RSS

Archivi categoria: Appennino reggiano

Monti Cavalbianco e Asinara: anello da Ospitaletto

100_1977 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Ospitaletto 1135 m

Dislivello: 870 m

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Ospitaletto-Il Tornello (1 h) ; Il Tornello-Colle Brancia-sommità Cavalbianco (1,30 h) ; sommità Cavalvianco-Passo di Pradarena-Monte Asinara (1 h) ; Monte Asinara-Rifugio Rio Re (1 h) ; Rifugio Rio Re-Ospitaletto (1 h)

Difficoltà: E (E+ il crinale Colle Brancia-Monte Cavalbianco)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Ligonchio-Ospitaletto

map (3)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello completo e di grande interesse paesaggistico/panoramico. Il crinale che unisce il Colle Brancia alla sommità del Monte Cavalbianco è altamente spettacolare ed aereo ma privo di traccie segnate. Anche lo scavalcamento del Monte Asinara avviene fuori dall’ambito dei sentieri segnati (il percorso n°00 lo aggira a sud), tuttavia è consigliabile raggiungerne la cima per il notevole panorama che essa offre.

Parcheggiata l’auto in uno spiazzo sulla sinistra, poco dopo l’inizio del paese di Ospitaletto, si scende brevemente lungo la strada da cui siamo giunti, fino ad incontrare a sinistra l’imbocco del sentiero n° 643 (cartello). Inizialmente si sale a fianco di una casa, penetrando poi nel bosco ed effettuando un ripido obliquo ascendente. Poco dopo si aggira una ripida costa boscosa, oltre la quale si entra nella valletta formata da un rio. Successivamente la traccia piega a sinistra (ad un bivio si ignora un evidente sentiero che prosegue diritto), riconducendo sul dorso della costa di prima. La si risale effettuando alcuni tornanti e, dopo uno spostamento a destra, si riprende la costa in questione continuando a guadagnare quota lungo il suo dorso. Più in alto si piega decisamente a destra, avanzando a mezza costa in direzione del già menzionato rio. Si varca quest’ultimo (guado difficoltoso in caso di acqua abbondante) per poi continuare ancora a mezza costa fino a raggiungere un altro rio che si attraversa. Giunti in prossimità di un terzo ruscello, la traccia svolta repentinamente a sinistra procedendo in obliquo ascendente. Si attraversa nuovamente il rio di prima (il secondo dei due), per poi continuare a salire in moderata pendenza fino a sbucare in una strada asfaltata (paletto con cartelli). La si segue a destra incontrando appena dopo lo sterrato ed avanzando comodamente in piano/falsopiano. Si prosegue lungamente per la bella carraia che, attraversando alcune vallette e coste boscose, conduce, dopo una netta curva verso sinistra e un ultimo tratto in direzione ovest, in località Il Tornello1487 m. Da qui si imbocca a sinistra (cartelli) un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 643. Si guadagna quota in moderata pendenza, effettuando poco dopo una svolta a destra onde portarsi sul dorso di una costa. Si sale dolcemente in prossimità di quest’ultima, notando poco più avanti alla nostra destra un rio asciutto (in questo tratto è possibile ammirare notevoli esemplari di faggio). Giunti a poca distanza dal menzionato rio, il sentiero segnato piega repentinamente a sinistra e poi a destra, avanzando successivamente in modo lineare e in moderata pendenza. Poco più avanti si varca il rio in questione, effettuando poi una ripida salita oltre la quale si sbuca in un magnifico anfiteatro delimitato ad est dalla dorsale Colle Brancia-Cavalbianco. Al primo bivio si abbandona il percorso segnato, imboccando a destra un’evidente traccia che poco più avanti sale alla sinistra di un solco. Al bivio successivo si svolta a destra, attraversando il menzionato solco e continuando per traccia che procede verso nord. Lambito il limite superiore del bosco, si attraversa una fascia con vegetazione e arbusti, per poi proseguire a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi. Si aggira una costa e si continua per sentierino molto panoramico in direzione di un poggio che costituisce il limite settentrionale della dorsale del Cavalbianco. Approdati sul poggetto, si inizia la risalita del crinale per tracciolina poco marcata che in breve conduce al sommo del primo dosso erboso. Il sentiero tende poi a perdersi: è sufficiente mantenersi sul dorso dell’ampio crinale puntando alla vicina sommità del Colle Brancia. Poco più in alto si recupera una traccia che, abbandonando temporaneamente la dorsale principale, si sposta a