Dal Monte Menegosa al Groppo di Gora

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Punto di partenza/arrivo: Teruzzi 1004 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15 h

Tempi parziali: Teruzzi-Monte Menegosa (1,10 h) ; Monte Menegosa-Monte di Lama (1 h) ; Monte di Lama-Groppo di Gora (1 h) ; Groppo di Gora-Teruzzi (1 h)

Difficoltà: EE la dorsale est del Monte Menegosa ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2019

Accesso stradale: Fiorenzuola d’Arda-Castell’Arquato-Lugnagnano Val d’Arda-Morfasso-Teruzzi ; Parma-Fornovo-Varsi-Bardi-Valico del Pellizzone-SP 15-Teruzzi

img11 (FILEminimizer)www.valdardatrekking.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Menegosa è senza alcun dubbio una delle più suggestive conformazioni ofiolitiche di tutto l’Appennino settentrionale. Presenta un fianco meridionale caratterizzato da ripidi pendii, gendarmi e pinnacoli, e una dorsale delimitata ad ovest da un verticale sperone roccioso. In questa sede si descrive l’attraversamento della suddetta dorsale il cui raggiungimento implica un facile passaggio roccioso e la risalita di un ripido ma agevole canalino. E’ inoltre presente un altro e più esposto passaggio roccioso, che richiede attenzione, nella sezione iniziale della cresta/dorsale. L’escursione proposta implica anche il raggiungimento della sommità del Monte di Lama, alle cui pendici nasce il Torrente Arda, che, oltre a costituire un balcone panoramico di prim’ordine, è di grande interesse a livello naturalistico/geologico. Molto suggestivo è il groppo ofiolitico conosciuto come Colle del Castellaccio, inserito in un contesto ambientale tra i più affascinanti di tutto l’Appennino parmense/piacentino. Altra rarità è il Groppo di Gora, montagna ofiolitica che precipita in versante Ceno con verticali e friabili pareti rocciose. Chi non volesse affrontare il “fuori sentiero” rappresentato dalla dorsale est del Menegosa, può seguire il percorso segnato fino a raggiungere il Passo Menegosa e da lì, sempre per sentiero segnato, guadagnare la sommità dell’omonima montagna.

Parcheggiata l’auto in corrispondenza del cimitero di Teruzzi, ci si dirige verso il paese in questione, andando a sinistra al bivio che si incontra. Si attraversa in salita tutto il suggestivo nucleo, continuando poi a guadagnare quota per ripida stradina asfaltata (percorso CAI n° 903) in direzione di una casa isolata dominata da uno spettacolare gendarme ofiolitico. Nei pressi dell’abitazione si imbocca una mulattiera (indicazioni) che inizialmente procede alla base del versante settentrionale della conformazione ofiolitica. Si continua per la splendida mulattiera fino ad uscire dal bosco in corrispondenza di radure con arbusti ed in vista dei pendii rocciosi con gendarmi ofiolitici che caratterizzano il versante meridionale del Monte Menegosa. Si avanza lungo la traccia ancora per poco e la si abbandona risalendo il pendio erboso in direzione delle soprastanti rocce, procedendo con percorso da cercarsi in proprio (orientamento immediato). Si deve puntare alla terminazione destra (occidentale) delle rocce, dove la dorsale della montagna è delimitata da uno sperone roccioso che precipita verso ovest con una verticale parete. Guadagnando quota per il pendio erboso, possibilmente sulla destra di un evidente solco, si arriva alla base delle rocce, da cui si piega a destra per cengetta, oltrepassando subito il sommo di un franoso canale (attenzione). Poi si costeggiano verticali pareti, iniziando successivamente un obliquo ascendente a destra in direzione della soprastante dorsale erbosa, ammirando sopra di noi il menzionato sperone ofiolitico delimitato a sinistra da un canale che risaliremo. Giunti sul filo della dorsale (panorama notevole) ci si dirige verso la verticale parete ofiolitica del più volte menzionato sperone, che si aggira a sinistra, raggiungendo in breve la base di un ripido canalino. Si supera nei primi metri una divertente placchetta ricca di appigli e di roccia solida (I°). Poi si risale il soprastante ripido canale superando qualche roccetta, fino a guadagnare una selletta, dalla quale, spostandosi a destra, si approda sull’ariosa sommità dello sperone ofiolitico. Si continua quindi lungo la cresta tenendosi alla destra del suo filo, sfruttando inizialmente una cengetta. Messo piede su uno spuntone (esposto) si scala direttamente una verticale paretina di pochi metri con ottimi appigli (II°). Dopo questo breve passaggio piuttosto “frizzante” (evitabile tenendosi a sinistra delle rocce della cresta) il crinale  si estende in modo lineare senza presentare altre difficoltà tecniche. Si avanza lungo la bellissima dorsale ammirando ampie visuali, puntando alla croce che caratterizza la cima centrale del Menegosa, 1323 m (uno spuntone può essere evitato da ambo i lati). Dalla vetta si scavalca subito un’altra quota da cui si piega a sinistra scendendo piuttosto ripidamente per qualche metro. Poi, verso destra, si passa sotto un caratteristico strapiombo, fino a raggiungere una splendida e ampia sella delimitata a sinistra da un groppo ofiolitico, la cui sommità si può raggiungere in breve superando qualche roccetta. Si perde quota per sentiero, ora segnato, prestando attenzione sulla destra: infatti, poco prima di mettere piede in una selletta di crinale, si può notare un suggestivo arco roccioso. Dalla selletta, tralasciato a destra un sentiero (indicazioni), si prosegue lungo il percorso principale fino ad immettersi nella dorsale nord/sud del Menegosa. Andando a destra, tenendosi inizialmente a destra del filo del crinale poi alla sua sinistra, si conquista la cima principale (ovest) del Monte Menegosa1356 m. Dalla sommità si scende al bivio di prima, dal quale si continua ad assecondare il crinale in direzione sud, raggiungendo e scavalcando un’anticima. Segue una ben ripida discesa resa scomoda dalla presenza di ghiaino, in cui ci si tiene sulla sinistra del filo della dorsale. Penetrati nel bosco si approda in breve al Passo Menegosa1220 m, da cui da sinistra confluisce il sentiero proveniente da Teruzzi che abbiamo abbandonato in precedenza. Si prosegue lungo il percorso n° 901 in direzione del Monte di Lama, ignorando, appena dopo il bivio, una traccia a destra. Si prosegue comodamente in piano e saliscendi, oltrepassando poco più avanti un solco e in seguito un’area umida. Dopo una salita all’interno di un rado bosco si approda in un ampio crinale boscoso, immettendosi qui nel percorso n° 905 che si segue a sinistra. Si avanza per un buon tratto in piano/leggera discesa avvicinandosi progressivamente al ripido profilo nord-occidentale del Monte di Lama. Dopo aver attraversato una carraia in località Passo della Crocetta, il sentiero inizia a guadagnare quota effettuando, dopo una salita in obliquo a sinistra, un tornante destrorso. Si prosegue in magnifico ambiente boschivo caratterizzato da massi ricoperti di muschio, per poi salire ripidamente in obliquo a destra lambendo una pietraia. Si valica il filo della dorsale (panorama notevole), salendo per pochi metri alla sua destra, raggiungendolo nuovamente mediante svolta a sinistra. Segue un’altra ripida salita in cui si costeggia dapprima un ghiaione, poi, in obliquo a destra, si procede alla base di caratteristiche rocce (diaspri) dalla particolare colorazione rossastra che ricordano quelle del Monte Verruga e del Monte Treggin (Appennino ligure). Giunti nei pressi di un pulpito, il sentiero svolta repentinamente a sinistra avanzando ancora per qualche metro in ripida salita. Infine, dopo aver attraversato un magnifico bosco di faggi, si sbuca nell’ampio pianoro prativo che costituisce la sommità del Monte di Lama1346 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vasto panorama, si inizia a percorrere (sentiero CAI n° 907) l’ampia dorale prativa, incontrando subito una croce ed avanzando in questo primo tratto in direzione sud. Poi, sempre assecondando la dorsale, si volge verso sud/est, ignorando poco più avanti, ad un bivio, una traccia a sinistra. Si continua per evidente tratturo attraversando splendide radure in un contesto ambientale che ha pochi eguali. Dopo una discesa all’interno del bosco si approda in un’ampia sella dominata dalla sagoma del groppo ofiolitico del Colle del Castellaccio. Attraversata una carraia, si continua con andamento obliquo a destra orientandosi con i segnavia, penetrando ed attraversando una macchia boscosa. Dopo un pendio caratterizzato da arbusti e, più in alto a sinistra, da massi ofiolitici, si penetra nuovamente nel bosco dove si svolta a sinistra. In ripida salita si esce poco dopo dalla vegetazione e si avanza virando a destra, procedendo in direzione di un’ampia sella, aggirando in questo modo la sommità vera e propria del Colle del Castellaccio. Per raggiungere la vetta di quest’ultimo è sufficiente, poco dopo essere usciti dal bosco, salire direttamente, aggirando o superando roccette, fino a guadagnare la cima del groppo ofiolitico, 1308 m. Poi si scende alla sottostante selletta di crinale da cui si ignora a destra una traccia proveniente da Bardi (indicazioni). Rientrati nel bosco si procede in salita raggiungendo un bivio dove verso sinistra si stacca il percorso AVC che aggira a settentrione il Groppo di Gora. Proseguendo in direzione di quest’ultimo, dopo aver scavalcato un poggetto boscoso, si scende tenendosi sulla sinistra del crinale divisorio attraversando un paio di radure. Ricongiuntisi con il filo della dorsale, ci si dirige verso lo spettacolare profilo occidentale del Groppo di Gora, caratterizzato da lisce placche. Il sentiero poco più avanti piega a sinistra per poi virare a destra e salire, ampliandosi a tratturo, per pendii prativi. Non senza fatica si approda sull’ampio plateau sommitale che costituisce la cima del Groppo di Gora1302 m (su un pulpito che precipita nel versante bardigiano si trova una caratteristica nicchia con madonnina). Si prosegue assecondando i segnavia, tenendosi nei pressi del bordo del pianoro sommitale, ammirando suggestive visuali sulle friabili pareti ofiolitiche che precipitano verso la Val Ceno. Prestando attenzione ai segnavia si inizia poi a perdere quota penetrando in seguito nel bosco, dove la discesa si fa decisamente erta e scomoda. Dopo la sezione più ripida si raggiunge un primo bivio in corrispondenza della sella est del Groppo di Gora, dal quale si innesta da sinistra il percorso segnato (AVC) che aggira a settentrione la montagna. Si prosegue a destra raggiungendo in breve un secondo bivio da cui si abbandona il percorso di crinale (n° 907), che prosegue in direzione del Valico del Pellizzone, prendendo a sinistra un’ampia traccia contrassegnata A10. Si avanza comodamente per carraia senza possibilità di errore con andamento perlopiù in piano, oltrepassando un paio di ruscelli. Dopo una svolta a destra si scende in una bella radura (a destra si nota il Monte Cravola), che si attraversa, rientrando successivamente nel bosco. In corrispondenza di un bivio si volge a sinistra (segnavia) e si prosegue oltrepassando poco dopo un ruscello. Al bivio che si presenta in seguito si deve andare a destra per carraia rovinata dal passaggio di mezzi di esbosco e moto da cross. Dopo una svolta a sinistra si passa a fianco di caratteristici massi ofiolitici e si continua per il bel percorso. Più avanti si incontra sulla destra un albero nelle cui radici si notano statuette di gnomi, e, dopo una curva a sinistra, si varca un ruscello. Si esce poi in un’area disboscata raggiungendo successivamente una radura arbustiva, dove occorre prestare attenzione ad un bivio non molto evidente, dal quale si deve prendere la traccia di sinistra (segnavia). Si procede in piano transitando poco più avanti a fianco di un bel esemplare di faggio, varcando successivamente un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede in lieve salita attraversando una traccia trasversale, contornando in seguito il margine destro di una bella radura. Poco più avanti ci si immette in un’altra carraia, contrassegnata n° 905, proveniente dalla sella tra in Monte di Lama e il Colle Castellaccio, che si segue a destra. Dopo alcuni minuti di cammino si transita a fianco una casa, proseguendo poi per stradina asfaltata, ammirando belle visuali panoramiche. Successivamente si raggiunge l’Oratorio di S. Anna, oltre il quale si sbuca nella stradina d’accesso al paese di Teruzzi, appena prima del cimitero in corrispondenza del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

