Da Capriglio a S.Matteo

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Punto di partenza/arrivo: Capriglio 1002 m

Dislivello: 680 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Capriglio-Corno di Caneto (1,20/1,30 h) ; Corno di Caneto-Costa del Dragolare (40 min) ; Costa del Dragolare-S.Matteo (45 min) ; S.Matteo-Monte Caio (45 min) ; Monte Caio-Capriglio (1,30/1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio

Immagine (FILEminimizer)www.schiamontecaio.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Caio presenta due versanti assolutamente differenti a livello morfologico e paesaggistico. Quello settentrionale, più dolce, è caratterizzato da boschi e ampie radure (oltre che dalle piste da sci e gli impianti di risalita di Schia). Il versante meridionale, ben più selvaggio, è inciso da profonde valli delimitate da coste e spettacolari dirupi del Flysch. Recentemente è stato effettuato un eccellente lavoro di tracciatura e valorizzazione sentieristica: sono stati segnati nuovi percorsi e risegnati altri già esistenti. In questa sede propongo un’interessante e inusuale traversata che permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti di questa notevole montagna.

Dalla parte alta del paese di Capriglio si prende la strada per Casagalvana e dopo qualche decina di metri la si abbandona per imboccare a destra (cartelli) una carraia contrassegnata n° 736. Si oltrepassa una casa e si giunge ad una presa dell’acquedotto (segnavia). Poco dopo, ad un incrocio (edicola votiva), si continua diritto, sbucando poi da bosco in prossimità di ampi prati posti alla nostra sinistra. Si continua per la carraia (lasciandone un’altra a destra) che dopo una curva verso sinistra conduce al vertice delle radure. l’ampia traccia entra poi nel bosco e dopo aver attraversato un ruscello compie una svolta a destra. Dopo ulteriori svolte e un’ultima salita, si mette piede nella strada Capriglio-Casagalvana-Schia. Si va a sinistra per pochi metri e, in corrispondenza di un paletto in legno con segnavia bianco-rosso, si abbandona l’asfalto per continuare a destra lungo il percorso marcato n° 736. Si risale il pendio boscoso seguendo i segnavia che conducono su una costa (la traccia sul terreno è molto labile). Virando a sinistra si giunge nei pressi di una radura che si attraversa prendendo come punto di riferimento un segnavia bianco-rosso posto su un albero nella parte opposta. Il percorso continua verso destra all’interno del bosco: è necessario seguire attentamente i segnavia, in quanto le tracce sono quasi inesistenti. Si procede in leggera salita giungendo poco dopo nelle vicinanze della strada asfaltata che lasciamo a destra. I segnavia ci guidano invece a sinistra lungo un’ampia carraia che conduce ad uno stagno stagionale. Continuando sulla sinistra di quest’ultimo si arriva in prossimità di una magnifica radura (cancello in legno). L’attraversiamo dapprima diritto e, dopo un segnavia, in salita verso destra, prendendo come punto di riferimento un segno bianco-rosso posto sul tronco di un albero nella parte alta della radura. Dal segnavia si continua a destra giungendo poco dopo a un bivio con cartelli nel margine sinistro di un’altra ampia e bellissima radura. La si attraversa a sinistra e, seguendo una traccia più marcata, si giunge in località Fonte del Biscione, 1240 m. Si continua attraversando in obliquo ascendente splendidi prati con viste notevoli sulla sottostate vallata e le montagne del reggiano. Prestando attenzione ai pochi segnavia presenti (nella parte alta puntare ad un paletto in legno con segno bianco-rosso), si approda sulla dorsale del montagna dove si incontra un bivio con cartelli (panorama grandioso). Si lascia a sinistra il sentiero n° 736 (diretto alla Croce del Cardinale Lalatta) per continuare a destra lungo il segnavia n° 734 in direzione del Corno di Caneto. L’ampia traccia compie presto una svolta verso sinistra entrando in un bosco di conifere di reimpianto. Dopo una curva a destra, si esce all’aperto sulla panoramica dorsale che seguiamo per un tratto. La carraia si sposta poi a destra del crinale divisorio e procede in leggera salita. Il percorso, dopo alcune svolte e una breve discesa, conduce ad un bivio poco evidente nei pressi di un altro rimboschimento a conifere (nessun segnavia): delle due carraie prendere quella di sinistra all’interno del bosco di conifere. Se ci si sbaglia non è un problema, in quanto si arriva appena più in basso e a destra rispetto al bivio con cartelli cui si giungerebbe seguendo il percorso principale. Dal citato bivio si lascia a destra il sentiero n° 734A e si continua per la mulattiera-carraia (contrassegnata n°734) che di radura in radura, in moderata salita con alcuni ripidi strappi, conduce ad una panoramica selletta di crinale non lontani dalla sommità del Corno di Caneto. Per raggiungerla occorre svoltare a sinistra e seguire un’ampia traccia che in 5 minuti conduce alla panoramica cima. Tornati alla selletta, si continua per il panoramico crinale in direzione della sommità della Costa Grande (ad un bivio con cartelli, nei pressi di un’area pic nic, si lascia a destra il sentiero n° 737 proveniente da Schia). Si continua per la carraia di crinale avanzando dapprima in leggera discesa, per poi risalire verso Costa Grande, la cui cima è purtroppo molto deturpata. Oltrepassata la sommità, il sentiero n° 737, contrassegnato da segnavia piuttosto sbiaditi, si mantiene in prossimità del crinale. Dopo un balcone panoramico (vista mozzafiato sui dirupi del Flysch del Monte Caio), la traccia scavalca un poggio e procede appena a destra del crinale, conducendo infine in località Costa del Dragolare, 1485 m. Inizia ora uno dei tratti di sentiero più spettacolari di tutto l’Appennino parmense. Dopo aver lasciato a destra il sentiero n° 732A, si attraversano in quota i verticali strati del Flysch che fanno da basamento alla vetta del Caio. Consiglio di gustare senza fretta questa sezione del percorso al fine di ammirare il grandioso panorama e le soprastanti friabili rocce. Giunti nel lato opposto, lasciamo a destra il sentiero per la cima del Caio e continuiamo per la carraia di crinale. In prossimità di una netta svolta a destra, l’abbandoniamo imboccando un più diretto sentierino che in ripidissima discesa (belle visuali sui sottostanti dirupi del Flysch) riconduce, dopo un tratto in piano/falsopiano, nella carraia di prima. La seguiamo inizialmente in decisa salita, poi in leggera discesa (un’apertura nel bosco permette di ammirare le radure dove si trova l’Eremo di San Matteo). Raggiunto un bivio con cartelli, si abbandona il percorso di crinale e si scende a sinistra per carraia che in costante discesa conduce in località S.Matteo, 1344 m. Collocato in un contesto ambientale di grande pregio, l’eremo fu certamente fondato prima del 1145, in quanto citato in un documento di quell’anno. Ebbe un’importanza strategica come punto di appoggio e di sosta per i pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. “L’agronomo Fabio Bocchialini vi stabilì un’azienda ovina sperimentale, erigendo una stalla sul sito dell’antica chiesa e ricostruendo l’attuale oratorio nei primi decenni del Novecento” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con il sentiero per la cima del M. Caio (n° 732A). Lo imbocchiamo montando su una costa marnosa con affioramenti rocciosi. Dopo un risalto che il percorso segnato affronta direttamente (qualche facile roccetta, attenzione in caso di terreno bagnato) e una salita lungo il filo della dorsale, si giunge ad un bivio all’interno del bosco. Lasciamo a sinistra (cartello) il sentiero n° 737A, proveniente da Agna, e proseguiamo diritto per ripida traccia in direzione della vicina sommità del Caio. Presto si esce dal bosco e con un ultimo strappo si mette piede sui bellissimi prati che caratterizzano il pianoro sommitale del Monte Caio, 1580 m, alla cui cima, spostata alla nostra destra rispetto il punto in cui siamo, giungiamo in breve. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta verso destra. Dopo un breve tratto in discesa, si lascia a sinistra il sentiero n° 732 e si continua diritto, entrando all’interno di un buio bosco di conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si attraversa il bosco in leggera discesa (con alcuni strappi un po’ più ripidi) e con una svolta verso destra si fa ritorno alla Costa del Dragolare, 1485 m. Seguiamo a ritroso il percorso effettuato all’andata, prestando attenzione al reperimento dei segnavia nel sentiero n° 736 che dalla dorsale del Corno di Caneto scende verso Capriglio.

