Cima dell’Uomo: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Passo San Pellegrino, 1918 m

Dislivello: 1150 m ca.

Durata complessiva: 6,30 h

Tempi parziali: Passo San Pellegrino-inizio Via Normale Cima dell’Uomo (2,15 h) ; inizio Via Normale-Cima dell’Uomo-inizio Via Normale (1 h) ; inizio Via Normale Cima dell’Uomo-Sforcela del Laghèt (45 min) ; Sforcela del Laghèt-Rifugio Fuciade (1,45 h) ; Rifugio Fuciade-Passo San Pellegrino (40 min)

Difficoltà: F+ la Via Normale alla Cima dell’Uomo ; EEA, medio/difficile ( – B/C – ) il sentiero P02 in direzione della Sforcela del Laghèt ; EE/E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: persone molto esperte, avvezze a salite di carattere alpinistico nonché autonome nel superare singoli passaggi/tratti d’arrampicata senza l’ausilio di mezzi di assicurazione, possono affrontare l’ascesa alla Cima dell’Uomo in tenuta escursionistica. Mentre per il Sentiero P02 è necessario avere con sé l’attrezzatura da ferrata

Ultima verifica: agosto 2020

Accesso stradale: il Passo San Pellegrino dista 15 km ca. da Moena ed è raggiungibile seguendo la SS 346

Descrizione dell’itinerario 

Grandioso anello che implica l’ascesa alla Cima dell’Uomo, importante tremila dolomitico, e la traversata, seguendo il percorso P02, fino alla Sforcela del Laghet. La “normale” alla suddetta cima risulta non difficile tecnicamente, perciò alla portata di ottimi escursionisti dotati di abilità alpinistiche. L’orientamento è facilitato da numerosi segnavia e i passaggi rocciosi sono resi più agevoli da pioli ed anelli. 

