Monte Scalocchi: anello da Cerreto Laghi

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Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi 1344 m

Dislivello: 870 m ca

Durata complessiva: 5 h

Tempi parzialli: Cerreto Laghi-Monte Maccagnino (25 min) ; Monte Maccagnino-guado Torrente Riarbero (45 min) ; guado Torrente Riarbero-Passo del Lupo (50 min) ; Passo del Lupo-Passo di Cavorsella (25 min) ; Passo di Cavorsella-Monte Scalocchi (40 min) ; Monte Scalocchi-Passo di Belfiore (20 min) ; Passo di Belfiore-Cerreto Laghi (1,40 h)

Difficoltà: E (l’attraversamento del Monte Scalocchi implica un breve tratto classificabile come E+)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo Monti-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

Immagine (FILEminimizer)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che si svolge in luoghi solitari e ricchi di fascino. Sia il Monte Ischia quanto il Monte Scalocchi sono aggirati dal sentiero 00, tuttavia la seconda sommità è raggiungibile con breve deviazione dal percorso segnato.

Dal Lago del Cerretano si prende a sinistra un viottolo scalinato che sale a fianco di alberghi e ristoranti. Seguendo i segni bianco-rossi si continua poi per stradina asfaltata, fino ad immettersi in Via Belfiore propio sotto un grande condominio. Si va a sinistra effettuando subito un tornante destrorso nel quale si costeggia un altro condominio situato alla nostra sinistra. Appena dopo, in corrispondenza di una piccola staccionata in legno, si trova il poco visibile imbocco del sentiero n° 647C, che inizialmente attraversa una radura. Messo piede su una carraia la si segue a destra avanzando in leggera discesa, compiendo poi alcune svolte. Giunti ad un bivio, si prosegue per la traccia di destra procedendo in piano e attraversando un piccolo ruscello. Sbucati in una pista da sci in disuso, si sale per alcuni metri lungo il suo margine destro, per poi piegare a sinistra ed attraversarla. Rientrati nella faggeta si continua lungo il bel sentiero che con andamento pressoché pianeggiante avanza, dopo una curva a sinistra, in direzione N. Approdati su una dorsale boscosa si incontra un bivio segnato dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649D diretto alla sommità del Monte Maccagnino. Se si ha intenzione di effettuare questa breve digressione si seguono i puntuali segnavia assecondando costantemente la dorsale del monte. Poco più avanti si transita nei pressi di un’area disboscata e dopo una radura e un ultimo tratto nel bosco si sbuca in un pianoro con felci che costituisce la sommità del Monte Maccagnino 1393 m. Ritornati al bivio precedente si continua lungo il percorso n° 647C che comincia a perdere quota transitando poco sotto in prossimità di una fossa (si tratta di uno stagno). Si prosegue lungo il sentiero, quasi sempre ben incavato ma con sterpaglie, che avanza in costante discesa lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Riarbero. Si effettuano diversi tornanti (prestare costante attenzione agli ottimamente posizionati segnavia) perdendo successivamente quota alla sinistra di un solco, per poi svoltare nettamente a destra ed attraversarlo. Si continua per sentiero pianeggiante varcando un altro ruscello, proseguendo poi per traccia più ampia e per un tratto sassosa. Dopo un tornante sinistrorso si confluisce nel percorso n° 647 che si segue a destra avanzando inizialmente in leggera discesa. Si guadano due ruscelli incontrando poco dopo un bivio a quota 1021 m – situato poco prima del Torrente Riarbero – dove a destra si stacca il percorso n° 647B che si ignora. Si effettua invece il guado del torrente (impraticabile in caso di piena) e si prosegue per ampia mulattiera che inizialmente sale avendo a destra il corso d’acqua. Appena dopo occorre piegare nettamente a sinistra ignorando la traccia che continua diritto, proseguendo comodamente a mezza costa in direzione nord nella sponda destra orografica della valle formata dal torrente. A quota 1151 m incontriamo il bivio tra i percorsi 647 e 647A: seguendo il primo si raggiungerebbe il Passo del Lupo