La Rocca Pumaccioletto e il Monte Navert dal Ponte del Cogno

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Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 984 m

Dislivello: 920 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Lagoni (1,40 h) ; Lagoni-Rocca Pumaccioletto (1 h) ; Rocca Pumaccioletto-Passo della Colla-Monte Navert (1,15 h) ; Monte Navert-guado Torrente Parma di Badignana (1,20 h) ; guado Torrente Parma di Badignana-Ponte del Cogno (50 min)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (utili in più tratti i bastoni da trekking)

Ultima verifica: giugno 2019 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa 2 km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia, subito dopo il Ponte del Cogno.

 

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Descrizione dell’itinerario

Magnifica e completa escursione lungo traccie per nulla o poco frequentate che pongono, in alcuni tratti, problemi di individuazione. In particolare, risulta problematico il reperimento del giusto percorso nella risalita della valletta formata dal Torrente Parmetta. Se nella seconda sezione di questo tracciato ci si orienta con ben posizionati bolli rossi, nella parte iniziale si dovrà tribolare non poco nell’intuizione del giusto sentiero. Sia nella discesa lungo la dorsale settentrionale della Rocca Pumaccioletto, quanto – e soprattutto – nella risalita del profilo meridionale del Monte Navert, si dovranno affrontare diversi ripidi strappi. Ciononostante l’escursione proposta, sia per gli ampi panorami, quanto per la varietà e integrità degli ambienti attraversati, è una delle più belle di tutta la l’Alta Val Parma.

