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Archivi categoria: Gruppo del Monte Baldo

La Cima Valdritta per il Canale Est (Vajo Valdritta)

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Punto di partenza/arrivo: parcheggio lungo la Strada Provinciale Monte Baldo (S.P. 8 e 3) a quota 1550 m ca.

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: S.P. 3-Vajo Valdritta-Cima Valdritta (1,45 h) ; Cima Valdritta-S.P. 3 (1,35 h)

Difficoltà: F

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo e casco per escursionisti con esperienza di roccia. Ordinaria da arrampicata per chi è alle prime armi e/o non se la sente di superare passaggi di II° e III°-, non esposti, senza alcuna assicurazione

Ultima verifica: luglio 2019

Riferimento bibliografico: Eugenio Cipriani – Facile è bello (antologia di itinerari di arrampicata dal II al IV grado dalle Alpi Giulie al Lago di Garda) – Edizioni Cip 2003

Accesso stradale: da Affi ci si dirige verso Caprino Veronese, oltre il quale si continua lungo la S.P. 8 in direzione di Spiazzi e Ferrara di Monte Baldo. Da quest’ultima località si prosegue verso Cavallo di Novezza, salendo per strada asfaltata in certi punti ripida e con diversi tornanti. Si transita prima nei pressi del Rifugio Novezzina, oltrepassando successivamente altri rifugi e, più in alto, il passo Cavallo di Novezza. Si prosegue per stretta e ripida stradina, effettuando poi una svolta a sinistra che precede una seconda a destra. Oltre quest’ultima si parcheggia l’auto in uno spiazzo in corrispondenza dell’inizio del sentiero n°652

