Il Monte Matto dai Cancelli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-bivio percorso per Badignana (1 h) ; bivio percorso per Badignana-Fontana del Vescovo-Monte Matto (1,50 h) ; Monte Matto-Fontana del Vescovo-Passo di Fugicchia-Cancelli (2,30 h)

Difficoltà: F+/PD- la salita che dalla Fontana del Vescovo conduce alla dorsale N del Monte Matto ; F il breve crinale NW del Monte Matto ; EEAI/F la discesa dal Monte Matto al Lago del Bicchiere ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: senza la risalita del pendio NW della dorsale N del Monte Matto, ordinaria da escursionismo invernale ; altrimenti è consigliabile l’attrezzatura specifica da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli

map openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione su neve che implica il superamento (facoltativo) di un breve ma ripido pendio onde guadagnare la dorsale nord del Monte Matto. Il breve crinale nord/ovest di quest’ultimo, a seconda delle condizioni (presenza di ghiaccio vivo oppure neve molle non assestata), potrebbe risultare piuttosto delicato.

Dai Cancelli ci si incammina lungo la carrozzabile per i Lagoni, in inverno adibita a pista per lo sci da fondo e le escursioni su neve, procedendo inizialmente in discesa, iniziando più avanti a costeggiare il confine recintato della Riserva Guadine-Pradaccio. Dopo un tratto fuori dal bosco (fino a non molti anni fa tutta l’area era ricoperta da conifere di reimpianto, successivamente abbattute in quanto ammalatesi) e il ponte sul Torrente Parma delle Guadine, si incomincia a guadagnare quota in moderata pendenza. Si inizia poi l’aggiramento del profilo settentrionale del Monte Roccabiasca, ignorando qui il percorso n° 721 proveniente dal Ponte del Cogno e diretto alla sommità della menzionata montagna. Si prosegue lungamente e comodamente lungo il bellissimo tracciato fino ad oltrepassare tramite ponte il ramo del Torrente Parma di Badignana, chiamato La Parmetta. Dopo alcuni minuti di cammino si raggiunge il bivio, 1321 m, con la strada che staccandosi a destra conduce alle Capanne di Badignana (percorso CAI n° 719). Si imbocca quest’ultima avanzando inizialmente in leggera salita paralleli al corso della Parmetta, svoltando poi a sinistra. Lasciato a sinistra un sentiero per i Lagoni, si continua lungo l’ampio tracciato che procede per un tratto in leggera discesa. Si riprende poi a salire, mai ripidamente, effettuando diverse svolte e tornanti, allontanandosi in questo modo dal corso della Parmetta. Dopo una curva a sinistra in cui si aggira una costa boscosa, si raggiunge e attraversa tramite ponte il bellissimo Rio di Badignana. Si continua in moderata pendenza, uscendo più avanti dal bosco in corrispondenza di un pulpito panoramico dove è possibile ammirare bellissime visuali. Poco dopo, a poca distanza dalle Capanne di Badignana, si stacca a sinistra il sentiero n° 715 per la Fontana del Vescovo e il Passo di Fugicchia che si imbocca. Si procede inizialmente in lieve salita all’interno di un’area di rado bosco e, penetrati nuovamente nella faggeta, si guadagna quota in moderata pendenza. Dopo una brevissima discesa si supera un ripido strappo in cui si svolta a destra, uscendo in questo modo dal bosco in corrispondenza del limite nord/occidentale della torbiera conosciuta come Piana delle Antiche Pietre 1532 m. Si procede contornando la terminazione sud/occidentale del ripiano, ammirando straordinarie visuali sul Monte Scala e, alla destra di quest’ultimo, sulla dorsale settentrionale che degrada dal crinale nord/occidentale del Monte Matto. Dalla dorsale in questione precipita sulla conca di origine glaciale in cui siamo e il cui centro raggiungeremo una bastionata caratterizzata da fasce d’arenaria e piccoli canali. Puntando alla terminazione sinistra (nord) della bastionata si nota un piccolo scivolo/canale e, alla sua destra, un più esile canalino. Costeggiando dall’alto il pianoro, si attraversa un’ultima breve fascia boscosa, per poi raggiungere, con andamento a mezza costa in obliquo, il centro della magnifica conca, più o meno in località Fontana del Vescovo (paletto con cartelli). Dal punto in cui siamo ci si dirigiamo quindi verso la terminazione sinistra del pendio occidentale/nord-occidentale della dorsale settentrionale del Monte Matto, puntando al già menzionato canalino (alla cui base si nota un gendarme roccioso) situato alla destra di un più ampio canale/scivolo nevoso. Il pendio diviene sempre più ripido impennandosi ulteriormente nel piccolo canale, con pendenze di 45° o poco più. Dopo il canalino si prosegue su erto pendio fino ad approdare sulla dorsale settentrionale del Monte Matto che separa il vallone di Badignana da quello dei Lagoni e di Lago Scuro. La si segue senza via obbligata, avanzando successivamente in obliquo tenendosi alla sinistra del crinale divisorio, puntando all’evidente selletta alla base del ripido pendio della cresta nord/occidentale del Monte Matto. Messo piede sulla dorsale spartiacque si sale alla volta della sommità della montagna affrontando inizialmente una salita piuttosto erta tra blocchi e affioramenti rocciosi. Successivamente, spostandosi un poco a destra, si risale un ripido ed esposto scivolo nevoso che potrebbe risultare delicato in caso di neve non bene assestata o ghiaccio. Raggiunta la soprastante sella, spostandosi a destra si guadagna la magnifica sommità del Monte Matto1837 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si scende assecondando l’ampio crinale est, raggiungendo poco più in basso un paletto in legno appena prima di una sella che precede un groppo. Da qui si abbandona la dorsale spartiacque e si scende nel versante emiliano passando inizialmente a fianco di una conchetta. Oltre quest’ultima si continua a perdere quota lungo un bel scivolo nevoso che degrada in modo regolare verso il ripiano dove sono situate le Capanne di Lago Scuro. Poco dopo occorre piegare repentinamente a sinistra e attraversare delicatamente il ripido pendio, fino a mettere piede sul dorso di una costa sotto il severo versante N/NE del Monte Matto ed in vista del Lago del Bicchiere. Senza difficoltà di rilievo si scende in direzione di quest’ultimo e, una volta raggiuntolo, lo si costeggia a destra. Si prosegue successivamente in direzione del Passo di Fugicchia orientandosi con i ben visibili paletti con segnavia e comunque restando sempre sulla destra del filo della dorsale settentrionale della montagna. Dal Passo di Fugicchia1669 m, caratterizzato dalla presenza di una piramide di sassi, si scende verso Badignana cercando si ricalcare il percorso contrassegnato n° 715. Si perde inizialmente quota in obliquo verso destra sfruttando un bella e ampia rampa nevosa, poi, giunti in vista di un grosso masso con segnavia, si svolta repentinamente a sinistra. Procedendo a mezza costa e in obliquo discendente ci si dirige verso un solco, notando, sulla costa che lo delimita a sinistra (orografica), una specie di cippo. Raggiunto quest’ultimo (si tratta di un monumento a ricordo di Filippo Sodano) si approda appena dopo in località Fontana del Vescovo, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita tramite il quale si fa ritorno ai Cancelli.

 

Monte Malpasso: scivolo nord-ovest (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: strada per Pratospilla

Dislivello: 500 m ca. (140 m ca. lo scivolo nevoso)

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-base scivolo nord/ovest Monte Malpasso (1,15 h) ; scivolo nord/ovest-sommità Malpasso (40 min/1,30 h) ; sommità Malpasso-Passo Sasseda (40 min) ; Passo Sasseda-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-/PD (in base alle condizioni) lo scivolo nord-ovest del Malpasso ; EEAI/F la discesa al Passo Sasseda ; EAI/EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2019

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Lo scivolo nord/occidentale del Monte Malpasso offre una bella e piuttosto ripida salita su neve che, a seconda delle condizioni del manto nevoso e a causa dell’esposizione, potrebbe presentare passaggi di misto nella parte iniziale e tratti con ghiaccio vivo. Personalmente ritengo questa ascesa più impegnativa rispetto alla classificazione che ne è stata data, e da affrontare con attrezzatura da alpinismo invernale.