Dal Ponte del Cogno ci si incammina per una carraia (percorso CAI n° 721) che poco più avanti, nei pressi di una casa, effettua una netta curva a destra (in corrispondenza della svolta si lascia a sinistra un’altra carrareccia). Si procede in lieve discesa a fianco di prati e campi, alcuni dei quali coltivati a patate, in direzione sud. Ignorata a destra una traccia e dopo breve risalita, si raggiunge a attraversa il Ponte del Prolo (a sinistra del ponte nuovo è situato il vecchio manufatto a schiena d’asino). Si procede poi in salita, iniziando in questo modo l’aggiramento del profilo della dorsale che separa la valletta formata dal Torrente Parma di Francia ad ovest (quest’ultimo attraversato con il Ponte del Prolo), da quella formata dal Torrente Parma di Badignana Torrente Parma dei Lagoni a est. Giunti ad un bivio si trascura a sinistra un’ampia traccia e si prosegue in salita, fino ad effettuare una netta curva a destra, penetrando così nella valle del Torrente Parma di Badignana. Dopo una salita e un’ulteriore svolta a destra, si incontra un bivio (cartelli) da cui il percorso segnato asseconda la carraia di destra, mentre noi proseguiamo a sinistra per ampia traccia non segnata. Si avanza comodamente lungo la poco frequentata carraia, trascurando più avanti un traccia inerbita a destra. Con andamento in piano, leggera discesa e saliscendi, ammirando anche notevoli esemplari di faggio, si continua lungamente per il bel tracciato, uscendo in seguito in un’area disboscata. Si attraversa quest’ultima effettuando una curva a destra, penetrando successivamente nel bosco e oltrepassando poco più avanti un suggestivo rio. Dopo una radura arbustiva che il tracciato costeggia alla sua sinistra, si raggiunge una sbarra con cartello di divieto d’accesso. Ci troviamo nei pressi del greto del Torrente Parma di Badignana: l’ampia traccia lo costeggia per un tratto per poi svoltare nettamente a sinistra e attraversare il corso d’acqua. Appena prima del guado si abbandona la carraia e si avanza per labilissimo sentiero che procede in direzione NE, costeggiando per un tratto il corso del torrente. Poi ci si sposta leggermente a destra, raggiungendo e transitando a fianco di un paio di grossi massi. Successivamente la traccia, estremamente labile, conduce, con spostamento verso destra, ad un ripiano boscoso con grosso masso, dove il percorso sembra perdersi del tutto. Guardando a sinistra si dovrebbe notare un sentiero che non è da prendere, in quanto conduce, spegnendosi, nel corso d’acqua della Parmetta. Dal masso, quindi, si sale verso destra per pochi metri, poi, cercando di scorgere l’incavo di una traccia, si svolta a sinistra procedendo in obliquo ascendente (questo tratto richiede un buon intuito, sempre nell’ipotesi di NON avere con se il navigatore satellitare). Raggiunto un altro ripiano (forse una carbonaia), a destra si dovrebbe intravvedere l’incavo di un sentiero: lo seguiamo transitando a fianco di una piazzola di carbonaia, situata alla nostra sinistra. Sempre con andamento in obliquo verso NW, si raggiunge un’altra piazzola e si continua con lo stesso andamento e direzione di prima. Poi si effettua un tornante sinistrorso (la traccia è sempre molto poco evidente), oltrepassando anche il tronco di un albero che sbarra il cammino, proseguendo lungo il percorso principale nella stessa direzione assunta dopo il tornante, quindi verso SW. Poco dopo si effettua una netta svolta a destra che anticipa altri tre tornanti, oltre i quali si lambisce il bordo di una costa (dietro gli alberi si intravedono delle lisce placche d’arenaria). Si effettuano altre tre ulteriori tornanti, notando alla nostra sinistra dei bolli rossi impressi sui tronchi degli alberi. Dopo il terzo tornante si abbandona la traccia su cui stiamo camminando spostandosi a sinistra, cominciando in questo modo ad assecondare i segnavia rossi. Si risale, senza una vera e propria traccia, una costa boscosa caratterizzata da grossi massi. Più in alto si prosegue recuperando un sentiero, mantenendosi sempre nei pressi del bordo di una costa, che non è altro che il margine superiore del pendio che fa da sponda sinistra orografica della valletta formata dal torrente Parmetta. Si avanza in modo lineare in bel ambiente boschivo per vecchio sentiero (si tratta forse di un percorso tracciato dai forestali), avvicinandosi e lambendo il menzionato corso d’acqua. Raggiunto un ripiano boscoso si prosegue orientandosi con gli ottimamente posizionati bolli rossi, virando prima a sinistra poi a destra. Successivamente si piega a destra, effettuando quasi subito una netta