Lozzola – S.Bernardo – Groppi Neri

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Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 550 m ca

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: Lozzola-S.Bernardo (1,30 h) ; S.Bernardo-Groppi Neri-S.Bernardo (1,15/1,25 h) ; S.Bernardo-Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: E ; EE la salita lungo il profilo sud/est dei Groppi Neri ; EE l’eventuale digressione su sperone roccioso che comporta un breve passaggio di I°

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2015 (tratto S.Bernardo-sommità Groppi Neri ottobre 2018 ; tratto Lozzola-S. Bernardo settembre 2019)

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto. Senza entrare nel centro di quest’ultima località, si prosegue ancora per tratto lungo la SP308R in direzione di Borgo Val di Taro. Al primo bivio si prende a sinistra la SP 532R seguendola per qualche chilometro. Raggiunto un altro bivio si imbocca a destra la stretta stradina d’accesso al paese di Lozzola. Entrati nel centro dell’abitato lo si attraversa per viottolo molto ripido e stretto, parcheggiando l’auto nella parte superiore in corrispondenza della chiesa

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map (2) www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La dorsale montuosa che divide la Val Cogena dalla Val Manubiola è di grande pregio ambientale e interesse paesaggistico. Non particolarmente frequentata, la zona offre notevoli possibilità escursionistiche: è possibile, infatti, realizzare splendidi anelli, oppure traversate, con punto di partenza e arrivo localizzati a Lozzola (come in questo caso), a Belforte o anche a Corchia. La situazione sentieristica (sarebbe più corretto parlare di globale valorizzazione dell’area montuosa) lascia piuttosto a desiderare. E ciò mi stupisce (in realtà non più di tanto!), soprattutto in relazione alla pretesa “rivalutazione” della montagna appenninica che da qualche tempo a questa parte sta diventando un vero e proprio tormentone, uno slogan e nient’altro. Riguardo la zona in questione, ho riscontrato una buona dose di imprecisioni, inesattezze e gravi “facilonerie” per quello che concerne sia il tracciato di alcuni sentieri (nel senso di discordanze tra il percorso effettivo sul terreno e quello segnato in alcune mappe) come anche l’individuazione delle diverse cime. A tal fine, vorrei dilungarmi in un elenco delle varie e interessanti sommità che caratterizzano l’area, sulle quali, come già detto, esiste una certa confusione. La dorsale Manubiola-Cogena consta delle seguenti cime, elencate da sud a nord: 1) il Groppo delle Pietre 1289 mimpercettibile sommità lambita dal sentiero 837 nel tratto Termine del Gatto-La Calà. 2) Il Monte Binaghe 1159 mè attraversato dal sentiero 837 nel tratto La Calà-Groppi Neri. 3) Il Groppo della Donnapresenta due quote di cui la più elevata raggiunge i 1139 m e la si raggiunge con una breve deviazione dal sentiero 837. Interessante è una cima quotata 1078 m che si caratterizza per la sua forma aguzza e le ripide pareti di ofiolite che precipitano verso la Val Manubiola. In versante Cogena troviamo queste sommità: 4) Il Groppo o Groppi Neri 1031 m: ammasso ofiolitico appartato, ma ben caratterizzato, spostato ad nord/ovest rispetto Il Groppo della Donna. Erroneamente identificato con quest’ultimo in alcune relazioni, è attraversato (eccetto la sommità) dal sentiero 837. 5) Un ampia sella separa I Groppi Neri dal Colle Museriri 1044m, tozza montagna che precipita verso sud/sud-est con uno scosceso versante. La sommità è raggiungibile dalla menzionata sella destreggiandosi tra vegetazione invadente e risalti di ofiolite. 6) Il Colle Museriri degrada verso la Val Taro con pendii boscosi. Più in basso, in questo versante, troviamo i due Torrioni di Cumbratina. Il più elevato e imponente è di problematico accesso; il più piccolo invece si lascia raggiungere più facilmente, anche se richiede le dovute cautele. A tal fine si veda: Val Taro: anello delle ofioliti. 7) Collocato nel fondovalle Cogena è Il Groppo delle Tassare 783 m, ammasso ofiolitico la cui base è lambita dal sentiero 833. Infine nel versante Manubiola troviamo le seguenti cime: 8) il Groppo Maggio 967 m, montagna ofiolitica disposta nella sinistra orografica della Val Manubiola, che precipita verso quest’ultima con suggestive pareti e contrafforti rocciosi. La sommità la si raggiunge facilmente staccandosi dalla carraia contrassegnata n° 833A che dal passo La Calà conduce a S.Bernardo. 9) Il Groppo dell’Asino 1153 m, montagna prevalentemente boscosa che costituisce la sponda destra (orografica) della Val Manubiola di Corchia. La sommità è attraversata dal sentiero n°835 che dal Passo La Calà conduce a Corchia.

