Lozzola – S. Bernardo – Groppo della Donna

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Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Lozzola-S. Bernardo (1,25 h) ; S. Bernardo-Groppo della Donna (50 min) ; Groppo della Donna-Groppo Neri-S. Bernardo (50 min) ; S. Bernardo-ofiolite di Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo della Donna ; EE la breve digressione al gendarme ofiolitico ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto. Senza entrare nel centro di quest’ultima località, si prosegue ancora per qualche chilometro lungo la SP308R in direzione di Borgo Val di Taro. Ad un bivio si prende a sinistra la SP 532R diretta a Berceto e Bergotto. Raggiunto un altro bivio si imbocca a destra la stretta stradina d’accesso al paese di Lozzola. Entrati nel centro dell’abitato lo si attraversa per viottolo molto ripido e stretto, parcheggiando l’auto nella parte superiore in corrispondenza della chiesa

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Descrizione dell’itinerario

Notevole e “inedita” proposta escursionistica in luoghi ricchi di fascino naturalistico, panoramico e storico. L’accesso da Lozzola a S. Bernardo risulta in alcuni tratti poco evidente sia per la scarsa frequentazione ed incuria, quanto per la presenza di diversi alberi divelti che ostacolano il cammino rendendo il tracciato a volte poco visibile. Il raggiungimento della sommità del Groppo della Donna, percorrendo la dorsale spartiacque da nord a sud, avviene spesso su tracce molto labili o inesistenti. Consultando alcune mappe sembrerebbe che il crinale in questione sia percorso da un sentiero segnato. Non ho idea se si tratti di un clamoroso errore di tracciatura oppure il suddetto sentiero sia andato in totale disuso. In ogni modo si tratta di un’ascesa di particolare interesse, anche perché si ha la possibilità di raggiungere una cima molto caratteristica, la prima da settentrione della dorsale Cogena/Manubiola, ben distinguibile dal secondo versante per le sue interessanti e uniformi pareti ofiolitiche. Nell’itinerario è proposta anche una digressione al fine di conquistare la sommità di una curiosa conformazione, anch’essa ofiolitica, in prossimità della frazione Castello, posta poco più in alto e ad est rispetto la località di partenza.