svolta a sinistra, proseguendo per traccia poco evidente. Poco dopo si mette piede nella carrozzabile per i Lagoni, appena prima del ponte sulla Parmetta. In circa 15 minuti di cammino si raggiunge il Lago Gemio Inferiore1342 m, dal cui margine orientale (fontana) si imbocca a destra un sentiero lastricato (n° 711A; in realtà l’imbocco vero e proprio del percorso è appena dopo la fontana in direzione Passo della Colla). Al primo bivio si trascura sulla sinistra la traccia per la Falesia del Rifugio e si prosegue per l’ottimo sentiero passando a fianco di un grosso masso. Raggiunto un ripiano, si inizia la risalita, mediante alcuni tornanti, di un ben ripido fianco boscoso, uscendone poi verso destra. Continuando per il percorso segnato si transita nei pressi di un balcone panoramico (bella visuale del Monte Scala), avanzando successivamente a mezza costa, tagliando un ripido pendio dominato da blocchi d’arenaria. Dopo una svolta a sinistra ci si dirige verso il fondo di una piccola valletta, raggiunto il quale lo si segue a sinistra per poco. Messo piede su un ripiano, si volta a destra (segnavia) risalendo il soprastante pendio boscoso, per poi piegare a destra. Ci si dirige verso un’evidente costa boscosa, attraversando, prima di raggiungere quest’ultima, una piazzola di carbonaia. Valicata la costa, ci si sposta per qualche metro a destra, per poi discendere il sottostante pendio in direzione di una pietraia. Il sentiero poi costeggia quest’ultima sulla destra, rientrando successivamente nel bosco, ma uscendone poco dopo, attraversando il margine inferiore di una seconda e più ampia pietraia dominata da pareti d’arenaria. Rientrati nel bosco si prosegue in moderata pendenza, lambendo più avanti una terza e più piccola pietraia, fino a raggiungere il bivio (cartelli) con il percorso (n° 711A/737), che si stacca a sinistra, per la cresta e Rocca Pumaccioletto. Si segue questo sentiero, invero non particolarmente marcato, dapprima tra vegetazione invadente e massi, poi all’interno della faggeta. Raggiunto il crinale divisorio, lo si segue a destra ammirando straordinari esemplari di faggio dai rami contorti, aggirando in seguito un’altura. Oltre quest’ultima si esce improvvisamente dal bosco e si risale, anche piuttosto ripidamente, il profilo settentrionale della Rocca Pumaccioletto. Raggiunta la sommità, 1692 m (croce con targa dedicata a Gian Franco Bertè), costituita da un ammasso di blocchi arenacei, si ammira un vastissimo panorama a 360°. Dalla vetta si ritorna al bivio di prima e si continua diritto lungo il percorso n° 737, che asseconda la dorsale Parma/Cedra. Dopo un’altura si discende, per ripido e malagevole sentiero, un erto profilo boscoso, alla destra di grandi placconate arenacee. Più in basso la pendenza diminuisce, mentre il sentiero si fa meno evidente, quindi si prosegue orientandosi con i segnavia bianco-rossi impressi sui tronchi degli alberi. Giunti nei pressi di un poggio, il percorso vira repentinamente a sinistra svoltando poco dopo a destra, scendendo ancora per un tratto ripidamente. Più in basso si raggiunge il fondo di una piccola valletta e dopo breve risalita si recupera il filo della dorsale spartiacque, che si asseconda in lieve salita. Dopo un tratto in piano e una breve discesa, si raggiunge il Passo della Colla1466 m, dove si incontra la carrozzabile proveniente da Valditacca e diretta ai Lagoni. Si attraversa la strada e si prosegue lungo il percorso n° 737 in direzione del Monte Navert, iniziando subito a progredire in ripida salita, assecondando più o meno il filo del profilo meridionale della montagna. Dopo questo primo tratto ripido, si prosegue brevemente in piano, per poi riprendere a guadagnare quota contornando il limite del bosco alla nostra sinistra e il margine sinistro di ripidi pendii prativi. Raggiunto un bivio si tralascia a destra una traccia e si continua a salire (sbiadito segnavia su un masso) sempre ripidamente per prati. Rientrati nella faggeta si affronta un ripido strappo, prendendo, poco prima di un grosso masso di rocce calcaree, la traccia di destra. Usciti dal bosco si sale molto ripidamente per sentiero con affioramenti rocciosi (questa sezione potrebbe risultare alquanto scivolosa e oggettivamente pericolosa con terreno bagnato), aggirando a sinistra le bancate calcaree che caratterizzano il versante meridionale del Monte Navert. Dopo aver lambito un rimboschimento a conifere, si prosegue per bella dorsale erbosa, fino ad approdare sul magnifico ripiano sommitale della montagna. Dalla vetta del Navert1653 m (grandioso panorama a 360°), si asseconda per traccia