Torre Nord del Vajolet: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ciampedie-Rifugio Gardeccia (40 min) ; Rifugio Gardeccia-Rifugi Preuss e Vajolet (30 min) ; Rifugi Preuss e Vajolet-Torre Nord del Vajolet (2 h) ; Torre Nord del Vajolet-Rifugi Preuss e Vajolet (1,45 h) ; Rifugi Preuss e Vajolet-Ciampedie (1 h)

Difficoltà: PD-/PD la Via Normale alla Torre Nord del Vajolet

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare diversi cordini e qualche chiodo)

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale dell’A22 di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale, si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa, si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e in circa 3,5 km di strada, si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia 

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Descrizione dell’itinerario

La Torre Nord del Vajolet non è certamente la più “gettonata” tra le celebri torri di questo settore del Gruppo del Catinaccio, ma il raggiungimento della sua cima, mediante la via dei primi salitori, è di sicura soddisfazione, soprattuto per chi non guarda solo al grado di difficoltà ma è ancora animato dal senso romantico dell'”andar per croda”. Personalemte considero questa salita più impegnativa rispetto alla valutazione che ne è stata data fino a questo momento. E’ alpinistica (e non un’escursione impegnativa come è stata banalmente e incoscientemente classificata da qualche parte) ed esige ottima esperienza di montagna. Già l’avvicinamento lungo il “Gran Cengione” richiede molta prudenza, sia per la presenza di passaggi esposti, scoscesi e piuttosto scabrosi, quanto per la concreta possibilità di trovare neve dura fino a stagione avanzata, soprattutto nell’attraversamento del primo canale. Riguardo infine la tempistica, l’autore della relazione non ha utilizzato alcuna attrezzatura specifica, di conseguenza i tempi indicati sono relativi alla modalita in cui è stata affrontata sia la salita quanto la discesa.

Da Ciampedie si scende al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale si continua a perdere quota per pista da sci. Al bivio che si presenta (indicazioni), si prosegue a destra avanzando per comodo e ampio sentiero all’interno di un magnifico ambiente boschivo (tabelle esplicative illustrano le peculiarità e la vita del bosco). Con andamento in piano e leggera discesa, si sottopassa una seggiovia e si attraversano due piste da sci che offrono notevoli visuali panoramiche. Si procede perlopiù in lieve discesa, con qualche breve saliscendi, fino a raggiungere e oltrepassare il vecchio e diroccato Rifugio Catinaccio. Oltre quest’ultimo, si attraversa una fiumana detritica, dove, ad un bivio (indicazioni), si lascia a sinistra il percorso n° 550 per il Passo delle Coronelle. Dopo pochi minuti si raggiunge il Rifugio Gardeccia1949 m, dal quale si continua alla volta dei Rifugi Vajolet/Preuss. Si avanza per ampia carraia (n° 546), passando inizialmente a fianco del Rifugio Stella Alpina e di una struttura diroccata, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Si procede in ripida salita per ampia traccia effettuando alcune svolte e tornanti, per poi avanzare più comodamente costeggiando il letto del Rio Sojal. Si passa a fianco di alcuni caratteristici massi, riprendendo in seguito a salire ripidamente. Compiendo alcuni tornanti, ci si avvicina alla ciclopica parete est del Catinaccio/Rosengarten, incontrando più avanti, proprio ai piedi della parete orientale della Punta Emma, il bivio con il sentiero n° 541 per il Passo delle Coronelle. Noi continuiamo verso il vicino Rifugio Preuss, collocato su un caratteristico poggio, avanzando ripidamente e faticosamente per ampia traccia, iper frequentata nei mesi clou della stagione estiva. Dai due Rifugi Preuss e Vajolet, 2243 m, collocati a poca distanza l’uno dall’altro, si continua lungo il percorso n° 584 diretto al Rifugio e Passo Principe. Si avanza per comodo e altamente panoramico sentiero, ammirando alla nostra sinistra le verticali pareti che scendono dal “Gran Cengione”, il quale costituisce il “grimaldello” al fine di raggiungere il punto di attacco della “normale” alla Torre Nord del Vajolet. Dopo circa 15/20 minuti di cammino dai rifugi, si giunge in corrispondenza di una costa erbosa con ometti (guardando in alto si nota la stretta forcella del Passo del Vajolet). Si abbandona quindi il percorso segnato e si asseconda la menzionata costa, spostandosi poco dopo a destra onde risalire il sovrastante ripido ghiaione. Seguendo una labile traccia, si guadagna quota effettuando diversi tornanti, fino a portarsi sotto il Passo del Vajolet e, virando a sinistra, raggiungere l’inizio del “Gran Cengione” ai piedi delle strapiombanti pareti della Torre Marcia. Si segue la franosa cengia/rampa (ometti) e, raggiunto un pulpito, si aggira uno spigolo, iniziando appena dopo un traverso discendente scosceso e delicato. Raggiunto il fondo del primo dei tre canali che dovremo attraversare (come già specificato nell’introduzione, qui è possibile incontrare neve dura fino alla metà di luglio), lo si varca e si continua per cengia piuttosto franosa. Segue una seconda rientranza che non pone problemi, mentre la terza presenta un tratto piuttosto delicato e scosceso prima di raggiungere il fondo dell’ultimo canale da attraversare. Dopo questo tratto, che pur non presentando difficoltà tecniche richiede la massima attenzione, si continua per ampia bancata ghiaiosa dirigendosi verso la gola delimitata a sinistra dalla Torre Est e a destra dalla Torre Nord del Vajolet. La gola in questione, pur costituendo la nostra direttrice al fine di guadagnare la Forcella Nord, non verrà quasi mai seguita direttamente, ma si risaliranno le paretine e i canalini alla sua destra, con un’ascesa apparentemente semplice, che in realtà richiede molta attenzione sia a reperire il giusto percorso quanto alla presenza di singoli passaggi da non sottovalutare, soprattutto se si affronta la salita in assetto escursionistico. Si continua quindi per la bancata ghiaiosa oltrepassando un paio di franosi solchi, giungendo dopo breve risalita alla base delle rocce, dove si rinvengono due ometti, di cui quello di sinistra contraddistinto da un bastone. Da qui inizia la parte alpinistica. Dal punto di attacco, spostandosi un poco a destra, ci si inserisce in un levigato colatoio che si risale con divertente arrampicata (I°+/II°-), raggiungendo poco più in alto una cengia. La si segue a sinistra (ometti), portandosi in questo modo in corrispondenza del bordo della gola. Da qui si notano diversi spuntoni e costole rocciose che, assecondando attentamente gli ometti, opportunemente aggireremo. Quindi, dal punto in cui siamo, si sale per rocce facili avendo a sinistra il fondo della gola e a destra degli spuntoni. Si scalano successivamente ripide ma appigliate rocce e un canalino sulla destra di costole rocciose (tenere sempre d’occhio gli ometti), fino a giungere sotto un giallo e strapiombante spuntone. Lo si aggira a sinistra effettuando uno scosceso traverso a perpendicolo sul fondo della gola, fino ad imboccare a destra un canalino che conduce ad una forcella con ometto. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina di ottima roccia (II°), continuando poi più facilmente spostandosi verso il fondo della gola. Si procede aggirando a destra un costola fino a penetrare nella gola, seguendola solo per un breve tratto. Si continua (ometti evidenti) aggirando a destra delle rocce, giungendo più avanti alla base di un più impegnativo risalto caratterizzato da una striatura nera, dove il percorso non è ben chiaro. Si effettua un delicato traverso a destra (II°) sotto verticali pareti rocciose, portandosi in questo modo nei pressi del margine destro della balza, scalando poi in obliquo a sinistra delle rocce più facili ma piuttosto friabili e con detriti (II°-). Ritornati nel fondo della gola, si sale per costole a canalini appena alla sua destra, fino a quando questa diviene più impervia in quanto ostruita da grossi massi. Si piega allora a destra per cengia (ometto), arrivando appena dopo alla base di un canale/camino con masso incastrato nella sua parte superiore. Si inizia la risalita del solco scalando, nella prima parte, un rampa di ottima roccia nella faccia destra del camino (II°). Si continua successivamente per esso, che diviene più ripido e stretto (II°+), fino a sottopassare il masso incastrato con un passaggio scomodo ma non difficile (II°). Si prosegue poi per canale e costola rocciosa, fino a mettere piede nella spettacolare Forcella Nord2740 m, situata tra la Torre Nord del Vajolet a destra e le Torri Est Principale a sinistra. Si valica la forcella (incredibile e impressionante visuale) e si continua per cengia solo per poco: infatti, individuato un ampio canale a destra, si abbandona la cengia e dopo aver superato una ripida paretina (II°-) ci si immette in esso. Lo si segue inizialmente senza alcuna difficoltà, poi si scalano rocce di I°+/II°- restando sempre nel fondo del solco. Ad un certo punto occorre abbandonare il canale seguendo a destra una cengia/rampa piuttosto esposta e, raggiunto un pulpito, si scala un piccolo muretto che precede un’altra cengia/rampa. Quest’ultima riconduce nel fondo del canale che si segue direttamente senza soverchie difficoltà, fino alla base di una parete verticale che lo sbarra. Virando a destra, si prende una ripida fessura (II°-, soprattutto all’inizio) che conduce ai blocchi sommitali. Da qui, seguendo a sinistra una esposta e friabile crestina (attenzione), si guadagna con sicura soddisfazione l’esclusiva sommità della Torre Nord del Vajolet, 2810 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che ci circonda e senza attardarsi troppo in quanto la discesa è lunga e in caso di nebbia risulterebbe decisamente complessa, si scende lungo lo stesso percorso effettuanto in salita. Ricordarsi che: 1) non esistono ancoraggi già predisposti per eventuali corde doppie; 2) è vivamente consigliabile ricalcare gli stessi passaggi effettuati durante l’ascesa.

