Monte Caio: anello da Caneto

Punto di partenza/arrivo: Caneto, 571 m

Dislivello: 1010 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Caneto-Monte Caio (2,30 h) ; Monte Caio-San Matteo (30 min) ; San
Matteo-Sommogroppo (1 h) ; Sommogroppo-Caneto (40 min)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Da quest’ultima località si prosegue lungo la SS 665 ancora per poco abbandonandola per stradello in discesa. Oltrepassato il ponte sul Torrente Cedra, si raggiunge la frazione di Caneto

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Descrizione dell’itinerario 

Anello di grande suggestione in luoghi solitari ricchi di fascino e valore ambientale. La segnaletica allo stato attuale (maggio 2021) risulta in molte sezioni assente o alquanto vetusta. Tuttavia il percorso si svolge quasi sempre su sentieri e carraie evidenti che non pongono problemi di orientamento. Il dislivello complessivo non è da sottovalutare. 

Parcheggiata l’auto nella parte bassa del paese, nei pressi della chiesa, si sale lungo il viottolo principale trascurando a sinistra, appena dopo una maestà, lo stradello per Corniana. Lasciatosi alle spalle le ultime case della parte alta del nucleo, si guadagna quota per carraia all’interno del bosco compiendo una netta curva a sinistra, ammirando, in corrispondenza della curva, una ben conservata maestà. Si penetra in questo modo nella selvaggia valle formata dal Rio di Veronco che andremo a guadare molto più in alto. Trascurati due percorsi che si staccano a destra, si continua per bella carraia che avanza in moderata pendenza. Raggiunta una costa con stratificazioni del Flysch, il percorso compie alcune svolte varcando un rio che poco più in basso forma una cascatella. Trascurata, in corrispondenza di un tornante destrorso, una carraia a sinistra, si insiste per il solitario tracciato effettuando altre svolte e varcando il corso d’acqua guadato in precedenza. Si esce in seguito in un’area caratterizzata da radure arbustive che si attraversa procedendo in lieve e moderata pendenza nonché ignorando percorsi (uno di questi conduce ad una fontana) che si staccano ai lati. Compiendo diverse svolte (in corrispondenza di una curva a sinistra si ammira una bella visuale sulla selvaggia valle formata dal Rio di Veronco) si rientra progressivamente nella copertura boscosa. Trascurata a sinistra una carraia, si contorna il margine superiore di un’area disboscata fino a compiere una netta svolta a destra. Ignorata, al bivio che si incontra appena dopo la curva, un’ulteriore carraia a sinistra, si prosegue a destra per il percorso “segnato” (n° 751), trascurando l’ennesima ampia traccia che si stacca a destra. All’importante bivio che si presenta poco più avanti (sul ramo di un albero indicazione con scritto “Monte di Botta”), si abbandona il tracciato seguito fino a questo punto (il quale continua verso il Rifugio Bestianel o Bastianelli) imboccando a destra un evidente sentiero non contrassegnato. Varcato inizialmente un fosso asciutto, si oltrepassa, dopo un breve tratto in lieve discesa, un cancello. Compiuta una svolta a sinistra, si giunge in corrispondenza del suggestivo Rio di Veronco, caratterizzato da marne e formante cascatelle. Guadatolo, si prosegue per il bellissimo percorso (potrebbe trattarsi di una vecchia mulattiera) incominciando a guadagnare quota in modo deciso all’interno di un variegato ambiente boschivo. Attraversato un solco asciutto, si continua a progredire in direzione est fino a compiere un tornante sinistrorso. Si prosegue lungamente per lo spettacolare sentiero compiendo diversi tornanti e non incontrando mai bivi implicanti un’opzione. Si progredisce perlopiù in moderata e non faticosa salita fino ad effettuare uno splendido traverso a mezza costa in direzione est, dove è possibile ammirare notevoli visuali sulla Val Cedra e l’Alpe di Succiso. Immessosi nel sentiero n° 736 proveniente dalla Croce del Cardinale, lo si asseconda a sinistra inserendosi appena dopo in una carraia in corrispondenza di un suo tornante. Si segue questo percorso – che poco dopo si restringe a sentiero – a sinistra, avendo come direttrice la dorsale Cedra/Parmossa. Più avanti si esce in splendidi pendii prativi che si risalgono per evidente tracciato contrassegnato dai paletti/segnavia del percorso CAI n° 736. Ci si alza di quota in lineare salita costeggiando il limite del bosco e gruppi di alberi, mentre il panorama, man mano che si ascende, diventa sempre più vasto e spettacolare. Procedendo costantemente nel versante Parmossa del crinale, si raggiunge un bivio dove il percorso contrassegnato n° 736, staccandosi a destra, scende verso Capriglio. Noi proseguiamo diritto assecondando il segnavia n° 734, avanzando ancora per prati e attraversando una piccola fascia boscosa. Progredendo in più ripida salita, il tracciato compie una svolta a sinistra conducendo all’interno di un rimboschimento a conifere. Si guadagna quota per ampia traccia infrascata nonché dissestata, per poi volgere a destra e proseguire in direzione del crinale. Lo si asseconda tra rado bosco e arbusti, avanzando successivamente nel contesto di una fascia boscosa con qualche conifera non autoctona. Dopo un breve tratto in discesa in cui si svolta a destra, si presenta un bivio dove si prende il percorso di sinistra. Raggiunto in breve un altro bivio, si prosegue a sinistra lungo il segnavia n° 734 guadagnando quota per ampia traccia nel contesto di pendii prativi punteggiati da macchie boscose. Dopo un’ultima salita un po’ più ripida, si recupera il filo del crinale a poca distanza dalla cima del Corno di Caneto (indicazione) situata alla nostra sinistra. Appena dopo, verso destra, si raggiunge un’area pic-nic dove arriva il percorso n° 737 che sale da Schia. Si prosegue diritto assecondando quest’ultimo tracciato che si tiene costantemente sul panoramicissimo crinale in direzione di Costa Grande. Dopo una macchia boscosa, si procede costeggiando il limite di un rimboschimento a conifere situato alla nostra destra, mentre una recinzione delimita a sinistra l’ampia traccia su cui stiamo camminando. Si avanza in modo pianeggiante gustando straordinarie visuali, notando a sinistra un sentiero, contrassegnato da segnavia blu, proveniente dalla valle del Rio del Borello. Dopo una faticosa salita per carraia, si raggiunge la sommità di Costa Grande alquanto deturpata dagli impianti di risalita del comprensorio Schia-Monte Caio. Messo piede in un ripiano in corrispondenza dell’arrivo di uno skilift, si nota una targa e un sentiero che prosegue diritto. Assecondiamo quest’ultimo affrontando subito una breve salita per poi procedere a saliscendi assecondando il filo del crinale che regala splendide visuali sui dirupi del Flysch digradanti in versante Cedra. Procedendo parallelamente ad una carrozzabile si raggiunge uno spiazzo in località Costa del Dragolare. Da qui, trascurata la spettacolare continuazione del percorso n° 737 che procede a mezza costa alla base di pareti del Flysch, si continua lungo il sentiero n° 732A il cui imbocco è situato nel lato opposto dello spiazzo in cui ci troviamo. Il percorso volge subito a sinistra penetrando in buio rimboschimento a conifere, procedendo in lieve salita con alcuni brevi strappi decisamente ripidi. Si avanza in questa sezione sulla destra del filo del crinale est del Caio, recuperandolo in corrispondenza di una lapide. Lasciatosi alle spalle la non autoctona copertura a conifere, si guadagna quota, talvolta ripidamente, sulla destra della dorsale spartiacque fino a penetrare in un più piccolo rimboschimento. Oltre quest’ultimo si avanza avendo a destra dei caratteristici affioramenti del Flysch, trascurando in questa direzione, al bivio che si incontra, il percorso n° 732. Superato un ultimo faticoso strappo, si mette piede nella splendida dorsale sommitale che si asseconda a sinistra. Ammirando i suggestivi dirupi del Flysch che precipitano in versante Parmossa appena prima della vetta del Caio, si conquista quest’ultima, 1583 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un cannocchiale. Dopo una sosta al fine di gustare il magnifico panorama che ci attornia, si ripercorre il breve tratto di dorsale e nel momento in cui il percorso da cui siamo saliti volge a destra, si svolta repentinamente a sinistra lungo il sentiero n° 737B. Si perde inizialmente quota in versante Parma parallelamente al crinale nord della Punta Bocchialini. Penetrati nel bosco, si scende ripidamente per una breve sezione, fino ad incontrare il bivio (indicazioni) con il percorso n° 737A proveniente da Agna. Noi proseguiamo diritto assecondando il crinale sud/sud-ovest della montagna, raggiungendo, poco più in basso, un panoramico poggetto roccioso. Da qui si discende a sinistra una balza in cui è necessario aiutarsi con le mani, per poi volgere subito a destra onde recuperare il filo della dorsale. Aggirata a sinistra un’altra balza del Flysch, si mette piede in una carraia la cui continuazione a sinistra è costituita dallo spettacolare sentiero che abbiamo tralasciato una volta raggiunta la località Costa del Dragolare. Si prosegue diritto assecondando il tracciato di crinale, ma nel momento in cui la carraia effettua una netta svolta a destra la si abbandona per sentiero che scende ben ripido al sommo di spettacolari dirupi. Ricongiuntisi nel percorso di prima in corrispondenza di una sella, si prende a sinistra un sentiero non segnato che effettua un iniziale traverso in cui il tracciato risulta, in un breve tratto, decisamente scosceso (onde evitare questo passaggio, è possibile continuare per poco lungo la carraia che procede in salita e al sommo di quest’ultima scendere liberamente per ripido pendio boscoso, inserendosi in questo modo nel sentiero dopo la sezione scoscesa ed esposta). Il percorso, che si presenta ben incavato e contrassegnato da nastri di plastica bianco-rossi, perde poi quota in direzione sud all’interno del bosco, compiendo una sequenza di quattro tornanti. Doppiata, mediante svolta a destra, una costa, si continua a perdere quota fino ad arrivare alla base di pendii ghiaiosi con affioramenti del Flysch. Costeggiato il margine destro di uno splendido ripiano prativo, si raggiunge infine l’eremo di San Matteo1344 m, la cui fondazione risale al XII secolo e fu utilizzato come punto di appoggio dai pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. Oltre l’oratorio è presente una costruzione edificata nei primi decenni del novecento dall’agronomo Fabio Bocchialini. Dopo una sosta ad un’area pic-nic collocata in splendida posizione, si riprende il cammino assecondando solo per un brevissimo tratto la carrareccia d’accesso all’eremo proveniente da Zibana. Appena prima di una valletta, si prende a sinistra (nessuna indicazione) il percorso n° 753 per Sommogroppo che inizialmente procede in direzione nord-est. Effettuato presto un tornante destrorso, si avanza verso sud per sentiero non particolarmente incavato. Attraversato un solco, il percorso volge a sinistra divenendo più evidente, allargandosi successivamente, per un tratto, a carraia o ampia mulattiera. Varcato un rio, si prosegue per il solitario sentiero che procede in direzione sud-est/est. Svoltando in seguito a sinistra, si perde quota, talvolta ripidamente, per traccia abbastanza ampia ma infossata e con foglie che nascondono degli affioramenti rocciosi. Ripresa la direzione di prima, si scende ripidamente per un paio di tratti, avanzando successivamente in piano/lieve discesa. Si continua per il percorso principale che perde quota in modo meno erto rispetto alle sezioni precedenti, nel contesto di un ambiente boschivo di grande suggestione (ci troviamo esattamente nella sponda destra orografica della valle formata dal Rio di Trevignano). Si riprende in seguito a perdere quota ripidamente per tracciato infossato e scomodo, fino a compiere una netta curva a sinistra. Al bivio che si presenta appena dopo la svolta, si deve prendere il percorso di destra che scende ripido, senza lasciarsi fuorviare da un segnavia collocato a sinistra. Il sentiero principale poco più in basso volge a destra e procede in mezzo a stratificazioni del Flysch. Si continua a perdere quota per il piacevole tracciato, evidente e senza bivi, procedendo, più in basso, parallelamente ad una sorta di solco. Dopo una netta svolta a sinistra e una ripida discesa tra altri affioramenti del Flysch, si raggiunge il Rio di Trevignano che si guada facilmente. Recuperata la continuazione del percorso, si volge subito a destra avanzando in lieve salita parallelamente al corso d’acqua, fino a transitare a fianco di un monumento dedicato ai partigiani. L’ampio tracciato perde quota alla base di pendii ghiaiosi ed affioramenti del Flysch in un contesto ambientale tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense (si trascura percorso che staccandosi a destra conduce al Rio di Trevignano). Costeggiate più in basso delle pareti rocciose, il percorso rientra parzialmente nel bosco procedendo in lieve salita, fino ad immettersi in una carrareccia in corrispondenza di un suo tornante. Proseguendo diritto per questo tracciato, si raggiunge in breve l’isolata frazione di Sommogroppo740 m. Seguendo la strada d’accesso si scende al borgo di Trevignano che si attraversa interamente sottopassando una caratteristica volta. Giunti alla base della scalinata che conduce alla chiesa, ci si innesta appena dopo nella stradina che sale dal fondovalle. Da qui si imbocca, nel lato opposto, lo stradello per Caneto (nessuna indicazione) che potrebbe costituire una bellissima passeggiata, magari pomeridiana, a sé stante. Dopo il primo tratto in discesa, il comodo tracciato oltrepassa il Rio del Borello e conduce nei pressi del cimitero. Più avanti si deve abbandonare la stradina – che svoltando a destra conduce ad alcune case – continuando diritto per carraia. Si asseconda lungamente questo percorso costeggiando spesso panoramici campi e radure, trascurando a sinistra la carrareccia per Corniana. Ci si innesta infine nella stradina per Caneto appena prima del cimitero. 