Monte Treggin: Sperone Sud

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Punto di partenza/arrivo: Bargone 296 m

Dislivello: 574 m

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: Bargone-attacco Sperone Sud (20/25 min) ; attacco Sperone Sud-sommità Monte Treggin (1,30-2,30 h) ; sommità Monte Treggin-Colle Lencisa-Bargone (1,30 h)

Difficoltà: PD (II° e passi di III°; tratto iniziale di III°+ evitabile)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare qualche chiodo, numerosi cordini e fettucce)

Ultima verifica: febbraio 2019 (foto: aprile 2017)

Riferimento bibliografico: Giovanni Pastine-Michele Picco “I Monti del Mare-escursioni, arrampicate e ferrate in Liguria” Tamari Montagna Edizioni, 1999

Accesso stradale: da Sestri Levante, seguendo statale 523, si raggiunge e attraversa Casarza Ligure. Poco dopo quest’ultima località si imbocca a sinistra una stretta stradina che conduce a Bargone

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Itinerario superlativo e unico nel suo genere. Lo sperone meridionale del Monte Treggin rappresenta, infatti, uno dei pochi esemplari di percorso alpinistico su roccia di stampo pionieristico che sia possibile effettuare nell’Appennino settentrionale. “Forse uno fra gli itinerari rocciosi di maggior sviluppo della Liguria, oggi è guardato con sufficienza dagli alpinisti più esigenti e ignorato dagli arrampicatori moderni”. Questa affermazione, desunta dalla guida di Pastine-Picco, sintetizza il carattere particolare dell’ascensione e il suo inevitabile disinteresse da parte dello alpinismo “sportivistico” tanto in voga attualmente.

Alcune precisazioni:

  1. Data la particolare tipologia dell’ascensione, quest’ultima non è relazionata tiro dopo tiro.
  2. La roccia è generalmente mediocre, ma non del tutto scadente, soprattutto nei tratti più “impegnativi”.
  3. La tempistica della scalata è molto ampia e ciò dipende dal come la si affronta: di conserva per la maggior parte o tiro dopo tiro nei tratti più ripidi.
  4. Lungo lo sperone si trovano in tutto 3 vecchi chiodi. Ci si protegge utilizzando ancoraggi naturali: spuntoni e alberi.
  5. Si tratta di un itinerario alpinistico di vecchio stampo dove gioca un ruolo fondamentale la capacità personale di ricerca del percorso da seguire, questo in relazione a tutta una serie di fattori, di cui, in primis, l’esperienza che si possiede.
  6. Considerando la particolare tipologia della roccia, si raccomanda di effettuare l’ascesa solo con l’asciutto, altrimenti molti tratti, anche a causa della presenza di muschio, risulterebbero scivolosi.

