Val Bratica: alla scoperta di borghi, Maestà e metati

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Punto di partenza/arrivo: Ballone 818 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Ballone/Passo del Ticchiano (1,50 h) ; Passo del Ticchiano-Casarola (35 min) ; Casarola-Montebello-Bellasola (1 h) ; Bellasola-Ballone (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Moretta. Raggiunto il bivio con la S.P.116 per Bosco di Corniglio, si prosegue lungo la S.P.13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e il bivio con la stradina per Villula ed Agna, si raggiunge il ponte sul Torrente Bratica. In corrispondenza di quest’ultimo si stacca a sinistra una strada che sale verso Ballone e Bellasola. Lasciata a destra la stradina per quest’ultima località, si prosegue effettuando alcuni tornanti, parcheggiando l’auto in uno spiazzo appena prima del paese di Ballone

map www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Borghi e Maestà, metati e boschi di castagni, ampi panorami e silenzi caratterizzano questo particolare, interessantissimo anello. In un’intervista Bernardo Bertolucci dichiarò che Casarola “è l’origine di tutto, parte tutto da li”. Il compianto regista si riferiva (anche) al suo primo – e purtroppo perduto – cortometraggio “La Teleferica”, girato in Val Bratica (dove tornerà a girare alcune sequenze per il film “La tragedia di un uomo uidicolo” ben 24 anni dopo) all’età di 16 anni con protagonista l’altrettanto compianto fratello Giuseppe. Ho voluto citare – e in certo modo fare mia – quest’affermazione del grande regista parmense in quanto il rapporto che mi lega all’insieme ambientale ed antropologico della valle in questione ha assunto una dimensione appunto archetipale, radicale, proprio nel senso dell’ideale momento sorgivo e del significato più profondo di un viaggio, sia fisico quanto spirituale, che continua a progredire arricchendosi di esperienze, suggestioni, affezioni.

