Cima Principale dei Mugoni: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Valate (Passo di Costalunga) 1752 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5,45 h

Tempi parziali: Valate-Rifugio Roda di Vaèl (1 h) ; Rifugio Roda di Vaèl-Cima Principale dei Mugoni (2 h) ; Cima Principale dei Mugoni-Valate (2,45 h)

Difficoltà: F+/PD- la Via Normale alla Cima Principale dei Mugoni ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: escursionisti veramente esperti di montagna selvaggia, abituati a muoversi con totale disinvoltura su rocce friabili e talvolta esposte, possono affrontare l’ascesa senza l’ausilio della normale dotazione alpinistica

Ultima verifica: luglio 2021

Accesso stradale: da Vigo di Fassa, seguendo la SS 241, ci si dirige verso il Passo di Costalunga. Poco prima del valico, si abbandona l’auto in un grande spiazzo in località Valate

 

Descrizione dell’itinerario

Interessante proposta escursionistico/alpinistica che implica l’ascesa ad una cima raramente visitata. Il percorso suggerito richiede molta attenzione alla friabilità della roccia, soprattutto nella parte finale dopo essersi staccati dalla Via Normale alla Cima Sud, e una consolidata esperienza di montagna. È ovvia la raccomandazione a non intraprendere questo itinerario con tempo instabile e scarsa visibilità. Inoltre, in considerazione del fatto che bisogna obbligatoriamente attraversare un canale, è necessario prestare attenzione alla possibile presenza di neve compatta ad inizio stagione. 

Dal punto di partenza si imbocca una carraia (indicazioni del percorso n° 548 per il Rifugio Roda di Vaèl) iniziando a guadagnare quota mediante alcuni tornanti. Al bivio che si presenta in seguito (indicazioni), si continua a destra progredendo per ampio tracciato che sale in moderata pendenza. Poco dopo si contorna il margine di un ripiano sovrastato da caratteristici dirupi, transitando a fianco di un grosso masso. Si riprende poi a guadagnare quota in modo piuttosto sostenuto, avanzando in seguito pressoché in piano alla base di pendii detritici sovrastati da altri dirupi dalle caratteristiche rocce rossastre. Attraversata una valletta, si raggiunge una bella baita (fontana a sinistra) oltre la quale si progredisce in ripida salita per stradello in parte cementato. Oltrepassato un cancello per il bestiame, si avanza meno ripidamente ammirando belle visuali panoramiche, ricominciando poi a guadagnare in modo piuttosto erto e faticoso. Transitati a fianco di una seconda baita, si sbuca poco sopra nei magnifici pascoli di Malga Soler. Giunti nei pressi di quest’ultima, si riprende a salire per sentiero sassoso, rientrando più in alto nel bosco. Si avanza il lieve salita e in piano per il piacevole percorso in bellissimo ambiente boschivo, fino a sbucare in un ripiano con massi. Il sentiero volge successivamente a sinistra e procede nell’ambito della sponda destra orografica di un avvallamento. Effettuati alcuni tornanti, si esce definitivamente dal bosco procedendo in spettacolare ambiente caratterizzato da grossi massi calcarei. Dopo altri tornanti, ci si innesta nel percorso n° 549, proveniente dal Rifugio Paolina, che si asseconda a destra verso il vicino Rifugio Roda di Vaèl. Raggiunto quest’ultimo, 2280 m, si continua per il sentiero n° 541 diretto al Passo delle Cigolade, procedendo perlopiù in piano a mezza costa sovrastati dalle pareti del Croz di Santa Giuliana e della Roda di Vaèl. Costeggiando grossi massi e ammirando straordinarie visuali, si raggiunge il pianoro di Paèl (indicazioni) dove si abbandona il percorso per il Passo delle Cigolade. Si prende a sinistra un sentiero che sale in obliquo tagliando pendii ghiaiosi, costeggiando più in alto delle pareti rocciose. Entrati in un canale, lo si risale assecondando gli ottimamente posizionati segnavia rossi, guadagnando al suo sommo una selletta panoramica nei pressi della Gran Busa di Vaèl. Da qui, abbandonato il percorso che conduce al Passo del Vajolon, si prende a destra una traccia che deposita nel sottostante avvallamento. Dalla Gran Busa di Vaèl – che assomiglia al letto di un torrente – si volge a destra aggirando delle rocce, iniziando poi ad avvicinarsi alla base della parete occidentale della Punta (o Cima) Sud dei Mugoni. Si procede scomodamente per ghiaie in obliquo a sinistra fino a giungere all’inizio delle rocce. Dopo essersi spostati brevemente a sinistra, si rinviene, poco più in alto a destra, un ometto. Raggiuntolo, si continua per agevoli roccette e canalino, fino ad uscire in un pendio ghiaioso. Seguendo gli ometti, si volge prima a sinistra, poi a destra e poi ancora a sinistra. Si effettua un traverso in questa direzione e prima di uno spuntone (ometti) si sale in obliquo per rampa. Volgendo successivamente a destra, si scala un facile canalino (I°+), delimitato a destra da uno spuntone, fino a raggiungere un ulteriore ometto. Da qui si risalgono, dapprima in obliquo a sinistra e poi verso destra, delle rocce un po’ più ripide (II°), incontrando, alla fine della sezione, un ometto che ci conferma di non essere andati fuori via. Approdati in un pendio ghiaioso, si procede in obliquo/traverso a sinistra (ometti), fino ad arrivare nei pressi della base di una parete rocciosa. Da qui si volge repentinamente a destra e giunti nel margine di un catino ghiaioso si sale in obliquo a sinistra su terreno instabile puntando ad uno spuntone con ometto. Si continua ad ascendere per traccia assecondando una dorsale, incontrando diversi ometti. La cresta in cui ci troviamo costituisce il sommo della sponda di un canale che a sua volta divide la Cima Sud dei Mugoni (in cui ci troviamo) da quella Principale (a cui siamo diretti). Giunti a poca distanza da un risalto di cresta, occorre calarsi per friabilissime roccette onde mettere piede nel sottostante canale. L’autore della relazione, anziché risalire il ripido e franoso solco, lo ha attraversato e mediante friabile canalino ha raggiunto una crestina. Assecondando quest’ultima e aggirato a destra lo spuntone terminale, è approdato in una forcella. Risalito un canalino franoso e altre insidiose rocce di I°/I°+, l’autore della relazione ha infine guadagnato il filo della cresta proveniente dalla forcella che divide la Cima Principale dei Mugoni da quella Sud. Si asseconda la friabile crestina aggirando a sinistra lo spuntone terminale, prendendo successivamente una rampa obliqua da destra a sinistra alla base della parete terminale. Quest’ultima è caratterizzata dalla presenza di un giallo spuntone a forma di fungo che divide due canali paralleli. Trascurato quello di destra, si risalgono le facili rocce a sinistra dello spuntone (I°+) per poi continuare su ghiaie e roccette alquanto friabili. Guadagnata la cresta sommitale, spostandosi a destra, si conquista subito, con sicura soddisfazione, l’esclusiva Cima Principale dei Mugoni2764 m. Si scende per lo stesso percorso seguito in salita fino alla crestina proviene dalla forcella che divide le due cime dei Mugoni. Da qui, anziché ritornare sui propri passi, si scende al sottostante intaglio e ci si cala per il ripido e franoso canale (che in salita il sottoscritto ha attraversato). Scalate le friabilissime rocce della sua sponda sinistra orografica, ci si innesta nuovamente nella Normale alla Punta Sud dei Mugoni. Nella discesa occorre prestare la massima attenzione a non smarrire gli ometti, in diversi tratti poco visibili, soprattutto nella parte mediana – dopo il catino – e bassa. 

