Monte Nero: anello da Selvola

101_3259 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Selvola, 993 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Selvola-Drusco (35 min.) ; Drusco-Provinciale della Val Nure (1,35 h) ; Provinciale della Val Nure-Monte Nero (1 h) ; Monte Nero-Sella Costazza-Prato Grande-Provinciale della Val Nure (1 h) ; Provinciale della Val Nure-Selvola (1,20 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: oridanaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola. Da quest’ultima località si continua per la SP 81 in direzione del Passo del Tomarlo. Appena dopo il paese di Casal Porino – il cui centro vero e proprio la provinciale aggira a sinistra – in corrispondenza di una curva a sinistra, si prende a destra la strada per Selvola. Si parcheggia l’auto in un qualche spiazzo nel lato destro della carreggiata, appena oltre le ultime case del paese

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare anello che si svolge per carraie e sentieri spesso non segnati o con segnaletica molto carente. La prima parte consiste, dopo aver raggiunto il paese di Drusco, nel raggiungimento della dorsale che chiude a sud la Val Lecca. Il crinale in questione è attraversato dal sentiero n° 841, la cui segnaletica lascia molto a desiderare. La stessa condizione di trascuratezza riguarda il percorso n° 821 che dalla Provinciale della Val Nure scende a Selvola.

N.B.: l’escursione è stata effettuata il giorno 20/02/2020, prima dell’emanazione delle misure restrittive inerenti al contenimento dell’epidemia da Covid-19

Da Selvola si procede per stradina asfaltata in direzione di Revoleto avanzando in lieve discesa. Oltrepassato un rio e svoltati a destra, si imbocca a sinistra una carraia in salita che teoricamente dovrebbe essere segnata dal CAI (n° 821). Dopo una svolta a sinistra, si trascura in questa direzione una traccia inerbita, raggiungendo in seguito una costa con presa dell’acquedotto (fontana a sinistra). Al crocicchio che si presenta, si ignora innanzitutto la carraia che sale a sinistra (CAI n° 821), proseguendo invece diritto per ampia traccia in discesa. Dopo aver attraversato una valletta, il tracciato si fa più infrascato e anche infossato. In corrispondenza di una svolta a destra, si trascura a sinistra un percorso in salita e si continua a perdere quota parallelamente ad un canale. Poco più in basso si entra nella frazione di Case Botti, imboccando, in corrispondenza di una fontana, una carraia a sinistra. Quest’ultima attraversa una valletta ed effettua appena dopo una netta svolta a destra, riconducendo nella stradina abbandonata in precedenza. Seguiamo l’asfalto a sinistra, immettendosi successivamente in un’altra strada proveniente da Anzola. Attraversata la parte superiore del paese di Revoleto, si abbandona la strada asfaltata imboccando a destra una traccia piuttosto infrascata. Dopo il primo tratto in piano, si procede in salita a fianco di campi, avanzando parallelamente alla strada di prima. Giunti ad un bivio, si prosegue a destra per mulattiera che contorna il margine di un campo, procedendo parallelamente ad un rio. Dopo una breve salita, ci si immette nuovamente nella strada asfaltata appena prima del ponte che oltrepassa il menzionato corso d’acqua. Seguendo l’asfalto a destra, si transita poco dopo a fianco di un curioso gendarme ofiolitico con Madonnina, attraversando successivamente un altro rio. Dopo una salita in cui si costeggiano degli interessanti muretti a secco, si entra nella frazione di Drusco, 952 m, passando inizialmente a fianco della chiesa di Santa Maria Assunta. Raggiunto il centro del piccolo abitato, proprio di fronte ad una cappella si stacca a sinistra una carraia: la imbocchiamo, uscendo in questo modo dalla frazione. Si sale inizialmente contornando il margine di un campo, effettuando una curva a destra e ammirando alla nostra sinistra esemplari di vecchi muretti a secco. Si continua a guadagnare quota in direzione nord ai lati di prati recintati, transitando a fianco di una