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Archivi categoria: Appennino reggiano

Dal Rifugio Pratizzano al Monte Casarola per la dorsale nord

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Pratizzano 1200 m

Dislivello: 800 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Rifugio Pratizzano-Monte Ledo (50 min) ; Monte Ledo-Monte Casarola (2,20 h) ; Monte Casarola-Rifugio Pratizzano (2,15 h)

Difficoltà: EE la salita al Casarola per la dorsale nord ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S. Polo d’Enza-Vetto d’Enza-Ramiseto. Da quest’ultima località si imbocca la S.P. 102 in direzione di Pratizzano e Ventasso Laghi. Oltrepassato il paese di Montemiscoso si continua lungo la provinciale fino ad un bivio dove si prosegue a destra. Giunti in prossimità del Passo di Pratizzano, si svolta a destra e poi a sinistra verso il vicino rifugio. Si parcheggia l’auto nello spiazzo adiacente a quest’ultimo, oppure più in alto a lato della carreggiata.

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Bellissima salita ad una delle più importanti cime dell’Appennino reggiano. Dopo un lungo e graduale avvicinamento in cui si transita per la sommità del Monte Ledo, si abbandona il percorso segnato e si asseconda costantemente la dorsale settentrionale della montagna. Quest’ultima non è percorsa da alcun sentiero e richiede un minimo di dimistichezza nell’orientamento, soprattutto nella prima parte all’interno del bosco. Tuttavia la sua risalita è veramente affascinante, non solo per le notevoli visuali panoramiche che è possibile ammirare, ma per il fatto che con grande probabilità stiamo ricalcando le traccie dei pionieri dell’autentico “appenninismo”. La discesa avviene per il sentiero n° 667, particolarmente panoramico, soprattutto nella sua prima sezione in cui asseconda il crinale della Costa del Mainasco.

Dal Rifugio Pratizzano si imbocca il sentiero n° 677/679 che attraversa in direzione sud il magnifico ripiano prativo conosciuto come Lago di Pratizzano. Al primo bivio si prosegue diritto lasciando a sinistra la continuazione del percorso n° 679 e al bivio successivo si prosegue a destra (segnavia), ignorando a sinistra un’ampia traccia da cui torneremo. Si procede inizialmente in leggera discesa attraversando un ‘area umida, oltre la quale si approda in una carraia. La si segue a destra scendendo per un brevissimo tratto, per poi iniziare a guadagnare quota. Successivamente ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra in salita (segnavia). Il tracciato si restringe in seguito a sentiero che si segue attraversando un paio di radure arbustive, avanzando successivamente per ampia mulattiera all’interno del bosco. Dopo un saliscendi si incontra un bivio dove si prosegue a destra, ammirando alla nostra destra un notevole esemplare di faggio. Successivamente si attraversa una radura arbustiva e rientrati nel bosco si varca un rio. Proseguendo lungo il percorso principale si attraversano, prima in salita poi in piano, altre radure con arbusti. Rientrati nel bosco il tracciato si allarga ad ampia mulattiera che avanza in lieve salita e in piano, conducendo ad un bivio evidente (cartelli) dove prendiamo il percorso di sinistra in direzione della sommità del Monte Ledo. Seguendo un’ampia traccia si guadagna quota per bellissime radure che offrono notevoli visuali panoramiche, raggiungendo in questo modo la poco accennata “cima” del Monte Ledo 1318 m. Qui ci si immette in una stradina asfaltata, proveniente da Succiso Nuovo, che si segue a sinistra in direzione del Passo della Scalucchia. Si effettuano un paio di tornanti e, in corrispondenza di un terzo tornante sinistrorso, si stacca a destra un’ampia traccia (percorso CAI n° 677). La imbocchiamo avanzando inizialmente a saliscendi, attraversando successivamente un’area disboscata. Raggiunta una selletta si presenta un bivio da cui si prosegue a sinistra (segnaletica assente) per traccia molto inerbita. Più avanti si attraversa in salita un’altra area disboscata per poi rientrare nel bosco e proseguire per ampio ma labile sentiero, rinvenendo dei segnavia bianco-rossi sbiaditi. Si sbuca infine in un pianoro prativo in località Monte Piano, dove ci si immette nel percorso n° 667 che si segue a destra, ignorando il sentiero n° 677 che scende verso il Bivacco Pra Po. Dopo una salita all’interno della faggeta, si aggira una costa e si prosegue attraversando una panoramica radura con arbusti. Rientrati nel bosco si procede comodamente per l’ottimo sentiero, congiungendosi successivamente con il filo di un crinale. Lo si asseconda per un tratto uscendo parzialmente dalla vegetazione, per poi rientrarvi e proseguire in moderata pendenza per sentiero che si sdoppia (possiamo seguire entrambi i rami, in quanto poco più in alto si ricongiungono). Si recupera in breve il filo del boscoso crinale in località Buca del Moro1475 m, da cui (cartelli) si prende a destra il percorso n° 669 diretto al Rif. Rio Pascolo Paolo Consiglio. Si segue il comodo sentiero con andamento pianeggiante e in leggera discesa, fino a valicare una costa boscosa, oltre la quale si perde quota in modo più marcato. Poco dopo si lambisce un’area disboscata in continuo avanzamento (bel “biglietto da visita” per quello che dovrebbe essere un Parco Nazionale!), attraversando una bella radura e un ruscello asciutto. Messo piede in una orribile carraia d’esbosco, si varca il Rio Passatore e si continua attraversando l’area disboscata. Poco più avanti si incomincia l’aggiramento del boscoso profilo settentrionale del Monte Casarola: nel momento in cui l’ampia traccia effettua una netta svolta a sinistra, l’abbandoniamo, iniziando in questo modo la risalita della dorsale. Inizialmente si segue un labile sentiero che asseconda il crinale boscoso, tenendosi successivamente alla sua destra. Nel momento in cui la traccia si perde, spostandosi a sinistra si rimonta sul filo della dorsale (per essere precisi ci troviamo nel margine ovest dell’ampio profilo settentrionale del Casarola) che progressivamente si amplia (guardando a sinistra si nota il margine dell’area disboscata che poco prima abbiamo attraversato). Procedendo in modo intuitivo si continua ad assecondare l’ampio crinale tenendosi sempre in corrispondenza della suo margine destro. In seguito si guadagna quota risalendo pendii ricoperti da cespugli di mirtillo, fino ad uscire dalla vegetazione, notando più in alto rispetto al punto in cui siamo una crestina parzialmente rocciosa. Proseguiamo in direzione di quest’ultima spostandosi progressivamente a destra: la dorsale in questa sezione assume le caratteristiche di un ampio pendio. Più in alto si penetra in una macchia di bosco sulla destra rispetto alla menzionata crestina. Poi, usciti definitivamente dalla vegetazione, si risale senza via obbligata il soprastante ripido pendio erboso, guadagnando infine il sommo della costa alla cui destra siamo saliti. Sempre senza via obbligata si continua a salire puntando ad una evidente piramide di sassi, raggiunta la quale si prosegue in direzione di un evidente ripiano (l’ambiente in cui ci troviamo è selvaggio e molto suggestivo). Da qui, spostandosi a destra, si mette piede e asseconda l’estremità occidentale dell’ampio profilo della montagna (quella orientale è percorsa dal sentiero n° 667 che seguiremo in discesa). Raggiunto il sommo di un dosso ci si innesta nel sentiero segnato, scendendo ad una sella e risalendo scomodamente un franoso pendio roccioso. Oltre quest’ultimo si continua a guadagnare quota per splendida cresta (visuali mozzafiato), fino ad approdare sulla sommità di una specie d’anticima, caratterizzata da un vistoso ometto. Sempre per crinale si raggiunge in breve la cima del Monte Casarola1978 m, da cui si ammira un vasto e completo panorama. Dopo una meritata sosta, ritorniamo sui nostri passi e, una volta raggiunto nuovamente il dosso dove il margine orientale della dorsale si salda con quello occidentale, si continua lungo il sentiero n° 667. La traccia poco dopo piega a destra e dopo una ripida discesa incomincia ad assecondare il crinale della Costa del Mainasco (delle due traccie prendere quella di destra). Seguendo il filo della dorsale, si scavalca un poggio, abbandonando poco dopo il dorso della costa spostandosi a sinistra. Dopo alcune svolte per traccia “intagliata” tra cespugli di mirtillo, si scende in obliquo verso W/NW in direzione di un’evidente costa boscosa. Il sentiero piega poi a destra assecondando o restando nei pressi del crinale della menzionata costa. In seguito il tracciato piega a destra procedendo in leggera discesa in magnifico ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una bella radura, si raggiunge la Buca del Moro, da cui, seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata, si ritorna al crocicchio in località Monte Piano. Da qui, anziché continuare a sinistra lungo la traccia contrassegnata n°677, si avanza diritto lungo il sentiero n° 667, scavalcando una magnifica dorsale prativa. Poi si prosegue all’interno della faggeta e, dopo una breve contropendenza e una svolta a sinistra in cui si aggira il dorso di una costa, si sbuca in belle radure arbustive da cui si ammirano incantevoli visuali panoramiche sulla Val Secchia. Dopo una macchia di bosco si esce in una radura, dove ci si innesta in una carraia che poi si abbandona spostandosi a destra. Si prosegue per sentiero attraversando un’altra macchia boscosa, mettendo successivamente piede nella stradina asfaltata Succiso-Scalucchia-Pratizzano. Si segue la strada a destra per circa 35 minuti, oltrepassando il bivio per Valbona, ammirando durante il cammino impareggiabili visuali panoramiche (la strada in questione, segmento della storica “Via Parmesana”, costituisce una delle più belle passeggiate panoramiche dell’intero Appennino reggiano). Giunti a poca distanza dal Passo di Pratizzano, nel momento in cui la strada è delimitata a destra da un poggetto, guardando a sinistra si nota l’imbocco di una carraia. Seguiamo quest’ultima raggiungendo dopo qualche minuto delle radure arbustive, dove il percorso piega a destra avanzando in direzione di un rimboschimento a conifere. Appena prima di quest’ultimo ci si immette in una carraia che si segue a sinistra svoltando successivamente a destra. Poco più avanti ci si immette nella traccia seguita all’andata a poca distanza dal Lago di Pratizzano.