erbosa (percorso CAI n° 739) il pianoro sommitale verso N/NW. Si prosegue poi assecondando la dorsale Parma/Bratica, avanzando pressoché in piano, uscendo più avanti e attraversando una bella radura con conifere di reimpianto. Poi si rientra nella faggeta e si scende per l’evidente sentiero, uscendo poco dopo e per un breve tratto dal bosco. Rientrati nella vegetazione, si transita inizialmente a fianco di straordinari e scultorei esemplari di faggio dai particolari rami contorti, oltre i quali si incomincia a perdere quota con maggiore decisione. Tenendosi un poco a destra del filo della dorsale spartiacque, si affronta successivamente un’ultima ripida discesa lungo il filo del crinale divisorio, approdando infine su una selletta con piccola radura. Da qui si imbocca a sinistra (faccia a valle) una traccia non segnata in versante Parma, avanzando inizialmente a mezza costa in piano/lieve discesa. Dopo alcuni tornanti si riprende la direzione di prima (S/SW), per poi effettuare ulteriori tornanti e scendere verso il sottostante ripiano boscoso. Raggiunto quest’ultimo la traccia si fa piuttosto labile: si prosegue in direzione W, passando a fianco di alcuni massi, cercando di intuire l’incavo della vecchia mulattiera (a terra si notano delle traverse formate da pietre). Poco dopo il percorso, ora più marcato, effettua una netta svolta a sinistra, compiendo poi un’ulteriore curva a sinistra. Si continua lungo l’ampia traccia, che ritorna ad essere poco marcata, fino a mettere piede su una carraia in disuso, appena prima di un solco. Si segue questo tracciato a sinistra, oltrepassando subito il menzionato solco, varcandone successivamente un secondo. Si affronta poi una contropendenza, fino a raggiungere e valicare una costa boscosa, oltre la quale si prosegue in piano/lieve discesa. Si continua per l’ampia traccia, transitando alla base dei ripidi e suggestivi pendii che caratterizzano il versante occidentale del Monte Navert. Dopo l’aggiramento di un’altra costa si prosegue in discesa, sbucando infine nella carrozzabile Lagoni-Passo della Colla in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Si segue la strada a destra per circa 10 minuti, effettuando svolte e tornanti, abbandonandola per carraia a destra, appena prima dell’attraversamento di un suggestivo ramo sorgentizio del Teorrente Parma dei Lagoni, incassato tra lisce placche arenacee. Si perde quota lungo la strada forestale dei Chiosi, tenendosi alla sinistra (orografica) del menzionato rio, svoltando poi a sinistra. Transitando a fianco di caratteristiche lastre rocciose, si effettua poco dopo una curva a destra, procedendo parallelamente ad un ruscello, situato più in basso alla nostra sinistra. Poi, seguendo il comodo tracciato, si compie una netta svolta a destra, trascurando a sinistra, in corrispondenza della svolta, un sentiero che conduce e attraversa il menzionato ruscello, allargandosi successivamente a carraia. Poco più avanti si varca il ramo sorgentizio del Torrente Parma del Lagoni, svoltando appena dopo il guado a sinistra, raggiungendo successivamente una specie di rifugio forestale. Si prosegue per bella carraia, perdendo quota all’interno di un suggestivo ambiente boschivo caratterizzato da conifere di reimpianto e bianchi massi calcarei, mentre più in basso alla nostra sinistra “rumoreggia” il Torrente Parma dei Lagoni, nella cui sponda destra orografica ci troviamo. Dopo un paio di tornanti, si riprende la direzione di prima (nord), sempre all’interno di un rimboschimento (parzialmente) a conifere, piegando poi a sinistra. Si continua a scendere lungo il percorso principale (nel lato opposto della valle si intravvedono lisce placconate arenacee), avanzando più avanti in piano ed oltrepassando un rio. Dopo alcuni minuti si raggiunge un bivio importante: a destra la carraia continua verso Sesta, attraversando inizialmente, mediante ponte, un rio. Noi andiamo a sinistra per ampia traccia meno battuta che, dopo una curva a destra, prosegue in lieve discesa tra conifere di reimpianto e faggi d’alto fusto. Dopo aver attraversato un buio rimboschimento a conifere, si prosegue all’interno della faggeta, effettuando in seguito una netta svolta a sinistra. Appena dopo quest’ultima si deve guadare il Torrente Parma di Badignana, il cui attraversamento potrebbe risultare molto complesso o impraticabile con acqua abbondante (in ogni modo, a meno di non cercare un altro punto in cui guadare il corso d’acqua, ci si deve togliere gli scarponi). Dopo il guado ci si ricongiunge con il percorso effettuato all’andata, seguendolo fino al punto di partenza.

