Punta Polse: Via Ferrata Attilio Sieff

Immagine (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Ziano di Fiemme 953 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 2,45/3 h

Tempi parziali: Ziano-Zanon-attacco Ferrata Attilio Sieff (1 h) ; attacco ferrata-Punta Polse (30 min) ; Punta Polse-Ziano (1,15 h)

Difficoltà: EEA – B (media difficoltà) la Ferrata Attilio Sieff ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2019

Accesso stradale: usciti dall’A22 ad Ora/Auer, si imbocca la S.S. 48, raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Dalla nota località di villeggiatura si continua per la statale oltrepassando i centri di Tesero e Panchià, raggiungendo, dopo 2 km da quest’ultima località, Ziano di Fiemme, dove si parcheggia l’auto.

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso attrezzato molto interessante, non difficile, ma allo stesso tempo da non sottovalutare. Infatti sono presenti singoli passaggi ripidi che richiedono attenzione, soprattutto in discesa. Inoltre, la maggior parte della ferrata, in particolare nella sezione iniziale, è esposta a possibili scariche di sassi. Per quello che invece concerne l’avvicinamento, la tempesta Vaia ha reso impercorribile la prima parte che si svolgeva lungo la “Passeggiata delle Coronelle”, per cui si è costretti ad effettuare un giro più ampio al fine di recuperare il sentiero tradizionale.

Dalla piazza di Ziano di Fiemme, nel lato opposto della statale e a fianco dell’Hotel Polo, si imbocca Via Zanon, attraversando in questo modo la parte alta del paese. Appena dopo l’Hotel Zanon, si stacca a sinistra il percorso della “Passeggiata delle Coronelle” che fino al 29/10/2018 (data della tempesta Vaia) costituiva la prima parte del sentiero d’avvicinamento alla ferrata, attualmente impercorribile. Si prosegue quindi in direzione della frazione Zanon, entrati nella quale, in corrispondenza di una piazzetta con fontana, si prende a sinistra Via Casoni. Si attraversa in salita tutta la parte alta dell’abitato, continuando poi a destra per carraia. Si sale per quest’ultima costeggiano inizialmente panoramici prati, guadagnando successivamente quota in modo più diretto. Dopo essere transitati a fianco di una stalla, si sbuca in una carrareccia trasversale proveniente dall’Agritur Maso Val Averta. Qui giunti si volta a sinistra trascurando subito a destra (paletto con cartelli) un viottolo che conduce ad una casa e che continua in direzione della Val Averta Val Boneta (il sentiero n° 509 che risale l’omonima valle è attualmente chiuso). Noi proseguiamo diritto per bella e comoda carraia che taglia ampie sezioni di bosco divelto (in questa zona la tempesta Vaia ha realizzato una vera e propria strage di alberi), fino ad arrivare ad un suo netto tornante destrorso (poco prima si innesta alla nostra sinistra il sentiero delle Coronelle). Si abbandona l’ampia traccia, che prosegue in direzione della Val Boneta, ignorando anche una carraia che avanza diritto, imboccando in corrispondenza della curva (indicazione per la ferrata) un erto sentiero. Dopo la prima rampa, la traccia svolta subito a sinistra e procede in ripida salita a fianco di tronchi d’alberi appositamente tagliati per rendere accessibile il percorso. In seguito si inizia una più comoda sequenza di tornanti in cui si attraversa più volte una specie di solco ghiaioso. Più in alto il sentiero riprende la direzione ovest effettuando successivamente altre ripide svolte e tornanti. Giunti alla base di strapiombanti pareti, a poca distanza dall’inizio della gola dove si sviluppa il percorso attrezzato, si notano alcune interessanti iscrizioni rupestri. Costeggiando le pareti rocciose (meglio indossare subito il casco) si arriva allo sbocco della gola, delimitata a sinistra dal pilastro della Punta Polse, e in breve all’attacco della Via Ferrata Attilio Sieff (tabella esplicativa e targa commemorativa posta poco più in alto).

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

La prima sezione del percorso attrezzato si sviluppa nella sponda sinistra orografica della gola e, come già specificato nell’introduzione, può essere soggetta a scariche di sassi. Dall’attacco si sale per facile rampa che conduce, dopo un breve passo un po’ più ripido (A+), alla base di un più impegnativo canale/diedro. Lo si supera nei primi metri al suo interno, per poi scalare le ripide rocce di sinistra (B). Si effettua successivamente un traverso a sinistra per cengia, rimontando poi un breve diedrino, sfruttando per la progressione tre staffe (A/B). Un altro facile traverso per cengetta ghiaiosa conduce nel limite destro (orografico) della gola. Da qui si supera subito una ripida paretina (B+) che precede una rampa. Si scala quest’ultima con divertente arrampicata (B) in direzione di una caratteristica e angusta fenditura, penetrarti nella quale, in traverso a destra (roccia scivolosa), si passa sotto un grosso masso incastrato. Se ne esce con un particolare passaggio che a prima vista potrebbe sembrare più impegnativo di quello che in realtà è, niente di più di un’impressione data dall’esposizione (B). Poi, dopo spostamento a sinistra, si rimonta un ripido e malagevole canale con masso incastrato (A/B), guadagnando in questo modo una forcella tra la Punta Polse a sinistra e un pinnacolo a destra. Con un singolo brevissimo passaggio non facile (B/C), si inizia un traverso a sinistra di pochi metri su parete verticale, utilizzando come appoggi per i piedi alcuni fittoni (B+). Poi si scala direttamente una verticale fessura sfruttando altri fittoni e ottimi appoggi (B+), sbucando infine nel plateau sommitale. Verso sinistra si raggiunge la vetta vera e propria, 1450 m, caratterizzata da un’alta croce ben visibile dall’abitato di Ziano, nonché da un vastissimo panorama sulla Val di Fiemme, i Lagorai e le Pale di San Martino. Si ritorna al punto di partenza seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.

 

 

 

La Punta Buffanaro per le placche nord-est (Via “Ti Vedo Tentennare”) e il Monte Alto (discesa per la cresta nord-est)

100_1542 (FILEminimizer)Il tracciato della Via “Ti Vedo Tentennare”

Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1030 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Ti Vedo Tentennare” (45 min) ; Via “Ti Vedo Tentennare”-sommità Punta Buffanaro (1/1,30 h) ; Punta Buffananro-Monte Alto (45 min) ; Monte Alto- ferrata cresta NE-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-Ghiaccioni (40 min) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Ti Vedo Tentennare” dal sentiero n° 659 ; PD (II° e III°) la Via “Ti Vedo Tentennare” ; EE/EEA (A/B) il crinale dalla Punta Buffanaro al Monte Alto ; EEA (B/C) la ferrata della cresta NE del Monte Alto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata e da ferrata (per la Via “Ti Vedo Tentennare” portare un assortimento di chiodi per attrezzare o rinforzare le soste)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quello proposto è certamente uno degli itinerari più completi, da qualsiasi punto di vista, che sia possibile effettuare nell’ambito dell’Appennino emiliano se non settentrionale. Già la bellezza dei luoghi visitati ha pochi eguali, e se a questo aggiungiamo l’interessante scalata delle placche N/NE del Punta Buffanaro, il tratto di crinale (tra i più belli in assoluto) che congiunge quest’ultima al Monte Alto e, infine, la discesa per la cresta NE del monte in questione, ne risulta una combinazione impegnativa ma, allo stesso tempo, estremamente appagante. La Via “Ti Vedo Tentennare”, aperta da G. Simonini T. Morduzzi nel 2008, è una facile arrampicata, perlopiù d’aderenza, dalla linea molto semplice. Nella prima sezione si risale una sequenza di placche, tenendosi appena a sinistra e rasentando un muro verticale che delimita a destra la placconata e che forma un diedro. Nella seconda sezione, invece, si rimonta integralmente lo spigolo nord della Punta Buffanaro, fino a raggiungere il crinale sommitale. Nella via sono presenti solo alcuni chiodi di sosta e nessuna protezione intermedia. E’ quindi consigliabile portare con se un assortimento di chiodi ed alcune protezioni veloci, utili soprattutto nella prima sezione. Particolare attenzione va posta al tratto finale prima di raggiungere il filo della cresta nord: infatti, si deve risalire un ripido pendio erboso che risulta molto scivoloso, soprattutto se affrontato con le scarpette d’arrampicata. Considerando la tipologia dell’arrampicata (d’aderenza), è assolutamente necessario affrontare l’ascesa dopo un prolungato periodo di bel tempo. Proprio per questo motivo la stagione più raccomandata risulta essere quella estiva. Riguardo, invece, la discesa lungo la ferrata della cresta NE del Monte Alto, si dovrà scavalcare un esposto gendarme roccioso e discendere lisce placche, tratto quest’ultimo, in quanto affrontato in discesa, decisamente impegnativo. 