sinistra conducendo sul dorso di una costa secondaria. Da qui si piega a destra raggiungendo in breve la bellissima cima del Colle Brancia1714 m: di fronte a noi si dilunga l’estetico crinale che percorreremo fino alla sommità del Cavalbianco. Si continua lungo il filo della dorsale, raggiungendo una sella situata sotto un groppo erboso alla cui sommità si approda salendo per traccia ripida lungo il crinale. Dalla cima si scende alla sottostante selletta dove si dilungano due tracce: proseguiamo per quella di destra che asseconda la bellissima ed aerea dorsale. Ad un certo punto il sentiero piega repentinamente a destra onde aggirare un risalto roccioso, per poi proseguire tenendosi per un breve tratto sulla sinistra del crinale. Si risale successivamente l’ultima sezione della dorsale, guadagnando infine la spettacolare sommità del Monte Cavalbianco1855 m. Dalla cima si scende per il frequentato sentiero (segnavia n° 643A) che asseconda il crinale meridionale. Si discende quest’ultimo fino a raggiungere una selletta dominata da un poggetto boscoso. Qui il sentiero piega a sinistra procedendo in leggera discesa all’interno del bosco. Poco più avanti ci si immette nel percorso n° 643, proveniente da Il Tornello, e lo si segue raggiungendo in pochi minuti il Passo di Pradarena1575 m. Dal valico si imbocca a sinistra il sentiero 00, seguendo inizialmente una carraia che si  abbandona quasi subito per sentiero a sinistra. Assecondando quest’ultimo, si guadagna quota piuttosto ripidamente, attraversando per tre volte la carrareccia precedentemente abbandonata. Messo piede per la quarta volta sulla sterrata, la si segue a destra uscendo presto dal bosco (notevole colpo d’occhio sulle Alpi Apuane), giungendo poco dopo ad un bivio dove si svolta repentinamente a sinistra per ampia traccia. Seguendo quest’ultima ci si riavvicina all’ampia dorsale nord-occidentale del Monte Asinara, che si incomincia a risalire mediante sentiero che si stacca a destra una volta giunti ad un grosso blocco di cemento (si tratta del basamento del palo di un vecchio skilift). La traccia guadagna quota per ripidi pendii prativi, conducendo in circa 10 minuti di cammino sulla panoramica sommità del Monte Asinara1731 m. Dalla cima si segue in discesa l’ampia dorsale sud/est, assecondando una traccia che poi tende a perdersi poco prima di giungere al Passo della Comunella1619 m. Dal valico si abbandona il crinale divisorio, imboccando a sinistra l’ampio sentiero n° 639C. Dopo una breve ma ripida discesa all’interno della faggeta, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 639) che si segue a destra in direzione del Rifugio Rio Re. Si avanza perlopiù in piano, varcando due rii ed aggirando una costa boscosa. Il percorso prosegue a mezza costa tagliando ripidi pendi all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Procedendo quasi sempre in piano ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge infine un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 639B per il Rifugio Rio Re. La traccia procede inizialmente in leggera discesa, tenendosi costantemente sulla sinistra del dorso di una costa. Poco più avanti, mediante svolta a destra, si valica la menzionata costa e si scende in obliquo tagliando ripidi fianchi boscosi. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si inizia a discendere l’erto pendio effettuando numerosi tornanti. Si approda infine nei pressi del Rifugio Rio Re1345 m, da cui si imbocca a sinistra la carraia di accesso. Si effettuano inizialmente un paio di tornanti e si prosegue per la carrozzabile abbandonandola temporaneamente per sentiero a destra. Poco più avanti ci si immette nuovamente nella carrareccia di prima, che si segue in leggera discesa lungo la sponda sinistra orografica della Valle del Rio Re. In circa 30 minuti di cammino dal rifugio, si giunge al bivio con il sentiero n° 637 che si stacca a destra: lo si ignora e si continua per la carrareccia che procede in falsopiano. Mediante curva a sinistra si aggira una costa boscosa, notando appena dopo, ad un bivio, un sentiero che si stacca a destra e che va ignorato. Più avanti si penetra nella valle formata dal Torrente Rossendola: si guada il corso d’acqua e, poco prima di immettersi nella S.P. 18, si imbocca un sentiero a sinistra. Procedendo in costante salita, si raggiungono le prime case di Ospitaletto e, poco più in alto, la provinciale a poca distanza dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

