Anello di Cervarezza

100_5829 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Cervarezza 897 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Cervarezza-Cà Malagoli (1, 45 h) ; Cà Malagoli-Cà Ferrari (1, 15 h) ; Cà Ferrari-Frassinedolo (40 min) ; Frassinedolo-Cervarezza (1,20 h)

Difficoltà: E

Ultima verifica: luglio 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – Le Valli del Secchia e l’Alta Garfagnana – L’Escursionista Editore 2008

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Cervarezza

1 (FILEminimizer)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Inusuale anello alla scoperta di borgate e angoli remoti della Val Secchia. La segnaletica è assente per quasi tutta l’estensione del percorso.

Abbandonata l’auto in un parcheggio situato poco prima di entrare nel centro vero e proprio di Cervarezza, si scende lungo Via della Resistenza che, attraversando interamente il nucleo più antico, costituisce la strada principale. Nel momento in cui essa inizia a salire si imbocca a sinistra Via Giuseppe Notari, svoltando subito a sinistra. Seguendo un viottolo si svolta a destra transitando appena dopo a fianco di un bel lavatoio. Usciti nel parcheggio antistante, si segue verso sinistra una stradina asfaltata abbandonandola appena dopo per stradello diretto al campo sportivo. Raggiunto un bivio con carraia che si stacca a destra, si imbocca quest’ultima (indicazione per Busana) procedendo in lieve discesa all’interno di un bel castagneto. Poco più avanti si passa a fianco di una casa, raggiungendo in breve una presa dell’acquedotto situata alla nostra sinistra. Si continua diritto per ampia traccia che avanza in discesa per poi risalire leggermente valicando una selletta (tracce secondarie che si staccano ai lati sono da ignorare). Successivamente si svolta a sinistra perdendo quota a fianco di campi, continuando lungo il percorso principale che si restringe a sentiero per poi ampliarsi nuovamente. Varcato il Rio Bolzone si sale per poco fino a sottopassare una linea elettrica, entrando appena dopo nel suggestivo borgo di Casale, 795 m. Attraversato il nucleo più antico, si raggiunge la strada asfaltata per Talada nei pressi di una piazzetta caratterizzata da un dirupo di rocce scure. Seguiamo l’asfalto a sinistra solo per poco, svoltando poi a destra per stradina a fianco di alcune case. Si procede per il comodo tracciato transitando nelle vicinanze di un capanno, incontrando più avanti una madonnina cui fa seguito una bella fontana. Si continua per la carraia che avanza in leggera salita e in piano, ignorando ad un bivio una traccia che si stacca a sinistra. Si effettua invece una svolta a destra in salita, proseguendo poi a mezza costa ammirando notevoli visuali sulla Val Secchia. Si continua successivamente in lieve salita, a saliscendi e poi in più decisa discesa. Dopo una netta svolta a sinistra si incontra un bivio (cartelli per Busana e per l’Ecomaratona del Ventasso) dove si vira a destra per ampia traccia che inizialmente transita nei pressi di un palo della linea elettrica. Passati a fianco di una casa diroccata, si avanza all’interno di un magnifico bosco (sulla destra sono visibili antichi esemplari di muretti a secco), varcando successivamente una valletta. Segue una ripida salita oltre la quale si raggiunge un bel poggetto caratterizzato da affioramenti di gesso. Si procede inizialmente in discesa per poi riguadagnare quota, valicando in questo modo un’altra costa boscosa con poggetto a sinistra. Si avanza successivamente in discesa per il magnifico tracciato affiancato da suggestivi muretti a secco. Appena dopo ci si immette in una mulattiera (indicazioni dell’Ecomaratona del Ventasso) che seguiamo a sinistra in discesa, ammirando il selciato originario e, poco più avanti, usciti temporaneamente dal bosco, stupendi muretti a secco formati da massi di roccia vulcanica. Aggirato mediante netta svolta a sinistra il dorso di una costa, si continua a perdere quota rientrando nel bosco e, dopo aver effettuato due piccole svolte, si raggiunge una selletta. Ignorato il sentiero che prosegue diritto, si vira a sinistra per vecchia mulattiera poco frequentata, penetrando in una valletta che si attraversa facendosi largo tra vegetazione invadente e fastidiosa. Appena dopo si abbandona questo tracciato imboccando a destra un sentiero, ormai totalmente abbandonato, che ci darà filo da torcere per individuarlo. Passati sotto il tronco di un albero caduto, si avanza per l’incerta traccia (sbiaditissimo segnavia bianco-azzurro) effettuando alcuni piccoli tornanti. Approdati nel sottostante ripiano con sterpaglie, la traccia diviene estremamente flebile: noi continuiamo ad avanzare in direzione S/SE nel centro della valletta formata dal Rio Fontanalbo, che si trova alla nostra destra. Continuando in questa direzione si attraversa un ripiano boschivo dove la traccia scompare del tutto. Poco dopo si varca il menzionato rio (asciutto), procedendo sempre in direzione S/SE avendo quest’ultimo alla nostra sinistra. Avanzando senza una vera e propria traccia si sbuca poco più avanti in un’area con felci e rovi. La si deve obbligatoriamente attraversare transitando a fianco di un rudere seminascosto dalla vegetazione, piegando oltre quest’ultimo leggermente a destra. Rientrati nel bosco il tracciato diviene molto più evidente (si scorge sul tronco di un albero un altro segnavia bianco-azzurro) e conduce, dopo una breve discesa, in una carraia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, procedendo a saliscendi prima all’interno del bosco poi a fianco di panoramici campi, si raggiunge infine Cà Malagoli 569 m. Si continua lungo la carrareccia d’accesso, immettendosi poi in una stradina asfaltata in corrispondenza di alcuni capannoni agricoli e di una casa isolata (località Ghiaie 516 m). Si segue la strada a sinistra salendo verso Talada, ammirando lungo il tragitto bellissime visuali sulla Val Secchia. Giunti in corrispondenza di una netta curva a sinistra della strada, si nota a destra una carraia: la imbocchiamo procedendo in leggera discesa. Si avanza lungo il bel tracciato (che ha origini antiche) guadando il Torrente Talada, avvicinandosi progressivamente al greto del Secchia. Dopo aver attraversato un piccolo ruscello (il Rio Tramonti, quota 489 m) si sbuca in una radura con erba alta dove si incontra un bivio non evidente: delle due tracce si deve prendere quella di sinistra e non quella di destra, la quale condurrebbe al vicino greto del fiume (possibile e consigliata digressione). Rientrati nella vegetazione si sbuca quasi subito in un’area disboscata e, seguendo il percorso principale, ci si sposta a destra. Si sale ripidamente all’interno di un bel ambiente boschivo guadagnando quota lungo la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio Tramonti. Più in alto ci si immette in un’altra traccia (ometto) che si segue a sinistra continuando a salire ripidamente. Dopo questa faticosa salita il percorso vira nettamente a sinistra avanzando alla base di campi incolti (tracce che si straccano a destra sono da ignorare). Raggiunto un altro bivio si prosegue a sinistra sbucando appena dopo in una stradina asfaltata nei pressi di un incrocio con maestà. Da qui è altamente consigliabile una visita (cani permettendo!) al vicino nucleo di Cà Ferrari, 730 m, situato più in basso rispetto al punto in cui siamo. Dal crocicchio si continua diritto imboccando lo stradello che sale al centro, transitando inizialmente nei pressi di alcune case e proseguendo successivamente per bella carraia. Si avanza in moderata pendenza assecondando il dorso di un crinale, ammirando notevoli visuali sulla Val Secchia e sulle caratteristiche stratificazioni arenacee del Monte Cà di Viola. Più in alto si sottopassa una linea elettrica e si prosegue per il percorso principale che, procedendo in sostenuta salita, conduce in una traccia trasversale che si segue a sinistra. Si avanza in leggera discesa e in piano, incontrando più avanti una traccia che si immette da destra e che si ignora. Si prosegue per il comodo tracciato fino ad una netta svolta a sinistra in corrispondenza di un poggetto. Qui si prende a destra una carraia piuttosto inerbita che si segue in discesa, tralasciando a destra una traccia in salita e appena dopo un’altra a sinistra. Si attraversa una valletta e, dopo essere passati a fianco di una maestà, ci si immette in una stradina in corrispondenza di una casa. Siamo in località Frassinedolo ,796 m, bellissimo borgo che si può visitare seguendo la stradina a sinistra, raggiungendo poco più avanti la chiesa, dietro la quale si trova un prato con alcune querce secolari. Ritornati al bivio di prima si prosegue in salita per bella e ampia mulattiera che guadagna quota verso N, restringendosi più in alto a sentiero. Approdati in un’altra traccia, la si segue a sinistra transitando poco più avanti nei pressi di una presa dell’acquedotto. Messo piede in una carraia (indicazione con scritto “giro pineta”) all’interno di un bosco di conifere, la si segue a sinistra effettuando poi un’ampia curva a destra. Al bivio successivo si prosegue a destra assecondando per un buon tratto un crinaletto boscoso, fino ad incontrare un altro bivio dove si va a sinistra. Raggiunto un ulteriore bivio, si piega a sinistra (indicazione per il Fortino dello Sparavalle) innestandosi poco dopo in un’altra traccia che seguita a destra conduce alla S.S. 63. Dall’altro lato della carreggiata si mette piede in un marcato sentiero che sale lievemente assecondando il dorso di un crinaletto al sommo di panoramici prati che degradano nel versante Secchia. Dopo una breve ma ripida salita si raggiunge il Fortino dello Sparavalle, 988 m, costruito originariamente dagli Estensi e restaurato in questi ultimi anni (il nome Sparavalle è dato dal fatto che ci troviamo lungo la linea spartiacque tra la Val Secchia e la valle formata dal Torrente Lonza). Seguendo un bel sentiero all’interno di un rimboschimento a conifere si mette piede in pochi minuti di cammino nella strada asfaltata che scende verso Canova e Ramiseto. L’attraversiamo e con un balzo superiamo un muretto onde recuperare la continuazione del percorso. Si sale per traccia erbosa ammirando notevoli visuali panoramiche, raggiungendo infine un osservatorio astronomico a quota 1010 m. Si continua lungo lo stradello d’accesso, immettendosi poco dopo nella strada asfaltata di accesso alle Fonti di S. Lucia. Seguendo quest’ultima a sinistra si scende alla S.S. 63 proprio sopra il centro di Cervarezza. Nella parte opposta della carreggiata si imbocca Via Frassineto che dopo una netta svolta a sinistra riconduce nei pressi del parcheggio iniziale.