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Il Rifugio Pratizzano e il Lago Calamone: anello da Ponte Andrella

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Punto di partenza/arrivo: Ponte Andrella 652 m

Dislivello: 880 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Ponte Andrella-Rifugio Pratizzano (1, 45 h) ; Rifugio Pratizzano-Lago Calamone (1 h) ; Lago Calamone-Montemiscoso (1,10 h) ; Montemiscoso-Castagneto (1 h) ; Castaneto-Ponte Andrella (1,10 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S.Polo d’Enza-Vetto-Ramiseto. Da quest’ultima località si continua in direzione di Succiso e Miscoso oltrepassando Castagneto e Lugolo. Oltre quest’ultimo si penetra nella valle formata dal Torrente Andrella e si parcheggia l’auto in corrispondenza del ponte omonimo

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Descrizione dell’itinerario

Ampio e interessantissimo anello alla scoperta di angoli poco conosciuti dell’alta Val d’Enza. Il percorso n° 679, diretto al Rifugio Pratizzano, se nella sua prima sezione risulta molto evidente (si tratta di una carraia), presenta nella parte successiva alcuni tratti in cui il reperimento del giusta traccia non è immediato. Inoltre nella discesa verso Castagneto si è costretti ad abbandonare temporaneamente il tracciato contrassegnato n° 680, in quanto totalmente inglobato dalla vegetazione, aggirando questa parte utilizzando una carraia contrassegnata n° 677A.

Da Ponte Andrella ci si incammina per carraia (percorso CAI 679/SD) che avanza in salita costeggiando il torrente. Giunti nei pressi di una casa abitata stagionalmente, si continua effettuando subito un tornante sinistrorso, guadagnando quota in ripida salita. Dopo altri tornanti si incontra un bivio dove, ignorata una traccia a sinistra, si prosegue svoltando nettamente a destra. Arrivati in prossimità di un campo, situato alla nostra sinistra, dobbiamo andare a destra per traccia meno battuta, giungendo poco più avanti in un altro campo che si attraversa evitando di seguire una traccia infrascata a sinistra, camminando invece lungo il margine sinistro del campo in questione. Giunti in corrispondenza di una casa diroccata si piega a sinistra per ampia traccia, oltrepassando a destra un tratto franato e dissestato, continuando successivamente per carraia inerbita. Dopo una svolta a destra si sbuca in un altro campo che si risale costeggiando il suo margine sinistro. Appena dopo si mette piede in un ampio sentiero trasversale (paletto con indicazioni) da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 679 in direzione del Rifugio Pratizzano. Si avanza inizialmente in piano/falsopiano per poi procedere per un breve tratto in discesa, raggiungendo e attraversando un solco all’interno di un’area alquanto dissestata da frane e disboscamenti. Si prosegue per l’ampia traccia che guadagna quota in moderata pendenza e conduce in una valletta dove si varca un rio, immettendosi poi in un’altra carraia. Si continua senza possibilità di errore lungo il percorso principale, penetrando in seguito nella suggestiva valletta formata dal Torrente Andrella, che si varca ammirando a monte notevoli stratificazioni. Si prosegue comodamente per l’ampia traccia oltrepassando un solco, confluendo dopo pochi minuti nella strada asfaltata per il Passo di Pratizzano. La si segue a sinistra per circa quindici minuti, effettuando cinque tornanti, transitando nei pressi della località Poviglio Vecchio. Dopo una svolta a sinistra si continua ancora per un breve tratto lungo la strada asfaltata, abbandonandola in corrispondenza di un’ulteriore svolta a sinistra. Da qui si prende a destra una traccia inerbita (segnavia appena dopo) che piegando a sinistra sale, decisamente infrascata, avendo a destra un’ampia radura. Si prosegue lungo l’incerta mulattiera prestando attenzione ad un segnavia che indica di deviare a destra: noi invece proseguiamo ancora per qualche metro lungo la traccia infrascata, per poi volgere effettivamente a destra mettendo piede nella già menzionata radura. Da qui, avanzando tra arbusti spinosi, si tende leggermente a destra e, raggiunto un albero con segnavia sbiadito, si vira a sinistra in salita. Procedendo in obliquo a destra si punta al vicino limite del bosco (segnavia), dove ci si inserisce in una traccia che si segue a destra oltrepassando subito una recinzione con filo spinato. Si continua lungo il percorso segnato che si presenta alquanto incerto e infossato, incontrando un bivio in cui si può proseguire indifferentemente a destra o sinistra. Avanzando per la mulattiera (ormai in disuso da anni o decenni) con arbusti e rami secchi che invadono il tracciato e segnaletica alquanto latitante, si guadagna costantemente quota, fino a mettere piede in una traccia trasversale in prossimità di un tornante della strada asfaltata. Seguiamo la traccia a destra immettendosi poco dopo in una carraia che si segue a sinistra, effettuando subito una netta svolta a destra in cui si lambisce nuovamente la strada asfaltata. Si prosegue per traccia erbosa parallelamente alla carreggiata, per poi rientrare nel bosco e procedere in piano/falsopiano. Dopo pochi minuti di cammino si sbuca nel magnifico pianoro prativo del Lago di Pratizzano (si tratta di una antica torbiera), dove più avanti sulla sinistra è collocato l’omonimo rifugio, 1203 m. Dopo un’eventuale sosta si raggiunge la soprastante strada asfaltata che si segue a destra per poco, imboccando sulla sinistra (cartelli) una mulattiera contrassegnata n° 677 (si tratta dell’antica Via Parmesana che originariamente collegava Fivizzano e Sassalbo con Parma). Dopo circa quindici minuti di cammino si raggiunge la strada proveniente da Ramiseto, che si segue a sinistra costeggiando la torbiera denominata Borra Scura. Dal successivo bivio (cartelli) si va a destra in direzione del Lago Calamone, seguendo un’ampia traccia che sale in moderata pendenza tra macchie di bosco e radure. Raggiunta un’area disboscata, si sale molto ripidamente per orribile carraia di esbosco, svoltando poi nettamente a destra e continuando a costeggiare, sempre in ripida salita, il margine dell’area. Successivamente il tracciato piega a sinistra e attraversa una macchia di bosco, uscendo poco dopo in un bel avvallamento prativo che si attraversa interamente. Dopo un breve tratto nel bosco e una curva verso sinistra si raggiunge una pista da sci dove il percorso segnato vira a destra e appena dopo a sinistra. Si attraversa un’altra pista da sci con skilift e si avanza per ampia traccia, sbucando dopo breve risalita in magnifici declivi prativi. Si continua diritto per poi piegare nettamente a destra (segnavia) e procedere per un tratto in discesa. Effettuando un’ampia curva a sinistra si approda poco più avanti in un altro pianoro con torbiera che si attraversa interamente prima in discesa e poi in lieve salita. Si prosegue effettuando subito una netta svolta a destra cui fa seguito un tornante sinistrorso. Appena dopo si deve abbandonare l’ampia traccia su cui stiamo camminando prendendo a destra un sentiero, il quale conduce dopo una ripida discesa all’interno delle faggeta