Dalla chiesa di Lozzola si continua per stradina asfaltata andando a sinistra al bivio che si incontra subito dopo. Si passa inizialmente a fianco di una casa diroccata e nei pressi del cimitero si effettua un tornante destrorso. Si sale poi piuttosto ripidamente fino a raggiungere un bivio dal quale, trascurato lo stradello d’accesso alla frazione Castello (la cui ofiolite visiteremo al ritorno), si prosegue a destra. Si procede inizialmente in lieve discesa avanzando successivamente ai piedi di un groppo ofiolitico. Giunti in corrispondenza di un grosso masso si prende a sinistra una carraia (percorso CAI n° 837) orribilmente deturpata e anche ampliata – per di permettere l’accesso ai mezzi di esbosco – rispetto la sua originaria larghezza. Si guadagna ripidamente quota lambendo poco più in alto una linea elettrica, ammirando qui una bella visuale del Groppo di Gorro. Effettuato un tornante sinistrorso si continua in ripida salita compiendo altre svolte, raggiungendo più in alto un’altra apertura in corrispondenza dell’elettrodotto della Val Taro. Si continua a guadagnare quota per l’erto tracciato fino a doppiare, mediante ampia curva a sinistra, una panoramica costa. Si prosegue in direzione SE trascurando una traccia inerbita in discesa, costeggiando successivamente delle rocce ofiolitiche. Appena dopo si scorgono alla nostra sinistra dei grossi massi ofiolitici: abbandonando temporaneamente il percorso principale possiamo visitare questa suggestiva area, caratterizzata in particolare da due gendarmi rocciosi separati da una stretta fenditura (per entrare in quest’ultima si aggira a sinistra il primo gendarme e, verso destra, si penetra nella spaccatura che si risale con attenzione, scendendo poi, sempre con le dovute cautele, nella parte opposta). Rientrati nella carraia di prima si trascura subito una traccia che si stacca a sinistra, raggiungendo poco più in alto una presa dell’acquedotto (segnavia). Appena dopo si transita a fianco di un poggetto situato alla nostra destra, trascurando a sinistra una traccia inerbita. Penetrati nel fitto bosco si varca un ruscello avanzando poi in piano/lieve salita. Giunti nei pressi di un rio situato alla nostra destra, si incontra un trivio (anche se apparentemente potrebbe sembrare un bivio) dal quale, trascurata la carraia che svolta a destra, si continua per il tracciato di sinistra che tuttavia si abbandona subito. Infatti, nel momento in cui l’ampia traccia curvando nettamente a destra inizia a salire, proseguiamo diritto/sinistra per poco evidente sentiero – che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 837 – scorgendo a terra un segnavia su un sasso (segnaletica pessima!). Si avanza quindi per questo tracciato in stato di totale abbandono con diverse sterpaglie e tronchi che ostacolano il cammino, progredendo in questo primo tratto in direzione est. Poco più avanti si transita nei pressi di un vecchio essiccatoio all’interno di uno splendido castagneto, forse tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Qui il percorso, invero molto poco evidente e anche in questo tratto con rami e sterpaglie che l’ostacolano, piega nettamente a destra, determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Il sentiero, che diviene successivamente più marcato ed incavato, prima di effettuare una svolta a sinistra risulta interrotto da un albero di castagno divelto. Dopo la svolta si incontra un bivio dove si prosegue a sinistra trascurando a destra una labile traccia (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero). Poco più avanti si transita a fianco di un magnifico esemplare di castagno purtroppo divelto nella sua parte superiore dal vento o da un fulmine. Appena dopo si effettua una duplice svolta, prima a sinistra poi a destra, incontrando sul tronco di un albero alla nostra destra un altro sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per il buon sentiero ben incavato ed evidente, sottopassando, poco più avanti, il tronco di un castagno caduto a terra. Proseguendo per il tracciato principale si incontra ed ammira un altro straordinario esemplare di castagno, forse centenario, nel contesto di un ambiente boschivo – come ho già espresso in precedenza – tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Successivamente si deve aggirare a sinistra l’ennesimo albero caduto a terra e, proseguendo per il bel sentiero, si raggiungono i ruderi di un secondo essiccatoio o metato. Continuando per il percorso principale, sempre all’interno di un castagneto tra i più belli, si arriva ad un punto in cui il tracciato si sdoppia. Si sale appena a destra del vecchio sentiero, parecchio infossato e dissestato, per traccia piuttosto labile, ricongiungendosi poco sopra con il percorso principale. Poco più avanti si presenta una situazione similare alla precedente, ma in questo caso si sale alla sinistra di un solco (segnavia). Poi, ricongiuntisi con il tracciato principale, si prosegue per esso svoltando in seguito