Il Monte Caio da Tizzano

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Punto di partenza/arrivo: Tizzano Val Parma 814 m

Dilivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Tizzano-Monte Rotondo (40 min) ; Monte Rotondo-Monte Pesdonica (1,10 h) ; Monte Pesdonica-Monte Caio (50 min) ; Monte Caio-Grande Faggio (50 min) ; Grande Faggio-Tizzano (2,10 h)

Difficoltà: E (E+ la discesa lungo la dorsale nord del Caio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello- SP 665R-SP 65-Tizzano Val Parma

map(1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bella escursione lungo carraie e sentieri molto panoramici in ambiente vario e suggestivo. Nella prima sezione del percorso si raggiunge e scavalca la panoramica sommità del Monte Rotondo, continuando poi, avendo sempre come direttrice la dorsale Parmossa/Parma, in direzione del boscoso Monte Pesdonica. Oltre quest’ultimo ci si inserisce nella carrozzabile per la Costa del Dragolare, seguendola per un tratto e abbandonandola per il sentiero n° 732 che ci condurrà a poca distanza dalla cima del Caio. Per la discesa suggerisco di percorrere integralmente il crinale settentrionale della montagna, assecondando un sentiero a volte non molto evidente e un tempo (forse) segnato dal CAI. Questo percorso permette di ammirare impareggiabili visuali sui caratteristici dirupi del flysch che precipitano in versante Parma.

