Dal Rifugio Pratizzano al Monte Casarola per la dorsale nord

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Pratizzano 1200 m

Dislivello: 800 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Rifugio Pratizzano-Monte Ledo (50 min) ; Monte Ledo-Monte Casarola (2,20 h) ; Monte Casarola-Rifugio Pratizzano (2,15 h)

Difficoltà: EE la salita al Casarola per la dorsale nord ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S. Polo d’Enza-Vetto d’Enza-Ramiseto. Da quest’ultima località si imbocca la S.P. 102 in direzione di Pratizzano e Ventasso Laghi. Oltrepassato il paese di Montemiscoso si continua lungo la provinciale fino ad un bivio dove si prosegue a destra. Giunti in prossimità del Passo di Pratizzano, si svolta a destra e poi a sinistra verso il vicino rifugio. Si parcheggia l’auto nello spiazzo adiacente a quest’ultimo, oppure più in alto a lato della carreggiata.

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Bellissima salita ad una delle più importanti cime dell’Appennino reggiano. Dopo un lungo e graduale avvicinamento in cui si transita per la sommità del Monte Ledo, si abbandona il percorso segnato e si asseconda costantemente la dorsale settentrionale della montagna. Quest’ultima non è percorsa da alcun sentiero e richiede un minimo di dimistichezza nell’orientamento, soprattutto nella prima parte all’interno del bosco. Tuttavia la sua risalita è veramente affascinante, non solo per le notevoli visuali panoramiche che è possibile ammirare, ma per il fatto che con grande probabilità stiamo ricalcando le traccie dei pionieri dell’autentico “appenninismo”. La discesa avviene per il sentiero n° 667, particolarmente panoramico, soprattutto nella sua prima sezione in cui asseconda il crinale della Costa del Mainasco.