Parcheggiata l’auto nella piazzetta di Bargone, si imbocca Via delle Fragole (in basso a sinistra tabella indicante i percorsi escursionistici del Monte Treggin) seguendola in salita fino a quando effettua un tornante destrorso. Dopo una breve scalinata, si continua per sentiero, contrassegnato con X rossa, passando a fianco di alcuni terrazzamenti con ulivi (interessanti esemplari di muretti a secco alla nostra destra), penetrando poi nel bosco. Si attraversa un ruscello oltre il quale si segue il percorso segnato solo per poco: infatti, giunti ad un bivio evidente, si prende a destra una traccia ben incavata nel terreno che compie subito dopo una netta svolta a destra. Si ritorna nei pressi del ruscello poco sotto attraversato il cui solco rappresenta la nostra direttrice per raggiungere la base dello sperone roccioso. A tal fine, si abbandona la traccia e si risale il pendio boscoso alla destra del canale (quest’ultimo per un tratto risulta impercorribile a causa dei rovi che l’ostruiscono). Destreggiandosi tra vegetazione invadente, si entra nel solco e lo si risale aggirando alcuni brevissimi muretti. Giunti sotto una placchetta ricoperta di muschio, la si supera (molto scivoloso in caso di bagnato), approdando in un ripiano alla base delle rocce dello sperone, dove, spostandosi a sinistra, si raggiunge l’ingresso di una grotta. Da qui ha inizio la parte alpinistica. Appena a destra della menzionata grotta si trova un diedro verticale, alla cui destra è visibile un canale/diedro più abbattuto e parzialmente ostruito da vegetazione. Optiamo per la prima e più interessante soluzione: scaliamo il diedrino di 8 metri circa con bella e non banale arrampicata (III°+). Si continua poi per roccette con andamento obliquo a sinistra, scegliendo autonomamente il percorso che si ritiene migliore, progredendo in direzione del filo della cresta alla cui destra ci troviamo. Dopo aver oltrepassato un breve tratto di vegetazione piuttosto invadente, si mette piede sul crinaletto roccioso e lo si segue in direzione della soprastante ripida sezione rocciosa dello sperone. Giunti alla base, sotto ad un caratteristico spuntone a forma di becco, si scalano in obliquo a sinistra alcune ripide rocce, onde inserirsi in un canale/rampa ascendente verso destra. Lo si segue per pochi metri e se ne esce a sinistra, giungendo alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata, puntando ad alcuni alberi che ci sovrastano (passi di I° e II°). Raggiuntili, si prende a destra un canale/rampa, abbandonandolo quasi subito per scalare in leggero obliquo a sinistra alcuni muretti intervallati da cornici/rampe, rimontando in questo modo sul dorso dello sperone proprio al sommo della sezione rocciosa più ripida (passi di II°/II°+ su roccia sostanzialmente accettabile). Si continua facilmente puntando ad una piccola macchia di bosco alla cui destra si notano dei gradoni dalla particolare stratificazione. Giunti nei pressi della menzionata macchia boscosa, si evita a sinistra il primo verticale gradino e si continua scalando una placchetta piuttosto delicata (II°+), cui fa seguito un brevissimo muretto. Si continua facilmente mirando ad alcuni alberi sopra i quali la cresta si raddrizza e assottiglia. Dagli alberi si avanza più o meno lungo il filo di cresta per alcuni metri, obliquando poi a destra assecondando l’andamento di una rampa. Messo piede su quest’ultima, che poi si trasforma in cengia, si continua a traversare a destra per alcuni metri, scalando poi verso sinistra alcuni facili muretti di roccia piuttosto rotta (diversi passi di I° e II° su roccia che richiede molta attenzione). Ritornati sul friabile filo della cresta (chiodo arrugginito) lo si segue espostamente, approdando appena dopo su un piccolo ripiano alla base di un verticale risalto rossastro di pochi metri inciso da un diedrino. Si scala quest’ultimo e il successivo muretto (III°- ; roccia abbastanza solida; due chiodi), continuando poi per cresta/crinale aereo ma facile. Si avanza puntando ad un altro risalto più ripido, spostato più avanti e leggermente a destra rispetto al punto in cui siamo. Raggiuntone la base, lo si aggira a sinistra per cengia alberata, fino ad approdare all’inizio di un’evidente placchetta rossastra di pochi metri che a sua volta costituisce la faccia destra di un diedro. Si scala la placca con bella ed elegante arrampicata su roccia solida (II°+), giungendo così al termine delle principali difficoltà alpinistiche. Da qui è sufficiente continuare lungo il filo dello sperone oltrepassando, tenendosi a sinistra, una stretta forcellina, oltre la quale si scala direttamente o aggira a sinistra un altro risalto. Seguendo il crinale, sempre più ampio, si punta ad una sezione rocciosa caratterizzata da rampe e placchette, situata a destra rispetto al punto in cui siamo, che si supera direttamente scegliendo il percorso che maggiormente ci aggrada (tratto evitabile a sinistra). Si approda poi alla base di un ampio pendio caratterizzato da numerosi cespugli, arbusti, rocce e massi, da cui si procede in obliquo verso destra al fine di portarsi sul limite orientale del profilo della montagna (in caso di nebbia l’orientamento in questo tratto potrebbe risultare molto problematico). Seguendo il bellissimo crinale ed ammirando ampie visuali si giunge in vista della sommità del Monte Treggin, confluendo poco prima nel sentiero segnato (X rossa) proveniente dal Colle Lencisa. Dalla cima, 870 m, è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. Dalla vetta del Treggin si scende per traccia non molto evidente puntando ad un albero, collocato più in basso a destra, con affisse ai rami alcune bandierine. Il sentiero, successivamente più marcato, svolta bruscamente a destra per poi iniziare a discendere un pendio con vegetazione piuttosto fitta (segnavia x rossa e ometti). Più in basso si penetra verso sinistra in un boschetto e si prosegue per ottima traccia fino a giungere nei pressi di un ripiano roccioso dove alcuni ometti, collocati alla nostra sinistra, potrebbero trarre in inganno. Occorre invece spostarsi a destra per sentiero all’inizio poco evidente poi più marcato. Orientandosi con gli ometti si effettua, dopo uno spostamento verso destra, una netta svolta a sinistra rientrando poi nel bosco. Dopo qualche minuto si giunge al Colle Lencisa, 647 m, da cui si scende a sinistra verso Bargone per ottimo sentiero contrassegnato con una X e rombo rossi. Effettuando numerosi tornanti, si discende la sezione più ripida della suggestiva valle compresa tra il Monte Treggin e il Monte Incisa . Più in basso si procede a sinistra di un ruscello, incontrando più avanti un trivio dove occorre prendere la traccia di sinistra. Dopo alcuni minuti si ritorna la bivio incontrato all’inizio dell’escursione, rientrando infine al magnifico paese di Bargone.

 

Val Baganza: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: bivio per Fioritola 870 m ca.

Dislivello: 660 m ca.

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: Bivio per Fioritola-ofiolite di Fioritola (45 min.) ; ofiolite di Fioritola-Passo del Silara-Monte Silara (45 min.) ; Monte Silara-Passo del Silara- cresta dei Groppi Rossi (50 min) ; cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna (45/50 min.) ; Pian della Capanna-Bivio per Fioritola (1,15 h)

Difficoltà: EE+ la scalata dell’ofiolite di Fioritola per il versante W/SW ; EE l’ascesa al Monte Silara ; EE la cresta dei Groppi Rossi ; E le restanti sezioni dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari si imbocca a sinistra la S.P.15 per Calestano abbandonandola quasi subito svoltando a destra per stradello asfaltato inizialmente in salita. Dopo alcune case, la carrozzabile, ora sterrata, scende verso il fondo della Val Baganza conducendo in breve al bivio per Fioritola. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo a sinistra poco dopo il bivio in questione.

