Il Monte Cassio da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano, 402 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Calestano-Puilio di Casola (1,45 h) ; Puilio di Casola-Monte Cassio (1,30 h) ; Monte Cassio-Castello di Casola (1,15 h) ; Castello di Casola-Calestano (1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2019

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

map(1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Suggestivo e insolito percorso che è l’insieme di due anelli che possono anche essere svolti singolarmente. La prima parte consiste nella faticosa risalita del ripido fianco orientale del Monte Croce, seguendo una mulattiera in più tratti alquanto dissestata. Raggiunta la dorsale sud/est della montagna, si prende un sentiero poco frequentato ma abbastanza evidente (eccetto qualche singolo passaggio) che taglia, in ambiente spettacolare e molto selvaggio, i ripidi pendii del versante meridionale del Monte Croce. Messo piede sul crinale Baganza/Sporzana e sulla SS 62, si imbocca una carrozzabile sterrata che conduce a Cazzola. Prima di quest’ultima località, si inizia, mediante carraia e sentiero, la risalita del versante settentrionale del Monte Cassio. La discesa avviene poi in ambito Baganza, seguendo nella prima parte un’ampia carraia, poi, raggiunta e abbandonata quasi subito la SS 62, percorrendo un tratto di Via Francigena. L’itinerario continua attraversando i borghi di Villa di Casola e Castello di Casola, fino a ritornare al valico della Crocetta sul crinale Baganza/Sporzana. Da qui si rientra a Calestano percorrendo una carraia che procede nel versante Sporzana del Monte Croce, permettendo, in questo modo, una conoscenza abbastanza approfondita di entrambi i versanti della montagna. L’itinerario, eccetto il tratto di Via Francigena, si svolge su carraie, mulattiere e sentieri privi di segnaletica CAI.