Dal punto di partenza ci si incammina per ampia traccia (percorso CAI n° 701) che guadagna quota in moderata pendenza con qualche strappo piuttosto ripido, effettuando in seguito alcune svolte. Dopo una salita in direzione W, si approda sul dorso di una costa da cui, delle tre tracce che si presentano, si imbocca quella al centro (segnavia). Con andamento in piano/leggera discesa si raggiunge e costeggia una vasca di raccolta dell’acqua. Dopo quest’ultima il percorso svolta a sinistra, avanzando successivamente e per un breve tratto all’interno di un’area disboscata. Procedendo in moderata pendenza si effettua poi una curva a destra nella quale si ignorano a sinistra un paio di tracce. Dopo una salita in direzione SW/W si sbuca nei pressi della diga che chiude ad occidente il Lago Verdarolo1395 m (paletto con cartelli). Si prosegue a destra scendendo a guadare il sottostante rio per poi risalire per alcuni metri e attraversare a mezza costa la sponda boscosa che chiude a settentrione il lago. Giunti nei pressi di un’area pic nic si svolta a destra e subito dopo a sinistra, raggiungendo successivamente un bivio in località Lago Scaliccia (il lago in questione è visibile sulla nostra sinistra poco prima del bivio). Da qui imbocchiamo a sinistra il percorso n° 703B che dopo un tratto in leggera salita conduce in un’area disboscata. Si prosegue con maggiore pendenza effettuando successivamente alcuni tornanti ed attraversando un rio. Si guadagna poi quota alla sinistra di quest’ultimo e, raggiuntolo nuovamente, si svolta nettamente a sinistra. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia sugli alberi si sale perlopiù in obliquo a sinistra, fino ad attraversare un solco e raggiungere il dorso di una costa. Da qui si piega a destra scendendo nella sottostante valletta che si segue passando a fianco di un grosso masso. Appena dopo si esce alla base del severo versante nord/occidentale del Malpasso, caratterizzato da un evidente canale (il “Canalino dei Mirtilli”) alla destra del quale si ergono fasce rocciose. Noi risaliamo liberamente il vallone in direzione di queste ultime, individuano, in corrispondenza della loro terminazione destra, un regolare scivolo nevoso la cui base è costituita da blocchi e affioramenti arenacei. Si inizia quindi l’ascensione superando la menzionata sezione formata da blocchi rocciosi: il primo muro lo si aggira a destra e con ripido passaggio ci si sposta subito a sinistra. Si continua poi direttamente superando altri passaggi ripidi e delicati, fino all’inizio vero e proprio dello scivolo nevoso. Questa parte risulta nel complesso non banale, anche per la presenza di ghiaccio vivo che rende la salita decisamente alpinistica. Si risale quindi il regolare scivolo nevoso la cui inclinazione è inizialmente di 40°, per poi aumentare ed assestarsi su pendenze tra i 45° e i 50°. Finita la parte più ripida, non resta altro che dirigersi e raggiungere la dorsale Parma/Massa che, seguita a sinistra, conduce alla vicina vetta del Monte Malpasso1714 m. Dopo una meritata sosta si inizia la discesa lungo il crinale orientale della montagna in direzione della sua terminazione. Si scavalca inizialmente una quota secondaria, continuando poi ad assecondare la panoramica dorsale spartiacque che proprio in questa sezione forma, in versante Parma, un avvallamento. Poco più avanti il percorso vira repentinamente a sinistra iniziando la discesa lungo il boscoso profilo N/NE della montagna. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia (segnaletica rifatta di recente) si discende la sezione più ripida effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si esce al sommo di un aperto e ripido pendio nevoso che si discende puntando ad un segnavia raggiunto il quale si piega a destra. Dopo un tornante sinistrorso si mette piede in un boscoso crinale approdando al vicino Passo Sasseda1479 m. Dal valico (paletto con cartelli) ci si dirige verso il non lontano Lago Scuro di Rigoso, avanzando a mezza costa e discendendo in obliquo la sponda boscosa che lo delimita ad oriente. Giunti nei pressi di una costa si vira a sinistra, scendendo poi al sottostante, magnifico specchio d’acqua, 1387 m, in corrispondenza della sua sponda N/NE. Da qui il percorso procede in lieve salita, allargandosi, una volta lasciatosi il lago alle spalle, ad ampia traccia. Giunti nei pressi del Lago Verdarolo, percorrendo a ritroso il tracciato seguito in salita, si ritorna al punto di partenza.

 

 

 

 

 

Cima Canuti Occidentale: scivolo nord (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1351 m

Dislivello: 340 m ca.

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: Pratospillla-Lago Palo-Cima Canuti Occidentale (2 h) ; Cima Canuti Occidentale-Cima Canuti Orientale-Pratospilla (1,10 h)

Difficoltà: F+/PD- lo scivolo nord della Cima Canuti Occidentale ; F il crinale di collegamento tra la Cima Canuti Occidentale e quella orientale ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ramponi e due piccozze

Ultima verifica: febbraio 2019

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

map1Stralcio della mappa dal sito: openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario invernale di grande interesse che implica la risalita di uno scivolo nevoso che, seppur breve, risulta, nella sua parte mediana e superiore, costantemente ripido. Bellissimo – e in un breve passaggio decisamente delicato – il crinale di collegamento tra le due Cime Canuti.

Dall’ampio parcheggio antistante l’albergo di Pratospilla ci si dirige verso gli impianti sciistici iniziando la risalita della soprastante pista di sci. Tenendosi nel suo margine sinistro, si incontra dopo alcuni minuti il bivio (paletto con cartelli) con percorso n° 703B che conduce al Lago Palo. Lo si imbocca effettuando subito una svolta a sinistra seguita da un tornante destrorso, sottopassando in questo modo i cavi della seggiovia. Penetrati nella faggeta si risale il soprastante pendio boscoso effettuando una sequenza di tornanti, orientandosi (l’incavo del sentiero risulta evidente anche con discreta copertura nevosa) con i segni bianco-rossi sugli alberi e ulteriori segni rossi. Più in alto si raggiunge e attraversa un ripiano e, oltrepassato un solco, si sale per poco fino a approdare nei pressi del limite settentrionale del magnifico Lago Palo1511 m. Si contorna la sua sponda occidentale, svoltando successivamente a destra, raggiungendo, dopo una breve salita e un ruscello che si oltrepassa, un bel ripiano nevoso (si tratta di una torbiera). Lo si attraversa tenendosi nei pressi del suo margine sinistro e, al suo termine, si penetra nuovamente nella faggeta (segnavia presenti e ben visibili). Dopo una salita in moderata pendenza si approda nel suggestivo vallone dominato dagli scivoli nevosi della Cima Canuti Orientale, notando, poco sopra al punto in cui ci troviamo, una fascia rocciosa. Qui giunti svoltiamo nettamente a destra costeggiando inizialmente il limite della vegetazione, procedendo successivamente senza una vera e propria via obbligata. Dobbiamo puntare ai ripidi pendii nevosi dell’altra Cima Canuti, quella orientale, che costituisce la nostra meta (le due Cime Canuti sono separate da un’evidente selletta). Avanzando in lieve salita in ambiente di rara bellezza (alla nostra sinistra si nota un avvallamento), si raggiunge una poco marcata dorsale, proprio dirimpetto allo scivolo nevoso che andremo a risalire (tutto questo tratto richiede, ovviamente, ottime condizioni di visibilità). Si perde quota per alcuni metri e si inizia la diretta risalita del pendio nevoso che presenta nella sua sezione iniziale un’inclinazione modesta. Man mano che si guadagna quota la pendenza aumenta, fino ad assestarsi attorno ai 40°/45 ° (con brevi passaggi forse un po’ più ripidi) sostenuti nella parte finale dello scivolo. Si esce infine in cresta nei pressi della sommità della Cima Canuti Occidentale1736 m, situata alla nostra destra. Dopo una meritata sosta si scende per il crinale est in direzione dell’evidente Cima Canuti Orientale, prestando attenzione alla presenza di cornici di neve. Raggiunta la selletta tra le due cime, si inizia la risalita del magnifico crinale ovest della vetta orientale, fino a raggiungere la sommità di una quota o anticima. La vetta della Cima Canuti Orientale è davanti a noi, ma per raggiungerla occorre scendere per poco ed attraversare un forcellino per crinale stretto, esposto e dalicato, soprattutto in presenza di cornici di neve (passaggio che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso e alla possibile presenza di raffiche di vento). Dopo aver superato alcuni blocchi d’arenaria ricoperti di neve e/o ghiaccio, si approda sulla sommità della Cima Canuti Orientale1743 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dalla vetta ci si cala lungo il crinale est in direzione del Monte Malpasso solo per poco: infatti, appena possibile, si devia a sinistra iniziando un obliquo discendente verso destra per regolare pendio nevoso, puntando ad un’evidente dorsale che degrada verso nord e che separa la conca del Monte Malpasso da quella del Lago Palo. Messo piede sulla menzionata dorsale la si segue comodamente e, nel momento in cui si restringe notevolmente, si procede alla sua destra. Raggiunta una forcella (paletto con cartelli), non si scende a sinistra verso il Lago Palo, ma si vira a destra lungo il percorso n° 703B. Orientandosi inizialmente con un paletto con segnavia, si perde quota rasentando il limite del bosco, fino a raggiungere il fondo della bellissima conca dominata dai pendii nord/occidentali del Monte Malpasso (al centro è visibile l’estetico “Canalino dei Mirtilli” e, alla sua sinistra, un altro ampio canale obliquo). Dal fondo del vallone si continua a scendere ancora per poco, svoltando poi a sinistra, entrando in questo modo in una valletta (segnavia piuttosto scarsi). Dal fondo di quest’ultima si sale verso sinistra per pochi metri raggiungendo il dorso di una costa, da cui si piega quasi subito a destra assecondando i puntuali segni bianco-rossi. Dopo aver oltrepassato un solco, si perde quota perlopiù in obliquo verso N/NW, fino lambire un rio. Da qui si vira a destra scendendo sulla destra del corso d’acqua, poi, con una svolta a sinistra, lo si varca. Si continua a perdere quota effettuando alcuni tornanti e, dopo una discesa, si raggiunge un’area di bosco rado. Seguendo i segnavia si approda in breve in località Lago Scaliccia1418 m, da cui si volta a sinistra lungo il percorso n° 703. Si procede inizialmente per ampia traccia (ben visibile anche con neve abbondante), oltrepassando un paio di ruscelli, avanzando poi a mezza costa per ripidi pendii boscosi (tenere d’occhio i segnavia). Dopo un tratto a fianco di una staccionata si raggiunge il dorso di una costa da cui il tracciato vira a sinistra verso un’evidente pietraia. Si attraversa quest’ultima, che precipita verso la sottostante strada asfaltata, con percorso tutto sommato intuitivo (notevoli visuali panoramiche). Rientrati nel bosco si avanza in leggera salita prestando attenzione ai segnavia e, dopo un altro tratto in cui si è affiancati da una staccionata, si raggiunge un pendio aperto. Lo si attraversa puntando e passando a fianco di alcune conifere di reimpianto (segnavia) e, con andamento in piano e poi in discesa, si giunge in breve nei pressi della strada d’accesso a Pratospilla. Per quest’ultima o seguendo la strada a sinistra che effettua un’ampia curva a destra, si ritorna al parcheggio antistante l’albergo.

