Anello di Cervarezza

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Punto di partenza/arrivo: Cervarezza 897 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Cervarezza-Cà Malagoli (1, 45 h) ; Cà Malagoli-Cà Ferrari (1, 15 h) ; Cà Ferrari-Frassinedolo (40 min) ; Frassinedolo-Cervarezza (1,20 h)

Difficoltà: E

Ultima verifica: luglio 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – Le Valli del Secchia e l’Alta Garfagnana – L’Escursionista Editore 2008

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Cervarezza

1 (FILEminimizer)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Inusuale anello alla scoperta di borgate e angoli remoti della Val Secchia. La segnaletica è assente per quasi tutta l’estensione del percorso.

Abbandonata l’auto in un parcheggio situato poco prima di entrare nel centro vero e proprio di Cervarezza, si scende lungo Via della Resistenza che, attraversando interamente il nucleo più antico, costituisce la strada principale. Nel momento in cui essa inizia a salire si imbocca a sinistra Via Giuseppe Notari, svoltando subito a sinistra. Seguendo un viottolo si svolta a destra transitando appena dopo a fianco di un bel lavatoio. Usciti nel parcheggio antistante si segue verso sinistra una stradina asfaltata abbandonandola appena dopo per stradello diretto al campo sportivo. Raggiunto un bivio con carraia che si stacca a destra, si imbocca quest’ultima (indicazione per Busana) procedendo in lieve discesa all’interno di un bel castagneto. Poco più avanti si passa a fianco di una casa, raggiungendo in breve una presa dell’acquedotto situata alla nostra sinistra. Si continua diritto per ampia traccia che avanza in discesa per poi risalire leggermente valicando una selletta (tracce secondarie che si staccano ai lati sono da ignorare). Successivamente si svolta a sinistra perdendo quota a fianco di campi, continuando lungo il percorso principale che si restringe a sentiero per poi ampliarsi nuovamente. Varcato il Rio Bolzone si sale per poco fino a sottopassare una linea elettrica, entrando appena dopo nel suggestivo borgo di Casale, 795 m. Attraversato il nucleo più antico, si raggiunge la strada asfaltata per Talada, nei pressi di una piazzetta caratterizzata da un dirupo di rocce scure. Seguiamo l’asfalto a sinistra solo per poco, svoltando poi a destra per stradina a fianco di alcune case, avanzando successivamente per carraia in discesa. Si procede lungo il percorso principale transitando nelle vicinanze di un capanno, incontrando più avanti una madonnina cui fa seguito una bella fontana. Si continua per comoda carraia che avanza in leggera salita e in piano, ignorando ad un bivio una traccia che si stacca a sinistra. Si effettua invece una svolta a destra in salita, proseguendo poi a mezza costa ammirando notevoli visuali sulla Val Secchia. Si continua successivamente in lieve salita, a saliscendi e poi in più decisa discesa. Dopo una netta svolta a sinistra si incontra un bivio (cartelli per Busana e per l’Ecomaratona del Ventasso) dove si vira a destra per ampia traccia che inizialmente transita nei pressi di un palo della linea elettrica. Passati a fianco di una casa diroccata, si avanza all’interno di un magnifico bosco (sulla destra sono visibili antichi esemplari di muretti a secco), varcando successivamente una valletta. Segue una ripida salita oltre la quale si raggiunge un bel poggetto caratterizzato da affioramenti di gesso. Si procede inizialmente in discesa per poi riguadagnare quota, valicando in questo modo un’altra costa boscosa con poggetto a sinistra. Si avanza successivamente in discesa per magnifico tracciato affiancato da suggestivi muretti a secco. Appena dopo ci si immette in una mulattiera (indicazioni dell’Ecomaratona del Ventasso) che seguiamo a sinistra in discesa, ammirando il selciato originario e, poco più avanti, usciti temporaneamente dal bosco, stupendi muretti a secco formati da massi di roccia vulcanica. Aggirato mediante netta svolta a sinistra il dorso di una costa, si continua a perdere quota rientrando nel bosco e, dopo aver effettuato due piccole svolte, si raggiunge una selletta. Ignorato il sentiero che prosegue diritto, si vira a sinistra per vecchia mulattiera poco frequentata, penetrando in una valletta che si attraversa facendosi largo tra vegetazione invadente e fastidiosa. Appena dopo si abbandona questo tracciato imboccando a destra un sentiero, ormai totalmente abbandonato, che ci darà filo da torcere per individuarlo. Passati sotto il tronco di un albero caduto, si avanza per l’incerta traccia (sbiaditissimo segnavia bianco-azzurro) effettuando alcuni piccoli tornanti. Approdati nel sottostante ripiano con sterpaglie la traccia si perde: noi continuiamo ad avanzare in direzione S/SE al centro della valletta formata dal Rio Fontanalbo, che si trova alla nostra destra. Continuando in questa direzione si attraversa un ripiano boschivo dove la traccia scompare del tutto. Poco dopo si varca il menzionato rio (asciutto), procedendo sempre in direzione S/SE avendo quest’ultimo alla nostra sinistra. Avanzando senza una vera e propria traccia si sbuca poco più avanti in un’area con felci e rovi. La si deve obbligatoriamente attraversare transitando a fianco di un rudere seminascosto dalla vegetazione, piegando oltre quest’ultimo leggermente a destra. Rientrati nel bosco il tracciato diviene molto più evidente (si scorge sul tronco di un albero un altro segnavia bianco-azzurro) e conduce, dopo una breve discesa, in una carraia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, procedendo a saliscendi prima all’interno del bosco poi a fianco di panoramici campi, si raggiunge infine Cà Malagoli 569 m. Si continua lungo la carrareccia d’accesso immettendosi poi in una stradina asfaltata in corrispondenza di alcuni capannoni agricoli e una casa isolata (località Ghiaie 516 m). Si segue la strada a sinistra salendo verso Talada, ammirando lungo il tragitto bellissime visuali sulla Val Secchia. Giunti in corrispondenza di una netta curva a sinistra della strada, si nota a destra una carraia: la imbocchiamo procedendo in leggera discesa. Si avanza lungo il bel tracciato (che ha origini antiche), guadando il Torrente Talada, avvicinandosi progressivamente al greto del Secchia. Dopo aver attraversato un piccolo ruscello (il Rio Tramonti, quota 489 m) si sbuca in una radura con erba alta dove si incontra un bivio non evidente: delle due tracce si deve prendere quella di sinistra e non quella di destra, la quale condurrebbe al vicino greto del fiume (possibile e consigliata digressione). Rientrati nella vegetazione si sbuca quasi subito in un’area disboscata e, seguendo il percorso principale, ci si sposta a destra. Si sale ripidamente all’interno di un bel ambiente boschivo guadagnando quota lungo la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio Tramonti. Più in alto ci si immette in un’altra traccia (ometto) che si segue a sinistra continuando a salire ripidamente. Dopo questa faticosa salita il percorso vira nettamente a sinistra avanzando alla base di campi incolti (tracce che si straccano a destra sono da ignorare). Raggiunto un altro bivio si prosegue a sinistra sbucando appena dopo in una stradina asfaltata nei pressi di un incrocio con maestà. Da qui è altamente consigliabile una visita (cani permettendo!) al vicino nucleo di Cà Ferrari, 730 m, situato più in basso rispetto al punto in cui siamo. Dal crocicchio si continua diritto imboccando lo stradello che sale al centro, transitando inizialmente nei pressi di alcune case e proseguendo successivamente per bella carraia. Si avanza in moderata pendenza assecondando il dorso di un crinale, ammirando notevoli visuali sulla Val Secchia e sulle caratteristiche stratificazioni arenacee del Monte Cà di Viola. Più in alto si sottopassa una linea elettrica e si prosegue lungo il percorso principale che, procedendo in sostenuta salita, conduce in una traccia trasversale che si segue a sinistra. Si avanza in leggera discesa e in piano, incontrando più avanti una traccia che si immette da destra e che si ignora. Si prosegue lungo il percorso principale fino ad una netta svolta a sinistra in corrispondenza di un poggetto. Qui si prende a destra una carraia piuttosto inerbita che si segue in discesa, tralasciando a destra una traccia in salita e appena dopo un’altra a sinistra. Si attraversa una valletta e, dopo essere passati a fianco di una maestà, ci si immette in una stradina in corrispondenza di una casa. Siamo in località Frassinedolo ,796 m, bellissimo borgo che si può visitare seguendo la stradina a sinistra, raggiungendo poco più avanti la chiesa, dietro la quale si trova un prato con alcune querce secolari. Ritornati al bivio di prima si prosegue in salita per bella e ampia mulattiera che guadagna quota verso N, restringendosi più in alto a sentiero. Approdati in un’altra traccia, la si segue a sinistra transitando poco più avanti nei pressi di una presa dell’acquedotto. Messo piede in una carraia (indicazione con scritto “giro pineta”) all’interno di un bosco di conifere, la si segue a sinistra effettuando poi un’ampia curva a destra. Al bivio successivo si prosegue a destra assecondando per un buon tratto un crinaletto boscoso, fino ad incontrare un altro bivio dove si va a sinistra. Raggiunto un ulteriore bivio si piega a sinistra (indicazione per il Fortino dello Sparavalle), innestandosi poco dopo in un’altra traccia che seguita a destra conduce alla S.S. 63. Dall’altro lato della carreggiata si mette piede in un marcato sentiero che sale lievemente assecondando il dorso di un crinaletto al sommo di panoramici prati che degradano nel versante Secchia. Dopo una breve ma ripida salita si raggiunge il Fortino dello Sparavalle, 988 m, costruito originariamente dagli Estensi e restaurato in questi ultimi anni (il nome Sparavalle è dato dal fatto che ci troviamo lungo la linea spartiacque tra la Val Secchia e la valle formata dal Torrente Lonza). Seguendo un bel sentiero all’interno di un rimboschimento a conifere si mette piede in pochi minuti di cammino nella strada asfaltata che scende verso Canova e Ramiseto. L’attraversiamo e con un balzo superiamo un muretto onde recuperare la continuazione del percorso. Si sale per traccia erbosa ammirando notevoli visuali panoramiche, raggiungendo infine un osservatorio astronomico a quota 1010 m. Si continua lungo lo stradello d’accesso, immettendosi poco dopo nella strada asfaltata di accesso alle Fonti di S. Lucia. Seguendo quest’ultima a sinistra si scende alla S.S. 63 proprio sopra al centro di Cervarezza. Nella parte opposta della carreggiata si imbocca Via Frassineto che dopo netta svolta a sinistra riconduce nei pressi dal parcheggio iniziale.

