Dal Monte Menegosa al Groppo di Gora

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Punto di partenza/arrivo: Teruzzi 1004 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15 h

Tempi parziali: Teruzzi-Monte Menegosa (1,10 h) ; Monte Menegosa-Monte di Lama (1 h) ; Monte di Lama-Groppo di Gora (1 h) ; Groppo di Gora-Teruzzi (1 h)

Difficoltà: EE la dorsale est del Monte Menegosa ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2019

Accesso stradale: Fiorenzuola d’Arda-Castell’Arquato-Lugnagnano Val d’Arda-Morfasso-Teruzzi ; Parma-Fornovo-Varsi-Bardi-Valico del Pellizzone-SP 15-Teruzzi

img11 (FILEminimizer)www.valdardatrekking.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Menegosa è senza alcun dubbio una delle più suggestive conformazioni ofiolitiche di tutto l’Appennino settentrionale. Presenta un fianco meridionale caratterizzato da ripidi pendii, gendarmi e pinnacoli, e una dorsale delimitata ad ovest da un verticale sperone roccioso. In questa sede si descrive l’attraversamento della suddetta dorsale il cui raggiungimento implica un facile passaggio roccioso e la risalita di un ripido ma agevole canalino. E’ inoltre presente un altro e più esposto passaggio roccioso, che richiede attenzione, nella sezione iniziale della cresta/dorsale. L’escursione proposta implica anche il raggiungimento della sommità del Monte di Lama, alle cui pendici nasce il Torrente Arda, che, oltre a costituire un balcone panoramico di prim’ordine, è di grande interesse a livello naturalistico/geologico. Molto suggestivo è il groppo ofiolitico conosciuto come Colle del Castellaccio, inserito in un contesto ambientale tra i più affascinanti di tutto l’Appennino parmense/piacentino. Altra rarità è il Groppo di Gora, montagna ofiolitica che precipita in versante Ceno con verticali e friabili pareti rocciose. Chi non volesse affrontare il “fuori sentiero” rappresentato dalla dorsale est del Menegosa, può seguire il percorso segnato fino a raggiungere il Passo Menegosa e da lì, sempre per sentiero segnato, guadagnare la sommità dell’omonima montagna.

