Monte Scalocchio: anello da Case Giannino

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Punto di partenza/arrivo: Case Giannino 995 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h ca.

Tempi parziali: Case Giannino-Monte Scalocchio (2,30/3 h) ; Monte Scalocchio-Costa Fattartonda-Giogo di Vendaso-Case Giannino (2,45/3 h)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta NW dello Scalocchio (attrezzatura non obbligatoria ma consigliata) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio-Emilia-S.S. 63-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si scende nel versante lunense ancora per alcuni chilometri, parcheggiando l’auto nel grande spiazzo adiacente al Ristorante Casa Giannino (trattandosi di un parcheggio privato occorre chiedere il permesso ai proprietari dell’attività)

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Descrizione dell’itinerario

Percorso spettacolare e selvaggio che implica il raggiungimento della sommità del Monte Scalocchio percorrendo la sua cresta NW. L’impegno richiesto da questo itinerario è piuttosto elevato, sia per la presenza di passaggi d’arrampicata, quanto per l’oggettiva difficoltà di individuazione del giusto percorso durante la discesa.

Da Case Giannino si segue per un tratto la statale in direzione del Passo del Cerreto, imboccando a destra (indicazione) il sentiero n° 94. Il percorso sale subito piuttosto ripidamente all’interno del bosco ed effettua poco più in alto un tornante destrorso. Giunti in una radura arbustiva, la labile traccia procede in obliquo e in corrispondenza di un paletto con segnavia svolta nettamente a sinistra. Si continua a guadagnare quota per sentiero infrascato, ignorando diramazioni laterali ed avanzando sempre diritto. Penetrati nuovamente nel bosco, il percorso piega a destra (segnavia), proseguendo in modo più evidente e marcato. Poco più avanti, in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si vira a sinistra assecondando per un tratto il dorso di una costa. Poi, mediante progressiva curva a destra, si avanza in direzione est, sempre all’interno di un rimboschimento a conifere. Raggiunta una panoramica costa, si effettuano alcuni tornanti transitando nei pressi di un rudere, continuando lungo il sentiero che dopo aver compiuto un ulteriore tornante sinistrorso procede verso NW. Più avanti si effettua un tornante destrorso e si avanza con andamento lineare, notando alla nostra sinistra un interessante muretto a secco. Tralasciata a destra una traccia, si giunge ad un’apertura panoramica (di fronte a noi il vallone è chiuso dalla dorsale boscosa chiamata Costa Fattartonda che costituisce la nostra direttrice di discesa), in corrispondenza della quale si effettua un tornante sinistrorso. Continuando lungo il percorso principale si esce progressivamente dalla vegetazione (visuali grandiose), progredendo con andamento in lieve salita verso NW. Si attraversano pendii prativi e pietraie, fino ad aggirare, mediante netta curva a destra, una costa (sulla sinistra si nota un rudimentale bivacco costruito con massi accatastati). Sopra di noi si estende la dorsale La Tesa-Scalocchio a cui miriamo. Si continua quindi per il percorso segnato raggiungendo poco dopo un trivio poco evidente, da cui si prosegue lungo la traccia di centro che asseconda il dorso di una costa erbosa. Nel momento in cui il sentiero effettua una netta svolta a destra, lo abbandoniamo salendo liberamente verso la soprastante dorsale. Messo piede sull’ampio e magnifico dorso del crinale divisorio (in corrispondenza dell’altura denominata La Tesa), lo si segue a destra in direzione del primo groppo roccioso, che poi si evita a destra incontrando una labilissima traccia. Ripreso il filo della dorsale, si prosegue verso un secondo evidente