimo tracciato iniziando poco dopo a guadagnare quota effettuando un tornante sinistrorso (alla nostra destra si trova una costruzione ristrutturata). Messo piede sul percorso abbandonato poco fa, lo si segue a destra avanzando a saliscendi all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Dopo essere transitati a fianco di altri metati semidistrutti ed effettuata una risalita piuttosto ripida in cui si curva a sinistra, si mette piede nella provinciale. La si segue a destra verso Riana, incontrando poco dopo una bella Maestà ed oltrepassando, mediante ponte, un corso d’acqua. Dopo il secondo e più alto ponte sul Rio Acquabella, si incontra a destra uno spiazzo alla base del Poggio Torsello che precipita verso il fondo della Val Bratica con verticali pareti. Proprio in corrispondenza dello spiazzo si stacca a destra una traccia che procede in lieve salita avanzando parallelamente alla dorsale sommitale del colle. Quando il sentiero scompare del tutto, si sale a sinistra liberamente guadagnando la cima del groppo caratterizzata da blocchi rocciosi (breve e consigliata digressione). Continuando lungo la provinciale, dopo un tratto in salita alla base di verticali pareti e un paio di svolte, si entra nel paese di Grammatica, proprio nei pressi della chiesa a doppio campanile.

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Il Monte Aguzzo da Sivizzo

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Punto di partenza/arrivo: Sivizzo 822 m

Dislivello: 530 m ca.

Durata complessiva: 2,45 h

Tempi parziali: Sivizzo-Grammatica-Passo della Sisa (1,10 h) ; Passo della Sisa-Monte Aguzzo (30 min) ; Monte Aguzzo-Sivizzo (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Da quest’ultima località si prende la S.P. 75, diretta al Passo del Ticchiano e a Monchio delle Corti, raggiungendo dopo 2 km il paese di Sivizzo, dove si parcheggia l’auto (scarse possibilità di parcheggio).

mapwww.openstreetmap.org   (Nel tratto evidenziato color arancio il percorso è puramente indicativo)                                               

 

Descrizione dell’itinerario

La Val Bratica senza dubbio è una delle più belle aree dell’Appennino parmense e tra i luoghi montani più suggestivi e intatti dell’intero Appennino emiliano. Vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio “stranianti” e contemplativi, valori sempre più rari e preziosi in un’ottica di sfruttamento turistico e/o agonistico della montagna. La segnaletica CAI è assente in quasi tutta la valle (e in quei pochi sentieri in cui teoricamente dovrebbe essere presente, eccetto la seconda sezione del sentiero n° 737 per in Monte Navert, risulta ormai quasi del tutto irreperibile), ma non se ne sente la mancanza. Certo è – in riferimento a quanto detto – che viene spontaneo chiedersi il motivo di questo imbarazzante disinteressamento, visto che le attrattive ambientali e storiche offerte dai luoghi in questione hanno pochi eguali in tutto il vasto settore montuoso parmense. Il percorso proposto è semplicemente stupendo, in primo luogo per la bellezza delle zone attraversate, inoltre perché durante la salita si avrà l’onore di seguire una vecchia mulattiera – che unisce Grammatica al Passo della Sisa – ancora incredibilmente intatta dalla distruzione operata dai mezzi motorizzati. L’itinerario proposto costituisce una variante più breve, ma altrettanto suggestiva, di un altro anello effettuato dall’autore della relazione nel giugno del 2016: Monte Aguzzo: anello da Sivizzo.