 

 

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Monte Casarola e Alpe di Succiso: traversata nord-sud

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 820 m ca.

Durata complessiva: 5,45 h

Tempi parziali: spiazzo in prossimità del Passo della Scalucchia-Buca del Moro (30 min) ; Buca del Moro-Monte Casarola (1,10 h) ; Monte Casarola-Sella Casarola-Alpe di Succiso-Sella Casarola (40 min) ; Sella Casarola-Prataccio (50 min) ; Prataccio-Passo della Scalucchia (2,30 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso Nuovo. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso e altamente panoramico che implica l’attraversamento da nord a sud del Casarola con digressione alla sommità dell’Alpe di Succiso. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione dell’itinerario: si tratta infatti di percorsi molto battuti a livello escursionistico. Il rientro al Passo della Scalucchia avviene per la storica Via Parmesana, purtroppo in alcuni tratti alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, moto da cross e rovinosi mezzi di esbosco. Personalmente ritengo assolutamente scandalosa l’assenza della benché minima cura mirata alla salvaguardia e valorizzazione di storiche arterie e mulattiere, come quella in questione, lasciate in balia di boscaioli e appassionati di motori. Se non sbaglio siamo all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, di conseguenza mi aspetterei maggiori controlli, non solo riguardo l’accesso indiscriminato a carraie e mulattiere da parte di moto e fuoristrada di cui in questa sede stiamo discutendo, ma anche in riferimento ai sempre più numerosi disboscamenti selvaggi, effettuati molto spesso in modo devastante da autentici mentecatti senza alcun rispetto per il complesso ecosistema dell’ambiente montano. E tutto questo avviene nel più assoluto e “assordante” silenzio da parte dei cosiddetti “puristi” della montagna, sempre in prima linea (a volte giustamente) contro vie ferrate e sentieri attrezzati, ma incredibilmente e vergognosamente noncuranti delle autentiche schifezze che devastano sempre di più i nostri patrimoni montani.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si imbocca il sentiero n° 667 seguendo inizialmente un’ampia traccia d’esbosco che poco più avanti si abbandona a destra. Dopo una piccola macchia boscosa si attraversa un’ampia radura, rientrando poi nel bosco e proseguendo per il percorso principale. Più avanti si avanza tagliando un panoramico pendio che regala straordinarie visuali sulla Val Secchia e il suo circondario di montagne. Dopo l’aggiramento di una costa boscosa si scende per un breve tratto e si prosegue per il bellissimo sentiero all’interno della faggeta. Usciti temporaneamente dalla vegetazione, si valica la panoramica dorsale prativa del Monte Piano, raggiungendo un bivio dove si ignora il sentiero n° 677 che si stacca a sinistra. Si penetra nuovamente nella faggeta uscendone poco più avanti, attraversando un pendio erboso e rientrando poi nel bosco. Avanzando comodamente per l’ottimo sentiero si approda poco più avanti sul dorso di una costa che si asseconda per un breve tratto procedendo in leggera discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in esso si sale in moderata pendenza (il sentiero si biforca ricongiungendosi poco dopo), raggiungendo infine la località Buca del Moro, 1475 m, dove si ignora a destra la traccia contrassegnata n° 669 diretta al Bivacco Rio Pascolo. Noi proseguiamo diritto lungo il sentiero n° 667, tralasciando subito a sinistra la continuazione del percorso n° 669 che scende verso Capiola, avanzando in lieve salita all’interno della faggeta. Attraversata una radura l’ottimo sentiero prosegue nel bosco procedendo nei pressi del dorso di una costa. Dopo un tratto panoramico il percorso piega repentinamente a sinistra uscendo dalla vegetazione, iniziando un obliquo ascendente in cui si tagliano ripidi pendii ricoperti da cespugli di mirtillo. Si continua per ripida traccia che dopo una salita diretta, un ulteriore tratto in direzione SE e un paio di tornanti, conduce sul panoramico dorso della Costa del Mainasco. Ignorato a destra un sentiero, percorriamo quest’ultima ammirando visuali davvero grandiose sul versante orientale del Casarola. Giunti alla base di un ripido groppo lo scavalchiamo, procedendo poi in direzione della dorsale settentrionale al cui margine est si giunge dopo una ripida salita. Si prosegue lungo questa direttrice guadagnando il sommo di un dosso erboso dove il limite occidentale della dorsale si congiunge con quello orientale. Dopo una discesa di pochi metri si deve risalire una delicata lastra rocciosa con fastidioso ghiaino, proseguendo poi lungo il magnifico filo del crinale. Raggiunta l’anticima, per magnifica e altamente panoramica cresta si guadagna in breve la sommità vera e propria del Monte Casarola 1978 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla cima seguendo il breve crinale SW si raggiunge in pochi minuti la Sella del Casarola 1960 m, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 675 per le Sorgenti del Secchia, che percorreremo ma che temporaneamente ignoriamo. Infatti la nostra meta consiste nel raggiungimento della cima dell’Alpe di Succiso, che avviene per ottimo sentiero che asseconda o procede nei pressi del filo del magnifico crinale orientale della montagna. In circa 20/25 di cammino dalla sella si guadagna la prestigiosa sommità dell’Alpe di Succiso 2016 m. Ritornati al valico di crinale si imbocca lo spettacolare sentiero n° 675 che si sviluppa nel versante meridionale della montagna. Nel primo tratto si avanza a mezza costa verso ovest tagliando ripidi pendii prativi per traccia esile con erba alta e fastidiosa. Raggiunto il dorso di una costa si perde quota piuttosto ripidamente in direzione del sottostante suggestivo vallone. Penetrati in esso lo si attraversa in direzione SW, per poi scendere ripidamente sulla destra di un solco. La traccia piega successivamente a destra attraversando un altro solco, perdendo poi quota per pendio prativo alla destra di quest’ultimo e a sinistra di un costone che scende dall’Alpe di Succiso e che rappresenta il limite occidentale del vallone che stiamo percorrendo. Penetrati nella faggeta si scende effettuando diverse svolte e tornanti, avanzando successivamente in direzione SW. Poco dopo si sbuca nella magnifica conca del Prataccio, certamente uno dei più suggestivi anfiteatri naturali di tutto l’Appennino settentrionale. Dal bivio con cartelli si continua lungo il percorso n° 671 che si abbandona appena dopo, imboccando a sinistra la continuazione del percorso n° 675. Si scende comodamente all’interno della faggeta, avanzando successivamente in direzione ovest, transitando a fianco di alcune piazzole di carbonaia. Poco dopo si aggira mediante curva a destra la Costa Marinella e si continua per l’ottimo sentiero che avanza in lieve discesa oltrepassando un rimboschimento a conifere. Dopo alcuni minuti di cammino e un’ultima discesa si mette piede nell’ampia traccia contrassegnata n° 677 e in seguito 667B: si tratta della storica arteria conosciuta come Via Parmesana che univa Sassalbo Parma. La si segue verso sinistra (andando a destra si raggiungerebbe il Passo dell’Ospedalaccio), contornando più avanti un’orribile e ampia area disboscata dove si tralascia a destra il sentiero n° 675. Dopo il guado del Fiume Secchia si procede in salita, aggirando inizialmente una costa ed avanzando lungamente in lieve salita e in piano all’interno della splendida faggeta. Raggiunta la località La Riva, 1275 m, si guada il Fosso della Rivaccia, ignorando a destra il sentiero n° 651 che scende verso la S.S. 63. Appena dopo si presenta un bivio dove si prende la traccia di sinistra che guadagna quota tra folta vegetazione, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia (si tratta della mulattiera abbandonata poco prima). Seguendo quest’ultima a sinistra si sale fino ad approdare nella suggestiva conca di Capiola, 1330 m, incontrando subito il bivio con la traccia contrassegnata n° 651 che si stacca a sinistra e che si ignora. Dopo un’eventuale sosta in questo luogo davvero stupendo, si continua lungo il sentiero principale che per un buon tratto procede in salita, seppur lieve, all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Raggiunta la località Fosso dei Ravini, 1371 m, non resta altro che continuare lungo l’ampia carraia, purtroppo alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, raggiungendo in circa 30 minuti di cammino lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