spuntone/groppo e, una volta raggiuntone la base, lo si aggira a destra per cengia erbosa. Recuperato successivamente il crinale, lo si segue avendo a sinistra un avvallamento, delimitato, sempre a sinistra, da un altro crinale. Poco più avanti si deve piegare a sinistra onde raggiungere quest’ultimo, che si segue in direzione di un evidente dente roccioso. Aggirato lo spuntone a sinistra, si riprende il crinale divisorio (paletti in legno), giungendo in breve alla base di un verticale risalto alla cui sinistra si nota un canale/camino (punto di partenza della cresta NW dello Scalocchio). In obliquo a sinistra si superano alcuni grossi blocchi (I°), per poi scalare una ripida fessura (II°), cui segue un delicato traverso di pochi metri (II°). Raggiunto il fondo del menzionato canale/camino, si supera subito un verticale gradino (II°-), oltre il quale si guadagna la selletta che separa il verticale spuntone dalla restante cresta. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina (II° all’inizio, poi ), raggiungendo così il sommo di questa prima e più severa sezione di cresta. Si prosegue lungo il crinale passando di blocco in blocco, rasentando il limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto di pochi metri, si arriva alla base di una liscia lastra rocciosa che si supera tenendosi nella sua terminazione destra, dove sono più abbondanti gli appoggi (II°-). Messo piede su una prima quota della cresta, si prosegue assecondando il suo filo (uno spuntone può essere superato direttamente oppure aggirato a destra) e, raggiunta una selletta, si inizia a scalare un risalto caratterizzato da uno spigolo. Tenendosi a destra di quest’ultimo si sale per grossi blocchi (I°) con cespugli di ginepro e, guadagnato il sommo, si continua per l’areo crinale. Dopo l’aggiramento o superamento di un’altra quota, si approda in una forcella da cui si scala il soprastante ripido risalto sfruttando ottimi appigli e appoggi (I°). Giunti sotto il suo blocco terminale, si deve scendere in obliquo a destra prestando attenzione alla presenza di sezioni di roccia instabile. Aggirate a destra altre rocce, si raggiunge nuovamente il filo del crinale, guadagnando infine l’esclusiva cima del Monte Scalocchio 1851 m. Dalla sommità si continua lungo l’areo crinale in direzione del Gendarme, ma dopo poche decine di metri ci si deve calare a destra per erti pendii erbosi, mettendo successivamente piede in una traccia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, si aggira la base di un verticale dente roccioso, immettendosi, in corrispondenza di una selletta, nella traccia contrassegnata n° 94 che in precedenza abbiamo abbandonato per risalire la cresta dello Scalocchio. Noi dobbiamo seguire questo percorso verso destra, prestando la massima attenzione ai pochi e sbiaditissimi segnavia presenti. Il pressoché inesistente sentiero scende inizialmente in obliquo in direzione di un poggetto dove è visibile un paletto con segnavia. Raggiunto quest’ultimo, si continua sempre per bancate erbose, puntando ad un evidente pulpito. Qui giunti, si prosegue a mezza costa varcando inizialmente un solco, notando più in alto a destra un masso con segnavia. Raggiunta la successiva costa, guardando di fronte, si dovrebbe intravedere in lontananza un paletto in ferro: ci si dirige quindi verso quest’ultimo per traccia quasi invisibile. Dal paletto si prosegue attraversando bei pendii prativi (ci troviamo esattamente paralleli alla cresta NW dello Scalocchio che abbiamo percorso) tenendosi in quota e mirando ad un’evidente sella erbosa e alla successiva dorsale degradante verso SW, chiamata Costa Fattatonda. Raggiunto il valico, si piega subito a destra, penetrando nella vegetazione e raggiungendo appena dopo un bivio con cartelli da cui