specie di lavatoio in cemento. Penetrati nel bosco, si sale piuttosto ripidamente per ampia traccia, fino ad incontrare un bivio. Imboccato il percorso di destra, si avanza prima in lieve discesa e poi in piano, progredendo nella sponda destra orografica della valle formata dal Rio Scese. Appena dopo aver varcato quest’ultimo, si presenta un altro bivio da cui si prende il tracciato di sinistra, compiendo subito una netta svolta in questa direzione. Al successivo bivio, situato nei pressi di un’ampia area disboscata che si accompagnerà per un tratto, si prosegue a sinistra procedendo parallelamente al canale formato da un corso d’acqua. Si sale ripidamente, costeggiando più in alto la menzionata area disboscata, fino a compiere una netta svolta a sinistra in corrispondenza della quale si trascura a destra una traccia inerbita. Dopo un tratto in sostenuta salita a fianco dell’area di prima si rientra finalmente nel bosco. Si prosegue per mulattiera assecondando per una breve sezione il dorso di una poco accennata costa, piegando poi a destra. Il tracciato in seguito svolta a sinistra sdoppiandosi per un breve tratto, virando successivamente a destra. Poco più in alto si transita nei pressi di splendidi e centenari esemplari di faggio che arricchiscono notevolmente il patrimonio boschivo in cui ci troviamo. Il percorso, poi, riprende a salire ripidamente, effettuando alcune svolte (in corrispondenza di una curva a sinistra, si trascura una labile traccia che prosegue diritto). Dopo aver costeggiato il margine destro di una radura arbustiva, si rientra nel bosco sbucando poco più in alto in un’altra e più ampia radura. Attraversata quest’ultima restando più o meno nei pressi del suo margine destro, ci si immette nel percorso n° 841 che asseconda la dorsale che chiude a sud/sud-ovest la Val Lecca. Si segue questo tracciato a sinistra attraversando inizialmente una macchia boscosa, uscendo successivamente nell’ambito di altre radure arbustive. Dopo un tratto in lieve discesa e rientranti nel bosco (segnavia), si riprende a salire trascurando subito una traccia a destra. Si procede effettuando qualche svolta, restando più o meno nei pressi del boscoso crinale, avanzando prima in salita poi in piano. Dopo una breve discesa e un paio di svolte, si costeggia il margine superiore di un’ampia area disboscata. Successivamente si riprende a salire in direzione di un poggio boscoso (il Monte Cucco), piegando prima a destra poi a sinistra. Compiendo una curva a destra, si incomincia ad attraversare un’area di rado bosco, virando poco dopo a sinistra. Una netta curva a destra precede una ripida salita mediante la quale si rimette piede sul dorso del boscoso crinale (segnavia). Si prosegue per esso, o nei suoi pressi, ammirando in un tratto una notevole visuale del Monte Ragola. Il tracciato prosegue assecondando il filo della dorsale, avanzando in lieve discesa e in piano, per poi riprendere a salire. Più avanti si attraversa un’ampia area disboscata procedendo parallelamente ad una recinzione e ad un’altra traccia situate alla nostra destra. Ricongiuntisi con l’altro percorso nell’ambito di radure arbustive, al bivio che si presenta si prosegue a sinistra oltrepassando una specie di cancello. Si avanza per carraia avendo a destra il filo del crinale, attraversando un’altra area disboscata. Dopo un tratto in piano in cui si procede parallelamente ad una traccia, si incontra un bivio dal quale si continua a sinistra. Il percorso riprende a salire svoltando subito a destra, per poi scendere conducendo ad una radura. Si ricomincia a guadagnare quota contornando il margine di un’area di bosco rado, rientrando successivamente nella vegetazione. Al bivio che si incontra in seguito, si tiene la destra (segnavia), continuando ad avanzare in salita piuttosto sostenuta. Giunti nei pressi di un rio, si compie una svolta a sinistra costeggiando delle conifere, immettendosi successivamente in una carraia. La si segue a destra procedendo poco dopo ai piedi di un groppo boscoso con grossi