La Punta Buffanaro per le placche nord-est (Via “Ti Vedo Tentennare”) e il Monte Alto (discesa per la cresta nord-est)

100_1542 (FILEminimizer)Il tracciato della Via “Ti Vedo Tentennare”

Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1030 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Ti Vedo Tentennare” (45 min) ; Via “Ti Vedo Tentennare”-sommità Punta Buffanaro (1/1,30 h) ; Punta Buffananro-Monte Alto (45 min) ; Monte Alto- ferrata cresta NE-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-Ghiaccioni (40 min) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Ti Vedo Tentennare” dal sentiero n° 659 ; PD (II° e III°) la Via “Ti Vedo Tentennare” ; EE/EEA (A/B) il crinale dalla Punta Buffanaro al Monte Alto ; EEA (B/C) la ferrata della cresta NE del Monte Alto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata e da ferrata (per la Via “Ti Vedo Tentennare” portare un assortimento di chiodi per attrezzare o rinforzare le soste)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quello proposto è certamente uno degli itinerari più completi, da qualsiasi punto di vista, che sia possibile effettuare nell’ambito dell’Appennino emiliano se non settentrionale. Già la bellezza dei luoghi visitati ha pochi eguali, e se a questo aggiungiamo l’interessante scalata delle placche N/NE del Punta Buffanaro, il tratto di crinale (tra i più belli in assoluto) che congiunge quest’ultima al Monte Alto e, infine, la discesa per la cresta NE del monte in questione, ne risulta una combinazione impegnativa ma, allo stesso tempo, estremamente appagante. La Via “Ti Vedo Tentennare”, aperta da G. Simonini T. Morduzzi nel 2008, è una facile arrampicata, perlopiù d’aderenza, dalla linea molto semplice. Nella prima sezione si risale una sequenza di placche, tenendosi appena a sinistra e rasentando un muro verticale che delimita a destra la placconata e che forma un diedro. Nella seconda sezione, invece, si rimonta integralmente lo spigolo nord della Punta Buffanaro, fino a raggiungere il crinale sommitale. Nella via sono presenti solo alcuni chiodi di sosta e nessuna protezione intermedia. E’ quindi consigliabile portare con se un assortimento di chiodi ed alcune protezioni veloci, utili soprattutto nella prima sezione. Particolare attenzione va posta al tratto finale prima di raggiungere il filo della cresta nord: infatti, si deve risalire un ripido pendio erboso che risulta molto scivoloso, soprattutto se affrontato con le scarpette d’arrampicata. Considerando la tipologia dell’arrampicata (d’aderenza), è assolutamente necessario affrontare l’ascesa dopo un prolungato periodo di bel tempo. Proprio per questo motivo la stagione più raccomandata risulta essere quella estiva. Riguardo, invece, la discesa lungo la ferrata della cresta NE del Monte Alto, si dovrà scavalcare un esposto gendarme roccioso e discendere lisce placche, tratto quest’ultimo, in quanto affrontato in discesa, decisamente impegnativo. 