Dal Rifugio Pratizzano si imbocca il sentiero n° 677/679 che attraversa in direzione sud il magnifico ripiano prativo conosciuto come Lago di Pratizzano. Al primo bivio si prosegue diritto lasciando a sinistra la continuazione del percorso n° 679 e al bivio successivo si prosegue a destra (segnavia), ignorando a sinistra un’ampia traccia da cui torneremo. Si procede inizialmente in leggera discesa attraversando un ‘area umida, oltre la quale si approda in una carraia. La si segue a destra scendendo per un brevissimo tratto, per poi iniziare a guadagnare quota. Successivamente ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra in salita (segnavia). Il tracciato si restringe in seguito a sentiero che si segue attraversando un paio di radure arbustive, avanzando successivamente per ampia mulattiera all’interno del bosco. Dopo un saliscendi si incontra un bivio dove si prosegue a destra, ammirando alla nostra destra un notevole esemplare di faggio. Successivamente si attraversa una radura arbustiva e rientrati nel bosco si varca un rio. Proseguendo lungo il percorso principale si attraversano, prima in salita poi in piano, altre radure con arbusti. Rientrati nel bosco il tracciato si allarga ad ampia mulattiera che avanza in lieve salita e in piano, conducendo ad un bivio evidente (cartelli) dove prendiamo il percorso di sinistra in direzione della sommità del Monte Ledo. Seguendo un’ampia traccia si guadagna quota per bellissime radure che offrono notevoli visuali panoramiche, raggiungendo in questo modo la poco accennata “cima” del Monte Ledo 1318 m. Qui ci si immette in una stradina asfaltata, proveniente da Succiso Nuovo, che si segue a sinistra in direzione del Passo della Scalucchia. Si effettuano un paio di tornanti e, in corrispondenza di un terzo tornante sinistrorso, si stacca a destra un’ampia traccia (percorso CAI n° 677). La imbocchiamo avanzando inizialmente a saliscendi, attraversando successivamente un’area disboscata. Raggiunta una selletta si presenta un bivio da cui si prosegue a sinistra (segnaletica assente) per traccia molto inerbita. Più avanti si attraversa in salita un’altra area disboscata per poi rientrare nel bosco e proseguire per ampio ma labile sentiero, rinvenendo dei segnavia bianco-rossi sbiaditi. Si sbuca infine in un pianoro prativo in località Monte Piano, dove ci si immette nel percorso n° 667 che si segue a destra, ignorando il sentiero n° 677 che scende verso il Bivacco Pra Po. Dopo una salita all’interno della faggeta, si aggira una costa e si prosegue attraversando una panoramica radura con arbusti. Rientrati nel bosco si procede comodamente per l’ottimo sentiero, congiungendosi successivamente con il filo di un crinale. Lo si asseconda per un tratto uscendo parzialmente dalla vegetazione, per poi rientrarvi e proseguire in moderata pendenza per sentiero che si sdoppia (possiamo seguire entrambi i rami, in quanto poco più in alto si ricongiungono). Si recupera in breve il filo del boscoso crinale in località Buca del Moro1475 m, da cui (cartelli) si prende a destra il percorso n° 669 diretto al Rif. Rio Pascolo Paolo Consiglio. Si segue il comodo sentiero con andamento pianeggiante e in leggera discesa, fino a valicare una costa boscosa, oltre la quale si perde quota in modo più marcato. Poco dopo si lambisce un’area disboscata in continuo avanzamento (bel “biglietto da visita” per quello che dovrebbe essere un Parco Nazionale!), attraversando una bella radura e un ruscello asciutto. Messo piede in una orribile carraia d’esbosco, si varca il Rio Passatore e si continua attraversando l’area disboscata. Poco più avanti si incomincia l’aggiramento del boscoso profilo settentrionale del Monte Casarola: nel momento in cui l’ampia traccia effettua una netta svolta a sinistra, l’abbandoniamo, iniziando in questo modo la risalita della dorsale. Inizialmente si segue un labile sentiero che asseconda il crinale boscoso, tenendosi successivamente alla sua destra. Nel momento in cui la traccia si perde, spostandosi a sinistra si rimonta sul filo della dorsale (per essere precisi ci troviamo nel margine ovest dell’ampio profilo settentrionale del Casarola) che progressivamente si amplia (guardando a sinistra si nota il margine dell’area disboscata che poco prima abbiamo attraversato). Procedendo in modo intuitivo si continua ad assecondare l’ampio crinale tenendosi sempre in corrispondenza della suo margine destro. In seguito si guadagna quota risalendo pendii ricoperti da cespugli di mirtillo, fino ad uscire dalla vegetazione, notando più in alto rispetto al punto in cui siamo una crestina parzialmente rocciosa. Proseguiamo in direzione di quest’ultima spostandosi progressivamente a destra: la dorsale in questa sezione assume le caratteristiche di un ampio pendio. Più in alto si penetra in una macchia di bosco sulla destra rispetto alla menzionata crestina. Poi, usciti definitivamente dalla vegetazione, si risale senza via obbligata il soprastante ripido pendio erboso, guadagnando infine il sommo della costa alla cui destra siamo saliti. Sempre senza via obbligata si continua a salire puntando ad una evidente piramide di sassi, raggiunta la quale si prosegue in direzione di un evidente ripiano (l’ambiente in cui ci troviamo è selvaggio e molto suggestivo). Da qui, spostandosi a destra, si mette piede e asseconda l’estremità occidentale dell’ampio profilo della montagna (quella orientale è percorsa dal sentiero n° 667 che seguiremo in discesa). Raggiunto il sommo di un dosso ci si innesta nel sentiero segnato, scendendo ad una sella e risalendo scomodamente un franoso pendio roccioso. Oltre quest’ultimo si continua a guadagnare quota per splendida cresta (visuali mozzafiato), fino ad approdare sulla sommità di una specie d’anticima, caratterizzata da un vistoso ometto. Sempre per crinale si raggiunge in breve la cima del Monte Casarola1978 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi e, una volta raggiunto nuovamente il dosso dove il margine orientale della dorsale si salda con quello occidentale, si continua lungo il sentiero n° 667. La traccia poco dopo piega a destra e dopo una ripida discesa incomincia ad assecondare il crinale della Costa del Mainasco (delle due traccie prendere quella di destra). Seguendo il filo della dorsale, si scavalca un poggio, abbandonando poco dopo il dorso della costa spostandosi a sinistra. Dopo alcune svolte per traccia “intagliata” tra cespugli di mirtillo, si scende in obliquo verso W/NW in direzione di un’evidente costa boscosa. Il sentiero piega poi a destra assecondando o restando nei pressi del crinale della menzionata costa. In seguito il tracciato piega a destra procedendo in leggera discesa in magnifico ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una bella radura, si raggiunge la Buca del Moro, da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata, si ritorna al crocicchio in località Monte Piano. Da qui, anziché continuare a sinistra lungo la traccia contrassegnata n°677, si avanza diritto lungo il sentiero n° 667, scavalcando una magnifica dorsale prativa. Poi si prosegue all’interno della faggeta e, dopo una breve contropendenza e una svolta a sinistra in cui si aggira il dorso di una costa, si sbuca in belle radure arbustive da cui si ammirano incantevoli visuali panoramiche sulla Val Secchia. Dopo una macchia di bosco si esce in una radura, dove ci si innesta in una carraia che poi si abbandona spostandosi a destra. Si prosegue per sentiero attraversando un’altra macchia boscosa, mettendo successivamente piede nella stradina asfaltata Succiso-Scalucchia-Pratizzano. Si segue la strada a destra per circa 35 minuti, oltrepassando il bivio per Valbona, ammirando durante il cammino impareggiabili visuali panoramiche (la strada in questione, segmento della storica “Via Parmesana”, costituisce una delle più belle passeggiate panoramiche dell’intero Appennino reggiano). Giunti a poca distanza dal Passo di Pratizzano, nel momento in cui la strada è delimitata a destra da un poggetto, guardando a sinistra si nota l’imbocco di una carraia. Seguiamo quest’ultima raggiungendo dopo qualche minuto delle radure arbustive, dove il percorso piega a destra avanzando in direzione di un rimboschimento a conifere. Appena prima di quest’ultimo ci si immette in una carraia che si segue a sinistra svoltando successivamente a destra. Poco più avanti ci si immette nella traccia seguita all’andata a poca distanza dal Lago di Pratizzano.

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Alpe di Succiso: creste nord e nord-ovest

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Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-bivio nei pressi del Rifugio Rio Pascolo (1,10 h) ; bivio nei pressi del Rifugio Rio Pascolo-cresta nord-Alpe di Succiso (1,15 h) ; Alpe di Succiso-cresta NW-Sentiero Barbarossa-sentiero n° 673 (1,25 h) ; sentiero n° 673-Succiso Nuovo (1,10 h)

Difficoltà: EE 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (in caso di lingue nevose, che in quest’area possono perdurare fino a giugno, è necessario avere con se i ramponi)

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto. Da quest’ultima località si prosegue lungo la S.P. 15 oltrepassando la frazione di Lugolo e la valle dell’Andrella. Poco dopo la deviazione per Cecciola, si imbocca a sinistra una stradina che conduce alla frazione di Succiso Inferiore. Da qui si prende la strada di destra, raggiungendo infine, dopo aver effettuato un tornante sinistrorso, il paese di Succiso Nuovo. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del nucleo, nei pressi di una fontana e dell’imbocco di una carraia 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella proposta è certamente l’escursione più selvaggia e solitaria che si possa effettuare nell’ambito dell’Alpe di Succiso. La salita avviene per la creta nord che pur non presentando alcuna difficoltà tecnica va affrontata con cautela. In discesa propongo il percorrimento della cresta parallela alla nord, ossia quella nord-ovest. Anche se non è presente alcuna traccia, il percorso risulta molto lineare ed evidente nonché estremamente suggestivo. La cresta nord-ovest a sua volta deposita sul Sentiero Barbarossa che va seguito in direzione Ghiaccioni affrontando diversi tratti esposti che richiedono molta attenzione alle condizioni del terreno. Ovvia è la raccomandazione a non effettuare questo itinerario con terreno bagnato e scarsa visibilità.