si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 94A, indicato come raccordo TL (Trekking Lunigiana). Il sentiero che dovremo seguire risulta abbandonato da tempo, con segnaletica sbiadita e sistemata in modo pessimo, per cui triboleremo non poco nell’individuazione del giusto percorso. Tuttavia la direttrice che ci accompagnerà fino al Giogo di Vendaso è assolutamente evidente: si tratta del crinale della più volte menzionata Costa di Fattartonda. Quindi proseguiamo lungo questa traccia procedendo inizialmente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo in breve il filo del crinale. Da qui il sentiero vira a destra e perde quota effettuando alcuni tornanti. Segue un traverso con erba alta sotto alcune rocce che precede l’aggiramento di una costa. Poco più avanti si raggiunge un pulpito e si prosegue a mezza costa per tracciolina nell’erba alta. Dopo l’aggiramento di un’altra costa, il sentiero diviene molto più labile fino a scomparire: noi dobbiamo perdere quota, dopo una scomoda e ripida discesa in obliquo, per il pendio boscoso tenendosi nei pressi del suo limite sinistro, assecondando costantemente il filo del crinale. Poco più avanti si deve scavalcare un poggetto panoramico (guardando in basso in versante Mommio si nota un ometto da non tenere in considerazione), poi per labilissima traccia si continua lungo il filo della dorsale passando a fianco di un caratteristico masso dalla forma appuntita. Si prosegue per sentiero incerto (sbiaditissimi segnavia) scendendo ad una sella, per poi iniziare una risalita rasentando il limite del bosco al sommo di bellissimi pendii prativi. Si continua lungamente per il percorso di crinale, dapprima in salita, poi a saliscendi (alcuni segnavia), per traccia più marcata rispetto alla sezione precedente. Ad un certo punto però, scendendo un crinaletto erboso, si deve prestare attenzione al sentiero che piega repentinamente a destra avanzando a mezza costa, tagliando in questo modo ripidi pendii prativi. Ripreso il boscoso filo della dorsale, si continua a perdere quota assecondandolo o restando nei suoi pressi. Una volta raggiunto un ripiano boscoso, si deve prestare attenzione a svoltare nettamente a sinistra, tralasciando la traccia che prosegue diritto/destra. Dopo aver disceso una dorsale boscosa, si piega a destra attraversando a mezza costa un pendio prativo. Rientrati nel bosco, il percorso vira a sinistra conducendo nei pressi di una vasca/abbeveratoio, oltre la quale si prosegue per traccia ancora incerta e poco evidente. Approdati in un’area disboscata, si prosegue diritto, raggiungendo in breve la località Giogo di Vendaso1262 m. Qui ci si immette nel percorso contrassegnato TL (Trekking Lunigiana) che risente anch’esso, almeno nel tratto Giogo di Vendaso-S.S. 63, di una pessima segnaletica. Dal valico si piega quindi a destra seguendo alcuni segnavia, disposti in modo approssimativo, grazie ai quali ci si orienta all’interno dell’area orribilmente disboscata. Poco dopo bisogna avere l’accortezza di spostarsi a destra onde perdere quota per mulattiera all’interno del bosco. Dopo una svolta a sinistra si approda in un bel ripiano prativo dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Ad un certo punto però occorre spostarsi a destra (segnavia) penetrando nuovamente nel bosco. Si perde quota per traccia decisamente infrascata e dall’andamento non particolarmente logico (prestare molta attenzione ai segnavia). Dopo alcune svolte (più in basso si ammirano esemplari di vecchi muretti a secco), si confluisce in una carraia che si segue a destra. Si effettua un tornante sinistrorso raggiungendo in ultimo alcune case, oltre le quali ci si immette nella S.S. 63. Seguendo quest’ultima a destra si ritorna infine all’ampio parcheggio del Ristorante Casa Giannino.