Parcheggiata l’auto in corrispondenza del cimitero di Teruzzi, ci si dirige verso il paese in questione, andando a sinistra al bivio che si incontra. Si attraversa in salita tutto il suggestivo nucleo, continuando poi a guadagnare quota per ripida stradina asfaltata (percorso CAI n° 903) in direzione di una casa isolata dominata da uno spettacolare gendarme ofiolitico. Nei pressi dell’abitazione si imbocca una mulattiera (indicazioni) che inizialmente procede alla base del versante settentrionale della conformazione ofiolitica. Si continua per la splendida mulattiera fino ad uscire dal bosco in corrispondenza di radure con arbusti ed in vista dei pendii rocciosi con gendarmi ofiolitici che caratterizzano il versante meridionale del Monte Menegosa. Si avanza lungo la traccia ancora per poco e la si abbandona risalendo il pendio erboso in direzione delle soprastanti rocce, procedendo con percorso da cercarsi in proprio (orientamento immediato). Si deve puntare alla terminazione destra (occidentale) delle rocce, dove la dorsale della montagna è delimitata da uno sperone roccioso che precipita verso ovest con una verticale parete. Guadagnando quota per il pendio erboso, possibilmente sulla destra di un evidente solco, si arriva alla base delle rocce, da cui si piega a destra per cengetta, oltrepassando subito il sommo di un franoso canale (attenzione). Poi si costeggiano verticali pareti, iniziando successivamente un obliquo ascendente a destra in direzione della soprastante dorsale erbosa, ammirando sopra di noi il menzionato sperone ofiolitico delimitato a sinistra da un canale che risaliremo. Giunti sul filo della dorsale (panorama notevole) ci si dirige verso la verticale parete ofiolitica del più volte menzionato sperone, che si aggira a sinistra, raggiungendo in breve la base di un ripido canalino. Si supera nei primi metri una divertente placchetta ricca di appigli e di roccia solida (I°). Poi si risale il soprastante ripido canale superando qualche roccetta, fino a guadagnare una selletta, dalla quale, spostandosi a destra, si approda sull’ariosa sommità dello sperone ofiolitico. Si continua quindi lungo la cresta tenendosi alla destra del suo filo, sfruttando inizialmente una cengetta. Messo piede su uno spuntone (esposto) si scala direttamente una verticale paretina di pochi metri con ottimi appigli (II°). Dopo questo breve passaggio piuttosto “frizzante” (evitabile tenendosi a sinistra delle rocce della cresta) il crinale  si estende in modo lineare senza presentare altre difficoltà tecniche. Si avanza lungo la bellissima dorsale ammirando ampie visuali, puntando alla croce che caratterizza la cima centrale del Menegosa, 1323 m (uno spuntone può essere evitato da ambo i lati). Dalla vetta si scavalca subito un’altra quota da cui si piega a sinistra scendendo piuttosto ripidamente per qualche metro. Poi, verso destra, si passa sotto un caratteristico strapiombo, fino a raggiungere una splendida e ampia sella delimitata a sinistra da un groppo ofiolitico, la cui sommità si può raggiungere in breve superando qualche roccetta. Si perde quota per sentiero, ora segnato, prestando attenzione sulla destra: infatti, poco prima di mettere piede in una selletta di crinale, si può notare un suggestivo arco roccioso. Dalla selletta, tralasciato a destra un sentiero (indicazioni), si prosegue lungo il percorso principale fino ad immettersi nella dorsale nord/sud del Menegosa. Andando a destra, tenendosi inizialmente a destra del filo del crinale poi alla sua sinistra, si conquista la cima principale (ovest) del Monte Menegosa1356 m. Dalla sommità si scende al bivio di prima, dal quale si continua ad assecondare il crinale in direzione sud, raggiungendo e scavalcando un’anticima. Segue una ben ripida discesa resa scomoda dalla presenza di ghiaino, in cui ci si tiene sulla sinistra del filo della dorsale. Penetrati nel bosco si approda in breve al Passo Menegosa1220 m, da cui da sinistra confluisce il sentiero proveniente da Teruzzi che abbiamo abbandonato in precedenza. Si prosegue lungo il percorso n° 901 in direzione del Monte di Lama, ignorando, appena dopo il bivio, una traccia a destra. Si prosegue comodamente in piano e saliscendi, oltrepassando poco più avanti un solco e in seguito un’area umida. Dopo una salita all’interno di un rado bosco si approda in un ampio crinale boscoso, immettendosi qui nel percorso n° 905 che si segue a sinistra. Si avanza per un buon tratto in piano/leggera discesa avvicinandosi progressivamente al ripido profilo nord-occidentale del Monte di Lama. Dopo aver attraversato una carraia in località Passo della Crocetta, il sentiero inizia a guadagnare quota effettuando, dopo una salita in obliquo a sinistra, un tornante destrorso. Si prosegue in magnifico ambiente boschivo caratterizzato da massi ricoperti di muschio, per poi salire ripidamente in obliquo a destra lambendo una pietraia. Si valica il filo della dorsale (panorama notevole), salendo per pochi metri alla sua destra, raggiungendolo nuovamente mediante svolta a sinistra. Segue un’altra ripida salita in cui si costeggia dapprima un ghiaione, poi, in obliquo a destra, si procede alla base di caratteristiche rocce (diaspri) dalla particolare colorazione rossastra che ricordano quelle del Monte Verruga e del Monte Treggin (Appennino ligure). Giunti nei pressi di un pulpito, il sentiero svolta repentinamente a sinistra avanzando ancora per qualche metro in ripida salita. Infine, dopo aver attraversato un magnifico bosco di faggi, si sbuca nell’ampio pianoro prativo che costituisce la sommità del Monte di Lama1346 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vasto panorama, si inizia a percorrere (sentiero CAI n° 907) l’ampia dorale prativa, incontrando subito una croce ed avanzando in questo primo tratto in direzione sud. Poi, sempre assecondando la dorsale, si volge verso sud/est, ignorando poco più avanti, ad un bivio, una traccia a sinistra. Si continua per evidente tratturo attraversando splendide radure in un contesto ambientale che ha pochi eguali. Dopo una discesa all’interno del bosco si approda in un’ampia sella dominata dalla sagoma del groppo ofiolitico del Colle del Castellaccio. Attraversata una carraia, si continua con andamento obliquo a destra orientandosi con i segnavia, penetrando ed attraversando una macchia boscosa. Dopo un pendio caratterizzato da arbusti e, più in alto a sinistra, da massi ofiolitici, si penetra nuovamente nel bosco dove si svolta a sinistra. In ripida salita si esce poco dopo dalla vegetazione e si avanza virando a destra, procedendo in direzione di un’ampia sella, aggirando in questo modo la sommità vera e propria del Colle del Castellaccio. Per raggiungere la vetta di quest’ultimo è sufficiente, poco dopo essere usciti dal bosco, salire direttamente, aggirando o superando roccette, fino a guadagnare la cima del groppo ofiolitico, 1308 m. Poi si scende alla sottostante selletta di crinale da cui si ignora a destra una traccia proveniente da Bardi (indicazioni). Rientrati nel bosco si procede in salita raggiungendo un bivio dove verso sinistra si stacca il percorso AVC che aggira a settentrione il Groppo di Gora. Proseguendo in direzione di quest’ultimo, dopo aver scavalcato un poggetto boscoso, si scende tenendosi sulla sinistra del crinale divisorio attraversando un paio di radure. Ricongiuntisi con il filo della dorsale, ci si dirige verso lo spettacolare profilo occidentale del Groppo di Gora, caratterizzato da lisce placche. Il sentiero poco più avanti piega a sinistra per poi virare a destra e salire, ampliandosi a tratturo, per pendii prativi. Non senza fatica si approda sull’ampio plateau sommitale che costituisce la cima del Groppo di Gora1302 m (su un pulpito che precipita nel versante bardigiano si trova una caratteristica nicchia con madonnina). Si prosegue assecondando i segnavia, tenendosi nei pressi del bordo del pianoro sommitale, ammirando suggestive visuali sulle friabili pareti ofiolitiche che precipitano verso la Val Ceno. Prestando attenzione ai segnavia si inizia poi a perdere quota penetrando in seguito nel bosco, dove la discesa si fa decisamente erta e scomoda. Dopo la sezione più ripida si raggiunge un primo bivio in corrispondenza della sella est del Groppo di Gora, dal quale si innesta da sinistra il percorso segnato (AVC) che aggira a settentrione la montagna. Si prosegue a destra raggiungendo in breve un secondo bivio da cui si abbandona il percorso di crinale (n° 907), che prosegue in direzione del Valico del Pellizzone, prendendo a sinistra un’ampia traccia contrassegnata A10. Si avanza comodamente per carraia senza possibilità di errore con andamento perlopiù in piano, oltrepassando un paio di ruscelli. Dopo una svolta a destra si scende in una bella radura (a destra si nota il Monte Cravola), che si attraversa, rientrando successivamente nel bosco. In corrispondenza di un bivio si volge a sinistra (segnavia) e si prosegue oltrepassando poco dopo un ruscello. Al bivio che si presenta in seguito si deve andare a destra per carraia rovinata dal passaggio di mezzi di esbosco e moto da cross. Dopo una svolta a sinistra si passa a fianco di caratteristici massi ofiolitici e si continua per il bel percorso. Più avanti si incontra sulla destra un albero nelle cui radici si notano statuette di gnomi, e, dopo una curva a sinistra, si varca un ruscello. Si esce poi in un’area disboscata raggiungendo successivamente una radura arbustiva, dove occorre prestare attenzione ad un bivio non molto evidente, dal quale si deve prendere la traccia di sinistra (segnavia). Si procede in piano transitando poco più avanti a fianco di un bel esemplare di faggio, varcando successivamente un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede in lieve salita attraversando una traccia trasversale, contornando in seguito il margine destro di una bella radura. Poco più avanti ci si immette in un’altra carraia, contrassegnata n° 905, proveniente dalla sella tra in Monte di Lama e il Colle Castellaccio, che si segue a destra. Dopo alcuni minuti di cammino si transita a fianco una casa, proseguendo poi per stradina asfaltata, ammirando belle visuali panoramiche. Successivamente si raggiunge l’Oratorio di S. Anna, oltre il quale si sbuca nella stradina d’accesso al paese di Teruzzi, appena prima del cimitero in corrispondenza del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

Pietra Parcellara e Pietra Perduca

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo lungo la strada che collega Perino a Montà, poco dopo la frazione Donceto, 270m

Dislivello: 510 m ca

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: parcheggio-Passo di Pietra Marcia (45 min) ; Passo di Pietra Marcia-Pietra Parcellara (40 min) ; Pietra Parcellara-Oratorio (25 min) ; Oratorio-Pietra Perduca (4o min) ; Pietra Perduca-Montà-parcheggio (40 min)

Difficoltà: EE la cresta sud Pietra Parcellara ; E la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso Stradale: Piacenza-Rivergaro-Perino. Dalla SS 45 si imbocca a destra una stradina in direzione Donceto. Raggiunta quest’ultima località, si prosegue oltre, parcheggiando l’auto in uno spiazzo a sinistra all’inizio di una carraia 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La Pietra Parcellara andrebbe annoverata come una delle più interessanti conformazioni ofiolitiche dell’ intero Appennino settentrionale. La sua forma slanciata, il suo ergersi improvvisamente con friabili pareti le hanno valso il titolo di “Cervino di Piacenza”. L’anello proposto implica il raggiungimento della sommità tramite la cresta sud, dove è necessario superare diversi tratti di I°+, a volte in discreta esposizione. In combinazione con la Pietra Parcellara, propongo una visita alla vicina Pietra Perduca, altra conformazione ofiolitica molto differente a livello morfologico. Anello di grandissimo interesse paesaggistico e naturalistico.