con minor tempo (circa 15 minuti in meno); continuando invece lungo il percorso n° 647A si compie un giro sensibilmente più lungo. Optiamo per la seconda possibilità e proseguiamo comodamente per l’ampia traccia all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Raggiunto un bivio (segnavia) si prende la traccia di destra che, avanzando in salita, effettua un svolta a destra. Si prosegue salendo in moderata pendenza, incontrando più avanti un bivio dove il percorso principale svolta nettamente a destra. Si continua lungamente lungo l’ampia mulattiera che guadagna quota piuttosto ripidamente nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Canale di Cavorsella. Dopo alcuni tornanti si raggiunge una dorsale prativa che si aggira mediante netta curva a sinistra. Approdati al Passo del Lupo, 1408 m, si prosegue in direzione del Passo di Cavorsella avanzando comodamente per l’ampia traccia contrassegnata n° 647. Con direzione est e poi nord si procede con andamento pressoché pianeggiante, o in leggera salita, attraversando in seguito un paio di ruscelli. Nei pressi di una pietraia situata alla nostra destra, si incontra un bivio dove da sinistra si inserisce il percorso n° 645. Proseguendo diritto si approda infine al boscoso Passo di Cavorsella 1505 m, situato sul crinale spartiacque tra il Monte Ischia a SW e il Passo di Pradarena a NE. Dal valico si prosegue in direzione del Passo di Belfiore imboccando a destra il sentiero 00, che per un buon tratto sale ripidamente tenendosi sulla sinistra del filo della dorsale, aggirando in questo modo la sommità del Monte Ischia. Usciti improvvisamente dalla vegetazione, si avanza in leggera salita e in piano, attraversando magnifici e panoramici pendii prativi. Raggiunta una selletta di crinale situata sotto il profilo nord del Monte Scalocchi, si abbandona il sentiero segnato guadagnando quota per traccia evidente che staccandosi a destra asseconda il filo della dorsale. Guadagnata la magnifica sommità del Monte Scalocchi, 1727 m, si prosegue per un tratto lungo l’aereo crinale, abbandonandolo poi per traccia che piega a sinistra e scende in obliquo. Dopo un tornante sinistrorso si rimette piede nel percorso segnato appena prima che esso entri nel bosco. Si prosegue lungo l’ottimo tracciato tenendosi perlopiù sulla sinistra del crinale divisorio, per poi recuperarlo raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 649, situato poco prima del Passo di Belfiore 1689 m. Imbocchiamo quindi questa traccia che nel primo tratto perde quota ripidamente effettuando alcune svolte e tornanti. Più in basso si piega a sinistra e si avanza verso ovest, fino a raggiungere il bivio con il sentiero n° 649C diretto, come del resto anche il n° 649, a Cerreto Laghi. Imbocchiamo il primo percorso attraversando inizialmente una piccola radura per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue lungo il bel sentiero attraversando una sequenza di ben sette ruscelli, di cui gli ultimi due generalmente con acqua anche nella stagione estiva. Si prosegue a mezza costa passando a fianco di una prima piazzola di carbonaia cui fa seguito poco dopo una seconda. Attraversa una panoramica pietraia, si prosegue all’interno del bosco aggirando mediante svolta a sinistra una costa. Si continua lungo il bellissimo e antico percorso dei carbonai effettuando alcune svolte ed aggirando più avanti un’altra costa. Dopo alcuni tornanti si scende per un breve tratto a fianco di un ruscello che poco sotto si varca. In seguito ci si immette in un’ampia mulattiera che si segue a sinistra avanzando in leggera salita. Senza possibilità di errore si raggiunge il bivio con il sentiero n° 647B che si stacca a destra e che si ignora. Dopo un ulteriore tratto in salita si sbuca nel margine inferiore di un’ampia area disboscata che si contorna per un buon tratto. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 649D, si svolta a sinistra raggiungendo in breve le prime case di Cerreto Laghi, immettendosi in Via Belfiore a pochissima distanza dall’imbocco del percorso n° 647C che abbiamo seguito all’andata.