 

 

 

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Il Monte Scalocchio per la cresta NW, il Gendarme per la Via Normale, il Monte La Nuda e la Vetta del Forame

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Punto di partenza/arrivo: Passo Crocetta 1261 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 6,15/6,45 h

Tempi parziali: Passo Crocetta-Valle dell’Inferno (1 h) ; Valle dell’Inferno-inizio cresta NW del Monte Scalocchio (45 min/1h) ; cresta NW-sommità Monte Scalocchio (45 min/1,15 h) ; sommità Monte Scalocchio-Colletto W del Gendarme-Colletto E del Gendarme (30 min) ; Colletto E del Gendarme-sommità Gendarme-Colletto E del Gendarme (20/30 min) ; Colletto E del Gendarme-Monte La Nuda (20/25 min) ; Monte La Nuda-Vetta del Forame-Bivacco Rosario (1/1,15 h) ; Bivacco Rosario-Passo della Crocetta (45 min)

Difficoltà: EE il tratto Valle dell’Inferno-inizio Cresta NW Monte Scalocchio ; F la Cresta NW ; EE il sentiero n° 96 ; F la Via Normale al Gendarme (salita e discesa) ; EE la discesa dalla cresta del Forame al Bivacco Rosario ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (nella cresta dello Scalocchio non è presente alcun chiodo. Riguardo le difficoltà tecniche, il tratto più continuo è quello iniziale. Per il resto, se si ha la corda, si può procedere di conserva. Nella “normale” al Gendarme, la corda può risultare molto utile per la discesa)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si prosegue in direzione di Cerreto Laghi, parcheggiando l’auto poco più avanti in località Passo Crocetta, dove si stacca una carrareccia a fianco di un albergo abbandonato

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso, tra i più interessanti e avvincenti finora descritti nel presente blog. Si tratta di un itinerario impegnativo e selvaggio, che andrebbe affrontato solo se in possesso di una consolidata esperienza di montagna. Già l’avvicinamento alla cresta NW dello Scalocchio dal Vallone dell’Inferno è faticoso e richiede un’attenta valutazione, da farsi in loco, del passaggio migliore da scegliere (quest’ultimo è un esercizio estremamente utile). La cresta in questione non è difficile, ma richiede grande attenzione alla roccia, a volte instabile. Da non sottovalutare è il tratto di sentiero tra il Colletto Ovest del Gendarme e quello Est, questo per la presenza di passaggi d’arrampicata, anche in discesa, e un traverso delicato ed esposto. La Via Normale al Gendarme andrebbe affrontata come una vera e propria via alpinistica, nonostante la presenza di un cavetto d’acciaio: quest’ultimo infatti è vetusto, inaffidabile e, per di più, in un tratto disarcionato. Infine la discesa dalla Cresta del Forame al sottostante Vallone dell’Inferno avviene perlopiù senza traccia, inizialmente all’interno di un ripido canalone erboso. Questo è l’itinerario che affronteremo, certamente impegnativo ed inusuale, ma veramente suggestivo, completo e altamente spettacolare!