Corno di Caneto: anello da Trevignano

Punto di partenza/arrivo: Trevignano, 665 m

Dislivello: 850 m

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Trevignano-Fontana Fredda (1,45/2 h) ; Fontana Fredda-Corno di Caneto (1,15 h) ; Corno di Caneto-Caneto (1,30 h) ; Caneto-Trevignano (50 min)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2021

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si imbocca a destra una stretta stradina che conduce a Trevignano. Riguardo il parcheggio, le possibilità sono decisamente scarse. Sotto la chiesa è presente uno spiazzo in cui sarebbe possibile abbandonare l’auto, ma potrebbe trattarsi di una proprietà privata. Altrimenti, appena prima del paese, si prosegue a destra lungo lo stradello per Caneto attraversando il Rio del Borello. Subito dopo, nei pressi di una carraia che si stacca a sinistra, sono presenti sulla destra della carreggiata degli spiazzi in cui parcheggiare l’auto

Descrizione dell’itinerario 

Questo percorso, come altri relazionati dal sottoscritto in questi anni, è tratto da una preziosa guida dedicata al medio e alto Appennino parmense/lunense il cui autore è Daniele Canossini (vedi scheda iniziale). Uno degli itinerari più particolari ed interessanti presenti nella menzionata guida è quello che verrà qui relazionato. Ci troviamo nel versante sud-est del Monte Caio, caratterizzato da selvaggi valloni e dirupi del Flysch. L’anello in questione consiste nel raggiungere il crinale che unisce la deturpata cima di Costa Grande con il Corno di Caneto. Conquistata la sommità di quest’ultimo, assecondando il poco frequentato sentiero n° 751 si scende all’altura chiamata La Penna e al rifugio/bivacco Bestianel. Infine, per carraia con numerosi bivi si raggiunge Caneto, da cui, per comodo e panoramico stradello, si ritorna a Trevignano. La classificazione EE è dovuta alla notevole difficoltà di orientamento per quello che concerne l’accesso alla località Fontana Fredda. Il sottoscritto ha voluto ripetere il percorso seguito da Canossini in occasione della sua verifica avvenuta prima del 2002, essendo questo l’anno di pubblicazione della guida. L’appena citato autore ha descritto questo accesso come possibilità alternativa alla carraia che sale da Sommogroppo, in quegli anni franata e perciò impercorribile, ma attualmente riaperta e fruibile. L’itinerario proposto è raccomandato solo ad escursionisti avvezzi a salite che avvengono fuori dai sentieri segnati, dotati di quella particolare e sempre più rara virtù che è l’intuito. Si tratta di un’attitudine che si acquisisce solo dopo anni di frequentazione della vera montagna, ed è un qualcosa di unico e insostituibile in quanto legato alla dimensione personale e al proprio vissuto.  

Parcheggiata l’auto, si attraversa interamente il suggestivo nucleo di Trevignano per stradello che sale a fianco della chiesa e passa sotto ad una caratteristica volta. Inseritosi nella strada d’accesso a Sommogroppo, la si asseconda solo per poco, imboccando una carraia che si stacca a destra e procede in salita con andamento verso sud-est. Il percorso effettua presto una netta svolta a sinistra (in corrispondenza della curva si trascura una traccia che conduce ad un campo) e sale piuttosto ripidamente assecondando una sorta di dorsale. Virando successivamente a destra, giunti in corrispondenza di una costa con affioramenti del Flysch, si compie un tornante sinistrorso. Si continua per l’evidente tracciato effettuando altre svolte e valicando una selletta. Trascurata più avanti un’inerbita traccia a sinistra (possibile scorciatoia), si prosegue costeggiando delle stratificazioni e il limite di un bosco di conifere, compiendo un’ampia curva a sinistra. Dopo una ripida salita, oltrepassato un pino divelto, si effettua, in corrispondenza di un poggio con ometto, una netta svolta a destra. Il tratto successivo è uno dei più suggestivi in quanto il percorso, affiancato da vecchi muretti a secco, mostra il suo assetto originario di mulattiera un tempo utilizzata dai valligiani. Trascurata una traccia che si innesta da destra, si prosegue per lo storico tracciato salendo in modo piuttosto sostenuto. Notando a sinistra un muretto a secco e un vecchio sentiero parallelo al nostro, si compie poco più in alto una svolta a sinistra, giungendo a poca distanza dalla carrareccia che sale da Sommogroppo in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso. Ignoratala, si insiste per la mulattiera meno battuta rispetto alla sezione precedente, che guadagna quota presentandosi invasa da vegetazione e infrascata. Progredendo anche in questo caso parallelamente ad un vecchio percorso, si giunge a lambire per una seconda volta la carraia di prima in corrispondenza di un secondo tornante. Continuando per la mulattiera, ormai ridotta a esiguo sentierino, si svolta a destra e si avanza in direzione di un bel poggio del Flysch. Aggiratolo a destra, mediante curva a semicerchio se ne raggiunge il sommo (panorama notevole) a poca distanza dalla carrareccia proveniente da Sommogroppo ed in vista di suggestivi affioramenti del Flysch. Immessosi in questo percorso, lo si asseconda a destra attraversando un cancello e transitando a fianco, nel momento in cui si effettua una svolta a sinistra, di un caratteristico blocco del Flysch. La carraia su cui stiamo camminando ci condurrebbe senza problemi al sentiero (segnato, ma non dal CAI) che sale verso il crinale di Costa Grande. L’autore della relazione ha cercato invece di ricalcare il percorso descritto da Daniele Canossini che porta in località Fontana Fredda, riscontrando notevoli difficoltà di individuazione. Le molteplici tracce incontrate, i continui cambi di direzione, le diverse sezioni in cui l’autore è stato costretto ad indietreggiare per sbagli veri o presunti, l’insieme di questi fattori costituisce di fatto un serio impedimento al fine di stilare una relazione dettagliata. D’altronde si tratta di assecondare vecchi sentieri abbandonati da decenni, frequentati da animali selvatici più che da umani, senza alcun tipo di segnavia che funga minimamente da punto di riferimento per la scelta del percorso negli innumerevoli bivi che si incontrano. La descrizione che segue è solo un’annotazione – basata anche sulle preziose informazioni fornite da Canossini – che può servire da promemoria, ma nulla di più. L’invito è quello di cercarsi il percorso in proprio, confidando nell’esperienza accumulata e stimolando la personale capacità di “lettura” del sentiero tenendo conto delle caratteristiche morfologiche del terreno. Quindi, continuando ad assecondare la carraia, si inizia a costeggiare un’area disboscata, situata alla nostra sinistra, notando e trascurando in questa direzione una carraia. Poco prima del termine dell’area in questione, nel momento in cui la carrareccia effettua una curva a destra, si rinviene una seconda ampia traccia che si stacca a sinistra. La si imbocca salendo ripidamente in direzione sud-ovest, proseguendo, al bivio che si presenta poco sopra, a destra. Penetrati nel bosco il percorso progressivamente si restringe divenendo anche più labile ma comunque intuibile. Nei pressi di una costa, il sentiero volge a destra iniziando ad effettuare alcuni tornanti tra affioramenti del Flysch. Si guadagna quota, a volte ripidamente, per l’incerto percorso che si fa sempre meno incavato, richiedendo un costante sforzo di individuazione. Ma al di là di questo, l’ambiente in cui ci troviamo è di grande pregio, interesse e integrità, tra i più suggestivi a livello appenninico.  

Perdendo e ritrovando tracce di passaggio fino a quota 1090 m…” è quello che si legge a pag. 193 del libro di Canossini, e rappresenta sinteticamente ciò che ci aspetta in questa sezione di salita. Il sottoscritto, dopo aver effettuato i suddetti tornanti, ad un bivio poco evidente ha continuato a progredire verso nord-est. Preso atto che il sentiero, invero molto labile, cominciava a perdere quota in modo significativo, ha pensato di ritornare sui suoi passi fino al bivio di prima. Optando per l’altra traccia, si è spostato verso ovest per poi volgere a destra (nord) e salire all’interno del bosco per vago e ripido sentiero – se così si può definire – creato dai passaggi degli animali selvatici. Virando in un punto imprecisato a destra, ha iniziato ad attraversare pendii prativi punteggiati da arbusti e gruppi di alberi, rientrando successivamente nel bosco. Dopo un tratto in direzione nord-est, assecondando vaghe e confuse tracce, l’autore ha svoltato a sinistra e, facendosi largo tra vegetazione in alcuni punti invadente, si è immesso in un sentiero ben più marcato. Pensando fosse quello giusto, lo ha assecondato verso sinistra – mentre la direzione giusta per Fontana Fredda era a destra – volgendo progressivamente in direzione sud-ovest e sbucando nello stesso pendio prativo con arbusti di prima, ma ad una quota più elevata rispetto a quella precedente (non avendo con sé l’altimetro, il sottoscritto non ha potuto verificare se si trovava alla quota menzionata da Canossini). L’ostinazione di recuperare il vecchio percorso ha spinto l’autore a continuare lungo questo sentiero, ma senza successo. Infatti, una volta rientrato nel bosco, ha constatato con dispiacere che la traccia si perdeva, o meglio si ramificava in altre pseudo-tracce. Dopo quest’ulteriore verifica, il sottoscritto – abbastanza affaticato per i continui saliscendi – è indietreggiato per il sentiero in questione, che risulta piuttosto labile nel contesto del pendio prativo con arbusti, ma evidente all’interno del bosco. Valicando la poco delineata costa/dorsale sud-est del Monte Cornata, avanzando con andamento verso nord-est (cfr. Canossini), l’autore ha finalmente raggiunto la fonte/abbeveratoio della località Fontana Fredda1110 m.  