 

 

 

I Groppi Rossi e il Monte Borgognone

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Punto di partenza/arrivo: Berceto/ponte sul Baganza 878 m

Dislivello: 540 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5,15 h

Tempi parziali: ponte sul Baganza-Casa Montana di sotto (30/40 min) ; Casa Montana di sotto-Groppi Rossi (45 min) ; Groppi Rossi-sentiero 741 (30/40 min) ; sentiero 741-Groppo Albero-bivio sentiero 731 (30/35 min) ; bivio sentiero 731-Monte Borgognone e anticima est (40/45 min) ; Monte Borgognone-sentiero 731-Pian della Capanna (45 min/1 h) ; Pian della Capanna-Lago Bozzo-ponte sul Baganza (40 min)

Difficoltà: E+ 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2015

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dalla parte superiore del paese, chiamata Poggio di Berceto, si prende a sinistra la provinciale per Calestano abbandonandola subito per stradina a destra (indicazione per la pineta). Dopo aver attraversato in salita un nucleo di case, si incomincia a scedere per sterrata. Poi, dopo il bivio per Fioritola, si riprende a salire per stradina in parte asfaltata, continuando successivamente per ampia carrareccia in piano. Dopo una discesa si giunge al ponte sul Torrente Baganza, ma occorre parcheggiare l’auto in un qualche spiazzo prima del ponte.

Immagine (FILEminimizer)Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Casa Montana-sentiero n°741 è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di grandissimo interesse, un’autentico compendio delle peculiarità geologiche e ambientali dell’Alta Val Baganza. L’itinerario presenta, in diversi tratti, problemi di individuazione. In particolare risulta problematico il reperimento del giusto percorso nella sezione Casa Montana di sotto-cresta dei Groppi Rossi-sentiero 741Il rientro avviene per il sentiero n°731, anch’esso non particolarmente evidente e scarsamente segnato. Nel complesso si tratta di un itinerario avvincente e vario in luoghi isolati e solitari.