Il Monte Cusna da Roncopianigi

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Punto di partenza/arrivo: Roncopianigi 1090 m

Dislivello: 1030 m

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Roncopianigi-Monteorsaro (25 min) ; Monteorsaro-Ricovero Rio Grande (1,15 h) ; Ricovero Rio Grande-Monte Cusna (1, 10 h) ; Monte Cusna-sentiero n° 617-Roncopianigi (2 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Villa Minozzo-Febbio. da quest’ultima località si continua per stradina asfaltata parcheggiando l’auto in uno spiazzo in corrispondenza del bivio per Peschiera Zamboni 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La salita al Monte Cusna partendo dal borgo di Roncopianigi è una delle più avvincenti escursioni di tutto l’Appennino reggiano. Di grande impatto paesaggistico è il Vallone della Bora che percorreremo lungo il sentiero di rientro. La segnaletica, eccetto il tratto iniziale prima del borgo di Monteorsaro e la parte finale della salita alla volta della sommità del Cusna, risulta ottimale per tutta l’estensione del percorso. Escursione da godersi metro dopo metro.

Dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto si sale all’interno del borgo di Roncopianigi, voltando subito a destra ed oltrepassando, mediante ponte, un rio. Dopo una curva a sinistra si incontra un bivio dove si imbocca a destra un’ampia mulattiera (percorso CAI n° 609 noto come “Sentiero dei Pastori”) in discesa. Si varca il Fosso della Fusina e si prosegue in decisa salita piegando a sinistra, avvicinandosi in questo modo ad una costa situata alla nostra sinistra. Giunti in prossimità del dorso della menzionata costa, si prende a sinistra (nessun segnavia) una traccia erbosa che poco più avanti, al sommo di un ripiano con coltivazioni, svolta repentinamente a destra. Successivamente si sottopassa una linea elettrica e si contornano e attraversano radure, avanzando poi in moderata pendenza per carraia. Sbucati nella strada asfaltata di accesso al borgo di Monteorsaro, la si segue a destra per poco, deviando poi a sinistra (segnavia) lungo un’ampia mulattiera. Appena dopo si entra nel magnifico borgo che si attraversa transitando nei pressi della chiesa, curvando oltre quest’ultima a sinistra. Sbucati in una carraia trasversale (cartelli), la si segue a sinistra uscendo in questo modo dal paese, effettuando subito una netta svolta a destra. Dopo aver varcato per una seconda volta mediante ponticello il Fosso della Fusina, si prosegue lungo il magnifico e antico sentiero affiancato da notevoli esemplari di muretti a secco. Poco più avanti si attraversa una carraia e, giunti in corrispondenza di un panoramico poggio, si piega a destra. Appena dopo si incontra un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 621 per Peschiera Zamboni, proseguendo diritto mantenendo lo stesso segnavia di prima. Si avanza comodamente per il suggestivo tracciato (la presenza del lastricato ben conservato e i muretti a secco ci fanno intuire la sua importanza per i valligiani, nonché la sua storicità), penetrando più avanti all’interno di una valletta in cui si varca un rio. Si continua lungamente per la mulattiera che guadagna quota in moderata pendenza effettuando diverse svolte. Dopo aver sottopassato un elettrodotto ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra, incontrando subito un bivio dove si abbandona a destra la continuazione del percorso n° 609, imboccando a sinistra la mulattiera contrassegnata n° 619, diretta al Ricovero Rio Grande e al Monte Cusna. Nel primo tratto si sale piuttosto ripidamente, proseguendo poi molto più comodamente, ma riprendendo in seguito a salire con maggiore decisione. Sbucati in belle radure, si attraversa un piccolo ruscello, incontrando appena dopo il bivio con il sentiero n° 619A che si stacca a destra in salita e che si ignora. Proseguendo diritto all’interno di uno splendido ambiente boschivo (notevoli esemplari di faggio), si raggiunge in breve il bivacco in muratura (Ricovero Rio Grande 1588 m), situato alla nostra sinistra. Dopo un’eventuale sosta (consigliabile in quanto la salita che affronteremo è diretta e decisamente faticosa) si scende a guadare il Rio Grande, oltre il quale si piega decisamente a destra onde risalire la sua marnosa sponda destra orografica. Si prosegue per traccia che sale tra rado bosco, iniziando appena dopo la risalita di una ripida costa erbosa (prestare attenzione ai segnavia). Più in alto si incontrano alcune interessanti stratificazioni arenacee e si prosegue lungo il sentiero raggiungendo un ripiano erboso. Da qui si innalza il costone N/NE del Monte Cusna che rapprensenta la nostra direttrice al fine di guadagnare la sommità della montagna. Si sale lungo l’ampio dorso della costa, che si fa progressivamente sempre più ripido ma allo stesso tempo suggestivo e panoramico, puntando ad un evidente masso con segnavia situato nella parte alta della dorsale (con nebbia questa sezione potrebbe creare qualche problema per l’orientamento). Oltrepassato il masso si continua a salire ripidamente ancora per un tratto, avanzando poi lungo la bellissima dorsale (tracce che si staccano ai lati sono da ignorare), molto più definita, fino a raggiungere il bivio con i sentieri n° 607A e 617. Da qui si affronta la salita finale per la vetta del Cusna, avanzando lungo il dorso della costa per sentiero ripido e sassoso. Giunti alla base degli erti pendii erbosi che degradano dalla sommità, la traccia segnata piega decisamente a destra. Se vogliamo seguire quello che dovrebbe essere il percorso storico, è necessario abbandonare il sentiero più evidente proprio in questo punto e proseguire in obliquo a destra per labilissime tracce. Raggiunto un ometto con segnavia si prosegue in obliquo ancora per qualche metro, per poi piegare a sinistra e salire lungo le linee di massima pendenza senza un vero e proprio sentiero da seguire. Incontrando altri segnavia che ci confermano di essere nel giusto percorso, si raggiunge, non senza fatica ma allo stesso tempo con soddisfazione, la stupenda cima del Monte Cusna, che con i suoi 2120 m è la seconda vetta più alta di tutto l’Appennino settentrionale. Dopo una meritata sosta ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con i sentieri n° 607A e 617. Imbocchiamo quest’ultimo che si stacca subito a sinistra (nessuna indicazione) dal percorso n° 607A, il quale prosegue a mezza costa in direzione della dorsale del Cusna. Si perde quota ripidamente verso il sottostante Vallone della Bora (di origine glaciale) e, raggiunto il suo fondo, lo si percorre interamente ammirando visuali che hanno pochi eguali in fatto di maestosità in tutto l’Appennino settentrionale. Raggiunto il limite orientale del vallone, il sentiero piega a sinistra procedendo per un breve tratto a mezza costa, per poi scendere ripidamente tenendosi sulla sinistra del Fosso degli Arati. Più in basso si varca quest’ultimo e si prosegue alla sua destra, sbucando poco dopo in una radura che si attraversa prestando attenzione ai segnavia. Rientrati nella faggeta si perde quota sulla destra del Fosso degli Arati, uscendo presto in un’altra bella radura che si attraversa verso destra. Dopo un breve tratto all’interno della faggeta si sbuca in una terza radura, dove il percorso vira repentinamente a sinistra verso il vicino Fosso degli Arati, già guadato in precedenza, che si varca per una seconda volta. Si continua lungo il bel sentiero che perde quota verso NE all’interno della faggeta, costeggiando più avanti una costa marnosa. Si prosegue lungo il percorso principale, evidente e ben segnato, all’interno di un magnifico ambiente boschivo, scendendo in seguito lungo un solco tra pendii marnosi. Dopo un tratto nella faggeta, se ne esce onde discendere una spettacolare a panoramica dorsale marnosa prestando attenzione agli ottimamente posizionati segnavia (notevoli visuali del Monte Prampa con a destra il Monte Torricella caratterizzato da suggestive stratificazioni). Rientrati nel bosco si guada un rio per poi proseguire per un breve tratto a mezza costa lungo la sua sponda sinistra orografica. Appena dopo si scende lungo un altro pendio marnoso e, penetrati nuovamente nel bosco, si continua a scendere comodamente oltrepassando un fosso. Sbucati su una costa marnosa, il sentiero piega a destra verso un palo dell’alta tensione e, virando successivamente a sinistra (tratto piuttosto infrascato), sottopassa l’elettrodotto. Si continua effettuando alcune svolte che precedono una più netta curva a sinistra, oltre la quale si approda in una traccia trasversale (cartelli) che seguiamo a sinistra. Poco più avanti si varca mediante ponticello il suggestivo Rio Grande, incontrando appena dopo un bivio dove a sinistra si stacca in sentiero n° 619. Noi proseguiamo diritto, ignorando dopo pochi minuti la diramazione per Peschiera Zamboni, proseguendo per bella mulattiera che svoltando a sinistra porta a guadare un ruscello. Sbucati in una radura, la si attraversa per traccia nell’erba alta tenendo d’occhio gli ottimamente posizionati segnavia. In corrispondenza di un altro ruscello si taglia il sentiero n° 623, il quale imboccato a destra condurrebbe a Peschiera Zamboni e a sinistra a Monteorsaro. Noi invece proseguiamo diritto per ampia traccia, inizialmente inerbita, che prosegue all’interno del bosco affiancata da suggestivi e antichi esemplari di muretti a secco. Dopo un paio di tornanti si sbuca in una stradina asfaltata che si segue a destra, immettendosi poco dopo nella strada per Peschiera Zamboni. La seguiamo a sinistra ritornando dopo pochi minuti al parcheggio nei pressi dell’ingresso del borgo di Roncopianigi.