Dallo spiazzo con tavolo e panche si imbocca una carraia (percorso CAI n° 167), affiancata da filari di viti, che procede in ripida salita. In circa 20 minuti di faticoso cammino si giunge al sommo della collina entrando poi all’interno del bosco. Si attraversa una stradina asfaltata e si prosegue per comoda carraia. Dopo un tratto in moderata salita, si abbandona l’ampia traccia per imboccare a sinistra (cartelli) un ripido sentiero. Faticosamente si guadagna quota assecondando la traccia che segue le linee di massima pendenza del pendio. In seguito si procede meno ripidamente costeggiando una crestina ofiolitica,  per poi riprendere a salire per erto sentiero raggiungendo in ultimo la sella che separa la Pietra Parcellara dalla Pietra Marcia. Dal valico si lascia a sinistra il sentiero per l’Oratorio Parcellara e si continua lungo la dorsale fino all’inizio della rocciosa cresta sud (percorso CAI n°169). Si superano i primi risalti seguendo rigorosamente i segnavia bianco-rossi ottimamente posizionati. Dopo un breve tratto servito da una corda d’acciaio, la cresta diviene più esposta. Progressivamente ci si avvicina alla sezione più ripida: i segnavia si tengono a sinistra del filo cercando di evitare alcuni risalti verticali. Si supera una prima balza molto ripida (I°+) e di seguito un paio di tratti su ripide roccette che richiedono attenzione. Si giunge in questo modo sotto l’ultimo risalto che precede la sommità dell’anticima, e lo si supera seguendo un ripido canale (I°+). Si procede verso la cima principale affrontando una breve e scomoda discesa dove ci si aiuta con un cordino d’acciaio. Alcune roccette precedono la sommità della Pietra Parcellara, 836 m, da cui si ammira una vasto panorama a 360°. Dalla cima seguiamo il sentiero che scende nel versante ovest in direzione dell’Oratorio Parcallara, 670 m. La traccia, ben marcata dai segnavia bianco-rossi, si svolge prevalentemente su terreno roccioso e richiede attenzione, soprattutto nella parte bassa dove il pendio è più ripido. Una volta giunti all’oratorio, si ignora il sentiero 167 che ricondurrebbe al Passo di Pietra Marcia, e si continua verso la Pietra Perduca. Il sentiero (n°185) svolta poco dopo a destra e conduce verso la vicina frazione La Pietra. In prossimità delle prime case, si imbocca a destra (doppio cancello da attraversare) una bella mulattiera che continua all’interno del bosco in leggera discesa. Oltrepassato un altro cancello, ci si immette in una carraia che si segue a sinistra. Il percorso compie un’ampia curva verso destra confluendo a sua volta in una carrareccia che si segue a destra. Usciti dal bosco, si scende lungo il margine sinistro di bellissimi prati in direzione della vicina e ben visibile Pietra Perduca. Una volta rientrati nel bosco, ci si immette in una carraia proveniente da Montà, giungendo in breve alla base delle rocce della pietra (fontana e tavoli con panche). Per raggiungere il plateau sommitale si presentano due possibilità: 1) una scalinata conduce al vicino Oratorio di S.Anna da cui, prima per ampia cengia e poi per gradini intagliati nella roccia, si mette piede sulla panoramica sommità caratterizzata da strane vasche scavate nell’ofiolite. 2) avendo con se l’attrezzatura necessaria, è possibile cimentarsi con qualche via d’arrampicata. La più facile è la Via Vartis (II°/II°+) che segue un evidente canale-colatoio a placche collocato nel settore sinistro dell’ampia parete occidentale. Si ritorna ai tavoli con panche, da cui si segue un evidente sentiero che, tagliando un pendio prativo, procede in direzione della vicina frazione Montà. Da quest’ultima non resta che seguire la panoramica stradina asfaltata che in 30 minuti circa riconduce all’auto (ad un bivio si continua diritto in discesa, ignorando a destra una stradina).

 

 

Lozzola – S.Bernardo – Groppi Neri

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Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 550 m ca

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: Lozzola-S.Bernardo (1,30 h) ; S.Bernardo-Groppi Neri-S.Bernardo (1,15/1,25 h) ; S.Bernardo-Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: E ; EE la salita lungo il profilo sud/est dei Groppi Neri ; EE l’eventuale digressione su sperone roccioso che comporta un breve passaggio di I°

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2015 (tratto S.Bernardo-sommità Groppi Neri ottobre 2018 ; tratto Lozzola-S. Bernardo settembre 2019)

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto. Senza entrare nel centro di quest’ultima località, si prosegue ancora per tratto lungo la SP308R in direzione di Borgo Val di Taro. Al primo bivio si prende a sinistra la SP 532R seguendola per qualche chilometro. Raggiunto un altro bivio si imbocca a destra la stretta stradina d’accesso al paese di Lozzola. Entrati nel centro dell’abitato lo si attraversa per viottolo molto ripido e stretto, parcheggiando l’auto nella parte superiore in corrispondenza della chiesa

