Il Monte Montagnana da Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Ravarano 677 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Ravarano-Monte Montagnana (1,30 h)  ; Monte Montagnana-incrocio quota 972 m (40/45 min.) ; incrocio quota 972 m-Fonte di S.Giovanni (30 min.) ; Fonte di San Giovanni-strada Albareto/Linara (30 min.) ; strada Albareto/Linara-Ravarano (40/45 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto nella parte terminale del paese, più esattamente nel nucleo Borello di Ravarano

map (3)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario molto interessante in luoghi solitari di nessuna valorizzazione escursionistica. La segnaletica CAI è quasi del tutto assente, aspetto che caratterizza la maggior parte della sentieristica della Val Baganza. L’anello proposto costituisce un’alternativa più breve di un altro itinerario precedentemente relazionato: Monte Montagnana: anello da Ravarano

Da Borello di Ravarano si imbocca a sinistra Via La Costa effettuando subito una netta svolta a destra, continuando poi per bella mulattiera lasciandosi così alle spalle le ultime case del paese. Al primo bivio si prosegue lungo la traccia di destra che compie una netta curva a destra, per poi piegare a sinistra avanzando in moderata pendenza (durante il cammino sono visibili ai lati del sentiero dei massi di roccia scura che rappresentano ciò che rimane di antichi muretti a secco). Poco più avanti si raggiunge una panoramica costa marnosa e si prosegue per l’evidente mulattiera ignorando tracce che si staccano a destra. Dopo un’ampia curva verso destra, il tracciato asseconda un pendio marnoso caratterizzato dalla presenza di un solco, conducendo, appena dopo una svolta a sinistra, ad un incrocio (piccolo muretto a secco): ignorata a sinistra un carraia pianeggiante e diritto la prosecuzione dell’ampia mulattiera, si piega a destra imboccando un marcato sentiero. Dopo alcune svolte si giunge nei pressi di una panoramica costa e si prosegue serpeggiando, avendo come direttrice il dorso di un crinale boscoso (ci troviamo esattamente al culmine del pendio che costituisce la sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Arso). Poco più avanti, appena prima di un poggetto panoramico con palo dell’alta tensione, si stacca a sinistra un sentiero in discesa (cartelli e segnavia del “Tartufo Trail Running”). Sottopassato l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza, si prosegue per bella mulattiera che si mantiene nei pressi del già menzionato crinale. Più avanti si sbuca in una carrareccia che si segue a destra solo per un brevissimo tratto: infatti, giunti in vista di un solco situato alla nostra sinistra, si imbocca una traccia inizialmente poco evidente. Invece di assecondare il canale, si monta sulla sponda di sinistra e si prosegue per sentiero evidente in moderata pendenza. Poco più avanti si sbuca in un’ampia traccia, temporaneamente fuori dal bosco, che si segue a destra, svoltando a sinistra al primo bivio. Si guadagna quota per bella mulattiera che asseconda il crinale boscoso, per poi spostarsi a destra di quest’ultimo proseguendo a mezza costa. Poco dopo, mediante ampia curva a sinistra, si rimonta sull’ampio dorso del crinale che si asseconda costantemente. Appena prima di uno sbiadito segnavia sul tronco di un albero, si stacca a destra una traccia che scende verso il nucleo di Casarola. Noi continuiamo diritto per l’evidente sentiero di crinale, attraversando poco più avanti un’area di bosco rado con folta vegetazione. Rientrati nel bosco, si prosegue in lieve salita affrontando in seguito uno strappo un po’ più ripido, sbucando infine nell’erbosa pista del metanodotto. Si continua diritto raggiungendo in breve la chiesetta che caratterizza la sommità del Monte Montagnana1305 m. Dalla cima si scende per ampia traccia che procede lungo il margine destro della pista prativa del metanodotto, immettendosi, dopo un cancello, in una carraia. La si segue a sinistra ammirando ai lati magnifiche radure con notevoli esemplari di faggio. Si penetra poi nel bosco, uscendone temporaneamente poco più in basso in corrispondenza di una radura (a destra confluisce un’ampia traccia proveniente da Madrale). Rientrati nel bosco si costeggia il margine superiore di un rimboschimento a conifere raggiungendo in breve un evidente bivio. Si va a destra per carraia che conduce nei pressi di una bella casa ristrutturata, chiamata Il Corno (una stele ricorda