Da Calestano ci si incammina lungo la provinciale per Fornovo attraversando il ponte sul Torrente Baganza. Proprio al termine di quest’ultimo si prende a sinistra uno stradello (indicazione per Montale) che si segue trascurando a destra due viottoli. Giunti in corrispondenza di un cancello, si prende a sinistra una carraia che avanza in piano parallela al corso del torrente. Si procede avendo alla nostra destra interessanti dirupi del flysch del Monte Cassio, incontrando, nei pressi della terminazione dell’area dirupata, un bivio. Qui si abbandona la carrareccia, che continua a progredire al livello del torrente, prendendo a destra un’ampia traccia. Appena dopo si abbandona anche quest’ultima imboccando a destra un’altra carraia in salita chiusa inizialmente da una sbarra. Si avanza all’interno di una valletta ai piedi della terminazione sud-occidentale dei dirupi del flysch, raggiungendo in breve un capanno alla cui sinistra è situata una casa. Si prosegue per sentiero che procede all’interno del bosco, contornando il margine destro dei prati dell’appena lasciata località Magazzola. Avanzando in leggera/moderata pendenza ed effettuando una curva a sinistra, si raggiunge un bivio nei pressi di un rimboschimento a conifere. Trascurata la traccia di destra che prosegue parallela al corso d’acqua che forma la valletta in cui ci troviamo, si prende il tracciato di sinistra che avanza in salita. Dopo la prima svolta a destra si guadagna ripidamente quota per traccia molto dissestata. Effettuate altre due svolte, il percorso prende le sembianze di un fosso che si risale ripidamente e scomodamente. Dopo questo faticoso strappo si prosegue in minore pendenza fino a giungere in corrispondenza del limite di un rimboschimento a conifere. Qui il percorso svolta nettamente a sinistra e progredisce costeggiando quest’ultimo, effettuando poi una netta curva a sinistra. Si procede per ottimo sentiero all’interno di un bell’ambiente boschivo svoltando poco dopo a destra. Dopo un tratto in falsopiano, il tracciato si impenna nuovamente virando prima a sinistra e poi a destra. Si procede all’interno di un bosco misto a roverelle con qualche conifera di reimpianto, affrontando poco dopo un altro ripido strappo. Si continua poi più comodamente, trascurando, nel momento in cui il tracciato svolta a destra, un labile sentiero a sinistra. Dopo un tratto in piano, si deve affrontare una ben ripida salita che presenta caratteristiche similari a quella superata più in basso: si tratta infatti di assecondare un franoso solco (è ciò che rimane del vecchio tracciato ormai totalmente eroso dall’acqua) che rende la progressione disagevole e faticosa. Il percorso prosegue poi in moderata pendenza presentandosi per fortuna meno dissestato e più piacevole. Dopo un’ulteriore salita in cui il sentiero torna ad essere incanalato, si avanza più comodamente fino ad immettersi in un’ampia traccia. La si segue a sinistra compiendo subito una decisa curva a destra, guadagnando quota in sostenuta salita. Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: il tracciato, infatti, procede verso sud all’interno di un interessante ambiente boschivo. Doppiata una costa boscosa, il percorso tende ad appianarsi procedendo in direzione di un’altra evidente costa. Valicata quest’ultima (splendide visuali sulla Val Baganza e il suo circondario di montagne), si avanza verso nord-ovest tenendo a destra il dorso della costa (si tratta della dorsale sud-est del Monte Croce). Si guadagna quota per il bel sentiero recuperando poco più in alto il filo del boscoso crinale. Ora attenzione: effettuata una svolta a sinistra e prima di un’altra curva a destra, si stacca a sinistra un poco evidente sentiero (sul tronco di un albero si notano due bolli gialli sbiaditi). Si procede nel primo tratto in lieve discesa per poi svoltare a sinistra e perdere quota con maggiore decisione. Poco dopo la traccia curva a destra e conduce in un avvallamento dove sembra perdersi. Lasciandosi guidare anche dai bolli gialli, si attraversa la valletta avanzando successivamente in lieve salita e in piano a mezza costa per sentiero labile. Raggiunto il dorso di una prima costa, la traccia si perde: si deve scendere a sinistra per pochi metri, scorgendo a destra (faccia a valle) la continuazione del percorso (due bolli gialli molto sbiaditi sul tronco di un albero a sinistra). Poco dopo si esce dal bosco in corrispondenza di un pendio marnoso che si attraversa per sentiero abbastanza scosceso, ammirando stupende visuali. Si continua poi per traccia tutto sommato evidente che progredisce in lieve discesa e in piano. Attraversato un solco e raggiunto il dorso di una seconda costa, si segue quest’ultimo a sinistra in discesa per pochi metri, prestando attenzione a svoltare quasi subito a destra. Si continua per il solitario sentiero all’interno di un bell’ambiente boschivo, avanzando perlopiù in piano/lieve discesa. Il percorso esce successivamente dalla vegetazione in corrispondenza di una costa da cui è possibile ammirare un notevole panorama sul fondo della Val Baganza. Si prosegue poi in piano alla base di interessanti placche rocciose e rientrati nel bosco si avanza per un tratto in salita. Doppiata un’altra splendida costa, si continua ad avanzare in piano/lieve discesa al sommo di spettacolari placche. Segue l’attraversamento dell’ennesima costa che si presenta come un’affilata crestina rocciosa, mentre sopra di noi si nota la sommità del Monte Croce nel cui versante meridionale ci troviamo. Rientrati nel bosco, si deve svoltare nettamente a sinistra perdendo quota per un breve tratto, virando poi a destra. Dopo un’apertura panoramica si valica un’ulteriore costa, scendendo oltre quest’ultima all’interno di un avvallamento. Appena dopo l’attraversamento del canale, si trascura a sinistra una labile traccia e si prosegue per il sentiero principale che procede in salita. Poco più avanti si confluisce nel tracciato proveniente da Puilio di Casola e diretto alla Costa di Seda, che si segue a sinistra verso la prima località. Si avanza comodamente in piano/lieve salita doppiando un paio di notevoli coste similari alle tante valicate nella sezione precedente. Dopo la seconda più marcata costa, il tracciato perde quota costeggiando inizialmente suggestive placche rocciose. Si riprende poi a procedere in piano/lieve salita, notando anche un vecchio segnavia del CAI (si tratta perciò di un percorso un tempo segnato, poi caduto, come tanti altri tracciati in Val Baganza, in totale disuso). Messo piede in un’ampia traccia, la si segue a destra progredendo in lieve salita. Si attraversano successivamente un paio di vallette, costeggiando, oltre la seconda, interessanti e friabili dirupi. Dopo aver valicato altre due coste (la prima sembrerebbe percorsa da un sentiero) ed essere passati a fianco di campi coltivati, si entra nella frazione di Puilio di Casola, 740 m. Giunti in corrispondenza di una fontana, si può salire per stradello a destra fino ad immettersi nella stradina che unisce Lughero a Puilio, oppure continuare diritto e attraversare tutto il suggestivo borgo, congiungendosi in questo modo con la strada di collegamento poco più avanti. Si segue quest’ultima a sinistra in salita, approdando dopo alcuni minuti sul filo del panoramicissimo crinale Baganza/Sporzana in località Crocetta, 794 m. Si prosegue diritto (cippi con formelle della Via Francigena) immettendosi poco più avanti nella strada di accesso a Calstello di Casola, località che visiteremo nel percorso di rientro. Continuando sempre per stradina asfaltata si giunge in località Case Storti in corrispondenza della quale ci si inserisce nella SS 62 della Cisa. La si segue a sinistra per poco, abbandonandola per carraia a destra (indicazione per Cazzola). Si segue lungamente senza possibilità di errore questo tracciato, inizialmente in piano, poi in lieve discesa. Più avanti si attraversa la valletta formata dal Rio Vizzana, affluente del Taro, ammirando spettacolari dirupi. Si prosegue successivamente in lieve salita, iniziando ad aggirare una costa boscosa. La carraia, che è delimitata a destra da una barriera di cemento, offre in questo tratto notevoli visuali sul sottostante paese di Corniana con le sue incredibili conformazioni ofiolitiche. In corrispondenza della terminazione della menzionata barriera e di una netta svolta a sinistra del tracciato, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede inizialmente paralleli alla carrareccia appena abbandonata, piegando poi a destra. Al primo bivio si prosegue a sinistra e si sale, anche piuttosto ripidamente, costeggiando ampie radure. Appena prima di un poggio boscoso, si prende il percorso di destra che si segue trascurando tracce laterali. Giunti a poca distanza dalle ampie radure costeggiate in precedenza, si effettua un tornante sinistrorso che precede uno destrorso. Dopo questa ripida salita si approda in un campo (la parte superiore delle stesse radure di prima) dove la traccia sembra perdersi, ma spostandosi a sinistra ci si inserisce in una carraia che si segue a destra. Costeggiando campi e radure si avanza per ampia traccia che poco dopo si restringe a sentiero (purtroppo percorso da moto da cross). La traccia si sposta progressivamente verso sud-est e procede in direzione di una costa boscosa. Raggiunta quest’ultima il percorso svolta a destra ed avanza in lieve salita presentandosi molto fangoso. Poco più avanti, in corrispondenza di una specie d’avvallamento boscoso, il sentiero sembra perdersi poiché ostruito da rami. Assecondando le tracce lasciate dalla moto si aggira a sinistra questo ostacolo, rimettendo piede nel percorso principale. Dopo un paio di svolte si varca un rio oltre il quale si sale in direzione della soprastante