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Ramiseto (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta, guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice, fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da una pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso, più in alto, piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito che segna l’inizio della via). La nostra linea di salita è molto semplice: dobbiamo scalare le placche a sinistra del menzionato muro che si costeggia costantemente. Dal chiodo iniziale si scala direttamente una prima liscia placchetta (III°), continuando poi in obliquo a destra onde portarsi a ridosso del muro di rocce rotte che delimita a destra la placconata. Si scala una successione di placchette con bella arrampicata costeggiando il più volte menzionato muro (II°+/III° ; alcuni blocchi instabili). Si supera poi, tenendosi leggermente a sinistra e sfruttando buoni appoggi, un breve rigonfiamento un po’ più ripido (II°+). Dopo alcuni metri si raggiungere quella che, stando alla relazione originale dei primi salitori, dovrebbe essere l’ultima sosta prima di raggiungere lo spigolo (70 metri ca. dall’attacco, spezzabili in due lunghezze di corda ; soste da rinforzare o attrezzare). Da qui, tenendosi a ridosso del muro, si scalano brevi placchette (II°+), continuando successivamente per ripido pendio prativo, sfruttando poco più in alto una piccola lastra rocciosa. Raggiunta una forcellina (35 m ; spuntone con cordino), situata proprio sul filo dello spigolo settentrionale della Punta Buffanaro, si prosegue assecondando costantemente quest’ultimo. Nella parte iniziale si risalgono ripidi pendii cespugliosi con qualche sporadica roccia affiorante. Successivamente lo spigolo diviene più roccioso: lo si scala assecondando il suo filo, superando grandini e placchette con divertente arrampicata (II° max). Si giunge così sotto l’ultima sezione della parete caratterizzata da una liscia lastra rocciosa. Si prosegue risalendo quest’ultima, tenendosi nei pressi del suo spigolo delimitato a destra da una fenditura (II°-). Si approda infine sulla cresta sommitale che si segue a sinistra, incontrando appena dopo un paio di chiodi di sosta (220 metri ca. dalla forcellina, nei quali si procede inizialmente in conserva, poi si effettuano 3 tiri da 60 m; presenti alcuni chiodi di sosta). Poco più avanti si mette piede nel sentiero n°00 mediante il quale si guadagna la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si continua ad assecondare il crinale in direzione del Monte Alto, scendendo inizialmente per ripida traccia per poi perdere quota a destra di una lastra rocciosa. Aggirato a destra un risalto, si prosegue per il magnifico crinale erboso, raggiungendo una selletta dove a destra si stacca la poco evidente traccia, contrassegnata n° 106, proveniente da Torsana. Si continua salendo sulla sinistra del crinale vero e proprio, per poi riprenderne il filo e proseguire assecondandolo. Raggiunta la sommità di una cima secondaria, 1838 m, si prosegue per un tratto in discesa, avvicinandosi progressivamente alla sezione più rocciosa ed impervia della dorsale spartiacque. Dopo alcune roccette, si raggiunge la base di un risalto roccioso dove si rinvengono le attrezzature del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. 

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile) 

Si traversa a sinistra per un paio di metri e si scalano direttamente la sovrastanti ripide rocce sfruttando ottimi appoggi naturali (II° senza l’ausilio delle attrezzature, altrimenti A/B). Si prosegue poi per crestina caratterizzata da placchette aiutandosi con una fune d’acciaio (A). Dopo aver superato con un brevissimo passo d’arrampicata un gradino con spaccatura, si aggira a sinistra uno spuntone. Il sentiero prosegue tenendosi sulla sinistra del filo del crinale divisorio, avanzando verso la non lontana sommità del Monte Alto. Guadagnata la stupenda cima, 1904 m, si scende in direzione del Passo di Pietratagliata, seguendo il ripido sentiero n° 00. Giunti a poca distanza da un caratteristico gendarme roccioso, che precipita verso SW con un verticale spigoletto, ci si dirige verso quest’ultimo, abbandonando perciò il sentiero. Per esile traccia si aggira uno spuntone fino ad arrivare alla base del menzionato spigolo. Siamo all’inizio (o alla fine, dipende ovviamente dal senso di percorrenza) della ferrata della cresta NE del Monte Alto, parte integrante del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si scala direttamente la verticale paretina, nella parte iniziale decisamente avara d’appoggi, aiutandosi, oltre che con il cavo ben teso, con una staffa utile come appiglio (B/C). Dopo questi primi metri impegnativi, si approda sulla cresta sommitale del gendarme, che si asseconda affrontando inizialmente un traverso esposto e non facile (B). Dalla cima si incomincia un’impegnativa discesa per placche lisce attrezzate con corda d’acciaio ben tesa. La prima parte risulta tutto sommato abbastanza agevole (B); successivamente la placca diviene più ripida ed esposta. La si discende in totale aderenza, sfruttando in alcuni punti una rampetta situata alla nostra sinistra (C). Poi si discende un’altra rampa a placche (A/B), giungendo così al termine di questa notevole ma impegnativa sezione di ferrata. Una ripida traccia conduce alla sottostante sella oltre la quale si monta sulla sommità di un groppo. Si scende nel versante opposto per sentierino ripido e disagevole, tenendosi a sinistra di una grande lastra rocciosa e a destra di una più piccola. Successivamente si aggira a destra un risalto, giungendo così alla base di un altro groppo dove riappaiono le attrezzature della ferrata. Si scala inizialmente una specie di diedro (B) continuando poi per ripide rocce dotate di buoni appoggi, aiutandosi nella parte finale con una staffa (B). Dalla sommità dello spuntone si scende nel versante opposto per ripide e delicate placchette, poi per traccia. Dopo aver aggirato a destra un risalto, si approda al sommo dell’ultimo dosso della cresta che precede il Passo di Pietratagliata. Attraversando una piccola pietraia e discendendo una lastra rocciosa attrezzata con corda d’acciaio (A+), si approda al caratteristico valico, punto d’incontro della cresta NE del Monte Alto con il crinale S dell’Alpe di Succiso. Da qui si piega in versante Liocca assecondando il sentiero n° 673 che inizialmente taglia a mezza costa la testata del grandioso vallone compreso tra il versante NE del Monte Alto e quello SW dell’Alpe di Succiso. La traccia vira poi a sinistra e perde quota a mezza costa ai piedi di ripidi pendii prativi. Più in basso il sentiero svolta nettamente a sinistra, varcando un ruscello asciutto (il Torrente Liocca), per poi procedere nel versante sinistro della valle da esso formata. Alternando radure a fasce boscose, per traccia sempre evidente e ben segnata, si giunge a poca distanza della base delle magnifiche placche basse della Punta Buffanaro, dove sale la Via “Il Chiodo Fisso”. Dopo un’ultima discesa all’interno della faggeta, si approda nella conca prativa dei Ghiaccioni, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

 

 

Punta Buffanaro e Monte Acuto: anello dalla diga del Lago Paduli

100_8509 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: diga del Lago Paduli 1157 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: diga del Lago Paduli-Rifugio Sarzana (1,40 h) ; Rifugio Sarzana-Sella Buffanaro (45 min) ; Sella Buffanaro-Punta Buffanaro A/R (45 min) ; Sella Buffanaro-Sella di Monte Acuto-Monte Acuto (45 min/1 h) ; Monte Acuto-Sella di Monte Acuto-sentiero n° 00/659A-bivio sentiero n° 653 (1 h) ; bivio sentiero n° 653-diga del Lago Paduli (45 min)

Difficoltà: E+ il sentiero n° 657A per la Sella Buffanaro ; E+/EE l’ascesa e discesa della Punta Buffanaro dalla sella omonima ; EE/EEA (tratti attrezzati facili con un passaggio di media difficoltà) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena in direzione della Sella di Monte Acuto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (consigliabile l’attrezzatura da ferrata per il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena)

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Diga del Lago Paduli ; Reggio Emilia-S.Polo d’Enza-Vetto d’Enza-Ramiseto-Miscoso-diga del Lago Paduli. Si parcheggia l’auto oltre il ponte, lungo la provinciale per Ramiseto 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Grandioso anello in una delle più interessanti aree dell’Appennino settentrionale. I Groppi di Camporaghena si presentano come una cresta/crinale che dal Monte Acuto si dilunga in direzione SE fino al Monte Alto. Quest’ultimo è poi il nodo orografico in cui si incontrano due creste: quella nord-est che degrada verso il Passo di Pietra Tagliata, saldandosi qui con il crinale sud dell’Alpe di Succiso, e la lunga e severa cresta E, naturale continuazione della dorsale spartiacque dei Groppi di Camporaghena. La Punta Buffanaro è forse la cima più “caratterizzata” del lungo crinale, soprattutto per le spettacolari placche del suo versante NE.

