Monte Braiola (scivolo nord-ovest) e canale/scivolo nord-ovest del Monte Marmagna (invernale)

Punto di partenza/arrivo: Lagdei, 1250 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1h) ; Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro (30 min) ; Bocchetta dell’Orsaro-Monte Braiola (30 min) ; Monte Braiola-Sella del Braiola-dorsale nord-est del Marmagna (35 min) ; dorsale nord-est del Marmagna-Lagdei (1h)

Difficoltà: F il tratto Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro-Borra del Sale ; F+ lo scivolo nord-ovest del Braiola ; F+ l’ascesa alla dorsale nord-est del Marmagna per lo scivolo nord-ovest ; F la discesa lungo la dorsale nord-est del Marmagna in direzione di Capanna Braiola ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ramponi e due piccozze (per chi è alle prime armi attrezzatura alpinistica da salite su neve)

Ultima verifica: febbraio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli. Da quest’ultima località (ampio parcheggio) si prende a destra una stradina, in parte asfaltata, che conduce alla Piana di Lagdei

www.openstreetmap.org {Nelle parti evidenziate in colore arancio il percorso è puramente indicativo}

Descrizione dell’itinerario

Notevole escursione invernale che richiede attenzione e ottime condizioni del manto nevoso. Il tratto Capanna Braiola-Bocchetta dell’Orsaro si presenta delicato, mentre lo scivolo nord-ovest del Braiola, nonostante che la pendenza non sia mai accentuata, va considerato come una vera e propria ascensione dal carattere alpinistico. E’ proposta inoltre la risalita dello scivolo nevoso nord-occidentale del Marmagna, che, seppur breve, presenta, soprattutto nella sezione finale, pendenze da non sottovalutare.

Sulla destra del Rifugio Lagdei si imbocca il percorso n° 723/727, diretto a Lago Santo, oltrepassando subito, mediante ponticello, un rio. Attraversato un ripiano ammantato da conifere, si inizia a guadagnare quota per pendio boscoso progressivamente più ripido. Assecondando la traccia nevosa molto battuta (come già espresso in altre occasioni, è necessario affrontare questa salita con i ramponi), si effettua una sequenza di tornanti. Spostandosi successivamente a destra, si continua a salire ancora piuttosto ripidamente, fino ad approdare in una specie di ripiano boscoso. Al bivio che si presenta (palina segnaletica), abbandoniamo il percorso d’accesso a Lago Santo e, verso destra, ci dirigiamo alla volta di Capanna Braiola (CAI n° 727). Dopo una breve discesa occorre, in prossimità di Ponte Rotto, 1395 m (il distrutto manufatto risale all’epoca di Maria Luigia), guadare il Rio di Monte Orsaro. Proseguendo diritto/sinistra al bivio che si presenta subito dopo (palina segnaletica), si avanza in falsopiano/lieve salita spostandosi a sinistra verso il corso d’acqua appena guadato. Dopo aver costeggiato una fascia rocciosa, si risale, mediante tornanti, la sponda sinistra orografica della valletta formata dal rio. Più in alto, spostandosi a destra, si asseconda una poco marcata costa ammantata da conifere, fino a perdere lievemente quota per un breve tratto. Varcato nuovamente il Rio di Monte Orsaro, si risale un pendio boscoso compiendo alcuni tornanti. Raggiunto il bivio (non visibile in caso di spessa copertura nevosa) con il percorso n° 727a (che staccandosi a destra attraversa il solco formato dal corso d’acqua), proseguiamo a sinistra effettuando un traverso su pendio più erto. Compiendo poi un tornante destrorso, oppure tagliando quest’ultimo mediante ripida salita, si ritorna nei pressi del Rio di Monte Orsaro, esattamente al sommo della sua sponda destra orografica. Si continua per il percorso segnato (segnavia visibili anche in caso di abbondante innevamento) progredendo parallelamente al solco formato dal corso d’acqua, fino ad uscire dal bosco in corrispondenza del margine destro di un bel ripiano nevoso. Avanzando ancora parallelamente al Rio di Monte Orsaro, attraversata una breve fascia boscosa, si raggiunge il bivio con il percorso n° 729 che si stacca a sinistra. Noi, invece, ci dirigiamo verso la vicina Capanna Braiola (Schiaffino), piegando, poco dopo il bivio, a destra e attraversando per la terza volta il Rio di Monte Orsaro. Ammirando lo splendido ambiente in cui ci troviamo, raggiungiamo in breve l’edificio, 1627 m. La nostra prossima meta è la Bocchetta dell’Orsaro, che guadagneremo lungo un percorso piuttosto impegnativo, sia per la ripidezza del pendio terminale che occorre attraversare, quanto per la neve poco stabile che è possibile incontrare appena dopo abbondanti nevicate (in queste ultime condizioni è assolutamente sconsigliabile proseguire!). Da Capanna Braiola, guardando in alto a destra si nota una costa con paletto in legno che funge da segnavia. Ci dirigiamo verso quest’ultimo, progredendo in obliquo ascendente verso destra, risalendo un pendio nevoso progressivamente più ripido. Superata la sezione finale la cui inclinazione raggiunge i 35°, si mette piede sulla costa che digrada dalla vetta del Braiola. Da qui occorre salire assecondando per poco il dorso di quest’ultima, e, virando successivamente a destra, progredire prima in obliquo, poi in traverso puntando ad un’altra costa con massi. Il pendio nevoso, pur richiedendo la massima attenzione, in questo tratto è poco ripido, ma, dopo aver doppiato la citata costa, diviene decisamente erto. Si inizia, quindi, un delicato traverso, in direzione dell’evidente Bocchetta dell’Orsaro, che, in caso di neve ghiacciata, risulta impegnativo a livello tecnico, mentre con neve molle decisamente pericoloso. In caso che nel crinale sia presente una spessa cornice, al fine di guadagnare la selletta, occorre abbassarsi qualche metro a destra e risalire il pendio nevoso che, digradando dalla forcella, forma una sorta di avvallamento. Guadagnata la Bocchetta dell’Orsaro, 1724 m, situata ai piedi della rocciosa cresta meridionale dell’omonimo monte, si inizia a perdere ripidamente quota nel versante toscano. Ci troviamo esattamente nel lato destro della splendida conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale, delimitata dal severo versante sud-ovest dell’Orsaro e da quello nord-ovest del Monte Braiola. Lo scivolo nevoso che risaliremo digrada dalla dorsale nord-est della montagna fino al fondo della conca. Abbassandoci a sinistra verso quest’ultima, senza raggiungerne propriamente il fondo, si inizia la risalita del pendio nevoso. Le possibilità sono diverse: l’autore della relazione è salito tendendo leggermente verso destra in direzione della cima, ma nulla vieta di progredire verso sinistra ed approdare sul crinale nord/nord-est del Braiola. La pendenza, man mano che si sale, aumenta, mentre la neve, trattandosi di un versante nord-occidentale esposto ai forti venti, potrebbe presentarsi ghiacciata, rendendo la salita molto interessante. Progredendo, appunto, verso destra, si punta alla sezione del pendio più ripida, e la si risale su pendenze che oltrepassano i 35°, raggiungendo forse i 40°. Dopo questa parte, ormai a poca distanza dalla vetta, si può raggiungere subito il filo della dorsale nord-est della montagna, oppure, come ha fatto l’autore della relazione, spostarsi a destra verso una bella conchetta nevosa alla base del ripido ma breve pendio finale. Risalito quest’ultimo (dai 35° ai 40°), si guadagna con soddisfazione la panoramicissima cima del Monte Braiola, 1821 m. Dopo una meritata sosta, si inizia la discesa lungo il crinale sud-est della montagna, generalmente poco ripido, eccetto un breve tratto poco sotto la sommità, e con traccia nella neve. Messo piede nella suggestiva Sella del Braiola, 1715 m, si scende liberamente nel sottostante vallone puntando al suo centro. Se si desidera tornare subito a Lagdei, è sufficiente ripercorre lo stesso tragitto effettuato all’andata, oppure completare splendidamente l’escursione con la risalita dello scivolo nord-ovest del Marmagna. A sinistra dell’evidente “canalino” che incide la rocciosa bastionata nord-occidentale della montagna e prima di un’altra fascia di rocce, si nota un breve scivolo nevoso che solo nella parte superiore prende le sembianze di un canale. Lo scivolo in questione – come del resto il “canalino” – digrada dalla dorsale nord-est del Marmagna che percorreremo in discesa onde ritornare a Capanna Braiola. Dal centro della conca ci si dirige a destra verso l’evidente scivolo nevoso, e, raggiuntone la base, si inizia la sua risalita. Come avviene solitamente, la parte iniziale è poco ripida, mentre la pendenza aumenta progressivamente. Nel momento in cui il pendio assume le sembianze di un canale, l’inclinazione diventa decisamente più interessante a livello tecnico, assestandosi intorno ai 45°. Approdati sulla dorsale nord-est del Marmagna, chi desidera può raggiungerne la sommità assecondando la cresta, oppure, come ha fatto l’autore della relazione, scendere lungo la naturale direttrice. Aggirate a destra alcune balze rocciose, si riprende il filo della dorsale in corrispondenza del limite del bosco. Tenendo quest’ultimo a destra, si avanza comodamente per un tratto, iniziando successivamente una ripida discesa. Si perde quota per regolare scivolo nevoso, che tuttavia non va disceso completamente fino al fondo del sottostante avvallamento. Ad un certo punto, più o meno all’altezza di un groppo roccioso situato alla nostra destra lungo la linea della dorsale, separato da quest’ultima da una sella, occorre piegare a sinistra ed effettuare un ripido e delicato traverso su neve che potrebbe presentarsi ghiacciata, oppure cedevole. Si continua successivamente a saliscendi valicando delle coste, fino a giungere nei pressi di un poggetto nevoso situato alla nostra destra (siamo nel percorso CAI n° 729, tuttavia i segnavia bianco-rossi, in caso di spesso manto nevoso, non sono visibili, inoltre non sempre è presente una traccia nella neve). Svoltando a sinistra si attraversa una fascia boscosa, ritornando in questo modo al bivio nei pressi di Capanna Braiola. Si rientra a Lagdei per lo stesso percorso effettuato all’andata.