Dal parcheggio ci si dirige verso la vicina fontana imboccando a sinistra una carraia che sale a fianco della chiesa. Raggiunto subito dopo un bivio (cartelli) si continua a sinistra lungo il percorso n° 655, ignorando a destra l’ampia traccia contrassegnata n° 673 da cui torneremo. Poco più avanti si guada un rio avanzando successivamente in leggera salita, effettuando poco dopo una curva a destra. Ignorata una traccia a sinistra si prosegue lungo il percorso principale che, in corrispondenza di un’area disboscata, piega a sinistra guadagnando quota in moderata pendenza in direzione sud. Più avanti si attraversa un’area di bosco rado rientrando successivamente nella faggeta, avanzando comodamente lungo l’ampia mulattiera che prosegue guadagnando lentamente quota. In seguito, dopo una svolta a sinistra, si esce temporaneamente dal bosco e si procede tra cespugli di ginepro, rientrando poi nella faggeta. Successivamente il tracciato sale un po più ripidamente, ma solo per un breve tratto, infatti poco dopo torna a procedere in leggera salita. Dopo una svolta a sinistra si passa a fianco di un tavolo con panche scendendo poi a guadare il Rio Pascolo, varcato il quale si continua per l’ampia traccia che subito dopo piega a sinistra. Si prosegue lungo il percorso principale guadagnando comodamente quota all’interno della faggeta ad alto fusto e dopo una curva a destra si sale sale più ripidamente. Effettuata un’altra ripida salita e una netta svolta a sinistra, si valica una costa boscosa all’interno di un rimboschimento a conifere. Si prosegue lungo il percorso principale effettuando altre svolte, virando successivamente in direzione sud. Ignorata a sinistra la traccia n° 669B, si risale il soprastante pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione, incontrando subito un bivio collocato nei pressi del Rifugio Rio Pascolo, 1379 m. Qui giunti si imbocca a destra il percorso contrassegnato CAI n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si presenta fin da subito poco evidente. Seguendo i segnavia sui massi ci si dirige verso il bordo orientale dell’ampio profilo della dorsale settentrionale dell’Alpe di Succiso, che costituisce la nostra direttrice di salita. Per traccia incerta e scomoda a mezza costa si valica una crestina formata da grossi blocchi, avanzando poi in salita fino ad entrare nel bosco. Si inizia ora l’aggiramento del profilo della dorsale, prima comodamente, poi per traccia scoscesa e scomoda lungo il limite superiore della vegetazione. Usciti da quest’ultima, ci si trova proprio in prossimità del bordo occidentale della dorsale (visuali mozzafiato). Nel momento in cui la traccia effettua un tornante destrorso scendendo per alcuni metri, noi l’abbandoniamo cominciando a risalire l’evidente crinale erboso/cespuglioso. Raggiunta una prima quota, il Monte Ramiseto, 1685 m, risulta evidentissima la prosecuzione della cresta/dorsale: ciò che attira maggiormente l’attenzione è un ripido groppo che dovremo risalire faticosamente ma senza alcuna difficoltà tecnica. Si prosegue lungo l’ampia e panoramica dorsale in direzione del menzionato groppo, intercettando più avanti una labile traccia. Giunti nei pressi di una conchetta con pietraia, alla base del ripido pendio del groppo, si incontrano alcuni ometti e si continua per traccia tenendosi appena a destra di alcuni massi. Raggiunto un altro ometto, si risale direttamente il ripido pendio soprastante, perdendo e ritrovando tracce, avanzando in obliquo a destra. Si deve puntare alla terminazione destra della soprastante cintura rocciosa e, raggiuntone il bordo, si sale molto ripidamente, piegando poi repentinamente a sinistra. Dopo questa breve ma ripida salita si guadagna la sommità del groppo, da cui si continua per bellissima cresta parzialmente rocciosa, aggirando prima a destra poi a sinistra i principali ostacoli. Successivamente si affronta la salita finale in direzione della cima del Torrione, avanzando inizialmente per traccia marcata. Quando quest’ultima piega repentinamente a sinistra, noi proseguiamo diritto continuando a guadagnare quota lungo il profilo dell’altura. Raggiunto il crinale sommitale, lo si segue raggiungendo infine la poco marcata sommità del dosso. Da qui si prosegue lungo l’ampio filo della dorsale, ormai molto poco accennato, guadagnando inizialmente quota lungo un linea rappresentata da massi e roccette. Poi, seguendo sempre una traccia labile ma abbastanza evidente, si procede in ripida salita con progressivo spostamento a destra in direzione del filo della cresta NW. Raggiunto quest’ultimo non resta altro che continuare lungo esso, approdando, dopo un’ultima ripida salita, sulla magnifica sommità dell’Alpe di Succiso 2016 m. Dalla vetta si ritorna indietro lungo il percorso effettuato in salita, continuando poi a scendere lungo il filo dell’erbosa cresta NW. Si tratta di una discesa senza alcuna traccia da seguire e in ambiente selvaggio, ma priva di difficoltà e mai particolarmente ripida. Più in basso, restando appenda a destra del filo della dorsale, si costeggia un franoso dirupo, scendendo poi, spostandosi un po a destra, piuttosto ripidamente. Raggiunta una selletta al sommo di un canalone, si prosegue lungo l’aereo e magnifico filo di cresta, raggiungendo dopo una discesa il sommo di un poggio, da cui si continua, sempre assecondando il filo della dorsale o appena a destra di esso, a scendere piuttosto ripidamente. Messo piede su un altro poggio, si affronta l’ultima sezione della cresta in cui si perde quota ripidamente tenendosi alla destra del filo (a sinistra la dorsale precipita con verticali bancate arenacee), fino ad approdare in una traccia trasversale (il Sentiero Barbarossa) in corrispondenza del limite della boscaglia e di un evidente poggetto. Si segue l’esposto percorso a sinistra in direzione dei Ghiaccioni, scendendo inizialmente per ripida rampa, effettuando appena dopo un traverso esposto. Dopo aver valicato altre due coste, si scende sotto un roccione strapiombante, cui segue l’attraversamento di un ripido canalone con erba alta (attenzione in caso di bagnato!). Raggiunto un evidente e panoramico poggetto, si perde scomodamente quota per rampa ripida e sassosa, attraversando poi un erto canalino con massi. Proseguendo per traccia labile si aggira una costa erbosa (fino a luglio 2017 era presente in questo punto un paletto in legno che aiutava non poco l’orientamento percorrendo il sentiero nella direzione opposta. Purtroppo il menzionato paletto è stato divelto, probabilmente per puro divertimento da parte del solito idiota di turno), entrando poi all’interno di un canalone. Si perde quota per alcuni metri lungo quest’ultimo, virando poi a sinistra per traccia molto labile, raggiungendo in breve il dorso di una costa. Poco più in basso si raggiunge un bel ripiano erboso da cui il percorso si sposta a sinistra verso un masso con segnavia. Da quest’ultimo si scende scomodamente in obliquo a sinistra in direzione di un canalone il cui fondo si raggiunge e attraversa poco dopo. Poi si attraversa una pietraia e si varcano altri due solchi, proseguendo appena dopo in direzione di un’altra pietraia (ometto evidente). Da qui si scende verso destra costeggiando il limite del bosco, tenendo d’occhio i poco evidenti segnavia bianco-rossi. Dopo una svolta a sinistra si transita nei pressi di un’altra piccola pietraia, per poi, dopo aver attraversato un piccolo ruscello, penetrare nella faggeta. Se ne esce poco più avanti (segnavia poco evidenti) rasentando il limite destro di una più ampia pietraia che va attraversata piegando a sinistra. La labile traccia svolta successivamente a destra conducendo in breve nel sentiero n° 673 appena prima del guado del Torrente Liocca. Si segue questo percorso in direzione di Succiso Nuovo, perdendo lentamente quota all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Più avanti si attraversano e costeggiano alcune pietraie, raggiungendo infine, senza possibilità di errore, una area pic-nic con tavolo a panche situata alla nostra destra. Da qui, dopo una breve risalita, si attraversa mediante ponticello il Rio Ramiseto, proseguendo poi per ampia traccia all’interno della faggeta. Raggiunto un bivio (cartelli) si continua diritto, affrontando poco più avanti una contropendenza, continuando successivamente lungo la bella mulattiera/carraia fino a ritornare al bivio con il sentiero n° 655 seguito in salita. Da qui in breve si fa ritorno a Succiso Nuovo.