in una traccia trasversale nei pressi della sponda meridionale del Lago Calamone 1403 m. Seguiamo il percorso a destra scendendo in breve al Rifugio Venusta, ammirando nel pendio boscoso soprastante, poco più in alto rispetto al punto in cui siamo, uno straordinario esemplare di faggio. Si continua per il sentiero, molto frequentato dai turisti, costeggiando la sponda occidentale e poi quella settentrionale del lago (durante il cammino si ammirano, sia lungo il sentiero quanto a poca distanza da esso, altri scultorei e secolari esemplari di faggio). Successivamente si imbocca a destra il percorso n° 667 in direzione di Montemiscoso, seguendo un’ampia traccia che effettua una svolta a destra. Appena dopo si prende un sentiero a sinistra che scende in un’area disboscata, curvando a sinistra ed immettendosi in un’ampia traccia. La seguiamo a destra avanzando a saliscendi, sbucando poco più avanti in un’altra area disboscata. Effettuando una netta svolta a sinistra si perde quota lungo il margine destro dell’area, rientrando poi nel bosco. Dopo breve discesa ci si immette in un’altra traccia che si segue a sinistra e, appena dopo aver oltrepassato un fosso, si piega repentinamente a destra. Si effettua una curva a destra e si perde quota nel bosco tenendosi alla destra del solco di prima, virando poi repentinamente a sinistra oltrepassando per la terza volta il ruscello. Si prosegue costeggiando il margine inferiore di un’area disboscata, avanzando poi tra folta vegetazione e raggiungendo poco dopo una presa dell’acquedotto. Il percorso piega nettamente a destra attraversando un paio di ruscelli, svoltando poi nettamente a sinistra (si tralascia a destra una traccia in salita), perdendo quota piuttosto ripidamente. Poco dopo si esce in un’area di bassa vegetazione e si prosegue lungo il percorso principale che svolta successivamente a sinistra. Si continua ad attraversare questa zona disboscata e successivamente ricolonizzata da arbusti, rientrando poi nel bosco ed effettuando una netta curva a destra (corso d’acqua più in basso a sinistra). Si continua a perdere quota effettuando diverse svolte, raggiungendo, appena dopo un ruscello, un bivio dove ci si immette in una carraia che si segue a sinistra in discesa. Al successivo bivio si continua a destra incontrando subito una biforcazione dove si prende il tracciato di sinistra. Appena prima di congiungersi con il ramo di destra si prosegue a sinistra per carraia e, confluiti nel tracciato di destra, si prende a sinistra un’ampia traccia d’esbosco. Si prosegue passando a fianco di bei muretti a secco, penetrando in seguito nella valletta formata dal Torrente Lonza. Si procede parallelamente a quest’ultimo raggiungendo un bivio in località Molino di Montemiscoso 980 m, da cui si segue a sinistra una stradina asfaltata che dopo aver varcato il Lonza avanza in salita in direzione di Montemiscoso. Entrati ed attraversato in parte il suggestivo nucleo, si imbocca a sinistra una stradina in salita (percorso n° 677) e, lasciatosi alle spalle le ultime case del paese, si continua per carraia che guadagna quota in moderata pendenza (si tralascia a sinistra un’ampia traccia). Dopo una curva a sinistra si passa a fianco di una stalla, raggiungendo appena dopo il dorso un’assolata costa dove si tralascia a sinistra la continuazione del percorso n° 677, diretto al Passo di Pratizzano, proseguendo invece a destra lungo il n° 680, scendendo in questo modo alla sottostante strada provinciale Ramiseto-Pratizzano. La seguiamo a sinistra in salita per pochi minuti e in corrispondenza di un tornante sinistrorso l’abbandoniamo imboccando a destra una carraia (cartelli). Si avanza inizialmente costeggiando il margine superiore di panoramici campi, poi raggiunto un bivio si vira a sinistra procedendo in salita, ammirando alla nostra destra i classici muretti a secco. Dopo un tratto in piano si incontra un bivio da cui si ignora a sinistra il percorso n° 677A, proseguendo a destra in discesa lungo il n° 680 SD per Castagneto. Dopo la prima discesa il tracciato in questione dovrebbe proseguire diritto, tuttavia non lo si segue poiché ormai – almeno nel tratto iniziale – pressoché impercorribile a causa della vegetazione invadente e spinosa. Quindi svoltiamo a sinistra continuando lungo la carraia contrassegnata n° 677A, che costituisce una variante dell’altro percorso. Al successivo bivio si prosegue a destra in discesa (freccia segnaletica con scritto Castagneto), perdendo successivamente quota sulla destra di una radura. L’ampia traccia piega poi nettamente a destra contornando il margine superiore di un bellissimo campo, sottopassando una linea elettrica. Penetrati nuovamente nel bosco si varca un rio oltre il quale ricompaiono i segnavia bianco-rossi. Poco dopo si immette da destra un’altra traccia (probabilmente il percorso n° 680 abbandonato in precedenza). Giunti ad un bivio si prosegue a destra in discesa, curvando successivamente a destra e perdendo quota lungo il margine superiore di un altro magnifico e altamente panoramico campo. La carraia svolta poi a sinistra e scende costeggiando il margine destro del campo in questione. Più in basso si transita nei pressi di una casa isolata e si continua a scendere effettuando alcuni tornanti. In corrispondenza delle case del nucleo Costa di Castagneto, ci si immette in una stradina asfaltata che si segue a sinistra, sbucando dopo alcuni minuti di discesa nella strada provinciale poco prima del paese di Castagneto 744 m. Volgendo a sinistra si attraversa tutto il nucleo principale e, una volta lasciatosi il paese alle spalle, si continua a seguire la strada asfaltata ancora per qualche minuto. Individuato a sinistra l’imbocco di una carraia (cartelli), la si segue in salita all’interno del bosco effettuando quasi subito un tornante sinistrorso. Appena dopo ci si immette in un’altra carraia che si segue a destra andando a sinistra al primo bivio e a destra al secondo. Si procede perlopiù in salita raggiungendo un ulteriore bivio da cui si continua a destra, incontrando nei pressi di una maestà l’ennesimo bivio dove si prosegue sempre a destra. Si procede per carraia in discesa e dopo alcuni saliscendi e una valletta si sbuca in corrispondenza di panoramici campi che si attraversano interamente. Giunti a poca distanza dal paese di Lugolo, si incontra un bivio dove si vira a sinistra, avanzando in lieve salita in magnifico ambiente agreste. Una volta rientrati nel bosco si incontra un bivio (cartelli) dove si prende la traccia di destra. Dopo una salita all’interno del bosco si sbuca in un campo e si procede contornando il suo margine destro, raggiungendo poi un ulteriore bivio da cui si prosegue a destra. L’attraversamento di una valletta e una breve contropendenza precedono un altro campo (alla nostra sinistra possiamo ammirare interessanti stratificazioni rocciose) che si contorna lungo il suo margine inferiore. Poco più avanti si incontra il bivio, incontrato nella prima sezione dell’escursione, dove il percorso SD si separa dal n° 679. Seguendo a ritroso lo stesso tragitto effettuato all’andata si fa rientro a Ponte Andrella.