Parcheggiata l’auto nello spiazzo adiacente a Viale Europa Unita, si continua per poco lungo questa strada, imboccando poi a sinistra la provinciale n° 14. Poco dopo si prende a destra Via Ferruccio Ferrari e la si percorre interamente sbucando infine nella strada per Schia. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola in corrispondenza di uno stradello che si stacca a destra (indicazione dell’Ippovia dell’Appennino), che si imbocca. Si effettua subito una netta svolta a sinistra giungendo in breve nei pressi di una casa, continuando poi per carraia. Il tracciato procede in lieve salita all’interno del bosco a fianco di panoramici prati, assecondando l’ampio crinale Parma/Parmossa che per un buon tratto costituisce la nostra direttrice di salita. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto (sul muro si nota la scritta Monte Rotondo con freccia) si incontra un bivio dal quale si prende la traccia di destra che effettua subito una netta svolta a sinistra. Valicato in questo modo il crinale, si prosegue per comodo sentiero/mulattiera all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando sul tronco di un albero un vecchio segnavia del CAI. Più avanti si presenta un bivio da cui si tralascia una traccia a destra (che seguiremo al ritorno) contrassegnata da segnavia bianco-rossi, mentre al successivo bivio, situato a poca distanza dal precedente, si prende il sentiero di destra (paletto di legno con segnavia e cartello di latta con scritto Monte Rotondo e Musiara Superiore). Avanzando in moderata pendenza si raggiunge il crinale divisorio aggirando inizialmente un poggetto. Si prosegue per la bella dorsale che presenta le caratteristiche stratificazioni del flysch del Monte Caio. Dopo aver raggiunto la sommità di un panoramico poggio, si scende al sommo di belle radure che ragalano interessanti visuali in versante Parma. Poco dopo si approda sulla panoramica cima del Monte Rotondo, 969 m, da cui si continua per il sentiero di crinale che quasi subito si biforca (noi prendiamo il ramo di sinistra) e prosegue al fianco di spettacolari affioramenti del flysch. Raggiunta poco dopo una radura, si innesta alla nostra sinistra il percorso (che seguiremo al ritorno) che aggira in versante Parmossa la vetta del Monte Rotondo. Si prosegue transitando a fianco di poggetti di marne, incontrando poco più avanti un’altra biforcazione del percorso dalla quale si prende il ramo di destra. Poco dopo, in corrispondenza di un muretto a secco situato alla nostra destra, si presenta un ulteriore bivio dal quale si prende la traccia di destra. Si procede in salita e, dopo aver attraversato una radura, ci si immette in una carraia trasversale che si segue a destra. Poco più avanti il tracciato compie un tornante sinistrorso in corrispondenza del quale si tralascia a destra una traccia inerbita. Ignorata appena dopo una carraia che si stacca nella stessa direzione, al bivio successivo si prende invece a destra una ripida carrareccia dove affiorano stratificazioni del flysch. Il tracciato conduce più in alto in una magnifica radura delimitata da un rimboschimento a conifere che si attraversa in direzione di quest’ultimo. Penetrati nel bosco si prosegue in lieve salita effettuando qualche svolta, sbucando poi in una radura arbustiva. Si guadagna quota lungo il margine destro di quest’ultima, raggiungendo, dopo aver attraversato un buio riboschimento a conifere, un’altra splendida radura che si risale lungo il suo limite destro, tenendosi a poca distanza dal filo della dorsale (quest’ultima precipita in versante Parma con spettacolari pareti del flysch). Raggiunto il sommo del pendio prativo (stupende visuali) si continua per il suggestivo percorso di crinale avanzando perlopiù in piano, cominciando a scorgere alla nostra sinistra il paese di Musiara Superiore. Dopo aver costeggiato un campo da calcio, in corrispondenza di una Maestà con bassorilievo e carraia che scende a destra, ci si immette nella strada per Schia. Si segue l’asfalto a destra abbandonandolo in corrispondenza di una netta svolta a sinistra della strada. Qui si imbocca un ampio sentiero segnato (CAI n° 710), parte integrante del percorso tematico “Paesaggi di uomini e natura”. Al primo bivio si continua a destra giungendo poco dopo nei pressi di una radura, virando qui a destra per buon sentiero che sale all’interno del bosco. Dopo un’ampia curva a sinistra si sbuca in un’altra bella radura (a destra si innesta una carraia) che si risale, raggiungendo in questo modo il dorso di una costa in cui si asseconda una linea elettrica. Ammirando i caratteristici affioramenti del flysch e ignorando a destra una traccia, si giunge a lambire la strada per Schia, ma si vira subito a destra (segnavia presenti e ben posizionati). Si guadagna quota assecondando il filo del crinale divisorio, contornando poco più in alto il margine superiore di una splendida radura che offre ampie visuali. Dopo una panchina con pannello esplicativo, l’ampia traccia piega a sinistra penetrando nel bosco. Si avanza in moderata pendenza effettuando qualche svolta, poi, mediante curva a sinistra, si valica il crinale spartiacque. Si prosegue pianeggiando spostandosi successivamente a destra, continuando per l’ampia traccia che risulta in alcuni punti fangosa poichè disgraziatamente percorsa da moto e fuoristrada. Si costeggia poi il margine sinistro di un’area soggetta ad operazioni di esbosco e, rientrati nella faggeta, si guadangna quota piuttosto ripidamente. Si compie una netta svolta a sinistra (si ignora in corrispondenza di quest’ultima una traccia a destra), proseguendo successivamente tra boscaglia e fitta vegetazione. Dopo aver risalito una radura ed essere rientrati nel bosco, si approda alla poco percettibile sommità del Monte Pesdonica, 1302 m. Dalla cima si continua per comodo sentiero all’interno di una bella faggeta, attraversando poi un’area di bosco rado tenenendosi nei pressi del crinale divisorio. Poco più avanti si raggiunge un crocicchio da cui si posegue diritto per ampia traccia che avanza pianeggiando, immettendosi infine in una sterrata proveniente dalla strada per Schia. La si segue a destra (percorso n° 732) tralasciando, al primo bivio, l’ampia traccia contrassegnata n° 730 per il Grande Faggio, mentre al secondo bivio che si incontra in seguito (indicazioni) si ignora a sinistra il sentiero n° 710. Si continua ad avanzare per la carrozzabile tralasciando più avanti una traccia a sinistra, transitando in seguito a fianco di una fontana. Poco dopo si stacca a destra un ampio sentiero (percorso n° 732) che si imbocca salendo inizialmente verso N paralleli alla strada di prima. Appena dopo un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, infatti si avanza verso S-S/W all’interno del bosco. Si prosegue per l’evidente tracciato che guadagna quota in moderata pendenza, penetrando più avanti in un buio rimboschimento a conifere. Continuando lungamente per il percorso principale, si esce infine dal bosco in vista di alcuni affioramenti del flysch situati alla nostra sinistra. Appena dopo ci si innesta in un’altra traccia segnata, proveniente dalla Costa del Dragolare, che si segue a destra, affrontando subito una ripida salita. Oltre quest’ultima si approda nella stupenda dorsale sommitale del Monte Caio che, seguita a sinistra conduce in breve alla notevole cima della montagna, 1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un vecchio cannocchiale. Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi, ma nel momento in cui il percorso segnato svolta nettamente a destra, abbandonando in questo modo l’erbosa dorsale della montagna, noi continuiamo lungo essa seguendo una tracciolina non segnata ma abbastanza evidente. Poco dopo si penetra nel bosco e, con andamento verso sinistra, si arriva a lambire lo spettacolare crinale divisorio. Lo si segue al sommo dei dirupi del flysch che precipitano sia nel versante Parma quanto in quello Parmossa, ammirando notevoli visuali. Più avanti si sbuca in una radura con folta vegetazione circondata da conifere di reimpianto che si attraversa svoltando presto a sinistra in direzione del filo della dorsale. Lo si segue continuando successivamente all’interno del bosco, transitando a fianco di un magnifico esemplare di faggio. Effettuata una svolta a sinistra si ritorna sul filo del crinale che si asseconda per sentiero abbastanza evidente (nonstante la nulla frequentazione), alternando tratti nel bosco ad aperture che regalano stupende visuali. Usciti dalla vegetazione ci si trova sul filo di un esile e spettacolare crinale roccioso che precipita verso nord con una balza pressochè verticale, mentre ai lati degradano friabili dirupi e pareti. Qui la traccia piega nettamente a destra (segno rosso molto sbiadito) e scende ripida per canalino sassoso, svoltando più in basso a sinistra. Si transita sotto spettacolari pareti del flysch fino a recuperare il filo della dorsale proprio sotto la spettacolare e appuntita balza al cui sommo ci trovavamo prima. Si prosegue per un tratto lungo il crinale divisorio per poi perdere quota, dopo aver oltrepassato un filo spinato arrugginito, alla sua sinistra, assecondando una labilissima traccia contrassegnata da sbiaditi segnavia rossi. Si continua avendo a destra una recinzione a filo spinato e un’ampia area disboscata degradante nel versante Parmossa. Ad un certo punto si deve piegare nettamente a sinistra puntando ad una macchia boscosa (freccia rossa su un tronco), raggiunta la quale si procede per poco evidente traccia che avanza nella direzione opposta a quella di prima. Raggiunto un altro segnavia rosso con freccia si effettua una netta svolta a destra, riprendendo in questo modo la direzione nord e il crinale divisiorio delimitato da una recinzione a filo spinato. Oltrepassata quest’ultima si scende per un breve tratto tra sterpaglie all’interno di un’area disboscata (la stessa lambita precedentemente), puntando ad un bollo rosso sul tronco di un albero, raggiunto il quale si riprende la traccia all’interno del bosco. Si prosegue successivamente al sommo di pendii prativi degradanti in versante Parma effettuando un paio di tornanti. Continuando ad assecondare l’incerta e inerbita traccia e costeggiando la recinzione a filo spinato, ad un certo punto occorre piegare nettamente a sinistra (segnavia rosso su un sasso a sinistra) e scendere per pendio prativo. Prestando attenzione ai segnavia sbiaditi ma ben collocati (senza i quali l’orientamento risulterebbe decisamente problematico) si attraversano sezioni di terreno smottato da frane, svoltando poi a destra. Dopo aver oltrepassato un’altra sezione di terreno smottato si vira a sinistra (filo spinato) e, raggiunto un segnavia rosso con freccia sul tronco di un albero, si piega ancora a destra. Occorre poi sottopassare un filo spinato oltre il quale si continua per sentiero in discesa (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero), approdando infine in belle radure arbustive dove ci si innesta in una traccia trasversale. La si segue a destra immettendosi in breve nel percorso segnato n° 730 a poca distanza dal bivio con la carraia che sale da Agna (n° 737A). Andando a destra si raggiunge poco dopo quella che senza dubbio è una delle più monumentali “sculture” naturali di tutto l’Appennino settentrionale, nonché uno dei più longevi esemplari di faggio a livello europeo: il Grande Faggio. Dopo una sosta d’obbligo in questo luogo veramente magico, si continua per l’ampia traccia contrassegnata n° 730 che procede all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Si transita a fianco di un abbeveratoio immettendosi poi in un’altra traccia che si segue a destra in salita, raggiungendo poco più avanti un cancello che si oltrepassa. Si prosegue in lieve salita tralasciando a sinistra un’altra traccia, continuando per il percorso principale che successivamente piega a destra. Dopo un saliscendi si trascura una carraia che scende a sinistra avanzando poi in salita piuttosto sostenuta. Con andamento a saliscendi si raggiunge un’area disboscata appena prima della quale si stacca a sinistra un’ampia traccia che si ignora. Si contorna il margine superiore dell’area soggetta ad operazioni di esbosco avanzando poi in salita, congiungendosi successivamente con un’altra carraia proveniente da destra. Dopo una svolta a sinistra e una discesa, confluisce nel nostro percorso una carraia da sinistra che si ignora. Dopo un tratto in piano e un bivio con traccia a destra, ci si immette nella carrozzabile per la Costa del Dragolare seguita in salita. Percorrendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata si ritorna al bivio con il sentiero che aggira in versante Parmossa il Monte Rotondo. Lo si imbocca e, procedendo perlopiù in piano/lieve salita, si ritorna al bivio con il percorso che sale verso la sommità del menzionato monte. Al bivio successivo, anziché proseguire a destra lungo il tracciato seguito all’andata, si va a sinistra per evidente sentiero contrassegnato da vecchi segnavia bianco-rossi. Si avanza inizialmente verso NW attraversando un solco e un piccolo rimboschimento a conifere, virando, appena dopo una brevissima risalita, a destra. Perdendo quota per ottima traccia si valica successivamente una costa boscosa (segnavia) e si continua a scendere alla sua sinistra. Raggiunto un bivio sul dorso della costa, si ignora una traccia a sinistra che conduce ad un poggetto, svoltando invece a destra. Si scende per sentiero evidente, prima sulla sinistra di un solco, poi assecondandolo direttamente, varcando più in basso un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede per un tratto in salita contornando il margine superiore di un campo, ritornando poi all’interno del bosco. Inseritisi in un’ampia traccia la si segue a sinistra, proseguendo lungamente per quest’ultima in salita e a saliscendi. Dopo una svolta a destra si transita a fianco di un condominio, inserendosi appena dopo nella strada per Schia proprio di fronte a Via Ferruccio Ferrari che abbiamo percorso all’andata.

