Il Lago Santo, la Cresta dello Sterpara e il Borello dello Sbirro

101_0875 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 984 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-Lago Santo (1,30 h) ; Lago Santo-ultimo risalto della Cresta dello Sterpara (50 min) ; Cresta dello Sterpara-Cancelli-Borello dello Sbirro (1,15 h) ; Borello dello Sbirro-Ponte del Cogno (1,30 h)

Difficoltà: EE il tratto Lago Santo/Cresta dello Sterpara ; EE+/F la Cresta dello Sterpara ; E+ il tratto Borello dello Sbirro-Torrente Parma di Badignana ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo ; eventuale dotazione d’arrampicata per i due risalti della Cresta dello Sterpara

Ultima verifica: giugno 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua in direzione di Lagdei per circa 2 km, parcheggiando l’auto in corrispondenza dell’imbocco di una carraia subito dopo il Ponte del Cogno

mapwww.openstreetmap.org

N.B.: nei tratti evidenziati color arancio il percorso è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario inusuale ma di grande fascino e suggestione. Il percorso suggerito comprende l’attraversamento della seconda sezione della Cresta dello Sterpara, interessata dalla Via Alpinistica Roberto Fava. Evitando sulla destra un gendarme roccioso, il cui superamento diretto implica un passaggio di III°+, le difficoltà non superano il II°, seppur in un tratto esposto. Riguardo al percorso di rientro al Ponte del Cogno, suggerisco di seguire, sicuramente con grande fatica di individuazione, un vecchio sentiero risalente ai primi decenni del ‘900, tracciato dai forestali impegnati nella salvaguardia di quest’area della foresta dell’Alta Val Parma. Poi, una volta raggiunto il fondo della valle formata dal Torrente Parma di Badignana, è sufficiente seguire una comoda carraia che ci riconduce al punto di partenza. Si tratta di una combinazione veramente particolare, completa da ogni punto di vista e altamente spettacolare. Forse uno dei percorsi più interessanti mai relazionati dal sottoscritto nel presente sito.