 

 

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Monte Acuto: anello dal Passo del Lagastrello

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Lagastrello 1200 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Passo del Lagastrello-Passo del Giogo (25 min) ; Passo del Giogo-Monte Acuto (1,30 h) ; Monte Acuto-Rifugio Sarzana (25 min) ; Rifugio Sarzana-Lago Paduli- Passo del Lagastrello (2,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Aulla-S.P. 74-Licciana Nardi-Tavernelle-Passo del Lagastrello ; Parma-S.P. 665-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Passo del Lagastrello

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e panoramico che si svolge nella prima sezione, fino alla cima del Monte Acuto, nel versante lunense del crinale dei Groppi di Camporaghena. La discesa avviene invece nel versante emiliano, lungo sentieri e carraie quasi sempre all’interno del bosco.

Dal Passo del Lagastrello si segue la stradina per il Passo del Giogo (percorso CAI n° 00), avanzando perlopiù in lieve salita. Giunti in prossimità di una costa, situata alla nostra destra (segnavia sul palo di una linea elettrica), si abbandona l’asfalto e si continua per traccia che asseconda inizialmente un crinaletto. Penetrati nel bosco si prosegue per sentiero poco evidente, prendendo, ad un bivio, il percorso di sinistra. Poco più avanti ci si ricongiunge con la stradina asfaltata in località Passo del Giogo 1276 m, da cui si continua diritto per carraia. Seguiamo quest’ultima solo per poco, abbandonandola per sentiero a sinistra (segnavia), prestando attenzione a non imboccare la traccia più evidente che sale in direzione nord/ovest, ma proseguendo per sentiero meno marcato che avanza verso ovest. Giunti in un un’area disboscata, si confluisce in un’ampia traccia che si segue a sinistra in salita, contornando poco più in alto il margine superiore di una bella radura. Dopo una salita si prosegue comodamente per il bel sentiero all’interno di un bosco misto a faggi e conifere. Effettuata una curva a sinistra, si avanza lungo il margine superiore di un’altra area orribilmente disboscata, continuando lungamente per il percorso a mezza costa, alternando tratti in piano ad altri in salita. Approdati alla Foce di Torsana1322 m, si prosegue diritto lungo il sentiero 00 in direzione della Sella di Monte Acuto. Il tracciato, che si presenta fin da subito ripido e faticoso, risale un profilo boscoso, conducendo più in alto in una piccola radura. Si prosegue sempre ripidamente per traccia marcata ed evidente, svoltando, poco sotto il limite superiore della vegetazione, nettamente a sinistra. Usciti dal bosco si avanza in obliquo ascendente tagliando panoramici pendii prativi, raggiungendo infine un bivio (paletto con cartelli indicatori) situato in un bel ripiano. Si prosegue in salita in direzione della Sella di Monte Acuto, virando poco più in alto a destra inserendosi sul dorso di una costa. Si procede appena a destra del limite della vegetazione (panorama incantevole), svoltando poco dopo a sinistra e poi a destra, aggirando in questo modo un dosso erboso. Dopo un tratto in cui si rasenta ancora il limite della vegetazione, si prosegue in direzione dell’evidente dorsale erbosa che abbiamo di fronte. Il sentiero asseconda costantemente l’ampio crinale della costa, regalando straordinarie visuali sul versante lunense dei Groppi di Camporaghena. Più in alto il tracciato si sposta a sinistra effettuando un obliquo ascendente, conducendo infine alla Sella di Monte Acuto 1736 m. Dal valico di crinale si oltrepassano subito grossi blocchi, continuando poi per traccia evidente ma non segnata che asseconda l’estetico profilo sud/orientale del Monte Acuto. Guadagnata l’altamente panoramica cima, 1785 m, si rientra alla sottostante sella da cui si scende in direzione del Rifugio Sarzana lungo il sentiero contrassegnato n° 657. Dopo il primo tratto di discesa per pendii prativi, si piega a destra penetrando nella faggeta, perdendo quota in direzione sud/est. Dopo una breve contropendenza e un tratto a mezza costa, si raggiunge il margine orientale del Lago Acuto. Si contorna la sponda settentrionale dello specchio d’acqua, svoltando poi a destra verso il vicino Rifugio Sarzana 1581 m. Dal retro della costruzione si perde quota mantenendo il segnavia di prima (n° 657), per sentiero che effettua alcuni tornanti transitando a fianco di grossi massi. Poco più in basso di piega a sinistra e, dopo breve discesa, si approda in un bel ripiano boscoso. Si continua comodamente per traccia pressoché pianeggiante, virando poco dopo a destra, aggirando in questo modo una costa boscosa. Si procede per un tratto a mezza costa, scendendo, dopo una netta svolta a sinistra, in direzione della sottostante torbiera, il Lago Gonella. Qui giunti si vira a sinistra, perdendo quota piuttosto ripidamente per sentiero a tornanti, piegando più in basso a destra per ripiano boscoso a poca distanza dalla torbiera del Lago Gora, situato alla nostra sinistra. Valicata una costa, la traccia perde quota lungo la sottostante sponda boscosa compiendo alcuni tornanti. Raggiunto un ripiano boscoso, lo si attraversa in direzione ovest prestando attenzione ai segnavia sugli alberi. Poi, svoltando a sinistra, si scende assecondando per poco il letto asciutto di un rio, spostandosi successivamente a destra. Si continua a scendere nei pressi di un altro ruscello, curvando poco sotto repentinamente a destra (attenzione ai segnavia), costeggiando dall’alto un rio. Proseguendo in questa direzione si attraversa un’area con massi dove la traccia si fa poco evidente, immettendosi infine in un altro sentiero che si segue a sinistra effettuando subito un tornante sinistrorso. Dopo una discesa per traccia insolcata, si vira repentinamente a destra raggiungendo un ampio ripiano boscoso. Assecondando i segnavia si effettua una curva a sinistra varcando un ruscello asciutto, raggiungendo appena dopo un bivio. Si va a sinistra lungo il percorso n° 653/657, avanzando in piano a poca distanza da un rudere situato alla nostra destra. Poi ci si immette in un’ampia mulattiera che conduce, dopo aver varcato un rio, ad un bivio (cartelli) all’interno di un area parzialmente disboscata. Da qui si va a sinistra lungo la carraia contrassegnata n° 653 che effettua appena dopo un tornante destrorso, guadagnando quota in moderata pendenza. Oltre una svolta a sinistra si raggiunge una selletta, da cui non si continua per la carraia che scende diritto, ma si prende l’ampia traccia di sinistra che avanza inizialmente in piano. Si prosegue lungamente per questo tracciato senza possibilità di errore, proseguendo perlopiù a saliscendi ed incontrando solo pochi e sporadici segnavia. Approdati in una radura si incontra un bivio (cartelli), dove si continua a destra lungo il percorso contrassegnato n° 659/653. Si perde quota per ampia traccia effettuando più in basso una svolta a sinistra, abbandonando poco dopo questo percorso per sentiero a sinistra (segnavia). Si continua a scendere all’interno della faggeta, raggiungendo un bivio dove a sinistra si stacca la traccia contrassegnata n° 653 che si tralascia. Al bivio successivo si ignora a destra il percorso SD e si prosegue diritto valicando, mediante tornante sinistrorso, una costa. Dopo un ripiano boscoso si guada il Rio Garzoli e si prosegue comodamente per il sentiero, transitando nei pressi di uno stagno stagionale. Effettuata una svolta a sinistra si continua in leggera discesa nella splendida faggeta, contornando poco dopo il margine destro di una piccola torbiera. Raggiunto un ripiano boscoso si vira a sinistra, attraversando un altro ripiano ed effettuando poi altre piccole svolte. Dopo una discesa si raggiunge una bella radura con cippo dove si ignora a sinistra il percorso n° 659A. Appena dopo si vira repentinamente a sinistra seguendo la traccia contrassegnata n° 659B, che costeggia tutta la sponda occidentale del Lago Paduli. Dopo il primo tratto in discesa si avanza pianeggiando, ammirando splendide visuali del ripido profilo occidentale del Monte Malpasso. Poco più avanti ci si immette in un’altra traccia che si segue lungamente all’interno della faggeta. Usciti dal bosco si avanza in leggera salita tra cespugli di ginepro, raggiungendo, dopo aver attraversato una macchia boscosa, una radura con ruscello. Varcato quest’ultimo si continua lungo il percorso segnato che appena oltre una macchia boscosa procede lungo il margine destro dell’ampia torbiera del Lago Paduli. Ad un certo punto, poco prima di raggiungere il limite del bosco, si deve svoltare a destra continuando a contornare il limite della torbiera. Penetrati nuovamente nel bosco si procede per carraia che guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Infine ci si immette nella stradina asfaltata per il Passo del Giogo a poca distanza dal Passo del Lagastrello.

 

 

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Monte Scalocchio: anello da Case Giannino

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Punto di partenza/arrivo: Case Giannino 995 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h ca.

Tempi parziali: Case Giannino-Monte Scalocchio (2,30/3 h) ; Monte Scalocchio-Costa Fattartonda-Giogo di Vendaso-Case Giannino (2,45/3 h)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta NW dello Scalocchio (attrezzatura non obbligatoria ma consigliata) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio-Emilia-S.S. 63-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si scende nel versante lunense ancora per alcuni chilometri, parcheggiando l’auto nel grande spiazzo adiacente al Ristorante Casa Giannino (trattandosi di un parcheggio privato occorre chiedere il permesso ai proprietari dell’attività)

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Descrizione dell’itinerario

Percorso spettacolare e selvaggio che implica il raggiungimento della sommità del Monte Scalocchio percorrendo la sua cresta NW. L’impegno richiesto da questo itinerario è piuttosto elevato, sia per la presenza di passaggi d’arrampicata, quanto per l’oggettiva difficoltà di individuazione del giusto percorso durante la discesa.