 

 

Monte Caio: anello da Agna

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Punto di partenza/arrivo: Agna 803 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Agna-Grande Faggio (1,15 h) ; Grande Faggio-Monte Caio (1 h) ; Monte Caio-Armanetti-Ballone (1,45 h) ; Ballone-Agna (40 min)

Difficoltà: E (E+/EE un breve passaggio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 159-163)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare. Giunti al bivio con la S.P. 116, si prosegue diritto lungo la S.P. 13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e poco prima del ponte sul Torrente Bratica, si incontra il bivio con la stradina che sale a Villula e Agna. Effettuando diverse svolte e tornanti si raggiunge l’ultima delle due località, parcheggiando l’auto in uno spiazzo all’ingresso del paese

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella che mi accingo a descrivere è senza dubbio una delle più belle e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. Visiteremo luoghi di grande suggestione e bellezza in totale e contemplativa solitudine, in un’area montuosa mai presa seriamente in considerazione dall’escursionismo locale.

Dal parcheggio si percorre a ritroso la strada da cui siamo venuti, imboccando a sinistra (indicazione del percorso CAI n° 737A) una stradina in direzione di Tufi d’Agna. Si guadagna quota ripidamente, trascurando a destra l’ampia traccia da cui torneremo. Dopo un ripido strappo per stradello cementato, si incontra un bivio dove si continua diritto/sinistra per carraia. Si sale costeggiando il margine destro di un ampio campo e, dopo una svolta a sinistra, si raggiunge un rio dove si ignora a destra una traccia. Si varca il corso d’acqua svoltando poi repentinamente a destra, guadagnando quota all’interno di un bell’ambiente boschivo. Al bivio successivo (frecce segnaletiche) si va a sinistra, trascurando l’ampia traccia che sale in direzione della “Capannina”. Usciti dal bosco si avanza assecondando il sommo del pendio che costituisce la sponda sinistra orografica del Rio del Borello, il cui letto è sconvolto da frane e alluvioni. Trascurato un percorso che si stacca a destra, si guada il corso d’acqua, rientrando poi nel bosco. Raggiunto un bivio, si ignora a destra una traccia in salita (sbiadito segnavia sul tronco di un albero a sinistra) e si procede per il percorso segnato che avanza con andamento pressoché pianeggiante. Segue l’attraversamento del Rio d’Agna, subito dopo il quale si effettua un tornante destrorso che precede uno sinistrorso. Raggiunto un bivio, si deve prendere la traccia di destra (segnavia presenti ma sbiaditi), guadagnando quota in modo piuttosto sostenuto. Dopo una svolta a sinistra si avanza in direzione NE, effettuando poi un tornante destrorso e raggiungendo il dorso di una costa dove si incontra un bivio. Si va a destra procedendo per un tratto in ripida salita e, dopo una svolta a sinistra, si incontra l’ennesimo bivio da cui si prosegue a destra. Dopo un’ulteriore svolta si avanza in piano/falsopiano per ampia traccia all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando poco più avanti un bivio con freccia segnaletica. Noi proseguiamo a destra raggiungendo poco dopo un altro bivio da cui si ignora a sinistra una traccia delimitata da un cancello in legno. Si continua a guadagnare quota in moderata pendenza, raggiungendo dopo qualche minuto il crinale Groppo d’Agna-Monte Nocellara. Qui il percorso svolta a destra e procede a fianco di radure in cui si nota un capanno con fontana, situato in corrispondenza di quello che nelle mappe è indicato come il Monte Nocellara1211 m. Ci si immette poi in un’ampia traccia che si segue a destra e, rientrati nel bosco, si giunge ad un bivio da cui si prosegue a sinistra, ignorando, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra, una traccia a destra. Quando il percorso si biforca noi prendiamo il ramo di destra, proseguendo all’interno di un suggestivo ambiente boschivo. Poi si sale assecondando un filare di faggi affiancati a destra da una radura arbustiva e a sinistra dai pascoli di Predalara. Raggiunto un bivio (paletto con cartelli), si abbandona temporaneamente il percorso n° 737A e verso sinistra ci si dirige alla volta del “Grande Faggio”. Si attraversa inizialmente un magnifico ripiano prativo e, al primo bivio, si prende la traccia di destra (paletto con segnavia sbiadito). Procedendo in piano/leggera discesa si raggiunge in pochi minuti lo splendido pianoro dove è situato il monumentale “Grande Faggio”. Quest’ultimo, che raggiunge l’altezza di 35 m ed ha la veneranda età di circa 250 anni, è uno dei più importanti esemplari di faggio a livello nazionale e, forse, europeo. Dopo una sosta si ritorna al bivio di prima da cui si prosegue lungo il percorso n° 737A in direzione della sommità del Monte Caio. Si asseconda inizialmente un’ampia traccia che poco dopo si interrompe a causa di una grande frana che ha interessato questa sezione di montagna. Orientandosi con i segnavia, ci si sposta a sinistra e si sale ripidamente, mettendo successivamente piede in una traccia che si segue a destra. Raggiunto il bordo della frana si piega prima a sinistra poi subito a destra, oltrepassando un filo spinato. Lasciandosi guidare dai segnavia, si prosegue su labile traccia attraversando o passando a fianco di sezioni di terreno interessate da smottamenti. Raggiunta una costa boscosa si deve avanzare diritto (segnavia non molto evidenti), attraversando successivamente una bella e panoramica pietraia. Il percorso vira appena dopo a destra e scende ripidamente per il pendio boscoso, conducendo prima ad un piccolo ripiano, poi, dopo una discesa, nella storica mulattiera interrotta dalla frana. Si segue il tracciato a sinistra, incontrando, dopo uno strappo in moderata pendenza, un cancello che si oltrepassa. Appena oltre quest’ultimo si presenta un bivio dal quale i segnavia bianco-rossi del percorso n° 737A indicano di virare a destra. Noi li assecondiamo attraversando il letto asciutto di un rio, notando alla nostra sinistra una radura. Successivamente ci si immette nella traccia abbandonata in precedenza e si continua lungo essa, raggiungendo poco più avanti un ripiano con arbusti che si contorna sulla destra. Dopo una salita si approda sul dorso di una costa dove si presenta un bivio (indicazioni): continuando per l’ampia traccia ci si dirige verso il crinale meridionale del Caio, confluendo qui nella carraia contrassegnata n° 737. Noi invece prendiamo il sentiero alla nostra sinistra, che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 737A. La traccia sale inizialmente diritto per poi virare subito a sinistra avanzando in obliquo ascendente sulla destra di un solco. Poco dopo si volge a destra risalendo il pendio boscoso, giungendo nei pressi di una piazzola dove si svolta repentinamente a sinistra (segnaletica rifatta di recente). Si prosegue in piano/leggera salita orientandosi con i ben posizionati segnavia, per poi virare a destra e risalire il pendio boscoso transitando a fianco di un caratteristico masso. Giunti in corrispondenza di un avvallamento prativo, la traccia piega a destra e avanza tenendosi nei pressi del limite della vegetazione. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si esce in belle radure e si attraversa un solco, curvando appena dopo a sinistra. Sbucati in un’altra splendida radura, la si risale costeggiando il suo margine sinistro, tenendosi nei pressi del limite del bosco (segnavia). Si piega successivamente a destra verso il margine della faggeta, penetrando in essa dopo aver effettuato alcune piccole svolte. Si oltrepassa poi una recinzione con filo spinato e appena dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli), innestandosi qui nel sentiero n° 732B. Lo seguiamo a sinistra affrontando subito una ripida salita, proseguendo successivamente con minore pendenza tagliando i pendii che scendono dalla sommità del Caio. Dopo un’ultima salita si approda nella superlativa dorsale sommitale della montagna che si segue a destra raggiungendo in breve la cima del Monte Caio1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un curioso cannocchiale. Dopo una meritata sosta al fine di gustare lo splendido panorama a 360°, ritorniamo sui nostri passi fino al sottostante bivio con il percorso n° 737A – da cui siamo venuti e che trascuriamo – proseguendo invece diritto lungo il sentiero n° 732B. Poco dopo si mette piede su un magnifico crinale roccioso da cui, piegando repentinamente a sinistra, si discendono alcune facili ma ripide roccette (passaggio quest’ultimo classificabile come EE). Si prosegue lungo il bel sentiero recuperando appena dopo il crinaletto, mettendo successivamente piede in una carraia. Quest’ultima asseconda la dorsale sud/occidentale della montagna ed è contrassegnata CAI n° 737: noi la seguiamo in direzione S.Matteo/Passo del Ticchiano. Nel punto in cui effettua un tornante destrorso temporaneamente l’abbandoniamo, continuando per sentiero che scende ripido lungo il filo di una dorsale. Ricongiuntisi con il tracciato di prima, si avanza per esso comodamente, salendo anche per un breve tratto, prima fuori dal bosco, poi al suo interno. Si riprende poi a perdere quota raggiungendo un’apertura dove è possibile ammirare una bellissima visuale sulle sottostanti radure dov’è situato l’oratorio di S.Matteo. Avanzando ulteriormente per il percorso di crinale si arriva al bivio con la carraia che a sinistra conduce all’appena menzionata località. Noi proseguiamo diritto lungo il percorso n° 737, procedendo a mezza costa ed ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso e il Monte Ventasso. Appena dopo si giunge in località Fornace, 1434 m, dove si incontra un bivio con carraia chiusa da un cancello che si stacca a destra (freccia direzionale con scritto Ballone). L’imbocchiamo procedendo in lieve discesa all’interno di un bel ambiente boschivo, assecondando successivamente il dorso di una costa. Poco dopo si sbuca in una stupenda dorsale prativa in località Armanetti1402 m, che si attraversa interamente gustando superlative visuali (sulla destra si nota una stilizzata Maestà). Si continua lungo la comoda carraia rientrando progressivamente nel bosco ed effettuando un paio di piccole svolte. In seguito si asseconda il dorso di una costa che poi si abbandona svoltando repentinamente a destra. Si continua a perdere comodamente quota all’interno di un magnifico ambiente boschivo compiendo alcuni tornanti. Giunti in corrispondenza di un’area disboscata si incontra un bivio da cui si prosegue a sinistra. Al bivio successivo (indicazioni) si volta ancora a sinistra in direzione di Ballone, trascurando a destra una carraia che condurrebbe ad Agna con minor tempo. Poco più avanti si oltrepassa il dorso di una costa (la stessa che abbiamo abbandonato in precedenza) e si perde quota piuttosto ripidamente effettuando alcuni tornanti. Più in basso si giunge ad un bivio con fonte/abbeveratoio da cui si prosegue lungo il percorso di destra, trascurando a sinistra un’ampia traccia. Si contorna inizialmente il limite superiore di una radura, per poi svoltare a sinistra costeggiando il margine destro della stessa. Si passa nei pressi di un capanno in legno svoltando poi a sinistra, proseguendo lungamente per la bella e comoda carraia. Costeggiando splendidi campi ed effettuando diverse svolte, ci si immette infine in una sterrata che si segue a destra. Si raggiunge appena dopo una stradina asfaltata (Maestà a destra) in corrispondenza di un incrocio. Si prosegue a destra entrando nel bel nucleo di Costa, dove si piega a destra attraversando inizialmente una corte. Si continua successivamente per ampia traccia che effettua subito dopo una netta curva a sinistra. Scendendo lungo il margine superiore di panoramici campi, si mette piede in una stradina asfaltata in corrispondenza del centro di Ballone818 m, a poca distanza dalla chiesa. Raggiunta quest’ultima, si volge a destra per stradello che passa inizialmente a fianco del campo sportivo e di una casa, avanzando poi in direzione di una valletta che si attraversa. Dopo una breve salita si raggiunge il nucleo di Tre Re820 m, che si oltrepassa (cartello in legno con scritto “Piana del Lago”), continuando successivamente per carraia. Costeggiando splendidi campi e procedendo a saliscendi (ad un certo punto si nota più in basso il nucleo di Casa Beveroni), si raggiunge un bivio con capannone agricolo  (indicazione per Agna). Andando a destra si avanza in costante salita per bella mulattiera, prima all’interno di uno splendido ambiente boschivo, poi costeggiando la base di un caratteristico dirupo (si tratta della frana che decenni fa ha interessato il Monte Castello). Si effettua una ripida salita rientrando poi nel bosco e mediante curva a destra si aggira una costa. Si prosegue successivamente in discesa, costeggiando poco più avanti il margine inferiore di una radura. Continuando per il percorso principale ci si immette dopo alcuni minuti sullo stradello seguito in salita nei pressi di Tufi d’Agna. In breve si ritorna ad Agna (bellissimo nucleo meritevole di una visita), punto di partenza della nostra escursione.