Dall’albergo nei pressi del quale abbiamo abbandonato l’auto, si imbocca una sterrata che conduce ad un gruppo di villette che si attraversa, penetrando poco più avanti nella faggeta. Si procede al suo interno seguendo l’ottima traccia contrassegnata GEA n° 00 in direzione del Bivacco Rosario. Avanzando in leggera/moderata pendenza, si transita a fianco di piazzole di carbonaia e si raggiunge un piccolo ripiano con masso dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. Si prosegue diritto, perdendo successivamente quota per un breve tratto, per poi riprendere a salire, sempre comodamente, per l’ottimo sentiero. In seguito la traccia attraversa una radura con caratteristici massi erratici, per poi proseguire all’interno della splendida della faggeta guadagnando lentamente quota. Dopo aver incontrato il bivio con il sentiero n° 96, che si stacca a destra e che si ignora, si risale piuttosto ripidamente il margine sinistro di un’altra radura con rigogliosa vegetazione. Il sentiero piega poi a destra onde attraversare la radura in questione, rientrando infine nel bosco. Se ne esce appena dopo, approdando in un’altra panoramica radura, dove è possibile ammirare notevoli visuali della Cresta del Forame (a sinistra) e del roccioso crinale dello Scalocchio con il poderoso Gendarme (a destra). Il sentiero prosegue attraversando altre radure con pietraie ai lati alternate a fasce boscose. Dopo una salita piuttosto ripida all’interno della faggeta, in cui si attraversa un solco asciutto, si sbuca nel magnifico anfiteatro di origine glaciale conosciuto come Valle dell’Inferno Pezzalunga. Ci troviamo a poca distanza dal Bivacco Rosario, che è situato alla nostra sinistra, mentre alla nostra destra si ergono le verticali pareti nord dello Scalocchio e, più in basso, un estetico gendarme che emerge isolato dalle pietraie e che costituisce un valido punto di riferimento. Per ora la nostra prima meta da raggiungere è l’inizio della cresta NW dello Scalocchio: a tal fine si dovranno attraversare ripide pietraie cercandosi in proprio il percorso migliore. Dovremo approdare sul filo del crinale divisorio proprio nei pressi di un isolato dente roccioso che già dal sentiero di avvicinamento al Bivacco Rosario abbiamo notato. Inizialmente, perdendo e ritrovando tracce tra cespugli di mirtillo, si sale puntando alla base del gendarme appena menzionato e, una volta giunti poco sotto quest’ultimo, si incomincia a procedere in traverso, o leggero obliquo ascendente, per pietraie alternate e strisce erbose. Scomodamente si giunge alla base del verticale spigolo di uno sperone roccioso, aggirato il quale si prosegue sempre per pietraia prestando la massima attenzione alla presenza di numerosi blocchi instabili che rendono il cammino costantemente incerto. Aggirata una costola rocciosa, si scende per pochi metri e poi si risale rasentando le rocce basali, per poi continuare ad attraversare la successiva fiumana detritica puntando ad un grande masso con verticale paretina. Lo si raggiunge e si sale scomodamente contornandolo a sinistra, continuando poi verso destra passando sotto altri grossi massi. Si sale brevemente per pietraia, giungendo finalmente in vista del crinale La Tesa/Scalocchio a cui si approda poco dopo. Ci troviamo sulla destra del dente roccioso prima menzionato: ci si dirige quindi verso quest’ultimo aggirandolo a sinistra, rimontando poi sul filo del crinale. Di fronte a noi si erge il primo risalto della cresta NW dello Scalocchio, caratterizzato da un verticale spuntone separato dalla restante cresta da un canale/camino. Seguendo il crinale si giunge in breve sotto il risalto in questione, che rappresenta il punto d’attacco vero e proprio della parte “alpinistica”. Si incomincia l’arrampicata obliquando a sinistra per alcuni metri su grossi blocchi (I°/I°+), cui fa seguito una ripida fessura (II°). Appena dopo si effettua un delicato traverso di pochi metri (II°) mediante il quale si penetra nel già menzionato canale/camino. Dal fondo di quest’ultimo si supera una ripida strozzatura (II°-), raggiungendo infine una selletta delimitata a destra dal torrione verticale e a sinistra da una ripida paretina. Si scala quest’ultima