 

Gran Cront: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Ciampedie-Gardeccia (40 min) ; Gardeccia-Passo delle Scalette (1,40 h) ; Passo delle Scalette-Gran Cront (1,30 h) ; Gran Cront-Passo delle Scalette (1,20 h) ; Passo delle Scalette-Ciampedie (2,20 h)

Difficoltà: EE/EEA (facile) il Sentiero Attrezzato delle Scalette ; PD la Via Nornale al Gran Cront ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (ramponi ad inizio stagione e per buona parte del mese di luglio) per la Via Normale al Gran Cront

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale, si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa, si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e in circa 3,5 km di strada si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia di Ciampedie

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Descrizione dell’itinerario

Il Gran Cront senza alcun dubbio è una delle più belle e selvagge cime di tutto il Gruppo del Catinaccio. Per accedervi si percorre una “normale” non difficile tecnicamente ma piuttosto impegnativa a livello globale. L’estrema franosità del canalone iniziale e della successiva cengia, la friabilità di alcune sezioni rocciose, l’assenza di qualsiasi ancoraggio per effettuare corde doppie, l’esposizione del tratto finale, l’isolamento dell’area in cui ci si trova…tutto ciò rende la salita decisamente alpinistica, seria e da non prendere alla leggera. L’impegno complessivo è però ripagato dalla grandiosità di un ambiente allo stato originario, dalle incredibili visuali che si ammirano durante la salita, e dalla sicura soddisfazione di aver conquistato una cima veramente esclusiva e raramente visitata.

