Croda della Pala: spigolo sud-est

Punto di partenza/arrivo: spiazzo nei pressi di un tornante della SS 50 San Martino di Castrozza-Passo Rolle

Dislivello: 1200 m ca. complessivi (150 m ca. lo spigolo sud-est della Croda della Pala)

Durata complessiva: 5,40 h

Tempi parziali: punto di partenza-Col Verde (50 min) ; Col Verde-Passo Bettega (1,40 h) ; Passo Bettega-Croda della Pala (1 h) ; Croda della Pala-sentiero n° 716 (1 h) ; sentiero n° 716-punto di partenza (2,10 h)

Difficoltà: EE+ il tratto sentiero n° 701-Passo Bettega ; PD+ lo spigolo sud-est della Croda della Pala ; F+ la discesa lungo la Via Normale ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata (utili nuts e friends medi) per lo spigolo sud-est della Croda della Pala

Ultima verifica: agosto 2020

Accesso stradale: da San Martino di Castrozza si sale verso il Passo Rolle compiendo inizialmente alcuni tornanti. Proprio al termine della seconda sequenza di tornanti, appena dopo uno sinistrorso, si parcheggia l’auto in uno spiazzo a destra della carreggiata (è presente anche un altro spiazzo a sinistra della stessa)

www.openstreetmap.org

{Nelle sezioni evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario  

Lo spigolo sud-est della Croda della Pala, scalato per la prima volta da Gabriele Franceschini e Bruno Ferrario il 12 agosto del 1956, offre una facile e remunerativa arrampicata su rocce molto solide. Lungo la via è presente qualche vecchio chiodo e innumerevoli sono le possibilità di assicurazione sfruttando spuntoni e clessidre. L’autore della relazione ha ripetuto la via in solitaria senza l’ausilio di alcuna assicurazione (in qualche foto si vedrà una corda: si tratta di uno spezzone da 30 m che l’autore ha portato con sé ma che non ha mai ancorato), di conseguenza la tempistica risente della modalità con cui l’ascesa è stata effettuata. Nella prima parte della scalata, il sottoscritto è salito per circa quaranta metri fuori dal percorso originale dei primi salitori, recuperandolo in corrispondenza di un’esposta cengia sovrastata da rocce strapiombanti. La discesa lungo la Via Normale richiede attenzione, non solo per la presenza di diversi passi d’arrampicata, ma per il fatto che l’orientamento, nella parte bassa del percorso, risulta problematico per la totale assenza di ometti. Infine, per l’avvicinamento, l’autore della relazione ha scelto di non utilizzare alcun mezzo di risalita, ed è partito dalla SS 50 percorrendo il Sentiero del Cacciatore fino a Malga Pala e Col Verde. Come già espresso, la scalata è avvenuta in solitaria senza l’utilizzo di alcun mezzo di assicurazione. Si tratta di una scelta personale da parte del sottoscritto, perfettamente consapevole delle conseguenze mortali di un’eventuale caduta!  