Dal Passo San Pellegrino si segue la stradina che conduce allo Chalet Cima Uomo fino all’indicazione del percorso n° 604. Mediante quest’ultimo si risale un ripido pendio erboso sbucando più in alto in una carraia/pista da sci. La si asseconda in moderata salita, trascurando un’altra pista proveniente da destra. Oltre alcuni gabbiotti nei cui pressi si transita, si presenta un bivio (indicazione per le MTB e per Falcade) da cui si prende a destra un’altra carraia/pista da sci. La si segue per poco e in corrispondenza di un cannone sparaneve si imbocca a sinistra una traccia. La si asseconda guadagnando quota in mezzo all’erba alta fino ad immettersi in un altro sentiero che a sua volta conduce in una carraia. Si segue quest’ultima a sinistra oltrepassando subito una recinzione con corrente elettrica per il bestiame, continuando successivamente in moderata pendenza. La pista da sci su cui stiamo camminando sale in seguito in modo piuttosto sostenuto compiendo una svolta a destra. Dopo un tratto meno ripido all’interno di una suggestiva valletta, si volge a destra tagliando, mediante ripida pista, un tornante che il percorso principale effettua. Si guadagna faticosamente quota puntando alla sella delimitata a destra dalla sommità dell’Om Picol, dove arrivano gli impianti di risalita. Qui giunti, salendo a sinistra, si raggiunge un ripiano da cui si dipartono un paio di tracce. Noi prendiamo quella di destra che poco dopo inizia ad attraversare un ghiaione (segnavia bianco-rosso su un sasso) avanzando in lieve salita. La nostra direzione è data da un evidente monolito che si erge dai ripidi pendii ghiaiosi che scendono dalle pareti e dai contrafforti della Punta del Ciadin e della Cima dell’Uomo. Si continua in obliquo ascendente lambendo alcune rocce e valicando un forcellino delimitato a destra uno spuntone (quest’ultimo può essere aggirato anche a destra). Si continua per l’evidente traccia costeggiando delle pareti, avvicinandosi sempre di più al menzionato monolito. Successivamente si inizia a progredire più ripidamente tagliando l’erto ghiaione che digrada dai basamenti rocciosi della Punta del Ciadin. Giunti più o meno a ridosso delle pareti del monolito, si effettua una ripida e malagevole salita per ghiaie, fino a giungere nei pressi della selletta che lo delimita a nord. Da qui si inizia la risalita del pendio ghiaioso che digrada dalla Forcella dell’Uomo e che, nella parte superiore, è bipartito in due canali. Si progredisce faticosamente a serpentine puntando inizialmente ad un grosso masso isolato che si può aggirare indifferentemente a destra o a sinistra. Segue una ben ripida e malagevole salita in direzione delle pareti del gendarme roccioso che – come già affermato – bipartisce la parte superiore del pendio in due canali. Giunti a ridosso delle rocce, si piega a destra e, doppiato uno spigolo (segnavia), si entra nel canalone di destra. Lo si risale tenendosi nei pressi del suo margine sinistro (destro orografico), cercando il più possibile di sfruttare i massi presenti che rendono la progressione meno faticosa. Ad un certo punto occorre attraversare il canale verso destra puntando ad un segno bianco-rosso collocato alla base di una sezione roccioso/ghiaiosa. Dal segnavia si risale una rampa obliqua a destra fino a raggiungere una cengia con bivio. Si prosegue a sinistra (indicazione per Cima Uomo) progredendo in scomoda e franosa salita per pendio ghiaioso. Dopo una svolta a destra si guadagna la cengia d’attacco della Via Normale alla Cima dell’Uomo. Si inizia a percorrere la naturale direttrice procedendo a saliscendi e valicando una selletta. Oltre quest’ultima, la cengia si fa più stretta e delicata: si continua ad assecondarla per un tratto, ma ad un certo punto si scala a sinistra una rampetta (I°+) servita da pioli ed anelli (gli stessi che abbiamo incontrato in precedenza e che incontreremo nel prosieguo dell’ascesa). Si continua per cengia superando una balza in cui ci si tiene sulla destra di una fessura, progredendo in direzione di un’evidente canale/diedro che adduce ad una forcella. Dopo un breve traverso su massi, si scala una rampa servita da un paio di pioli e si prosegue facilmente fino ad arrivare alla base del canalino finale che si supera abbastanza agevolmente (anelli e pioli, I°/I°+ : negli ultimi metri si può prendere sia la rampetta di sinistra quanto proseguire diritto). Messo piede nella forcella al sommo del canale/diedro, il percorso (segnavia) vira a sinistra per poi spostarsi a destra. Prestando attenzione ai segni bianco-rossi, si risale successivamente un canalino e, poco prima di una forcella, si vira a destra. Volgendo poi a sinistra, si asseconda un altro marcato canale fino a mettere piede nel forcellino che costituisce il suo sommo. Da qui si scala a destra un ostico muretto verticale sfruttando buoni appoggi e un piolo (II°+ ; per evitare questo passaggio, anziché seguire il canale che adduce al forcellino, si scalano a destra rocce facili – una sorta di rampa – ma non particolarmente solide, fino a ricongiungersi con il percorso segnato dopo l’ostico muretto). Si continua per ripida traccia assecondando gli ottimamente posizionati segnavia, compiendo alcune svolte. Scalato un canale/rampa obliquo a destra (passo di I°+) e dopo la salita finale che avviene per traccia, si guadagna con soddisfazione la superlativa Cima dell’Uomo3010 m. Una sosta sulla vetta di uno dei più prestigiosi tremila dolomitici è d’obbligo, se non altro per contemplare il grandioso panorama a 360° offertoci. Dalla sommità, percorrendo a ritroso la via seguita in salita, si ritorna alla cengia iniziale (quest’ultima è situata a poca distanza dalla Forcella dell’Uomo). Da qui si perde ulteriormente quota lungo il percorso d’accesso, fino al bivio incontrato all’andata, situato dopo la rampa obliqua a destra. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile) 

