Punta del Ciadin: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Passo San Pellegrino, 1918 m

Dislivello: 1100 m ca.

Durata complessiva: 6/6,30 h

Tempi parziali: Passo San Pellegrino-Sforcela del Ciadin (1,45 h) ; Sforcela del Ciadin-Cima Est Punta del Ciadin (1,35 h) ; Cima Est Punta del Ciadin-Forcella Uomo (1 h) ; Forcella Uomo-Passo San Pellegrino (1,50 h)

Difficoltà: EE/EEA il sentiero P02 (continuazione dell’Alta Via Bepi Zac) dalla Sforcela del Ciadin alla Forcella Uomo ; F la Via Normale alla Punta del Ciadin ; EE la discesa per il ghiaione sottostante la Forcella Uomo ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata per il sentiero P02 ; ordinaria da escursionismo e casco per la Via Normale alla Punta del Ciadin. Molto utili i bastoncini da trekking per la discesa del ripido ghiaione sottostante la Forcella Uomo

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: da Moena si segue la SS 346 raggiungendo dopo circa quindici chilometri il Passo San Pellegrino

N.B.: nelle sezioni evidenziate colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Notevole ascesa ad una cima a torto poco conosciuta e frequentata. La Punta del Ciadin risente infatti della vicinanza e “concorrenza” della Cima Uomo, che senza alcun dubbio costituisce uno dei più prestigiosi tremila dolomitici. La “normale” proposta è molto interessante e non difficile tecnicamente, affrontabile senza l’ausilio di alcuna attrezzatura specifica da eccellenti escursionisti in possesso di una consolidata esperienza di montagna. L’orientamento, inoltre, risulta ottimale grazie alla presenza di numerosi ometti molto ben disposti.