Da Ciampedie (indicazioni) si prende a sinistra il percorso n° 540 scendendo al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si scende ad un bivio (indicazioni). Preso il sentiero di destra, si prosegue comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo (alcune tabelle esplicative raccontano la vita del bosco) con andamento perlopiù pianeggiante o in lieve discesa. Durante il cammino si attraversano un paio di panoramiche piste da sci da cui è possibile ammirare stupende visuali sulla Val di Fassa e i Dirupi di Larséc. Sempre comodamente, procedendo in gran parte in leggera discesa, si raggiunge dapprima il vecchio Rifugio Catinaccio, attraversando, oltre quest’ultimo, una fiumana detritica in cui si trascura a sinistra il sentiero n° 550 per il Passo delle Coronelle. Poco dopo si raggiunge il Rifugio Gardeccia1949 m, nei pressi del quale si vira a destra lungo la strada d’accesso. Appena dopo l’attraversamento di un ponte, si imbocca a sinistra (indicazioni) il percorso n° 583 (Sentiero delle Scalette), avanzando inizialmente in moderata pendenza in mezzo a cespugli di pini mughi. Successivamente si incomincia un lungo tratto in piano/lieve discesa a mezza costa, attraversando in seguito la grande fiumana detritica che scende dalle impressionanti pareti della Gran Fermada. Continuando comodamente sempre in questa direzione (ovest), si oltrepassa più avanti un canalone con detriti, costeggiando appena dopo una parete rocciosa sotto a dei pronunciati strapiombi. Poi il sentiero incomincia a guadagnare quota all’interno del bosco, spostandosi progressivamente verso nord. Dopo la prima salita si prosegue con minore pendenza uscendo in seguito dalla vegetazione, ammirando qui una notevole visuale sui Dirupi di Larséc, in particolare sulla gola che risaliremo mediante il Sentiero delle Scalette, delimitata a destra (est) dalla Pala della Ghiaccia. Si attraversa per traccia, in alcuni punti scoscesa, un ripido e franoso pendio, inoltrandosi, oltre quest’ultimo, nuovamente nel bosco. Dopo un paio di tornanti, si raggiunge un bivio (indicazione) da cui si prosegue obbligatoriamente a sinistra, in quanto il percorso di destra (il vecchio sentiero) risulta in un tratto franato. Si risale il pendio boscoso mediante altri tornanti, fino ad uscire definitivamente dal bosco e attraversare la parte alta di un solco franoso a ridosso di pareti rocciose. Dopo una ripida discesa si raggiunge l’inizio della prima sezione di ferrata.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Utilizzando il cavo come corrimano si continua a scendere per cengetta, poi, con salita in obliquo a destra, si supera una placchetta servita da tre staffe (A+). Si prosegue salendo per zolle erbose e roccette, iniziando successivamente un traverso piuttosto esposto ma facile. Utilizzando comode staffe per i piedi, si procede prima orizzontalmente, poi in modo discendente (A/B), fino a mettere piede in un canale con ghiaie e massi dove termina questa prima e breve sezione attrezzata. Si risale il canale raggiungendo il crinale di una costa e, oltre quest’ultima, una forcella. Si scende ripidamente nel lato opposto per roccette di melafiro e, seguendo i segnavia, si risale per un breve tratto il corso di un ruscello. Poi si vira a sinistra superando, progredendo obliquamente, alcune roccette che obbligano a qualche breve e facile passo d’arrampicata. Raggiunto il limite sinistro (destro orografico) della gola, a ridosso di verticali pareti, si sale per un tratto per massi e roccette piegando successivamente a destra. Si procede in obliquo assecondando attentamente i segnavia, prestando attenzione a non smuovere sassi. Raggiunta un costa (sotto di noi si trova un profondo canale formato dal rio incontrato e seguito per un breve tratto poco più in basso. Il canale in questione, che attraverseremo in corrispondenza del Lago Secco, delimita ad est la gola in cui ci troviamo) si guadagna quota per aperto pendio proprio al centro della gola. Si sale per ottima traccia effettuando alcuni tornanti, ammirando impressionanti visuali sulla ciclopica parete occidentale della Pala della Ghiaccia. Più in alto si sale in leggero obliquo verso destra su facili roccette, per poi virare a sinistra e, superate altre roccette, mettere piede in un cengetta. Dopo pochissimi metri, in corrispondenza di un paletto in legno, si sale a destra per rocce articolate (I°), continuando poi per traccia in direzione della sovrastante fascia rocciosa. Giunti alla base di quest’ultima, si incontra la seconda sezione di ferrata. Si scala una bella rampa obliqua da sinistra a destra (A/B) e, dopo una brevissima discesa, si piega a sinistra risalendo un canale di rocce solide, utilizzando eventualmente alcune staffe come appoggio per i piedi (II°- avanzando senza l’ausilio dell’attrezzatura, altrimenti A/B). Verso destra si esce da questa seconda sezione di ferrata, iniziando appena dopo una lunga risalita dove occorre prestare attenzione ai segnavia. Si guadagna quota per traccia, roccette e ghiaie, effettuando diverse svolte e tornanti, evitando di uscire dal percorso segnato e prestando la massima attenzione a non smuovere sassi. Infine, dopo spostamento a destra, si raggiunge il Passo delle Scalette2348 m, dove si abbandona il percorso segnato. Dal valico ci si sposta a sinistra assecondando una specie di dorsale, per poi  virare a destra (ometti) e scendere in un ripiano erboso di impareggiabile bellezza. Si procede in direzione ovest all’interno della pianeggiante valle compresa a destra dal Cogolo del Larséc e a sinistra dai Cront. Volgendo lo sguardo verso questi ultimi, si nota innanzitutto il Gran Cront, che è la cima più elevata, mentre più in basso e parallela alla sua cresta sommitale si estende una cengia/bancata ghiaiosa. Per accedere a quest’ultima è necessario risalire un canalone che dal punto in cui siamo non è direttamente visibile ma facilmente intuibile. Dal fondo della valletta si procede costeggiando un costone situato alla nostra sinistra, fino al punto in cui ci si trova nella perpendicolare dell’imbocco del canalone (a destra dal canale principale si nota un profondo e franoso solco). Da qui si abbandona la traccia (che continua in direzione del Passo delle Pope) e si incomincia, armandosi di santa pazienza, a risalire il soprastante ghiaione. Con notevole fatica (ogni passo che si fa se ne arretra di un mezzo) si sale in direzione del punto in cui il ghiaione si spinge più in alto, penetrando infine nel canalone (indossare subito il casco!). Lo si risale tra ghiaie e blocchi stando inizialmente nella sua parte sinistra, spostandosi poi al centro ed avanzando successivamente lungo il suo margine destro a ridosso delle pareti rocciose (il tutto alquanto franoso e faticoso). Il canale nella sua sezione superiore è bipartito da un gendarme roccioso: il ramo di sinistra è più ripido e ghiaioso, mentre quello di destra è inizialmente meno ripido ma più roccioso nella parte superiore. Giunti in corrispondenza della biforcazione, si sceglie – nonostante sia possibile trovare neve dura fino a stagione avanzata – il ramo di destra, in quanto la sua risalita risulta tutto sommato meno franosa rispetto l’altro ramo da cui scenderemo. Si avanza faticosamente lungo il solco fino a raggiungere alcuni blocchi rocciosi che si superano inizialmente da destra a sinistra, poi direttamente (qualche passo di ). Usciti dal canale, ci si trova su un ripido pendio delimitato a sinistra dal gendarme roccioso (che è separato dal restante corpo della montagna da una selletta), mentre a destra è evidente la cengia che dovremo seguire. Ma prima di tutto si deve attraversare il menzionato pendio, che altro non è che lo sbocco del canale appena risalito, prestando la massima attenzione alla franosità del terreno. Superato questo passaggio, sicuramente sgradevole e oggettivamente pericoloso, si prosegue per cengia (si tratta in realtà di una bancata ghiaiosa) che dopo l’aggiramento di uno spigolo si trasforma in canale. Lo si risale faticosamente (possibilità di trovare neve anche a stagione avanzata), raggiungendo poco più in alto una forcella da cui si scala a destra un canalino roccioso (I°). Recuperata la cengia (è anche possibile attraversare il canale ghiaioso e risalire le roccette di destra fino a rimettere piede nella cengia) si prosegue, come prima, in direzione ovest, tenendosi costantemente a ridosso delle pareti rocciose. Si avanza sempre faticosamente – ma in ambiente assolutamente grandioso – mirando ad uno spuntone giallastro dal vertice arrotondato. Approdati in una selletta alla base del menzionato spuntone, si scalano alcune rocce obliquando a sinistra, raggiungendo in questo modo la base di un ripido e angusto caminetto delimitato a sinistra dallo spuntone in questione. Si risale il camino di roccia non buona (II°/II°+), approdando al suo vertice su un ripiano situato lungo una crestina che scende perpendicolarmente dalla cresta sommitale. Si risale la crestina superando inizialmente un muretto pressoché verticale ma dotato di ottimi e solidi appigli (II°+), continuando poi molto più facilmente. Messo piede sulla cresta sommitale (memorizzare il punto esatto in cui si esce in quanto in discesa è facile sbagliarsi), la si segue a sinistra raggiungendo inizialmente la sommità di una quota secondaria. Da qui appare l’evidentissima torre che costituisce la cima del Gran Cront, il cui raggiungimento, dal punto in cui siamo, potrebbe sembrare più difficile di quello che è. Dalla quota secondaria si scende per ripide roccette lungo il filo di cresta (I°), continuando poi ad avanzare verso la cima. Dopo aver aggirato a sinistra degli spuntoni, giunti in corrispondenza della forcella che separa la cuspide terminale dalla restante cresta, è necessario saltare una profonda fenditura (oppure aggirarla scendendo con attenzione nel canale a sinistra e risalendolo poi a destra), iniziando successivamente il superamento delle facili rocce finali. Ci si tiene a destra del filo dello spigolo (I°+), raggiungendo poco sopra un caratteristico foro nella roccia. Superate le ultime roccette, si guadagna con grande soddisfazione la stupenda ed aerea cima del Gran Cront2779 m, da cui (è inutile dirlo) si ammira un panorama assolutamente grandioso. Dall’esile vetta si scende lungo lo stesso percorso (non è presente alcun ancoraggio per eventuali corde doppie) fino a ritornare allo sbocco del ramo destro del canalone basale che abbiamo risalito. Non si scende per quest’ultimo ma, raggiunta una selletta con a sinistra la sommità del gendarme che bipartisce il canalone, la si valica calandosi nell’altro lato per ripido canalino di ghiaie marroni e nere (melafiro). Ci si inserisce in questo modo nel ramo sinistro (nel senso di salita) del canalone iniziale (che prosegue, trasformandosi in bancata ghiaiosa, verso il Cront di Mezzo e il Piccolo Cront) e dopo franosa discesa si ritorna alla biforcazione incontrata in salita. Seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata si rientra a Gardeccia e a Ciampedie.