 

Il Monte Roccabiasca dai Cancelli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 570 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,45 h

Tempi parziali: Cancelli-Roccabiasca (2 h) ; Roccabiasca-Capanne di Badignana (1 h) ; Capanne di Badignana-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: EEAI ; F la parte iniziale della discesa dalla dorsale nord della Roccabiasca verso le Capanne di Badignana

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Notevole escursione su neve che, se effettuata come da relazione, presenta un tratto piuttosto delicato che richiede molta attenzione alle condizioni del manto nevoso. L’itinerario è stato effettuato dall’autore della relazione con neve non abbondante ma molto compatta e spesso ghiacciata, il che ha reso la salita molto divertente e, soprattutto, percorribile e sicura la discesa in direzione delle Capanne di Badignana, altamente sconsigliabile con neve abbondante e non assestata.

Abbandonata l’auto nell’ampio spiazzo in località Cancelli, si imbocca a sinistra la carrozzabile per i Lagoni in inverno normalmente adibita a pista per lo sci da fondo e le passeggiate su neve. Nel primo tratto si procede in discesa costeggiando il confine della Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Poi, dopo aver oltrepassato tramite ponte il ramo del Torrente Parma delle Guadine, si incomincia a guadagnare quota svoltando in seguito a destra. Raggiunto l’ampio dorso settentrionale del Monte Roccabiasca, si stacca a destra il percorso n° 721 per la sommità della montagna. Orientandosi con gli ottimamente posizionati segnavia, si sale compiendo alcuni tornanti, avvicinandosi alla staccionata che segna il confine della menzionata riserva naturale. Dopo uno strappo piuttosto ripido a fianco della staccionata (tratto evitabile a sinistra: segnavia), si raggiunge un cartello della Riserva Guadine-Pradaccio oltre il quale si continua ad assecondare il limite occidentale della dorsale ancora per poco. Infatti il percorso volge sinistra avanzando in obliquo ascendente, conducendo in un ripiano dove occorre prestare attenzione ai segnavia presenti. Si riprende appena dopo a salire nella stessa direzione di prima (SE) tagliando ripidi pendii boscosi, fino ad approdare in una zona di bosco meno ripida. Giunti a poca distanza da un dosso situato alla nostra sinistra, il percorso vira a destra guadagnando quota per un breve tratto in direzione S/SW. Poi, dopo svolta a sinistra, si attraversa un altro ripiano (attenzione ai segnavia) passando a fianco di alcuni massi. Giunti nei pressi del dorso di una costa boscosa, il percorso segnato vira a destra guadagnando quota tramite alcuni tornanti (guardando a sinistra si notano degli uniformi pendii nevosi: si tratta di lastre rocciose, solitamente ricoperte, nella stagione invernale, da uno strato di neve e/o ghiaccio). Più in alto si piega a sinistra effettuando un traverso che potrebbe risultare piuttosto delicato, soprattutto nella parte finale. Usciti dal bosco, ci si trova più o meno in corrispondenza del limite orientale del profilo settentrionale della montagna. Raggiunto un paletto con frecce segnaletiche, si deve piegare a destra in direzione della sommità della Roccabiasca, dirigendosi quindi verso la soprastante dorsale. Da qui possiamo scegliere se ricalcare il percorso estivo, ossia costeggiare una cintura rocciosa situata alla nostra destra, oppure tenersi un poco più a destra e risalire direttamente la dorsale sfruttando una specie di rampa. In quest’ultimo caso si sale direttamente e piuttosto ripidamente (30/35°), costeggiando più in alto il limite della vegetazione. Poi si penetra obbligatoriamente in essa destreggiandosi tra contorti rami di faggio, fino ad uscire in un ampio ripiano dove ci si ricongiunge con il percorso segnato proveniente da sinistra. Si continua più o meno direttamente attraversando macchie di bosco e radure arbustive, con percorso tutto sommato intuitivo nonostante la mancanza di segnavia con cui orientarsi. Usciti dalla vegetazione e raggiunto un bivio situato sul ciglio orientale della dorsale, si piega nettamente a destra attraversando tutto l’ampio profilo montuoso. Guadagnato il suo limite occidentale, lo si risale in direzione della vicina cima, facendo attenzione all’esposizione nella parte finale appena prima di raggiungere la croce di vetta. Dalla sommità del Roccabiasca, che con i suoi 1730 m risulta essere la seconda cima più elevata del territorio montuoso in ambito unicamente parmense (la prima è la Rocca Pianaccia), ci si inebria di un panorama veramente suggestivo e completo. Dalla vetta ritorniamo al bivio di prima da cui ci dirigiamo verso le Capanne di Badignana (in caso di neve non ottimamente assestata è necessario ritornare ai Cancelli seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita). Ci si cala inizialmente per ripida dorsale rasentando il limite superiore della vegetazione, incontrando dei paletti con segnavia bianco-rossi (non visibili in caso di spesso manto nevoso). Dopo il secondo, si continua a scendere ancora per pochissimi metri svoltando poi repentinamente a destra, iniziando in questo modo un’impegnativa discesa. Infatti, puntando ai sottostanti paletti con segnavia, si deve scendere ripidamente in obliquo tagliando erti pendii (a causa dell’esposizione ad est raramente le condizioni del manto nevoso sono favorevoli e sicure). Segue un bellissimo traverso in cui si passa sotto spettacolari fasce d’arenaria e, orientandosi con i paletti, si scende alla base di un canalone che degrada dalla cresta/dorsale meridionale del Roccabiasca. Penetrati nel bosco, si attraversa un solco oltre il quale si piega a sinistra scendendo per alcuni metri. Occorre poi virare a destra e risalire una breve sponda boscosa in direzione di un’evidente pietraia sovrastata da lisce placche ricoperte di neve. Si continua in salita costeggiando il limite della pietraia, avanzando successivamente nei pressi del dorso di una costa boscosa. Dopo una svolta a destra si esce al sommo di un pendio aperto che si discende obliquando verso sinistra, rientrando successivamente nella faggeta. Si valica poi una selletta uscendo appena dopo al sommo di un altro pendio con massi che si taglia in traverso a sinistra in direzione di un dosso. Nei pressi di quest’ultimo si piega a destra e si perde quota costeggiando il limite del bosco (in quest’ultimo tratto l’orientamento non è immediato). Rientrati nella magnifica faggeta, si continua seguendo gli ottimamente posizionati segnavia, attraversando poco più in basso un’ampia traccia orizzontale (ben evidente anche in caso di discreta copertura nevosa). Poco dopo il percorso segnato volge a destra conducendo ad un rio che si oltrepassa mediante ponte, svoltando appena dopo a sinistra. Tenendo d’occhio i segnavia, si sale per poco e curvando a destra ci si immette nel percorso n° 719 (paletto con frecce segnaletiche). Seguendo quest’ultimo a sinistra si approda in breve al bellissimo pianoro in cui sono situate le Capanne di Badignana1479 m. Dopo una meritata sosta in questo luogo veramente suggestivo, non resta altro che seguire la comoda carraia d’accesso, ignorando a destra, al primo bivio, il percorso per la Fontana del Vescovo e il Passo di Fugicchia. Si prosegue per l’ampia traccia in lieve discesa oltrepassando mediante ponte il suggestivo Rio di Badignana. Si continua comodamente lungo il bellissimo tracciato effettuando alcune svolte, avanzando successivamente paralleli alla corso della Parmetta. Messo piede nella strada Cancelli-Lagoni, la si segue a sinistra ritornando in circa 45/50 minuti al punto di partenza.