 

Monte Casarola e Alpe di Succiso: traversata nord-sud

100_5665 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 820 m ca.

Durata complessiva: 5,45 h

Tempi parziali: spiazzo in prossimità del Passo della Scalucchia-Buca del Moro (30 min) ; Buca del Moro-Monte Casarola (1,10 h) ; Monte Casarola-Sella Casarola-Alpe di Succiso-Sella Casarola (40 min) ; Sella Casarola-Prataccio (50 min) ; Prataccio-Passo della Scalucchia (2,30 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso Nuovo. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

map (1)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso e altamente panoramico che implica l’attraversamento da nord a sud del Casarola con digressione alla sommità dell’Alpe di Succiso. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione dell’itinerario: si tratta infatti di percorsi molto battuti a livello escursionistico. Il rientro al Passo della Scalucchia avviene per la storica Via Parmesana, purtroppo in alcuni tratti alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, moto da cross e rovinosi mezzi di esbosco. Ritengo assolutamente scandalosa l’assenza della benché minima cura mirata alla salvaguardia e valorizzazione di storiche arterie e mulattiere, come quella in questione, lasciate in balia di boscaioli e appassionati di motori. Se non sbaglio siamo all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, di conseguenza mi aspetterei maggiori controlli, non solo riguardo l’accesso indiscriminato a carraie e mulattiere da parte di moto e fuoristrada di cui in questa sede stiamo discutendo, ma anche in riferimento ai sempre più numerosi disboscamenti selvaggi, effettuati molto spesso in modo devastante da autentici mentecatti senza alcun rispetto per il complesso ecosistema dell’ambiente montano. E tutto questo avviene nel più assoluto e “assordante” silenzio da parte dei cosiddetti “puristi” della montagna, sempre in prima linea (a volte giustamente) contro vie ferrate e sentieri attrezzati, ma incredibilmente e vergognosamente noncuranti delle autentiche schifezze che devastano sempre di più i nostri patrimoni montani.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si imbocca il sentiero n° 667 seguendo inizialmente un’ampia traccia d’esbosco che poco più avanti si abbandona a destra. Dopo una piccola macchia boscosa si attraversa un’ampia radura, rientrando poi nel bosco e proseguendo per il percorso principale. Più avanti si avanza tagliando un panoramico pendio che regala straordinarie visuali sulla Val Secchia e il suo circondario di montagne. Dopo l’aggiramento di una costa boscosa si scende per un breve tratto e si prosegue per il bellissimo sentiero all’interno della faggeta. Usciti temporaneamente dalla vegetazione, si valica la panoramica dorsale prativa del Monte Piano, raggiungendo un bivio dove si ignora il sentiero n° 677 che si stacca a sinistra. Si penetra nuovamente nella faggeta uscendone poco più avanti, attraversando un pendio erboso e rientrando poi nel bosco. Avanzando comodamente per l’ottimo sentiero si approda poco più avanti sul dorso di una costa che si asseconda per un breve tratto procedendo in leggera discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in esso si sale in moderata pendenza (il sentiero si biforca ricongiungendosi poco dopo), raggiungendo infine la località Buca del Moro, 1475 m, dove si ignora a destra la traccia contrassegnata n° 669 diretta al Bivacco Rio Pascolo. Noi proseguiamo diritto lungo il sentiero n° 667, tralasciando subito a sinistra la continuazione del percorso n° 669 che scende verso Capiola, avanzando in lieve salita all’interno della faggeta. Attraversata una radura, l’ottimo sentiero prosegue nel bosco procedendo nei pressi del dorso di una costa. Dopo un tratto panoramico il percorso piega repentinamente a sinistra uscendo dalla vegetazione, iniziando un obliquo ascendente in cui si tagliano ripidi pendii ricoperti da cespugli di mirtillo. Si continua per ripida traccia che dopo una salita diretta, un ulteriore tratto in direzione SE e un paio di tornanti, conduce sul panoramico dorso della Costa del Mainasco. Ignorato a destra un sentiero, percorriamo quest’ultima ammirando visuali davvero grandiose sul versante orientale del Casarola. Giunti alla base di un ripido groppo, lo scavalchiamo, procedendo poi in direzione della dorsale settentrionale al cui margine est si giunge dopo una ripida salita. Si prosegue lungo questa direttrice guadagnando il sommo di un dosso erboso dove il limite occidentale della dorsale si congiunge con quello orientale. Dopo una discesa di pochi metri si deve risalire una delicata lastra rocciosa con fastidioso ghiaino, proseguendo poi lungo il magnifico filo del crinale. Messo piede sull’anticima della montagna, per magnifica e altamente panoramica cresta si guadagna in breve la sommità vera e propria del Monte Casarola 1978 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla vetta, seguendo il breve crinale SW si raggiunge in pochi minuti la Sella del Casarola 1960 m, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 675 per le Sorgenti del Secchia, che percorreremo ma che temporaneamente ignoriamo. Infatti la nostra meta consiste nel raggiungimento della cima dell’Alpe di Succiso, che avviene per ottimo sentiero che asseconda o procede nei pressi del filo del magnifico crinale orientale della montagna. In circa 20/25 di cammino dalla sella, si guadagna la prestigiosa sommità dell’Alpe di Succiso 2016 m. Ritornati al valico di crinale si imbocca lo spettacolare sentiero n° 675 che si sviluppa nel versante meridionale della montagna. Nel primo tratto si avanza a mezza costa verso ovest tagliando ripidi pendii prativi per traccia esile con erba alta e fastidiosa. Raggiunto il dorso di una costa si perde quota piuttosto ripidamente in direzione del sottostante suggestivo vallone. Penetrati in esso lo si attraversa in direzione SW, per poi scendere ripidamente sulla destra di un solco. La traccia piega successivamente a destra attraversando un altro solco, perdendo poi quota per pendio prativo alla destra di quest’ultimo e a sinistra di un costone che scende dall’Alpe di Succiso e che rappresenta il limite occidentale del vallone che stiamo percorrendo. Penetrati nella faggeta, si scende effettuando diverse svolte e tornanti, avanzando successivamente in direzione SW. Poco dopo si sbuca nella magnifica conca del Prataccio, certamente uno dei più suggestivi anfiteatri naturali di tutto l’Appennino settentrionale. Dal bivio con cartelli si continua lungo il percorso n° 671 che si abbandona appena dopo, imboccando a sinistra la continuazione del percorso n° 675. Si scende comodamente all’interno della faggeta, avanzando successivamente in direzione ovest, transitando a fianco di alcune piazzole di carbonaie. Poco dopo si aggira mediante curva a destra la Costa Marinella e si continua per l’ottimo sentiero che avanza in lieve discesa oltrepassando un rimboschimento a conifere. Dopo alcuni minuti di cammino e un’ultima discesa si mette piede nell’ampia traccia contrassegnata n° 677 e in seguito 667B: si tratta della storica arteria conosciuta come Via Parmesana che univa Sassalbo Parma. La si segue verso sinistra (andando a destra si raggiungerebbe il Passo dell’Ospedalaccio), contornando più avanti un’orribile e ampia area disboscata dove si tralascia a destra il sentiero n° 675. Dopo il guado del Fiume Secchia si procede in salita, aggirando inizialmente una costa ed avanzando lungamente in lieve salita e in piano all’interno della splendida faggeta. Raggiunta la località La Riva, 1275 m, si guada il Fosso della Rivaccia, ignorando a destra il sentiero n° 651 che scende verso la S.S. 63. Appena dopo si presenta un bivio dove si prende la traccia di sinistra che guadagna quota tra folta vegetazione, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia (si tratta della mulattiera abbandonata poco prima). Seguendo quest’ultima a sinistra si sale fino ad approdare nella suggestiva conca di Capiola, 1330 m, incontrando subito il bivio con la traccia contrassegnata n° 651 che si stacca a sinistra e che si ignora. Dopo un’eventuale sosta in questo luogo davvero stupendo, si continua lungo il sentiero principale che per un buon tratto procede in salita, seppur lieve, all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Raggiunta la località Fosso dei Ravini, 1371 m, non resta altro che continuare lungo l’ampia carraia, purtroppo alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, raggiungendo in circa 30 minuti di cammino lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