Da qui in poi è possibile riprendere a stilare una relazione tradizionale. 

Dalle splendide radure in cui ci troviamo, si prosegue per percorso abbastanza evidente che avanza inizialmente verso nord per poi volgere in direzione nord-est (destra). Poco più avanti ci si innesta nella carrareccia proveniente da Sommogroppo in corrispondenza di uno splendido e secolare pero (lo stesso menzionato da Canossini nella sua relazione). Trascurata a destra un’altra carraia, si prosegue diritto/sinistra avanzando in salita ed effettuando alcuni tornanti nel contesto di un’area di rado bosco. Ignorato, in corrispondenza di un tornante destrorso, un sentiero che si stacca a sinistra, ci si inoltra nella copertura boscosa insistendo per il comodo percorso fino ad una piazzola dove esso termina (a terra si nota un paletto con indicazioni per le MTB). Da qui si continua per sentiero contrassegnato da segnavia blu, avanzando inizialmente in ripida salita. Giunti in un’area interessata da frane e smottamenti, il tracciato risulta molto poco incavato e confuso, ma questo non costituisce un problema in quanto ci si orienta con gli ottimamente posizionati segnavia (frecce di colore blu). Si attraversa in obliquo ascendente una sezione di terreno franato, continuando poi per sentiero che si presenta più evidente (indicazione per la fontana). Si tratta tuttavia di un singolo tratto, in quanto il percorso ritorna ad essere ben presto labile, ma anche in questo caso l’orientamento è notevolmente facilitato dai segnavia. Volgendo successivamente a destra, si effettua un ripido obliquo ascendente, incontrando più in alto una targhetta attaccata ad un tronchetto con scritto “posta Gino”. Raggiunta la soprastante fonte/abbeveratoio, si prosegue per il percorso principale che risulta piuttosto labile ma costantemente contrassegnato da frecce di colore blu. Si avanza successivamente a mezza costa per sentiero ben incavato, uscendo, appena dopo un fosso che si varca, in un’area disboscata. Effettuato un ripido obliquo ascendente per traccia ben incavata, si raggiunge un ripiano dove si oltrepassa un percorso trasversale. Immessosi in un’ampia traccia alla base di ripidi pendii prativi con arbusti, la assecondiamo a destra notando su un albero delle frecce direzionali. Si avanza poi per incavato ed evidente sentiero delimitato a destra, per un breve tratto, da una costa con affioramenti del Flysch. Continuando per il magnifico tracciato all’interno di un notevole ambiente boschivo, si raggiunge, appena dopo un nastro di plastica bianco-rosso e una freccia blu, un trivio. Trascurato il ripido percorso di sinistra, anch’esso contrassegnato da segnavia blu, e una più labile traccia che prosegue diritto, si prende il sentiero di destra. Ignorata in quest’ultima direzione un’altra traccia, si esce nell’ambito di belle radure che regalano ampie visuali panoramiche. Si avanza parallelamente al percorso di destra dirigendosi verso alcune conifere oltre le quali si sbuca in spettacolari pendii prativi. Si risalgono questi ultimi in obliquo verso destra puntando all’ormai vicina dorsale Costa Grande-Corno di Caneto. Oltrepassata una recinzione, ci si immette nell’ampio percorso di crinale (n° 737) che si asseconda a destra. Attraversata una macchia boscosa, si incontra, in corrispondenza di un’area pic-nic e dell’arrivo di una seggiovia, il bivio con il percorso che scende verso Schia (n° 737). Trascurato a sinistra il sentiero n° 734, si prosegue a destra per ampia traccia erbosa che, avanzando parallelamente alla dorsale spartiacque e assecondandola nel tratto finale, conduce alla sommità del Corno di Caneto1428 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo il crinale sud-est della montagna (percorso CAI n°751) in direzione dell’altura chiamata La Penna. All’inizio si perde ripidamente quota per sentiero ben incavato ed evidente, poi si procede in lieve discesa su traccia in alcuni punti non molto visibile. Al bivio che si incontra in seguito, si può proseguire diritto per il sentiero di crinale, oppure andare a sinistra, scendere per un beve tratto e raggiunto il sottostante ripiano spostarsi progressivamente a destra onde riprendere il filo della dorale. Guadagnata la sommità dell’altura denominata La Penna1319 m, si continua ad assecondare il crinale perdendo quota a fianco di interessanti affioramenti del Flysch. Alla base di questi ultimi, il percorso si sdoppia: prendiamo il ramo di destra raggiungendo poco più in basso un poggetto. Qui il tracciato volge bruscamente a sinistra (cancello da oltrepassare) e continua a scendere presentandosi ben incavato ma con sterpaglie, segno di una sua scarsa frequentazione. Successivamente si perde quota all’interno del bosco per sentiero che si presenta piuttosto labile, tenendosi a sinistra rispetto il filo della dorsale. Poco dopo il percorso volge a destra e risulta in un tratto interrotto da vegetazione e arbusti. Aggirato l’ostacolo a sinistra, si riprende, con spostamento a destra, il crinale divisorio. Il bel percorso continua ad assecondare la dorsale ancora per un tratto, per poi abbandonarla volgendo a sinistra. Svoltando poco dopo a destra, si inizia a costeggiare il margine superiore di un’area disboscata, per poi compiere, su ampio tracciato devastato dai mezzi motorizzati, un tornante sinistrorso. Immessosi in un’orripilante carraia di esbosco, la si segue a destra perdendo quota affiancati dall’area disboscata di prima. Svoltando successivamente a sinistra, si giunge in vista di una costruzione all’interno del bosco: si tratta del Rifugio Bestianel (o Bastianelli), 1170 m. Abbandonata temporaneamente la carraia, ci dirigiamo verso quest’ultimo nei pressi del quale si trova un’area pic-nic. Dopo un’eventuale sosta, ripreso il tracciato di prima, si effettuano alcune svolte rientrando presto nel bosco. Si continua a perdere quota per carraia più piacevole rispetto alla sezione precedente, trascurando a sinistra un paio di percorsi. Sbucati in un’area disboscata, la si attraversa e rientrati nel bosco si compie un tornante sinistrorso. Contornato il margine inferiore dell’area di prima, ripiombati nell’autoctona copertura boschiva si perde quota per un breve tratto parallelamente ad un fosso. Dopo aver attraversato il margine inferiore di un’altra area di rado bosco, si incontra un bivio con vecchio carretto dove si trascura a sinistra una traccia. Si continua a scendere compiendo altri tornanti e costeggiando un pendio con stratificazioni. Poco più in basso si trascura un sentiero (indicazione per il Monte di Botta) che si diparte a sinistra, poi altri percorsi secondari che si staccano a destra. La comoda carraia volge successivamente a sinistra, contorna il margine superiore dell’ennesima area disboscata e continua a perdere quota compiendo altre svolte. Più in basso si scende ai lati di belle radure con arbusti e, varcato un rio, si perde quota parallelamente ad esso all’interno del bosco. Nei pressi di una presa dell’acquedotto, il percorso compie un tornante sinistrorso, mentre a destra si stacca un’ampia traccia in salita. Imboccatala, si raggiunge un capanno e, sopra a quest’ultimo, il filo del crinale sud-est del Monte Castello. Assecondandolo a destra per poco, si arriva a lambire il margine delle spettacolari pareti del Flysch che fanno da alpestre sfondo al paese di Caneto (breve digressione altamente consigliata). Ritornati nella carraia principale, si guada per la seconda volta il rio di prima (che precipita a valle con una bella cascata), incontrando più in basso una ben conservata maestà. Dopo una svolta a destra e una discesa si entra nella suggestiva frazione di Caneto571 m, che si attraversa ignorando a destra lo stradello per Corniana (maestà in corrispondenza del bivio). Transitati nelle vicinanze della chiesa, si incontra, nei pressi del cimitero, una fontana. Appena dopo si prende a destra una sterrata che conduce in una valletta oltrepassandola. Si continua lungamente per questo percorso che procede perlopiù in leggera salita costeggiando spesso campi e radure che offrono belle visuali panoramiche. Eccetto una traccia che si stacca a sinistra, non si presentano altri bivi implicanti un’opzione. Immessosi in una stradina asfaltata in corrispondenza di un suo tornante, la si segue a destra (a sinistra porta ad un gruppo di case) in salita fino a giungere nei pressi del cimitero di Caneto. Si continua per lo stradello che conduce nella valletta formata dal Rio del Borello, notando, appena prima di quest’ultimo, una carraia che sale a destra. Oltrepassata la valletta, si prosegue ulteriormente per la piacevole stradina che in breve riporta a Trevignano

Monte Caio da Tizzano

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Punto di partenza/arrivo: Tizzano Val Parma 814 m

Dilivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: Tizzano-Monte Rotondo (40 min) ; Monte Rotondo-Monte Pesdonica (1,10 h) ; Monte Pesdonica-Monte Caio (50 min) ; Monte Caio-Grande Faggio (50 min) ; Grande Faggio-Tizzano (2,10 h)

Difficoltà: E (E+ la discesa lungo la dorsale nord del Caio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello- SP 665R-SP 65-Tizzano Val Parma

map(1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario 

Interessante escursione lungo carraie e sentieri molto panoramici, in ambiente vario e suggestivo. Nella prima sezione si raggiunge e scavalca la panoramica sommità del Monte Rotondo, continuando poi, avendo come direttrice la dorsale Parmossa/Parma, in direzione del boscoso Monte Pesdonica. Oltre quest’ultimo ci si inserisce nella carrozzabile per la Costa del Dragolare, seguendola per un tratto e abbandonandola per il sentiero n° 732 che ci condurrà a poca distanza dalla cima del Caio. Per la discesa suggerisco di percorrere integralmente il crinale settentrionale della montagna, assecondando un sentiero a volte non molto evidente e un tempo (forse) segnato dal CAI. Questo percorso permette di ammirare impareggiabili visuali sui caratteristici dirupi del Flysch che precipitano in versante Parma. 

