Monte Polo: anello da Roccaferrara Inferiore

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Punto di partenza/arrivo: Roccaferrara Inferiore (La Villa) 848 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h 

Tempi parziali: La Villa-Graiana Castello (50 min-1 h) ; Graiana Castello- Maestà di Graiana (1 h) ; Maestà di Graiana-Monte Polo (45 min) ; Monte Polo-Monte Silara-bivio nei pressi del Passo Silara (40/45 min) ; bivio nei pressi del Passo Silara-Roccaferrara Superiore-La Villa (1,20 h)

Difficoltà: E (EE l’attraversamento del Monte Silara)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016 e in parte ottobre 2020 (foto: novembre 2015) 

Riferimento bibliografico:  Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-SP 116 per Bosco di Corniglio. Prima della località Ponte Romano, si imbocca a destra una stradina asfaltata (indicazioni per Roccaferrara). Giunti a Graiana Villa, si devia a sinistra in direzione Roccaferrara e dopo diverse svolte e tornanti si arriva in località La Villa o Roccaferrara Inferiore

Immagine (FILEminimizer)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Anello di grande interesse e suggestione in luoghi solitari e poco frequentati. 

In corrispondenza delle ultime case di Roccaferrara Inferiore (indicazioni del sentiero CAI n° 743) si imbocca a destra uno stradello, inizialmente lastricato, che conduce ad una chiesetta. Il percorso, successivamente cementato, effettua un tornante sinistrorso: appena dopo quest’ultimo, si abbandona l’ampio tracciato continuando a destra per sentiero. Si avanza per il percorso segnato, in alcuni punti piuttosto invaso dalla vegetazione, costeggiando panoramici prati, fino a raggiungere una costa da cui si ammira una notevole visuale. Qui il sentiero volge repentinamente a sinistra iniziando a procedere lungo la sponda destra orografica della valle formata dal Rio Lombasina. Il percorso avanza inizialmente in discesa, dirigendosi verso la base di un notevole dirupo ben visibile dal fondovalle. Si entra successivamente in un suggestivo bosco caratterizzato da vegetazione molto variegata e da caratteristici massi erratici. Trascurata a sinistra una traccia e tagliatane appena dopo un’altra, si prosegue per il sentiero principale avanzando in modo pianeggiante, avvicinandosi al margine destro del dirupo. Effettuata una ripida salita (è presente una corda), si continua all’interno del bosco oltrepassando un breve tratto franato e alcuni tronchi a terra. Attraversato, mediante passerella, un solco, si esce poco più avanti in un’area interessata da una frana che il sentiero oltrepassa. Dopo un magnifico ripiano boschivo, si sale per un tratto ripidamente onde montare su una panoramica costa da cui si ammira una notevole visuale sull’altra sponda della valle caratterizzata dal poggio arenaceo che un tempo ospitava il Castello di Graiana. Rientrati nel bosco, si procede a mezza costa, attraversando, dopo un saliscendi, un’altra sezione di terreno franato. Procedendo successivamente in piano/lieve discesa ed oltrepassando un ulteriore solco devastato da alluvioni, si raggiunge il bordo dell’ennesima frana. L’ottimo sentiero piega a destra per poi volgere subito a sinistra attraversando in questo modo la sezione di terreno franato. Poco più avanti si raggiunge il fondo della valle formata da Rio Lombasina, altamente spettacolare in questo punto. Guadato il corso d’acqua, si risale, aiutandosi con una corda, la sua ripida sponda opposta, proseguendo poi per comodo sentiero che compie, doppiando una costa, una svolta a sinistra. Si avanza per bella mulattiera delimitata dai classici muretti a secco, costeggiando più avanti una radura con melo e, appena dopo, una costruzione diroccata situata alla nostra destra. Continuando ad assecondare il suggestivo e comodo tracciato, ci si immette in una carraia poco sopra le ultime case della frazione di Graiana Castello960 m. Si segue il percorso a sinistra procedendo in lieve salita, trascurando, ad un bivio, un’altra carraia a destra. Ignorata, poco dopo, una traccia inerbita che si stacca a sinistra, si continua per il percorso principale avanzando nella sponda sinistra orografica della valle formata dal già guadato Rio Lombasina. In corrispondenza di un poggetto, si trascura a sinistra una traccia, mentre a destra, poco dopo, si ammira un interessante muretto a secco che lascia intuire la storicità di questo percorso (si tratta con grande probabilità di una vecchia mulattiera successivamente allargata a carraia). Avanzando in lieve salita, si iniziano a costeggiare alcune stratificazioni del Flysch, fino a svoltare a sinistra e guadare il Rio Lombasina, particolarmente suggestivo in questo tratto (poco sotto al punto in cui siamo, il corso d’acqua forma una bellissima cascata). Successivamente l’ampio tracciato guadagna quota in modo piuttosto sostenuto in direzione ovest, fino a doppiare, mediante netta svolta a destra, un panoramico costone. Al bivio che si presenta poco più avanti, si continua per il percorso di destra che si dirige verso la costa aggirata più in basso. Appena prima, la carraia volge nettamente a sinistra e guadagna quota alla base di alcune stratificazioni del Flysch. Al successivo bivio, si continua a destra e si sale ripidamente compiendo una svolta a sinistra. Immessosi in una più ampia carrareccia con il fondo formato da ghiaie di roccia ofiolitica, si guadagna faticosamente quota, compiendo successivamente una netta svolta a destra. Poco più avanti, aggirando una costa, si effettua una curva a sinistra, trascurando, in corrispondenza di quest’ultima, un percorso che si stacca a destra. Guadagnando quota in moderata pendenza ad ammirando stupende e “inedite” visuali sullo sperone ofiolitico alla nostra destra, si guadagna il crinale spartiacque in prossimità della Maestà di Graiana 1267 m. “Dominato dalla vetta ofiolitica omonima (1335 m), la Maestà è costituita da un’edicola votiva con immagine sacra a bassorilievo in marmo apuano e ricovero atto a dar riparo durante i temporali ai numerosi montanari che qui transitavano, per lavorare nei boschi e nei pascoli, per transito da Berceto a Corniglio” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Si continua per carraia che si abbandona poco dopo imboccando a sinistra il sentiero per il Monte Polo (segnavia bianco-rosso del percorso CAI n° 741 e cartello dell’Ippovia dell’Appennino). Si procede inizialmente per radura dirigendosi verso il tracciato del metanodotto, svoltando a destra prima di esso e procedendo per un tratto al suo fianco. La mulattiera piega poi a destra e guadagna quota in bell’ambiente boschivo avanzando parallelamente al metanodotto e alla sua orripilante pista. Lambita quest’ultima, si volge a destra e appena dopo a sinistra, procedendo piuttosto ripidamente ma per fortuna lontani – o almeno non in vista – dello sciagurato metanodotto. Congiuntosi inevitabilmente nell’irritante pista, si sale in direzione della cima del Monte Barcone, 1415 m, poco prima della quale ci si sposta a sinistra in versante Parma (panorama notevole). Il percorso segnato procede inizialmente in lieve discesa, poi in piano e infine in più ripida discesa. Ripreso il crinale spartiacque – e il tracciato del metanodotto – lo si asseconda fino a conquistare la poco accennata cima del Monte Polo, 1419 m, certamente uno dei più grandiosi belvedere di tutta la Val Parma. Dalla sommità si continua per la dorsale del monte procedendo in leggera discesa inizialmente a fianco di fasce boscose, godendo successivamente di inebrianti visuali: guardando in basso, verso destra, è ben visibile il poggio ofiolitico del Monte Silara che attraverseremo. Dopo alcuni minuti è necessario prestare attenzione al sentiero (e con esso ai segnavia) che improvvisamente compie una brusca svolta a sinistra penetrando nel bosco. Si perde ripidamente quota per poi volgere a destra ed attraversare il margine superiore di un panoramico pendio con arbusti. Piegando poi a sinistra, si scende per ampia mulattiera parallelamente alla pista del metanodotto, con cui ci si congiunge poco sopra ad un ripiano alla base del groppo ofiolitico del Monte Silara. Qui giunti, si abbandona il sentiero segnato (che si sposta a destra per poi contornare con un’ampia curva a sinistra il poggio ofiolitico) e, inoltrandosi nel bosco, si sale in obliquo senza traccia. Sbucati alla base dei suggestivi risalti e spuntoni di roccia che caratterizzano questo versante dell’ofiolite, possiamo scegliere, al fine di conquistarne la sommità, il percorso che maggiormente ci aggrada, prestando attenzione, nel caso si voglia effettuare qualche passo d’arrampicata, alla friabilità della roccia. L’ambiente è veramente magnifico e intatto: consiglio vivamente di gustarne le peculiarità senza fretta. Guadagnata la sommità del Monte Silara1297 m, si scende senza via obbligata per il versante opposto, ammirando altre curiose conformazioni ofiolitiche. Rimesso piede nel percorso n° 743, lo si asseconda a sinistra avanzando per un tratto in direzione est. Compiuta una svolta a destra, si scende per ampia traccia particolarmente dissestata da fenomeni di erosione. Inseritosi in una carraia (indicazioni) in corrispondenza di un’area disboscata, andando a destra si raggiungerebbe in breve il Passo del Silara; noi, invece, l’assecondiamo a sinistra in direzione di Roccaferrara. La comoda carrareccia procede lungamente in costante e mai ripida discesa, conducendo, in circa trenta minuti di cammino, al nucleo rurale di Case Madone (splendide radure con notevoli visuali verso il crinale Parma/Massa). La carraia procede in seguito in leggera salita (notevoli esemplari di vecchi muretti a secco) per poi svoltare a sinistra aggirando una costa in parte rocciosa, entrando in questo modo all’interno di una suggestiva gola caratterizzata da aspri pendii e spettacolari stratificazioni. Raggiunto il suo centro, si procede alla base di una spettacolare fascia rocciosa dove scende una cascatella. Volgendo poi a destra, si entra nel magnifico nucleo di Roccaferrara Superiore, 917 m. “Si tratta di uno dei più suggestivi borghi montani di tutto l’Appennino tosco-emiliano, costruito linearmente lungo una costa rocciosa ripida e percorso da una mulattiera selciata” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Attraversato tutto il borgo, si continua a perdere quota lungo lo stradello d’accesso che conduce all’interno della valletta formata dal Rio Madon Grosso (fonte sulfurea). Si prosegue poi per carrozzabile fino a confluire in una stradina asfaltata che si segue a sinistra in salita onde fare ritorno alla frazione La Villa. 