Dalla chiesa di Lozzola si continua per stradina asfaltata andando a sinistra al bivio che si incontra subito dopo. Si passa inizialmente a fianco di una casa diroccata e nei pressi del cimitero si effettua un tornante destrorso. Si sale poi piuttosto ripidamente fino a raggiungere un bivio dal quale, trascurato lo stradello d’accesso alla frazione Castello (la cui ofiolite visiteremo al ritorno), si prosegue a destra. Si procede inizialmente in lieve discesa avanzando successivamente ai piedi di un groppo ofiolitico. Giunti in corrispondenza di un grosso masso si prende a sinistra una carraia (percorso CAI n° 837) orribilmente deturpata e anche ampliata – per di permettere l’accesso ai mezzi di esbosco – rispetto la sua originaria larghezza. Si guadagna ripidamente quota lambendo poco più in alto una linea elettrica, ammirando qui una bella visuale del Groppo di Gorro. Effettuato un tornante sinistrorso si continua in ripida salita compiendo altre svolte, raggiungendo più in alto un’altra apertura in corrispondenza dell’elettrodotto della Val Taro. Si continua a guadagnare quota per l’erto tracciato fino a doppiare, mediante ampia curva a sinistra, una panoramica costa. Si prosegue in direzione SE trascurando una traccia inerbita in discesa, costeggiando successivamente delle rocce ofiolitiche. Appena dopo si scorgono alla nostra sinistra dei grossi massi ofiolitici: abbandonando temporaneamente il percorso principale possiamo visitare questa suggestiva area, caratterizzata in particolare da due gendarmi rocciosi separati da una stretta fenditura (per entrare in quest’ultima si aggira a sinistra il primo gendarme e, verso destra, si penetra nella spaccatura che si risale con attenzione, scendendo poi, sempre con le dovute cautele, nella parte opposta). Rientrati nella carraia di prima si trascura subito una traccia che si stacca a sinistra, raggiungendo poco più in alto una presa dell’acquedotto (segnavia). Appena dopo si transita a fianco di un poggetto situato alla nostra destra, trascurando a sinistra una traccia inerbita. Penetrati nel fitto bosco si varca un ruscello avanzando poi in piano/lieve salita. Giunti nei pressi di un rio situato alla nostra destra, si incontra un trivio (anche se apparentemente potrebbe sembrare un bivio) dal quale, trascurata la carraia che svolta a destra, si continua per il tracciato di sinistra che tuttavia si abbandona subito. Infatti, nel momento in cui l’ampia traccia curvando nettamente a destra inizia a salire, proseguiamo diritto/sinistra per poco evidente sentiero – che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 837 – scorgendo a terra un segnavia su un sasso (segnaletica pessima!). Si avanza quindi per questo tracciato in stato di totale abbandono con diverse sterpaglie e tronchi che ostacolano il cammino, progredendo in questo primo tratto in direzione est. Poco più avanti si transita nei pressi di un vecchio essiccatoio all’interno di uno splendido castagneto, forse tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Qui il percorso, invero molto poco evidente e anche in questo tratto con rami e sterpaglie che l’ostacolano, piega nettamente a destra, determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Il sentiero, che diviene successivamente più marcato ed incavato, prima di effettuare una svolta a sinistra risulta interrotto da un albero di castagno divelto. Dopo la svolta si incontra un bivio dove si prosegue a sinistra trascurando a destra una labile traccia (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero). Poco più avanti si transita a fianco di un magnifico esemplare di castagno purtroppo divelto nella sua parte superiore dal vento o da un fulmine. Appena dopo si effettua una duplice svolta, prima a sinistra poi a destra, incontrando sul tronco di un albero alla nostra destra un altro sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per il buon sentiero ben incavato ed evidente, sottopassando, poco più avanti, il tronco di un castagno caduto a terra. Proseguendo per il tracciato principale si incontra ed ammira un altro straordinario esemplare di castagno, forse centenario, nel contesto di un ambiente boschivo – come ho già espresso in precedenza – tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Successivamente si deve aggirare a sinistra l’ennesimo albero caduto a terra e, proseguendo per il bel sentiero, si raggiungono i ruderi di un secondo essiccatoio o metato. Continuando per il percorso principale, sempre all’interno di un castagneto tra i più belli, si arriva ad un punto in cui il tracciato si sdoppia. Si sale appena a destra del vecchio sentiero, parecchio infossato e dissestato, per traccia piuttosto labile, ricongiungendosi poco sopra con il percorso principale. Poco più avanti si presenta una situazione similare alla precedente, ma in questo caso si sale alla sinistra di un solco (segnavia). Poi, ricongiuntisi con il tracciato principale, si prosegue per esso svoltando in seguito a destra. Si avanza in piano per ottimo sentiero tagliando i fianchi boscosi del Monte Minara, incontrando anche qui un’interruzione causata da alberi divelti. Sempre con andamento pianeggiante si compie successivamente una svolta a sinistra aggirando un boscosa costa. Più avanti si immette da destra una carraia e, proseguendo per il percorso principale, si riprende a salire. Dopo una netta curva