Il Monte Cusna da Roncopianigi

100_5497 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Roncopianigi 1090 m

Dislivello: 1030 m

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Roncopianigi-Monteorsaro (25 min) ; Monteorsaro-Ricovero Rio Grande (1,15 h) ; Ricovero Rio Grande-Monte Cusna (1, 10 h) ; Monte Cusna-sentiero n° 617-Roncopianigi (2 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Villa Minozzo-Febbio. da quest’ultima località si continua per stradina asfaltata parcheggiando l’auto in uno spiazzo in corrispondenza del bivio per Peschiera Zamboni 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La salita al Monte Cusna partendo dal borgo di Roncopianigi è una delle più avvincenti escursioni di tutto l’Appennino reggiano. Di grande impatto paesaggistico è il Vallone della Bora che percorreremo lungo il sentiero di rientro. La segnaletica, eccetto il tratto iniziale prima del borgo di Monteorsaro e la parte finale della salita alla volta della sommità del Cusna, risulta ottimale per tutta l’estensione del percorso. Escursione da godersi metro dopo metro.

Dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto si sale all’interno del borgo di Roncopianigi, voltando subito a destra ed oltrepassando, mediante ponte, un rio. Dopo una curva a sinistra si incontra un bivio dove si imbocca a destra un’ampia mulattiera (percorso CAI n° 609 noto come “Sentiero dei Pastori”) in discesa. Si varca il Fosso della Fusina e si prosegue in decisa salita piegando a sinistra, avvicinandosi in questo modo ad una costa situata alla nostra sinistra. Giunti in prossimità del dorso della menzionata costa, si prende a sinistra (nessun segnavia) una traccia erbosa che poco più avanti, al sommo di un ripiano con coltivazioni, svolta repentinamente a destra. Successivamente si sottopassa una linea elettrica e si contornano e attraversano radure, avanzando poi in moderata pendenza per carraia. Sbucati nella strada asfaltata di accesso al borgo di Monteorsaro, la si segue a destra per poco, deviando poi a sinistra (segnavia) lungo un’ampia mulattiera. Appena dopo si entra nel magnifico borgo che si attraversa transitando nei pressi della chiesa, curvando oltre quest’ultima a sinistra. Sbucati in una carraia trasversale (cartelli), la si segue a sinistra uscendo in questo modo dal paese, effettuando subito una netta svolta a destra. Dopo aver varcato per una seconda volta mediante ponticello il Fosso della Fusina, si prosegue lungo il magnifico e antico sentiero affiancato da notevoli esemplari di muretti a secco. Poco più avanti si attraversa una carraia e, giunti in corrispondenza di un panoramico poggio, si piega a destra. Appena dopo si incontra un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 621 per Peschiera Zamboni, proseguendo diritto mantenendo lo stesso segnavia di prima. Si avanza comodamente per il suggestivo tracciato (la presenza del lastricato ben conservato e i muretti a secco ci fanno intuire la sua importanza per i valligiani, nonché la sua storicità), penetrando più avanti all’interno di una valletta in cui si varca un rio. Si continua lungamente per la mulattiera che guadagna quota in moderata pendenza effettuando diverse svolte. Dopo aver sottopassato un elettrodotto ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra, incontrando subito un bivio dove si abbandona a destra la continuazione del percorso n° 609, imboccando a sinistra la mulattiera contrassegnata n° 619, diretta al Ricovero Rio Grande e al Monte Cusna. Nel primo tratto si sale piuttosto ripidamente, proseguendo poi molto più comodamente, ma riprendendo in seguito a salire con maggiore decisione. Sbucati in belle radure, si attraversa un piccolo ruscello, incontrando appena dopo il bivio con il sentiero n° 619A che si stacca a destra in salita e che si ignora. Proseguendo diritto all’interno di uno splendido ambiente boschivo (notevoli esemplari di faggio), si raggiunge in breve il bivacco in muratura (Ricovero Rio Grande 1588 m), situato alla nostra sinistra. Dopo un’eventuale sosta (consigliabile in quanto la salita che affronteremo è diretta e decisamente faticosa) si scende a guadare il Rio Grande, oltre il quale si piega decisamente a destra onde risalire la sua marnosa sponda destra orografica. Si prosegue per traccia che sale tra rado bosco, iniziando appena dopo la risalita di una ripida costa erbosa (prestare attenzione ai segnavia). Più in alto si incontrano alcune interessanti stratificazioni arenacee e si prosegue lungo il sentiero raggiungendo un ripiano erboso. Da qui si innalza il costone N/NE del Monte Cusna che rapprensenta la nostra direttrice al fine di guadagnare la sommità della montagna. Si sale lungo l’ampio dorso della costa, che si fa progressivamente sempre più ripido ma allo stesso tempo suggestivo e panoramico, puntando ad un evidente masso con segnavia situato nella parte alta della dorsale (con nebbia questa sezione potrebbe creare qualche problema per l’orientamento). Oltrepassato il masso si continua a salire ripidamente ancora per un tratto, avanzando poi lungo la bellissima dorsale (tracce che si staccano ai lati sono da ignorare), molto più definita, fino a raggiungere il bivio con i sentieri n° 607A e 617. Da qui si affronta la salita finale per la vetta del Cusna, avanzando lungo il dorso della costa per sentiero ripido e sassoso. Giunti alla base degli erti pendii erbosi che degradano dalla sommità, la traccia segnata piega decisamente a destra. Se vogliamo seguire quello che dovrebbe essere il percorso storico, è necessario abbandonare il sentiero più evidente proprio in questo punto e proseguire in obliquo a destra per labilissime tracce. Raggiunto un ometto con segnavia si prosegue in obliquo ancora per qualche metro, per poi piegare a sinistra e salire lungo le linee di massima pendenza senza un vero e proprio sentiero da seguire. Incontrando altri segnavia che ci confermano di essere nel giusto percorso, si raggiunge, non senza fatica ma allo stesso tempo con soddisfazione, la stupenda cima del Monte Cusna, che con i suoi 2120 m è la seconda vetta più alta di tutto l’Appennino settentrionale. Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con i sentieri n° 607A e 617. Imbocchiamo quest’ultimo che si stacca subito a sinistra (nessuna indicazione) dal percorso n° 607A, il quale prosegue a mezza costa in direzione della dorsale del Cusna. Si perde quota ripidamente verso il sottostante Vallone della Bora (di origine glaciale) e, raggiunto il suo fondo, lo si percorre interamente ammirando visuali che hanno pochi eguali in fatto di maestosità in tutto l’Appennino settentrionale. Raggiunto il limite orientale del vallone, il sentiero piega a sinistra procedendo per un breve tratto a mezza costa, per poi scendere ripidamente tenendosi sulla sinistra del Fosso degli Arati. Più in basso si varca quest’ultimo e si prosegue alla sua destra, sbucando poco dopo in una radura che si attraversa prestando attenzione ai segnavia. Rientrati nella faggeta si perde quota sulla destra del Fosso degli Arati, uscendo presto in un’altra bella radura che si attraversa verso destra. Dopo un breve tratto all’interno della faggeta si sbuca in una terza radura, dove il percorso vira repentinamente a sinistra verso il vicino Fosso degli Arati, già guadato in precedenza, che si varca per una seconda volta. Si continua lungo il bel sentiero che perde quota verso NE all’interno della faggeta, costeggiando più avanti una costa marnosa. Si prosegue lungo il percorso principale, evidente e ben segnato, all’interno di un magnifico ambiente boschivo, scendendo in seguito lungo un solco tra pendii marnosi. Dopo un tratto nella faggeta, se ne esce onde discendere una spettacolare a panoramica dorsale marnosa prestando attenzione agli ottimamente posizionati segnavia (notevoli visuali del Monte Prampa con a destra il Monte Torricella caratterizzato da suggestive stratificazioni). Rientrati nel bosco si guada un rio per poi proseguire per un breve tratto a mezza costa lungo la sua sponda sinistra orografica. Appena dopo si scende lungo un altro pendio marnoso e, penetrati nuovamente nel bosco, si continua a scendere comodamente oltrepassando un fosso. Sbucati su una costa marnosa, il sentiero piega a destra verso un palo dell’alta tensione e, virando successivamente a sinistra (tratto piuttosto infrascato), sottopassa l’elettrodotto. Si continua effettuando alcune svolte che precedono una più netta curva a sinistra, oltre la quale si approda in una traccia trasversale (cartelli) che seguiamo a sinistra. Poco più avanti si varca mediante ponticello il suggestivo Rio Grande, incontrando appena dopo un bivio dove a sinistra si stacca in sentiero n° 619. Noi proseguiamo diritto, ignorando dopo pochi minuti la diramazione per Peschiera Zamboni, proseguendo per bella mulattiera che svoltando a sinistra porta a guadare un ruscello. Sbucati in una radura, la si attraversa per traccia nell’erba alta tenendo d’occhio gli ottimamente posizionati segnavia. In corrispondenza di un altro ruscello si taglia il sentiero n° 623, il quale imboccato a destra condurrebbe a Peschiera Zamboni e a sinistra a Monteorsaro. Noi invece proseguiamo diritto per ampia traccia, inizialmente inerbita, che prosegue all’interno del bosco affiancata da suggestivi e antichi esemplari di muretti a secco. Dopo un paio di tornanti si sbuca in una stradina asfaltata che si segue a destra, immettendosi poco dopo nella strada per Peschiera Zamboni. La seguiamo a sinistra ritornando dopo pochi minuti al parcheggio nei pressi dell’ingresso del borgo di Roncopianigi.