 

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Il Monte Navert da Riana

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Punto di partenza/arrivo: Riana 1015 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Riana-Costa-Monte Navert (2,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (30 min) ; Pian del Monte-Fagia di Togno-Riana (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 153-156)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dalla parte superiore di quest’ultima località si imbocca a sinistra la S.P. 75 in direzione Monchio delle Corti. Si oltrepassano i paesi di Sivizzo e Grammatica, raggiungendo infine Riana

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Descrizione dell’itinerario

L’accesso al Monte Navert da Riana è di notevole interesse, soprattutto se effettuato mediante il percorso che mi accingo a descrivere. Nella prima parte della salita avremo il piacere di conoscere luoghi di impareggiabile bellezza, come la Traversa (vasta pietraia utilizzata dai valligiani come deposito naturale di pietre da costruzione) e le splendide radure della Costa. Nella seconda parte utilizzeremo una carraia, purtroppo rovinata dai mezzi d’esbosco, percorrendo successivamente un’ampia mulattiera che ci condurrà ad una sella sul crinale Bratica/Parma. Nel percorso di discesa raggiungeremo lo splendido altopiano prativo di Pian del Monte, scendendo poi verso Riana utilizzando una magnifica carraia che ci permetterà di ammirare stupende visuali. Itinerario da gustare metro dopo metro in tutte le sue peculiarità e suggestioni, anche se sono perfettamente cosciente che nell’attuale appiattimento delle attività montane solo pochi “privilegiati” potranno farlo seriamente e profondamente.