costa. Poco più avanti, giunti nei pressi di alcune radure, ci si inserisce in un altro percorso che si segue a destra (cartello della ciclopista dei Salti del Diavolo). Si avanza per questa traccia evidente e dopo aver attraversato una valletta si raggiunge un bivio. Qui si abbandona la ciclopista prendendo a sinistra un altro sentiero che procede inizialmente all’interno di una valletta. Si prosegue lungamente per questo percorso non segnato che più avanti inizia a salire in modo piuttosto sostenuto. Senza possibilità di errore ci si immette nella carrareccia d’accesso alla sommità del Monte Cassio che si segue a destra in direzione dei vicini ripetitori. In corrispondenza di questi ultimi il tracciato svolta a sinistra conducendo nelle radure sommitali della montagna, 1023 m. Dopo una meritata sosta, ci si sposta nel margine sinistro della radura delimitata a sud dal margine superiore della pineta che caratterizza il versante Baganza della montagna, immettendosi in un’ampia traccia. Confluiti poco dopo in una carraia, la si segue a destra perdendo quota per radure con arbusti. Il percorso si inserisce poi nella carrareccia d’acceso alla sommità della montagna in prossimità di un bivio e del margine della pineta del Monte Cassio. Noi andiamo a destra, avanzando per un buon tratto in direzione ovest con andamento perlopiù pianeggiante. Giunti in corrispondenza di un tornante sinistrorso del percorso, si stacca a destra un’ampia traccia che si trascura. Si continua a perdere quota compiendo una serie di svolte e tornanti, ignorando, in corrispondenza di una netta curva a sinistra, una traccia a destra. Poco più in basso si mette piede nella SS 62 (area pic-nic con mappa della Via Francigena) che si segue a sinistra solo per un breve tratto. Infatti, nel momento in cui la strada effettua una curva a sinistra, si imbocca a destra un sentiero che corrisponde al percorso della Via Francigena. Dopo un tratto in piano, si procede in discesa e nei pressi di una radura si prende la traccia di destra. Costeggiata interamente quest’ultima, si prosegue per il bel tracciato della Via Francigena purtroppo in alcuni punti rovinato dal passaggio di moto da cross. Appena prima di un rio, si trascura a destra una variante della Francigena: quest’ultima, procedendo in direzione di Cassio, si ricongiunge in seguito con il percorso tradizionale prima della menzionata località e dopo aver valicato la dorsale dei dirupi di Malacosta. Si continua comodamente per il tracciato principale, sempre all’interno della pineta del Monte Cassio, attraversando due solchi. Appena dopo il secondo il sentiero è delimitato a destra dalla recinzione di una proprietà che ci accompagnerà per un buon tratto. Effettuata una ripida discesa, si giunge in corrispondenza dell’ingresso della suddetta proprietà, mentre a sinistra si innesta lo stradello d’accesso a quest’ultima. Si prosegue diritto per il percorso della Francigena, varcando più avanti un rio appena prima del quale ha termine la recinzione che ci ha accompagnato fino a questo punto. Il tracciato poi si amplia notevolmente e procede in piano e in discesa all’interno di un rado bosco, attraversando una valletta. Si prosegue alternando tratti pianeggianti a ripide discese, ammirando in seguito, alla nostra sinistra, interessanti esemplari di vecchi muretti a secco. Seguendo il percorso della Francigena si raggiungono infine le prime case della frazione Villa di Casola, 655 m, in corrispondenza delle quali si svolta nettamente a destra. Si perde quota per vecchia mulattiera costeggiando una proprietà, inserendosi poco più in basso in uno stradello asfaltato. Al sottostante incrocio si tira diritto (a destra è possibile raggiungere una bella fontana con lavatoio), iniziando così l’attraversamento della parte più antica del borgo. In corrispondenza delle ultime suggestive case in sasso, si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra, costeggiando inizialmente il muro di una vecchia abitazione. Dopo un recinto con cani vocianti, usciti definitivamente dal nucleo abitato, si prosegue per il tracciato della Via Francigena in direzione di Castello di Casola. Si varca un ruscello oltre il quale inizia una faticosa salita, ma dopo il primo ripido strappo si prende un più comodo sentiero a destra. Mediante tornante sinistrorso al termine del quale si trascura a destra una traccia, ci si ricongiunge con il percorso abbandonato poco più in basso. Al bivio successivo si svolta a destra, avanzando per bellissima mulattiera – in un tratto selciata – che mediante curva a sinistra aggira una costa. Si transita poi a fianco di una casupola in sasso e si continua a progredire per lo storico percorso avendo ai lati campi e radure. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto e dopo un’ultima salita si entra nel borgo di Castello di Casola, 755 (i resti dell’antico maniero – edificato in epoca medievale – si trovano al sommo del poggio in cui è arroccato lo splendido borgo). Dopo una consigliabile visita al nucleo, una volta ritornati al punto in cui siamo sbucati con la Via Francigena, si prende a destra uno stradello, trascurando in questo modo la strada d’accesso al borgo. Si prosegue poi per carraia che si restringe a sentiero, avanzando in piano e ammirando notevoli visuali. Al primo bivio che si incontra si tiene la sinistra, progredendo in lieve/moderata pendenza con un piccolo saliscendi. Continuando per il percorso principale, si avanza ancora per un tratto in lieve salita a fianco di bellissimi prati per poi guadagnare quota più ripidamente. Appena dopo essere transitati a fianco di una casa, si approda nuovamente al valico della Crocetta, 794 m. Si segue la strada asfaltata a destra e al primo bivio si prende a sinistra una carraia che corrisponde al percorso della Via Francigena. Al bivio che si presenta quasi subito (tabella con cartina e tavoli con panche), si va a destra, uscendo in questo modo dallo storico tracciato che scende verso Terenzo e Bardone. Si avanza per carraia in lieve salita all’interno di un rimboschimento a conifere, uscendone poco dopo in corrispondenza di una linea elettrica. Si procede poi tra radure arbustive ammirando continue e stupende visuali sulla bassa Val Sporzana e la pianura (nelle giornate di cielo terso sono visibili le cime dell’arco alpino). Avanzando in lieve salita tra rado bosco e trascurando tracce laterali, si contorna in seguito il limite inferiore di belle radure delimitate nella parte superiore dal rimboschimento a conifere che ammanta la dorsale del Monte Croce. Si prosegue per comoda carraia, ignorando a sinistra un percorso in discesa e appena dopo un’ampia traccia che staccandosi a destra sale verso il crinale del Monte Croce. Il tracciato poi si restringe e una volta inoltratosi nel bosco diviene piuttosto fangoso a causa del passaggio di moto da cross. Si continua lungamente per questo percorso senza possibilità di errore con andamento in lieve salita, aggirando in più punti pozzanghere e singole sezioni alquanto fangose. Dopo aver valicato una costa, si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra, trascurando a destra un tracciato che conduce alla dorsale sud/est del Monte Croce. Si avanza per ampia traccia dovendo fare i conti, anche in questo caso, con diverse sezioni fangose ed ampie pozzanghere da aggirare scomodamente ai lati. Successivamente il percorso principale perde quota e virando a sinistra conduce a delle radure arbustive. Piegando poi a destra si esce al sommo di bellissimi prati che offrono ampie visuali panoramiche. Dopo una discesa all’interno del bosco, altre radure che si attraversano e un ulteriore tratto in discesa in cui si effettua una netta svolta a sinistra, si approda in un altipiano prativo (Le Piane, 749 m) di impareggiabile bellezza. Dopo una meritata sosta in questo luogo veramente idilliaco, si penetra nel rimboschimento a conifere che lo delimita a nord, compiendo subito una curva a sinistra. Si procede nel primo tratto in lieve discesa per ampia carraia che, spostandosi in seguito verso destra, inizia a perdere quota molto ripidamente. Più in basso, ad un bivio, si ignora una traccia che si stacca a destra e proseguendo per il percorso principale si effettuano un paio di tornanti. Approdati in belle radure che offrono interessanti visuali sul Monte Prinzera, si lambisce la provinciale della Val Sporzana. Anziché seguire quest’ultima, prendiamo a destra una carraia che avanza tra bellissime radure con andamento verso sud. Dopo aver costeggiato il limite del bosco e assecondato per un tratto una linea elettrica, si effettua una svolta a sinistra che precede un paio di tornanti. Ripresa la direzione nord, si avanza comodamente per carraia che offre continue e bellissime visuali sulla Val Baganza con il suo circondario di montagne. Giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto, ci si immette in una stradina asfaltata che si segue a destra costeggiando un corso d’acqua che delimita la carreggiata a sinistra. Dopo essere passati a fianco di alcune case, si mette piede nella provinciale Calestano-Fornovo che si segue a destra in direzione della prima località. Poco dopo si abbandona la trafficata strada prendendo a sinistra uno stradello che procede a fianco delle villette della località S. Remigio. Dopo una netta curva a destra e una discesa, ci si inserisce nuovamente nella provinciale che si segue solo per un breve tratto. Infatti, al primo bivio si prende a sinistra una strada, imboccando subito a destra uno stradello che avanza costeggiando un campo da calcio. Dopo una breve salita in cui si effettua una svolta a sinistra, si ritorna sulla provinciale proprio in corrispondenza dell’inizio (o fine provenendo da Calestano) del ponte sul Torrente Baganza.