Groppi Rossi: anello dal Poggio di Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Poggio di Berceto 844 m

Dislivello: 450 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Poggio di Berceto-Lago Bozzo (1,30 h) ; Lago Bozzo-sommità Groppi Rossi (45 min/1 h) ; Groppi Rossi-Passo Silara (1 h) ; Passo Silara-Fioritola-Poggio di Berceto (1,20 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Pian della Capanna-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni normali (senza neve) ; EAI (EEAI il tratto sella quota 1255 m-cresta dei Groppi Rossi) in condizioni invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo estivo o invernale

Ultima verifica: gennaio 2019

Accessi stradale: Parma-Fornovo-Berceto. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del paese, in località Poggio di Berceto

mapopenstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La zona dei Groppi Rossi è senza dubbio una delle più suggestive e appartate aree montuose dell’intero Appennino parmense. Qui vi regna in ogni stagione una pace e un silenzio penetranti e “stranianti”. L’escursione è stata effettuata dall’autore della relazione in condizioni invernali ma con neve non abbondante, il che ha permesso di salire senza l’ausilio di racchette da neve e, soprattutto, di reperire gli ometti indicanti il giusto percorso nel tratto che va da Pian della Capanna alla selletta a quota 1255 della cresta dei Groppi Rossi. In effetti, al fine di completare e gustare al meglio l’anello proposto, consiglio di effettuarlo, se in condizioni invernali, con innevamento non eccessivo. In caso lo si voglia intraprendere con neve abbondante tenere presente che: 1) il tratto dopo Pian della Capanna in direzione dei Groppi Rossi
è piuttosto accidentato in quanto formato da pietraie e avvallamenti da attraversare, per cui l’orientamento, nonostante la cresta ofiolitica dei Groppi Rossi sia evidentissima, non è immediato. 2) Il percorso che dalla selletta a quota 1255 m conduce al Passo Silara, in condizioni di innevamento abbondante e quindi con segnavia – già di per sé sbiaditi – nascosti dalla neve, risulterebbe di problematico reperimento. In tal caso, consiglio vivamente di ritornare al Poggio di Berceto percorrendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato in salita. Ovvia è la raccomandazione a non effettuare questo itinerario in caso di scarsa visibilità.