Dal Ponte del Cogno (fontana) si imbocca il percorso (segnato di recente) n° 725C, trascurando subito a sinistra una traccia, proseguendo per ampia mulattiera che avanza in leggera salita. Poco più avanti si effettua un tornante sinistrorso, confluendo, dopo una salita e una curva a destra, in una carraia in corrispondenza di un’area disboscata. Seguiamo quest’ultima a destra (paletto con segnavia), compiendo in questo modo un ampio tornante sinistrorso, che è possibile tagliare, nel momento in cui ci si immette nella carrareccia, proseguendo diritto per ampia traccia d’esbosco. Raggiunto un bivio, si prende il percorso di destra che conduce all’interno del bosco ed avanza in lieve salita. Si continua lungamente, senza possibilità di errore, per bella e ampia mulattiera, procedendo in modo lineare nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Lago Santo. Avanzando sempre in lieve pendenza, si raggiunge più in alto un bel ripiano boscoso con conifere di reimpianto, che si attraversa orientandosi con i segnavia. Ci si immette infine in un’ampia traccia (CAI n° 725B), proveniente dalla carrozzabile Cancelli-Lagdei, che si segue a destra. Dopo un tratto in discesa si oltrepassa, tramite ponte, il Torrente Parma di Lago Santo, alla cui destra orografica siamo saliti. Appena dopo si giunge in prossimità della recinzione del vivaio forestale La Vezzosa1152 m, dove, anziché seguire il percorso segnato che lo costeggia a sinistra, andiamo a destra, entrando, dopo aver oltrepassato un cancelletto in legno, nel vivaio in questione. Lo si attraversa interamente per viottolo lastricato, ammirando esemplari di conifere autoctone e passando a fianco di tavoli con panche e un casotto. Oltrepassato un secondo cancello in legno, si ignora subito a destra una traccia e, verso sinistra, si prende un sentiero (la prosecuzione del percorso n° 725B) inizialmente lastricato. Dopo aver varcato un paio di ruscelli si inizia a salire più ripidamente, effettuando poi un paio di tornanti. Successivamente si oltrepassa un rio e si continua a guadagnare quota, fino ad immettersi in un’ampia traccia, proveniente da Lagdei, che si segue a destra. Si procede comodamente per la carraia, quasi sempre fuori dal bosco (tutta l’area dove ci troviamo, fino a circa dieci anni fa, era ammantata da conifere di reimpianto, in seguito ammalatesi. Come triste ricordo di questa importante sezione della foresta dell’Alta Val Parma restano gli “scheletri” degli alberi morti). Raggiunta la località Prato della Valle1250 m, si imbocca a sinistra il percorso n° 723, diretto a Ponte RottoLago Santo. Percorriamo ora una bellissima mulattiera, tracciata ai tempi e per volere di Maria Luigia, delimitata a destra da un caratteristico e regolare muretto. Si avanza inizialmente in moderata pendenza, poi in piano/leggera discesa, attraversando anche una piccola area con “scheletri” di conifere morte. Successivamente si passa a fianco di un caratteristico costolone roccioso, oltre il quale si riprende a salire per la mulattiera che procede sempre in modo estremamente lineare. Si attraversa poco dopo una prima pietraia con bella visuale sulla Cresta dello Sterpara, che parzialmente percorreremo, rientrando poi nel bosco. Poco più avanti si attraversa un’altra e più vasta pietraia, ammirando anche in questo caso ampie visuali, e, rientrati nella faggeta, si incontra dopo pochi minuti un bivio. Si ignora subito il sentiero n° 725A, che scende a Lagdei, mentre al successivo bivio, situato a pochi metri di distanza, si trascura a destra la prosecuzione dello stesso percorso verso la Foce del Fosco. Si avanza comodamente per la storica mulattiera oltrepassando un rio, attraversando in seguito una terza pietraia. Si prosegue poi in lieve salita passando a fianco di un caratteristico roccione, avanzando successivamente in piano/leggera discesa. Con spostamento a sinistra ci si dirige verso un ramo del Torrente Parma, conosciuto come Rio di Monte Orsaro (la cui risalita fin nei pressi di Capanna Braiola è stata descritta in questo itinerario: Monte Marmagna e Monte Aquilotto: anello “inconsueto” da Lagdei), incontrando, appena dopo l’attraversamento di una diramazione del citato rio, un bivio. Si lascia a destra il percorso n° 727 e si prosegue a sinistra guadando subito il ramo del Torrente Parma, notando a sinistra il caratteristico Ponte Rotto (anch’esso, come la mulattiera che abbiamo percorso, di cui rappresenta la naturale continuazione, fu costruito su volere di Maria Luigia). Si effettua poi una risalita, immettendosi poco dopo nel percorso proveniente da Lagdei (n° 727), che si segue a destra. Si procede in piano/lieve salita in magnifico ambiente boschivo, sottopassando anche una linea elettrica, uscendo in seguito dal bosco in corrispondenza della ex-pista da sci. Si attraversa quest’ultima, sottopassando la vecchia seggiovia monoposto Lagdei-Lago Santo, rientrando appena dopo nella faggeta. Si prosegue in salita per ampio sentiero con sassi e massi, fino ad approdare nella morena del Lago Santo1520 m, dove, andando a destra, si raggiungerebbe in breve il Rifugio Mariotti. Per continuare il nostro itinerario dobbiamo invece andare a sinistra e, raggiunto il limite orientale del lago, guadare il Torrente Parma, per poi piegare subito a sinistra e contornare per poco un’area umida. Poi si piega a destra e si risale scomodamente, senza alcuna traccia, un pendio formato da massi, cespugli e vegetazione, fino ad immettersi in una pietraia. Si segue quest’ultima a destra passando di masso in masso, dirigendosi verso un caratteristico roccione che emerge dal bosco (sulla parete ovest del grosso blocco d’arenaria sono presenti alcune