Il paese di Agna
Lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 737A
L’attraversamento del Rio d’Agna
Il percorso presenta numerosi bivi
Fontana nei pressi del Monte Nocellara
Le radure di Predalara
Il Grande Faggio
Si tratta di uno dei più importanti e longevi esemplari di faggio a livello nazionale
Il percorso n° 737A ad un certo punto si interrompe per frana: noi assecondiamo costantemente i segnavia bianco-rossi, aggirando in questo modo l’ostacolo
Più avanti si attraversa una bella pietraia
Ripreso lo storico percorso, si oltrepassa un cancello
Si raggiunge in seguito il dorso di una costa
Lungo il sentiero n° 737A all’interno di un magnifico ambiente boschivo
Poco più in alto il sentiero svolta a destra e costeggia un piccolo avvallamento prativo
Successivamente si sale contornando il margine sinistro di una bella e ampia radura
Lungo la stupenda dorsale sommitale del Caio
Panorama dalla cima del Caio
Il cippo dedicato a Fabio Bocchialini
Il bel crinaletto roccioso che si discende assecondando i segnavia del percorso n° 732B
Lungo la carraia contrassegnata n° 737 che si abbandona temporaneamente nel momento in cui effettua un tornante destrorso
Bella visuale sulla radure che ospitano l’eremo di S.Matteo
Dopo il bivio con la carraia che a sinistra conduce all’eremo, si procede a mezza costa ammirando splendide visuali panoramiche
Raggiunta la località Fornace, si abbandona il percorso n° 737 e si prende a destra una carraia in direzione di Ballone
Lungo la magnifica dorsale prativa degli Armanetti
Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense
Giunti in corrispondenza di un’area disboscata, si prende la traccia di sinistra
I bellissimi campi che si costeggiano prima di giungere a Costa di Ballone
Il nucleo di Costa
Il paese di Ballone
Al centro delle foto si nota Casa Beveroni e sullo sfondo la dorsale Parma/Baganza
Il dirupo che si costeggia seguendo l’ampia mulattiera che riconduce a Tufi d’Agna
Lungo la bella mulattiera in direzione di Tufi d’Agna