Abbandonata l’auto nel piccolo parcheggio di Poggio di Berceto, si imbocca a sinistra la strada per Calestano, abbandonandola subito per stradello a destra (indicazione per la pineta). Si sale a fianco di alcune case per poi perdere quota per sterrata, giungendo dopo una svolta a destra al bivio per Fioritola, la cui sterrata d’accesso si lascia a sinistra. Si prosegue lungamente per la strada, prima in salita poi con andamento pianeggiante o in lieve pendenza, fino a scendere al ponte sul Baganza. Si prosegue lungo l’evidente tracciato (CAI n° 731), effettuando quasi subito un tornante destrorso in corrispondenza del quale si ignora a sinistra lo stradello per Case Schianchi. Si sale in moderata pendenza compiendo successivamente un tornante sinistrorso e in seguito uno destrorso. Si prosegue per la sterrata (sempre molto evidente anche in caso di neve abbondante) andando, ad un bivio (freccia segnaletica del CAI), a sinistra, tralasciando a destra un’ampia traccia. Si sale piuttosto ripidamente effettuando appena dopo un tornante destrorso che riporta nella direzione SE/S. Si guadagna quota assecondando per un buon tratto una linea elettrica, fino ad uscire su una costa panoramica dove si incontra un bivio. Ignorata a sinistra la continuazione dell’ampia traccia – che compiendo un tornante sinistrorso conduce ad una costruzione – si continua per bella e ampia mulattiera/carraia che inizialmente avanza in discesa con brevissimi saliscendi. Procedendo poi in salita ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge un bivio da cui si prosegue diritto/destra (segnavia sbiadito sul tronco di un albero a destra), ignorando a sinistra la traccia d’accesso a Casa Montana. Si procede inizialmente in leggera discesa, incontrando poco dopo un bivio da cui si prosegue a sinistra tralasciando a destra un’ampia traccia che scende. Con andamento prima in piano poi in salita ed effettuando alcune svolte, si giunge in vista di un rifugio (proprietà privata) situato in prossimità del limite settentrionale del Lago Bozzo Lago d’Achille1058 m. Si prosegue per ampia traccia che costeggia, prima all’interno del bosco poi rasentandola, la sponda occidentale del suggestivo e appartato specchio d’acqua. Si continua successivamente passando a fianco di un capanno in lamiera, penetrando infine nel bosco. Dopo una svolta a destra si sbuca in un magnifico pianoro che si attraversa interamente, recuperando nell’estremità opposta la continuazione del percorso segnato. Si effettuano poi un paio di svolte, inizialmente all’interno di una macchia di rado bosco, che precedono un secondo e più piccolo ripiano che si attraversa. Svoltando a sinistra si arriva infine in vista dei ruderi di Pian della Capanna, 1120 m, circondati da magnifiche radure che fanno di questo luogo uno dei più suggestivi di tutto l’Appennino parmense. La cresta dei Groppi Rossi è già molto evidente, ma per raggiungerne il suo inizio sud/orientale il percorso di avvicinamento è piuttosto intricato e contrassegnato solo da sporadici ometti. Dai ruderi si ignora a destra la continuazione del sentiero n° 731 e si contorna, svoltando a sinistra, la macchia di vegetazione e bosco che ingloba le rovine della Capanna. Poi si vira nettamente a destra salendo per pendio aperto in direzione dei Groppi Rossi, giungendo poco più in alto nei pressi di un magnifico ripiano (luogo di impareggiabile bellezza). Da qui ci si sposta a sinistra verso un’evidente costa che si risale brevemente lungo il suo dorso. Poi, prima di raggiungere il vertice della costa, si piega a destra e si avanza verso il fondo di un avvallamento delimitato da un’altra costa caratterizzata da pietraie e massi ofiolitici. Dall’avvallamento si vira a sinistra e si sale raggiungendo in breve un grosso masso da cui (ometto) si piega a destra. Successivamente il percorso svolta a sinistra avanzando in obliquo ascendente e, piegando nuovamente a destra (ometto), conduce sul dorso della menzionata costa che delimita l’avvallamento nel cui fondo siamo transitati poco prima. Si continua assecondando o restando nei pressi del sommo della costa, ammirando visuali veramente suggestive in ambiente selvaggio frequentato da animali selvatici più che da umani. Ad un certo punto il percorso (ometti) vira a sinistra conducendo al sommo di un’altra e poco accennata costa (si tratta in realtà di un ramo della costa di prima). Da qui si volge a destra avanzando in obliquo ascendente (è presente una traccia) e, spostandosi a sinistra, si approda su una marcata dorsale che si segue a destra. Poco dopo, effettuando un’ampia curva verso sinistra ed attraversando anche una piccola macchia boscosa, si mette piede in un’evidente selletta a quota 1255 m, che costituisce il punto di inizio della cresta dei Groppi Rossi. Da qui, volgendo a sinistra, si percorre la magnifica dorsale ammirando notevoli visuali, avvicinandosi alla sezione più rocciosa della cresta che si lascia a sinistra (un evidente spigoletto a forma di becco può essere scalato direttamente con un breve ma interessantissimo ed esposto passaggio di I°+/II°-). Avanzando in obliquo ascendente per traccia si riguadagna il filo della dorsale da cui, oltrepassando subito una prima quota, si continua ad assecondare con grande attenzione (soprattutto con neve) l’arioso ma stupendo filo di cresta. In breve si raggiunge quella che rappresenta la cima centrale dei Groppi Rossi1280 m, oltre la quale la cresta inizia a degradare facendosi più severa e rocciosa (e in condizioni prettamente invernali delicata ed impegnativa). Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino alla sella a quota 1255 m, da cui andiamo a sinistra in direzione del Passo Silara (come già espresso nell’introduzione, questo tratto, in caso di abbondante copertura nevosa, presenterebbe rilevanti problemi di orientamento). Per traccia inizialmente evidente si penetra subito nel bosco, giungendo in breve in prossimità di una radura situata alla nostra sinistra. Da qui occorre spostarsi a destra onde recuperare il percorso principale contrassegnato da alcuni vecchi segnavia bianco/rossi. Per traccia evidente si attraversano due ruscelli, svoltando, appena dopo il secondo, a sinistra, perdendo poi quota parallelamente al corso d’acqua (segnavia). Ad un certo punto il percorso vira a destra e conduce ad un altro ruscello che si guada, per poi svoltare subito a sinistra avanzando per un breve tratto in lieve salita. Si perde successivamente quota immettendosi poco più in basso in un’ampia traccia che conduce ad un ripiano boscoso (molto poco evidente con copertura nevosa). Qui giunti ci si immette in una carraia chi si segue a destra oltrepassando subito un ruscello, procedendo poi in lieve salita. Segue l’attraversamento di un altro ruscello e una costa boscosa che si aggira mediante svolta a destra. Dopo una breve discesa si riprende a salire, anche in moderata pendenza, oltrepassando un breve tratto franato. Poco dopo ci si immette nel percorso n°741 (paletto con cartelli) per il Monte Borgognone che noi seguiamo a sinistra in direzione del Passo Silara. Si avanza per bella e ampia traccia che dopo una svolta a sinistra procede perlopiù in piano/leggera salita tenendosi nel versante Parma della dorsale spartiacque. Messo piede nella strada asfaltata proveniente da Marra, la si segue a sinistra oltrepassando il Passo Silara1200 m, continuando ulteriormente in versante Baganza. Dopo una netta svolta a destra e l’elettrodotto che si sottopassa, in corrispondenza di un’altra curva a destra si stacca a sinistra una carraia chiusa da una sbarra. La imbocchiamo e seguiamo effettuando svolte e tornanti, ammirando anche notevoli visuali panoramiche (se la carraia fosse ricoperta da un manto nevoso, occorre prestare attenzione a non scivolare sulle canaline di scolo dell’acqua). Giunti nei pressi di Casa Fioritola si svolta a destra e si scende costeggiando la base della spettacolare Ofiolite di Fioritola. Lasciate a sinistra delle traccie, si continua a destra contornando ancora per un tratto l’ofiolite, proseguendo successivamente per comoda carraia che procede nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Baganza (altre traccie che si staccano a destra sono da ignorare). Dopo una discesa e un tratto in piano si trascura una carraia a destra e, proseguendo a sinistra per il percorso principale, si inizia a perdere quota piuttosto ripidamente. Infine si effettua il guado del Torrente Baganza, che a seconda delle condizioni stagionali potrebbe risultare impraticabile, avanzando poi in salita. Dopo un tornante destrorso ci si immette nella strada seguita all’andata e la si segue a destra in direzione di Poggio di Berceto.

 

 

 

 

Monte Torricella: Canalone dei Ghiri (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Prato Spilla 1350 m

Dislivello: 430 m (200 m ca di canale)

Durata complessiva:  3,30/4 h

Tempi parziali: Prato Spilla-Lago Ballano (30 min) ; Lago Ballano-inizio Canalone dei Ghiri (50 min-1h) ; Canalone dei Ghiri-sommità Monte Torricella (45 min/1,15 h) ; sommità Torricella-dorsale nord/est-Prato Spilla (1 h)

Difficoltà: PD- il Canalone dei Ghiri ; EEAI la discesa lungo la dorsale nord/est del Torricella ; EAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale (portare fittoni da neve)

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Prima di Rigoso si abbandona la provinciale n° 665 imboccando a destra una strada che in circa 4 km conduce alla località turistica di Prato Spilla (ampio parcheggio adiacente all’albergo/ristorante)

 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il versante nord-occidentale del Monte Torricella è formato da ripidi canali inframmezzati da costole parzialmente rocciose. Il Canalone dei Ghiri offre una suggestiva salita che richiede condizioni di neve ben assestata. Infatti questo versante della montagna risulta essere l’area più soggetta a distacchi di tutto l’Appennino parmense. Il canale può essere percorso anche in stagione avanzata. La discesa avviene lungo la boscosa dorsale nord-est.

Sulla destra dell’albero/ristorante si imbocca un’ampia traccia che in breve conduce ad un ponte con il quale si varca il Torrente Cedra. Appena dopo si costeggia il parco avventura per poi piegare a destra e guadare un ruscello. Una breve risalita porta a valicare una costa boscosa oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa. Ripresa la salita si raggiunge il bivio con il sentiero n° 707a che si stacca a sinistra e che si ignora (questo percorso, che si sviluppa procedendo ai piedi del versante settentrionale del Monte Torricella, condurrebbe con minor tempo alla base dei canali, tuttavia con spesso manto nevoso i segnavia in alcuni tratti non sono visibili). Dal bivio continuiamo diritto in direzione del Lago Ballano per ampia mulattiera che inizialmente perde quota per poi avanzare in leggera salita. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi della diga del menzionato lago, 1336 m, e si prosegue costeggiandone il muro. Giunti ad una bacheca con cartina, il percorso segnato (n° 707) vira nettamente a sinistra (indicazioni per il Lago Verde) e sale dolcemente conducendo ad un bivio dove si lascia a destra il sentiero n° 709B. Si continua diritto in leggera salita avanzando a mezza costa alle pendici del versante occidentale del Monte del Lago. Più avanti il tracciato diventa leggermente più ripido e guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Valicata una costa boscosa si scende verso il sottostante Lago Verde compiendo inizialmente un tornante destrorso seguito da uno sinistrorso. Alla successiva netta svolta a destra, si deve abbandonare l’ampia traccia per imboccare a sinistra la prosecuzione del percorso n° 707 (in presenza di uno spesso manto nevoso, il cartello indicante la giusta direzione non è visibile). Poco più avanti si raggiunge una costa che si valica, piegando poi a sinistra in discesa verso un solco che si varca. Oltre quest’ultimo si effettua un traverso a mezza costa tagliando un ripido pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione (nel caso in cui non si trovasse il bivio con il sentiero n° 707, è sufficiente scendere al vicino Lago Verde e costeggiare la sua sponda occidentale mirando all’evidentissima parete NW del Torricella). Ci troviamo esattamente ai piedi degli erti pendii nord/occidentali del Monte Torricella a poca distanza dalla base del Canalone dei Ghiri. Si procede per un tratto in obliquo ascendente oltrepassando qualche arbusto, fino ad arrivare ai piedi dello scivolo nevoso che più in alto si restringe ad ampio canale. Si incomincia la salita per pendio inizialmente poco ripido ma con pendenza che aumenta progressivamente, mantenendosi comunque intorno ai 30°/35°. Più in alto l’inclinazione aumenta assestandosi sui 40°: possiamo salire tenendosi nella parte sinistra del canalone, oppure al centro. La sezione terminale è quella più ripida e, se superata nella parte sinistra, oppone pendenze superiori ai 45°. Una volta approdati ad un’ampia sella di crinale si piega a destra e, seguendo con attenzione un’esposta crestina, si raggiunge la cima principale del Monte Torricella1728 m. Dalla sommità si ritorna alla sella di prima da cui si punta ad un’evidente anticima con croce. Si scende perciò verso destra alla sottostante conchetta per poi risalire una ripida crestina giungendo poco sotto la sommità in questione. La si aggira a sinistra per poi scendere ripidamente recuperando più in basso il filo della dorsale. Penetrati nella faggeta si scende restando nei pressi dell’ampio dorso del crinale nord-est della montagna. Dopo una prima sezione di non ripida discesa, segue un tratto in piano (è meglio tenersi leggermente alla sinistra del crinale) per poi riprendere a scendere. Da questo punto in poi la dorsale si allarga notevolmente: noi restiamo sempre nei pressi del suo margine destro. Dopo una discesa in alcuni tratti decisamente ripida, si approda nell’ampio sentiero n° 707 poco prima del bivio con il percorso n° 707A. Da qui in breve si ritorna a Prato Spilla.