 

 

Monte Scalocchi: anello da Cerreto Laghi

IMG_20180630_113955 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi 1344 m

Dislivello: 870 m ca

Durata complessiva: 5 h

Tempi parzialli: Cerreto Laghi-Monte Maccagnino (25 min) ; Monte Maccagnino-guado Torrente Riarbero (45 min) ; guado Torrente Riarbero-Passo del Lupo (50 min) ; Passo del Lupo-Passo di Cavorsella (25 min) ; Passo di Cavorsella-Monte Scalocchi (40 min) ; Monte Scalocchi-Passo di Belfiore (20 min) ; Passo di Belfiore-Cerreto Laghi (1,40 h)

Difficoltà: E (l’attraversamento del Monte Scalocchi implica un breve tratto classificabile come E+)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo Monti-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

Immagine (FILEminimizer)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che si svolge in luoghi solitari e ricchi di fascino. Sia il Monte Ischia quanto il Monte Scalocchi sono aggirati dal sentiero 00, tuttavia la seconda sommità è raggiungibile con breve deviazione dal percorso segnato.

Dal Lago del Cerretano si prende a sinistra un viottolo scalinato che sale a fianco di alberghi e ristoranti. Seguendo i segni bianco-rossi si continua poi per stradina asfaltata, fino ad immettersi in Via Belfiore propio sotto un grande condominio. Si va a sinistra effettuando subito un tornante destrorso nel quale si costeggia un altro condominio situato alla nostra sinistra. Appena dopo, in corrispondenza di una piccola staccionata in legno, si trova il poco visibile imbocco del sentiero n° 647C, che inizialmente attraversa una radura. Messo piede su una carraia la si segue a destra avanzando in leggera discesa, compiendo poi alcune svolte. Giunti ad un bivio, si prosegue per la traccia di destra procedendo in piano e attraversando un piccolo ruscello. Sbucati in una pista da sci in disuso, si sale per alcuni metri lungo il suo margine destro, per poi piegare a sinistra ed attraversarla. Rientrati nella faggeta si continua lungo il bel sentiero che con andamento pressoché pianeggiante avanza, dopo una curva a sinistra, in direzione N. Approdati su una dorsale boscosa si incontra un bivio segnato dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649D diretto alla sommità del Monte Maccagnino. Se si ha intenzione di effettuare questa breve digressione si seguono i puntuali segnavia assecondando costantemente la dorsale del monte. Poco più avanti si transita nei pressi di un’area disboscata e dopo una radura e un ultimo tratto nel bosco si sbuca in un pianoro con felci che costituisce la sommità del Monte Maccagnino 1393 m. Ritornati al bivio precedente si continua lungo il percorso n° 647C che comincia a perdere quota transitando poco sotto in prossimità di una fossa (si tratta di uno stagno). Si prosegue lungo il sentiero, quasi sempre ben incavato ma con sterpaglie, che avanza in costante discesa lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Riarbero. Si effettuano diversi tornanti (prestare costante attenzione agli ottimamente posizionati segnavia) perdendo successivamente quota alla sinistra di un solco, per poi svoltare nettamente a destra ed attraversarlo. Si continua per sentiero pianeggiante varcando un altro ruscello, proseguendo poi per traccia più ampia e per un tratto sassosa. Dopo un tornante sinistrorso si confluisce nel percorso n° 647 che si segue a destra avanzando inizialmente in leggera discesa. Si guadano due ruscelli incontrando poco dopo un bivio a quota 1021 m – situato poco prima del Torrente Riarbero – dove a destra si stacca il percorso n° 647B che si ignora. Si effettua invece il guado del torrente (impraticabile in caso di piena) e si prosegue per ampia mulattiera che inizialmente sale avendo a destra il corso d’acqua. Appena dopo occorre piegare nettamente a sinistra ignorando la traccia che continua diritto, proseguendo comodamente a mezza costa in direzione nord nella sponda destra orografica della valle formata dal torrente. A quota 1151 m incontriamo il bivio tra i percorsi 647 e 647A: seguendo il primo si raggiungerebbe il Passo del Lupo con minor tempo (circa 15 minuti in meno); continuando invece lungo il percorso n° 647A si compie un giro sensibilmente più lungo. Optiamo per la seconda possibilità e proseguiamo comodamente per l’ampia traccia all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Raggiunto un bivio (segnavia) si prende la traccia di destra che, avanzando in salita, effettua un svolta a destra. Si prosegue salendo in moderata pendenza, incontrando più avanti un bivio dove il percorso principale svolta nettamente a destra. Si continua lungamente lungo l’ampia mulattiera che guadagna quota piuttosto ripidamente nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Canale di Cavorsella. Dopo alcuni tornanti si raggiunge una dorsale prativa che si aggira mediante netta curva a sinistra. Approdati al Passo del Lupo, 1408 m, si prosegue in direzione del Passo di Cavorsella avanzando comodamente per l’ampia traccia contrassegnata n° 647. Con direzione est e poi nord si procede con andamento pressoché pianeggiante, o in leggera salita, attraversando in seguito un paio di ruscelli. Nei pressi di una pietraia situata alla nostra destra, si incontra un bivio dove da sinistra si inserisce il percorso n° 645. Proseguendo diritto si approda infine al boscoso Passo di Cavorsella 1505 m, situato sul crinale spartiacque tra il Monte Ischia a SW e il Passo di Pradarena a NE. Dal valico si prosegue in direzione del Passo di Belfiore imboccando a destra il sentiero 00, che per un buon tratto sale ripidamente tenendosi sulla sinistra del filo della dorsale, aggirando in questo modo la sommità del Monte Ischia. Usciti improvvisamente dalla vegetazione, si avanza in leggera salita e in piano, attraversando magnifici e panoramici pendii prativi. Raggiunta una selletta di crinale situata sotto il profilo nord del Monte Scalocchi, si abbandona il sentiero segnato guadagnando quota per traccia evidente che staccandosi a destra asseconda il filo della dorsale. Guadagnata la magnifica sommità del Monte Scalocchi, 1727 m, si prosegue per un tratto lungo l’aereo crinale, abbandonandolo poi per traccia che piega a sinistra e scende in obliquo. Dopo un tornante sinistrorso si rimette piede nel percorso segnato appena prima che esso entri nel bosco. Si prosegue lungo l’ottimo tracciato tenendosi perlopiù sulla sinistra del crinale divisorio, per poi recuperarlo raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 649, situato poco prima del Passo di Belfiore 1689 m. Imbocchiamo quindi questa traccia che nel primo tratto perde quota ripidamente effettuando alcune svolte e tornanti. Più in basso si piega a sinistra e si avanza verso ovest, fino a raggiungere il bivio con il sentiero n° 649C diretto, come del resto anche il n° 649, a Cerreto Laghi. Imbocchiamo il primo percorso attraversando inizialmente una piccola radura per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue lungo il bel sentiero attraversando una sequenza di ben sette ruscelli, di cui gli ultimi due generalmente con acqua anche nella stagione estiva. Si prosegue a mezza costa passando a fianco di una prima piazzola di carbonaia cui fa seguito poco dopo una seconda. Attraversa una panoramica pietraia, si prosegue all’interno del bosco aggirando mediante svolta a sinistra una costa. Si continua lungo il bellissimo e antico percorso dei carbonai effettuando alcune svolte ed aggirando più avanti un’altra costa. Dopo alcuni tornanti si scende per un breve tratto a fianco di un ruscello che poco sotto si varca. In seguito ci si immette in un’ampia mulattiera che si segue a sinistra avanzando in leggera salita. Senza possibilità di errore si raggiunge il bivio con il sentiero n° 647B che si stacca a destra e che si ignora. Dopo un ulteriore tratto in salita si sbuca nel margine inferiore di un’ampia area disboscata che si contorna per un buon tratto. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 649D, si svolta a sinistra raggiungendo in breve le prime case di Cerreto Laghi, immettendosi in Via Belfiore a pochissima distanza dall’imbocco del percorso n° 647C che abbiamo seguito all’andata.