Da Case Giannino si segue per un tratto la statale in direzione del Passo del Cerreto, imboccando a destra (indicazione) il sentiero n° 94. Il percorso sale subito piuttosto ripidamente all’interno del bosco ed effettua poco più in alto un tornante destrorso. Giunti in una radura arbustiva, la labile traccia procede in obliquo e in corrispondenza di un paletto con segnavia svolta nettamente a sinistra. Si continua a guadagnare quota per sentiero infrascato, ignorando diramazioni laterali ed avanzando sempre diritto. Penetrati nuovamente nel bosco, il percorso piega a destra (segnavia), proseguendo in modo più evidente e marcato. Poco più avanti, in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si vira a sinistra assecondando per un tratto il dorso di una costa. Poi, mediante progressiva curva a destra, si avanza in direzione est, sempre all’interno di un rimboschimento a conifere conifere. Raggiunta una panoramica costa, si effettuano alcuni tornanti transitando nei pressi di alcuni ruderi, continuando lungo il sentiero che dopo aver compiuto un ulteriore tornante sinistrorso procede verso NW. Più avanti si effettua un tornante destrorso e si avanza con andamento lineare, notando alla nostra sinistra un interessante muretto a secco. Tralasciata a destra una traccia, si giunge ad un’apertura panoramica (di fronte a noi il vallone è chiuso dalla dorsale boscosa chiamata Costa Fattartonda che costituisce la nostra direttrice di discesa), in corrispondenza della quale si effettua un tornante sinistrorso. Continuando lungo il percorso principale si esce progressivamente dalla vegetazione (visuali grandiose), progredendo con andamento in lieve salita verso NW. Si attraversano pendii prativi e pietraie, fino ad aggirare, mediante netta curva a destra, una costa (sulla sinistra si nota un rudimentale bivacco costruito con massi accatastati). Sopra di noi si estende la dorsale La Tesa-Scalocchio a cui miriamo. Si continua quindi per il percorso segnato raggiungendo poco dopo un trivio poco evidente, da cui si prosegue lungo la traccia di centro che asseconda il dorso di una costa erbosa. Nel momento in cui il sentiero effettua una netta svolta a destra, lo abbandoniamo salendo liberamente verso la soprastante dorsale. Messo piede sull’ampio e magnifico dorso del crinale divisorio (in corrispondenza dell’altura denominata La Tesa), lo si segue a destra in direzione del primo groppo roccioso, che poi si evita a destra incontrando una labilissima traccia. Ripreso il filo della dorsale, si prosegue verso un secondo evidente spuntone/groppo e, una volta raggiuntone la base, lo si aggira a destra per cengia erbosa. Recuperato successivamente il crinale, lo si segue avendo a sinistra un avvallamento, delimitato, sempre a sinistra, da un altro crinale. Poco più avanti si deve piegare a sinistra onde raggiungere quest’ultimo, che si segue in direzione di un evidente dente roccioso. Aggirato lo spuntone a sinistra, si riprende il crinale divisorio (paletti in legno), giungendo in breve alla base di un verticale risalto alla cui sinistra si nota un canale/camino (punto di partenza della cresta NW dello Scalocchio). In obliquo a sinistra si superano alcuni grossi blocchi (I°), per poi scalare una ripida fessura (II°), cui segue un delicato traverso di pochi metri (II°). Raggiunto il fondo del menzionato canale/camino, si supera subito un verticale gradino (II°-), oltre il quale si guadagna la selletta che separa il verticale spuntone dalla restante cresta. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina (II° all’inizio, poi ), raggiungendo così il sommo di questa prima e più severa sezione di cresta. Si prosegue lungo il crinale passando di blocco in blocco, rasentando il limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto di pochi metri, si arriva alla base di una liscia lastra rocciosa che si supera tenendosi nella sua terminazione destra, dove sono più abbondanti gli appoggi (II°-). Messo piede su una prima quota della cresta, si prosegue assecondando il suo filo (uno spuntone può essere superato direttamente oppure aggirato a destra) e, raggiunta una selletta, si scala un risalto caratterizzato da uno spigolo. Tenendosi a destra di quest’ultimo si sale per grossi blocchi (I°) con cespugli di ginepro e, guadagnato il sommo, si continua per l’areo crinale. Dopo l’aggiramento o superamento di un’altra quota, si approda in una forcella, da cui si scala il soprastante ripido risalto sfruttando ottimi appigli e appoggi (I°). Giunti sotto il suo blocco terminale, si deve scendere in obliquo a destra prestando attenzione alla presenza di sezioni di roccia instabile. Aggirate a destra altre rocce, si raggiunge nuovamente il filo del crinale, guadagnando infine l’esclusiva cima del Monte Scalocchio 1851 m. Dalla sommità si continua lungo l’areo crinale in direzione del Gendarme, ma appena dopo ci si deve calare a destra per erti pendii erbosi, mettendo successivamente piede in una traccia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, si aggira la base di un verticale dente roccioso, immettendosi, in corrispondenza di una selletta, nella traccia contrassegnata n° 94, che in precedenza abbiamo abbandonato per risalire la cresta dello Scalocchio. Noi dobbiamo seguire questo percorso verso destra, prestando la massima attenzione ai pochi e sbiaditissimi segnavia presenti. Il pressoché inesistente sentiero scende inizialmente in obliquo in direzione di un poggetto dove è visibile un paletto con segnavia. Raggiunto quest’ultimo, si continua sempre per bancate erbose, puntando ad un evidente pulpito. Qui giunti, si prosegue a mezza costa varcando inizialmente un solco, notando più in alto a destra un masso con segnavia. Raggiunta la successiva costa, guardando di fronte, si dovrebbe intravedere un paletto in ferro: ci si dirige quindi verso quest’ultimo per traccia quasi invisibile. Dal paletto si prosegue attraversando bei pendii prativi (ci troviamo esattamente paralleli rispetto alla cresta NW dello Scalocchio che abbiamo percorso) tenendosi in quota e mirando ad un’evidente sella erbosa e alla successiva dorsale degradante verso SW, chiamata Costa Fattatonda. Raggiunto il valico, si piega subito a destra, raggiungendo appena dopo un bivio con cartelli da cui si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 94A indicato come raccordo TL (Trekking Lunigiana). Il sentiero che dovremo seguire risulta abbandonato da tempo con segnaletica sbiadita e sistemata in modo pessimo, per cui triboleremo non poco nell’individuazione del giusto percorso. Tuttavia la direttrice che ci accompagnerà fino al Giogo di Vendaso è assolutamente evidente: si tratta del crinale della più volte menzionata Costa di Fattartonda. Quindi proseguiamo lungo questa traccia procedendo inizialmente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo in breve il filo del crinale. Da qui il sentiero vira a destra e perde quota effettuando alcuni tornanti. Segue un traverso con erba alta sotto alcune rocce che precede l’aggiramento di una costa. Poco più avanti si raggiunge un pulpito e si prosegue a mezza costa per tracciolina nell’erba alta. Dopo l’aggiramento di un’altra costa, il sentiero diviene molto più labile fino a scomparire: noi dobbiamo perdere quota, dopo uno scomodo e ripido obliquo discendente a destra, per il pendio boscoso tenendosi nei pressi del suo limite sinistro, assecondando costantemente il filo del crinale. Poco più avanti si deve scavalcare un poggetto panoramico (guardando in basso si nota un ometto da non tenere in considerazione), poi per labilissima traccia si continua lungo il filo della dorsale passando a fianco di un caratteristico masso dalla forma appuntita. Si prosegue per sentiero incerto (sbiaditissimi segnavia) scendendo ad una sella, per poi iniziare una risalita rasentando il limite del bosco al sommo di bellissimi pendii prativi. Si continua lungamente per il percorso di crinale, dapprima in salita, poi a saliscendi (alcuni segnavia), per traccia più marcata rispetto alla sezione precedente. Ad un certo punto però, scendendo un crinaletto erboso, si deve prestare attenzione al sentiero che piega repentinamente a destra avanzando a mezza costa, tagliando in questo modo pendii prativi. Ripreso il boscoso filo della dorsale, si continua a perdere quota assecondandolo o restando nei suoi pressi. Una volta raggiunto un ripiano boscoso, prestare attenzione a svoltare nettamente a sinistra, tralasciando la traccia che prosegue diritto/destra. Dopo aver disceso una dorsale boscosa, si piega a destra attraversando a mezza costa un pendio prativo. Rientrati nel bosco, il percorso vira a sinistra conducendo nei pressi di una vasca/abbeveratoio, oltre la quale si prosegue per traccia ancora incerta e poco evidente. Approdati in un’area disboscata, si prosegue diritto, raggiungendo in breve la località Giogo di Vendaso1262 m. Qui ci si immette nel percorso contrassegnato TL (Trekking Lunigiana) che risente anch’esso, almeno nel tratto in questione (Giogo di Vendaso-S.S. 63), di una pessima segnaletica. Dal valico si piega quindi a destra seguendo alcuni segnavia, disposti in modo approssimativo, grazie ai quali ci si orienta all’interno dell’area orribilmente disboscata. Poco dopo bisogna avere l’accortezza di spostarsi a destra onde perdere quota per mulattiera all’interno del bosco. Dopo una svolta a sinistra si approda in un bel ripiano prativo dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Ad un certo punto però occorre spostarsi a destra (segnavia) penetrando nuovamente nel bosco. Si perde quota per traccia decisamente infrascata e dall’andamento non particolarmente logico (prestare molta attenzione ai segnavia). Dopo alcune svolte (più in basso si ammirano esemplari di antichi muretti a secco), si confluisce in una carraia che si segue a destra. Si effettua un tornante sinistrorso raggiungendo in ultimo alcune case, oltre le quali ci si immette nella S.S. 63. Seguendo quest’ultima a destra si ritorna infine all’ampio parcheggio del Ristorante Casa Giannino.

 

 

 

 

 

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Il Monte Prampa da Villa Minozzo

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Punto di partenza/arrivo: Villa Minozzo 684 m

Dislivello: 1010 m

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Villa Minozzo-Monte Prampa (2, 15 h) ; Monte Prampa-Stracorada (1 h) ; Stracorada-Villa Minozzo (1, 45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-S.P. 9-Villa Minozzo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

L’accesso alla sommità del Monte Prampa con punto di partenza da Villa Minozzo è piuttosto lungo ma allo stesso tempo di grande interesse. Si tratta di un percorso che partendo da un ambiente decisamente antropizzato e dal carattere agreste, man mano che si procede si e guadagna dislivello, assume sempre più la dimensione suggestiva dell’isolamento montano. La parte iniziale e finale dell’itinerario proposto implica, eccetto brevi tratti, il percorrimento di strade asfaltate, generalmente con poco traffico automobilistico e molto panoramiche. I segnavia CAI sono presenti solo nel percorso di salita, mentre in discesa si seguiranno carraie molto evidenti, incontrando anche una parziale segnaletica realizzata per le mountain bike.

