Dal Rifugio Pratizzano al Monte Casarola per la dorsale nord

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Pratizzano 1200 m

Dislivello: 800 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Rifugio Pratizzano-Monte Ledo (50 min) ; Monte Ledo-Monte Casarola (2,20 h) ; Monte Casarola-Rifugio Pratizzano (2,15 h)

Difficoltà: EE la salita al Casarola per la dorsale nord ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S. Polo d’Enza-Vetto d’Enza-Ramiseto. Da quest’ultima località si imbocca la SP 102 in direzione di Pratizzano e Ventasso Laghi. Oltrepassato il paese di Montemiscoso, si continua lungo la provinciale fino ad un bivio dove si prosegue a destra. Giunti in prossimità del Passo di Pratizzano, si svolta a destra e poi a sinistra verso il vicino rifugio. Si parcheggia l’auto nello spiazzo adiacente a quest’ultimo, oppure più in alto a lato della carreggiata.

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Descrizione dell’itinerario

Bellissima salita ad una delle più importanti cime dell’Appennino reggiano. Dopo un lungo e graduale avvicinamento in cui si transita per la sommità del Monte Ledo, si abbandona il percorso segnato e si asseconda costantemente la dorsale settentrionale della montagna. Quest’ultima non è percorsa da alcun sentiero e richiede un minimo di dimistichezza nell’orientamento, soprattutto nella prima parte all’interno del bosco. Tuttavia la sua risalita è veramente affascinante, non solo per le notevoli visuali panoramiche che è possibile ammirare, ma per il fatto che con grande probabilità stiamo ricalcando le traccie dei pionieri dell’autentico “appenninismo”.