 

 

Monte Scalocchi: anello da Cerreto Laghi

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Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi 1344 m

Dislivello: 870 m ca

Durata complessiva: 5 h

Tempi parzialli: Cerreto Laghi-Monte Maccagnino (25 min) ; Monte Maccagnino-guado Torrente Riarbero (45 min) ; guado Torrente Riarbero-Passo del Lupo (50 min) ; Passo del Lupo-Passo di Cavorsella (25 min) ; Passo di Cavorsella-Monte Scalocchi (40 min) ; Monte Scalocchi-Passo di Belfiore (20 min) ; Passo di Belfiore-Cerreto Laghi (1,40 h)

Difficoltà: E (l’attraversamento del Monte Scalocchi implica un breve tratto classificabile come E+)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo Monti-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

Immagine (FILEminimizer)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che si svolge in luoghi solitari e ricchi di fascino. Sia il Monte Ischia quanto il Monte Scalocchi sono aggirati dal sentiero 00, tuttavia la seconda sommità è raggiungibile con breve deviazione dal percorso segnato.

Dal Lago del Cerretano si prende a sinistra un viottolo scalinato che sale a fianco di alberghi e ristoranti. Seguendo i segni bianco-rossi si continua poi per stradina asfaltata, fino ad immettersi in Via Belfiore propio sotto un grande condominio. Si va a sinistra effettuando subito un tornante destrorso, nel quale si costeggia un altro condominio situato alla nostra sinistra. Appena dopo, in corrispondenza di una piccola staccionata in legno, si trova il poco visibile imbocco del sentiero n° 647C, che inizialmente attraversa una radura. Messo piede su una carraia la si segue a destra avanzando in leggera discesa, compiendo poi alcune svolte. Giunti ad un bivio, si prosegue per la traccia di destra procedendo in piano e attraversando un piccolo ruscello. Sbucati in una pista da sci in disuso, si sale per alcuni metri lungo il suo margine destro, per poi piegare a sinistra ed attraversarla. Rientrati nella faggeta si continua lungo il bel sentiero che con andamento pressoché pianeggiante avanza, dopo una curva a sinistra, in direzione N. Approdati su una dorsale boscosa si incontra un bivio segnato dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649D diretto alla sommità del Monte Maccagnino. Se si ha intenzione di effettuare questa breve digressione, si seguono i puntuali segnavia assecondando costantemente la dorsale del monte. Poco più avanti si transita nei pressi di un’area disboscata e dopo una radura e un ultimo tratto nel bosco si sbuca in un pianoro con felci che costituisce la sommità del Monte Maccagnino 1393 m. Ritornati al bivio precedente si continua lungo il percorso n° 647C che comincia a perdere quota transitando poco sotto in prossimità di una fossa (si tratta di uno stagno). Si prosegue lungo il sentiero, quasi sempre ben incavato ma con sterpaglie, che avanza in costante discesa lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Riarbero.  Si effettuano diversi tornanti (prestare costante attenzione agli ottimamente posizionati segnavia) perdendo  successivamente quota alla sinistra di un solco, per poi svoltare nettamente a destra ed attraversarlo. Si continua per sentiero pianeggiante varcando un altro ruscello e proseguendo per traccia più ampia e per un tratto sassosa. Dopo un tornante sinistrorso si confluisce nel percorso n° 647 che si segue a destra avanzando inizialmente in leggera discesa. Poco più avanti si guadano due ruscelli, fino a giungere ad un bivio a quota 1021 m, situato poco prima del Torrente Riarbero, dove a destra si stacca il percorso n° 647B che si ignora. Si effettua il guado del torrente (impraticabile in caso di piena) e si prosegue per ampia mulattiera che inizialmente sale avendo a destra il corso d’acqua. Appena dopo occorre piegare nettamente a sinistra ignorando la traccia che continua diritto, proseguendo comodamente a mezza costa in direzione nord nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Riarbero. A quota 1151 m incontriamo il bivio tra i percorsi 647 e 647A: seguendo il primo si raggiungerebbe il Passo del Lupo con minor tempo (circa 15 minuti in meno), proseguendo diritto lungo il percorso n° 647A si allunga l’escursione. Optiamo per la seconda possibilità e proseguiamo comodamente per l’ampia traccia all’interno di un ambiente boschivo di notevole bellezza. Raggiunto un bivio (segnavia) si prende la traccia di destra che avanzando in salita effettua un svolta a destra. Si prosegue salendo in moderata pendenza, incontrando più avanti un bivio dove il percorso principale svolta nettamente a destra. Si continua lungamente lungo l’ampia mulattiera che guadagna quota piuttosto ripidamente nella sponda sinistra orografica della valle formata dal Canale di Cavorsella. Dopo alcuni tornanti si raggiunge una dorsale prativa che si aggira mediante netta curva a sinistra, approdando infine al Passo del Lupo 1408 m. Da qui si prosegue in direzione del Passo di Cavorsella avanzando comodamente lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 647. Con direzione est e poi nord si procede con andamento pressoché pianeggiante, o in leggera salita, attraversando in seguito un paio di ruscelli. Nei pressi di una pietraia, situata alla nostra destra, si incontra un bivio dove da sinistra si inserisce il percorso n° 645. Proseguendo diritto si approda infine al boscoso Passo di Cavorsella 1505 m, situato sul crinale spartiacque Reggio Emila/Lucca tra il Monte Ischia a SW e il Passo di Pradarena a NE. Dal valico si prosegue in direzione del Passo di Belfiore imboccando a destra il sentiero 00, che per un buon tratto sale ripidamente tenendosi sulla sinistra rispetto al filo della dorsale, aggirando in questo modo la sommità del Monte Ischia. Usciti improvvisamente dalla vegetazione, si avanza in leggera salita e in piano, attraversando magnifici e panoramici pendii prativi. Raggiunta una selletta di crinale situata sotto il profilo nord del Monte Scalocchi, si abbandona il sentiero segnato guadagnando quota per traccia evidente che staccandosi a destra asseconda il filo della dorsale. Guadagnata la magnifica sommità del Monte Scalocchi, 1727 m, si prosegue per un tratto lungo l’aereo crinale, abbandonandolo poi per traccia che piega a sinistra e scende in obliquo. Dopo un tornante sinistrorso si rimette piede nel percorso segnato appena prima che esso entri nel bosco. Si prosegue lungo l’ottimo tracciato tenendosi perlopiù sulla sinistra del crinale divisorio, per poi recuperarlo raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 649, situato poco prima del Passo di Belfiore 1689 m.  Imbocchiamo quindi questa traccia che nel primo tratto perde quota ripidamente effettuando alcune svolte e tornanti. Più in basso si piega a sinistra e si avanza verso ovest, fino a raggiungere il bivio con il sentiero n° 649C diretto, come del resto anche il n° 649, a Cerreto Laghi. Imbocchiamo il primo percorso attraversando inizialmente una piccola radura per poi rientrare nella faggeta. Si prosegue lungo il bel sentiero attraversando una sequenza di ben sette ruscelli, di cui gli ultimi due generalmente con acqua anche nella stagione estiva. Si prosegue a mezza costa passando a fianco di una prima piazzola di carbonaia cui fa seguito poco dopo una seconda. Più avanti si attraversa una panoramica pietraia e si prosegue all’interno del bosco aggirando mediante svolta a sinistra una costa. Si continua lungo il bellissimo e antico percorso dei carbonai effettuando alcune svolte ed aggirando più avanti un’altra costa. Dopo alcuni tornanti si scende per un breve tratto a fianco di un ruscello che poco sotto si varca. In seguito ci si immette in un’ampia mulattiera che si segue a sinistra avanzando in leggera salita. Senza possibilità di errore si raggiunge, dopo alcuni minuti, il bivio con il sentiero n° 647B che si stacca a destra e che si ignora. Dopo un ulteriore tratto in salita si sbuca nel margine inferiore di un’ampia area disboscata che si contorna per un buon tratto. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 649D, si svolta a sinistra raggiungendo in breve le prime case di Cerreto Laghi, immettendosi in Via Belfiore a pochissima distanza dall’imbocco del percorso n° 647C che abbiamo seguito all’andata.