Cima Nord delle Pope (Via Normale) e Cima Scalieret (traversata)

101_1637 (FILEminimizer)La Cima Nord delle Pope con il tracciato della Via Normale

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019)

Dislivello: 1150 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ciampedie-Gardeccia (40 min) ; Gardeccia-Rifugi Vajolet/Preuss (30 min) ; Rifugi Vajolet/Preuss-Sentiero Don Guido-Passo delle Pope (1 h) ; Passo delle Pope-Cima Nord delle Pope-Passo delle Pope (40 min) ; Passo delle Pope-Cima Scalieret (25 min) ; Cima Scalieret-Passo di Scalieret-Rifugio Principe (1 h) ; Rifugio Principe-Ciampedie (1,50 h)

Difficoltà: EE il Sentiero Don Guido ; F la Via Normale alla Cima Nord delle Pope ; E/E+ la salita dal Passo delle Pope alla Cima Scalieret ; EE (in un breve tratto EE+) la discesa lungo la cresta nord della Cima Scalieret ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo per escursionisti con ottima esperienza di montagna, abituati a muoversi in totale autonomia su terreni rocciosi e capaci di superare passaggi di facile arrampicata senza l’ausilio di alcuna assicurazione

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale dell’A22 di Ora/Auer si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale, si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa, si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e in circa 3,5 km di strada si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale, si va a sinistra verso il centro vero e proprio, entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nell’alta stagione estiva e invernale si riempie in fretta) della funivia 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Combinazione del massimo interesse implicante la salita a due cime, appartenenti al Sottogruppo del Larséc, poco visitate e frequentate. La Cima Nord delle Pope presenta una “normale” tecnicamente facile, ma che richiede attenzione alla qualità della roccia, non sempre solida. La traversata della Cima Scalieret, eccetto un breve tratto piuttosto esposto nella cresta di discesa, non pone alcun problema ed è di carattere escursionistico.

Da Ciampedie si scende al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si continua a perdere quota per pista da sci. Al bivio che si presenta (indicazioni), si prosegue a destra avanzando per comodo e ampio sentiero all’interno di un magnifico ambiente boschivo (tabelle esplicative illustrano le peculiarità e la vita del bosco). Con andamento in piano e leggera discesa, si sottopassa una seggiovia e si attraversano due piste da sci che offrono notevoli visuali panoramiche. Si procede perlopiù in lieve discesa, con qualche breve saliscendi, fino a raggiungere e oltrepassare il vecchio e diroccato Rifugio Catinaccio. Oltre quest’ultimo, si attraversa una fiumana detritica, dove, ad un bivio (indicazioni), si lascia a sinistra il percorso n° 550 per il Passo delle Coronelle. Dopo pochi minuti si raggiunge il frequentatissimo Rifugio Gardeccia1949 m, dal quale si continua alla volta dei Rifugi Vajolet/Preuss. Si avanza per ampia carraia (n° 546) passando inizialmente a fianco del Rifugio Stella Alpina e di una struttura diroccata, iniziando successivamente a guadagnare quota con maggiore decisione. Si procede in ripida salita per ampia traccia effettuando alcune svolte e tornanti, per poi avanzare più comodamente costeggiando il letto del Rio Sojal. Si passa a fianco di alcuni caratteristici massi, riprendendo in seguito a salire ripidamente. Compiendo alcuni tornanti, ci si avvicina alla ciclopica parete est del Catinaccio/Rosengarten, incontrando più avanti, proprio ai piedi della parete orientale della Punta Emma, il bivio con il sentiero n° 541 per Passo delle Coronelle. Noi continuiamo verso il vicino Rifugio Preuss, collocato su un caratteristico poggio, avanzando ripidamente e faticosamente per ampia traccia iper frequentata nei mesi clou della stagione estiva. Raggiunti i rifugi a quota 2243 m, al fine di imboccare il Sentiero Don Guido vi sono due possibilità: 1) dal Rifugio Vajolet si scende alla stazione di partenza della teleferica per il Rifugio Re Alberto, incontrando appena dopo un cartello indicante il sentiero in questione, che si dirige verso il fondo della valletta formata dal Rio de Sojal. 2) Dai Rifugi Preuss e Vajolet si prosegue lungo il sentiero n° 584 diretto al Passo e Rifugio Principe, ma, poco prima del bivio con il percorso n° 542 per il Rifugio Re Alberto, si prende a destra una labile traccia (freccia rossa su un sasso a terra) che, in discesa e in obliquo a sinistra, conduce al più marcato sentiero proveniente dalla stazione di partenza della teleferica. Dopo l’attraversamento del Rio de Sojal, si prosegue parallelamente al corso di quest’ultimo (frecce rosse e segnavia bianco-rossi), scorgendo a sinistra, su un masso, la targa dedicata a Don Guido Sansavini. Avanzando ancora in questa direzione (S/SE), si oltrepassa un solco, raggiungendo poco dopo un bivio dove occorre prendere la traccia che sale a sinistra. Si procede in direzione di pareti rocciose, alla base delle quali (segno rosso ben visibile dal basso) si vira a sinistra entrando in un canale. Si risale quest’ultimo assecondando una rampa nella sua sponda destra (sinistra orografica) a ridosso di verticali pareti, superando qualche facile passo di arrampicata. Si continua poi in direzione nord, tenendo d’occhio le ben posizionate frecce rosse, risalendo successivamente un pendio ghiaioso/erboso orientandosi con ben evidenti ometti. Ci si sposta in seguito a destra, compiendo poco dopo un tornante sinistrorso, guadagnando successivamente quota in direzione di una costa. Raggiunta quest’ultima, si sale per roccette (frecce rosse), piegando poi a sinistra verso un evidente solco che costituirà per un tratto la nostra direttrice. Si sale parallelamente e sulla destra del menzionato canale orientandosi con le frecce rosse, superando anche una fascia di facili rocce che oppongono qualche passo di . Sopra di noi si erge la Cima Nord delle Pope, mentre il Passo delle Pope, che dovremo raggiungere, non è ancora visibile dal punto in cui siamo. Si continua a guadagnar quota per ripida traccia ghiaiosa, svoltando prima a destra e virando subito dopo a sinistra. Si avanza in faticosa salita effettuando altri tornanti, spostandosi poi a sinistra verso il centro di un ampio canale ghiaioso. Si deve innanzitutto attraversare un solco e un ripido e franoso pendio per traccia decisamente scoscesa. Poi, entrati nel canale in questione, si sale molto ripidamente, spostandosi in seguito a sinistra verso una costola rocciosa. Si risale quest’ultima seguendo le frecce rosse, continuando successivamente per delicato e franoso pendio, raggiungendo infine il selvaggio Passo delle Pope2617 m, compreso dalla Cima Scalieret a NE e dalla Cima Nord delle Pope a SW. Dal valico ci si dirige verso quest’ultima, seguendo a destra una labile traccia che, lasciando a destra il filo della dorsale, scende in obliquo ad una sella. Si prosegue attraversando appena dopo un’altra forcella, oltre la quale ci si trova sotto le strapiombanti pareti che caratterizzano questa sezione del versante est della Cima Nord delle Pope. Assecondando i ben visibili ometti, si segue una cengia rasentando le pareti rocciose, fino a raggiungere una costa. Sopra di noi si ergono gradoni rocciosi con a destra un canale, delimitato a destra dal pilastro verticale e strapiombante alla cui base siamo transitati. Orientandosi con gli ometti, inizialmente non molto evidenti, si scalano facili muretti di roccia discreta, arrivando poco più in alto a lambire il menzionato canale. Da qui si sale in obliquo a sinistra dirigendosi verso un evidente ometto, prestando attenzione alla roccia piuttosto friabile e ai detriti. Poi, con breve salita finale per sfaciumi, si raggiunge l’esclusiva, magnifica sommità della Cima Nord delle Pope2780 m. Dalla vetta, seguendo a ritroso lo stesso percorso, si ritorna al Passo delle Pope, dal quale si inizia la risalita della dorsale SW della Cima Scalieret. Per ottima traccia, contrassegnata da ometti e frecce rosse, si guadagna rapidamente quota, godendo, man mano che si sale, visuali sempre più vaste e grandiose. Poco prima della sommità, si presenta un bivio dal quale si può scegliere indifferentemente una delle due tracce segnate. Dalla Cima Scalieret, che con i suoi 2889 m risulta la più elevata del Sottogruppo del Larséc, si prosegue lungo il crinale settentrionale alla volta del Passo di Scalieret e del Passo d’Antermoia. Si supera, proprio sul filo, un primo tratto di cresta piuttosto esposto e con un passo finale di , per poi continuare per comodo sentiero che si mantiene nei pressi o asseconda l’ampia e panoramica dorsale. In seguito la traccia aggira a destra delle rocce, riprendendo poi il filo del crinale che piega in direzione est. Tenendo alla nostra sinistra delle rocce, si scende al vicino Passo di Scalieret, 2789 m, che separa l’omonima cima dalla Punta del Larséc. Dalla selletta – delimitata a destra da uno spuntone che precipita nell’altro lato con rocce verticali su una forcella parallela alla nostra – ci si cala subito a sinistra per ripido e scomodo canalino. Messo piede nei ghiaioni sottostanti, si prosegue per evidente traccia che procede pianeggiando tenendosi a poca distanza dalle rocce che costituiscono il versante orientale della Punta del Larséc. Giunti poco sotto il menzionato passo, si può salire a destra per ghiaie e sfaciumi fino a raggiungerlo, oppure proseguire a sinistra per traccia, in alcuni punti scoscesa, che conduce nel sentiero n° 584 proprio alla base delle strapiombanti pareti del Catinaccio d’Antermoia. Messo piede nel frequentato percorso, lo si segue a sinistra, costeggiando inizialmente le suddette pareti, raggiungendo in seguito una panoramica spalla. Poi si perde quota per ripida e in alcuni punti malagevole traccia, ammirando continue e suggestive visuali sulle pareti del versante SW del Catinaccio d’Antermoia. Costeggiando altre verticali pareti, si raggiunge infine, a quota 2600 m, il Passo e il Rifugio Principe. Per il comodo e frequentatissimo sentiero n° 584, effettuando nella prima parte alcuni tornanti e svolte, procedendo in modo lineare nella seconda, nonché ammirando durante il cammino straordinarie visuali, si fa ritorno ai Rifugi Vajolet Preuss. Da qui, seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata, si rientra a Ciampedie