Dal ponte sul Torrente Baganza, 878 m,  continuiamo per l’ampia carrareccia lasciando, ad un primo tornate, uno stradello a sinistra. La carraia, avanzando in moderata salita, compie poco dopo un secondo tornante a sinistra seguito da un terzo verso destra. Si continua per la sterrata giungendo in breve ad un bivio nei pressi di un altro tornante a sinistra. Qui lasciamo a destra una carraia e proseguiamo per il percorso principale, ora cementato, che avanza in ripida salita compiendo un tornante destrorso. Dopo un tratto in costante e lineare salita si giunge ad un altro bivio dove, trascurata una diramazione a sinistra, si prosegue diritto. La carraia procede inizialmente in discesa con alcuni brevi saliscendi, poi in leggera salita, conducendo ad un ulteriore bivio dove si lascia a destra la carrareccia diretta al Lago Bozzo (segnavia bianco-rosso a destra). Si continua invece a sinistra lungo un’ampia traccia non segnata che subito si biforca (possiamo seguire entrambe le tracce poiché poco più in alto si riuniscono). Giungiamo dopo alcuni minuti alle splendide radure nei pressi di Casa Montana di sotto, 1088 m. Dalla baracca in lamiera (dietro la quale si trovano dei ruderi) con fonte-abbeveratoio, seguiamo a sinistra un’evidente e ampia traccia che poco dopo si inoltra nel bosco. Giunti sotto la perpendicolare di una selletta, abbandoniamo la carraia (che continua in direzione del Monte Tesa) e risaliamo il pendio boscoso per labili tracce. Dalla selletta (rocce nere sulla sinistra) la continuazione del percorso non è immediata. Ci spostiamo a destra contornando il margine destro di ampie radure. Dopo qualche decina di metri è necessario entrare verso destra all’interno del bosco, mettendo piede su un incavo di mulattiera poco marcata. In seguito la traccia diviene più evidente e procede a mezza costa. “Ci troviamo nel bacino di un affluente del Baganza dal nome rievocativo di Tabertasco, antica abbazia medievale oggi scomparsa, situata in qualche sito di queste vallate attorno ai Groppi Rossi (Daniele Canossini “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Attraversato un primo rio si raggiunge il dorso di una costa boscosa dove lasciamo un’ampia traccia a destra. Fa seguito un secondo e un terzo rio: dopo quest’ultimo, una volta giunti sull’ennesima costa boscosa, abbandoniamo la mulattiera (che continua in leggera discesa per poi perdersi definitivamente) per seguire il dorso della menzionata costa (cartello indicante i confini del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano). A fatica intercettiamo una labilissima traccia “contrassegnata” dai cartelli del parco e da quelli venatori. Dopo un tratto in piano, la costa diviene più ripida e anche poco accennata. In realtà l’orientamento non è complesso: è necessario raggiungere il soprastante crinaletto boscoso. Possiamo avanzare per il pendio assecondando i cartelli venatori, oppure seguire una quasi impercettibile traccia che in obliquo verso destra conduce al menzionato crinaletto. Messo piede su di esso, lo seguiamo a sinistra (cartelli venatori) intercettando labili tracce. Dopo un tratto in salita oltrepassiamo un poggio e contorniamo, sempre in salita, il margine sinistro di una radura con erba alta (qui si incontrano alcune tracce lasciate da animali selvatici). Una breve discesa precede una selletta poco marcata all’interno del bosco in prossimità dell’ofiolitica cresta dei Groppi Rossi. Dalla selletta si risale la soprastante dorsale boscosa uscendo in breve dalla vegetazione. Ci troviamo in una delle più suggestive aree di tutto l’Appennino parmense: si tratta dei Groppi Rossi, isolata conformazione ofiolitica che si presenta come una dilungata cresta precipitante verso ovest con ripide e friabili pareti. La percorriamo nel primo tratto in salita aggirando a sinistra diversi risalti e spuntoni, assecondando labili tracce. Raggiunta la sommità principale dei Groppi Rossi, 1280 m, si continua per la cresta pressoché orizzontale iniziando poi a perdere quota per evidente traccia in direzione della sottostante dorsale ofiolitica. Messo piede su quest’ultima, la seguiamo comodamente fino a raggiungere una marcata selletta a quota 1255 m, crocevia di sentieri. Da qui, trascurata a sinistra una traccia proveniente dal Passo del Silara e a destra un’altra che scende verso Pian della Capanna, si continua in direzione sud/est restando appena a sinistra della dorsale terroso/erbosa. Seguiamo un sentiero, all’inizio piuttosto labile poi più marcato, che si sviluppa lungo radure e macchie di faggio. Si attraversa una prima radura con arbusti dove il percorso sembra perdersi: è necessario avanzare più o meno diritto intercettando una poco evidente traccia nell’erba. Dopo una seconda e più ampia radura che si attraversa interamente da un capo all’altro, il sentiero taglia a mezza costa pendii prativi con notevoli visuali sulla sottostante vallata. In breve si giunge ad un’altra selletta a quota 1305 m dove, trascurata a sinistra un’ampia e inerbita traccia, proseguiamo diritto per sentierino evidente. Quest’ultimo sale nei primi metri in obliquo a destra, conducendo poi in un’ampia radura che attraversiamo sempre in obliquo ascendente per traccia quasi invisibile. Evitando di non salire troppo per il pendio erboso, attraversiamo successivamente un tratto di bosco dove la traccia risulta più marcata. Approdati in un altro pendio e erboso, occorre piegare nettamente a sinistra e risalire quast’ultimo puntando alla soprastante dorsale percorsa dal sentiero 741 proveniente dal Passo del Silara. Messo piede su di esso, lo seguiamo a destra: la traccia, ben contrassegnata, si mantiene nei pressi della dorsale spartiacque Parma/Baganza. Si alternano tratti nel bosco ad aperture panoramiche che offrono notevoli visuali sulla Val Parma. Scavalcata la quasi impercettibile sommità del Groppo Albero, 1386 m, il sentiero inizia a perdere lievemente quota al sommo di bucoliche radure che regalano suggestive visuali sul crinale Baganza/Magra. Confluiti in una carraia (fontana a sinistra), la seguiamo a destra in discesa, approdando in breve al bivio con il sentiero 731 (che percorreremo al ritorno) in località S.Giovanni. Continuando a perdere quota per la carraia raggiungiamo un incrocio dove proseguiamo diritto. Si avanza per marcato sentiero che taglia, in versante Parma, pendii prativi che ragalano belle visuali sul Monte Caio. Una volta rientrati nel bosco, l’evidente traccia continua in direzione del vicino crinale. Dopo alcune svolte si arriva ad un bivio con cartelli: lasciamo a sinistra il sentiero (00), proveniente dal Passo del Cirone, e proseguiamo a destra, in salita, raggiungendo in breve una panoramica sella sul crinale Baganza/Magra. Il Monte Borgognone (stranamente “ignorato” dal sentiero 00) presenta due sommità completamente differenti l’una dall’altra: la cima principale, 1400 m, totalmente erbosa, e un’interessantissima anticima, 1375 m, che si caratterizza come una dilungata cresta che precipita, nel versante Parma, con ripidi dirupi. Dalla sella di crinale raggiungiamo inizialmente la sommità principale del Borgognone. A tal fine, ci si sposta a destra e si risale la dorsale erbosa, sfruttando inizialmente alcune tracce che poi si perdono. Dopo un’ultima faticosa salita, si guadagna la bella e panoramica cima, caratterizzata dalla presenza di una recinzione a filo spinato e da un cippo confinario del 1828. Si ritorna alla sella di crinale e si continua in direzione dell’anticima (poco dopo la sella, sulla sinistra, è presente un altro cippo confinario). La dorsale, dopo un tratto boscoso, diviene ben più stretta ed esposta. Superata una piccola balza (attenzione), guadagnamo la bellissima, sottile e ariosa cresta sommitale, godendo di un panorama straordinario. Possiamo notare che la dorsale, nel versante Magra, è caratterizzata da ripidi prati; al contrario, nel versante Parma, precipita con friabili e caratteristici dirupi. Rientriamo alla sella di crinale da cui, seguendo a ritroso il percorso fatto all’andata, ritorniamo al bivio con il percorso 731. Lo seguiamo a sinistra (cancello per il bestiame da scavalcare) mettendo piede su un’ampia carraia che prosegue in leggera discesa per poi risalire. Al bivio che si incontra successivamente si abbandona a destra la carraia e si prende a sinistra un’ampia traccia in discesa. Dopo l’attraversamento di una radura, il tracciato (che si restringe a mulattiera) svolta a sinistra contornando il margine destro di un’altra ampia radura. In prossimità di alcuni segni bianco-rossi sbiaditi, si svolta a destra procedendo per alcuni metri nel limite superiore di un magnifico pendio prativo. Poco dopo si piega a destra continuando su sentiero evidente, per poi svoltare a sinistra su traccia non molto marcata, assecondando i segni di vernice fluorescente per le MTB. Dopo aver varcato un ruscello ed aver svoltato nettamente a sinistra, si perde quota lungo il pendio boscoso a destra del corso d’acqua. Poco più in basso si piega a destra e si attraversa in discesa una radura con macchie di vegetazione. La traccia svolta poco dopo a sinistra per poi effettuare un’ampia curva verso destra. Si oltrepassa un cancello per il bestiame e si rientra poco più in basso all’interno del bosco. Si ignora una traccia che si stacca a destra (e con essa i segnavia fluorescenti che ci hanno accompagnato fino a questo momento) continuando per l’evidente sentiero che attraversa un solco franato. Poco dopo si guada un ruscello (sconvolto dall’alluvione del 2014) e si procede in leggera salita uscendo dal bosco in prossimità di ampie e bellissime radure. Le attraversiamo giungendo in breve ai ruderi di Pian della Capanna 1120 m: il luogo è bellissimo, ideale per una sosta ristoratrice. Dai ruderi scendiamo a sinistra intercettando i solchi di un’ampia traccia erbosa. Dopo una svolta verso destra, il sentiero, ampio ed evidente, attraversa altre magnifiche radure. Avanzando poi per carraia all’interno del bosco, si scende al vicino Lago Bozzo, 1058 m, originato con grande probabilità da una frana. Si contorna la sponda sinistra del lago e, dopo una capanna-rifugio (proprietà privata), seguendo una comoda carraia si raggiunge in circa 10 minuti di cammino il bivio per Casa Montana di sotto. Da qui, ripercorrendo a ritroso il percorso fatto all’andata, si ritorna al ponte sul Torrente Baganza.

 

 

 

 

 

 

Anello di Lalatta

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Punto di partenza/arrivo: Lalatta 847 m

Dislivello: 350 m ca

Durata complessiva: 3,00/3,30 h

Tempi parziali: Lalatta-Croce di Lalatta (30/45 min.) ; Croce-Casagalvana (40/45 min) ; Casagalvana-M. Guardia (1/1,20 h) ; M. Guardia-Lalatta (30 min)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2015 (foto: aprile 2014)

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio-Lalatta del Cardinale

Immagine (FILEminimizer)www.wanderreitkarte.de

 

Descrizione dell’itinerario

Interessante e vario anello su carraie e sentieri molto evidenti.