Parcheggiata l’auto nello spiazzo adiacente a Viale Europa Unita, si continua per poco lungo questa strada, imboccando poi a sinistra la provinciale n° 14. Poco dopo si prende a destra Via Ferruccio Ferrari e la si percorre interamente fino ad innestarsi nella strada per Schia. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola in corrispondenza di uno stradello che si stacca a destra (indicazione dell’Ippovia dell’Appennino). Si effettua subito una netta svolta a sinistra giungendo nei pressi di una casa, continuando poi per carraia. Il tracciato procede in lieve salita all’interno del bosco a fianco di panoramici prati, assecondando l’ampio crinale Parma/Parmossa che per un buon tratto costituisce la nostra direttrice di salita. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto (sul muro si nota la scritta Monte Rotondo con freccia), si incontra un bivio dal quale si prende la traccia di destra che volge subito a sinistra. Valicato il crinale, si prosegue per comodo sentiero/mulattiera all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando sul tronco di un albero un vecchio segnavia del CAI. Più avanti si presenta un bivio da cui si tralascia una traccia a destra (che seguiremo al ritorno) contrassegnata da segnavia bianco-rossi, mentre al successivo bivio, situato a poca distanza dal precedente, si prende il sentiero di destra (paletto di legno con segnavia e cartello di latta con scritto Monte Rotondo e Musiara Superiore). Il percorso avanza in moderata pendenza e, raggiunto il crinale, aggira un poggetto. Dopo aver scavalcato un’altura, si scende al sommo di belle radure che regalano belle visuali panoramiche. Conquistata la cima del Monte Rotondo, 969 m, si continua per il sentiero di crinale che quasi subito si biforca (noi prendiamo il ramo di sinistra) e prosegue a fianco di spettacolari affioramenti del Flysch. Raggiunta poco dopo una radura, si innesta alla nostra sinistra il percorso (che seguiremo al ritorno) che aggira in versante Parmossa la vetta del Monte Rotondo. Si prosegue transitando a fianco di poggetti di marne, incontrando poco più avanti un’altra biforcazione dalla quale si prende il ramo di destra. Poco dopo, in corrispondenza di un muretto a secco situato alla nostra destra, si presenta un ulteriore bivio dal quale si prende la traccia di destra. Si procede in salita attraversando una radura, immettendosi in una carraia trasversale che si segue a destra. Poco più avanti il tracciato compie un tornante sinistrorso in corrispondenza del quale si tralascia a destra una traccia inerbita. Ignorata appena dopo una carraia che si stacca nella stessa direzione, al bivio successivo si prende invece a destra una ripida carrareccia dove affiorano stratificazioni del Flysch. Il tracciato conduce più in alto in una magnifica radura delimitata da un rimboschimento a conifere, attraversandola in direzione di quest’ultimo. Penetrati nel bosco, si prosegue in lieve salita effettuando qualche svolta, sbucando poi in una radura arbustiva. Si guadagna quota lungo il margine destro di quest’ultima e, dopo un buio rimboschimento a conifere, si raggiunge un’altra splendida radura che si risale lungo il suo limite destro, tenendosi a poca distanza dal filo della dorsale (quest’ultima precipita in versante Parma con spettacolari pareti del Flysch). Guadagnato il sommo del pendio prativo (stupende visuali), si continua per il suggestivo percorso di crinale avanzando perlopiù in piano, cominciando a scorgere, alla nostra sinistra, il paese di Musiara Superiore. Dopo aver costeggiato un campo da calcio, in corrispondenza di una Maestà con bassorilievo e carraia che scende a destra, ci si immette nella strada per Schia. Si segue l’asfalto a destra abbandonandolo in corrispondenza di una netta svolta a sinistra. Qui si imbocca un ampio sentiero segnato (CAI n° 710) parte integrante del percorso tematico “Paesaggi di uomini e natura”. Al primo bivio che si incontra, si prosegue a destra e si procede per buon sentiero che sale nel bosco a fianco di radure. Dopo un’ampia curva a sinistra, si sbuca in una bella radura (a destra si innesta una carraia) che si attraversa in salita, guadagnando poco più in alto il dorso di una costa con linea elettrica. Ammirando i caratteristici affioramenti del Flysch e ignorata a destra una traccia, si arriva a lambire la strada per Schia (segnavia presenti e ben posizionati). Si continua guadagnando quota lungo il filo del crinale divisorio, contornando il margine superiore di una splendida radura che offre ampie visuali. Dopo una panchina con pannello esplicativo, l’ampia traccia piega a sinistra penetrando nel bosco. Si avanza in moderata pendenza effettuando qualche svolta, valicando il crinale spartiacque. Il percorso poi pianeggia spostandosi a destra, risultando in alcuni punti fangoso poiché disgraziatamente sfruttato da moto e fuoristrada. Costeggiato il margine sinistro di un’area soggetta ad operazioni di esbosco, si rientra nella faggeta e si guadagna quota con pendenze più sostenute rispetto alla sezione precedente. Trascurata, in corrispondenza di una curva a sinistra, una traccia, si prosegue tra boscaglia e fitta vegetazione, risalendo poi una radura. Oltrepassato il Monte Pesdonica, 1302 m, si continua per comodo sentiero all’interno di una bella faggeta, attraversando l’immancabile area di rado bosco. Proseguendo diritto ad un incrocio, si asseconda un’ampia traccia che pianeggiando conduce in una sterrata (CAI n° 732) proveniente dalla strada per Schia. La si segue a destra in direzione della costa del Dragolare, ignorando, oltre il percorso n° 730 da cui torneremo, il sentiero n° 710 che si stacca a sinistra e un’altra carraia non contrassegnata. Dopo una fontana, si imbocca a destra un ampio sentiero (percorso n° 732) che inizialmente sale verso nord parallelamente alla strada di prima. Cambiata, mediante tornante, la direzione, si avanza verso sud/sud-ovest all’interno di un interessante ambiente boschivo. Si prosegue per l’evidente tracciato che guadagna quota in moderata pendenza, penetrando più avanti in un buio rimboschimento a conifere. Continuando lungamente per il percorso principale, si esce infine dalla copertura boscosa nei pressi di alcuni caratteristici affioramenti del Flysch. Appena dopo ci si innesta in un’altra traccia segnata, proveniente dalla Costa del Dragolare, che si segue a destra, affrontando subito una ripida salita. Oltre quest’ultima si approda nella stupenda dorsale sommitale del Monte Caio che, seguita a sinistra, conduce in breve alla notevole cima della montagna, 1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un vecchio cannocchiale. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi, ma nel momento in cui il percorso svolta nettamente a destra abbandonando l’erbosa dorsale della montagna, continuiamo lungo essa assecondando una tracciolina non segnata ma abbastanza evidente. Poco dopo si penetra nel bosco e, con andamento verso sinistra, si arriva a lambire lo spettacolare crinale divisorio. Lo si segue al sommo dei dirupi del Flysch che precipitano sia in versante Parma quanto in quello Parmossa, ammirando notevoli visuali. Più avanti si sbuca in una radura con folta vegetazione, circondata da conifere di reimpianto, che si attraversa svoltando presto a sinistra in direzione del filo della dorsale. Lo si asseconda tenendosi all’interno del bosco, transitando a fianco di un magnifico esemplare di faggio. Effettuata una svolta a sinistra, si ritorna sul filo del crinale che si percorre per sentiero abbastanza evidente (nonostante la nulla frequentazione), alternando tratti nel bosco ad aperture che regalano stupende visuali. Usciti dalla vegetazione, ci si trova sul filo di un esile e spettacolare crinale roccioso che precipita verso nord con una balza pressoché verticale, mentre ai lati digradano friabili dirupi e pareti. Qui la traccia piega nettamente a destra (segno rosso molto sbiadito) e scende ripida per canalino sassoso, svoltando più in basso a sinistra. Si transita sotto le spettacolari pareti del Flysch fino a recuperare il filo della dorsale proprio ai piedi della spettacolare e appuntita balza al cui sommo ci trovavamo prima. Si prosegue per un tratto lungo il crinale divisorio Parma/Parmossa, perdendo poi quota, dopo aver oltrepassato un filo spinato arrugginito, alla sua sinistra, assecondando una labilissima traccia contrassegnata da sbiaditi segnavia rossi. Si continua avendo a destra una recinzione a filo spinato e un’ampia area disboscata digradante in versante Parmossa. Ad un certo punto si deve piegare nettamente a sinistra puntando ad una macchia boscosa (freccia rossa su un tronco), raggiunta la quale si procede per poco evidente traccia che avanza nella direzione opposta rispetto a quella di prima. Raggiunto un altro segnavia rosso con freccia, si effettua una netta svolta a destra recuperando in questo modo la direzione nord nonché il crinale divisorio delimitato da una recinzione. Oltrepassata quest’ultima, si scende per un breve tratto tra sterpaglie all’interno di un’area disboscata (la stessa lambita precedentemente), puntando ad un bollo rosso sul tronco di un albero. Si prosegue successivamente al sommo di pendii prativi digradanti in versante Parma, effettuando un paio di tornanti. Continuando ad assecondare l’incerta e inerbita traccia e costeggiando la recinzione a filo spinato, ad un certo punto occorre piegare nettamente a sinistra (segnavia rosso su un sasso a sinistra) e scendere per pendio prativo. Prestando attenzione ai segnavia sbiaditi ma ben collocati (senza i quali l’orientamento risulterebbe decisamente problematico), si attraversano sezioni di terreno interessate da frane, volgendo successivamente a destra. Dopo aver oltrepassato un’altra piccola area soggetta a frane, si vira a sinistra (filo spinato) e, raggiunto un segnavia rosso con freccia sul tronco di un albero, si piega ancora a destra. Occorre poi sottopassare un filo spinato oltre il quale si continua per sentiero in discesa (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero), approdando infine in belle radure arbustive dove ci si innesta in una traccia trasversale. La si segue a destra immettendosi in breve nel percorso segnato n° 730 a poca distanza dal bivio con la carraia che sale da Agna (n° 737A). Andando a destra si raggiunge poco dopo quella che senza dubbio è una delle più monumentali sculture naturali di tutto l’Appennino settentrionale: il Grande Faggio. Dopo una sosta d’obbligo in questo luogo veramente magico, si continua per l’ampia traccia contrassegnata n° 730 che procede all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Si transita a fianco di un abbeveratoio, immettendosi poi in un’altra traccia che si asseconda a destra in salita. Oltrepassato un cancello, si prosegue in lieve salita tralasciando a sinistra un’altra traccia, continuando per il percorso principale che successivamente volge a destra. Procedendo a saliscendi, contornando la solita area soggetta ad operazioni di esbosco e trascurando percorsi laterali, ci si immette più avanti nella carrozzabile per la Costa del Dragolare seguita all’andata. Da qui si ripercorre lo stesso itinerario, ma anziché scavalcare nuovamente il Monte Rotondo, lo si aggira in versante Parmossa per ottimo sentiero. Più in basso, al bivio che si incontra dopo quello per la sommità del Monte Rotondo, invece di ricalcare i propri passi fino a Tizzano, si prende a sinistra un evidente sentiero contrassegnato da vecchi segnavia bianco-rossi. Si avanza inizialmente verso nord-ovest attraversando un solco e un piccolo rimboschimento a conifere, volgendo successivamente a destra. Perdendo quota per ottima traccia, si valica una costa boscosa (segnavia) e si continua a scendere alla sua sinistra. Raggiunto un bivio sul dorso della costa, si ignora una traccia a sinistra che conduce ad un poggetto, svoltando invece a destra. Si scende per sentiero evidente, prima sulla sinistra di un solco, poi assecondandolo direttamente, varcando più in basso un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede per un tratto in salita contornando il margine superiore di un campo, ritornando poi all’interno del bosco. Inseritosi in un’ampia traccia, la si segue a sinistra procedendo in salita e a saliscendi. Oltre una svolta a destra e dopo essere transitati a fianco di un condominio, ci si inserisce nella strada per Schia proprio di fronte a Via Ferruccio Ferrari. 

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Il Monte Caio da Zibana

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Punto di partenza/arrivo: Zibana 755 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Zibana-Passo del Cozzanello (1,15 h) ; Passo del Cozzanello-Monte Caio (1,20 h) ; Monte Caio-San Matteo (40 min) ; San Matteo-Zibana (1, 30 h)

Difficoltà: E (E+/EE in due brevi tratti)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si continua ancora per un breve tratto lungo la S.P. 665R in direzione di Monchio delle Corti. Al primo bivio (indicazioni) si imbocca a destra una stradina che conduce dopo alcune svolte al pittoresco paese di Zibana. Si parcheggia l’auto nei pressi della chiesa di Santa Maria Assunta, la cui fondazione originaria risale al 1230.

map www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario  

Spettacolare e completo itinerario in luoghi solitari e ricchi di fascino. 