 

 

 

Monti Cavalbianco e Asinara: anello da Ospitaletto

100_1977 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Ospitaletto 1135 m

Dislivello: 870 m

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Ospitaletto-Il Tornello (1 h) ; Il Tornello-Colle Brancia-sommità Cavalbianco (1,30 h) ; sommità Cavalvianco-Passo di Pradarena-Monte Asinara (1 h) ; Monte Asinara-Rifugio Rio Re (1 h) ; Rifugio Rio Re-Ospitaletto (1 h)

Difficoltà: E (E+ il crinale Colle Brancia-Monte Cavalbianco)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Ligonchio-Ospitaletto

map (3)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello completo e di grande interesse paesaggistico/panoramico. Il crinale che unisce il Colle Brancia alla sommità del Monte Cavalbianco è altamente spettacolare ed aereo ma privo di traccie segnate. Anche lo scavalcamento del Monte Asinara avviene fuori dall’ambito dei sentieri segnati (il percorso n°00 lo aggira a sud), tuttavia è consigliabile raggiungerne la cima per il notevole panorama che offre.

Parcheggiata l’auto in uno spiazzo sulla sinistra, poco dopo l’inizio del paese di Ospitaletto, si scende brevemente lungo la strada da cui siamo giunti, fino ad incontrare a sinistra l’imbocco del sentiero n° 643 (cartello). Inizialmente si sale a fianco di una casa, penetrando poi nel bosco ed effettuando un ripido obliquo ascendente. Aggirata poco dopo una ripida costa boscosa si entra nella valletta formata da un rio. Successivamente la traccia piega a sinistra (ad un bivio si ignora un evidente sentiero che prosegue diritto), riconducendo sul dorso della costa di prima. Il percorso principale guadagna quota effettuando alcuni tornanti, avendo per un tratto il dorso della costa come direttrice. Più in alto si piega decisamente a destra, avanzando in direzione del già menzionato rio. Si varca quest’ultimo (guado difficoltoso in caso di acqua abbondante) per poi continuare ancora a mezza costa fino a raggiungere un altro rio che si attraversa. Giunti in prossimità di un terzo ruscello, la traccia svolta repentinamente a sinistra procedendo in obliquo ascendente. Si attraversa nuovamente il rio di prima (il secondo dei due), per poi continuare a salire in moderata pendenza fino a sbucare in una strada asfaltata (paletto con cartelli). La si segue a destra (appena dopo l’asfalto lascia il posto allo sterrato) avanzando comodamente in piano/falsopiano. Si attraversano alcune vallette e valicano coste boscose, giungendo, dopo una netta curva a sinistra e un ultimo tratto in direzione ovest, in località Il Tornello1487 m. Da qui si imbocca a sinistra (cartelli) un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 643. Si guadagna quota in moderata pendenza, effettuando poco dopo una svolta a destra onde portarsi sul dorso di una costa. Si sale dolcemente in prossimità di quest’ultima, notando poco più avanti alla nostra destra un rio asciutto, ammirando lungo il cammino notevoli esemplari di faggio. Giunti a poca distanza dal menzionato rio, il sentiero segnato piega prima a sinistra poi a destra, avanzando successivamente in modo lineare e in moderata pendenza. Poco più avanti si varca il rio in questione, effettuando poi una ripida salita oltre la quale si sbuca in un magnifico anfiteatro delimitato ad est dalla dorsale Colle Brancia-Cavalbianco. Al primo bivio si abbandona il percorso segnato, imboccando a destra un’evidente traccia che poco più avanti sale alla sinistra di un solco. Al bivio successivo si svolta a destra, attraversando il menzionato solco e continuando per traccia che procede verso nord. Lambito il limite superiore del bosco, si attraversa una fascia con vegetazione e arbusti, per poi proseguire a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi. Si aggira una costa e si continua per sentierino molto panoramico in direzione di un poggio che costituisce il limite settentrionale della dorsale del Cavalbianco. Approdati sul poggetto, si inizia la risalita del crinale per tracciolina poco marcata che in breve conduce al sommo del primo dosso erboso. Il sentiero tende poi a perdersi: è sufficiente mantenersi sul dorso dell’ampio crinale puntando alla vicina sommità del Colle Brancia. Poco più in alto si recupera una traccia che, abbandonando temporaneamente la dorsale principale, si sposta a sinistra conducendo sul dorso di una costa secondaria. Da qui si piega a destra raggiungendo in breve la bellissima cima del Colle Brancia1714 m: di fronte a noi si dilunga l’estetico crinale che percorreremo fino alla sommità del Cavalbianco. Si continua lungo la dorsale spartiacque, raggiungendo una sella situata sotto un groppo erboso, alla cui sommità si approda salendo per ripida traccia che asseconda il filo del crinale. Dalla cima si scende alla sottostante selletta dove si incontrano due tracce: proseguiamo per quella di destra che asseconda la bellissima ed aerea dorsale. Ad un certo punto il sentiero piega repentinamente a destra onde aggirare un risalto roccioso, per poi proseguire tenendosi per un breve tratto sulla sinistra del crinale. Si risale successivamente l’ultima sezione della dorsale, guadagnando infine la spettacolare sommità del Monte Cavalbianco1855 m. Dalla cima si scende per il frequentato sentiero (segnavia n° 643A) che asseconda il crinale meridionale della montagna. Si discende quest’ultimo fino a raggiungere una selletta dominata da un poggetto boscoso. Qui il sentiero piega a sinistra procedendo in leggera discesa all’interno del bosco. Poco più avanti ci si immette nel percorso n° 643, proveniente da Il Tornello, e lo si segue raggiungendo in pochi minuti il Passo di Pradarena1575 m. Dal valico si imbocca a sinistra il sentiero 00, seguendo inizialmente una carraia che si abbandona quasi subito per sentiero a sinistra. Assecondando quest’ultimo, si guadagna quota piuttosto ripidamente attraversando per tre volte la carrareccia precedentemente abbandonata. Messo piede per la quarta volta sulla sterrata, la si segue a destra uscendo presto dal bosco (notevole colpo d’occhio sulle Alpi Apuane), giungendo poco dopo ad un bivio dove si svolta repentinamente a sinistra per ampia traccia. Seguendo quest’ultima ci si riavvicina all’ampia dorsale nord-occidentale del Monte Asinara, che si incomincia a risalire mediante sentiero che si stacca a destra una volta giunti ad un grosso blocco di cemento (si tratta del basamento del palo di un vecchio skilift). La traccia guadagna quota per ripidi pendii prativi, conducendo in circa 10 minuti di cammino sulla panoramica sommità del Monte Asinara1731 m. Dalla cima si segue in discesa l’ampia dorsale sud/est, assecondando una traccia che poi tende a perdersi poco prima di giungere al Passo della Comunella1619 m. Dal valico si abbandona il crinale divisorio imboccando a sinistra l’ampio sentiero n° 639C. Dopo una breve ma ripida discesa all’interno della faggeta, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 639) che si segue a destra in direzione del Rifugio Rio Re. Si avanza perlopiù in piano varcando due rii ed aggirando una costa boscosa. Il percorso prosegue a mezza costa tagliando ripidi pendi all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Procedendo quasi sempre in piano ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge infine un bivio (cartelli) dove si prende a sinistra il sentiero n° 639B per il Rifugio Rio Re. La traccia procede inizialmente in leggera discesa tenendosi costantemente sulla sinistra del dorso di una costa. Poco più avanti, mediante svolta a destra, si valica la menzionata costa e si scende in obliquo tagliando ripidi fianchi boscosi. Penetrati in un rimboschimento a conifere si inizia a discendere l’erto pendio effettuando numerosi tornanti. Si approda infine nei pressi del Rifugio Rio Re1345 m, da cui si imbocca a sinistra la carraia di accesso. Si effettuano inizialmente un paio di tornanti e si prosegue per la carrozzabile abbandonandola temporaneamente per sentiero a destra. Poco più avanti ci si immette nuovamente nella carrareccia di prima che si segue in leggera discesa lungo la sponda sinistra orografica della Valle del Rio Re. In circa 30 minuti di cammino dal rifugio, si giunge al bivio con il sentiero n° 637 che si stacca a destra: lo si ignora e si continua per la carrareccia che procede in falsopiano. Mediante curva a sinistra si aggira una costa boscosa, notando appena dopo, ad un bivio, un sentiero che si stacca a destra e che va ignorato. Più avanti si penetra nella valle formata dal Torrente Rossendola: si guada il corso d’acqua e, poco prima di immettersi nella S.P. 18, si imbocca un sentiero a sinistra. Procedendo in costante salita, si raggiungono le prime case di Ospitaletto e, poco più in alto, la provinciale a poca distanza dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

Alta Val d’Enza: anello da Miscoso

100_1748 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Miscoso 901 m

Dislivello: 975 m

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Miscoso-Ponte della Golara-Valcieca (1 h) ; Valcieca-Monte Palerà (1,45 h) ; Monte Palerà-Rigoso-Lago Squincio (1,15 h) ; Lago Squincio-Lago Paduli (diga)-sentiero n° 659-sentiero SD-Miscoso (2 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Miscoso ; Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto-Lugolo-Miscoso

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Ampio e splendido anello che si sviluppa da una sponda all’altra dell’Alta Val d’Enza. L’itinerario proposto implica la salita al Monte Palerà da Valcieca seguendo il sentiero n° 735A/739. Si tratta di un percorso in totale disuso con segnaletica estremamente carente che pone non poche difficoltà nel reperimento della giusta traccia. Basterebbe un po’ più di impegno finalizzato a rivalutare sentieri e mulattiere storiche che versano in stato di semi abbandono. L’anello si svolge a cavallo tra le province di Reggio-Emilia e Parma.