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I Groppi Rossi e il Monte Borgognone

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Punto di partenza/arrivo: Berceto/ponte sul Baganza 878 m

Dislivello: 540 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: ponte sul Baganza-Casa Montana di sotto (30/40 min) ; Casa Montana di sotto-Groppi Rossi (45 min) ; Groppi Rossi-sentiero 741 (30/40 min) ; sentiero 741-Groppo Albero-bivio sentiero 731 (30/35 min) ; bivio sentiero 731-Monte Borgognone e anticima est (40/45 min) ; Monte Borgognone-sentiero 731-Pian della Capanna (45 min/1 h) ; Pian della Capanna-Lago Bozzo-ponte sul Baganza (40 min)

Difficoltà: E+ 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2015

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dalla parte superiore del paese, chiamata Poggio di Berceto, si prende a sinistra la provinciale per Calestano abbandonandola subito per stradina a destra (indicazione per la pineta). Dopo aver attraversato in salita un nucleo di case, si incomincia a scendere per sterrata. Oltrepassato il bivio per Fioritola, si riprende a salire per stradina in parte asfaltata, continuando successivamente per ampia carrareccia in piano. Dopo una discesa si giunge al ponte sul Torrente Baganza, ma occorre parcheggiare l’auto in un qualche spiazzo prima di esso 

Immagine (FILEminimizer)Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Casa Montana-sentiero n°741 è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario 

Percorso di grandissimo interesse, un autentico compendio delle peculiarità geologiche e ambientali dell’Alta Val Baganza. L’itinerario presenta, in diversi tratti, problemi di individuazione. In particolare risulta problematico il reperimento del giusto percorso nella sezione Casa Montana di sotto-cresta dei Groppi Rossi-sentiero 741 