Il Monte Braiola per lo scivolo nord-est e la traversata sud-nord del Monte Orsaro (invernale)

Punto di partenza/arrivo: Lagdei, 1250 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1 h) ; Capanna Braiola-Monte Braiola (35 min) ; Monte Braiola-Bocchetta dell’Orsaro-Monte Orsaro (50 min) ; Monte Orsaro-Foce del Fosco (25 min) ; Foce del Fosco-Lagdei (1 h)

Difficoltà: EEAI l’avvicinamento alla Capanna Braiola (Schiaffino) ; F lo scivolo nord-est del Monte Braiola ; EEAI la dorsale nord del Monte Braiola ; F+ la prima parte dell’ascesa al Monte Orsaro ; F la seconda parte lungo il crinale sud ; EEAI la discesa per la dorsale nord dell’Orsaro e il tratto Foce del Fosco-Lagdei

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale (ramponi e due piccozze)

Ultima verifica: febbraio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli. Da quest’ultima località (ampio parcheggio) si prende a destra una stradina, in parte asfaltata, che conduce alla Piana di Lagdei

Descrizione dell’itinerario

Proposta invernale di notevole interesse che consiste nell’abbinare due cime tra le più prestigiose di tutto l’Appennino parmense/massese. Lo scivolo nord-est del Monte Braiola permette, con condizioni nevose assolutamente stabili, una facile e divertente salita su pendenze mai accentuate. Più impegnativa è l’ascesa al Monte Orsaro dalla Bocchetta omonima. Si tratta, nella prima parte, di risalire un ripido e delicato pendio esposto a sud, nel contesto di una zona soggetta a distacchi e slavine. Assecondando, nella seconda parte, il più facile crinale montuoso, si guadagna la sommità. La discesa è comoda e non presenta difficoltà tecniche.

Sulla destra del Rifugio Lagdei si imbocca il percorso n°723/727 diretto a Lago Santo, oltrepassando subito, mediante ponticello in legno, un rio. Procedendo alla sinistra di quest’ultimo, si attraversa un rimboschimento a conifere, per poi iniziare a guadagnare quota all’interno dell’autoctono bosco di faggi. Assecondando una traccia molto battuta, si risale, compiendo diversi tornanti, una ripida sponda boscosa, prestando attenzione alla compattezza della neve all’interno della pista, tale da imporre l’uso dei ramponi. Al culmine della salita ci si trova in una specie di ripiano boscoso dove si incontra un bivio (palina segnaletica) da cui si prende a destra il percorso n° 727 per Capanna Braiola (Schiaffino). Dopo una breve discesa, raggiunta la località Ponte Rotto, 1395 m, si deve guadare, più o meno facilmente a seconda dello spessore del manto nevoso, il Rio di Monte Orsaro. Al bivio che si presenta subito dopo (palina segnaletica), si prosegue diritto trascurando a destra il sentiero n° 723 (quest’ultimo, come il distrutto ponte che dà il nome alla località, risale all’epoca Maria Luigia). Si procede inizialmente in falsopiano spostandosi a sinistra verso l’appena varcato rio, avanzando, poi, avendo quest’ultimo a sinistra e una fascia rocciosa a destra. Si inizia successivamente a risalire, mediante alcuni tornanti, la sponda sinistra orografica della valletta formata dal corso d’acqua. Al culmine del pendio, prestando attenzione agli ottimamente posizionati segnavia (ben visibili anche in caso di abbondante innevamento), ci si sposta a destra verso una specie di costa, avanzando in lieve salita all’interno di una fascia boscosa formata da conifere. Dopo una breve discesa, si attraversa il solco formato dal Rio di Monte Orsaro, riprendendo, oltre quest’ultimo, a guadagnare quota. Si risale una sponda boscosa compiendo alcuni tornanti, fino ad arrivare al bivio (palina segnaletica non visibile in caso di neve abbondante) con il percorso n° 727a. Lasciato a destra quest’ultimo, si effettua un traverso a sinistra per pendio più ripido, cui fa seguito un tornante destrorso che può essere tagliato mediante ripida salita. Giunti al culmine della sponda destra orografica del corso d’acqua, si guadagna quota, compiendo qualche tornante, parallelamente a quest’ultimo. Usciti dal bosco in corrispondenza del margine destro di un bel ripiano nevoso, si procede ancora parallelamente al rio di prima, oltrepassando un’ultima breve fascia boscosa. Appena dopo quest’ultima, si incontra il bivio (palina segnaletica) con il percorso n° 729 a poca distanza da Capanna Braiola. Andando a destra, si attraversa per la terza volta il Rio di Monte Orsaro e ci si dirige, ammirando la straordinaria bellezza della conca in cui ci troviamo, verso il bivacco. Da Capanna Braiola, 1596 m (dedicata a Roberto Schiaffino caduto in Grigna nel 1978), si inizia subito l’ascesa dello scivolo nevoso nord-orientale del Monte Braiola, che, a causa dell’esposizione, richiede neve assolutamente assestata. Le possibilità di salita sono diverse e più o meno si equivalgono riguardo l’inclinazione, essendo il pendio nevoso abbastanza uniforme. Tenendosi più o meno al centro dello scivolo, delimitato a destra da una costa, si procede direttamente puntando al suo culmine caratterizzato da massi d’arenaria. Il pendio, inizialmente poco ripido, diviene progressivamente più erto, assestandosi, nella parte superiore, intorno ai 35° abbastanza continui. Giunti poco sotto i menzionati massi d’arenaria, si lasciano questi ultimi a destra, dirigendosi verso un regolare pendio nevoso. Risalitolo, ci si trova ormai a poca distanza dalla vetta, che si raggiunge obliquando verso destra per dossi nevosi e conchette. Dalla cima del Monte Braiola, 1821 m, è possibile godere – aspetto che caratterizza tutte le cime del crinale Parma/Massa – di un notevole panorama, nonché di osservare la cresta sud dell’Orsaro che costituirà la nostra direttrice di salita al fine di conquistarne la vetta. Dalla cima, ci si dirige verso la sottostante Bocchetta dell’Orsaro assecondando la dorsale nord-est e nord della montagna. Con percorso semplice e divertente si perde quota per crinale che, nella parte inferiore, tende a restringersi. Raggiunta la menzionata Bocchetta dell’Orsaro, 1724 m, si scende brevemente nel versante toscano onde aggirare la prima e più rocciosa sezione della cresta sud del Monte Orsaro. Qui inizia un tratto non semplice che richiede la massima attenzione e un’attenta valutazione delle condizioni del manto nevoso, tenendo conto, soprattutto, dell’esposizione non favorevole (sud). Si inizia, quindi, la risalita del ripido pendio nevoso a sinistra della cresta, procedendo direttamente o in leggero obliquo ascendente verso sinistra. Con progressione piuttosto faticosa, si deve puntare ad un evidente risalto roccioso dalla caratteristica forma di becco, situato proprio sul filo della cresta meridionale dell’Orsaro dopo la sommità della più rocciosa sezione iniziale. Per pendio che diviene un po’ più ripido, si deve, ad un certo punto, progredire in obliquo a destra e, giunti sotto ad una fascia rocciosa – la cui terminazione è costituita dal menzionato risalto a forma di becco – si deve effettuare un delicato traverso (in questa sezione le pendenze vanno dai 35° ai 40° nella parte finale). Guadagnato il filo della cresta sud della montagna, lo si asseconda affrontando direttamente le brevissime balze rocciose (in una è presente uno spit) che, benché facili, risultano nel complesso delicate, anche per la neve molle e poco affidabile che è possibile incontrare a causa dell’esposizione a sud. Dal culmine di questa più impegnativa sezione, si procede, sempre assecondando il crinale, ora facile e ampio, in direzione della cresta sommitale. Messo piede su quest’ultima, la si percorre facilmente senza tuttavia allentare l’attenzione, soprattutto in caso di abbondante innevamento e/o in presenza di ghiaccio. Aggirando a sinistra diversi massi e balze rocciose, si guadagna infine, con sicura soddisfazione, la cima del Monte Orsaro, 1831 m, caratterizzata da una stilizzata madonnina in bronzo. La discesa avviene lungo la dorsale nord della montagna, nella sua prima sezione molto panoramica e mai eccessivamente ripida. Dopo un primo pendio nevoso piuttosto erto, si raggiunge e percorre un crinale che chiude ad est una bella conchetta. Poi, mediante traverso a sinistra, si riprende il regolare profilo nord dell’Orsaro, che si discende facilmente transitando a fianco di un filare di piccole conifere. Dopo un tratto un po’ più ripido, si entra nella faggeta, riscontrando una certa difficoltà nel reperire i segnavia del percorso estivo in caso di abbondante innevamento. In tal caso è conveniente assecondare il boscoso crinale spartiacque, fino a congiungersi con il percorso n° 727a a poca distanza dalla Foce del Fosco, 1617 m. Dalla sella si scende a destra (sentiero CAI n° 725), dapprima direttamente, poi in obliquo tagliando un erto pendio boscoso. Raggiunta, poco più in basso, la località Ronchi di Luciano (palina segnaletica non visibile in caso di spesso manto nevoso), si deve abbandonare questo percorso – che continua in direzione della Bocchetta del Tavola – prendendo a destra il sentiero n° 725a (segnavia sugli alberi). Dopo un traverso all’interno di un bosco di conifere, si piega nettamente a sinistra scendendo in una specie di avvallamento delimitato a destra da un dosso. Si continua assecondando i puntuali segnavia per pendio boscoso più dolce, virando successivamente a sinistra. Si attraversa, dopo una breve contropendenza, un rio, giungendo, poco più avanti, su una dorsale boscosa che delimita un avvallamento. Virando nettamente a destra, arrivati in corrispondenza del rio varcato in precedenza, si piega a sinistra e si asseconda, poco dopo, il solco formato dal corso d’acqua. Attraversato un bel ripiano boscoso caratterizzato da alte conifere, si volge a sinistra e dopo una discesa si mette piede nel percorso n° 723. Lo si segue a sinistra abbandonandolo quasi subito, imboccando a destra (palina segnaletica) il sentiero n° 725a. Quest’ultimo perde quota all’interno di un bosco di conifere – alcune delle quali abbattute – volgendo in direzione nord-est, presentandosi, in qualche punto, piuttosto ripido. Dopo qualche tornante si approda in un’ampia traccia (percorso n° 725) che si segue a destra. Poco dopo si esce neI pressi della torbiera di Lagdei che si contorna nel suo margine destro assecondando il percorso per disabili attrezzato con passerelle in legno e corrimano.