massi, proseguendo diritto al bivio che si presenta. Attraversato un suggestivo rio, si sale ripidamente effettuando, in corrispondenza di alcune conifere, una netta curva a sinistra. Si procede assecondando il dorso di una costa, avanzando successivamente tra rado bosco. Dopo un’ultima salita, ci si immette nella SP 645R (Provinciale della Val Nure), proprio di fronte ad una fontana. Si segue l’asfalto a destra solo per poco, imboccando, appena dopo aver attraversato un rio, una carraia che sale a sinistra. Dopo il primo tratto in cui si guadagna quota parallelamente al corso d’acqua di prima, si vira a destra continuando a salire piuttosto ripidamente. Valicato il dorso di una costa, si prosegue più comodamente costeggiando una radura con cespugli di pini mughi autoctoni (peculiarità della zona). Si prosegue per il tracciato, che in un tratto diviene piuttosto labile, avanzando in piano e lieve/moderata salita. Attraversato un ruscello, si costeggia una seconda radura con altri interessantissimi esemplari di pino mugo. Si prosegue in lieve salita, con un singolo strappo più ripido, per traccia sassosa, piegando poi a sinistra (paletto con segnavia). Attraversate delle radure arbustive e rientrati nella splendida faggeta, si procede prima in lieve discesa poi in piano/leggera salita. Raggiunto un bivio (paletto con cartelli), si prende a sinistra il percorso n° 003 per la cima del Monte Nero. Si tratta di un tracciato molto logico e ben segnato che asseconda costantemente la dorsale nord-est della montagna. Dopo la prima erta sezione all’interno della faggeta, si prosegue meno ripidamente avendo sempre come direttrice l’ampio dorso del crinale. Prestando attenzione ai segnavia, si continua per tracciolina “intagliata” tra cespugli di pini mughi, passando a fianco di suggestivi massi. Trascurato a sinistra il percorso n° 821a che scende verso la Tana di Monte Nero, si prosegue per la dorsale guadagnando infine la stupenda cima del Monte Nero, 1752 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa che avviene per il crinale sud-ovest della montagna, di grande interesse geologico e panoramico. Il percorso asseconda inizialmente il filo della dorsale, eccetto un breve tratto in cui si sposta a destra. Più in basso si scende un ripido canalino roccioso (la roccia è serpentinite, molto rara nell’ambito dell’Appennino parmense) aiutandosi, eventualmente, con un cordino d’acciaio. Si prosegue successivamente pressoché in piano tenendosi sulla destra del filo di cresta, gustando le peculiarità di un ambiente di grande pregio naturalistico. Raggiunta una selletta, si inizia a salire alla volta della sommità di una quota secondaria ammantata da cespugli di pini mughi. Dalla cima si prosegue per cresta panoramica e aggirate a destra alcune rocce, si guadagna il sommo di un altro poggio. Dopo una discesa in cui ci si tiene inizialmente a destra del filo della dorsale, si mette piede in un’ampia sella, iniziando successivamente la risalita di un altro dosso di cresta. Dalla sommità di quest’ultimo, si scende al sottostante, magnifico pianoro della Sella Costazza, 1677 m, importante crocevia di sentieri. Da qui ci si sposta a sinistra oltrepassando una recinzione, scendendo mediante ampia traccia (percorso CAI n° 821), inizialmente all’interno della faggeta, all’ampio pianoro di Prato Grande, 1640 m. Si attraversano i prati in direzione sud puntando ad un rifugio nei cui pressi si trova la partenza di una triste sciovia in disuso da decenni. Proseguendo per il percorso segnato, ci si dirige, piegando a sinistra e contornando il margine sinistro del pianoro, verso il limite del bosco. Messo piede sul dorso di una costa all’interno della faggeta, ci si inserisce in un’ampia traccia che si segue a destra. Si prosegue comodamente per questo percorso che procede in direzione sud-est/sud all’interno di uno splendido ambiente boschivo. Più avanti si scende parallelamente ad un solco situato alla nostra sinistra e, attraversato quest’ultimo, si effettua una contropendenza. Dopo una