Dal Rifugio Pratizzano si imbocca il sentiero n° 677/679 che attraversa in direzione sud il magnifico ripiano prativo conosciuto come Lago di Pratizzano. Al primo bivio si prosegue diritto lasciando a sinistra la continuazione del percorso n° 679, mentre al bivio successivo si prosegue a destra (segnavia), ignorando a sinistra l’ampia traccia da cui torneremo. Si procede inizialmente in leggera discesa attraversando un’area umida, immettendosi successivamente in una carraia. La si segue a destra scendendo per un brevissimo tratto, iniziando poi a guadagnare quota. Inseritosi in un’ampia traccia, la si asseconda a sinistra in salita (segnavia), attraversando in seguito un paio di radure arbustive. Procedendo successivamente all’interno del bosco, si incontra un bivio dove si prosegue a destra (notevole esemplare di faggio). Attraversata più avanti una radura arbustiva e rientrati nel bosco, si varca un rio. Si prosegue per il percorso principale attraversando, prima in salita e poi in piano, altre radure con arbusti. Rientrati nel bosco, il tracciato, che si allarga ad ampia mulattiera, avanza in lieve salita e in piano, conducendo ad un bivio evidente (cartelli) dove si prende il percorso di sinistra. Seguendo un’ampia traccia, si guadagna quota per bellissime radure che offrono notevoli visuali panoramiche, raggiungendo in questo modo la poco accennata “cima” del Monte Ledo 1318 m. Qui ci si immette in una stradina asfaltata, proveniente da Succiso Nuovo, che si segue a sinistra in direzione del Passo della Scalucchia. Compiuti un paio di tornanti, in corrispondenza di un terzo tornante sinistrorso si stacca a destra un’ampia traccia (percorso CAI n° 677). La imbocchiamo avanzando inizialmente a saliscendi, attraversando successivamente un’area disboscata. Raggiunta una selletta, si presenta un bivio da cui si prosegue a sinistra (segnaletica assente) per traccia molto inerbita. Attraversa in salita un’altra area disboscata e rientrati nel bosco, si avanza per ampio ma labile sentiero rinvenendo dei segnavia bianco-rossi sbiaditi. Si sbuca infine in un pianoro prativo in località Monte Piano, dove ci si immette nel percorso n° 667 che si segue a destra, ignorando il sentiero n° 677 che scende verso il Bivacco Pra Po. Dopo una salita all’interno della faggeta, si aggira una costa e si prosegue attraversando una panoramica radura con arbusti. Rientrati nel bosco, si procede comodamente per l’ottimo sentiero, congiungendosi successivamente con il filo di un crinale. Si procede per un tratto parzialmente fuori dalla vegetazione arborea, per poi rientrarvi e proseguire in moderata pendenza per sentiero che si sdoppia (possiamo seguire entrambi i rami, in quanto poco più in alto si ricongiungono). Si recupera in breve il filo del boscoso crinale in località Buca del Moro1475 m, da cui (cartelli) si prende a destra il percorso n° 669 diretto al Rif. Rio Pascolo Paolo Consiglio. Si segue il comodo sentiero con andamento pianeggiante e in leggera discesa, fino a valicare una costa boscosa oltre la quale si perde quota in modo più marcato. Poco dopo si lambisce un’area disboscata in continuo ampliamento (bel “biglietto da visita” per quello che dovrebbe essere un Parco Nazionale!), attraversando una bella radura e un ruscello asciutto. Messo piede in una orribile carraia d’esbosco, si varca il Rio Passatore e si continua attraversando l’area disboscata. Poco più avanti si incomincia l’aggiramento del boscoso profilo settentrionale del Monte Casarola: nel momento in cui l’ampia traccia effettua una netta svolta a sinistra, l’abbandoniamo iniziando la risalita della dorsale. Si segue nella primissima parte un labile sentiero che si mantiene nei pressi del crinale boscoso o leggermente alla sua destra. Nel momento in cui la traccia si perde, spostandosi a sinistra si rimonta sul filo della dorsale (per essere precisi ci troviamo nel margine ovest dell’ampio profilo settentrionale del Casarola) che progressivamente si amplia (guardando a sinistra si nota il margine dell’area disboscata che poco prima abbiamo attraversato). Procedendo in modo intuitivo, si continua ad assecondare l’ampio crinale tenendosi sempre in corrispondenza della suo margine destro. In seguito si guadagna quota risalendo pendii ricoperti da cespugli di mirtillo, fino ad uscire dalla vegetazione. Proseguiamo in direzione di una crestina parzialmente rocciosa, spostandosi progressivamente a destra (la dorsale, in questa sezione, assume le caratteristiche di un ampio pendio). Più in alto si penetra in una macchia di bosco sulla destra della menzionata crestina. Poi, usciti definitivamente dalla vegetazione, si risale senza via obbligata il soprastante ripido pendio erboso, guadagnando infine il sommo della costa alla cui destra siamo saliti. Sempre senza via obbligata, si continua a salire puntando ad una evidente piramide di sassi, raggiunta la quale si prosegue in direzione di un ripiano (l’ambiente in cui ci troviamo è selvaggio e molto suggestivo). Da qui, spostandosi a destra, si mette piede e si asseconda l’estremità occidentale dell’ampio profilo della montagna (quella orientale è percorsa dal sentiero n° 667 che seguiremo in discesa). Raggiunto il sommo di un dosso, ci si innesta nel sentiero segnato mediante il quale si scende ad una sella. Risalito scomodamente un franoso pendio roccioso, si continua a guadagnare quota per splendida cresta (visuali mozzafiato), fino ad approdare sulla sommità di una specie d’anticima, caratterizzata da un vistoso ometto. Sempre per crinale, si raggiunge in breve la cima del Monte Casarola1978 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi e una volta raggiunto nuovamente il dosso dove il margine orientale della dorsale si salda con quello occidentale, si continua lungo il sentiero n° 667. La traccia piega poi a destra e dopo una ripida discesa incomincia ad assecondare il crinale della Costa del Mainasco (delle due tracce prendere quella di destra). Scavalcato un poggio, si abbandona poco dopo il dorso della costa spostandosi a sinistra. Dopo alcune svolte per traccia “intagliata” tra cespugli di mirtillo, si scende in obliquo verso W/NW in direzione di un’evidente costa boscosa. Il sentiero piega poi a destra assecondando o restando nei pressi del crinale della menzionata costa. In seguito il tracciato piega a destra procedendo in leggera discesa in magnifico ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una bella radura, si raggiunge la Buca del Moro, da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata, si ritorna al crocicchio in località Monte Piano. Da qui, anziché continuare a sinistra lungo la traccia contrassegnata n°677, si avanza diritto lungo il sentiero n° 667, scavalcando una magnifica dorsale prativa. Si prosegue poi all’interno della faggeta e dopo una breve contropendenza e una svolta a sinistra in cui si aggira il dorso di una costa, si sbuca in belle radure arbustive da cui si ammirano incantevoli visuali panoramiche sulla Val Secchia. Dopo una macchia di bosco, si esce in una radura dove ci si innesta in una carraia che poi si abbandona spostandosi a destra. Si prosegue per sentiero attraversando un’altra macchia boscosa, mettendo successivamente piede nella stradina asfaltata Succiso-Scalucchia-Pratizzano. Si segue la strada a destra per circa trentacinque minuti, oltrepassando il bivio per Valbona, ammirando durante il cammino impareggiabili visuali panoramiche (la strada in questione, segmento della storica “Via Parmesana”, costituisce una delle più belle passeggiate panoramiche dell’intero Appennino reggiano). Giunti a poca distanza dal Passo di Pratizzano, nel momento in cui la strada è delimitata a destra da un poggetto, guardando a sinistra si nota l’imbocco di una carraia. Seguiamo quest’ultima raggiungendo dopo qualche minuto delle radure arbustive. Qui il percorso piega a destra avanzando in direzione di un rimboschimento a conifere. Appena prima di quest’ultimo, ci si immette in una carraia che si segue a sinistra svoltando successivamente a destra. Poco più avanti ci si ricongiunge con la traccia seguita all’andata a poca distanza dal Lago di Pratizzano.