 

Pala della Ghiaccia (Via Normale) e Spiz dello Scarpello (Via Normale)

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Ciampedie, 1998 m, raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa (orari e prezzi estate 2019

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Ciampedie-Rifugio Gardeccia (40 min) ; Rifugio Gardeccia-Passo delle Scalette (1,40 h) ; Passo delle Scalette-Pala della Ghiaccia-sentiero n° 583 (1,20 h) ; sentiero n° 583-Valle di Lausa-Spiz dello Scarpello-Valle di Lausa (1,15 h) ; Valle di Lausa-Rifugio Gardeccia-Ciampedie (2,30 h)

Difficoltà: EE/EEA, A/B il Sentiero Attrezzato delle Scalette ; PD- la Via Normale alla Pala della Ghiaccia ; EE/EE+ la Via Normale allo Spiz dello Scarpello ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la Via Normale alla Pala della Ghiaccia (portare numerosi cordini e fettucce per gli spuntoni) ; da escursionismo (eventualmente cordino da ferrata per le due brevi e facili sezioni attrezzate del Sentiero delle Scalette) per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: agosto 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: dal casello autostradale di Ora/Auer, si segue la S.S. 48 raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Continuando lungo la statale, si attraversa tutta la Val di Fiemme fino a Moena, il cui centro vero e proprio non si raggiunge. Entrati in Val di Fassa, si oltrepassa inizialmente il paese di Soraga e in circa 3,5 km di strada si arriva a Vigo di Fassa. Dalla rotatoria lungo la statale, si va a sinistra verso il centro vero e proprio entrati nel quale si abbandona l’auto nel parcheggio (gratuito, ma nella stagione estiva si riempie in fretta) della funivia 

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Descrizione dell’itinerario

Grandiosa combinazione di due appartate cime nel contesto di una delle più selvagge aree del Gruppo del Catinaccio: i Dirupi di Larséc. La Via Normale alla Pala della Ghiaccia non va sottovalutata e andrebbe affrontata solo con attrezzatura alpinistica. La linea di salita è costituita da un’evidente ed estetica cresta che tuttavia si segue nel suo filo – o quasi – solo nella parte terminale, poco prima di raggiungere la vetta. Gli ometti sono presenti nella prima parte del percorso, mentre in seguito diventano latitanti o del tutto assenti. La seconda cima proposta, situata poco più a nord rispetto alla Pala della Ghiaccia, è lo Spiz dello Scarpello, appuntita montagna che si lascia salire abbastanza facilmente lungo la sua ampia e ghiaiosa dorsale settentrionale. L’isolamento ed esclusività delle cime visitate, nonché l’impareggiabile bellezza dei luoghi in cui ci troviamo, rendono questa proposta escursionistico/alpinistica di grandissimo interesse e valore.