Dal ponte sul Torrente Baganza, 878 m, si continua per l’ampia carrareccia, trascurando, ad un primo tornate, uno stradello a sinistra. La carraia, avanzando in moderata salita, compie poco dopo un secondo tornante a sinistra seguito da un terzo verso destra. Si continua per la sterrata giungendo in breve ad un bivio nei pressi di un altro tornante a sinistra. Qui lasciamo a destra una carraia e proseguiamo per il percorso principale, ora cementato, che avanza in ripida salita compiendo un tornante destrorso. Dopo un tratto in costante e lineare salita, si giunge ad un altro bivio dove, trascurata una diramazione a sinistra, si prosegue diritto. La carraia procede inizialmente in discesa con alcuni brevi saliscendi, poi in leggera salita, conducendo ad un ulteriore bivio dove si lascia a destra la carrareccia diretta al Lago Bozzo (segnavia bianco-rosso a destra). Si continua invece a sinistra lungo un’ampia traccia non segnata che subito si biforca (possiamo seguire entrambe le tracce poiché poco più in alto si riuniscono). Giungiamo dopo alcuni minuti alle splendide radure nei pressi di Casa Montana di sotto, 1088 m. Dalla baracca in lamiera (dietro a quest’ultima si trovano dei ruderi) con fonte-abbeveratoio, seguiamo a sinistra un’evidente e ampia traccia che poco dopo si inoltra nel bosco. Giunti sotto la perpendicolare di una selletta, abbandoniamo la carraia (che continua in direzione del Monte Tesa) e risaliamo il pendio boscoso per labili tracce. Dalla selletta (rocce nere sulla sinistra) la continuazione del percorso non è immediata. Ci spostiamo a destra contornando il margine destro di ampie radure, ma poco dopo è necessario entrare verso destra all’interno del bosco, mettendo piede su un incavo di mulattiera poco marcata. In seguito la traccia diviene più evidente e procede a mezza costa. “Ci troviamo nel bacino di un affluente del Baganza dal nome rievocativo di Tabertasco, antica abbazia medievale oggi scomparsa, situata in qualche sito di queste vallate attorno ai Groppi Rossi (Daniele Canossini “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Attraversato un primo rio, si raggiunge il dorso di una costa boscosa dove si trascura a destra un’ampia traccia. Fa seguito un secondo e un terzo rio: dopo quest’ultimo, una volta giunti sull’ennesima costa boscosa, si abbandona la mulattiera (che continua in leggera discesa per poi perdersi definitivamente) per seguire il dorso della menzionata costa (cartello indicante i confini del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano). A fatica si intercetta una labilissima traccia “contrassegnata” dai cartelli del parco e da quelli venatori. Dopo un tratto in piano, la costa diviene più ripida e anche poco accennata. In realtà l’orientamento non è complesso: è necessario raggiungere il soprastante crinale boscoso. Possiamo avanzare per il pendio assecondando i cartelli venatori, oppure seguire una quasi impercettibile traccia che in obliquo verso destra conduce al menzionato crinaletto. Messo piede su di esso, lo seguiamo a sinistra (cartelli venatori) intercettando labili tracce. Dopo un tratto in salita, si oltrepassa un poggio e si contorna, sempre in salita, il margine sinistro di una radura con erba alta e cespugli (qui si incontrano alcune tracce lasciate da animali selvatici). Una breve discesa precede una selletta poco marcata all’interno del bosco. Siamo in prossimità dei Groppi Rossi, isolata conformazione ofiolitica che si presenta come una dilungata cresta precipitante verso ovest con ripide e friabili pareti. La percorriamo nel primo tratto in salita aggirando a sinistra diversi risalti e spuntoni, assecondando labili tracce. Raggiunta la sommità principale dei Groppi Rossi, 1280 m, si continua per la cresta pressoché orizzontale, iniziando successivamente a perdere quota per evidente traccia in direzione della sottostante dorsale. Messo piede su quest’ultima, la seguiamo comodamente fino a raggiungere una marcata selletta a quota 1255 m, crocevia di sentieri. Da qui, trascurato il percorso n° 731A che congiunge il Passo del Silara a Pian della Capanna, si continua diritto in direzione sud/est procedendo parallelamente ad una dorsale erbosa. Dopo una breve fasica boscosa, si attraversa una prima radura con arbusti dove il percorso sembra perdersi: è necessario avanzare più o meno diritto, a poca distanza dal margine di un dirupo, intercettando una poco evidente traccia nell’erba. Dopo una seconda e più ampia radura, che si attraversa interamente da un capo all’altro, il sentiero procede nei pressi di una dorsale al di sopra di un ripiano prativo frequentato da cavalli. In breve si giunge ad un’altra selletta a quota 1305 m dove, trascurata a sinistra un’ampia e inerbita traccia, si prosegue diritto per sentierino evidente. Dopo la prima breve salita in obliquo a destra, si inizia ad attraversare in modo ascendente per traccia labile un’ampia radura/pendio prativo. Senza alzarsi troppo di quota, si rientra successivamente bosco, dove si avanza per sentiero ben più marcato. Approdati in un altro pendio erboso, occorre piegare nettamente a sinistra e risalire quest’ultimo puntando alla soprastante dorsale percorsa dal sentiero 741 proveniente dal Passo del Silara. Messo piede sul percorso segnato, lo si asseconda verso destra: la traccia, ben contrassegnata, si mantiene quasi sempre nei pressi della dorsale spartiacque Parma/Baganza. Si alternano tratti nel bosco ad aperture panoramiche che offrono notevoli visuali sulla Val Parma. Scavalcata la quasi impercettibile sommità del Groppo Albero, 1386 m, il sentiero inizia a perdere lievemente quota al sommo di bucoliche radure che regalano suggestive visuali sul crinale Baganza/Magra. Confluiti in una carraia (fontana a sinistra), la seguiamo a destra in discesa, approdando in breve al bivio con il sentiero 731 (che percorreremo al ritorno) in località S. Giovanni. Continuando a perdere quota per la carraia si raggiunge un incrocio dove si prosegue diritto (indicazioni). Si avanza per marcato sentiero che taglia, in versante Parma, pendii prativi che regalano belle visuali sul Monte Caio. Una volta rientrati nel bosco, l’evidente traccia continua in direzione del vicino crinale e dopo alcune svolte conduce ad un bivio (indicazioni). Trascurato a sinistra il sentiero 00 proveniente dal Passo del Cirone, si prosegue a destra, in salita, raggiungendo in breve una panoramica sella sul crinale Baganza/Magra. Il Monte Borgognone (stranamente “ignorato” dal sentiero 00) presenta due sommità completamente differenti l’una dall’altra: la cima principale, 1400 m, totalmente erbosa, e un’interessantissima anticima, 1375 m, che si caratterizza come una dilungata cresta che precipita, in versante Parma, con ripidi dirupi. Dalla sella di crinale raggiungiamo inizialmente la sommità principale del Borgognone. A tal fine, ci si sposta a destra e si risale la dorsale erbosa, sfruttando inizialmente alcune tracce che poi si perdono. Dopo un’ultima faticosa salita, si guadagna la bella e panoramica cima, caratterizzata dalla presenza di una recinzione a filo spinato e da un cippo confinario del 1828. Si ritorna alla sella di crinale e si continua in direzione dell’anticima (poco dopo la sella, sulla sinistra, è presente un altro cippo confinario). La dorsale, dopo un tratto boscoso, diviene ben più stretta ed esposta. Superata una piccola balza (attenzione), guadagniamo la bellissima, sottile e ariosa cresta sommitale, godendo di un panorama straordinario. Possiamo notare che la dorsale, nel versante Magra, è caratterizzata da ripidi prati; al contrario, nel versante Parma, precipita con friabili e caratteristici dirupi. Rientriamo alla sella di crinale da cui, seguendo a ritroso il percorso fatto all’andata, ritorniamo al bivio con il percorso 731. Lo seguiamo a sinistra (cancello per il bestiame da scavalcare) avanzando su un’ampia carraia che procede in leggera discesa per poi risalire. Al bivio che si incontra successivamente, si abbandona a destra la carraia e si prende a sinistra un’ampia traccia in discesa. Dopo l’attraversamento di una radura, il tracciato (che si restringe a mulattiera) svolta a sinistra contornando il margine destro di un’altra ampia radura. In prossimità di alcuni segni bianco-rossi, si svolta a destra procedendo per alcuni metri nel limite superiore di un magnifico pendio prativo. Poco dopo si piega a destra continuando su sentiero evidente, per poi svoltare a sinistra su traccia non molto marcata, assecondando i segni di vernice fluorescente per le MTB. Dopo aver varcato un ruscello ed aver svoltato nettamente a sinistra, si perde quota lungo il pendio boscoso a destra del corso d’acqua. Poco più in basso si piega a destra e si attraversa in discesa una radura con macchie boscose. La traccia svolta poco dopo a sinistra per poi effettuare un’ampia curva verso destra. Si oltrepassa un cancello per il bestiame e si rientra poco più in basso all’interno del bosco. Si ignora una traccia che si stacca a destra (e con essa i segnavia fluorescenti che ci hanno accompagnato fino a questo momento) continuando per l’evidente sentiero che attraversa un solco franato. Poco dopo si guada un ruscello (sconvolto dall’alluvione del 2014) e si procede in leggera salita uscendo dal bosco in prossimità di ampie e bellissime radure. Le attraversiamo giungendo in breve ai ruderi di Pian della Capanna 1120 m: il luogo è bellissimo, ideale per una sosta ristoratrice. Dai ruderi scendiamo a sinistra intercettando i solchi di un’ampia traccia erbosa. Dopo una svolta verso destra, il sentiero, ampio ed evidente, attraversa altre magnifiche radure. Avanzando poi per carraia all’interno del bosco, si scende al vicino Lago Bozzo, 1058 m, originato con grande probabilità da una frana. Si contorna la sponda sinistra del lago e dopo una capanna-rifugio (proprietà privata), seguendo una comoda carraia si ritorna, in circa dieci minuti di cammino, al bivio per Casa Montana di sotto. Si rientra al ponte sul Torrente Baganza lungo lo stesso tragitto compiuto all’andata. 

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Anello di Lalatta

Punto di partenza/arrivo: Lalatta, 847 m 

Dislivello: 350 m ca 

Durata complessiva: 3,00/3,30 h 

Tempi parziali: Lalatta-Croce di Lalatta (30/45 min.) ; Croce di Lalatta-Casagalvana (40/45 min) ; Casagalvana-Monte Guardia (1/1,20 h) ; Monte Guardia-Lalatta (30 min) 

Difficoltà: E 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo 

Ultima verifica: dicembre 2015 (foto: aprile 2014) 

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio-Lalatta del Cardinale 

map (1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante e vario anello su carraie e sentieri molto evidenti. 