Il Monte Sillara da Valditacca (invernale)

Punto di partenza/arrivo: Valditacca, 1000 m

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 5,20/5,45 h

Tempi parziali: Valditacca-bivio sentieri n° 709/709A (1,10 h) ; bivio sentiero n° 709/709A-Passo di Compione (1,20 h) ; Passo di Compione-Monte Sillara (30 min.) ; Monte Sillara-Lago Inferiore di Compione (30 min.) ; Lago Inferiore di Compione-Valditacca (1,50 h)

Difficoltà: EAI il tratto Valditacca-bivio sentieri n° 709/709A ; EEAI il tratto bivio sentieri n° 709/709A-Lago Inferiore di Compione ; F il tratto Lago Inferiore di Compione-cima del Sillara ; EEAI la discesa dalla cima del Sillara al Lago Inferiore di Compione

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale (oltre le racchette, necessarie soprattutto per l’avvicinamento al lago Inferiore di Compione in caso di innevamento abbondante, portare obbligatoriamente piccozza e ramponi)

Ultima verifica: febbraio 2021

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti. Da quest’ultima località si prosegue lungo la Massese ancora per poco. In corrispondenza della località Trincera, si prende a destra la strada per Pianadetto e Valditacca, compiendo inizialmente alcuni tornanti. Entrati in Valditacca, si abbandona l’auto in un parcheggio situato appena dopo il bivio con la carrozzabile per il Passo della Colla

Descrizione dell’itinerario 

Notevole e impegnativa escursione su neve che richiede esperienza e un certo grado di allenamento. Il percorso n° 709 presenta, oltre un guado non semplice, alcune difficoltà di individuazione, questo soprattutto con neve abbondante. La salita dal Lago Inferiore di Compione all’omonimo passo è piuttosto ripida, mentre il crinale che si estende dalla cima del Monte Losanna (Nuda di Iera) verso il Monte Sillara è delicato ed esposto. Detto questo, in considerazione degli incidenti – purtroppo anche mortali – verificatesi in Appennino nel mese di febbraio del 2021, vorrei dilungarmi in alcune considerazioni che valgono sia per il percorso che mi accingo a descrivere, quanto per tutti gli altri, di questa tipologia, relazionati nel presente blog. Le ascese appenniniche in ambiente innevato richiedono una costante attenzione, preparazione e capacità personale di valutazione delle condizioni del manto nevoso. Come è ben noto, la neve in Appennino cambia repentinamente di caratteristiche, alternando tratti in cui si sprofonda ad altri durissimi e ghiacciati. Inoltre, sui crinali possono sovente presentarsi delle cornici che esigono la massima prudenza. Infine, va tenuta in debita considerazione la valangosità di alcune aree, in particolare, per quel che riguarda la montagna parmense, il versante nord-ovest del Torricella. Quindi, sintetizzando al massimo, mai prendere alla leggera le salite su neve in Appennino! 

Imboccata la carrozzabile per il Passo della Colla, la si segue comodamente uscendo dal paese di Valditacca. Al bivio che si presenta in seguito (fin qui è possibile arrivare in auto) si prosegue diritto per strada innevata adibita a pista per le passeggiate su neve o per lo sci escursionismo. Avanzando in piano/lieve salita si raggiunge un evidente bivio (indicazione del percorso CAI n° 709) da cui, abbandonato il tracciato che sale al Passo della Colla, si prende a sinistra un percorso che scendendo per un breve tratto conduce al ponte sul Torrente Colla. Oltrepassato il corso d’acqua, al bivio che si presenta quasi subito si svolta a destra trascurando a sinistra una strada forestale. Il percorso guadagna quota in lieve pendenza compiendo diverse svolte e tornanti alcuni dei quali possono essere opportunamente tagliati. Dopo un tratto in cui si procede in direzione sud-est e l’attraversamento di un corso d’acqua, il tracciato piega a destra e sale parallelamente a quest’ultimo. Raggiunto e oltrepassato un prefabbricato in lamiera, si prende a sinistra (indicazioni visibili anche con neve abbondante) la continuazione del percorso n° 709. Si sale effettuando qualche svolta nella sponda sinistra di una specie di avvallamento/conca, fino a piegare nettamente a destra. Ignorato, ad un bivio, il percorso n°709B per il Lago Ballano, si raggiunge e valica un’evidente sella situata lungo una dorsale boscosa che costituirà per un tratto la nostra direttrice. Qui si incontra un bivio (indicazioni) da cui, lasciato a sinistra il percorso n° 709A per il Lago Verde, si prosegue a destra (n°709) avanzando parallelamente alla menzionata dorsale. Valicatala, si procede alla sua destra per poi raggiungerla nuovamente e risalirla compiendo alcuni tornanti (in questa sezione, in caso di innevamento abbondante, la segnaletica non è particolarmente evidente). Costeggiata ancora per un breve tratto la dorsale, si procede in lieve discesa svoltando a sinistra, transitando a fianco di un grosso masso. Messo piede in un ripiano boscoso, lo si attraversa orientandosi con i puntuali segnavia sugli alberi. Poco dopo occorre piegare a destra giungendo nei pressi del solco formato da un rio, avanzando per un breve tratto parallelamente ad esso. Virando a destra si attraversa il solco e si doppia la successiva costa, giungendo alla base di un ripido pendio sovrastato da fasce rocciose. Effettuato poco dopo un tornante sinistrorso, si avanza ai piedi delle strapiombanti rocce tagliando delicatamente un ripido pendio. Giunti alla base di quella che in estate è una pietraia, guardando in alto si nota un evidente faggio. Da qui, con abbondante innevamento, è consigliabile salire direttamente verso il menzionato faggio, e più o meno alla sua altezza volgere a sinistra transitando a suo fianco. Dopo aver tagliato con attenzione il ripido pendio, raggiunto il margine superiore della sponda sinistra orografica di un rio, si avanza per un tratto parallelamente a quest’ultimo (segnavia abbastanza evidenti). Varcato il rio in questione (segnavia non visibili in caso di spesso manto nevoso) si procede compiendo alcune piccole svolte. Dopo aver lambito il sommo della sponda sinistra orografica del Rio dei Frasconi, si mette piede in un ripiano (qui si trova il bivio con il segnavia n° 711) delimitato da una costa, dove occorre virare a sinistra. Poco più avanti fino si raggiunge il Rio dei Frasconi il cui guado, dipendentemente dallo spessore del manto nevoso, potrebbe risultare non semplice. Varcato il corso d’acqua, si deve piegare nettamente a destra procedendo perlopiù in piano parallelamente al rio. Lambito quest’ultimo, si deve volgere a sinistra e procedere parallelamente ad un solco, fino ad attraversarlo. Raggiunto poco più avanti un ripiano nevoso dove si trovano dei ruderi, lo si attraversa e varcato un ruscello si risale un ripido avvallamento. Usciti dal bosco, si deve procedere in obliquo a sinistra fino a guadagnare, in corrispondenza di alcuni arbusti, il dorso di una costa. Siamo esattamente nella sponda sinistra orografica di una superlativa valle di origine glaciale tra le più spettacolari di tutto l’Appennino parmense. Qui, l’autore della relazione, sfruttando condizioni nevose ottimali (neve ghiacciata), ha risalito il regolare pendio (caratterizzato, nella stagione estiva, da erba e lastre montonate) con costante andamento verso nord – ossia in obliquo ascendente verso destra – raggiungendo direttamente la conca in cui si trova il Lago Inferiore di Compione, 1681 m. Dopo una sosta per ammirare la straordinaria bellezza di questo luogo, ci si rimette in cammino iniziando la parte più tecnica ed impegnativa dell’ascesa. Guardando il crinale si nota a destra il Monte Losanna (Nuda di Iera), mentre a sinistra di quest’ultimo si trova la sella – il Passo di Compione che dobbiamo raggiugere. Lasciatosi alle spalle il lago ghiacciato, si avanza per poco in direzione dei Laghi del Sillara assecondando il sommo della morena che chiude lo specchio d’acqua. Ad un certo punto occorre volgere a sinistra scendendo per pochi metri, iniziando appena dopo l’ascesa del soprastante scivolo nevoso. La prima parte è poco ripida, ma via via che si guadagna quota la pendenza aumenta. Se poi, come ha fatto l’autore della relazione, ci si tiene un poco a destra di un piccolo avvallamento, si risale un bellissimo e piuttosto ripido pendio di 35° guadagnando in questo modo il Passo di Compione, 1794 m. Dal valico di crinale volgiano a nord-ovest in direzione della vicina sommità del Monte Losanna. Dalla cima, 1840 m, il crinale diviene più impegnativo ed esposto, richiedendo un’attenta valutazione delle condizioni nevose e, preferibilmente, assenza di forti venti. Si procede verso il Sillara assecondando il filo del crinale, prestando la massima attenzione alle nevose cornici che precipitano in versante Cedra. Segue un tratto in cui, avanzando per il sottile filo di cresta, si scavalcano alcuni poggi con progressione delicata ma allo stesso tempo molto suggestiva. Dall’ultimo dosso occorre calarsi a destra (Cedra) per ripido pendio (possibile ghiaccio vivo) in direzione della sottostante selletta. Da qui si prosegue per il bellissimo crinale, piuttosto sottile ma facile, verso l’evidente e ripido profilo sud-est del Monte Sillara. Raggiunta un’aerea selletta, si inizia la risalita del menzionato profilo su pendenze che si aggirano intorno ai 30/35°, facendo attenzione, poco prima di guadagnare la croce di vetta, a tenersi sulla destra di un intaglio che precipita nel versante lunense. Dalla cima del Sillara, che con i suoi 1861 m è la vetta più alta dell’Appennino parmense/lunense, si ammira un vastissimo panorama a 360°. Dopo una sosta d’obbligo, ci si rimette in cammino percorrendo brevemente la cresta sommitale, iniziando poi la discesa in versante Cedra avendo come direttrice l’ampia dorsale nord. Si perde agevolmente quota fino a raggiungere un’evidente sella da cui si piega repentinamente a destra. Ci si dirige, tenendosi nella sponda sinistra dell’avvallamento in cui ci troviamo, verso i sottostanti Laghi del Sillara, lambendo quello più occidentale dopo una discesa piuttosto ripida. Da qui possiamo costeggiare il margine settentrionale dei laghi, oppure tenersi poco più in basso e a sinistra rispetto la costa (la morena) che delimita la conca in cui si trovano gli specchi d’acqua. Con percorso intuitivo, assecondando anche un’ampia costa, si ritorna in prossimità del Lago Inferiore di Compione. Si rientra al punto di partenza per lo stesso percorso effettuato all’andata (poco prima del paese, prendendo la strada di destra – Borgo del Roncaccio – è possibile tornare al parcheggio iniziale attraversando interamente la parte più vecchia di Valditacca, ammirando angoli veramente suggestivi).