Si esce dal paese di Sivizzo procedendo in direzione di Grammatica, giungendo dopo alcuni minuti in corrispondenza di un pendio aperto con vegetazione (si tratta di una vecchia frana) dove a destra si stacca una carraia. La imbocchiamo avanzando in ripida salita paralleli ad un ruscello, svoltando poco dopo a sinistra. Superato un ripidissimo strappo, si incontra un bivio dal quale si prende il percorso di sinistra (si tratta con grande probabilità della vecchia mulattiera che collegava la frazione di Sivizzo al paese di Grammatica). Il tracciato contorna il margine inferiore di un campo, avanzando in lieve salita e pianeggiando. Dopo aver oltrepassato un ruscello e un solco asciutto, si presenta un trivio da cui occorre prendere la traccia centrale. Quest’ultima, all’inizio non particolarmente marcata, procede per un tratto in leggera discesa, ampliandosi, appena dopo l’attraversamento di un ruscello, a carraia. Si prosegue per lo storico tracciato (rami e tronchi che sbarrano il percorso e alcuni tratti piuttosto infrascati denotano la nulla frequentazione di questa mulattiera, designata nel corso degli anni ad essere inglobata dalla vegetazione) fino a raggiungere il palo in legno di una vecchia linea elettrica. Qui si incontra un bivio dal quale si prende la traccia di destra, assecondando in questo modo la palificazione. Si prosegue per la magnifica mulattiera ammirando a destra suggestivi e vecchi muretti a secco che ci fanno intuire la storicità del percorso che stiamo seguendo. Dopo aver sottopassato la linea elettrica di prima, si costeggia il margine di una bella radura (si ignora una traccia che si stacca a sinistra), ammirando una bella visuale sulla Val Bratica (in lontananza si notano le case del paese di Grammatica che dovremo raggiungere). Si prosegue per l’ampia mulattiera in ambiente boschivo molto interessante con andamento pianeggiante e in lieve salita. Ammirando altri suggestivi muretti a secco che delimitano campi e radure situate alla nostra destra, si esce in seguito dal bosco, sottopassando subito un’altra linea elettrica. Appena dopo un ometto alla nostra destra, si stacca a sinistra una traccia in discesa che, se presa, condurrebbe alla sottostante provinciale. Noi continuiamo per il vecchio tracciato, trascurando a sinistra, poco più avanti, un’altra traccia in discesa (a destra paletto in legno con segno di vernice blu). Si procede poi in leggera discesa, raggiungendo infine una costa franosa da cui si scende alla sottostante strada asfaltata che si segue a destra. In meno di 10 minuti si raggiungono le prime case del paese di Grammatica1019 m, il cui centro vero e proprio non attraverseremo. Appena dopo una netta svolta a destra della strada, in corrispondenza di una casa, si stacca a destra una carraia che ignoriamo, mentre imbocchiamo l’ampia traccia che si diparte dopo pochi metri. Si avanza inizialmente a fianco di strati di argilliti, per poi contornare dall’alto un bel campo situato alla nostra destra. Stiamo percorrendo un vecchio tracciato che ebbe in passato una certa importanza, in quanto percorso di accesso per i valligiani al Passo della Sisa, strategico valico di crinale. Si guadagna quota per la mulattiera notando a terra ciò che rimane del selciato originario, avanzando in lineare e moderata salita. Poco più in alto si raggiunge il margine superiore del pendio che fa da sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio del Canalaccio. Si prosegue lungo il magnifico tracciato (altri tratti con il selciato originario) che, rispetto l’ampiezza originaria, si è notevolmente ridotto, progredendo con andamento lineare interrotto da qualche piccola svolta. Più avanti la mulattiera si amplia a carraia, riprendendo forse le dimensioni di una volta, oppure, come è probabile, allargata successivamente (sono talvolta presenti segnavia di color arancio sui tronchi degli alberi). Più in alto si esce in una piccola radura arbustiva (a sinistra notiamo dei lacerti di un vecchio muretto a secco) incontrando anche un ometto che ci conferma di essere nel giusto percorso, comunque sempre evidente e marcato. Rientrati nella vegetazione, si prosegue per la mulattiera che più avanti, all’interno di un bosco ad alto fusto, effettua una netta svolta a sinistra determinando in questo modo un netto cambio di direzione. Si avanza infatti verso SW, con andamento pianeggiante o in lieve salita, ai lati di belle radure arbustive. Raggiunto un ampio valico di crinale, il Passo della Sisa 1211 m, si prende a destra un ripido sentiero che effettua poco dopo una svolta a sinistra, conducendo in questo modo sul filo dell’ampia e boscosa dorsale Bratica/Parma. Si asseconda quest’ultima lungamente per ampia traccia, avanzando perlopiù in lieve salita e pianeggiando, con qualche tratto in discesa. Poi, piegando a sinistra e scendendo con maggiore decisione per un breve tratto, si giunge nei pressi del sommo di uno spettacolare pendio di marne e arenarie, ammirando un notevole colpo d’occhio sull’Alta Val Parma. Il sentiero piega qui a destra guadagnando quota in ripida salita, inizialmente ancora nel bosco, poi uscendone. Si effettua successivamente uno spettacolare obliquo ascendente in cui, per traccia in un tratto piuttosto scoscesa, si tagliano ripidi pendii di marne e arenarie. Giunti in corrispondenza del margine W della dorsale, si sale puntando al caratteristico palo in ferro (residuo di una stazione radio della Seconda Guerra Mondiale) che segna la sommità del Monte Aguzzo1324 m (la cima è spostata leggermente a destra rispetto il sentiero di crinale). Dopo una meritata sosta sull’altamente panoramica sommità di questo monte, si continua lungo la traccia principale che, all’interno del bosco, inizia a scendere effettuando alcune piccole svolte. Dopo una discesa ripida e scivolosa per sentiero insolcato, ci si immette in una traccia che, seguita a destra, conduce appena dopo in una selletta di crinale. Da qui, abbandonando il percorso che scende diritto – e che condurrebbe ugualmente a Sivizzo – si continua ad assecondare la dorsale spartiacque per marcato sentiero che procede per un tratto in salita. Sfiorata la sommità dell’ultima quota della dorsale Bratica/Parma, si riprende a scendere per traccia quasi sempre ben incavata (in un breve tratto il percorso si biforca per poi riunirsi poco più avanti). Si continua a scendere tenendosi alla sinistra della dorsale spartiacque – procedendo quindi in versante Parma – riprendendo più avanti il filo del boscoso crinale. In seguito si esce improvvisamente dal bosco in corrispondenza di un’ampia area disboscata, iniziando poi, dopo aver sottopassato una linea elettrica, a perdere quota per ripida carraia. Più in basso il tracciato effettua una netta svolta a destra: proprio in corrispondenza della curva, spostandosi a sinistra e scendendo per pochi metri, ci si trova proprio sul margine superiore dell’ampia frana di Corniglio, da cui, oltre che una notevole visuale panoramica, è possibile ammirare delle curiose conformazioni create dagli smottamenti della frana in questione. Ripreso in percorso principale, si perde quota effettuando alcuni tornanti all’interno di un’area disboscata, ignorando più in basso, in corrispondenza di una netta svolta a destra e della linea elettrica che si sottopassa per una seconda volta, una traccia che si stacca a sinistra. Si continua a scendere per l’ampia traccia compiendo altre svolte e tornanti, fino a raggiungere il margine inferiore dell’area disboscata, rientrando appena dopo nel bosco. Si prosegue per la carraia, tralasciando, appena prima di una svolta a destra, una traccia a sinistra, procedendo poi a fianco di belle radure. Dopo aver oltrepassato un ruscello, si presenta un bivio da cui si prosegue a sinistra/diritto, ignorando a destra una carraia che sale in direzione della dorsale Bratica/Parma. Si continua a perdere quota per la bella carrareccia, transitando nei pressi di idilliaci campi e radure e, raggiunto l’ennesimo bivio, si tralascia a sinistra un’ampia traccia in salita (freccia segnaletica rosso/blu). Si scende poi costeggiando un’altra magnifica radura, situata alla nostra sinistra, mentre sulla destra si nota una fonte/abbeveratoio. Poco dopo si ignora a destra una traccia che scende verso il fondo della valletta in cui ci troviamo e si prosegue uscendo successivamente dal bosco. Si scende ammirando ampie visuali, svoltando poi a sinistra e trascurando una carraia  che si stacca in questa direzione proprio in corrispondenza della svolta. Successivamente si perde quota per ripido stradello cementato costeggiando una proprietà, fino a mettere piede nella Provinciale per Monchio in corrispondenza delle ultime case del paese di Sivizzo.

 

 

Val Bratica: alla scoperta di borghi, Maestà e metati

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Punto di partenza/arrivo: Ballone 818 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Ballone/Passo del Ticchiano (1,50 h) ; Passo del Ticchiano-Casarola (35 min) ; Casarola-Montebello-Bellasola (1 h) ; Bellasola-Ballone (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Moretta. Raggiunto il bivio con la SP 116 per Bosco di Corniglio, si prosegue lungo la SP 13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e il bivio con la stradina per Villula ed Agna, si raggiunge il ponte sul Torrente Bratica. In corrispondenza di quest’ultimo si stacca a sinistra una strada che sale verso Ballone e Bellasola. Lasciata a destra la stradina per quest’ultima località, si prosegue in direzione di Ballone, parcheggiando l’auto in uno spiazzo appena prima del paese

map www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Borghi e maestà, metati e boschi di castagni, ampi panorami e silenzi caratterizzano questo particolare, interessantissimo anello. In un’intervista Bernardo Bertolucci dichiarò che Casarola “è l’origine di tutto, parte tutto da lì”. Il compianto regista si riferiva (anche) al suo primo – e purtroppo perduto – cortometraggio “La Teleferica”, girato in Val Bratica (dove tornerà a girare alcune sequenze per il film “La tragedia di un uomo ridicolo” ben 24 anni dopo) all’età di 16 anni con protagonista l’altrettanto compianto fratello Giuseppe. Ho voluto citare – e in certo qual modo fare mia – quest’affermazione del grande regista parmense in quanto il rapporto che mi lega all’insieme ambientale ed antropico della valle in questione ha assunto una dimensione, appunto, archetipale, nel senso dell’ideale momento sorgivo di un viaggio, sia fisico quanto spirituale, che continua a progredire arricchendosi di esperienze, suggestioni, affezioni.