a sinistra si avanza pianeggiando, approdando poco dopo un magnifico ripiano boscoso. Effettuata un’altra curva a sinistra si avanza in direzione del vicino crinale Cogena/Manubiola, immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra, tralasciando subito dopo a destra una traccia. Con andamento in lieve discesa ci si inserisce in uno stradello sterrato che si segue a destra transitando subito a fianco di Casa Grassi, ottimamente ristrutturata e collocata in splendida posizione. Avanzando per comoda carraia delimitata a destra da vecchi muretti a secco e a sinistra da pendii prativi che offrono belle visuali, si raggiungono infine i prati al cui sommo si trova la Chiesa di S.Bernardo, 947 m. Spostandosi a sinistra si raggiunge l’edificio a destra del quale si trova un grosso masso ofiolitico con stele che ricorda l’uccisione, avvenuta il 2 febbraio del 1945, di cinque partigiani ad opera dei nazifascisti. Dopo una sosta al fine di ammirare questo luogo di grande importanza storica e ambientale/naturalistica (il colle in cui ci troviamo è ammantato da splendidi castagni), si continua per il percorso di prima che in breve esce dal bosco. Di fronte a noi è ben visibile il Groppo della Donna, formato da due cime di cui quella più settentrionale precipita in versante Manubiola con spettacolari pareti di ofiolite. Dopo una breve discesa si incontra un bivio (indicazioni) da cui si imbocca a destra una traccia, virando a sinistra all’altro bivio che si incontra subito dopo. Si avanza per ampia mulattiera (percorso CAI n° 837 diretto al Monte Binaghe e al Passo La Calà) che effettua subito una svolta a destra in corrispondenza della quale si trascura a sinistra una carraia erbosa. Si prosegue per il comodo tracciato incontrando poco più avanti una fontana con ampio sentiero che si stacca a sinistra. Oltre la fontana il percorso compie una curva a sinistra (a destra si nota una staccionata) aggirando una dorsale boscosa. Qui giunti si nota su un albero una sbiaditissima freccia rossa: abbandoniamo perciò il percorso segnato e iniziamo la risalita della dorsale in direzione della prima cima del crinale Cogena/Manubiola. Si avanza senza una vera e propria traccia assecondando o rimanendo nei pressi del filo del boscoso crinale. Più avanti si recupera una tracciolina che tuttavia ben presto si spegne, fatto quest’ ultimo che non crea grandi problemi in quanto l’orientamento risulta tutto sommato immediato. Si continua ad assecondare la dorsale spartiacque intercettando anche un sentierino seguendo il quale ci si tiene leggermente a destra del suo filo. Recuperato il crinale si prosegue in bellissimo ambiente caratterizzato da rocce e massi ofiolitici. Dopo una salita si raggiunge il sommo di un panoramico poggetto appena prima del quale si incontra un paletto in legno con sbiadito segno rosso. Dalla cima del suddetto poggio risulta evidentissima la prosecuzione della dorsale e, in particolare, la prima cima, quella più settentrionale, del crinale Cogena/Manubiola, alla cui sommità siamo diretti. Si continua quindi assecondando la dorsale spartiacque, raggiungendo in breve una selletta all’interno del bosco. Trascurata qui una traccia che, staccandosi a sinistra, scende ripida, proseguiamo diritto per sentiero in questo tratto abbastanza evidente, tenendosi a destra del filo del crinale. Avanzando in questa direzione si guadagna il bordo occidentale della dorsale che si segue a sinistra, trascurando un sentiero che a mezza costa aggira la cima a cui siamo diretti. Assecondando il ripido crinale boscoso, perdendo e ritrovando tracce, ci avviciniamo alla suddetta cima, trascurando, poco prima di essa, un altro sentierino che piega a destra. Dopo un’ultima erta e faticosa salita che avviene nei pressi e anche assecondando il bordo del crinale – che precipita in versante Manubiola con ripide pareti (attenzione) – si guadagna l’esclusiva e molto aerea sommità della prima ofiolitica cima della dorsale Cogena/Manubiola. Qui troviamo una specie di lapide con lettere mancanti dove si legge “Ragazzi di Berceto” con i numeri 9 e 1 relativi alla data in cui è stata affissa. Dalla cima si scende tenendosi sulla destra rispetto all’affilata cresta ofiolitica, raggiungendo poco più in basso una spettacolare forcella. Dopo una sosta d’obbligo al fine di ammirare le pareti ofiolitiche del versante Manubiola della cima poc’anzi conquistata, mediante tracciolina si penetra nel bosco procedendo sulla destra del crinale divisorio. Quando il sentiero si perde si continua a salire restando, come prima, un poco a destra del filo della dorsale, recuperando poi un’altra traccia. Mediante quest’ultima si aggirano sulla destra, in versante Cogena, delle rocce ofiolitiche, e quando il percorso si sdoppia ci si tiene a sinistra. Dopo una ripida salita per sentiero ghiaioso/terroso si recupera la dorsale spartiacque in corrispondenza delle rocce finali di un groppo ofiolitico. Si continua lungo il percorso di crinale aggirando a destra altre rocce per traccia appena accennata, avanzando successivamente in ripida salita e notando un altro sentiero alla nostra destra. Rimesso piede sul filo della dorsale, in corrispondenza di una selletta alla base di spettacolari spuntoni ofiolitici, si continua per sentiero esiguo che avanza tenendosi a destra del crinale. Progressivamente si ritorna verso quest’ultimo, procedendo