a destra. Si avanza in piano per ottimo sentiero tagliando i fianchi boscosi del Monte Minara, incontrando anche qui un’interruzione causata da alberi divelti. Sempre con andamento pianeggiante si compie successivamente una svolta a sinistra aggirando un boscosa costa. Più avanti si immette da destra una carraia e, proseguendo per il percorso principale, si riprende a salire. Dopo una netta curva a sinistra si avanza pianeggiando, approdando poco dopo un magnifico ripiano boscoso. Effettuata un’altra curva a sinistra si avanza in direzione del vicino crinale Cogena/Manubiola, immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra, tralasciando subito dopo a destra una traccia. Con andamento in lieve discesa ci si inserisce in uno stradello sterrato che si segue a destra transitando subito a fianco di Casa Grassi, ottimamente ristrutturata e collocata in splendida posizione. Avanzando per comoda carraia delimitata a destra da vecchi muretti a secco e a sinistra da pendii prativi che offrono belle visuali, si raggiungono infine i prati al cui sommo si trova la Chiesa di S. Bernardo, 947 m. Spostandosi a sinistra si raggiunge l’edificio a destra del quale si trova un grosso masso ofiolitico con stele che ricorda l’uccisione, avvenuta il 2 febbraio del 1945, di cinque partigiani ad opera dei nazifascisti. Dalla chiesa continuiamo per l’ampia carrareccia che dopo una breve discesa conduce ad un bivio. Andiamo a destra imboccando il sentiero n° 837 diretto al Passo La Calà, ignorando subito a destra la traccia contrassegnata n° 833A diretta a Moncucco Belforte. Il tracciato penetra all’interno di un magnifico bosco e procede perlopiù pianeggiando, transitando a fianco di una fontana. Dopo aver aggirato la dorsale settentrionale della quota 1078 m del Groppo della Donna, si entra all’interno di una splendida valletta, certamente uno dei luoghi montani più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Il sentiero continua in discesa conducendo nel fondo della valle formata un rio (ambiente fiabesco), per poi risalire ripidamente lungo la sponda opposta. Dopo aver effettuato alcuni tornanti, si esce dal bosco più o meno in prossimità del profilo est dei (o del) Groppi/o Neri. Possiamo raggiungerne la sommità continuando lungo il sentiero n° 837 che conduce ad un’ampia sella da cui si piega a sinistra verso la non lontana cima. In questa sede mi permetto di consigliare una salita fuori sentiero avendo come direttrice l’appena menzionato profilo est del groppo (nella parte alta roccioso) che consente di gustare al meglio le peculiarità di questi luoghi. A tal fine, si abbandona il sentiero e si avanza in obliquo a sinistra avendo come valido punto di riferimento un verticale gendarme ofilotico, situato più in alto e a destra rispetto al punto in cui siamo. Si procede senza via obbligata aggirando diversi massi, guadagnando successivamente quota a sinistra del menzionato gendarme roccioso. Raggiunto un suggestivo intaglio, volgendo a destra e superando qualche roccetta si può salire sull’ariosa cima dello spuntone ofiolitico. Poi si continua liberamente in ambiente veramente suggestivo, guadagnando in breve la bella ed esclusiva sommità dei Groppi Neri, 1031 m, da cui si ammira un panorama grandioso. Scendiamo per il versante opposto aggirando a destra gli spuntoni sommitali, ricongiungendosi con il sentiero n° 837 che, effettuando alcune svolte (si deve attraversare una recinzione a filo spinato), conduce in un’ampia sella delimitata a nord dal Colle Museriri. Da quest’ultima, in corrispondenza di un masso ofiolitico, si sottopassa la recinzione a filo spinato e si continua per sentiero n° 837 che scende inizialmente nella sponda destra orografica di una selvaggia valletta. Poco dopo si ritorna al punto in cui abbiamo abbandonato il percorso segnato per risalire il profilo est dei Groppi Neri, ritornando a S.Bernardo per lo stesso tracciato seguito in salita. Poi da S. Bernardo si rientra a Lozzola per il medesimo percorso dell’andata, ma prima di terminare l’escursione consiglio un’interessante e inusuale digressione. Giunti al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione, andiamo a destra seguendo una stradina asfaltata. Dopo un bivio da cui si prosegue a destra si giunge nei pressi della frazione Castello, dominata da un caratteristico sperone ofiolitico con croce sommitale, ben visibile da Lozzola. Come degno completamento di questo itinerario consiglio di raggiungerne la sommità. A tal fine, una volta giunti in corrispondenza di una cappella, si abbandona l’asfalto e si sale a sinistra seguendo una dorsale con massi di ofiolite. Arrivati alla base del blocco sommitale, si scalano inizialmente rocce ripide ma molto gradinate cui fa seguito una facile placchetta (I°). Dall’aerea sommità dello sperone si discende con attenzione la placca e si ritorna sui propri passi fino al bivio di prima e alla chiesa di Lozzola, punto di partenza di questa avvincente escursione.