Da Ciampedie (indicazioni) si prende a sinistra il percorso n° 540 scendendo al vicino Rifugio Negritella, oltre il quale, verso destra, si scende ad un bivio (indicazioni). Preso il sentiero di destra, si prosegue comodamente all’interno di un magnifico ambiente boschivo (alcune tabelle esplicative raccontano la vita del bosco), con andamento perlopiù pianeggiante o in lieve discesa. Durante il cammino si attraversano un paio di panoramiche piste da sci da cui è possibile ammirare stupende visuali sulla Val di Fassa e i Dirupi di Larséc. Sempre comodamente, procedendo in gran parte in leggera discesa, si raggiunge dapprima il vecchio Rifugio Catinaccio, attraversando, oltre quest’ultimo, una fiumana detritica dove si trascura a sinistra il sentiero n° 550 per il Passo delle Coronelle. Poco dopo si raggiunge il celebre Rifugio Gardeccia1949 m, nei pressi del quale si vira a destra lungo la strada d’accesso. Appena dopo l’attraversamento di un ponte, si imbocca a sinistra (indicazioni) il percorso n° 583 (Sentiero delle Scalette), avanzando inizialmente in moderata pendenza in mezzo a cespugli di pini mughi. Successivamente si incomincia un lungo tratto in piano/lieve discesa a mezza costa, attraversando in seguito una grande fiumana detritica, ammirando impressionanti visuali sulle soprastanti pareti della Gran Fermada. Continuando comodamente sempre in questa direzione (ovest), si oltrepassa più avanti un canalone con detriti, oltre il quale si costeggia una parete rocciosa sotto a dei pronunciati strapiombi. Il sentiero incomincia successivamente a guadagnare quota all’interno del bosco, spostandosi progressivamente verso nord. Dopo la prima salita si prosegue con minore pendenza e usciti per un tratto dalla vegetazione si ammira una notevole visuale sui Dirupi di Larséc, in particolare sulla gola che risaliremo mediante il Sentiero delle Scalette, delimitata a destra (est) dalla Pala della Ghiaccia. Si attraversa per traccia scoscesa un ripido e franoso pendio, inoltrandosi, oltre quest’ultimo, nuovamente nel bosco. Dopo un paio di tornanti, si raggiunge un bivio (indicazione) da cui si prosegue a sinistra in quanto il percorso di destra (il vecchio sentiero) risulta in un tratto franato. Si risale il pendio boscoso mediante altri tornanti, fino ad uscire definitivamente dal bosco e attraversare la parte alta di un solco franoso a ridosso di pareti rocciose. Dopo ripida discesa si raggiunge l’inizio della prima sezione di ferrata.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Utilizzando il cavo come corrimano si continua a scendere per cengetta, poi, con salita in obliquo a destra, si supera una placchetta servita da tre staffe (A+). Si prosegue salendo per zolle erbose e roccette, iniziando successivamente un traverso piuttosto esposto ma facile. Utilizzando comode staffe per i piedi, si procede prima orizzontalmente, poi in modo discendente (A/B), fino a mettere piede in un canale ghiaioso dove termina questa prima e breve sezione attrezzata. Si risale il canale raggiungendo il crinale di una costa e, oltre quest’ultima, una forcella. Si scende ripidamente nel lato opposto per roccette di melafiro e seguendo i segnavia si risale per un breve tratto il corso di un ruscello. Poi si vira a sinistra superando, con salita in obliquo, alcune roccette che obbligano a qualche breve e facile passo d’arrampicata. Raggiunto il limite sinistro (destro orografico) della gola, a ridosso di verticali pareti, si sale per un tratto per massi e roccette, piegando successivamente a destra. Si procede in obliquo assecondando attentamente i segnavia, prestando attenzione a non smuovere sassi. Raggiunta un costa (sotto di noi si trova un profondo canale formato dal rio incontrato e seguito per un breve tratto poco più in basso. Il canale in questione, che attraverseremo in corrispondenza del Lago Secco, delimita ad est la gola in cui ci troviamo), si guadagna quota per aperto pendio proprio al centro della gola. Si sale per ottima traccia effettuando alcuni tornanti, ammirando impressionanti visuali sulla ciclopica parete occidentale della Pala della Ghiaccia. Più in alto si sale in leggero obliquo verso destra per facili roccette, per poi virare a sinistra, superare altre roccette e mettere piede in un cengetta. Dopo pochissimi metri, in corrispondenza di un paletto in legno, si sale a destra per rocce articolate (I°), continuando poi per traccia in direzione della sovrastante fascia rocciosa. Giunti alla base di quest’ultima, si incontra la seconda sezione di ferrata. Si scala una bella rampa obliqua da sinistra a destra (A/B) e dopo una brevissima discesa si piega a sinistra risalendo un canale di rocce solide, utilizzando eventualmente alcune staffe come appoggio per i piedi (II°- avanzando senza l’ausilio dell’attrezzatura, altrimenti A/B). Verso destra si esce da questa seconda sezione di ferrata, iniziando appena dopo una lunga risalita dove occorre prestare attenzione ai segnavia. Si guadagna quota per traccia, roccette e ghiaie, effettuando diverse svolte e tornanti, evitando di uscire dal percorso segnato e prestando la massima attenzione a non smuovere sassi. Infine, dopo spostamento a destra, si raggiunge il Passo delle Scalette2348 m, da cui appare evidentissima la cresta nord della Pala della Ghiaccia, che costituisce la nostra direttrice al fine di guadagnarne la sommità. Dal passo si scende al sottostante Lago Secco (splendido colpo d’occhio sul Cogolo del Larséc) che si contorna a destra oltrepassando una profonda fenditura. Poi si risale una fascia rocciosa in obliquo/traverso a sinistra (I°), guadagnando in questo modo il sommo di una dorsale secondaria dove si abbandona il percorso segnato. Si segue l’ampio crinale a destra, iniziando presto a scendere in direzione della Pala della Ghiaccia e, più nello specifico, verso un evidente spuntone chiamato Guglia Margherita. Raggiunta la base di quest’ultima, ci si cala a sinistra per ripido pendio prativo con affioramenti rocciosi in direzione del sottostante intaglio da cui precipita una profonda e impressionante gola. Appena dopo la forcella, si risalgono verso destra, senza percorso obbligato, alcune roccette, per poi iniziare un traverso verso sinistra parallelamente alla cresta della montagna. Si avanza assecondando la linea indicata dagli ometti, notando e ignorando un canale/camino che sale in obliquo verso sinistra in direzione della cresta. Dopo un tratto in lieve discesa (ometti), si deve effettuare un traverso su rocce piuttosto ripide sopra un ripiano e un canale obliquo da destra a sinistra, la cui continuazione è costituita da un rampa erbosa. Effettuato con attenzione il traverso (I°+), si mette piede nella menzionata rampa che si risale verso la forcella che separa la punta sud, a sinistra, da quella principale, a destra. Nel momento in cui la rampa si trasforma in canale ghiaioso, a poca distanza dalla menzionata forcella, prendiamo a destra una bancata erbosa inclinata, aggirando verticali pareti e uno spigolo. Poi si risalgono in obliquo a destra ripide ma appigliate rocce (II°), giungendo nei pressi della cresta e salendo parallelamente ad essa (II°). Poco più in alto si scala un tratto più ripido quasi sul filo di cresta (II°+ ; esposto), superando infine gli ultimi gradini che precedono la magnifica sommità della Pala della Ghiaccia2423 m. Dalla cima ritorniamo esattamente sui nostri passi, prestando la massima attenzione sia all’esposizione del tratto iniziale (nel senso di discesa) della cresta, quanto a virare a destra (faccia a valle) nel punto giusto (ometti assenti) al fine di recuperare la bancata inclinata che riconduce alla rampa d’accesso. Rimesso piede nel sentiero n° 583, lo si segue a destra in direzione del Passo di Lausa, raggiungendo in circa dieci minuti il magnifico ripiano erboso della Valle di Lausa, delimitato ad ovest dal Cogolo del Larséc. Alla nostra destra si ergono le pareti e i gradoni del versante occidentale dello Spiz dello Scarpello, alla cui sommità giungeremo risalendo il suo evidente profilo settentrionale. Perciò, dalla Valle di Lausa si abbandona il sentiero n° 583 e si sale a destra per ghiaione, arrivando in questo modo ai piedi del menzionato profilo/dorsale, delimitato a sinistra da un franoso canalone. Aggirate le poco invitanti rocce basali del profilo, si entra nel canale e in obliquo verso destra si scalano più solide placchette (I°+), superando in questo modo la piccola cintura rocciosa che fa da basamento alla dorsale della montagna. Si sale liberamente nonché faticosamente per essa, cercando il percorso migliore, quello verosimilmente meno franoso. Si continua a guadagnare quota per l’erto profilo (che più in alto si restringe) e dopo essere passati a fianco di uno spuntone e superata l’ultima balza, si approda sul punto culminante della dorsale, 2625 m. Da qui, con grande attenzione a causa della notevole esposizione e della roccia franosa, si prosegue per cresta – restando a destra del suo espostissimo filo – in direzione dello spuntone che dovrebbe costituire la cima vera e propria. Dalla vetta, seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita, si ritorna nuovamente alla Valle di Lausa, facendo poi rientro a Gardeccia e a Ciampedie ripercorrendo lo stesso tragitto seguito all’andata.