sfruttando ottimi appigli e appoggi (II° all’inizio, poi I°), approdando così al vertice di questa prima e più impegnativa sezione di cresta. Si continua facilmente lungo il filo del crinale, superando un tratto con grossi blocchi appena a sinistra del limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto si risalgono lastre rocciose tenendosi preferibilmente lungo il bordo destro, dove sono più abbondanti gli appoggi (I° e II°-). Raggiunta la sommità di un’altra quota del crinale divisorio, si continua facilmente aggirando a destra un piccolo spuntone (o superandolo direttamente), fino ad approdare ad una sella dove alla nostra sinistra precipita un ripido canale verso il sottostante Vallone dell’Inferno. Dalla sella si scala il soprastante ripido spigolo tenendosi a destra del suo filo, arrampicandosi per grossi blocchi con cespugli di ginepro (I°/I°+). Dopo aver scavalcato o aggirato un’altra altura, si scende ad una selletta da cui ci si arrampica per facili ma ripide rocce (I°+). Giunti sotto il blocco sommitale si scende in obliquo per due o tre metri, prestando la massima attenzione alla presenza di massi instabili. Dopo aver aggirato a destra altre rocce e percorso un ultimo tratto di crinale erboso, si guadagna con soddisfazione la sommità del Monte Scalocchio1851 m, caratterizzata da una piccola croce. Dalla cima si continua per poco lungo l’esposta cresta erbosa in direzione dell’imponente parete ovest del Gendarme. Da qui si presentano due possibilità: 1) Ci si cala a destra per ripido pendio prativo fino a mettere piede in una traccia che seguita a sinistra, aggirando la base di un verticale dente roccioso, conduce ad una selletta dove ci si immette nel percorso n° 94 (consigliabile). 2) Si piega a sinistra scendendo delicatamente per pochi metri. Occorre poi virare repentinamente a destra aggirando uno spuntone roccioso e scavalcando una costa. Poi è necessario calarsi molto ripidamente per blocchi parecchio instabili e pietraia, costeggiando la base del già menzionato dente roccioso (pericoloso e sconsigliabile). Messo piede nel labile sentiero n° 94, proveniente da Case Giannino, lo si segue montando subito sul dorso di una costa che si asseconda in salita per un brevissimo tratto. Poi si piega a destra tagliando in obliquo ripidi pendii prativi con erba alta (tratto che potrebbe risultare alquanto scivoloso e delicato con terreno umido). Poco dopo si approda al Colletto Ovest del Gendarme, proprio sotto l’imponente parete occidentale di quest’ultimo ed esattamente nel punto di attacco della Via Oppio (IV°/IV°+). Dalla selletta ci si cala nel versante opposto (Inferno) disarrampicando su roccette di I°/I°+, tendendo inizialmente a destra (faccia a monte) e successivamente a sinistra (la fune metallica che un tempo agevolava questo passaggio è stata tolta). Si scende poi in obliquo a destra (faccia a valle), per traccia erbosa e scoscesa, giungendo in questo modo ad una caratteristica forcella delimitata a sinistra da un particolare spuntone e a destra dalla verticale parete nord del Gendarme. Segue un esposto e delicato traverso poco sotto la base della poderosa parete, oltre il quale si piega a destra (segnavia sbiadito) entrando all’interno di un ripido canale in parte roccioso. Lo si risale superando alcuni passi di , fino ad approdare al Colletto Est del Gendarme, dove poco più in alto, alla nostra destra, si trova il punto di attacco della Via Normale al Gendarme. Quest’ultima, nella sua parte iniziale, sale appena a sinistra dell’esposto spigolo est: è presente un cordino metallico da non tenere in considerazione, soprattutto in questa prima parte, in quanto disarcionato, arrugginito e non più affidabile. Raggiunta la base della parete, si inizia quindi l’arrampicata scalando alcune ripide paretine con ottimi appigli e appoggi (II° e un passo di II°+; due spit collegati con catena al termine di questa prima sezione). Successivamente si supera una sequenza di muretti e lastre rocciose (I°e II°; ci si può eventualmente aiutare, con grande attenzione, con il sottile cordino d’acciaio), giungendo così al sommo del primo ripido risalto. Si prosegue per traccia lungo un’esposta crestina, affrontando