in seguito appena a destra del suo filo. In questo tratto, ormai a poca distanza dalla cima del Groppo della Donna, la montagna si presenta boscosa nel versante Cogena, mentre in quello Manubiola precipita con ripidi e franosi dirupi. Avanzando più o meno senza traccia, tenendosi sempre all’interno del bosco appena a destra del filo del crinale, si esce dalla vegetazione in corrispondenza del dorso di una costa. Da qui, voltando a sinistra, si raggiunge in breve la cima del Groppo della Donna, 1139 m, da cui si ammirano ampie visuali sulla sottostante Val Manubiola e sui monti della Val Baganza. Dopo una meritata sosta si prosegue per un breve tratto lungo lo spettacolare filo del crinale divisorio, abbandolandolo nel momento in cui da destra, in versante Cogena, si salda una dorsale secondaria. Si scende per quest’ultima (qualche ometto) costeggiando il limite del bosco alla nostra destra, mentre a sinistra degradano interessanti dirupi. Messo piede nel percorso n° 837 lo si segue a destra perdendo quota avendo ancora come direttrice la dorsale di prima. Penetrati nel bosco si scende compiendo qualche svolta, virando poi nettamente a destra. Si prosegue successivamente per crinale boscoso sbucando poco dopo in una spettacolare dorsale ofiolitica. Si percorre quest’ultima assecondando gli sbiaditi segnavia, superando qualche roccetta e ammirando un ambiente che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Giunti a poca distanza dalla cima della conformazione ofiolitica conosciuta come Groppo (o Groppi) Neri, confusa da qualcuno con il Groppo della Donna, la si può raggiungere con breve deviazione. A tal fine ci si sposta a destra e si aggirano a sinistra le rocce terminali (è anche possibile superare direttamente queste ultime con un interessante passaggio all’interno di una spaccatura tra gli spuntoni sommitali). Dalla cima, 1031 m, si ammira un vasto e completo panorama. Recuperato il sentiero di prima si scende effettuando alcuni tornanti per pendio roccioso/ghiaioso, attraversando anche una recinzione a filo spinato. Appena dopo si mette piede in una magnifica e ampia sella delimitata a nord dal Colle Museriri. La si percorre per un tratto, ma in corrispondenza di un masso ofiolitico il percorso segnato piega a destra, perciò si deve oltrepassare – o meglio sottopassare – per una seconda volta la recinzione di prima. Il sentiero scende poi tagliando aspri pendii nella sponda destra orografica di una selvaggia valletta il cui fondo fra poco raggiungeremo. Entrati in un boschetto si prosegue per sentiero infossato e, usciti nuovamente all’aperto, si procede alla base dei dirupi e rocce ofiolitiche del versante NW del Groppo Neri. Dopo una netta curva a sinistra si perde quota ripidamente compiendo altre svolte, raggiungendo in questo modo il fondo della menzionata valletta. Dopo aver varcato un rio si svolta subito a sinistra costeggiandolo per un breve tratto, iniziando poi una risalita. Si guadagna quota in moderata pendenza per sentiero sassoso, avanzando successivamente in piano. Dopo aver attraversato un solco, si riprende a salire parzialmente fuori dal bosco e, mediante svolta a destra, si aggira una costa. Si prosegue all’interno di un magnifico ambiente boschivo procedendo a mezza costa, fino a doppiare, mediante netta curva a destra, un profilo boscoso che costituisce il bordo occidentale della dorsale del Groppo della Donna. Poco più avanti, dopo aver attraversato un bel ripiano boscoso, si ritorna al punto in cui abbiamo abbandonato il percorso n° 837 per risalire il crinale Cogena/Manubiola alla volta del Groppo della Donna. Si ritorna quindi a S. Bernardo e, mediante lo stesso tragitto seguito all’andata, si fa ritorno a Lozzola. Nella discesa occorre prestare attenzione, appena dopo l’ultimo essiccatoio (il primo incontrato in salita), a non assecondare un sentiero che si sposta a destra, che porterebbe fuori strada, ma si deve proseguire diritto cercando di intuire il tracciato che risulta molto poco visibile a causa di sterpaglie e tronchi che lo sbarrano (memorizzare i punti di riferimento durante la salita). Per finire consiglio vivamente una digressione. Una volta rimesso piede nella stradina asfaltata, al primo bivio che si incontra prendendo il tracciato di destra si raggiunge in circa dieci minuti di cammino, andando a destra ad un bivio, una cappella. Ci troviamo nei pressi della frazione di Castello e, dal punto in cui siamo, si diparte una cresta ofiolitica culminante in un curioso spuntone, ben visibile da Lozzola, con croce sommitale. Seguendo una labile traccia si inizia la risalita della dorsale caratterizzata da massi ofiolitici, avanzando poi più comodamente per ampio e panoramico crinale. Dopo una discesa e successiva risalita si raggiunge la base del blocco terminale che si inizia a scalare per facili rocce, nei primi metri piuttosto ripide ma ben gradinate. Dopo aver superato una placchetta (forse un ) si guadagna la vertiginosa ma magnifica sommità dell’ofiolite dove, appunto, si trova una croce. Dopo essere tornati alla cappella di prima consiglio una visita alla menzionata frazione di Castello, seguendo uno stradello che l’attraversa intermente e riconduce verso sinistra nella stradina asfaltata percorsa in precedenza. Ritornati al bivio di prima si ritorna alla chiesa di Lozzola per la stessa strada seguita in salita.