Abbandonata l’auto in un ampio parcheggio nei pressi della Croce Verde lungo la strada per Minozzo, si segue quest’ultima per poco andando a sinistra al primo bivio (indicazione del percorso CAI n° 623). Si prosegue per stradina asfaltata affiancata da alcune villette e, in corrispondenza di una netta svolta a destra, si continua diritto per ampia traccia che costeggia un campo. Ritornati sulla stradina di prima, la si segue, imboccando nei pressi di alcune case una carraia in salita che si stacca a destra. Più in alto si raggiunge un’antenna e si prosegue lungo l’ampia traccia che avanza assecondando il dorso di un boscoso crinale. Confluiti nuovamente nella strada di prima, si continua a camminare lungo essa ammirando notevoli visuali panoramiche in direzione della Pietra di Bismantova, effettuando in seguito una svolta a destra. Raggiunto un bivio con indicazioni, si prosegue a destra salendo piuttosto ripidamente, passando nei pressi di un capannone agricolo. Qui si incontra un altro bivio dal quale si va a sinistra verso Valbucciana (indicazioni CAI), avanzando in salita per stradina asfaltata che poco dopo si abbandona per carraia a destra (indicazione per il Monte Prampa). Si effettua subito una netta svolta a sinistra avanzando in mezzo a panoramici campi, piegando poco dopo a destra in direzione del vicino limite del bosco. Entrati in esso si raggiunge in breve il dorso del boscoso crinale NE del Prampa, dove il percorso principale vira nettamente a sinistra. Si prosegue lungamente per ampia mulattiera/carraia ignorando tracce laterali (segnavia ben posizionati), guadagnando quota perlopiù in sostenuta salita. Più avanti si confluisce in un’ampia traccia trasversale che si segue a sinistra (segnavia), raggiungendo appena dopo il limite superiore di una panoramica radura arbustiva. Abbandonata quest’ultima mediante spostamento a destra, si prosegue comodamente all’interno del bosco, prestando attenzione ad abbandonare la traccia su cui stiamo camminando per sentiero che si stacca a sinistra. Si sale piuttosto ripidamente ritornando a lambire il crinale della montagna che poco dopo si raggiunge assecondandolo per un tratto. Poco più avanti ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra effettuando una netta svolta a sinistra, ignorando una traccia che si stacca a destra. Dopo una ripida salita sulla sinistra rispetto il filo della dorsale, mediante netta curva a destra lo si raggiunge nuovamente e lo si valica. Al successivo bivio si prosegue a sinistra (segnavia), immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra. Raggiunto l’ennesimo bivio si prosegue a sinistra (segnavia e cartello in legno con scritto MPT), svoltando, in corrispondenza di un poggetto panoramico, nettamente a destra. Rientrati nel bosco si guadagna quota ripidamente, prima sulla destra del crinale, poi lungo il suo filo. Si continua lungamente per il bel sentiero all’interno di uno splendido ambiente boschivo, procedendo prima in lieve salita, poi in modo più sostenuto. Dopo l’attraversamento di una radura si sbuca in bellissimi pendii prativi dove da sinistra si immette il sentiero n° 621A proveniente dal Rifugio Monte Orsaro. Messo piede sulla panoramica dorsale sommitale, la si segue scavalcando un’anticima, gudagnando infine la vetta del Monte Prampa1698 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dopo una meritata sosta si ritorna alla selletta tra cima e anticima, da cui, per labile traccia a sinistra (versante Ozola), si scende alla sottostante magnifica conca. Qui ci si inserisce in un sentiero che si segue a sinistra valicando un dosso erboso, notando alcuni sbiaditi segnavia fluorescenti. Successivamente si scende per bella radura e, giunti nei pressi del limite del bosco, si svolta a destra. Si perde quota per traccia evidente all’interno di una valletta, costeggiando il limite della vegetazione. Poco dopo il percorso vira a sinistra attraversando una piccola macchia boscosa, uscendo subito in un’altra radura che si attraversa. Fa seguito appena dopo un’ulteriore radura arbustiva che si attraversa svoltando nettamente a destra. Rientrati nella faggeta si scende per ampia traccia in alcuni punti piuttosto ripida nonché dissestata e fangosa, segno della sua percorrenza da parte di moto da cross. Dopo una svolta a sinistra si attraversa l’ennesima radura arbustiva, raggiungendo più avanti un rimboschimento a conifere. Successivamente si costeggia e attraversa un’area disboscata, continuando a perdere quota per carraia dissestata, tralasciando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una traccia a destra. Poco dopo si perde quota all’interno di un buio rimboschimento a conifere, immettendosi in un’ampia traccia molto dissestata. Dopo un tratto all’interno di un rado bosco, si effettua un tornante sinistrorso e, una volta penetrati nuovamente nel rimboschimento a conifere, si continua lungo il percorso principale, camminando tuttavia ai suoi lati, in quanto in diversi punti impercorribile a causa del fango. Ignorata una traccia che si stacca a destra in discesa, si continua lungo la carraia di prima che, come già detto, non si segue ma si contorna ai lati, effettuando una netta svolta a destra. Poi rientrati nella carraia principale la si segue immettendosi poco più in basso in un’altra traccia, raggiungendo infine la località Stracorada1195 m (fontana e tavoli con panche). Da qui si continua diritto per la carrozzabile d’accesso, ma appena dopo, anziché seguire quest’ultima in direzione di Garfagno, si imbocca a destra un’ampia traccia che scende verso NE. Il percorso procede per un breve tratto a saliscendi e varcato un rio risale la sua sponda destra orografica, aggirando mediante svolta una costa. Si continua a perdere quota per l’ampia traccia effettuando alcune svolte, transitando più avanti nei pressi di una presa dell’acquedotto. Raggiunto un incrocio si prosegue diritto effettuando poi una svolta a destra e, in corrispondenza della successiva curva a sinistra, si nota un’altra presa dell’acquedotto e, poco più in basso, una fonte. Al bivio seguente si ignora una traccia che si stacca a destra e si prosegue per il percorso principale che avanza sempre in direzione E/NE. Tralasciata a destra una traccia in salita e poco dopo un’altra che si stacca a sinistra, si prosegue lungo il percorso principale attraversando un rio, in corrispondenza del quale si ignora a destra l’ennesima traccia. Dopo un’ulteriore diramazione a destra, si prosegue in discesa all’interno di un’area disboscata, svoltando poco più avanti a sinistra. Si continua a perdere quota per ampia carraia, ignorando, in corrispondenza di una curva a destra, una traccia a sinistra. Dopo aver contornato il margine destro di una radura, ci si dirige verso il dorso di una costa boscosa, dove si incontra un bivio con croce. Delle due carraie che si presentano si prende preferibilmente quella di destra (il tracciato di sinistra condurrebbe ugualmente nella stradina asfaltata che unisce Minozzo a Villa Minozzo passando per Montefelecchio). Poco dopo si raggiunge un crinaletto e si prosegue passando a fianco di alcune coltivazioni, scendendo poi piuttosto ripidamente. Proseguendo per radure e declivi prativi si raggiungono infine alcune case, dove si può imboccare a sinistra una carraia, oppure proseguire a destra per stradina asfaltata che effettua un tornante sinistrorso. Si continua a perdere quota lungo la strada raggiungendo dopo qualche minuto le case della frazione Molino di Tromba. Qui ci si immette in un’altra stradina asfaltata che si segue a destra, andando sempre a destra al successivo bivio. Dopo breve risalita si attraversa il nucleo di Montefelecchio, raggiungendo in questo modo il bivio per Valbucciana incontrato durante la salita. Da qui si ritorna a Villa Minozzo seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata.

 

 

 

 

 

 

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Alpe di Succiso: creste nord e nord-ovest

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Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-bivio nei pressi del Rifugio Rio Pascolo (1,10 h) ; bivio nei pressi del Rifugio Rio Pascolo-cresta nord-Alpe di Succiso (1,15 h) ; Alpe di Succiso-cresta NW-Sentiero Barbarossa-sentiero n° 673 (1,25 h) ; sentiero n° 673-Succiso Nuovo (1,10 h)

Difficoltà: EE 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (in caso di lingue nevose, che in quest’area possono perdurare fino a giugno, è necessario avere con se i ramponi)

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto. Da quest’ultima località si prosegue lungo la S.P. 15 oltrepassando la frazione di Lugolo e la valle dell’Andrella. Poco dopo la deviazione per Cecciola, si imbocca a sinistra una stradina che conduce alla frazione di Succiso Inferiore. Da qui si prende la strada di destra, raggiungendo infine, dopo aver effettuato un tornante sinistrorso, il paese di Succiso Nuovo. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del nucleo, nei pressi di una fontana e dell’imbocco di una carraia 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella proposta è certamente l’escursione più selvaggia e solitaria che si possa effettuare nell’ambito dell’Alpe di Succiso. La salita avviene per la creta nord che pur non presentando alcuna difficoltà tecnica va affrontata con cautela. In discesa propongo il percorrimento della cresta parallela alla nord, ossia quella nord-ovest. Anche se non è presente alcuna traccia, il percorso risulta molto lineare ed evidente nonché estremamente suggestivo. La cresta nord-ovest a sua volta deposita sul Sentiero Barbarossa che va seguito in direzione Ghiaccioni affrontando diversi tratti esposti che richiedono molta attenzione alle condizioni del terreno. Ovvia è la raccomandazione a non effettuare questo itinerario con terreno bagnato e scarsa visibilità.