 

 

 

Punta Polse: Via Ferrata Attilio Sieff

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Punto di partenza/arrivo: Ziano di Fiemme 953 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 2,45/3 h

Tempi parziali: Ziano-Zanon-attacco Ferrata Attilio Sieff (1 h) ; attacco ferrata-Punta Polse (30 min) ; Punta Polse-Ziano (1,15 h)

Difficoltà: EEA – B (media difficoltà) la Ferrata Attilio Sieff ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2019

Accesso stradale: usciti dall’A22 ad Ora/Auer, si imbocca la S.S. 48, raggiungendo in circa 24 km Cavalese. Dalla nota località di villeggiatura si continua per la statale oltrepassando i centri di Tesero e Panchià, raggiungendo, dopo 2 km da quest’ultima località, Ziano di Fiemme, dove si parcheggia l’auto.

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso attrezzato molto interessante, non difficile, ma allo stesso tempo da non sottovalutare. Infatti sono presenti singoli passaggi ripidi che richiedono attenzione, soprattutto in discesa. Inoltre, la maggior parte della ferrata, in particolare nella sezione iniziale, è esposta a possibili scariche di sassi. Per quello che invece concerne l’avvicinamento, la tempesta Vaia ha reso impercorribile la prima parte che si svolgeva lungo la “Passeggiata delle Coronelle”, per cui si è costretti ad effettuare un giro più ampio al fine di recuperare il sentiero tradizionale.

Dalla piazza di Ziano di Fiemme, nel lato opposto della statale e a fianco dell’Hotel Polo, si imbocca Via Zanon, attraversando in questo modo la parte alta del paese. Appena dopo l’Hotel Zanon, si stacca a sinistra il percorso della “Passeggiata delle Coronelle” che fino al 29/10/2018 (data della tempesta Vaia) costituiva la prima parte del sentiero d’avvicinamento alla ferrata, attualmente impercorribile. Si prosegue quindi in direzione della frazione Zanon, entrati nella quale, in corrispondenza di una piazzetta con fontana, si prende a sinistra Via Casoni. Si attraversa in salita tutta la parte alta dell’abitato, continuando poi a destra per carraia. Si sale per quest’ultima costeggiano inizialmente panoramici prati, guadagnando successivamente quota in modo più diretto. Dopo essere transitati a fianco di una stalla, si sbuca in una carrareccia trasversale proveniente dall’Agritur Maso Val Averta. Qui giunti si volta a sinistra trascurando subito a destra (paletto con cartelli) un viottolo che conduce ad una casa e che continua in direzione della Val Averta Val Boneta (il sentiero n° 509 che risale l’omonima valle è attualmente chiuso). Noi proseguiamo diritto per bella e comoda carraia che taglia ampie sezioni di bosco divelto (in questa zona la tempesta Vaia ha realizzato una vera e propria strage di alberi), fino ad arrivare ad un suo netto tornante destrorso (poco prima si innesta alla nostra sinistra il sentiero delle Coronelle). Si abbandona l’ampia traccia, che prosegue in direzione della Val Boneta, ignorando anche una carraia che avanza diritto, imboccando in corrispondenza della curva (indicazione per la ferrata) un erto sentiero. Dopo la prima rampa, la traccia svolta subito a sinistra e procede in ripida salita a fianco di tronchi d’alberi appositamente tagliati per rendere accessibile il percorso. In seguito si inizia una più comoda sequenza di tornanti in cui si attraversa più volte una specie di solco ghiaioso. Più in alto il sentiero riprende la direzione ovest effettuando successivamente altre ripide svolte e tornanti. Giunti alla base di strapiombanti pareti, a poca distanza dall’inizio della gola dove si sviluppa il percorso attrezzato, si notano alcune interessanti iscrizioni rupestri. Costeggiando le pareti rocciose (meglio indossare subito il casco) si arriva allo sbocco della gola, delimitata a sinistra dal pilastro della Punta Polse, e in breve all’attacco della Via Ferrata Attilio Sieff (tabella esplicativa e targa commemorativa posta poco più in alto).

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

La prima sezione del percorso attrezzato si sviluppa nella sponda sinistra orografica della gola e, come già specificato nell’introduzione, può essere soggetta a scariche di sassi. Dall’attacco si sale per facile rampa che conduce, dopo un breve passo un po’ più ripido (A+), alla base di un più impegnativo canale/diedro. Lo si supera nei primi metri al suo interno, per poi scalare le ripide rocce di sinistra (B). Si effettua successivamente un traverso a sinistra per cengia, rimontando poi un breve diedrino, sfruttando per la progressione tre staffe (A/B). Un altro facile traverso per cengetta ghiaiosa conduce nel limite destro (orografico) della gola. Da qui si supera subito una ripida paretina (B+) che precede una rampa. Si scala quest’ultima con divertente arrampicata (B) in direzione di una caratteristica e angusta fenditura, penetrarti nella quale, in traverso a destra (roccia scivolosa), si passa sotto un grosso masso incastrato. Se ne esce con un particolare passaggio che a prima vista potrebbe sembrare più impegnativo di quello che in realtà è, niente di più di un’impressione data dall’esposizione (B). Poi, dopo spostamento a sinistra, si rimonta un ripido e malagevole canale con masso incastrato (A/B), guadagnando in questo modo una forcella tra la Punta Polse a sinistra e un pinnacolo a destra. Con un singolo brevissimo passaggio non facile (B/C), si inizia un traverso a sinistra di pochi metri su parete verticale, utilizzando come appoggi per i piedi alcuni fittoni (B+). Poi si scala direttamente una verticale fessura sfruttando altri fittoni e ottimi appoggi (B+), sbucando infine nel plateau sommitale. Verso sinistra si raggiunge la vetta vera e propria, 1450 m, caratterizzata da un’alta croce ben visibile dall’abitato di Ziano, nonché da un vastissimo panorama sulla Val di Fiemme, i Lagorai e le Pale di San Martino. Si ritorna al punto di partenza seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.

 

 

 

Punta Sud dei Mugoni: Via Normale

101_1259 (FILEminimizer)A titolo puramente indicativo e senza alcuna pretesa di esattezza, il percorso evidenziato in colore rosso indica la via seguita dall’autore della relazione al fine di raggiungere la cresta/dorsale W/NW della Punta Sud dei Mugoni, mentre quello evidenziato in colore giallo indica la linea di discesa

 

Punto di partenza/arrivo: Rifugio Paolina, 2125 m, raggiungibile con seggiovia la cui partenza è situata sotto il Passo di Costalunga, in direzione del Lago Carezza

Dislivello: 610 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15

Tempi parziali: Rifugio Paolina-Rifugio Roda di Vaèl-Gran Busa di Vaèl (1,10 h) ; Gran Busa di Vaèl-Punta Sud dei Mugoni (1 h) ; Punta Sud dei Mugoni-Gran Busa di Vaèl (1 h) ; Gran Busa di Vaèl-Rifugio Paolina (1 h)

Difficoltà: F la Via Normale alla Cima Sud dei Mugoni ; E (in un tratto E+/EE) la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo e casco per escursionisti con buona esperienza di montagna e autonomia nel superare passaggi rocciosi senza alcuna assicurazione. Ordinaria da arrampicata per chi è alle prime armi

Ultima verifica: luglio 2019

Riferimento bibliografico: Sandro Caldini e Roberto Ciri – Dolomiti di Fiemme e di Fassa (Vie normali a 90 cime) – Idea Montagna 2016

Accesso stradale: da Vigo di Fassa si imbocca la S.S. 241 raggiungendo in circa 9 km il Passo di Costalunga. Dal valico si continua in direzione del Lago Carezza, parcheggiando l’auto nel piazzale adiacente al punto di partenza della seggiovia per il Rifugio Paolina, in corrispondenza della località Carezza

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La “normale” alla Punta Sud dei Mugoni rappresenta un facile salita collocabile, come classificazione complessiva, in quella “terra di nessuno” che gravita tra l’escursionismo molto evoluto e l’alpinismo facile. Ho percorso questo itinerario senza l’ausilio di alcuna attrezzatura specifica, “inventandomi” un percorso alternativo per l’ascesa, una volta resomi conto che gli ometti, disposti strategicamente al fine di indicare la giusta direzione, sarebbero stati utili per questo scopo solo durante discesa. Nella relazione ho perciò riportato, a grandi linee e in modo molto sommario, il percorso che personalmente ho effettuato, il quale non corrisponde – eccetto al tratto finale relativo all’aggiramento a destra dell’ultima sezione rocciosa e il successivo raggiungimento della cresta ovest-nord/ovest della punta sud che conduce alla sommità di quest’ultima – al tracciato vero e proprio della via normale. Comunque si tratta di una salita veramente suggestiva e raramente percorsa, se non come discesa da parte degli alpinisti che ripetono il “Diedro Vinatzer” o altre impegnative vie. Questa salita è raccomandabile solo con buona visibilità!