 

Da Capriglio a S.Matteo

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Punto di partenza/arrivo: Capriglio 1002 m

Dislivello: 680 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Capriglio-Corno di Caneto (1,20/1,30 h) ; Corno di Caneto-Costa del Dragolare (40 min) ; Costa del Dragolare-S.Matteo (45 min) ; S.Matteo-Monte Caio (45 min) ; Monte Caio-Capriglio (1,30/1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio

Immagine (FILEminimizer)www.schiamontecaio.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Caio presenta due versanti assolutamente differenti a livello morfologico e paesaggistico. Quello settentrionale, più dolce, è caratterizzato da boschi e ampie radure (oltre che dalle piste da sci e gli impianti di risalita di Schia). Il versante meridionale, ben più selvaggio, è inciso da profonde valli delimitate da coste e spettacolari dirupi del Flysch. Recentemente è stato effettuato un eccellente lavoro di tracciatura e valorizzazione sentieristica: sono stati segnati nuovi percorsi e risegnati altri già esistenti. In questa sede propongo un’interessante e inusuale traversata che permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti di questa notevole montagna.

Dalla parte alta del paese di Capriglio si prende la strada per Casagalvana e dopo qualche decina di metri la si abbandona per imboccare a destra (cartelli) una carraia contrassegnata n° 736. Si oltrepassa una casa e si giunge ad una presa dell’acquedotto (segnavia). Poco dopo, ad un incrocio (edicola votiva), si continua diritto, sbucando poi da bosco in prossimità di ampi prati posti alla nostra sinistra. Si continua per la carraia (lasciandone un’altra a destra) che dopo una curva verso sinistra conduce al vertice delle radure. l’ampia traccia entra poi nel bosco e dopo aver attraversato un ruscello compie una svolta a destra. Dopo ulteriori svolte e un’ultima salita, si mette piede nella strada Capriglio-Casagalvana-Schia. Si va a sinistra per pochi metri e, in corrispondenza di un paletto in legno con segnavia bianco-rosso, si abbandona l’asfalto per continuare a destra lungo il percorso marcato n° 736. Si risale il pendio boscoso seguendo i segnavia che conducono su una costa (la traccia sul terreno è molto labile). Virando a sinistra si giunge nei pressi di una radura che si attraversa prendendo come punto di riferimento un segnavia bianco-rosso posto su un albero nella parte opposta. Il percorso continua verso destra all’interno del bosco: è necessario seguire attentamente i segnavia, in quanto le tracce sono quasi inesistenti. Si procede in leggera salita giungendo poco dopo nelle vicinanze della strada asfaltata che lasciamo a destra. I segnavia ci guidano invece a sinistra lungo un’ampia carraia che conduce ad uno stagno stagionale. Continuando sulla sinistra di quest’ultimo si arriva in prossimità di una magnifica radura (cancello in legno). L’attraversiamo dapprima diritto e, dopo un segnavia, in salita verso destra, prendendo come punto di riferimento un segno bianco-rosso posto sul tronco di un albero nella parte alta della radura. Dal segnavia si continua a destra giungendo poco dopo a un bivio con cartelli nel margine sinistro di un’altra ampia e bellissima radura. La si attraversa a sinistra e, seguendo una traccia più marcata, si giunge in località Fonte del Biscione, 1240 m. Si continua attraversando in obliquo ascendente splendidi prati con viste notevoli sulla sottostate vallata e le montagne del reggiano. Prestando attenzione ai pochi segnavia presenti (nella parte alta puntare ad un paletto in legno con segno bianco-rosso), si approda sulla dorsale del montagna dove si incontra un bivio con cartelli (panorama grandioso). Si lascia a sinistra il sentiero n° 736 (diretto alla Croce del Cardinale Lalatta) per continuare a destra lungo il segnavia n° 734 in direzione del Corno di Caneto. L’ampia traccia compie presto una svolta verso sinistra entrando in un bosco di conifere di reimpianto. Dopo una curva a destra, si esce all’aperto sulla panoramica dorsale che seguiamo per un tratto. La carraia si sposta poi a destra del crinale divisorio e procede in leggera salita. Il percorso, dopo alcune svolte e una breve discesa, conduce ad un bivio poco evidente nei pressi di un altro rimboschimento a conifere (nessun