Dalla diga del Lago Paduli (cartelli) ci si incammina lungo una carraia, delimitata a destra da una recinzione, raggiungendo quasi subito un bivio (cartelli), dove si prosegue a sinistra imboccando il percorso CAI n° 659 per il Rifugio Sarzana. Appena dopo, nei pressi di un’edicola con maestà, si incontra un secondo bivio, dove si continua a sinistra ignorando a destra la traccia n° 659A/653 da cui torneremo. Il nostro sentiero procede, dopo un primo tratto in moderata pendenza, perlopiù in leggera salita all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Si transita nelle vicinanze di uno stagno stagionale, per poi guadare il Rio Garzoli e risalire verso una costa boscosa che si valica. Poco dopo dopo si incontra il bivio (cartelli) con il sentiero SD (Strada dei Ducati) per Miscoso che si ignora, continuando diritto sempre in direzione del Rifugio Sarzana. Tralasciato anche il sentiero n° 653 (cartelli) che si stacca a destra, ci si immette poco dopo in un’ampia traccia che si segue svoltando progressivamente verso S. Poco più avanti si approda in una radura in cui è situato l’ennesimo bivio: si ignora a sinistra il percorso n° 653 per Succiso Nuovo, continuando diritto mantenendo lo stesso segnavia di prima. Successivamente la traccia inizia a guadagnare quota lungo un pendio boscoso soggetto a operazioni di disboscamento. Dopo aver superato un ripido strappo, si continua con minore pendenza sempre all’interno del bosco. Poco più avanti si risalgono alcune radure arbustive, per poi procedere a mezza costa ai piedi della dorsale settentrionale del Monte Acuto. Dopo una breve discesa si approda nel ripiano boschivo dove è situato il Rifugio Sarzana1575 m, a poca distanza dal magnifico Lago di Monte Acuto. Dal rifugio si prosegue per il sentiero n° 659 lambendo la sponda nord-est dello specchio d’acqua, raggiungendo un bivio dove a destra si stacca la traccia per la Sella di Monte Acuto. Si prosegue diritto (appena dopo a sinistra si stacca una traccia in discesa che conduce ad una fonte) transitando dopo qualche minuto nei pressi di un altro lago con acqua stagnante, per poi attraversare in falsopiano e leggera discesa una pietraia. Si continua successivamente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo infine un bivio collocato in prossimità del dorso di una costa. Qui si abbandona il sentiero n° 659, che compiendo diversi tornanti scende verso i Ghiaccioni, per imboccare a destra la traccia contrassegnata n° 657A. Si procede per un tratto all’interno di un solco avendo a sinistra la già menzionata dorsale boscosa. Poco più avanti la si raggiunge e attraversa, continuando poi a mezza costa all’interno del bosco. Dopo alcuni minuti si giunge alla base di una ripida pietraia che si risale per pochi metri per poi attraversarla verso sinistra (tenere d’occhio i segnavia). Usciti definitivamente dal bosco, si avanza in obliquo ascendente – affrontando anche ripidi strappi – per stretto sentiero che risale e attraversa un paio di pietraie, di cui la seconda è la più estesa. In questo tratto è possibile ammirare visuali davvero grandiose sul versante occidentale dell’Alpe di Succiso. Una breve ma ripida risalita, ormai in prossimità del crinale (sulla destra sono ben visibili i cavi del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena), precede la panoramica Sella Buffanaro1752 m, situata ai piedi del severo profilo nord/occidentale dell’omonima punta. Si continua alla volta di quest’ultima, affrontando fin da subito una dura risalita lungo il filo della dorsale, per poi procedere per un breve tratto con minor pendenza. La traccia del sentiero 00 si sposta successivamente a destra rispetto i risalti rocciosi della cresta, procedendo in ripida salita mediante stretti tornanti. Poco più avanti il sentiero avanza in obliquo ascendente tagliando ripidi ed esposti pendii nel versante lunense della montagna. Superate alcune roccette, si rimette piede, ormai a poca distanza dalla cima, nel crinale divisorio al sommo di lisce lastre rocciose che degradano verso la Valle Liocca e i Ghiaccioni. In breve si guadagna con soddisfazione la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si ritorna alla Sella Buffanaro percorrendo a ritroso il sentiero effettuato in salita, prestando la massima attenzione alla ripidezza ed esposizione di molti tratti. Dal valico di crinale si continua in direzione della Sella di Monte Acuto, iniziando ad ascendere verso una cima secondaria mediante il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Tenendosi sull’esposto filo di cresta, si rimontano facili placche (A) che precedono una breve discesa (A+) e un tratto di crinale aereo. Giunti sotto un ripido risalto, lo si supera direttamente sfruttando un diedro (B), cui fa seguito un’ esposta crestina (A). Si discende un brevissimo muretto verticale (B), per poi avvicinarsi ad un altro risalto che si supera agevolmente assecondando un canalino (A). Continuando lungo il filo di cresta, si rimontano in obliquo facili e gradinate placchette, effettuando anche brevi traversi (A/A+). Superata una breve balza (A), si giunge al termine della prima sezione del percorso attrezzato. Una traccia conduce velocemente alla sommità di una panoramica cima da cui si discende nel lato opposto tenendosi nei pressi del crinale divisorio. Raggiunta una selletta situata sotto un ripido groppo, si procede inizialmente per sentiero in obliquo ascendente, effettuando successivamente un traverso attrezzato (A+). Aggirato il profilo dell’altura, ha termine (o inizio, dipende dal senso in cui lo si percorre) il Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Raggiunta mediante labile traccia la sommità di un’altra quota del lungo crinale, si prosegue comodamente alla volta della ben visibile Sella di Monte Acuto, 1721 m (poco prima di quest’ultima, sulla cima di un dosso erboso disposto alla nostra sinistra, è collocato un interessante cippo confinario risalente la 1828). Messo piede sul valico di crinale (cartelli) ci si dirige verso la sommità del Monte Acuto, oltrepassando inizialmente dei grossi blocchi. Assecondando una marcata traccia, che si mantiene nei pressi dell’ariosa cresta sud/occidentale del monte, si guadagna in breve la panoramica sommità, 1785 m. Ritornati al valico di prima, si inzia la discesa nel versante lunense seguendo il percorso n° 00. Per bella mulattiera si raggiunge poco più in basso una magnifica dorsale prativa che regala visuali mozzafiato sui versanti meridionali dei Groppi di Camporaghena. Il sentiero piega poi a destra, contornando poco più avanti il margine del bosco, per poi assecondare, appena a sinistra del limite della vegetazione, una dorsale che degrada verso W, denominata la Costaccia. Spostandosi a sinistra in più ripida discesa, si raggiunge un bivio dal quale, ignorata a sinistra la continuazione del sentiero 00 diretto alla Foce di Torsana, si prosegue a destra per il percorso n° 659A. Si asseconda ancora per poco la già menzionata dorsale, per poi piegare a sinistra scendendo obliquamente verso alcuni alberi in corrispondenza dei quali la traccia piega nettamente a destra. Ora non resta che seguire la magnifica mulattiera che effettuando numerosi tornanti conduce in circa 30 minuti di rilassante cammino al bivio con il sentiero n° 653 per la Foce Torsana. Dal paletto con cartelli si prosegue a destra mantenendo lo stesso segnavia di prima, procedendo inizialmente in direzione N-N/W. Poco più avanti il percorso svolta verso NE, avanzando a mezza costa generalmente in piano, ma con qualche leggera contropendenza. Si attraversano tre ripidi solchi, per poi raggiungere, sempre per ottimo ed evidente sentiero, un bivio (cartelli). Ignorato a destra il percorso n° 653, si continua a sinistra approdando dopo alcuni minuti di non ripida discesa in una magnifica radura attraversata da un corso d’acqua. Varcato quest’ultimo grazie ad una rudimentale passerella in legno e raggiunto il lato opposto della radura, si procede per un breve tratto in leggera salita, per poi scendere mantenendosi nella sponda destra orografica di un valletta. Più in basso si svolta a destra, raggiungendo infine il bivio incontrato all’inizio dell’escursione. In breve si fa ritorno alla diga del Lago Paduli e alla provinciale per Ramiseto.

 

Monte Alto: cresta nord-est e crinale est

100_8301 (FILEminimizer)La cresta nord-est del Monte Alto

Punto di partenza/arrivo: Passo del Cerreto 1261 m

Dislivello: 650 m ca

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Passo del Cerreto-Passo dell’Ospedalaccio-Sorgenti del Secchia (1/1,15 h) ; Sorgenti del Secchia-Passo di Pietra Tagliata (40 min) ; Passo di Pietra Tagliata-cresta NE Monte Alto-sommità Monte Alto (30 min) ; sommità Monte Alto-crinale E-Passo dell’Ospedalaccio-Passo del Cerreto (2,15 h)

Difficoltà: EEA (tratti medio/facili ; A/B) il percorso attrezzato lungo la cresta nord-est del Monte Alto ; EE il crinale est ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (per la Cresta Nord-Est del Monte Alto)

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Passo del Cerreto ; Parma-Traversetolo-S.Polo d’Enza-Vetto-Ramiseto-Cervarezza-Collagna-Passo del Cerreto

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso del massimo interesse che implica la concatenazione di due creste/crinali tra i più spettacolari di tutto l’Appennino emiliano.

Dal Passo del Cerreto, nel retro dell’omonimo albergo e ristorante, si imbocca il sentiero 00 che procede in piano all’interno del bosco. Dopo alcuni saliscendi e belle radure che si attraversano, si raggiunge un magnifico ripiano prativo ai piedi del ripido fianco sud-est del Monte Alto. Poco più avanti è situato il Passo dell’Ospedalaccio1271 m, raggiunto il quale ci si innesta in una carraia che si segue a destra per poche decine di metri. Raggiunto un bivio evidente (cartelli), si piega infatti a sinistra guadagnando quota per ripida traccia, fino ad incontrare un altro bivio dove si abbandona il percorso 00 che si inerpica lungo l’erta dorsale del Monte Alto. Si continua invece a destra per l’ottimo sentiero contrassegnato n° 671, che procede in leggera e moderata salita tagliando a mezza costa i pendii prativi del Monte Alto. Entrati nel bosco, si raggiunge inizialmente una fontana, per poi affrontare un ripida salita che precede una panoramica costa. Qui il sentiero piega repentinamente a sinistra procedendo per un tratto in discesa, conducendo poco più avanti all’interno di uno straordinario anfiteatro di origine glaciale in località Prataccio 1509 m. Dal bivio con cartelli si prosegue a sinistra in direzione del Passo di Pietra Tagliata, attraversando l’intero ripiano prativo e transitando a fianco di un caratteristico masso. Si rientra brevemente nella faggeta per poi uscirne poco dopo, giungendo in una bella e selvaggia valletta dove si trova la Sorgente del Secchia1536 m. Si continua lungo il sentiero n° 671 che dopo un ultimo tratto all’interno del bosco comincia ad inerpicarsi alla base del severo versante meridionale dell’Alpe di Succiso. L’ottima traccia guadagna poi quota effettuando alcuni tornanti, conducendo infine ad una caratteristica forcella “intagliata” fra risalti di arenaria macigno: siamo, infatti, in località Passo di Pietra Tagliata, 1779 m, punto di incontro del crinale sud dell’Alpe di Succiso con la cresta nord-est del Monte Alto. Ci dirigiamo verso quest’ultimo, iniziando immediatamente a risalire una lastra rocciosa aiutandosi con un cavo d’acciaio. Si continua successivamente per pietraia, giungendo così al sommo del primo risalto da cui si ammira il poderoso gendarme che andremo a scavalcare. Aggirato a sinistra uno spuntone, si raggiunge il vertice di un groppo dove si incontra il primo tratto di ferrata.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si affronta una discesa molto ripida, sfruttando, oltre il cavo, una staffa e buoni appoggi naturali (B). Dopo questo primo tratto attrezzato, si aggira a sinistra un altro risalto e si continua lungo la bellissima cresta guadagnando la panoramica sommità di un dosso (una liscia lastra rocciosa va aggirata a sinistra). Si scende per esile traccia e si risale ripidamente in direzione del già menzionato gendarme, dove è ben visibile il cavo d’acciaio del secondo e più interessante tratto di ferrata. Raggiunto l’inizio delle attrezzature, si risale una facile rampa (A/B), per poi iniziare un’entusiasmante scalata d’aderenza per placca liscia ed esposta (B/C il primo tratto, poi B). Approdati sull’aerea cima del gendarme, si compie un esposto traverso (A/B) assecondando la crestina sommitale, e con un passo un po’ più impegnativo (B) si giunge al vertice di una verticale paretina. La si discende con attenzione, utilizzando inizialmente buoni appoggi naturali, poi un’utilissima staffa (B/C). Qui termina il percorso attrezzato che, a sua volta, costituisce una sezione a se stante del più lungo Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si continua aggirando uno spuntone esposto, per poi congiungersi con il sentiero segnato tramite il quale si guadagna, non senza fatica, la notevole cima del Monte Alto1904 m, da cui si ammirano visuali davvero grandiose. Per la discesa seguiremo il magnifico crinale sud-est lungo il percorso contrassegnato 00. Si tratta di un sentiero che richiede molta attenzione per la presenza di tratti esposti in cui è necessario appoggiare le mani sulla roccia. Inoltre i segnavia bianco-rossi sono estremamente sbiaditi, rendendo in alcuni punti non immediato il reperimento del giusto percorso da seguire. Dalla sommità si procede verso sud, iniziando poco più avanti a scendere lungo il ripido crinale fino ad una netta svolta a sinistra del sentiero (paletto con cartello). Si continua a mezza costa nel versante lunense, rimettendo piede, dopo una ripida discesa, nella dorsale spartiacque. Segue uno dei tratti più delicati dell’intero percorso: si deve rimontare un’esposta e affilata crestina che costituisce il sommo di una lastra rocciosa che degrada nel versante Secchia. Ci si arrampica con attenzione lungo il filo (I°), oppure ci si tiene inizialmente a sinistra obliquando poi a destra. Successivamente ci si deve calare a destra (versante lunense) discendendo ripide roccette con erba (I°) che richiedono molta attenzione. Si prosegue lungo il magnifico crinale, giungendo poco dopo all’inizio di un secondo tratto piuttosto delicato: si deve attraversare, tenendosi poco sotto il filo di cresta, un’altra lastra rocciosa, per poi calarsi a destra discendendo un ripido risalto di pochi metri (I°+). Dopo questo ostacolo si continua per la dorsale spartiacque in direzione di una cima secondaria, la cui sommità si guadagna dopo aver superato, in obliquo a sinistra, un risalto formato da grossi blocchi. Dalla panoramica cima si scende ripidamente lungo il crinale, assecondandolo costantemente seguendo la traccia del percorso 00. In seguito si devono scavalcare alcuni groppi prestando attenzione ai segnavia molto sbiaditi. Raggiunta l’ultima quota si scende per un tratto a destra del roccioso filo della dorsale, per poi incominciare a discendere il ripido profilo sud-est della montagna in direzione del sottostante e ben visibile Passo dell’Ospedalaccio. La traccia effettua diversi tornanti e, in alcuni punti, non è particolarmente evidente, per cui occorre prestare attenzione ai pochi segnavia presenti e a qualche ometto. Più in basso si incontra il bivio con il sentiero 102 che si stacca a destra e che si ignora. Un’ultima ripida discesa a destra di un solco precede il bivio, incontrato durante l’ascesa, con il sentiero n° 671. Si segue a ritroso il percorso effettuato in salita fino al Passo del Cerreto.