Si parcheggia l’auto nel piazzale sottostante gli edifici religiosi, situati nella parte bassa del paese di Lalatta. Dal parcheggio attraversiamo tutto il borgo, ammirando splendide case in sasso ristrutturate rispettando l’assetto originario, fino a mettere piede nella provinciale proveniente da Capriglio. Nel lato opposto della strada imbocchiamo un’evidente e ampia carrareccia in salita (cartello con scritto “La Croce del Centenario 1894-1994”). Seguiamo la carraia che con netta svolta a destra conduce ad un bivio sotto un dirupo. Scartato il percorso che sale a sinistra, proseguiamo a destra (paletto di legno con segno di vernice blu), volgendo in seguito a sinistra. Guadagniamo comodamente quota per piacevole carraia costeggiando bellissimi prati e panoramiche radure. Senza possibilità di errore confluiamo più in alto in una carrareccia (segni bianco-rossi) che assecondiamo a sinistra. Un ultimo tratto all’interno del bosco ci separa dal crinale della montagna a dall’ampio spiazzo dominato dalla Croce di Lalatta, 1069 m. La grande croce di metallo alta 15 m, con basamento di 3 m, è stata realizzata nel 1994 in occasione del centenario della nomina del Beato Andrea Carlo Ferrari ad Arcivescovo di Milano. Dalla croce (cartelli) continuiamo verso nord-ovest per il sentiero n° 736 diretto alla soprastante dorsale di marne e arenarie che raggiungiamo dopo aver superato un ripidissimo canalino erboso-marnoso (tratto evitabile a destra seguendo la variante segnata n° 736B). Percorriamo la panoramica dorsale con viste mozzafiato sulla sottostante Val Cedra e il suo circondario di montagne. Il sentiero di crinale, dopo una netta svolta a destra, confluisce in una carraia in corrispondenza di un tornante (poco prima si stacca a sinistra un evidente sentiero non segnato che scende verso Caneto). Seguiamo la carrareccia a destra oltrepassando una recente frana e, in costante discesa in direzione nord, raggiungiamo un incrocio nei pressi di un’ampia depressione a pascolo (rimboschimento a conifere a sinistra). Proseguiamo diritto incontrando successivamente un altro (doppio) incrocio, non lontani dal borgo di Casagalvana, situato alla nostra sinistra. Da qui è consigliabile una digressione verso quest’ultima località che, con i suoi 1079 m, risulta uno dei paesi più alti dell’intero Appennino parmense (interessante la fontana che troviamo a sinistra prima di entrare nel borgo). Ritornati all’incrocio, continuiamo lungo la carraia principale incontrando, dopo cento metri circa, un’ampia traccia che si stracca a sinistra. Quest’ultima conduce dei pressi del vecchio cimitero di Casagalvana (alcuni ruderi), dove sorgeva la chiesa di San Michele. La carrareccia, in costante discesa, riconduce nella strada provinciale proveniente da Capriglio che attraversiamo imboccando un ampio sentiero che avanza assecondando un poco accennato crinale. Seguiamo la traccia tralasciando alcuni percorsi a destra, restando costantemente nei pressi del crinale. Il sentiero piega successivamente a destra e poco dopo a sinistra, conducendo ad un bivio evidente. Qui ignoriamo un’ampia traccia a destra (diretta a Lalatta) e andiamo a sinistra seguendo un marcato sentiero (bollo di vernice gialla). L’evidente percorso (che in seguito si allarga a carraia) compie una svolta verso destra e procede in piano e a saliscendi, mantenendosi nei pressi della dorsale. Compiuta una netta svolta a destra (cippo con bassorilievo in marmo), confluiamo in un’altra carrareccia che seguiamo a sinistra. Il tracciato sale contornando il margine dei bellissimi e panoramici prati con laghetto della località Zumara, conducendo ai piedi di un poggio boscoso. Possiamo raggiungere la sommità di quest’ultimo imboccando a destra, ad un bivio, un’ampia traccia chiusa da sbarra metallica, oppure aggirare il dosso seguendo il sentiero di sinistra. Nel caso vogliamo guadagnare la cima del poggio, poi dobbiamo scendere lungo una labile traccia che svoltando a sinistra confluisce nel menzionato sentiero. Continuiamo per l’evidente e ampia traccia di crinale, passando a fianco di un traliccio elettrico e ignorando percorsi che si staccano sia a sinistra quanto a destra. Dopo un ultimo tratto di discesa caratterizzato da interessanti stratificazioni, confluiamo in un’ampia carraia (che seguiremo a destra) non lontani dal Monte Guardia, 979 m. Possiamo raggiungere la boscosa sommità di quest’ultimo assecondando a sinistra la carraia e, giunti ai piedi del profilo sud-ovest della montagna, l’abbandoniamo dirigendosi per ripida traccia verso la cima. Ritornati al bivio di prima, continuiamo per l’evidente carraia in leggera discesa (in caso non si voglia conquistare la sommità del Monte Guardia, una volta confluiti nell’ampia carraia, si piega subito a destra). Dopo un tratto in lieve salita, giungiamo ad un colletto e procediamo per l’evidente carrareccia ignorando tracce secondarie. Un’ultima discesa all’interno del bosco precede la frazione di Galgheto, circondata da bucolici prati. Per stradina asfaltata, prima in discesa e poi in salita (ad un bivio, nei pressi di una casa, si volta destra), si fa ritorno a Lalatta e al piazzale dove abbiamo parcheggiato l’auto.

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Monte Fuso: anello da Campora

Punto di partenza/arrivo: Campora, 643 m

Dislivello: 470 m

Durata complessiva: 3/3,30 h

Difficoltà: E (escursionistico)

Tempi parziali: Campora-Case Ruffaldi-La Pietra (25 min) ; La Pietra-L’Anna-Cippo Monte Fuso (1,30 h) ; Cippo Monte Fuso-Campora (1,15 h)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2015

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso-Campora

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

map (1)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Interessante anello che permette di gustare tutti gli aspetti e le peculiarità di questa importante montagna, mai particolarmente apprezzata dagli “appenninisti” locali. 