 

 

Alpe di Succiso: dal Passo della Scalucchia per la cresta sud

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Passo della Scalucchia-Conca del Prataccio (2 h) ; Conca del Prataccio-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-cresta sud Alpe di Succiso-sommità Alpe di Succiso (1 h) ; sommità Alpe di Succiso-Rifugio Rio Pascolo (1 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Buca del Moro-Passo della Scalucchia (1,30 h)

Difficoltà: EE/EEA il tratto iniziale (facoltativo) della cresta sud dell’Alpe di Succiso ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (per il tratto di ferrata all’inizio della cresta sud dell’Alpe di Succiso è consigliabile avere con se il materiale necessario per l’autoassicurazione)

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello che permette la conoscenza di luoghi di grande fascino ambientale e notevole impatto panoramico. Nella prima sezione dell’itinerario si percorre la storica Via Parmesana in direzione del Passo dell’Ospedalaccio. Poco prima di quest’ultimo si stacca un sentiero che permette di raggiungere il magnifico anfiteatro prativo conosciuto come il Prataccio, e, poco più in alto, la sorgente del Secchia. Approdati al caratteristico Passo di Pietra Tagliata, si incomincia la risalita dell cresta meridionale dell’Alpe di Succiso, implicante all’inizio un tratto di ferrata che è possibile evitare a destra per sentiero. Dalla sommità dell’alpe si scende per crinale alla Sella del Casarola, da cui ci si cala nel sottostante vallone del Rio Pascolo che ha pochi eguali in fatto di grandiosità. A grandi linee questo è percorso che effettueremo e che cercheremo di gustare passo dopo passo senza fretta, camminando con lentezza e stupore.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si imbocca a sinistra un’ampia traccia (si tratta dell’antica Via Parmesana, contrassegnata n° 667B) che procede in piano a mezza costa. Si cammina perlopiù all’interno del bosco, con qualche apertura panoramica, aggirando alcune coste. Dopo dieci minuti dal punto di partenza, mediante svolta a destra, si doppia un’altra costa oltre la quale si ammirano interessanti stratificazioni nonché un notevole panorama sui monti della Val Secchia. Si prosegue per la storica mulattiera allargata a carraia (purtroppo percorsa dai fuoristrada), varcando alcuni ruscelli e raggiungendo un bivio (cartelli): qui si ignora la traccia di sinistra che conduce al vicinissimo Bivacco Pra Po e si continua diritto procedendo per un breve tratto in salita. Poco più avanti si ignora a destra il percorso n° 677 per la Buca del Moro e si prosegue diritto per l’ampia traccia che poi si restringe a sentiero. Lo si segue dapprima in piano all’interno del bosco, per poi uscirne temporaneamente procedendo per alcuni metri in discesa. Rientrati nella splendida faggeta, si avanza in leggera discesa, risalendo poi leggermente ed aggirando una costa. Oltre quest’ultima si perde quota per alcuni metri fino ad approdare al sottostante grandioso pianoro prativo in località Capiola1332 m. Si varca il Fosso delle Polle incontrando poco più avanti un bivio (cartelli) dove a destra si stacca il sentiero n° 651 diretto alla sommità del Monte Casarola. Noi proseguiamo diritto per l’ampia traccia che, svoltando a sinistra, inizia a scendere affiancata da cespugli di ginepro. Al sottostante bivio (segnavia) si prende il sentiero che si stacca a destra in discesa. Poco dopo si rientra nel bosco e si raggiunge, nei pressi del Fosso della Rivaccia, un altro bivio, dove si ignora a sinistra il percorso n° 651 proveniente dal fondo della Val Secchia. Si continua lungamente nonché comodamente per l’ampia mulattiera perlopiù in piano o leggera discesa in bellissimo ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una panoramica radura con arbusti ed aggirato una costa boscosa, si penetra nella valle formata dal Fiume Secchia. Si procede in discesa varcando un ruscello (una traccia che si stacca a destra va ignorata) fino a raggiungere il greto del fiume che si guada. Successivamente si continua per ampia traccia in salita e poi pressoché in piano. Dopo l’aggiramento dell’ennesima costa boscosa, si deve attraversare il margine superiore di un’ampia area disboscata, seguendo l’orripilante carraia d’esbosco che disgraziatamente e rovinosamente ricalca per un tratto l’antico tracciato. Ignorato a sinistra il percorso n° 675 proveniente da Cerreto Alpi, si prosegue diritto per alcuni minuti entrando in una valletta ed incontrando un bivio. Qui si abbandona la Via Parmesana (che prosegue verso il non lontano Passo dell’Ospedalaccio) per imboccare a destra la continuazione del sentiero n° 675 che  inizialmente procede in moderata pendenza. Poco più avanti si penetra in un rimboschimento a conifere e si prosegue in direzione NE aggirando la Costa Marinella. Oltre quest’ultima il percorso avanza verso NW inizialmente in leggera discesa per poi riprendere a guadagnare quota. Si attraversano in obliquo ascendente pendii caratterizzati da massi e si transita nei pressi di un paio di piazzole di carbonaia. Poco più avanti si esce in una piccola radura dove si ha un notevole colpo d’occhio sul versante sud del Monte Casarola. Rientrati nel bosco, si incomincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte ed incontrando altre piazzole di carbonaie. Si approda infine nel magnifico pianoro prativo del Prataccio1509 m, certamente uno dei più grandiosi anfiteatri naturali di tutto l’Appennino settentrionale. Lo si attraversa interamente in direzione ovest, passando nei pressi di un caratteristico masso, oltre il quale si rientra nella faggeta. Se ne esce poco più avanti rinvenendo sulla sinistra, all’interno di una selvaggia valletta, la Sorgente del Secchia1536 m. Si prosegue sulla destra per ripida traccia che presto rientra nel bosco e conduce, dopo una netta svolta a destra, ad un magnifico balcone panoramico da cui si ammira una notevole visuale sulla sottostante conca del Prataccio. Successivamente si sale tra rado bosco uscendone poco più avanti, avanzando per l’ottimo sentiero che si sposta in direzione del severo versante meridionale dell’Alpe di Succiso. Mediante alcuni tornanti si guadagna quota ai piedi di ripidi e scoscesi pendii, effettuando in seguito un obliquo ascendente durante il quale si ammira una notevole visuale sul gendarme roccioso della cresta NE del Monte Alto. Dopo altri stretti e ripidi tornanti, si approda al caratteristico Passo di Pietra Tagliata1680 m, punto di incontro della