 

 

 

Il crinale dell’Alpe di Mommio

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Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi 1344 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Cerreto Laghi-Passo di Belfiore (1,45 h) ; Passo di Belfiore-Cima Belfiore-Cima di Borra Grande-Monte La Nuda (1,45/2 h) ; Monte La Nuda-Bivacco Rosario (45 min) ; Bivacco Rosario-Cerreto Laghi (1 h)

Difficoltà: EE il crinale dal Passo di Belfiore al Monte La Nuda ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Castelnovo né Monti-Collagna-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il toponimo Alpe di Mommio indicava quell’insieme di montagne situato tra le valli del Riarbero, Rosaro e Mommio. La cima più elevata di questo piccolo nodo montuoso è il Monte La Nuda, purtroppo alquanto deturpato, nel suo versante settentrionale, dagli impianti sciistici provenienti da Cerreto Laghi. L’itinerario proposto implica l’attraversamento del lungo crinale che si estende dal Termine delle Tre Potenze al Monte La Nuda. Il sentiero 00 evita quasi tutte le cime della dorsale spartiacque, impedendo in questo modo di ammirare angoli davvero straordinari che hanno pochi eguali in tutto l’Appennino tosco-emiliano. Escursione di grande respiro, senza dubbio uno dei più suggestivi anelli che sia possibile effettuare nell’Appennino reggiano. Purtroppo nella parte iniziale è necessario attraversare un’ampia area disboscata che rende molto problematico il rinvenimento del sentiero.