Dal paese di Campora (parcheggiare l’auto nel grande spiazzo di fronte alla chiesa) percorriamo per un breve tratto la strada verso Sasso fino al bivio per Case Ruffaldi (cartelli). Si sale per stradina asfaltata raggiungendo in circa 10/15 minuti la bella frazione. Dalla piazzetta (cartelli) proseguiamo a sinistra verso La Pietra (piccolo nucleo posto su un poggio di arenaria) che raggiungiamo dopo aver percorso un tratto di ripida strada. Da qui è consigliabile una breve digressione: appena dopo la casa rurale ci si sposta verso il bordo del dirupo contornandolo a sinistra. Giunti in prossimità di una stretta e suggestiva fenditura, scendiamo con attenzione lungo questa pervenendo alla base delle rocce. Possiamo osservare che le pareti sono di un’arenaria dello stesso tipo di quella della Pietra di Bismantova. Risaliti ai prati soprastanti, continuiamo a seguire il percorso principale che conduce presto a un bivio con cartelli. Andiamo a destra assecondando un’ampia mulattiera che inizialmente risale una ripida costa di marne. Dopo un cippo a ricordo dei partigiani, giungiamo in un’area recentemente disboscata con inerbita traccia che si stacca a destra. Proseguiamo per il bel sentiero che dopo una breve salita compie un’ampia curva a destra ed è delimitato da notevoli esemplari di vecchi muretti a secco. Approdati nel versante opposto (Enza), giungiamo ad un incrocio con cartelli. Trascurato a destra il segnavia n° 763 (il cui tracciato segue la dorsale in direzione del Cippo del Monte Fuso) e a sinistra una mulattiera in discesa, proseguiamo diritto per sentiero occasionalmente contrassegnato da bolli gialli. Stiamo percorrendo una vecchia mulattiera, ancora evidente, che taglia a mezza-costa questo versante della montagna, inizialmente sopra il borgo di Monchio di Sasso. Il percorso, dopo un primo tratto nel bosco, esce all’aperto proseguendo lungo il margine sinistro di un’ampia radura. Giunti in un avvallamento, è necessario abbandonare la traccia che scende al sottostante nucleo rurale, imboccando a destra un sentiero che costituisce la continuazione dello storico tracciato. La mulattiera, dopo una radura con alberi da frutto e una netta svolta a sinistra, viene affiancata da un caratteristico muro, formato da grossi blocchi di arenaria, che ci accompagnerà per tratto. Si continua perlopiù in piano affiancati da radure e panoramici campi che offrono notevoli visuali panoramiche. L’ampia mulattiera confluisce in seguito in una carrareccia che va seguita a destra, in leggera salita, sulla sinistra di una radura e a destra di un poggio boscoso. Nei pressi di una valletta, ignoriamo a destra un’ampia traccia in salita e al bivio successivo abbandoniamo la carraia fin qui seguita proseguendo diritto. Giunti su una costa boscosa a quota 810 m, possiamo continuare lungo la carraia che dopo aver aggirato la costa comincia a salire ripidamente. Preferiamo invece proseguire lungo il vecchio percorso, imboccando a tal fine un’evidente mulattiera che si stacca a destra della carraia, proprio sulla costa boscosa a quota 810 m (delle due tracce prendere quella di destra). Poco dopo la mulattiera confluisce in un’altra carraia che si asseconda a sinistra per pochi metri. Prima che il percorso si innesti in quello abbandonato sulla costa a 810 m, lo si lascia proseguendo a destra. Si continua per bellissima mulattiera, dove “in molti tratti affiora quello che si potrebbe scambiare per un selciato opera dell’uomo. Si tratta invece del dorso fessurato degli strati di arenaria della formazione di Bismantova che costituiscono la parte sommitale del Monte Fuso (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Giunti ad un bivio, proseguiamo a destra assecondando l’antico percorso che conduce ad un crocicchio. Continuiamo diritto per ampia traccia che svolta subito a sinistra (si ignora una carraia che si stacca a destra) e guadagna quota con fondo formato da altre stratificazioni arenacee. Giunti in corrispondenza di un cancello situato alla nostra destra, proseguiamo a sinistra per carraia affiancata a destra da una recinzione. Si effettuano poi un paio di svolte, confluendo poco più avanti nella carrareccia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta per un tratto cementata. La seguiamo a destra in salita, ignorando poco più in alto un’ampia traccia che si stacca a destra ed osservando alla nostra sinistra una piccola costruzione diroccata. Compiuta una netta svolta a sinistra ed oltrepassata una sbarra, mettiamo piede in uno spiazzo in mezzo al bosco. Guardando alla nostra destra notiamo un muretto con pietre ricoperte di muschio che divide due tracce: seguiamo quella di sinistra che effettua subito una curva in quest’ultima direzione. Si continua in lieve salita tagliando per un paio di volte un sentierino trasversale utilizzato dalle MTB. Al successivo incrocio proseguiamo diritto ignorando il percorso n° 761 che a destra sale verso la dorsale del Fuso e a sinistra scende in direzione del piccolo nucleo abbandonato di Gulghino. Si continua per comodo sentiero che dopo uno strappo un po’ più ripido confluisce in una carraia. L’assecondiamo a sinistra transitando a fianco di una proprietà con casa (località L’Anna) nei cui pressi di trova una fonte. Lambita la SP 80 proveniente da Scurano (sulla sinistra tavoli con panche), imbocchiamo a destra il sentiero n° 761A caratterizzato da notevoli affioramenti di arenaria tipo Bismantova. L’ottima traccia, dopo la salita iniziale, segue una costa boscosa per poi contornare il margine di una bella radura. Avanzando piuttosto ripidamente e con qualche svolta, raggiungiamo infine i prati sommitali dove è collocato il Cippo del Monte Fuso, 1115 m, eretto nel 1901. Dalla “cima” (la quota più elevata della dorsale si trova spostata a sud-ovest rispetto al cippo, a poca distanza dai Prati Dolci) continuiamo per il sentiero che verso ovest si inoltra subito nel bosco e discende il dosso sommitale. Trascurata poco più in basso una mulattiera non segnata che si stacca a destra, avanziamo in lieve salita costeggiando alcune radure. Raggiunta un’ampia sella a quota 1080 m, ignoriamo a sinistra una carrareccia proveniente da Rusino (cartelli) e andiamo a destra per mulattiera che procede nel versante settentrionale della montagna. Arrivati ad un bivio con cartelli, abbandoniamo la prosecuzione del sentiero (che comincia a risalire verso il crinale), imboccando a destra la traccia contrassegnata n° 761. Seguiamo la bella mulattiera in ripida discesa con diversi tornanti, tenendo sempre il percorso più evidente. Dopo un tratto recentemente disboscato, l’ampia mulattiera-carraia diviene ancora più ripida e anche scivolosa in caso di terreno bagnato. Al bivio che incontriamo più in basso, trascuriamo a destra il percorso n° 760 e volgiamo a sinistra lungo il tracciato n° 761. Poco dopo giungiamo ad un ulteriore bivio con cartelli, dal quale, ignorato a sinistra il percorso n° 759 per Moragnano, proseguiamo diritto/destra in direzione di Vezzano-Campora. L’ampia traccia, molto incavata nel terreno, compie un tornante destrorso e un altro sinistrorso, conducendo ad un crocicchio. Il percorso segnato continua diritto, noi invece prendiamo la bella mulattiera di destra: potrebbe trattarsi di una sezione del vecchio tracciato conosciuto come Via del Sale (cfr. Canossini). Avanzando comodamente per l’ampia traccia, ci inseriamo nel percorso segnato poco prima di una marnosa sella. Proseguiamo per comoda mulattiera all’interno di un magnifico ambiente boschivo, ammirando, grazie ad alcune aperture, il sottostante e antico Borgo della Malora (proprietà privata). L’ampia traccia, dopo aver attraversato un ruscello, volge subito a sinistra conducendo nei pressi dell’ingresso del menzionato borgo. Per stradello asfaltato scendiamo successivamente a fianco delle vilette della parte alta del paese di Campora, fino a mettere piede sulla strada principale. La seguiamo a destra ritornando alla chiesa e allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. 