la Brigata Griffith). Si continua per l’ampia traccia abbandonandola appena dopo una sbarra, imboccando a sinistra la vecchia mulattiera di accesso al Montagnana. Si procede in leggera discesa per il panoramico sentiero, ricongiungendosi poco dopo con la carraia di prima che si segue a sinistra. Si perde quota in direzione est effettuando in seguito un tornante destrorso, prendendo, oltre quest’ultimo, una scorciatoia che permette di tagliare il successivo tornante sinistrorso della carrareccia. Poco più avanti si giunge in un’ampia sella di crinale a quota 1080 m, a cui giungono e da cui si staccano tre carraie: una verso NW in versante Baganza e altre due in direzione S e SW (versante Parma), di cui la seconda scende a Signatico. Noi dobbiamo continuare diritto (delle due tracce parallele si prende quella di sinistra) procedendo per un breve tratto in leggera salita. Presto si riprende a scendere lungo il tracciato di crinale che effettua poco più in basso un paio di svolte. Fa seguito un ripido tornante destrorso oltre il quale occorre ignorare una carraia che si stacca a sinistra. Dopo una ripida discesa, il tracciato svolta a sinistra riprendendo la direzione NE, uscendo dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi (visuali grandiose su ambo i lati). Raggiunto un evidente incrocio a quota 972 m, si abbandona il crinale, iniziando in questo modo la discesa nel versante Baganza per bella carraia affiancata da panoramici prati. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra e si continua a perdere quota per il percorso principale che si sposta un po’ a sinistra. Dopo una svolta più marcata, si giunge nei pressi di un piccolo ruscello dove si ignora una traccia che si stacca a sinistra (cartello di colore blu indicante la giusta direzione). Si prosegue per la carraia che scende per un tratto a fianco del menzionato ruscello, ammirando ai lati bellissimi campi e radure. Dopo una netta svolta a sinistra si attraversa un altro ruscello piegando poi a destra, ignorando una traccia che si stacca proprio in quest’ultima direzione. Fa seguito un bivio, caratterizzato dalla presenza di rottami arrugginiti, dove si prende la traccia di destra che effettua un’ampia curva a sinistra. Dopo una radura situata alla nostra sinistra, si ignora una carraia che si stacca nella stessa direzione e si prosegue per il percorso principale che penetra in un fitto bosco perdendo quota in ripida discesa. Poco più avanti, sulla destra del tracciato che stiamo seguendo, confluisce una mulattiera proveniente dal casolare della Brugnara. Noi continuiamo diritto attraversando poco dopo un’area di bosco diradato. Si sale poi per un breve tratto fino a confluire nella carrareccia di accesso alla Fonte S. Giovanni (quest’ultima è situata alla nostra sinistra) che si segue a destra. Si procede comodamente per il bel tracciato, attraversando poco dopo una valletta con ruscello, approdando poi in un magnifico pianoro caratterizzato da radure di rara bellezza. Si continua lungo la carrareccia (tracce che si staccano a sinistra e a destra sono da ignorare) per buona parte in leggera salita, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di un panoramico crinale. Si prosegue per la carraia ancora per poco: infatti, appena dopo una traccia che si stacca destra e poco prima del nucleo chiamato Il Ginepro, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede in leggera discesa affiancati da bucolici prati, per poi penetrare nel bosco ed ignorare al primo bivio una traccia che si stacca a sinistra. Poco dopo si tralascia a destra un sentiero in discesa, ma al successivo bivio si prende la traccia di destra, abbandonando così la carraia che comincia a salire. Si perde quota per ampia mulattiera fino ad intersecare una carraia che va seguita a destra in discesa. In breve si approda nella stradina asfaltata Albareto/Linara che si segue a sinistra ammirando suggestive visuali. In circa quindici minuti di cammino si raggiunge Casa Margolese, da cui si continua ulteriormente fino ad una presa dell’acquedotto situata alla nostra sinistra. Qui si imbocca un sentierino che appena dopo attraversa una valletta con ruscello e prosegue in leggera salita a mezza costa. Si continua lungo la traccia, che poi si amplia, fino a quando essa effettua una netta svolta a destra. Da qui si prosegue diritto per sentiero, inizialmente poco marcato, poi più ampio ed evidente, immettendosi poco dopo in una bella