Parcheggiata l’auto nei pressi del ristorante “La Montanara”, situato lungo la provinciale poco sopra il centro di Miscoso, si imbocca Via della Croce e la si segue fino a raggiungere una caratteristica fontanella situata alla nostra destra. Da qui si prende la stradina di destra, uscendo presto dal magnifico e antico borgo, proseguendo per sentiero infrascato (percorso CAI n° 609) in costante discesa. Dopo un tratto in direzione N/NE e alcuni tornanti, si esce in un’area disboscata dove, ad un bivio, si svolta repentinamente a destra ignorando tracce che si staccano a sinistra. Effettuando inizialmente altri tornanti e continuando a perdere quota piuttosto ripidamente, si confluisce infine in un’ampia traccia trasversale che si segue a sinistra (cartelli). Dopo una ripida discesa si approda al medievale Ponte della Golara675 m, mediante il quale si oltrepassa il Torrente Enza. Si prosegue per ampia mulattiera incontrando subito un bivio (cartelli) dove si prende la traccia di sinistra. Il percorso inizia a guadagnare quota in costante ripida salita effettuando diverse svolte, costeggiando più in alto il margine sinistro di un vasto campo (sulla destra possiamo ammirare notevoli esemplari di muretti a secco). In seguito ci si immette in una carraia che si segue uscendo successivamente dal bosco, avanzando a fianco di panoramici campi. Poi il tracciato svolta a destra progredendo in piano/falsopiano al sommo di bellissimi prati, rientrando in breve all’interno del bosco. Poco più avanti si sbuca nella S.P. 68 appena prima del paese di Valcieca. Si segue l’asfalto a destra imboccando la prima stradina in salita che si stacca a sinistra a fianco di una casa. Raggiunta una presa dell’acquedotto con maestà sulla destra, si prende la traccia di sinistra che procede in leggera salita inizialmente a fianco di un fosso. Si continua lungo l’ampia mulattiera fino ad incontrare, dopo una svolta a sinistra, un bivio. Qui giunti, nonostante verrebbe spontaneo proseguire diritto, si deve invece imboccare la traccia di destra (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero appena dopo il bivio). Si sale per mulattiera affiancata da panoramici campi, raggiungendo poco più avanti un altro bivio dove si deve svoltare a destra per ampia traccia in leggera salita (segnaletica insufficiente). Dopo una netta svolta a sinistra si incontra sulla destra una fontana (acqua non sempre presente), oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa ignorando a destra una traccia inerbita. Giunti ad un bivio all’interno di un’area disboscata, si deve prendere la traccia di destra (segnavia assenti) mediante la quale si rientra nel bosco. Si varca un ruscello (appena prima di esso si incontra un segnavia sul tronco di un albero) e si prosegue per l’ampia traccia in moderata pendenza. Si avanza in direzione nord, immettendosi più avanti in un’altra carraia d’esbosco che si segue fino a raggiungere un incrocio. Qui si deve piegare nettamente a sinistra per ampia traccia pianeggiante in leggera discesa, incontrando poco dopo un ulteriore bivio (paletto con due frecce segnaletiche di colore giallo e blu). Si abbandona la carraia per imboccare a destra un ripido sentiero che in breve conduce ad una caratteristica selletta sulla dorsale Ronco Bora/Palerà. Da qui si prosegue verso sinistra per la traccia di crinale (percorso CAI n° 739) che dopo il primo tratto avanza alla destra del filo della dorsale, per poi assecondarlo nuovamente. Si scende poi ad un piccola selletta, più che altro un fosso, dalla quale si riprende subito a salire ripidamente giungendo in vista di alcuni resti murari e, appena dopo, al sommo di un panoramico poggio a quota 1170 m. Qui sorgeva Il Castellaro: “eretto dalla famiglia Vallisneri tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV e distrutto nel 1448 dalle truppe del Comune di Parma” (Andrea Greci: GUIDA AI SENTIERI DELL’APPENNINO PARMENSE- Val Bratica, Val Cedra e Val d’Enza ; GAZZETTA DI PARMA 2011). Dalla sommità si scende molto ripidamente per labile traccia alla sottostante sella boscosa da cui si continua per il percorso di crinale. Poco più avanti il sentiero procede a destra della dorsale, avanzando in leggera discesa, per poi rimontare sul crinale raggiungendo in breve un’area di bosco rado. Qui la traccia sembra perdersi: si deve piegare leggermente a destra scorgendo un varco tra la folta vegetazione. Si prosegue per labile sentiero raggiungendo una selletta da cui, ignorando a destra un’ampia traccia, si continua diritto lungo il sentiero di crinale. Si guadagna quota in ripida salita, prima assecondando il filo della dorsale boscosa, poi salendo alla sua sinistra per traccia stretta e anche scoscesa (diversi segnavia sbiaditi). Si esce infine in una radura arbustiva dove il sentiero sembra perdersi: si deve proseguire mantenendosi in quota per labilissima traccia nell’erba alta prestando attenzione ai segnavia sugli alberi. Poco più avanti si scende verso sinistra per qualche metro onde immettersi in una traccia più evidente che si segue puntando al limite del bosco che si ha di fronte (nel caso si smarrisse il sentiero, è sufficiente salire a destra fino a rimettere piede sul dorso del crinale boscoso alla cui sinistra ci troviamo). Ritornati nei pressi del filo della dorsale, Il percorso prosegue tenendosi leggermente a sinistra di quest’ultimo, conducendo poco più avanti in un’altra radura dove il sentiero sembra nuovamente perdersi. Da qui, anche se verrebbe spontaneo proseguire diritto, si deve invece svoltare repentinamente a sinistra e scendere per labilissima traccia nell’erba alta. Poco più in basso si nota a sinistra una recinzione con filo spinato dove si rinviene uno sbiaditissimo segnavia su un tronchetto di sostegno che ci conferma di essere nel percorso giusto (la dorsale del Monte Palerà, proprio in corrispondenza dell’appena menzionata radura, si sdoppia: noi dobbiamo percorrere il ramo di sinistra). Poi si penetra nel bosco, scendendo per sentiero ancora poco evidente ma con segnaletica più puntuale. Poco dopo si sbuca al sommo di un panoramico pendio prativo dove è possibile ammirare una notevole visuale sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. Si continua lungo il crinale boscoso tenendosi appena a destra di una recinzione con filo spinato: quando il sentiero si sposta a destra, noi non lo seguiamo ma continuiamo ad assecondare il filo della dorsale. Poco più avanti si incontrano alcuni segnavia e la traccia si sposta sulla sinistra del crinale: la seguiamo andando a destra ad un bivio poco marcato (guardando di fronte si scorge un segnavia e, in lontananza, la dorsale prativa del Monte Palerà). Si esce dal bosco avanzando per labile traccia nell’erba alta, piegando successivamente a destra onde rimontare sul dorso del crinale caratterizzato dalla recinzione già incontrata poco prima. Oltrepassata quest’ultima, si rinviene la