Continuiamo a percorrere la cengia in direzione di Fuciade (percorso P02), oltrepassando, mediante ponticello in legno, una fenditura (fune metallica). Doppiato uno spigolo e valicato un forcellino, ci si cala per ripido canalino sfruttando buoni appoggi e un piolo (B). Si continua poi per spettacolare cengia alla base di quinte rocciose e spuntoni, in ambiente di grande impatto e suggestione. Dopo aver virato a sinistra, si risale (indicazione del percorso P02) un ripido canale che adduce ad una forcella delimitata a destra da uno spuntone. Disceso per alcuni metri un canalino, ci si sposta a sinistra attraversando una stretta fenditura, oltre la quale ci si immette in un altro solco. Si perde quota per quest’ultimo volgendo poi a sinistra e continuando per sentiero a mezza costa che taglia ripidi pendii ghiaiosi. Un primo solco lo si attraversa mediante un passaggio piuttosto scosceso, mentre il successivo canalino terroso richiede maggiore impegno. Ci si cala per ripidissimo pendio avendo a sinistra il solco, fino ad inserirsi in esso e risalire scomodamente la sua sponda sinistra. Recuperato il sentiero segnato, si presenta un bivio poco evidente (segnavia del percorso P02) dove occorre proseguire a sinistra, trascurando a destra una più marcata traccia che scende ripida lungo il sottostante ghiaione. Una cengia/rampa precede un canale che a sua volta adduce ad un camino con masso incastrato e, oltre quest’ultimo, ad una forcella. Si inizia quindi l’ascesa (A/B) spostandosi presto a destra, proseguendo poi per cengia/rampa alla base di pareti rocciose. Si continua in direzione del menzionato camino con masso incastrato delimitato a destra da un verticale spuntone. Superato un passaggio piuttosto ripido (B/B+), si prosegue lungo il canale scalando una balza che richiede una certa trazione sul cavo (B+). Giunti sotto il masso incastrato, si scala, aiutandosi con il cavo e i fittoni presenti, la verticale parete che costituisce la faccia destra del camino (B/C). Dopo essere passati sopra il masso incastrato, si effettua un esposto e impegnativo obliquo verso destra sfruttando come appoggio i pioli e i fittoni presenti (B/C). Si prosegue lungo il canale affrontando un altro passo non facile costituito da una breve e verticale balza che si scala utilizzando il cavo e gli appoggi artificiali presenti (B+). Continuando per il ripido canale/rampa, si valica infine una forcella e mediante traverso attrezzato si doppia uno spigolo, giungendo così in vista del Sasso di Tasca e della sottostante Sforcela del Laghèt. Si raggiunge quest’ultima dopo aver disceso un ripido canale/camino ben attrezzato (B) e qualche roccetta. Dalla menzionata sella, 2765 m, che separa il Sasso di Tasca dalla Cima Uomo, si continua per il percorso segnato (P02) attraversando un suggestivo avvallamento. Assecondando i segnavia e gli ometti, si perde poi quota per ripida dorsale ghiaiosa, effettuando successivamente dei tornanti a fianco di grossi massi. Dopo una scomoda discesa e un’ulteriore serie di tornanti in cui occorre prestare attenzione ai segnavia, si raggiunge il fondo del selvaggio vallone (possibilità di incontrare neve fino a stagione avanzata) compreso fra le Punte Ciadine e il Sasso di Tasca. Si prosegue tenendosi nella sponda sinistra orografica della valle e dopo una ripida discesa in cui si lascia a sinistra una traccia per il Passo delle Cirelle si ritorna nel centro/fondo dell’avvallamento. Al successivo bivio (indicazioni), ci si inserisce nel sentiero n° 607 che si segue a destra (a sinistra il percorso condurrebbe al Passo delle Cirelle). Si perde quota per ottima traccia che, compiendo alcuni tornanti, discende un ghiaione. Più in basso si ritorna a scendere nella sponda sinistra del vallone e, al bivio che si presenta, si può proseguire più direttamente a sinistra, oppure prendere la traccia di destra che effettua un tornante. In ogni modo si raggiunge una panoramica sella erbosa che stimola una sosta ristoratrice. Da qui, seguendo un comodo sentiero a tornanti, si discende la ripida sponda destra orografica della valle formata dal Rio de Jigolè o Jocole. Al bivio che si presenta più in basso, si prosegue a destra procedendo parallelamente al corso d’acqua, fino a varcarlo mediante ponticello. Si continua per il percorso segnato tagliando e discendendo pendii/declivi prativi in direzione del ben visibile Rifugio Fuciade. Raggiunta la località in questione, 1982 m, si prosegue per la carraia d’accesso transitando a fianco di malghe collocate in splendida posizione. Al primo bivio si prende a destra (indicazione per il Passo San Pellegrino) una carrareccia passando inizialmente a fianco di altre malghe. Si prosegue lungamente per questo percorso (molto frequentato dai turisti) che si svolge perlopiù all’interno di un suggestivo ambiente boschivo. Dopo una sbarra, si transita nei pressi dell’Albergo Miralago, continuando poi per stradina asfaltata. Ci si immette infine nella SS 346 appena prima del Passo San Pellegrino