Parcheggiata l’auto si attraversa il bellissimo borgo passando nei pressi della chiesa, continuando poi (indicazione per il Monte Navert) per Via del Canalino. Lasciatosi le ultime case alle spalle, si avanza per ripido stradello cementato che poco dopo svolta nettamente a destra (si trascura una traccia che si stacca a sinistra in discesa). Al bivio successivo occorre abbandonare a destra lo stradello e proseguire diritto/sinistra per carraia, ammirando, in corrispondenza del bivio, un particolare e presumibilmente antico muro formato da sassi arenacei. Si procede comodamente in leggera salita, incontrando poco più avanti una fontana, cui fa seguito un bivio in corrispondenza di un tornante a destra della carraia. Si prosegue a sinistra per ampia traccia, avanzando inizialmente in piano/leggera discesa. Dopo una lieve salita, si sbuca in un luogo veramente unico che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense: si tratta della Traversa, ampia pietraia, che a sinistra forma un catino, costituita da massi della stessa arenaria del Groppo Sovrano. Si continua lungo il percorso principale attraversando successivamente una macchia di bosco, svoltando poi a destra e tralasciando a sinistra una traccia. Si guadagna quota avendo alla nostra destra pendii caratterizzati da affioramenti di rocce vulcaniche, e alla nostra sinistra splendidi ripiani prativi e campi, area quest’ultima conosciuta col nome de I Cornioli. Dopo una salita piuttosto sostenuta, la carraia effettua un tornante destrorso, continuando a salire ripidamente. In corrispondenza di un rimboschimento a conifere, il tracciato svolta nettamente a sinistra avanzando in lieve salita (alla nostra sinistra possiamo notare antichi muretti a secco). Al bivio successivo, situato in corrispondenza di un’area disboscata, si va a sinistra, trascurando a destra un’altra carraia. Si attraversa inizialmente una valletta, oltre la quale il percorso piega a destra a procede in salita, conducendo poco dopo sul dorso di una panoramica costa. Si tratta della Berlalunga che precipita verso valle con una spettacolare parete d’arenaria, simile in piccolo a quelle del Groppo Sovrano. In corrispondenza della costa la carraia svolta nettamente a destra e prosegue pianeggiando. Ignorate diramazioni laterali, si avanza comodamente per l’ampia traccia all’interno del bosco, andando a destra ai due bivi più marcati che si incontrano. Si prosegue lungo l’evidente percorso e, giunti in un’area disboscata, si varca un ruscello, immettendosi appena dopo in un’ampia traccia che si segue a sinistra. Poco più avanti si aggira una costa approdando in magnifici declivi prativi in località Costa1363 m. Dopo un’eventuale sosta in questo luogo veramente splendido, si prosegue lungo il percorso principale che dopo aver attraversato la radura penetra nuovamente nel bosco. Si attraversa una valletta formata da un rio, varcando appena dopo il Rio delle Pielle, oltre il quale si sale per ampia mulattiera dissestata, oltrepassando anche il Rio Pian del Monte. Si approda poco sopra in una radura, dove il tracciato, invero poco evidente, svolta a sinistra, iniziando successivamente a scendere in direzione del limite inferiore del bosco. Penetrati in esso si prosegue pianeggiando, raggiungendo in breve un bivio dove si ignora una traccia a destra. Appena dopo si guada il Rio del Freddo, oltre il quale una breve salita conduce ad una carrareccia, proveniente dal fondo della valle formata dal Torrente Bratica, in corrispondenza di un suo tornante destrorso (tavolo con panche). Si prosegue lungo questo tracciato seguendolo a destra, ignorando subito una traccia a sinistra, effettuando invece un tornante destrorso. Si avanza prima in moderata pendenza poi in leggera salita per carraia rovinata dal passaggio di mezzi d’esbosco, con andamento parallelo al Rio del Freddo. Ignorate diramazioni laterali, si arriva nei pressi di una casetta in legno di recente costruzione situata in una bella radura con fontana. Qui la carraia piega a destra onde varcare il Rio del Freddo: noi continuiamo a seguirla, ma al bivio successivo, situato poco prima di un altro rio, la abbandoniamo imboccando a sinistra un’ampia mulattiera (tutta l’area è soggetta ad operazioni di disboscamento). Si avanza in leggera salita per poi svoltare a destra varcando il menzionato rio, oltre il quale si effettua un tornante sinistrorso ritornando a salire in direzione ovest. Con andamento lineare su ampia traccia dapprima evidente e ben incavata, poi sempre meno marcata ma comunque visibile, si approda ad una selletta a quota 1529 m, situata sul filo della dorsale Bratica/Parma, dove ci si immette nel percorso n° 739. Lo si segue a sinistra in direzione della cima del Monte Navert, affrontando subito una ripida salita per sentiero che inizialmente asseconda la dorsale spartiacque e poi si mantiene nei suoi pressi. Più in alto si approda in un ripiano boscoso dove possiamo ammirare straordinari esemplari di faggio dai contorti e scultorei rami. Successivamente si avanza lungo il crinale pressoché in piano, raggiungendo più avanti una magnifica radura, delimitata a destra da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco si prosegue assecondando il filo della dorsale, sbucando poco dopo nello straordinario pianoro sommitale del Monte Navert, la cui sommità,1653 m, la si guadagna in breve. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama offerto dalla cima, ritorniamo sui nostri passi fino alla selletta a quota 1529 m, da cui si continua diritto lungo il percorso n° 739. Si procede inizialmente in leggera salita assecondando il crinale Bratica/Parma e successivamente in piano spostandosi a destra rispetto il filo della dorsale. Oltre una repentina svolta a sinistra ci si ricongiunge con l’ampio crinale in corrispondenza di una magnifica radura da cui è possibile ammirare uno straordinario colpo d’occhio sui monti dell’Alta Val Parma. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si sbuca nelle splendide radure di Pian del Monte1580 m, che anticamente ospitavano un mercato. Si prosegue lungo l’ampia traccia, notando poco più in basso e a destra un piccolo rifugio, attraversando il pianoro prativo frequentato più da cavalli selvatici che da umani. Nel momento in cui a sinistra si stacca un sentierino (percorso CAI n° 739), noi lo ignoriamo proseguendo lungo la carraia. Avanzando inizialmente in piano ed ammirando splendide visuali panoramiche, si rientra successivamente nel bosco. Dopo una discesa e una netta svolta a destra si incomincia ad assecondare il crinale di una marcata costa, ammirando lungo il cammino panorami davvero suggestivi. Si prosegue lungo il percorso principale alternando tratti all’aperto a macchie di bosco e, appena dopo l’immissione da destra di un’altra traccia, si effettua un tornante sinistrorso. Si scende all’interno del bosco per poi uscirne in una radura, incontrando, in corrispondenza di una recinzione, un bivio dove si vira nettamente a destra. Si prosegue per il percorso principale effettuando una curva a sinistra ed ignorando una traccia che si immette da destra. Senza possibilità di errore, per bella carraia che procede sempre in leggera discesa, si raggiunge un evidente bivio, in località Fagia di Togno (notevole esemplare di faggio), dove si va a destra, tralasciando a sinistra un’altra carraia. Si effettuano alcune svolte, ignorando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una traccia a destra. Si continua per il percorso principale, compiendo altre svolte e tornanti, uscendo più in basso in splendide radure recintate. Rientrati nel bosco si compiono altre svolte, contornando più avanti il margine sinistro di un campo coltivato con capanno. Dopo pochi minuti si rimette piede nel percorso d’andata in corrispondenza del bivio situato (nel senso di salita) dopo la fontana. Si fa ritorno a Riana per lo stesso tragitto effettuato in salita.