map-1Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa  nel tratto cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di particolare interesse a livello ambientale e panoramico. Nell’anello descritto sono proposti alcuni fuori-sentiero che potrebbero risultare decisamente pericolosi se sottovalutati. Ciononostante conferiscono all’itinerario, nel suo complesso, un sapore del tutto particolare e veramente inedito, soprattutto se rapportato alla odierna imperante “codificazione” delle diverse discipline montane. Credo che l’escursionismo, pur rappresentando una delle realtà più vive dell'”andare in montagna”, abbia bisogno di una ulteriore spinta evolutiva, il che non significa sfruttare porzioni di roccia con fittoni, cavi e ponti tibetani. Mi riferisco, invece, ad una possibile interazione del cosiddetto trekking con l’arrampicata, quest’ultima intesa ad un livello, diciamo, elementare, ossia il semplice muoversi su roccia per pochi metri e su difficoltà irrisorie. Credo, inoltre, che un aspetto che viene notevolmente soffocato nell’attuale omologazione e settorializzazione delle attività montane sia quello della ricerca autonoma, effettuata con coscienza di scelta, del percorso da seguire. I fuori-sentiero che verranno proposti nella relazione sono puramente facoltativi ed esprimono le scelte dell’autore, il quale ha voluto esporre più un’esperienza personale che scrivere una relazione da seguire passo dopo passo nei minimi particolari. Riguardo, infine, i rischi derivanti dal superamento di passaggi rocciosi senza assicurazione (così come sono stati affrontati e superati dell’autore) valgono le raccomandazioni già espresse negli altri due itinerari che assieme a questo compongono un trittico:

VAL TARO: ANELLO DELLE OFIOLITI

MONTE MARMAGNA E MONTE AQUILOTTO: ANELLO “INCONSUETO” DA LAGDEI

Dal bivio per Fioritola (cartello) si scende per ampia sterrata raggiungendo in breve il letto del Torrente Baganza. Dopo il guado si incomincia a guadagnare quota per carraia che sale tagliando la sponda destra orografica della valle, offrendo affascinanti visuali sul corso del Baganza con la soprastante dorsale boschiva del Monte Cavallo. Dopo 20 minuti di faticosa salita, la sterrata procede in piano conducendo in vista delle rocce basali del versante W/SW dell’ofiolite di Fioritola, prima meta di questa inusuale escursione. Per raggiungere la sommità dell’ammasso ofiolitico esiste un sentiero che staccandosi a sinistra, una volta giunti alla base delle prime rocce, sale all’interno del bosco per poi condurre verso destra sul pianoro sommitale. Tuttavia, al fine di gustare pienamente le peculiarità ambientali di questo luogo e mantenere fede alle finalità dell’itinerario proposto, è possibile cimentarsi con una breve e facile “quasi” scalata. Quindi, una volta giunti alla base del settore destro della parete, si abbandona la carraia e alla bene e meglio si risale il soprastante ripido pendio formato da zolle erbose, roccette friabili e ghiaie. Giunti in vista di un canalino roccioso disposto alla nostra sinistra, lo si raggiunge e supera (I°). Ci si sposta poi a sinistra scalando alcune balze (II°-), puntando in questo modo all’appicco finale. Giunti sotto quest’ultimo, si va a destra per alcuni metri sfruttando una cengia/rampa, e, superato un gradino verticale (II°), si rimonta una facile e breve crestina che conduce alla sommità dell’ofiolite, purtroppo deturpata da un palo dell’alta tensione. Si tratta di una salita improvvisata di cui ho fornito solo le indicazioni di massima. La roccia è mediocre e richiede molta attenzione per la presenza di blocchi instabili. Una “pseudo-scalata”, quella descritta, riservata solo ad escursionisti veramente esperti, capaci di muoversi con autonomia su roccette ripide nonché friabili. Dalla sommità si individua sulla destra (faccia a monte) una traccia erbosa che si segue in discesa svoltando poi a destra in direzione della sottostante carraia abbandonata in precedenza. Messo piede su di essa, la si segue a sinistra in moderata pendenza verso sud (a destra è ben visibile il nucleo agricolo di Fioritola). Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: si procede, infatti, verso N/NE, tagliando panoramici pendii prativi deturpati dall’onnipresente elettrodotto nonché dal tracciato del metanodotto. La carrareccia piega poi a destra continuando in costante salita, spegnendosi poco più in alto nella strada asfaltata per il Passo del Silara. La si segue a destra per pochi metri: infatti, intercettata una labile traccia a sinistra, la si asseconda procedendo in leggera salita all’interno del bosco. Poco dopo si sbuca nel tracciato del metanodotto che si segue a sinistra, scendendo infine nella strada asfaltata abbandonata in precedenza. Si segue quest’ultima in direzione del vicino Passo del Silara ammirando notevoli visuali: davanti a noi spicca il Monte Silara, che costituisce la seconda meta dell’escursione. Giunti al valico, 1200 m, si imbocca, a sinistra di un’ampia traccia, un sentierino alla cui destra è situato un singolare blocco di serpentinite. Si attraversa successivamente una bella radura arbustiva, immettendosi poco più avanti in un sentiero trasversale alla base del Monte Silara. Ora si incomincia a risalire il versante meridionale di questo singolare monte puntando alla sezione rocciosa (quella che presenta una maggiore continuità) che precede la cima. Giunti alla base delle rocce, si scala una placchetta e uno spuntone instabile prestando massima attenzione alla roccia in alcuni punti decisamente friabile (possibili passaggi di II°). Dalla cima del Monte Silara si rientra al passo omonimo scendendo lungo lo stesso versante dell’ascesa. Dal valico si va a sinistra fino ad incontrare a destra una carraia in salita che si imbocca (percorso CAI n°741). Dopo il tratto iniziale, l’ampia traccia procede in piano per poi riprendere a salire svoltando infine a destra. Oltre la svolta si presenta un bivio: si abbandona a sinistra il sentiero n°741 per Il Monte Borgognone e si continua diritto lungo la carrareccia che procede in discesa. Poco più avanti il percorso è interrotto da una frana: una traccia permette di superare l’ostacolo senza problemi. In seguito si attraversano un paio di ruscelli, giungendo infine in un ripiano boscoso dove a destra si nota un sentiero che scende verso la valle formata dal Rio Fioritola. Noi invece dobbiamo andare a sinistra, inizialmente per ampia traccia. Dopo alcune decine di metri, guardando a sinistra, si nota uno sbiadito segnavia bianco-rosso: si tratta di un vecchio percorso, ormai poco visibile (almeno in alcuni tratti), che cercheremo di assecondare prestando attenzione ai segnavia collocati sugli alberi. Si abbandona perciò l’ampia traccia seguendo un poco accennato sentiero che poco dopo effettua una svolta a destra attraversando un paio di ruscelli. Ci si immette poi in una traccia più ampia ed evidente che si segue a sinistra in salita restando a sinistra di un altro ruscello. Il sentiero sale piuttosto ripidamente spostandosi leggermente a sinistra, per poi svoltare bruscamente verso destra allargandosi infine a carraia. Si guada poco dopo il già menzionato ruscello, cui fa seguito un secondo, continuando sempre per l’ampia traccia che, senza possibilità di errore, conduce fuori dal bosco, ormai in vista di una selletta disposta in una piccola dorsale, la cui continuazione verso NW è rappresentata dalla cresta dei Groppo Rossi. Dal valico ci si dirige perciò verso quest’ultima ammirando a sinistra strane conformazioni rocciose in un contesto ambientale che non ha eguali in tutto l’Appennino parmense. Giunti alla base dei primi brevi risalti ofiolitici, si abbandona la traccia che si sposta a destra e ci si tiene lungo il filo di cresta superando facili balze. In breve si giunge alla base di un caratteristico becco roccioso di pochi metri: lo si scala direttamente (II°- ; esposto) continuando poi per cresta, ricongiungendosi così con la traccia abbandonata precedentemente. Poco dopo si mette piede sulla quota più elevata, 1280 m, oltre la quale il percorso di cresta comincia a scendere. La labile traccia si mantiene a destra del crinale ofiolitico, o nei suoi pressi, per poi scendere ripidamente tenendosi sulla destra di suggestivi spuntoni rocciosi. Dopo un’ultima ripida discesa, si approda ad una poco marcata selletta all’interno del bosco. Da qui si prosegue diritto mantenendosi nei pressi del crinale, attraversando, restando vicini al margine del bosco, una radura arbustiva con erba alta. Avanzando successivamente in discesa, si rientra nella vegetazione e si perde quota lungo un’ampia dorsale boscosa senza alcuna traccia. Più in basso si approda in una mulattiera orizzontale che, se seguita a destra, condurrebbe in 10/15 minuti a Casa Montana. Noi invece la seguiamo a sinistra in direzione di Pian della Capanna. Il tracciato (che con grande probabilità ha origini antiche) avanza in lieve salita ai piedi dei declivi prativi sopra i quali si erge la Cresta dei Groppi Rossi. Poco più avanti, seguendo un sentiero erboso, si approda in un ripiano prativo di impareggiabile bellezza: ci troviamo in uno degli angoli più suggestivi di tutta la Val Baganza. Si deve ora svoltare bruscamente a destra cercando si assecondare una labile traccia in leggera discesa, puntando alla sottostante macchia boscosa. Dai pressi si quest’ultima si piega a sinistra e poco dopo a destra, giungendo in vista dei ruderi di Pian della Capanna 1120 m. Da qui si scende a sinistra per traccia inizialmente poco marcata, poi più evidente. Dopo aver attraversato bucoliche radure, si penetra nel bosco seguendo un ampia traccia in leggera discesa. Poco più avanti si giunge a lambire la sponda occidentale del Lago Bozzo e si continua per l’evidente sentiero che si mantiene all’interno del bosco. Transitati nei pressi un rifugio (proprietà privata), si prosegue per carraia che in 10 minuti di cammino porta al bivio per Casa Montana. Da qui si piega a sinistra per ampia traccia che procede inizialmente in discesa. In seguito la mulattiera-carraia avanza in leggera salita, immettendosi infine in una sterrata nei pressi di un bivio. Ignorata a destra una diramazione secondaria, si prosegue diritto scendendo per carraia affiancata a destra da una palificazione elettrica che ci accompagnerà per un buon tratto. Si effettuano più in basso un paio di ripidi tornanti su carrareccia cementata per un breve tratto, per poi continuare a scendere con minore pendenza. In seguito un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma un secondo tornante riporta poco dopo nella direzione di prima (nord). Una svolta a destra, un tornante sinistrorso e un’ultima breve discesa precedono il ponte sul Torrente Beganza. Per tornare al  bivio per Fioritola è sufficiente seguire la sterrata che in 15 minuti riconduce nelle vicinanze del bivio per Fioritola.