 

 

 

 

 

Il crinale delle Porraie e il Monte Sillano

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Punto di partenza/arrivo: Ligonchio di Sopra 892 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Ligonchio-Passo di Romecchio (2,30 h) ; Passo di Romecchio-Monte Sillano (1,40 h) ; Monte Sillano-Bivacco Il Piano (1 h) ; Bivacco Il Piano-S.Rocco di Ligonchio (45 min)

Difficoltà: E+ 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Ligonchio. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese e più esattamente nel nucleo di S. Rocco di Ligonchio

 

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

ATTENZIONE

Sent. 635  LIGONCHIO – PRESA ALTA – PRATI DI SARA
( inserito in data 15/06/2018 )
L’ENEL ha deciso di chiudere definitivamente il sentiero 635 che dalla fonte dello Scudlein di Ligonchio, porta alla Presa Bassa. Su questo percorso da sempre classificato “Strada di servizio industriale” l’ENEL aveva tollerato il passaggio escursionistico e il tracciamento di un sentiero CAI, stessa cosa per il 633 detto “della Decouville”. Le cose sono cambiate dopo la denuncia da parte di un ciclo escursionista che nel percorre il 633 in una sosta si appoggiò ad un paletto del parapetto, questi cedette e il ciclo escursionista cadde di sotto procurandosi varie fratture. Vinse la causa e l’ENEL proprietaria della strada pagò il risarcimento danni. Da qui la presa di coscienza della responsabilità verso chi percorre questi sentieri e la conseguente chiusura dei sentieri 635 e 633 visto che con le frane in atto il pericolo è notevolmente aumentato. Il Parco sta trattando la cessione di competenza per il solo 633, in quanto non più utilizzato da ENEL, mentre il 635, tuttora usato dagli operai dell’ENTE per le manovre alla Presa Bassa, sarà ad uso esclusivo di ENEL e verrà cancellato dalle cartine e dal catasto regionale. Il transito sul 633 verrà comunque permesso solo con accompagnamento di guide ed opportunamente tabellato. Il Sentiero Spallanzani verrà forse fatto confluire su questo tratto ( con guide) o singolarmente sulla strada forestale, ma per ora rimane chiuso. Dato che il 635 coincide anche con il Sentiero L.Spallanzani, per il momento, questo è spostato sul sentiero 633 da Ligonchio a Tarlanda e da qui sulla strada forestale fino al ponte sul Rio Rimale.

www.caireggioemilia.it

Il crinale che dal Passo Romecchio si estende in direzione ovest verso il Passo di Pradarena è uno dei più spettacolari di tutto l’Appennino tosco-emiliano. L’itinerario proposto prevede: 1) una lunga salita da Ligonchio verso il Passo Romecchio; 2) l’attraversamento del crinale seguendo il sentiero 00, e poi una traccia non segnata, fino alla vetta del Monte Sillano; 3) la discesa a valle seguendo il sentiero n° 741 che per un buon tratto asseconda la dorsale che dal Sillano si dilunga verso nord, e che fa da spartiacque tra le valli formate dal Rio Re e dal Torrente Ozola.

Da S. Rocco di Ligonchio si imbocca a sinistra Via Ravinella, seguendola in salita per pochi minuti, per poi abbandonarla per stradello cementato che si diparte a sinistra (cartelli: percorso CAI n° 633). Dopo aver costeggiato una recinzione si prosegue per magnifica mulattiera, affiancata ai lati da resti di vecchi muretti a secco, che avanza in costante salita verso E/SE. Più in alto si effettuano un paio di tornanti, sbucando infine nella strada asfaltata che da Ligonchio conduce alla Presa Alta. Si sale lungo quest’ultima sottopassando inizialmente un grande tubo per il trasposto dell’acqua,  compiendo appena dopo un tornante destrorso. Avanzando in ripida salita si transita successivamente a fianco della vasca di carico di Tarlanda e si prosegue fino a raggiungere il bivio con il sentiero n° 633 (la decauville) che si stacca a sinistra (quest’ultimo, nonostante sia uno dei più bei sentieri dell’Appennino emiliano, risulta attualmente interdetto alla pubblica percorrenza). Noi andiamo a destra, imboccando il percorso n° 641, diretto al Bivacco Il Piano e al Monte Sillano, seguendo inizialmente il tracciato di una decauville. Dopo pochi minuti si prende a sinistra un sentiero che in moderata pendenza conduce nuovamente alla carrozzabile per la Presa Alta. La si attraversa e si continua per mulattiera, tagliando in questo modo un tornante della strada, su cui si rimette presto piede. Ignorata a destra la continuazione del percorso n° 641, si continua comodamente lungo la carrozzabile procedendo paralleli al tracciato della decauville (CAI n° 633), situato più in basso rispetto al punto in cui siamo. Dopo l’attraversamento del Fosso di Rimale si imbocca a destra (indicazioni) il percorso n° 633, oltrepassando inizialmente un solco franato. Si avanza verso est paralleli alla carrareccia di prima per traccia a mezza costa che poco dopo si impenna e sale ripidamente. Mediante curva a destra si aggira una costa boscosa raggiungendo dopo pochi minuti il bivio con il sentiero n° 639, che si stacca a destra e che si ignora. Continuando invece lungo il percorso n° 633 si oltrepassa un solco e un breve tratto di sentiero franato, affrontando poi un ripido strappo in salita. Oltre l’aggiramento di una costa si incontra un bivio dove a sinistra scende il percorso n° 639 per la Presa Alta, che si tralascia. Dopo un tratto in piano e in leggera discesa, la traccia si impenna avanzando in direzione SE e poi S. Più avanti il percorso guadagna quota effettuando una lunga sequenza di tornanti, conducendo al bivio con il sentiero n° 633A che si stacca a destra e che si ignora. Avanzando in leggera discesa e poi in piano in direzione SE si giunge in prossimità del Lago del Capriolo (in estate asciutto) e si continua per il percorso principale senza mai guadagnare effettivamente quota. Raggiunto un bivio (cartelli) si prosegue a destra in direzione del Passo Romecchio avanzando in moderata pendenza per traccia ottimamente segnata. Dopo uno spostamento a sinistra si effettua una sequenza di tornanti, per poi piegare a sinistra e procedere verso est. Si continua per un buon tratto in questa direzione per sentiero a mezza costa e, una volta usciti dalla vegetazione, svoltando a destra si approda finalmente al Passo Romecchio 1680 m. Dal valico di crinale si prosegue a destra lungo il percorso 00 transitando inizialmente a fianco della chiesetta di S. Bartolomeo. Avanzando a mezza costa nel versante garfagnino si aggirano alcune quote secondarie fino a lambire nuovamente il filo della dorsale spartiacque. Lo si abbandona quasi subito e si procede lungo il magnifico sentiero a mezza costa sempre nel versante toscano (visuali grandiose). Ripreso il crinale divisorio, la traccia prosegue ora nel versante Ozola, aggirando in questo modo un primo dosso erboso e successivamente la più marcata cima delle Porraie. Raggiunta una selletta, situata lungo il filo della dorsale che dalla citata cima si dilunga verso nord, si incontra un bivio dove si ignora a destra il percorso n° 639A. Si prosegue per il sentiero 00 avanzando a mezza costa in versante Ozola, al di sopra di uno spettacolare anfiteatro erboso di origine glaciale, riguadagnando successivamente il filo del crinale spartiacque. Ammirando incredibili visuali, si procede lungo l’ottima traccia che avanza tenendosi poco a destra rispetto il filo della dorsale. A un certo punto una netta svolta a sinistra e una breve salita riportano sull’arioso crinale che si discende utilizzando eventualmente una corda metallica. Si prosegue lungo il percorso n° 00 avvicinandosi sempre più al caratteristico Monte di Soraggio, che precipita nel versante Ozola con verticali strati di arenaria. Giunti alla base del groppo lo si aggira nel versante toscano, raggiungendo in breve una selletta di crinale dove il percorso si biforca. Noi continuiamo lungo la non segnata traccia di destra che avanza assecondando fedelmente il filo della dorsale spartiacque. Guadagnata la sommità di una quota secondaria, si scende alla sottostante ampia sella, per poi affrontare la salita finale alla volta della cima del Monte Sillano. Dalla sommità, 1876 m (panorama grandioso), si scende lungo il sentiero n° 641 che asseconda il crinale nord (si tratta della dorsale che separa la Valle del Rio Re dalla Val d’Ozola), affrontando inizialmente un tratto di discesa ripido ed esposto. Successivamente si scavalca una quota secondaria e si prosegue per il bellissimo crinale in direzione del limite del bosco. Penetrati in esso (notevoli e contorti esemplari di faggio) si continua per il sentiero raggiungendo in breve una mulattiera in località Sella Lama di Mezzo 1724 m. Si segue l’ampia traccia a destra effettuando subito una netta svolta in questa direzione, incontrando appena dopo un bivio (cartelli) dove si continua a sinistra ignorando a destra il percorso n° 639. Si procede inizialmente in leggera discesa per poi risalire per un breve tratto, raggiungendo in breve una bella selletta erbosa. Il sentiero evita sulla sinistra, procedendo a mezza costa, un primo dosso prativo, conducendo successivamente a poca distanza dalla sommità di un secondo dosso erboso: si tratta della panoramica cima del Monte1785 m, che si raggiunge con breve deviazione a sinistra. Si continua lungo il bellissimo sentiero che poco dopo rientra nel bosco, procedendo dapprima a sinistra della dorsale, poi a destra. Poco più in basso si rimette piede nel crinale boscoso in corrispondenza di un bivio, dove da sinistra confluisce il sentiero n° 641A. Noi invece scendiamo a destra per bella mulattiera in direzione del Bivacco Il Piano Ligonchio. Più in basso si raggiunge un poggetto erboso dove la traccia effettua una curva a sinistra, per poi transitare a destra di un’area disboscata. Dopo aver attraversato una piccola radura ci si immette in una carraia di esbosco che si segue a destra (il tracciato si restringe poi a mulattiera). Giunti ad una netta svolta a sinistra della carrareccia, si prosegue a destra (segnavia) per mulattiera scampata dalla distruzione operata dal passaggio dei mezzi di esbosco. Appena dopo, purtroppo, si rimette piede nella carraia di prima e la si segue a destra giungendo nei pressi di una magnifica radura con alcuni esemplari di faggio di rara bellezza. Alla nostra sinistra si nota una costruzione: si tratta del Bivacco Il Piano1449 m. Si continua per bella e comoda carraia, abbandonandola quando essa effettua una netta svolta a destra (attenzione ai segnavia). Si deve continuare diritto lungo un’orribile traccia di esbosco (poco più avanti è possibile seguire a sinistra, per un breve tratto, la vecchia mulattiera) che si segue in costante discesa attraversando in questo modo un’area tristemente disboscata. Dopo una curva a destra si mette piede nella stradina asfaltata proveniente da Ligonchio e diretta alla Presa Alta. A sinistra si scorge la continuazione della mulattiera, piuttosto trascurata, che taglia un tornante della strada fino a confluire nuovamente in essa. La si attraversa e si continua per sentiero che in costante discesa conduce in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra (la traccia in questione è in realtà la sede di una vecchia decauville). In breve si rimette piede nella stradina asfaltata nei pressi del bivio con il sentiero n° 633 seguito all’andata. Da qui si rientra a Ligonchio ripercorrendo lo stesso tragitto effettuato in salita.