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Ramiseto (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta, guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice, fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da una pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso, più in alto, piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito che segna l’inizio della via). La nostra linea di salita è molto semplice: dobbiamo scalare le placche a sinistra del menzionato muro che si costeggia costantemente. Dal chiodo iniziale si scala direttamente una prima liscia placchetta (III°), continuando poi in obliquo a destra onde portarsi a ridosso del muro di rocce rotte che delimita a destra la placconata. Si scala una successione di placchette con bella arrampicata costeggiando il più volte menzionato muro (II°+/III° ; alcuni blocchi instabili). Si supera poi, tenendosi leggermente a sinistra e sfruttando buoni appoggi, un breve rigonfiamento un po’ più ripido (II°+). Dopo alcuni metri si raggiungere quella che, stando alla relazione originale dei primi salitori, dovrebbe essere l’ultima sosta prima di raggiungere lo spigolo (70 metri ca. dall’attacco, spezzabili in due lunghezze di corda ; soste da rinforzare o attrezzare). Da qui, tenendosi a ridosso del muro, si scalano brevi placchette (II°+), continuando successivamente per ripido pendio prativo, sfruttando poco più in alto una piccola lastra rocciosa. Raggiunta una forcellina (35 m ; spuntone con cordino), situata proprio sul filo dello spigolo settentrionale della Punta Buffanaro, si prosegue assecondando costantemente quest’ultimo. Nella parte iniziale si risalgono ripidi pendii cespugliosi con qualche sporadica roccia affiorante. Successivamente lo spigolo diviene più roccioso: lo si scala assecondando il suo filo, superando grandini e placchette con divertente arrampicata (II° max). Si giunge così sotto l’ultima sezione della parete caratterizzata da una liscia lastra rocciosa. Si prosegue risalendo quest’ultima, tenendosi nei pressi del suo spigolo delimitato a destra da una fenditura (II°-). Si approda infine sulla cresta sommitale che si segue a sinistra, incontrando appena dopo un paio di chiodi di sosta (220 metri ca. dalla forcellina, nei quali si procede inizialmente in conserva, poi si effettuano 3 tiri da 60 m; presenti alcuni chiodi di sosta). Poco più avanti si mette piede nel sentiero n°00 mediante il quale si guadagna la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si continua ad assecondare il crinale in direzione del Monte Alto, scendendo inizialmente per ripida traccia per poi perdere quota a destra di una lastra rocciosa. Aggirato a destra un risalto, si prosegue per il magnifico crinale erboso, raggiungendo una selletta dove a destra si stacca la poco evidente traccia, contrassegnata n° 106, proveniente da Torsana. Si continua salendo sulla sinistra del crinale vero e proprio, per poi riprenderne il filo e proseguire assecondandolo. Raggiunta la sommità di una cima secondaria, 1838 m, si prosegue per un tratto in discesa, avvicinandosi progressivamente alla sezione più rocciosa ed impervia della dorsale spartiacque. Dopo alcune roccette, si raggiunge la base di un risalto roccioso dove si rinvengono le attrezzature del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile) 

Si traversa a sinistra per un paio di metri e si scalano direttamente la sovrastanti ripide rocce sfruttando ottimi appoggi naturali (II° senza l’ausilio delle attrezzature, altrimenti A/B). Si prosegue poi per crestina caratterizzata da placchette aiutandosi con una fune d’acciaio (A). Dopo aver superato con un brevissimo passo d’arrampicata un gradino con spaccatura, si aggira a sinistra uno spuntone. Il sentiero prosegue tenendosi sulla sinistra del filo del crinale divisorio, avanzando verso la non lontana sommità del Monte Alto. Guadagnata la stupenda cima, 1904 m, si scende in direzione del Passo di Pietratagliata, seguendo il ripido sentiero n° 00. Giunti a poca distanza da un caratteristico gendarme roccioso, che precipita verso SW con un verticale spigoletto, ci si dirige verso quest’ultimo, abbandonando perciò il sentiero. Per esile traccia si aggira uno spuntone fino ad arrivare alla base del menzionato spigolo. Siamo all’inizio (o alla fine, dipende ovviamente dal senso di percorrenza) della ferrata della cresta NE del Monte Alto, parte integrante del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si scala direttamente la verticale paretina, nella parte iniziale decisamente avara d’appoggi, aiutandosi, oltre che con il cavo ben teso, con una staffa utile come appiglio (B/C). Dopo questi primi metri impegnativi, si approda sulla cresta sommitale del gendarme, che si asseconda affrontando inizialmente un traverso esposto e non facile (B). Dalla cima si incomincia un’impegnativa discesa per placche lisce attrezzate con corda d’acciaio ben tesa. La prima parte risulta tutto sommato abbastanza agevole (B); successivamente la placca diviene più ripida ed esposta. La si discende in totale aderenza, sfruttando in alcuni punti una rampetta situata alla nostra sinistra (C). Poi si discende un’altra rampa a placche (A/B), giungendo così al termine di questa notevole ma impegnativa sezione di ferrata. Una ripida traccia conduce alla sottostante sella oltre la quale si monta sulla sommità di un groppo. Si scende nel versante opposto per sentierino ripido e disagevole, tenendosi a sinistra di una grande lastra rocciosa e a destra di una più piccola. Successivamente si aggira a destra un risalto, giungendo così alla base di un altro groppo dove riappaiono le attrezzature della ferrata. Si scala inizialmente una specie di diedro (B) continuando poi per ripide rocce dotate di buoni appoggi, aiutandosi nella parte finale con una staffa (B). Dalla sommità dello spuntone si scende nel versante opposto per ripide e delicate placchette, poi per traccia. Dopo aver aggirato a destra un risalto, si approda al sommo dell’ultimo dosso della cresta che precede il Passo di Pietratagliata. Attraversando una piccola pietraia e discendendo una lastra rocciosa attrezzata con corda d’acciaio (A+), si approda al caratteristico valico, punto d’incontro della cresta NE del Monte Alto con il crinale S dell’Alpe di Succiso. Da qui si piega in versante Liocca assecondando il sentiero n° 673 che inizialmente taglia a mezza costa la testata del grandioso vallone compreso tra il versante NE del Monte Alto e quello SW dell’Alpe di Succiso. La traccia vira poi a sinistra e perde quota a mezza costa ai piedi di ripidi pendii prativi. Più in basso il sentiero svolta nettamente a sinistra, varcando un ruscello asciutto (il Torrente Liocca), per poi procedere nel versante sinistro della valle da esso formata. Alternando radure a fasce boscose, per traccia sempre evidente e ben segnata, si giunge a poca distanza della base delle magnifiche placche basse della Punta Buffanaro, dove sale la Via “Il Chiodo Fisso”. Dopo un’ultima discesa all’interno della faggeta, si approda nella conca prativa dei Ghiaccioni, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

