Da Capriglio a S.Matteo

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Punto di partenza/arrivo: Capriglio 1002 m

Dislivello: 680 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Capriglio-Corno di Caneto (1,20/1,30 h) ; Corno di Caneto-Costa del Dragolare (40 min) ; Costa del Dragolare-S.Matteo (45 min) ; S.Matteo-Monte Caio (45 min) ; Monte Caio-Capriglio (1,30/1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio

Immagine (FILEminimizer)

Stralcio della mappa dal sito: http://www.schiamontecaio.it/

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Caio presenta due versanti assolutamente differenti a livello morfologico e paesaggistico. Quello settentrionale, più dolce, è caratterizzato da boschi e ampie radure (oltre che dalle piste da sci e gli impianti di risalita di Schia). Il versante meridionale, ben più selvaggio, è inciso da profonde valli delimitate da coste e spettacolari pareti con stratificazioni del Flysch. Recentemente è stato effettuato un eccellente lavoro di tracciatura e valorizzazione sentieristica: sono stati segnati nuovi percorsi e risegnati altri già esistenti. In questa sede propongo un’interessante e inusuale traversata che permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti di questa notevole montagna.

Dalla parte alta del paese di Capriglio, si prende la strada per Casagalvana e dopo qualche decina di metri la si abbandona per imboccare a destra (cartelli) una carraia contrassegnata n° 736. Si oltrepassa una casa e si giunge alla presa dell’acquedotto (segnavia). Poco dopo, ad un incrocio (edicola votiva), si continua diritto giungendo, dopo un tratto in moderata salita, in prossimità di ampi prati posti alla nostra sinistra. Si continua per la carraia (lasciandone un’altra a destra) che dopo una svolta verso sinistra conduce al vertice delle radure. l’ampia traccia entra poi nel bosco e dopo aver attraversato un ruscello compie una svolta verso destra. Dopo ulteriori svolte e un’ultima salita, si mette piede nella strada Capriglio-Casagalvana-Schia. Si va a sinistra per pochi metri e, in corrispondenza di un paletto in legno con segnavia bianco-rosso, si abbandona l’asfalto per continuare a destra lungo il percorso marcato n° 736. Si risale il pendio boscoso seguendo i segnavia che conducono su una costa (la traccia sul terreno è molto labile). Si piega a sinistra e si giunge nei pressi di una radura che si attraversa prendendo come punto di riferimento un segnavia bianco-rosso posto su un albero nella parte opposta. Il percorso continua verso destra all’interno del bosco: è necessario seguire attentamente i segnavia, in quanto le tracce sono quasi inesistenti. Si procede in leggera salita giungendo poco dopo nelle vicinanze della strada asfaltata che lasciamo a destra. I segnavia ci guidano invece a sinistra lungo un’ampia carraia che conduce ad uno stagno stagionale. Si continua a sinistra di quest’ultimo e si arriva in prossimità di una magnifica radura (cancello in legno). L’attraversiamo dapprima diritto e, dopo un segnavia, in salita verso destra, prendendo come punto di riferimento un segno bianco-rosso posto sul tronco di un albero nella parte alta della radura. Dal segnavia si continua a destra giungendo poco dopo a un bivio con cartelli nel margine sinistro di un’altra ampia e bellissima radura. La si attraversa a sinistra e, seguendo una traccia più marcata, si giunge in località Fonte del Biscione, 1240 m. Si continua attraversando in obliquo ascendente splendidi prati con viste notevoli sulla sottostate vallata e le montagne del reggiano. Prestando attenzione ai pochi segnavia presenti (nella parte alta puntare ad un paletto in legno con segno bianco-rosso), si giunge ad un bivio con cartelli sulla dorsale del monte (panorama grandioso). Si lascia a sinistra il sentiero n° 736 (diretto alla Croce del Cardinale Lalatta) per continuare a destra lungo il segnavia n° 734 in direzione del Corno di Caneto. L’ampia traccia compie presto una svolta verso sinistra entrando in un bosco di conifere di reimpianto. Dopo una svolta a destra, si esce all’aperto sulla panoramica dorsale che seguiamo per un tratto. La carraia si sposta poi a destra del crinale e procede in leggera salita. Il percorso, dopo alcune svolte e una breve