Dalla chiesa di Zibana, seguendo lo stradello di sinistra, si attraversa il suggestivo borgo, ignorando poco sopra il percorso tradizionale per S. Matteo che si stacca a destra. Si prosegue per stradina asfaltata in direzione di Cozzanello effettuando inizialmente un paio di tornanti. Giunti nei pressi di alcune di case, si continua lungo una carraia che scende per un breve tratto per poi avanzare pressoché in piano. Si prosegue comodamente per il bellissimo tracciato aggirando più avanti una costa (belle visuali panoramiche), raggiungendo infine una casa isolata in località Case Solaroli. Si insiste per il comodo tracciato, ora asfaltato, procedendo a fianco di panoramici campi, fino a giungere in corrispondenza di un rio. Qui si imbocca a destra una carraia che guadagna quota avendo a sinistra il rio in questione e a destra i campi alla cui base siamo transitati poco prima. Dopo una presa dell’acquedotto si affronta una ripida salita oltre la quale in tracciato piega progressivamente a destra, allontanandosi in questo modo dal rio. Ritornati nei pressi di quest’ultimo si incontra un bivio da cui si prosegue diritto/destra, notando, in corrispondenza del bivio, degli interessanti muretti a secco che delimitano il corso d’acqua. Trascurata un’altra traccia a destra, si guadagna quota piuttosto ripidamente avendo sempre a sinistra e più in basso il rio. Si contorna poi il margine sinistro di un’area di bosco diradato, raggiungendo più avanti un bivio con due carraie nei pressi di un solco formato dal corso d’acqua di prima. Noi prendiamo la traccia di sinistra, attraversando subito il menzionato solco ed avanzando successivamente in direzione ovest, avendo a destra il corso d’acqua e un’area disboscata (appena dopo il bivio si notano a sinistra dei suggestivi ruderi). Segue un tatto in cui si guadagna quota in ripida e sostenuta salita compiendo una curva a destra. Per carraia successivamente meno ripida (più in basso a sinistra si nota un rio) si raggiunge un bivio dove si tralascia a destra una carrareccia per S. Matteo. Al successivo bivio si deve prendere la traccia di sinistra, guadando in questo modo il rio alla cui destra siamo saliti nell’ultimo tratto. Sbucati in un’area parzialmente disboscata, si avanza in moderata pendenza fino ad approdare su una panoramica costa dove il tracciato volge repentinamente a destra. Si prosegue per bella carraia in direzione del non lontano crinale Cedra/Bratica, contornando inizialmente il margine superiore di una radura arbustiva. Rientrati nel bosco, si incontra un bivio da cui si tralascia a destra un’ampia traccia e, proseguendo per il percorso principale, si approda senza possibilità di errore sulla dorsale meridionale del Monte Caio, in corrispondenza del Passo del Cozzanello (proprio qui il 20 novembre del 1944 furono uccisi i partigiani Ottavio Ricci e Rubens Guatelli). Messo piede sull’ampia traccia di crinale, la si segue a destra tralasciando subito, a sinistra, una carraia che scende in direzione di Ballone. Dopo una svolta a sinistra si continua in moderata pendenza, per poi procedere in leggera salita e in piano sulla sinistra del crinale spartiacque. Raggiunto il Passo di Zibana1252 m, notiamo a destra un cippo con Madonna ai piedi di un bell’esemplare di faggio e una traccia che scende in versante Cedra. Si prosegue lungo il percorso di crinale sottopassando, più avanti, una linea elettrica ed iniziando successivamente, in versante Parma, l’aggiramento del Groppo Cardello, la cui sommità è deturpata da antenne. In seguito si recupera il filo della dorsale e lo si valica procedendo in moderata pendenza in versante Cedra. Poco più avanti si rimette piede sul crinale spartiacque in un punto altamente panoramico, procedendo successivamente tenendosi leggermente a destra del filo della dorsale. Mediante netta svolta a sinistra si valica nuovamente il crinale, avanzando per un breve tratto in versante Parma (notevoli stratificazioni del Flysch del Monte Caio). Dopo una breve discesa si continua assecondando il crinale divisorio al sommo di bellissime radure, delimitate da una recinzione con filo spinato, che digradano in versante Parma. Dopo essere transitati nei pressi della sommità della Punta Fegni, si incomincia a perdere marcatamente quota effettuando un tornante sinistrorso. Raggiunta una sella in località Fornace1434 m (qui si trascura a sinistra una carraia che conduce a Ballone), si continua per il percorso principale che avanza appena a destra del filo della dorsale temporaneamente fuori dal bosco (notevoli visuali panoramiche). Ignorata a destra la carraia che scende a S. Matteo, si prosegue lungo il tracciato di crinale in leggera salita, scavalcando successivamente un poggio. Dopo una discesa nella quale si passa a fianco di affioramenti del Flysch e di una lapide, si mette piede in una panoramica sella dove a destra si stacca la traccia (nel primo tratto franata) che seguiremo al ritorno per raggiungere S. Matteo. Appena dopo si abbandona la carraia prendendo a destra un sentiero che inizialmente procede in piano/leggera discesa. Successivamente la traccia si impenna notevolmente e risale un ripido profilo da cui si ammirano notevoli visuali sui friabili dirupi che digradano in versante Cedra. Rimesso piede nella carraia di prima, la si segue verso la non lontana sommità del Caio, incontrando più avanti un bivio in corrispondenza di un bel crinaletto ghiaioso/roccioso. Da qui si prende il sentiero di sinistra che asseconda il menzionato crinale, aggirando a destra un primo muretto, superando invece, nel punto più debole, un secondo risalto in cui è necessario aiutarsi con le mani (breve passaggio classificabile EE). Sempre assecondando la dorsale, si raggiunge poco dopo un bivio da cui si tralascia a sinistra il percorso n° 737A proveniente da Agna. Proseguendo diritto (percorso n° 732B) si sale ripidamente per poi tagliare in obliquo ascendente i pendii digradanti dalla “Punta Bocchialini”. Guadagnata la splendida dorsale sommitale, volgendo a destra ci si dirige verso la cima del Monte Caio1580 m, che si raggiunge in breve. La sommità è caratterizzata da un cippo a ricordo dell’agronomo Fabio Bocchialini e da un curioso cannocchiale. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, percorrendo a ritroso il tragitto effettuato in salita si ritorna alla panoramica sella con traccia che si stacca a sinistra (a destra nell’altro senso). Come già detto, quest’ultima risulta franata appena dopo il bivio, per cui è necessario continuare per la carraia fin quasi al sommo della salita. Poi ci si cala per ripido pendio boscoso (passaggio classificabile EE), recuperando in questo modo il sentiero appena oltre il breve tratto franato. Si segue la traccia abbastanza evidente, effettuando poco più avanti un tornante sinistrorso cui segue uno destrorso (l’orientamento è facilitato da nastri di plastica bianco/rossi). Dopo altri due tornanti si riprende la direzione SW, aggirando, mediante curva a destra, una costa, giungendo poco dopo nei pressi di pendii con detriti dominati da friabili dirupi. Approdati nella magnifica radura sottostante gli edifici di S.Matteo, la si contorna sulla destra e dopo una breve salita si raggiunge la chiesetta omonima (la cui fondazione è antecedente al XII secolo) con l’annesso oratorio ricostruito da Fabio Bocchialini. Dopo una sosta d’obbligo in questo luogo magnifico e carico di storia (una traccia erbosa in discesa, che si stacca a sinistra nei pressi dei tavoli con panche, conduce ad un’antica fonte), si mette piede nella carrareccia d’accesso proveniente da Zibana, che costituisce la nostra comoda via di discesa. Ignorato subito a sinistra il sentiero proveniente da Sommogroppo, si procede per l’ampia traccia attraversando due vallette formate da rii (nella prima si trova una fonte), avanzando successivamente in salita. Aggirata una costa, si incomincia a perdere progressivamente quota inizialmente fuori dal bosco (notevoli visuali panoramiche). Rientrati in quest’ultimo e attraversata un’altra valletta, si procede ancora per un tratto in piano/lieve salita, per poi riprendere a scendere costeggiando il margine superiore di un’ampia area disboscata. Continuando lungamente per la comoda carrareccia, si raggiunge più avanti una costa dove a sinistra si nota panchina e una lapide. Dopo una discesa si approda nelle splendide radure della località Lago Maggiore (si tratta di uno stagno stagionale) che si attraversano avanzando in lieve salita. Congiuntisi con un’altra traccia che a destra sale verso il crinale del Caio, si volta a sinistra costeggiando un ampio campo con capanno in legno (a destra si trova una fonte). Si prosegue lungo l’evidente tracciato e nel momento in cui curva a destra lo si abbandona continuando diritto per ampia mulattiera. Dopo qualche minuto si rimette piede nella carraia di prima che si segue in direzione di Zibana. Effettuando diversi tornanti e costeggiando splendide e panoramiche radure, si giunge in corrispondenza della recinzione dell’area di addestramento cani S. Matteo, dove a sinistra si stacca una traccia che conduce a Sommogroppo. Proseguendo per il percorso principale, si transita, dopo aver effettuato un tornante sinistrorso, in corrispondenza dell’ingresso della menzionata area. Poco più avanti si raggiungono le prime case di Zibana (bella fontana sulla destra) e per stradello si scende alla chiesa. 

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Monte Caio: anello da Agna

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Punto di partenza/arrivo: Agna 803 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Agna-Grande Faggio (1,15 h) ; Grande Faggio-Monte Caio (1 h) ; Monte Caio-Armanetti-Ballone (1,45 h) ; Ballone-Agna (40 min)

Difficoltà: E (E+/EE un breve passaggio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 159-163)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare. Giunti al bivio con la SP 116, si prosegue diritto lungo la SP 13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e poco prima del ponte sul Torrente Bratica, si incontra il bivio con la stradina che sale a Villula e Agna. Effettuando diverse svolte e tornanti si raggiunge l’ultima delle due località, parcheggiando l’auto in uno spiazzo all’ingresso del paese

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario 

Quella che mi accingo a descrivere è senza dubbio una delle più belle e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. Visiteremo luoghi di grande suggestione e bellezza in totale e contemplativa solitudine, in un’area montuosa mai presa seriamente in considerazione dall’escursionismo locale. 