mapwww.openstreetmap.org

N.B.: il tratto evidenziato color arancio, che corrisponde al Vajo Valdritta, è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Spettacolare itinerario lungo un solco che presenta diversi risalti rocciosi alcuni dei quali oppongono difficoltà alpinistiche. La roccia, pur presentandosi franosa in molte sezioni del canale, nei tratti in cui si arrampicata risulta sostanzialmente buona.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si prosegue per la panoramica stradina raggiungendo presto una prima rientranza, oltrepassando qui l’imbocco del Vajo Paradiso. Si continua lungo la provinciale fino a penetrare nella valletta formata dal canale orientale della Valdritta, che rappresenta la nostra direttrice di salita. Appena dopo l’attraversamento del solco si prende una traccia a sinistra che deposita nel fondo del canale, che si risale inizialmente per ghiaie e sterpaglie. Si prosegue poi per roccette, superando un primo breve e facile restringimento, aggirando a sinistra o a destra il successivo masso. Si continua per il canale, che per un breve tratto vira a sinistra per poi riprendere la direzione di prima, superando anche un breve muretto, progredendo poi tra grossi massi in direzione del primo vero ostacolo della salita: una parete a placche delimitata a destra da un diedro/fessura. Giunti alla base, si supera direttamente il primo brevissimo muretto (II°) che precede una seconda sezione in cui ci si arrampica, tenendosi nei pressi del limite sinistro della parete, per ripide ma facili rocce (II°-). Dal successivo terrazzino si rimontano in obliquo verso destra (II°-) facili placche, passando sotto un cespuglio, scalando poi direttamente le più ripide rocce finali del risalto (II°+). Si continua affrontando altre due facili balze a placche (I°/I°+), proseguendo poi per il suggestivo solco senza alcuna difficoltà tecnica. Più in alto si nota a sinistra una traccia con ometto, mentre poco dopo si passa a fianco dell’ingresso, coperto da una tettoia in legno, di un buco dal nome “Solferino”. Si guadagna quota per il canale fino ad arrivare in vista della prima evidente biforcazione, da cui si prende il ramo di destra. Superato un facile restringimento, si prosegue per il suggestivo e incassato solco progredendo tra massi e rocce piuttosto friabili. Dopo una paretina, un grosso masso da aggirare e facili placchette si incontra una seconda biforcazione: a destra si nota un’evidente fessura/camino, mentre a sinistra si innalza un altro ramo del canale occluso da un grosso masso. Ci si dirige quindi verso il risalto inciso dalla fessura/camino, iniziandone la risalita. Dopo le prime facili rocce, si penetra nello stretto e quasi verticale caminetto che si scala restando al suo interno, sfruttando ottimi appigli (II°+/III°-). Si prosegue poi più facilmente, affrontando appena dopo una sequenza di quattro brevi balze a placche, intervallate da piccoli terrazzini (passi di I°/II°-). Si continua a progredire per il solco, incassato tra cespugli di pini mughi, senza alcuna difficoltà tecnica, superando anche un facile gradino. Quando il canale si restringe si deve superare un breve ma ripido caminetto con tecnica d’opposizione (II°-), cui fa seguito un altro restringimento di rocce facili ma levigate. Poco dopo si affronta una paretina di rocce compatte che si scala direttamente con bella arrampicata, sfruttando buoni ma non numerosi appoggi (II°/II°+). Oltre quest’ultimo ostacolo il solco si biforca: noi proseguiamo per il ramo di sinistra, più roccioso, che si risale facilmente superando roccette, gradini e una balza costituita da placche levigate. Raggiunto un ulteriore bivio/biforcazione si prende il ramo di sinistra, avanzando in direzione di un grosso masso ammantato da pini mughi. Si costeggia il menzionato masso, situato alla nostra destra, superando poi un facile restringimento, continuando successivamente per il canale che si amplia. Si guadagna quota faticosamente per ghiaie, puntando alla soprastante strozzatura del solco con masso incastrato. Oltre questo ostacolo, alla successiva biforcazione si prende il canale di destra, progredendo senza difficoltà tecniche, oltrepassando una strozzatura formata da un masso. Siamo ormai vicini al sentiero n° 651 (la mulattiera delle creste): guardando in alto dovremmo notare un segnavia bianco-rosso. Poco prima di sfociare nel percorso segnato il solco presenta un’ultima biforcazione, dove possiamo scegliere indifferentemente uno dei due rami. Messo piede sul sentiero lo si segue a sinistra, attraversando quasi subito un solco, oltre il quale la traccia sale assecondando il dorso della costa che ne costituisce la sponda destra orografica. Poi il sentiero vira a sinistra avanzando in obliquo ascendente, attraversando successivamente un canale ramificato. Valicata una costa si prosegue per il tracciato fino a raggiungerne un’altra: qui si incontra il bivio con il percorso che, staccandosi a destra, conduce alla Cima Valdritta. Si segue il sentiero che avanza inizialmente verso SW tra cespugli di pini mughi, effettuando poi una netta curva a destra in cui si aggira il crinale meridionale della cima. Ammirando incredibili visuali sul sottostante vallone, si continua per l’ottima traccia che procede perlopiù sulla sinistra del filo del crinale, raggiungendolo e assecondandolo per alcuni brevissimi tratti. In seguito si valica la dorsale spartiacque e si procede nel versante orientale, fino a raggiungere una cresta. Qui si abbandona il sentiero, il quale procede a mezza costa in direzione di una galleria, e si risale la cresta, inizialmente lungo il suo filo poi alla sua destra, fino a guadagnare la vicina sommità della Cima Valdritta2218 m (la quota dove è posta la croce non è la più elevata). Dopo una meritata sosta si ritorna sul sentiero n° 652 che si continua a seguire verso sud aggirando inizialmente un curioso gendarme roccioso. Successivamente, procedendo a mezza costa, si tagliano belle lastronate rocciose, incominciando in questo modo l’attraversamento del versante orientale della Cima del Prà della Baziva. Si avanza per il magnifico e altamente panoramico sentiero valicando quattro coste, fino a raggiungere un bivio evidente (paletto con cartelli), da cui si prende a sinistra il percorso n° 66 per il Cavallo della Novezza. La traccia scende inizialmente in obliquo verso il crinale della costa in precedenza valicata, raggiunto il quale lo si discende effettuando piccoli tornanti. Più in basso si perde quota in mezzo ai pini mughi, avendo sempre come direttrice la costa di prima, procedendo in direzione di un evidente poggetto. Giunti in corrispondenza di quest’ultimo il percorso vira repentinamente a destra, scendendo per un tratto in direzione SE/S, continuando poi a perdere quota mediante alcuni tornanti. Ripresa la direzione di prima, si incontra un bivio dove si prende la traccia di sinistra (si tratta di una scorciatoia), che scende piuttosto ripidamente. Dopo un tornante sinistrorso e un tratto in direzione N/NE ci ricongiunge con il percorso di prima che si segue perdendo quota, anche ripidamente, ancora verso N/NE. Poi si effettuano diversi tornanti in mezzo a cespugli di pini mughi, fino ad immettersi nel percorso n° 652 (paletto con cartelli) che si segue a sinistra. Ignorato subito dopo a destra il sentiero n° 652 (variante) per Malga Novezza, si prosegue diritto penetrando in una fascia boscosa, avanzando successivamente tra rado bosco. Con andamento parallelo alla S.P. 3 si attraversano ripidi pendii prativi, oltrepassando successivamente un’altra fascia boscosa. Si prosegue per bel sentiero tra vegetazione molto varia, inoltrandosi poi all’interno del bosco, aggirando in seguito una costa. Oltre quest’ultima si esce dal bosco e, varcato un solco, si scende alla sottostante strada, proprio in corrispondenza degli spiazzi dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