discesa e prima della successiva risalita, si abbandona l’ampia traccia prendendo a destra (segnavia) un sentiero. Si compiono inizialmente alcune svolte per poi perdere quota in modo lineare, sbucando infine nella Provinciale della Val Nure. Si segue l’asfalto a destra per poco e nell’altro lato della carreggiata si imbocca una carraia, inizialmente chiusa da un cancello, che costituisce la continuazione del percorso n° 821. Effettuata un’ampia curva a destra in cui si contorna il margine di una radura con arbusti, si penetra nel bosco. Qui si compie subito una netta curva a sinistra, iniziando in questo modo a procedere in direzione ovest. Al primo bivio, si trascura a destra una traccia (segnavia assenti) e si prosegue per il percorso principale che curva a sinistra. Si continua per la carraia in lieve salita, notando, prima di attraversare la valletta formata da un rio, uno sbiaditissimo segnavia apposto sul tronco di un albero situato alla nostra destra. Raggiunta più avanti un’area disboscata, si prosegue diritto, trascurando a destra una traccia che si perde quasi subito. Il percorso effettua poco dopo una curva a destra (più in alto a sinistra è ben visibile un suggestivo groppo roccioso) che precede una svolta a sinistra e l’attraversamento, mediante ponte, di un rio. Raggiunto più in basso un ripiano (appena prima, segnavia a sinistra), si presenta un bivio da cui si deve proseguire a destra. Dopo una discesa in cui si transita a fianco di massi con muschio, si varca un suggestivo rio, continuando poi in lieve salita nella sponda opposta. Al bivio che si presenta successivamente, si trascura a destra una traccia (segnavia), continuando per l’ampio e comodo percorso segnato. Raggiunto il margine sinistro di un ripiano boscoso con blocchi rocciosi, un provvidenziale segnavia ci guida a sinistra, trascurando in questo la traccia di destra che avremmo istintivamente scelto. Si perde ripidamente quota svoltando prima a sinistra, poi compiendo un tornante destrorso. In corrispondenza di quest’ultimo, si può, con breve digressione, raggiungere il sommo di un groppo roccioso che regala notevoli visuali panoramiche. Proseguendo per il percorso principale, si attraversa poco più in basso un’area di rado bosco, rientrando successivamente nella vegetazione. Appena dopo un segnavia, ci si immette in un’altra carraia con profondi solchi che si segue a sinistra. Si perde quota lungo questo tracciato compiendo un paio di tornanti, raggiungendo e attraversando un’area di rado bosco. Dopo una svolta a sinistra, nei pressi di un poggetto, il percorso curva a destra e sale per un breve tratto. Più avanti si attraversa un ruscello e si lambisce un’area disboscata, uscendo successivamente in radure arbustive. Ammirando il caratteristico gendarme roccioso che abbiamo di fronte, si raggiunge un incrocio da cui si prosegue diritto per carraia che piega subito a sinistra. Più in basso, nei pressi di un suggestivo rio, ci si immette in un altro tracciato il quale confluisce subito in un percorso che, seguito a sinistra, attraversa il corso d’acqua. Noi lo assecondiamo a destra, procedendo parallelamente al rio e ad una dorsale il cui punto culminante è caratterizzato dal gendarme roccioso notato in precedenza. Dopo una svolta a destra, nel momento in cui si valica il filo della menzionata dorsale, si presenta un bivio da cui si prosegue a destra. Si perde quota per bella carraia costeggiando panoramiche radure arbustive con massi erratici. Rientrati nel bosco, si perde quota piuttosto ripidamente notando a terra una sorta di selciato (potrebbe trattarsi di una vecchia mulattiera), contornando più in basso una bucolica radura. Congiuntisi con un altro tracciato, si prosegue in piano per poi riprendere a scendere costeggiando le radure di prima. Più avanti si inerisce da destra un altro percorso e dopo un’ultima discesa tra radure arbustive si ritorna all’incrocio incontrato all’inizio dell’escursione. Seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata, si rientra a Selvola.