Si parcheggia l’auto nel piazzale sottostante gli edifici religiosi, nella parte bassa del paese di Lalatta. Dal parcheggio attraversiamo il borgo, confluendo in seguito nella provinciale proveniente da Capriglio. Nel lato opposto della strada imbocchiamo un’evidente e ampia carrareccia in salita (cartello con scritto “La Croce del Centenario 1894-1994”). Seguiamo la carraia che con netta svolta a destra conduce ad un bivio sotto un dirupo: andiamo a destra (paletto in legno con segno di vernice blu), lasciando a sinistra un’altra carraia. L’ampia traccia compie in seguito una curva verso sinistra e prosegue fiancheggiata da bellissimi prati e panoramiche radure. In costante e moderata salita continuiamo per la carrareccia confluendo più in alto in una carraia trasversale (segni bianco-rossi) che seguiamo a sinistra. Un ultimo tratto all’interno del bosco ci separa dal crinale del monte a dall’ampio spiazzo dominato dalla Croce di Lalatta 1069 m. La grande croce di metallo alta 15 m, con basamento di 3 m, è stata realizzata nel 1994 in occasione del centenario della nomina del Beato Andrea Carlo Ferrari ad Arcivescovo di Milano. Dalla croce (cartelli) continuiamo verso nord/ovest per il sentiero 736 diretto alla soprastante dorsale di marne e arenarie che raggiungiamo dopo aver superato un ripidissimo canalino erboso-marnoso (tratto evitabile a destra seguendo la variante segnata 736B). Percorriamo la panoramica dorsale con viste mozzafiato verso la sottostante Val Cedra. Il sentiero di crinale, dopo una netta svolta a destra, confluisce in un’ampia carraia nei pressi di un tornante (poco prima si stacca a sinistra un evidente sentiero non segnato che scende verso Caneto). Seguiamo la carrareccia a destra oltrepassando una recente frana e, in costante discesa in direzione nord, giungiamo ad un incrocio nei pressi di un’ampia depressione a pascolo (rimboschimento a conifere a sinistra). Proseguiamo diritto incontrando successivamente un altro (doppio) incrocio, non lontani dal borgo di Casagalvana, situato alla nostra sinistra. Da qui è consigliabile una digressione verso quest’ultima località che, con i suoi 1079 m, risulta uno dei paesi più alti dell’intero Appennino parmense (interessante la fontana che troviamo a sinistra prima di entrare nel borgo). Ritornati all’incrocio, continuiamo lungo la carraia principale incontrando dopo cento metri circa un’ampia traccia che si stracca a sinistra. Quest’ultima conduce dei pressi del vecchio cimitero di Casagalvana (alcuni ruderi), dove sorgeva la chiesa di San Michele. La carrareccia, in costante discesa, riconduce nella strada provinciale proveniente da Capriglio che attraversiamo imboccando un ampio sentiero che avanza lungo il dorso di un poco accennato crinale. Seguiamo la traccia lasciando alcune sue diramazioni a destra, restando costantemente nei pressi del crinale. Il sentiero piega successivamente a destra e poco dopo a sinistra, conducendo ad un bivio evidente. Qui ignoriamo un’ampia traccia a destra (diretta a Lalatta) e andiamo a sinistra seguendo un marcato sentiero (bollo di vernice gialla). L’evidente traccia (che in seguito si allarga a carraia) compie una svolta verso destra e procede in piano e a saliscendi, mantenendosi nei pressi della dorsale. Dopo una netta svolta a destra confluiamo, nei pressi di una bella maestà, in un’altra carrareccia che seguiamo a sinistra. Il tracciato costeggia il margine sinistro di bellissimi prati con laghetto sottostante e, procedendo in costante salita, conduce al margine estremo dei campi sotto un poggio boscoso. Possiamo raggiungere la sommità di quest’ultimo imboccando a destra, ad un bivio, un’ampia traccia con sbarra metallica, oppure aggirare il dosso seguendo il sentiero di sinistra che avanza a mezza costa. Nel caso vogliamo guadagnare la cima del poggio, poi dobbiamo scendere lungo una labile traccia che svoltando a sinistra confluisce nel menzionato sentiero. Continuiamo a destra per l’evidente e ampia traccia di crinale, passando a fianco di un traliccio elettrico e ignorando percorsi che si staccano a sinistra e a destra. Dopo un ultimo tratto in discesa caratterizzato da alcune stratificazioni arenacee, confluiamo in un’ampia carraia (che seguiremo a destra) non lontani dal Monte Guardia 979 m. Possiamo raggiungere la boscosa sommità di quest’ultimo seguendo verso sinistra la carraia in salita. Giunti nei pressi della dorsale, abbandoniamo la carraia e ci dirigiamo per ripida traccia verso la cima. Ritornati al bivio di prima, si continua per l’evidente carraia in leggera discesa (in caso non si voglia raggiungere la sommità del Monte Guardia, una volta confluiti nell’ampia carraia, si piega subito a destra). Dopo un breve tratto in lieve salita, giungiamo ad un colletto e procediamo per l’evidente carrareccia ignorando tracce secondarie. Un’ultima discesa all’interno del bosco precede la frazione Galgheto, circondata da ampi prati. Per stradina asfaltata, prima in discesa poi in salita (ad un bivio, nei pressi di una casa, si volta destra), si fa ritorno a Lalatta e al piazzale dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

 

Anello del Monte Fuso (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Campora 643 m

Dislivello: 470 m ca.

Durata complessiva: 3/3,45 h

Tempi parziali: Campora-Case Ruffaldi-La Pietra (20 min.) ; La Pietra-sentiero 763-Cippo del Monte Fuso (1,30/1,45 h) ; Cippo del Monte Fuso-sella quota 1080 m-sentiero 761/759-Campora (1,15/1,30 h)

Difficoltà: EAI (escursionistico in ambiente innevato)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale (ciaspole)

Ultima verifica: febbraio 2015

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso-Campora

Immagine (FILEminimizer) www.montefuso.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Fuso rappresenta uno dei “1000 metri” più vicini a Parma. Nonostante questo, a livello escursionistico, non mi sembra valorizzato a dovere. Propongo un’escursione ad anello, in veste invernale, con punto di partenza e arrivo localizzato a Campora. Ovviamente, a causa della bassa quota, la neve è presente solo dopo abbondanti nevicate. Inoltre, in considerazione della scarsa fruizione escursionistica, è quasi impossibile trovare tracce o piste nel manto nevoso. Per questo motivo è necessario affrontare l’escursione muniti di ciaspole. l’itinerario non pone problemi di individuazione del giusto percorso, in quanto si svolge su ampie mulattiere (il cui tracciato è molto evidente anche in caso di neve abbondante) e i segnavia del CAI sono collocati in modo ottimale.