mulattiera che si segue a sinistra in salita. In dieci minuti circa si sbuca sul dorso di una panoramica costa dove ci si immette in una carrareccia in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Seguiamo quest’ultima a destra in direzione dell’ormai vicino e ben visibile paese di Ravarano. Costeggiando pendii marnosi e ammirando notevoli visuali sul Monte Scaletta e sul poggio su cui è arroccato il borgo di Castello di Ravarano, per stradina successivamente asfaltata si scende a fianco delle prime case del paese. Poco dopo si confluisce in un’altra strada che si segue a destra, ritornando in breve al nucleo di Borello di Ravarano, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

Le ofioliti di Pugnetolo e il Monte Cavalcalupo

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Punto di partenza/arrivo: Pugnetolo 782 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Pugnetolo-Chiastra Nera (45 min.) ; Chiastra Nera-Monte Cavalcalupo (2 h) ; Monte Cavalcalupo-Pugnetolo (2,15 h)

Difficoltà: E/EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Beduzzo. Da quest’ultima località si prosegue lungo la provinciale per Corniglio incontrando dopo un paio di chilometri il bivio per Signatico. Oltrepassato anche il bivio per Curatico, occorre poi svoltare bruscamente a destra in direzione di Pugnetolo (cartello poco visibile) per stradina asfaltata che in 3-4 km conduce alla bella frazione arroccata attorno ad un colle

map(2)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare percorso alla scoperta di autentiche rarità a livello geologico, sconosciute ai più. Si visita innanzitutto un ammasso ofiolitico conosciuto con nome di Chiastra Nera, situato a nord-ovest rispetto al Monte Madonna delle Lame. L’autore della relazione è salito fino alla sommità dell’affioramento mediante una salita scomoda e poco invitante. Dopo la perlustrazione ad un’altra e più piccola emergenza ofiolitica, una volta giunti a poca distanza dal crinale Parma/Baganza, è possibile visitare una struttura rocciosa affatto differente rispetto alle precedenti. Si tratta di un conglomerato poligenico della stessa tipologia dei famosi Salti del Diavolo che attraversano da una sponda all’altra la Val Baganza. A quei pochi interessati ad un simile tipo di itinerario e desiderosi di gustare luoghi autenticamente “vergini”, consiglio di godersi questo percorso senza fretta, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal piacere della scoperta.

Parcheggiata l’auto in uno spiazzo erboso sulla sinistra della carreggiata appena prima di entrare a Pugnetolo, si raggiunge innanzitutto la graziosa chiesa del caratteristico borgo. Da qui si prosegue a destra, raggiungendo subito una piazzetta da cui si prende a destra un viottolo cementato. Nei pressi delle ultime case del paese, appena prima che il cemento lasci il posto allo sterrato, si prende a sinistra una carraia. Dopo una breve discesa si oltrepassa un rio il cui letto è devastato da alluvioni e frane, riprendendo poi a salire lievemente costeggiando dei campi. Il tracciato prosegue successivamente con maggiore pendenza, sempre affiancato da belle radure, fino a svoltare nettamente a destra in corrispondenza di un campo con spaventapasseri. Dopo una breve salita in cui si costeggia, mediante svolta a sinistra, il limite destro del menzionato campo, si presenta un bivio da cui si prende a destra un’ampia traccia. Si guadagna ripidamente quota piegando poi a sinistra, raggiungendo il retro di una casa isolata chiamata Il Giunco, 851 m. Appena dopo l’edificio, il percorso svolta nettamente a destra e sale piuttosto ripido costeggiando il margine sinistro di una bella radura. Giunti in corrispondenza della terminazione superiore dei prati e dell’inizio di un’altra radura, questa volta disposta alla nostra sinistra, si incontra un bivio (interessante e vecchio muretto a secco) dal quale si trascura a destra una traccia inerbita. Si continua per il percorso principale, che è delimitato per i primi metri dai lacerti del già menzionato muretto a secco, procedendo inizialmente in lieve salita. Dopo un ripido strappo, il tracciato procede in piano piegando prima a sinistra e poi a destra. Si avanza successivamente costeggiando panoramici prati punteggiati da qualche giovane conifera, progredendo esattamente nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Rio Lucconi. Il percorso svolta poi nettamente a destra (in corrispondenza della curva si