 

Monte Navert: anello da Casarola

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Punto di partenza/arrivo: Casarola 996 m

Dislivello: 687 m ca.

Tempi parziali: Casarola-sella quota 1251 m (50 min) ; sella quota 1251 m-Monte Navert (1,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (40 min) ; Pian del Monte-Grammatica (1,30 h) ; Grammatica-Casarola (50 min)

Durata complessiva: 5/5,15 h

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Riana-Grammatica-Casarola

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Descrizione dell’itinerario

Quella proposta è certamente una delle più interessanti e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. In questo percorso si ha la possibilità di visitare luoghi di impareggiabile bellezza e preziosità, come il pianoro prativo di Pian del Monte e il Bosco delle Fate (splendido castagneto ai piedi del Groppo Sovrano). La segnaletica CAI lascia molto a desiderare, tuttavia l’itinerario nel suo complesso non pone problemi di individuazione del giusto percorso.

Da Casarola si imbocca uno stradello (Via Attilio Bertolucci) che sale a fianco di una casa ed effettua poco sopra una netta svolta a destra. Ignorato a sinistra il viottolo di accesso ad un’altra casa, si prosegue diritto compiendo una curva a sinistra. Al successivo bivio si continua a destra per bella carraia pianeggiante che si segue tralasciando a sinistra una traccia in salita (cartelli in legno del Sentiero Natura e Cultura). Più avanti il percorso costeggia spettacolari pareti di arenaria stratificata (a destra si stacca il Sentiero Natura) per poi iniziare a guadagnare quota in moderata pendenza con qualche strappo un po’ più ripido. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi di una bella radura con fonte-abbeveratoio, incontrando poco più avanti un bivio dove da sinistra si innesta una carraia, proveniente dal Passo di Riana, contrassegnata n° 737 (è il segnavia che ci accompagnerà fino in cima al Navert). Appena dopo il bivio si affronta una ripida salita, raggiungendo in breve un altro bivio dove si prosegue diritto/sinistra (cartelli). Si avanza comodamente con alcuni saliscendi, ammirando, nell’altro lato della valle, una spettacolare parete di arenaria che ricorda in piccolo il Groppo Sovrano. Quando l’ampia traccia piega nettamente a sinistra, noi la seguiamo ignorando una mulattiera inerbita che prosegue diritto. Dopo una breve salita per carraia alquanto dissestata all’interno di un’area disboscata, si approda ad una selletta sulla dorsale Bratica/Cedra a quota 1251 m. Dal passo si prosegue a destra lungo il sentiero di crinale in direzione della sommità del Monte Navert. Inizialmente il percorso asseconda il filo della boscosa dorsale spartiacque, per poi avanzare in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo in versante Cedra. Giunti ad un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia) occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il dorso del crinale, dal quale, spostandosi brevemente a destra (cartello), si esce temporaneamente dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di raggiungerne la sommità, da cui si ammira una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente), avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica, incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero, notando più in basso, alla nostra sinistra, una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale ovest del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ed uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso, attraversando in questo modo l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia, inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sulle ripide pareti arenacee che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si attraversa in direzione NW tutto il magnifico pianoro sommitale, assecondando la traccia del percorso n° 739. Rientrati nel bosco si avanza tenendosi nei pressi della dosale Parma/Bratica, attraversando poco più avanti una bella radura circondata da conifere di reimpianto. Oltre quest’ultima, una volta rientrati definitivamente nella vegetazione, si transita a fianco di straordinari esemplari di faggio dalle singolari forme contorte. Poi il sentiero piega leggermente a destra e poco più in basso a sinistra (attenzione ai segnavia), riportando nei pressi dell’ampio dorso del crinale. Dopo un’ultima e piuttosto ripida discesa si approda ad una selletta a quota 1529 m, da cui si prosegue diritto. Mediante ampio ed evidente sentiero si avanza in leggera salita all’interno di una faggeta che ha pochi eguali in fatto di bellezza. Effettuando anche alcune svolte e restando quasi sempre nei pressi della dorsale spartiacque, si esce in seguito dalla vegetazione approdando in magnifiche radure. Siamo nel ripiano prativo conosciuto come Pian del Monte1578 m, luogo di una certa importanza per i valligiani: sembra che un tempo vi si tenesse un mercato estivo. Dopo un’eventuale sosta ad un piccolo rifugio/bivacco, situato poco più in basso e a destra rispetto il tracciato che stiamo seguendo, si continua attraversando il ripiano prativo fino ad un bivio non segnato, da cui si trascura a destra un’ampia traccia che scende verso Riana. Noi invece proseguiamo diritto/sinistra per ottimo sentiero che rientra nel bosco uscendone poco più avanti. Ora il percorso segnato piega nettamente a sinistra verso la cima del poggio erboso chiamato Groppo Fosco1585 m, da cui è possibile ammirare una notevole visuale dell’Alta Val Parma con il suo circondario di montagne. Dalla sommità la traccia, non particolarmente marcata, piega leggermente a destra, procedendo in direzione NW verso il vicino limite del bosco. Raggiunto quest’ultimo, si effettua una netta svolta a destra immettendosi in un’ampia mulattiera che si segue a destra scendendo inizialmente verso E/NE, poi N. Il percorso (si tratta con grande probabilità dello storico accesso ai pascoli di Pian del Monte) procede in modo lineare (ad un bivio segnato si lascia a destra una traccia per Pian del Monte) tenendosi in prossimità dell’ampia dorsale spartiacque. Più avanti il tracciato avanza sulla destra rispetto il dorso del crinale divisorio, aggirando in questo modo la boscosa sommità del Monte Quadro. La mulattiera/carraia raggiunge più avanti il limite superiore di un’area disboscata ed effettua, oltre quest’ultima, una svolta a sinistra conducendo nei pressi di una radura, dove da sinistra si innesta un sentiero proveniente dal Passo della Sisa. Noi proseguiamo diritto lungo l’antica direttrice, compiendo più in basso una svolta a sinistra ed approdando ad un bivio dal quale si ignora a sinistra un’ampia mulattiera per il Passo della Sisa. Seguiamo la carraia principale perdendo quota in direzione NE, prima all’interno del bosco, poi assecondando una panoramica costa. Dopo alcuni tornanti si raggiunge la caratteristica chiesa di Grammatica1008 m, mettendo piede nella provinciale Corniglio-Monchio, che si segue a destra. Si effettua subito una netta svolta a destra costeggiando successivamente verticali pareti arenacee. Poco dopo si transita alla base di un singolare poggio parzialmente roccioso (il Groppo Torsello) varcando poi, mediante ponte, il Rio Acquabella. Oltre quest’ultimo si continua lungo la provinciale ancora per poco: infatti, dopo una maestà situata alla nostra sinistra, si scorge in lontananza un cartello. Qui giunti si abbandona la strada asfaltata imboccando a sinistra una mulattiera in discesa. Si tratta di un antico tracciato ancora ben conservato all’interno di un castagneto che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Poco più avanti si transita nelle vicinanze di un essiccatoio diroccato e si continua comodamente lungo la mulattiera (guardando in alto a destra è possibile scorgere altre costruzioni in pietra). Dopo essere passati a fianco di un secondo essiccatoio si giunge ad un bivio da cui, ignorata a sinistra una traccia con cartello di divieto d’accesso, si prosegue diritto/destra. Una breve discesa conduce al magnifico Bosco delle Fate: si tratta di un ripiano boscoso punteggiato da diversi essiccatoi (pannelli esplicativi riportano poesie di Attilio Bertolucci) e da massi erratici. Dopo una consigliabile perlustrazione, si prosegue per l’antica mulattiera, fiancheggiata da muretti a secco, passando a fianco dell’ennesima costruzione in sasso ancora ben conservata. Il tracciato, delimitato a sinistra da una staccionata, piega poi a destra e conduce ad un solco che si attraversa. Appena dopo si transita a fianco di una casa (il Molino di Riana) e si oltrepassa mediante ponte in legno un ramo del Torrente Bratica. Al successivo bivio si prende la traccia di sinistra giungendo nei pressi di alcune abitazioni. Oltrepassato mediante ponte anche il torrente principale, si procede per carraia che sale in direzione di Casarola. Dopo pochi minuti ci si innesta in uno stradello che si segue a destra in salita, piegando poi a sinistra onde entrare nel borgo antico di Casarola. Lo si attraversa ammirando angoli suggestivi ed imboccando, nei pressi delle ultime case, una stradina in salita. Seguendo quest’ultima si raggiunge la chiesa del paese e, poco più in alto, la provinciale per Monchio.