 

Il Groppo della Rocca e il Monte Dosso: anello da Varsi

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Punto di partenza/arrivo: Varsi 426 m

Dislivello: 1000 m ca.

Durata complessiva: 6,15/6,30 h

Tempi parziali: Varsi-Groppo della Rocca (1,25 h) ; Groppo della Rocca-Monte Dosso (1,30 h) ; Monte Dosso-Contile (1,40 h) ; Contile-Varsi (1,45 h)

Difficoltà: EE l’ascesa e discesa del Groppo della Rocca ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi

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Descrizione dell’itinerario

Lunga e completa escursione implicante il raggiungimento della sommità del caratteristico Groppo della Rocca mediante un sentiero che, con un giro a semicerchio, sfrutta i punti più deboli dell’impervia ofiolite. La salita da Rocca di Varsi alla cima del Monte Dosso avviene per ampie carraie che, seppur con segnaletica scarsa, non pongono problemi di identificazione del giusto tracciato. Per la discesa si percorre interamente la dorsale orientale del Dosso fino a giungere a poca distanza dal borgo di Contile che visiteremo con breve deviazione. Si ritorna infine a Varsi seguendo il percorso n° 814 che nella prima parte si svolge all’interno di un fitto bosco e presenta una singola sezione in cui risulta poco evidente. Raggiunta infine la stradina che collega tra loro le diverse frazioni di Varsi, la si percorre comodamente verso quest’ultima località.