Il Groppo Maggio, i Groppi Neri e il Monte Binaghe

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Punto di partenza/arrivo: Corchia 651 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Corchia-Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio (1,10 h) ; Groppo Maggio-S. Bernardo (50 min) ; S.Bernardo-Groppi Neri (35 min) ; Groppi Neri-Monte Binaghe (30 min) ; Monte Binaghe-La Calà-Corchia (1,10 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo Maggio e ai Groppi Neri ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-S.P. 523. Dopo il ponte sul Manubiola e un paio di tornanti, occorre svoltare a sinistra seguendo l’indicazione per Corchia. Si attraversa poco dopo la frazione Bergotto e per stretta stradina, in alcuni tratti piuttosto dissestata, si raggiunge Corchia. Si abbandona l’auto in un comodo parcheggio situato a destra poco prima del paese vero e proprio

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Descrizione dell’itinerario

Escursione di grande interesse panoramico, geologico e storico. Il percorso proposto implica un paio di “fuori sentiero” che impreziosiscono notevolmente l’escursione, in quanto permettono di gustare in totale solitudine angoli selvaggi e incontaminati. Il punto di partenza e arrivo è localizzato a Corchia, nucleo di impianto medievale tra i più suggestivi dell’intero Appennino emiliano.

Dal parcheggio si attraversa interamente lo splendido borgo di Corchia, continuando poi per carraia pianeggiante all’interno di un magnifico castagneto. Entrati nella valle formata dal Torrente Manubiola, si giunge nei pressi di un ponte (indicazioni), da cui si prosegue diritto (CAI n° 833/837, Sentiero delle Miniere), lasciando a sinistra il percorso n° 835. Ignorata subito una traccia che si stacca a sinistra, si continua lungo la bella carraia in lieve salita per poi guadagnare quota con maggiore decisione. Appena dopo un’area pic nic con giochi per bambini situata alla nostra destra, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo momento, imboccando a destra un’altra carraia in salita (indicazione del Sentiero delle Miniere). Si effettuano inizialmente alcuni tornanti, incontrando poco più in alto un bivio da cui si deve svoltare nettamente a sinistra, ignorando l’ampia traccia che prosegue diritto. Dopo una salita in moderata pendenza (si ignora a destra una traccia inerbita), si attraversa con andamento pianeggiante un rimboschimento a conifere. Poco dopo, guardando a destra, si nota un rudere: si tratta della vecchia polveriera utilizzata dai minatori come deposito degli esplosivi. Si continua lungo la carraia scendendo leggermente per poi risalire, abbandonando successivamente questo tracciato per imboccare a destra (freccia segnaletica con scritto “scarpata”) un ampio, ripido e sassoso sentiero (si tratta del percorso utilizzato dai minatori). Dopo il primo strappo la traccia si restringe facendosi meno erta, compiendo una svolta a sinistra. Al successivo bivio si prende il sentiero di destra che risale un ripido e sassoso pendio (“la scarpata”: sono presenti a sinistra dei cordoni). Messo piede su un ripiano boschivo (pannello esplicativo e area giochi sulla destra) si vira nettamente a sinistra, raggiungendo, dopo una salita, una selletta con poggetto ofilotico a sinistra e barriera in legno a destra. Appena dopo si incontra un bivio da cui si prosegue diritto/destra, avanzando in leggera discesa alla base dell’ampio profilo meridionale del Groppo Maggio, che fra poco cominceremo a risalire. Appena oltre l’attraversamento di un ruscello si approda in un magnifico ripiano (tavolo con panche) chiuso da un costone ofiolitico, dove è situata l’entrata, normalmente chiusa da un cancello, della Miniera Pietra del Fuoco927 m. Dopo un’eventuale sosta ritorniamo sui nostri passi varcando nuovamente il ruscello, iniziando appena dopo la risalita del profilo del Groppo Maggio. Inizialmente si sale puntando ad un pannello solare, per poi proseguire spostandosi lievemente a sinistra onde assecondare il poco accennato dorso di una costa boscosa. Si sale diritto per alcuni minuti tenendo costantemente d’occhio alla nostra destra il crinale di un’altra costa. Quando il pendio boscoso si fa più regolare, si vira a destra dirigendosi verso l’altra dorsale (in realtà si tratta del margine orientale del profilo che stiamo risalendo). Raggiunta quest’ultima, la si segue tenendosi appena a sinistra del suo filo, oltrepassando alcuni arbusti ed ammirando notevoli visuali sulle verticali pareti ofiolitiche del Groppo Maggio. Usciti dalla vegetazione, si sale puntando ad un estetico dente roccioso, avanzando poi alla sua destra per ripido pendio piuttosto franoso e con qualche cespuglio spinoso. Raggiunta la dorsale sommitale del Groppo Maggio967 m, la si segue comodamente a sinistra ammirando ampie visuali e gustando le peculiarità di un’ambiente naturale veramente unico. Dopo una discesa e successiva risalita, si scende alla sottostante carraia (percorso CAI n° 833), che si segue a destra in direzione di S.Bernardo. Si valica poco più avanti una selletta oltre la quale si piega a sinistra iniziando a perdere quota, incontrando appena dopo un bivio da cui si volta a destra tralasciando una traccia a sinistra. Dopo altre svolte si riprende la direzione