Il Monte Cusna da Roncopianigi

100_5497 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Roncopianigi 1090 m

Dislivello: 1030 m

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Roncopianigi-Monteorsaro (25 min) ; Monteorsaro-Ricovero Rio Grande (1,15 h) ; Ricovero Rio Grande-Monte Cusna (1, 10 h) ; Monte Cusna-sentiero n° 617-Roncopianigi (2 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Villa Minozzo-Febbio. Attraversato il paese, si continua per stradina asfaltata in direzione di Peschiera Zamboni, parcheggiando l’auto in uno spiazzo in corrispondenza del bivio per la citata località e nei pressi del borgo di Roncopianigi

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La salita al Monte Cusna partendo da Roncopianigi è una delle più avvincenti escursioni di tutto l’Appennino reggiano. Di grande impatto paesaggistico è il Vallone della Bora che percorreremo lungo il sentiero di rientro. La segnaletica, eccetto il tratto iniziale prima del borgo di Monteorsaro e la parte finale della salita alla volta della sommità del Cusna, risulta ottimale per tutta l’estensione del percorso. Escursione da godersi metro dopo metro.

Dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto si sale all’interno del borgo di Roncopianigi, voltando subito a destra ed oltrepassando mediante ponte un rio. Dopo una curva a sinistra si incontra un bivio dove si imbocca a destra un’ampia mulattiera (percorso CAI n° 609 noto come “Sentiero dei Pastori”) in discesa. Si varca il Fosso della Fusina e si prosegue in decisa salita piegando a sinistra, avvicinandosi in questo modo ad una costa situata alla nostra sinistra. Giunti in prossimità del dorso della menzionata costa, si prende a sinistra (nessun segnavia) una traccia erbosa che poco più avanti, al sommo di un ripiano con coltivazioni, svolta repentinamente a destra. Si sottopassa successivamente una linea elettrica e si contornano e attraversano alcune radure. Sbucati nella strada asfaltata di accesso al borgo di Monteorsaro, la si segue a destra per poco, deviando a sinistra (segnavia) lungo un’ampia mulattiera. Appena dopo si entra nel magnifico borgo che si attraversa transitando nei pressi della chiesa, curvando oltre quest’ultima a sinistra. Sbucati in una carraia trasversale (cartelli), la si segue a sinistra uscendo in questo modo dal paese, effettuando subito una netta svolta a destra. Dopo aver varcato per una seconda volta mediante ponticello il Fosso della Fusina, si prosegue lungo il magnifico e antico sentiero affiancato da notevoli esemplari di muretti a secco. Poco più avanti si attraversa una carraia e in corrispondenza di un panoramico poggio si piega a destra. Appena dopo si incontra un bivio dove, trascurato a sinistra il percorso n° 621 per Peschiera Zamboni, si prosegue diritto mantenendo lo stesso segnavia di prima. Si avanza comodamente per il suggestivo tracciato (la presenza del lastricato ben conservato e i muretti a secco ci fanno intuire la sua importanza per i valligiani, nonché la sua storicità), penetrando più avanti all’interno di una valletta in cui si varca un rio. Si continua lungamente per la mulattiera che guadagna quota in moderata pendenza effettuando diverse svolte. Dopo aver sottopassato un elettrodotto, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra, incontrando subito un bivio dove si abbandona a destra la continuazione del percorso n° 609, imboccando invece a sinistra la mulattiera contrassegnata n° 619 diretta al Ricovero Rio Grande e al Monte Cusna. Nel primo tratto si sale piuttosto ripidamente per poi procedere più comodamente. Segue un’altra salita piuttosto ripida e sostenuta per ampio sentiero all’interno di uno splendido ambiente boschivo. Sbucati in belle radure e attraversato un piccolo ruscello, si incontra il bivio con il sentiero n° 619A che si stacca a destra in salita e che si ignora. Proseguendo diritto e ammirando magnifici faggi, si raggiunge in breve il bivacco in muratura (Ricovero Rio Grande 1588 m) situato alla nostra sinistra. Dopo un’eventuale sosta (consigliabile in quanto la salita che affronteremo è diretta e decisamente faticosa) si scende a guadare il Rio Grande, oltre il quale si piega decisamente a destra onde risalire la sua marnosa sponda destra orografica. Si prosegue per traccia che guadagna quota tra rado bosco, iniziando appena dopo la risalita di una ripida costa erbosa (prestare attenzione ai segnavia). Dopo un’erta salita tra rocce affioranti e un tratto meno ripido, si raggiunge un ripiano erboso. Da qui si innalza il costone N/NE del Monte Cusna che rapprensenta la nostra direttrice al fine di guadagnarne la sommità. Si sale lungo l’ampio dorso della costa che si fa progressivamente sempre più ripido ma allo stesso tempo suggestivo e