 

 

Punta Buffanaro e Monte Acuto: anello dalla diga del Lago Paduli

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Punto di partenza/arrivo: diga del Lago Paduli 1157 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: diga del Lago Paduli-Rifugio Sarzana (1,40 h) ; Rifugio Sarzana-Sella Buffanaro (45 min) ; Sella Buffanaro-Punta Buffanaro A/R (45 min) ; Sella Buffanaro-Sella di Monte Acuto-Monte Acuto (45 min/1 h) ; Monte Acuto-Sella di Monte Acuto-sentiero n° 00/659A-bivio sentiero n° 653 (1 h) ; bivio sentiero n° 653-diga del Lago Paduli (45 min)

Difficoltà: E+ il sentiero n° 657A per la Sella Buffanaro ; E+/EE l’ascesa e discesa della Punta Buffanaro dalla sella omonima ; EE/EEA (tratti attrezzati facili con un passaggio di media difficoltà) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena in direzione della Sella di Monte Acuto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (consigliabile l’attrezzatura da ferrata per il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena)

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Diga del Lago Paduli ; Reggio Emilia-S.Polo d’Enza-Vetto d’Enza-Ramiseto-Miscoso-diga del Lago Paduli. Si parcheggia l’auto oltre il ponte, lungo la provinciale per Ramiseto 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Grandioso anello in una delle più interessanti aree dell’Appennino settentrionale. I Groppi di Camporaghena si presentano come una cresta/crinale che dal Monte Acuto si dilunga in direzione SE fino al Monte Alto. Quest’ultimo è poi il nodo orografico in cui si incontrano due creste: quella nord-est che degrada verso il Passo di Pietra Tagliata, saldandosi qui con il crinale sud dell’Alpe di Succiso, e la lunga e severa cresta E, naturale continuazione della dorsale spartiacque dei Groppi di Camporaghena. La Punta Buffanaro è forse la cima più “caratterizzata” del lungo crinale, soprattutto per le spettacolari placche del suo versante NE.