vie spittate), incontrando anche alcuni ometti. Prima del menzionato roccione, si piega a sinistra, assecondando in questo modo l’andamento della pietraia, in precedenza nord/sud, ora verso est. Si sale ripidamente penetrando nel bosco e, dopo gli ultimi metri decisamente erti, si approda in una selletta situata lungo la dorsale dello Sterpara, dove si incontra un ometto. Qui giunti, si volta a sinistra immettendosi in una specie di solco, seguendo il quale si scende in una pietraia delimitata a sinistra dalla parete di un gendarme roccioso (il cui superamento diretto lungo il filo del suo spigolo meridionale – o appena alla sua sinistra – è parte integrante della Via Alpinistica Roberto Fava). Si sale in obliquo, avvicinandosi alle rocce del gendarme roccioso, lambite le quali si piega a sinistra salendo ripidamente per grossi blocchi ed erba, fino a raggiunge nuovamente il filo della dorsale in corrispondenza di un masso. Da qui è vivamente consigliabile una digressione al fine di guadagnare la sommità del menzionato gendarme. Quindi, spostandosi a sinistra, si risale con attenzione una liscia e decisamente esposta placchetta (spit), fino ad approdare sull’esigua sommità dello spuntone. Dopo la digressione, per la prosecuzione del nostro itinerario non resta altro che seguire la cresta verso nord, inoltrandosi subito nel bosco ed avanzando per un tratto in discesa. Scavalcato un poggetto si continua ad assecondare il filo della dorsale, fino ad arrivare nei pressi di un risalto più marcato, appena prima del quale si segue una traccia che evita a destra le sue rocce terminali (comunque facilmente superabili). Dalla sommità (notevole visuale sulla conca del Lago Santo) risulta evidentissimo il prossimo risalto di cresta, quello più alpinistico – almeno per quello che concerne il percorso suggerito in questa sede, che evidentemente vuole offrire una “versione” escursionistica alla menzionata Via Alpinistica Roberto Fava, che segue interamente, eccetto il primo risalto di cresta a ridosso della Sella dello Sterpara e l’ultima balza rocciosa che precede la terminazione settentrionale della dorsale, la cresta omonima. Quindi, dalla cima dell’altura, si prosegue lungo la boscosa dorsale, giungendo dopo alcuni minuti nei pressi del risalto in questione, aggirando a destra appena prima di esso alcuni blocchi. Poi verso sinistra si arriva alla base dello spigolo sud dell’altura e si incomincia la sua risalita che avviene inizialmente per roccette con erba e massi (alcuni spit). Arrivati alla base del blocco sommitale (sosta a spit), lo si scala sfruttando una quasi verticale fenditura dotata di ottimi appoggi (II°/II°+, esposto). Dalla sommità del risalto (visuali grandiose), si aggira a destra un primo blocco, superando direttamente un secondo, oltre il quale si penetra in un intricato bosco di faggi dai particolari rami contorti. Dopo questo tratto in cui la vegetazione risulta fastidiosa, procedendo più comodamente, si aggira a destra un blocco roccioso e, rimontando sul filo della boscosa cresta, si supera direttamente un piccolo spuntone. Appena dopo si arriva alla base di un altro risalto – perlopiù nascosto del bosco e quindi non visibile dall’esterno – caratterizzato da una ripida fessura/camino. Si scala inizialmente, per i primi metri, la faccia destra del camino, poi, anziché proseguire nel suo fondo, ci si sposta un poco a destra e si continua direttamente per facili rocce (II°, nessun chiodoIl risalto in questione risulta incredibilmente “escluso” dalla più volte menzionata Via Alpinistica Roberto Fava. Inoltre, in alcune relazioni, si indica di scendere nel bosco appena dopo l’ultimo risalto di cresta spittato. Possibilità, a mio parere, senza alcun senso e oggettivamente pericolosa per la ripidezza del pendio!). Dal sommo della balza si aggira a destra un tratto con vegetazione invadente e, salendo per grossi blocchi, si riguadagna il filo della cresta, poco prima dell’altura che ne costituisce la sua terminazione settentrionale. Ci troviamo esattamente al sommo dell’ampio profilo boscoso che degrada verso nord in direzione dei Cancelli, che si incomincia a discendere comodamente, senza incontrare alcuna traccia o segnavia. Dopo alcuni minuti ci si inserisce nel “Sentiero delle Carbonaie” (CAI n° 723B), proprio nel momento in cui, dopo una sua netta svolta a destra, inizia ad attraversare e discendere il menzionato profilo boscoso. Si segue il suddetto sentiero a destra, iniziando poco dopo a perdere quota effettuando alcune svolte e tornanti. Spostandosi poi verso sinistra si penetra in un rimboschimento a conifere, incontrando, dopo una discesa, un bivio in corrispondenza di una selletta. Trascurato a sinistra il percorso n° 723C per Lagdei, andiamo a destra avanzando in direzione est, alternando discese a piazzole di carbonaie. Poi il tracciato svolta a sinistra continuando a perdere quota anche piuttosto ripidamente, fino a svoltare nuovamente a sinistra, allargandosi dopo la curva ad ampia mulattiera. Si avanza verso ovest esattamente paralleli alla carrozzabile Cancelli-Lagoni (che a breve percorreremo) piegando poi a destra e scendendo con piccoli tornanti. Raggiunta la località Cancelli1236 m, si prosegue per ampia carrareccia in direzione Lagoni, avanzando inizialmente in lieve discesa. Più avanti si costeggia la recinzione della Riserva Guadine-Pradaccio, fino ad oltrepassare, tramite ponte, il Torrente Parma di Francia. Si inizia successivamente a guadagnare quota ai piedi dei ripidi pendii occidentali del Monte Roccabiasca, effettuando più in alto una netta svolta a destra. Poco dopo si presenta un bivio (fino all’anno scorso contrassegnato da un paletto