 

 

 

 

La Rocca Pumaccioletto per la cresta nord (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 560 m

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Cancelli-Lagoni (1/1,15 h) ; Lagoni-Rocca Pumaccioletto (1,30/2 h) ; Rocca Pumaccioletto-Passo della Colla (45 min) ; Passo della Colla-Lagoni (30/40 min) ; Lagoni-Cancelli (1h) 

Difficoltà: EEAI 

Attrezzatura: da escursionismo invernale

Ultima verifica: marzo 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Bosco di Corniglio-I Cancelli

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bella escursione su neve implicante il raggiungimento della sommità della Rocca Pumaccioletto. L’autore della relazione ha affrontato l’itinerario con abbondante manto nevoso, riscontrando qualche difficoltà nel rintracciare i segnavia del percorso n° 711A (che dai Lagoni conduce alla Sella Rocca Pumacciolo) e quelli del sentiero n° 711A/737 per la Rocca Pumaccioletto. Per questo motivo il percorso relazionato, in particolare nel tratto che precede il raggiungimento della dorsale settentrionale Rocca Pumaccioletto, non corrisponde totalmente con quello estivo. Una volta raggiunta la cima, per la discesa si consiglia di percorrere integralmente la cresta/dorsale nord fino al Passo della Colla. La tempistica dell’itinerario varia a seconda delle condizioni del manto nevoso: in caso di neve abbondante, considerando il fatto che eccetto l’ampia pista Cancelli-Lagoni raramente è presente una traccia calpestabile, i tempi lievitano considerevolmente.

Dai Cancelli ci si incammina lungo la carrozzabile per i Lagoni in inverno normalmente adibita a pista per lo sci da fondo e le passeggiate su neve. Dopo un primo tratto in leggera discesa in cui si costeggia il confine della riserva naturale Guadine-Pradaccio, si varca mediante ponte il ramo del Torrente Parma delle Guadine. Poi il tracciato procede in leggera salita contornando le pendici settentrionali del Monte Roccabiasca. Con andamento pianeggiante o in lieve salita si oltrepassa il pittoresco ramo del Torrente Parma di Badignana chiamato La Parmetta. Poco più avanti si incontra il bivio con il percorso che conduce alle Capanne di Badignana e, dopo un ultimo tratto in lieve salita, si raggiunge la località Lagoni1342 m. Dal margine orientale del Lago Gemio Inferiore (fontana e tabella esplicativa), si imbocca il percorso n° 711A in direzione della Rocca Pumacciolo. Dopo un primo tratto in leggera salita dove ci si orienta con i segnavia sugli alberi, si approda in un piccolo ripiano boscoso. Da qui è necessario risalire un ripido pendio effettuando alcuni tornanti. Poi ci si sposta nettamente a destra procedendo a mezza costa in lieve salita, tenendo d’occhio i segni bianco-rossi. Dopo l’aggiramento di una costa si scende in un solco che si segue a sinistra solo per poco, svoltando poi nettamente a destra risalendo il soprastante pendio boscoso. Poco dopo si piega a destra (attenzione ai segnavia) avanzando in direzione di una marcata costa boscosa. Varcata quest’ultima si scende per breve ma ripido pendio temporaneamente fuori dal bosco, continuando poi all’interno della faggeta. Appena dopo si attraversa un pendio aperto, soggetto a distacchi nevosi (attenzione!), dominato nella parte alta da fasce di arenaria. Si prosegue successivamente all’interno del bosco cercando di intuire l’incavo della mulattiera estiva (segnavia non visibili in caso di spesso manto nevoso). Giunti in vista di verticali pareti rocciose, situate un po’ più avanti rispetto al punto in cui siamo, si piega nettamente a sinistra risalendo un pendio caratterizzato da un solco. Rientrati nel bosco, si continua a guadagnare quota piuttosto ripidamente, approdando infine sul boscoso dorso del crinale settentrionale della Rocca Pumaccioletto. Lo si segue a destra inizialmente in leggera salita (segnavia del percorso CAI n° 737), poi più ripidamente. Usciti dalla vegetazione, si sale sulla sommità di un dosso nevoso da cui appare evidentissima la prosecuzione della cresta/dorsale culminante nella vicina cima. Si risale quindi il soprastante pendio nevoso (30° o poco più) guadagnando con soddisfazione la magnifica sommità della Rocca Pumaccioletto1692 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il notevole panorama che si estende a 360°, ritorniamo sui nostri passi, ma anziché piegare a sinistra e seguire il tracciato percorso in salita, continuiamo diritto assecondando l’ampio dorso del boscoso crinale settentrionale in direzione del Passo della Colla. Dopo una breve contropendenza, si inizia a scendere ripidamente incontrando sporadici segnavia. Senza difficoltà di orientamento (è sufficiente tenersi sempre al centro dell’ampia dorsale), si discende la sezione più ripida, per poi spostarsi a destra continuando ad assecondare il boscoso crinale (segnavia in questo ultimo tratto assenti). Più avanti si procede in lieve salita orientandosi con i ben posizionati segni bianco/rossi. In breve si approda al Passo della Colla1467 m, situato alla pendici del ripido versante meridionale del Monte Navert. Dal valico si segue a sinistra la carrozzabile (in inverno solitamente ricoperta da uno spesso manto nevoso raramente con pista da calpestare) in leggera discesa effettuando più in basso alcuni tornanti. Poi si affronta una lieve risalita ai piedi di ripide lastronate rocciose ricoperte da neve in alcuni punti poco stabile che tende perciò a staccarsi (attenzione!). In breve si raggiunge il Rifugio Lagoni dal quale si rientra ai Cancelli seguendo lo stesso percorso effettuato all’andata.

 

 

Monte Malpasso: Canalino dei Mirtilli (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: strada asfaltata per Pratospilla

Dislivello: 500 m 

Durata complassiva: 4 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-Lago Verdarolo-La Scaliccia (45 min) ; La Scaliccia-inizio Canalino dei Mirtilli (30 min) ; inizio Canalino dei Mirtilli-sommità Monte Malpasso (40 min/1,15 h) ; sommità Monte Malpasso-crinale est-Passo Sasseda (45 min) ; Passo Sasseda-Lago Scuro di Rigoso-Lago Verdarolo-strada per Pratospilla (45 min)

Difficoltà: PD-

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: gennaio 2018

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione di Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia

 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Bella salita su neve in un angolo molto suggestivo e selvaggio della parte più orientale del crinale Parma/Massa.