Punta Nord dei Mugoni: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Paolina, 2125 m, raggiungibile con seggiovia la cui partenza è situata sotto il Passo di Costalunga, in direzione del Lago Carezza

Dislivello: 640 m ca.

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: Rifugio Paolina-Rifugio Roda di Vaél (35 min.) ; Rifugio Roda di Vaél-Gran Busa di Vaél-Punta Nord dei Mugoni (1,50 h) ; Punta Nord dei Mugoni-Rifugio Paolina (2,15 h)

Difficoltà: F+/PD- la Via Normale alla Punta Nord dei Mugoni ; E (in un tratto EE) la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: normale dotazione escursionistica e casco se si è in possesso di un’ottima esperienza di montagna ed autonomi nell’affrontare passaggi d’arrampicata su roccia – eccetto pochi tratti – da mediocre a friabile.

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: da Vigo di Fassa si imbocca la SS 241 raggiungendo in circa 9 km il Passo di Costalunga. Dal valico si continua in direzione del Lago Carezza, parcheggiando l’auto nel piazzale adiacente al punto di partenza della seggiovia per il Rifugio Paolina, in corrispondenza della località Carezza

N.B.: nella sezione evidenziata colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Selvaggia cima raramente visitata, la cui “normale”, nonostante la facilità dei pochi tratti in cui si arrampica, richiede un certo impegno. L’orientamento risulta difficoltoso a causa dei pochi ometti presenti, alcuni dei quali sono stati sistemati dall’autore della relazione. Ma è soprattutto la parte terminale, quella che precede la sommità, che esige grande attenzione e prudenza. La roccia si presenta, infatti, molto friabile e l’esposizione non è da sottovalutare. Una caduta potrebbe avere – è inutile specificarlo – conseguenze esiziali. Questi sono i fattori negativi di una salita – come questa – di stampo assolutamente pionieristico, un “andar per croda” ormai totalmente “démodé” ma estremamente affascinante e arricchente.