nord, procedendo sempre in discesa ed ammirando alla nostra destra un suggestivo groppo ofiolitico. Raggiunto un bivio evidente, il percorso da seguire è quello di destra (segnavia), il quale poco dopo effettua un tornante sinistrorso, riconducendo in questo modo nella direzione di prima (nord). Appena oltre una sbarra si presenta un altro bivio (frecce e segnavia) dove si va a sinistra, ignorando a destra lo stradello d’accesso al nucleo abitato di Fagiolo. Si guadagna quota per carrareccia effettuando diversi tornanti, fino a giungere nel pressi del dorso di una costa, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 837. Temporaneamente lo ignoriamo proseguendo diritto lungo la carraia, raggiungendo in breve una splendida radura circondata da castagni dove è situata la chiesa di S. Bernardo 947 m (una lapide ricorda i partigiani uccisi dai nazifascisti in una battaglia del 2 febbraio del 1945). Dopo un’eventuale sosta si ritorna al bivio di prima da cui si prende a destra il sentiero n° 837, ignorando subito a destra il percorso n° 833a per Moncucco Belforte. Si avanza in piano/leggera salita all’interno di uno splendido ambiente boschivo, tralasciando una traccia inerbita che si stacca a sinistra. Nei pressi di una fontana il tracciato piega a destra e, appena dopo aver valicato una costa boscosa, curva a sinistra (si ignora a destra una traccia). Segue l’attraversamento di un’altra costa, oltre la quale il sentiero svolta nettamente a sinistra avanzando a mezza costa. Raggiunto un poggetto panoramico è possibile ammirare una notevole visuale sull’appartata valletta in cui ci troviamo, delimitata a destra dal Monte Minara con al centro l’ofiolitico Groppo (o Groppi) Neri, e a sinistra dal Groppo della Donna che precipita verso ovest con un verticale sperone. Seguendo l’ottima traccia si raggiunge il fondo della valletta dove si guada un rio, proseguendo successivamente in ripida salita per sentiero che effettua alcuni tornanti. Nel momento in cui la vegetazione si dirada e il tracciato effettua una netta svolta a destra, l’abbandoniamo spostandosi a sinistra, attraversando in obliquo dei pendii erbosi con massi in direzione delle soprastanti rocce dei Groppi Neri (quella proposta è una variante rispetto al percorso segnato, che permette di ammirare notevoli visuali in un contesto ambientale tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense). Mirando ad un evidente e verticale spuntone/gendarme ofiolitico, si sale senza via obbligata passando a fianco di massi su terreno piuttosto ripido ma che non oppone alcuna difficoltà tecnica. Guadagnando successivamente quota appena a sinistra del menzionato spuntone, si raggiunge una suggestiva forcella da cui, volgendo a destra e superando qualche roccetta, si può salire sull’ariosa cima del pinnacolo. Si prosegue senza via obbligata in ambiente stupendo, passando a fianco di curiose conformazioni rocciose, fino a guadagnare con soddisfazione la sommità dei Groppi Neri 1031 m. Dalla cima si scende per alcuni metri raggiungendo in breve il percorso segnato (n° 837) che si segue a sinistra assecondando una spettacolare cresta ofiolitica. Rientrati nel bosco il sentiero effettua un’ampia curva a sinistra ed inizia a salire piuttosto ripidamente. Usciti dalla vegetazione si continua per traccia sassosa che asseconda il dorso di una costa, abbandonandola poco più in alto. Dopo aver attraversato pendii ghiaiosi e un altro tratto di bosco, si raggiunge la dorsale spartiacque Manubiola/Cogena. La si percorre in direzione sud restando nei pressi e assecondando il suo filo, attraversando successivamente una macchia boscosa e una radura arbustiva. Dopo una breve salita all’interno del bosco si sbuca sulla cima del Monte Binaghe1162 m, da cui si ammira un notevole panorama. Dalla sommità si scende lungo la dorsale spartiacque – che in questo tratto si presenta ghiaiosa e con massi – per poi penetrare nel bosco avanzando in leggera salita sulla destra del crinale. Raggiunto nuovamente quest’ultimo, si riprende a scendere per sentiero che asseconda la dorsale in questa sezione principalmente erbosa e con arbusti. Dopo una discesa all’interno di un bosco più fitto si approda al valico La Calà1078 m, da cui si prende a sinistra il percorso n° 833 in direzione di Corchia. Si perde quota per ampia traccia che si abbandona quasi subito per sentiero a sinistra (paletto con segnavia). Il percorso avanza verso nord attraversando inizialmente una piccola area disboscata, presentandosi in alcuni tratti non particolarmente evidente. Ad un certo punto la traccia compie una netta svolta a destra conducendo in una piccola radura arbustiva e, rientrata nel bosco, scende in direzione est. Si continua per il sentiero segnato che effettua diverse svolte (lungo il cammino si transita a fianco di un notevole esemplare di faggio), fino a giungere nei pressi di un rio. La traccia procede costeggiando il corso d’acqua, per poi virare a sinistra e varcarlo. Poco dopo si incontra un altro rio che si attraversa seguendo il sentiero di sinistra. Si sale per poco congiungendosi infine con il percorso seguito in salita a poca distanza dalla Miniera Pietra del Fuoco, che si trova alla nostra sinistra. Si rientra a Corchia percorrendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata.