Dalla strada per Pratospilla si imbocca una carraia (percorso CAI n° 701) in direzione del Lago Verdarolo. Dopo un primo tratto in lieve salita si guadagna quota con maggiore pendenza effettuando alcuni tornanti. Approdati su una costa, si prende la traccia di destra che procede in leggera discesa, transitando poco più avanti a fianco di una vasca di raccolta dell’acqua. Appena dopo, ad un bivio, si piega a sinistra per mulattiera che procede in moderata salita. In corrispondenza di una netta svolta a destra si ignorano due tracce che si staccano a sinistra. Dopo un ulteriore tratto in leggera/moderata pendenza, si giunge nei pressi del Lago Verdarolo1395 m. Da qui (bivio con palina segnaletica) si piega a destra effettuando subito una breve discesa seguita da una salita, per poi costeggiare dall’alto la sponda settentrionale del lago. Giunti nei pressi di un’area pic-nic, si piega a destra e subito dopo a sinistra, continuando per l’ampia mulattiera fino a un bivio situato in località Lago Scaliccia1418 m (cartelli). Qui si imbocca a sinistra il percorso n° 703B che inizialmente asseconda in lieve pendenza l’ampio dorso di una costa boscosa. Giunti in un’area di bosco rado, si continua in più ripida e lineare salita (raramente sono presenti tracce di passaggio nella neve), per poi effettuare alcuni tornanti. Varcato un rio, si avanza per un tratto avendo il solco alla nostra destra, svoltando poi nettamente a sinistra. Si prosegue lungo il percorso principale tenendo d’occhio i puntuali segnavia sugli alberi, compiendo in seguito una svolta a sinistra onde attraversare un altro solco. Dopo aver valicato una costa boscosa, si approda in una suggestiva valletta che si segue in lieve salita. In breve si giunge ai piedi del ripido versante nord/occidentale del Monte Malpasso: la parete è incisa a sinistra da un ampio canale e a destra da uno più stretto che taglia in modo lineare fasce di arenaria. Ci si dirige verso il canale di destra e, giunti sotto la sua direttrice, si incomincia a risalire il ripido pendio che lo precede. Una volta entrati nel canale vero e proprio, lo si risale con pendenza costante (40/45°; sia a destra quanto a sinistra sono presenti rocce dove poter attrezzare delle soste). Più in alto si raggiunge uno spuntone roccioso oltre il quale si affronta il ripido pendio di uscita. Approdati sul crinale divisorio, spostandosi a sinistra si raggiunge subito la cima del Monte Malpasso1714 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Per la discesa si asseconda dapprima il crinale orientale (percorso n° 00), poi ci si cala lungo la dorsale settentrionale della montagna. Dalla sommità si segue quindi il panoramico crinale oltrepassando appena dopo una quota secondaria. Si continua comodamente lungo la dorsale spartiacque fino a penetrare, mediante netta svolta a sinistra, nella fitta faggeta. Assecondando gli ottimamente posizionati segnavia, si perde ripidamente quota effettuando anche alcune piccole svolte. Più in basso si sbuca al sommo di un pendio aperto che si discende puntando ad un segnavia dal quale si svolta a destra e subito dopo a sinistra. Messo piede su un crinale boscoso, si raggiunge in breve al Passo Sasseda1479 m, da cui si seguono a sinistra i segnavia del sentiero n° 703. Avanzando inizialmente a mezza costa e in obliquo discendente, si lambisce poco più avanti il dorso di una costa boscosa, effettuando poi una netta svolta a sinistra. Dopo pochi minuti di discesa si approda nei pressi del suggestivo e appartato Lago Scuro di Rigoso1387 m. Dopo aver contornato e lambito la sponda nord-orientale del lago, si continua per ampia traccia dapprima in lieve salita, poi in leggera discesa. In breve si arriva al bivio situato nei pressi del Lago Verdarolo da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita, si ritorna al punto iniziale.

 

 

 

Il Monte Orsaro per lo scivolo est e il Monte Fosco (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 670 m ca

Durata complessiva: 4,40/5 h

Tempi parziali: Cancelli-Rifugio Lagdei-Ponte Rotto (45 min) ; Ponte Rotto-inizio Scivolo Est dell’Orsaro (50 min) ; inizio Scivolo Est dell’Orsaro-sommità Orsaro (45 min/ 1h) ; sommità Orsaro-Foce del Fosco (30 min) ; Foce del Fosco-Monte Fosco-Bocchetta del Tavola (40 min) ; Bocchetta del Tavola-Lagdei-Cancelli (50 min/1 h)

Difficoltà: F+ lo Scivolo Est dell’Orsaro ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: piccozza e ramponi

Ultima verifica: gennaio 2018

Riferimento bibliografico: ANDREA GRECI “Appennino di neve e di ghiaccio, Vol 1 – Appennino Tosco-Emiliano – Settore Ovest” IDEA MONTAGNA 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli

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Descrizione dell’itinerario

Bella e panoramica salita invernale al Monte Orsaro che, a causa della sua esposizione, necessita di neve ben assestata.

Dalla località Cancelli, seguendo un’ampia carrareccia percorribile dalle auto, si raggiunge in 15 minuti circa il Rifugio Lagdei1251 m. Appena a destra dell’edificio si imbocca il sentiero n° 727/723 diretto a Lago Santo. Inizialmente si procede in lieve salita all’interno di un rimboschimento a conifere, poi si incomincia a risalire il soprastante pendio boscoso effettuando numerosi tornanti per traccia nella neve molto evidente (a causa della ripidezza del tracciato e della compattezza del fondo nevoso, è necessario procedere fin da subito con i ramponi ai piedi). In circa 25 minuti si guadagna il sommo del pendio dove si incontra un bivio: si abbandona a sinistra il percorso per il Lago Santo, imboccando a destra il sentiero n° 727 diretto a Capanna Schiaffino. Dopo una breve discesa si raggiunge la località Ponte Rotto, dove si guada un rio (si tratta di un ramo del Torrente Parma). Appena dopo si incontra un bivio da cui si continua diritto per sentiero che avanza in leggera salita a fianco del corso d’acqua. Poco più avanti si risale mediante alcuni tornanti una sponda boscosa, approdando infine in un ripiano. Prestando attenzione ai segnavia sugli alberi, si prosegue attraversando il rio di prima, riprendendo poi a guadagnare quota mediante altri tornanti. Raggiunto un bivio (cartelli), si abbandona il segnavia n° 727, imboccando a destra il sentiero n° 727A diretto alla Foce del Fosco. Si varca il rio già incontrato in precedenza e si continua lungo questo percorso solo per poco: infatti, nel momento in cui esso piega a destra in leggera discesa, noi lo abbandoniamo salendo per il pendio boscoso alla nostra sinistra, avendo come punto di riferimento un solco situato un poco a destra. Più in alto si sale tenendo sulla destra una cintura rocciosa, uscendo poi in un pendio più aperto (si tratta di un’area di bosco divelto). Di fronte a noi e alla nostra destra si ergono verticali fasce rocciose: dobbiamo salire in direzione di esse per poi piegare a destra aggirandone la base. Appena dopo si individua a destra un altro solco che si segue in salita abbastanza ripida nella parte finale. Si esce così all’aperto e si incomincia la risalita dello spettacolare scivolo est dell’Orsaro. Individuato al centro un evidente e ampio canale nevoso, lo si raggiunge e risale con pendenze che aumentano progressivamente, assestandosi intorno ai 40°. Poi si continua senza via obbligata fino a raggiungere la cresta sommitale: in questa sezione è possibile salire diritto/leggermente a sinistra per magnifico e regolare pendio (max 35°), oppure diritto/destra per pendio leggermente più ripido che, a seconda delle condizioni del manto nevoso, risulta meno uniforme e con maggiori probabilità di trovare chiazze erbose. Messo piede sul crinale divisorio, lo si segue a destra raggiungendo in breve la cima del Monte Orsaro. La vetta offre un panorama grandioso ed è caratterizzata da una stilizzata madonnina in bronzo. Dalla sommità scendiamo per la dorsale N/NE, perdendo inizialmente quota per ripido pendio che potrebbe risultare ghiacciato. Approdati alla sottostante conca, si segue il crinale di destra spostandosi poi a sinistra onde recuperare il filo della dorsale spartiacque. Si scende lungo quest’ultima appena a destra di un filare di conifere di reimpianto. Più in basso si entra nella faggeta e si perde quota mantenendosi nei pressi del dorso del crinale. Dopo una svolta a destra (segnavia) e una breve discesa ci si immette nel percorso n° 727A che si segue a sinistra. Procedendo a mezza costa sulla destra del crinale, si raggiunge poco dopo la Foce del Fosco1613 m. Dalla sella ci si dirige verso la non lontana cima del Monte Fosco, affrontando inizialmente una salita piuttosto ripida (raramente è presente una traccia nella neve). Dopo un ripiano boscoso si risale il ripido pendio terminale tenedosi sulla sinistra di blocchi arenacei. Dalla sommità, 1680 m, si scende nel versante opposto entrando subito nella faggeta. Si perde quota mantenendosi in prossimità dell’ampio crinale boscoso, effettuando qualche svolta nella parte bassa (l’orientamento risulta tutto sommato semplice grazie all’ottima segnaletica). Messo piede nel sentiero n° 725, lo si segue a sinistra raggiungendo subito la Bocchetta del Tavola1444 m. Da qui si piega a destra scendendo per ampia traccia (CAI n° 725) che poi si abbandona per sentiero a destra. Dopo essere scesi sulla sinistra di un ruscello si confluisce in una carraia che si segue a destra. Più in basso, ad un bivio, si sceglie la traccia di sinistra (si può seguire anche quella di destra), giungendo infine in prossimità del ripiano prativo chiamato Roncobuono. Da qui si vira a destra per ampia mulattiera oltrepassando poco dopo un cancello, ignorando qui il sentiero n° 723 che si stacca a destra. Seguendo la bella e comoda mulattiera/carraia si raggiunge in circa 10 minuti il Rifugio Lagdei.