Dal Rifugio Paolina si imbocca il frequentato sentiero n° 539 per il Rifugio Roda di Vaèl, salendo, nella prima parte, in moderata pendenza. Si prosegue in seguito in lieve salita, ammirando continue, ampie visuali sul Latemar, giungendo nei pressi dell’aquila in bronzo del monumento dedicato a Theodor Christomannos, 2280 m. Trascurato a sinistra il percorso n° 549, proseguiamo per il magnifico sentiero il cui andamento è per un buon tratto in piano/lieve discesa. Progredendo successivamente in direzione N, tra massi e panoramici pendii prativi, ci si avvicina al Rifugio Roda di Vaèl, 2280 m, raggiunto il quale si prosegue lungo il percorso n° 541. Si procede perlopiù in piano a mezza costa, ammirando notevoli visuali sulle prestigiose cime che ci attorniano, a cominciare dalla Torre Finestra che ci sovrasta, affiancata dalla Roda di Vaèl, mentre alla nostra destra si erge lo strapiombante pilastro della Punta Sud dei Mugoni. Approdati nel magnifico ripiano di Paèl, 2330 m, si prende il sentiero di sinistra (n° 541), trascurando a destra il percorso (n° 551) che conduce al Passo delle Cigolade. Dopo la prima salita in cui si tagliano dei ghiaioni, si rasentano le pareti di un basamento roccioso, fino a penetrare in un canalone. Lo si risale ripidamente assecondando con attenzione i segnavia rossi, guadagnando al suo sommo una selletta situata su un crinaletto. Sotto di noi si trova la Gran Busa di Vaèl sovrastata dai gradoni del versante SW dei Mugoni, dove si sviluppa la “normale” all’omonima Punta Sud. Per raggiungere, invece, l’attacco dell’altra “normale”, quella alla Punta Nord, si deve percorre in direzione N la stupenda conca. Si nota innanzitutto un canalone, molto spesso ingombro di neve, che scende da una forcella alla cui sinistra si erge la Punta di Mezzo dei Mugoni. La Punta Nord è disposta più a settentrione di quest’ultima ed è l’ultima cima dei Mugoni prima dell’omonimo passo che segna l’inizio della cresta delle Coronelle. Arrivati in vista del versante occidentale, dove si svolge la “normale” alla menzionata cima, è necessaria un’attenta osservazione del percorso che andremo a seguire, mettendo preventivamente in conto che incontreremo solo pochissimi ometti per l’orientamento. Il versante è delimitato a destra da un evidente canalone che sale in direzione della Punta di Mezzo, mentre al centro della “parete” si nota un breve camino di rocce scure. Quest’ultimo costituisce un riferimento importante ai fini dell’orientamento, in quanto dovremo raggiungerne la base per poi scalare le articolate rocce alla sua sinistra. Dalla Gran Busa di Vaèl ci si dirige quindi verso la Punta Nord dei Mugoni, iniziando una ripida salita per ghiaione in cui conviene sfruttare il solco disposto più a destra, la cui continuazione è il menzionato canalone che più in alto piega a destra incuneandosi tra una quinta rocciosa e le pareti della nostra montagna. Si risale il suddetto solco superando o aggirando alcuni massi, fino al punto in cui il canale – come già specificato – virando a destra si rinserra trasformandosi in gola (ingombra di neve ad inizio stagione). Da qui ci si sposta a sinistra individuando un canale/rampa obliquo da destra a sinistra (ometto alla base), che si risale per interno, faticando discretamente nella più franosa parte terminale. Si prosegue poi verso destra sfruttando un colatoio (o le rocce alla sua destra), avvicinandosi in questo modo al menzionato camino di rocce scure. Ci si sposta quindi a sinistra verso la base di quest’ultimo e, scartatolo, si scala in obliquo verso sinistra una bella paretina di rocce solide e appigliate (I°+). Raggiunto un pianerottolo, si supera un breve ma ripido muretto (II°-), uscendo così da questa sezione rocciosa (ometto). Si continua salendo in obliquo verso sinistra e arrivati nei pressi di un canale si scala la facile costola che lo delimita a destra. Raggiunti i pendii ghiaiosi sottostanti la sezione rocciosa terminale, si prosegue in direzione di quest’ultima avendo come direttrice un solco. Dalla base delle rocce si prende a destra un evidente canalino che si risale fino al suo termine. Si prosegue poi in obliquo verso sinistra per rampa piuttosto franosa puntando ad un ometto. Da quest’ultimo si scalano verso destra delle roccette friabili, giungendo in prossimità dell’aerea cresta sommitale. Scalando in obliquo verso destra delle rocce ripide e friabili (I°+/II°- ; attenzione), avendo a sinistra il filo di cresta, si guadagna infine il punto più elevato, 2757 m, contraddistinto dalla presenza di un grosso ometto. Si scende lungo il percorso effettuato in salita, prestando la massima attenzione a non andare fuori via (eventualmente durante l’ascesa sistemare altri ometti) e alla friabilità della roccia, soprattutto nella parte iniziale (finale nel senso di salita).