con cartelli, attualmente divelto), situato a poca distanza dall’imbocco – o meglio continuazione – del sentiero n° 721 per la cima del Roccabiasca. Dal bivio si prende a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 721) che conduce dopo breve discesa ad una selletta situata su un crinale boscoso. Trascurata a sinistra un’ampia ma labile mulattiera, si prosegue a destra scendendo in breve in località Borello dello Sbirro1207 m, notando un mucchio di sassi che è ciò che rimane di un vecchio rifugio forestale. Da qui si presentano due possibilità: 1) continuare lungo il percorso segnato; 2) scendere al ramo del Torrente Parma di Badignana cercando si seguire – con grande sforzo intuitivo – il vecchio sentiero dei forestali. In questa sede si descrive – per quanto possibile vista l’incertezza del tracciato, cancellato per un buon tratto da una sciagurata operazione di esbosco effettuata in modo assolutamente irrispettoso del bellissimo ambiente boschivo che caratterizza tutta l’area in questione – la seconda possibilità. Quindi, dai resti del rifugio forestale si attraversa, con andamento in leggero obliquo a destra, tutto il rimboschimento a conifere in cui ci si trova, puntando ad un cartello venatorio che si dovrebbe intravvedere. Dopo aver attraversato un paio di ruscelli, si prosegue per ampia traccia per un tratto in lieve salita, giungendo in questo modo nei pressi del menzionato cartello venatorio. Poi il percorso conduce in un ripiano dove tende a perdersi, mentre di fronte a noi si nota il limite della sezione di bosco divelta per operazioni di esbosco. Ci si dirige verso l’area disboscata e raggiuntala si piega a destra, notando appena dopo, volgendo lo sguardo a sinistra, una traccia d’esbosco. Quindi, anziché proseguire diritto per carraia (anche in questo caso tracciata per i mezzi d’esbosco), ci si sposta appunto a sinistra, proseguendo così per l’ampia traccia che sostituisce la vecchia mulattiera. Si avanza per la carraia che man mano che si procede si fa sempre più labile fino a scomparire del tutto. Quando il percorso si interrompe, dobbiamo continuare ad avanzare nel bosco, tenendosi più o meno in quota, fino ad arrivare in vista di una valletta. Da qui, considerando che il vecchio tracciato è più in basso rispetto al punto in cui siamo, pieghiamo a sinistra calandoci lungo il bordo della valletta, fino ad incontrare un poco evidente bivio. Quest’ultimo rappresenta il punto in cui il percorso dei forestali svoltava a destra (senso di salita), allontanandosi in questo modo dalla valletta in cui ci traviamo, mentre un altro sentiero conduce al rio formante la valletta in questione, traccia che subito dopo il guado si perde completamente (tutto questo tratto richiede un ottimo intuito). Rimesso piede sul vecchio tracciato dei forestali (alcune traverse per lo scolo dell’acqua ci confermano di essere nel giusto percorso), si svolta poi a sinistra aggirando una costa boscosa. Si scende quindi verso un impluvio che, per traccia in questo tratto abbastanza marcata, si attraversa oltrepassando un primo solco, cui fa seguito subito dopo un secondo meno evidente. In corrispondenza di quest’ultimo si piega a destra e si scende in direzione di un ruscello, proseguendo poi tenendo quest’ultimo a sinistra (si nota poco più avanti alla nostra sinistra un masso a forma di becco). Ci troviamo esattamente in un ripiano boscoso delimitato a sinistra dal menzionato ruscello, mentre alla nostra destra il pendio degrada formando la faccia sinistra orografica dalla valletta di cui prima. Qui il sentiero si perde, perciò si procede senza traccia, o meglio ritrovando e perdendo segmenti del vecchio percorso, procedendo più o meno diritto, passando a fianco di alcuni massi, senza mai perdere di vista il più volte menzionato ruscello situato alla nostra sinistra. Con un po’ di fortuna – ma sarebbe più corretto parlare di intuito – nel momento in cui il pendio comincia a degradare andando a formare la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Torrente Parma di Badignana/Torrente Parma dei Lagoni, dovremmo recuperare il sentiero del forestali (riconoscibile per la traverse di scolo dell’acqua). Il tracciato, che man mano che si perde quota diviene più evidente, effettua alcuni tornanti, conducendo infine in una carraia più o meno in corrispondenza di una sbarra. Andando a destra si raggiungerebbe in breve l’alveo del Torrente Parma di Badignana, molto suggestivo in questo tratto, noi invece andiamo a sinistra seguendo costantemente la bella strada forestale, ancora incredibilmente intatta dall’aggressione operata dai mezzi motorizzati. In circa 25 minuti di piacevole cammino si raggiunge un bivio dove ci si ricongiunge con il percorso segnato n° 721. Si prosegue lungo la carraia, svoltando poco dopo nettamente a sinistra, iniziando in questo modo l’aggiramento della dorsale boscosa che separa la valli formate rispettivamente dal Torrente Parma di Badignana/Torrente Parma dei Lagoni ad est, e dal Torrente Parma di Francia ad ovest. Ad un bivio si trascura a destra un’altra carraia, raggiungendo dopo un’ultima discesa il Ponte del Prolo, che attraversa l’appena menzionato Torrente Parma di Francia o delle Guadine (in realtà esistono due ponti affiancati: uno più recente e il vecchio ponte a schiena d’asino). Da qui si prosegue lungo la bella carrareccia, procedendo successivamente in lieve salita a fianco dei campi – alcuni dei quali coltivati a patate – della magnifica Piana del Prolo. Raggiunta un casa, che dalle fattezze del suo retro sembrerebbe essere un originario oratorio poi adibito ad abitazione, si svolta a sinistra ritornando poco dopo al Ponte del Cogno.