Dallo spiazzo ci incamminiamo lungo la stradina asfaltata effettuando subito un tornante destrorso, raggiungendo poco dopo un trivio da cui si prosegue diritto in direzione di Costa di Ballone. Al bivio successivo, caratterizzato da una particolare maestà, si piega a destra, incontrando subito dopo un altro bivio da cui si continua sempre a destra. Dopo aver varcato un rio, la stradina, in questo tratto cementata, sale piuttosto ripida, conducendo al piccolo nucleo di Alvara. Ignorate due tracce a sinistra, si prosegue per la carraia costeggiando una casa, tralasciando appena dopo uno stradello a destra. Si continua lungo il tracciato principale uscendo più avanti in una radura, incontrando e attraversando un piccolo e caratteristico nucleo. Si effettuano successivamente un paio di tornanti, avanzando poi all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver valicato una selletta, si sbuca in un pendio caratterizzato da massi di frana che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco, si tralascia a sinistra una traccia e si prosegue per il percorso principale, penetrando più avanti in una valletta che si attraversa guadando un rio. Si continua lungo la carraia all’interno di un bellissimo ambiente boschivo, oltrepassando un secondo rio molto suggestivo. Si procede lungo l’ampia traccia trascurando diramazioni laterali, uscendo più avanti dal bosco. Ignorata una carraia che si stacca a sinistra, si avanza contornando il margine superiore di un’ampia radura. Rientrati nel bosco, si prosegue in lieve salita, giungendo in seguito nei pressi di una radura dove, guardando a sinistra, si nota un rudere seminascosto dalla vegetazione. Prendendo la traccia che si stacca a sinistra possiamo notare degli altri ruderi e lacerti che costituiscono ciò che rimane dello sperduto nucleo chiamato Le Braie. Si prosegue per il percorso principale costeggiando una splendida radura situata alla nostra sinistra e, rientrati nel bosco, si varca subito un rio. Poco più avanti si sbuca nelle ampie radure della località Legacci, dove si incontra una stalla con casupola in legno ed è presente un’area pic-nic con tavolo, panche e fontana. Si continua per la carraia principale attraversando panoramiche radure, rientrando successivamente nel bosco. Senza possibilità di errore si approda infine sul crinale meridionale del Monte Caio che a sua volta costituisce la linea spartiacque tra le valli Bratica Cedra (ci troviamo nei pressi di quello che nelle mappe è indicato come il Poggio del Ferro 1237 m). Immessosi nell’ampia traccia contrassegnata n° 737, la si segue a destra oltrepassando subito il Passo di Cozzanello, notando a sinistra una carraia proveniente dalla Val Cedra. Si continua lungamente per il percorso di crinale, transitando più avanti nei pressi di un’edicola con bassorilievo parzialmente distrutto. Dopo un saliscendi si approda al Passo del Ticchiano, 1154 m, dal quale si segue a sinistra la provinciale per Monchio. Giunti ad un bivio con carraia che si stacca a destra (indicazione del percorso CAI n° 737), la si imbocca procedendo in lieve pendenza, effettuando presto una svolta a destra. Dopo aver oltrepassato un rudimentale cancello, si raggiunge un valico, caratterizzato da un vecchio muretto a secco, sul crinale Cedra-Bratica. Si continua per l’ampia traccia che, costeggiando belle e panoramiche radure, inizia progressivamente a perdere quota in versante Bratica. Raggiunto un bivio evidente, si lascia a sinistra la continuazione del percorso segnato e si prosegue diritto/destra per ampia traccia in discesa. Poco dopo si transita a fianco di una particolare edicola con statua, costeggiando poi altre belle radure e campi. Oltrepassato un cancello per il bestiame si incontra un bivio da cui si prende la traccia di sinistra, ignorando a destra la continuazione della carraia che condurrebbe in breve nella strada provinciale per Monchio. Si segue una bella mulattiera che avanza a fianco di campi e radure, incontrando successivamente un’edicola priva di bassorilievo. Entrati nel paese di Casarola996 m, si passa inizialmente a fianco della “Casa del Poeta” (si tratta della casa di villeggiatura della famiglia Bertolucci), scendendo poi, ammirando angoli suggestivi e gustando un’atmosfera dilatata di antica quiete, alla sottostante strada provinciale. Attraversata quest’ultima, si scende per Via della Chiesa, transitando nei pressi della Chiesa di San Donnino, andando poi a destra per Via del Chioso (frecce segnaletiche del Sentiero Agricoltura e dell’ippovia). Si prosegue per stradello, prima asfaltato e poi sterrato, uscendo in questo modo dal paese, incontrando in seguito un bivio da cui si stacca a destra una carraia in salita che ignoriamo. Proprio qui, appena più in alto a destra, sono collocate le due splendide Maestà di Casarola, edicole votive contenenti bassorilievi in marmo. Si prosegue per il percorso principale varcando due rii, notando, sopra la seconda valletta che si attraversa, una pietraia simile a quella digradante dalle pareti del Groppo Sovrano e alla pietraia della Traversa (località situata poco sopra il paese di Riana). Dopo una breve risalita si nota in alto a destra il primo dei bellissimi metati ristrutturati e adibiti a rifugio. Continuando per l’ampia mulattiera, si penetra in uno splendido castagneto dove si incontrano altri metati, raggiungendo un bivio da cui si tralascia a sinistra una traccia per la “Sorgente dal Prad di Bian”. Si transita successivamente nei pressi di un altro essiccatoio in via di ristrutturazione, approdando poco dopo su una costa boscosa da cui il Sentiero Agricoltura curva a destra. Noi lo ignoriamo e procediamo per la carraia oltrepassando successivamente un rio, incontrando, appena dopo il guado, una fontana. Poco più avanti si transita nei pressi di una casa e si prosegue lungamente per il bellissimo percorso, congiungendosi in seguito con un’altra carraia. Dopo una discesa e una traccia che si stacca a destra, si effettua un tornante destrorso in corrispondenza del quale si incontra un’edicola con maestà. Appena dopo si raggiunge un bivio in corrispondenza delle prime case del suggestivo paese di Montebello797 m, arroccato su un poggio. Dopo una visita alla bella frazione (all’ingresso altra edicola con bassorilievo) si prosegue per stradina asfaltata che, avanzando in piano/leggera salita, si dirige verso Bellasola. Approdati su una costa, si incontrano le prime case del menzionato paese: qui si abbandona temporaneamente la strada asfaltata imboccando a sinistra uno stradello in discesa, prima cementato poi lastricato. Attraversato il suggestivo borgo di Bellasola761 m, si prosegue per stradina asfaltata in salita transitando nei pressi del cimitero. Rimesso piede nella strada abbandonata in precedenza, la seguiamo a sinistra immettendosi in seguito nel tracciato proveniente dal ponte della Bratica. Da qui svoltiamo a destra seguendo la stradina in salita, effettuando un tornante sinistrorso cui fa seguito una curva a destra. Appena dopo quest’ultima si stacca a destra una traccia: l’imbocchiamo raggiungendo in breve il Lago della Ferla che contorniamo sulla destra. Rimesso piede nella strada di prima, la seguiamo ritornando poco dopo allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