map

map (2) www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La dorsale montuosa che divide la Val Cogena dalla Val Manubiola è di grande pregio ambientale e interesse paesaggistico. Non particolarmente frequentata, la zona offre notevoli possibilità escursionistiche: è possibile, infatti, realizzare splendidi anelli, oppure traversate, con punto di partenza e arrivo localizzati a Lozzola (come in questo caso), a Belforte o anche a Corchia. La situazione sentieristica (sarebbe più corretto parlare di globale valorizzazione dell’area montuosa) lascia piuttosto a desiderare. E ciò mi stupisce (in realtà non più di tanto!), soprattutto in relazione alla pretesa “rivalutazione” della montagna appenninica che da qualche tempo a questa parte sta diventando un vero e proprio tormentone, uno slogan e nient’altro. Riguardo la zona in questione, ho riscontrato una buona dose di imprecisioni, inesattezze e gravi “facilonerie” per quello che concerne sia il tracciato di alcuni sentieri (nel senso di discordanze tra il percorso effettivo sul terreno e quello segnato in alcune mappe) come anche l’individuazione delle diverse cime. A tal fine, vorrei dilungarmi in un elenco delle varie e interessanti sommità che caratterizzano l’area, sulle quali, come già detto, esiste una certa confusione. La dorsale Manubiola-Cogena consta delle seguenti cime, elencate da sud a nord: 1) il Groppo delle Pietre 1289 mimpercettibile sommità lambita dal sentiero 837 nel tratto Termine del Gatto-La Calà. 2) Il Monte Binaghe 1159 mè attraversato dal sentiero 837 nel tratto La Calà-Groppi Neri. 3) Il Groppo della Donnapresenta due quote di cui la più elevata raggiunge i 1139 m e la si raggiunge con una breve deviazione dal sentiero 837. Interessante è una cima quotata 1078 m che si caratterizza per la sua forma aguzza e le ripide pareti di ofiolite che precipitano verso la Val Manubiola. In versante Cogena troviamo queste sommità: 4) Il Groppo o Groppi Neri 1031 m: ammasso ofiolitico appartato, ma ben caratterizzato, spostato ad nord/ovest rispetto Il Groppo della Donna. Erroneamente identificato con quest’ultimo in alcune relazioni, è attraversato (eccetto la sommità) dal sentiero 837. 5) Un ampia sella separa I Groppi Neri dal Colle Museriri 1044m, tozza montagna che precipita verso sud/sud-est con uno scosceso versante. La sommità è raggiungibile dalla menzionata sella destreggiandosi tra vegetazione invadente e risalti di ofiolite. 6) Il Colle Museriri degrada verso la Val Taro con pendii boscosi. Più in basso, in questo versante, troviamo i due Torrioni di Cumbratina. Il più elevato e imponente è di problematico accesso; il più piccolo invece si lascia raggiungere più facilmente, anche se richiede le dovute cautele. A tal fine si veda: Val Taro: anello delle ofioliti. 7) Collocato nel fondovalle Cogena è Il Groppo delle Tassare 783 m, ammasso ofiolitico la cui base è lambita dal sentiero 833. Infine nel versante Manubiola troviamo le seguenti cime: 8) il Groppo Maggio 967 m, montagna ofiolitica disposta nella sinistra orografica della Val Manubiola, che precipita verso quest’ultima con suggestive pareti e contrafforti rocciosi. La sommità la si raggiunge facilmente staccandosi dalla carraia contrassegnata n° 833A che dal passo La Calà conduce a S.Bernardo. 9) Il Groppo dell’Asino 1153 m, montagna prevalentemente boscosa che costituisce la sponda destra (orografica) della Val Manubiola di Corchia. La sommità è attraversata dal sentiero n°835 che dal Passo La Calà conduce a Corchia.

Dalla chiesa di Lozzola si continua per stradina asfaltata andando a sinistra al bivio che si incontra subito dopo. Si passa inizialmente a fianco di una casa diroccata e nei pressi del cimitero si effettua un tornante destrorso. Si sale poi piuttosto ripidamente fino a raggiungere un bivio dal quale, trascurato lo stradello d’accesso alla frazione Castello (la cui ofiolite visiteremo al ritorno), si prosegue a destra. Si procede inizialmente in lieve discesa avanzando successivamente ai piedi di un groppo ofiolitico. Giunti in corrispondenza di un grosso masso si prende a sinistra una carraia (percorso CAI n° 837) orribilmente deturpata e anche ampliata – per di permettere l’accesso ai mezzi di esbosco – rispetto la sua originaria larghezza. Si guadagna ripidamente quota lambendo poco più in alto una linea elettrica, ammirando qui una bella visuale del Groppo di Gorro. Effettuato un tornante sinistrorso si continua in ripida salita compiendo altre svolte, raggiungendo più in alto un’altra apertura in corrispondenza dell’elettrodotto della Val Taro. Si continua a guadagnare quota per l’erto tracciato fino a doppiare, mediante ampia curva a sinistra, una panoramica costa. Si prosegue in direzione SE trascurando una traccia inerbita in discesa, costeggiando successivamente delle rocce ofiolitiche. Appena dopo si scorgono alla nostra sinistra dei grossi massi ofiolitici: abbandonando temporaneamente il percorso principale possiamo visitare questa suggestiva area, caratterizzata in particolare da due gendarmi rocciosi separati da una stretta fenditura (per entrare in quest’ultima si aggira a sinistra il primo gendarme e, verso destra, si penetra nella spaccatura che si risale con attenzione, scendendo poi, sempre con le dovute cautele, nella parte opposta). Rientrati nella carraia di prima si trascura subito una traccia che si stacca a sinistra, raggiungendo poco più in alto una presa dell’acquedotto (segnavia). Appena dopo si transita a fianco di un poggetto situato alla nostra destra, trascurando a sinistra una traccia inerbita. Penetrati nel fitto bosco si varca un ruscello avanzando poi in piano/lieve salita. Giunti nei pressi di un rio situato alla nostra destra, si incontra un trivio (anche se apparentemente potrebbe sembrare un bivio) dal quale, trascurata la carraia che svolta a destra, si continua per il tracciato di sinistra che tuttavia si abbandona subito. Infatti, nel momento in cui l’ampia traccia curvando nettamente a destra inizia a salire, proseguiamo diritto/sinistra per poco evidente sentiero – che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 837 – scorgendo a terra un segnavia su un sasso (segnaletica pessima!). Si avanza quindi per questo tracciato in stato di totale abbandono con diverse sterpaglie e tronchi che ostacolano il cammino, progredendo in questo primo tratto in direzione est. Poco più avanti si transita nei pressi di un vecchio essiccatoio all’interno di uno splendido castagneto, forse tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Qui il percorso, invero molto poco evidente e anche in questo tratto con rami e sterpaglie che l’ostacolano, piega nettamente a destra, determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Il sentiero, che diviene successivamente più marcato ed incavato, prima di effettuare una svolta a sinistra risulta interrotto da un albero di castagno divelto. Dopo la svolta si incontra un bivio dove si prosegue a sinistra trascurando a destra una labile traccia (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero). Poco più avanti si transita a fianco di un magnifico esemplare di castagno purtroppo divelto nella sua parte superiore dal vento o da un fulmine. Appena dopo si effettua una duplice svolta, prima a sinistra poi a destra, incontrando sul tronco di un albero alla nostra destra un altro sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per il buon sentiero ben incavato ed evidente, sottopassando, poco più avanti, il tronco di un castagno caduto a terra. Proseguendo per il tracciato principale si incontra ed ammira un altro straordinario esemplare di castagno, forse centenario, nel contesto di un ambiente boschivo – come ho già espresso in precedenza – tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Successivamente si deve aggirare a sinistra l’ennesimo albero caduto a terra e, proseguendo per il bel sentiero, si raggiungono i ruderi di un secondo essiccatoio o metato. Continuando per il percorso principale, sempre all’interno di un castagneto tra i più belli, si arriva ad un punto in cui il tracciato si sdoppia. Si sale appena a destra del vecchio sentiero, parecchio infossato e dissestato, per traccia piuttosto labile, ricongiungendosi poco sopra con il percorso principale. Poco più avanti si presenta una situazione similare alla precedente, ma in questo caso si sale alla sinistra di un solco (segnavia). Poi, ricongiuntisi con il tracciato principale, si prosegue per esso svoltando in seguito a destra. Si avanza in piano per ottimo sentiero tagliando i fianchi boscosi del Monte Minara, incontrando anche qui un’interruzione causata da alberi divelti. Sempre con andamento pianeggiante si compie successivamente una svolta a sinistra aggirando un boscosa costa. Più avanti si immette da destra una carraia e, proseguendo per il percorso principale, si riprende a salire. Dopo una netta curva a sinistra si avanza pianeggiando, approdando poco dopo un magnifico ripiano boscoso. Effettuata un’altra curva a sinistra si avanza in direzione del vicino crinale Cogena/Manubiola, immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra, tralasciando subito dopo a destra una traccia. Con andamento in lieve discesa ci si inserisce in uno stradello sterrato che si segue a destra transitando subito a fianco di Casa Grassi, ottimamente ristrutturata e collocata in splendida posizione. Avanzando per comoda carraia delimitata a destra da vecchi muretti a secco e a sinistra da pendii prativi che offrono belle visuali, si raggiungono infine i prati al cui sommo si trova la Chiesa di S. Bernardo, 947 m. Spostandosi a sinistra si raggiunge l’edificio a destra del quale si trova un grosso masso ofiolitico con stele che ricorda l’uccisione, avvenuta il 2 febbraio del 1945, di cinque partigiani ad opera dei nazifascisti. Dalla chiesa continuiamo per l’ampia carrareccia che dopo una breve discesa conduce ad un bivio. Andiamo a destra imboccando il sentiero n° 837 diretto al Passo La Calà, ignorando subito a destra la traccia contrassegnata n° 833A diretta a Moncucco Belforte. Il tracciato penetra all’interno di un magnifico bosco e procede perlopiù pianeggiando, transitando a fianco di una fontana. Dopo aver aggirato la dorsale settentrionale della quota 1078 m del Groppo della Donna, si entra all’interno di una splendida valletta, certamente uno dei luoghi montani più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Il sentiero continua in discesa conducendo nel fondo della valle formata un rio (ambiente fiabesco), per poi risalire ripidamente lungo la sponda opposta. Dopo aver effettuato alcuni tornanti, si esce dal bosco più o meno in prossimità del profilo est dei (o del) Groppi/o Neri. Possiamo raggiungerne la sommità continuando lungo il sentiero n° 837 che conduce ad un’ampia sella da cui si piega a sinistra verso la non lontana cima. In questa sede mi permetto di consigliare una salita fuori sentiero avendo come direttrice l’appena menzionato profilo est del groppo (nella parte alta roccioso) che consente di gustare al meglio le peculiarità di questi luoghi. A tal fine, si abbandona il sentiero e si avanza in obliquo a sinistra avendo come valido punto di riferimento un verticale gendarme ofilotico, situato più in alto e a destra rispetto al punto in cui siamo. Si procede senza via obbligata aggirando diversi massi, guadagnando successivamente quota a sinistra del menzionato gendarme roccioso. Raggiunto un suggestivo intaglio, volgendo a destra e superando qualche roccetta si può salire sull’ariosa cima dello spuntone ofiolitico. Poi si continua liberamente in ambiente veramente suggestivo, guadagnando in breve la bella ed esclusiva sommità dei Groppi Neri, 1031 m, da cui si ammira un panorama grandioso. Scendiamo per il versante opposto aggirando a destra gli spuntoni sommitali, ricongiungendosi con il sentiero n° 837 che, effettuando alcune svolte (si deve attraversare una recinzione a filo spinato), conduce in un’ampia sella delimitata a nord dal Colle Museriri. Da quest’ultima, in corrispondenza di un masso ofiolitico, si sottopassa la recinzione a filo spinato e si continua per sentiero n° 837 che scende inizialmente nella sponda destra orografica di una selvaggia valletta. Poco dopo si ritorna al punto in cui abbiamo abbandonato il percorso segnato per risalire il profilo est dei Groppi Neri, ritornando a S.Bernardo per lo stesso tracciato seguito in salita. Poi da S. Bernardo si rientra a Lozzola per il medesimo percorso dell’andata, ma prima di terminare l’escursione consiglio un’interessante e inusuale digressione. Giunti al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione, andiamo a destra seguendo una stradina asfaltata. Dopo un bivio da cui si prosegue a destra si giunge nei pressi della frazione Castello, dominata da un caratteristico sperone ofiolitico con croce sommitale, ben visibile da Lozzola. Come degno completamento di questo itinerario consiglio di raggiungerne la sommità. A tal fine, una volta giunti in corrispondenza di una cappella, si abbandona l’asfalto e si sale a sinistra seguendo una dorsale con massi di ofiolite. Arrivati alla base del blocco sommitale, si scalano inizialmente rocce ripide ma molto gradinate cui fa seguito una facile placchetta (I°). Dall’aerea sommità dello sperone si discende con attenzione la placca e si ritorna sui propri passi fino al bivio di prima e alla chiesa di Lozzola, punto di partenza di questa avvincente escursione.