 

Monte Maddalena: Sentiero Alpinistico Marina

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Punto di partenza/arrivo: Caionvico (BS) 150 m

Dislivello: 725 m ca

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Caionvico-attacco Sentiero Alpinistico Marina (20/25 min) ; Sentiero Alpinistico Marina-sentiero 1 (40 min/1 h) ; sentiero 1-sommità Monte Maddalena (1 h) ; Monte Maddalena-bivio sentiero 15 (40 min) ; sentiero 15- Grotta Tampa-sentiero 15-Caionvico (45 min)

Difficoltà: F (II°, passi di II°+ e uno di III°-) per il Sentiero Alpinistico Marina ; E (escursionistico) la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata ; alpinisti esperti posso intraprendere la salita senza l’ausilio di alcuna attrezzatura specifica

Ultima verifica: febbraio 2016

Percorso stradale: Brescia-S. Eufemia-Caionvico 

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=14/45.5350/10.2790

Descrizione dell’itinerario

Il Sentiero Alpinistico Marina, contrassegnato da frequenti e ben visibili segni di vernice rossa (bolli e frecce), si sviluppa lungo una successione di placchette e muretti, presentando difficoltà di II° e qualche isolato passo di II°+ III°-. Lungo la via non si trovano chiodi, ma considerando l’abbondanza di ancoraggi naturali offerti dallo splendido calcare lavorato da notevoli fenomeni di carsismo, nonché la facilità dei passaggi, non se ne sente la mancanza. Dopo la breve e facile arrampicata, è consigliabile il raggiungimento della sommità del Monte Maddalena, 875 m, che seppur molto antropizzato, offre, sapendole trovare, notevoli visuali panoramiche. Si sconsiglia vivamente di effettuare l’itinerario proposto nelle calde giornate estive e nei periodi di caccia.

Dal cimitero di Caionvico (collocato nella parte alta del paese), si imbocca una stradina che poco dopo diviene sterrata ed è affiancata da vigneti. Giunti ad un bivio (cartelli e indicazione per il sentiero alpinistico), si ignora a destra il percorso contrassegnato n° 15 (da cui torneremo) per seguire a sinistra un sentiero in direzione Casina Sella-Forte Garibaldi. Un breve tratto in leggera salita precede un altro bivio dove si svolta a destra (paletto con cartelli). Il sentiero, ottimamente contrassegnato da segni di vernice rossa, dopo un tratto in obliquo ascendente verso destra, compie una svolta a sinistra e sale ben ripido in direzione della ben visibile Croce di Caionvico. Prima di essa, ad un bivio, si continua a sinistra giungendo in breve all’attacco del Sentiero Alpinistico Marina (targhetta con foto incorniciata, scritta con l’indicazione “per alpinisti” e vasetto con piantina). Si scala una verticale e appigliata paretina a destra di una fessura (II°+) e si continua lungo facili rocce lasciando a destra una fessurina strapiombante. Fa seguito una successione di placche e muretti che si superano con divertente arrampicata (assecondando rigorosamente i bolli rossi occorre affrontare una breve placchetta che si supera con un passaggio, più che altro un movimento, di III°-). Giunti ad un cordone su clessidra, si traversa a destra in leggera esposizione e si continua scalando un’altra bella placca dotata di ottimi appigli (II°). Dopo una spaccatura orizzontale, il percorso si sposta verso destra presentando in sequenza un brevissimo traverso a destra, un verticale muretto (II°+) e una liscia placchetta fessurata (II°/II°+). Segue un tratto su roccette e sentiero che, con progressivo spostamento verso destra, conduce alla base dell’ultima balza. Si supera una bella placca sfruttando una rampa obliqua da destra a sinistra (II°). Un’ultima divertente placchetta (II°) conduce al termine delle difficoltà alpinistiche. I bolli rossi, dopo un tratto in cui si cammina su blocchi calcarei (notevoli fenomeni di carsismo), conducono all’interno di un rado bosco. La traccia avanza in leggera discesa immettendosi poco dopo nel sentiero n°1 che seguiamo a destra verso la sommità del Monte Maddalena. Il comodo e ben segnato sentiero oltrepassa un poggio e scende alla sottostante sella dove troviamo il bivio con il sentiero n° 15 (cartelli). Si continua lungo il percorso n° 1 e si risale la soprastante dorsale per poi spostarsi verso sinistra. Lasciata a sinistra una ripida scorciatoia, si piega a destra ritornando sulla dorsale, incontrando poco dopo un profondo pozzo (Bus de la Cavra). Un bellissimo e panoramico tratto di crinale orizzontale precede un bivio: proseguiamo diritto (andando a destra si raggiungerebbe ugualmente la sommità) e in ripida e faticosa salita si giunge ad uno stagno all’interno del bosco. Dopo un ulteriore e ripido strappo, si sbuca su una carrareccia che seguita a destra conduce ad un ristorante e alla strada asfaltata proveniente da Brescia. La sommità del Monte Maddalena è purtroppo molto antropizzata, non vi è una vera e propria cima da visitare. Chi desidera ammirare un notevole panorama può seguire, sulla destra del ristorante e a sinistra della soprastante stradina asfaltata, un sentiero con segni di vernice bianco-azzurri. Dopo una breve salita, si attraversa l’asfalto e si continua giungendo nei pressi di una costruzione diroccata. Oltre quest’ultima, si imbocca sulla destra un’ampia traccia che conduce ad un magnifico belvedere da cui si può ammirare un panorama grandioso. Per la discesa si segue a ritroso il percorso effettuato in salita fino al bivio con il sentiero 15 e lo si imbocca a sinistra. La traccia, dopo un tratto verso sinistra, inizia a scendere molto ripidamente (i segnavia sono piuttosto latitanti). Approdati all’interno del bosco, si svolta verso destra giungendo in prossimità di un pozzo cui fa seguito un bivio. Da qui è consigliabile una breve ma remunerativa digressione alla Grotta Tampa. Dal bivio si imbocca a destra un sentiero contrassegnato da segnavia bianco-azzurri che dopo un tratto all’interno del bosco esce all’aperto e attraversa un ghiaione. Lasciata a sinistra una traccia in discesa, ci si dirige molto ripidamente verso le soprastanti pareti dove troviamo la grotta formata da tre stanze su tre livelli. Ritornati al bivio di prima, si prosegue per il sentiero n° 15 in magnifico ambiente boscoso, continuando in seguito su carraia ormai in vista di Caionvico. Dopo alcune svolte, oltrepassiamo un cancello formato da due cavi d’acciaio e continuiamo per il sentiero affiancato a sinistra da una recinzione. In breve si ritorna al bivio iniziale e a Caionvico.

