La Val Moneglia e i suoi borghi

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Calestano-Alpicella (30 min.) ; Alpicella-Marvana-crinale Baganza/Parma (1,30 h) ; crinale Baganza/Parma-Monte Castellaro-Fragnolo (1 h) ; Fragnolo-Fragno-Jano (1,15 h) ; Jano-Calestano (40 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2020

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org Nella sezione evidenziata colore arancio il tracciato è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Bellissimo percorso alla scoperta dei suggestivi borghi della Val Moneglia e delle poco conosciute “grotte di Calestano”.

N.B.: l’escursione è stata effettuata il giorno 23/02/2020, prima dell’emanazione delle misure restrittive inerenti al contenimento dell’epidemia da Covid-19

Abbandonata l’auto in un parcheggio in Via del Bocco, la si percorre per un breve tratto abbandonandola appena dopo la sede degli alpini. Qui si imbocca a sinistra (indicazioni) una carraia selciata che piega subito a destra spegnendosi in Via Tralacosta. Si segue quest’ultima a sinistra transitando a fianco delle ultime case del paese, svoltando poi a destra per carraia. Appena dopo, però, accorre prendere a sinistra un sentiero che inizialmente sale nei pressi di una bella casa isolata. Si continua lungo questo percorso che guadagna quota avendo come direttrice una costa boscosa. Ai diversi bivi che si incontrano si tiene sempre il tracciato più ampio, effettuando alcune ripide svolte (a terra si notano diversi affioramenti del flysch). Raggiunto il crinale della menzionata costa, lo si asseconda sottopassando innanzitutto l’inestetico elettrodotto della Val Baganza. Si prosegue per il bellissimo sentiero che in più punti si sdoppia (si tratta di tracce utilizzate dalle MTB), notando alla nostra destra un nucleo agricolo con fienili. Più avanti si incomincia a scorgere, sempre a destra, il borgo di Alpicella, prima meta del nostro itinerario. Nel momento in cui il percorso di crinale si inserisce in un’ampia traccia, si incontra un bivio dal quale (cartello) si prende a destra un sentiero. Sbucati in panoramici prati, si raggiunge subito dopo il nucleo di Alpicella630 m, che si attraversa per stradina asfaltata dirigendosi verso la caratteristica chiesa/oratorio di cui è rimasto in piedi solo la facciata e parte delle mura laterali. Da qui si può continuare per carraia che tuttavia si deve abbandonare presto, virando a sinistra in direzione del crinale abbandonato in precedenza. Avanzando liberamente per prati e seguendo successivamente un tratturo, si rimonta sul dorso della costa proprio in corrispondenza di un evidente bivio. Noi andiamo a sinistra (cartelli del “Tartufo Trail Running”), perdendo quota per ampia traccia nella sponda sinistra orografica della boscosa valletta formata dal Rio Moneglia. Raggiunto un bivio, si trascura a sinistra un percorso in discesa (e con esso le indicazioni del “Tartufo Trail Running”), proseguendo diritto per ampia mulattiera che avanza in lieve salita e a saliscendi. Al bivio che si incontra nei pressi di una radura, si attraversa quest’ultima anziché proseguire a sinistra per carraia alquanto infangata. Ricongiuntisi con il percorso di prima e attraversato un corso d’acqua (il Rio Moneglia o un suo ramo), si prosegue in salita parallelamente a quest’ultimo. Al primo bivio che si incontra, si trascura a sinistra una carraia che conduce al nucleo di Prato (da cui transiteremo al ritorno), proseguendo diritto per il percorso principale caratterizzato dalla presenza di una linea elettrica. Al secondo bivio (indicazioni del “Tartufo Trail Running”) andiamo invece a sinistra avanzando per ampia traccia che inizialmente costeggia alcune conifere di reimpianto. Raggiunto il fondo di una valletta, si trascura un percorso che sale a destra e si svolta a sinistra varcando un corso d’acqua. Si prosegue per comoda carraia giungendo più avanti nei pressi del suggestivo nucleo di Marvana. Dopo un’eventuale visita, si continua per stradello asfaltato che sale verso NE, transitando a fianco delle case del piccolo nucleo di Costola. Messo piede nella SP 61, la si segue a sinistra verso Fragnolo, ma poco dopo la si abbandona imboccando a destra (indicazioni) una carraia. Si sale per quest’ultima (percorso CAI n° 772 b) in ripida salita e al bivio che si incontra poco più in alto, in corrispondenza di un’area pressoché disboscata, si prende il tracciato di destra. Si sale per carraia in ripida e sostenuta salita, attraversando un’altra carrareccia. Si prosegue poi per ampio sentiero/mulattiera – il cui fondo è caratterizzato da affioramenti del flysch – penetrando progressivamente all’interno del rimboschimento a conifere che ammanta in questa sezione della dorsale spartiacque Baganza/Parma. Seguendo faticosamente l’ampia traccia, si approda infine nella sella che divide il Monte Pozzo a sud dal Monte Corno a nord. Ci si dirige verso quest’ultimo prendendo a sinistra un sentiero in salita che procede all’interno di una bella pineta, forse la meglio conservata di tutto l’Appennino parmense. Il tracciato avanza successivamente in