Punta del Ciadin: Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Passo San Pellegrino, 1918 m

Dislivello: 1100 m ca.

Durata complessiva: 6/6,30 h

Tempi parziali: Passo San Pellegrino-Sforcela del Ciadin (1,45 h) ; Sforcela del Ciadin-Cima Est Punta del Ciadin (1,35 h) ; Cima Est Punta del Ciadin-Forcella Uomo (1 h) ; Forcella Uomo-Passo San Pellegrino (1,50 h)

Difficoltà: EE/EEA il sentiero P02 (continuazione dell’Alta Via Bepi Zac) dalla Sforcela del Ciadin alla Forcella Uomo ; F la Via Normale alla Punta del Ciadin ; EE la discesa per il ghiaione sottostante la Forcella Uomo ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata per il sentiero P02 ; ordinaria da escursionismo e casco per la Via Normale alla Punta del Ciadin. Molto utili i bastoncini da trekking per la discesa del ripido ghiaione sottostante la Forcella Uomo

Ultima verifica: luglio 2020

Accesso stradale: da Moena si segue la SS 346 raggiungendo dopo circa quindici chilometri il Passo San Pellegrino

N.B.: nelle sezioni evidenziate colore arancio il percorso è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Notevole ascesa ad una cima a torto poco conosciuta e frequentata. La Punta del Ciadin risente infatti della vicinanza e “concorrenza” della Cima Uomo, che senza alcun dubbio costituisce uno dei più prestigiosi tremila dolomitici. La “normale” proposta è molto interessante e non difficile tecnicamente, affrontabile senza l’ausilio di alcuna attrezzatura specifica da eccellenti escursionisti in possesso di una consolidata esperienza di montagna. L’orientamento, inoltre, risulta ottimale grazie alla presenza di numerosi ometti molto ben disposti.