Dal parcheggio si percorre a ritroso la strada da cui siamo venuti, imboccando a sinistra (indicazione del percorso CAI n° 737A) una stradina in direzione di Tufi d’Agna. Si guadagna quota ripidamente, trascurando a destra l’ampia traccia da cui torneremo. Dopo un faticoso strappo per stradello cementato, si incontra un bivio dove si continua diritto/sinistra per carraia. Si sale costeggiando il margine destro di un ampio campo e dopo una svolta a sinistra si raggiunge un rio dove si ignora a destra una traccia. Si varca il corso d’acqua svoltando poi repentinamente a destra, guadagnando quota all’interno di un bell’ambiente boschivo. Al bivio successivo (frecce segnaletiche) si va a sinistra, trascurando l’ampia traccia che sale in direzione della “Capannina”. Usciti dal bosco si avanza assecondando il sommo del pendio che costituisce la sponda sinistra orografica del Rio del Borello, il cui letto è sconvolto da frane e alluvioni. Trascurato un percorso che si stacca a destra, si guada il corso d’acqua, rientrando poi nel bosco. Raggiunto un bivio, si ignora a destra una traccia in salita (sbiadito segnavia sul tronco di un albero a sinistra) e si procede per il percorso segnato che avanza con andamento pressoché pianeggiante. Segue l’attraversamento del Rio d’Agna, subito dopo il quale si effettua un tornante destrorso che precede uno sinistrorso. Raggiunto un bivio, si deve prendere la traccia di destra (segnavia presenti ma sbiaditi), guadagnando quota in modo piuttosto sostenuto. Dopo una svolta a sinistra si avanza in direzione NE, effettuando poi un tornante destrorso e raggiungendo il dorso di una costa dove si incontra un bivio. Si va a destra procedendo per un tratto in ripida salita e dopo una svolta a sinistra si incontra l’ennesimo bivio da cui si prosegue a destra. Dopo un’ulteriore svolta si avanza in piano/falsopiano per ampia traccia all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando poco più avanti un bivio con freccia segnaletica. Noi proseguiamo a destra raggiungendo poco dopo un ulteriore bivio da cui si ignora a sinistra una traccia delimitata da un cancello in legno. Si continua a guadagnare quota in moderata pendenza, raggiungendo dopo qualche minuto il crinale Groppo d’Agna-Monte Nocellara. Qui il percorso volge a destra e procede a fianco di radure in cui si nota un capanno con fontana situato in corrispondenza di quello che nelle mappe è indicato come il Monte Nocellara1211 m. Ci si immette poi in un’ampia traccia che si segue a destra e rientrati nel bosco si giunge ad un bivio da cui si prosegue a sinistra, ignorando, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra, una traccia a destra. Quando il percorso si biforca noi prendiamo il ramo di destra proseguendo all’interno di un suggestivo ambiente boschivo. Poi si sale assecondando un filare di faggi affiancati a destra da una radura arbustiva e a sinistra dai pascoli di Predalara. Raggiunto un bivio (paletto con cartelli), si abbandona temporaneamente il percorso n° 737A e verso sinistra ci si dirige alla volta del “Grande Faggio”. Si attraversa inizialmente un magnifico ripiano prativo e al primo bivio si prende la traccia di destra (paletto con segnavia sbiadito). Procedendo in piano/leggera discesa si raggiunge in pochi minuti lo splendido pianoro dove è situato il monumentale “Grande Faggio”. Quest’ultimo, che raggiunge l’altezza di 35 m, dalla veneranda età di circa 250 anni, è uno dei più importanti esemplari di faggio a livello nazionale e, forse, europeo. Dopo una sosta si ritorna al bivio di prima da cui si prosegue lungo il percorso n° 737A in direzione della sommità del Monte Caio. Si asseconda inizialmente un’ampia traccia che poco dopo si interrompe a causa di una grande frana che ha interessato questa sezione di montagna. Orientandosi con i segnavia, ci si sposta a sinistra e si sale ripidamente, mettendo successivamente piede in una traccia che si segue a destra. Raggiunto il bordo della frana si piega prima a sinistra e poi subito a destra, oltrepassando un filo spinato. Lasciandosi guidare dai segnavia, si prosegue su labile traccia attraversando o passando a fianco di sezioni di terreno interessate da smottamenti. Raggiunta una costa boscosa si deve avanzare diritto (segnavia non molto evidenti), attraversando successivamente una bella e panoramica pietraia. Il percorso vira appena dopo a destra e scende ripidamente per il pendio boscoso, conducendo prima ad un piccolo ripiano, poi, dopo una discesa, nella storica mulattiera interrotta dalla frana. Si segue il tracciato a sinistra, incontrando, dopo uno strappo in moderata pendenza, un cancello che si oltrepassa. Appena oltre quest’ultimo si presenta un bivio dal quale i segnavia bianco-rossi del percorso n° 737A indicano di virare a destra. Noi li assecondiamo attraversando il letto asciutto di un rio, notando alla nostra sinistra una radura. Successivamente ci si immette nella traccia abbandonata in precedenza e si continua lungo essa, raggiungendo poco più avanti un ripiano con arbusti che si contorna sulla destra. Dopo una salita si approda sul dorso di una costa dove si presenta un bivio (indicazioni): continuando per l’ampia traccia ci si dirige verso il crinale meridionale del Caio, confluendo qui nella carraia contrassegnata n° 737. Noi invece prendiamo il sentiero alla nostra sinistra, che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 737A. La traccia sale inizialmente diritto per poi virare subito a sinistra avanzando in obliquo ascendente sulla destra di un solco. Poco dopo si volge a destra risalendo il pendio boscoso, giungendo nei pressi di una piazzola dove si svolta repentinamente a sinistra (segnaletica rifatta di recente). Si prosegue in piano/leggera salita orientandosi con i ben posizionati segnavia, per poi virare a destra e risalire il pendio boscoso transitando a fianco di un caratteristico masso. Giunti in corrispondenza di un avvallamento prativo, la traccia piega a destra e avanza tenendosi nei pressi del limite della vegetazione. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si esce in belle radure e si attraversa un solco, curvando appena dopo a sinistra. Sbucati in un’altra splendida radura, la si risale costeggiando il suo margine sinistro, tenendosi nei pressi del limite del bosco (segnavia). Si piega successivamente a destra verso il margine della faggeta, penetrando in essa dopo aver effettuato alcune piccole svolte. Si oltrepassa poi una recinzione con filo spinato e appena dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli), innestandosi qui nel sentiero n° 732B. Lo seguiamo a sinistra affrontando subito una ripida salita, proseguendo successivamente con minore pendenza tagliando i pendii che scendono dalla sommità del Caio. Dopo un’ultima salita si approda nella superlativa dorsale sommitale della montagna che si segue a destra raggiungendo in breve la cima del Monte Caio1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un curioso cannocchiale. Dopo una meritata sosta al fine di gustare lo splendido panorama a 360°, ritorniamo sui nostri passi fino al sottostante bivio con il percorso n° 737A – da cui siamo venuti e che trascuriamo – proseguendo invece diritto lungo il sentiero n° 732B. Poco dopo si mette piede su un magnifico crinale roccioso da cui, piegando repentinamente a sinistra, si discendono alcune facili ma ripide roccette (passaggio quest’ultimo classificabile come EE). Si prosegue lungo il bel sentiero recuperando appena dopo il crinaletto, mettendo successivamente piede in una carraia. Quest’ultima asseconda la dorsale sud/occidentale della montagna ed è contrassegnata CAI n° 737: noi la seguiamo in direzione S. Matteo/Passo del Ticchiano. Nel momento in cui effettua un tornante destrorso, l’abbandoniamo temporaneamente continuando per sentiero che scende ripido lungo il filo di una dorsale. Ricongiuntisi con il tracciato di prima, si avanza per esso comodamente prima fuori dal bosco, poi al suo interno. Poco più avanti si incontra un’apertura dove è possibile ammirare una bellissima visuale sulle sottostanti radure dov’è situato l’oratorio di S. Matteo. Avanzando ulteriormente per il percorso di crinale, si arriva al bivio con la carraia che a sinistra conduce all’appena menzionata località. Noi proseguiamo diritto lungo il percorso n° 737, procedendo a mezza costa ed ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso e il Monte Ventasso. Appena dopo si giunge in località Fornace1434 m, dove si incontra un bivio con una carraia, chiusa da un cancello, che si stacca a destra (freccia direzionale con scritto Ballone). L’imbocchiamo procedendo in lieve discesa all’interno di un bel ambiente boschivo, assecondando successivamente il dorso di una costa. Poco dopo si sbuca in una stupenda dorsale prativa in località Armanetti1402 m, che si attraversa interamente gustando superlative visuali (sulla destra si nota una stilizzata Maestà). Si continua lungo la comoda carraia rientrando progressivamente nel bosco ed effettuando un paio di piccole svolte. In seguito si asseconda il dorso di una costa che poi si abbandona svoltando repentinamente a destra. Si continua a perdere comodamente quota mediante tornanti all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Giunti in corrispondenza di un’area disboscata, si incontra un bivio da cui si prosegue a sinistra. Al bivio successivo (indicazioni) si volta ancora a sinistra in direzione di Ballone, trascurando a destra una carraia che condurrebbe ad Agna in minor tempo. Poco più avanti si oltrepassa il dorso di una costa (la stessa che abbiamo abbandonato in precedenza) e si perde quota piuttosto ripidamente effettuando alcuni tornanti. Più in basso si giunge ad un bivio con fonte/abbeveratoio da cui si prosegue lungo il percorso di destra, trascurando a sinistra un’ampia traccia. Si contorna inizialmente il limite superiore di una radura, per poi svoltare a sinistra costeggiando il margine destro della stessa. Si passa nei pressi di un capanno in legno svoltando poi a sinistra, proseguendo lungamente per la bella e comoda carraia. Costeggiando splendidi campi ed effettuando diverse svolte, ci si immette infine in una sterrata che si segue a destra. Si raggiunge appena dopo una stradina asfaltata (Maestà a destra) in corrispondenza di un incrocio. Si prosegue a destra entrando nel bel nucleo di Costa dove si volge a destra attraversando inizialmente una corte. Si continua successivamente per ampia traccia che effettua subito dopo una netta curva a sinistra. Scendendo lungo il margine superiore di panoramici campi, si mette piede in una stradina asfaltata in corrispondenza del centro di Ballone818 m, a poca distanza dalla chiesa. Raggiunta quest’ultima, si volge a destra per stradello che passa inizialmente a fianco del campo sportivo e di una casa, avanzando poi in direzione di una valletta che si attraversa. Dopo una breve salita si raggiunge il nucleo di Tre Re820 m, che si oltrepassa (cartello in legno con scritto “Piana del Lago”) continuando per carraia. Costeggiando splendidi campi e procedendo a saliscendi (ad un certo punto si nota più in basso il nucleo di Casa Beveroni), si raggiunge un bivio con capannone agricolo (indicazione per Agna). Andando a destra si avanza in costante salita per bella mulattiera all’interno di uno splendido ambiente boschivo, costeggiando successivamente la base di un caratteristico dirupo (si tratta della frana che decenni fa ha interessato il Monte Castello). Si effettua una ripida salita rientrando poi nel bosco e mediante curva a destra si aggira una costa. Si prosegue successivamente in discesa, costeggiando poco più avanti il margine inferiore di una radura. Continuando per il percorso principale, ci si immette dopo alcuni minuti nello stradello seguito in salita nei pressi di Tufi d’Agna. In breve si ritorna ad Agna (bellissimo nucleo meritevole di una visita), punto di partenza della nostra escursione. 

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Il paese di Agna
Lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 737A
L’attraversamento del Rio d’Agna
Il percorso presenta numerosi bivi
Fontana nei pressi del Monte Nocellara
Le radure di Predalara
Il Grande Faggio
Si tratta di uno dei più importanti e longevi esemplari di faggio a livello nazionale
Il percorso n° 737A ad un certo punto si interrompe per frana: noi assecondiamo costantemente i segnavia bianco-rossi, aggirando in questo modo l’ostacolo
Più avanti si attraversa una bella pietraia
Ripreso lo storico percorso, si oltrepassa un cancello
Si raggiunge in seguito il dorso di una costa
Lungo il sentiero n° 737A all’interno di un magnifico ambiente boschivo
Poco più in alto il sentiero svolta a destra e costeggia un piccolo avvallamento prativo
Successivamente si sale contornando il margine sinistro di una bella e ampia radura
Lungo la stupenda dorsale sommitale del Caio
Panorama dalla cima del Caio
Il cippo dedicato a Fabio Bocchialini
Il bel crinaletto roccioso che si discende assecondando i segnavia del percorso n° 732B
Lungo la carraia contrassegnata n° 737 che si abbandona temporaneamente nel momento in cui effettua un tornante destrorso
Bella visuale sulla radure che ospitano l’eremo di S.Matteo
Dopo il bivio con la carraia che a sinistra conduce all’eremo, si procede a mezza costa ammirando splendide visuali panoramiche
Raggiunta la località Fornace, si abbandona il percorso n° 737 e si prende a destra una carraia in direzione di Ballone
Lungo la magnifica dorsale prativa degli Armanetti
Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense
Giunti in corrispondenza di un’area disboscata, si prende la traccia di sinistra
I bellissimi campi che si costeggiano prima di giungere a Costa di Ballone
Il nucleo di Costa
Il paese di Ballone
Al centro delle foto si nota Casa Beveroni e sullo sfondo la dorsale Parma/Baganza
Il dirupo che si costeggia seguendo l’ampia mulattiera che riconduce a Tufi d’Agna
Lungo la bella mulattiera in direzione di Tufi d’Agna

Il Monte Caio da Sommogroppo

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Punto di partenza/arrivo: Sommogroppo 740 m

Dislivello: 920 m ca.