piano aggirando in versante Baganza la boscosa sommità del Monte Corno, per poi virare a sinistra. Usciti dal rimboschimento a conifere, si inizia a perdere quota per ampia traccia che senza possibilità di errore conduce ad un bivio (poco prima di quest’ultimo, si ammirano sulla destra notevoli affioramenti del flysch del Monte Sporno). Si prosegue diritto lungo la carraia principale che asseconda costantemente il dorso di una costa, ammirando in alcuni tratti belle visuali panoramiche. Più avanti si entra in un rimboschimento a conifere oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro. Raggiunto un bivio in località Cusano, si piega nettamente a sinistra perdendo quota per carraia (percorso CAI n° 772a) affiancata da splendidi prati e radure che stimolano una sosta ristoratrice. Più in basso il percorso diviene asfaltato e scende piuttosto ripido sempre affiancato da radure. Dopo una svolta a sinistra, si passa a fianco delle case della parte alta del paese di Fragnolo, fino a raggiungerne il centro, 702 m, immettendosi nella provinciale proprio in corrispondenza del rinomato ristorante Mariella. Si segue la strada a destra solo per poco, imboccando a sinistra un’ampia traccia (percorso CAI n° 772) che perde quota per panoramici campi. Raggiunte le case del nucleo di Prato, si prosegue a destra avanzando per stradello asfaltato che attraversa una valletta. Dopo qualche minuto si giunge in corrispondenza della magnifica chiesa di Fragno660 m, dedicata a S. Pietro Apostolo e di edificazione romanica. Dalla cinta muraria che circonda l’edificio, si prende a sinistra una carraia che transita a fianco di un piccolo cimitero, conducendo ad alcune case in sasso ottimamente ristrutturate. Qui si piega a destra in discesa, inserendosi in un’ampia traccia che si segue a destra. Si tratta di un percorso non segnato e piuttosto invaso dalla vegetazione, ma comunque ben evidente. Poco più avanti si transita nei pressi del nucleo di Chiesavecchia e si continua per traccia erbosa. Si deve poi perdere quota per campi in direzione del fondo di un avvallamento (in questo tratto la carraia risulta impercorribile poiché totalmente inglobata dalla vegetazione). Da quest’ultimo si risale per traccia (in realtà ce ne sono due che procedono parallele) fino a sbucare nella SP 61 a poca distanza dal borgo di Ciano, 600 m. Si segue l’asfalto a destra solo per poco, imboccando a destra una carraia in salita non segnata dal CAI. Dopo il primo ripido strappo, il tracciato piega a sinistra e prosegue, sempre in salita, nella sponda sinistra orografica di una suggestiva valletta. Attraversato il fondo di quest’ultima, sulla destra si nota un foro: si tratta delle “Grotte di Calestano…cavità carsiche scoperte già nel XVIII sec., quando la duchessa di Parma Maria Amelia di Bordone aveva avocato a sé tutti i diritti sull’estrazione del “tufo”, i depositi travertinosi entro cui scoprivano fusti d’erbe e foglie pietrificate, giudicate “scherzi” della natura” (cfr. Canossini, pag. 36). Appena dopo l’entrata della grotta, si prende a destra un’ampia traccia che, salendo piuttosto ripidamente, conduce a poca distanza dal rio attraversato in precedenza. Qui il percorso piega a sinistra, immettendosi successivamente in una carraia con segnavia del CAI che si segue a sinistra. Più in basso, appena prima di uscire dal bosco, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra si trascura a destra un altro percorso. Avanzando successivamente a fianco di panoramici prati, si raggiunge lo splendido Oratorio della Beata Vergine della Cintura. Si tratta di un edificio di fondazione romanica e secondo alcuni studiosi sarebbe sorto su un precedente luogo di culto di epoca romana dedicato a Giano, da cui deriverebbe il nome della frazione che visiteremo fra poco. Dopo una consigliabile sosta, si continua per carraia svoltando a sinistra, transitando a fianco di alcune case. Si continua a perdere quota per stradello asfaltato, attraversando tutto il magnifico borgo di Jano563 m. Messo piede nella provinciale, la si si segue a destra solo per poco, imboccando a sinistra (indicazioni) una carraia. Si segue quest’ultima in direzione est, trascurando ad un bivio una traccia che scende a destra. Si continua per il percorso segnato all’interno del bosco, attraversando una valletta formata da un rio e trascurando tracce laterali. Più in basso si esce in una radura nel fondo della valle formata dal Rio Moneglia, dove ci si immette nel percorso n° 772. Lo si segue a destra procedendo, nella prima sezione, a destra e parallelamente al corso d’acqua. In seguito si contorna il margine sinistro di una radura con linea elettrica e ripiombati nel bosco si effettua un primo guado. Poco più avanti occorre riguadare il corso d’acqua per due volte consecutive, procedendo successivamente sulla sinistra del rio. Senza possibilità di errore, si esce dopo qualche minuto dalla fitta boscaglia in corrispondenza di un’ampia radura che si attraversa. Dopo aver costeggiato un condominio, si sbuca in Via Salvo d’Acquisto in corrispondenza di una netta svolta a sinistra della strada.

