Cresta dello Sterpara: Via Alpinistica Roberto Fava

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 500 m ca

Durata complessiva: dalle 3 alle 4,30 h A/R

Tempi parziali: Lagdei-Lago Santo-attacco della Via Alpinistica “Roberto Fava”  (1-1,15 h) ; Via Alpinistica “Roberto Fava” (1,30-2,30 h) ; rientro a Lagdei (30 min ca)

Difficoltà: PD, molto discontinuo

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata

Ultima verifica: giugno 2015 (foto: luglio 2014)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei


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Descrizione dell’itinerario

Potremmo definire la Via Alpinistica Roberto Fava un sentiero alpinistico, in quanto alterna tratti di arrampicata ad altri in cui si cammina seguendo una labile traccia contrassegnata da ometti ben posizionati. Il percorso alpinistico corre lungo la Cresta dello (o degli) Sterpara/i, formata da una serie di torrioni, alture e gendarmi rocciosi. I tratti di arrampicata sono ben serviti da numerosi spit e le difficoltà variano dal II° al IV°.

Partiti dalla località Lagdei, si arriva in 40 minuti circa al Rifugio Mariotti al Lago Santo, seguendo la comoda mulattiera contrassegnata n° 723A, oppure il più diretto sentiero n° 727/723. Dal rifugio si continua ad assecondare il percorso contrassegnato n° 723, diretto alla Sella del Marmagna, contornando la sponda meridionale, occidentale e settentrionale del lago. Dalla peschiera un ottimo sentiero con alcuni tornanti risale il pendio boscoso che chiude a NW il Lago Santo, conducendo ad un primo bivio (cartelli) dove si ignora a destra il percorso n° 729. Al bivio successivo, posto poco dopo il primo, si abbandona invece il sentiero seguito fino a questo punto (n° 723), prendendo a sinistra il percorso n° 719 in direzione Sella dello Sterpara e Passo delle Guadine. Giunti in prossimità di un cartello con scritto “Via Alpinistica Roberto Fava”, si lascia anche questo sentiero e ci si inoltra nel bosco per labile traccia che, dopo una piccola radura con cespugli di mirtillo, piega a destra, conducendo ad un panoramico pendio cosparso di massi d’arenaria e vegetazione. Il primo tratto di cresta è già evidentissimo e per raggiungerlo si seguono gli ometti che guidano al culmine del pendio e, verso sinistra, ad una selletta poco marcata all’interno del bosco. Da qui occorre voltare a sinistra assecondando la dorsale, arrivando in breve all’inizio della via alpinistica (due spit di sosta). Dopo alcuni facili gradoni, il primo risalto presenta in successione: una breve placchetta incisa da una netta fessura, una crestina piuttosto rotta e un estetico e verticale spigolo dotato di ottimi appigli. Dopo aver superato un tratto caratterizzato da grossi blocchi sulla destra di un caratteristico spuntone roccioso, si approda sulla prima e più elevata quota, 1685 m, della cresta (III°; diversi spit). Dalla sommità è necessario seguire (o meglio intuire) una poco evidente traccia nell’erba che conduce all’interno di un fitto boschetto. Seguendo i puntuali ometti, si giunge alla base del secondo risalto: un bellissimo torrione. Lo si scala dapprima salendo una bella e appigliata placca a destra del filo dello spigolo, per poi seguire quest’ultimo con divertente arrampicata  (III°- ; diversi spit).
Dalla cima del torrione si scende ripidamente per alcuni metri su pietraia, contornando sulla destra un risalto caratterizzato da fessure e una fenditura nella roccia. Dopo aver ripreso la dorsale, si rientra nel bosco giungendo alla base del terzo risalto, il più impegnativo, anche se breve. Lo si supera inizialmente traversando delicatamente a destra per pochi metri sfruttando una stretta cornice, poi, con un passaggio impegnativo (IV°; due spit), si raggiunge un foro nella roccia da cui si vede la cresta e spigolo sud della Roccabiasca. Si continua in verticale tenendosi appena a sinistra del filo, guadagnando infine la sommità del risalto (IV°, poi III°; molto breve e abbondantemente servito da spit). Una pietraia, un tratto di bosco, una selletta (possibilità di abbandonare la cresta scendendo a sinistra per pietraia verso Lago Santo) e una ripida salita per erba e blocchi d’arenaria precedono il quarto risalto: un caratteristico gendarme roccioso. Aggirando a destra o scalando direttamente un blocco roccioso, si raggiunge un intaglio da cui si inizia la scalata del gendarme. Ci si tiene appena a sinistra del suo spigolo e con un passo non banale si afferra una fessura verticale che conduce fuori dalle difficoltà (III°+ ; molto breve ; diversi spit). Dall’aerea sommità si discende con attenzione un’esposta e delicata lastra rocciosa (spit), per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue assecondando fedelmente la dorsale boscosa, scavalcando due alture e giungendo ai piedi del quinto risalto. Lo si sale seguendo inizialmente una crestina con erba e blocchi, per poi scalare una facile fenditura (II°/II°+; roccia inizialmente non buona; diversi spit). Ora non resta che seguire la dorsale boscosa, destreggiandosi tra vegetazione in alcuni punti invadente (alcune relazioni consigliano di abbandonare la cresta poco dopo la sommità del quinto risalto e calarsi a sinistra nel ripido pendio boscoso: soluzione, a mio parere, totalmente insensata oltre che oggettivamente pericolosa!), giungendo in breve alla base di una ripida paretina. La si supera sfruttando inizialmente la faccia destra della fessura/camino che la incide, poi lo spigolo a destra (II° ; nessun chiodo). Dalla sommità dell’ultima quota si scende (tracce e contrassegni assenti) per ampio profilo boscoso fino a congiungersi con il sentiero n° 723B (Le Carbonaie) che, seguito a sinistra, conduce ad un bivio: a destra si fa ritorno a Lagdei e a sinistra a Lago Santo.