 

 

Monti Cavalbianco e Asinara: anello da Ospitaletto

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Punto di partenza/arrivo: Ospitaletto 1135 m

Dislivello: 870 m

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Ospitaletto-Il Tornello (1 h) ; Il Tornello-Colle Brancia-sommità Cavalbianco (1,30 h) ; sommità Cavalvianco-Passo di Pradarena-Monte Asinara (1 h) ; Monte Asinara-Rifugio Rio Re (1 h) ; Rifugio Rio Re-Ospitaletto (1 h)

Difficoltà: E (E+ il crinale Colle Brancia-Monte Cavalbianco)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Ligonchio-Ospitaletto

map (3)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello completo e di grande interesse paesaggistico/panoramico. Il crinale che unisce il Colle Brancia alla sommità del Monte Cavalbianco è altamente spettacolare ed aereo ma privo di traccie segnate. Anche lo scavalcamento del Monte Asinara avviene fuori dall’ambito dei sentieri segnati (il percorso n°00 lo aggira a sud), tuttavia è consigliabile raggiungerne la cima per il notevole panorama che essa offre.

Parcheggiata l’auto in uno spiazzo sulla sinistra, poco dopo l’inizio del paese di Ospitaletto, si scende brevemente lungo la strada da cui siamo giunti, fino ad incontrare a sinistra l’imbocco del sentiero n° 643 (cartello). Inizialmente si sale a fianco di una casa, penetrando poi nel bosco ed effettuando un ripido obliquo ascendente. Poco dopo si aggira una ripida costa boscosa, oltre la quale si entra nella valletta formata da un rio. Successivamente la traccia piega a sinistra (ad un bivio si ignora un evidente sentiero che prosegue diritto), riconducendo sul dorso della costa di prima. La si risale effettuando alcuni tornanti e, dopo uno spostamento a destra, si riprende la costa in questione continuando a guadagnare quota lungo il suo dorso. Più in alto si piega decisamente a destra, avanzando a mezza costa in direzione del già menzionato rio. Si varca quest’ultimo (guado difficoltoso in caso di acqua abbondante) per poi continuare ancora a mezza costa fino a raggiungere un altro rio che si attraversa. Giunti in prossimità di un terzo ruscello, la traccia svolta repentinamente a sinistra procedendo in obliquo ascendente. Si attraversa nuovamente il rio di prima (il secondo dei due), per poi continuare a salire in moderata pendenza fino a sbucare in una strada asfaltata (paletto con cartelli). La si segue a destra incontrando appena dopo lo sterrato ed avanzando comodamente in piano/falsopiano. Si prosegue lungamente per la bella carraia che, attraversando alcune vallette e coste boscose, conduce, dopo una netta curva verso sinistra e un ultimo tratto in direzione ovest, in località Il Tornello1487 m. Da qui si imbocca a sinistra (cartelli) un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 643. Si guadagna quota in moderata pendenza, effettuando poco dopo una svolta a destra onde portarsi sul dorso di una costa. Si sale dolcemente in prossimità di quest’ultima, notando poco più avanti alla nostra destra un rio asciutto (in questo tratto è possibile ammirare notevoli esemplari di faggio). Giunti a poca distanza dal menzionato rio, il sentiero segnato piega repentinamente a sinistra e poi a destra, avanzando successivamente in modo lineare e in moderata pendenza. Poco più avanti si varca il rio in questione, effettuando poi una ripida salita oltre la quale si sbuca in un magnifico anfiteatro delimitato ad est dalla dorsale Colle Brancia-Cavalbianco. Al primo bivio si abbandona il percorso segnato, imboccando a destra un’evidente traccia che poco più avanti sale alla sinistra di un solco. Al bivio successivo si svolta a destra, attraversando il menzionato solco e continuando per traccia che procede verso nord. Lambito il limite superiore del bosco, si attraversa una fascia con vegetazione e arbusti, per poi proseguire a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi. Si aggira una costa e si continua per sentierino molto panoramico in direzione di un poggio che costituisce il limite settentrionale della dorsale del Cavalbianco. Approdati sul poggetto, si inizia la risalita del crinale per tracciolina poco marcata che in breve conduce al sommo del primo dosso erboso. Il sentiero tende poi a perdersi: è sufficiente mantenersi sul dorso dell’ampio crinale puntando alla vicina sommità del Colle Brancia. Poco più in alto si recupera una traccia che, abbandonando temporaneamente la dorsale principale, si sposta a sinistra conducendo sul dorso di una costa secondaria. Da qui si piega a destra raggiungendo in breve la bellissima cima del Colle Brancia1714 m: di fronte a noi si dilunga l’estetico crinale che percorreremo fino alla sommità del Cavalbianco. Si continua lungo il filo della dorsale, raggiungendo una sella situata sotto un groppo erboso alla cui sommità si approda salendo per traccia ripida lungo il crinale. Dalla cima si scende alla sottostante selletta dove si dilungano due tracce: proseguiamo per quella di destra che asseconda la bellissima ed aerea dorsale. Ad un certo punto il sentiero piega repentinamente a destra onde aggirare un risalto roccioso, per poi proseguire tenendosi per un breve tratto sulla sinistra del crinale. Si risale successivamente l’ultima sezione della dorsale, guadagnando infine la spettacolare sommità del Monte Cavalbianco1855 m. Dalla cima si scende per il frequentato sentiero (segnavia n° 643A) che asseconda il crinale meridionale. Si discende quest’ultimo fino a raggiungere una selletta dominata da un poggetto boscoso. Qui il sentiero piega a sinistra procedendo in leggera discesa all’interno del bosco. Poco più avanti ci si immette nel percorso n° 643, proveniente da Il Tornello, e lo si segue raggiungendo in pochi minuti il Passo di Pradarena1575 m. Dal valico si imbocca a sinistra il sentiero 00, seguendo inizialmente una carraia che si  abbandona quasi subito per sentiero a sinistra. Assecondando quest’ultimo, si guadagna quota piuttosto ripidamente, attraversando per tre volte la carrareccia precedentemente abbandonata. Messo piede per la quarta volta sulla sterrata, la si segue a destra uscendo presto dal bosco (notevole colpo d’occhio sulle Alpi Apuane), giungendo poco dopo ad un bivio dove si svolta repentinamente a sinistra per ampia traccia. Seguendo quest’ultima ci si riavvicina all’ampia dorsale nord-occidentale del Monte Asinara, che si incomincia a risalire mediante sentiero che si stacca a destra una volta giunti ad un grosso blocco di cemento (si tratta del basamento del palo di un vecchio skilift). La traccia guadagna quota per ripidi pendii prativi, conducendo in circa 10 minuti di cammino sulla panoramica sommità del Monte Asinara1731 m. Dalla cima si segue in discesa l’ampia dorsale sud/est, assecondando una traccia che poi tende a perdersi poco prima di giungere al Passo della Comunella1619 m. Dal valico si abbandona il crinale divisorio, imboccando a sinistra l’ampio sentiero n° 639C. Dopo una breve ma ripida discesa all’interno della faggeta, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 639) che si segue a destra in direzione del Rifugio Rio Re. Si avanza perlopiù in piano, varcando due rii ed aggirando una costa boscosa. Il percorso prosegue a mezza costa tagliando ripidi pendi all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Procedendo quasi sempre in piano ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge infine un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 639B per il Rifugio Rio Re. La traccia procede inizialmente in leggera discesa, tenendosi costantemente sulla sinistra del dorso di una costa. Poco più avanti, mediante svolta a destra, si valica la menzionata costa e si scende in obliquo tagliando ripidi fianchi boscosi. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si inizia a discendere l’erto pendio effettuando numerosi tornanti. Si approda infine nei pressi del Rifugio Rio Re1345 m, da cui si imbocca a sinistra la carraia di accesso. Si effettuano inizialmente un paio di tornanti e si prosegue per la carrozzabile abbandonandola temporaneamente per sentiero a destra. Poco più avanti ci si immette nuovamente nella carrareccia di prima, che si segue in leggera discesa lungo la sponda sinistra orografica della Valle del Rio Re. In circa 30 minuti di cammino dal rifugio, si giunge al bivio con il sentiero n° 637 che si stacca a destra: lo si ignora e si continua per la carrareccia che procede in falsopiano. Mediante curva a sinistra si aggira una costa boscosa, notando appena dopo, ad un bivio, un sentiero che si stacca a destra e che va ignorato. Più avanti si penetra nella valle formata dal Torrente Rossendola: si guada il corso d’acqua e, poco prima di immettersi nella S.P. 18, si imbocca un sentiero a sinistra. Procedendo in costante salita, si raggiungono le prime case di Ospitaletto e, poco più in alto, la provinciale a poca distanza dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