Dal centro di Varsi si segue per un breve tratto la provinciale in direzione di Bardi fino ad imboccare sulla sinistra Via della Pieve. Si percorre quest’ultima e, nel momento in cui curva a destra, si continua per ampia traccia sottopassando inizialmente un ponte stradale. Si avanza in salita per mulattiera passando a fianco delle ultime case del paese, notando a terra ciò che rimane del selciato originario. Si prosegue per il bel tracciato penetrando appena dopo nel bosco, sbucando infine nella SP 42 in corrispondenza di una casa. Si segue questa strada a destra per un buon tratto, raggiungendo in seguito una panoramica costa dove a destra si stacca lo stradello d’accesso a Cà Enrichino. Effettuata una netta svolta a sinistra si abbandona l’asfalto imboccando a destra una mulattiera (Sinter di Brigant). Si procede inizialmente in discesa e, dopo essere transitati a fianco di una baracca, si varca un ruscello. Oltre quest’ultimo si incontra un crocicchio dove si tira diritto (freccia di legno), scendendo brevemente per poi risalire ripidamente. Si continua per l’ampia traccia con andamento in piano/lieve discesa raggiungendo più avanti un bivio dove si prosegue diritto/destra per sentiero. Si avanza avendo a sinistra muretti a secco e a destra il margine superiore di un campo che offre interessanti visuali. Si prosegue comodamente per il bel tracciato all’interno di un bellissimo ambiente boschivo, oltrepassando più avanti il Rio Vadsel. Il sentiero risulta successivamente molto rovinato dal passaggio di moto da cross, presentandosi per un tratto dissestato e fangoso. Si prosegue per il percorso principale, prima in salita poi in piano, incontrando, in corrispondenza di una radura, un bivio dal quale si prende la carraia di sinistra. Dopo una ripida salita si rimette piede nella provinciale per la Val Mozzola che si segue a destra, raggiungendo in breve la frazione di Cà del Frer. In corriposndenza di una cappella si prende a destra una stradina avanzando il lieve discesa e in piano, ammirando notevoli visuali sull’ofiolitico Groppo della Rocca (alla cui sommità siamo diretti) e sulla Val Ceno. Giunti alle pendici del versante nord-occidentale del groppo, tra la fitta boscaglia si scorge un sentiero (n° 814C) il cui imbocco è contrassegnato da un freccia segnaletica. Seguendo questo percorso si effettua subito una netta curva a sinistra avanzando poi per carraia inerbita. Dopo una svolta a destra e una salita si giunge nei pressi di un roccione con anfratto (Tana della Volpe) da cui si piega a sinistra. Si prosegue per magnifica e vecchia mulattiera, delimitata da lacerti di muretti a secco, in un contesto ambientale di grande pregio. Avanzando il lieve salita e in piano si trascurano tracce secondarie, costeggiando poco più avanti il limite inferiore di un pendio prativo (possibile scorciatoia). Si continua per lo spettacolare tracciato ammirando, dopo una curva a destra, altri notevoli resti di antichi muretti a secco, costeggiando poi la base di altri prati. Dopo un’ultima salita si rimette piede nella provinciale a poca distanza dalla frazione di Rocca, dominata dalla caratteristica ofiolite. In corrispondenza delle prime case del paese, nel momento in cui la strada curva a sinistra, si nota a destra uno spiazzo prativo con palo elettrico a sinistra. Qui si imbocca una tracciolina che, inoltrandosi subito nella fitta boscaglia, sale costeggiando una recinzione con capanno. Trascurata una traccia che si stacca a destra in corrispondenza della terminazione dell’area recintata, si inizia a guadagnare quota mediante alcuni tornanti. Poco più in alto si raggiunge un masso con la scritta “difficile”, scorgendo anche degli sbiaditi cerchi bianchi che ci guideranno fino in cima all’ofiolite. Dal masso con scritta si presentano due possibilità di percorso che si riuniranno poco più in alto: in questa sede si descrive la prima in salita e la seconda in discesa. Si prosegue quindi a sinistra aggirando uno spigolo, portandosi in questo modo nel versante meridionale del groppo ofiolitico. Orientandosi con i poco visibili segnavia si attraversano alcune rocce avanzando più o meno a mezza costa, ma ad un certo punto occorre piegare nettamente a destra e risalire una specie di rampetta (percorso molto poco evidente). Raggiunto uno sbiadito cerchio bianco con freccia si deve procede in traverso a sinistra e non salire verso destra come verebbe spontaneo seguendo la direzione indicata dalla freccia. Ci si dirige verso alcuni spuntoni oltre i quali si attraversa un canale, ammirando sopra di noi verticali quinte rocciose. Successivamente si asseconda una cergetta parallela ad un ripiano roccioso e, giunti sotto un spigolo, si risale a destra una placchetta fino ad arrivare alla base di quest’ultimo. Lo si doppia e si prosegue per cengia/rampa nel versante occidentale del groppo, continuando poi per ripida traccia. Con spostamento verso destra si arriva alla base di pareti rocciose dove si nota un bollo bianco con freccia. Da qui si avanza per ripido sentierino che, piegando successivamente a destra, conduce alla forcella tra la cima principale a sinistra e uno spuntone con croce a destra. Andiamo quindi a sinistra aggirando inizialmente un risalto, guadagnando appena dopo la sommità del Groppo della Rocca, 708 m, dove si trovano i resti murari di una fortificazione. Dalla cima ritorniamo sui nostri passi, ma, una volta raggiunto il cerchio bianco con freccia, non si segue a ritroso il percorso fatto in salita, peraltro molto poco evidente, si continua invece a sinistra per marcata cengia/rampa. Poi si segue una traccia che, dopo un tornante destrorso, riporta al masso con la scritta “difficile”. Ritornati a Rocca di Varsi, si prosegue lungo la provinciale fino a giungere nei pressi della chiesa, imboccando, in corrispondenza di quest’ultima, una stradina a sinistra (indicazioni per Corlina e segnavia del CAI). Si sale quindi per questa strada raggiungendo, dopo aver trascurato uno stradello cementato che si stacca a destra, un bivio. Da qui si prende a destra un’altra strada avanzando in sostenuta salita, ammirando ampie visuali panoramiche. Si guadagna quota in direzione di una casa isolata (località La Piastra), proseguendo diritto/sinistra ai due bivi che si incontrano. Giunti in corrispondenza dell’ingresso della casa, si continua per carraia che curva subito a destra. Poco più avanti ci si immette nel percorso n° 814a che si segue a destra costeggiando inizialmente un bel campo situato alla nostra destra. Ai due bivi che si incotrano successivamente, situati a poca distanza l’uno dall’altro, si trascurano a destra due tracce, di cui la seconda potrebbe costituire una scorciatoia al percorso segnato. Si asseconda invece quest’ultimo progredendo per carrareccia che sale in modo piuttosto sostenuto. In corrispondenza di una curva a destra si trascura a sinistra un’ampia traccia e si continua per percorso principale che si presenta sempre abbastanza ripido. Progredendo lungamente per la carraia si raggiunge molto più in alto il dorso di una costa che si asseconda contornando il margine superiore di una vasta area disboscata. Si prosegue lungo questa direttrice incontrando un bivio che costituisce il punto di congiunzione nel nostro tracciato della suddetta scorciatoia. Senza possibilità di errore si raggiunge la dorsale del Monte Pelato dove, dal crocicchio che si incontra, si prende la carraia che sale a sinistra (ometto). Si avanza per ampio crinale boscoso procedendo inizialmente in moderata pendenza e, dopo un tratto in falsopiano, si riprende a salire ripidamente. Poi, approdati in un’area di rado bosco con felci, si incontra un crocicchio dal quale si prosegue a sinistra. Si procede per ampia carraia nel bosco che sale in moderata pendenza svoltando poi a destra. Raggiunto un bivio si continua a destra per il percorso principale, mentre al bivio successivo, situato a poca distanza dalla sommità della montagna, si prende invece a sinistra, abbandonando temporaneamente la carraia. Dopo una svolta a destra si esce nelle radure sommitali e, avanzando inizialmente nei pressi del limite del bosco, si raggiunge infine la cima del Monte Dosso, 1244 m, caratterizzata da una chiesetta. Dopo una meritata sosta si prende un’ampia traccia che si immette subito nella carraia precedentemente abbandonata