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Monte Verruga e Monte Porcile

Il Monte Verruga: a sinistra la cresta e al centro il canalone di discesa
Il Monte Verruga: a sinistra la cresta sud-ovest ; al centro il canalone di discesa

Punto di partenza/arrivo: Passo del Biscia 885 m

Dislivello: 530 m

Durata complessiva : dalle 4 alle 5 h A/R

Tempi parziali: Passo del  Biscia-Fonte Sacrata (1-1,15 h) ; Fonte Sacrata- Monte Verruga-Fonte Sacrata (1,15-1,30 h) ; Fonte Sacrata-Monte Porcile-Fonte Sacrata (45 min-1 h) ; Fonte Sacrata-Passo del Biscia (1 h)

Difficoltà: complessivamente EE (escursionisti esperti) ; la breve cresta del Verruga presenta passi di I° e II°- ed è classificabile EE+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Periodo consigliato: tutto l’anno

Ultima verifica: agosto 2015

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Passo Cento Croci-Varese Ligure-Passo del Biscia ; Chiavari-Graveglia-Reppia-Passo del Biscia

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Il percorso effettuato è evidenziato in blu. Alcune precisazioni: 1) Il segnavia FIE, visibile sulla cartina (rombo rosso vuoto), è attualmente inesistente. 2) Nell’itinerario relazionato la discesa dal Verruga avviene per un canale sulla sinistra della cima (faccia a monte) e sulla destra della cresta percorsa in salita. Dalla mappa si evince l’esistenza di un sentiero segnato (rombo rosso) che percorre per un breve tratto la dorsale meridionale, possibilità non verificata 3) Il segnavia FIE (3 cerchi) per il Monte Porcile, che teoricamente dovrebbe staccarsi sulla destra del sentiero principale prima di giungere alla Fonte Sacrata, sembra irreperibile o almeno molto poco evidente

Descrizione dell’itinerario

Dal Passo del Biscia si imbocca l’ampia carraia con sbarra metallica che inizia di fronte alla cappella commemorativa dove si parcheggia l’auto. La carrareccia (segnavia 5T) sale molto dolcemente all’interno di un bosco di conifere per raggiungere, dopo 30/40 minuti di cammino, un rifugio forestale con panche e tavoli. Si continua lungo la comoda carraia lasciando a sinistra, ad un primo bivio oltre il rifugio, un’altra carrareccia. Appena dopo, ad un secondo bivio, proseguiamo diritto. Si avanza lungo l’ampio tracciato svoltando successivamente a sinistra, continuando per esso ancora per un breve tratto. Infatti, poco dopo la svolta, imbocchiamo un evidente sentiero in salita che si diparte sulla sinistra della carrareccia (appena prima, su un sasso, indicazione per il Monte Verruga). Lungo il sentiero non si trova alcun segnavia, ma non ne sentiamo la mancanza, in quanto il percorso è logico e lineare. La traccia procede perlopiù in moderata/lieve pendenza all’interno di un bel ambiente boschivo (un sentiero che si stacca a sinistra è da ignorare), alla base dei ripidi pendii prativi del Monte Porcile. Comodamente si raggiunge Fonte Sacrata 1046 m, ampia sella posta sul crinale Verruga-Porcile. La prima meta della nostra escursione è la salita al Verruga per la cresta sud/ovest (EE+). A tal fine, dalla sella si prosegue a sinistra imboccando un evidente sentiero delimitato a destra da una recinzione. Si supera un primo dosso (che impedisce la vista sul Monte Verruga dalla Fonte Sacrata) e si procede seguendo il panoramico crinale. Giunti ad una selletta, lasciamo a sinistra un evidente sentiero e proseguiamo avvicinandosi sempre più alla dorsale del Verruga, a cui giungiamo dopo aver superato un ripido stappo con vegetazione piuttosto invadente. Messo piede sul crinale, seguiamo una traccia abbastanza evidente evitando sulla sinistra un risalto formato da un caratteristico dente roccioso. Dopo di esso si inizia ad attraversare orizzontalmente, sempre a sinistra, per labile ed esposta traccia che conduce sul dorso dell’ampia e poco accennata cresta. E’ altresì possibile attaccare la cresta un poco più in basso. A tal fine, dopo il dente roccioso, scendiamo in obliquo a sinistra per ripido e scosceso pendio erboso, giungendo alla base di un risalto roccioso. Lo scaliamo interamente (II° ; roccia non buona con erba e terra ; sconsigliato) ricongiungendosi poco sopra con il percorso di prima. Si scala l’ampia cresta con divertente arrampicata su roccia che richiede attenzione (I°+/II°-). Dopo un tratto con erba, si supera un secondo ripido risalto (II°-), poi la cresta si abbatte. Continuiamo lungo la dorsale lasciando a destra una traccia all’interno di un canale. Poco dopo approdiamo sulla bellissima sommità del Monte Verruga 1211 m, da cui si gode un panorama vastissimo. Ripercorriamo la dorsale fino alla menzionata traccia che seguiamo ripidamente e scomodamente (ometto poco sotto). Giunti alla base delle rocce del monte, tagliamo sulla destra, seguendo una labile traccia, un pendio con vegetazione invadente e fastidiosa. Ritorniamo all’inizio della cresta e ripercorriamo il sentiero fatto all’andata fino alla Fonte Sacrata. Ora non resta che raggiungere la seconda meta dell’escursione: il Monte Porcile, 1249 m. Dalla sella percorriamo l’ampia dorsale seguendo, dopo un primo ripido strappo, un sentiero privo di segnavia. La salita non pone grandi problemi di orientamento (eccetto che con nebbia) ma è piuttosto faticosa. Il sentiero risale ripidamente tutta la dorsale prativa, spostandosi in seguito a destra. Tagliando ripidi pendii per traccia evidente, si guadagna dapprima la cima ovest (1249 m). La seconda e più elevata sommità del monte, quella est, è posta sulla sinistra. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama, si fa ritorno alla Fonte Sacrata da cui, seguendo il percorso di andata, si rientra al Passo del Biscia.

Il Monte Cavalcalupo da Castello di Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Castello di Ravarano, 786 m

Dislivello: 620 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Castello di Ravarano-Il Colnello (1h) ; Il Colnello-crinale Baganza/Parma (1 h) ; crinale Baganza/Parma-vetta Cavalcalupo (30 min) ; vetta Cavalcalupo-Cà Piovolo (1,15 h) ; Cà Piovolo-Castello di Ravarano (1 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano. Da quest’ultima località si prosegue in direzione di Casaselvatica imboccando a sinistra, poco dopo il ponte sul Torrente Arso, una stretta stradina (indicazioni). Mediante alcuni tornanti si giunge al sommo del borgo di Castello di Ravarano e più esattamente in una panoramica costa dove a destra è situato il poggio su cui si erge il castello (proprietà privata). Si parcheggia l’auto poco più avanti, in uno spiazzo adiacente ad un’antenna per i cellulari.