Anello di Fragnolo

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Punto di partenza/arrivo: Fragnolo 700 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello (45 min.) ; selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello- fondovalle Moneglia-Fragnolo (1,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Fragnolo

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e vario su carraie e sentieri evidenti che non pongono problemi di reperimento del giusto percorso. La segnaletica CAI è presente solo nel tratto Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno. Nella seconda parte dell’anello si incontrano invece solo alcuni sporadici e sbiaditi segnavia.

Dal paese di Fragnolo si imbocca, sulla sinistra del Ristorante Mariella, una stradina asfaltata che conduce ad alcune case. Si effettua successivamente una svolta a destra e si inizia a salire ripidamente in direzione del non lontano crinale del Monte Castellaro. Più avanti la stradina diviene sterrata e penetra in un rimboschimento a conifere, conducendo più in alto ad un bivio in località Cusano 857 m. Si piega a destra proseguendo lungo il percorso di crinale (segnavia CAI n° 773), oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro 936 m (alcune aperture nel bosco permetto di ammirare notevoli visuali). Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra la carraia diretta al valico conosciuto come Tino d’Oro e si continua diritto procedendo inizialmente in moderata pendenza, poi in lieve salita. Ci si avvicina progressivamente, sempre per ampia traccia, alla sommità del Monte Corno, ammantata da conifere di reimpianto, che si aggira a destra avanzando in direzione S/SE. Dopo una breve discesa si arriva ad un incrocio (paletto con cartelli), dove si prosegue diritto per ampia traccia con sbarra iniziale. Effettuata una svolta a sinistra si inizia l’aggiramento della sommità del Monte Pozzo, giungendo, dopo una curva a destra, ad un altro incrocio. Si continua diritto iniziando poi a scendere per sentiero che offre notevoli visuali panoramiche e che, allargandosi in ultimo a carraia, conduce ad un bivio dove si ignora a destra il percorso diretto alla boscosa sommità del Monte Pozzo. Si svolta invece a sinistra, in discesa, assecondando per un breve tratto la carrareccia, abbandonandola poco dopo per imboccare a destra un marcato sentiero (segnavia). Rientrati all’interno del bosco si ignorano alcune tracce laterali e si continua per l’evidente sentiero che comincia a perdere quota piuttosto ripidamente, conducendo più in basso in una bella radura. Dopo una curva a sinistra e un lembo di pineta che si attraversa, si esce in altre panoramiche radure che si contornano. Un’ultima ripida discesa ci separa dal Passo di Monte Fragno, 945 m, valico situato sulla dorsale Baganza/Parma da cui si ammirano notevoli visuali del Monte Caio e dell’Alta Val Parma. Dal passo si continua lungo una stradina asfaltata che asseconda il crinale divisorio e, nel momento in cui essa effettua una netta curva a sinistra, si prosegue diritto per bella sterrata inizialmente in discesa (interessanti affioramenti del flysch). Si riprende poi a salire passando a fianco di un curioso poggetto arenaceo, giungendo più avanti ad un bivio da cui si continua a sinistra. Dopo un tratto di bosco (si incontra a destra una carraia chiusa da un cancello) si esce all’aperto e si sale con maggiore pendenza aggirando una prima costa. Si continua per la carrareccia affrontando in seguito un altro ripido strappo, per poi aggirare una seconda panoramica costa. Poco dopo occorre abbandonare la carraia su cui stiamo camminando – che a sua volta conduce al vicino valico di Casa Canone – imboccando a destra una ripida e ampia traccia. Dopo il primo faticoso strappo si passa a fianco di una baracca, per poi riprendere a salire in modo sostenuto lungo una sorta di costa erbosa. Al suo culmine si penetra nel bosco raggiungendo la poco marcata sella che separa il Monte Prandone alla nostra sinistra dal Monte Vitello alla nostra destra. Il sentiero inizia appena dopo a scendere conducendo nei pressi di una recinzione che si contorna in lieve salita, svoltando poi a sinistra in discesa. Ignorando tracce laterali si continua per il percorso principale che in seguito procede in piano offrendo interessanti visuali del Monte Montagnana. Dopo aver attraversato una radura ed essere successivamente rientrati nel bosco, si approda in un’ampia e panoramica sella situata nel crinale che divide la Val Moneglia dall’ampio vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si svolta repentinamente a destra per carraia che poco dopo passa a fianco di una baracca, per poi effettuare una netta curva a sinistra e scendere lungo il margine sinistro di una bella radura. Rientrati nel bosco si continua lungamente per la carraia (qualche segnavia bianco-rosso molto sbiadito), ignorando tracce laterali. Dopo una netta svolta a destra si raggiunge un incrocio dove si prosegue diritto lungo il percorso principale che inizia a scendere con maggiore pendenza. Effettuando un’ampia curva a sinistra si raggiunge un crinaletto secondario che si asseconda fino ad un evidente bivio collocato a poca distanza dalla frazione di Alpicella, visibile in basso a sinistra. Si imbocca a destra una carraia diretta al fondo della Val Moneglia, ignorando poco più in basso un’ampia traccia che si stacca a sinistra (e con essa i segnavia del “Tartufo Trail Running”). Si prosegue in leggera salita aggirando poco più avanti una costa boscosa, per poi scendere nel fondovalle giungendo nei pressi di una radura. Si continua attraversando quest’ultima, procedendo poi in salita sulla sinistra (destra orografica) del corso d’acqua. Poco dopo, ad un bivio, si abbandona la traccia seguita fino a questo momento per imboccare a sinistra una carraia che avanza nella sponda destra orografica della valle (in alto a destra si nota un nucleo di vecchie case collocato su un poggio). Si attraversa un ruscello e si riprende a salire raggiungendo in breve un gruppo di case non lontani dal paese di Fragno. Oltre le prime abitazioni si stacca a destra (cartello) un’ampia traccia che si imbocca risalendo un aperto pendio prativo (notevoli visuali panoramiche sulla Val Moneglia dominata dal boscoso Monte Vitello). In breve si fa ritorno a Fragnolo, punto di partenza di questo interessante anello.

 

 

Canesano e la valle del Rio Spigone: anello da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano 402 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Calestano-Canesano (1,30 h) ; Canesano-Fonte di San Giovanni (50 min.) ; Fonte di San Giovanni-Albareto (30 min.) ; Albareto-Val Spigone-Calestano (1 h) 

Difficoltà: E (E+ il tratto Albareto-Val Spigone-Calestano)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso inusuale in luoghi scarsamente valorizzati a livello escursionistico. Buona parte dell’itinerario, svolgendosi per mulattiere e carraie evidenti, non pone problemi di individuazione del giusto percorso. La stessa cosa non la possiamo dire per la discesa all’interno della selvaggia Val Spigone, dove è necessario seguire (e non perdere!) una traccia molto invasa dalla vegetazione che, in qualche tratto, risulta decisamente poco visibile.

Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese di Calestano, nei pressi della sede degli Alpini. Sulla destra di quest’ultima (paletto con cartelli), si diparte un viottolo selciato che si segue fino ad immettersi in uno stradello asfaltato. Andando a sinistra, si transita a fianco di alcune case (le ultime del paese), per poi avanzare su carraia il cui tracciato svolta subito dopo a destra e poi a sinistra restringendosi a mulattiera. Si procede in moderata pendenza all’interno di un bell’ambiente boschivo, ignorando a sinistra e a destra tracce secondarie. Dopo aver effettuato un paio di svolte, il percorso comincia ad assecondare un crinaletto secondario che costituisce per un buon tratto la nostra direttrice. Si segue l’ampia mulattiera che si mantiene in prossimità del già menzionato crinale, tralasciando diverse tracce secondarie che si staccano ai lati. In seguito si passa sotto i fili dell’alta tensione (l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza) e si continua nella medesima direzione di prima. Senza possibilità di errore si giunge ad un bivio evidente da cui, ignorando una traccia che si stacca a destra, si continua diritto lungo il sentiero a destra della mulattiera, oppure per quest’ultima (i due percorsi si riuniscono poco più in alto). Si sbuca poco dopo al sommo di ampi campi coltivati che degradano alla nostra destra (sotto si noi si trova la frazione di Alpicella) e si procede diritto fino al successivo bivio. Trascurata a sinistra un’ampia traccia che scende verso il fondo della Val Moneglia, si continua diritto assecondando lungamente la mulattiera/carraia che vira progressivamente verso destra. Il tracciato guadagna costantemente quota presentando alcuni ripidi strappi, conducendo senza possibilità di errore ad un evidente incrocio. Imboccata la traccia di destra (segnavia bianco-rosso), si compie appena dopo una netta svolta a sinistra, penetrando in seguito in un buio bosco di conifere di reimpianto. Si continua per la bella e comoda carraia trascurando tracce che si staccano a sinistra e a destra. Usciti in seguito dal bosco, si sale contornando una magnifica radura lungo il suo margine destro. Si svolta successivamente a destra transitando nei pressi di un capanno con segnavia del CAI, approdando poco dopo in una panoramica sella, situata sul crinale Moneglia/Spigone, punto di incrocio di ben cinque traccie. Ignorata una carraia proveniente dal Monte Vitello e un’altra che si stacca a sinistra, si prosegue diritto in leggera salita per bella e ampia radura. Poco dopo si rientra nel bosco, procedendo ancora per un breve tratto in salita, per poi iniziare a scendere effettuando una netta svolta a sinistra. Al sottostante bivio si prosegue a sinistra per sentiero evidente che, dopo una curva a destra, termina in una stradina asfaltata nei pressi del cimitero di Canesano 792 m. Andando a destra si raggiunge in pochi minuti il centro della caratteristica frazione, da cui si volta a sinistra imboccando una carraia in discesa. Al primo bivio si prende il percorso di sinistra e si continua lungamente per esso avanzando a saliscendi, iniziando in questo modo ad attraversare l’ampia testata del vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si ignorano diverse tracce che si staccano a sinistra e si giunge, in 30 minuti di cammino da Canesano, nei pressi del suggestivo rudere della Brugnara 786 m. Si continua per il percorso principale incontrando poco più avanti un bivio da cui si prosegue diritto, trascurando a sinistra una traccia che sale in direzione del crinale Parma/Baganza. Poco dopo si attraversa un rio (sconvolto dall’alluvione del 2014) e si proseue per l’ampia traccia notando a destra un sentiero. Ora, stando alla mappa utilizzata dal sottoscritto, la traccia in questione dovrebbe condurre, allargandosi poi a carraia, nei pressi della località Il Ginepro. In realtà, dopo poche decine di metri, il sentiero sembra perdersi nella folta vegetazione. Perciò è necessario continuare per la carraia seguita fino a questo momento, la quale, in costante salita con alcuni tornanti, confluisce in un’ampia traccia proveniente dal crinale Parma/Baganza. Messo piede su di essa, la si segue a destra immettendosi dopo alcuni minuti in una sterrata nei