Da Capriglio a S.Matteo

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Punto di partenza/arrivo: Capriglio 1002 m

Dislivello: 680 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Capriglio-Corno di Caneto (1,20/1,30 h) ; Corno di Caneto-Costa del Dragolare (40 min) ; Costa del Dragolare-S.Matteo (45 min) ; S.Matteo-Monte Caio (45 min) ; Monte Caio-Capriglio (1,30/1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio

Immagine (FILEminimizer)www.schiamontecaio.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Caio presenta due versanti assolutamente differenti a livello morfologico e paesaggistico. Quello settentrionale, più dolce, è caratterizzato da boschi e ampie radure (oltre che dalle piste da sci e gli impianti di risalita di Schia). Il versante meridionale, ben più selvaggio, è inciso da profonde valli delimitate da coste e spettacolari dirupi del Flysch. Recentemente è stato effettuato un eccellente lavoro di tracciatura e valorizzazione sentieristica: sono stati segnati nuovi percorsi e risegnati altri già esistenti. In questa sede propongo un’interessante e inusuale traversata che permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti di questa notevole montagna.

Dalla parte alta del paese di Capriglio si prende la strada per Casagalvana e dopo qualche decina di metri la si abbandona per imboccare a destra (cartelli) una carraia contrassegnata n° 736. Si oltrepassa una casa e si giunge ad una presa dell’acquedotto (segnavia). Poco dopo, ad un incrocio (edicola votiva), si continua diritto, sbucando poi da bosco in prossimità di ampi prati posti alla nostra sinistra. Si continua per la carraia (lasciandone un’altra a destra) che dopo una curva verso sinistra conduce al vertice delle radure. l’ampia traccia entra poi nel bosco e dopo aver attraversato un ruscello compie una svolta a destra. Dopo ulteriori svolte e un’ultima salita, si mette piede nella strada Capriglio-Casagalvana-Schia. Si va a sinistra per pochi metri e, in corrispondenza di un paletto in legno con segnavia bianco-rosso, si abbandona l’asfalto per continuare a destra lungo il percorso marcato n° 736. Si risale il pendio boscoso seguendo i segnavia che conducono su una costa (la traccia sul terreno è molto labile). Virando a sinistra si giunge nei pressi di una radura che si attraversa prendendo come punto di riferimento un segnavia bianco-rosso posto su un albero nella parte opposta. Il percorso continua verso destra all’interno del bosco: è necessario seguire attentamente i segnavia, in quanto le tracce sono quasi inesistenti. Si procede in leggera salita giungendo poco dopo nelle vicinanze della strada asfaltata che lasciamo a destra. I segnavia ci guidano invece a sinistra lungo un’ampia carraia che conduce ad uno stagno stagionale. Continuando sulla sinistra di quest’ultimo si arriva in prossimità di una magnifica radura (cancello in legno). L’attraversiamo dapprima diritto e, dopo un segnavia, in salita verso destra, prendendo come punto di riferimento un segno bianco-rosso posto sul tronco di un albero nella parte alta della radura. Dal segnavia si continua a destra giungendo poco dopo a un bivio con cartelli nel margine sinistro di un’altra ampia e bellissima radura. La si attraversa a sinistra e, seguendo una traccia più marcata, si giunge in località Fonte del Biscione, 1240 m. Si continua attraversando in obliquo ascendente splendidi prati con viste notevoli sulla sottostate vallata e le montagne del reggiano. Prestando attenzione ai pochi segnavia presenti (nella parte alta puntare ad un paletto in legno con segno bianco-rosso), si approda sulla dorsale del montagna dove si incontra un bivio con cartelli (panorama grandioso). Si lascia a sinistra il sentiero n° 736 (diretto alla Croce del Cardinale Lalatta) per continuare a destra lungo il segnavia n° 734 in direzione del Corno di Caneto. L’ampia traccia compie presto una svolta verso sinistra entrando in un bosco di conifere di reimpianto. Dopo una curva a destra, si esce all’aperto sulla panoramica dorsale che seguiamo per un tratto. La carraia si sposta poi a destra del crinale divisorio e procede in leggera salita. Il percorso, dopo alcune svolte e una breve discesa, conduce ad un bivio poco evidente nei pressi di un altro rimboschimento a conifere (nessun segnavia): delle due carraie prendere quella di sinistra all’interno del bosco di conifere. Se ci si sbaglia non è un problema, in quanto si arriva appena più in basso e a destra rispetto al bivio con cartelli cui si giungerebbe seguendo il percorso principale. Dal citato bivio si lascia a destra il sentiero n° 734A e si continua per la mulattiera-carraia (contrassegnata n°734) che di radura in radura, in moderata salita con alcuni ripidi strappi, conduce ad una panoramica selletta di crinale non lontani dalla sommità del Corno di Caneto. Per raggiungerla occorre svoltare a sinistra e seguire un’ampia traccia che in 5 minuti conduce alla panoramica cima. Tornati alla selletta, si continua per il panoramico crinale in direzione della sommità della Costa Grande (ad un bivio con cartelli, nei pressi di un’area pic nic, si lascia a destra il sentiero n° 737 proveniente da Schia). Si continua per la carraia di crinale avanzando dapprima in leggera discesa, per poi risalire verso Costa Grande, la cui cima è purtroppo molto deturpata. Oltrepassata la sommità, il sentiero n° 737, contrassegnato da segnavia piuttosto sbiaditi, si mantiene in prossimità del crinale. Dopo un balcone panoramico (vista mozzafiato sui dirupi del Flysch del Monte Caio), la traccia scavalca un poggio e procede appena a destra del crinale, conducendo infine in località Costa del Dragolare, 1485 m. Inizia ora uno dei tratti di sentiero più spettacolari di tutto l’Appennino parmense. Dopo aver lasciato a destra il sentiero n° 732A, si attraversano in quota i verticali strati del Flysch che fanno da basamento alla vetta del Caio. Consiglio di gustare senza fretta questa sezione del percorso al fine di ammirare il grandioso panorama e le soprastanti friabili rocce. Giunti nel lato opposto, lasciamo a destra il sentiero per la cima del Caio e continuiamo per la carraia di crinale. In prossimità di una netta svolta a destra, l’abbandoniamo imboccando un più diretto sentierino che in ripidissima discesa (belle visuali sui sottostanti dirupi del Flysch) riconduce, dopo un tratto in piano/falsopiano, nella carraia di prima. La seguiamo inizialmente in decisa salita, poi in leggera discesa (un’apertura nel bosco permette di ammirare le radure dove si trova l’Eremo di San Matteo). Raggiunto un bivio con cartelli, si abbandona il percorso di crinale e si scende a sinistra per carraia che in costante discesa conduce in località S.Matteo, 1344 m. Collocato in un contesto ambientale di grande pregio, l’eremo fu certamente fondato prima del 1145, in quanto citato in un documento di quell’anno. Ebbe un’importanza strategica come punto di appoggio e di sosta per i pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. “L’agronomo Fabio Bocchialini vi stabilì un’azienda ovina sperimentale, erigendo una stalla sul sito dell’antica chiesa e ricostruendo l’attuale oratorio nei primi decenni del Novecento” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con il sentiero per la cima del M. Caio (n° 732A). Lo imbocchiamo montando su una costa marnosa con affioramenti rocciosi. Dopo un risalto che il percorso segnato affronta direttamente (qualche facile roccetta, attenzione in caso di terreno bagnato) e una salita lungo il filo della dorsale, si giunge ad un bivio all’interno del bosco. Lasciamo a sinistra (cartello) il sentiero n° 737A, proveniente da Agna, e proseguiamo diritto per ripida traccia in direzione della vicina sommità del Caio. Presto si esce dal bosco e con un ultimo strappo si mette piede sui bellissimi prati che caratterizzano il pianoro sommitale del Monte Caio, 1580 m, alla cui cima, spostata alla nostra destra rispetto il punto in cui siamo, giungiamo in breve. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta verso destra. Dopo un breve tratto in discesa, si lascia a sinistra il sentiero n° 732 e si continua diritto, entrando all’interno di un buio bosco di conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si attraversa il bosco in leggera discesa (con alcuni strappi un po’ più ripidi) e con una svolta verso destra si fa ritorno alla Costa del Dragolare, 1485 m. Seguiamo a ritroso il percorso effettuato all’andata, prestando attenzione al reperimento dei segnavia nel sentiero n° 736 che dalla dorsale del Corno di Caneto scende verso Capriglio.

 

 

 

Anello di Lalatta

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Punto di partenza/arrivo: Lalatta 847 m

Dislivello: 350 m ca

Durata complessiva: 3,00/3,30 h

Tempi parziali: Lalatta-Croce di Lalatta (30/45 min.) ; Croce-Casagalvana (40/45 min) ; Casagalvana-M. Guardia (1/1,20 h) ; M. Guardia-Lalatta (30 min)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2015 (foto: aprile 2014)

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio-Lalatta del Cardinale

Immagine (FILEminimizer)www.wanderreitkarte.de

 

Descrizione dell’itinerario

Interessante e vario anello su carraie e sentieri molto evidenti.