Il Monte Navert da Riana

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Punto di partenza/arrivo: Riana, 1015 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Riana-Costa-Monte Navert (2,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (30 min) ; Pian del Monte-Fagia di Togno-Riana (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 153-156)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dalla parte superiore di quest’ultima località si imbocca a sinistra la S.P. 75 in direzione di Monchio delle Corti. Si oltrepassano i paesi di Sivizzo e Grammatica, raggiungendo infine Riana

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Descrizione dell’itinerario 

L’accesso al Monte Navert da Riana è di notevole interesse, soprattutto se effettuato mediante il percorso che mi accingo a descrivere. Nella prima parte della salita avremo il piacere di conoscere luoghi di impareggiabile bellezza, come la Traversa (vasta pietraia utilizzata dai valligiani come deposito naturale di pietre da costruzione) e le splendide radure della Costa. Nella seconda parte utilizzeremo una carraia, purtroppo rovinata dai mezzi d’esbosco, percorrendo successivamente un’ampia mulattiera che ci condurrà ad una sella sul crinale Bratica/Parma. Nel percorso di discesa raggiungeremo lo splendido altopiano prativo di Pian del Monte, scendendo poi verso Riana utilizzando una magnifica carraia che ci permetterà di ammirare stupende visuali. Itinerario da gustare metro dopo metro in tutte le sue peculiarità e suggestioni, anche se sono perfettamente cosciente che nell’attuale appiattimento delle attività montane solo pochi “privilegiati” potranno farlo seriamente e profondamente. 

Parcheggiata l’auto si attraversa il bellissimo borgo di Riana passando nei pressi della chiesa, continuando poi (indicazione per il Monte Navert) per Via del Canalino. Lasciatosi le ultime case alle spalle, si avanza per ripido stradello cementato che poco dopo svolta nettamente a destra (si trascura una traccia che si stacca a sinistra in discesa). Al bivio successivo occorre abbandonare a destra lo stradello e proseguire diritto/sinistra per carraia, ammirando, in corrispondenza del bivio, un particolare e presumibilmente antico muro formato da sassi arenacei. Si procede comodamente in leggera salita incontrando più avanti una fontana, prendendo, al bivio che si presenta poco dopo in corrispondenza di un tornante destrorso della carrareccia, il tracciato di sinistra. Dopo una lieve salita si sbuca in un luogo veramente unico che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense: si tratta della Traversa, ampia pietraia costituita da massi della stessa arenaria del Groppo Sovrano. Si continua per il percorso principale attraversando successivamente una macchia di bosco, svoltando poi a destra e tralasciando a sinistra una traccia. Si guadagna quota avendo alla nostra destra pendii caratterizzati da affioramenti di rocce vulcaniche e a sinistra splendidi ripiani prativi e campi conosciuti come I Cornioli. In prossimità del sommo dei terrazzamenti prativi, il percorso svolta nettamente a destra salendo ripidamente in direzione di un rimboschimento a conifere. In corrispondenza di quest’ultimo il tracciato curva nettamente a sinistra avanzando in lieve salita (alla nostra sinistra, appena dopo la svolta, possiamo notare lacerti di antichi muretti a secco). Al bivio successivo, situato in corrispondenza di un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si va a sinistra, trascurando a destra un’altra carraia. Dopo aver varcato un ruscello, il percorso attraversa dei pendii prativi (si tratta di un’area recentemente disboscata), conducendo, dopo una breve salita, sul dorso di una panoramica costa. Si tratta della Berlalunga che precipita verso valle con pareti d’arenaria simili in piccolo a quelle del Groppo Sovrano. In corrispondenza della costa la carraia svolta nettamente a destra proseguendo in piano. Si avanza per il comodo percorso trascurando poco dopo una traccia che si stacca a destra e che conduce in una radura. Al secondo bivio che si incontra si prosegue invece a destra trascurando a sinistra una carraia inerbita. Dopo aver varcato un ruscello ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra. Effettuata una svolta a destra, si approda nei magnifici declivi prativi della località Costa1363 m. Da questo luogo veramente splendido che stimola una sosta ristoratrice, si prosegue per il percorso principale che, dopo aver attraversato la radura, penetra nuovamente nel bosco. Attraversata la valletta formata da un corso d’acqua, si varca appena dopo il Rio delle Pielle, fino a guadare il Rio Pian del Monte. Si approda poco sopra in un pendio prativo dove il tracciato svolta a sinistra iniziando a scendere in direzione del limite del bosco. Penetrati in esso si prosegue in piano trascurando, ad un bivio, una traccia a destra. Appena dopo si guada il Rio del Freddo oltre il quale una breve salita conduce ad una carrareccia proveniente dal fondo della Val Bratica in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso (tavolo con panche). Si prosegue a destra per questo tracciato ignorando subito un’ampia mulattiera a sinistra, effettuando invece un tornante destrorso. Si avanza prima in moderata pendenza poi in leggera salita per carraia rovinata dal passaggio dei mezzi d’esbosco, procedendo parallelamente al Rio del Freddo. Ignorate diramazioni laterali, si arriva nei pressi di una casetta in legno di recente costruzione situata in una bella radura con fontana. Qui la carraia piega a destra onde varcare il Rio del Freddo: noi continuiamo a seguirla, ma al bivio successivo, situato poco prima di un altro rio, la abbandoniamo imboccando a sinistra un’ampia mulattiera (tutta l’area è soggetta ad operazioni di disboscamento). Si avanza in leggera salita spostandosi progressivamente a destra fino a varcare il menzionato rio. Dopo il guado si sale avendo a sinistra il corso d’acqua e, con andamento lineare su ampia traccia dapprima evidente e ben incavata, poi sempre meno marcata ma comunque visibile, si approda ad una selletta a quota 1529 m, situata sul filo della dorsale Bratica/Parma. Qui ci si immette nel percorso n° 739 che si segue a sinistra in direzione della cima del Monte Navert, affrontando subito una ripida salita per sentiero che inizialmente asseconda la dorsale spartiacque. Al sommo di questa ripida sezione si approda in un ripiano boscoso dove possiamo ammirare straordinari esemplari di faggio dai contorti e scultorei rami. Successivamente si avanza lungo il crinale pressoché in piano, raggiungendo più avanti, dopo un’altra salita, una magnifica radura delimitata a destra da conifere di reimpianto che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco si prosegue assecondando il filo della dorsale, sbucando poco dopo nello straordinario pianoro sommitale del Monte Navert, la cui sommità, 1653 m, si guadagna in breve. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama offerto dalla cima, ritorniamo sui nostri passi fino alla selletta a quota 1529 m, da cui si continua diritto lungo il percorso n° 739. Si procede inizialmente in leggera salita assecondando il crinale Bratica/Parma, avanzando successivamente in piano sulla destra del filo della dorsale. Oltre una repentina svolta a sinistra ci si ricongiunge con l’ampio crinale in corrispondenza di una magnifica radura da cui è possibile ammirare uno straordinario colpo d’occhio sui monti dell’Alta Val Parma. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si sbuca nelle splendide radure di Pian del Monte1580 m, che anticamente ospitavano un mercato. Si prosegue lungo l’ampia traccia notando poco più in basso e a destra un piccolo rifugio sempre aperto. Si attraversa il pianoro e, nel momento in cui a sinistra si stacca un sentiero (percorso CAI n° 739), lo ignoriamo proseguendo a destra per carraia. Si avanza inizialmente in piano ammirando splendide visuali panoramiche, rientrando successivamente nel bosco. Dopo una discesa e una netta svolta a destra si incomincia ad assecondare il crinale di una marcata costa, ammirando lungo il cammino panorami davvero suggestivi. Si prosegue lungo il percorso principale alternando tratti all’aperto a macchie di bosco, effettuando, appena dopo l’immissione da destra di un’altra traccia, un tornante sinistrorso. Si scende all’interno del bosco per poi uscire in una radura, incontrando, in corrispondenza di una recinzione, un bivio dove si vira nettamente a destra. Si prosegue per il percorso principale effettuando una curva a sinistra ed ignorando una traccia che si stacca a destra. Senza possibilità di errore, per bella carraia che procede sempre in leggera discesa, si raggiunge un evidente bivio in località Fagia di Togno (notevole esemplare di faggio), dove si va a destra tralasciando a sinistra un’altra carraia. Si effettuano alcune svolte, ignorando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una traccia a destra. Si continua per il percorso principale compiendo altre svolte e tornanti, uscendo più in basso in splendide radure recintate. Rientrati nel bosco si effettuano ulteriori svolte, contornando più avanti il margine sinistro di un campo coltivato con capanno. Dopo pochi minuti si rimette piede nel percorso dell’andata in corrispondenza del bivio situato (nel senso di salita) dopo la fontana. Si fa ritorno a Riana per lo stesso tragitto effettuato in salita. 