Il Monte Matto dai Cancelli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-bivio percorso per Badignana (1 h) ; bivio percorso per Badignana-Fontana del Vescovo-Monte Matto (1,50 h) ; Monte Matto-Fontana del Vescovo-Passo di Fugicchia-Cancelli (2,30 h)

Difficoltà: F+/PD- la salita che dalla Fontana del Vescovo conduce alla dorsale N del Monte Matto ; F il breve crinale NW del Monte Matto ; EEAI/F la discesa dal Monte Matto al Lago del Bicchiere ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: senza la risalita del pendio NW della dorsale N del Monte Matto, ordinaria da escursionismo invernale ; altrimenti è consigliabile l’attrezzatura specifica da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli

map openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario 

Magnifica escursione su neve che implica il superamento (facoltativo) di un breve ma ripido pendio onde guadagnare la dorsale nord del Monte Matto. Il breve crinale nord/ovest di quest’ultimo, a seconda delle condizioni (presenza di ghiaccio vivo oppure neve molle non assestata), potrebbe risultare piuttosto delicato. 

Dai Cancelli ci si incammina lungo la carrozzabile per i Lagoni, in inverno adibita a pista per lo sci da fondo e le escursioni su neve, procedendo inizialmente in discesa, iniziando più avanti a costeggiare il confine recintato della Riserva Guadine-Pradaccio. Dopo un tratto fuori dal bosco (fino a non molti anni fa tutta l’area era ricoperta da conifere di reimpianto, successivamente abbattute in quanto ammalatesi) e il ponte sul Torrente Parma delle Guadine, si incomincia a guadagnare quota in moderata pendenza. Si inizia poi l’aggiramento del profilo settentrionale del Monte Roccabiasca, ignorando qui il percorso n° 721 proveniente dal Ponte del Cogno e diretto alla sommità della menzionata montagna. Si prosegue lungamente e comodamente lungo il bellissimo tracciato fino ad oltrepassare tramite ponte il ramo del Torrente Parma di Badignana, chiamato La Parmetta. Dopo alcuni minuti di cammino si raggiunge il bivio, 1321 m, con la strada che staccandosi a destra conduce alle Capanne di Badignana (percorso CAI n° 719). Si imbocca quest’ultima avanzando inizialmente in leggera salita paralleli al corso della Parmetta, svoltando quasi subito a sinistra. Trascurato il sentiero n° 719 C un sentiero per i Lagoni, si continua lungo l’ampio tracciato che procede per un tratto in leggera discesa. Si riprende poi a salire, mai ripidamente, effettuando diverse svolte e tornanti, allontanandosi in questo modo dal corso della Parmetta. Dopo una curva a sinistra in cui si aggira una costa boscosa, si raggiunge e attraversa tramite ponte il bellissimo Rio di Badignana. Si continua in moderata pendenza, uscendo più avanti dal bosco in corrispondenza di un pulpito panoramico dove è possibile ammirare bellissime visuali. Poco dopo, a poca distanza dalle Capanne di Badignana, si stacca a sinistra il sentiero n° 715 per la Fontana del Vescovo e il Passo di Fugicchia che si imbocca. Si procede inizialmente in lieve salita all’interno di un’area di rado bosco e, penetrati nuovamente nella faggeta, si guadagna quota in moderata pendenza. Dopo una brevissima discesa si supera un ripido strappo in cui si svolta a destra, uscendo in questo modo dal bosco in corrispondenza del limite nord/occidentale della torbiera conosciuta come Piana delle Antiche Pietre 1532 m. Si procede contornando la terminazione sud/occidentale del ripiano, ammirando straordinarie visuali sul Monte Scala e, alla destra di quest’ultimo, sulla parete nevosa che precipita dalla dorsale che divide il vallone in cui ci troviamo da quello dei Lagoni. Osservando la bastionata si nota un piccolo scivolo/canale e, alla sua destra, un regolare pendio nevoso che, in caso di scarso innevamento, assume nella parte iniziale le sembianze di un poco accennato canalino. Costeggiando dall’alto il pianoro, si attraversa un’ultima breve fascia boscosa, per poi raggiungere, con andamento a mezza costa in obliquo ascendente, il ripiano alla base dello scivolo nevoso, più o meno in località Fontana del Vescovo (paletto con cartelli). Dal punto in cui siamo ci si dirigiamo quindi verso la terminazione sinistra del pendio nord-occidentale della dorsale settentrionale del Monte Matto, puntando al già menzionato canalino (alla cui base si nota un gendarme roccioso) situato alla destra di un più ampio canale/scivolo nevoso. Il pendio diviene sempre più ripido impennandosi ulteriormente nel piccolo canale, con pendenze di 45° o poco più. Dopo il canalino si prosegue su erto pendio fino ad approdare sulla dorsale settentrionale del Monte Matto, la cui continuazione verso sud è costituita dal Monte Scala. La si segue senza via obbligata, avanzando successivamente in obliquo tenendosi alla sinistra del crinale divisorio, puntando all’evidente selletta alla base del ripido pendio della cresta nord/occidentale del Monte Matto. Messo piede sulla dorsale spartiacque si sale alla volta della sommità della montagna affrontando inizialmente una salita piuttosto erta tra blocchi e affioramenti rocciosi. Successivamente, spostandosi un poco a destra, si risale un ripido ed esposto scivolo nevoso che potrebbe risultare delicato in caso di neve non bene assestata o ghiaccio. Raggiunta la soprastante sella, spostandosi a destra si guadagna la magnifica sommità del Monte Matto1837 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si scende assecondando l’ampio crinale sud-est, raggiungendo poco più in basso un paletto in legno appena prima di una sella che precede un’altura. Da qui si abbandona la dorsale spartiacque e si scende nel versante emiliano passando inizialmente a fianco di una conchetta. Oltre quest’ultima si continua a perdere quota lungo un uniforme scivolo nevoso che digrada verso il ripiano dove sono situate le Capanne di Lago Scuro. Poco dopo occorre piegare repentinamente a sinistra e attraversare delicatamente il ripido pendio, fino a mettere piede sul dorso di una costa sotto il severo versante N/NE del Monte Matto ed in vista del Lago del Bicchiere. Senza difficoltà di rilievo si scende in direzione di quest’ultimo e, una volta raggiuntolo, lo si costeggia a destra. Si prosegue successivamente in direzione del Passo di Fugicchia orientandosi con i ben visibili paletti con segnavia e comunque restando sempre sulla destra del filo della dorsale settentrionale della montagna. Dal Passo di Fugicchia1669 m, caratterizzato dalla presenza di una piramide di sassi, si scende verso Badignana cercando si ricalcare il percorso contrassegnato n° 715. Si perde inizialmente quota in obliquo verso destra sfruttando una bella e ampia rampa nevosa, poi, giunti in vista di un grosso masso con segnavia, si svolta repentinamente a sinistra. Procedendo a mezza costa e in obliquo discendente ci si dirige verso un solco, notando, sulla costa che lo delimita a sinistra (orografica), una specie di cippo. Raggiunto quest’ultimo (si tratta di un monumento a ricordo di Filippo Sodano) si approda appena dopo in località Fontana del Vescovo, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita. 