pressi della Fonte di S.Giovanni, collocata più in alto a sinistra. Si continua a destra lungo la carraia di accesso alla fonte, prima in lieve salita, poi in piano/leggera discesa, penetrando successivamente in una valletta formata da un ruscello. Oltrepassato il corso d’acqua, si sbuca in un’ampia e magnifica radura che si attraversa al centro. Procedendo in leggera salita si raggiunge infine un crinaletto secondario dove il tracciato piega repentinamente a destra (dopo alcune decine di metri si nota a destra una carraia che dovrebbe costituire lo sbocco di quel percorso menzionato sopra). Si transita poco dopo nei pressi di alcune case abitate (località Il Ginepro) e si continua in salita entrando nel nucleo di Albareto, 834 m, che si attraversa in discesa. Giunti al sottostante incrocio (proseguendo diritto si arriverebbe in breve a Vigolone, magnifico borgo meritevole di una visita) si nota sulla destra una traccia, inizialmente ostruita dalla vegetazione, che scende all’interno di un filare di alberi. La imbocchiamo seguendola in leggera discesa: si tratta di un’antica mulattiera, ancora ben visibile nonostante i rovi stiano ormai prendendo il sopravvento. Si asseconda, senza possibilità di errore, la traccia in direzione della gola formata dal Rio Spigone, restando per lo più all’interno del bosco con a destra ampi campi e radure. Dopo un tratto aperto e panoramico, il sentiero piega repentinamente a sinistra passando sotto una linea elettrica, rientrando infine nel bosco. Si procede a mezza costa per traccia esile ma evidente nonostante la scarsissima frequentazione. Dopo un tratto in discesa occorre concentrarsi nell’individuazione di un bivio molto poco marcato: è necessario, infatti, abbandonare la traccia che stiamo seguendo proprio nel momento in cui effettua una netta svolta a destra allargandosi a carraia infrascata. Si deve invece proseguire diritto cercando di “intuire” un sentierino che, inizialmente in piano e poi in salita, sbuca in un’ampia traccia di esbosco. Una volta messo piede su di essa, è sufficiente seguirla a destra (nel tratto iniziale si deve camminare su sterpaglie e tronchi d’albero) in costante discesa, giungendo senza possibilità di errore ad un bivio dove si prende la traccia di destra. Poco più in basso ci si immette nella strada asfaltata Calestano/Vigolone, sbucando all’altezza di un suo tornante destrorso. Si segue la strada in discesa incontrando sulla destra lo sbocco di una carraia e, appena oltre, lo stradello di accesso a Casa Spigona (proprietà privata). Si continua a camminare sull’asfalto ancora per qualche decina di metri individuando sulla destra, con grande fatica, un’esilissima traccia che discende in obliquo il ripido pendio boscoso sottostante. Ci si immette appena dopo in un sentiero ampio ma non molto marcato che si segue a sinistra effettuando inizialmente un tornante verso destra. Più in basso si confluisce nella pista di una linea elettrica che si segue a sinistra in ripida e disagevole discesa. Si prosegue sempre diritto fino ad intersecare un’altra traccia nel punto in cui essa effettua un tornante destrorso e la si segue a destra in discesa avvicinandosi sempre più al greto del Rio Spigone. Giunti ad un altro bivio, si nota una ripida traccia che scende a destra verso il letto del rio. Noi invece proseguiamo a sinistra rientrando nel bosco, confluendo dopo qualche minuto in una carraia nella sponda sinistra orografica del Rio Spigone. La si segue a sinistra incontrando poco dopo un bivio dove una traccia, ora completamente franata, permetteva di raggiungere la sponda opposta. Si continua per la carraia che, procedendo in leggera discesa, conduce in un’ampia radura arbustiva dove il percorso diviene sempre meno evidente fino a scomparire. Guardando a destra si intercetta un’altra traccia che si segue fino ad individuare sulla destra una casa diroccata. In breve si giunge nei pressi della SP 15 che però non possiamo raggiungere subito, in quanto la traccia che stiamo seguendo, che a sua volta confluisce nella provinciale, è chiusa da una recinzione. Seguiamo perciò un sentiero che passando nel retro della menzionata casa permette di raggiungere la strada poco prima del ponte sul Rio Spigone. Da qui, in breve, si fa ritorno a Calestano.