 

Monte Marmagna: cresta nord-est (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 615 m

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Cancelli-Rifugio Lagdei-Rifugio Mariotti al Lago Santo (1 h) ; Rifugio Mariotti-Lago Padre-sella/punto di partenza cresta NE (40 min) ; sella/punto di partenza cresta NE-Monte Marmagna (50 min/1 h) ; Monte Marmagna-Sella del Marmagna-Rifugio Mariotti al Lago Santo (45 min) ; Rifugio Mariotti-“Le Carbonaie”-Cancelli (45 min/1 h)

Difficoltà: F la cresta nord-est del Marmagna ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale (piccozza e ramponi)

Ultima verifica: gennaio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli (Lagdei)

Immagine (FILEminimizer)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La cresta NE del Monte Marmagna è molto panoramica e in veste invernale costituisce una valida alternativa al frequentato percorso del crinale SE. La salita è tutto sommato semplice ma con un passaggeto (evitabile) che richiede attenzione.

Dalla località Cancelli seguiamo la carrareccia di accesso a Lagdei per circa 10 minuti. Prima di raggiungere il pianoro dove è situato il rifugio, imbocchiamo a sinistra il percorso n° 723A in direzione di Lago Santo. La bella mulattiera risale inizialmente il dorso di una costa boscosa per poi piegare a destra. Da qui inizia un lineare obliquo ascendente (ad un bivio si lascia a sinistra il sentiero n° 723C per le “Carbonaie”) in cui si tagliano ripidi pendii boscosi. Più avanti si attraversa una prima pietraia oltre la quale si prosegue all’interno della faggeta per traccia un po’ più ripida. Poco dopo si attraversa una seconda pietraia e, rientrati nel bosco, si incontra il bivio con il sentiero n° 723B (le “Carbonaie”), che seguiremo al ritorno. Dopo una breve discesa si esce dal bosco giungendo a lambire il limite orientale del Lago Santo. Qui la mulattiera piega a destra contornando dall’alto la sponda NE del lago, conducendo, dopo il bivio con il percorso n° 723, al Rifugio Mariotti1508 m. Si continua costeggiando la sponda NW e SW del lago, incominciando, una volta giunti in corrispondenza della Peschiera, la risalita del soprastante pendio boscoso. Seguendo l’evidente traccia nella neve si guadagna quota effettuando inizialmente alcuni tornanti, per poi procedere in obliquo ascendente. Mediante altri tornanti si risale un breve ma ripido pendio temporaneamente fuori dal bosco, effettuando, una volta rientrati in esso, una netta svolta a destra. Dopo una salita a fianco di una caratteristica lastra rocciosa si giunge ad un bivio (cartelli) dal quale si imbocca a destra il percorso n° 729 diretto a Capanna Schiaffino. Inizialmente si procede verso sinistra in leggera discesa all’interno di un rimboschimento a conifere raggiungendo una piccola torbiera (“Padule della Capanna”). Si svolta poi a destra e si sale in obliquo tenendosi alla sinistra di un’area caratterizzata da grossi massi. Rientrati nella faggeta si effettuano alcune piccole svolte (non sempre è presente una traccia nella neve, perciò prestare attenzione ai segnavia sugli alberi) per poi piegare a sinistra penetrando in un altro rimboschimento a conifere. Dopo una breve discesa, si arriva nei pressi della torbiera conosciuta come Lago Padre1573 m, che si contorna lungo il suo limite sinistro. Rientrati nel bosco, si inizia a risalire il soprastante pendio effettuando diverse svolte e tornanti (attenzione ai segnavia sugli alberi), approdando infine ad una sella che costituisce il naturale punto di inizio della cresta NE del Marmagna. Da qui si abbandona il percorso segnato e si incomincia a risalire la soprastante dorsale boscosa aggirando a destra un piccolo poggetto. Più in alto, spostandosi leggermente a destra, si esce dal bosco e si risale una rampa nevosa sulla destra del limite della vegetazione arbustiva. Poco più avanti si nota a sinistra uno spuntone caratterizzato da una liscia lastra rocciosa solitamente ricoperta di ghiaccio nella stagione invernale. Ci si dirige verso il risalto e lo si scala con grande attenzione, scendendo poi delicatamente per ripide roccette (questo passaggio può essere evitato a sinistra). Si aggira a sinistra un altro piccolo spuntone per poi rimontare la bellissima e panoramica dorsale tenendosi a sinistra del suo bordo nord/occidentale. Più in alto si raggiunge lo sbocco del “canalino” del Marmagna (fittone arrugginito) e si continua la risalita della ripida dorsale ammirando visuali davvero grandiose. Raggiunto il culmine della cresta, si continua a saliscendi lungo un esposto crinale, per poi calarsi verso sinistra all’interno di una piccola conca. Da qui si risale il breve pendio finale, raggiungendo con soddisfazione la sommità del Monte Marmagna1851 m. Il panorama che possiamo ammirare dalla cima è impareggiabile: nelle terse giornate invernali è possibile scorgere in lontananza l’Isola d’Elba. Dalla vetta si scende lungo il frequentato crinale SE raggiungendo senza alcuna difficoltà la Sella del Marmagna1725 m. Da qui ci si cala nel sottostante vallone compreso tra il suggestivo versante NW del Monte Aquilotto e quello E del Marmagna. Successivamente si perde quota a sinistra di un rio, entrando poco dopo nella faggeta ed approdando in un ripiano (si tratta di una torbiera) con bivio (cartelli). Proseguendo diritto ci si ricongiunge con il percorso effettuato all’andata che si segue fino al Rifugio Mariotti al Lago Santo e, oltre quest’ultimo, fino al bivio con il sentiero n° 723B (le “Carbonaie”) che si imbocca. Nella stagione invernale non sempre è presente una traccia nella neve, di conseguenza il tratto iniziale del percorso risulta piuttosto delicato. Infatti si devono tagliare ripidi pendii che richiedono molta attenzione e un’attenta valutazione delle condizioni del manto nevoso: in caso di neve fresca e non assestata è assolutamente sconsigliato proseguire. Inizialmente si procede in obliquo ascendente per ripido pendio che poi si attraversa delicatamente. Si continua a mezza costa attraversando il limite superiore di una pietraia, penetrando successivamente nella faggeta. Affrontando altri tratti delicati a causa della ripidezza del pendio ed avanzando perlopiù in salita, si effettua infine una netta svolta a destra. Si incomincia successivamente a perdere quota lungo profilo settentrionale del Monte Sterpara effettuando alcuni tornanti. Poi si scende in obliquo verso sinistra penetrando in un rimboschimento a conifere. Dopo una svolta a destra si incontra il bivio con il sentiero n° 723C che si stacca a sinistra e che si ignora. Procedendo in direzione est si attraversa un primo ripiano boscoso per poi scendere lungo una sorta di canale. Attraversato un altro ripiano, si continua in direzione est ancora per un breve tratto, svoltando poi repentinamente a sinistra. Si discende mediante ampia curva a sinistra il sottostante pendio boscoso, approdando poco sotto in un altro ripiano. Il percorso continua a perdere quota compiendo alcune svolte, per poi allargarsi, dopo una discesa piuttosto ripida e una netta curva a sinistra, ad ampia mulattiera. La si segue procedendo a mezza costa parallelamente alla carrozzabile Cancelli-Lagoni, in inverno adibita a pista per lo sci da fondo. Dopo un’ultima breve ma ripida discesa per sentiero a tornanti, si approda in località Cancelli, punto di partenza della nostra escursione.