Alta Val d’Enza: anello da Miscoso

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Punto di partenza/arrivo: Miscoso 901 m

Dislivello: 975 m

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Miscoso-Ponte della Golara-Valcieca (1 h) ; Valcieca-Monte Palerà (1,45 h) ; Monte Palerà-Rigoso-Lago Squincio (1,15 h) ; Lago Squincio-Lago Paduli (diga)-sentiero n° 659-sentiero SD-Miscoso (2 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Miscoso ; Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto-Lugolo-Miscoso

mapwww.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Ampio e splendido anello che si sviluppa da una sponda all’altra dell’Alta Val d’Enza. L’itinerario proposto implica la salita al Monte Palerà da Valcieca seguendo il sentiero n° 735A/739. Si tratta di un percorso in totale disuso con segnaletica estremamente carente che pone non poche difficoltà nel reperimento della giusta traccia. Basterebbe un po più di impegno finalizzato a rivalutare sentieri e mulattiere storiche che versano in stato di semi-abbandono. L’anello si svolge a cavallo tra le province di Reggio-Emilia e Parma.

Parcheggiata l’auto nei pressi del ristorante “La Montanara”, situato lungo la provinciale poco sopra il centro di Miscoso, si imbocca Via della Croce e la si segue fino a raggiungere una caratteristica fontanella situata alla nostra destra. Da qui si prende la stradina di destra, uscendo presto dal magnifico e antico borgo e proseguendo per sentiero infrascato (percorso CAI n° 609) in costante discesa. Dopo un tratto in direzione N/NE e alcuni tornanti, si esce in un’area disboscata dove, ad un bivio, si svolta repentinamente a destra ignorando tracce che si staccano a sinistra. Effettuando inizialmente altri tornanti e continuando a perdere quota piuttosto ripidamente, si confluisce infine in un’ampia traccia trasversale che si segue a sinistra (cartelli). Dopo una ripida discesa si approda al medievale Ponte della Golara675 m, mediante il quale si oltrepassa il Torrente Enza. Si prosegue per ampia mulattiera incontrando subito un bivio (cartelli) dove si prende la traccia di sinistra. Il percorso inizia a guadagnare quota in costante ripida salita effettuando diverse svolte, costeggiando più in alto il margine sinistro di un vasto campo (sulla destra possiamo ammirare notevoli esemplari di muretti a secco). In seguito ci si immette in una carraia che si segue uscendo dal bosco e si sale affiancati da panoramici campi. Poi il tracciato svolta a destra avanzando in piano/falsopiano al sommo di bellissimi prati, rientrando in breve all’interno del bosco. Poco più avanti si sbuca nella S.P. 68 appena prima del paese di Valcieca. Si segue l’asfalto a destra imboccando la prima stradina in salita che si stacca a sinistra a fianco di una casa. Raggiunta una presa dell’acquedotto con maestà sulla destra, si prende la traccia di sinistra che procede in leggera salita inizialmente a fianco di un fosso. Si continua lungo l’ampia mulattiera fino ad incontrare, dopo una svolta a sinistra, un bivio. Qui giunti, nonostante verrebbe spontaneo proseguire diritto, si deve invece imboccare la traccia di destra (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero appena dopo il bivio). Si sale per mulattiera affiancata da panoramici campi, raggiungendo poco più avanti un altro bivio dove si deve svoltare a destra per ampia traccia in leggera salita (segnaletica insufficiente). Dopo una netta svolta a sinistra si incontra sulla destra una fontana (acqua non sempre presente), oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa ignorando a destra una traccia inerbita. Giunti ad un bivio all’interno di un’area disboscata, si deve prendere la traccia di destra (segnavia assenti) mediante la quale si rientra nel bosco. Si varca un ruscello (appena prima di esso si incontra un segnavia sul tronco di un albero) e si prosegue per l’ampia traccia in moderata pendenza. Si avanza in direzione nord, immettendosi più avanti in un’altra carraia d’esbosco che si segue fino a raggiungere un incrocio. Qui si deve piegare nettamente a sinistra per ampia traccia pianeggiante in leggera discesa, incontrando poco dopo un ulteriore bivio (paletto con due frecce segnaletiche di colore giallo e blu). Si abbandona la carraia per imboccare a destra un ripido sentiero che in breve conduce ad una caratteristica selletta sulla dorsale Ronco Bora/Palerà. Da qui si prosegue verso sinistra per la traccia di crinale (percorso CAI n° 739) che dopo il primo tratto avanza alla sua destra per poi assecondarlo nuovamente. Si scende poi ad un piccola selletta, più che altro un fosso, dalla quale si riprende subito a salire ripidamente giungendo in vista di alcuni resti murari e, appena dopo, al sommo di un panoramico poggio a quota 1170 m. Qui sorgeva Il Castellaro: “eretto dalla famiglia Vallisneri tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV e distrutto nel 1448 dalle truppe del Comune di Parma” (Andrea Greci: GUIDA AI SENTIERI DELL’APPENNINO PARMENSE- Val Bratica, Val Cedra e Val d’Enza ; GAZZETTA DI PARMA 2011). Dalla sommità si scende molto ripidamente per labile traccia alla sottostante sella boscosa da cui si continua per il percorso di crinale. Poco più avanti il sentiero procede a destra della dorsale, avanzando in leggera discesa, per poi rimontare sul crinale raggiungendo in breve un’area di bosco rado. Qui la traccia sembra perdersi: si deve piegare leggermente a destra scorgendo un varco tra la folta vegetazione. Si prosegue per labile sentiero raggiungendo una selletta da cui, ignorando a destra un’ampia traccia, si continua diritto lungo il sentiero di crinale. Si guadagna quota in ripida salita, prima assecondando il filo della dorsale boscosa, poi salendo alla sua sinistra per traccia stretta e anche scoscesa (diversi segnavia sbiaditi). Si esce infine in una radura arbustiva dove il sentiero sembra perdersi: si deve proseguire mantenendosi in quota per labilissima traccia nell’erba alta prestando attenzione ai segnavia sugli alberi. Poco più avanti si scende verso sinistra per qualche metro onde immettersi in una traccia più evidente che si segue puntando al limite del bosco che si ha di fronte (nel caso si smarrisse il sentiero, è sufficiente salire a destra fino a rimettere piede sul dorso del crinale boscoso alla cui sinistra ci troviamo). Ritornati nei pressi del filo della dorsale, Il percorso prosegue tenendosi leggermente a sinistra di quest’ultimo, conducendo poco più avanti in un’altra radura dove il sentiero sembra nuovamente perdersi. Da qui, anche se verrebbe spontaneo proseguire diritto, si deve invece svoltare repentinamente a sinistra e scendere per labilissima traccia nell’erba alta. Poco più in basso si nota a sinistra una recinzione con filo spinato dove si rinviene uno sbiaditissimo segnavia su un tronchetto di sostegno che ci conferma di essere nel percorso giusto (la dorsale del Monte Palerà, proprio in corrispondenza dell’appena menzionata radura, si sdoppia: noi dobbiamo percorrere il ramo di sinistra). Poi si penetra nel bosco, scendendo per sentiero ancora poco evidente ma con segnaletica più puntuale. Poco dopo si sbuca al sommo di un panoramico pendio prativo dove è possibile ammirare una notevole visuale sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. Si continua lungo il crinale boscoso tenendosi appena a destra di una recinzione con filo spinato: quando il sentiero si sposta a destra, noi non lo