Dal Passo San Pellegrino si sale per stradina asfaltata fino a raggiungere lo Chalet Cima Uomo. Sulla sinistra dell’edificio si prende una traccia che si immette subito in una carraia. La seguiamo a sinistra dapprima in lieve salita, poi più ripidamente, oltrepassando il Torrente Biois. Immessosi in un’altra carrareccia, la si asseconda in salita avanzando parallelamente al corso d’acqua oltrepassato in precedenza. Raggiunto un bivio, si prosegue a sinistra incontrando subito dopo un altro bivio (indicazioni) in località Pont. Da qui si imbocca il sentiero n° 637B, avanzando, nella primissima parte, per ampia traccia parallelamente al torrente di prima. Si inizia successivamente a risalire il dorso di una costa erbosa che a sua volta costituisce il sommo della sponda destra orografica del corso d’acqua. Si prosegue in seguito meno ripidamente per traccia che diviene progressivamente più labile. Attraversato un ruscello, si procede parallelamente ad esso, fino a raggiungere un paletto con indicazioni. Si riprende a guadagnare quota piuttosto ripidamente assecondando un’erbosa dorsale, svoltando, in corrispondenza di un masso con segnavia, a destra. Ripresa la direzione di prima, si continua a salire ripidamente, costeggiando più in alto dei massi. Si attraversa successivamente una suggestiva area caratterizzata da blocchi calcarei, fino a raggiungere un bivio da cui si prosegue diritto verso la Sforcela del Ciadin. Si guadagna quota piuttosto ripidamente effettuando alcuni tornanti, trascurando a sinistra una traccia che conduce a dei ritrovamenti bellici. Si continua a salire mediante tornanti, progredendo sulla destra di un notevole gendarme roccioso. Ad un bivio si tiene il percorso di destra e, virando successivamente a sinistra, si costeggiano dei grossi massi. Ripresa la salita, ci si dirige verso il soprastante ghiaione, notando anche il canalone che risaliremo mediante il percorso P02. Ignorata una traccia a sinistra, si guadagna faticosamente quota lungo il ghiaione compiendo dei tornanti. Poi il percorso vira a sinistra e valica un forcellino, iniziando successivamente una ripida salita in direzione della vicina dorsale. Assecondando una rampa attrezzata con fune d’acciaio e assi di legno, si guadagna, in corrispondenza della Sforcela del Ciadin, 2664 m, la cresta di Costabella. Qui ci si innesta nell’Alta Via Bepi Zac, la cui continuazione verso Forcella Uomo è costituita dal percorso (alpinistico) P02. Lo seguiamo a destra verso Punta delle Vallate e Cima Uomo, percorrendo inizialmente un cengetta piuttosto aerea (fittoni). Attraversata una fenditura mediante passerella in legno, si continua la traversata incontrando anche un tratto assistito da fune d’acciaio. Dopo aver risalito una rampa, si effettua un traverso scosceso (fittone) e, lambita la cresta, si perde quota per alcuni metri. Compiuto un saliscendi, si aggira a destra un verticale spuntone e si continua sempre in traverso. Dopo una salita, un tratto in cui si aggirano degli spuntoni e una stretta fenditura che obbliga a togliersi lo zaino, si effettua una breve ma ripida discesa per roccette (fittone con anello). Messo piede in un canalone, lo si risale rasentando le rocce di sinistra, fino ad arrivare all’inizio di una sezione di ferrata. Si scala un diedro che presenta particolari rocce scure al centro, sfruttando ottimi appoggi naturali, qualche piolo e alcuni fittoni (B, media difficoltà). Si prosegue poi per traccia costeggiando le rocce della sponda sinistra (destra orografica) del canalone e dopo due piccoli tornanti si avanza sfruttando una rampa di melafiro. Superata qualche facile roccetta, si arriva all’inizio di una seconda parte attrezzata. Un breve traverso (B+) precede una ripida fessura in cui si utilizzano buoni appoggi ed eventualmente alcuni fittoni disposti nelle rocce di destra (B+). Al sommo di questa sezione, una cengetta attrezzata deposita nuovamente nel canalone. Lo si risale faticosamente fino a guadagnare una selletta situata ad ovest della Punta delle Vallate. Si prosegue diritto per sentiero che procede lungo bancate ghiaiose, per poi piegare a destra e salire, mediante svolte e tornanti, in direzione della menzionata cima. Scartata la sommità della Punta delle Vallate, si asseconda in ripida discesa la cresta tenendosi a sinistra o a destra del suo roccioso filo. Si prosegue successivamente in piano a sinistra della dorsale, per poi salire verso essa e valicarne il filo. Il percorso prosegue in direzione della Punta del Ciadin, caratterizzata da verticali quinte rocciose e da straordinari monoliti, tra cui primeggia la mitica Torre California. Sfruttando rampe e cengette, si aggira la base dell’incredibile torre, in uno scenario dolomitico tra i più grandiosi in assoluto. Si continua lungo il percorso segnato e attrezzato, rasentando le verticali pareti del versante meridionale della Punta del Ciadin. Piegando successivamente a sinistra, assecondando la naturale