discesa, conduce ad un bivio poco evidente nei pressi di un altro rimboschimento a conifere (nessun segnavia): delle due carraie prendere quella di sinistra all’interno del bosco di conifere. Se ci si sbaglia non è un problema, in quanto si arriva appena più in basso e a destra rispetto al bivio con cartelli cui si giungerebbe seguendo il percorso principale. Dal bivio si lascia a destra il sentiero n° 734A  e si continua per la mulattiera-carraia (contrassegnata n°734) che di radura in radura, in moderata salita con alcuni ripidi strappi, conduce ad una panoramica selletta di crinale non lontani dalla sommità del Corno di Caneto. Per raggiungerla occorre svoltare a sinistra e seguire un’ampia traccia che in 5 minuti conduce alla panoramica cima. Tornati alla selletta, si continua per il panoramico crinale in direzione della sommità denominata Costa Grande (ad un bivio con cartelli, nei pressi di un’area pic-nic, si lascia a destra il sentiero 737 proveniente da Schia). Si continua per la carraia di crinale dapprima in leggera discesa, per poi risalire verso Costa Grande, la cui cima è purtroppo molto deturpata. Oltrepassata la sommità, il sentiero 737, contrassegnato da segnavia piuttosto sbiaditi, si mantiene in prossimità del crinale. Dopo un balcone panoramico (vista mozzafiato sulle stratificazioni del Flysch del Monte Caio), la traccia scavalca un poggio e procede appena a destra del crinale, conducendo infine in località Costa del Dragolare, 1485 m. Inizia ora uno dei tratti di sentiero più spettacolari di tutto l’Appennino parmense. Dopo aver lasciato a destra il sentiero 732A, si attraversano in quota i verticali strati del Flysch che fanno da basamento alla vetta del Caio. Consiglio di gustare senza fretta questa sezione del percorso al fine di ammirare il grandioso panorama e le soprastanti friabili rocce. Giunti nel lato opposto, lasciamo a destra il sentiero per la cima del Caio e continuiamo per la carraia di crinale. In prossimità di una netta svolta a destra, l’abbandoniamo imboccando un più diretto sentierino che in ripidissima discesa (belle visuali sui sottostanti pendii del Flysch) riconduce nella carraia. La seguiamo dapprima in decisa salita e poi in leggera discesa (un’apertura nel bosco permette di ammirare le radure dove si trova l’Eremo di San Matteo). Poco dopo si giunge ad un bivio con cartelli: andiamo a sinistra imboccando una carraia che in costante discesa conduce in località S.Matteo, 1344 m. Collocato in un contesto ambientale di grande pregio, l’eremo fu certamente fondato prima del 1145, in quanto citato in un documento di quell’anno. Ebbe un’importanza strategica come punto di appoggio e di sosta per i pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. “L’agronomo Bocchialini vi stabilì un’azienda ovina sperimentale, erigendo una stalla sul sito dell’antica chiesa e ricostruendo l’attuale oratorio nei primi decenni del Novecento” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con il sentiero per la cima del M. Caio (n° 732A). Lo imbocchiamo montando su una costa marnosa con affioramenti rocciosi. Dopo un risalto che il percorso segnato affronta direttamente (qualche facile roccetta, attenzione in caso di terreno bagnato), si giunge ad un bivio all’interno del bosco. Lasciamo a sinistra (cartello) il sentiero 737A proveniente da Agna e proseguiamo diritto per ripida traccia in direzione della vicina sommità del Caio. Presto si esce dal bosco e con un ultimo strappo si mette piede sui bellissimi prati che caratterizzano il pianoro sommitale del Monte Caio, 1580 m, alla cui cima, spostata alla nostra destra rispetto il punto in cui siamo, giungiamo in breve. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta verso destra. Dopo un breve tratto in discesa, si lascia a sinistra il sentiero 732 e si continua diritto, entrando all’interno di un buio bosco di conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si attraversa il bosco in leggera discesa (con alcuni strappi un po più ripidi) e con una svolta verso destra si fa ritorno alla Costa del Dragolare, 1485 m. Seguiamo a ritroso il percorso effettuato all’andata, prestando attenzione al reperimento dei segnavia nel sentiero n° 736 che dalla dorsale del Corno di Caneto scende verso Capriglio.