Dal Lago del Cerreto, 1344 m, si risale a sinistra una scalinata (segnavia), fiancheggiata da alberghi e ristoranti, continuando poi per stradina asfaltata (Via Belfiore) in direzione di un vistoso condominio. Lo si raggiunge e si prosegue a sinistra per stradello che appena dopo svolta nettamente a destra. Trascurato a sinistra l’imbocco del percorso CAI n° 649C, si continua ancora per un breve tratto per la strada asfaltata. Appena prima di un altro condominio, si svolta infatti a destra per stradina inizialmente cementata effettuando un tornante sinistrorso. Fa seguito un tornante destrorso e una netta svolta a sinistra, dopo la quale si deve abbandonare la carrareccia imboccando a sinistra (cartelli) un sentiero che sale in obliquo tra folta vegetazione. Attraversa una carraia di esbosco, si continua per il percorso segnato che poco dopo aggira un crinaletto. Qui ha inizio la parte più sgradevole di tutto l’itinerario: infatti, una sciagurata e vastissima operazione di disboscamento rende molto problematico il rinvenimento del sentiero, per molti metri completamente coperto da tronchi d’albero. Conviene risalire alla bene e meglio a destra per qualche metro, traversando poi a sinistra e recuperando poco più avanti la traccia segnata. Dopo un breve tratto di sentiero evidente, occorre attraversare un’altra e ancora più estesa area disboscata. Con passi sempre più penosi, passando di tronco in tronco, ci si sposta a destra verso il già menzionato crinaletto, per poi piegare a sinistra e iniziare a scendere in obbliquo. Con un po’ di fortuna si dovrebbe riuscire a recuperare il sentiero segnato, lasciandosi così alle spalle, con rabbia e sdegno, uno scempio che ha pochi eguali, soprattutto nel contesto di un parco nazionale! Un’altra possibilità consisterebbe nel seguire il più volte citato crinaletto, abbandonando perciò il sentiero nel momento in cui lo aggira. Più avanti occorrerebbe scendere in obliquo onde recuperare il percorso segnato. Segue una terza area di bosco molto diradato dove il percorso risulta più evidente grazie ai segnavia bianco-rossi, ancora visibili in quanto posizionati su alberi per ora – forse per poco – non abbattuti. Entrati nel bosco, si continua per ottimo sentiero che transita a fianco di una bella pietraia chiamata Il Maserone. Si prosegue per il magnifico e storico percorso dei carbonai (sono infatti visibili diverse piazzole di carbonaie) che procede perlopiù in quota, con alcuni tratti in discesa e poche risalite, aggirando coste e varcando ruscelli (la segnaletica CAI è ottimale). Molto più avanti una ripida salita a tornanti porta ad oltrepassare un’altra costa boscosa (Il Costone), cui fa seguito un tratto in piano e in leggera discesa. Dopo una piccola pietraia, un’area umida con ruscello e una breve risalita (tenere d’occhio i segnavia), si giunge nei pressi di una magnifica conca di origine glaciale: si tratta della torbiera chiamata Padule, 1623 m. Il sentiero prosegue perdendo quota a sinistra di un’altra pietraia, assecondando poi il dorso di una costa boscosa. Poco più avanti la traccia piega a destra e porta ad attraversare tre ruscelli di cui il primo asciutto. Ci si immette infine nel percorso 649C, proveniente anch’esso da Cerreto Laghi, che si segue in direzione del non lontano Passo di Belfiore. Dopo il primo tratto in cui si avanza verso est, si vira a destra iniziando una ben dura risalita per traccia che segue le linee di massima pendenza del pendio boscoso. Effettuando alcuni tornanti, si approda infine sul crinale spartiacque immettendosi qui nel sentiero 00. Andando a destra si raggiunge subito dopo il Passo di Belfiore, 1664 m, da cui, trascurato a sinistra il sentiero n° 86, si inizia a risalire il panoramico crinale divisorio. Approdati su un dosso, si continua lungo il sentiero 00 ancora per poco: infatti, giunti in vista di un ometto, si piega a sinistra per flebile traccia, andando sempre a sinistra al primo bivio. Procedendo in piano si raggiunge in breve il dorso del crinale orientale di una cima secondaria che si risale piuttosto ripidamente senza traccia. Raggiunta la sommità, si prosegue ulteriormente confluendo poco più avanti nella dorsale Monte Tondo/Monte La Nuda, esattamente nel punto denominato Termine delle Tre Potenze, 1773 m (interessante cippo confinario). Da qui si prosegue alla volta della non lontana Cima Belfiore, “ignorata”, come del resto tutte le altre sommità (eccetto il Monte La Nuda) dell’Alpe di Mommio, dal sentiero 00. Si continua quindi lungo il magnifico crinale perdendo quota (ci si tiene per un tratto a destra della cresta) in direzione della selletta alla base del ripido profilo sud/est della Cima Belfiore. Per traccia inizialmente più marcata, poi più labile, si guadagna la bellissima cima, 1815 m, dove è collocato un altro interessante cippo confinario. Dalla