 

 

Annunci

Monti Aquila, Aquilotto e Marmagna: traversata per crinale

100_7486 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-Lago Santo (1 h) ; Lago Santo-Passo delle Guadine (50 min) ; Passo delle Guadine-Monte Aquila (15 min) ; Monte Aquila-Monte Aquilotto (30 min) ; Monte Aquilotto-Monte Marmagna (35 min) ; Monte Marmagna-Lago Padre (1 h) ; Lago Padre-Lago Santo-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Bosco di Corniglio-Cancelli

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Panoramica e completa escursione in una delle più affascinanti e maggiormente frequentate aree dell’intero Appennino parmense. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione del percorso.

Proprio in corrispondenza del bivio tra le carrozzabili per Lagdei (a destra) e i Lagoni (a sinistra), si imbocca il percorso n° 723B conosciuto come Sentiero delle Carbonaie. Dopo la prima salita si piega a sinistra avanzando comodamente per bella mulattiera, svoltando in seguito repentinamente a destra. Si sale piuttosto ripidamente per ampio sentiero effettuando alcune svolte, volgendo più in alto decisamente a destra. Si avanza attraversando piccoli ripiani di vecchie carbonaie alternate a salite mai troppo ripide, raggiungendo un bivio dove a destra si stacca il percorso n° 723C, proveniente da Lagdei, che percorreremo al ritorno. Si prosegue lungo il sentiero n° 723B guadagnando quota inizialmente all’interno di un rimboschimento a conifere, per poi risalire mediante alcuni tornanti l’ampio e boscoso profilo settentrionale del Monte Sterpara (più esattamente si tratta dell’ultima delle diverse quote della lunga Cresta degli Sterpari). Dopo l’aggiramento del limite occidentale della dorsale si procede in leggera discesa tagliando ripidi pendii boscosi ed attraversando il limite superiore di una pietraia. Messo piede sul sentiero n° 723A, lo si segue a sinistra raggiungendo in pochi minuti il margine nord/orientale del Lago Santo. La traccia piega a destra e contorna dall’alto la sponda settentrionale del lago, conducendo infine al Rifugio Mariotti1508 m. Si continua lungo il sentiero segnato costeggiando la sponda occidentale e poi quella meridionale dello splendido specchio d’acqua. Giunti in prossimità delle peschiera (fontana e ponticello in legno appena prima) si prosegue lungo il percorso contrassegnato n° 727 in direzione della Sella del Marmagna, risalendo mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Poco dopo si esce temporaneamente dal bosco e si risale un pendio caratterizzato da lastre rocciose, rientrando poi nella faggeta. Il percorso svolta successivamente a destra e procede costeggiando una caratteristica lastra d’arenaria, conducendo appena dopo ad un bivio (cartelli) all’interno di una pineta. Ignorato il sentiero n° 729, che percorreremo al ritorno, continuiamo lungo la traccia n° 723, fino al successivo bivio posto a poca distanza dal precedente. Imboccato a sinistra il percorso n° 719, si avanza inizialmente nei pressi di una torbiera, penetrando subito dopo in un bosco di conifere. Dopo alcuni tornanti si incontra il cartello indicatorio della “Via Alpinistica Roberto Fava“, la cui traccia d’avvicinamento la si ignora a sinistra, proseguendo diritto lungo il percorso principale. Una lieve risalita precede la Sella dello Sterpara1650 m, da cui si continua lungo il sentiero n° 719, trascurando subito a destra il n° 719A. Si avanza comodamente nella splendida faggeta, perdendo anche qualche metro di quota, per poi uscire all’aperto. Inizia ora un magnifico tratto in cui si procede a mezza costa ai piedi degli erbosi pendii nord e nord/orientali del Monte Aquila. Ammirando visuali davvero grandiose sul sottostante vallone dominato dalla mole del Monte Roccabiasca, si raggiunge infine il crinale spartiacque in corrispondenza del Passo delle Guadine1687 m. Da qui si volge a destra iniziando la risalita del crinale SE del Monte Aquila, per sentiero mai troppo ripido e molto panoramico. Dalla sommità, 1779 m, si scende nel versante opposto, perdendo quota piuttosto ripidamente, fino a raggiungere il Passo dell’Aquila1700 m. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 719A, si prende il sentiero di sinistra (n° 00) avanzando in obliquo ascendete sulla destra del filo del crinale SE del Monte Aquilotto. Dopo un ripido strappo in cui si superano alcune roccette, si riguadagna il filo della dorsale (stupendo colpo d’occhio su un verticale gendarme che precipita nel versante lunense) che si asseconda direttamente o restando nei suoi pressi. Aggirata a destra un’anticima, si raggiunge una selletta e si prosegue in ripida ed esposta salita alla volta della cima principale. Messo piede sulla sommità del Monte Aquilotto1781 m, si perde ripidamente quota scendendo tra blocchi d’arenaria (tratto insidioso con bagnato e ghiaccio), approdando poco dopo all’ampia Sella del Marmagna1725 m. Da qui si continua alla volta dell’omonima cima, prendendo al soprastante bivio il sentiero di sinistra, più diretto, che asseconda costantemente l’ampio profilo sud/orientale della montagna. Dalla sommità del Marmagna1851 m, si prosegue lungo il sentiero 00 che procede nel versante lunense attraversando inizialmente a mezza costa ripidi ed esposti pendii (tratto quest’ultimo che potrebbe risultare alquanto delicato in presenza di ghiaccio o neve poco assestata). Poi, dopo un tornante, il tracciato perde quota in modo lineare tenendosi sempre a sinistra rispetto il filo vero e proprio della dorsale spartiacque. Si rimette piede su quest’ultima poco prima di approdare alla Sella del Braiola 1715 m. Dal valico si scende nel sottostante magnifico vallone, delimitato a SE dalla suggestiva bastionata NW del Marmagna, per ottimo sentiero, incontrando più in basso un bivio da cui si prosegue a destra tralasciando a sinistra il percorso diretto alla Bocchetta dell’Orsaro. Dopo un paio di svolte e l’attraversamento di un rio, si raggiunge un bivio, a poca distanza dalla Capanna Braiola, situato in corrispondenza del limite del bosco. Da qui si prende a destra il percorso n° 729 in direzione di Lago Padre e Lago Santo, avanzando inizialmente in salita all’interno della splendida faggeta. Valicata una selletta si procede in leggera discesa transitando nei pressi di un poggetto panoramico. Successivamente si avanza tra pietraie e lastre d’arenaria (in questo tratto si ammirano notevoli visuali), per poi guadagnare quota per sentiero a tornanti. Valicata un’altra selletta, si aggira tutto il profilo nord/orientale del Marmagna, iniziando poi a discendere il sottostante pendio boscoso effettuando alcuni tornanti. Più in basso si raggiunge il Lago Padre (si tratta di una torbiera), 1528 m, costeggiandolo nel suo limite destro, svoltando poi a sinistra. Dopo una lieve risalita si prosegue lungo il percorso segnato all’interno di un magnifico ambiente boschivo, transitando poco più avanti nei pressi di un’area caratterizzata da grossi blocchi arenacei. Appena dopo si raggiunge una piccola torbiera dove il sentiero piega a sinistra costeggiandola per un breve tratto, penetrando poi in un rimboschimento a conifere. Qui ci si immette nel sentiero n° 723, che abbiamo seguito in salita, e mediante esso si fa ritorno a Lago Santo. Dalla peschiera, anziché dirigersi nuovamente al Rifugio Mariotti, si costeggia, seguendo i segnavia bianco-rossi recentemente impressi, tutta la sponda meridionale del lago, transitando nei pressi di un crocifisso. Dopo un breve tratto nel bosco si inizia l’attraversamento della pietraia che delimita ad occidente lo specchio d’acqua. Raggiunto ed attraversato il Torrente Parma di Lago Santo, ci si inserisce nel percorso n° 723A che si segue in direzione di Lagdei, oltrepassando il bivio con il Sentiero delle Carbonaie che abbiamo percorso in salita. Perdendo quota lungo la splendida e lineare mulattiera, si oltrepassando due panoramiche pietraie, continuando successivamente all’interno del bosco. Appena prima che il tracciato effettui una netta svolta a sinistra, si incontra un bivio (paletto con cartelli) da cui si prende a destra il sentiero (recentemente segnato dal CAI) n° 723C. Nella sezione iniziale si sale in costante obliquo ascendente, avanzando successivamente per traccia meno marcata (segnavia disposti in modo ottimale) che effettua alcune svolte. Poi il percorso piega a destra e risale mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Dopo l’aggiramento di una costa, tramite svolta a sinistra ci si ricongiunge con il Sentiero delle Carbonaie in corrispondenza del bivio incontrato durante la salita. Seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata si fa ritorno ai Cancelli.