 

 

 

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Anello di Lalatta

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Punto di partenza/arrivo: Lalatta 847 m

Dislivello: 350 m ca

Durata complessiva: 3,00/3,30 h

Tempi parziali: Lalatta-Croce di Lalatta (30/45 min.) ; Croce-Casagalvana (40/45 min) ; Casagalvana-M. Guardia (1/1,20 h) ; M.Guardia-Lalatta (30 min)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2015, foto: aprile 2014

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio-Lalatta del Cardinale

Immagine (FILEminimizer)Stralcio della mappa dal sito: http://www.wanderreitkarte.de/

 

Descrizione dell’itinerario

Interessante e vario anello su carraie e sentieri molto evidenti.

Si parcheggia l’auto nel piazzale sottostante gli edifici religiosi, nella parte bassa del paese di Lalatta. Dal parcheggio attraversiamo il borgo, confluendo in seguito nella provinciale proveniente da Capriglio. Nel lato opposto della strada imbocchiamo un’evidente e ampia carrareccia in salita (cartello con scritto “La Croce del Centenario 1894-1994”). Seguiamo la carraia che con netta svolta verso destra conduce ad un bivio sotto un dirupo: andiamo a destra (paletto in legno con segno di vernice blu), lasciando a sinistra un’altra carraia. L’ampia traccia compie in seguito una curva verso sinistra e prosegue fiancheggiata da bellissimi prati e panoramiche radure. In costante e moderata salita continuiamo per la carrareccia confluendo più in alto in una carraia trasversale (segni bianco-rossi) che seguiamo a sinistra. Un ultimo tratto all’interno del bosco ci separa dal crinale del monte a dall’ampio spiazzo dominato dalla Croce di Lalatta 1069 m. La grande croce di metallo alta 15 m, con basamento di 3 m, è stata realizzata nel 1994 in occasione del centenario della nomina del Beato Andrea Carlo Ferrari ad Arcivescovo di Milano. Dalla croce (cartelli) continuiamo verso nord/ovest per il sentiero 736 diretto alla soprastante dorsale di marne e arenarie che raggiungiamo dopo aver superato un ripidissimo canalino erboso-marnoso (tratto evitabile a destra seguendo la variante segnata 736B). Percorriamo la panoramica dorsale con viste mozzafiato verso la sottostante Val Cedra. Il sentiero di crinale, dopo una netta svolta a destra, confluisce in un’ampia carraia nei pressi di un tornante (poco prima si stacca a sinistra, in discesa, un evidente sentiero non segnato in direzione Caneto). Seguiamo la carrareccia a destra oltrepassando una recente frana e in costante discesa in direzione nord giungiamo ad un incrocio nei pressi di un’ampia depressione a pascolo (rimboschimento a conifere a sinistra). Proseguiamo diritto incontrando successivamente un altro (doppio) incrocio, non lontani dal borgo di Casagalvana situato alla nostra sinistra. Da qui è consigliabile una digressione verso quest’ultimo che con i suoi 1079 m risulta uno dei paesi più alti dell’intero Appennino parmense (interessante la fontana che troviamo a sinistra prima di entrare nel borgo). Ritornati all’incrocio, continuiamo lungo la carraia principale incontrando dopo cento metri circa un’ampia traccia che si stracca a sinistra. Quest’ultima conduce dei pressi del vecchio cimitero di Casagalvana (alcuni ruderi), dove sorgeva la chiesa di San Michele. La carrareccia, in costante discesa, riconduce nella strada provinciale proveniente da Capriglio che attraversiamo imboccando un’ampia traccia che avanza lungo il dorso di un poco accennato crinale. Seguiamo il sentiero lasciando alcune sue diramazioni a destra, restando costantemente nei pressi del crinale. La traccia piega successivamente a destra e poco dopo a sinistra, conducendo ad un bivio evidente: qui ignoriamo un’ampia traccia a destra (diretta a Lalatta) e andiamo a sinistra seguendo un marcato sentiero (bollo di vernice gialla). L’evidente traccia (che in seguito si allarga a carraia) compie una svolta verso destra e procede in piano e a saliscendi, mantenendosi nei pressi della dorsale. Dopo una netta svolta a destra, confluiamo in un’altra carrareccia nei pressi di una bella maestà. Seguiamo la carraia (rovinata dal passaggio di fuoristrada e moto) a sinistra, in moderata salita. La carrareccia segue il margine sinistro di bellissimi prati con laghetto sottostante e, procedendo in costante salita, conduce al margine estremo dei campi sotto un poggio boscoso. Possiamo raggiungere la sommità di quest’ultimo imboccando a destra, ad un bivio, un’ampia traccia con sbarra metallica. Oppure aggirare il dosso seguendo il sentiero di sinistra a mezza costa. Dalla sommità del poggio scendiamo lungo una labile traccia che svoltando a sinistra confluisce nel menzionato sentiero che procede a mezza costa. Continuiamo a destra per l’evidente e ampia traccia di crinale, passando a fianco di un traliccio elettrico e ignorando traccie che si staccano a sinistra e a destra. Dopo un’ultimo tratto in discesa caratterizzato da alcune stratificazioni arenacee, confluiamo in un’ampia carraia (che seguiremo a destra) non lontani dal Monte Guardia 979 m. Possiamo raggiungere la boscosa sommità di quest’ultimo seguendo verso sinistra la carraia in salita. Giunti nei pressi della dorsale, abbandoniamo la carraia e ci dirigiamo verso la cima, intercettando una ripida traccia. Ritornati al bivio di prima, si continua per l’evidente carraia in leggera discesa (in caso non si voglia raggiungere la sommità del Monte Guardia, una volta confluiti nell’ampia carraia, si piega subito a destra). Dopo un breve tratto in lieve salita, giungiamo ad un colletto e procediamo per l’evidente carrareccia, ignorando tracce secondarie. Un’ ultima discesa all’interno del bosco precede la frazione Galgheto, circondata da ampi prati. Per stradina asfaltata, prima in discesa e poi in salita (ad un bivio, nei pressi di una casa, si svolta destra), si fa ritorno a Lalatta e al piazzale dove abbiamo parcheggiato l’auto.