 

 

Val Taro: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: Gorro chiesa 543 m

Dislivello: 530 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4,15 h

Tempi parziali: Gorro chiesa-Groppo di Gorro (45 min./1 h ca.) ; Groppo di Gorro-Moncucco (45 min.) ; Moncucco-Torrione di Cumbratina-Castello di Belforte (45 min./1,15 h) ; Castello di Belforte-Gorro chiesa (45 min. ca.)

Difficoltà: EE+ il Groppo di Gorro per il percorso proposto (altrimenti E per il sentiero 830a) ; EE+ Il Groppo di Cumbratina ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (eventuale assicurazione a corda per il Groppo di Cumbratina; nessun chiodo in loco)

Ultima verifica: settembre 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Roccamurata-Gorro chiesa

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Descrizione dell’itinerario

Notevole e insolito anello che implica la salita oll’ofiolitico Groppo di Gorro fuori sentiero e la scalata del più piccolo dei due Groppi di Cumbratina. L’itinerario proposto rappresenta il “primo atto” di un trittico composto da percorsi accomunati da caratteristiche similari, soprattutto per quello che concerne la loro particolare tipologia . Tuttavia, se per “tipologia” intendiamo “classificazione”, allora sarebbe più corretto parlare di una “non tipologia”, in quanto si tratta di percorsi che presentano tratti, o digressioni, pseudo-alpinistiche, all’interno di un globale contesto escursionistico. Perciò, comprensibilmente, è ben difficile classificare itinerari così strutturati, sia per quello che concerne l’incasellamento del percorso nelle principali discipline, quanto per la sua oggettiva classificazione a livello tecnico. Quindi, alla luce di quanto detto, perché proporre simili itinerari? Due motivazioni: 1) nell’attuale frammentazione delle attività montane in settori chiusi in se stessi, a loro volta espressivi di approcci, non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto “ideologico”, molto spesso estremamente lontani, ho voluto indicare una, seppur timida e frammentaria, possibilità di “interazione” fra due discipline differenti: il trekking e l’arrampicata (quest’ultima su rocce facili e limitata a pochi movimenti). 2) L’aspetto costruttivo ed evolutivo del cercarsi il percorso autonomamente seguendo la propria esperienza, nonché intuito, nonché “fantasia”. Riguardo, invece, la questione sicurezza è necessaria una specificazione: le difficoltà alpinistiche di alcuni tratti su roccia non vanno oltre il II°, sia nell’itinerario qui relazionato, quanto negli altri due che relazionerò prossimamente. Il sottoscritto ha superato i tratti in questione senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, perfettamente cosciente dei rischi e delle conseguenze disastrose di un’eventuale caduta, anche se solo di due o tre metri. Perciò, chi non dispone di sufficiente autonomia e sicurezza nel superare passaggi rocciosi (di per sé brevi e facili) senza alcuna assicurazione è invitato a DOTARSI DI UN’ATTREZZATURA SPECIFICA, oppure ad IGNORARE I “FUORI-SENTIERO” E LE DIGRESSIONI PROPOSTE NELLA RELAZIONE. Va inoltre considerato che alcuni passaggi rocciosi, come nel caso del percorso suggerito per il raggiungimento della sommità del Groppo di Gorro, presentano roccia friabile. Quindi, per finire, si tratta di itinerari dove gioca un ruolo primario l’iniziativa personale, la scelta effettuata con coscienza di scelta.

Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesa di Gorro, si ripercorre lo stradello di accesso da cui siamo giunti, procedendo poi per stradina asfaltata abbandonandola poco dopo. Ad un bivio con cartelli, infatti, si volta a sinistra raggiungendo in breve le poche case della frazione Le Vigne. Appena oltre si trova un incrocio dove si piega a sinistra per ampia traccia (percorso CAI n° 830A) che procede in leggera salita. Nei pressi di una svolta a destra, si abbandona temporaneamente il percorso segnato, per montare verso sinistra sul dorso di una costa ofiolitica, raggiungendo in breve la sommità del Groppo delle Vigne, da cui si può ammirare una notevole visuale verso il Groppo di Gorro. Rimesso piede nel sentiero segnato, si avanza in direzione dei vicini pendii erbosi, ghiaiosi e parzialmente rocciosi, che formano il versante occidentale di questo vasto ammasso ofiolitico. Giunti alla base, si abbandona il percorso segnato appena prima che quest’ultimo venga affiancato da una verticale cintura rocciosa. Individuato un ripido colatoio di rocce nere, lo si scala direttamente (II°, roccia friabile e scivolosa) affrontando, poi, un risalto a destra, il cui superamento diretto oppone difficoltà di II° su roccia friabile. Si continua a salire per roccette, seguendo una mal accennata dorsale e puntando ad un evidente gendarme che si supera direttamente (II°-). Ci si sposta poi a destra, fino a giungere alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata (I°/I°+). Si traversa ancora a destra e si affronta una bella placca su roccia solida (II°-). La dorsale diviene successivamente ghiaiosa: la si risale mirando ad un ampia sezione di rocce grigio-nere collocata alla nostra destra. Si abbandona la dorsale e ci si dirige verso la base delle rocce individuando al centro una specie di colatoio. Lo si scala facilmente e si continua diritto per alcuni metri. Successivamente si obliqua verso destra scalando ripide ma facili roccette, giungendo così al sommo della fascia rocciosa (passi di I°e II° su roccia mediocre). Da qui è sufficiente proseguire sempre diritto fino ad incontrare i segnavia del percorso 830A che si segue a destra guadagnando in breve la sommità del Groppo di Gorro, 827 m. [Il percorso descritto è assolutamente “improvvisato”, senza alcun preliminare studio “a tavolino”. Tutti i passaggi d’arrampicata sono stati volutamente, deliberatamente, cercati dall’autore della relazione. Ognuno, quindi, è libero di scegliere il percorso che maggiormente gli aggrada, facendo leva sulla propria esperienza e, perché no, su quella componente che sempre meno viene stimolata nell’attuale massificante tendenza “sportivistica” delle attività montane: LA CURIOSITA’]. Dalla cima si seguono i segnavia bianco-rossi che tenendosi a destra rispetto la dorsale rocciosa conducono su una sterrata che seguiamo a sinistra in salita. Poco dopo si entra all’interno del bosco giungendo ad un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Si continua a seguire la carraia in discesa abbandonandola quando effettua una netta curva verso sinistra, imboccando a destra un’ampia traccia che procede in leggera salita. Si continua lungamente per la mulattiera-carraia andando a sinistra al primo bivio e a destra (diritto) al secondo. Dopo aver attraversato alcuni ruscelli, si confluisce nel percorso segnato che a sinistra conduce a S.Bernardo. Noi, invece, proseguiamo a destra, giungendo dopo alcuni minuti alle belle e panoramiche radure di Moncucco, 870 m. Si continua per la carraia in discesa, ignorando un’ampia traccia a destra e proseguendo in direzione SW. Si transita successivamente a fianco di una casa diroccata (notevole visuale sui Groppi di Cumbratina) e si procede per la bella e ampia mulattiera che svoltando a destra conduce all’interno di una suggestiva area boscosa. Poco dopo si giunge alla selletta che separa il Torrione piccolo di Cumbratina (alla nostra destra) da quello più imponente ed elevato (alla nostra sinistra). Quest’ultimo sembra di problematico accesso, mentre il primo appare più abbordabile, anche se la sua scalata va oltre le difficoltà escursionistiche. Dalla selletta si risalgono alcune roccette ricoperte di muschio fino ad un ometto non visibile dal basso. Da quest’ultimo si obliqua verso sinistra assecondando una rampa che conduce sul filo della cresta SE. La si scala facilmente, anche se espostamente, superando un breve tratto affilato e decisamente esposto (II°-) che richiede molta attenzione soprattutto in discesa. Si continua, poi, appena a sinistra del filo di cresta (esposto) guadagnando infine la bella ed esclusiva sommità del groppo ofiolitico, 845 m. Si scende lungo il percorso effettuato in salita fino a rimettere piede nella mulattiera-carraia di prima. La si segue in discesa uscendo in seguito dal bosco e transitando a fianco di magnifiche radure. Successivamente ci si immette in una carrareccia che si segue a sinistra incontrando poco dopo l’asfalto. Si percorre lo stradello in ripida discesa giungendo in breve al bivio con il percorso n° 833 diretto al Passo La Calà, che si ignora. Continuando lungo la stradina asfaltata, si transita in prossimità di alcune abitazioni avvicinandosi progressivamente al poggio dove è arroccato l’antico borgo di Belforte. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto su stradina asfaltata che procede piuttosto ripidamente conducendo in breve all’ingresso del borgo. Lo si attraversa per viottolo selciato, ammirando splendide case costruite con pietre e materiale di recupero provenienti dal vicino castello. Dopo un’ultima salita, si raggiunge la sommità del poggio dove si trovano i resti murari del Castello di Belforte, che ci fanno intuire quella che fu sua originaria imponenza. Risalente al XII secolo, fu costruito dal comune di Parma per controllare la strada verso la Lunigiana e per contrastare gli attacchi dei pontremolesi. Ritorniamo sui nostri passi fino all’incrocio di prima, dove svoltiamo a sinistra (indicazione per Gorro) seguendo una stradina asfaltata che procede in leggera discesa. In prossimità di una netta curva verso destra, abbandoniamo l’asfalto per imboccare a sinistra (segnavia) un’ampia traccia che scende ben ripida nel bosco. Il percorso, piuttosto invaso dalla vegetazione, continua effettuando alcune svolte e riconduce poco dopo nella stradina asfaltata abbandonata in precedenza. L’attraversiamo e continuiamo a seguire i segnavia all’interno del bosco passando nei pressi di una casa abbandonata collocata alla nostra destra. Sbuchiamo infine in un’ampio campo con casa a sinistra e continuiamo per il sentiero che inizialmente passa a fianco di una baracca in lamiera. Successivamente si scende contornando il margine destro del campo fino al suo limite inferiore. Poco più in basso si trova la strada asfaltata di prima che si segue a destra giungendo, dopo un ponte, ad un incrocio in località Cappellazzi. Si svolta a sinistra ritornando in breve alla chiesa di Gorro dove abbiamo parcheggiato l’auto.

Monte Spallone: Cresta Sud

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Punto di partenza/arrivo: Colonnata 538 m

Dislivello: 1100 m

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Colonnata-Foce Luccisa (1,20 h) ; Foce Luccisa-Monte Spallone (1,30/2 h) ; Monte Spallone-Foce della Faggiola (30 min) ; Foce della Faggiola-Foce Luccisa-Colonnata (2 h)

Difficoltà: EE+/ F 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo per escursionisti con ottima esperienza di montagna e abituati a superare passaggi d’arrampicata, a livelli elementari, senza l’ausilio di alcuna assicurazione a corda

Ultima verifica: agosto 2015

Accesso stradale: da Carrara si seguono le indicazioni per Colonnata che si raggiunge in circa 7 km

Descrizione dell’itinerario

La cresta sud dello Spallone costituisce un itinerario di particolare interesse e pregio ambientale che implica diversi passi di arrampicata e alcuni tratti decisamente esposti.

Dalla piazzetta di Colonnata si assecondano i ben posizionati segnavia del sentiero n° 38 in direzione Case Vergheto e Foce Luccisa. Dopo aver attraversato il borgo si penetra nel bosco seguendo l’ottima traccia a mezza costa all’interno di una valletta. Giunti in prossimità di un ponte, lo si si attraversa e si continua lungo il sentiero che risale la sponda opposta della valle. Si procede per l’ottima ed evidente traccia che, effettuando diversi tornanti, permette di guadagnare quota senza troppa fatica. Giunti su una costa boscosa, lasciamo a destra una traccia e continuiamo a sinistra, entrando poco dopo nel magnifico e antico nucleo di Case Vergheto850 m. Usciti dal borgo troviamo subito un bivio evidente: lasciamo a sinistra il sentiero n° 195 per Cima d’Uomo e proseguiamo a destra seguendo lo stesso segnavia di prima (n° 38). L’ampia traccia attraversa successivamente alcuni suggestivi ruderi, avanzando poi in lieve salita. In seguito si effettuando diversi tornanti, giungendo infine alla Foce Luccisa 1034 m. Poco prima di essa si diparte sulla sinistra il sentiero n° 172, che percorreremo al ritorno. La cresta sud del Monte Spallone, nella sua parte inferiore, si sdoppia in due rami che si saldano in un nodo orografico al di sopra di un taglio di cava: noi percorreremo quello sinistro (orografico). Dalla foce seguiamo il filo di cresta che si presenta all’inizio come un’ampia dorsale erbosa con rocce affioranti. Senza percorso obbligato approdiamo su una prima altura, dopo la quale la cresta diviene più marcata. Continuiamo a seguire il filo giungendo nelle vicinanze di un diroccato rifugio di cavatori dominato da un ampio taglio di cava. Con grande attenzione percorriamo l’esile cresta, delimitata a sinistra dal taglio e a destra da ripidi pendii. Continuiamo a salire in direzione del soprastante ramo della cresta sud, scalando ripide e friabili roccette che richiedono attenzione (qualche passo di I° e II°-). Giungiamo infine nel menzionato nodo orografico, dove il ramo di sinistra (orografica), che stiamo percorrendo, si salda con quello di destra: la continuazione verso valle di quest’ultimo forma una dorsale culminante nella Cima d’Uomo. Ora inizia la parte più interessante del percorso. Procediamo lungo l’esposta cresta seguendone rigorosamente il filo. Dopo una prima quota, è necessario aggirare alcuni spuntoni tenendosi prima a destra poi a sinistra. La cresta diviene in seguito più ripida: la si segue costantemente superando diversi passaggi di I° e un breve risalto più ripido di II°. Dopo una breve discesa si giunge ad una piccola selletta alla base di un erto spigolo a placche: lo scaliamo (II°, roccia buona) e proseguiamo superando placchette e muretti, guadagnando così la sommità dell’ultima quota che precede la vetta dello Spallone. Con attenzione scendiamo per l’esposta cresta fino ad una marcata sella erbosa. Continuiamo lungo la ripida dorsale di paleo e roccette approdando, dopo 20 minuti di faticosa salita, sulla cima del Monte Spallone 1636 m. Dalla sommità scendiamo lungo la cresta sud-ovest in direzione Foce della Faggiola 1455 m. Dopo una prima ripida discesa lungo friabili lastre rocciose, si scavalcano due panoramiche alture. La cresta diviene in seguito più ampia e meno marcata. Senza percorso obbligato scendiamo per la dorsale intercettando, ormai in prossimità della Foce della Faggiola, un sentiero con segnavia bianco-rossi che seguiamo a sinistra. L’esile traccia taglia espostamente, a mezza costa, il ripido pendio di paleo. Ritornati nelle vicinanze della cresta sud dello Spallone, in prossimità di un muretto di sassi posto poco più in alto, la traccia vira a destra e, in ripida discesa lungo una dorsale erbosa, conduce in un canale. Prestando attenzione ai segnavia, piuttosto sbiaditi, seguiamo il sentierino che inizialmente si sposta a sinistra attraversando il canale, per poi svoltare a destra. Percorriamo in seguito una dorsale con massi in direzione della sottostante cava. Giunti in prossimità della recinzione della cava, traversiamo a sinistra verso un ravaneto che discendiamo nel suo margine destro. Approdati al culmine della cava dismessa, la discendiamo utilizzando alcune ripide rampe di gradini intagliati nel marmo. Giunti alla base, seguiamo in discesa l’ampia carrareccia di accesso (segnavia evidenti e ben posizionati). Ad un bivio, imbocchiamo una carraia in salita cui fa seguito una ripida discesa assistita da alcune catene. La traccia, in prossimità di un segnavia, vira a sinistra (cavo d’acciaio), attraversando espostamente il ripido pendio che termina in basso in cave di marmo ancora attive. L’ottimo sentiero taglia a mezza costa il versante meridionale dello Spallone, oltrepassa il ramo destro (orografico) della cresta e confluisce nel sentiero  n° 38 poco sotto la Foce Luccisa. Rientriamo a Colonnata seguendo il percorso effettuato in salita.