 

I Groppi Rossi e il Monte Borgognone

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Punto di partenza/arrivo: Berceto/ponte sul Baganza 878 m

Dislivello: 540 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5,15 h

Tempi parziali: ponte sul Baganza-Casa Montana di sotto (30/40 min) ; Casa Montana di sotto-Groppi Rossi (45 min) ; Groppi Rossi-sentiero 741 (30/40 min) ; sentiero 741-Groppo Albero-bivio sentiero 731 (30/35 min) ; bivio sentiero 731-Monte Borgognone e anticima est (40/45 min) ; Monte Borgognone-sentiero 731-Pian della Capanna (45 min/1 h) ; Pian della Capanna-Lago Bozzo-ponte sul Baganza (40 min)

Difficoltà: E+ 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2015

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dalla parte superiore del paese, chiamata Poggio di Berceto, si prende a sinistra la provinciale per Calestano abbandonandola subito per stradina a destra (indicazione per la pineta). Dopo aver attraversato in salita un nucleo di case, si incomincia a scedere per sterrata. Poi, dopo il bivio per Fioritola, si riprende a salire per stradina in parte asfaltata, continuando successivamente per ampia carrareccia in piano. Dopo una discesa si giunge al ponte sul Torrente Baganza, ma occorre parcheggiare l’auto in un qualche spiazzo prima del ponte.

Immagine (FILEminimizer)Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Casa Montana-sentiero n°741 è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di grandissimo interesse, un’autentico compendio delle peculiarità geologiche e ambientali dell’Alta Val Baganza. L’itinerario presenta, in diversi tratti, problemi di individuazione. In particolare risulta problematico il reperimento del giusto percorso nella sezione Casa Montana di sotto-cresta dei Groppi Rossi-sentiero 741Il rientro avviene per il sentiero n°731, anch’esso non particolarmente evidente e scarsamente segnato. Nel complesso si tratta di un itinerario avvincente e vario in luoghi isolati e solitari.