trascura a sinistra una traccia inerbita), determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Si procede in salita verso nord-est, contornando il margine sinistro di una radura arbustiva, notando poco più avanti, alla nostra destra, un rudere. Il tracciato avanza poi in lieve salita e in piano, effettuando in seguito una netta svolta a sinistra. Dopo un breve tratto in discesa e un altro in piano, si presenta un bivio dove a sinistra si stacca un’ampia traccia. Quest’ultima costituisce il percorso d’accesso all’ofiolite di Chiastra Nera, prima meta del nostro tragitto. Si imbocca quindi questo tracciato, immettendosi poco più avanti in un altro percorso che seguiamo a sinistra. Si avanza per questa traccia piuttosto trascurata e infrascata, guadagnando successivamente quota nel contesto di un’area disboscata. Raggiunta una costa, il percorso svolta nettamente a destra (di fronte a noi è ben visibile l’ofiolite) procedendo in lieve discesa. Attraversata una fascia boscosa (si trascura a sinistra una vaga traccia) e un piccolo ruscello, il percorso sembra perdersi nella vegetazione. Guardando a destra, tuttavia, si scorge un varco tra la fitta boscaglia. Si prosegue quindi in salita per traccia molto labile e per di più invasa da arbusti spinosi, fino ad approdare in una carraia inerbita. Seguendola a sinistra si giunge nei pressi della base delle spettacolari rocce: se non si ha voglia di destreggiarsi tra fitta vegetazione e risalire ripidi pendii, la visita all’ofiolite può considerarsi qui conclusa. In questa sede si descrive a grandi linee il percorso seguito dall’autore della relazione. Dal punto in cui ci troviamo, si trascura una tracciolina erbosa che scende a sinistra e liberamente ci si dirige verso la terminazione destra dell’ofiolite. Si inizia qui la risalita, appena a destra delle rocce, di un ripido e malagevole solco invaso da arbusti e vegetazione invadente. Dopo questa faticosa e poco invitante salita, si guadagna il sommo della struttura rocciosa, conosciuta col nome di Chiastra Nera, 1094 m. Dalla cima si percorre la dorsale sommitale seguendo inizialmente una traccia, ammirando splendide visuali. Giunti in corrispondenza di una recinzione con filo spinato, possiamo perdere quota molto ripidamente per ghiaie e rocce friabilissime (attenzione), oppure attraversare la recinzione mediante apposita scaletta (in quest’ultimo caso si dovrà fare un giro più ampio per riprendere la traccia che ci ha condotto alla base dell’ofiolite). Entrati nel bosco ai piedi delle rocce, ci si cala nel fondo di un avvallamento dove è possibile recuperare un tracciolina che procede un po’ più in basso rispetto la base delle quinte rocciose dell’ofiolite. Poco dopo si attraversa un ghiaione costeggiando successivamente le caratteristiche rocce ofiolitiche, gustando la bellezza di un ambiente veramente intatto e di grande importanza a livello geologico. Poi, si può continuare a costeggiare le verticali e friabili pareti rocciose destreggiandosi tra vegetazione molto fitta, oppure procedere più comodamente per il sentierino. In ogni modo si recupera l’ampia traccia che ci ha condotto all’ofiolite e, prestando attenzione a ripercorrere esattamente lo stesso tragitto, si rimette piede nella carraia proveniente da Pugnetolo. La si segue a sinistra in salita trascurando una traccia a sinistra, proseguendo successivamente nell’ambito di una radura arbustiva. Poco dopo, in corrispondenza di un piccolo corso d’acqua, si trascura a sinistra una carraia inerbita e si prosegue per l’ampio tracciato che avanza in discesa. Si incomincia presto a costeggiare un’ampia area disboscata, notando nel suo margine sinistro un altro ammasso ofiolitico meritevole di una visita. Si abbandona perciò il percorso principale e ci si dirige verso le rocce, raggiungendone senza percorso obbligato il sommo. Dopo una approfondita perlustrazione del piccolo ammasso ofiolitico, si rimette piede nella carraia di prima che si segue a sinistra solo per poco. Infatti, appena dopo aver oltrepassato un ruscello, si presenta un bivio dal quale si prende a sinistra una carraia. Si sale contornando il margine destro dell’area disboscata di prima, avanzando paralleli ad un solco. Penetrati nel bosco, il tracciato effettua alcune svolte conducendo più avanti in un’altra area disboscata. Qui ci si immette in una carraia che si segue a sinistra, trascurando, al bivio che si incontra in seguito, una traccia a destra. Si