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: Sommogroppo-S. Matteo (1,30 h) ; S. Matteo-sommità Monte Caio (45 min) ; sommità Monte Caio-S. Matteo-Sommogroppo (2, 15 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si abbandona la SS 665 per imboccare a destra la stretta stradina per Trevignano e Sommogroppo. Superata la prima località, si raggiunge in breve il pittoresco nucleo di Sommogroppo, parcheggiando l’auto nei pressi di una fontana

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Descrizione dell’itinerario 

Spettacolare percorso alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e di notevole importanza storica. Il sentiero n° 753, che costituisce il principale accesso da Sommogroppo S. Matteo, risulta tutto sommato evidente nonostante la scarsissima frequentazione e una segnaletica ormai datata e sbiadita. 

Dalla fontana di Sommogroppo ci si incammina per stradina inizialmente asfaltata/cementata, per poi procedere lungo una comoda carraia. Raggiunto un bivio, si prosegue diritto (indicazione per il cippo dei partigiani) per ampia traccia prima in leggera discesa, poi in salita. Si avanza lungo la selvaggia sponda sinistra orografica della valle del Rio di Trevignano, ai piedi di aspri e suggestivi pendii. Ignorato a sinistra un percorso che scende al vicino letto del rio, si prosegue diritto, in salita, incontrando poco più avanti un breve tratto di carraia parzialmente franata. Dopo pochi minuti si giunge in prossimità del cippo a ricordo dei partigiani (situato alla nostra sinistra) e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia che in breve conduce al Rio di Trevignano (il cui letto è sconvolto da alluvioni e frane). Lo si guada puntando all’evidente continuazione del percorso (segnavia sbiadito), imboccando, nell’altro lato del rio, un bel sentiero che avanza in salita. La traccia svolta successivamente a destra e procede in leggera/moderata pendenza parallelamente ad una specie di solco che presto si raggiunge. Poco dopo il sentiero piega leggermente a sinistra progredendo in più ripida salita, compiendo altre svolte (segnavia sempre presenti). Più avanti un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma tramite un’ampia curva a destra si riprende a salire verso NW. Dopo un ripido strappo si effettuano due piccole svolte e si continua per la magnifica mulattiera che procede in leggera/moderata pendenza. Poco dopo il tracciato si impenna notevolmente compiendo alcune svolte e tornanti, conducendo infine ad un rio che si guada. Si prosegue per il poco battuto percorso volgendo successivamente a destra, confluendo, dopo un ripido tornante sinistrorso, in una carrareccia proveniente da Zibana. La si segue a destra raggiungendo in breve le splendide radure dove è situato l’eremo di S. Matteo1344 m. Il luogo in cui ci troviamo, oltre che di notevole importanza storica (l’eremo è citato in un documento del 1145), è di grande fascino ambientale (le spettacolari pareti del flysch del Monte Caio) e panoramico (le suggestive visuali sull’Alpe di Succiso e il Ventasso). Da S. Matteo, mediante ripida carraia, si raggiunge il crinale sud del Caio che si asseconda a destra per comoda e ampia traccia (purtroppo percorsa da moto da cross). Dopo una breve discesa si abbandona la carraia per proseguire a destra su sentiero che si mantiene nei pressi del filo della dorsale. Progredendo in ripidissima e faticosa salita, si rimette piede nella traccia di prima che si segue solo per poco. Infatti, nel momento in cui essa piega a destra tagliando a mezza costa le stratificazioni del flysch, noi proseguiamo diritto per ottimo sentiero (n° 732A) che asseconda un suggestivo crinale caratterizzato da risalti arenacei. Ci si tiene inizialmente a destra del filo di cresta per poi superare a sinistra un muretto roccioso che obbliga ad un breve movimento d’arrampicata (il passaggio, classificabile EE, risulta più interessante se lo si affronta tenendosi sulla destra). Ripresa la dorsale, la si segue raggiungendo in breve il bivio con il sentiero n° 737A proveniente da Agna. Si prosegue diritto affrontando un ripido strappo, procedendo successivamente in obliquo ascendente verso la vicina dorsale sommitale. Raggiunta quest’ultima, si piega a destra guadagnando in breve la sommità del Monte Caio1580 m, da cui è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla cima si ritorna a S. Matteo ripercorrendo lo stesso tragitto effettuato all’andata, continuando poi lungo la carraia d’accesso proveniente da Zibana. Ignorato il sentiero n° 753 da cui siamo saliti, si prosegue per l’ampia traccia attraversando un primo rio (fonte più in alto a destra), cui fa seguito un secondo. Dopo una contropendenza, si riprende a perdere gradualmente quota con andamento in direzione S/SE, effettuando diverse svolte. Si raggiungono infine delle splendide radure dove è situato, più in alto e a destra rispetto al punto in cui siamo, uno stagno conosciuto come Lago Maggiore. Qui si incontra un bivio dove si piega a sinistra per ampia traccia che contorna il margine destro dei prati (a sinistra si nota un capanno in legno e a destra una fonte). Al successivo bivio, situato in prossimità di una svolta a destra della carraia (paletto con segno di vernice blu), si prosegue diritto per ampia mulattiera mediante la quale ci si ricongiunge con il tracciato di prima. Lo si segue a sinistra in leggera discesa procedendo in direzione NE affiancati da magnifiche radure. Dopo una fonte-abbeveratoio, si effettuano quattro tornanti oltre i quali si riprende per un breve tratto la direzione di prima. Si compie poi una netta svolta a destra e si continua a scendere lungo la carraia fino ad un bivio nei pressi di una recinzione. Qui si prende la traccia di sinistra che avanza costeggiando la menzionata recinzione (si tratta del confine dell’area di addestramento cani S. Matteo). Poco più avanti si guada il Fosso di Mascagnana oltre il quale si procede in ripida salita per carraia molto dissestata all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver varcato un altro solco, si prosegue lungo l’ampia traccia, che avanza perlopiù in salita, fino a raggiungere un bivio all’interno di un’area disboscata. Qui si volta nettamente a destra perdendo quota in modo lineare per ripida carraia delimitata a destra dalla recinzione di prima. Più in basso si effettuano alcuni tornanti immettendosi infine nella sterrata che collega Sommogroppo Solara. La si segue a sinistra scendendo in breve a guadare il Rio di Trevignano, per poi salire piuttosto ripidamente onde raggiungere le prime case di Sommogroppo. 

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Monte Caio da Musiara Superiore

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Punto di partenza/arrivo: Musiara Superiore 1045 m

Dislivello: 538 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Musiara-Monte Pesdonica (45 min-1h) ; Monte Pesdonica-“Grande Faggio” (45 min) ; “Grande Faggio”-sommità Monte Caio (1 h ca.) ; Monte Caio-Costa Grande (30-40 min) ; Costa Grande-Schia-Pian della Giara (45/50 min) ; Pian della Giara-Musiara (45 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2016 (tratto “Grande Faggio”-sommità Monte Caio: ottobre 2018)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Tizzano-Musiara Superiore

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario  

Interessante anello che permette una conoscenza abbastanza approfondita del versante Parmossa del Monte Caio, principalmente conosciuto per il suo sfruttamento sciistico.  

Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesa di Musiara Superiore, si prosegue lungo la strada per Schia per dieci minuti circa. In prossimità di una netta svolta a sinistra si abbandona l’asfalto per imboccare a destra un’ampia traccia con segnavia del CAI (sentiero tematico “Paesaggi di uomini e natura” n° 710). Proseguendo a destra al bivio che si presenta poco dop, si effettua un largo semicerchio tra macchie di bosco e radure. Ritornati nei pressi della provinciale (paletto con cartelli), si imbocca a destra un ampio sentiero che guadagna quota in moderata pendenza assecondando il panoramico crinale divisorio. Il percorso (sempre ben segnato) si inoltra poi all’interno del bosco e conduce, in meno di mezz’ora, ad un’indicazione con scritto “Monte Pesdonica 1302 m”. Si continua successivamente per ampia traccia (in alcuni tratti alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada) che si mantiene nei pressi della dorsale spartiacque (ad un incrocio si prosegue diritto), fino ad immettersi in una carrozzabile proveniente dalla sottostante provinciale. La seguiamo a destra per un breve tratto, abbandonandola al primo bivio (cartelli) per comoda carraia che avanza inizialmente in piano (percorso CAI n° 730). Assecondando attentamente i puntuali segnavia che guidano nella giusta direzione ai diversi bivi che si incontrano, si procede comodamente all’interno di un piacevole ambiente boschivo, contornando più avanti un’area soggetta ad operazioni di esbosco. Dopo aver oltrepassato un cancello, si avanza a fianco di belle radure con fonte/abbeveratoio, raggiungendo infine il ripiano prativo dove sorge il “Grande Faggio”. Maestoso e monumentale, costituisce uno dei più antichi esemplari di faggio presenti in Europa. Si continua per ampia traccia erbosa, contrassegnata da paletti con segnavia del CAI, approdando poco dopo in distese prative di straordinaria bellezza: nelle giornate di cielo limpido, la visuale può estendersi fino alle più alte cime dell’arco alpino. Qui ci si immette nel sentiero CAI n° 737A, storico accesso da Agna alla cima del Caio. Si segue inizialmente una carraia che poco dopo si interrompe a causa di una grande frana che ha interessato questa sezione della montagna. Assecondando i segnavia, ci si sposta a sinistra e si sale ripidamente fino a mettere piede in una traccia che si asseconda a destra. Raggiunto il bordo della frana, si volge a sinistra e poi subito a destra, oltrepassando un filo spinato. Orientandosi con i segnavia, si prosegue per labile sentiero attraversando o passando a fianco di sezioni di terreno interessate da smottamenti. Raggiunta una costa boscosa, si deve avanzare diritto (segnavia non molto evidenti), attraversando successivamente una bella e panoramica pietraia. Appena dopo il percorso vira a destra e scende ripidamente per il pendio boscoso, conducendo prima in un piccolo ripiano, poi, dopo una discesa, nella storica mulattiera interrotta dalla frana. Si segue il tracciato a sinistra progredendo in moderata pendenza e oltrepassando un cancello. Appena dopo si presenta un bivio dal quale i segnavia bianco-rossi del percorso n° 737A indicano di virare a destra. Noi li assecondiamo attraversando il letto asciutto di un rio, notando alla nostra sinistra una radura. Immessosi nella traccia abbandonata in precedenza, si raggiunge poco più avanti un ripiano con arbusti che si contorna sulla destra. Dopo una salita, si approda sul dorso di una costa dove si presenta un bivio (indicazioni): continuando per l’ampia traccia ci si dirige verso il crinale meridionale del Caio, confluendo qui nella carraia contrassegnata n° 737. Noi invece prendiamo il sentiero alla nostra sinistra che a sua volta costituisce la continuazione del segnavia n° 737A. La traccia sale inizialmente diritto per poi virare subito a sinistra avanzando in obliquo ascendente parallelamente ad un solco. Poco dopo si volge a destra risalendo il pendio boscoso, giungendo nei pressi di una piazzola dove si volge repentinamente a sinistra (segnaletica rifatta di recente). Si prosegue in piano/leggera salita orientandosi con i ben posizionati segnavia, virando successivamente a destra e transitando a fianco di un caratteristico masso. Giunti in corrispondenza di un avvallamento prativo, la traccia piega a destra e avanza tenendosi nei pressi del limite della vegetazione. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si esce in belle radure e si attraversa un solco, curvando appena dopo a sinistra. Sbucati in un’altra splendida radura, la si risale costeggiando il suo margine sinistro, tenendosi nei pressi del limite del bosco (segnavia). Si piega successivamente a destra verso il margine della faggeta, penetrando in essa dopo aver effettuato alcune piccole svolte. Innestatosi nel sentiero n° 737B, lo si segue a sinistra affrontando subito una ripida salita, proseguendo poi con minore pendenza. Guadagnata la stupenda dorsale sommitale, la si asseconda a destra verso la vicina vetta del Monte Caio, 1580 m. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002).  Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta a destra. Dopo un breve tratto di ripida discesa, si lascia a sinistra il sentiero n° 732 e si continua diritto penetrando in un bosco formato da conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si procede perlopiù – eccetto un singolo tratto – in leggera discesa e volgendo infine a destra si raggiunge la località Costa del Dragolare, 1485 m, dove arriva la carrozzabile proveniente dalla provinciale Musiara-Schia. Dopo aver ammirato le spettacolari pareti del Flysch che fanno da basamento alla sommità del Caio, si riprende il cammino montando verso destra sulla dorsale orientale della montagna. Il percorso (n° 737) si mantiene nei pressi del crinale e conduce alla vicina sommità di Costa Grande 1479 m, purtroppo alquanto deturpata dagli impianti sciistici del comprensorio “Schia-Monte Caio”. Si prosegue per la carraia di crinale dapprima in discesa e poi in piano, ammirando notevoli visuali e giungendo, dopo una macchia boscosa, ad un’area pic-nic. Qui si abbandona la dorsale scendendo a sinistra lungo il percorso n° 737 in direzione di Schia. Inizialmente ci si sposta a destra e si procede tenendo la seggiovia alla nostra sinistra. Poi, ad un bivio, si scende diritto lungo un’ampia pista, inserendosi più in basso in una carraia dove finalmente incontreremo alcuni sbiaditi segnavia. Tratti all’interno del bosco si alternano a piste da sci che si costeggiano: questa sezione dell’itinerario inevitabilmente stimola una riflessione (almeno da parte del sottoscritto) riguardo la necessità di deturpare una vasta fetta di montagna al fine di uno sfruttamento sciistico limitato a pochi mesi all’anno (nei migliori dei casi non più di tre) e non garantito in tutte le stagioni invernali. Appena prima di Schia, si imbocca a sinistra (paletto con cartelli) un’ampia traccia contrassegnata CAI n° 730. Dopo qualche minuto la si abbandona (cartelli) voltando a destra lungo il percorso marcato CAI n° 730A. Si procede in leggera discesa attraversando macchie di bosco e piste da sci, raggiungendo poco più avanti il Rifugio Pian delle Guide, punto di partenza di una seggiovia. Dal rifugio non si segue la carraia che sale a sinistra, ma si continua diritto avanzando parallelamente alla provinciale. Dopo un’area pic-nic e un tratto in cui si lambisce la strada asfaltata, si giunge in località Pian della Giara dove è situato l’omonimo chalet. Si attraversa la provinciale e si imbocca, nel lato opposto, la carraia per Musiara (segnavia CAI n°710 “Paesaggi di uomini e natura”). Il percorso, molto evidente e ben segnato, si snoda all’interno della suggestiva valle formata dal Torrente Parmossa. Dopo diverse svolte si guada il Rio degli Armandelli, affluente del Parmossa, proseguendo poi nella sponda sinistra orografica della valle formata da quest’ultimo. Si transita più avanti sotto spettacolari stratificazioni del Flysh del Monte Caio (le Ripe di Martino), avvicinandosi progressivamente al nucleo di Musiara Superiore (poco prima di esso troviamo una fontana). Una volta raggiunto il paese, lo si attraversa interamente in direzione della Chiesa di San Rocco (situata nella parte bassa) nei pressi della quale abbiamo parcheggiato l’auto. 