Dal paese di Campora (parcheggiare l’auto nel grande spiazzo di fronte alla chiesa) si percorre per un breve tratto la strada verso Sasso fino al bivio per Case Ruffaldi (cartelli). Si sale per stradina asfaltata giungendo in breve alla bella frazione. Dalla piazzetta si prosegue a sinistra in direzione La Pietra (piccolo nucleo posto su un poggio di arenaria) che si raggiunge dopo aver percorso un breve tratto di ripida strada. Oltrepassata una casa rurale, si procede per carraia che poco dopo conduce ad un bivio con cartelli. Lasciamo a sinistra un’ampia traccia e proseguiamo a destra in salita. La mulattiera risale dapprima un costone di marne per poi entrare nel bosco. Dopo un cippo a ricordo dei Partigiani si giunge in un’area disboscata con carrareccia che sale a destra. Proseguiamo per la traccia principale, delimitata da suggestivi muretti a secco, che procedendo in piano/lieve salita aggira la dorsale del monte. Approdati nel versante opposto, si incontra un incrocio con cartelli dove si prosegue a destra assecondando il percorso n° 763. Nella stagione invernale è poco probabile trovare tracce o piste nella neve, tuttavia l’orientamento è piuttosto immediato: è sufficiente seguire gli ottimamente posizionati segnavia del CAI. Dopo il tratto iniziale nel bosco, si contorna in salita il margine di un’ampia radura (belle vedute sulle montagne del reggiano), rientrando successivamente nella vegetazione. Presto si mette piede sull’ampia dorsale che costituisce la nostra direttrice fino alla sommità del Monte Fuso e anche oltre. Procediamo lungamente per il boscoso crinale in moderata pendenza assecondando i puntuali segnavia del sentiero n° 763. In prossimità di un rimboschimento a conifere, troviamo un bivio evidente (cartelli) dal quale si prosegue diritto, ignorando a sinistra un’ampia traccia in leggera discesa. Si continua lungo il percorso di crinale che, spostandosi sulla sinistra del filo della dorsale ed allargandosi in un tratto a carraia, conduce nei pressi di un balcone panoramico che costituisce il punto di lancio per i parapendii. L’ampia traccia, dopo un’ulteriore salita in leggera/moderata salita, conduce infine al Cippo del Monte Fuso 1115 m, che rappresenta la sommità principale della montagna , ma non la quota più elevata. Infatti quest’ultima (1134 m), di per sé quasi impercettibile, è collocata lungo la dorsale SW in direzione della Torre di Rusino, poco dopo i Prati Dolci. Dalla sommità si inizia la discesa lungo il percorso n° 763, affiancato in alcuni punti da una staccionata, perdendo quota piuttosto ripidamente all’interno del bosco. Giunti nei pressi di alcune radure, si trascura a destra un’ampia mulattiera non segnata e si prosegue diritto. Avanzando in lieve salita si mette piede in un’ampia sella a quota 1080 m (indicazioni), dove si tralascia a sinistra una carraia proveniente da Rusino. Proseguendo a destra ci si sposta nel versante settentrionale della montagna e, dopo un tratto in discesa seguito da una breve risalita, si incontra un bivio. Qui abbandoniamo il percorso n° 763, che sale in direzione del crinale, prendendo a destra (freccia segnaletica) una traccia che scende verso Campora e Vezzano. La mulattiera, contrassegnata n° 761, compie numerose svolte e, nonostante la quasi totale assenza di segnavia, risulta molto evidente anche in caso di neve abbondante. Più in basso si attraversa un’area disboscata oltre la quale la traccia diviene più ripida e conduce, dopo ulteriori svolte, ad un bivio (indicazioni). Trascurato a destra il percorso n° 760 si prosegue a sinistra, raggiungendo dopo alcuni minuti un altro bivio con cartelli. Ignorato a sinistra il sentiero per Moragnano, si va a destra, o meglio si prosegue diritto in direzione di Campora (percorso n° 759). L’ampia traccia compie un netto tornante destrorso cui fa seguito una svolta a sinistra. Giungiamo in breve ad un ulteriore bivio, dove, trascurata a destra una traccia evidente ma non segnata, continuiamo diritto approdando in breve su una carraia che seguiamo a destra. Dopo un tratto in leggera salita temporaneamente fuori dal bosco, giungiamo ad una sella caratterizzata da marne. Rientriamo successivamente nella vegetazione procedendo per l’ampia traccia a mezza costa: alcune aperture permettono di ammirare il sottostante Borgo della Malora (proprietà privata). La carraia, dopo aver attraversato un ruscello, compie una netta svolta a sinistra e scende transitando a fianco del menzionato borgo. Si continua perdere quota per stradina asfaltata passando a fianco di alcune villette, mettendo successivamente piede nella strada principale con la quale si attraversa, andando a destra, il paese di Campora. In breve giungiamo alla chiesa e allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

Dente delle Ali: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Passo dello Zovallo 1409 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4,30/5 h

Tempi parziali: Passo Zovallo-Lago Nero (45 min./1,00 h) ; Lago Nero-Bivacco Sacchi (40-45 min.) ; Bivacco Sacchi-Dente delle Ali-Bivacco Sacchi (30 min. ca.) ; Bivacco Sacchi-Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali (45 min. ca.) ; Groppo delle Ali-Monte Nero (1,00 h) ; Monte Nero-Passo dello Zovallo (45 min. ca.)

Difficoltà: Dente delle Ali (PD, III°max, esposto) ; Ferrata Mazzocchi: (EEA media difficoltà) ; Monte Nero: (E/E+ escursionistico)   

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (Dente delle Ali) ; ordinaria da ferrata (Mazzocchi)

Ultima verifica: agosto 2014 (foto: agosto 2011)

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo Zovallo ; Piacenza-Podenzano-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva-Passo dello Zovallo

Descrizione dell’itinerario

La combinazione Dente delle Ali-Ferrata Mazzocchi-Monte Nero (con punto di partenza e arrivo localizzato al Passo dello Zovallo) rappresenta uno degli itinerari più avvincenti e completi di tutto l’Appennino emiliano.

Qui trovate la relazione dell’anello Ferrata Mazzocchi-Monte Nero

DENTE DELLE ALI:

map (1)www.openstreetmap.org

 

La Via Normale al Dente delle Ali consta di due brevi lunghezze di corda e le difficoltà non superano il III°.

Dal bivacco puntiamo alla base del dente giungendo all’inizio dell’evidente fessura-camino posta sulla destra rispetto il corpo principale della guglia. Iniziamo l’arrampicata superando dapprima un liscio diedrino di pochi metri (III°), entrando successivamente nella fessura-camino. La scaliamo in opposizione (III°) e ne usciamo a destra. Continuiamo per rocce giungendo all’esposta forcella che separa il dente a sinistra da altri gendarmi rocciosi a destra (chiodo con anello di calata). Dalla forcella ci si dirige verso la verticale parete del dente e si attraversa espostamente a destra oltrepassando uno spigolo. Dopo un paio metri, si scala la bella e lavorata parete in forte esposizione (III°- ; spit ; molto bello). Giunti ad un esposto terrazzino con spit e catena, possiamo raggiungere la sommità per facili placchette sulla destra. E’ anche possibile continuare lungo la sovrastante crestina, spostandosi, nella parte finale di essa, leggermente a sinistra rispetto il suo filo (II°/II°+ ; roccia non buona ; nessun chiodo). Dall’esile sommità scendiamo lungo facili placchette con andamento verso destra (faccia a valle), facendo ritorno all’esposto terrazzino con spit e anello di calata. Con una singola doppia di 25 metri ca. ritorniamo alla base.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Monte Fuso: anello da Campora

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Punto di partenza/arrivo: Campora 643 m

Dislivello: 470 m

Durata complessiva: 3/3,30 h

Difficoltà: E (escursionistico)

Tempi parziali: Campora-Case Ruffaldi-La Pietra (20 min) ; La Pietra-L’Anna-Cippo Monte Fuso (1,30 h) ; Cippo Monte Fuso-Campora (1,15 h)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2015

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso-Campora

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

L'itinerario è segnato in giallo
L’itinerario è evidenziato in giallo

www.montefuso.it  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto incrocio sentiero n°763-L’Anna è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Interessante anello che permette di gustare tutti gli aspetti e peculiarità di questa montagna, mai particolarmente apprezzata dagli “appenninisti” locali.