Dal Passo San Pellegrino si sale per stradina asfaltata fino a raggiungere lo Chalet Cima Uomo. Sulla sinistra dell’edificio si prende una traccia che si immette subito in una carraia. La seguiamo a sinistra dapprima in lieve salita, poi più ripidamente, oltrepassando il Torrente Biois. Immessosi in un’altra carrareccia, la si asseconda in salita avanzando parallelamente al corso d’acqua oltrepassato in precedenza. Raggiunto un bivio, si prosegue a sinistra incontrando subito dopo un altro bivio (indicazioni) in località Pont. Da qui si imbocca il sentiero n° 637B, avanzando, nella primissima parte, per ampia traccia parallelamente al torrente di prima. Si inizia successivamente a risalire il dorso di una costa erbosa che a sua volta costituisce il sommo della sponda destra orografica del corso d’acqua. Si prosegue in seguito meno ripidamente per traccia che diviene progressivamente più labile. Attraversato un ruscello, si procede parallelamente ad esso, fino a raggiungere un paletto con indicazioni. Si riprende a guadagnare quota piuttosto ripidamente assecondando un’erbosa dorsale, svoltando, in corrispondenza di un masso con segnavia, a destra. Ripresa la direzione di prima, si continua a salire ripidamente, costeggiando più in alto dei massi. Si attraversa successivamente una suggestiva area caratterizzata da blocchi calcarei, fino a raggiungere un bivio da cui si prosegue diritto verso la Sforcela del Ciadin. Si guadagna quota piuttosto ripidamente effettuando alcuni tornanti, trascurando a sinistra una traccia che conduce a dei ritrovamenti bellici. Si continua a salire mediante tornanti, progredendo sulla destra di un notevole gendarme roccioso. Ad un bivio si tiene il percorso di destra e, virando successivamente a sinistra, si costeggiano dei grossi massi. Ripresa la salita, ci si dirige verso il soprastante ghiaione, notando anche il canalone che risaliremo mediante il percorso P02. Ignorata una traccia a sinistra, si guadagna faticosamente quota lungo il ghiaione compiendo dei tornanti. Poi il percorso vira a sinistra e valica un forcellino, iniziando successivamente una ripida salita in direzione della vicina dorsale. Assecondando una rampa attrezzata con fune d’acciaio e assi di legno, si guadagna, in corrispondenza della Sforcela del Ciadin, 2664 m, la cresta di Costabella. Qui ci si innesta nell’Alta Via Bepi Zac, la cui continuazione verso Forcella Uomo è costituita dal percorso (alpinistico) P02. Lo seguiamo a destra verso Punta delle Vallate e Cima Uomo, percorrendo inizialmente un cengetta piuttosto aerea (fittoni). Attraversata una fenditura mediante passerella in legno, si continua la traversata incontrando anche un tratto assistito da fune d’acciaio. Dopo aver risalito una rampa, si effettua un traverso scosceso (fittone) e, lambita la cresta, si perde quota per alcuni metri. Compiuto un saliscendi, si aggira a destra un verticale spuntone e si continua sempre in traverso. Dopo una salita, un tratto in cui si aggirano degli spuntoni e una stretta fenditura che obbliga a togliersi lo zaino, si effettua una breve ma ripida discesa per roccette (fittone con anello). Messo piede in un canalone, lo si risale rasentando le rocce di sinistra, fino ad arrivare all’inizio di una sezione di ferrata. Si scala un diedro che presenta particolari rocce scure al centro, sfruttando ottimi appoggi naturali, qualche piolo e alcuni fittoni (B, media difficoltà). Si prosegue poi per traccia costeggiando le rocce della sponda sinistra (destra orografica) del canalone e dopo due piccoli tornanti si avanza sfruttando una rampa di melafiro. Superata qualche facile roccetta, si arriva all’inizio di una seconda parte attrezzata. Un breve traverso (B+) precede una ripida fessura in cui si utilizzano buoni appoggi ed eventualmente alcuni fittoni disposti nelle rocce di destra (B+). Al sommo di questa sezione, una cengetta attrezzata deposita nuovamente nel canalone. Lo si risale faticosamente fino a guadagnare una selletta situata ad ovest della Punta delle Vallate. Si prosegue diritto per sentiero che procede lungo bancate ghiaiose, per poi piegare a destra e salire, mediante svolte e tornanti, in direzione della menzionata cima. Scartata la sommità della Punta delle Vallate, si asseconda in ripida discesa la cresta tenendosi a sinistra o a destra del suo roccioso filo. Si prosegue successivamente in piano a sinistra della dorsale, per poi salire verso essa e valicarne il filo. Il percorso prosegue in direzione della Punta del Ciadin, caratterizzata da verticali quinte rocciose e da straordinari monoliti, tra cui primeggia la mitica Torre California. Sfruttando rampe e cengette, si aggira la base dell’incredibile torre, in uno scenario dolomitico tra i più grandiosi in assoluto. Si continua lungo il percorso segnato e attrezzato, rasentando le verticali pareti del versante meridionale della Punta del Ciadin. Piegando successivamente a sinistra, assecondando la naturale