map (2)www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Percorso di notevole interesse in zone molto solitarie e mai prese seriamente in considerazione dall’escursionismo locale. La scarsissima valorizzazione di quest’area montuosa, nonostante le sue peculiarità a livello naturalistico e geologico, costituisce di fatto un “lasciapassare” per le peggiori forme di sfruttamento dell’ambiente montano. Non è bastato il pessimo metanodotto che ha deturpato, determinando il taglio di ettari di bosco, buona parte del crinale Parma/Baganza, ma periodicamente questi monti sono oggetto di dannosi interventi umani di nulla utilità. Impressionante è il silenzio da parte di chi dovrebbe salvaguardare l’integrità delle montagne e battersi per il loro rispetto. Questo menefreghismo, indice di uno spiccato livello di ignoranza, grava notevolmente su tutti coloro che, come il sottoscritto, vogliono gustare le bellezze dell’Appennino camminando con lentezza e stupore, ammirando luoghi remoti dove il tempo sembra essersi fermato.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si prosegue per stradina asfaltata raggiungendo in breve un bivio (paletto con cartello e bacheca con mappa) dal quale, ignorata una carraia a sinistra (da cui torneremo), si prosegue a destra per ampia traccia contrassegnata CAI n° 770. Si procede in leggera salita transitando inizialmente a fianco di una casa, ignorando al primo bivio una carraia che si stacca a sinistra. Si continua per bella e comoda mulattiera a mezza costa all’interno di un interessante ambiente boschivo. Successivamente si inizia a guadagnare gradualmente quota e, aggirata una costa, si incontra un bivio dove si tira diritto. Dopo alcuni minuti di cammino si esce temporaneamente dal bosco tagliando un pendio con interessanti stratificazioni, ammirando una notevole visuale sul Sasso del Colnello e la sottostante frana che dovremo attraversare. Rientrati nel bosco e uscitone, si procede ai piedi del versante occidentale del Monte Scaletta. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli), si lascia a sinistra una traccia per S. Biagio e appena dopo si abbandona la mulattiera seguita fino a questo momento. Infatti, individuato un segnavia sul palo di una linea elettrica, si svolta repentinamente a destra per ampia traccia in discesa. Poco dopo si effettua una curva a sinistra sbucando nell’orribile frana di Chiastre. Da qui si volta subito a sinistra per traccia inerbita (segnavia su un paletto a destra), attraversando un’area con vegetazione fastidiosa (segnavia, poco visibili, su alcuni massi a terra). Si piega successivamente a destra e, raggiunto un paletto di ferro arrugginito, si continua diritto ignorando a sinistra l’ampia traccia che sale nel centro della frana. Guardando verso il vicino limite del bosco dovremmo notare i cartelli del “Tartufo Trail Running”: ci dirigiamo verso essi raggiungendoli dopo aver varcato un canale. Dai cartelli, anziché andare a destra per sentiero segnato proveniente dal paese di Chiastre, si piega a sinistra per ripida traccia che sale lungo il margine destro della frana. Poco dopo si sbuca in una carraia (segnavia su un masso) che si segue a destra raggiungendo in circa dieci minuti di cammino una bella casa isolata abitata stagionalmente (Casa Colnello, 1029 m). Appena dopo quest’ultima, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra dello stradello di accesso, si stacca a destra una traccia erbosa: la seguiamo approdando poco dopo in una bella radura (capanno a destra). Attraversato il campo lungo il suo margine sinistro, si perde qualche metro di quota per sentierino fino a mettere piede su un arioso ripiano di conglomerato. Siamo sul Sasso del Colnello, poderoso pilastro che segna la terminazione meridionale della linea dei Conglomerati poligenici – I Salti del Diavolo – che attraversano perpendicolarmente, da una sponda all’altra, la Val Baganza. Dopo un’eventuale sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, si ritorna sulla sterrata abbandonata in precedenza e la si segue a destra inizialmente in lieve salita. Dopo alcuni minuti di rilassante cammino si sbuca in un’altra carrareccia carrozzabile che si segue a sinistra in salita, raggiungendo in breve un bivio situato nei pressi della recinzione di Cà Piovolo. Proseguendo a destra si incontra appena dopo un secondo bivio dove si prende il percorso di sinistra (indicazione per La Carda e Casarola), avanzando per bella mulattiera pianeggiante affiancata ai lati da magnifici prati. Varcato un ruscello si continua per il bellissimo tracciato affiancato da altre bucoliche radure delimitate da recinzioni (quest’area è conosciuta come i Piani del Forno). Si prosegue perlopiù in quota attraversando un altro ruscello, per poi iniziare a scendere penetrando nella valletta formata dal Torrente Arso. Poco prima di esso si incontra un bivio dove si prosegue a destra per sentiero, trascurando l’ampia traccia di sinistra (appena dopo è infatti franata). Messo piede nel suggestivo letto del torrente (notevoli stratificazioni calcaree) lo si segue a destra per pochi metri svoltando poi a sinistra per mulattiera in salita. Poco più avanti si incontra un bivio dove si ignora a destra un sentiero (indicazione per il Lago Tron) e si continua per l’ottima traccia che svoltando a destra aggira una costa boscosa. Procedendo in piano si confluisce in una carraia che si segue a sinistra in discesa, tralasciando un’ampia traccia che si stacca in quest’ultima direzione. Raggiunta una sbarra con cartello di divieto di accesso, si ignora un sentiero che si stacca a sinistra (cartello in legno con ferro di cavallo) e si prosegue per la carraia ancora per poco. Infatti, in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso, la si abbandona (il percorso scende in direzione di La Carda Lama) proseguendo diritto per ampia traccia. La carrareccia procede per un buon tratto in piano/falsopiano aggirando una costa boscosa e costeggiando un buio rimboschimento a conifere. Più avanti il tracciato, alquanto rovinato dal passaggio di fuoristrada, comincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte. Si penetra successivamente in un altro rimboschimento a conifere oltre il quale il percorso pianeggia per un tratto, per poi riprendere a salire fino a confluire nell’ampia pista del metanodotto che segna il crinale Baganza/Parma. Ci troviamo in quella dilungata sella (quota 1219 m) che separa il Monte Montagnana dal Monte Cavalcalupo. Ci dirigiamo alla volta di quest’ultimo seguendo giocoforza il tracciato del metanodotto con andamento verso est, poi sud/est. Nella parte superiore si tralascia a destra una mulattiera (cartello del Tartufo Trail Running) e appena dopo un’ampia traccia a sinistra, proseguendo per carraia che sale parallelamente alla pista del metanodotto (il percorso in questione ha recentemente sostituito una bella mulattiera sciaguratamente allargata onde permettere la sua percorrenza da parte dei fuoristrada). Si guadagna quota lungo il fangoso tracciato fino a quando effettua un tornante destrorso poco sotto la sommità della montagna. Qui si abbandona l’ampia traccia imboccando a sinistra un ripido sentierino che sale tra folta vegetazione e conduce in modo diretto alla poco accennata cima del Monte Cavalcalupo, 1370 m. Dal punto più elevato si continua a seguire il crinale divisorio (e perciò il tracciato del metanodotto) per circa venticinque minuti procedendo dapprima in direzione sud, poi sud/ovest e ovest (tracce che si staccano ai lati sono da ignorare). Si oltrepassa un cancello per il bestiame oltre il quale si procede per un tratto a saliscendi. Si raggiunge infine la località La Pietra1287 m, nodo orografico in cui si stracca, estendendosi verso nord-ovest, la dorsale del Monte Scarabello. Abbandonato il crinale principale si scende a destra per bella radura raggiungendo un bivio dove si ignora a sinistra una carraia proveniente da Casaselvatica. Si prosegue diritto, in salita, mantenendosi in prossimità della dorsale, alternando magnifiche radure a macchie di bosco in un contesto ambientale di rara bellezza che stimola una sosta ristoratrice. Dopo aver attraversato un ampio ripiano prativo, si incontra un bivio dove si continua a destra (segni gialli), ignorando a sinistra il sentiero che sale verso la vicina sommità del Monte Scarabello. Si perde inizialmente quota per ripido pendio prativo penetrando poi nel bosco. La mulattiera piega successivamente a sinistra e, procedendo in lieve discesa, conduce all’interno di una valletta. La si attraversa per poi scendere con maggiore decisione lungo la sua sponda sinistra, contornando poco dopo, mediante svolta a sinistra, un’area di rado bosco. Successivamente il tracciato si sdoppia per poi ricongiungersi poco prima di un’altra area simile alla precedente che si attraversa lungo il suo margine destro. Si continua per l’ampia traccia che procede perlopiù in quota uscendo progressivamente dalla vegetazione, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di una panoramica costa. Poco più in basso si scende lungo una spettacolare stratificazione del Flysch e al bivio successivo si continua a destra (si può proseguire anche a sinistra). Si procede in ripida discesa (altre interessanti stratificazioni) effettuando poi una svolta a sinistra, fino a ritornare al bivio, incontrato in precedenza, dove a destra si stacca la mulattiera per La Carda Casarola. Si scende al sottostante bivio da cui si prosegue diritto lungo lo stradello di accesso a Cà Piovolo. La carraia contorna tutto il limite dell’ampia proprietà procedendo per un tratto in salita. Dopo una breve discesa si incontra un bivio dove si imbocca a destra una mulattiera in salita, abbandonando in questo modo l’ampia traccia che scende verso S. Biagio. Al successivo bivio si prosegue a sinistra avanzando per un tratto in salita, aggirando mediante ampia curva a sinistra il profilo meridionale del Monte Scaletta. Raggiunto un bivio (cartelli), si può salire mediante ripida traccia alla volta della dorsale dell’appena menzionato monte, raggiungendo così il vertice delle spettacolari stratificazioni del suo versante occidentale. Dopo l’eventuale digressione, si continua per bella e comoda mulattiera dapprima in lieve salita, poi in discesa. Più avanti si scende contornando il margine superiore di un’ampia area di bosco diradato, incontrando poco dopo un bivio dove a sinistra si stacca una traccia che sale in direzione della vicina dorsale del Monte Scaletta. Qui l’ampia traccia svolta nettamente a destra (a sinistra interessanti esemplari di vecchi muretti a secco) perdendo quota in ripida discesa per poi pianeggiare. Si prosegue lungamente per bella mulattiera attraversando un’area di bosco rado che permette di ammirare suggestive visuali sul crinale Montagnana-Cavalcalupo. Mediante netta svolta a sinistra si rientra nel bosco raggiungendo poco più avanti un bivio dove si ignora un’ampia traccia che si stacca a sinistra (alla nostra destra si trova un bel campo delimitato da un antico muretto a secco). Si effettua poi una netta svolta a sinistra (cartelli) tralasciando a destra una carraia in salita. Continuando per il percorso principale, si transita ai piedi di interessanti affioramenti e dopo pochi minuti si ritorna al bivio incontrato all’inizio dell’escursione.