direttrice rappresentata da cenge, si incontra poco dopo un tratto di ferrata con il quale si risalgono alcuni gradoni. Una svolta a sinistra precede un canalone (punto di inizio della Via Normale alla Punta del Ciadin) oltre il quale si nota un particolare e arrotondato monolito. Si attraversa il canalone e, abbandonato il percorso P02 proprio nel momento in cui risale verso una forcella delimitata a destra dal menzionato monolito, se ne inizia la risalita tenendosi nel suo margine destro (ometto). Attraversato nuovamente il canalone sotto un masso incastrato, si risale per pochi metri una rampa obliqua a sinistra, per poi piegare a destra e giungere nei pressi di un ometto disposto su un masso a destra. Si prosegue diritto per canalino e, virando subito dopo a sinistra, si raggiunge il filo di una dorsale roccioso/ghiaiosa. La si asseconda in direzione di alcune postazioni militari risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Poco sotto queste ultime (ometti), si piega nettamente a destra procedendo in modo discendente. Si sale poi per roccette, parallelamente al canalone di prima, in direzione di un’evidente forcella. Raggiunta quest’ultima, si prende a destra una cengia/rampa piuttosto esposta e delicata (I°+), cui fa seguito un breve ma verticale caminetto attrezzato con due staffe di ferro (II°). Usciti in un pendio ghiaioso, lo si risale direttamente fino a guadagnare la cresta sommitale. La si asseconda a destra alla volta della Cima Ovest della Punta del Ciadin, aggirando a sinistra il suo spigolo sud-occidentale. Dopo una breve ma ripida salita per ghiaie, abbandonata temporaneamente la traccia che stiamo seguendo e risalito un canalino, si guadagna la magnifica sommità, 2885 m. Ritornati sulla traccia di prima, si scende alla sella che separa la Cima Ovest da quella Est della Punta del Ciadin. Dall’insellatura, al fine di conquistare la sommità principale, si deve risalire, tenendosi sul filo o appena alla sua destra, un’esposta e delicata crestina che richiede molta attenzione (passi di I°+). Guadagnata con soddisfazione la superlativa cima, 2919 m, ci si inebria di un grandioso panorama, ammirando soprattutto un’incredibile visuale sulla Cima Uomo. Ritornati, seguendo a ritroso lo stesso percorso, nel sentiero P02, lo si segue in salita guadagnando la menzionata forcella con a destra il caratteristico monolito ovale. Si prosegue per il percorso segnato che asseconda una cengia ed effettua alcuni saliscendi. Dopo un traverso per rocce sporgenti, si affronta una più impervia discesa per roccette, scavalcando successivamente una costa. Oltre quest’ultima si sale faticosamente fino a giungere nei pressi della Forcella Uomo, dove si nota un gabbiotto. Da qui si inizia subito la discesa per il sottostante canalone ghiaioso – che certamente non appare invitante – sfruttando inizialmente il solco disposto più a sinistra. Quando quest’ultimo si approfondisce, si vira a destra verso il centro del canalone, fino a raggiungere un segnavia bianco-rosso collocato sulle rocce di una crestina. Da qui si perde faticosamente quota tenendosi nel margine destro del canalone, per poi virare a sinistra affrontando una discesa alquanto ripida e oggettivamente pericolosa. Si punta ad un masso con segnavia, oltre il quale si continua a scendere ancora scomodamente, fino ad immettersi in un altro più ampio canale. Lo si discende per traccia tenendosi preferibilmente nei pressi del suo margine destro, affrontando diversi tratti molto ripidi e franosi che mettono a dura prova i muscoli delle gambe. Doppiato verso destra uno spigolo, si perde quota, assecondando una traccia, per ripido ghiaione. Si punta inizialmente ad un masso isolato e, aggiratolo a sinistra o a destra, ci si dirige verso un evidente monolito. Nei pressi di quest’ultimo si piega a destra, seguendo un evidente sentiero (segnavia) che taglia pendii ghiaiosi sovrastati da pareti rocciose. Si oltrepassa un forcellino formato da uno spuntone e si continua molto più comodamente per panoramica traccia dirigendosi verso il dosso erboso dell’Om Picol (dove arriva una seggiovia). Messo piede nella sella sottostante la sommità del dosso, si segue verso destra una pista da sci. Si perde quota per l’ampio tracciato ammirando grandiose visuali, compiendo più in basso una svolta a sinistra. Dopo una discesa più ripida e oltrepassata una recinzione con corrente elettrica, si presenta un bivio. Trascurata a sinistra una carraia in salita, andiamo a destra per traccia erbosa che perde quota lungo panoramici pendii. Il percorso in seguito diviene più labile fino a quasi scomparire, ma è sufficiente discendere i declivi prativi immettendosi giocoforza in una carrareccia. Seguendo a destra quest’ultima si ritorna al primo bivio incontrato in salita, situato appena prima della località Pont. Per lo stesso percorso effettuato all’andata si rientra al Passo San Pellegrino, che nel frattempo si è riempito a dismisura di turisti.