 

Pietra di Bismantova: Ferrata Ovest o dell’Ultimo Sole

100_7837

Punto di partenza/arrivo: Piazzale Dante 880 m

Dislivello: 180 m complessivi ; dai 50 m ai 70 m circa di ferrata

Difficoltà: facile-media ; (A/B)

Durata complessiva: 1,45/2,00 h

Tempi parziali: Piazzale Dante-attacco ferrata (15 min.) ; attacco ferrata-termine ferrata (25/30 min.) ; termine ferrata-sentiero 697-sentiero 699-Campo Pianelli-Piazzale Dante (1,00 h)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: maggio 2017

Accesso stradale: Castlenovo né Monti è raggiungibile sia da Reggio-Emilia per la S.S. 63, oppure da Parma, passando per Traversetolo-S.Polo-Vetto. Da Castelnovo si seguono le indicazioni per la Pietra di Bismantova imboccando, nella parte alta del paese, una ripida stradina che conduce nei pressi del cimitero e dello spiazzo di atterraggio degli elicotteri. Al bivio successivo si continua a sinistra per strada che effettua un paio di tornanti, cui fa seguito un tratto a mezza costa (sono presenti alcuni spiazzi dove è necessario parcheggiare l’auto nei giorni festivi). Poco dopo si giunge all’ampio parcheggio di Piazzale Dante.

map

www.openstreetmap.org  Il tracciato della ferrata è segnato in rosso ed è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario:

Interessante ferrata di recente installazione che permette una conoscenza abbastanza approfondita del versante ovest della Pietra di Bismantova. Il percorso attrezzato è suddivisibile in due sezioni molto differenti: 1) Un lungo traverso, con brevi saliscendi, alla base di verticali pareti 2) Una divertente, diretta ed esposta scalata dove si sfruttano diedri e rampe. L’aspetto che maggiormente mi attrae di questa ferrata consiste nel suo porsi in perfetta antitesi rispetto l’attuale “ferratismo ginnico” che costituisce l’intenzione di fondo per l’installazione di nuovi percorsi attrezzati, in alcuni casi di dubbio interesse. In considerazione della brevità della ferrata, suggerisco di inserirla nell’anello proposto che regala notevoli scorci panoramici in settori della Pietra di Bismantova poco frequentati e perciò silenziosi (dimensione, quella del silenzio, che negli ambienti dove impera l’arrampicata sportiva è quasi impossibile gustare). La curiosa denominazione della ferrata deriva dal fatto che svolgendosi in un versante ovest è possibile compiere l’ascesa illuminati dal sole solo nel tardo pomeriggio, godendosi in questo modo l'”ultimo sole” della giornata.

Da Piazzale Dante si risale la soprastante scalinata e il successivo ripido tratto di stradina asfaltata raggiungendo in breve il Rifugio Kreuz. Si continua per l’ampio sentiero (sulla sinistra, poco dopo il rifugio, pannello con cartina), diretto al plateau sommitale e contrassegnato CAI n°697. Dopo un tratto in moderata pendenza si transita alla base delle spettacolari pareti di arenaria incontrando e ignorando a destra gli sbiaditi segni blu dell’omonimo sentiero. La traccia continua in leggera salita passando sotto altre verticali pareti e conducendo alla base di una caratteristica rampa a placche dove si sviluppa la classica Via Anna. Appena dopo si penetra nel bosco e si prosegue lungo il sentiero 697 ancora per poco: infatti, giunti ad un bivio evidente (cartello con l’indicazione per la ferrata), si abbandona il percorso diretto alla sommità, per imboccare a sinistra una traccia che inizialmente procede in ripida discesa. Poco più avanti è collocato l’attacco della prima sezione della percorso attrezzato (pannello esplicativo e particolare scultura lignea dal nome “Gnomo dal Cappello”).

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si rimonta agevolmente una prima balza (A) per poi iniziare un lungo traverso a sinistra sfruttando una spettacolare cengia alla base di una verticale parete (A). Dopo un brevissimo tratto in cui la fune obbliga a procedere sbalzati leggermente all’infuori (A/B), si deve attraversare una spaccatura (altra interessante scultura lignea sul tronco di un albero) scendendo per pochi metri aiutandosi con due staffe e un piolo (A/B). Poco dopo si discende una rampa con terriccio, per poi aggirare un spigolo e risalire un breve canalino (A). Dopo aver aggirato un altro spigolo, si effettua un traverso aiutati da alcune staffe (A+), arrivando in questo modo al termine della prima sezione della ferrata. Si continua comodamente per bella traccia passando sotto una sporgenza, giungendo in breve all’inizio della seconda e più interessante sezione del percorso attrezzato (pannello esplicativo). Si scala un ripido diedro sfruttando inizialmente buoni appoggi (B+), affrontando poi un passaggio un po’ più impegnativo (B/C) e, infine, un tratto verticale dove si utilizzano per la progressione quattro staffe e una maniglia (B+). Segue un esposto ma facile traverso a sinistra (A/B) che deposita alla base di una magnifica rampa che si risale facilmente (A/B). Raggiunto il suo vertice, si scende per pochi metri rinvenendo sulla sinistra il libro delle firme. Si continua inizialmente su terriccio e si scala, appena dopo, una bella e ripida rampa servita da quattro staffe e una maniglia utile come appiglio (B). Si approda poi su una spettacolare cengia/rampa inclinata che si segue a sinistra per alcuni metri giungendo su un vertiginoso pulpito. Si scala in decisa esposizione un brevissimo gradino (A+) per poi attraversare a destra (A/B) e, superata l’ultima brevissima balza (A+), giungere al termine del percorso attrezzato. Ci si trova nei pressi di una bella radura dove si rinviene la traccia contrassegnata CAI 697 che si segue a sinistra. Dopo pochi minuti si incontra un bivio (paletto con cartelli) dove si ignora a destra il sentiero che conduce all’arrivo della Ferrata degli Alpini. Si continua per bella mulattiera che procede in discesa effettuando poco più avanti un paio di tornanti. Giunti al successivo bivio (cartelli), si abbandona il percorso 697 per imboccare a destra il sentiero CAI 699. Dopo un breve tratto in piano, la traccia piega a destra perdendo quota in ripida discesa per poi virare a sinistra. Poco più avanti si effettua una netta svolta a destra passando a fianco di caratteristici massi, raggiungendo in breve un evidente bivio collocato nei pressi di una bella pietraia. Dal paletto con cartelli si procede in direzione Campo Pianelli, avanzando per ottimo e panoramico sentiero che transita nei pressi di alcuni grossi massi rimasti ancora incredibilmente “vergini” da spit e catene. Dopo pochi minuti si confluisce in una marcata traccia (CAI 697) che si segue a destra in direzione di Piazzale Dante. Il panoramico sentiero attraversa più avanti un’interessante area con grossi blocchi arenacei per poi procedere in leggera salita all’interno del bosco. Si transita nei pressi di magnifiche radure, incontrando, dopo un casotto dell’acquedotto, un bivio (cartelli) dove si prosegue a destra. L’ampia traccia procede in costante ma leggera salita offrendo visuali davvero notevoli sulla colossale parete sud-est della Pietra di Bismantova. Comodamente si raggiunge L’Albergo Ristorante Foresteria S.Benedetto e, poco più in alto, l’ampio (e gremito di auto) Piazzale Dante.