Dal ponte sul Torrente Baganza, 878 m,  continuiamo per l’ampia carrareccia lasciando, ad un primo tornate, uno stradello a sinistra. La carraia, avanzando in moderata salita, compie poco dopo un secondo tornante a sinistra seguito da un terzo verso destra. Si continua per la sterrata giungendo in breve ad un bivio nei pressi di un altro tornante a sinistra. Qui lasciamo a destra una carraia e proseguiamo per il percorso principale, ora cementato, che avanza in ripida salita compiendo un tornante destrorso. Dopo un tratto in costante e lineare salita si giunge ad un altro bivio dove, trascurata una diramazione a sinistra, si prosegue diritto. La carraia procede inizialmente in discesa con alcuni brevi saliscendi, poi in leggera salita, conducendo ad un ulteriore bivio dove si lascia a destra la carrareccia diretta al Lago Bozzo (segnavia bianco-rosso a destra). Si continua invece a sinistra lungo un’ampia traccia non segnata che subito si biforca (possiamo seguire entrambe le tracce poiché poco più in alto si riuniscono). Giungiamo dopo alcuni minuti alle splendide radure nei pressi di Casa Montana di sotto, 1088 m. Dalla baracca in lamiera (dietro la quale si trovano dei ruderi) con fonte-abbeveratoio, seguiamo a sinistra un’evidente e ampia traccia che poco dopo si inoltra nel bosco. Giunti sotto la perpendicolare di una selletta, abbandoniamo la carraia (che continua in direzione del Monte Tesa) e risaliamo il pendio boscoso per labili tracce. Dalla selletta (rocce nere sulla sinistra) la continuazione del percorso non è immediata. Ci spostiamo a destra contornando il margine destro di ampie radure. Dopo qualche decina di metri è necessario entrare verso destra all’interno del bosco, mettendo piede su un incavo di mulattiera poco marcata. In seguito la traccia diviene più evidente e procede a mezza costa. “Ci troviamo nel bacino di un affluente del Baganza dal nome rievocativo di Tabertasco, antica abbazia medievale oggi scomparsa, situata in qualche sito di queste vallate attorno ai Groppi Rossi (Daniele Canossini “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Attraversato un primo rio si raggiunge il dorso di una costa boscosa dove lasciamo un’ampia traccia a destra. Fa seguito un secondo e un terzo rio: dopo quest’ultimo, una volta giunti sull’ennesima costa boscosa, abbandoniamo la mulattiera (che continua in leggera discesa per poi perdersi definitivamente) per seguire il dorso della menzionata costa (cartello indicante i confini del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano). A fatica intercettiamo una labilissima traccia “contrassegnata” dai cartelli del parco e da quelli venatori. Dopo un tratto in piano, la costa diviene più ripida e anche poco accennata. In realtà l’orientamento non è complesso: è necessario raggiungere il soprastante crinaletto boscoso. Possiamo avanzare per il pendio assecondando i cartelli venatori, oppure seguire una quasi impercettibile traccia che in obliquo verso destra conduce al menzionato crinaletto. Messo piede su di esso, lo seguiamo a sinistra (cartelli venatori) intercettando labili tracce. Dopo un tratto in salita oltrepassiamo un poggio e contorniamo, sempre in salita, il margine sinistro di una radura con erba alta (qui si incontrano alcune tracce lasciate da animali selvatici). Una breve discesa precede una selletta poco marcata all’interno del bosco in prossimità dell’ofiolitica cresta dei Groppi Rossi. Dalla selletta si risale la soprastante dorsale boscosa uscendo in breve dalla vegetazione. Ci troviamo in una delle più suggestive aree di tutto l’Appennino parmense: si tratta dei Groppi Rossi, isolata conformazione ofiolitica che si presenta come una dilungata cresta precipitante verso ovest con ripide e friabili pareti. La percorriamo nel primo tratto in salita aggirando a sinistra diversi risalti e spuntoni, assecondando labili tracce. Messo piede sulla prima quota, si procede lungo la bellissima dorsale godendo di visuali straordinarie. Raggiunta la sommità principale dei Groppi Rossi, 1280 m, si continua per la cresta pressoché orizzontale iniziando poi a perdere quota per evidente traccia in direzione della sottostante dorsale ofiolitica. Messo piede su quest’ultima la seguiamo comodamente, evitando inizialmente a sinistra alcune rocce, fino a raggiungere una marcata selletta a quota 1255 m, crocevia di sentieri. Da qui, trascurata a sinistra una traccia proveniente dal Passo del Silara e a destra un’altra che scende verso Pian della Capanna, si continua diritto restando appena a sinistra della dorsale ora erbosa. Seguiamo un sentiero, all’inizio piuttosto labile poi più marcato, che si sviluppa lungo radure e macchie di faggio. Si attraversa una prima radura dove il percorso sembra perdersi: è necessario avanzare più o meno diritto intercettando una poco evidente traccia nell’erba. Dopo una seconda e più ampia radura, il sentiero taglia a mezza costa pendii prativi con notevoli visuali sulla sottostante vallata. In breve si giunge ad un’altra selletta a quota 1305 m dove, trascurata a sinistra un’ampia e inerbita traccia, proseguiamo diritto per sentierino evidente. Quest’ultimo sale nei primi metri in obliquo a destra, conducendo poi in un’ampia radura che attraversiamo sempre in obliquo ascendente. Cercando di non smarrire il sentiero, attraversiamo un tratto di bosco dove la traccia risulta più marcata. Approdati in un’altra ampia radura, dobbiamo prestare attenzione al reperimento del giusto percorso: è necessario attraversare in leggera salita la radura per labile traccia e, quando quest’ultima sembra perdersi, salire verso sinistra puntando alla soprastante dorsale percorsa dal sentiero 741 proveniente dal Passo del Silara. Messo piede su di esso, lo seguiamo a destra: la traccia, ben contrassegnata, si mantiene nei pressi della dorsale spartiacque Parma/Baganza. Si alternano tratti nel bosco ad ampie radure che offrono belle visuali su entrambi i versanti, scavalcando la quasi impercettibile sommità del Groppo Albero, 1386 m. Successivamente, il sentiero inizia a scendere confluendo in una carraia che seguiamo a destra (fonte a sinistra). In breve giungiamo al bivio con il sentiero 731 (che percorreremo al ritorno) in località S.Giovanni (cancello e cartelli a destra). Continuiamo per la carraia che dopo una svolta a sinistra scende ad un incrocio dove proseguiamo diritto. Si procede per marcato sentiero che taglia, in versante Parma, pendii prativi con belle visuali sul Monte Caio. Una volta rientrati nel bosco, l’evidente traccia continua in direzione del vicino crinale. Dopo alcune svolte si arriva ad un bivio con cartelli: lasciamo a sinistra il sentiero (00), proveniente dal Passo del Cirone, e proseguiamo a destra, in salita, giungendo in breve ad una panoramica sella sul crinale Baganza/Magra. Il Monte Borgognone (stranamente “ignorato” dal sentiero 00) presenta due sommità completamente differenti l’una dall’altra: la cima principale, 1400 m, totalmente erbosa, e un’interessantissima anticima, 1375 m, che si caratterizza come una dilungata cresta che precipita, nel versante Parma, con ripidi dirupi di rocce calcaree. Dalla sella di crinale raggiungiamo inizialmente la sommità principale del Borgognone. A tal fine, ci si sposta a destra e si risale la dorsale erbosa, sfruttando inizialmente alcune tracce che poi si perdono. Dopo un’ultima faticosa salita, si guadagna la bella e panoramica cima, caratterizzata dalla presenza di un cippo confinario del 1828. Si ritorna alla sella di crinale e si continua in direzione dell’anticima (poco dopo la sella, sulla sinistra, è presente un altro cippo confinario). La dorsale, dopo un tratto boscoso, diviene ben più stretta ed esposta. Superiamo una piccola balza (attenzione) e giungiamo sulla bellissima ed orizzontale cresta, godendo di un panorama straordinario. Possiamo notare che la dorsale, nel versante Magra, è caratterizzata da ripidi prati; al contrario, nel versante Parma, precipita con friabili dirupi di roccia calcarea. Rientriamo alla sella di crinale da cui, seguendo a ritroso il percorso fatto all’andata, ritorniamo al bivio con il percorso 731. Lo seguiamo a sinistra (cancello per il bestiame da scavalcare) mettendo piede su un’ampia carraia che prosegue in leggera discesa per poi risalire. Al bivio che si incontra successivamente si abbandona a destra la carraia e si prende a sinistra un’ampia traccia in discesa. Dopo l’attraversamento di una radura, il tracciato (che si restringe a mulattiera) svolta a sinistra contornando il margine destro di un’altra ampia radura. In prossimità di alcuni segni bianco-rossi sbiaditi, si svolta a destra procedendo per alcuni metri nel limite superiore di un magnifico pendio prativo. Poco dopo si piega a destra continuando su sentiero evidente, per poi svoltare a sinistra su traccia non molto marcata, assecondando i segni di vernice fluorescente per le MTB. Dopo aver varcato un ruscello ed aver svoltato nettamente a sinistra, si perde quota lungo il pendio boscoso a destra del corso d’acqua. Poco più in basso si piega a destra e si attraversa in discesa una radura con macchie di bosco. La traccia svolta poco dopo a sinistra per poi effettuare un’ampia curva verso destra. Si oltrepassa un cancello per il bestiame e si rientra poco più in basso all’interno del bosco. Si ignora una traccia che si stacca a destra (e con essa i segnavia fluorescenti che ci hanno accompagnato fino a questo momento) continuando per l’evidente sentiero che attraversa un solco franato. Poco dopo si guada un ruscello (sconvolto dall’alluvione del 2014) e si procede in leggera salita uscendo dal bosco in prossimità di ampie e bellissime radure. Le attraversiamo giungendo in breve ai ruderi di Pian della Capanna 1120 m: il luogo è bellissimo, ideale per un’eventuale sosta. Dai ruderi scendiamo a sinistra intercettando i solchi di un’ampia traccia erbosa. Dopo una svolta verso destra, il sentiero, ampio ed evidente, attraversa altre magnifiche radure. Avanzando poi per carraia all’interno del bosco si scende al vicino Lago Bozzo, 1058 m, originato con grande probabilità da una frana. Contorniamo la sponda sinistra del lago e, dopo una capanna-rifugio (proprietà privata), l’ampia carraia riconduce in circa 10 minuti di cammino al bivio per Casa Montana di sotto. Ripercorriamo a ritroso il percorso fatto all’andata fino al ponte sul Torrente Baganza e all’auto.