Dal parcheggio ci si dirige verso la vicina fontana imboccando a sinistra una carraia che sale a fianco della chiesa. Raggiunto subito dopo un bivio (cartelli) si continua a sinistra lungo il percorso n° 655, ignorando a destra l’ampia traccia contrassegnata n° 673 da cui torneremo. Poco più avanti si guada un rio avanzando successivamente in leggera salita, effettuando poco dopo una curva a destra. Ignorata una traccia a sinistra si prosegue lungo il percorso principale che, in corrispondenza di un’area disboscata, piega a sinistra guadagnando quota in moderata pendenza in direzione sud. Più avanti si attraversa un’area di bosco rado rientrando successivamente nella faggeta, avanzando comodamente lungo l’ampia mulattiera che prosegue guadagnando lentamente quota. In seguito, dopo una svolta a sinistra, si esce temporaneamente dal bosco e si procede tra cespugli di ginepro, rientrando poi nella faggeta. Successivamente il tracciato sale un po più ripidamente, ma solo per un breve tratto, infatti poco dopo torna a procedere in leggera salita. Dopo una svolta a sinistra si passa a fianco di un tavolo con panche scendendo poi a guadare il Rio Pascolo, varcato il quale si continua per l’ampia traccia che subito dopo piega a sinistra. Si prosegue lungo il percorso principale guadagnando comodamente quota all’interno della faggeta ad alto fusto e dopo una curva a destra si sale sale più ripidamente. Effettuata un’altra ripida salita e una netta svolta a sinistra, si valica una costa boscosa all’interno di un rimboschimento a conifere. Si prosegue lungo il percorso principale effettuando altre svolte, virando successivamente in direzione sud. Ignorata a sinistra la traccia n° 669B, si risale il soprastante pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione, incontrando subito un bivio collocato nei pressi del Rifugio Rio Pascolo, 1379 m. Qui giunti si imbocca a destra il percorso contrassegnato CAI n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si presenta fin da subito poco evidente. Seguendo i segnavia sui massi ci si dirige verso il bordo orientale dell’ampio profilo della dorsale settentrionale dell’Alpe di Succiso, che costituisce la nostra direttrice di salita. Per traccia incerta e scomoda a mezza costa si valica una crestina formata da grossi blocchi, avanzando poi in salita fino ad entrare nel bosco. Si inizia ora l’aggiramento del profilo della dorsale, prima comodamente, poi per traccia scoscesa e scomoda lungo il limite superiore della vegetazione. Usciti da quest’ultima, ci si trova proprio in prossimità del bordo occidentale della dorsale (visuali mozzafiato). Nel momento in cui la traccia effettua un tornante destrorso scendendo per alcuni metri, noi l’abbandoniamo cominciando a risalire l’evidente crinale erboso/cespuglioso. Raggiunta una prima quota, il Monte Ramiseto, 1685 m, risulta evidentissima la prosecuzione della cresta/dorsale: ciò che attira maggiormente l’attenzione è un ripido groppo che dovremo risalire faticosamente ma senza alcuna difficoltà tecnica. Si prosegue lungo l’ampia e panoramica dorsale in direzione del menzionato groppo, intercettando più avanti una labile traccia. Giunti nei pressi di una conchetta con pietraia, alla base del ripido pendio del groppo, si incontrano alcuni ometti e si continua per traccia tenendosi appena a destra di alcuni massi. Raggiunto un altro ometto, si risale direttamente il ripido pendio soprastante, perdendo e ritrovando tracce, avanzando in obliquo a destra. Si deve puntare alla terminazione destra della soprastante cintura rocciosa e, raggiuntone il bordo, si sale molto ripidamente, piegando poi repentinamente a sinistra. Dopo questa breve ma ripida salita si guadagna la sommità del groppo, da cui si continua per bellissima cresta parzialmente rocciosa, aggirando prima a destra poi a sinistra i principali ostacoli. Successivamente si affronta la salita finale in direzione della cima del Torrione, avanzando inizialmente per traccia marcata. Quando quest’ultima piega repentinamente a sinistra, noi proseguiamo diritto continuando a guadagnare quota lungo il profilo dell’altura. Raggiunto il crinale sommitale, lo si segue raggiungendo infine la poco marcata sommità del dosso. Da qui si prosegue lungo l’ampio filo della dorsale, ormai molto poco accennato, guadagnando inizialmente quota lungo un linea rappresentata da massi e roccette. Poi, seguendo sempre una traccia labile ma abbastanza evidente, si procede in ripida salita con progressivo spostamento a destra in direzione del filo della cresta NW. Raggiunto quest’ultimo non resta altro che continuare lungo esso, approdando, dopo un’ultima ripida salita, sulla magnifica sommità dell’Alpe di Succiso 2016 m. Dalla vetta si ritorna indietro lungo il percorso effettuato in salita, continuando poi a scendere lungo il filo dell’erbosa cresta NW. Si tratta di una discesa senza alcuna traccia da seguire e in ambiente selvaggio, ma priva di difficoltà e mai particolarmente ripida. Più in basso, restando appenda a destra del filo della dorsale, si costeggia un franoso dirupo, scendendo poi, spostandosi un po a destra, piuttosto ripidamente. Raggiunta una selletta al sommo di un canalone, si prosegue lungo l’aereo e magnifico filo di cresta, raggiungendo dopo una discesa il sommo di un poggio, da cui si continua, sempre assecondando il filo della dorsale o appena a destra di esso, a scendere piuttosto ripidamente. Messo piede su un altro poggio, si affronta l’ultima sezione della cresta in cui si perde quota ripidamente tenendosi alla destra del filo (a sinistra la dorsale precipita con verticali bancate arenacee), fino ad approdare in una traccia trasversale (il Sentiero Barbarossa) in corrispondenza del limite della boscaglia e di un evidente poggetto. Si segue l’esposto percorso a sinistra in direzione dei Ghiaccioni, scendendo inizialmente per ripida rampa, effettuando appena dopo un traverso esposto. Dopo aver valicato altre due coste, si scende sotto un roccione strapiombante, cui segue l’attraversamento di un ripido canalone con erba alta (attenzione in caso di bagnato!). Raggiunto un evidente e panoramico poggetto, si perde scomodamente quota per rampa ripida e sassosa, attraversando poi un erto canalino con massi. Proseguendo per traccia labile si aggira una costa erbosa (fino a luglio 2017 era presente in questo punto un paletto in legno che aiutava non poco l’orientamento percorrendo il sentiero nella direzione opposta. Purtroppo il menzionato paletto è stato divelto, probabilmente per puro divertimento da parte del solito idiota di turno), entrando poi all’interno di un canalone. Si perde quota per alcuni metri lungo quest’ultimo, virando poi a sinistra per traccia molto labile, raggiungendo in breve il dorso di una costa. Poco più in basso si raggiunge un bel ripiano erboso da cui il percorso si sposta a sinistra verso un masso con segnavia. Da quest’ultimo si scende scomodamente in obliquo a sinistra in direzione di un canalone il cui fondo si raggiunge e attraversa poco dopo. Poi si attraversa una pietraia e si varcano altri due solchi, proseguendo appena dopo in direzione di un’altra pietraia (ometto evidente). Da qui si scende verso destra costeggiando il limite del bosco, tenendo d’occhio i poco evidenti segnavia bianco-rossi. Dopo una svolta a sinistra si transita nei pressi di un’altra piccola pietraia, per poi, dopo aver attraversato un piccolo ruscello, penetrare nella faggeta. Se ne esce poco più avanti (segnavia poco evidenti) rasentando il limite destro di una più ampia pietraia che va attraversata piegando a sinistra. La labile traccia svolta successivamente a destra conducendo in breve nel sentiero n° 673 appena prima del guado del Torrente Liocca. Si segue questo percorso in direzione di Succiso Nuovo, perdendo lentamente quota all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Più avanti si attraversano e costeggiano alcune pietraie, raggiungendo infine, senza possibilità di errore, una area pic-nic con tavolo a panche situata alla nostra destra. Da qui, dopo una breve risalita, si attraversa mediante ponticello il Rio Ramiseto, proseguendo poi per ampia traccia all’interno della faggeta. Raggiunto un bivio (cartelli) si continua diritto, affrontando poco più avanti una contropendenza, continuando successivamente lungo la bella mulattiera/carraia fino a ritornare al bivio con il sentiero n° 655 seguito in salita. Da qui in breve si fa ritorno a Succiso Nuovo.

 

 

 

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Alla scoperta di borghi e paesi tra le valli Andrella, Liocca ed Enza

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Punto di partenza/arrivo: Ponte Andrella 652 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Ponte Andrella-Monte Ledo (1,20 h) ; Monte Ledo-Succiso Nuovo (1,15 h) ; Succiso Nuovo-Miscoso (1,25 h) ; Miscoso-Cecciola (50 min) ; Cecciola-Succiso Sup (1,20 h) ; Succiso Sup- Ponte Andrella (1,20 h)

Diffocoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S.Polo d’Enza-Vetto-Ramiseto. Da quest’ultima località si continua in direzione di Succiso e Miscoso oltrepassando Castagneto e Lugolo. Oltre quest’ultimo si penetra nella valle formata dal Torrente Andrella, parcheggiando l’auto in corrispondenza del ponte omonimo

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendida e lunga escursione che permette di visitare bellissime borgate e godere di notevoli visuali panoramiche.