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Monte Navert: anello da Casarola

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Punto di partenza/arrivo: Casarola 996 m

Dislivello: 687 m ca.

Tempi parziali: Casarola-sella quota 1251 m (50 min) ; sella quota 1251 m-Monte Navert (1,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (40 min) ; Pian del Monte-Grammatica (1,10 h) ; Grammatica-Casarola (50 min)

Durata complessiva: 4,40/4,45 h

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Riana-Grammatica-Casarola

map (1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Quella proposta è certamente una delle più interessanti e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. In questo percorso si ha la possibilità di visitare luoghi di impareggiabile bellezza e preziosità, come il pianoro prativo di Pian del Monte e il Bosco delle Fate (splendido castagneto ai piedi del Groppo Sovrano). 

Da Casarola si imbocca uno stradello (Via Attilio Bertolucci) che sale a fianco di una casa ed effettua poco sopra una netta svolta a destra. Ignorato a sinistra il viottolo di accesso ad un’altra casa, si prosegue diritto compiendo una curva a sinistra. Al successivo bivio si continua a destra per bella carraia pianeggiante che si segue tralasciando a sinistra una traccia in salita (cartelli in legno del Sentiero Natura e Cultura). Più avanti il percorso costeggia spettacolari pareti di arenaria stratificata (a destra si stacca il Sentiero Natura) per poi iniziare a guadagnare quota in moderata pendenza con qualche strappo un po’ più ripido. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi di una bella radura con fonte/abbeveratoio, incontrando poco più avanti un bivio dove da sinistra si innesta una carraia – proveniente dal Passo di Riana  contrassegnata n° 737 (è il segnavia che ci accompagnerà fino in cima al Navert). Appena dopo il bivio si affronta una ripida salita, raggiungendo in breve un altro bivio dove si prosegue diritto/sinistra (cartelli). Si avanza comodamente con alcuni saliscendi, ammirando, nell’altro lato della valle, una spettacolare parete di arenaria che ricorda in piccolo il Groppo Sovrano. Quando l’ampia traccia piega nettamente a sinistra, noi la seguiamo ignorando una mulattiera inerbita che prosegue diritto. Dopo una breve salita per carraia alquanto dissestata all’interno di un’area disboscata, si approda in una selletta sulla dorsale Bratica/Cedra a quota 1251 m. Dal passo si prosegue a destra lungo il sentiero di crinale in direzione della sommità del Monte Navert. Inizialmente il percorso asseconda il filo della boscosa dorsale spartiacque, per poi avanzare in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo in versante Cedra. In corrispondenza di un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia), occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il vicino dorso del crinale, raggiunto il quale, con breve spostamento a destra, si esce al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di guadagnarne la sommità al fine di gustare un notevole panorama sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente), avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica, incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero, notando più in basso, alla nostra sinistra, una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale est del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ma uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero, si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso, attraversando poco dopo l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sui ripidi dirupi calcarei che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si attraversa in direzione NW l’ampio pianoro sommitale, assecondando la traccia del percorso CAI n° 739. Rientrati nel bosco si avanza tenendosi nei pressi della dosale Parma/Bratica, attraversando poco più avanti una bella radura circondata da conifere di reimpianto. Oltre quest’ultima e un altro tratto di crinale aperto, si transita a fianco di straordinari esemplari di faggio dalle singolari forme contorte. Poi il tracciato perde quota rasentando il filo della dorsale N della montagna, fino a condurre ad una selletta a quota 1529 m da cui si prosegue diritto. Mediante ampio ed evidente sentiero si avanza in leggera salita all’interno di una faggeta che ha pochi eguali in fatto di bellezza. Effettuando anche alcune svolte e restando quasi sempre nei pressi della dorsale spartiacque, si esce in seguito dal bosco approdando in magnifiche radure. Siamo nel ripiano prativo conosciuto come Pian del Monte1578 m, luogo di una certa importanza per i valligiani: sembra che un tempo vi si tenesse un mercato estivo. Dopo un’eventuale sosta ad un piccolo rifugio/bivacco, situato poco più in basso e a destra rispetto il tracciato che stiamo seguendo, si continua attraversando il ripiano prativo fino ad un bivio da cui si trascura a destra un’ampia traccia che scende verso Riana. Noi invece proseguiamo diritto/sinistra per ottimo sentiero che rientra nel bosco uscendone poco più avanti. Qui il percorso segnato piega nettamente a sinistra verso la cima del poggio erboso chiamato Groppo Fosco1585 m, che regala una notevole visuale dell’Alta Val Parma con il suo circondario di montagne. Qui la traccia, non particolarmente evidente, piega a destra procedendo in direzione NW verso il vicino limite del bosco. Raggiunto quest’ultimo, si effettua una netta svolta a destra assecondando un’ampia mulattiera che scende inizialmente verso E/NE, poi N. Il percorso (si tratta con grande probabilità dello storico accesso ai pascoli di Pian del Monte) procede in modo lineare (ad un bivio segnato si trascura a destra una traccia per Pian del Monte) tenendosi in prossimità dell’ampia dorsale spartiacque. Più avanti il tracciato avanza sulla destra rispetto il dorso del crinale divisorio, regalando in un tratto ampie visuali sulle montagne del reggiano. Ci si ricongiunge con il filo della dorsale spartiacque in corrispondenza di un’ampia sella erbosa, per poi continuare in versante Bratica. Aggirato il Monte Quadrio, nel momento in cui si lambisce limite superiore di un’area disboscata si compie una brusca svolta a sinistra. Effettuata poco più in basso una netta curva a destra, in corrispondenza di una radura si ignora a sinistra un sentiero proveniente dal Passo della Sisa. Si prosegue per l’antica direttrice, compiendo più in basso una svolta a sinistra ed approdando ad un bivio dal quale si ignora a sinistra un’ampia mulattiera anch’essa diretta al menzionato Passo della Sisa. Seguiamo la carraia principale perdendo quota in direzione NE, prima all’interno del bosco, poi assecondando una panoramica costa. Dopo alcuni tornanti si raggiunge la caratteristica chiesa di Grammatica1008 m, mettendo piede nella provinciale Corniglio-Monchio che si segue a destra. Si effettuano subito un paio di svolte, costeggiando successivamente verticali pareti arenacee. Poco dopo si transita alla base di un singolare poggio parzialmente roccioso (il Groppo Torsello) varcando poi, mediante ponte, il Rio Acquabella. Oltre quest’ultimo si continua lungo la provinciale ancora per poco: infatti, dopo una maestà situata alla nostra sinistra, si scorge in lontananza un cartello. Qui giunti si abbandona la strada asfaltata imboccando a sinistra una mulattiera in discesa. Si tratta di un antico tracciato ancora ben conservato all’interno di un castagneto che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Transitati nelle vicinanze di un essiccatoio diroccato, si continua comodamente lungo la mulattiera che procede a saliscendi (guardando in alto a destra è possibile scorgere altre costruzioni in pietra). Dopo essere passati a fianco di un secondo essiccatoio, si giunge ad un bivio da cui è possibile prendere sia il percorso di sinistra (in questo caso la mulattiera, dopo una discesa in cui transita nei pressi di una costruzione ristrutturata e un tornante destrorso, passa a fianco di splendidi metati ricongiungendosi con l’altro tracciato), quanto proseguire diritto/destra. Una breve discesa conduce nel magnifico Bosco delle Fate: si tratta di un ripiano boscoso punteggiato da diversi essiccatoi (pannelli esplicativi riportano poesie di Attilio Bertolucci) e da massi erratici. Dopo una consigliabile perlustrazione, si prosegue per l’antica mulattiera, fiancheggiata da muretti a secco, passando a fianco dell’ennesima costruzione in sasso ancora ben conservata. Il tracciato, delimitato a sinistra da una staccionata, piega poi a destra e conduce ad un rio che si attraversa. Appena dopo si transita a fianco di una casa ristrutturata e si oltrepassa mediante ponte in legno un ramo del Torrente Bratica. Al successivo bivio si prende la traccia di sinistra giungendo presto nei pressi di alcune abitazioni. Oltrepassato mediante ponte anche il torrente principale, si procede per carraia che sale in direzione di Casarola. Dopo pochi minuti ci si innesta in uno stradello che si segue a destra in salita, piegando poi a sinistra onde entrare nel borgo antico di Casarola. Lo si attraversa ammirando angoli suggestivi ed imboccando, nei pressi delle ultime case, una stradina in salita. Seguendo quest’ultima si raggiunge la chiesa del paese e, poco più in alto, la provinciale per Monchio. 