 

 

Il Monte Navert dal Passo del Ticchiano

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1146 m

Dislivello: 530 m 

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo di Riana (0,45/1 h) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m-Monte Navert (1,00/1,15 h) ; Monte Navert-Passo del Ticchiano (1,45/2,00 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2015 (il tratto Passo del Ticchiano-Passo di Riana-carraia proveniente da Casarola: ottobre 2017 ; carraia proveniente da Casarola-sommità Monte Navert: giugno 2018)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica-Casarola-Passo del Ticchiano

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Descrizione dell’itinerario

Remunerativa escursione in luoghi solitari e poco frequentati. Il percorso n° 737 risente di una segnaletica in parte precaria. E’ necessario prestare attenzione al tratto di sentiero che transita sotto il Poggio Maslini, in quanto poco evidente e quasi del tutto sprovvisto di contrassegni.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita e che conduce, sottopassando una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, nella quale si penetra destreggiandosi al suo interno con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa fascia di vegetazione, per poi risalire in obliquo a sinistra mediante traccia erbosa appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una fascia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata fascia boscosa dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa, procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima fascia di vegetazione ed approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra, affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante guadagna quota all’interno di un’area disboscata. Messo piede su una selletta di crinale a quota 1251 m, si abbandona la mulattiera/carraia che scende nel versante Cedra e si imbocca a destra il sentiero contrassegnato n° 737. L’ottima traccia si inoltra subito nel bosco assecondando inizialmente il crinale divisorio, per poi avanzare alla sua destra in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo poi in versante Cedra. Giunti ad un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia) occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il dorso del crinale, dal quale spostandosi brevemente a destra (cartello) si esce temporaneamente dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di raggiungerne la sommità da cui si ammira una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente) ed avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero notando più in basso alla nostra sinistra una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale ovest del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ed uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso ed attraversando l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia, inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sulle ripide bancate arenacee che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Il rientro al Passo del Ticchiano avviene per lo stesso percorso. E’ necessario prestare attenzione al reperimento della giusta traccia nel tratto Passo di Riana-carrareccia Casarola/Ticchiano.