 VERSIONE STAMPABILE (PDF)

Monte Malpasso: scivolo nord-ovest (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: strada per Pratospilla

Dislivello: 500 m ca. (140 m ca. lo scivolo nevoso)

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-base scivolo nord/ovest Monte Malpasso (1,15 h) ; scivolo nord/ovest-sommità Malpasso (40 min/1,30 h) ; sommità Malpasso-Passo Sasseda (40 min) ; Passo Sasseda-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-/PD (in base alle condizioni) lo scivolo nord-ovest del Malpasso ; EEAI/F la discesa al Passo Sasseda ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Lo scivolo nord/occidentale del Monte Malpasso offre una bella e ripida salita su neve che, a seconda delle condizioni del manto nevoso e a causa dell’esposizione, potrebbe presentare passaggi di misto nella parte iniziale e tratti con ghiaccio vivo. Salita da affrontare in assetto alpinistico.

Dal punto di partenza ci si incammina per ampia traccia (percorso CAI n° 701) che guadagna quota in moderata pendenza con qualche strappo piuttosto ripido, effettuando in seguito alcune svolte. Dopo una salita in direzione W, si approda sul dorso di una costa da cui, delle tre tracce che si presentano, si imbocca quella al centro (segnavia). Con andamento in piano/leggera discesa si raggiunge e costeggia una vasca di raccolta dell’acqua. Dopo quest’ultima il percorso svolta a sinistra, avanzando successivamente e per un breve tratto all’interno di un’area disboscata. Procedendo in moderata pendenza si effettua poi una curva a destra nella quale si ignorano a sinistra un paio di tracce. Dopo una salita in direzione SW/W si sbuca nei pressi della diga che chiude ad occidente il Lago Verdarolo1395 m (paletto con cartelli). Si prosegue a destra scendendo a guadare il sottostante rio per poi risalire per alcuni metri e attraversare a mezza costa la sponda boscosa che chiude a settentrione il lago. Giunti nei pressi di un’area pic nic si svolta a destra e subito dopo a sinistra, raggiungendo successivamente un bivio in località Lago Scaliccia (il lago in questione è visibile sulla nostra sinistra poco prima del bivio). Da qui imbocchiamo a sinistra il percorso n° 703B che dopo un tratto in leggera salita conduce in un’area disboscata. Si prosegue con maggiore pendenza effettuando successivamente alcuni tornanti ed attraversando un rio. Si guadagna poi quota alla sinistra di quest’ultimo e, raggiuntolo nuovamente, si svolta nettamente a sinistra. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia sugli alberi si sale perlopiù in obliquo a sinistra, fino ad attraversare un solco e raggiungere il dorso di una costa. Da qui si piega a destra scendendo nella sottostante valletta che si segue passando a fianco di un grosso masso. Appena dopo si esce alla base del severo versante nord/occidentale del Malpasso, caratterizzato da un evidente canale (il “Canalino dei Mirtilli”) alla destra del quale si ergono fasce rocciose. Noi risaliamo liberamente il vallone in direzione di queste ultime, individuano, in corrispondenza della loro terminazione destra, un regolare scivolo nevoso la cui base è costituita da blocchi e affioramenti arenacei. Si inizia quindi l’ascensione superando la menzionata sezione formata da blocchi rocciosi: il primo muro lo si aggira a destra e con ripido passaggio ci si sposta subito a sinistra. Si continua poi direttamente superando altri passaggi ripidi e delicati, fino all’inizio vero e proprio dello scivolo nevoso. Questa parte risulta nel complesso non banale, anche per la presenza di ghiaccio vivo che rende la salita decisamente alpinistica. Si risale quindi il regolare scivolo nevoso la cui inclinazione è inizialmente di 40°, per poi aumentare ed assestarsi su pendenze tra i 45° e i 50°. Finita la parte più ripida, non resta altro che dirigersi e raggiungere la dorsale Parma/Massa che, seguita a sinistra, conduce alla vicina vetta del Monte Malpasso1714 m. Dopo una meritata sosta si inizia la discesa lungo il crinale orientale della montagna in direzione della sua terminazione. Si scavalca inizialmente una quota secondaria, continuando poi ad assecondare la panoramica dorsale spartiacque che proprio in questa sezione forma, in versante Parma, un avvallamento. Poco più avanti il percorso vira repentinamente a sinistra iniziando la discesa lungo il boscoso profilo N/NE della montagna. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia (segnaletica rifatta di recente) si discende la sezione più ripida effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si esce al sommo di un aperto e ripido pendio nevoso che si discende puntando ad un segnavia, raggiunto il quale si piega a destra. Dopo un tornante sinistrorso si mette piede in un boscoso crinale approdando al vicino Passo Sasseda1479 m. Dal valico (paletto con cartelli) ci si dirige verso il non lontano Lago Scuro di Rigoso, avanzando a mezza costa e discendendo in obliquo la sponda boscosa che lo delimita ad oriente. Giunti nei pressi di una costa si vira a sinistra, scendendo poi al sottostante, magnifico specchio d’acqua, 1387 m, in corrispondenza della sua sponda N/NE. Da qui il percorso procede in lieve salita, allargandosi, una volta lasciatosi il lago alle spalle, ad ampia traccia. Giunti nei pressi del Lago Verdarolo, percorrendo a ritroso il tracciato seguito in salita, si ritorna al punto di partenza.

Cima Canuti Occidentale: scivolo nord (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1351 m

Dislivello: 340 m ca.

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: Pratospillla-Lago Palo-Cima Canuti Occidentale (2 h) ; Cima Canuti Occidentale-Cima Canuti Orientale-Pratospilla (1,10 h)

Difficoltà: F+/PD- lo scivolo nord della Cima Canuti Occidentale ; F il crinale di collegamento tra la Cima Canuti Occidentale e quella orientale ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ramponi e due piccozze

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

map1Stralcio della mappa dal sito: openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Itinerario invernale di grande interesse che implica la risalita di uno scivolo nevoso che, seppur breve, risulta, nella sua parte mediana e superiore, costantemente ripido. Bellissimo – e in un breve passaggio decisamente delicato – il crinale di collegamento tra le due Cime Canuti.

Dall’ampio parcheggio antistante l’albergo di Pratospilla ci si dirige verso gli impianti sciistici iniziando la risalita della soprastante pista di sci. Tenendosi nel suo margine sinistro, si incontra dopo alcuni minuti il bivio (paletto con cartelli) con percorso n° 703B che conduce al Lago Palo. Lo si imbocca effettuando subito una svolta a sinistra seguita da un tornante destrorso, sottopassando in questo modo i cavi della seggiovia. Penetrati nella faggeta si risale il soprastante pendio boscoso effettuando una sequenza di tornanti, orientandosi (l’incavo del sentiero risulta evidente anche con discreta copertura nevosa) con i segni bianco-rossi sugli alberi e ulteriori segni rossi. Più in alto si raggiunge e attraversa un ripiano e, oltrepassato un solco, si sale per poco fino a approdare nei pressi del limite settentrionale del magnifico Lago Palo1511 m. Si contorna la sua sponda occidentale, svoltando successivamente a destra, raggiungendo, dopo una breve salita e un ruscello che si oltrepassa, un bel ripiano nevoso (si tratta di una torbiera). Lo si attraversa tenendosi nei pressi del suo margine sinistro e, al suo termine, si penetra nuovamente nella faggeta (segnavia presenti e ben visibili). Dopo una salita in moderata pendenza si approda nel suggestivo vallone dominato dagli scivoli nevosi della Cima Canuti Orientale, notando, poco sopra al punto in cui ci troviamo, una fascia rocciosa. Qui giunti svoltiamo nettamente a destra costeggiando inizialmente il limite della vegetazione, procedendo successivamente senza una vera e propria via obbligata. Dobbiamo puntare ai ripidi pendii nevosi dell’altra Cima Canuti, quella orientale, che costituisce la nostra meta (le due Cime Canuti sono separate da un’evidente selletta). Avanzando in lieve salita in ambiente di rara bellezza (alla nostra sinistra si nota un avvallamento), si raggiunge una poco marcata dorsale, proprio dirimpetto allo scivolo nevoso che andremo a risalire (tutto questo tratto richiede, ovviamente, ottime condizioni di visibilità). Si perde quota per alcuni metri e si inizia la diretta risalita del pendio nevoso che presenta nella sua sezione iniziale un’inclinazione modesta. Man mano che si guadagna quota la pendenza aumenta, fino ad assestarsi attorno ai 40°/45 ° (con brevi passaggi forse un po’ più ripidi) sostenuti nella parte finale dello scivolo. Si esce infine in cresta nei pressi della sommità della Cima Canuti Occidentale1736 m, situata alla nostra destra. Dopo una meritata sosta si scende per il crinale est in direzione dell’evidente Cima Canuti Orientale, prestando attenzione alla presenza di cornici di neve. Raggiunta la selletta tra le due cime, si inizia la risalita del magnifico crinale ovest della vetta orientale, fino a raggiungere la sommità di una quota o anticima. La vetta della Cima Canuti Orientale è davanti a noi, ma per raggiungerla occorre scendere per poco ed attraversare un forcellino per crinale stretto, esposto e dalicato, soprattutto in presenza di cornici di neve (passaggio che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso e alla possibile presenza di raffiche di vento). Dopo aver superato alcuni blocchi d’arenaria ricoperti di neve e/o ghiaccio, si approda sulla sommità della Cima Canuti Orientale1743 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dalla vetta ci si cala lungo il crinale est in direzione del Monte Malpasso solo per poco: infatti, appena possibile, si devia a sinistra iniziando un obliquo discendente verso destra per regolare pendio nevoso, puntando ad un’evidente dorsale che degrada verso nord e che separa la conca del Monte Malpasso da quella del Lago Palo. Messo piede sulla menzionata dorsale la si segue comodamente e, nel momento in cui si restringe notevolmente, si procede alla sua destra. Raggiunta una forcella (paletto con cartelli), non si scende a sinistra verso il Lago Palo, ma si vira a destra lungo il percorso n° 703B. Orientandosi inizialmente con un paletto con segnavia, si perde quota rasentando il limite del bosco, fino a raggiungere il fondo della bellissima conca dominata dai pendii nord/occidentali del Monte Malpasso (al centro è visibile l’estetico “Canalino dei Mirtilli” e, alla sua sinistra, un altro ampio canale obliquo). Dal fondo del vallone si continua a scendere ancora per poco, svoltando poi a sinistra, entrando in questo modo in una valletta (segnavia piuttosto scarsi). Dal fondo di quest’ultima si sale verso sinistra per pochi metri raggiungendo il dorso di una costa, da cui si piega quasi subito a destra assecondando i puntuali segni bianco-rossi. Dopo aver oltrepassato un solco, si perde quota perlopiù in obliquo verso N/NW, fino lambire un rio. Da qui si vira a destra scendendo sulla destra del corso d’acqua, poi, con una svolta a sinistra, lo si varca. Si continua a perdere quota effettuando alcuni tornanti e, dopo una discesa, si raggiunge un’area di bosco rado. Seguendo i segnavia si approda in breve in località Lago Scaliccia1418 m, da cui si volta a sinistra lungo il percorso n° 703. Si procede inizialmente per ampia traccia (ben visibile anche con neve abbondante), oltrepassando un paio di ruscelli, avanzando poi a mezza costa per ripidi pendii boscosi (tenere d’occhio i segnavia). Dopo un tratto a fianco di una staccionata si raggiunge il dorso di una costa da cui il tracciato vira a sinistra verso un’evidente pietraia. Si attraversa quest’ultima, che precipita verso la sottostante strada asfaltata, con percorso tutto sommato intuitivo (notevoli visuali panoramiche). Rientrati nel bosco si avanza in leggera salita prestando attenzione ai segnavia e, dopo un altro tratto in cui si è affiancati da una staccionata, si raggiunge un pendio aperto. Lo si attraversa puntando e passando a fianco di alcune conifere di reimpianto (segnavia) e, con andamento in piano e poi in discesa, si giunge in breve nei pressi della strada d’accesso a Pratospilla. Per quest’ultima o seguendo la strada a sinistra che effettua un’ampia curva a destra, si ritorna al parcheggio antistante l’albergo.