Dal Rifugio Paolina si imbocca il frequentato sentiero n° 539 in direzione del Rifugio Roda di Vaèl, avanzando inizialmente in moderata pendenza. Dopo un paio di tornanti, si procede a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi e godendo di straordinarie visuali sul gruppo del Latemar. Appena prima dell’aquila in bronzo che costituisce il monumento a Theodor Christomannos (1854 -1911), ai piedi delle rocce che rappresentano il limite meridionale della Cresta del Masarè, si stacca a sinistra (cartelli) il percorso n° 549 che si ignora. Sempre per comodo e altamente panoramico sentiero, si effettua un’ampia curva a sinistra, avanzando successivamente verso nord in direzione del non lontano Rifugio Roda di Vaèl2280 m. Raggiunto quest’ultimo, si prosegue lungo il sentiero n° 541 alla volta del Passo delle Zigolade, procedendo per un buon tratto perlopiù in piano a mezza costa, ammirando stupende visuali, soprattutto sulla soprastante parete orientale della Roda di Vaèl. La Punta Sud dei Mugoni è evidentissima ed è caratterizzata da uno strapiombante pilastro, a destra del quale si innalza il classico “Diedro Vinatzer”, intuibile ma non visibile dal punto in cui ci troviamo. Approdati nel magnifico pianoro di Pael2330 m, si prende a sinistra la traccia contrassegnata n° 551, avanzando inizialmente in obliquo per ripidi ghiaioni. Raggiunta la base di pareti rocciose, si procede in direzione di un ripido canalone, raggiunto il quale lo si segue in ripida e malagevole salita. In questo tratto occorre assecondare in modo preciso i ben posizionati segnavia che indicano il percorso migliore. Approdati ad una sella, ci si trova nei pressi della Gran Busa di Vaèl, sopra la quale si erge il costone di rocce lavorate nel quale si svolge la “normale” per la Punta Sud dei Mugoni, quest’ultima situata molto più a destra rispetto il menzionato costone. Prima di scendere nella sottostante valletta, consiglio di studiare preventivamente il percorso che si dovrà, o meglio, che si vorrà seguire (infatti, come già espresso nell’introduzione, gli ometti sono utili per l’orientamento solo per la discesa, perciò, data la conformità della “parete”, sono possibili innumerevoli varianti più o meno dirette) per risalire il costone, caratterizzato da alcune fasce rocciose più compatte intervallate da roccette e ghiaie, e un’ultima sezione rocciosa che si aggirerà a destra per cengia. Quindi, si abbandona il percorso segnato scendendo per vaga traccia nel sottostante fondo della Gran Busa, aggirando poi verso destra delle rocce. Si continua successivamente in direzione della prima fascia rocciosa puntando al suo margine sinistro, individuando e mirando, nella parte alta, ad uno spuntone giallo dalla vaga forma di becco, alla cui destra si nota un più evidente pilastro. Raggiunta la base delle rocce (ometto), il tracciato della “normale” continua a sinistra, aggirando in questo modo la soprastante sezione rocciosa, per poi piegare a destra. Noi invece risaliamo un facile canale leggermente obliquo a sinistra, transitando, nella parte superiore, a fianco del menzionato spuntone, situato alla nostra destra (I° e II°-). Al termine della fascia rocciosa, si individua un ometto scorgendo anche una vaga traccia che si dirige a destra. Noi, invece, pieghiamo poco dopo a sinistra in direzione di un’altra sezione rocciosa. In obliquo a sinistra si risalgono facili rocce per poi traversare a sinistra per un paio di metri e superare un paretina un po’ più ripida (II°+), oltre la quale si continua per canale (queste vaghe indicazioni sono relative alla linea seguita dal sottoscritto che in questo tratto, come nel precedente, non ricalca il tracciato della via normale, la quale procede ulteriormente a destra per poi salire in obliquo a sinistra). Al termine di quest’altra sezione rocciosa, si incontra un ometto e si prosegue per roccette e ghiaie in obliquo a sinistra incontrando altri ometti. Ci troviamo ai piedi di una terza sezione rocciosa che si può risalire in diversi punti, fermo restando che la linea della “normale”, che supera questa sezione in obliquo verso destra, non è visibile, in quanto, come già più volte affermato, gli ometti sono individuabili solo nel senso di discesa. Quindi si può risalire, come ha fatto il sottoscritto, un canale roccioso (passi di II°) e le successive facili rocce senza percorso obbligato, fino ad arrivare in vista dell’ultima più ripida fascia rocciosa che precede la cresta/dorsale W/NW della Punta Sud dei Mugoni. Si aggira a destra per cengia (ometti) questa sezione, arrivando poi in vista di un ampio catino di rocce e ghiaie, in prossimità del quale si scorgono, più in alto e a sinistra rispetto al punto in cui siamo, degli ometti. Si sale scomodamente per ghiaie e roccette, guadagnando in questo modo l’ampio filo della cresta occidentale della punta sud, che si segue a destra in direzione di una quota che precede la cima vera a propria. Facilmente si arriva a poca distanza dalla forcella, situata alla nostra sinistra, che divide la menzionata quota dalla Cima Principale dei Mugoni (la forcella in questione costituisce il punto di arrivo del “Diedro Vinatzer”). Si risalgono friabili roccette fino a guadagnare la sommità della quota dalla quale si continua per bella cresta, restando spesso alla destra del suo esposto filo, fino ad approdare con soddisfazione sulla sommità della Punta Sud dei Mugoni, 2734 m. Per la discesa si ripercorre lo stesso tragitto effettuato in salita fin nei pressi del catino e, oltre quest’ultimo, aggirando a destra (faccia a valle) la sezione rocciosa. Da qui si seguono gli evidenti ometti, discendendo in obliquo verso destra (faccia a valle) ripidi gradini (passi di I°+/II°-). Si continua poi a perdere quota per ghiaie e roccette, questa volta in obliquo a sinistra (faccia a valle), tenendo sempre d’occhio gli ometti, in questo tratto non particolarmente evidenti. Poi verso destra (faccia a valle) e in seguito in discesa verso sinistra per roccette e ghiaie, si aggira l’ultima sezione rocciosa, quella che in salita abbiamo superato direttamente nel suo limite sinistro (faccia a monte). Complessivamente la discesa, se con buona visibilità, non pone grandi problemi di identificazione del giusto percorso. Ritornati alla Gran Busa di Vaèl, si rientra al Rifugio Paolina seguendo a ritroso lo stesso itinerario effettuato all’andata.