prosegue comodamente per la solitaria carraia, notando più avanti, alla nostra sinistra, una fonte/abbeveratoio. Continuando per l’evidente percorso e trascurando una traccia a sinistra, si esce in seguito in un’area disboscata, dove si ignora a destra una carraia che sale ripidamente. Rientrati nel bosco, si trascura a sinistra una traccia che conduce ad una recinzione e si continua per il percorso principale che procede – come del resto anche in precedenza – in lieve/moderata salita. Poco più avanti, il tracciato, delimitato a sinistra da una recinzione, conduce ad un cancello appena dopo il quale si sdoppia. Per raggiungere il crinale divisorio dobbiamo prendere la traccia di destra; tuttavia mi permetto di consigliare in questa sede un’interessantissima digressione. Procedendo diritto, si inizia a perdere quota per carraia che più in basso effettua una netta svolta a sinistra. Da qui, guardando a destra si nota un gendarme roccioso: il nostro intento consiste nel guadagnarne la sommità, nonché di gustare la peculiarità geologica delle rocce del monolito, che inevitabilmente ci ricorderanno altre stupende conformazioni, situate esattamente nella valle parallela alla nostra. Dalla svolta, quindi, si abbandona la carraia e si risale il pendio boscoso oltrepassando con spostamento verso sinistra, nel punto più agevole, due solchi paralleli. Giunti alla base delle rocce, si piega a destra e mediante rampa obliqua verso sinistra si guadagna la panoramica sommità del gendarme. Ritornati alla base, si continua l’aggiramento della struttura rocciosa, fino a doppiare un verticale spigolo. Ed ecco la sorpresa: le rocce sono dello stesso tipo – un conglomerato poligenico – di quelle dei Salti del Diavolo, situati in Val Baganza. Si procede rasentando spettacolari pareti, contenti di aver scoperto una piccola perla sconosciuta ai più. Ritornati al bivio di prima, si sale per carraia avanzando inizialmente sulla destra di un poggetto boscoso. Poi si guadagna quota tra arbusti avvicinandosi sempre di più al crinale spartiacque, rientrando successivamente nel bosco. In corrispondenza di un bell’esemplare di faggio, il tracciato compie un primo tornante destrorso effettuando poco dopo secondo un tornante, questa volta sinistrorso. Oltrepassata mediante rudimentale cancello una recinzione, ci si immette nell’orribile pista del metanodotto che si segue a destra. Appena prima di una ripida salita, si prende a sinistra un’ampia traccia che a sua volta costituisce uno dei pochi tratti superstiti del vecchio percorso (CAI n° 741) di crinale. Si avanza inizialmente in falsopiano, notando più in basso alla nostra sinistra un solco. Giunti a poca distanza da quest’ultimo e in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si piega a destra guadagnando quota piuttosto ripidamente. Rimesso piede nel tracciato del metanodotto, che a sua volta asseconda il crinale divisorio, lo si segue con andamento verso nord. Raggiunto il primo punto culminante, si nota sulla destra, attaccata al tronco di un albero, una targa che indica la sommità del Monte Cavalcalupo. Noi proseguiamo lungo il percorso di crinale fino a raggiungere la quota più elevata (1370 m) della montagna. Dalla sommità si continua per ampia traccia che, in corrispondenza di un bel balcone panoramico, effettua un tornante destrorso. Compiuto poco più avanti un tornante sinistrorso, si perde quota per carraia (che sostituisce una vecchia mulattiera) sulla destra del tracciato del metanodotto. Rimesso piede su quest’ultimo, lo si asseconda costantemente fino ad approdare nell’ampia sella tra il Cavalcalupo e il Montagnana. Appena prima che la pista del metanodotto ricominci a salire, si prende a destra (indicazione per Ghiare) una carraia che si inoltra in un rimboschimento a conifere. Si segue questo tracciato, in alcuni tratti rovinato dal passaggio di fuoristrada e mezzi di esbosco, senza possibilità di errore, effettuando diverse svolte e trascurando alcune tracce che si innestano ai lati. Dopo 25 minuti circa di comoda discesa dal crinale divisorio, si raggiunge un bivio dove ci si congiunge con una carraia che sale al Cavalcalupo. Proseguendo per il percorso principale, si transita quasi subito a fianco di una baracca, notando poco dopo sulla destra un’ampia traccia, la stessa che abbiamo abbandonato all’andata per raggiungere la dorsale del Monte Cavalcalupo. Si prosegue per l’ampia carrareccia in lieve discesa effettuando diverse