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Via Ferrata Gerardo Sega

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Punto di partenza/arrivo: Avio (TN); parcheggio (305 m) in Valle dei Molini

Dislivello: 865 m (300 m ca. di ferrata)

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: parcheggio-Cascata Preafessa (1 h) ; Cascata Preafessa-attacco ferrata (45 min.) ; via ferrata-carraia quota 1170 m (1,30/1,45 h) ; carraia quota 1170 m-Madonna della Neve (45 min.) ; Madonna della Neve-parcheggio (1,20/1,30 h)

Difficoltà: EEA (media difficoltà/B)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: marzo 2016

Accesso stradale: Da Avio si segue la strada per il Monte Baldo entrando nella Valle dei Molini. Si abbandona l’auto in uno spiazzo a 305 m in prossimità di una curva a destra dopo circa 2,5 km dal paese.

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Descrizione dell’itinerario

Percorso attrezzato di notevole interesse paesaggistico e panoramico che si svolge in ambiente selvaggio e isolato. Le difficoltà tecniche sono ridotte, tuttavia il dislivello non trascurabile, l’esposizione accentuata di alcuni tratti e il fatto che la sezione più “tecnica” sia collocata nella parte terminale, ne fanno un itinerario da non prendere sottogamba.

Dal parcheggio a quota 305 m nella Valle dei Molini, si imbocca il sentiero 652 (cartelli) che procede in costante salita con diversi tornanti. La mulattiera, in seguito meno ripida, penetra progressivamente al centro della selvaggia valle del Torrente Aviana e conduce, dopo circa 1 h di cammino dal punto iniziale, ad un bivio in località Preafessa, 700 m. Si lascia a sinistra la continuazione del percorso n° 652 (da cui torneremo) per imboccare a destra un sentiero (n° 685) che attraversa inizialmente il Torrente Aviana (in questo tratto asciutto) per poi guadare un affluente dove è presente un doppio cavo metallico (uno per i piedi e l’altro per le mani: una sorta di “pont de singe”). Dopo il guado, svoltando a sinistra, si arriva alla base della grandiosa Cascata Preafessa. Seguiamo la traccia di avvicinamento alla ferrata che si sposta verso destra all’interno del bosco, prestando attenzione ai segnavia. Dopo un tratto in leggera salita, il sentiero attraversa un canale e conduce su una costa al di sotto del verticale spigolo sud/est del Corno Gallina. Si svolta a sinistra verso quest’ultimo, affrontando un ripido e faticoso strappo. Si va poi a destra contornando in discesa la base delle pareti (da questo punto fino alla fine della ferrata, si raccomanda di indossare il caschetto, difatti il rischio di caduta sassi è piuttosto elevato). Si attraversa un impluvio e, dopo l’aggiramento di uno spigolo, una cengia conduce all’interno del grandioso vallone dominato da un impressionante soffitto. In breve si giunge all’inizio della ferrata, il cui attacco vero e proprio è posto poco più in alto rispetto al punto in cui siamo.