Dallo spiazzo ci incamminiamo lungo la stradina asfaltata effettuando subito un tornante destrorso, raggiungendo poco dopo un trivio da cui si prosegue diritto in direzione di Costa di Ballone. Al bivio successivo, caratterizzato da una particolare Maestà, si piega a destra, incontrando subito dopo un altro bivio da cui si continua a destra. Dopo aver varcato un rio, la stradina, in questo tratto cementata, sale piuttosto ripida, conducendo al piccolo nucleo di Alvara. Ignorate due tracce a sinistra, si prosegue per la carraia costeggiando una casa, tralasciando appena dopo uno stradello a destra. Si continua lungo il tracciato principale uscendo più avanti in una radura, incontrando e attraversando un piccolo e caratteristico nucleo. Si effettuano successivamente un paio di tornanti, avanzando poi all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver valicato una selletta si sbuca in un pendio caratterizzato da massi di frana che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco si tralascia a sinistra una traccia e si prosegue per il percorso principale, penetrando più avanti in una valletta che si attraversa guadando un rio. Si continua lungo la carraia all’interno di un bellissimo ambiente boschivo, oltrepassando un secondo rio molto suggestivo. Si procede lungo l’ampia traccia trascurando diramazioni laterali, uscendo più avanti dal bosco. Ignorata una carraia che si stacca a sinistra, si avanza contornando il margine superiore di un’ampia radura. Si rientra poi nel bosco proseguendo in leggera salita, giungendo in seguito nei pressi di una radura dove, guardando a sinistra, si nota un rudere seminascosto dalla vegetazione. Prendendo la traccia che si stacca a sinistra possiamo notare degli altri ruderi e lacerti che costituiscono ciò che rimane dello sperduto nucleo chiamato Le Braie. Si prosegue per il percorso principale costeggiando una splendida radura situata alla nostra sinistra, rientrando poi nel bosco dove si varca un rio. Poco più avanti si sbuca nelle ampie radure della località Legacci, raggiungendo una stalla con casupola in legno alla nostra destra e tavolo con panche e fontana alla nostra sinistra. Si continua per la carraia principale attraversando panoramiche radure, rientrando successivamente nel bosco. Senza possibilità di errore si approda infine sul crinale meridionale del Monte Caio, che a sua volta costituisce la linea spartiacque tra le valli Bratica Cedra (ci troviamo nei pressi di quello che nelle mappe è indicato come il Poggio del Ferro 1237 m). Immessi nell’ampia traccia contrassegnata n° 737, la si segue a destra oltrepassando subito il Passo di Cozzanello, notando a sinistra una carraia proveniente dalla Val Cedra. Si continua lungamente per il percorso di crinale, transitando più avanti nei pressi di un’edicola con bassorilievo parzialmente distrutto. Dopo un saliscendi si approda al Passo del Ticchiano, 1154 m, dal quale si segue a sinistra la provinciale per Monchio. Giunti ad un bivio con carraia che si stacca a destra (indicazione del percorso CAI n° 737), la si imbocca procedendo in lieve pendenza, effettuando presto una svolta a destra. Dopo aver oltrepassato un rudimentale cancello, si raggiunge un valico sul crinale Cedra-Bratica, caratterizzato da un vecchio e semidistrutto muretto a secco. Si continua per l’ampia traccia che inizia progressivamente a perdere quota in versante Bratica, costeggiando belle e panoramiche radure. Raggiunto un bivio evidente, si lascia a sinistra la continuazione del percorso segnato e si prosegue diritto/destra per ampia traccia in discesa. Poco dopo si transita a fianco di una particolare edicola con statua, costeggiando poi altre belle radure e campi. Oltrepassato un cancello per il bestiame si incontra un bivio da cui si prende la traccia di sinistra, ignorando a destra la continuazione della carraia che condurrebbe in breve alla strada provinciale per Monchio. Si segue una bella mulattiera che avanza a fianco di campi, incontrando successivamente un’edicola priva di bassorilievo. Più avanti si sbuca in un’ampia traccia che, oltrepassando un rio, effettua un tornante destrorso. Entrati nel paese di Casarola996 m, si passa inizialmente a fianco della “Casa del Poeta” (si tratta della casa di villeggiatura della famiglia Bertolucci), scendendo poi, ammirando angoli suggestivi e gustando un’atmosfera dilatata di antica quiete, alla sottostante strada provinciale. Attraversata quest’ultima si scende per Via della Chiesa, transitando nei pressi della Chiesa di San Donnino, andando poi a destra per Via del Chioso (frecce segnaletiche del Sentiero Agricoltura e dell’ippovia). Si prosegue per stradello, prima asfaltato poi sterrato, uscendo in questo modo dal paese, incontrando in seguito un bivio da cui si stacca a destra una carraia in salita che ignoriamo. Proprio qui, appena più in alto a destra, sono collocate le due splendide Maestà di Casarola, edicole votive contenenti bassorilievi in marmo. Si prosegue per il percorso principale varcando due rii, notando, sopra la seconda valletta che si attraversa, una pietraia simile a quella sottostante le pareti del Groppo Sovrano e alla pietraia della Traversa (località situata poco sopra il paese di Riana). Dopo una breve risalita si nota in alto a destra il primo dei bellissimi metati ristrutturati e adibiti a rifugio. Continuando per l’ampia mulattiera si penetra in uno splendido castagneto dove si incontrano altri metati, raggiungendo poi un bivio da cui si tralascia a sinistra una traccia per la “Sorgente dal Prad di Bian”. Si transita successivamente nei pressi di un’altro essicatoio in via di ristrutturazione, approdando poco dopo su una costa boscosa da cui il Sentiero Agricoltura curva a destra. Noi lo ignoriamo e procediamo per la carraia oltrepassando successivamente un rio, incontrando appena dopo il guado una fontana. Poco più avanti si transita nei pressi di una casa e si prosegue lungamente per il bellissimo percorso, congiungendosi in seguito con un’altra carraia. Dopo una discesa e una traccia che si stacca a destra, si effettua un tornante destrorso in corrispondenza del quale si incontra un’edicola con Maestà. Appena dopo si raggiunge un bivio in corrispondenza delle prime case del suggestivo paese di Montebello797 m, arroccato su un poggio. Dopo una visita alla bella frazione (all’ingresso altra edicola con bassorilievo) si prosegue per stradina asfaltata che, avanzando in piano/leggera salita, si dirige verso Bellasola. Approdati su una costa si incontrano le prime case del menzionato paese: qui si abbandona temporaneamente la strada asfaltata imboccando a sinistra uno stradello in discesa prima cementato poi lastricato. Attraversato il suggestivo borgo di Bellasola761 m, si prosegue per stradina asfaltata in salita transitando nei pressi del cimitero. Rimesso piede nella strada abbandonata in precedenza, la seguiamo a sinistra immettendosi in seguito nel tracciato proveniente dal ponte della Bratica. Da qui svoltiamo a destra seguendo la stradina in salita, effettuando un tornante sinistrorso cui fa seguito una curva a destra. Appena dopo quest’ultima si stacca a destra una traccia: l’imbocchiamo raggiungendo in breve il Lago della Ferla che contorniamo sulla destra. Rimesso piede nella strada di prima la seguiamo ritornando poco dopo allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

Monte Navert: anello da Casarola

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Punto di partenza/arrivo: Casarola 996 m

Dislivello: 687 m ca.