panoramico, puntando ad un evidente masso con segnavia situato nella parte alta della dorsale (con nebbia questa sezione potrebbe creare qualche problema per l’orientamento). Oltrepassato il masso, si continua a salire ripidamente ancora per un tratto, avanzando poi più comodamente lungo la bellissima dorsale (tracce che si staccano ai lati sono da ignorare) molto più definita, fino a raggiungere il bivio con i sentieri n° 607A e n° 617. Da qui si affronta la salita finale per la vetta del Cusna, avanzando ancora per un tratto lungo il dorso della costa per sentiero ripido e sassoso. Giunti alla base degli erti pendii erbosi che degradano dalla sommità, la traccia segnata piega decisamente a destra. Se vogliamo seguire quello che dovrebbe essere il percorso storico, è necessario abbandonare il sentiero più evidente proprio in questo punto e proseguire in obliquo a destra per labilissime tracce. Raggiunto un ometto con segnavia, si prosegue in obliquo ancora per qualche metro, per poi piegare a sinistra e salire lungo le linee di massima pendenza senza un vero e proprio sentiero da seguire. Incontrando altri segnavia che ci confermano di essere nel giusto percorso, si raggiunge, non senza fatica ma allo stesso tempo con soddisfazione, la stupenda cima del Monte Cusna, che con i suoi 2120 m è la seconda vetta più alta di tutto l’Appennino settentrionale. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con i sentieri n° 607A e n° 617. Imbocchiamo quest’ultimo che si stacca subito a sinistra (nessuna indicazione) dal percorso n° 607A, il quale prosegue a mezza costa in direzione della dorsale del Cusna. Si perde quota ripidamente verso il sottostante Vallone della Bora (di origine glaciale) e raggiunto il suo fondo lo si percorre interamente ammirando visuali che hanno pochi eguali in fatto di maestosità in tutto l’Appennino settentrionale. In corrispondenza del limite orientale del vallone, il sentiero piega a sinistra procedendo per un breve tratto a mezza costa, per poi scendere ripidamente tenendosi sulla sinistra del Fosso degli Arati. Più in basso si varca quest’ultimo e si prosegue alla sua destra, sbucando poco dopo in una radura che si attraversa prestando attenzione ai segnavia. Rientrati nella faggeta, si perde quota sulla destra del Fosso degli Arati, uscendo presto in un’altra bella radura che si attraversa verso destra. Dopo un breve tratto all’interno della faggeta, si sbuca in una terza radura dove il percorso vira repentinamente a sinistra verso il vicino Fosso degli Arati, già guadato in precedenza, che si varca per una seconda volta. Si continua lungo il bel sentiero che perde quota verso NE all’interno della faggeta, costeggiando più avanti una costa marnosa. Proseguendo per il percorso principale, sempre evidente e ben segnato, si scende in seguito lungo un solco tra pendii marnosi. Dopo una fascia boscosa, si inizia a discendere una spettacolare e panoramica dorsale di marne, prestando attenzione agli ottimamente posizionati segnavia (notevoli visuali sul Monte Prampa con a destra il Monte Torricella caratterizzato da suggestive stratificazioni). Rientrati nel bosco e guadato un rio, si prosegue per un breve tratto a mezza costa lungo la sua sponda sinistra orografica. Dopo un’altra discesa lungo un pendio marnoso, si rientra nel bosco oltrepassando più avanti un fosso. Sbucati su una costa marnosa, il sentiero piega a destra verso un palo dell’alta tensione, per poi virare a sinistra (tratto piuttosto infrascato) e sottopassare l’elettrodotto. Si continua effettuando alcune svolte che precedono una più netta curva a sinistra, oltre la quale si approda in una traccia trasversale (cartelli) che seguiamo a sinistra. Poco più avanti si varca mediante ponticello il suggestivo Rio Grande, incontrando appena dopo un bivio dove a sinistra si stacca in sentiero n° 619. Ignorato quest’ultimo e tralasciata dopo pochi minuti la diramazione per Peschiera Zamboni, si prosegue per bella mulattiera che svoltando a sinistra porta a guadare un ruscello. Sbucati in una radura, la si attraversa per traccia nell’erba alta tenendo d’occhio gli ottimamente posizionati segnavia. Giunti in corrispondenza di un altro ruscello, si taglia il sentiero n° 623, il quale, se imboccato a destra, ci condurrebbe a Peschiera Zamboni, mentre a sinistra ci guiderebbe verso Monteorsaro. Noi proseguiamo diritto per ampia traccia, inizialmente inerbita, che avanza all’interno del bosco affiancata da suggestivi e antichi esemplari di muretti a secco. Dopo un paio di tornanti si sbuca in una stradina asfaltata che si segue a destra, immettendosi in breve nella strada per Peschiera Zamboni. La seguiamo a sinistra ritornando dopo pochi minuti al parcheggio nei pressi dell’ingresso del borgo di Roncopianigi.