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Il Monte Aguzzo da Grammatica

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Punto di partenza/arrivo: Grammatica, 1008 m

Dislivello: 340 m ca.

Durata complessiva: 2,15/2,30 h

Tempi parziali: Grammatica-bivio a quota 1238 m (30 min) ; bivio a quota 1238 m-Passo della Sisa-Monte Aguzzo (45 min) ; Monte Aguzzo-Passo della Sisa-Grammatica (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Ultima verifica: maggio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Stupendo anello alla scoperta di luoghi ormai dimenticati che in passato ebbero una certa importanza per i valligiani. Nell’introduzione di una relazione relativa ad un altro percorso in Val Bratica, mi è capitato di scrivere che in queste zone il tempo è come se si fosse fermato. Ebbene, la stessa magnifica sensazione la si prova nel percorre questo itinerario. In Val Bratica – così come in poche altre aree montuose – è possibile percepire il “senso” più profondo della montagna appenninica. La perla che arricchisce l’escursione proposta è una mulattiera che dal Passo della Sisa conduce a Grammatica. Si tratta di un antico tracciato che veniva utilizzato dai valligiani per raggiungere il crinale Bratica/Parma e da qui spingersi fino alla dorsale prativa chiamata Pian del Monte, luogo di un antico mercato che si teneva nella stagione estiva. Consiglio a quei pochi interessati ad un simile itinerario di gustarselo metro dopo metro senza fretta, immergendosi in un’atmosfera dilatata dove il passato è una dimensione realmente percepibile. 