seguiamo ma continuiamo ad assecondare il filo della dorsale. Poco più avanti si incontrano alcuni segnavia e la traccia si sposta sulla sinistra del crinale: la seguiamo andando a destra ad un bivio poco marcato (guardando di fronte si scorge un segnavia e, in lontananza, la dorsale prativa del Monte Palerà). Si esce dal bosco avanzando per labile traccia nell’erba alta, piegando successivamente a destra onde rimontare sul dorso del crinale caratterizzato dalla recinzione già incontrata poco prima. Oltrepassata quest’ultima, si rinviene la continuazione del percorso segnato che si segue tenendosi sulla destra del filo del crinale. Appena dopo ci si sposta a sinistra approdando al sommo di splendidi pendii prativi e si prosegue restando nei pressi del limite del bosco e della recinzione con filo spinato. Ci si sposta nuovamente per un breve tratto alla destra del crinale, per poi rimontare su di esso ormai in vista della doppia cima del Monte Palerà. Dopo aver raggiunto l’anticima, si scende alla sottostante selletta, guadagnando infine la sommità principale, 1315 m, caratterizzata da un grandioso panorama. Dalla cima si scende lungo il crinale meridionale che nel primo tratto è molto ripido ma allo stesso tempo suggestivo e panoramico. Dopo una discesa per ripido e scosceso pendio in parte roccioso, si raggiunge una sella da cui si continua per sentiero evidente che progressivamente si amplia. Usciti dal bosco ci si immette in una carraia proveniente da destra e la si segue in direzione della Cima Nuda che si lascia a sinistra effettuando una netta svolta a destra. Dopo un tornante sinistrorso, si confluisce in un’altra carrareccia che si segue a sinistra, raggiungendo in breve una spiazzo adiacente alla S.P. 665, ai piedi del boscoso poggio denominato Monte Bastia. Da qui non resta altro che seguire la panoramica strada verso Rigoso, ammirando lungo il cammino stupende visuali dell’Alpe di Succiso. Dalle prime case del paese, si imbocca la stradina di sinistra, raggiungendo in breve la chiesa e la piazza principale di Rigoso1131 m. Da qui si svolta a sinistra e appena dopo a destra, seguendo uno stradello che riconduce sulla provinciale. La si segue a sinistra solo per poco: infatti, raggiunto un bivio evidente (cartelli), si imbocca a destra una carraia in salita (percorso CAI n° 703) in direzione del Lago Squincio. Si segue la carrareccia (percorsa da mezzi di esbosco) fino ad incontrare un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Appena dopo si attraversa una prima area disboscata oltre la quale, ad un bivio, si prende la carraia di sinistra. Seguendo l’ampia traccia si aggira mediante svolta a destra una costa, sbucando successivamente in un’ampia area disboscata. Si segue la carraia d’esbosco che avanza in leggera salita transitando a fianco di un grosso masso situato alla nostra destra. Oltre una svolta a destra si presenta un bivio (segnavia) dal quale si prende la mulattiera di sinistra che procede inizialmente in salita. Dopo il primo strappo, il percorso avanza pianeggiando a mezza costa, attraversando alcune pietraie e procedendo all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Mediante breve risalita si guadagna il dorso di una costa che si doppia, scendendo poi leggermente fino ad approdare in un ripiano prativo dove alla nostra destra è situato il Lago Squincio, 1238 m, chiuso ad occidente da una diga. Piegando invece a sinistra si raggiunge un bivio (cartelli), dove si imbocca il sentiero n° 703C in direzione della diga del Lago Paduli. La traccia perde quota in costante discesa compiendo subito una netta curva a destra ed effettuando in seguito altre svolte. Poi si scende a fianco di una linea elettrica e si continua a perdere quota fino a mettere piede nella S.P. 665 a poca distanza dalla diga. Si segue l’asfalto a sinistra raggiungendo in breve un bivio dove si svolta a destra in direzione di Miscoso Ramiseto. Si attraversa il ponte stradale antistante la diga del Lago Paduli e, al primo bivio (tabella e cartelli), si prende a destra un’ampia traccia in salita delimitata a destra da una recinzione. Raggiunto subito un altro bivio (cartelli), si piega a sinistra in direzione del Rifugio Sarzana, proseguendo sempre a sinistra al successivo bivio collocato nei pressi di un cippo. Si segue lungamente la bella e comoda mulattiera (percorso CAI n° 659) dapprima in lieve/moderata pendenza, poi perlopiù in piano/leggera salita. Più avanti si contorna il margine sinistro di una piccola torbiera e si prosegue attraversando in seguito un’area di rado bosco. Successivamente si guada il Rio Garzoli e si continua guadagnando quota in moderata pendenza fino a valicare una costa boscosa. Poco dopo si incontra un bivio (cartelli) dove si abbandona il sentiero n° 659, imboccando a sinistra il percorso contrassegnato come SD (Sentiero dei Ducati) in direzione di Miscoso. La traccia avanza verso est attraversando poco più avanti una radura arbustiva, per poi rientrare nel bosco procedendo perlopiù in quota. Dopo aver oltrepassato una orripilante carraia di esbosco, si continua per il comodo sentiero che dopo un tratto in piano inizia a scendere verso il fondo della valletta formata dal Canalaccio. Si varca quest’ultimo e un suo ramo secondario per poi affrontare una breve ma ripida salita che deposita ad una selletta. Si continua per traccia che attraversa un’area di bosco rado, raggiungendo poco dopo un rifugio. Da quest’ultimo si prosegue per carraia che presto va abbandonata imboccando a sinistra un sentiero (segnavia). Dopo aver varcato un ruscello, si sbuca in un’orribile carraia di esbosco che si attraversa rinvenendo sulla destra la prosecuzione del sentiero. Si continua per comoda traccia procedendo in piano a mezza costa ed attraversando un’area di bosco rado. Aggirata una costa boscosa, il percorso cambia direzione avanzando verso est a mezza costa in piano e leggera discesa. Dopo un paio di svolte, si continua sempre a mezza costa attraversando una sequenza di tre solchi (appena dopo aver varcato il terzo canale, la traccia giusta è quella che avanza in salita e non quella che si stacca a sinistra in piano). Successivamente, procedendo a saliscendi, si attraversano altri due fossi, per poi scendere all’interno di un’area di bosco rado. Dopo una svolta a destra, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra raggiungendo un bivio, situato in località Costalta, dove si prosegue diritto. Si continua per mulattiera sbucando poco dopo in una bella radura dove si svolta a sinistra ignorando a destra una carraia. Al successivo bivio, situato nei pressi di un’altra radura, si prende la traccia di sinistra, effettuando in seguito un’ampia curva verso destra. Il percorso asseconda successivamente il dorso di una panoramica costa che offre notevoli visuali, soprattutto verso il Monte Palerà. La bella mulattiera/carraia si sposta poco dopo a destra scendendo nel bosco (ad un bivio si ignora una traccia che si stacca a destra) per poi risalire leggermente per un breve tratto. Si continua a perdere quota per la panoramica carraia confluendo più in basso in un’altra traccia. Giunti ad un bivio, si prosegue a sinistra verso Miscoso, raggiungendo poco dopo l’edificio della Pro Loco Capo D’Enza. Oltre quest’ultimo si rientra nel bosco e si continua a scendere per bella mulattiera, effettuando in ultimo una svolta a sinistra fino a rimettere piede nella S.P. 15 proprio di fronte al ristorante “La Montanara”.