svolte, aggirando più in basso, mediante curva a destra, una panoramica costa. Alla successiva svolta a sinistra, si stacca un percorso (indicazione) che ricondurrebbe a Pugnetolo con minor tempo. Noi, tuttavia, continuiamo lungo il tracciato più ampio che, pur compiendo un giro più lungo, regala stupende visuali panoramiche. Trascurata a sinistra una carraia che conduce a Querceto ed effettuata una svolta a destra, si transita nei pressi del cimitero di Pugnetolo. Continuando per la carrareccia carrozzabile e gustando belle visuali del suggestivo borgo arroccato su un poggio, ci si innesta infine nella stradina d’accesso al paese, appena dopo lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

Il Monte Cavalcalupo da Castello di Ravarano

 

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Punto di partenza/arrivo: Castello di Ravarano 786 m

Dislivello: 620 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Castello di Ravarano-Il Colnello (1h) ; Il Colnello-crinale Baganza/Parma (1 h) ; crinale Baganza/Parma-vetta Cavalcalupo (30 min) ; vetta Cavalcalupo-Cà Piovolo (1,15 h) ; Cà Piovolo-Castello di Ravarano (1 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano. Da quest’ultima località si prosegue in direzione di Casaselvatica imboccando a sinistra, poco dopo il ponte sul Torrente Arso, una stretta stradina (indicazioni). Mediante alcuni tornanti si giunge al sommo del borgo di Castello di Ravarano e più esattamente in una panoramica costa dove a destra è situato il poggio su cui si erge il castello (proprietà privata). Si parcheggia l’auto poco più avanti, in uno spiazzo adiacente ad una antenna per i cellulari.

map (2)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di notevole interesse in zone molto solitarie e mai prese seriamente in considerazione dall’escursionismo locale. La scarsissima valorizzazione di quest’area montuosa, nonostante le sue peculiarità a livello naturalistico e geologico, costituisce di fatto un “lasciapassare” per le peggiori forme di sfruttamento dell’ambiente montano. Non è bastato il pessimo metanodotto che ha deturpato, determinando il taglio di ettari di bosco, buona parte del crinale Parma/Baganza, ma periodicamente questi monti sono oggetto di dannosi interventi umani di nulla utilità. Impressionante è il silenzio da parte di chi dovrebbe salvaguardare l’integrità delle montagne e battersi per il loro rispetto. Questo menefreghismo, indice di uno spiccato livello di ignoranza, grava notevolmente su tutti coloro che, come il sottoscritto, vogliono gustare le bellezze dell’Appennino camminando con lentezza e stupore, ammirando luoghi remoti dove il tempo sembra essersi fermato. Purtroppo, l’attuale “valorizzazione” della montagna appenninica, per quello che concerne il parmense, consiste quasi esclusivamente nel trapanare sezioni rocciose al fine di “creare” insulse piste d’arrampicata, con l’unico scopo di alimentare un’attività che nulla ha a che fare con “l’andare in montagna”, proprio nel senso più profondo veicolato da questa espressione.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si prosegue per stradina asfaltata raggiungendo in breve un bivio (paletto con cartello e bacheca con mappa) dal quale, ignorata una carraia a sinistra (da cui torneremo), si prosegue a destra per ampia traccia contrassegnata CAI n° 770. Si procede in leggera salita transitando inizialmente a fianco di una casa, ignorando al primo bivio una carraia che si stacca a sinistra. Si continua per bella e comoda mulattiera a mezza costa all’interno di un interessante ambiente boschivo. Successivamente si inizia a guadagnare gradualmente quota e, aggirata una costa, si incontra un bivio dove si tira diritto. Dopo alcuni minuti di cammino si esce temporaneamente dal bosco tagliando un pendio con interessanti stratificazioni, ammirando una notevole visuale sul Sasso del Colnello e la sottostante frana che dovremo attraversare. Si rientra nel bosco per poi uscirne in seguito, procedendo ai piedi del versante occidentale del Monte Scaletta. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli), si lascia a sinistra una traccia per S. Biagio e appena dopo si abbandona la mulattiera seguita fino a questo momento. Infatti, individuato un segnavia sul palo di una linea elettrica, si svolta repentinamente a destra per ampia traccia in discesa. Poco dopo si effettua una curva a sinistra sbucando nell’orribile frana di Chiastre. Da qui si volta subito a sinistra per traccia inerbita (segnavia su un paletto a destra), attraversando un’area con vegetazione fastidiosa (segnavia, poco visibili, su alcuni massi a terra). Si piega successivamente a destra e, raggiunto un paletto di ferro arrugginito, si continua diritto ignorando a sinistra l’ampia traccia che sale nel centro della frana. Guardando verso il vicino limite del bosco dovremmo notare i cartelli del “Tartufo Trail Running”: ci dirigiamo verso essi raggiungendoli dopo aver varcato un canale. Dai cartelli, anziché andare a destra per sentiero segnato proveniente dal paese di Chiastre, si piega a sinistra per ripida traccia che sale lungo il margine destro della frana. Poco dopo si sbuca in una carraia (segnavia su un masso) che si segue a destra raggiungendo in circa 10 minuti di cammino una bella casa isolata abitata stagionalmente (Casa Colnello, 1029 m). Appena dopo quest’ultima, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra dello stradello di accesso, si stacca a destra una traccia erbosa: la seguiamo approdando poco dopo in una bella radura (capanno a destra). Attraversato il campo lungo il suo margine sinistro, si qualche metro di quota per sentierino, fino a mettere piede su un arioso ripiano di conglomerato. Siamo sul Sasso del Colnello, poderoso pilastro che segna la terminazione meridionale della linea dei Conglomerati poligenici – I Salti del Diavolo – che attraversano perpendicolarmente, da una sponda all’altra, la Val Baganza. Dopo un’eventuale sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, si ritorna sulla sterrata abbandonata in precedenza e la si segue a destra inizialmente in lieve salita. Dopo alcuni minuti di rilassante cammino si sbuca in un’altra carrareccia carrozzabile che si segue a sinistra in salita, raggiungendo in breve un bivio situato nei pressi della recinzione di Cà Piovolo. Proseguendo a destra si incontra appena dopo un secondo bivio dove si prende il percorso di sinistra (indicazione per La Carda e Casarola), avanzando per bella mulattiera pianeggiante affiancata ai lati da magnifici prati. Varcato un ruscello si continua per il bellissimo tracciato affiancato da altre bucoliche radure delimitate da recinzioni (quest’area è conosciuta come i Piani del Forno). Si prosegue perlopiù in quota attraversando un altro ruscello, per poi iniziare a scendere penetrando nella valletta formata da Torrente Arso. Poco prima di esso si incontra un bivio dove si prosegue a destra per sentiero ignorando l’ampia traccia di sinistra (appena dopo è infatti franata). Messo piede nel suggestivo letto del torrente (notevoli stratificazioni calcaree) lo si segue a destra per pochi metri svoltando poi a sinistra per mulattiera in salita. Poco più avanti si incontra un bivio dove si ignora a destra un sentiero (indicazione per il Lago Tron) e si continua per l’ottima traccia che svoltando a destra aggira una costa boscosa. Procedendo in piano si confluisce in una carraia in discesa che si segue a sinistra, tralasciando ad un bivio un’ampia traccia a sinistra. Raggiunta una sbarra con cartello di divieto di accesso, si ignora un sentiero che si stacca a sinistra (cartello in legno con ferro di cavallo) e si prosegue per la carraia ancora per poco. Infatti, in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso, la si abbandona (il percorso scende in direzione di La Carda Lama) proseguendo diritto per ampia traccia. La carrareccia procede per un buon tratto in piano/falsopiano aggirando una costa boscosa e costeggiando un buio rimboschimento a conifere. Più avanti il tracciato della carraia, alquanto rovinato dal passaggio di fuoristrada, comincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte. Si penetra successivamente in un altro rimboschimento a conifere oltre il quale il percorso pianeggia per un tratto, per poi riprendere a salire fino a confluire nell’ampia pista del metanodotto che segna il crinale Baganza/Parma. Ci troviamo in quella dilungata sella (quota 1219 m) che separa il Monte Montagnana dal Monte Cavalcalupo. Ci dirigiamo alla volta di quest’ultimo, seguendo giocoforza il tracciato del metanodotto, dapprima verso est, poi sud/est. Nella parte superiore si tralascia a destra una mulattiera (cartello del Tartufo Trail Running) e appena dopo un’ampia traccia a sinistra, proseguendo per carraia che sale a sinistra della pista del metanodotto (la carraia in questione ha recentemente sostituito una bella mulattiera