Annunci
 

Tag: , , , , , ,

Alta Val d’Enza: anello da Miscoso

100_1748 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Miscoso 901 m

Dislivello: 975 m

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Miscoso-Ponte della Golara-Valcieca (1 h) ; Valcieca-Monte Palerà (1,45 h) ; Monte Palerà-Rigoso-Lago Squincio (1,15 h) ; Lago Squincio-Lago Paduli (diga)-sentiero n° 659-sentiero SD-Miscoso (2 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rigoso-Miscoso ; Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto-Lugolo-Miscoso

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Ampio e splendido anello che si sviluppa da una sponda all’altra dell’Alta Val d’Enza. L’itinerario proposto implica la salita al Monte Palerà da Valcieca seguendo il sentiero n° 735A/739. Si tratta di un percorso in totale disuso con segnaletica estremamente carente che pone non poche difficoltà nel reperimento della giusta traccia. Basterebbe un po più di impegno finalizzato a rivalutare sentieri e mulattiere storiche che versano in stato di semi-abbandono. L’anello si svolge a cavallo tra le province di Reggio-Emilia e Parma.

Parcheggiata l’auto nei pressi del ristorante “La Montanara”, situato lungo la provinciale poco sopra il centro di Miscoso, si imbocca Via della Croce e la si segue fino a raggiungere una caratteristica fontanella situata alla nostra destra. Da qui si prende la stradina di destra, uscendo presto dal magnifico e antico borgo e proseguendo per bella mulattiera (percorso CAI n° 609) in costante discesa. Effettuando diverse svolte e tornanti, si raggiunge più in basso un’area disboscata dove, ad un bivio, si svolta repentinamente a destra ignorando tracce che si staccano a sinistra. Dopo un tornante sinistrorso, si ignora una traccia che si stacca a destra e si continua lungo il percorso principale che perde quota piuttosto ripidamente. Rientrati nel bosco, si effettua una netta svolta a destra, confluendo infine in un’ampia traccia trasversale che si segue a sinistra (cartelli). Dopo una ripida discesa si approda al medievale Ponte della Golara675 m, mediante il quale si oltrepassa il Torrente Enza. Si prosegue per ampia mulattiera incontrando subito un bivio (cartelli) dove si prende la traccia di sinistra. Il percorso inizia a guadagnare quota in costante ripida salita effettuando diverse svolte, costeggiando più in alto il margine sinistro di un vasto campo (sulla destra possiamo ammirare notevoli esemplari di muretti a secco). In seguito ci si immette in una carraia che si segue uscendo dal bosco e si sale affiancati da panoramici campi. Poi il tracciato svolta a destra avanzando in piano/falsopiano al sommo di bellissimi prati, rientrando in breve all’interno del bosco. Poco più avanti si sbuca nella S.P. 68 appena prima del paese di Valcieca. Si segue l’asfalto a destra imboccando la prima stradina in salita che si stacca a sinistra a fianco di una casa. Raggiunta una presa dell’acquedotto con maestà sulla destra, si prende la traccia di sinistra che procede in leggera salita inizialmente a fianco di un fosso. Si continua lungo l’ampia mulattiera fino ad incontrare, dopo una svolta a sinistra, un bivio. Qui giunti, nonostante verrebbe spontaneo proseguire diritto, si deve invece imboccare la traccia di destra (sbiadito segnavia sul tronchetto di un albero appena dopo il bivio). Si sale per mulattiera affiancata da panoramici campi, raggiungendo poco più avanti un altro bivio dove si deve svoltare a destra per ampia traccia in leggera salita (segnaletica insufficiente). Dopo una netta svolta a sinistra si incontra sulla destra una fontana (acqua non sempre presente), oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa ignorando a destra una traccia inerbita. Giunti ad un bivio all’interno di un’area disboscata, si deve prendere la traccia di destra (segnavia assenti) mediante la quale si rientra nel bosco. Si varca un ruscello (appena prima di esso si incontra un segnavia sul tronco di un albero) e si prosegue per l’ampia traccia in moderata pendenza. Si avanza in direzione nord, immettendosi più avanti in un’altra carraia d’esbosco che si segue fino a raggiungere un incrocio. Qui si deve piegare nettamente a sinistra per ampia traccia pianeggiante