 

 

 

 

 

 

Val Taro: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: Gorro chiesa 543 m

Dislivello: 530 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4,15 h

Tempi parziali: Gorro chiesa-Groppo di Gorro (45 min./1 h ca.) ; Groppo di Gorro-Moncucco (45 min.) ; Moncucco-Torrione di Cumbratina-Castello di Belforte (45 min./1,15 h) ; Castello di Belforte-Gorro chiesa (45 min. ca.)

Difficoltà: EE+ il Groppo di Gorro per il percorso proposto (altrimenti E per il sentiero 830a) ; EE+ Il Groppo di Cumbratina ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (eventuale assicurazione a corda per il Groppo di Cumbratina; nessun chiodo in loco)

Ultima verifica: settembre 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Roccamurata-Gorro chiesa

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Descrizione dell’itinerario

Notevole e insolito anello che implica la salita oll’ofiolitico Groppo di Gorro fuori sentiero e la scalata del più piccolo dei due Groppi di Cumbratina. L’itinerario proposto rappresenta il “primo atto” di un trittico composto da percorsi accomunati da caratteristiche similari, soprattutto per quello che concerne la loro particolare tipologia . Tuttavia, se per “tipologia” intendiamo “classificazione”, allora sarebbe più corretto parlare di una “non tipologia”, in quanto si tratta di percorsi che presentano tratti, o digressioni, pseudo-alpinistiche, all’interno di un globale contesto escursionistico. Perciò, comprensibilmente, è ben difficile classificare itinerari così strutturati, sia per quello che concerne l’incasellamento del percorso nelle principali discipline, quanto per la sua oggettiva classificazione a livello tecnico. Quindi, alla luce di quanto detto, perché proporre simili itinerari? Due motivazioni: 1) nell’attuale frammentazione delle attività montane in settori chiusi in se stessi, a loro volta espressivi di approcci, non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto “ideologico”, molto spesso estremamente lontani, ho voluto indicare una, seppur timida e frammentaria, possibilità di “interazione” fra due discipline differenti: il trekking e l’arrampicata (quest’ultima su rocce facili e limitata a pochi movimenti). 2) L’aspetto costruttivo ed evolutivo del cercarsi il percorso autonomamente seguendo la propria esperienza, nonché intuito, nonché “fantasia”. Riguardo, invece, la questione sicurezza è necessaria una specificazione: le difficoltà alpinistiche di alcuni tratti su roccia non vanno oltre il II°, sia nell’itinerario qui relazionato, quanto negli altri due che relazionerò prossimamente. Il sottoscritto ha superato i passaggi in questione senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, perfettamente cosciente dei rischi e delle conseguenze disastrose di un’eventuale caduta, anche se solo di due o tre metri. Perciò, chi non dispone di sufficiente autonomia e sicurezza nel superare passaggi rocciosi (di per sé brevi e facili) senza alcuna assicurazione è invitato a DOTARSI DI UN’ATTREZZATURA SPECIFICA, oppure ad IGNORARE I “FUORI-SENTIERO” E LE DIGRESSIONI PROPOSTE NELLA RELAZIONE. Va inoltre considerato che alcuni movimenti d’arrampicata, come nel caso del percorso suggerito per il raggiungimento della sommità del Groppo di Gorro, avvengono roccia molto friabile. Quindi, per finire, si tratta di itinerari dove gioca un ruolo primario l’iniziativa personale, la scelta effettuata con coscienza di scelta.

Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesa di Gorro, si ripercorre lo stradello di accesso da cui siamo giunti, procedendo poi per stradina asfaltata abbandonandola poco dopo. Ad un bivio con cartelli si volta infatti a sinistra raggiungendo in breve le poche case della frazione Le Vigne. Appena oltre si trova un incrocio dove si piega a sinistra per ampia traccia (percorso CAI n° 830A) che procede in leggera salita. Nei pressi di una svolta a destra, si abbandona temporaneamente il percorso segnato per montare verso sinistra sul dorso di una costa ofiolitica, raggiungendo in breve la sommità del Groppo delle Vigne, da cui si può ammirare una notevole visuale verso del Groppo di Gorro. Rimesso piede nel sentiero segnato, si avanza in direzione dei vicini pendii erbosi, ghiaiosi e parzialmente rocciosi, che formano il versante occidentale di questo vasto ammasso ofiolitico. Giunti alla base, si abbandona il percorso segnato appena prima che quest’ultimo venga affiancato da una verticale cintura rocciosa. Individuato un ripido colatoio di rocce nere, lo si scala direttamente (II°, roccia friabile e scivolosa) affrontando poi un risalto a destra, il cui superamento diretto oppone difficoltà di II° su roccia friabile. Si continua a salire per roccette, seguendo una mal accennata dorsale e puntando ad un evidente gendarme che si supera direttamente (II°-). Ci si sposta poi a destra, fino a giungere alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata (I°/I°+). Si traversa ancora a destra e si affronta una bella placca su roccia solida (II°-). La dorsale diviene successivamente ghiaiosa: la si risale mirando ad un ampia sezione di rocce grigio-nere collocata alla nostra destra. Si abbandona la dorsale e ci si dirige verso la base delle rocce individuando al centro una specie di colatoio. Lo si scala facilmente e si continua diritto per alcuni metri. Successivamente si obliqua verso destra scalando ripide ma facili roccette, giungendo così al sommo della fascia rocciosa (passi di I°e II° su roccia mediocre). Da qui è sufficiente proseguire sempre diritto fino ad incontrare i segnavia del percorso 830A che si segue a destra guadagnando in breve la sommità del Groppo di Gorro, 827 m. [Il percorso descritto è assolutamente “improvvisato”, senza alcun preliminare studio “a tavolino”. Tutti i passaggi d’arrampicata sono stati volutamente, deliberatamente, cercati dall’autore della relazione. Ognuno, quindi, è libero di scegliere il percorso che maggiormente gli aggrada, facendo leva sulla propria esperienza e, perché no, su quella componente che sempre meno viene stimolata nell’attuale massificante tendenza “sportivistica” delle attività montane: LA CURIOSITA’]. Dalla cima si seguono i segnavia bianco-rossi che, tenendosi a destra rispetto la dorsale rocciosa, conducono su una sterrata che seguiamo a sinistra in salita. Poco dopo si entra all’interno del bosco giungendo ad un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Si continua a seguire la carraia in discesa abbandonandola quando effettua una netta curva verso sinistra, imboccando a destra un’ampia traccia che procede in leggera salita. Si continua lungamente per la mulattiera-carraia andando a sinistra al primo bivio e a destra (diritto) al secondo. Dopo aver attraversato alcuni ruscelli, si confluisce nel percorso segnato che a sinistra conduce a S.Bernardo. Noi, invece, proseguiamo a destra, giungendo dopo alcuni minuti alle belle e panoramiche radure di Moncucco, 870 m. Si continua per la carraia in discesa ignorando un’ampia traccia a destra e proseguendo in direzione SW. Si transita successivamente a fianco di una casa diroccata (notevole visuale sui Groppi di Cumbratina) e si procede per bella e ampia mulattiera che svoltando a destra conduce all’interno di una suggestiva area boscosa. Poco dopo si giunge alla selletta che separa il Torrione piccolo di Cumbratina (alla nostra destra) da quello più imponente ed elevato (alla nostra sinistra). Quest’ultimo sembra di problematico accesso, mentre il primo appare più abbordabile, anche se la sua scalata va oltre le difficoltà escursionistiche. In questa sede si propone la scalata del più facile groppo ofiolitico. Quindi, dalla selletta in cui ci troviamo, si risalgono alcune roccette ricoperte di muschio fino ad un ometto non visibile dal basso. Da quest’ultimo si obliqua a sinistra assecondando una rampa che conduce sul filo della cresta SE del blocco ofiolitico. La si scala facilmente, anche se espostamente, superando un breve tratto affilato e decisamente esposto (II°-) che richiede molta attenzione soprattutto in discesa. Si continua poi appena a sinistra del filo di cresta (esposto) guadagnando infine la bella ed esclusiva sommità del groppo ofiolitico, 845 m. Si scende lungo il percorso effettuato in salita fino a rimettere piede nella mulattiera-carraia di prima. La si segue in discesa uscendo in seguito dal bosco e transitando a fianco di magnifiche radure. Successivamente ci si immette in una carrareccia che si segue a sinistra incontrando poco dopo l’asfalto. Si percorre lo stradello in ripida discesa giungendo in breve al bivio con il percorso n° 833 diretto al Passo La Calà, che si ignora. Continuando lungo la stradina asfaltata si transita in prossimità di alcune abitazioni avvicinandosi progressivamente al poggio dove è arroccato l’antico borgo di Belforte. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto su stradina asfaltata che procede piuttosto ripidamente conducendo in breve all’ingresso del borgo. Lo si attraversa per viottolo selciato, ammirando splendide case costruite con pietre e materiale di recupero provenienti dal vicino castello. Dopo un’ultima salita si raggiunge la sommità del poggio dove si trovano i resti murari del Castello di Belforte, che ci fanno intuire quella che fu sua originaria imponenza. Risalente al XII secolo, fu costruito dal comune di Parma per controllare la strada verso la Lunigiana e per contrastare gli attacchi dei pontremolesi. Ritorniamo sui nostri passi fino all’incrocio di prima, dove svoltiamo a sinistra (indicazione per Gorro) seguendo una stradina asfaltata che procede in leggera discesa. In prossimità di una netta curva verso destra, abbandoniamo l’asfalto per imboccare a sinistra (segnavia) un’ampia traccia che scende ben ripida nel bosco. Il percorso, piuttosto invaso dalla vegetazione, continua effettuando alcune svolte e riconduce poco dopo nella stradina asfaltata abbandonata in precedenza. L’attraversiamo e continuiamo a seguire i segnavia all’interno del bosco passando nei pressi di una casa abbandonata collocata alla nostra destra. Sbuchiamo infine in un ampio campo con casa a sinistra e continuiamo per il sentiero che inizialmente passa a fianco di una baracca in lamiera. Successivamente si scende contornando il margine destro del campo fino al suo limite inferiore. Poco più in basso ci si immette nella strada asfaltata di prima che si segue a destra giungendo, dopo un ponte, ad un incrocio in località Cappellazzi. Da qui si volta a sinistra ritornando in breve alla chiesa di Gorro dove abbiamo parcheggiato l’auto.