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Da Capriglio a S.Matteo

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Punto di partenza/arrivo: Capriglio 1002 m

Dislivello: 680 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Capriglio-Corno di Caneto (1,20/1,30 h) ; Corno di Caneto-Costa del Dragolare (40 min) ; Costa del Dragolare-S.Matteo (45 min) ; S.Matteo-Monte Caio (45 min) ; Monte Caio-Capriglio (1,30/1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio

Immagine (FILEminimizer)www.schiamontecaio.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Caio presenta due versanti assolutamente differenti a livello morfologico e paesaggistico. Quello settentrionale, più dolce, è caratterizzato da boschi e ampie radure (oltre che dalle piste da sci e gli impianti di risalita di Schia). Il versante meridionale, ben più selvaggio, è inciso da profonde valli delimitate da coste e spettacolari dirupi del Flysch. Recentemente è stato effettuato un eccellente lavoro di tracciatura e valorizzazione sentieristica: sono stati segnati nuovi percorsi e risegnati altri già esistenti. In questa sede propongo un’interessante e inusuale traversata che permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti di questa notevole montagna.

Dalla parte alta del paese di Capriglio si prende la strada per Casagalvana e dopo qualche decina di metri la si abbandona per imboccare a destra (cartelli) una carraia contrassegnata n° 736. Si oltrepassa una casa e si giunge ad una presa dell’acquedotto (segnavia). Poco dopo, ad un incrocio (edicola votiva), si continua diritto, sbucando poi da bosco in prossimità di ampi prati posti alla nostra sinistra. Si continua per la carraia (lasciandone un’altra a destra) che dopo una curva verso sinistra conduce al vertice delle radure. l’ampia traccia entra poi nel bosco e dopo aver attraversato un ruscello compie una svolta a destra. Dopo ulteriori svolte e un’ultima salita, si mette piede nella strada Capriglio-Casagalvana-Schia. Si va a sinistra per pochi metri e, in corrispondenza di un paletto in legno con segnavia bianco-rosso, si abbandona l’asfalto per continuare a destra lungo il percorso marcato n° 736. Si risale il pendio boscoso seguendo i segnavia che conducono su una costa (la traccia sul terreno è molto labile). Virando a sinistra si giunge nei pressi di una radura che si attraversa prendendo come punto di riferimento un segnavia bianco-rosso posto su un albero nella parte opposta. Il percorso continua verso destra all’interno del bosco: è necessario seguire attentamente i segnavia, in quanto le tracce sono quasi inesistenti. Si procede in leggera salita giungendo poco dopo nelle vicinanze della strada asfaltata che lasciamo a destra. I segnavia ci guidano invece a sinistra lungo un’ampia carraia che conduce ad uno stagno stagionale. Continuando sulla sinistra di quest’ultimo si arriva in prossimità di una magnifica radura (cancello in legno). L’attraversiamo dapprima diritto e, dopo un segnavia, in salita verso destra, prendendo come punto di riferimento un segno bianco-rosso posto sul tronco di un albero nella parte alta della radura. Dal segnavia si continua a destra giungendo poco dopo a un bivio con cartelli nel margine sinistro di un’altra ampia e bellissima radura. La si attraversa a sinistra e, seguendo una traccia più marcata, si giunge in località Fonte del Biscione, 1240 m. Si continua attraversando in obliquo ascendente splendidi prati con viste notevoli sulla sottostate vallata e le montagne del reggiano. Prestando attenzione ai pochi segnavia presenti (nella parte alta puntare ad un paletto in legno con segno bianco-rosso), si approda sulla dorsale del montagna dove si incontra un bivio con cartelli (panorama grandioso). Si lascia a sinistra il sentiero n° 736 (diretto alla Croce del Cardinale Lalatta) per continuare a destra lungo il segnavia n° 734 in direzione del Corno di Caneto. L’ampia traccia compie presto una svolta verso sinistra entrando in un bosco di conifere di reimpianto. Dopo una curva a destra, si esce all’aperto sulla panoramica dorsale che seguiamo per un tratto. La carraia si sposta poi a destra del crinale divisorio e procede in leggera salita. Il percorso, dopo alcune svolte e una breve discesa, conduce ad un bivio poco evidente nei pressi di un altro rimboschimento a conifere (nessun segnavia): delle due carraie prendere quella di sinistra all’interno del bosco di conifere. Se ci si sbaglia non è un problema, in quanto si arriva appena più in basso e a destra rispetto al bivio con cartelli cui si giungerebbe seguendo il percorso principale. Dal citato bivio si lascia a destra il sentiero n° 734A e si continua per la mulattiera-carraia (contrassegnata n°734) che di radura in radura, in moderata salita con alcuni ripidi strappi, conduce ad una panoramica selletta di crinale non lontani dalla sommità del Corno di Caneto. Per raggiungerla occorre svoltare a sinistra e seguire un’ampia traccia che in 5 minuti conduce alla panoramica cima. Tornati alla selletta, si continua per il panoramico crinale in direzione della sommità della Costa Grande (ad un bivio con cartelli, nei pressi di un’area pic nic, si lascia a destra il sentiero n° 737 proveniente da Schia). Si continua per la carraia di crinale avanzando dapprima in leggera discesa, per poi risalire verso Costa Grande, la cui cima è purtroppo molto deturpata. Oltrepassata la sommità, il sentiero n° 737, contrassegnato da segnavia piuttosto sbiaditi, si mantiene in prossimità del crinale. Dopo un balcone panoramico (vista mozzafiato sui dirupi del Flysch del Monte Caio), la traccia scavalca un poggio e procede appena a destra del crinale, conducendo infine in località Costa del Dragolare, 1485 m. Inizia ora uno dei tratti di sentiero più spettacolari di tutto l’Appennino parmense. Dopo aver lasciato a destra il sentiero n° 732A, si attraversano in quota i verticali strati del Flysch che fanno da basamento alla vetta del Caio. Consiglio di gustare senza fretta questa sezione del percorso al fine di ammirare il grandioso panorama e le soprastanti friabili rocce. Giunti nel lato opposto, lasciamo a destra il sentiero per la cima del Caio e continuiamo per la carraia di crinale. In prossimità di una netta svolta a destra, l’abbandoniamo imboccando un più diretto sentierino che in ripidissima discesa (belle visuali sui sottostanti dirupi del Flysch) riconduce, dopo un tratto in piano/falsopiano, nella carraia di prima. La seguiamo inizialmente in decisa salita, poi in leggera discesa (un’apertura nel bosco permette di ammirare le radure dove si trova l’Eremo di San Matteo). Raggiunto un bivio con cartelli, si abbandona il percorso di crinale e si scende a sinistra per carraia che in costante discesa conduce in località S.Matteo, 1344 m. Collocato in un contesto ambientale di grande pregio, l’eremo fu certamente fondato prima del 1145, in quanto citato in un documento di quell’anno. Ebbe un’importanza strategica come punto di appoggio e di sosta per i pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. “L’agronomo Fabio Bocchialini vi stabilì un’azienda ovina sperimentale, erigendo una stalla sul sito dell’antica chiesa e ricostruendo l’attuale oratorio nei primi decenni del Novecento” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con il sentiero per la cima del M. Caio (n° 732A). Lo imbocchiamo montando su una costa marnosa con affioramenti rocciosi. Dopo un risalto che il percorso segnato affronta direttamente (qualche facile roccetta, attenzione in caso di terreno bagnato) e una salita lungo il filo della dorsale, si giunge ad un bivio all’interno del bosco. Lasciamo a sinistra (cartello) il sentiero n° 737A, proveniente da Agna, e proseguiamo diritto per ripida traccia in direzione della vicina sommità del Caio. Presto si esce dal bosco e con un ultimo strappo si mette piede sui bellissimi prati che caratterizzano il pianoro sommitale del Monte Caio, 1580 m, alla cui cima, spostata alla nostra destra rispetto il punto in cui siamo, giungiamo in breve. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta verso destra. Dopo un breve tratto in discesa, si lascia a sinistra il sentiero n° 732 e si continua diritto, entrando all’interno di un buio bosco di conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si attraversa il bosco in leggera discesa (con alcuni strappi un po’ più ripidi) e con una svolta verso destra si fa ritorno alla Costa del Dragolare, 1485 m. Seguiamo a ritroso il percorso effettuato all’andata, prestando attenzione al reperimento dei segnavia nel sentiero n° 736 che dalla dorsale del Corno di Caneto scende verso Capriglio.