 

Cresta dello Sterpara: Via Alpinistica Roberto Fava

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 500 m ca

Durata complessiva: dalle 3 alle 4,30 h A/R

Tempi parziali: Lagdei-Lago Santo-attacco della Via Alpinistica “Roberto Fava”  (1-1,15 h) ; Via Alpinistica “Roberto Fava” (1,30-2,30 h) ; rientro a Lagdei (30 min ca)

Difficoltà: PD, molto discontinuo

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata

Ultima verifica: giugno 2015 (foto: luglio 2014)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei


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Descrizione dell’itinerario

Potremmo definire la Via Alpinistica Roberto Fava un sentiero alpinistico, in quanto alterna tratti di arrampicata ad altri in cui si cammina seguendo una labile traccia contrassegnata da ometti ben posizionati. Il percorso alpinistico corre lungo la Cresta dello (o degli) Sterpara/i, formata da una serie di torrioni, alture e gendarmi rocciosi. I tratti di arrampicata sono ben serviti da numerosi spit e le difficoltà variano dal II° al IV°.

Partiti dalla località Lagdei, si arriva in 40 minuti circa al Rifugio Mariotti al Lago Santo, seguendo la comoda mulattiera contrassegnata n° 723A, oppure il più diretto sentiero n° 727/723. Dal rifugio si continua ad assecondare il percorso contrassegnato n° 723, diretto alla Sella del Marmagna, contornando la sponda meridionale, occidentale e settentrionale del lago. Dalla peschiera un ottimo sentiero con alcuni tornanti risale il pendio boscoso che chiude a NW il Lago Santo, conducendo ad un primo bivio (cartelli) dove si ignora a destra il percorso n° 729. Al bivio successivo, posto poco dopo il primo, si abbandona invece il sentiero seguito fino a questo punto (n° 723), prendendo a sinistra il percorso n° 719 in direzione Sella dello Sterpara e Passo delle Guadine. Giunti in prossimità di un cartello con scritto “Via Alpinistica Roberto Fava”, si lascia anche questo sentiero e ci si inoltra nel bosco per labile traccia che, dopo una piccola radura con cespugli di mirtillo, piega a destra, conducendo ad un panoramico pendio cosparso di massi d’arenaria e vegetazione. Il primo tratto di cresta è già evidentissimo e per raggiungerlo si seguono gli ometti che guidano al culmine del pendio e, verso sinistra, ad una selletta poco marcata all’interno del bosco. Da qui occorre voltare a sinistra assecondando la dorsale, arrivando in breve all’inizio della via alpinistica (due spit di sosta). Dopo alcuni facili gradoni, il primo risalto presenta in successione: una breve placchetta incisa da una netta fessura, una crestina piuttosto rotta e un estetico e verticale spigolo dotato di ottimi appigli. Dopo aver superato un tratto caratterizzato da grossi blocchi sulla destra di un caratteristico spuntone roccioso, si approda sulla prima e più elevata quota, 1685 m, della cresta (III°; diversi spit). Dalla sommità è necessario seguire (o meglio intuire) una poco evidente traccia nell’erba che conduce all’interno di un fitto boschetto. Seguendo i puntuali ometti, si giunge alla base del secondo risalto: un bellissimo torrione. Lo si scala dapprima salendo una bella e appigliata placca a destra del filo dello spigolo, per poi seguire quest’ultimo con divertente arrampicata  (III°- ; diversi spit).
Dalla cima del torrione si scende ripidamente per alcuni metri su pietraia, contornando sulla destra un risalto caratterizzato da fessure e una fenditura nella roccia. Dopo aver ripreso la dorsale, si rientra nel bosco giungendo alla base del terzo risalto, il più impegnativo, anche se breve. Lo si supera inizialmente traversando delicatamente a destra per pochi metri sfruttando una stretta cornice, poi, con un passaggio impegnativo (IV°; due spit), si raggiunge un foro nella roccia da cui si vede la cresta e spigolo sud della Roccabiasca. Si continua in verticale tenendosi appena a sinistra del filo, guadagnando infine la sommità del risalto (IV°, poi III°; molto breve e abbondantemente servito da spit). Una pietraia, un tratto di bosco, una selletta (possibilità di abbandonare la cresta scendendo a sinistra per pietraia verso Lago Santo) e una ripida salita per erba e blocchi d’arenaria precedono il quarto risalto: un caratteristico gendarme roccioso. Aggirando a destra o scalando direttamente un blocco roccioso, si raggiunge un intaglio da cui si inizia la scalata del gendarme. Ci si tiene appena a sinistra del suo spigolo e con un passo non banale si afferra una fessura verticale che conduce fuori dalle difficoltà (III°+ ; molto breve ; diversi spit). Dall’aerea sommità si discende con attenzione un’esposta e delicata lastra rocciosa (spit), per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue assecondando fedelmente la dorsale boscosa, scavalcando due alture e giungendo ai piedi del quinto risalto. Lo si sale seguendo inizialmente una crestina con erba e blocchi, per poi scalare una facile fenditura (II°/II°+; roccia inizialmente non buona; diversi spit). Ora non resta che seguire la dorsale boscosa, destreggiandosi tra vegetazione in alcuni punti invadente (alcune relazioni consigliano di abbandonare la cresta poco dopo la sommità del quinto risalto e calarsi a sinistra nel ripido pendio boscoso: soluzione, a mio parere, totalmente insensata oltre che oggettivamente pericolosa!), giungendo in breve alla base di una ripida paretina. La si supera sfruttando inizialmente la faccia destra della fessura/camino che la incide, poi lo spigolo a destra (II° ; nessun chiodo). Dalla sommità dell’ultima quota si scende (tracce e contrassegni assenti) per ampio profilo boscoso fino a congiungersi con il sentiero n° 723B (Le Carbonaie) che, seguito a sinistra, conduce ad un bivio: a destra si fa ritorno a Lagdei e a sinistra a Lago Santo.