cresta sud dell’Alpe di Succiso con quella NE del Monte Alto. Dal valico si inizia la risalita del crinale alla volta della cima dell’Alpe di Succiso, assecondando un sentiero (n° 671) che evita sulla sinistra un primo spuntone roccioso. Subito dopo si incontra un bivio: a destra prosegue la traccia segnata che, procedendo a mezza costa, evita a destra un gendarme roccioso; a sinistra inizia un tratto di ferrata mediante il quale si scala il menzionato gendarme. Optiamo per la seconda soluzione e scaliamo facili rocce (A+) fino a raggiungere la base di una liscia placchetta. La si supera direttamente utilizzando, oltre il cavo ben teso, una staffa metallica utile come appiglio (B). Dalla sommità del gendarme si continua in traverso per esposta crestina (A+) per poi aggirare sulla sinistra, dopo un breve tratto di sentiero, uno spuntone per ariosa cengetta (A). Oltre quest’ultimo passaggio ha termine la variante attrezzata che per le sue caratteristiche andrebbe considerata come diramazione/continuazione del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Appena dopo il tratto di ferrata ci si ricongiunge con il sentiero normale e si prosegue ripidamente assecondando o restando nei pressi del filo del crinale. Poco più avanti si guadagna quota tenendosi appena a destra di una crestina con roccette, continuando poi per crinale fino a raggiungere il sommo della prima ripida sezione del percorso di cresta. Si prosegue molto più comodamente abbandonando per un tratto il filo della dorsale, per poi scendere ad una selletta ai piedi della seconda sezione della cresta. Per ripida traccia si raggiunge dapprima il sommo di un groppo, poi si prosegue lungo il filo del crinale e alla sinistra di esso. Poco dopo si guadagna un’altra sella al vertice di un ripido canalone (si tratta del canale ovest dell’Alpe di Succiso), raggiunta la quale si continua effettuando un ripido e faticoso obliquo ascendente a sinistra del filo di cresta. Si approda poco più in alto in un’ampia sella poco sotto la sommità dell’alpe. Un ultimo breve ma ripido strappo precede la magnifica cima dell’Alpe di Succiso2016 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla vetta ci si dirige verso est raggiungendo subito una vistosa piramide di sassi, per poi scendere lungo il filo del panoramico crinale orientale. Successivamente si prosegue in piano/leggera salita tenendosi appena a sinistra della cresta. Più avanti, una volta recuperato il filo del crinale, si deve svoltare repentinamente a destra (segnavia) e discendere nel lato opposto per breve ma ripido canalino. Avanzando comodamente per la panoramica dorsale si raggiunge infine la Sella del Casarola1960 m. Da qui si piega a sinistra iniziando la discesa all’interno del magnifico vallone del Rio Pascolo. Il sentiero (segnavia n° 655) effettua subito un obliquo discendente verso destra, per poi svoltare a sinistra e perdere quota ai piedi dei pendii occidentali del Monte Casarola. Mediante spostamento a sinistra si raggiunge dapprima un vistoso ometto, poi si riprende a scendere lungo la sponda destra orografica della valle. Più in basso si approda in una pietraia situata poco sotto una suggestiva bancata rocciosa formata da lisce placche (ci troviamo in un ambiente montano che ha pochi eguali in fatto di maestosità). La traccia, ottimamente segnata, prosegue perdendo quota a mezza costa nel lato destro del vallone, fino a svoltare repentinamente a sinistra e varcare il Rio Pascolo. Appena dopo si piega a destra procedendo per un breve tratto in salita, per poi scendere ripidamente per pendio prativo a destra del limite del bosco. Più in basso si raggiunge il Rifugio Rio Pascolo “Paolo Consiglio” 1570 m (poco prima si stacca a destra una traccia segnata che si congiungerà successivamente con il sentiero n° 669B). Si scende al sottostante bivio con cartelli da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 655 diretto a Succiso Nuovo. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, si incontra un bivio poco evidente (fino ad inizio luglio 2017 era presente un vistoso ometto di sassi, successivamente distrutto da un qualche idiota), dove si abbandona il sentiero n° 655 appena prima di una sua netta svolta a sinistra, prendendo a destra la traccia contrassegnata n° 669B. Inizialmente si varca un ruscello (si tratta di un ramo del Rio Pascolo) per poi attraversare in leggera discesa una radura arbustiva con folta vegetazione congiungendosi qui con il sentiero n° 699. Si continua a scendere all’interno del bosco, sbucando poco dopo in una radura con conifere, dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Poco più avanti si approda in uno spiazzo (cartelli) da cui si continua a destra salendo per carraia d’esbosco. Effettuando una curva verso destra si aggira una costa boscosa, iniziando poco dopo l’attraversamento di un’ampia area disboscata. Al termine di essa si guada il Rio Passatore, continuando poi in leggera salita nella faggeta fino a raggiungere una bella radura che si attraversa. Dopo aver varcato un ruscello asciutto, si sale all’interno del bosco in moderata pendenza valicando infine una costa boscosa. Successivamente si prosegue pressoché in piano o in leggera salita, approdando poco più avanti sul dorso di una costa (località Buca del Moro1475 m), dove si prende a sinistra il percorso n° 667 per il Passo della Scalucchia. Si procede inizialmente in leggera discesa effettuando subito un’ampia curva a sinistra, per poi scendere con maggiore decisione per sentiero incavato. Poco più avanti si recupera il dorso della costa che si risale per un breve tratto temporaneamente fuori dal bosco. Poi si piega a destra rientrando nella faggeta, proseguendo per ottimo sentiero che avanza in piano/leggera discesa. Oltre l’aggiramento di una costa, si discende in obliquo un panoramico pendio dove è possibile ammirare ampie visuali sulla Val Secchia e il Monte Ventasso. Dopo un tratto all’interno del bosco, si risale una dorsale prativa ignorando, ad un bivio (cartelli), il sentiero n° 677 che si stacca a destra. Lambita la panoramica sommità del Monte Piano1419 m, si penetra nuovamente nel bosco procedendo prima in discesa e poi, per un breve tratto, in salita lungo una sponda boscosa con rocce affioranti. Dopo una netta svolta a sinistra in cui si aggira una costa, si perde quota attraversando belle radure alternate a macchie boscose. In breve si fa ritorno allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto, situato poco sotto il Passo della Scalucchia.