Il Monte Roccabiasca dai Cancelli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli, 1236 m

Dislivello: 570 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,45 h

Tempi parziali: Cancelli-Roccabiasca (2 h) ; Roccabiasca-Capanne di Badignana (1 h) ; Capanne di Badignana-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: EEAI ; F la parte iniziale della discesa dalla dorsale nord della Roccabiasca verso le Capanne di Badignana

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Notevole escursione su neve che, se effettuata come da relazione, presenta un tratto piuttosto delicato che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso. L’itinerario è stato percorso dall’autore della relazione con neve non abbondante ma molto compatta e spesso ghiacciata, il che ha reso la salita molto divertente nonché percorribile e sicura la discesa in direzione delle Capanne di Badignana, altamente sconsigliabile con neve abbondante e non assestata. 

Abbandonata l’auto nell’ampio spiazzo della località Cancelli, si imbocca a sinistra la carrozzabile per i Lagoni in inverno normalmente adibita a pista per lo sci da fondo e per le passeggiate su neve. Nel primo tratto si procede in discesa costeggiando il confine della Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Poi, dopo aver oltrepassato tramite ponte il Torrente Parma delle Guadine, si incomincia a guadagnare quota svoltando in seguito a destra. Raggiunto l’ampio profilo settentrionale del Monte Roccabiasca, si stacca a destra il percorso n° 721 per la sommità della montagna. Orientandosi con gli ottimamente posizionati segnavia, si sale abbastanza ripidamente compiendo alcuni tornanti, avvicinandosi al confine della Riserva Guadine-Pradaccio. Raggiunto un vistoso cartello relativo a quest’ultima, si continua ad assecondare il limite occidentale della dorsale ancora per poco. Infatti il percorso volge bruscamente sinistra avanzando in obliquo ascendente, conducendo in un ripiano dove occorre prestare attenzione ai segnavia presenti. Si riprende appena dopo a salire nella stessa direzione di prima (SE) tagliando ripidi pendii boscosi, fino ad approdare in una zona di bosco meno ripida. Giunti a poca distanza da un dosso situato alla nostra sinistra, il percorso vira a destra guadagnando quota per un breve tratto in direzione S/SW. Poi, dopo una svolta a sinistra, si attraversa un altro ripiano (attenzione ai segnavia) passando a fianco di alcuni massi. Giunti nei pressi del dorso di una costa boscosa, il percorso segnato vira a destra guadagnando quota tramite alcuni tornanti (guardando a sinistra si notano degli uniformi pendii nevosi: si tratta di lastre rocciose che nella stagione invernale sono normalmente ricoperte da uno strato di neve e/o ghiaccio). Più in alto si piega a sinistra effettuando un traverso che, dipendentemente dalle condizioni del manto nevoso, potrebbe risultare piuttosto delicato, soprattutto nella parte finale. Usciti dal bosco, ci si trova più o meno in corrispondenza del limite orientale del profilo settentrionale della montagna. Raggiunto un paletto con frecce segnaletiche, si deve piegare a destra in direzione della soprastante dorsale. Da qui possiamo scegliere se ricalcare il percorso estivo, ossia costeggiare una fascia rocciosa situata alla nostra destra, oppure tenersi un poco più a destra e risalire direttamente la dorsale sfruttando una specie di rampa. In quest’ultimo caso si sale piuttosto ripidamente (30/35°) costeggiando più in alto il limite della vegetazione. Poi si penetra obbligatoriamente in essa destreggiandosi tra contorti rami di faggio, fino ad uscire in un ampio ripiano dove ci si ricongiunge con il percorso segnato proveniente da sinistra. Si continua con andamento lineare attraversando macchie di bosco e radure arbustive, con percorso tutto sommato intuitivo nonostante la mancanza di segnavia con cui orientarsi. Usciti dalla vegetazione e raggiunto un bivio situato sul ciglio orientale della dorsale, si piega nettamente a destra attraversando tutto l’ampio profilo montuoso. Guadagnato il suo limite occidentale, lo si risale in direzione della vicina cima, facendo attenzione all’esposizione nella parte finale appena prima di raggiungere la croce di vetta. Dalla sommità del Roccabiasca, che con i suoi 1730 m risulta essere la seconda cima più elevata del territorio montuoso in ambito unicamente parmense (la prima è la Rocca Pianaccia), ci si inebria di un panorama veramente suggestivo e completo. Dalla vetta ritorniamo al bivio di prima da cui ci dirigiamo verso le Capanne di Badignana (in caso di neve non ottimamente assestata è necessario ritornare ai Cancelli seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita). Ci si cala inizialmente per ripida dorsale rasentando il limite superiore della vegetazione, incontrando dei paletti con segnavia bianco-rossi (non visibili in caso di spesso manto nevoso). Dopo il secondo, si continua in questa direzione ancora per pochissimi metri svoltando poi repentinamente a destra, iniziando in questo modo un’impegnativa discesa. Infatti, puntando ai sottostanti paletti/segnavia, si deve scendere ripidamente in obliquo tagliando erti pendii (a causa dell’esposizione ad oriente è molto raro che le condizioni del manto nevoso siano favorevoli e sicure). Segue un bellissimo traverso in cui si passa sotto spettacolari fasce d’arenaria e, orientandosi con i paletti, si scende alla base di un canalone che digrada da una sella della cresta meridionale del Roccabiasca. Penetrati nel bosco, si attraversa un solco oltre il quale si piega a sinistra scendendo per alcuni metri. Occorre poi virare a destra e risalire una breve sponda boscosa in direzione di un’evidente pietraia sovrastata da lisce placche ricoperte di neve. Si continua in salita costeggiando il limite della pietraia, avanzando successivamente nei pressi del dorso di una costa boscosa. Dopo una svolta a destra si esce al sommo di un pendio aperto che si discende obliquando verso sinistra. Rientrati nel bosco, si valica una selletta raggiungendo il margine superiore di un altro pendio con massi che si taglia in traverso a sinistra in direzione di un dosso. Nei pressi di quest’ultimo si piega a destra e si perde quota costeggiando il limite del bosco (in quest’ultimo tratto l’orientamento non è immediato). Rientrati nella magnifica faggeta, si continua seguendo gli ottimamente posizionati segnavia, attraversando poco più in basso un’ampia traccia orizzontale (ben evidente anche in caso di discreta copertura nevosa). Poco dopo il percorso segnato volge a destra conducendo ad un rio che si oltrepassa mediante ponte, svoltando appena dopo a sinistra. Tenendo d’occhio i segnavia, si sale per poco e curvando a destra ci si immette nel percorso n° 719 (paletto con frecce segnaletiche). Seguendo quest’ultimo a sinistra si approda in breve al bellissimo pianoro in cui sono situate le Capanne di Badignana1479 m. Dopo una meritata sosta in questo luogo veramente suggestivo, non resta altro che seguire la comoda carraia d’accesso, ignorando a destra, al primo bivio, il percorso per la Fontana del Vescovo e il Passo di Fugicchia. Si prosegue per l’ampia traccia in lieve discesa oltrepassando mediante ponte il suggestivo Rio di Badignana. Assecondando il comodo tracciato, si effettuano alcune svolte perdendo lentamente quota in un contesto ambientale tra i più interessanti. Più in basso si procede parallelamente al corso della Parmetta fino a mettere piede nel percorso Cancelli-Lagoni con cui si fa ritorno al punto di partenza. 