segnavia): delle due carraie prendere quella di sinistra all’interno del bosco di conifere. Se ci si sbaglia non è un problema, in quanto si arriva appena più in basso e a destra rispetto al bivio con cartelli cui si giungerebbe seguendo il percorso principale. Dal citato bivio si lascia a destra il sentiero n° 734A e si continua per la mulattiera-carraia (contrassegnata n°734) che di radura in radura, in moderata salita con alcuni ripidi strappi, conduce ad una panoramica selletta di crinale non lontani dalla sommità del Corno di Caneto. Per raggiungerla occorre svoltare a sinistra e seguire un’ampia traccia che in 5 minuti conduce alla panoramica cima. Tornati alla selletta, si continua per il panoramico crinale in direzione della sommità della Costa Grande (ad un bivio con cartelli, nei pressi di un’area pic nic, si lascia a destra il sentiero n° 737 proveniente da Schia). Si continua per la carraia di crinale avanzando dapprima in leggera discesa, per poi risalire verso Costa Grande, la cui cima è purtroppo molto deturpata. Oltrepassata la sommità, il sentiero n° 737, contrassegnato da segnavia piuttosto sbiaditi, si mantiene in prossimità del crinale. Dopo un balcone panoramico (vista mozzafiato sui dirupi del Flysch del Monte Caio), la traccia scavalca un poggio e procede appena a destra del crinale, conducendo infine in località Costa del Dragolare, 1485 m. Inizia ora uno dei tratti di sentiero più spettacolari di tutto l’Appennino parmense. Dopo aver lasciato a destra il sentiero n° 732A, si attraversano in quota i verticali strati del Flysch che fanno da basamento alla vetta del Caio. Consiglio di gustare senza fretta questa sezione del percorso al fine di ammirare il grandioso panorama e le soprastanti friabili rocce. Giunti nel lato opposto, lasciamo a destra il sentiero per la cima del Caio e continuiamo per la carraia di crinale. In prossimità di una netta svolta a destra, l’abbandoniamo imboccando un più diretto sentierino che in ripidissima discesa (belle visuali sui sottostanti dirupi del Flysch) riconduce, dopo un tratto in piano/falsopiano, nella carraia di prima. La seguiamo inizialmente in decisa salita, poi in leggera discesa (un’apertura nel bosco permette di ammirare le radure dove si trova l’Eremo di San Matteo). Raggiunto un bivio con cartelli, si abbandona il percorso di crinale e si scende a sinistra per carraia che in costante discesa conduce in località S.Matteo, 1344 m. Collocato in un contesto ambientale di grande pregio, l’eremo fu certamente fondato prima del 1145, in quanto citato in un documento di quell’anno. Ebbe un’importanza strategica come punto di appoggio e di sosta per i pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. “L’agronomo Fabio Bocchialini vi stabilì un’azienda ovina sperimentale, erigendo una stalla sul sito dell’antica chiesa e ricostruendo l’attuale oratorio nei primi decenni del Novecento” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con il sentiero per la cima del M. Caio (n° 732A). Lo imbocchiamo montando su una costa marnosa con affioramenti rocciosi. Dopo un risalto che il percorso segnato affronta direttamente (qualche facile roccetta, attenzione in caso di terreno bagnato) e una salita lungo il filo della dorsale, si giunge ad un bivio all’interno del bosco. Lasciamo a sinistra (cartello) il sentiero n° 737A, proveniente da Agna, e proseguiamo diritto per ripida traccia in direzione della vicina sommità del Caio. Presto si esce dal bosco e con un ultimo strappo si mette piede sui bellissimi prati che caratterizzano il pianoro sommitale del Monte Caio, 1580 m, alla cui cima, spostata alla nostra destra rispetto il punto in cui siamo, giungiamo in breve. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta verso destra. Dopo un breve tratto in discesa, si lascia a sinistra il sentiero n° 732 e si continua diritto, entrando all’interno di un buio bosco di conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si attraversa il bosco in leggera discesa (con alcuni strappi un po’ più ripidi) e con una svolta verso destra si fa ritorno alla Costa del Dragolare, 1485 m. Seguiamo a ritroso il percorso effettuato all’andata, prestando attenzione al reperimento dei segnavia nel sentiero n° 736 che dalla dorsale del Corno di Caneto scende verso Capriglio.