 

 

Monte Marmagna: Canale Nord-Ovest (invernale)

100_0907 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei (1250 m)

Dislivello: 600 m

Durata complessiva: dalle 3,45 alle 5,00 h 

Tempi parziali: Cancelli-Ponte Rotto (1-1,15 h) ; Ponte Rotto-bivio nei pressi di Capanna Braiola (30-45 min) ; bivio Capanna Braiola-Canale Nord/Ovest-Marmagna (1/1,45 h) ; Marmagna-Lago Santo-Lagdei-Cancelli (1,15-1,30 h)

Difficoltà: PD-/PD

Periodo consigliato: gennaio/aprile

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2015

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei

Immagine1 (FILEminimizer)

Descrizione dell’itinerario

Classica salita su neve in Alta Val Parma che si svolge in un contesto ambientale di rara bellezza. Il canale NW del Monte Marmagna, conosciuto come il “canalino del Marmagna”, risulta tutto sommato più impegnativo di come generalmente viene classificato e affrontato. La parte finale è decisamente ripida e, in caso di cornice (presente solo in caso di abbondanti nevicate), è necessario superare alcuni metri oltre i 50°.

Dal Rifugio Lagdei (nei mesi invernali è altamente consigliabile lasciare l’auto in località Cancelli e percorrere a piedi il tratto di strada per il rifugio) si imbocca il sentiero n° 727 che inizia sulla destra dell’edificio. Inizialmente si procede in lieve pendenza (segnavia evidenti) avvicinandosi ad una ripida sponda boscosa. Nel manto nevoso è solitamente presente una traccia molto battuta, essendo questo il percorso più seguito per raggiungere il Rifugio Mariotti al Lago Santo. Proprio per il suddetto motivo, si consiglia di calzare anzitempo i ramponi, infatti la ripidezza del pendio, nonché la compattezza della neve nella pista creata dagli innumerevoli passaggi, renderebbero, sprovvisti di ramponi, ardua e oggettivamente pericolosa la salita (per non parlare della discesa!). Effettuando diversi tornanti, alcuni dei quali decisamente ripidi, si approda al sommo della sponda boscosa dove si incontra un bivio (paletto con cartelli). Ignorata a sinistra la continuazione del percorso per il Lago Santo, si prende a destra la traccia (CAI n° 727) che conduce a Capanna Braiola (Schiaffino). Dopo una breve discesa si giunge in località Ponte Rotto, dove si guada un ruscello (si tratta di un ramo sorgentizio del Torrente Parma), oltre il quale, ad un bivio (paletto con cartelli), si prosegue diritto. Per raggiungere Capanna Braiola non sempre è presente una traccia nella neve, anche se il percorso non presenta particolari problemi di individuazione: è sufficiente seguire i ben posizionati segni bianco/rossi sugli alberi. Il sentiero, dopo un tratto in leggera salita sulla destra dell’appena menzionato ramo del Torrente Parma, inizia con alcuni tornanti a risalire una sponda boscosa. Segue un tratto in piano (prestare attenzione ai segnavia sugli alberi), per poi affrontare una nuova salita. Raggiunto un bivio con cartelli, si continua a sinistra lasciando a destra il percorso n° 727A che prosegue in direzione della Foce del Fosco. La traccia, dopo un traverso a mezza costa dove è possibile incontrare ghiaccio, svolta a destra e sale tagliando un ripido pendio boscoso che costituisce la sponda destra orografica della valletta formata dal ramo del Torrente Parma. Si esce progressivamente dal bosco giungendo ad un bivio (cartelli) a poca distanza da Capanna Braiola o Schiaffino, 1605m, raggiungibile con breve deviazione a destra. Da bivio si prosegue diritto in direzione della Sella del Braiola, costeggiando inizialmente il limite del bosco. Poco più avanti si penetra all’interno del magnifico vallone delimitato a sinistra dalla bastionata nord-ovest del Marmagna: l’evidentissimo canale, che costituisce la nostra linea di salita, è incastonato tra pareti d’arenaria. Liberamente ci si dirige verso il fondo del canale, ammirando un paesaggio che ha pochi eguali in fatto di maestosità. Il pendio diviene progressivamente più ripido e, una volta entrati nel canale, lo si risale al centro. La pendenza aumenta verso l’uscita, non oltrepassando per i 3/4 del suo precedente sviluppo i 40°, per poi impennarsi nel tratto finale raggiungendo i 45°/50°. Dopo abbondanti nevicate, come specificato nell’introduzione, può essere presente una spessa cornice che rende l’uscita decisamente impegnativa, soprattutto se ci si tiene nella sua parte sinistra. Usciti dal canale il percorso è immediato: si sale a destra per la panoramica dorsale nord-est tenendosi sulla sinistra rispetto al suo margine occidentale. Non senza fatica, si raggiunge il sommo della cresta/dorsale, da cui si prosegue per aerea crestina ammirando visuali grandiose. Successivamente ci si cala verso sinistra alla sottostante conchetta situata poco sotto la sommità del Marmagna, immettendosi qui nel percorso 00 che risale il crinale nord-ovest. Un’ultima breve salita e si guadagna con soddisfazione la magnifica cima, 1851 m, da cui è possibile ammirare un panorama grandioso (nelle giornate terse è visibile l’Isola d’Elba!). La discesa dalla sommità è semplice: è sufficiente seguire il frequentato percorso del crinale sud-est e raggiungere senza difficoltà l’ampia e panoramica Sella del Marmagna 1725 m. Una ben marcata traccia nella neve conduce al centro del sottostante vallone compreso tra il versante E-NE del Marmagna e la bastionata N-NW dell’Aquilotto. Successivamente si perde quota a sinistra di un rio, entrando poi nel bosco ed approdando poco dopo in un ripiano. Al primo dei due bivi, collocati a poca distanza l’uno dall’altro, andiamo diritto, mentre al secondo, situato all’interno di un rimboschimento a conifere, svoltiamo repentinamente a destra. Si scende costeggiando una caratteristica lastra rocciosa per poi curvare a sinistra. Dopo alcuni tornanti per ripido pendio ripido, temporaneamente fuori dal bosco, si piega a sinistra perdendo quota all’interno della magnifica faggeta. Un’ ultima discesa a tornanti e si approda in corrispondenza della sponda sud/occidentale del Lago Santo, nei pressi della Peschiera. Per raggiungere il vicino Rifugio Mariotti, 1507 m, è sufficiente costeggiare a sinistra la sponda del lago (negli inverni rigidi e nevosi, con spessa lastra di ghiaccio, è possibile attraversare direttamente il lago, opzione da escludere categoricamente nel periodo primaverile!). Dal rifugio si sale brevemente contornando dall’alto la sponda N/NE del magnifico specchio d’acqua, raggiungendo poco dopo un bivio (cartelli). Si imbocca a sinistra il ben marcato sentiero n° 723 che dopo una prima discesa conduce alla pista da sci che si attraversa sottopassando la seggiovia. Rientrati all’interno del bosco si ritorna in breve al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione e quindi a Lagdei-Cancelli.

 

 

Cresta dello Sterpara: Via Alpinistica Roberto Fava

100_0732

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 500 m ca

Durata complessiva: dalle 3 alle 4,30 h A/R

Tempi parziali: Lagdei-Lago Santo-attacco della Via Alpinistica “Roberto Fava”  (1-1,15 h) ; Via Alpinistica “Roberto Fava” (1,30-2,30 h) ; rientro a Lagdei (30 min ca)

Difficoltà: PD, molto discontinuo

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata

Ultima verifica: giugno 2015 (foto: luglio 2014)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei


Immagine (FILEminimizer)

Descrizione dell’itinerario

Potremmo definire la Via Alpinistica Roberto Fava un sentiero alpinistico, in quanto alterna tratti di arrampicata ad altri in cui si cammina seguendo una labile traccia contrassegnata da ometti ben posizionati. Il percorso alpinistico corre lungo la Cresta dello (o degli) Sterpara/i, formata da una serie di torrioni, alture e gendarmi rocciosi. I tratti di arrampicata sono ben serviti da numerosi spit e le difficoltà variano dal II° al IV°.