Si parcheggia l’auto nel piazzale sottostante gli edifici religiosi, nella parte bassa del paese di Lalatta. Dal parcheggio attraversiamo il borgo, confluendo in seguito nella provinciale proveniente da Capriglio. Nel lato opposto della strada imbocchiamo un’evidente e ampia carrareccia in salita (cartello con scritto “La Croce del Centenario 1894-1994”). Seguiamo la carraia che con netta svolta a destra conduce ad un bivio sotto un dirupo: andiamo a destra (paletto in legno con segno di vernice blu), lasciando a sinistra un’altra carraia. L’ampia traccia compie in seguito una curva verso sinistra e prosegue fiancheggiata da bellissimi prati e panoramiche radure. In costante e moderata salita continuiamo per la carrareccia confluendo più in alto in una carraia trasversale (segni bianco-rossi) che seguiamo a sinistra. Un ultimo tratto all’interno del bosco ci separa dal crinale del monte a dall’ampio spiazzo dominato dalla Croce di Lalatta 1069 m. La grande croce di metallo alta 15 m, con basamento di 3 m, è stata realizzata nel 1994 in occasione del centenario della nomina del Beato Andrea Carlo Ferrari ad Arcivescovo di Milano. Dalla croce (cartelli) continuiamo verso nord/ovest per il sentiero 736 diretto alla soprastante dorsale di marne e arenarie che raggiungiamo dopo aver superato un ripidissimo canalino erboso-marnoso (tratto evitabile a destra seguendo la variante segnata 736B). Percorriamo la panoramica dorsale con viste mozzafiato verso la sottostante Val Cedra. Il sentiero di crinale, dopo una netta svolta a destra, confluisce in un’ampia carraia nei pressi di un tornante (poco prima si stacca a sinistra un evidente sentiero non segnato che scende verso Caneto). Seguiamo la carrareccia a destra oltrepassando una recente frana e, in costante discesa in direzione nord, giungiamo ad un incrocio nei pressi di un’ampia depressione a pascolo (rimboschimento a conifere a sinistra). Proseguiamo diritto incontrando successivamente un altro (doppio) incrocio, non lontani dal borgo di Casagalvana, situato alla nostra sinistra. Da qui è consigliabile una digressione verso quest’ultima località che, con i suoi 1079 m, risulta uno dei paesi più alti dell’intero Appennino parmense (interessante la fontana che troviamo a sinistra prima di entrare nel borgo). Ritornati all’incrocio, continuiamo lungo la carraia principale incontrando dopo cento metri circa un’ampia traccia che si stracca a sinistra. Quest’ultima conduce dei pressi del vecchio cimitero di Casagalvana (alcuni ruderi), dove sorgeva la chiesa di San Michele. La carrareccia, in costante discesa, riconduce nella strada provinciale proveniente da Capriglio che attraversiamo imboccando un ampio sentiero che avanza lungo il dorso di un poco accennato crinale. Seguiamo la traccia lasciando alcune sue diramazioni a destra, restando costantemente nei pressi del crinale. Il sentiero piega successivamente a destra e poco dopo a sinistra, conducendo ad un bivio evidente. Qui ignoriamo un’ampia traccia a destra (diretta a Lalatta) e andiamo a sinistra seguendo un marcato sentiero (bollo di vernice gialla). L’evidente traccia (che in seguito si allarga a carraia) compie una svolta verso destra e procede in piano e a saliscendi, mantenendosi nei pressi della dorsale. Dopo una netta svolta a destra confluiamo in un’altra carrareccia nei pressi di una bella maestà. Seguiamo la carraia (rovinata dal passaggio di fuoristrada e moto) a sinistra in moderata salita. La carrareccia segue il margine sinistro di bellissimi prati con laghetto sottostante e, procedendo in costante salita, conduce al margine estremo dei campi sotto un poggio boscoso. Possiamo raggiungere la sommità di quest’ultimo imboccando a destra, ad un bivio, un’ampia traccia con sbarra metallica. Oppure aggirare il dosso seguendo il sentiero di sinistra che avanza a mezza costa. Dalla sommità del poggio scendiamo lungo una labile traccia che svoltando a sinistra confluisce nel menzionato sentiero che procede a mezza costa. Continuiamo a destra per l’evidente e ampia traccia di crinale, passando a fianco di un traliccio elettrico e ignorando percorsi che si staccano a sinistra e a destra. Dopo un’ultimo tratto in discesa caratterizzato da alcune stratificazioni arenacee, confluiamo in un’ampia carraia (che seguiremo a destra) non lontani dal Monte Guardia 979 m. Possiamo raggiungere la boscosa sommità di quest’ultimo seguendo verso sinistra la carraia in salita. Giunti nei pressi della dorsale, abbandoniamo la carraia e ci dirigiamo verso la cima, intercettando una ripida traccia. Ritornati al bivio di prima, si continua per l’evidente carraia in leggera discesa (in caso non si voglia raggiungere la sommità del Monte Guardia, una volta confluiti nell’ampia carraia, si piega subito a destra). Dopo un breve tratto in lieve salita, giungiamo ad un colletto e procediamo per l’evidente carrareccia, ignorando tracce secondarie. Un’ultima discesa all’interno del bosco precede la frazione Galgheto, circondata da ampi prati. Per stradina asfaltata, prima in discesa poi in salita (ad un bivio, nei pressi di una casa, si svolta destra), si fa ritorno a Lalatta e al piazzale dove abbiamo parcheggiato l’auto.