 

 

 

Anello dell’Alta Valle Liocca

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Punto di partenza/arrivo: tornante sulla strada per Succiso Nuovo, 950 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: tornante sulla strada per Succiso Nuovo-Rifugio Sarzana (2 h) ; Rifugio Sarzana-Ghiaccioni (30 min.) ; Ghiaccioni-Sentiero Federico Barbarossa-Rifugio Rio Pascolo (1,45 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Succiso Nuovo-tornante (1, 15 h)

Difficoltà: EE il Sentiero Federico Barbarossa ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto-Succiso di Mezzo. Dopo quest’ultima località, si prosegue verso Succiso Nuovo parcheggiando l’auto in uno spiazzo in corrispondenza di un tornante sinistrorso

ImmagineStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifico e completo anello in una delle più affascinanti aree dell’Appennino reggiano. Il Sentiero Federico Barbarossa, che dai Ghiaccioni conduce al Rifugio Rio Pascolo, va affrontato solo con ottima visibilità, assenza di vertigini e, in particolare, terreno asciutto. Infatti lungo il tragitto ci si trova spesso ad attraversare ripidi pendii con erba alta che risulterebbero particolarmente insidiosi in caso di terreno bagnato. Il suddetto sentiero non va assolutamente sottovalutato: in alcuni tratti l’esposizione è sostenuta ed un’eventuale scivolata avrebbe conseguenze disastrose. Purtroppo la tendenza a sottovalutare, sottogradare, sminuire l’impegno complessivo di determinate tipologie di percorsi (escursionistici, come anche alpinistici) è una delle tante conseguenze dell’attuale omologazione delle attività montane all’ideologia dello “sportivismo”.