 

Lozzola – S.Bernardo – Groppi Neri

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Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 550 m ca

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: Lozzola-S.Bernardo (1,30 h) ; S.Bernardo-Groppi Neri-S.Bernardo (1,15/1,25 h) ; S.Bernardo-Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: E ; EE la salita lungo il profilo sud/est dei Groppi Neri ; EE l’eventuale digressione su sperone roccioso che comporta un breve passaggio di I°

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2015 (tratto S.Bernardo-sommità Groppi Neri ottobre 2018 ; tratto Lozzola-S. Bernardo settembre 2019)

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto. Senza entrare nel centro di quest’ultima località, si prosegue ancora per tratto lungo la SP308R in direzione di Borgo Val di Taro. Al primo bivio si prende a sinistra la SP 532R seguendola per qualche chilometro. Raggiunto un altro bivio si imbocca a destra la stretta stradina d’accesso al paese di Lozzola. Entrati nel centro dell’abitato lo si attraversa per viottolo molto ripido e stretto, parcheggiando l’auto nella parte superiore in corrispondenza della chiesa

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map (2) www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La dorsale montuosa che divide la Val Cogena dalla Val Manubiola è di grande pregio ambientale e interesse paesaggistico. Non particolarmente frequentata, la zona offre notevoli possibilità escursionistiche: è possibile, infatti, realizzare splendidi anelli, oppure traversate, con punto di partenza e arrivo localizzati a Lozzola (come in questo caso), a Belforte o anche a Corchia. La situazione sentieristica (sarebbe più corretto parlare di globale valorizzazione dell’area montuosa) lascia piuttosto a desiderare. E ciò mi stupisce (in realtà non più di tanto!), soprattutto in relazione alla pretesa “rivalutazione” della montagna appenninica che da qualche tempo a questa parte sta diventando un vero e proprio tormentone, uno slogan e nient’altro. Riguardo la zona in questione, ho riscontrato una buona dose di imprecisioni, inesattezze e gravi “facilonerie” per quello che concerne sia il tracciato di alcuni sentieri (nel senso di discordanze tra il percorso effettivo sul terreno e quello segnato in alcune mappe) come anche l’individuazione delle diverse cime. A tal fine, vorrei dilungarmi in un elenco delle varie e interessanti sommità che caratterizzano l’area, sulle quali, come già detto, esiste una certa confusione. La dorsale Manubiola-Cogena consta delle seguenti cime, elencate da sud a nord: 1) il Groppo delle Pietre 1289 mimpercettibile sommità lambita dal sentiero 837 nel tratto Termine del Gatto-La Calà. 2) Il Monte Binaghe 1159 mè attraversato dal sentiero 837 nel tratto La Calà-Groppi Neri. 3) Il Groppo della Donnapresenta due quote di cui la più elevata raggiunge i 1139 m e la si raggiunge con una breve deviazione dal sentiero 837. Interessante è una cima quotata 1078 m che si caratterizza per la sua forma aguzza e le ripide pareti di ofiolite che precipitano verso la Val Manubiola. In versante Cogena troviamo queste sommità: 4) Il Groppo o Groppi Neri 1031 m: ammasso ofiolitico appartato, ma ben caratterizzato, spostato ad nord/ovest rispetto Il Groppo della Donna. Erroneamente identificato con quest’ultimo in alcune relazioni, è attraversato (eccetto la sommità) dal sentiero 837. 5) Un ampia sella separa I Groppi Neri dal Colle Museriri 1044m, tozza montagna che precipita verso sud/sud-est con uno scosceso versante. La sommità è raggiungibile dalla menzionata sella destreggiandosi tra vegetazione invadente e risalti di ofiolite. 6) Il Colle Museriri degrada verso la Val Taro con pendii boscosi. Più in basso, in questo versante, troviamo i due Torrioni di Cumbratina. Il più elevato e imponente è di problematico accesso; il più piccolo invece si lascia raggiungere più facilmente, anche se richiede le dovute cautele. A tal fine si veda: Val Taro: anello delle ofioliti. 7) Collocato nel fondovalle Cogena è Il Groppo delle Tassare 783 m, ammasso ofiolitico la cui base è lambita dal sentiero 833. Infine nel versante Manubiola troviamo le seguenti cime: 8) il Groppo Maggio 967 m, montagna ofiolitica disposta nella sinistra orografica della Val Manubiola, che precipita verso quest’ultima con suggestive pareti e contrafforti rocciosi. La sommità la si raggiunge facilmente staccandosi dalla carraia contrassegnata n° 833A che dal passo La Calà conduce a S.Bernardo. 9) Il Groppo dell’Asino 1153 m, montagna prevalentemente boscosa che costituisce la sponda destra (orografica) della Val Manubiola di Corchia. La sommità è attraversata dal sentiero n°835 che dal Passo La Calà conduce a Corchia.