Tempi parziali: Casarola-sella quota 1251 m (50 min) ; sella quota 1251 m-Monte Navert (1,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (40 min) ; Pian del Monte-Grammatica (1,30 h) ; Grammatica-Casarola (50 min)

Durata complessiva: 5/5,15 h

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Riana-Grammatica-Casarola

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella proposta è certamente una delle più interessanti e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. In questo percorso si ha la possibilità di visitare luoghi di impareggiabile bellezza e preziosità, come il pianoro prativo di Pian del Monte e il Bosco delle Fate (splendido castagneto ai piedi del Groppo Sovrano). La segnaletica CAI lascia molto a desiderare, tuttavia l’itinerario nel suo complesso non pone problemi di individuazione del giusto percorso.

Da Casarola si imbocca uno stradello (Via Attilio Bertolucci) che sale a fianco di una casa ed effettua poco sopra una netta svolta a destra. Ignorato a sinistra il viottolo di accesso ad un’altra casa, si prosegue diritto compiendo una curva a sinistra. Al successivo bivio si continua a destra per bella carraia pianeggiante che si segue tralasciando a sinistra una traccia in salita (cartelli in legno del Sentiero Natura e Cultura). Più avanti il percorso costeggia spettacolari pareti di arenaria stratificata (a destra si stacca il Sentiero Natura) per poi iniziare a guadagnare quota in moderata pendenza con qualche strappo un po’ più ripido. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi di una bella radura con fonte-abbeveratoio, incontrando poco più avanti un bivio dove da sinistra si innesta una carraia – proveniente dal Passo di Riana – contrassegnata n° 737 (è il segnavia che ci accompagnerà fino in cima al Navert). Appena dopo il bivio si affronta una ripida salita, raggiungendo in breve un altro bivio dove si prosegue diritto/sinistra (cartelli). Si avanza comodamente con alcuni saliscendi, ammirando, nell’altro lato della valle, una spettacolare parete di arenaria che ricorda in piccolo il Groppo Sovrano. Quando l’ampia traccia piega nettamente a sinistra, noi la seguiamo ignorando una mulattiera inerbita che prosegue diritto. Dopo una breve salita per carraia alquanto dissestata all’interno di un’area disboscata, si approda in una selletta sulla dorsale Bratica/Cedra a quota 1251 m. Dal passo si prosegue a destra lungo il sentiero di crinale in direzione della sommità del Monte Navert. Inizialmente il percorso asseconda il filo della boscosa dorsale spartiacque, per poi avanzare in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo in versante Cedra. In corrispondenza di un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia), occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il vicino dorso del crinale, raggiunto il quale, con breve spostamento a destra, si esce al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di guadagnarne la sommità al fine di gustare un notevole panorama sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente), avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica, incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero, notando più in basso, alla nostra sinistra, una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale est del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ma uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero, si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso, attraversando poco dopo l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sui ripidi dirupi calcarei che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si attraversa in direzione NW l’ampio pianoro sommitale, assecondando la traccia del percorso n° 739. Rientrati nel bosco si avanza tenendosi nei pressi della dosale Parma/Bratica, attraversando poco più avanti una bella radura circondata da conifere di reimpianto. Oltre quest’ultima e un altro tratto di crinale aperto, si transita a fianco di straordinari esemplari di faggio dalle singolari forme contorte. Poi il sentiero piega leggermente a destra e poco più in basso a sinistra (attenzione ai segnavia), riportando nei pressi dell’ampio dorso del crinale. Dopo un’ultima e piuttosto ripida discesa si approda ad una selletta a quota 1529 m da cui si prosegue diritto. Mediante ampio ed evidente sentiero si avanza in leggera salita all’interno di una faggeta che ha pochi eguali in fatto di bellezza. Effettuando anche alcune svolte e restando quasi sempre nei pressi della dorsale spartiacque, si esce in seguito dalla vegetazione approdando in magnifiche radure. Siamo nel ripiano prativo conosciuto come Pian del Monte1578 m, luogo di una certa importanza per i valligiani: sembra che un tempo vi si tenesse un mercato estivo. Dopo un’eventuale sosta ad un piccolo rifugio/bivacco, situato poco più in basso e a destra rispetto il tracciato che stiamo seguendo, si continua attraversando il ripiano prativo fino ad un bivio non segnato da cui si trascura a destra un’ampia traccia che scende verso Riana. Noi invece proseguiamo diritto/sinistra per ottimo sentiero che rientra nel bosco uscendone poco più avanti. Qui il percorso segnato piega nettamente a sinistra verso la cima del poggio erboso chiamato Groppo Fosco1585 m, da cui è possibile ammirare una notevole visuale dell’Alta Val Parma con il suo circondario di montagne. Qui la traccia, non particolarmente evidente, piega a destra procedendo in direzione NW verso il vicino limite del bosco. Raggiunto quest’ultimo, si effettua una netta svolta a destra immettendosi in un’ampia mulattiera che scende inizialmente verso E/NE, poi N. Il percorso (si tratta con grande probabilità dello storico accesso ai pascoli di Pian del Monte) procede in modo lineare (ad un bivio segnato si lascia a destra una traccia per Pian del Monte) tenendosi in prossimità dell’ampia dorsale spartiacque. Più avanti il tracciato avanza sulla destra rispetto il dorso del crinale divisorio, aggirando in questo modo la sommità di un poggio boscoso. Ci si ricongiunge con il filo della dorsale spartiacque in corrispondenza di un’ampia sella erbosa, per poi continuare in versante Bratica. La mulattiera/carraia raggiunge più avanti il limite superiore di un’area disboscata effettuando una svolta a sinistra, conducendo nei pressi di una radura. Proprio in corripsondenza di quest’ultima e di una netta curva a destra del tracciato, si ignora a sinistra un sentiero proveniente dal Passo della Sisa. Si prosegue per l’antica direttrice, compiendo più in basso una svolta a sinistra ed approdando ad un bivio dal quale si ignora a sinistra un’ampia mulattiera anch’essa diretta al menzionato Passo della Sisa. Seguiamo la carraia principale perdendo quota in direzione NE, prima all’interno del bosco, poi assecondando una panoramica costa. Dopo alcuni tornanti si raggiunge la caratteristica chiesa di Grammatica1008 m, mettendo piede nella provinciale Corniglio-Monchio che si segue a destra. Si effettuano subito un paio di svolte, costeggiando successivamente verticali pareti arenacee. Poco dopo si transita alla base di un singolare poggio parzialmente roccioso (il Groppo Torsello) varcando poi, mediante ponte, il Rio Acquabella. Oltre quest’ultimo si continua lungo la provinciale ancora per poco: infatti, dopo una maestà situata alla nostra sinistra, si scorge in lontananza un cartello. Qui giunti si abbandona la strada asfaltata imboccando a sinistra una mulattiera in discesa. Si tratta di un antico tracciato ancora ben conservato all’interno di un castagneto che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense. Transitati nelle vicinanze di un essiccatoio diroccato, si continua comodamente lungo la mulattiera che procede a saliscendi (guardando in alto a destra è possibile scorgere altre costruzioni in pietra). Dopo essere passati a fianco di un secondo essiccatoio, si giunge ad un bivio da cui è possibile prendere sia il percorso di sinistra (in questo caso la mulattiera, dopo una discesa in cui transita a fianco di una costruzione ristrutturata e un tornante destrorso, passa a fianco di splendidi metati ricongiungendosi con l’altro tracciato), quanto proseguire diritto/destra. Una breve discesa conduce al magnifico Bosco delle Fate: si tratta di un ripiano boscoso punteggiato da diversi essiccatoi (pannelli esplicativi riportano poesie di Attilio Bertolucci) e da massi erratici. Dopo una consigliabile perlustrazione, si prosegue per l’antica mulattiera, fiancheggiata da muretti a secco, passando a fianco dell’ennesima costruzione in sasso ancora ben conservata. Il tracciato, delimitato a sinistra da una staccionata, piega poi a destra e conduce ad un solco che si attraversa. Appena dopo si transita a fianco di una casa (il Molino di Riana) e si oltrepassa mediante ponte in legno un ramo del Torrente Bratica. Al successivo bivio si prende la traccia di sinistra giungendo nei pressi di alcune abitazioni. Oltrepassato mediante ponte anche il torrente principale, si procede per carraia che sale in direzione di Casarola. Dopo pochi minuti ci si innesta in uno stradello che si segue a destra in salita, piegando poi a sinistra onde entrare nel borgo antico di Casarola. Lo si attraversa ammirando angoli suggestivi ed imboccando, nei pressi delle ultime case, una stradina in salita. Seguendo quest’ultima si raggiunge la chiesa del paese e, poco più in alto, la provinciale per Monchio.