continuazione del percorso segnato che si segue tenendosi sulla destra del filo del crinale. Appena dopo ci si sposta a sinistra approdando al sommo di splendidi pendii prativi e si prosegue restando nei pressi del limite del bosco e della recinzione con filo spinato. Ci si sposta nuovamente per un breve tratto alla destra del crinale, per poi rimontare su di esso ormai in vista della doppia cima del Monte Palerà. Dopo aver raggiunto l’anticima, si scende alla sottostante selletta, guadagnando infine la sommità principale, 1315 m, caratterizzata da un grandioso panorama. Dalla cima si scende lungo il crinale meridionale che nel primo tratto è molto erto, ma allo stesso tempo suggestivo e panoramico. Dopo una discesa per ripido e scosceso pendio in parte roccioso, si raggiunge una sella da cui si continua per sentiero evidente che progressivamente si amplia. Usciti dal bosco ci si immette in una carraia proveniente da destra e la si segue in direzione della Cima Nuda che poi si lascia a sinistra effettuando una netta svolta a destra. Dopo un tornante sinistrorso, si confluisce in un’altra carrareccia che si segue a sinistra, raggiungendo in breve uno spiazzo adiacente alla S.P. 665, ai piedi del boscoso poggio denominato Monte Bastia. Da qui non resta altro che seguire la panoramica strada verso Rigoso, ammirando lungo il cammino stupende visuali dell’Alpe di Succiso. Dalle prime case del paese si imbocca la stradina di sinistra, raggiungendo in breve la chiesa e la piazza principale di Rigoso1131 m. Da qui si svolta a sinistra e appena dopo a destra, seguendo uno stradello che riconduce sulla provinciale. La si segue a sinistra solo per poco: infatti, raggiunto un bivio evidente (cartelli), si imbocca a destra una carraia in salita (percorso CAI n° 703) in direzione del Lago Squincio. Si segue la carrareccia (percorsa da mezzi di esbosco) fino ad incontrare un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Appena dopo si attraversa una prima area disboscata oltre la quale, ad un bivio, si prende la carraia di sinistra. Seguendo l’ampia traccia si aggira mediante svolta a destra una costa, sbucando successivamente in un’area disboscata. Si segue la carraia d’esbosco che avanza in leggera salita transitando a fianco di un grosso masso situato alla nostra destra. Oltre una svolta a destra si presenta un bivio (segnavia) dal quale si prende la mulattiera di sinistra che procede inizialmente in salita. Dopo il primo strappo, il percorso avanza pianeggiando a mezza costa, attraversando alcune pietraie e procedendo all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Mediante breve risalita si guadagna il dorso di una costa che si doppia, scendendo poi leggermente fino ad approdare in un ripiano prativo dove alla nostra destra è situato il Lago Squincio, 1238 m, chiuso ad occidente da una diga. Piegando invece a sinistra si raggiunge un bivio (cartelli), dove si imbocca il sentiero n° 703C in direzione della diga del Lago Paduli. La traccia perde quota in costante discesa compiendo subito una netta curva a destra ed effettuando in seguito altre svolte. Poi si scende a fianco di una linea elettrica e si continua a perdere quota fino a mettere piede nella S.P. 665 a poca distanza dalla diga. Si segue l’asfalto a sinistra raggiungendo in breve un bivio dove si svolta a destra in direzione di Miscoso Ramiseto. Si attraversa il ponte stradale antistante la diga del Lago Paduli e, al primo bivio (tabella e cartelli), si prende a destra un’ampia traccia in salita delimitata a destra da una recinzione. Raggiunto subito dopo un altro bivio (cartelli), si piega a sinistra in direzione del Rifugio Sarzana, proseguendo sempre a sinistra al successivo bivio collocato nei pressi di un cippo. Si segue lungamente la bella e comoda mulattiera (percorso CAI n° 659) dapprima in lieve/moderata pendenza, poi perlopiù in piano/leggera salita. Più avanti si contorna il margine sinistro di una piccola torbiera e si prosegue attraversando in seguito un’area di rado bosco. Successivamente si guada il Rio Garzoli e si continua guadagnando quota in moderata pendenza fino a valicare una costa boscosa. Poco dopo si incontra un bivio (cartelli) dove si abbandona il sentiero n° 659, imboccando a sinistra il percorso contrassegnato come SD (Sentiero dei Ducati) in direzione di Miscoso. La traccia avanza verso est attraversando poco più avanti una radura arbustiva, per poi rientrare nel bosco procedendo perlopiù in quota. Dopo aver oltrepassato una orripilante carraia di esbosco, si continua per il comodo sentiero che dopo un tratto in piano inizia a scendere verso il fondo della valletta formata dal Canalaccio. Si varca quest’ultimo e un suo ramo secondario per poi affrontare una breve ma ripida salita che deposita in una selletta. Si continua per traccia che attraversa un’area di bosco rado, raggiungendo poco dopo un rifugio. Da quest’ultimo si prosegue per carraia che presto va abbandonata imboccando a sinistra un sentiero (segnavia). Dopo aver varcato un ruscello, si sbuca in un’orribile carraia di esbosco che si attraversa rinvenendo sulla destra la prosecuzione del sentiero. Si continua per comoda traccia procedendo in piano a mezza costa ed attraversando un’area di bosco rado. Aggirata una costa boscosa, il percorso cambia direzione avanzando verso est a mezza costa in piano e leggera discesa. Dopo un paio di svolte, si continua sempre a mezza costa attraversando una sequenza di tre solchi (appena dopo aver varcato il terzo canale, la traccia giusta è quella che avanza in salita e non quella che si stacca a sinistra in piano). Successivamente, procedendo a saliscendi, si attraversano altri due fossi, per poi scendere all’interno di un’area di bosco rado. Dopo una svolta a destra, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra raggiungendo un bivio, situato in località Costalta, dove si prosegue diritto. Si continua per mulattiera sbucando poco dopo in una bella radura dove si svolta a sinistra, ignorando a destra una carraia. Al successivo bivio, situato nei pressi di un’altra radura, si prende la traccia di sinistra, effettuando in seguito un’ampia curva verso destra. Il percorso asseconda successivamente il dorso di una panoramica costa che offre notevoli visuali, soprattutto verso il Monte Palerà. La bella mulattiera/carraia si sposta poco dopo a destra scendendo nel bosco (ad un bivio si ignora una traccia che si stacca a destra) per poi risalire leggermente per un breve tratto. Si continua a perdere quota per la panoramica carraia confluendo più in basso in un’altra traccia. Giunti ad un bivio, si prosegue a sinistra verso Miscoso, raggiungendo poco dopo l’edificio della Pro Loco Capo D’Enza. Oltre quest’ultimo si rientra nel bosco e si continua a scendere per bella mulattiera, effettuando in ultimo una svolta a sinistra fino a rimettere piede nella S.P. 15, proprio di fronte al ristorante “La Montanara”.