Proprio in corrispondenza del tornante della statale (indicazioni), si imbocca il Sentiero del Cacciatore avanzando inizialmente in piano/lieve discesa. Varcato il Rio Marmor, si incomincia a guadagnare quota e, dopo aver doppiato una costa, si attraversa un secondo rio. Si procede successivamente in bell’ambiente boschivo avanzando in lieve/moderata pendenza. Valicata una costa boscosa (panchina a destra), si inizia a perdere marcatamente quota effettuando diversi tornanti, fino ad uscire temporaneamente dal bosco. Si procede attraversando i pendii sottostanti i dirupi delle Crode Rosse e al bivio che si presenta si prosegue diritto. Rientrati nel bosco, si riprende a salire effettuando alcuni tornanti, avanzando in seguito a mezza costa (in un tratto il sentiero è affiancato da una staccionata). Varcato un rio, si incontra un bivio (indicazioni) dove si prende a sinistra il sentiero n° 21 per Malga Pala e Col Verde. Dopo una salita tra rado bosco e un tornante sinistrorso, si sbuca in una carraia nei pressi di Malga Pala1900 m, collocata in splendida posizione. Da qui si prosegue a destra e, al primo bivio, si continua diritto avanzando in piano per ampia traccia erbosa. Immessosi in una pista da sci, la si segue in salita fino ad arrivare a Col Verde1965 m. Dalla stazione di partenza della funivia, si prende il sentiero n° 701 per il Rifugio Rosetta, iniziando una lunga sequenza di comodi tornanti e valicando più in alto una costa. Immessosi nel sentiero n° 701 alla base di pareti rocciose, lo si segue a destra doppiando subito uno spigolo. Dopo una salita per canale a ridosso di pareti strapiombanti, si inizia ad attraversare – anche in modo discendente – un’area interessata da una frana. Giunti ad un bivio, si prende a sinistra un sentiero segnato ma non numerato, che presenta, soprattutto nella parte superiore, dei passaggi alpinistici. Risalita una costa perlopiù erbosa, si raggiunge la base di un risalto roccioso caratterizzato da un diedro/canale. Lo si scala direttamente aiutandosi eventualmente con una vecchia e poco sicura corda d’acciaio (II°/II°+ senza l’utilizzo della corda). Dopo un brevissimo traverso a destra in cui ci si aiuta con uno spuntone di ferro, si svolta a sinistra e si guadagna ripidamente quota al sommo della sponda destra orografica di un canale. Raggiunto il fondo di quest’ultimo e superata una brevissima balza molto umida, ci si immette in un’esposta cengia. La si asseconda scomodamente a causa delle iniziali rocce spioventi che obbligano a procedere a carponi (è presente una vecchia, arrugginita e sfilacciata corda ormai inservibile). Si continua successivamente per rampa fino a raggiungere un’area caratterizzata da lastre rocciose dove il percorso vira a sinistra (prestare attenzione ai segnavia bianco-rossi e agli ometti). Progredendo in obliquo verso sinistra, ci si porta nei pressi di un canale/colatoio avanzando al sommo della sua sponda sinistra orografica. Attraversato il canale, si risale una delicata rampa formata da umide lastre rocciose. Ci si tiene costantemente a ridosso di una cintura rocciosa, incontrando e attraversando una nicchia, fino a spostarsi a destra verso la base di un canalino con acqua di scolo. Lo si risale con attenzione, magari sfruttando la più asciutta costola di destra (I°), spostandosi successivamente a sinistra. Si rimonta poi, o interamente o in parte, un diedrino sfruttando la sua faccia sinistra (I°). Superato quest’ultimo ostacolo, si prosegue per traccia risalendo una dorsale che costituisce il sommo della sponda sinistra orografica di un profondo solco. Dopo aver superato delle roccette, ci si immette nel sentiero n° 716 proveniente dal Rifugio Pedrotti e diretto al Passo Bettega. Lo si segue in direzione di quest’ultimo penetrando nella splendida conca racchiusa a nord-est dalla Cima Corona – ai piedi della quale ci troviamo – e a sud-ovest dalla Croda della Pala/Punta Ferrario. Qui giunti, è consigliabile studiare preventivamente la sezione di “parete” lungo cui si sviluppa la seconda e più rilevante parte dalla Normale alla Croda della Pala. Puntando all’evidentissimo canalone che divide la nostra cima dalla Punta Ferrario, la linea di discesa si sviluppa a destra del solco (sinistra nel senso di discesa), evitando tuttavia di discendere le più ripide e impegnative rocce iniziali (finali nel senso di discesa). Consiglio di effettuare questa osservazione in quanto durante la