Dal paese di Campora (parcheggiare l’auto nel grande spiazzo di fronte alla chiesa) si percorre per un breve tratto la strada verso Sasso, fino al bivio per Case Ruffaldi (cartelli). Si sale per stradina asfaltata raggiungendo in circa 10/15 minuti la bella frazione. Dalla piazzetta (cartelli) si prosegue a sinistra in direzione di La Pietra (piccolo nucleo posto su un poggio di arenaria) che si raggiunge dopo aver percorso un tratto di ripida strada. Da qui è consigliabile una breve digressione. Appena oltre la casa rurale ci si sposta verso il bordo del dirupo formato da pareti di arenaria contornandolo a sinistra. Giunti in prossimità di una stretta e suggestiva fenditura, scendiamo con attenzione lungo questa pervenendo alla base delle rocce. Possiamo osservare che le pareti rocciose sono formate da un’arenaria dello stesso tipo di quella della Pietra di Bismantova. Risaliti ai prati soprastanti, continuiamo a seguire il percorso principale che subito dopo conduce a un bivio con cartelli. Andiamo a destra seguendo un’ampia mulattiera che inizialmente risale una ripida costa di marne, per poi entrare nel bosco. Dopo un cippo a ricordo dei partigiani, si giunge ad un’area disboscata di recente con traccia che sale a destra. Proseguiamo per il bel sentiero che dopo una breve salita inizia ad aggirare, mediante curva a destra, la dorsale del monte (notevoli esemplari di muretti a secco). Approdati nel versante opposto (Enza), giungiamo ad un incrocio con cartelli. Lasciamo a destra il sentiero n° 763 (il cui tracciato segue la dorsale in direzione del cippo del Monte Fuso) e a sinistra una mulattiera in discesa. Proseguiamo diritto imboccando un bel sentiero contrassegnato occasionalmente da segnavia di colore giallo. Stiamo percorrendo una vecchia mulattiera, ancora evidente, che taglia a mezza-costa questo versante della montagna, inizialmente sopra il borgo di Monchio di Sasso. Il percorso, dopo un primo tratto nel bosco, esce all’aperto proseguendo lungo il margine sinistro di un’ampia radura. Giunti in un’avvallamento, è necessario abbandonare la traccia che scende al sottostante nucleo rurale, imboccando a destra un sentiero che costituisce la continuazione dello storico tracciato. La mulattiera, dopo una radura con alberi da frutto e una netta svolta a sinistra, viene affiancata da un caratteristico muretto a secco formato da grossi blocchi di arenaria che ci accompagnerà per tratto. Si continua perlopiù in piano affiancati da radure con alberi da frutto e panoramici campi. L’ampia mulattiera confluisce in seguito in una carrareccia che va seguita a destra, in leggera salita, sulla sinistra di una radura e a destra di un poggio boscoso (nessun segnavia). Nei pressi di una valletta ignoriamo a destra un’ampia traccia in salita e, al bivio successivo, abbandoniamo la carraia fin qui seguita, proseguendo diritto. Giunti su una costa boscosa a quota 810 m, possiamo continuare lungo la carraia che dopo aver aggirato la costa comincia a salire ripidamente. Preferiamo invece proseguire lungo l’antico percorso imboccando a tal fine un’evidente mulattiera che si stacca a destra della carraia, proprio sulla costa boscosa a quota 810 m (delle due tracce prendere quella di destra). Poco dopo la mulattiera piega verso sinistra confluendo in un’altra carraia che si segue a sinistra per pochi metri. Prima che la traccia confluisca nel percorso abbandonato sulla costa a 810 m, la si lascia proseguendo sulla destra. Si continua lungo una bellissima mulattiera, dove “in molti tratti affiora quello che si potrebbe scambiare per un selciato opera dell’uomo. Si tratta invece del dorso fessurato degli strati di arenaria della formazione di Bismantova che costituiscono la parte sommitale del Monte Fuso (cfr: Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Giunti ad un bivio proseguiamo a destra, continuando a seguire l’antico percorso che conduce in breve ad un crocicchio. Procediamo diritto per ampia traccia che svolta subito a sinistra (si ignora un’altra carraia che si stacca a destra) e guadagna quota con fondo formato da altre stratificazioni arenacee. Giunti in corrispondenza di un cancello situato alla nostra destra, si prosegue a sinistra per carraia affiancata a destra da una recinzione. Si effettuano poi un paio di svolte, confluendo poco più avanti nella carrareccia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta per un tratto cementata. La seguiamo a destra in salita, ignorando poco più in alto un’ampia traccia che si stacca a destra ed osservando alla nostra sinistra una piccola costruzione diroccata. Dopo una netta svolta a sinistra, si oltrepassa una sbarra, approdando poco più avanti in uno spiazzo in mezzo al bosco. Guardando alla nostra destra si nota un muretto con pietre ricoperte da muschio che divide due tracce: noi seguiamo quella di sinistra che effettua subito una curva proprio in questa direzione. Si continua in lieve salita tagliando per una prima volta un sentierino trasversale utilizzato dalle MTB, che poi si riattraversa dopo una curva a destra. Al successivo incrocio si prosegue diritto ignorando il percorso n° 761 che a destra sale verso la dorsale del Fuso e a sinistra scende in direzione del piccolo nucleo chiamato Gulghino. Si continua per comodo sentiero che dopo uno strappo un po’ più ripido confluisce in una carraia. La seguiamo a sinistra approdando dopo qualche minuto in località l’Anna (casa ristrutturata) a quota 1015 m (fonte sulla destra). Oltrepassata la casa, continuiamo lungo lo stradello di accesso, giungendo a poca distanza dalla SP 80 proveniente da Scurano (sulla sinistra tavoli con panche). Imbocchiamo ora il sentiero 761A caratterizzato inizialmente dai caratteristici affioramenti di arenaria che abbiamo già incontrato. L’ottima traccia, dopo la salita iniziale, segue una costa boscosa costeggiando poi il margine destro di una bella radura. Piuttosto ripidamente e con qualche svolta approdiamo infine al Cippo del Monte Fuso 1115 m, eretto nel 1901. Dalla sommità imbocchiamo il sentiero che scende nel bosco verso nord-ovest. La traccia conduce dopo pochi minuti in prossimità di alcune radure da cui si ignora a destra un’evidente mulattiera. Proseguiamo diritto in leggera salita lungo il crinale del monte, giungendo ad un’ampia sella a quota 1080 m. Lasciamo a sinistra una carrareccia proveniente da Rusino (cartelli) e andiamo a destra, seguendo una mulattiera che si tiene nel versante settentrionale della montagna. In breve giungiamo ad un bivio dal quale lasciamo a sinistra la prosecuzione del sentiero (che comincia a risalire verso il crinale), imboccando a destra (cartelli) la traccia contrassegnata n° 761 che scende nel bosco di castagni. Seguiamo la bella mulattiera in ripida discesa e con diversi tornanti, tenendo sempre il percorso più evidente. Dopo un tratto recentemente disboscato, l’ampia mulattiera-carraia diviene ancora più ripida e anche scivolosa in caso di terreno bagnato. Dopo alcune svolte, si giunge ad un bivio non molto evidente: lasciamo a destra una traccia con segnavia (n° 760) virando a sinistra lungo un sentiero contrassegnato n° 761. Poco dopo giungiamo ad un ulteriore bivio con cartelli dal quale, trascurato a sinistra il percorso n° 759 per Moragnano, si prosegue diritto/destra in direzione Vezzano-Campora. L’ampia traccia, molto incavata nel terreno, compie un netto tornante verso destra e un altro a sinistra, conducendo poco dopo ad un crocicchio non molto evidente. Il percorso segnato continua diritto, noi invece prendiamo la bella mulattiera di destra: potrebbe trattarsi di un tratto della Via del Sale (cfr. Canossini). Tagliamo comodamente a mezza-costa il pendio boscoso fino a ricongiungersi con il percorso segnato, poco prima di una sella caratterizzata da marne. Proseguiamo lungo la magnifica mulattiera all’interno del bosco: alcune aperture permettono di ammirare il sottostante e antico Borgo della Malora (proprietà privata). L’ampia traccia, dopo aver attraversato un ruscello e compiuta una netta svolta a sinistra, procede in discesa verso il non lontano paese di Campora. Per stradello asfaltato si transita a fianco di alcune villette, fino a mettere piede sulla strada principale che seguiamo a destra attraversando il paese. In breve giungiamo alla chiesa e allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