per la raggiungere la cima della montagna. Si segue il tracciato a sinistra contornando il margine superiore di un’area disboscata, effettuando prima una curva a sinistra poi un’altra a destra. Proprio qui si diparte un sentiero che asseconda il filo della dorsale della montagna offrendo, dopo la parte iniziale all’interno del bosco, ampie visuali panoramiche. Purtroppo il suddetto sentiero, una volta rientrati nel bosco, tende a perdersi, perciò, nonstante accorci non di poco la discesa, non lo imbocchiamo. Si prosegue quindi per la carraia che perde quota alla base di pendii ghioioso/cespugliosi piegando poi a destra. Si svolta successivamente a sinistra (in corrispondenza della curva si stacca un sentiero che conduce ad una fonte) e, giunti ad un bivio, si continua a sinistra. Il tracciato piega poi verso nord in direzione del crinale del Dosso, attraversando più avanti un’area di bosco rado con folta vegetazione. Si effettua appena dopo una svolta a sinistra aggirando una costa, proseguendo poi in lieve salita. Al bivio che si incontra successivamente si prende la traccia di destra (freccia di legno con segnavia bianco-rosso) e, in corrispondenza di un’area di rado bosco, si compie una netta curva a destra che determina un brusco cambio di direzione. Si perde quota verso sud svoltando poi nettamente a sinistra, trascurando, in corrispondenza della curva, una traccia che si stacca a destra. Si continua per la carraia principale ma, nel momento in cui effettua una svolta a destra, la si abbandona per traccia a sinistra. Si prosegue per mulattiera (si tratta di una scorciatoia) ricongiungendosi, in corrispondenza di panoramici prati, con il percorso di prima. Seguendo quest’ultimo si raggiunge poco dopo Casa del Dosso, 1005 m, oltre la quale si prosegue per comoda carraia che scende in direzione nord-est. Dopo una curva a destra si esce dal bosco e si avanza contornando il margine sinistro di una magnifica radura, notando alla nostra sinistra interessanti muretti a secco. Si prosegue lungamente per il percorso di crinale in bellissimo ambiente boschivo, fino ad approdare al Passo Bandiera, 940 m, importante crocevia di carraie. Dal valico continuiamo per l’ampia traccia che asseconda la dorsale Ceno/Pessola avanzando nel primo tratto in piano/falsopiano. Ignorata una traccia che si innesta nel nostro percorso da destra, si incomincia a scendere compiendo un paio di tornanti. Messo piede in un’altra carraia trasversale la si segue a sinistra uscendo presto dal bosco. Immessosi successivamente in un’ampia traccia la si dovrebbe seguire a destra in discesa, mentre noi, al fine di guadagnare la dorsale sommitale del Monte Lei, l’assecondiamo a sinistra in salita. Raggiunto in breve il crinale della montagna, spostandosi a destra è possibile ammirare, al sommo di verticali dirupi, ampie visuali sulla sottostante Val Ceno. Ripresa la carraia di prima si scende per essa tra radure arbustive, andando a sinistra al bivio che si presenta. Si continua a procedere per belle radure che offrono notevoli visuali sulla Val Pessola, avanzando successivamente per ampia traccia inerbita. In breve si giunge nei pressi della diroccata Casa di Lei (situata alla nostra sinistra) continuando poi per bella mulattiera all’interno di un interessante ambiente boschivo. Più in basso si transita a fianco di un’altra costruzione diroccata e, dopo una curva a destra, si raggiunge un bivio importante (indicazioni). A sinistra il percorso n° 814 – che dovremo seguire – riconduce a Varsi, mentre noi per ora andiamo a destra al fine di visitare il bellissimo borgo di Contile. Si perde quota per ampia traccia transitando poco più in basso a fianco di una casa, svoltando subito dopo a sinistra. Entrati nel suggestivo borgo lo si risale per viottolo fino a raggiungere il sommo del poggio dove si trova la Chiesa di San Leonardo, 725 m. Ritornati al bivio di prima, si prosegue lungo il percorso n° 814 – che si presenta inizialmente ampio e comodo – attraversando poco dopo un’area con folta vegetazione. Raggiunto un bivio in località Il Crocione si prende la traccia di sinistra, trascurando subito, nella stessa direzione, una carraia inerbita. Si avanza per bella mulattiera che avanza in piano e leggera discesa, effettuando poi un’ampia svolta a sinistra. Poco più avanti si attraversa un’area di folta vegetazione in cui l’ampia traccia si restringe per un tratto a sentiero. Si prosegue comodamente per il bel percorso, aggirando in seguito un’ostruzione costituita da rami di albero caduti a terra. Più avanti, dopo una palina segnaletica, si scende per un tratto molto ripidamente per traccia alquanto dissestata, proseguendo poi per il percorso principale che diviene piuttosto incerto. Avanzando per poco evidente traccia, con spostamento verso destra ci si immette nuovamente nel tracciato principale che risulta interrotto o poco visibile nella sezione precedente (segnaletica perlopiù assente). Si prosegue effettuando in seguito un saliscendi, giungendo poco dopo nei pressi di una presa dell’acquedotto dove finalmente si incontra un segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Dopo una discesa si raggiunge un bivio (indicazioni) dal quale si prosegue a sinistra, trascurando a destra una labile traccia per Carpadasco. Si continua per il percorso segnato avanzando inizialmente in lieve salita tra folta vegetazione, continuando successivamente a guadagnare quota in moderata pendenza (sulla destra si nota una recinzione). Raggiunto un bivio (palina segnaletica) si trascura a sinistra una labile traccia e si prosegue diritto/destra per il percorso principale. Si continua ad assecondare quest’ultimo che procedendo in discesa conduce, dopo una svolta a sinistra, ad un rio che si varca. Attraversato poco dopo un secondo rio e un solco più piccolo, si continua per ampia traccia immettendosi successivamente in una carraia che si asseconda a destra. Ci si inserisce poco dopo in un altro percorso che si segue a destra, avanzando comodamente per esso senza possibilità di errore. In corrispondenza di una curva a sinistra del tracciato si trascurano a destra sentieri secondari, uscendo poi in un’area disboscata. La si discende per carraia che compie una svolta a destra e, rientrati nel bosco, si continua per il percorso principale ignorando tracce laterali. Si prosegue per la carraia – percorsa purtroppo dagli ingombranti e rovinosi mezzi di esbosco – compiendo alcune svolte, costeggiando più avanti belle radure e campi. In corrispondenza di un cippo si innesta da destra un altro tracciato, mentre noi proseguiamo diritto uscendo in breve dal bosco ormai in vista della frazione di Monte. Messo piede in una stradina in gran parte asfaltata la si segue a sinistra in direzione di Varsi. Si procede lungamente per lo stradello effettuando un paio di tornanti e trandistando a fianco delle case del nucleo di Cà Principe. Giunti nei pressi della successiva frazione di Lubbia, si incontra un bivio dove si prosegue a sinistra compiendo subito una tornante destrorso. Appena dopo quest’ultimo si prende a sinistra una carraia che si percorre in salita costeggiando dei campi. Poco dopo, in corrispondenza della Maestà di Lubbia, ci si inserisce nuovamente nella stradina di prima che si segue a sinistra. Si avanza per ampia carrareccia in lieve salita ammirando belle visuali panoramiche, oltrepassando più avanti una valletta. Dopo una curva a destra si raggiunge una maestà (indicazioni) da cui si imbocca a sinistra una carraia. Avanzando dapprima in lieve discesa tra bosco e campi, si riprende poi a salire per stradello asfaltato transitando a fianco delle belle case in sasso della frazione di Perotti. Ripresa la strada di collagamento tra i diversi nuclei di Varsi, si continua in direzione di quest’ultimo passando sotto la frazione di Peracchi. Più avanti si stacca a sinistra il percorso n° 814a per il Monte Dosso, mentre poco dopo si trascura a destra Via Papa Giovanni XXIII. Al bivio successivo, situato nella parte alta del paese di Varsi, si prende a destra Via Pontremoli che scende a fianco di alcune vecchie case con il caratteristico tetto di ardesia. Più in basso ci si inserisce in uno stradello cementato che si segue a destra, immettendosi infine nella SP 42. Andando a destra si scende verso il centro vero e proprio del paese di Varsi.