Il Monte Navert dal Passo del Ticchiano

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1146 m

Dislivello: 530 m 

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo di Riana (0,45/1 h) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m-Monte Navert (1,00/1,15 h) ; Monte Navert-Passo del Ticchiano (1,45/2,00 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2015 (il tratto Passo del Ticchiano-Passo di Riana-carraia proveniente da Casarola: ottobre 2017 ; carraia proveniente da Casarola-sommità Monte Navert: giugno 2018)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica-Casarola-Passo del Ticchiano

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Descrizione dell’itinerario

Remunerativa escursione in luoghi solitari e poco frequentati. Il percorso n° 737 risente di una segnaletica in parte precaria. E’ necessario prestare attenzione al tratto di sentiero che transita sotto il Poggio Maslini, in quanto poco evidente e quasi del tutto sprovvisto di contrassegni.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita e che conduce, sottopassando una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa poi una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, penetrati nella quale ci si destreggia con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa sezione poco piacevole del percorso, risalendo in obliquo a sinistra una radura (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una fascia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata fascia boscosa dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare su un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima fascia di vegetazione ed approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante guadagna quota all’interno di un’area disboscata. Messo piede su una selletta di crinale a quota 1251 m, si abbandona la mulattiera/carraia che scende nel versante Cedra e si imbocca a destra il sentiero contrassegnato n° 737. L’ottima traccia si inoltra subito nel bosco assecondando inizialmente il crinale divisorio, per poi avanzare alla sua destra in versante Bratica. Poco più avanti si presenta un bivio dove si prende il sentiero di destra (segnavia) che sale per un breve tratto piuttosto ripidamente tenendosi sulla destra rispetto il filo della dorsale. In seguito una salita a sinistra riconduce sul crinale divisorio che si valica procedendo in versante Cedra. Giunti ad un bivio non particolarmente marcato (segnavia sbiaditi e cartello dell’ippovia) occorre piegare a destra salendo ripidamente verso il dorso del crinale dal quale, spostandosi brevemente a destra (cartello), si esce temporaneamente dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi. Qui giunti, guardando a destra, si nota un poggetto erboso: consiglio vivamente di raggiungerne la sommità da cui si ammira una notevole visuale sulle sottostanti valli Bratica e Cedra. Si prosegue lungo il percorso principale rientrando appena dopo nel bosco (breve tratto di sentiero non evidente, avanzando tendendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo un tratto aperto (notevoli visuali panoramiche) si continua in versante Bratica incontrando un bivio dove si prosegue a sinistra. Poco più avanti ci si sposta in versante Cedra e si avanza per bellissimo e panoramico sentiero notando più in basso alla nostra sinistra una valletta. Giunti a poca distanza dalla dorsale est del Navert (paletto con cartelli collocato sul crinale), si continua diritto rientrando nel bosco ed uscendone poco più avanti. Tralasciato a destra un sentiero si prosegue assecondando l’ampio crinale erboso ed attraversando l’ultima fascia boscosa. Oltre quest’ultima ci si trova alla base della ripida sezione di crinale che precede la sommità del Navert. Mediante traccia, inizialmente marcata poi pressoché inesistente, si risale ripidamente e faticosamente la dorsale ammirando notevoli visuali sulle ripide fasce calcaree che caratterizzano il versante meridionale della montagna. Raggiunta la magnifica sommità del Monte Navert1653 m, ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Il rientro al Passo del Ticchiano avviene per lo stesso percorso. E’ necessario prestare attenzione al reperimento della giusta traccia nel tratto Passo di Riana-carrareccia Casarola/Ticchiano.