 

Alpe di Succiso: dal Passo della Scalucchia per la cresta sud

100_1556 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Passo della Scalucchia-Conca del Prataccio (2 h) ; Conca del Prataccio-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-cresta sud Alpe di Succiso-sommità Alpe di Succiso (1 h) ; sommità Alpe di Succiso-Rifugio Rio Pascolo (1 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Buca del Moro-Passo della Scalucchia (1,30 h)

Difficoltà: EE/EEA il tratto iniziale (facoltativo) della cresta sud dell’Alpe di Succiso ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (per il tratto di ferrata all’inizio della cresta sud dell’Alpe di Succiso è consigliabile avere con se il materiale necessario per l’autoassicurazione)

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello che permette la conoscenza di luoghi di grande fascino ambientale e notevole impatto panoramico. Nella prima sezione dell’itinerario si percorre la storica Via Parmesana in direzione del Passo dell’Ospedalaccio. Poco prima di quest’ultimo si stacca un sentiero che permette di raggiungere il magnifico anfiteatro prativo conosciuto come il Prataccio, e, poco più in alto, la sorgente del Secchia. Approdati al caratteristico Passo di Pietra Tagliata, si incomincia la risalita dell cresta meridionale dell’Alpe di Succiso, implicante all’inizio un tratto di ferrata che è possibile evitare a destra per sentiero. Dalla sommità dell’Alpe si scende per crinale alla Sella del Casarola, da cui ci si cala nel sottostante vallone del Rio Pascolo che ha pochi eguali in fatto di grandiosità. A grandi linee questo è percorso che effettueremo e che cercheremo di gustare passo dopo passo senza fretta, camminando con lentezza e stupore.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si imbocca a sinistra un’ampia traccia (si tratta dell’antica Via Parmesana, contrassegnata n° 667B) che procede in piano a mezza costa. Si cammina perlopiù all’interno del bosco – con qualche apertura panoramica – aggirando alcune coste. Dopo dieci minuti dal punto di partenza, mediante svolta a destra, si doppia un’altra costa oltre la quale si ammirano interessanti stratificazioni nonché un notevole panorama sui monti della Val Secchia. Si prosegue per la storica mulattiera allargata a carraia (purtroppo percorsa dai fuoristrada), varcando alcuni ruscelli e raggiungendo un bivio (cartelli): qui si ignora la traccia di sinistra che conduce al vicinissimo Bivacco Pra Po e si continua diritto procedendo per un breve tratto in salita. Poco più avanti si ignora a destra il percorso n° 677 per la Buca del Moro e si prosegue diritto per l’ampia traccia che poi si restringe a sentiero. Lo si segue dapprima in piano all’interno del bosco per poi uscirne temporaneamente, procedendo per alcuni metri in discesa. Rientrati nella splendida faggeta, si avanza in leggera discesa, risalendo poi leggermente ed aggirando una costa. Oltre quest’ultima si perde quota per alcuni metri fino ad approdare al sottostante grandioso pianoro prativo in località Capiola1332 m. Si varca il Fosso delle Polle incontrando poco più avanti un bivio (cartelli) dove a destra si stacca il sentiero n° 651 diretto alla sommità del Monte Casarola. Noi proseguiamo diritto per l’ampia traccia che svoltando a sinistra inizia a perdere quota affiancata da cespugli di ginepro. Al sottostante bivio (segnavia) si prende il sentiero che si stacca a destra in discesa. Poco dopo si rientra nel bosco e si raggiunge, nei pressi del Fosso della Rivaccia, un altro bivio, dove si ignora a sinistra il percorso n° 651 proveniente dal fondo della Val Secchia. Si continua lungamente nonché comodamente per l’ampia mulattiera perlopiù in piano o leggera discesa in bellissimo ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una panoramica radura con arbusti ed aggirato una costa boscosa, si penetra nella valle formata dal Fiume Secchia. Si procede in discesa varcando un ruscello (una traccia che si stacca a destra va ignorata) fino a raggiungere il greto del fiume che si guada. Successivamente si continua per ampia traccia prima in salita poi pressoché in piano. Dopo l’aggiramento dell’ennesima costa boscosa, si deve attraversare il margine superiore di un’ampia area disboscata, seguendo l’orripilante carraia d’esbosco che disgraziatamente e rovinosamente ricalca per un tratto l’antico tracciato. Ignorato a sinistra il percorso n° 675 proveniente da Cerreto Alpi, si prosegue diritto per alcuni minuti entrando in una valletta ed incontrando un bivio. Qui si abbandona la Via Parmesana (che prosegue verso il non lontano Passo dell’Ospedalaccio) per imboccare a destra la continuazione del sentiero n° 675 che  inizialmente procede in moderata pendenza. Poco più avanti si penetra in un rimboschimento a conifere e si prosegue in direzione NE aggirando la Costa Marinella. Oltre quest’ultima il percorso avanza verso NW inizialmente in leggera discesa per poi riprendere a guadagnare quota. Si attraversano in obliquo ascendente pendii caratterizzati da massi e si transita nei pressi di un paio di piazzole di carbonaia. Poco più avanti si esce in una piccola radura dove si ha un notevole colpo d’occhio sul versante sud del Monte Casarola. Rientrati nel bosco, si incomincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte ed incontrando altre piazzole di carbonaie. Si approda infine nel magnifico pianoro prativo del Prataccio1509 m, certamente uno dei più grandiosi anfiteatri naturali di tutto l’Appennino settentrionale. Lo si attraversa interamente in direzione ovest, passando nei pressi di un caratteristico masso, oltre il quale si rientra nella faggeta. Se ne esce poco più avanti rinvenendo sulla sinistra, all’interno di una selvaggia valletta, la Sorgente del Secchia1536 m. Si prosegue a destra per ripida traccia che presto rientra nel bosco e conduce, dopo una netta svolta a destra, ad un magnifico balcone panoramico da cui si ammira una notevole visuale sulla sottostante conca del Prataccio. Successivamente si sale tra rado bosco uscendone poco più avanti, avanzando per l’ottimo sentiero che si sposta in direzione del severo versante meridionale dell’Alpe di Succiso. Mediante alcuni tornanti si guadagna quota ai piedi di ripidi e scoscesi pendii, effettuando in seguito un obliquo ascendente durante il quale si ammira una notevole visuale sul gendarme roccioso della cresta NE del Monte Alto. Dopo altri stretti e ripidi tornanti, si approda al caratteristico Passo di Pietra Tagliata1680 m, punto di incontro della cresta sud dell’Alpe di Succiso con quella NE del Monte Alto. Dal valico si inizia la risalita del crinale alla volta della cima dell’Alpe di Succiso, assecondando un sentiero (n° 671) che evita sulla sinistra un primo spuntone roccioso. Subito dopo si incontra un bivio: a destra prosegue la traccia segnata che, procedendo a mezza costa, evita a destra un gendarme roccioso; a sinistra inizia un tratto di ferrata mediante il quale si scala il menzionato gendarme. Optiamo per la seconda soluzione e scaliamo facili rocce (A+) fino a raggiungere la base di una liscia placchetta. La si supera direttamente utilizzando, oltre il cavo ben teso, una staffa metallica utile come appiglio (B). Dalla sommità del gendarme si continua in traverso per esposta crestina (A+) per poi aggirare sulla sinistra, dopo un breve tratto di sentiero, uno spuntone per ariosa cengetta (A). Oltre quest’ultimo passaggio ha termine la variante attrezzata (che per le sue caratteristiche andrebbe considerata come una diramazione/continuazione del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena). Appena dopo il tratto di ferrata ci si ricongiunge con il sentiero normale e si prosegue ripidamente assecondando o restando nei pressi del filo del crinale. Poco più avanti si guadagna quota tenendosi appena a destra di una crestina con roccette, continuando poi per crinale fino a raggiungere il sommo della prima ripida sezione del percorso di cresta. Si prosegue molto più comodamente abbandonando per un tratto il filo della dorsale, per poi scendere ad una selletta ai piedi della seconda sezione della cresta. Per ripida traccia si raggiunge la sommità di un groppo, proseguendo successivamente lungo il filo del crinale e alla sinistra di esso. Poco dopo si guadagna un’altra sella al vertice di un ripido canalone (si tratta del canale ovest dell’Alpe di Succiso) da cui si continua per il sentiero principale effettuando un ripido e faticoso obliquo ascendente a sinistra del filo di cresta. Approdati in un’ampia sella poco sotto la sommità della montagna, si affronta l’ultimo breve ma ripido strappo che precede la magnifica cima dell’Alpe di Succiso2016 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla vetta ci si dirige verso est raggiungendo subito una vistosa piramide di sassi, iniziando poi a perdere quota assecondando il filo del panoramico crinale orientale. Successivamente si prosegue in piano/leggera salita tenendosi appena a sinistra della cresta. Più avanti, una volta recuperato il filo del crinale, si deve svoltare repentinamente a destra (segnavia) e calarsi nel lato opposto per breve ma ripido canalino. Avanzando comodamente per la panoramica dorsale si raggiunge infine la Sella del Casarola1960 m. Da qui si piega a sinistra iniziando la discesa all’interno del magnifico vallone del Rio Pascolo. Il sentiero (segnavia n° 655) effettua subito un obliquo discendente verso destra, per poi svoltare a sinistra e perdere quota ai piedi dei pendii occidentali del Monte Casarola. Mediante spostamento a sinistra si raggiunge un vistoso ometto, riprendendo poi a scendere lungo la sponda destra orografica della valle. Più in basso si approda in una pietraia situata poco sotto una suggestiva fascia rocciosa formata da lisce placche (ci troviamo in un ambiente montano che ha pochi eguali in fatto di maestosità). La traccia, ottimamente segnata, prosegue perdendo quota a mezza costa nel lato destro del vallone, fino a svoltare repentinamente a sinistra e varcare il Rio Pascolo. Appena dopo si piega a destra procedendo per un breve tratto in salita, riprendendo poi a scendere – anche piuttosto ripidamente – per pendio prativo a destra del limite del bosco. Più in basso si raggiunge il Rifugio Rio Pascolo “Paolo Consiglio” 1570 m (poco prima si stacca a destra una traccia segnata che si congiungerà in seguito con il sentiero n° 669B) dove è vivamente congiliabile una sosta ristoratrice. Dal rifugio si scende al sottostante bivio con cartelli da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 655 diretto a Succiso Nuovo. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, si incontra un bivio poco evidente (fino ad inizio luglio 2017 era presente un vistoso ometto di sassi, successivamente distrutto dal solito idiota di turno), dove si abbandona il sentiero n° 655 appena prima di una sua netta svolta a sinistra. Prendendo a destra la traccia contrassegnata n° 669B, si varca inizialmente un ruscello (si tratta di un ramo del Rio Pascolo) per poi attraversare in leggera discesa una radura arbustiva con folta vegetazione, congiungendosi qui con il sentiero n° 699. Si continua a scendere all’interno del bosco, sbucando poco dopo in una radura con conifere, dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Poco più avanti si approda in uno spiazzo (cartelli) da cui si continua a destra salendo per carraia d’esbosco. Effettuando una curva verso destra si aggira una costa boscosa, iniziando poco dopo l’attraversamento di un’ampia area disboscata. Al termine di essa si guada il Rio Passatore, continuando poi in leggera salita nella faggeta fino a raggiungere una bella radura che si attraversa. Dopo aver varcato un ruscello asciutto, si sale all’interno del bosco in moderata pendenza valicando infine una costa. Successivamente si prosegue pressoché in piano o in leggera salita, approdando poco più avanti sul dorso di un’altra costa (località Buca del Moro1475 m), dove si prende a sinistra il percorso n° 667 per il Passo della Scalucchia. Si procede inizialmente in leggera discesa effettuando subito un’ampia curva a sinistra, per poi scendere con maggiore decisione per sentiero incavato. Poco più avanti si recupera il dorso della costa che si risale per un breve tratto temporaneamente fuori dal bosco. Si piega poi a destra rientrando nella faggeta, proseguendo per ottimo sentiero che avanza in piano/leggera discesa. Oltre l’aggiramento di una costa, si discende in obliquo un panoramico pendio dove è possibile ammirare ampie visuali sulla Val Secchia e il Monte Ventasso. Dopo un tratto all’interno del bosco, si risale una dorsale prativa ignorando ad un bivio (cartelli) il sentiero n° 677 che si stacca a destra. Lambita la panoramica sommità del Monte Piano1419 m, si penetra nuovamente nel bosco procedendo prima in discesa, poi, per un breve tratto, in salita lungo una sponda boscosa con rocce affioranti. Dopo una netta svolta a sinistra in cui si aggira una costa, si perde quota attraversando belle radure alternate a macchie boscose. In breve si fa ritorno allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto, situato poco sotto il Passo della Scalucchia.