discesa incontreremo solo pochissimi ometti, perciò in caso di nebbia l’orientamento potrebbe risultare alquanto problematico. Assecondando il percorso segnato, tenendosi inizialmente nella parte destra della conca, poi affrontando una ripida salita, si guadagna infine il Passo Bettega2667 m. Dal valico si punta all’evidentissimo spigolo dell’anticima della Croda della Pala, che nella parte iniziale risulta verticale e impegnativo. Perciò si dovranno scalare le più agevoli rocce a destra dello stesso, con un percorso non evidente e da cercarsi in proprio. Importante, ai fini di ricalcare il più possibile la linea dei primi salitori (come già specificato nell’introduzione, l’autore della relazione è probabilmente andato fuori via per un tratto di circa quaranta metri), è il raggiungere una cengetta, situata proprio sul filo dello spigolo, sovrastata da rocce strapiombanti. Dalla base dello spigolo – e più precisamente all’inizio di una parete articolata di rocce grigie a destra del filo – si inizia la scalata. Superate direttamente queste facili rocce (II°), si continua a progredire in obliquo verso destra, sempre per rocce grigie ben appigliate e solide (II°/II°+), fino a raggiungere una sosta con chiodi e cordino (50 m ca. dalla base). Da qui si aggira a destra un muretto per poi salire brevemente verso sinistra e, obliquando ancora a destra, raggiungere uno spuntone con vecchio cordino (40 m ca. II°). Effettuato un delicato traverso a sinistra e superato un breve muretto (II°), si guadagna una stretta cengia sovrastata da una cintura rocciosa strapiombante. La si segue espostamente a sinistra fino a raggiungerne il termine alla base di un diedrino verticale/leggermente strapiombante (vecchio chiodo all’inizio del diedro e un altro chiodo rotto a sinistra). Lo si scala direttamente con arrampicata non banale e piuttosto faticosa (4 m di III°+/IV°-) fino ad uscire su rocce facili alla base di una sezione gialla e strapiombante dello spigolo. Si risalgono verso sinistra queste rocce per poi effettuare un esposto e delicato traverso (II°+), doppiando in questo modo lo spigolo. Si scalano poi rocce ripide ma ben appigliate (III°-) e, mediante breve diedrino verticale a destra (III°-), si riguadagna l’arioso filo dello spigolo (50 m ca. dalla cengia). Da qui non resta altro che scalare con divertente arrampicata il magnifico profilo formato da rocce solide ed appigliatissime (passi di II°-). Scavalcata una prima quota, si continua per cresta ora più rotta e ghiaiosa. Dal sommo di questa sezione, ossia da quella che dovrebbe essere l’anticima della Croda della Pala, si prosegue camminando in obliquo a sinistra onde portarsi sul bordo occidentale del profilo terminale della montagna. Immessosi nel percorso della Normale, si assecondano gli ometti guadagnando con soddisfazione la superlativa cima della Croda della Pala2960 m. Dopo una meritata sosta, si inizia di buona lena la discesa, ritornando sui propri passi, ma continuando ad assecondare la linea fornita dagli ometti, quindi spostandosi a destra verso l’intaglio che divide la Croda della Pala dalla Punta Ferrario. Non lo si raggiunge ma si iniziano a discendere le rocce a sinistra del canalone che divide le due cime e che digrada dal menzionato intaglio. Nella prima parte, orientandosi con gli ometti, si procede a zig-zig disarrampicando su rocce facili con passi di I°+/II°-. Si scende poi parallelamente al canalone, individuando altri ometti sempre più distanti e poco visibili. Ad un certo punto gli ometti scompaiono del tutto, perciò si dovrà cercare il percorso in proprio. L’autore della relazione ha continuato a scendere ancora per un tratto parallelamente al canale di prima, ma ad un certo punto si è spostato a sinistra (faccia a valle) attraversando un altro solco. Raggiunta una costa, si è poi calato per rocce più ripide tendendo leggermente a sinistra (faccia a valle), affrontando infine l’ultima e più impegnativa sezione di discesa. Disarrampicando per rocce decisamente ripide ma solide ed ottimamente appigliate, ha raggiunto il ghiaione basale (svariati passi di I°+ e II° ; l’ultima sezione è valutabile di II°/II°+). Da qui ci si dirige verso il centro della conca racchiusa a nord-est dalla Cima Corona e ad ovest dal Dente del Cimone, sfruttando un canalone e scendendo per ghiaie. Immessosi nel sentiero n° 716, si rientra al punto di partenza seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.