Via Ferrata Gerardo Sega:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si superano inizialmente alcune facili roccette non attrezzate puntando alla soprastante scaletta dove è collocato l’attacco della ferrata. La scala è sbalzata un po più in alto e all’infuori rispetto la nostra posizione, ma un piolo permette di accedervi senza grandi problemi (B). Dopo aver salito la scaletta, prima verticale e poi leggermente inclinata, è necessario affrontare una sezione caratterizzata da rocce rotte, terra e ghiaino, dove occorre prestare la massima attenzione a non smuovere sassi. Segue uno dei tratti più belli di tutto il percorso: un esposto traverso su stretta cengia-cornice, all’inizio abbastanza ampia, successivamente, nella parte centrale, più stretta e delicata. Questo tratto è tecnicamente facile (A/B) ma alquanto esposto. Sempre per cengia, si aggira uno spigolo e si continua con minore esposizione verso un canale-impluvio, già attraversato durante l’avvicinamento. Ci si tiene nella sponda destra affrontando una prima facile balza (A) cui fa seguito una paretina più tecnica (B). Un tratto di ripido sentiero con spostamento verso destra conduce alla base di un’altra paretina che si supera agevolmente (A+). In seguito la ferrata si sposta a destra contornando ripide pareti ed aggirando nuovamente lo spigolo di prima (quest’ultimo tratto è piuttosto delicato in quanto le rocce costringono a procedere sbalzati leggermente all’infuori; B+). Si continua ad attraversare per cengia, esattamente a perpendicolo rispetto l’esposta cornice iniziale. Poco dopo le attrezzature terminano, ma vista l’ampiezza della cengia, questo non costituisce un problema. Si transita sotto l’impressionante soffitto che caratterizza questa porzione di montagna e si procede per ripido sentierino giungendo su una costa (pulpito panoramico a destra). Una breve discesa e successiva risalita precedono un nuovo tratto attrezzato posto alla nostra sinistra. Si affronta un breve e ripido diedrino sfruttando un piolo per il piede sinistro (B) e dopo altre roccette attrezzate si giunge al libro per le firme. Seguono facili rocce assistite dal cavo che precedono un erto canale terroso con pietre mobili, la cui risalita, in caso di terreno bagnato, diviene assai faticosa e delicata. Si approda ad una selletta (pulpito panoramico a sinistra) e ci si sposta verso destra per ripido sentiero che conduce alla base dell’ultima e più interessante sezione di ferrata. Dopo un obliquo ascendente da destra a sinistra (A), si affronta una liscia paretina leggermente inclinata (B/C), cui fa seguito una sezione di parete più ripida ma agevole (ottimi appoggi per i piedi; B+). Con spostamento verso destra, si giunge alla base di un ripido e appigliato canale-diedro che si supera (B), affrontando poi un breve strapiombetto (B/C). Un’ultima salita su facili roccette e una breve e divertente placchetta (A+) precedono l’aerea cresta finale. Si attraversa una fenditura e si arriva al termine della ferrata.

Un tratto di sentiero all’interno del bosco conduce ad una carraia (quota 1170 m) che seguiamo a sinistra mantenendo lo stesso segnavia di prima (n° 685). Attraversando splendidi declivi prativi con notevoli visuali verso la cresta del Baldo e varcando infine una valletta, si raggiunge in 30 minuti ca. la Chiesa della Madonna della Neve. Appena dopo troviamo un bivio: andiamo a sinistra scendendo per stradina asfaltata che in breve conduce nei pressi di una colonia. Si continua per carraia fino ad un bivio evidente (cartelli) da cui si imbocca a sinistra il sentiero n°652 diretto alla sottostante gola formata dal Torrente Aviana. L’ampia traccia continua all’interno di quest’ultima per poi scendere più ripidamente verso il sottostante fondovalle (dopo una fontana si ignora a destra un sentiero). Si ritorna infine al bivio con il percorso n°685 in località Preafessa, da cui si rientra al parcheggio seguendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata.

 

 

 

 

 

 

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