VERSIONE STAMPABILE (PDF)

Groppi Rossi: anello dal Poggio di Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto, 844 m

Dislivello: 450 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Poggio di Berceto-Lago Bozzo (1,30 h) ; Lago Bozzo-sommità Groppi Rossi (45 min/1 h) ; Groppi Rossi-Passo Silara (1 h) ; Passo Silara-Fioritola-Poggio di Berceto (1,20 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Pian della Capanna-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni normali (senza neve) ; EAI (EEAI il tratto sella quota 1255 m-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo estivo o invernale

Ultima verifica: gennaio 2019 ; Groppi Rossi-Passo Silara: aprile 2021

Accessi stradale: Parma-Fornovo-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, in località Poggio di Berceto

mapopenstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario  

La zona dei Groppi Rossi è senza dubbio una delle più suggestive e appartate aree montuose dell’intero Appennino parmense. Qui vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio penetranti e “stranianti”. Nell’estate del 2020 è stato segnato un percorso (CAI n° 731A) che da Pian della Capanna conduce alla sella a quota 1255 m dei Groppi Rossi, per poi continuare in direzione del Passo Silara. In questa sede si descrive invece un accesso alternativo di gran lunga più interessante rispetto a quello segnato, che si svolge tra avvallamenti e costoni cosparsi di massi ofiolitici, in un contesto ambientale tra i più suggestivi in assoluto. I pochi ometti presenti nel gennaio del 2019 potrebbero risultare abbattuti dalle intemperie e non più ricostruiti. L’escursione è stata effettuata dall’autore della relazione in condizioni prettamente invernali.  

Abbandonata l’auto nel parcheggio di Poggio di Berceto, si imbocca a sinistra la provinciale per Calestano, abbandonandola subito per stradello a destra (indicazione turistica per la pineta e tabella dei percorsi CAI n° 731 e n° 731A). Si sale a fianco di alcune case per poi perdere quota per sterrata fino a raggiungere il bivio per Fioritola. Si prosegue lungamente per la strada, prima in salita e poi con andamento pianeggiante o in lieve pendenza, scendendo in ultimo al ponte sul Baganza. Attraversatolo, si continua per carraia (CAI n° 731) effettuando quasi subito un tornante destrorso in corrispondenza del quale si ignora a sinistra lo stradello per Case Schianchi. Si sale in moderata pendenza compiendo successivamente un tornante sinistrorso e in seguito uno destrorso. Continuando per la sterrata (sempre molto evidente anche in caso di neve abbondante), si incontra più avanti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso. Compiuto quest’ultimo e il successivo tornante destrorso, si riprende a guadagnare quota nella direzione di prima (SE/S) parallelamente ad una linea elettrica. Raggiunta una costa panoramica, ignorata a sinistra la continuazione dell’ampia traccia, si continua diritto per mulattiera/carraia che inizialmente avanza in discesa con alcuni brevissimi saliscendi. Procedendo poi in salita ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge un bivio da cui si prosegue a destra, ignorando a sinistra la traccia d’accesso a Casa Montana. Si procede inizialmente in leggera discesa, incontrando poco dopo un bivio da cui si continua a sinistra tralasciando a destra un’ampia traccia. Con andamento prima in piano e poi in salita, si giunge in vista di un rifugio (proprietà privata) situato in prossimità del limite settentrionale del Lago Bozzo Lago d’Achille1058 m. Si prosegue per ampia traccia che costeggia la sponda occidentale dello specchio d’acqua, avanzando inizialmente all’interno del bosco. Dopo un cappano in lamiera, si procede in lieve salita per ampio percorso all’interno di una macchia boscosa. Sbucati in un magnifico pianoro, lo si attraversa interamente, recuperando, nell’estremità opposta, la continuazione del percorso segnato. Compiute un paio di svolte, inizialmente all’interno di una macchia di rado bosco, si attraversa un secondo più piccolo ripiano. Svoltando al suo termine a sinistra, si sale per poco raggiungendo i ruderi di Pian della Capanna1120 m, circondati da magnifiche radure. Dai resti murari (indicazioni) si ignora a destra la continuazione del sentiero n° 731 e si contorna, svoltando a sinistra, la macchia di vegetazione e bosco che ingloba le rovine della Capanna. Poi si vira nettamente a destra (paletti segnavia del percorso n° 731A) salendo per pendio aperto in direzione dei Groppi Rossi, raggiungendo un magnifico ripiano (luogo di impareggiabile bellezza). Abbandonato il sentiero n° 731A, si volge a sinistra verso un evidente costone che si risale brevemente lungo il suo dorso. Prima di raggiungerne il sommo, si piega a destra e si avanza verso il fondo di un avvallamento delimitato da un’altra costa caratterizzata da pietraie e massi ofiolitici. Dall’avvallamento si vira a sinistra e si sale verso un grosso masso (ometto), volgendo oltre quest’ultimo a destra. Successivamente si svolta a sinistra avanzando in obliquo ascendente, fino a piegare a destra (ometti) e guadagnare il dorso della menzionata costa che delimita l’avvallamento nel cui fondo siamo transitati poco prima. Si continua assecondando o restando nei pressi del sommo della costa, ammirando visuali veramente suggestive in un contesto ambientale integro e solitario. Ad un certo punto il percorso (ometti) vira a sinistra conducendo al sommo di un’altra poco accennata costa (si tratta in realtà di un ramo di quella di prima). Da qui si volge a destra avanzando in obliquo ascendente (è presente una traccia) e, spostandosi a sinistra, si approda su una marcata dorsale che si segue a destra. Effettuando un’ampia curva a sinistra ed attraversando anche una piccola macchia boscosa (segnavia del percorso n° 731A), si mette piede in un’evidente selletta a quota 1255 m che costituisce il punto di inizio della cresta dei Groppi Rossi. Da qui, volgendo a sinistra, si percorre la magnifica dorsale ammirando notevoli visuali, avvicinandosi alla sezione più rocciosa della cresta (un evidente spigoletto a forma di becco può essere scalato direttamente con un breve ma interessantissimo ed esposto passaggio di I°). Si aggira questa parte a destra per traccia, fino a riguadagnare il filo della dorsale e procedere nei suoi pressi. Oltrepassata una prima quota, si continua ad assecondare l’arioso, stupendo filo di cresta, approdando in breve su quella che rappresenta la cima centrale dei Groppi Rossi1280 m, riconoscibile per il fatto che l’ofiolitico crinale comincia da questo punto a digradare facendosi più severo e roccioso. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi fino alla sella a quota 1255 m, da cui andiamo a sinistra in direzione del Passo del Silara. Assecondando i segnavia del percorso n° 731A, si penetra quasi subito nel bosco, raggiungendo una sorta di ripiano con a sinistra delle radure. Segue un breve tratto in lieve salita oltre il quale si attraversano un paio di rii. Dopo il secondo, il percorso volge a sinistra e perde quota procedendo parallelamente ad esso (segnavia ottimamente collocati). Messo piede in un ripiano boscoso, si piega a destra per ampia traccia varcando inizialmente un paio di ruscelli. Dopo una breve discesa, si procede in salita oltrepassando un breve tratto franato. Al bivio che si presenta poco dopo (indicazioni), si trascura a destra il sentiero n°741 per il Monte Borgognone e si continua diritto verso il Passo Silara. Si avanza per bella e ampia traccia che dopo una svolta a sinistra procede perlopiù in piano tenendosi nel versante Parma della dorsale spartiacque. Messo piede nella strada asfaltata proveniente da Marra, la si segue a sinistra oltrepassando il Passo Silara1200 m, continuando ulteriormente in versante Baganza. Dopo una netta svolta a destra ed aver sottopassato l’elettrodotto, in corrispondenza di un’altra curva a destra, si stacca a sinistra una carraia chiusa da un cancello. La imbocchiamo e seguiamo effettuando svolte e tornanti, ammirando notevoli visuali panoramiche (se la carraia fosse ricoperta da un manto nevoso, occorre prestare attenzione a non scivolare sulle canaline di scolo dell’acqua). Giunti nei pressi di Casa Fioritola, si volge a destra e si scende costeggiando la base dell’omonima, spettacolare ofiolite. Oltre quest’ultima, si prosegue per comoda carraia che avanza nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Baganza (percorsi che si staccano a destra sono da ignorare). Dopo un tratto in piano e un bivio con carraia secondaria, si inizia una ripida discesa verso il fondo della Val Baganza. Effettuato il guado dell’omonimo torrente, che a seconda delle condizioni stagionali potrebbe risultare impraticabile, si procede in salita compiendo un tornante destrorso. Immessosi nella strada seguita all’andata, la si segue a destra in direzione di Poggio di Berceto. 

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Monte Torricella: Canalone dei Ghiri (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Prato Spilla 1350 m

Dislivello: 430 m (200 m ca. di canale)

Durata complessiva: 3,30/4 h

Tempi parziali: Prato Spilla-Lago Ballano (30 min) ; Lago Ballano-inizio Canalone dei Ghiri (50 min-1h) ; Canalone dei Ghiri-sommità Monte Torricella (45 min/1,15 h) ; sommità Torricella-dorsale nord/est-Prato Spilla (1 h)

Difficoltà: PD- il Canalone dei Ghiri ; EEAI la discesa lungo la dorsale nord/est del Torricella ; EAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale (portare fittoni da neve)

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Prima di Rigoso si abbandona la provinciale n° 665 imboccando a destra una strada che in circa 4 km conduce alla località turistica di Prato Spilla (ampio parcheggio adiacente all’albergo/ristorante)

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Il versante nord-occidentale del Monte Torricella è formato da ripidi canali inframmezzati da costole parzialmente rocciose. Il Canalone dei Ghiri offre una suggestiva salita che richiede condizioni di neve ben assestata. Infatti questo versante della montagna risulta essere l’area più soggetta a distacchi di tutto l’Appennino parmense. Il canale può essere percorso anche in stagione avanzata. La discesa avviene lungo la boscosa dorsale nord-est.