Partiti dalla località Lagdei, si arriva in 40 minuti circa al Rifugio Mariotti al Lago Santo, seguendo la comoda mulattiera contrassegnata n° 723A, oppure il più diretto sentiero n° 727/723. Dal rifugio si continua ad assecondare il percorso contrassegnato n° 723, diretto alla Sella del Marmagna, contornando la sponda meridionale, occidentale e settentrionale del lago. Dalla peschiera un ottimo sentiero con alcuni tornanti risale il pendio boscoso che chiude a NW il Lago Santo, conducendo ad un primo bivio (cartelli) dove si ignora a destra il percorso n° 729. Al bivio successivo, posto poco dopo il primo, si abbandona invece il sentiero seguito fino a questo punto (n° 723), prendendo a sinistra il percorso n° 719 in direzione Sella dello Sterpara e Passo delle Guadine. Giunti in prossimità di un cartello con scritto “Via Alpinistica Roberto Fava”, si lascia anche questo sentiero e ci si inoltra nel bosco per labile traccia che, dopo una piccola radura con cespugli di mirtillo, piega a destra, conducendo ad un panoramico pendio cosparso di massi d’arenaria e vegetazione. Il primo tratto di cresta è già evidentissimo e per raggiungerlo si seguono gli ometti che guidano al culmine del pendio e, verso sinistra, ad una selletta poco marcata all’interno del bosco. Da qui occorre voltare a sinistra assecondando la dorsale, arrivando in breve all’inizio della via alpinistica (due spit di sosta). Dopo alcuni facili gradoni, il primo risalto presenta in successione: una breve placchetta incisa da una netta fessura, una crestina piuttosto rotta e un estetico e verticale spigolo dotato di ottimi appigli. Dopo aver superato un tratto caratterizzato da grossi blocchi sulla destra di un caratteristico spuntone roccioso, si approda sulla prima e più elevata quota, 1685 m, della cresta (III°; diversi spit). Dalla sommità è necessario seguire (o meglio intuire) una poco evidente traccia nell’erba che conduce all’interno di un fitto boschetto. Seguendo i puntuali ometti, si giunge alla base del secondo risalto: un bellissimo torrione. Lo si scala dapprima salendo una bella e appigliata placca a destra del filo dello spigolo, per poi seguire quest’ultimo con divertente arrampicata  (III°- ; diversi spit).
Dalla cima del torrione si scende ripidamente per alcuni metri su pietraia, contornando sulla destra un risalto caratterizzato da fessure e una fenditura nella roccia. Dopo aver ripreso la dorsale, si rientra nel bosco giungendo alla base del terzo risalto, il più impegnativo, anche se breve. Lo si supera inizialmente traversando delicatamente a destra per pochi metri sfruttando una stretta cornice, poi, con un passaggio impegnativo (IV°; due spit), si raggiunge un foro nella roccia da cui si vede la cresta e spigolo sud della Roccabiasca. Si continua in verticale tenendosi appena a sinistra del filo, guadagnando infine la sommità del risalto (IV°, poi III°; molto breve e abbondantemente servito da spit). Una pietraia, un tratto di bosco, una selletta (possibilità di abbandonare la cresta scendendo a sinistra per pietraia verso Lago Santo) e una ripida salita per erba e blocchi d’arenaria precedono il quarto risalto: un caratteristico gendarme roccioso. Aggirando a destra o scalando direttamente un blocco roccioso, si raggiunge un intaglio da cui si inizia la scalata del gendarme. Ci si tiene appena a sinistra del suo spigolo e con un passo non banale si afferra una fessura verticale che conduce fuori dalle difficoltà (III°+ ; molto breve ; diversi spit). Dall’aerea sommità si discende con attenzione un’esposta e delicata lastra rocciosa (spit), per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue assecondando fedelmente la dorsale boscosa, scavalcando due alture e giungendo ai piedi del quinto risalto. Lo si sale seguendo inizialmente una crestina con erba e blocchi, per poi scalare una facile fenditura (II°/II°+; roccia inizialmente non buona; diversi spit). Ora non resta che seguire la dorsale boscosa, destreggiandosi tra vegetazione in alcuni punti invadente (alcune relazioni consigliano di abbandonare la cresta poco dopo la sommità del quinto risalto e calarsi a sinistra nel ripido pendio boscoso: soluzione, a mio parere, totalmente insensata oltre che oggettivamente pericolosa!), giungendo in breve alla base di una ripida paretina. La si supera sfruttando inizialmente la faccia destra della fessura/camino che la incide, poi lo spigolo a destra (II° ; nessun chiodo). Dalla sommità dell’ultima quota si scende (tracce e contrassegni assenti) per ampio profilo boscoso fino a congiungersi con il sentiero n° 723B (Le Carbonaie) che, seguito a sinistra, conduce ad un bivio: a destra si fa ritorno a Lagdei e a sinistra a Lago Santo.