Parcheggiata l’auto nella parte finale di Grammatica in direzione di Riana, ci si incammina imboccando una stradina (percorso CAI n° 739) che parte sulla destra della caratteristica chiesa del paese. Si guadagna quota piuttosto ripidamente effettuando alcune svolte, assecondando in seguito il panoramico dorso di una costa (ad un bivio si prosegue a destra in salita). Più avanti si penetra nel bosco e si continua lungamente per la bella carraia, raggiungendo infine un bivio a quota 1238 m (segnavia su un sasso a terra). Qui si abbandona il percorso segnato imboccando a destra un’ampia traccia che procede prima in piano e poi in discesa. Oltrepassato un solco si effettua una netta svolta a destra e si avanza costeggiando dall’alto una radura il cui margine nord-occidentale si raggiunge in breve. Questo ripiano erboso ospitava in passato una coltivazione a cereali invernali come il grano marzaiolo, da cui deriva il nome del luogo: Marzolare (cfr. Canossini). Continuando per l’ampia mulattiera si varca un ruscello e si costeggia il margine inferiore un’altra splendida radura. Appena dopo si confluisce in un’ampia traccia che si segue a destra raggiungendo in breve il Passo della Sisa1211 m (poco prima si stacca a destra una mulattiera proveniente da Grammatica), storico valico di crinale e incrocio di diversi percorsi. Noi proseguiamo alla volta della sommità del Monte Aguzzo imboccando il ripido sentiero che abbiamo di fronte. Dopo il primo strappo, la traccia, non segnata ma evidente, avanza assecondando il boscoso dorso del crinale spartiacque Bratica/Parma. Procedendo perlopiù in piano e in leggera discesa, si esce in seguito dal bosco in corrispondenza di una magnifica costa marnosa (panorama stupendo). Qui il sentiero piega a destra e sale ripido inizialmente all’interno del bosco per poi effettuare un obliquo ascendente tagliando un erto e friabile pendio di marne. Si prosegue lungo la traccia affrontando l’ultimo faticoso strappo che precede la sommità del Monte Aguzzo1324 m, caratterizzata da un palo di ferro residuo di una stazione radio risalente alla Seconda Guerra Mondiale (cfr. Canossini). Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama offerto dalla cima di questo monte, si ritorna al Passo della Sisa seguendo lo stesso percorso effettuato in salita. Dal valico si rientra a Grammatica percorrendo con immenso piacere una delle poche mulattiere storiche rimaste ancora intatte, scampata miracolosamente dalla distruzione ed invadenza operata da moto da cross, mountain bike, cartacce e pattume vario abbandonato da escursionisti cialtroni. Dal passo si prende quindi la traccia di sinistra procedendo in piano verso N/NE al sommo di radure arbustive. Poi il percorso svolta repentinamente a destra e perde quota in leggera discesa all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Poco dopo si esce in una piccola radura con affioramenti argillosi che si attraversa lungo il suo margine destro (guardando a destra si nota un notevole esemplare di antico muretto a secco). Rientrati nel bosco si continua a scendere per la splendida mulattiera inizialmente larga e molto incavata, poi più stretta ma sempre evidente (in alcuni punti è possibile notare ciò che rimane del selciato originario). Più avanti si raggiunge una panoramica costa marnosa che costituisce il sommo della sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio del Canalaccio. Si prosegue lungo la mulattiera raggiungendo in breve la strada provinciale della Val Bratica appena prima del paese di Grammatica. Si attraversa tutto lo splendido e antico nucleo fino alla chiesa del paese nei pressi della quale abbiamo parcheggiato l’auto. 

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Tra Bratica e Cedra

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1154 m

Dislivello: 350 m ca.

Durata complessiva: 3/3,15 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo di Riana (1 h ca.) ; Passo di Riana-sella a quota 1251 m (40 min.) ; sella quota a 1251 m-Poggio del Tesoro-Passo del Ticchiano (1,15/1,30 h)

Difficoltà: E+/EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Casarola-Passo del Ticchiano

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

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Descrizione dell’itinerario 

Inusuale ma affascinante percorso che, nonostante sia di breve durata, risulta piuttosto intenso. Il sentiero n° 737 nel tratto carraia per Casarola-Passo di Riana è di difficilissima reperibilità poiché, in diverse sezioni, inglobato dalla vegetazione. L’attraversamento del crinale Poggio Maslini-Poggio del Tesoro avviene perlopiù su labilissime tracce e, anche in questo caso, bisogna fare i conti con vegetazione invadente e fastidiosa. Come si evince dal titolo, si tratta di un percorso che si sviluppa a cavallo tra la Val Bratica e la Val Cedra. 

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo dieci minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede inizialmente a saliscendi, conducendo, dopo aver sottopassato una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Si continua a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione a filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Attraversato un piccolo ruscello e trascurate tracce trasversali, ci si dirige verso la radura in pendenza che si ha di fronte e la si risale lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Trascurato un sentiero a sinistra, si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Si avanza in mezzo alla fitta boscaglia trascurando un sentiero che si stacca a destra, imboccando invece la traccia di sinistra al successivo bivio (il percorso principale risulta infatti ostruito da arbusti spinosi). Si attraversa successivamente una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto nella quale si penetra destreggiandosi ancora tra vegetazione spinosa. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa per poi salire in obliquo a sinistra per radura assecondando una traccia appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una macchia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota una traccia che non dobbiamo imboccare poiché ostruita dalla vegetazione. Si deve invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata macchia di bosco dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima macchia di fitta boscaglia, approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi, si raggiunge in circa dieci/quindici minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante risale un pendio di bosco diradato. Messo piede su una selletta nel crinale Bratica-Cedra, si ignora a destra la prosecuzione del percorso n° 737 diretto alla sommità del Navert e si prosegue diritto per ampia traccia che scende nel versante Cedra. Poco più in basso ci si immette in una carraia trasversale che si segue comodamente a sinistra, raggiungendo dopo alcuni minuti un magnifico pianoro prativo da cui è possibile ammirare visuali grandiose sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Ignorata una traccia che si stacca a destra, si prosegue diritto lungo il percorso principale, attraversando in seguito alcune vallette. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si sale effettuando un paio di svolte, fino a confluire in una carrareccia proveniente da Pianadetto che va seguita a sinistra. Si procede in costante salita aggirando le pendici del versante SE del Poggio Maslini (una carraia che si stacca a sinistra e che sale al Passo di Riana va ignorata). Una volta penetrati in un altro rimboschimento a conifere, a quota 1147 m, nel momento in cui il tracciato tende a pianeggiare, si trova un bivio. Ora, continuando a seguire l’ampia traccia si raggiungerebbe senza alcun problema la provinciale n° 75 poco sotto il bivio iniziale. In questa sede vorrei invece proporre una variante più avventurosa e suggestiva, che tuttavia implica l’impegno di destreggiarsi con vegetazione in alcuni tratti veramente fastidiosa. Dal menzionato bivio si imbocca a sinistra un sentiero marcato (appena dopo si nota un ometto) che sale in obliquo procedendo per un tratto parallelamente alla carraia appena abbandonata. Effettuando poi un’ampia svolta a sinistra e dopo una salita all’interno di una buia abetaia, si approda sul filo della dorsale spartiacque dove si ignora un sentiero che scende in versante Bratica. Si prosegue invece assecondando il crinale in direzione NE verso l’altura nota come il Poggio del Tesoro (nonostante la traccia da seguire sia decisamente incerta e a volte assente, questa sezione dell’itinerario, svolgendosi su una dorsale, non pone particolari problemi di orientamento). Poco più avanti si deve salire sulla sommità di un primo poggio erboso molto panoramico dal quale si continua seguendo il crinale. Guadagnato il sommo di un’altra altura boscosa, si scende in obliquo a sinistra su traccia appena accennata all’interno del bosco. Poi si prosegue al sommo di pendii prativi tenendosi in prossimità del filo della dorsale. Giunti sotto un secondo poggetto, caratterizzato dalla presenza di un palo elettrico alla base, facendosi largo tra vegetazione invadente si sale lungo il filo del crinale prestando attenzione agli arbusti spinosi nonché ad una recinzione con filo spinato (arrugginito!) alla nostra destra. Dalla panoramica sommità si prosegue lungo la dorsale spartiacque per qualche metro, per poi virare a sinistra e scendere tenendo il crinale sulla destra. Poco più avanti si ritorna nei pressi del filo della dorsale e si riprende a salire scavalcando un’altura. Si continua ad assecondare il crinale divisorio delimitato a sinistra da un’altra recinzione con filo spinato. Si oltrepassa quest’ultima e si avanza contornando il limite superiore di stupendi pendii prativi che regalano suggestive visuali sulla sottostante Val Bratica. Scavalcata per una seconda volta la recinzione, si penetra poi nel bosco e si perde quota aggirando un dosso boscoso che dovrebbe costituire la sommità vera e propria del Poggio del Tesoro. Si oltrepassa un’altra recinzione e si scende liberamente per il pendio boscoso uscendone poco più in basso. Ci troviamo al sommo di una radura che si discende confluendo infine nell’ampia traccia seguita in salita (siamo poco sotto il valico di crinale con muretto a secco incontrato all’inizio dell’escursione). Da qui, in breve, si fa ritorno al Passo del Ticchiano. 