 

 

Groppi Rossi: anello dal Poggio di Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto 844 m

Dislivello: 450 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Poggio di Berceto-Lago Bozzo (1,30 h) ; Lago Bozzo-sommità Groppi Rossi (45 min/1 h) ; Groppi Rossi-Passo Silara (1 h) ; Passo Silara-Fioritola-Poggio di Berceto (1,20 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Pian della Capanna-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni normali (senza neve) ; EAI (EEAI il tratto sella quota 1255 m-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo estivo o invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accessi stradale: Parma-Fornovo-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, in località Poggio di Berceto

mapopenstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La zona dei Groppi Rossi è senza dubbio una delle più suggestive e appartate aree montuose dell’intero Appennino parmense. Qui vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio penetranti e “stranianti”. L’escursione è stata effettuata dall’autore della relazione in condizioni invernali ma con neve non abbondante, il che ha permesso di salire senza l’ausilio di racchette da neve e, soprattutto, di reperire gli ometti indicanti il giusto percorso nel tratto che va da Pian della Capanna alla selletta a quota 1255 della cresta dei Groppi Rossi. In effetti, al fine di completare e gustare al meglio l’anello proposto, consiglio di effettuarlo, se in condizioni invernali, con innevamento non eccessivo. In caso lo si voglia intraprendere con neve abbondante tenere presente che: 1) il tratto dopo Pian della Capanna in direzione dei Groppi Rossi
è piuttosto accidentato in quanto formato da pietraie e avvallamenti da attraversare, per cui l’orientamento, nonostante la cresta ofiolitica dei Groppi Rossi sia evidentissima, non è immediato. 2) Il percorso che dalla selletta a quota 1255 m conduce al Passo Silara, in condizioni di innevamento abbondante e quindi con segnavia – già di per sé sbiaditi – nascosti dalla neve, risulterebbe di problematico reperimento. In tal caso, consiglio vivamente di ritornare al Poggio di Berceto percorrendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato in salita. Ovvia è la raccomandazione a non effettuare questo itinerario in caso di scarsa visibilità.