Sulla destra dell’albero/ristorante si imbocca un’ampia traccia che in breve conduce ad un ponte con il quale si varca il Torrente Cedra. Appena dopo si costeggia il parco avventura per poi piegare a destra e guadare un ruscello. Una breve salita porta a valicare una costa boscosa oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa. Ripresa la salita si raggiunge il bivio con il sentiero n° 707a che si stacca a sinistra e che si ignora (questo percorso, che si sviluppa ai piedi del versante settentrionale del Monte Torricella, condurrebbe in minor tempo alla base dei canali, tuttavia con spesso manto nevoso i segnavia in alcuni tratti non sono visibili). Dal bivio continuiamo diritto in direzione del Lago Ballano per ampia mulattiera che inizialmente perde quota per poi avanzare in leggera salita. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi della diga del menzionato lago, 1336 m, e si prosegue costeggiandone il muro. Giunti ad una bacheca con cartina, il percorso segnato (n° 707) vira nettamente a sinistra (indicazioni per il Lago Verde) e sale dolcemente conducendo ad un bivio dove si lascia a destra il sentiero n° 709B. Si continua diritto in leggera salita avanzando a mezza costa alle pendici del versante occidentale del Monte del Lago. Più avanti il tracciato diventa leggermente più ripido e guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Valicata una costa boscosa, si scende verso il sottostante Lago Verde compiendo inizialmente un tornante destrorso seguito da uno sinistrorso. Alla successiva netta svolta a destra, si deve abbandonare l’ampia traccia per imboccare a sinistra la prosecuzione del percorso n° 707 (in presenza di uno spesso manto nevoso, il cartello indicante la giusta direzione non è visibile). Poco più avanti si raggiunge una costa che si valica, piegando poi a sinistra in discesa verso un solco che si varca. Oltre quest’ultimo si effettua un traverso a mezza costa tagliando un ripido pendio boscoso, fino ad uscire dalla vegetazione (nel caso in cui non si trovasse il bivio con il sentiero n° 707, è sufficiente scendere al vicino Lago Verde e costeggiare la sua sponda occidentale mirando all’evidentissima parete NW del Torricella). Ci troviamo esattamente ai piedi degli erti pendii nord/occidentali del Monte Torricella a poca distanza dalla base del Canalone dei Ghiri. Si procede per un tratto in obliquo ascendente oltrepassando qualche arbusto, fino ad arrivare ai piedi dello scivolo nevoso che più in alto si restringe ad ampio canale. Si incomincia la salita per pendio inizialmente poco ripido ma con pendenza che aumenta progressivamente, mantenendosi comunque intorno ai 30°/35°. Più in alto l’inclinazione aumenta assestandosi sui 40°: possiamo salire tenendosi nella parte sinistra del canalone, oppure al centro. La sezione terminale è quella più ripida e, se superata nella parte sinistra, oppone pendenze superiori ai 45°. Una volta approdati ad un’ampia sella di crinale si piega a destra e, seguendo con attenzione un’esposta crestina, si raggiunge la cima principale del Monte Torricella1728 m. Dalla sommità si ritorna alla sella di prima da cui si punta ad un’evidente anticima con croce. Si scende perciò verso destra alla sottostante conchetta per poi risalire una ripida crestina giungendo poco sotto la sommità in questione. La si aggira a sinistra per poi scendere ripidamente recuperando più in basso il filo della dorsale. Penetrati nella faggeta si scende restando nei pressi dell’ampio dorso del crinale nord-est della montagna. Dopo una prima sezione di non ripida discesa, segue un tratto pianeggiante (è meglio tenersi leggermente alla sinistra del crinale) per poi riprendere a scendere. Da questo punto in poi la dorsale si allarga notevolmente divenendo perciò poco definita, tuttavia l’orientamento con costituisce un problema: è sufficiente, infatti, tenersi nei pressi del suo margine destro. Dopo una discesa in alcuni tratti decisamente ripida, si approda nell’ampio sentiero n° 707 poco prima del bivio con il percorso n° 707A. Da qui, in breve, si ritorna a Prato Spilla.

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La Rocca Pumaccioletto per la cresta nord (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 560 m

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Cancelli-Lagoni (1/1,15 h) ; Lagoni-Rocca Pumaccioletto (1,30/2 h) ; Rocca Pumaccioletto-Passo della Colla (45 min) ; Passo della Colla-Lagoni (30/40 min) ; Lagoni-Cancelli (1h) 

Difficoltà: EEAI 

Attrezzatura: da escursionismo invernale

Ultima verifica: marzo 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Bosco di Corniglio-I Cancelli

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario 

Bella escursione su neve implicante il raggiungimento della sommità della Rocca Pumaccioletto. L’autore della relazione ha affrontato l’itinerario con abbondante manto nevoso riscontrando qualche difficoltà nel rintracciare i segnavia del percorso n° 711A (che dai Lagoni conduce alla Sella Rocca Pumacciolo) e quelli del sentiero n° 711A/737 per la Rocca Pumaccioletto. Per questo motivo il percorso relazionato, in particolare nel tratto che precede il raggiungimento della dorsale settentrionale Rocca Pumaccioletto, non corrisponde totalmente con quello estivo. Una volta raggiunta la cima, per la discesa si consiglia di percorrere integralmente la cresta/dorsale nord fino al Passo della Colla. La tempistica dell’itinerario varia a seconda delle condizioni del manto nevoso: in caso di neve abbondante, considerando il fatto che eccetto l’ampia pista Cancelli-Lagoni raramente è presente una traccia calpestabile, i tempi lievitano considerevolmente. 

Dai Cancelli ci si incammina lungo la carrozzabile per i Lagoni in inverno normalmente adibita a pista per lo sci da fondo e le passeggiate su neve. Dopo un primo tratto in leggera discesa in cui si costeggia il confine della riserva naturale Guadine-Pradaccio, si varca mediante ponte il ramo del Torrente Parma delle Guadine. Poi il tracciato procede in leggera salita contornando le pendici settentrionali del Monte Roccabiasca. Con andamento pianeggiante o in lieve salita si oltrepassa il pittoresco ramo del Torrente Parma di Badignana chiamato La Parmetta. Poco più avanti si incontra il bivio con il percorso che conduce alle Capanne di Badignana e, dopo un ultimo tratto in lieve salita, si raggiunge la località Lagoni1342 m. Dal margine orientale del Lago Gemio Inferiore (fontana e tabella esplicativa) si imbocca il percorso n° 711A in direzione della Rocca Pumacciolo. Dopo un primo tratto in leggera salita dove ci si orienta con i segnavia sugli alberi, si approda in un piccolo ripiano boscoso. Da qui è necessario risalire un ben ripido pendio effettuando alcuni tornanti. Poi ci si sposta nettamente a destra procedendo a mezza costa in lieve salita, tenendo d’occhio i segni bianco-rossi. Dopo l’aggiramento di una costa si scende in un solco che si segue a sinistra solo per poco, svoltando poi nettamente a destra risalendo il soprastante pendio boscoso. Poco dopo si piega a destra (attenzione ai segnavia) avanzando in direzione di una marcata costa boscosa. Varcata quest’ultima si scende per breve ma ripido pendio temporaneamente fuori dal bosco, continuando poi all’interno della faggeta. Appena dopo si attraversa un pendio aperto, soggetto a distacchi nevosi (attenzione!), dominato nella parte alta da fasce di arenaria. Si prosegue successivamente all’interno del bosco cercando di intuire l’incavo della mulattiera estiva (segnavia non visibili in caso di spesso manto nevoso). Giunti in vista di verticali pareti rocciose, situate un po’ più avanti rispetto al punto in cui siamo, si piega nettamente a sinistra risalendo un pendio caratterizzato da un solco. Rientrati nel bosco, si continua a guadagnare quota piuttosto ripidamente, approdando infine sul boscoso dorso del crinale settentrionale della Rocca Pumaccioletto. Lo si segue a destra inizialmente in leggera salita (segnavia del percorso CAI n° 737), poi più ripidamente. Usciti dalla vegetazione, si sale sulla sommità di un dosso nevoso da cui appare evidentissima la prosecuzione della cresta/dorsale culminante nella vicina cima. Si risale quindi il soprastante pendio nevoso (30° o poco più) guadagnando con soddisfazione la magnifica sommità della Rocca Pumaccioletto1692 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il notevole panorama che si estende a 360°, ritorniamo sui nostri passi, ma anziché piegare a sinistra e seguire il tracciato percorso in salita, continuiamo diritto assecondando l’ampio dorso del boscoso crinale settentrionale in direzione del Passo della Colla. Dopo una breve contropendenza, si inizia a scendere ripidamente incontrando sporadici segnavia. Senza difficoltà di orientamento (è sufficiente tenersi sempre al centro dell’ampia dorsale) si discende la sezione più ripida per poi spostarsi a destra continuando ad assecondare il boscoso crinale (segnavia in questo ultimo tratto assenti). Più avanti si procede in lieve salita orientandosi con i ben posizionati segni bianco/rossi. In breve si approda al Passo della Colla1467 m, situato alle pendici del ripido versante meridionale del Monte Navert. Dal valico si segue a sinistra la carrozzabile (in inverno solitamente ricoperta da uno spesso manto nevoso raramente con pista da calpestare) in leggera discesa effettuando più in basso alcuni tornanti. Poi si affronta una lieve risalita ai piedi di ripide lastronate rocciose ricoperte da neve in alcuni punti poco stabile. In breve si raggiunge il Rifugio Lagoni dal quale si rientra ai Cancelli seguendo lo stesso percorso effettuato all’andata. 

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