 

 

 

I Groppi Rossi e il Monte Borgognone

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Punto di partenza/arrivo: Berceto/ponte sul Baganza 878 m

Dislivello: 540 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5,15 h

Tempi parziali: ponte sul Baganza-Casa Montana di sotto (30/40 min) ; Casa Montana di sotto-Groppi Rossi (45 min) ; Groppi Rossi-sentiero 741 (30/40 min) ; sentiero 741-Groppo Albero-bivio sentiero 731 (30/35 min) ; bivio sentiero 731-Monte Borgognone e anticima est (40/45 min) ; Monte Borgognone-sentiero 731-Pian della Capanna (45 min/1 h) ; Pian della Capanna-Lago Bozzo-ponte sul Baganza (40 min)

Difficoltà: E+ 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2015

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dalla parte superiore del paese, chiamata Poggio di Berceto, si prende a sinistra la provinciale per Calestano abbandonandola subito per stradina a destra (indicazione per la pineta). Dopo aver attraversato in salita un nucleo di case, si incomincia a scedere per sterrata. Poi, dopo il bivio per Fioritola, si riprende a salire per stradina in parte asfaltata, continuando successivamente per ampia carrareccia in piano. Dopo una discesa si giunge al ponte sul Torrente Baganza, ma occorre parcheggiare l’auto in un qualche spiazzo prima del ponte.

Immagine (FILEminimizer)Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Casa Montana-sentiero n°741 è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di grandissimo interesse, un’autentico compendio delle peculiarità geologiche e ambientali dell’Alta Val Baganza. L’itinerario presenta, in diversi tratti, problemi di individuazione. In particolare risulta problematico il reperimento del giusto percorso nella sezione Casa Montana di sotto-cresta dei Groppi Rossi-sentiero 741Il rientro avviene per il sentiero n°731, anch’esso non particolarmente evidente e scarsamente segnato. Nel complesso si tratta di un itinerario avvincente e vario in luoghi isolati e solitari.