Abbandonata l’auto nel piccolo parcheggio di Poggio di Berceto, si imbocca a sinistra la strada per Calestano, abbandonandola subito per stradello a destra (indicazione per la pineta). Si sale a fianco di alcune case per poi perdere quota per sterrata, giungendo dopo una svolta a destra al bivio per Fioritola, la cui sterrata d’accesso si lascia a sinistra. Si prosegue lungamente per la strada, prima in salita poi con andamento pianeggiante o in lieve pendenza, fino a scendere al ponte sul Baganza. Si prosegue lungo l’evidente tracciato (CAI n° 731), effettuando quasi subito un tornante destrorso in corrispondenza del quale si ignora a sinistra lo stradello per Case Schianchi. Si sale in moderata pendenza compiendo successivamente un tornante sinistrorso e in seguito uno destrorso. Si prosegue per la sterrata (sempre molto evidente anche in caso di neve abbondante) andando, ad un bivio (freccia segnaletica del CAI), a sinistra, tralasciando a destra un’ampia traccia. Si sale piuttosto ripidamente effettuando appena dopo un tornante destrorso che riporta nella direzione SE/S. Si guadagna quota assecondando per un buon tratto una linea elettrica, fino ad uscire su una costa panoramica dove si incontra un bivio. Ignorata a sinistra la continuazione dell’ampia traccia – che compiendo un tornante sinistrorso conduce ad una costruzione – si continua per bella e ampia mulattiera/carraia che inizialmente avanza in discesa con brevissimi saliscendi. Procedendo poi in salita ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge un bivio da cui si prosegue diritto/destra (segnavia sbiadito sul tronco di un albero a destra), ignorando a sinistra la traccia d’accesso a Casa Montana. Si procede inizialmente in leggera discesa, incontrando poco dopo un bivio da cui si prosegue a sinistra tralasciando a destra un’ampia traccia che scende. Con andamento prima in piano poi in salita ed effettuando alcune svolte, si giunge in vista di un rifugio (proprietà privata) situato in prossimità del limite settentrionale del Lago Bozzo Lago d’Achille1058 m. Si prosegue per ampia traccia che costeggia, prima all’interno del bosco poi rasentandola, la sponda occidentale del suggestivo e appartato specchio d’acqua. Si continua successivamente passando a fianco di un capanno in lamiera, penetrando infine nel bosco. Dopo una svolta a destra si sbuca in un magnifico pianoro che si attraversa interamente, recuperando nell’estremità opposta la continuazione del percorso segnato. Si effettuano poi un paio di svolte, inizialmente all’interno di una macchia di rado bosco, che precedono un secondo e più piccolo ripiano che si attraversa. Svoltando a sinistra si arriva infine in vista dei ruderi di Pian della Capanna, 1120 m, circondati da magnifiche radure che fanno di questo luogo uno dei più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. La cresta dei Groppi Rossi è già molto evidente, ma per raggiungerne il suo inizio sud/orientale il percorso di avvicinamento è piuttosto intricato e contrassegnato solo da sporadici ometti. Dai ruderi si ignora a destra la continuazione del sentiero n° 731 e si contorna, svoltando a sinistra, la macchia di vegetazione e bosco che ingloba le rovine della Capanna. Poi si vira nettamente a destra salendo per pendio aperto in direzione dei Groppi Rossi, giungendo poco più in alto nei pressi di un magnifico ripiano (luogo di impareggiabile bellezza). Da qui ci si sposta a sinistra verso un’evidente costa che si risale brevemente lungo il suo dorso. Poi, prima di raggiungere il vertice della costa, si piega a destra e si avanza verso il fondo di un avvallamento delimitato da un’altra costa caratterizzata da pietraie e massi ofiolitici. Dall’avvallamento si vira a sinistra e si sale raggiungendo in breve un grosso masso da cui (ometto) si piega a destra. Successivamente il percorso svolta a sinistra avanzando in obliquo ascendente e, piegando nuovamente a destra (ometto), conduce sul dorso della menzionata costa che delimita l’avvallamento nel cui fondo siamo transitati poco prima. Si continua assecondando o restando nei pressi del sommo della costa, ammirando visuali veramente suggestive in ambiente selvaggio frequentato da animali selvatici più che da umani. Ad un certo punto il percorso (ometti) vira a sinistra conducendo al sommo di un’altra e poco accennata costa (si tratta in realtà di un ramo della costa di prima). Da qui si volge a destra avanzando in obliquo ascendente (è presente una traccia) e, spostandosi a sinistra, si approda su una marcata dorsale che si segue a destra. Poco dopo, effettuando un’ampia curva verso sinistra ed attraversando anche una piccola macchia boscosa, si mette piede in un’evidente selletta a quota 1255 m, che costituisce il punto di inizio della cresta dei Groppi Rossi. Da qui, volgendo a sinistra, si percorre la magnifica dorsale ammirando notevoli visuali, avvicinandosi alla sezione più rocciosa della cresta che si lascia a sinistra (un evidente spigoletto a forma di becco può essere scalato direttamente con un breve ma interessantissimo ed esposto passaggio di I°+/II°-). Avanzando in obliquo ascendente per traccia si riguadagna il filo della dorsale da cui, oltrepassando subito una prima quota, si continua ad assecondare con grande attenzione (soprattutto con neve) l’arioso ma stupendo filo di cresta. In breve si raggiunge quella che rappresenta la cima centrale dei Groppi Rossi1280 m, oltre la quale la cresta inizia a degradare facendosi più severa e rocciosa (e in condizioni prettamente invernali delicata ed impegnativa). Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino alla sella a quota 1255 m, da cui andiamo a sinistra in direzione del Passo Silara (come già espresso nell’introduzione, questo tratto, in caso di abbondante copertura nevosa, presenterebbe rilevanti problemi di orientamento). Per traccia inizialmente evidente si penetra subito nel bosco, giungendo in breve in prossimità di una radura situata alla nostra sinistra. Da qui occorre spostarsi a destra onde recuperare il percorso principale contrassegnato da alcuni vecchi segnavia bianco/rossi. Per traccia evidente si attraversano due ruscelli, svoltando, appena dopo il secondo, a sinistra, perdendo poi quota parallelamente al corso d’acqua (segnavia). Ad un certo punto il percorso vira a destra e conduce ad un altro ruscello che si guada, per poi svoltare subito a sinistra avanzando per un breve tratto in lieve salita. Si perde successivamente quota immettendosi poco più in basso in un’ampia traccia che conduce ad un ripiano boscoso (molto poco evidente con copertura nevosa). Qui giunti ci si immette in una carraia chi si segue a destra oltrepassando subito un ruscello, procedendo poi in lieve salita. Segue l’attraversamento di un altro ruscello e una costa boscosa che si aggira mediante svolta a destra. Dopo una breve discesa si riprende a salire, anche in moderata pendenza, oltrepassando un breve tratto franato. Poco dopo ci si immette nel percorso n°741 (paletto con cartelli) per il Monte Borgognone che noi seguiamo a sinistra in direzione del Passo Silara. Si avanza per bella e ampia traccia che dopo una svolta a sinistra procede perlopiù in piano/leggera salita tenendosi nel versante Parma della dorsale spartiacque. Messo piede nella strada asfaltata proveniente da Marra, la si segue a sinistra oltrepassando il Passo Silara1200 m, continuando ulteriormente in versante Baganza. Dopo una netta svolta a destra e l’elettrodotto che si sottopassa, in corrispondenza di un’altra curva a destra si stacca a sinistra una carraia chiusa da una sbarra. La imbocchiamo e seguiamo effettuando svolte e tornanti, ammirando anche notevoli visuali panoramiche (se la carraia fosse ricoperta da un manto nevoso, occorre prestare attenzione a non scivolare sulle canaline di scolo dell’acqua). Giunti nei pressi di Casa Fioritola si svolta a destra e si scende costeggiando la base della spettacolare Ofiolite di Fioritola. Lasciate a sinistra delle traccie, si continua a destra contornando ancora per un tratto l’ofiolite, proseguendo successivamente per comoda carraia che procede nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Baganza (altre traccie che si staccano a destra sono da ignorare). Dopo una discesa e un tratto in piano si trascura una carraia a destra e, proseguendo a sinistra per il percorso principale, si inizia a perdere quota piuttosto ripidamente. Infine si effettua il guado del Torrente Baganza, che a seconda delle condizioni stagionali potrebbe risultare impraticabile, avanzando poi in salita. Dopo un tornante destrorso ci si immette nella strada seguita all’andata e la si segue a destra in direzione di Poggio di Berceto.