Dal punto di partenza si attraversa il ponte Andrella e poco oltre quest’ultimo si prende a sinistra (indicazioni: percorso SD) una carraia in salita. Appena dopo il tracciato svolta repentinamente a sinistra e guadagna quota in ripida salita, sbucando più in alto in una radura che si attraversa lungo il suo margine destro. Si continua a salire lungo l’ampia traccia effettuando alcune svolte, avanzando in seguito con minore pendenza ai lati di campi incolti. Ignorate tracce che si diramano a destra e una che si stacca a sinistra, si esce infine nella stradina asfaltata proveniente da Pieve S.Vincenzo a ridosso delle case del borgo di Fornolo. Si attraversa quest’ultimo e, una volta raggiunta nuovamente la strada asfaltata, la si segue a destra per pochi metri. Infatti si imbocca a destra un’ampia mulattiera (indicazioni) che guadagna quota in costante salita, lambendo più in alto il dorso di una costa. Ripidamente ma senza possibilità di errore si raggiunge un bivio a poca distanza da un rifugio, dove si continua diritto lungo il percorso n° 677B, ignorando a destra la continuazione del tracciato contrassegnato SD da cui torneremo. Si prosegue per ampia traccia avanzando in lieve salita, per poi progredire più ripidamente lungo la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio Triago. Mediante netta svolta a sinistra si varca quest’ultimo avanzando poi in direzione est (notevoli visuali sulla Val d’Enza). Più avanti una curva a destra porta a salire verso sud, riprendendo poco dopo la direzione di prima. Una volta rientrati all’interno della faggeta si incontra un bivio (cartelli) dove si prende a destra il percorso n° 677 per il non lontano Monte Ledo. Mediante sostenuta salita lungo belle e panoramiche radure si approda alla poco accennata sommità del monte, 1318 m, dove ci si immette nella stradina asfaltata proveniente da Succiso Nuovo e diretta al Passo della Scalucchia. Seguendo la strada a destra in direzione della prima località, si effettuano un paio di tornanti, giungendo appena dopo in corrispondenza di un’area orribilmente disboscata, dove si imbocca a destra (segnavia) una carraia. Si segue quest’ultima in discesa effettuando più in basso una svolta a sinistra, continuando successivamente per sentiero all’interno di un bosco di conifere. Raggiunto un bivio (segnavia insufficienti) si effettua un tornante destrorso ignorando a sinistra una traccia, continuando lungo il percorso principale fino ad immettersi in una carraia. Si scende lungo quest’ultima, che si presenta alquanto dissestata e con molte sterpaglie, ignorando diramazioni a destra. Più in basso il tracciato si restringe a stretto solco: si continua a scendere oltrepassando poco dopo un tratto franato oltre il quale si scorge un segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue lungo l’ampia traccia che perde costantemente quota, incontrando in seguito un altro tratto alquanto eroso e dissestato. Poi il tracciato piega a sinistra e nei pressi di un rio svolta a destra, conducendo ad un bivio dove si vira a sinistra per carraia in direzione di Succiso Nuovo (percorso SD). Al successivo bivio si va a destra e si continua costeggiando dei campi per tracce poco evidenti effettuando una svolta a destra. Dopo uno sbiadito segnavia sul tronco di un albero si deve virare repentinamente a sinistra (segnaletica pessima) contornando il margine sinistro di un altro campo, scorgendo poco più avanti un segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Procedendo a saliscendi si varca un primo ruscello, oltre il quale l’ampia traccia sale ripidamente e, curvando verso sinistra, aggira una costa, penetrando in questo modo in una valletta. La si attraversa varcando un rio, cui fa seguito il guado del Rio Passatore, oltre il quale si prosegue per bella carraia in leggera salita fino a sbucare nella stradina asfaltata per il Passo della Scalucchia. Seguendo quest’ultima a destra si entra dopo alcuni minuti nel centro di Succiso Nuovo 988 m. Si passa a fianco del campo sportivo raggiungendo appena dopo il rinomato Agriturismo Valle dei Cavalieri. Si prosegue lungo una stradina affiancata da villette svoltando appena dopo a destra per viottolo. Messo piede nella strada di accesso al paese la si segue a sinistra in discesa fino a raggiungere un tornante destrorso con spiazzo. Qui si imbocca una carraia (percorso SD) che scende a guadare il Torrente Liocca, per poi salire, all’inizio piuttosto ripidamente, lungo la sponda sinistra orografica della valle da esso formata. Dopo alcuni minuti di salita all’interno del bosco, nei pressi di un’area recentemente disboscata, si ignora a sinistra il sentiero n° 653A, continuando invece lungo l’ampia traccia che effettua un tornante destrorso. Procedendo inizialmente in piano poi in salita, si giunge ad un bivio dove si continua diritto lungo il percorso SD. Perdendo quota in discesa si incontra, in corrispondenza di un’area di rado bosco, un altro bivio, dove si prende a sinistra la continuazione del sentiero SD per Miscoso. Dopo aver attraversato in lieve salita l’area parzialmente disboscata, si penetra nuovamente nella faggeta seguendo un’ampia traccia in discesa. Continuando lungo il percorso principale ci si immette successivamente in una carraia che si segue a sinistra in discesa. Dopo aver guadato un ruscello si sale leggermente aggirando mediante curva a sinistra una costa boscosa, varcando poco più avanti un altro ruscello. Poi si avanza a saliscendi transitando nei pressi di interessanti affioramenti marnosi, immettendosi successivamente in una traccia che si segue a destra. Dopo pochi minuti si sbuca nella provinciale per il Passo del Lagastrello che si segue a sinistra per pochi minuti. Infatti, poco dopo una curva a sinistra, si prende a destra uno stradello che attraversando una valletta conduce alla chiesa e al borgo di Miscoso 781 m. Lo si attraversa interamente ammirando magnifiche case in sasso ottimamente ristrutturate rispettando l’assetto originario. Dopo l’ultima fontana si piega a destra uscendo dal nucleo abitato, continuando per sentiero infrascato (percorso SD) che svolta subito a sinistra. Si perde costantemente quota in direzione NE e N, per poi effettuare alcuni tornanti ed uscire in un’area disboscata. Dopo altri tornanti, una discesa piuttosto ripida e una netta svolta a destra, si approda in una traccia trasversale (cartelli) che si segue a destra in direzione di Cecciola. Avanzando comodamente per carraia si raggiunge il greto del Torrente Liocca che si guada, riprendendo nel lato opposto la continuazione del percorso che svolta subito a destra. Si procede per un tratto in leggera salita parallelamente al torrente, raggiungendo, dopo una svolta a sinistra, un bivio dove si ignora a destra il sentiero n° 657. Andiamo invece a sinistra incontrando appena dopo un’interessante epigrafe racchiusa da un’edicoletta nei pressi di un magnifico campo chiuso nel fondo da una parete rocciosa. Seguendo l’antica mulattiera si raggiungono le case della parte bassa del paese di Cecciola757 m, prendendo, ad un bivio, il viottolo di destra che transita a fianco di una caratteristica e antica fontana/lavatoio. Penetrati all’interno del magnifico borghetto lo si attraversa in salita ammirando vicoli, volte e angoli suggestivi, raggiungendo infine la chiesa. Da qui, seguendo una stradina asfaltata, si approda sulla strada provinciale che si segue a destra per pochi metri, scorgendo nel lato opposto (cartelli) la continuazione del percorso SD. Si sale per stradina raggiungendo appena dopo il cimitero, da cui si continua contornando il margine destro di un campo e, spostandosi poi destra, ci si inserisce in una vecchia mulattiera inglobata dalla vegetazione nel tratto precedente. Si avanza comodamente per il bellissimo tracciato affiancato a sinistra da suggestivi muretti a secco, aggirando più avanti una costa con marne e arenarie. Qui si incontra un bivio dove si svolta a sinistra in salita piegando appena dopo a destra. Si varca una valletta e, dopo una ripida salita, si aggira il dorso di una costa, procedendo poi in obliquo ascendente per ripida sponda marnosa in cui si asseconda per un tratto il tracciato di una linea elettrica. Avanzando successivamente in leggera discesa, si piega a sinistra rientrando nel bosco e, varcato un ruscello, si procede per un tratto in ripida salita. Aggirata una costa boscosa si prosegue pianeggiando, incontrando un bivio poco evidente dove si prende la traccia di destra che scende leggermente (segnavia). Penetrati in una buia valletta si guada un rio e, giunti nella sponda opposta, si piega subito a sinistra ritornando in prossimità del letto del corso d’acqua. Appena dopo si vira a destra (segnavia) e, dopo una curva a sinistra, si raggiunge nuovamente la linea elettrica già incontrata in precedenza, nei cui pressi si avanza per traccia particolarmente infrascata. Dopo una breve discesa si mette piede nella strada asfaltata di accesso alle frazioni di Succiso, che si segue a sinistra in salita. Entrati nel paesino di Succiso Inferiore (per visitare il nucleo più vecchio occorre spostarsi a destra) si prosegue lungo la stradina abbandonandola in corrispondenza di un tornante sinistrorso. Da qui non si imbocca l’ampia traccia di destra, ma oltrepassato un “muro” di fitta vegetazione, si prosegue per mulattiera avanzando inizialmente sulla destra di un solco. Poi il tracciato diviene più evidente ed effettua una netta curva a destra piegando poco dopo a sinistra. Si raggiungono così i ruderi della vecchia chiesa di Succiso della quale è rimasto in piedi la facciata e il campanile. Rimesso piede nella strada asfaltata la si segue a destra, ignorando subito la continuazione del percorso segnato ed imboccando a sinistra il successivo viottolo. Tramite esso si attraversa tutto il caratteristico nucleo di Succiso di Mezzo921 m, svoltando a sinistra una volta raggiunte le ultime case della frazione. Per carraia si transita a fianco di una fontana, incontrando dopo una breve salita un bivio con maestà e casa a destra. Si prosegue per la traccia di sinistra che svoltando a destra sale a fianco di alcune case conducendo poco dopo ad un incrocio. Da qui si ignora una mulattiera che scende nel bosco e si continua per il sentierino di destra, molto infrascato, immettendosi appena dopo nella strada di accesso a Succiso Superiore. Si sale lungo quest’ultima imboccando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una carraia che conduce alle prime case del nucleo in questione. Si sale per viottolo svoltando più in alto a destra ed attraversando tutto il magnifico borgo seguendo i segnavia del percorso SD. Lasciato il paese alle spalle si continua per bel sentiero ignorando tracce a sinistra, varcando poco dopo una costa e proseguendo in salita per traccia più ampia. Con costante andamento in direzione NE si valica più avanti una costa virando successivamente a destra per carraia in leggera discesa. In corrispondenza di un’area disboscata si ignora a destra una traccia e si prosegue lungo il percorso principale immettendosi senza possibilità di errore in un’altra carraia. Seguendo quest’ultima a destra, prima all’interno del bosco poi per bei declivi prativi, si ritorna al bivio, incontrato all’andata, nei pressi del rifugio. Si ritorna a Ponte Andrella seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.

 

 

 

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