Dalla diga del Lago Paduli (cartelli) ci si incammina lungo una carraia, delimitata a destra da una recinzione, raggiungendo quasi subito un bivio (cartelli), dove si prosegue a sinistra imboccando il percorso CAI n° 659 per il Rifugio Sarzana. Appena dopo, nei pressi di un’edicola con maestà, si incontra un secondo bivio, dove si continua a sinistra ignorando a destra la traccia n° 659A/653 da cui torneremo. Il nostro sentiero procede, dopo un primo tratto in moderata pendenza, perlopiù in leggera salita all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Si transita nelle vicinanze di uno stagno stagionale, per poi guadare il Rio Garzoli e risalire verso una costa boscosa che si valica. Poco dopo dopo si incontra il bivio (cartelli) con il sentiero SD (Strada dei Ducati) per Miscoso che si ignora, continuando diritto sempre in direzione del Rifugio Sarzana. Tralasciato anche il sentiero n° 653 (cartelli) che si stacca a destra, ci si immette poco dopo in un’ampia traccia che si segue svoltando progressivamente verso S. Poco più avanti si approda in una radura in cui è situato l’ennesimo bivio: si ignora a sinistra il percorso n° 653 per Succiso Nuovo, continuando diritto mantenendo lo stesso segnavia di prima. Successivamente la traccia inizia a guadagnare quota lungo un pendio boscoso soggetto a operazioni di disboscamento. Dopo aver superato un ripido strappo, si continua con minore pendenza sempre all’interno del bosco. Poco più avanti si risalgono alcune radure arbustive, per poi procedere a mezza costa ai piedi della dorsale settentrionale del Monte Acuto. Dopo una breve discesa si approda nel ripiano boschivo dove è situato il Rifugio Sarzana1575 m, a poca distanza dal magnifico Lago di Monte Acuto. Dal rifugio si prosegue per il sentiero n° 659 lambendo la sponda nord-est dello specchio d’acqua, raggiungendo un bivio dove a destra si stacca la traccia per la Sella di Monte Acuto. Si prosegue diritto (appena dopo a sinistra si stacca una traccia in discesa che conduce ad una fonte) transitando dopo qualche minuto nei pressi di un altro lago con acqua stagnante, per poi attraversare in falsopiano e leggera discesa una pietraia. Si continua successivamente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo infine un bivio collocato in prossimità del dorso di una costa. Qui si abbandona il sentiero n° 659, che compiendo diversi tornanti scende verso i Ghiaccioni, per imboccare a destra la traccia contrassegnata n° 657A. Si procede per un tratto all’interno di un solco avendo a sinistra la già menzionata dorsale boscosa. Poco più avanti la si raggiunge e attraversa, continuando poi a mezza costa all’interno del bosco. Dopo alcuni minuti si giunge alla base di una ripida pietraia che si risale per pochi metri per poi attraversarla verso sinistra (tenere d’occhio i segnavia). Usciti definitivamente dal bosco, si avanza in obliquo ascendente – affrontando anche ripidi strappi – per stretto sentiero che risale e attraversa un paio di pietraie, di cui la seconda è la più estesa. In questo tratto è possibile ammirare visuali davvero grandiose sul versante occidentale dell’Alpe di Succiso. Una breve ma ripida risalita, ormai in prossimità del crinale (sulla destra sono ben visibili i cavi del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena), precede la panoramica Sella Buffanaro1752 m, situata ai piedi del severo profilo nord/occidentale dell’omonima punta. Si continua alla volta di quest’ultima, affrontando fin da subito una dura risalita lungo il filo della dorsale, per poi procedere per un breve tratto con minor pendenza. La traccia del sentiero 00 si sposta successivamente a destra rispetto i risalti rocciosi della cresta, procedendo in ripida salita mediante stretti tornanti. Poco più avanti il sentiero avanza in obliquo ascendente tagliando ripidi ed esposti pendii nel versante lunense della montagna. Superate alcune roccette, si rimette piede, ormai a poca distanza dalla cima, nel crinale divisorio al sommo di lisce lastre rocciose che degradano verso la Valle Liocca e i Ghiaccioni. In breve si guadagna con soddisfazione