Dallo spiazzo (paletto con cartelli) si imbocca una carraia in leggera discesa (percorso CAI n° 653A) che in breve conduce nel greto del Torrente Liocca. Lo si attraversa (guado difficoltoso o impraticabile in caso di piena) continuando poi per ampia traccia in moderata pendenza. Entrati nel bosco, si giunge in pochi minuti ad un bivio (cartelli) collocato sulla sinistra di un tornante destrorso della carraia. Si va a sinistra per bella mulattiera che avanza pianeggiando all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Dopo una leggera risalita e una curva a sinistra, nel punto in cui l’ampia traccia effettua una netta svolta a destra, la si abbandona imboccando a sinistra un sentiero poco evidente (tenere d’occhio i segnavia) che porta ad attraversare il letto asciutto di un rio. Si piega poi a destra per traccia che si allarga a mulattiera, inizialmente in leggera discesa con il fondo non particolarmente incavato e con diverse sterpaglie, segno di una sua scarsa frequentazione. Poco più avanti si guada un ruscello e si continua in leggera salita sbucando infine in una carraia (paletto con cartelli). Si tratta del percorso CAI n° 653 che si segue a destra incontrando, appena dopo il bivio alla nostra sinistra, una fonte. Si prosegue per l’ampia mulattiera in leggera salita, attraversando nuovamente il letto asciutto del ruscello già varcato in precedenza, incontrando, dopo una netta svolta a sinistra, un bivio (cartelli). Qui si abbandona l’ampia traccia e si imbocca a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 653 per il Rifugio Sarzana. La traccia procede in moderata pendenza svoltando poco dopo a destra onde risalire il dorso di una ripida costa boscosa. Successivamente il sentiero piega a sinistra, passando vicino ad alcuni massi, dopo i quali si incontra una prima piazzola di carbonaia. Si continua pianeggiando, poi si svolta a destra attraversando una traccia trasversale e risalendo il pendio boscoso sulla destra di un ruscello. Dopo un’altra piazzola di carbonaia, la traccia piega nettamente a sinistra, conducendo in breve in un ampio ripiano boscoso dove si incontra un bivio dal quale si continua a sinistra per il sentiero n° 657. Tenendo d’occhio i segnavia, si attraversa il ripiano oltrepassando dapprima un ruscello asciutto, per poi piegare a destra onde iniziare la risalita di una sponda boscosa. Poco dopo la traccia effettua un tornante sinistrorso, assecondando successivamente un solco/rampa con a destra delle lastre rocciose ricoperte da muschio. Dopo questo tratto in obliquo ascendente, si effettuano un paio di svolte, oltre le quali occorre piegare a destra ignorando perciò la traccia che continua a sinistra (attenzione ai segnavia). Il percorso si sposta successivamente a sinistra risalendo un pendio boscoso caratterizzato dalla presenza di pietre e massi. Poi la traccia piega a destra e procede a sinistra di un ruscello conducendo ad un piazzola di carbonaia da cui si continua diritto. Segue una svolta a sinistra (tenere d’occhio i segnavia, piuttosto distanti in questo tratto) onde risalire un altro pendio caratterizzato da pietre e massi. Ci si sposta successivamente a destra, raggiungendo un ripiano boscoso che si attraversa orientandosi con i segni bianco-rossi sugli alberi. Si inizia poi a risalire, mediante sentiero a tornanti, una ripida sponda boscosa al sommo della quale si approda in un ripiano dove a destra si intravede quella che potrebbe sembrare una radura. Si tratta invece del Lago Gora, 1425 m, ridotto ormai a torbiera, che si raggiunge con breve deviazione a destra. Dai pressi del lago, il sentiero piega nettamente a sinistra (occhio ai segnavia) risalendo ripidamente con alcuni tornanti la sponda boscosa che separa da un’altra torbiera, il Lago Gomella, 1497 m. Appena prima del lago si svolta a destra procedendo in moderata pendenza, per poi svoltare a destra per sentiero pianeggiante che aggira una costa boscosa. Sempre pianeggiando e in leggera discesa, si approda in un bel ripiano boscoso, da cui si risale il pendio soprastante incontrando poco sopra la deviazione per la Sorgente Bramapane. Poco più avanti il sentiero risale un ripido pendio caratterizzato dalla presenza di grossi massi d’arenaria, conducendo infine al Rifugio Sarzana, 1580 m, collocato a poca distanza dal pittoresco Lago di Monte Acuto. Appena oltre il rifugio, si incontra un bivio dove si prende a sinistra il sentiero n° 659 per i Ghiaggioni e l’omonimo bivacco. Raggiunta l’estremità orientale del Lago di Monte Acuto, si ignora il sentiero n° 657 diretto alla Sella di Monte Acuto e si prosegue diritto (a sinistra, appena dopo il bivio, si stacca un traccia in discesa che conduce ad una fonte). Si procede per un tratto a saliscendi lambendo l’estremità di un lago in estate asciutto, per poi attraversare una pietraia dapprima in falsopiano passando di blocco in blocco e successivamente in leggera discesa. Rientrati nel bosco si procede a mezza costa, in un tratto piuttosto ripidamente, raggiungendo poco più avanti un bivio (paletto con cartelli) collocato sul dorso di una costa. Ignorato a destra il sentiero n° 657A per la Sella di Punta Buffanaro, si continua lungo il percorso n° 659 che inizia a scendere verso la conca dei Ghiaccioni. Si perde quota per ripida traccia che, dopo un tratto in direzione SW, effettua diversi tornanti tenendosi più in basso alla sinistra di una pietraia. Dopo uno spostamento a destra, si scende a fianco di un rio asciutto che si attraversa poco più in basso. Si prosegue varcando un secondo rio e si continua pianeggiando per un tratto, per poi sbucare, dopo un’ultima breve discesa, nello straordinario altopiano prativo dei Ghiaccioni, 1379 m. Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in tutto l’Appennino settentrionale in fatto di maestosità e grandiosità: siamo ai piedi del poderoso e severo versante occidentale dell’Alpe di Succiso e verso SW si ergono le bellissime placconate rocciose della Punta Buffanaro. Si attraversano i prati verso est oltrepassando un ruscello ed immettendosi nel sentiero n° 673 che si segue a sinistra. Poco più avanti, dopo un altro ruscello che si attraversa, troviamo il bivio (cartelli) con il sentiero che a destra sale verso il vicino Bivacco Ghiaccioni. Si continua lungo il percorso n° 673 che in breve conduce al guado del Torrente Liocca. Appena dopo è collocato un bivio (cartelli) dove si abbandona il sentiero seguito fino a questo punto, imboccando a destra il percorso contrassegnato n° 673A: si tratta del Sentiero Federico Barbarossa. La traccia, fin dall’inizio piuttosto labile, sale in mezzo all’erba alta per poi piegare a sinistra e attraversare una pietraia. Tenendo d’occhio i segnavia, dopo un breve tratto all’interno del bosco, si raggiunge una radura con piccola pietraia a sinistra e un’altra a destra. Si svolta a destra salendo per qualche metro lungo il margine destro della menzionata pietraia. Poi la traccia piega a sinistra, risalendo appena dopo verso destra un’altra pietraia dove, su un masso rettangolare, si nota un segnavia. Da quest’ultimo, guardando a sinistra, si individua subito un ometto e poco più avanti un altro segnavia su un masso: lo si raggiunge e si attraversa una sequenza di due solchi. Successivamente si deve penetrare e attraversare il canale ovest dell’Alpe di Succiso: guardando in alto a sinistra, si nota un segnavia su un masso e, poco più in alto, un’evidente cengia/rampa, obliqua da destra a sinistra, che dovremo raggiungere e percorrere. Dopo l’attraversamento dell’ampio solco, si sale ripidamente per alcuni metri avendo il canale a destra, per poi piegare a sinistra effettuando un faticoso obliquo ascendente fino a raggiungere il menzionato masso con segnavia. La traccia, dopo un piccolo ripiano prativo di ineguagliabile bellezza, continua a guadagnare quota in ripida salita a destra di un profondo canalone. Giunti ad un segnavia, si piega a sinistra portandosi all’interno del solco, rimontandolo per alcuni metri fino ad un altro segnavia dal quale si attraversa a sinistra uscendo così dal canale. Per esile traccia si raggiunge poco dopo un paletto in legno ben visibile dal basso: qui ha inizio la cengia/rampa che costituisce il “grimaldello” onde completare l’attraversamento dell’aspro e scosceso versante ovest dell’Alpe di Succiso. Giunti a questo punto, è necessaria un’attenta valutazione delle condizioni del terreno: in presenza di erba bagnata, o lingue nevose (a meno che non si disponga di picozza e ramponi), è assolutamente sconsigliato proseguire! Dal paletto, per sentierino scosceso si risale brevemente un ripido canalino con massi, per poi spostarsi a sinistra onde assecondare faticosamente una rampa ghiaiosa. Raggiunto un poggetto panoramico, si aggira un costa e si sale per qualche metro, attraversando appena dopo un ripido canale erboso. Si prosegue per cengia/rampa per traccia costantemente esposta, attraversando poco più avanti un altro ripido canale e montando sul dorso della successiva costa. Segue un delicato ed esposto traverso su ripido pendio con erba alta (attenzione!), per poi risalire per rampa raggiungendo infine il filo della erbosa cresta NW dell’Alpe di Succiso. Da questo momento il percorso si sviluppa pressoché in quota attraversando interamente il versante NW della montagna in direzione della evidente cresta/dorsale settentrionale. Si continua quindi per sentiero che a mezza costa, tra cespugli di mirtillo, conduce in un ripido solco, caratterizzato da lastre di arenaria, che si attraversa affrontando un breve e facile passo d’arrampicata. Segue una sequenza di ben cinque solchi/canali (ingombri di neve fino a tarda primavera) che si attraversano. Assecondando attentamente la poco marcata traccia nell’erba alta, si punta al non lontano profilo della dorsale nord, varcando altri due canali di cui il secondo è quello più largo. Raggiunto l’ampio filo dell’appena menzionata dorsale, si sale per un breve tratto per esso, piegando poi a sinistra in direzione del vicino limite superiore della boscaglia. Si continua scomodamente per traccia scoscesa attraversando in questo modo il profilo della dorsale. Dopo un breve tratto all’interno del bosco, si svolta a destra raggiungendo una crestina formata da grossi blocchi e risalti di arenaria. Il Rifugio Rio Pascolo è davanti a noi e per raggiungerlo è sufficiente continuare per traccia a mezza costa fino ad approdare ad un bivio collocato poco sotto il rifugio/bivacco. Dal bivio si scende a sinistra in direzione di Succiso Nuovo imboccando il percorso n° 655. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, ad un bivio poco evidente (ometto), si svolta a sinistra per larga traccia, ignorando a destra i segnavia del sentiero n° 669B. L’ampia mulattiera (CAI n° 655), che conduce in circa un’ora di rilassante cammino a Succiso Nuovo, è molto evidente e senza bivi che possono trarre in errore, perciò non abbisogna di descrizioni esplicative. Una volta raggiunta la chiesa del paese, si attraversa la sottostante strada asfaltata, scendendo mediante sentiero al rinomato Agriturismo “Valle dei Cavalieri”. Da qui si svolta a sinistra per stradina affiancata da villette abbandonandola al primo bivio, imboccando un viottolo in discesa che conduce nella strada asfaltata proveniente dal Succiso di Mezzo. Si segue l’asfalto a sinistra ritornando dopo alcuni minuti al tornante destrorso della strada in corrispondenza del quale abbiamo parcheggiato l’auto.