Dal ponte sul Torrente Baganza, 878 m,  continuiamo per l’ampia carrareccia lasciando, ad un primo tornate, uno stradello a sinistra. La carraia, avanzando in moderata salita, compie poco dopo un secondo tornante a sinistra seguito da un terzo verso destra. Si continua per la sterrata giungendo in breve ad un bivio nei pressi di un altro tornante a sinistra. Qui lasciamo a destra una carraia e proseguiamo per il percorso principale, ora cementato, che avanza in ripida salita compiendo un tornante destrorso. Dopo un tratto in costante e lineare salita si giunge ad un altro bivio dove, trascurata una diramazione a sinistra, si prosegue diritto. La carraia procede inizialmente in discesa con alcuni brevi saliscendi, poi in leggera salita, conducendo ad un ulteriore bivio dove si lascia a destra la carrareccia diretta al Lago Bozzo (segnavia bianco-rosso a destra). Si continua invece a sinistra lungo un’ampia traccia non segnata che subito si biforca (possiamo seguire entrambe le tracce poiché poco più in alto si riuniscono). Giungiamo dopo alcuni minuti alle splendide radure nei pressi di Casa Montana di sotto, 1088 m. Dalla baracca in lamiera (dietro la quale si trovano dei ruderi) con fonte-abbeveratoio, seguiamo a sinistra un’evidente e ampia traccia che poco dopo si inoltra nel bosco. Giunti sotto la perpendicolare di una selletta, abbandoniamo la carraia (che continua in direzione del Monte Tesa) e risaliamo il pendio boscoso per labili tracce. Dalla selletta (rocce nere sulla sinistra) la continuazione del percorso non è immediata. Ci spostiamo a destra contornando il margine destro di ampie radure. Dopo qualche decina di metri è necessario entrare verso destra all’interno del bosco, mettendo piede su un incavo di mulattiera poco marcata. In seguito la traccia diviene più evidente e procede a mezza costa. “Ci troviamo nel bacino di un affluente del Baganza dal nome rievocativo di Tabertasco, antica abbazia medievale oggi scomparsa, situata in qualche sito di queste vallate attorno ai Groppi Rossi (Daniele Canossini “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Attraversato un primo rio si raggiunge il dorso di una costa boscosa dove lasciamo un’ampia traccia a destra. Fa seguito un secondo e un terzo rio: dopo quest’ultimo, una volta giunti sull’ennesima costa boscosa, abbandoniamo la mulattiera (che continua in leggera discesa per poi perdersi definitivamente) per seguire il dorso della menzionata costa (cartello indicante i confini del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano). A fatica intercettiamo una labilissima traccia “contrassegnata” dai cartelli del parco e da quelli venatori. Dopo un tratto in piano, la costa diviene più ripida e anche poco accennata. In realtà l’orientamento non è complesso: è necessario raggiungere il soprastante crinaletto boscoso. Possiamo avanzare per il pendio assecondando i cartelli venatori, oppure seguire una quasi impercettibile traccia che in obliquo verso destra conduce al menzionato crinaletto. Messo piede su di esso, lo seguiamo a sinistra (cartelli venatori) intercettando labili tracce. Dopo un tratto in salita oltrepassiamo un poggio e contorniamo, sempre in salita, il margine sinistro di una radura con erba alta (qui si incontrano alcune tracce lasciate da animali selvatici). Una breve discesa precede una selletta poco marcata all’interno del bosco in prossimità dell’ofiolitica cresta dei Groppi Rossi. Dalla selletta si risale la soprastante dorsale boscosa uscendo in breve dalla vegetazione. Ci troviamo in una delle più suggestive aree di tutto l’Appennino parmense: si tratta dei Groppi Rossi, isolata conformazione ofiolitica che si presenta come una dilungata cresta precipitante verso ovest con ripide e friabili pareti. La percorriamo nel primo tratto in salita aggirando a sinistra diversi risalti e spuntoni, assecondando labili tracce. Messo piede sulla prima quota, si procede lungo la bellissima dorsale godendo di visuali straordinarie. Raggiunta la sommità principale dei Groppi Rossi, 1280 m, si continua per la cresta pressoché orizzontale iniziando poi a perdere quota per evidente traccia in direzione della sottostante dorsale ofiolitica. Messo piede su quest’ultima la seguiamo comodamente, evitando inizialmente a sinistra alcune rocce, fino a raggiungere una marcata selletta a quota 1255 m, crocevia di sentieri. Da qui, trascurata a sinistra una traccia proveniente dal Passo del Silara e a destra un’altra che scende verso Pian della Capanna, si continua diritto restando appena a sinistra della dorsale ora erbosa. Seguiamo un sentiero, all’inizio piuttosto labile poi più marcato, che si sviluppa lungo radure e macchie di faggio. Si attraversa una prima radura dove il percorso sembra perdersi: è necessario avanzare più o meno diritto intercettando una poco evidente traccia nell’erba. Dopo una seconda e più ampia radura, il sentiero taglia a mezza costa pendii prativi con notevoli visuali sulla sottostante vallata. In breve si giunge ad un’altra selletta a quota 1305 m dove, trascurata a sinistra un’ampia e inerbita traccia, proseguiamo diritto per sentierino evidente. Quest’ultimo sale nei primi metri in obliquo a destra, conducendo