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Monte Aguzzo: anello da Sivizzo

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Punto di partenza/arrivo: Sivizzo 822 m

Dislivello: 564 m

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Sivizzo-crinale Bratica/Parma (45 min/1 h) ; crinale Bratica/Parma-Monte Aguzzo (40 min) ; Monte Aguzzo-Passo della Sisa (30 min) ; Passo della Sisa-Grammatica (40 min) ; Grammatica-fondo Val Bratica-Sivizzo (1,10 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo

Immagine (FILEminimizer)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Interessante e completo anello in un settore della Val Bratica poco conosciuto e scarsamente valorizzato a livello escursionistico.

Poco prima di uscire dall’abitato di Sivizzo, procedendo in direzione di Grammatica, si imbocca a destra uno stradello cementato che sale verso W/NW. La pendenza si fa subito molto sostenuta e una volta usciti dal nucleo abitato si incontra un primo bivio dove si prende la carraia di sinistra. Seguiamo l’ampia traccia che presto entra nel bosco, incontrando poco dopo un secondo bivio dove si ignora a sinistra un percorso che scende. Dopo una fontana collocata alla nostra sinistra, si presenta un ulteriore bivio dove occorre prendere la carraia di sinistra. Si continua con andamento verso W fino a giungere ad un quarto bivio: si ignora l’ampia traccia che procede a sinistra, imboccando a destra una carraia che effettua presto una curva in quest’ultima direzione. Dopo una svolta a sinistra, ad un ulteriore bivio, si procede diritto lasciando a destra una traccia un po’ inerbita. Presto giungiamo alla base di un ripido pendio di bosco molto diradato che si risale effettuando diversi tornanti. Faticosamente, a causa della pendenza accentuata del tracciato, mettiamo piede sul crinale Bratica/Parma. Nel momento in cui il percorso volge verso S onde assecondare la dorsale montuosa, spostandosi sulla destra per qualche metro si arriva al culmine di un impressionante ma allo stesso tempo suggestivo pendio formato da blocchi e terra che digrada verso il fondo della Val Parma: si tratta della grande frana di Corniglio. Continuiamo a sinistra lungo il percorso di crinale che nella prima sezione procede in ripida e faticosa salita. Dopo aver sottopassato i cavi dell’alta tensione, il sentiero entra nel bosco e procede in leggera salita con qualche tratto un po’ più ripido. In seguito ci si sposta sulla destra del crinale boscoso procedendo a mezza costa in versante Parma, per poi riprendere ad assecondare la dorsale spartiacque approdando su un poggio (la prima quota del crinale Parma/Bratica culminante nel Monte Navert) dove è ben visibile la sommità del Monte Aguzzo. Una breve discesa precede una selletta dalla quale, trascurato a sinistra un sentiero, si volta a destra per poi volgere quasi subito a sinistra. Si risale un solco e con progressivo spostamento verso destra si esce dal bosco a pochi metri dalla cima del Monte Aguzzo, 1325 m, caratterizzata da un alto palo di ferro residuo di una stazione radio risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Dalla sommità si ammira un panorama vastissimo che si estende dai monti del reggiano fino alla dorsale Parma/Baganza. Si scende per l’evidente sentiero che più in basso piega a sinistra tagliando obliquamente uno scosceso pendio di marne. Rientrati nel bosco, si perde ripidamente quota fino a giungere nei pressi di una particolare costa che offre una notevole visuale verso l’Alta Val Parma. Volgendo bruscamente a sinistra, si riprendere la boscosa dorsale Bratica/Parma che si asseconda lungamente procedendo in leggera salita e in piano. Una breve discesa conduce al Passo della Sisa 1211 m, importante crocevia di sentieri. Trascurata a destra un’ampia traccia che scende verso Mossale Alto e a sinistra una bella e antica mulattiera proveniente da Grammatica, si prosegue diritto rientrando nel bosco. Dopo aver oltrepassato una recinzione, si tralascia a sinistra un’ampia traccia che conduce a Grammatica, ignorando poco più avanti, sulla destra, un percorso diretto a Pian del Monte. Si continua diritto lungo una bella ed evidente mulattiera non segnata che inizialmente costeggia una bucolica radura. Dopo una svolta a destra si giunge nei pressi di un’altra radura: si tratta del Marzolare, vasto campo che un tempo ospitava coltivazioni a cereali invernali. La mulattiera-carraia prosegue tenendo la radura più in basso e a sinistra, fino a volgere in quest’ultima direzione. Poco più avanti ci si innesta nell’ampia traccia contrassegnata CAI n° 739 che sale da Grammatica. La seguiamo a sinistra in direzione di quest’ultima località, uscendo in seguito dal bosco assecondando una specie di dorsale che regala ampie visuali verso il Caio e l’Alta Val Bratica. Il tracciato conduce infine alla chiesa di Grammatica edificata su un dosso situato poco sopra la SP 75. Attraversata quest’ultima, si continua per stradello sterrato che in leggera discesa conduce al cimitero del paese. Lasciato quest’ultimo a sinistra, si prosegue per bella mulattiera che compiendo svolte e tornanti perde quota verso il fondo della Val Bratica. Si avanza in seguito in direzione nord/nord-est all’interno di uno splendido ambiente boschivo, prendendo ad un bivio il percorso di destra. Il vecchio tracciato procede in modo lineare lambendo in un tratto il Torrente Bratica, varcando in seguito un rio. Si insiste per il comodo percorso fino a confluire in una carraia a poca distanza dal torrente. Dopo un tratto in piano, il tracciato sale piuttosto ripidamente oltrepassando un’area interessata da una frana. Si prosegue lungamente per la carraia procedendo a saliscendi all’interno di un piacevole ambiente boschivo. Dopo l’attraversamento di due rii, il percorso compie una netta svolta a destra cui fa seguito un’altra verso sinistra. Superata una salita piuttosto faticosa, si giunge nei pressi del cimitero di Sivizzo situato in un panoramico ripiano prativo. Uno stradello conduce nel centro del paese e, poco sopra, nella provinciale proprio di fronte alla fontana. 

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