Dalla chiesa di Lozzola si continua per stradina asfaltata andando a sinistra al bivio che si incontra subito dopo. Si passa inizialmente a fianco di una casa diroccata e nei pressi del cimitero si effettua un tornante destrorso. Si sale poi piuttosto ripidamente fino a raggiungere un bivio dal quale, trascurato lo stradello d’accesso alla frazione Castello (la cui ofiolite visiteremo al ritorno), si prosegue a destra. Si procede inizialmente in lieve discesa avanzando successivamente ai piedi di un groppo ofiolitico. Giunti in corrispondenza di un grosso masso si prende a sinistra una carraia (percorso CAI n° 837) orribilmente deturpata e anche ampliata – per di permettere l’accesso ai mezzi di esbosco – rispetto la sua originaria larghezza. Si guadagna ripidamente quota lambendo poco più in alto una linea elettrica, ammirando qui una bella visuale del Groppo di Gorro. Effettuato un tornante sinistrorso si continua in ripida salita compiendo altre svolte, raggiungendo più in alto un’altra apertura in corrispondenza dell’elettrodotto della Val Taro. Si continua a guadagnare quota per l’erto tracciato fino a doppiare, mediante ampia curva a sinistra, una panoramica costa. Si prosegue in direzione SE trascurando una traccia inerbita in discesa, costeggiando successivamente delle rocce ofiolitiche. Appena dopo si scorgono alla nostra sinistra dei grossi massi ofiolitici: abbandonando temporaneamente il percorso principale possiamo visitare questa suggestiva area, caratterizzata in particolare da due gendarmi rocciosi separati da una stretta fenditura (per entrare in quest’ultima si aggira a sinistra il primo gendarme e, verso destra, si penetra nella spaccatura che si risale con attenzione, scendendo poi, sempre con le dovute cautele, nella parte opposta). Rientrati nella carraia di prima si trascura subito una traccia che si stacca a sinistra, raggiungendo poco più in alto una presa dell’acquedotto (segnavia). Appena dopo si transita a fianco di un poggetto situato alla nostra destra, trascurando a sinistra una traccia inerbita. Penetrati nel fitto bosco si varca un ruscello avanzando poi in piano/lieve salita. Giunti nei pressi di un rio situato alla nostra destra, si incontra un trivio (anche se apparentemente potrebbe sembrare un bivio) dal quale, trascurata la carraia che svolta a destra, si continua per il tracciato di sinistra che tuttavia si abbandona subito. Infatti, nel momento in cui l’ampia traccia curvando nettamente a destra inizia a salire, proseguiamo diritto/sinistra per poco evidente sentiero – che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 837 – scorgendo a terra un segnavia su un sasso (segnaletica pessima!). Si avanza quindi per questo tracciato in stato di totale abbandono con diverse sterpaglie e tronchi che ostacolano il cammino, progredendo in questo primo tratto in direzione est. Poco più avanti si transita nei pressi di un vecchio essiccatoio all’interno di uno splendido castagneto, forse tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Qui il percorso, invero molto poco evidente e anche in questo tratto con rami e sterpaglie che l’ostacolano, piega nettamente a destra, determinando in questo modo un brusco cambio di direzione. Il sentiero, che diviene successivamente più marcato ed incavato, prima di effettuare una svolta a sinistra risulta interrotto da un albero di castagno divelto. Dopo la svolta si incontra un bivio dove si prosegue a sinistra trascurando a destra una labile traccia (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero). Poco più avanti si transita a fianco di un magnifico esemplare di castagno purtroppo divelto nella sua parte superiore dal vento o da un fulmine. Appena dopo si effettua una duplice svolta, prima a sinistra poi a destra, incontrando sul tronco di un albero alla nostra destra un altro sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue per il buon sentiero ben incavato ed evidente, sottopassando, poco più avanti, il tronco di un castagno caduto a terra. Proseguendo per il tracciato principale si incontra ed ammira un altro straordinario esemplare di castagno, forse centenario, nel contesto di un ambiente boschivo – come ho già espresso in precedenza – tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. Successivamente si deve aggirare a sinistra l’ennesimo albero caduto a terra e, proseguendo per il bel sentiero, si raggiungono i ruderi di un secondo essiccatoio o metato. Continuando per il percorso principale, sempre all’interno di un castagneto tra i più belli, si arriva ad un punto in cui il tracciato si sdoppia. Si sale appena a destra del vecchio sentiero, parecchio infossato e dissestato, per traccia piuttosto labile, ricongiungendosi poco sopra con il percorso principale. Poco più avanti si presenta una situazione similare alla precedente, ma in questo caso si sale alla sinistra di un solco (segnavia). Poi, ricongiuntisi con il tracciato principale, si prosegue per esso svoltando in seguito a destra. Si avanza in piano per ottimo sentiero tagliando i fianchi boscosi del Monte Minara, incontrando anche qui un’interruzione causata da alberi divelti. Sempre con andamento pianeggiante si compie successivamente una svolta a sinistra aggirando un boscosa costa. Più avanti si immette da destra una carraia e, proseguendo per il percorso principale, si riprende a salire. Dopo una netta curva a sinistra si avanza pianeggiando, approdando poco dopo un magnifico ripiano boscoso. Effettuata un’altra curva a sinistra si avanza in direzione del vicino crinale Cogena/Manubiola, immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra, tralasciando subito dopo a destra una traccia. Con andamento in lieve discesa ci si inserisce in uno stradello sterrato che si segue a destra transitando subito a fianco di Casa Grassi, ottimamente ristrutturata e collocata in splendida posizione. Avanzando per comoda carraia delimitata a destra da vecchi muretti a secco e a sinistra da pendii prativi che offrono belle visuali, si raggiungono infine i prati al cui sommo si trova la Chiesa di S. Bernardo, 947 m. Spostandosi a sinistra si raggiunge l’edificio a destra del quale si trova un grosso masso ofiolitico con stele che ricorda l’uccisione, avvenuta il 2 febbraio del 1945, di cinque partigiani ad opera dei nazifascisti. Dalla chiesa continuiamo per l’ampia carrareccia che dopo una breve discesa conduce ad un bivio. Andiamo a destra imboccando il sentiero n° 837 diretto al Passo La Calà, ignorando subito a destra la traccia contrassegnata n° 833A diretta a Moncucco Belforte. Il tracciato penetra all’interno di un magnifico bosco e procede perlopiù pianeggiando, transitando a fianco di una fontana. Dopo aver aggirato la dorsale settentrionale della quota 1078 m del Groppo della Donna, si entra all’interno di una splendida valletta, certamente uno dei luoghi montani più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Il sentiero continua in discesa conducendo nel fondo della valle formata un rio (ambiente fiabesco), per poi risalire ripidamente lungo la sponda opposta. Dopo aver effettuato alcuni tornanti, si esce dal bosco più o meno in prossimità del profilo est dei (o del) Groppi/o Neri. Possiamo raggiungerne la sommità continuando lungo il sentiero n° 837 che conduce ad un’ampia sella da cui si piega a sinistra verso la non lontana cima. In questa sede mi permetto di consigliare una salita fuori sentiero avendo come direttrice l’appena menzionato profilo est del groppo (nella parte alta roccioso) che consente di gustare al meglio le peculiarità di questi luoghi. A tal fine, si abbandona il sentiero e si avanza in obliquo a sinistra avendo come valido punto di riferimento un verticale gendarme ofilotico, situato più in alto e a destra rispetto al punto in cui siamo. Si procede senza via obbligata aggirando diversi massi, guadagnando successivamente quota a sinistra del menzionato gendarme roccioso. Raggiunto un suggestivo intaglio, volgendo a destra e superando qualche roccetta si può salire sull’ariosa cima dello spuntone ofiolitico. Poi si continua liberamente in ambiente veramente suggestivo, guadagnando in breve la bella ed esclusiva sommità dei Groppi Neri, 1031 m, da cui si ammira un panorama grandioso. Scendiamo per il versante opposto aggirando a destra gli spuntoni sommitali, ricongiungendosi con il sentiero n° 837 che, effettuando alcune svolte (si deve attraversare una recinzione a filo spinato), conduce in un’ampia sella delimitata a nord dal Colle Museriri. Da quest’ultima, in corrispondenza di un masso ofiolitico, si sottopassa la recinzione a filo spinato e si continua per sentiero n° 837 che scende inizialmente nella sponda destra orografica di una selvaggia valletta. Poco dopo si ritorna al punto in cui abbiamo abbandonato il percorso segnato per risalire il profilo est dei Groppi Neri, ritornando a S.Bernardo per lo stesso tracciato seguito in salita. Poi da S. Bernardo si rientra a Lozzola per il medesimo percorso dell’andata, ma prima di terminare l’escursione consiglio un’interessante e inusuale digressione. Giunti al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione, andiamo a destra seguendo una stradina asfaltata. Dopo un bivio da cui si prosegue a destra si giunge nei pressi della frazione Castello, dominata da un caratteristico sperone ofiolitico con croce sommitale, ben visibile da Lozzola. Come degno completamento di questo itinerario consiglio di raggiungerne la sommità. A tal fine, una volta giunti in corrispondenza di una cappella, si abbandona l’asfalto e si sale a sinistra seguendo una dorsale con massi di ofiolite. Arrivati alla base del blocco sommitale, si scalano inizialmente rocce ripide ma molto gradinate cui fa seguito una facile placchetta (I°). Dall’aerea sommità dello sperone si discende con attenzione la placca e si ritorna sui propri passi fino al bivio di prima e alla chiesa di Lozzola, punto di partenza di questa avvincente escursione.