infine il risalto terminale in cui, aiutandosi con un cordino di nylon (sistemato di recente), si superano ripidi blocchi rocciosi. Raggiunta l’esclusiva cima del Gendarme, per la discesa è possibile evitare il tratto con corda di nylon piegando, dalla dorsale sommitale, a sinistra (nord) in direzione di un ometto. Raggiunto quest’ultimo, si deve virare a destra dapprima in obliquo discendente, poi in traverso sotto verticali pareti per cengetta erbosa (attenzione!). Ci si ricongiunge in questo modo con il percorso effettuato all’andata e si disarrampica lungo la sequenza di blocchi, gradini e lastre rocciose. Raggiunti gli spit con catena, si effettua una breve calata (non più di 10 m), approdando infine alla base della parete e, poco più in basso, al Colletto Est del Gendarme. Ora non resta che assecondare, seguendo il sentiero segnato, il panoramico crinale che unisce il Gendarme al Monte La Nuda. Procedendo a saliscendi (ad un certo punto, dopo aver disceso alcune roccette, il sentiero si sdoppia: noi seguiamo preferibilmente la traccia di destra), si giunge ad una selletta, dove a sinistra scende il ripido sentiero (n° 00) verso il Bivacco Rosario. Noi invece proseguiamo diritto, scavalcando inizialmente un poggetto, per poi affrontare l’ultima ripida salita che precede la sommità del Monte La Nuda1893 m, caratterizzata da una diroccata torretta. Dalla panoramica cima si prosegue lungo la Cresta del Forame, assecondando una traccia non segnata che scende verso N/NW (sulla destra sono visibili gli impianti di risalita provenienti da Cerreto Laghi). Approdati alla sottostante sella, sulla sinistra si stacca un aereo crinaletto: seguendolo si raggiunge in breve la sommità, 1842 m, della prima delle cime della Cresta del Forame. Rimesso piede sulla traccia di prima, si scende ripidamente alla sottostante ampia sella, da cui si riprende a salire lambendo una seconda cima del crinale. Perdendo e ritrovando tracce, si scende fino ad approdare ad un’altra selletta, da cui si monta sulla soprastante dorsale caratterizzata da una liscia lastra di arenaria. Facendo attenzione all’esposizione, si guadagna l’ariosa sommità della Vetta del Forame1742 m. Dalla cima si ritorna alla sella di prima da cui si scende verso la Valle dell’Inferno seguendo una traccia di sentiero. Ci troviamo esattamente al sommo di un ripido canalone che costituisce la nostra direttrice per la prima parte della discesa. Seguendo la traccia, ci si sposta inizialmente verso sinistra in direzione di uno spuntone, raggiunto il quale si piega a destra tagliando ripidissimi pendii prativi. Si continua ad attraversare fino a quando la traccia sembra perdersi: da qui è necessario calarsi in obliquo a sinistra, scendendo alla bene e meglio per ripide zolle erbose verso il centro del canale. Raggiunto quest’ultimo, si perde quota sempre molto ripidamente, spostandosi più in basso verso sinistra in direzione di uno spigolo roccioso. Lo si aggira e si continua a attraversare per alcuni metri, piegando poi a destra verso la sottostante grande pietraia. Dal sommo di quest’ultima si continua a scendere tenendosi inizialmente alla sua destra nei pressi del suo limite. Più in basso ci si sposta a sinistra continuando a perdere quota sempre ripidamente e faticosamente. Ancora più in basso si punta ad un ometto collocato sopra un masso, raggiunto  il quale ci si sposta a sinistra verso il vicino limite del bosco. Penetrati al suo interno, si attraversa scomodamente il pendio boscoso, oltrepassando anche un pietraia con vegetazione. Giunti in vista di una paretina rocciosa, si piega a destra in discesa, raggiungendo più in basso un’altra pietraia che si discende obliquando a sinistra. Usciti dal bosco, ci si immette infine nel sentiero n°00 a poca distanza dal Bivacco Rosario. Dai pressi di quest’ultimo si percorre a ritroso il sentiero effettuato all’andata.

N.B.: il percorso successivo al masso con ometto, risulta nel suo complesso poco piacevole e faticoso. Una volta raggiunto il masso in questione, è anche possibile continuare a perdere quota diritto, per poi penetrare nel bosco ed uscirne proprio nei pressi del Bivacco Rosario (possibilità non verificata).