Il Monte Cavalcalupo da Castello di Ravarano

 

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Punto di partenza/arrivo: Castello di Ravarano 786 m

Dislivello: 620 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Castello di Ravarano-Il Colnello (1h) ; Il Colnello-crinale Baganza/Parma (1 h) ; crinale Baganza/Parma-vetta Cavalcalupo (30 min) ; vetta Cavalcalupo-Cà Piovolo (1,15 h) ; Cà Piovolo-Castello di Ravarano (1 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano. Da quest’ultima località si prosegue in direzione di Casaselvatica imboccando a sinistra, poco dopo il ponte sul Torrente Arso, una stretta stradina (indicazioni). Mediante alcuni tornanti si giunge al sommo del borgo di Castello di Ravarano e più esattamente in una panoramica costa dove a destra è situato il poggio su cui si erge il castello (proprietà privata). Si parcheggia l’auto poco più avanti, in uno spiazzo adiacente ad una antenna per i cellulari.

map (2)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di notevole interesse in zone molto solitarie e mai prese seriamente in considerazione dall’escursionismo locale. La scarsissima valorizzazione di quest’area montuosa, nonostante le sue peculiarità a livello naturalistico e geologico, costituisce di fatto un “lasciapassare” per le peggiori forme di sfruttamento dell’ambiente montano. Non è bastato il pessimo metanodotto che ha deturpato, determinando il taglio di ettari di bosco, buona parte del crinale Parma/Baganza, ma periodicamente questi monti sono oggetto di dannosi interventi umani di nulla utilità. Impressionante è il silenzio da parte di chi dovrebbe salvaguardare l’integrità delle montagne e battersi per il loro rispetto. Questo menefreghismo, indice di uno spiccato livello di ignoranza, grava notevolmente su tutti coloro che, come il sottoscritto, vogliono gustare le bellezze dell’Appennino camminando con lentezza e stupore, ammirando luoghi remoti dove il tempo sembra essersi fermato. Purtroppo, l’attuale “valorizzazione” della montagna appenninica, per quello che concerne il parmense, consiste quasi esclusivamente nel trapanare sezioni rocciose al fine di “creare” insulse piste d’arrampicata, con l’unico scopo di alimentare un’attività che nulla ha a che fare con “l’andare in montagna”, proprio nel senso più profondo veicolato da questa espressione.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si prosegue per stradina asfaltata raggiungendo in breve un bivio (paletto con cartello e bacheca con mappa) dal quale, ignorata una carraia a sinistra (da cui torneremo), si prosegue a destra per ampia traccia contrassegnata CAI n° 770. Si procede in leggera salita transitando inizialmente a fianco di una casa, ignorando al primo bivio una carraia che si stacca a sinistra. Si continua per bella e comoda mulattiera a mezza costa all’interno di un interessante ambiente boschivo. Successivamente si inizia a guadagnare gradualmente quota e, aggirata una costa, si incontra un bivio dove si tira diritto. Dopo alcuni minuti di cammino si esce temporaneamente dal bosco tagliando un pendio con interessanti stratificazioni, ammirando una notevole visuale sul Sasso del Colnello e la sottostante frana che dovremo attraversare. Si rientra nel bosco per poi uscirne in seguito, procedendo ai piedi del versante occidentale del Monte Scaletta. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli), si lascia a sinistra una traccia per S. Biagio e appena dopo si abbandona la mulattiera seguita fino a questo momento. Infatti, individuato un segnavia sul palo di una linea elettrica, si svolta repentinamente a destra per ampia traccia in discesa. Poco dopo si effettua una curva a sinistra sbucando nell’orribile frana di Chiastre. Da qui si volta subito a sinistra per traccia inerbita (segnavia su un paletto a destra), attraversando un’area con vegetazione fastidiosa (segnavia, poco visibili, su alcuni massi a terra). Si piega successivamente a destra e, raggiunto un paletto di ferro arrugginito, si continua diritto ignorando a sinistra l’ampia traccia che sale nel centro della frana. Guardando verso il vicino limite del bosco dovremmo notare i cartelli del “Tartufo Trail Running”: ci dirigiamo verso essi raggiungendoli dopo aver varcato un canale. Dai cartelli, anziché andare a destra per sentiero segnato proveniente dal paese di Chiastre, si piega a sinistra per ripida traccia che sale lungo il margine destro della frana. Poco dopo si sbuca in una carraia (segnavia su un masso) che si segue a destra raggiungendo in circa 10 minuti di cammino una bella casa isolata abitata stagionalmente (Casa Colnello, 1029 m). Appena dopo quest’ultima, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra dello stradello di accesso, si stacca a destra una traccia erbosa: la seguiamo approdando poco dopo in una bella radura (capanno a destra). Attraversato il campo lungo il suo margine sinistro, si qualche metro di quota per sentierino, fino a mettere piede su un arioso ripiano di conglomerato. Siamo sul Sasso del Colnello, poderoso pilastro che segna la terminazione meridionale della linea dei Conglomerati poligenici – I Salti del Diavolo – che attraversano perpendicolarmente, da una sponda all’altra, la Val Baganza. Dopo un’eventuale sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, si ritorna sulla sterrata abbandonata in precedenza e la si segue a destra inizialmente in lieve salita. Dopo alcuni minuti di rilassante cammino si sbuca in un’altra carrareccia carrozzabile che si segue a sinistra in salita, raggiungendo in breve un bivio situato nei pressi della recinzione di Cà Piovolo. Proseguendo a destra si incontra appena dopo un secondo bivio dove si prende il percorso di sinistra (indicazione per La Carda e Casarola), avanzando per bella mulattiera pianeggiante affiancata ai lati da magnifici prati. Varcato un ruscello si continua per il bellissimo tracciato affiancato da altre bucoliche radure delimitate da recinzioni (quest’area è conosciuta come i Piani del Forno). Si prosegue perlopiù in quota attraversando un altro ruscello, per poi iniziare a scendere penetrando nella valletta formata da Torrente Arso. Poco prima di esso si incontra un bivio dove si prosegue a destra per sentiero ignorando l’ampia traccia di sinistra (appena dopo è infatti franata). Messo piede nel suggestivo