direttrice rappresentata da cenge, si incontra poco dopo un tratto di ferrata con il quale si risalgono alcuni gradoni. Una svolta a sinistra precede un canalone (punto di inizio della Via Normale alla Punta del Ciadin) oltre il quale si nota un particolare e arrotondato monolito. Si attraversa il canalone e, abbandonato il percorso P02 proprio nel momento in cui risale verso una forcella delimitata a destra dal menzionato monolito, se ne inizia la risalita tenendosi nel suo margine destro (ometto). Attraversato nuovamente il canalone sotto un masso incastrato, si risale per pochi metri una rampa obliqua a sinistra, per poi piegare a destra e giungere nei pressi di un ometto disposto su un masso a destra. Si prosegue diritto per canalino e, virando subito dopo a sinistra, si raggiunge il filo di una dorsale roccioso/ghiaiosa. La si asseconda in direzione di alcune postazioni militari risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Poco sotto queste ultime (ometti), si piega nettamente a destra procedendo in modo discendente. Si sale poi per roccette, parallelamente al canalone di prima, in direzione di un’evidente forcella. Raggiunta quest’ultima, si prende a destra una cengia/rampa piuttosto esposta e delicata (I°+), cui fa seguito un breve ma verticale caminetto attrezzato con due staffe di ferro (II°). Usciti in un pendio ghiaioso, lo si risale direttamente fino a guadagnare la cresta sommitale. La si asseconda a destra alla volta della Cima Ovest della Punta del Ciadin, aggirando a sinistra il suo spigolo sud-occidentale. Dopo una breve ma ripida salita per ghiaie, abbandonata temporaneamente la traccia che stiamo seguendo e risalito un canalino, si guadagna la magnifica sommità, 2885 m. Ritornati sulla traccia di prima, si scende alla sella che separa la Cima Ovest da quella Est della Punta del Ciadin. Dall’insellatura, al fine di conquistare la sommità principale, si deve risalire, tenendosi sul filo o appena alla sua destra, un’esposta e delicata crestina che richiede molta attenzione (passi di I°+). Guadagnata con soddisfazione la superlativa cima, 2919 m, ci si inebria di un grandioso panorama, ammirando soprattutto un’incredibile visuale sulla Cima Uomo. Ritornati, seguendo a ritroso lo stesso percorso, nel sentiero P02, lo si segue in salita guadagnando la menzionata forcella con a destra il caratteristico monolito ovale. Si prosegue per il percorso segnato che asseconda una cengia ed effettua alcuni saliscendi. Dopo un traverso per rocce sporgenti, si affronta una più impervia discesa per roccette, scavalcando successivamente una costa. Oltre quest’ultima si sale faticosamente fino a giungere nei pressi della Forcella Uomo, dove si nota un gabbiotto. Da qui si inizia subito la discesa per il sottostante canalone ghiaioso – che certamente non appare invitante – sfruttando inizialmente il solco disposto più a sinistra. Quando quest’ultimo si approfondisce, si vira a destra verso il centro del canalone, fino a raggiungere un segnavia bianco-rosso collocato sulle rocce di una crestina. Da qui si perde faticosamente quota tenendosi nel margine destro del canalone, per poi virare a sinistra affrontando una discesa alquanto ripida e oggettivamente pericolosa. Si punta ad un masso con segnavia, oltre il quale si continua a scendere ancora scomodamente, fino ad immettersi in un altro più ampio canale. Lo si discende per traccia tenendosi preferibilmente nei pressi del suo margine destro, affrontando diversi tratti molto ripidi e franosi che mettono a dura prova i muscoli delle gambe. Doppiato verso destra uno spigolo, si perde quota, assecondando una traccia, per ripido ghiaione. Si punta inizialmente ad un masso isolato e, aggiratolo a sinistra o a destra, ci si dirige verso un evidente monolito. Nei pressi di quest’ultimo si piega a destra, seguendo un evidente sentiero (segnavia) che taglia pendii ghiaiosi sovrastati da pareti rocciose. Si oltrepassa un forcellino formato da uno spuntone e si continua molto più comodamente per panoramica traccia dirigendosi verso il dosso erboso dell’Om Picol (dove arriva una seggiovia). Messo piede nella sella sottostante la sommità del dosso, si segue verso destra una pista da sci. Si perde quota per l’ampio tracciato ammirando grandiose visuali, compiendo più in basso una svolta a sinistra. Dopo una discesa più ripida e oltrepassata una recinzione con corrente elettrica, si presenta un bivio. Trascurata a sinistra una carraia in salita, andiamo a destra per traccia erbosa che perde quota lungo panoramici pendii. Il percorso in seguito diviene più labile fino a quasi scomparire, ma è sufficiente discendere i declivi prativi immettendosi giocoforza in una carrareccia. Seguendo a destra quest’ultima si ritorna al primo bivio incontrato in salita, situato appena prima della località Pont. Per lo stesso percorso effettuato all’andata si rientra al Passo San Pellegrino, che nel frattempo si è riempito a dismisura di turisti.