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Cresta dello Sterpara: Via Alpinistica Roberto Fava

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 500 m ca

Durata complessiva: dalle 3 alle 4,30 h A/R

Tempi parziali: Lagdei-Lago Santo-attacco della Via Alpinistica “Roberto Fava”  (1-1,15 h) ; Via Alpinistica “Roberto Fava” (1,30-2,30 h) ; rientro a Lagdei (30 min ca)

Difficoltà: PD, molto discontinuo

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata

Ultima verifica: giugno 2015 (foto: luglio 2014)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei


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Descrizione dell’itinerario

Potremmo definire la Via Alpinistica Roberto Fava un sentiero alpinistico, in quanto alterna tratti di arrampicata ad altri in cui si cammina seguendo una labile traccia contrassegnata da ometti ben posizionati. Il percorso alpinistico corre lungo la Cresta dello (o degli) Sterpara/i, formata da una serie di torrioni, alture e gendarmi rocciosi. I tratti di arrampicata sono ben serviti da numerosi spit e le difficoltà variano dal II° al IV°.

Partiti dalla località Lagdei, si arriva in 40 minuti circa al Rifugio Mariotti al Lago Santo, seguendo la comoda mulattiera contrassegnata n° 723A, oppure il più diretto sentiero n° 727/723. Dal rifugio si continua ad assecondare il percorso contrassegnato n° 723, diretto alla Sella del Marmagna, contornando la sponda meridionale, occidentale e settentrionale del lago. Dalla peschiera un ottimo sentiero con alcuni tornanti risale il pendio boscoso che chiude a NW il Lago Santo, conducendo ad un primo bivio (cartelli) dove si ignora a destra il percorso n° 729. Al bivio successivo, posto poco dopo il primo, si abbandona invece il sentiero seguito fino a questo punto (n° 723), prendendo a sinistra il percorso n° 719 in direzione Sella dello Sterpara e Passo delle Guadine. Giunti in prossimità di un cartello con scritto “Via Alpinistica Roberto Fava”, si lascia anche questo sentiero e ci si inoltra nel bosco per labile traccia che, dopo una piccola radura con cespugli di mirtillo, piega a destra conducendo ad un panoramico pendio cosparso di massi d’arenaria e vegetazione. Il primo tratto di cresta è già evidentissimo e per raggiungerlo si seguono gli ometti che guidano al culmine del pendio e, verso sinistra, ad una selletta poco marcata all’interno del bosco. Da qui occorre voltare a sinistra assecondando la dorsale, arrivando in breve all’inizio della via alpinistica (due spit di sosta). Dopo alcuni facili gradoni, il primo risalto presenta in successione: una breve placchetta incisa da una netta fessura, una crestina piuttosto rotta e un estetico e verticale spigolo dotato di ottimi appigli. Dopo aver superato un tratto caratterizzato da grossi blocchi sulla destra di un caratteristico spuntone roccioso, si approda sulla prima e più elevata quota, 1685 m, della cresta (III°; diversi spit). Dalla sommità è necessario seguire (o meglio intuire) una poco evidente traccia nell’erba che conduce all’interno di un fitto boschetto. Seguendo i puntuali ometti, si giunge alla base del secondo risalto: un bellissimo torrione. Lo si scala dapprima salendo una bella e appigliata placca a destra del filo dello spigolo, per poi seguire quest’ultimo con divertente arrampicata (III°- ; diversi spit).
Dalla cima del torrione si scende ripidamente per alcuni metri su pietraia, contornando sulla destra un risalto caratterizzato da fessure e da un foro. Dopo aver ripreso la dorsale, si rientra nel bosco giungendo alla base del terzo risalto, il più impegnativo, anche se breve. Lo si supera inizialmente traversando delicatamente a destra per pochi metri sfruttando una stretta cornice, poi, con un passaggio impegnativo (IV°; due spit), si raggiunge un foro nella roccia da cui si vede la cresta e spigolo sud della Roccabiasca. Si continua in verticale tenendosi appena a sinistra del filo, guadagnando infine la sommità del risalto (IV°, poi III°; molto breve e abbondantemente servito da spit). Una pietraia, un tratto di bosco, una selletta (possibilità di abbandonare la cresta scendendo a sinistra per pietraia verso Lago Santo) e una ripida salita per erba e blocchi d’arenaria precedono il quarto risalto: un caratteristico gendarme roccioso. Aggirando a destra o scalando direttamente un blocco roccioso, si raggiunge un intaglio da cui si inizia la scalata del gendarme. Ci si tiene appena a sinistra del suo spigolo e con un passo non banale si afferra una fessura verticale che conduce fuori dalle difficoltà (III°+ ; molto breve ; diversi spit). Dall’aerea sommità si discende con attenzione un’esposta e delicata lastra rocciosa (spit), per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue assecondando fedelmente la dorsale boscosa, scavalcando due alture e giungendo ai piedi del quinto risalto. Lo si sale seguendo inizialmente una crestina con erba e blocchi, per poi scalare una facile fenditura (II°/II°+; roccia inizialmente non buona; diversi spit). Ora non resta che seguire la dorsale boscosa, destreggiandosi tra vegetazione in alcuni punti invadente (alcune relazioni consigliano di abbandonare la cresta poco dopo la sommità del quinto risalto e calarsi a sinistra nel ripido pendio boscoso: soluzione, a mio parere, totalmente insensata oltre che oggettivamente pericolosa!), giungendo in breve alla base di una ripida paretina. La si supera sfruttando inizialmente la faccia destra della fessura/camino che la incide, poi lo spigolo a destra (II° ; nessun chiodo). Dalla sommità dell’ultima quota si scende (tracce e contrassegni assenti) per ampio profilo boscoso fino a congiungersi con il sentiero n° 723B (Le Carbonaie) che, seguito a sinistra, conduce ad un bivio: a destra si fa ritorno a Lagdei e a sinistra a Lago Santo.

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