letto del torrente (notevoli stratificazioni calcaree) lo si segue a destra per pochi metri svoltando poi a sinistra per mulattiera in salita. Poco più avanti si incontra un bivio dove si ignora a destra un sentiero (indicazione per il Lago Tron) e si continua per l’ottima traccia che svoltando a destra aggira una costa boscosa. Procedendo in piano si confluisce in una carraia in discesa che si segue a sinistra, tralasciando ad un bivio un’ampia traccia a sinistra. Raggiunta una sbarra con cartello di divieto di accesso, si ignora un sentiero che si stacca a sinistra (cartello in legno con ferro di cavallo) e si prosegue per la carraia ancora per poco. Infatti, in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso, la si abbandona (il percorso scende in direzione di La Carda Lama) proseguendo diritto per ampia traccia. La carrareccia procede per un buon tratto in piano/falsopiano aggirando una costa boscosa e costeggiando un buio rimboschimento a conifere. Più avanti il tracciato della carraia, alquanto rovinato dal passaggio di fuoristrada, comincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte. Si penetra successivamente in un altro rimboschimento a conifere oltre il quale il percorso pianeggia per un tratto, per poi riprendere a salire fino a confluire nell’ampia pista del metanodotto che segna il crinale Baganza/Parma. Ci troviamo in quella dilungata sella (quota 1219 m) che separa il Monte Montagnana dal Monte Cavalcalupo. Ci dirigiamo alla volta di quest’ultimo, seguendo giocoforza il tracciato del metanodotto, dapprima verso est, poi sud/est. Nella parte superiore si tralascia a destra una mulattiera (cartello del Tartufo Trail Running) e appena dopo un’ampia traccia a sinistra, proseguendo per carraia che sale a sinistra della pista del metanodotto (la carraia in questione ha recentemente sostituito una bella mulattiera sciaguratamente allargata onde permettere la sua percorrenza da parte dei fuoristrada). Si guadagna quota lungo il fangoso tracciato fino a quando esso effettua un tornante destrorso poco sotto la sommità principale. Qui si abbandona l’ampia traccia imboccando a sinistra un ripido sentierino che sale tra folta vegetazione e conduce in modo diretto alla poco accennata cima del Monte Cavalcalupo, 1370 m. Dal punto più elevato si continua a seguire il crinale divisorio (e perciò il tracciato del metanodotto) per circa 25 minuti, procedendo dapprima in direzione sud, poi verso sud/ovest e ovest (tracce che si staccano ai lati sono da ignorare). Si oltrepassa un cancello per il bestiame oltre il quale si procede per un tratto a saliscendi. Si raggiunge infine la località La Pietra1287 m, nodo orografico in cui si stracca, estendendosi verso NW, la dorsale del Monte Scarabello. Abbandonato il crinale principale si scende a destra per bella radura, raggiungendo poco sotto un bivio dove si ignora a sinistra una carraia proveniente da Casaselvatica. Si prosegue diritto in salita mantenendosi in prossimità della dorsale, alternando magnifiche radure a macchie di bosco in un contesto ambientale di rara bellezza che stimola una sosta ristoratrice. Dopo aver attraversato un ampio ripiano prativo, si incontra un bivio dove si continua a destra (segni gialli), ignorando a sinistra il sentiero che sale verso la vicina sommità del Monte Scarabello. Si perde inizialmente quota per ripido pendio prativo penetrando poi nel bosco. La mulattiera piega successivamente a sinistra e, procedendo in lieve discesa, conduce all’interno di una valletta. La si attraversa per poi scendere con maggiore decisione lungo la sua sponda sinistra, contornando poco dopo, mediante svolta a sinistra, un’area di bosco diradato. Successivamente il tracciato si sdoppia per poi ricongiungersi poco prima di un’altra area di rado bosco che si attraversa lungo il suo margine destro. Si continua per l’ampia traccia che procede perlopiù in quota uscendo progressivamente dalla vegetazione, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di una panoramica costa. Poco più in basso si scende lungo una spettacolare stratificazione del Flysch e al bivio successivo si prende a destra (si può proseguire anche a sinistra). Si procede in ripida discesa (altre interessanti stratificazioni) effettuando poi una svolta a sinistra, fino a ritornare al bivio, incontrato in precedenza, dove a destra si stacca la mulattiera per La Carda Casarola. Si scende al sottostante bivio da cui si prosegue diritto lungo lo stradello di accesso a Cà Piovolo. La carraia contorna tutto il limite dell’ampia proprietà procedendo per un tratto in salita. Dopo una breve discesa si incontra un bivio dove si imbocca a destra una mulattiera in salita, abbandonando in questo modo l’ampia traccia che scende verso S.Biagio. Al successivo bivio si prosegue a sinistra avanzando per un tratto in salita, aggirando mediante ampia curva a sinistra il profilo meridionale del Monte Scaletta. Raggiunto un bivio (cartelli), si può salire mediante ripida traccia sulla dorsale del appena menzionato monte, raggiungendo così il vertice delle spettacolari stratificazioni del suo versante occidentale. Dal bivio si continua invece diritto per bella e comoda mulattiera dapprima in lieve salita, poi in discesa. Più avanti si scende contornando il margine superiore di un’ampia area di bosco diradato, incontrando poco dopo un bivio dove a sinistra si stacca una traccia che sale in direzione della vicina dorsale del Monte Scaletta. Qui l’ampia traccia svolta nettamente a destra (a sinistra interessanti esemplari di vecchi muretti a secco) perdendo quota in ripida discesa per poi pianeggiare. Si prosegue lungamente per la bella mulattiera attraversando un’area di bosco rado che permette di ammirare suggestive visuali sul crinale Montagnana-Cavalcalupo. Mediante netta svolta a sinistra si rientra nel bosco raggiungendo poco più avanti un bivio dove si ignora un’ampia traccia che si stacca a sinistra (alla nostra destra si trova un bel campo delimitato da un antico muretto a secco). Si effettua poi una netta svolta a sinistra (cartelli) tralasciando a destra una carraia in salita. Continuando per il percorso principale si transita poco dopo ai piedi di interessanti affioramenti calcarei. Dopo pochi minuti si ritorna al bivio iniziale completando così questo particolare, suggestivo itinerario.