Il Monte Roncalla per il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari, la Ciapa Liscia e il Monte Crociglia

100_5534-fileminimizer

Punto di partenza/arrivo: Rifugio GAEP Vincenzo Stoto 1362 m

Dislivello: 550 m ca. (100 m il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari)

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Rifugio Stoto-Passo Crociglia (15 min) ; Passo Crociglia-Valle Tribolata (1 h) ; Valle Tribolata-Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari-Monte Roncalla (45 min) ; Monte Roncalla-Ciapa Liscia-Passo Crociglia (1 h) ; Passo Crociglia-Monte Crociglia-Rifugio GAEP Vincenzo Stoto (1,15 h)

 Difficoltà: A/B (facile con passaggi di media difficoltà) il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari ; E+ il crinale N/NW della Ciapa Liscia ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: Ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Piacenza-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva. Appena oltre l’abitato si imbocca a destra una stradina asfaltata che in 2 km conduce al Rifugio GAEP Vincenzo Stoto.

map-2www.openstreetmap.org

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifico itinerario che permette la conoscenza di luoghi di straordinario interesse a livello naturalistico e paesaggistico. Il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari, globalmente facile con alcuni brevi tratti di media difficoltà, è servito da un sottile cordino d’acciaio e lo si può percorrere utilizzando il cavo per la sola assicurazione. Completato l’anello Monte Roncalla/Ciapa Liscia è consigliabile l’abbinamento con la salita al Monte Crociglia che offre notevoli visuali panoramiche in ambiente bucolico.

Si parcheggia l’auto appena dopo il Rifugio GAEP Vincenzo Stoto in uno spiazzo situato sulla destra della carreggiata. Dal parcheggio si continua a seguire la stradina asfaltata in direzione del non lontano Passo Crociglia, abbandonandola dopo poche decine di metri per imboccare a destra una mulattiera in salita (segnavia bianco-rossi del percorso CAI n° 015). La traccia, prima all’interno del bosco e poi per radure, taglia un’ampia curva della carrozzabile, per poi ricongiungersi con essa dopo aver oltrepassato un cancello per il bestiame. Seguendo la stradina, si raggiunge in pochi minuti il Passo Crociglia da cui si imbocca il sentiero n° 001 ignorando a destra il percorso n° 107. Si procede comodamente lungo la traccia di crinale, ammirando notevoli scorci panoramici e giungendo in circa 10 minuti ad un bivio (paletto con cartelli). Si abbandona il percorso 001 per dirigersi a destra verso la Valle Tribolata mediante il sentiero n° 103. La traccia procede in costante discesa, con alcuni tratti piuttosto ripidi, e conduce nel fondo di una valletta dove è ben visibile la verticale parete ovest della Rocca Marsa. Seguendo i puntuali segnavia si attraversa un’area con grossi massi, giungendo poco dopo in un magnifico ripiano prativo ai piedi delle placconate che caratterizzano il versante ovest della Ciapa Liscia. Si attraversa la radura tenendosi in prossimità del suo margine destro, per poi rientrare nel bosco e procedere in salita. Dopo il primo strappo, il sentiero piega a sinistra e risale il sovrastante pendio boscoso effettuando alcuni tornanti. Superato un tratto piuttosto ripido, si sbuca nei pressi di alcune strane conformazioni rocciose. Ci troviamo in una delle più affascinanti aree dell’intero l’Appennino emiliano: è la Valle Tribolata, toponimo che designa un insieme di pinnacoli, dalle forme più svariate, che emergono dal terreno. Dopo un’eventuale, consigliabile perlustrazione, si continua lungo il sentiero segnato che aggira sulla destra un ciclopico masso, rientrando presto nel bosco. Dopo poche decine di metri si incontra un bivio dove un vistoso cartello indica sulla sinistra il percorso di avvicinamento al Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari, il cui attacco è posto decisamente più in alto rispetto al punto in cui siamo. Si abbandona perciò il sentiero n° 103 e ci si incammina lungo la ripida traccia, contrassegnata da bossi di vernice gialla, che si sposta inizialmente a destra. Si risale il pendio boscoso per alcuni metri per poi piegare a sinistra verso la vicina cresta che rappresenta la nostra direttrice. La traccia risale la menzionata cresta mantenendosi nei suoi pressi, procedendo sempre in ripida salita su erba e roccette: un tratto, questo, dove occorre prestare la massima attenzione a non smarrire i bolli gialli indicanti il giusto percorso. Non senza fatica si approda, infine, all’attacco vero e proprio del sentiero attrezzato, collocato alla base di un bel gendarme roccioso.

Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si superano inizialmente facili roccette tenendosi a destra del filo di cresta per poi raggiungerlo e continuare brevemente nei suoi pressi (A). Dopo un brevissimo muretto (A+), si effettua un traverso di pochi metri verso destra (B) che conduce alla base di una verticale paretina che si scala direttamente (B/C). Si attraversa una fenditura per poi spostarsi a destra affrontando una breve discesa (A+). Un traverso di pochi metri porta ad un intaglio da cui si risale una bella placca (A/B) oltre la quale termina questa prima sezione di ferrata. Una traccia conduce, in breve, all’inizio della seconda parte e più precisamente alla base di una placca. La si scala con divertente arrampicata (II° senza l’utilizzo del cavo; A/B con l’utilizzo del cavo) e si continua superando altre facili placchette (A+). Il percorso compie successivamente un traverso a destra (A), conducendo alla base di un bel torrione che si scala direttamente lungo il suo profilo (II°+ senza l’utilizzo del cavo; B con l’utilizzo del cavo). Siamo ormai nella parte finale del sentiero attrezzato: l’ultimo ostacolo è costituito da un verticale gendarme dove il percorso si sdoppia. Possiamo scalare una fessura verticale di pochi metri (B/C), oppure evitare questo passaggio a sinistra per facili roccette ed erba (A). Una traccia, a dire il vero poco marcata, conduce, con spostamento verso sinistra, alla panoramica sommità del Monte Roncalla 1685 m.

Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che offre la sommità di questo monte, ci si incammina verso NW in direzione del vicino crinale della Ciapa Liscia. Entrati nella faggeta, si segue una bella e comoda traccia (percorso CAI n° 197) che in breve conduce su un panoramico poggetto. Si continua per sentiero evidente in leggera salita, approdando in pochi minuti sulla prativa sommità del Monte Ciapa Liscia 1682 m (paletto con cartelli). Dalla cima si continua diritto lungo il percorso n° 197 classificato come “difficile” (EE): in realtà non vi sono vere e proprie difficoltà tecniche da affrontare, si tratta unicamente di un sentiero a volte decisamente ripido. La traccia scende all’interno del bosco, tenendosi perciò a destra della cresta, perdendo rapidamente quota lungo le linee di massima pendenza del pendio. Usciti temporaneamente dalla vegetazione, si scende per ripido e malagevole sentiero che si tiene in prossimità del crinale, offrendo notevoli visuali panoramiche ed impegnando discretamente a causa di roccette affioranti che richiedono le necessarie cautele, nonché il cosiddetto “passo fermo”. Giunti ad una selletta, la traccia rientra nel bosco procedendo per alcuni metri in piano a mezza costa, per poi riprendere la discesa ricongiungendosi con la cresta abbandonata in precedenza. Si monta appena dopo su un poggetto, da cui è ben visibile la non lontana Rocca Marsa, e si continua per il sentiero che asseconda per un ulteriore tratto il filo di cresta. La traccia si sposta poi a destra e scende ben ripida all’interno del bosco, riprendendo poco dopo a seguire la cresta (sulla destra troviamo un cordino d’acciaio utile soprattutto in caso di bagnato). Il percorso svolta successivamente a destra rientrando nel bosco: è comunque possibile continuare diritto per cresta, seguendo un labile sentierino in alcuni punti piuttosto scosceso. Ricongiuntosi con la traccia principale, la si segue giungendo poco dopo in un’ampia sella erbosa dove a sinistra si può vedere la sommità della Rocca Marsa. Appena dopo il sentiero abbandona il crinale spostandosi a destra di esso, procedendo in leggera discesa tra cespugli di lamponi e macchie di faggio. Dopo alcuni minuti ci si immette nel percorso 001 che si segue a sinistra ritornando in breve al bivio con il sentiero 103 incontrato all’inizio dell’escursione. Da qui, seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata, si rientra al Passo Crociglia, completando in questo modo l’anello Monte Rocalla/Ciapa Liscia. Volendo continuare l’escursione, dal passo occorre voltare a sinistra percorrendo per un tratto la strada asfaltata che scende verso Torrio. Giunti nei pressi di un’ampia radura collocata alla nostra destra (paletto con cartelli), si abbandona l’asfalto, imboccando il sentiero 001 in direzione del Monte Crociglia. Il percorso, dopo aver attraversato la radura, si sdoppia: possiamo seguire tutte e due le tracce in quanto poco più in alto si ricongiungono. Si continua su mulattiera-carraia, con andamento verso NE, in leggera salita all’interno del bosco. Usciti dalla faggeta, si tagliano, sempre per ampia e comoda traccia, gli splendidi e panoramici declivi prativi del Monte Crociglia. Giunti ad un bivio, si volta a destra seguendo un ampio sentiero che in costante ripida salita conduce alla sommità principale, 1578 m, da cui si ammira un notevole panorama. Dalla cima del Monte Crociglia si segue verso nord un’ampia traccia in discesa che poco dopo svolta a sinistra ricongiungendosi con il percorso 001 abbandonato in precedenza. Si segue la mulattiera-carraia a destra, scendendo in direzione del vicino limite del bosco, raggiunto il quale si svolta a destra. Si continua per carraia, in un tratto rovinata da profondi solchi causati dal passaggio di fuoristrada, fino ad un cancello che si oltrepassa. Poco dopo troviamo un bivio (paletto con cartelli) da cui si abbandona il percorso 001 per imboccare a destra il sentiero 013 in direzione del Rifugio Vincenzo Stoto (Dogana Vecchia). La traccia, ottimamente segnata, procede per un tratto non breve in moderata salita all’interno del bosco, per poi uscirne attraversando una prima radura. Fa seguito poco dopo una seconda e più ampia radura che si attraversa inizialmente il piano verso SE, per poi piegare a sinistra e scendere in direzione NE. Giunti al limite inferiore dei declivi prativi, si rientra nel bosco svoltando repentinamente a destra, continuando per il bel sentiero che riporta in circa 10 minuti nelle vicinanze del Rifugio GAEP Vincenzo Stoto (si sbuca esattamente in un tornante sinistrorso della stradina che conduce al Passo Crociglia, appena dopo lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto).