la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si ritorna alla Sella Buffanaro percorrendo a ritroso il sentiero effettuato in salita, prestando la massima attenzione alla ripidezza ed esposizione di molti tratti. Dal valico di crinale si continua in direzione della Sella di Monte Acuto, iniziando ad ascendere verso una cima secondaria mediante il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Tenendosi sull’esposto filo di cresta, si rimontano facili placche (A) che precedono una breve discesa (A+) e un tratto di crinale aereo. Giunti sotto un ripido risalto, lo si supera direttamente sfruttando un diedro (B), cui fa seguito un’ esposta crestina (A). Si discende un brevissimo muretto verticale (B), per poi avvicinarsi ad un altro risalto che si supera agevolmente assecondando un canalino (A). Continuando lungo il filo di cresta, si rimontano in obliquo facili e gradinate placchette, effettuando anche brevi traversi (A/A+). Superata una breve balza (A), si giunge al termine della prima sezione del percorso attrezzato. Una traccia conduce velocemente alla sommità di una panoramica cima da cui si discende nel lato opposto tenendosi nei pressi del crinale divisorio. Raggiunta una selletta situata sotto un ripido groppo, si procede inizialmente per sentiero in obliquo ascendente, effettuando successivamente un traverso attrezzato (A+). Aggirato il profilo dell’altura, ha termine (o inizio, dipende dal senso in cui lo si percorre) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Raggiunta mediante labile traccia la sommità di un’altra quota del lungo crinale, si prosegue comodamente alla volta della ben visibile Sella di Monte Acuto, 1721 m (poco prima di quest’ultima, sulla cima di un dosso erboso disposto alla nostra sinistra, è collocato un interessante cippo confinario risalente la 1828). Messo piede sul valico di crinale (cartelli) ci si dirige verso la sommità del Monte Acuto, oltrepassando inizialmente dei grossi blocchi. Assecondando una marcata traccia, che si mantiene nei pressi dell’ariosa cresta sud/occidentale del monte, si guadagna in breve la panoramica sommità, 1785 m. Ritornati al valico di prima, si inzia la discesa nel versante lunense seguendo il percorso n° 00. Per bella mulattiera si raggiunge poco più in basso una magnifica dorsale prativa che regala visuali mozzafiato sui versanti meridionali dei Groppi di Camporaghena. Il sentiero piega poi a destra, contornando poco più avanti il margine del bosco, per poi assecondare, appena a sinistra del limite della vegetazione, una dorsale che degrada verso W, denominata la Costaccia. Spostandosi a sinistra in più ripida discesa, si raggiunge un bivio dal quale, ignorata a sinistra la continuazione del sentiero 00 diretto alla Foce di Torsana, si prosegue a destra per il percorso n° 659A. Si asseconda ancora per poco la già menzionata dorsale, per poi piegare a sinistra scendendo obliquamente verso alcuni alberi in corrispondenza dei quali la traccia piega nettamente a destra. Ora non resta che seguire la magnifica mulattiera che effettuando numerosi tornanti conduce in circa 30 minuti di rilassante cammino al bivio con il sentiero n° 653 per la Foce Torsana. Dal paletto con cartelli si prosegue a destra mantenendo lo stesso segnavia di prima, procedendo inizialmente in direzione N-N/W. Poco più avanti il percorso svolta verso NE, avanzando a mezza costa generalmente in piano, ma con qualche leggera contropendenza. Si attraversano tre ripidi solchi, per poi raggiungere, sempre per ottimo ed evidente sentiero, un bivio (cartelli). Ignorato a destra il percorso n° 653, si continua a sinistra approdando dopo alcuni minuti di non ripida discesa in una magnifica radura attraversata da un corso d’acqua. Varcato quest’ultimo grazie ad una rudimentale passerella in legno e raggiunto il lato opposto della radura, si procede per un breve tratto in leggera salita, per poi scendere mantenendosi nella sponda destra orografica di un valletta. Più in basso si svolta a destra, raggiungendo infine il bivio incontrato all’inizio dell’escursione. In breve si fa ritorno alla diga del Lago Paduli e alla provinciale per Ramiseto.