sciaguratamente allargata onde permettere la sua percorrenza da parte dei fuoristrada). Si guadagna quota lungo il fangoso tracciato fino a quando esso effettua un tornante destrorso poco sotto la sommità principale. Qui si abbandona l’ampia traccia imboccando a sinistra un ripido sentierino che sale tra folta vegetazione e conduce in modo diretto alla poco accennata cima del Monte Cavalcalupo, 1370 m. Dal punto più elevato si continua a seguire il crinale divisorio (e perciò il tracciato del metanodotto) per circa 25 minuti, procedendo dapprima in direzione sud, poi verso sud/ovest e ovest (tracce che si staccano ai lati sono da ignorare). Si oltrepassa un cancello per il bestiame oltre il quale si procede per un tratto a saliscendi. Si raggiunge infine la località La Pietra1287 m, nodo orografico in cui si stracca, estendendosi verso NW, la dorsale del Monte Scarabello. Abbandonato il crinale principale si scende a destra per bella radura, raggiungendo poco sotto un bivio dove si ignora a sinistra una carraia proveniente da Casaselvatica. Si prosegue diritto in salita mantenendosi in prossimità della dorsale, alternando magnifiche radure a macchie di bosco in un contesto ambientale di rara bellezza che stimola una sosta ristoratrice. Dopo aver attraversato un ampio ripiano prativo, si incontra un bivio dove si continua a destra (segni gialli), ignorando a sinistra il sentiero che sale verso la vicina sommità del Monte Scarabello. Si perde inizialmente quota per ripido pendio prativo penetrando poi nel bosco. La mulattiera piega successivamente a sinistra e, procedendo in lieve discesa, conduce all’interno di una valletta. La si attraversa per poi scendere con maggiore decisione lungo la sua sponda sinistra, contornando poco dopo, mediante svolta a sinistra, un’area di bosco diradato. Successivamente il tracciato si sdoppia per poi ricongiungersi poco prima di un’altra area di rado bosco che si attraversa lungo il suo margine destro. Si continua per l’ampia traccia che procede perlopiù in quota uscendo progressivamente dalla vegetazione, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di una panoramica costa. Poco più in basso si scende lungo una spettacolare stratificazione del Flysch e al bivio successivo si prende a destra (si può proseguire anche a sinistra). Si procede in ripida discesa (altre interessanti stratificazioni) effettuando poi una svolta a sinistra, fino a ritornare al bivio, incontrato in precedenza, dove a destra si stacca la mulattiera per La Carda Casarola. Si scende al sottostante bivio da cui si prosegue diritto lungo lo stradello di accesso a Cà Piovolo. La carraia contorna tutto il limite dell’ampia proprietà procedendo per un tratto in salita. Dopo una breve discesa si incontra un bivio dove si imbocca a destra una mulattiera in salita, abbandonando in questo modo l’ampia traccia che scende verso S.Biagio. Al successivo bivio si prosegue a sinistra avanzando per un tratto in salita, aggirando mediante ampia curva a sinistra il profilo meridionale del Monte Scaletta. Raggiunto un bivio (cartelli), si può salire mediante ripida traccia sulla dorsale del appena menzionato monte, raggiungendo così il vertice delle spettacolari stratificazioni del suo versante occidentale. Dal bivio si continua invece diritto per bella e comoda mulattiera dapprima in lieve salita, poi in discesa. Più avanti si scende contornando il margine superiore di un’ampia area di bosco diradato, incontrando poco dopo un bivio dove a sinistra si stacca una traccia che sale in direzione della vicina dorsale del Monte Scaletta. Qui l’ampia traccia svolta nettamente a destra (a sinistra interessanti esemplari di vecchi muretti a secco) perdendo quota in ripida discesa per poi pianeggiare. Si prosegue lungamente per la bella mulattiera attraversando un’area di bosco rado che permette di ammirare suggestive visuali sul crinale Montagnana-Cavalcalupo. Mediante netta svolta a sinistra si rientra nel bosco raggiungendo poco più avanti un bivio dove si ignora un’ampia traccia che si stacca a sinistra (alla nostra destra si trova un bel campo delimitato da un antico muretto a secco). Si effettua poi una netta svolta a sinistra (cartelli) tralasciando a destra una carraia in salita. Continuando per il percorso principale si transita poco dopo ai piedi di interessanti affioramenti calcarei. Dopo pochi minuti si ritorna al bivio iniziale completando così questo particolare, suggestivo itinerario.