Pietra di Bismantova: Ferrata degli Alpini

100_6940 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Piazzale Dante 880 m

Dislivello: 150 m ca. (ferrata: 100 m ca.)

Difficoltà: B/C (da mediamente difficile a difficile)

Durata complessiva: 2 h ca.

Tempi parziali: Piazzale Dante-attacco ferrata 1° parte (15 min) ; attacco ferrata 1° parte- attacco ferrata 2° parte (25 min ca.) ; attacco ferrata 2° parte-sommità Pietra di Bismantova (20/30 min) ; sommità-sentiero blu-Piazzale Dante (40 min)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: marzo 2016 (foto: marzo 2016 e gennaio 2012)

Accesso stradale: Castlenovo né Monti è raggiungibile sia da Reggio-Emilia per la S.S. 63, oppure da Parma, passando per Traversetolo-S.Polo-Vetto. Da Castelnovo si seguono le indicazioni per la Pietra di Bismantova imboccando, nella parte alta del paese, una ripida stradina che conduce nei pressi del cimitero e dello spiazzo di atterraggio degli elicotteri. Al bivio successivo si continua a sinistra per strada che effettua un paio di tornanti cui fa seguito un tratto a mezza costa (sono presenti alcuni spiazzi dove è necessario parcheggiare l’auto nei giorni festivi). Poco dopo si giunge all’ampio parcheggio di Piazzale Dante.

Descrizione dell’itinerario

la Ferrata degli Alpini, installata nel 1971 e rifatta nel 1983, andrebbe annoverata come uno dei più interessanti percorsi attrezzati (se non il più interessante) dell’Appennino emiliano. La ferrata è suddivisibile in due sezioni nettamente distinte quanto a caratteristiche e andamento del percorso. La prima parte è caratterizzata da traversi, discese (con alcuni passaggi originali) e tratti di sentiero. La seconda invece (che di per se costituisce la ferrata vera e propria, in quanto la prima sezione andrebbe considerata come un sentiero attrezzato di avvicinamento) sfrutta diedri e rampe con una salita diretta e sostenuta, sia per esposizione, quanto per difficoltà tecniche.

Dal Piazzale Dante si sale per la soprastante scalinata e il successivo tratto di ripida stradina asfaltata in direzione del vicino Rifugio Kreuz. Poco prima (cartelli) si devia a destra, imboccando un sentiero che dopo un tratto all’interno del bosco conduce in prossimità del settore denominato l’Anfiteatro. Il percorso di avvicinamento procede oltrepassando la base del grandioso Pilone Giallo, si incunea sotto un caratteristico masso e continua assecondando una bella e panoramica cengia. Si transita sotto il diedro-fessura della classica Via Oppio e si approda su un esposto terrazzino, dove una recente corda d’acciaio aiuta a discendere alcune ripide roccette. Dopo questo passaggio ci si trova alla base di una rampa obliqua che costituisce l’inizio della prima parte della ferrata.

Via Ferrata degli Alpini:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si supera la rampa obliqua da sinistra a destra dotata di ottimi appoggi (B). Segue un facile tratto orizzontale che precede una fenditura che si attraversa (A+). Una breve e facile salita conduce ad un intaglio dove il percorso inizia a scendere ripidamente. Un primo gradino risulta piuttosto agevole (A/B); il passaggio successivo, leggermente strapiombante, implica un maggior impegno (oltre la corda d’acciaio sono presenti due staffe per i piedi; B+). L’ultima breve ma verticale discesa richiede attenzione ai movimenti: è necessario sfruttare al meglio, oltre una staffa posizionata a destra utile come appiglio per la mano destra, e un’altra a sinistra per i piedi, gli appoggi naturali presenti (B/C). Un tratto di sentiero, prima in discesa e poi in salita, precede uno dei più caratteristici passaggi della ferrata. Si entra all’interno di una profonda fenditura (Buco del Sambuco) effettuando un traverso nel quale si utilizzano come appoggio per i piedi due massi incastrati. Segue un un tratto in discesa non facile (B+) che deposita nel sottostante ripido canale. Disceso quest’ultimo (corda d’acciaio ancorata nella parete destra), si entra all’interno di un rilassante boschetto e si prosegue per comoda traccia contrassegnata n°699A. In prossimità di un ghiaione si svolta a sinistra giungendo in breve all’attacco della seconda sezione della ferrata, o meglio all’inizio della vera e propria Ferrata degli Alpini (targa). Qualche metro non attrezzato su ripide rocce (II°) precede un diedro che si scala con bella arrampicata (B+). Un tratto un po’ più ripido, sempre su diedro (B/C), e un breve obliquo a destra (B), anticipano il punto chiave: uno squadrato diedro verticale. Lo si scala preferibilmente in opposizione, evitando di progredire di forza: i gradini artificiali sono disposti nella faccia sinistra del diedro, mentre in quella destra sono presenti ottimi appoggi naturali (C). Si continua lungo diedri più facili (B) che precedono un traverso a destra sotto una rete paramassi. Il percorso attrezzato segue ora la linea di un diedro/rampa. Ad un breve tratto verticale ma ben attrezzato (B+) e un passaggio meno impegnativo (B), fa seguito un traverso di pochi metri verso destra che deposita sotto un muretto leggermente strapiombante. Lo si supera direttamente (più impressionante che difficile; B/C) in notevole esposizione, e si continua per l’esposta rampa. Una bella successione di diedri (B/C) precede la vertiginosa scaletta finale che conduce al termine della ferrata. Dal plateau sommitale, un sentierino porta ai soprastanti prati che costituiscono la sommità vera e propria della Pietra di Bismantova, 1041 m. Ci si dirige verso il margine occidentale del pianoro e, nel punto in cui il sentiero svolta a destra, si continua diritto raggiungendo un curioso paletto con cilindri orientati verso le principali cime e località della Val Secchia. Si piega a destra contornando il margine della parete, per poi svoltare a sinistra (segno blu sul tronco di un albero) entrando all’interno di un ripido canale che si discende. Giunti alla sua base si devia a sinistra per esposta cengia e si discendono, spostandosi a destra, due brevissimi risalti rocciosi. La ripida traccia transita in seguito alla base del Torrione Sirotti conducendo, con alcune svolte, nel sentiero normale che seguiamo a sinistra. In breve si fa ritorno al Rifugio Kreuz e al Piazzale Dante.

Per la discesa ho descritto il cosiddetto sentiero blu in quanto, sebbene ben più ripido e scosceso rispetto al percorso normale, permette di gustare al meglio le peculiarità geologiche e ambientali della Pietra di Bismantova.

Via Ferrata di Pietra Nera

Immagine (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: parcheggio a quota 558 m lungo la strada provinciale tra Grotta e Berzieri (poco prima di Case Pietra Nera)

Dislivello: 120/130 m ca. (lo sviluppo del percorso attrezzato è maggiore)

Durata complessiva: 1,20/2 h 

Tempi parziali: parcheggio-attacco ferrata (10/15 min.) ; via ferrata (40 min/1,15 h) ; sommità Monte Pietra Nera-parcheggio (30 min.)

Difficoltà: EEA (media difficoltà con alcuni passaggi difficili: B/C ; variante di uscita molto difficile: D)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata; eventuale assicurazione a corda per la parte centrale del percorso

Ultima verifica: marzo 2016

Accesso stradale: Salsomaggiore Terme-Grotta. Dopo quest’ultima località, si lascia a destra la strada per Case Casalino e si continua diritto compiendo alcuni tornati. Poco oltre la diramazione per Casa Nuova (proprietà privata), si abbandona l’auto in prossimità di uno spiazzo a quota 558 m, poco prima del bivio per Case Pietra Nera

Descrizione dell’itinerario

Inusuale ma interessante ferrata che si sviluppa lungo una serie di balze di roccia ofiolitica. Il percorso è suddivisibile in tre sezioni differenti: 1) dopo un tecnico diedro, la prima parte è caratterizzata da traversi che presentano alcuni passaggi impegnativi. 2) Fa seguito una seconda sezione dove il percorso assume le sembianze di un sentiero alpinistico con soli spit per l’assicurazione. 3) L’ultimo tratto è caratterizzato da una lama rocciosa verticale, staccata rispetto il corpo principale della parete. Possiamo superarla mediante una salita diretta, oppure lungo un percorso meno impegnativo. E’ presente anche una terza possibilità di salita che verrà specificata nella relazione. Oltre alla ferrata esiste una sorta di sentiero alpinistico che si svolge lungo placche e balze ofiolitiche e, nella parte terminale, per ripido ma ben appigliato spigolo. Il percorso è marcato da ometti e sbiaditi segni di vernice rossa e sono presenti spit per l’assicurazione a corda.

Dal parcheggio si imbocca a sinistra una carraia chiusa da una sbarra metallica con segnavia del CAI. Si transita poco dopo nei pressi di una conca caratterizzata da ghiaie e curiose conformazioni ofiolitiche, penetrando poi nel bosco. Il sentiero avanza pianeggiando, costeggiando verticali e suggestive pareti rocciose. Poco dopo si esce all’aperto nel panoramico versante sud-orientale del monte. Ad un bivio, si lascia a sinistra una traccia in discesa e si continua diritto in ripida salita lungo pendii ghiaiosi. Dopo una breve discesa, ci si trova alla base delle balze ofiolitiche lungo le quali si sviluppa la ferrata. L’attacco è situato appena dopo.