poi in un’ampia radura che attraversiamo sempre in obliquo ascendente. Cercando di non smarrire il sentiero, attraversiamo un tratto di bosco dove la traccia risulta più marcata. Approdati in un’altra ampia radura, dobbiamo prestare attenzione al reperimento del giusto percorso: è necessario attraversare in leggera salita la radura per labile traccia e, quando quest’ultima sembra perdersi, salire verso sinistra puntando alla soprastante dorsale percorsa dal sentiero 741 proveniente dal Passo del Silara. Messo piede su di esso, lo seguiamo a destra: la traccia, ben contrassegnata, si mantiene nei pressi della dorsale spartiacque Parma/Baganza. Si alternano tratti nel bosco ad ampie radure che offrono belle visuali su entrambi i versanti, scavalcando la quasi impercettibile sommità del Groppo Albero, 1386 m. Successivamente, il sentiero inizia a scendere confluendo in una carraia che seguiamo a destra (fonte a sinistra). In breve giungiamo al bivio con il sentiero 731 (che percorreremo al ritorno) in località S.Giovanni (cancello e cartelli a destra). Continuiamo per la carraia che dopo una svolta a sinistra scende ad un incrocio dove proseguiamo diritto. Si procede per marcato sentiero che taglia, in versante Parma, pendii prativi con belle visuali sul Monte Caio. Una volta rientrati nel bosco, l’evidente traccia continua in direzione del vicino crinale. Dopo alcune svolte si arriva ad un bivio con cartelli: lasciamo a sinistra il sentiero (00), proveniente dal Passo del Cirone, e proseguiamo a destra, in salita, giungendo in breve ad una panoramica sella sul crinale Baganza/Magra. Il Monte Borgognone (stranamente “ignorato” dal sentiero 00) presenta due sommità completamente differenti l’una dall’altra: la cima principale, 1400 m, totalmente erbosa, e un’interessantissima anticima, 1375 m, che si caratterizza come una dilungata cresta che precipita, nel versante Parma, con ripidi dirupi di rocce calcaree. Dalla sella di crinale raggiungiamo inizialmente la sommità principale del Borgognone. A tal fine, ci si sposta a destra e si risale la dorsale erbosa, sfruttando inizialmente alcune tracce che poi si perdono. Dopo un’ultima faticosa salita, si guadagna la bella e panoramica cima, caratterizzata dalla presenza di un cippo confinario del 1828. Si ritorna alla sella di crinale e si continua in direzione dell’anticima (poco dopo la sella, sulla sinistra, è presente un altro cippo confinario). La dorsale, dopo un tratto boscoso, diviene ben più stretta ed esposta. Superiamo una piccola balza (attenzione) e giungiamo sulla bellissima ed orizzontale cresta, godendo di un panorama straordinario. Possiamo notare che la dorsale, nel versante Magra, è caratterizzata da ripidi prati; al contrario, nel versante Parma, precipita con friabili dirupi di roccia calcarea. Rientriamo alla sella di crinale da cui, seguendo a ritroso il percorso fatto all’andata, ritorniamo al bivio con il percorso 731. Lo seguiamo a sinistra (cancello per il bestiame da scavalcare) mettendo piede su un’ampia carraia che prosegue in leggera discesa per poi risalire. Al bivio che si incontra successivamente si abbandona a destra la carraia e si prende a sinistra un’ampia traccia in discesa. Dopo l’attraversamento di una radura, il tracciato (che si restringe a mulattiera) svolta a sinistra contornando il margine destro di un’altra ampia radura. In prossimità di alcuni segni bianco-rossi sbiaditi, si svolta a destra procedendo per alcuni metri nel limite superiore di un magnifico pendio prativo. Poco dopo si piega a destra continuando su sentiero evidente, per poi svoltare a sinistra su traccia non molto marcata, assecondando i segni di vernice fluorescente per le MTB. Dopo aver varcato un ruscello ed aver svoltato nettamente a sinistra, si perde quota lungo il pendio boscoso a destra del corso d’acqua. Poco più in basso si piega a destra e si attraversa in discesa una radura con macchie di bosco. La traccia svolta poco dopo a sinistra per poi effettuare un’ampia curva verso destra. Si oltrepassa un cancello per il bestiame e si rientra poco più in basso all’interno del bosco. Si ignora una traccia che si stacca a destra (e con essa i segnavia fluorescenti che ci hanno accompagnato fino a questo momento) continuando per l’evidente sentiero che attraversa un solco franato. Poco dopo si guada un ruscello (sconvolto dall’alluvione del 2014) e si procede in leggera salita uscendo dal bosco in prossimità di ampie e bellissime radure. Le attraversiamo giungendo in breve ai ruderi di Pian della Capanna 1120 m: il luogo è bellissimo, ideale per un’eventuale sosta. Dai ruderi scendiamo a sinistra intercettando i solchi di un’ampia traccia erbosa. Dopo una svolta verso destra, il sentiero, ampio ed evidente, attraversa altre magnifiche radure. Avanzando poi per carraia all’interno del bosco si scende al vicino Lago Bozzo, 1058 m, originato con grande probabilità da una frana. Contorniamo la sponda sinistra del lago e, dopo una capanna-rifugio (proprietà privata), l’ampia carraia riconduce in circa 10 minuti di cammino al bivio per Casa Montana di sotto. Ripercorriamo a ritroso il percorso fatto all’andata fino al ponte sul Torrente Baganza e all’auto.