sommità si scende lungo il crinale nord/ovest per traccia esigua, raggiungendo infine una selletta. Si continua per il percorso di crinale scavalcando una gobba, scendendo successivamente per ripida traccia che evita a destra alcuni risalti più ripidi. Ci si ricongiunge più in basso con il sentiero 00 con il quale si attraversa una pietraia, per poi abbandonarlo spostandosi a sinistra onde risalire il profilo sud/est della Cima di Borra Grande. La salita è faticosa e senza traccia, tuttavia l’orientamento, trattandosi di un crinale, non è affatto problematico: al limite possiamo utilizzare come riferimento dei vecchi paletti in legno segnanti il confine regionale. Raggiunta la panoramica sommità del monte, 1855 m, si continua per crinale orizzontale per poi iniziare a scendere per traccia appena accennata restando pressoché sul filo della ripida dorsale (altri paletti in legno). Più in basso la cresta si assottiglia divenendo, perciò, più esposta. Si attraversa una pietraia oltre la quale si discende una ripida crestina con qualche facile roccetta. Rimesso piede nel sentiero 00, lo si asseconda solo per poco: infatti, una volta giunti in vista di un particolare spuntone dalla caratteristica forma ricurva, disposto alla nostra sinistra, si abbandona il percorso segnato onde dirigersi verso il particolare gendarme. Avanzando orizzontalmente per traccia piuttosto esposta, si giunge nei pressi dello spettacolare torrione e si inizia a salire ripidamente prima su erba, poi per pietraia. Da quest’ultima si obliqua a sinistra onde aggirare una ripida costa. Poco più avanti si affronta, dapprima in obliquo ascendente, un ripida e scomoda risalita alla volta della sommità di un’altra cima del lungo crinale. Ripidamente per erba, superando anche alcune roccette, si guadagna la sommità, oltre la quale si continua per crinaletto in parte roccioso. Si supera un breve e facile gradino e si prosegue lungo il crinale fino a ricongiungersi con il sentiero 00 che si attraversa. Continando ad assecondare il filo della dorsale si supera una breve fascia di roccette procedendo in direzione della vicina sommità del Monte La Nuda, 1893 m, (la vetta più alta dell’Alpe di Mommio). Dalla vetta – da cui si ammira un grandioso panorama (spicca soprattutto Il Gendarme e la Cresta dello Scalocchio) – si inizia la discesa lungo il sentiero 00, il quale, dopo il primo ripido tratto, asseconda il crinale ovest del monte. Giunti ad una selletta (cartelli), si piega a destra iniziando la ben ripida discesa all’interno del magnifico Vallone dell’Inferno chiamato anche Pezzalunga. La traccia per un buon tratto è decisamente ripida, solo più in basso la pendenza diminuisce. Poco prima del limite del bosco, su un ripiano alla nostra destra, è situato il Bivacco Rosario, 1613 m, raggiungibile con breve deviazione (poco più in basso rispetto il bivacco, alla base di una verticale parete, si trova una freschissima fonte). Rientrati nel sentiero 00, si penetra nel bosco procedendo inizialmente in ripida discesa. Si continua per il bel sentiero che alterna tratti all’interno della faggeta a radure con cespugli di lamponi che si attraversano e discendono. Rientrati definitivamente nel bosco si trascura a sinistra il sentiero n° 96 e si prosegue per il percorso principale contrassegnato n° 00. Più avanti si deve aggirare a sinistra (segnavia presenti e ben posizionati) un’area di bosco divelto per frana o valanga. Dopo una breve contropendenza e una discesa, si incontra un bivio (cartelli), dove si svolta a destra imboccando il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. La traccia procede inizialmente in leggera salita poi a saliscendi, effettuando in seguito una netta svolta a destra. Dopo un tratto a mezza costa, si raggiunge un piccolo ripiano da cui si risale piuttosto ripidamente attraversando un’ampia dorsale boscosa. Poco più avanti si sbuca in un’area disboscata dove è necessario prendere la carraia di esbosco seguendola a sinistra in discesa. Individuato a destra un segnavia, ci si dirige verso esso rientrando temporaneamente nel bosco. Poco dopo si sbuca in un’altra area tristemente disboscata, dove i puntuali segnavia ci guidano nel suo attraversamento. Successivamente il sentiero procede in leggera salita tra bosco rado e cespugli di lamponi, avanzando parallelamente alla sottostante strada asfaltata. Rientrati nella faggeta, si procede per un tratto in falsopiano, per poi effettuare una netta svolta a sinistra scendendo verso il retro di un albergo. Messo piede su una stradina asfaltata la si segue a destra immettendosi poco dopo nella provinciale per Cerreto Laghi. Raggiunto il Palaghiaccio, non resta altro che attraversare tutta la località turistica, caratterizzata da grandi condomini, facendo infine ritorno al Lago del Cerreto, nei pressi del quale abbiamo parcheggiato l’auto.