Via Ferrata di Pietra Nera:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si scala un verticale diedro di pochi metri, utilizzando al meglio gli appoggi presenti senza forzare eccessivamente sulla catena (C). Segue una ben più facile placca (il fondo di un ampio canale) che si supera con divertente arrampicata (A/B). Giunti sotto una barriera protettiva, si traversa a destra (A), assecondando poi una bella e facile rampa (A/B). Dopo una placchetta un po’ più ripida (B), si arriva alla base di un brevissimo risalto verticale che si supera direttamente utilizzando gli ottimi appoggi presenti e un piolo (B/C). Inizia ora un traverso verso destra che si compone di due parti. Dopo il breve risalto con piolo, la catena continua per un paio di metri sul dorso di quest’ultimo, per poi iniziare il traverso su parete verticale che richiede una buona trazione sulla catena (C). Progredendo poi con minori difficoltà, si aggira uno spigolo, giungendo così la termine della prima parte del traverso (B). Una catena permette di uscire facilmente a sinistra, evitando in questo modo un impegnativo tratto di ferrata. Continuando per essa, dopo una scomoda manovra di sgancio e riaggancio dei moschettoni da una catena all’altra (attenzione), si attraversa una ripidissima placca con appoggi minimi (C+), cui fa seguito un’altra placca più coricata. Qui è necessario procedere in aderenza, senza utilizzare la catena, poiché essa è collocata troppo in basso rispetto la nostra posizione e serve unicamente come mezzo di assicurazione (passaggio molto delicato; C). Appena dopo ha termine la prima sezione del percorso. Un sentiero conduce all’inizio della seconda parte, completamente differente rispetto la prima. Assecondando i ben visibili cerchi bianco-rossi, si affronta una serie di risalti disposti lungo una mal accennata crestina secondaria (sono presenti alcuni spit per l’assicurazione a corda). Alcune facili balze (I°) precedono un tratto più ripido (II°- ; spit) a sinistra di uno spuntone. Si giunge appena dopo alla base di un diedro-fessura verticale di pochi metri che si supera direttamente con un passo non banale (III° ; spit). Inizia ora la terza sezione, dove il percorso torna ad essere ferrata. Piegando a destra, si aggira uno spigolo e si sale in obliquo per ripida rampa (B), giungendo così alla base di una caratteristica lama verticale ben visibile dal basso. Un traverso a destra (B) conduce ad una biforcazione. 1) A destra una catena sale in assoluta verticalità, superando direttamente l’impressionante placca. Inizialmente gli appoggi sono buoni (C/D), poi scarseggiano; in aggiunta a questo, va considerato che la catena porta a sbalzare all’infuori, rendendo in questo modo la progressione molto faticosa (D). Dopo il tratto verticale, si oltrepassa lo spigolo destro della placca e si continua sulla destra di quest’ultimo (B). Si giunge, infine, ad una forcella dove i due percorsi di uscita si ricongiungono. Una breve balza (B) precede la conclusione del percorso attrezzato e la sommità del Monte Pietra Nera, 677 m, che si raggiunge dopo aver disceso un gradino di pochi metri e percorso un breve tratto di sentiero. 2) A sinistra la catena compie un obliquo ascendente che si affronta con qualche metro piuttosto impegnativo (B/C). Seguono 2 metri verticali, dopo i quali si attraversa espostamente a sinistra (staffe per i piedi; B/C). Anche qui dobbiamo effettuare una scomoda manovra di sgancio-riaggancio dei moschettoni da una catena all’altra. Si supera l’ultima verticale sezione di parete utilizzando, oltre la catena, alcune provvidenziali staffe metalliche (B+). Si approda infine alla forcella di prima e quindi alla sommità. 3) Dopo il diedro fessura di III°, anziché prendere a destra la continuazione della ferrata, si continua diritto assecondando i bolli bianco-rossi. Si supera un breve gradino leggermente strapiombante (II°, spit) giungendo, poco sopra, in prossimità della fenditura che separa la lama rocciosa dal restante corpo della parete. Un esposto traverso a destra (B+) porta a confluire con il percorso n° 2 proprio nell’ultima verticale sezione di parete.

Per la discesa le possibilità sono due. 1) Si segue il sentiero che percorre la dorsale nord-occidentale giungendo in 15 minuti alla provinciale per Berzieri. Da qui, andando a destra, si fa ritorno allo spiazzo dove si è parcheggiato l’auto, appena dopo il bivio per Case Pietra Nera. 2) Si imbocca a sinistra un ripido sentiero che conduce alla sottostante sella tra il Monte Pietranera e il Monte Canate. Da qui si va a destra per carraia mettendo piede, poco dopo, nella provinciale per Berzieri.

 

 

 

Via Ferrata Gerardo Sega

101_1002 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Avio (TN); parcheggio (305 m) in Valle dei Molini

Dislivello: 865 m (300 m ca. di ferrata)

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: parcheggio-Cascata Preafessa (1 h) ; Cascata Preafessa-attacco ferrata (45 min.) ; via ferrata-carraia quota 1170 m (1,30/1,45 h) ; carraia quota 1170 m-Madonna della Neve (45 min.) ; Madonna della Neve-parcheggio (1,20/1,30 h)

Difficoltà: EEA (media difficoltà/B)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: marzo 2016

Accesso stradale: da Avio si segue la strada per il Monte Baldo entrando nella Valle dei Molini. Si abbandona l’auto in uno spiazzo a 305 m in prossimità di una curva a destra, dopo circa 2,5 km dal paese.

Immagine (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso attrezzato di notevole interesse paesaggistico e panoramico che si svolge in ambiente selvaggio e isolato. Le difficoltà tecniche sono ridotte, tuttavia il dislivello non trascurabile, l’esposizione accentuata di alcuni tratti e il fatto che la sezione più “tecnica” sia collocata nella parte terminale, ne fanno un itinerario da non prendere sottogamba.

Dal parcheggio a quota 305 m nella Valle dei Molini, si imbocca il sentiero n° 652 (cartelli) che procede in costante salita effettuando diversi tornanti. La mulattiera, in seguito meno ripida, penetra progressivamente nel fondo della selvaggia valle del Torrente Aviana e conduce, dopo circa 1 h di cammino dal punto iniziale, ad un bivio in località Preafessa, 700 m. Si lascia a sinistra la continuazione del percorso n° 652 (da cui torneremo) per imboccare a destra un sentiero (n° 685) che attraversa inizialmente il Torrente Aviana (in questo tratto asciutto) per poi guadare un affluente dove è presente un doppio cavo metallico (uno per i piedi e l’altro per le mani: una sorta di “pont de singe”). Dopo il guado, svoltando a sinistra, si arriva alla base della grandiosa Cascata Preafessa. Seguiamo la traccia di avvicinamento alla ferrata che si sposta verso destra all’interno del bosco, prestando attenzione ai segnavia. Dopo un tratto in leggera salita, il sentiero attraversa un canale e conduce su una costa al di sotto del verticale spigolo sud/est del Corno Gallina. Si svolta a sinistra verso quest’ultimo, affrontando un ripido e faticoso strappo. Si va poi a destra, contornando in discesa la base delle pareti (da questo punto fino alla fine della ferrata, si raccomanda di indossare il caschetto, difatti il rischio di caduta sassi è piuttosto elevato). Attraversato un impluvio e aggirato uno spigolo, una cengia conduce all’interno del grandioso vallone dominato da un impressionante soffitto. In breve si giunge all’inizio della ferrata, il cui attacco vero e proprio è posto poco più in alto rispetto al punto in cui siamo.

Via Ferrata Gerardo Sega:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si superano inizialmente alcune facili roccette non attrezzate puntando alla soprastante scaletta dove è collocato l’attacco della ferrata. La scala è sbalzata un pò più in alto e all’infuori rispetto la nostra posizione, ma un piolo permette di accedervi senza grandi problemi (B). Dopo aver salito la scaletta, prima verticale e poi leggermente inclinata, è necessario affrontare una sezione caratterizzata da rocce rotte, terra e ghiaino, dove occorre prestare la massima attenzione a non smuovere sassi. Segue uno dei tratti più belli di tutto il percorso: un esposto traverso su stretta cengia-cornice, all’inizio abbastanza ampia, successivamente, nella parte centrale, più stretta e delicata. Questo tratto è tecnicamente facile (A/B) ma alquanto esposto. Sempre per cengia, si aggira uno spigolo e si continua con minore esposizione verso il canale-impluvio già attraversato durante l’avvicinamento. Ci si tiene nella sua sponda destra affrontando una prima facile balza (A) cui fa seguito una paretina più tecnica (B). Un tratto di ripido sentiero con spostamento verso destra conduce alla base di un’altra paretina che si supera agevolmente (A+). In seguito la ferrata si sposta a destra contornando ripide pareti ed aggirando nuovamente lo spigolo di prima (quest’ultimo tratto è piuttosto delicato in quanto le rocce costringono a procedere sbalzati leggermente all’infuori; B+). Si continua ad attraversare per cengia, esattamente a perpendicolo rispetto l’esposta cornice iniziale. Poco dopo le attrezzature terminano, ma vista l’ampiezza della cengia questo non costituisce un problema. Si transita sotto l’impressionante soffitto che caratterizza questa porzione di montagna e si procede per ripido sentierino giungendo su una costa (pulpito panoramico a destra). Una breve discesa e successiva risalita precedono un nuovo tratto attrezzato posto alla nostra sinistra. Si affronta un breve e ripido diedrino sfruttando un piolo per il piede sinistro (B) e dopo altre roccette attrezzate si giunge al libro per le firme. Seguono facili rocce assistite dal cavo che precedono un erto canale terroso con pietre mobili, la cui risalita, in caso di terreno bagnato, diviene assai faticosa e delicata. Si approda ad una selletta (pulpito panoramico a sinistra) e ci si sposta verso destra per ripido sentiero che conduce alla base dell’ultima e più interessante sezione di ferrata. Dopo un obliquo ascendente da destra a sinistra (A), si affronta una liscia paretina leggermente inclinata (B/C), cui fa seguito una sezione di parete più ripida ma agevole (ottimi appoggi per i piedi; B+). Con spostamento verso destra, si giunge alla base di un ripido e appigliato canale-diedro che si supera (B), affrontando poi un breve strapiombetto (B/C). Un’ultima salita su facili roccette e una breve e divertente placchetta (A+) precedono l’aerea cresta finale. Si attraversa una fenditura e si arriva al termine della ferrata.

Un tratto di sentiero all’interno del bosco conduce ad una carraia (quota 1170 m) che seguiamo a sinistra mantenendo lo stesso segnavia di prima (n° 685). Attraversando splendidi declivi prativi con notevoli visuali verso la cresta del Baldo e varcando infine una valletta, si raggiunge in 30 minuti ca. la Chiesa della Madonna della Neve. Appena dopo troviamo un bivio: andiamo a sinistra scendendo per stradina asfaltata che in breve conduce nei pressi di una colonia. Si continua poi per carraia fino ad un bivio evidente (cartelli) da cui si imbocca a sinistra il sentiero n°652 diretto alla sottostante gola formata dal Torrente Aviana. L’ampia traccia continua all’interno di quest’ultima per poi scendere più ripidamente verso il sottostante fondovalle (dopo una fontana si ignora a destra un sentiero). Si ritorna infine al bivio con il percorso n°685 in località Preafessa, da cui si rientra al parcheggio seguendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata.

 

 

 

Via Ferrata Mazzocchi e Monte Nero

100_5532 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo dello Zovallo 1409 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4,00/4,30 h

Tempi parziali: Passo Zovallo-Lago Nero (45 min./1,00 h) ; Lago Nero-Bivacco Sacchi (40-45 min.) ; Bivacco Sacchi-Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali (45 min. ca.) ; Groppo delle Ali-Monte Nero (1,00 h) ; Monte Nero-Passo dello Zovallo (45 min. ca.)

Difficoltà: Ferrata Mazzocchi (EEA-media difficoltà, con qualche passaggio più impegnativo-B/C) ; Monte Nero: E/E+ (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: luglio 2015

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo Zovallo ; Piacenza-Podenzano-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva-Passo dello Zovallo

 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido anello in luoghi di rara bellezza e importanza a livello naturalistico. La Ferrata Luigi Mazzocchi, installata nel 1979 con aggiunte effettuate nel 2005 e 2009, è di media difficoltà. Presenta tuttavia un passaggio non banale che richiede un certo impegno. Il Monte Nero vanta un patrimonio naturale veramente unico: i pini mughi autoctoni che ammantano tutto il versante settentrionale della montagna; la colonia di abeti bianchi che si trova nei pressi della Tana del Monte Nero 1677 m ; la serpentinite che caratterizza i risalti della cresta sud-ovest.

Dal Passo dello Zovallo imbocchiamo l’evidente sentiero (001) che inizia di fronte l’ampio spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. Il percorso, dopo un tratto iniziale in moderata pendenza, pianeggia all’interno di un magnifico bosco di faggi. Lasciamo a sinistra il sentiero 003 per il Monte Nero (che percorreremo al ritorno) e proseguiamo lungo l’ampia traccia a mezza costa. Dopo un tratto in discesa, attraversiamo alcuni cespugli di pino mugo (peculiarità della zona) e proseguiamo lungamente e comodamente per l’ampio tracciato. Lasciamo a destra un sentiero che scende verso il  Rifugio Lago Nero e la strada provinciale della Val Nure (cartelli), giungendo ad un altro bivio. Il sentiero 001 piega a sinistra, in salita, (cartello non molto evidente a destra dell’imbocco) in direzione del Lago Nero. Dopo un primo tratto caratterizzato da massi di serpentinite, attraversiamo, seguendone il margine destro, un’ampia torbiera, rientrando successivamente nel bosco. Un’ultima salita su sentiero sassoso conduce nei pressi dello splendido Lago Nero, 1541 m, di origine glaciale. Contorniamo la sponda settentrionale del lago giungendo ad un area picnic con tavolo e panche. Dopo un’eventuale sosta, continuiamo per il sentiero fino ad un bivio con cartelli: lasciamo a sinistra il segnavia 001 diretto alla Sella Costazza 1677 m e andiamo a destra lungo il sentiero 011 in direzione Fontana Gelata. Il percorso compie alcune svolte e conduce, in costante discesa, ad una bella radura attraversata da un corso d’acqua. Siamo in località Fontana Gelata (la fonte vera e propria è collocata più in alto lungo il corso del rio). Proseguiamo in direzione del Bivacco Sacchi (cartelli), imboccando il sentiero n° 007 che dopo un tratto a fianco del rio, lo attraversa, iniziando poi a salire ripidamente. Si aggirano alcuni ciclopici massi e dopo un’ultima ripida salita (tenere d’occhio i segnavia) si approda nella magnifica conca dominata dal poderoso Dente delle Ali. Sulla destra è collocato il Bivacco Sacchi 1600 m (sempre aperto, dispone di 7 posti letto). Dal bivacco (cartelli) si raggiunge in 5 minuti l’attacco della ferrata.

Via Ferrata Luigi Mazzocchi:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Scaliamo inizialmente un facile canale-rampa obliquo a sinistra (A). Dopo un brevissimo passaggio più ripido (A/B), inizia un magnifico ed esposto traverso verso destra servito, oltre che dal cavo metallico, da una robusta catena. Ai primi metri del traverso piuttosto agevoli (B), fa seguito un tratto ascendente abbastanza impegnativo che richiede una certa trazione sul cavo (B/C). Giungiamo ai piedi di un canale verticale che superiamo abbastanza agevolmente utilizzando una particolare scaletta (B), cui fa seguito un appigliato canale-diedro a sinistra (A+). Dopo un breve tratto di sentiero, si arriva alla base di una paretina strapiombante (la faccia destra di un diedro) che superiamo senza grandi difficoltà sfruttando alcune staffe (B+). Si rimonta appena dopo un breve muretto (A+) che precede un bivio: lasciamo a sinistra la via di fuga e proseguiamo a destra, iniziando un traverso su placche (A) che ci conduce alla base del tratto più impegnativo della via, evitabile a destra seguendo il vecchio percorso. Si superano alcune ripide rocce dotate di ottimi appigli (B) che precedono un traverso verso destra. Nella prima parte si sfruttano ottimi appoggi (B); successivamente, in prossimità di uno spigolo che dobbiamo attraversare, il percorso diviene più impegnativo e richiede una discreta trazione sul cavo (B/C). L’aggiramento dello spigolo è il punto più difficile di questo tratto, in quanto gli appoggi sono decisamente scarsi (C; molto breve). Il traverso che abbiamo effettuato ci ha condotto all’interno di un canale-camino dove ci si ricongiunge con il vecchio tracciato. Superiamo, utilizzando una scala metallica (A), la parete destra del canale, cui fa seguito un traverso a destra su placche (B). Siamo ormai in prossimità della parte finale della ferrata. Giungiamo ai piedi di una verticale parete che superiamo agevolmente salendo una lunga ed esposta scala metallica (A/B). Proseguiamo scalando un liscio canalino (B), cui fa seguito una placchetta a sinistra (B). Giunti sotto il muretto finale, lo scaliamo direttamente (due cavi metallici) sfruttando gli ottimi appigli e appoggi presenti, cercando di non forzare troppo sul cavo (C). Approdiamo infine sullo splendido pianoro che costituisce la sommità del Groppo delle Ali 1680 m.

Il Monte Nero:

Dalla sommità del Groppo delle Ali seguiamo i ben posizionati segnavia bianco-rossi, facendo attenzione a non imboccare il percorso che scende verso il Bivacco Sacchi, ma proseguendo in direzione del vicino Monte Bue. Il sentiero, dopo una sostenuta salita all’interno del bosco, confluisce in una carraia alla base dei ripidi prati che precedono la sommità del Monte Bue, 1771 m (cartelli). Proseguiamo a sinistra per l’ottimo sentiero 001 che, procedendo pressoché in piano, attraversa i pendii prativi del versante NE della montagna. Dopo una breve discesa, si giunge ad un’ampia sella: siamo in località Sella Costazza 1677 m, importante crocevia di sentieri. Lasciamo a sinistra la continuazione del segnavia 001 in direzione del Lago Nero e a destra il sentiero 821 per Prato Grande, proseguendo diritto verso l’evidente crinale del Monte Nero (segnavia 003). Il sentiero, dopo aver superato una prima dorsale prativa, inizia a percorrere una magnifica cresta caratterizzata da risalti di serpentinite e cespugli di pino mugo. Seguiamo l’ottima traccia, prima in discesa e poi in salita, godendo di visuali panoramiche davvero straordinarie. Giungiamo poco dopo sulla sommità di una prima cima del lungo crinale sud-ovest del Monte Nero. Segue una breve discesa per poi riprende a salire seguendo il sentiero che aggira alcuni verticali risalti rocciosi (in un tratto è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino), tenendosi nel versante settentrionale della montagna. Dopo un’ultima ripida salita, approdiamo sulla sommità del Monte Nero 1752 m, da cui possiamo ammirare un panorama grandioso. Seguiamo il sentiero che discende il crinale nord-est del monte, lasciando a destra una traccia che scende in direzione Tana del Monte Nero 1677 m. Dopo la prima ampia sezione caratterizzata da cespugli di pino mugo e massi di serpentinite, entriamo all’interno di una bellissima faggeta. Seguiamo il ripido sentiero fino ad approdare in un’ampia traccia (cartelli). Si prosegue a sinistra assecondando il percorso segnato che, spostandosi successivamente a destra e procedendo per un tratto in piano, ricomincia a scendere. Dopo alcune svolte, confluiamo nel sentiero 001 a poca distanza dal Passo dello Zovallo.