in leggera discesa, incontrando poco dopo un ulteriore bivio (paletto con due frecce segnaletiche di colore giallo e blu). Si abbandona la carraia per imboccare a destra un ripido sentiero che in breve conduce ad una caratteristica selletta sulla dorsale Ronco Bora/Palerà. Da qui si prosegue verso sinistra per la traccia di crinale (percorso CAI n° 739) che dopo il primo tratto avanza alla sua destra per poi assecondarlo nuovamente. Si scende poi ad un piccola selletta, più che altro un fosso, dalla quale si riprende subito a salire ripidamente giungendo in vista di alcuni resti murari e, appena dopo, al sommo di un panoramico poggio a quota 1170 m. Qui sorgeva Il Castellaro: “eretto dalla famiglia Vallisneri tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV e distrutto nel 1448 dalle truppe del Comune di Parma” (Andrea Greci: GUIDA AI SENTIERI DELL’APPENNINO PARMENSE- Val Bratica, Val Cedra e Val d’Enza ; GAZZETTA DI PARMA 2011). Dalla sommità si scende molto ripidamente per labile traccia alla sottostante sella boscosa da cui si continua per il percorso di crinale. Poco più avanti il sentiero procede a destra della dorsale, avanzando in leggera discesa, per poi rimontare sul crinale raggiungendo in breve un’area di bosco rado. Qui la traccia sembra perdersi: si deve piegare leggermente a destra scorgendo un varco tra la folta vegetazione. Si prosegue per labile sentiero raggiungendo una selletta da cui, ignorando a destra un’ampia traccia, si continua diritto lungo il sentiero di crinale. Si guadagna quota in ripida salita, prima assecondando il filo della dorsale boscosa, poi salendo alla sua sinistra per traccia stretta e anche scoscesa (diversi segnavia sbiaditi). Si esce infine in una radura arbustiva dove il sentiero sembra perdersi: si deve proseguire mantenendosi in quota per labilissima traccia nell’erba alta prestando attenzione ai segnavia sugli alberi. Poco più avanti si scende verso sinistra per qualche metro onde immettersi in una traccia più evidente che si segue puntando al limite del bosco che si ha di fronte (nel caso si smarrisse il sentiero, è sufficiente salire a destra fino a rimettere piede sul dorso del crinale boscoso alla cui sinistra ci troviamo). Ritornati nei pressi del filo della dorsale, Il percorso prosegue tenendosi leggermente a sinistra di quest’ultimo, conducendo poco più avanti in un’altra radura dove il sentiero sembra nuovamente perdersi. Da qui, anche se verrebbe spontaneo proseguire diritto, si deve invece svoltare repentinamente a sinistra e scendere per labilissima traccia nell’erba alta. Poco più in basso si nota a sinistra una recinzione con filo spinato dove si rinviene uno sbiaditissimo segnavia su un tronchetto di sostegno che ci conferma di essere nel percorso giusto (la dorsale del Monte Palerà, proprio in corrispondenza dell’appena menzionata radura, si sdoppia: noi dobbiamo percorrere il ramo di sinistra). Poi si penetra nel bosco, scendendo per sentiero ancora poco evidente ma con segnaletica più puntuale. Poco dopo si sbuca al sommo di un panoramico pendio prativo dove è possibile ammirare una notevole visuale sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. Si continua lungo il crinale boscoso tenendosi appena a destra di una recinzione con filo spinato: quando il sentiero si sposta a destra, noi non lo seguiamo ma continuiamo ad assecondare il filo della dorsale. Poco più avanti si incontrano alcuni segnavia e la traccia si sposta sulla sinistra del crinale: la seguiamo andando a destra ad un bivio poco marcato (guardando di fronte si scorge un segnavia e, in lontananza, la dorsale prativa del Monte Palerà). Si esce dal bosco avanzando per labile traccia nell’erba alta, piegando successivamente a destra onde rimontare sul dorso del crinale caratterizzato dalla recinzione già incontrata poco prima. Oltrepassata quest’ultima, si rinviene la continuazione del percorso segnato che si segue tenendosi sulla destra del filo del crinale. Appena dopo ci si sposta a sinistra approdando al sommo di splendidi pendii prativi e si prosegue restando nei pressi del limite del bosco e della recinzione con filo spinato. Ci si sposta nuovamente per un breve tratto alla destra del crinale, per poi rimontare su di esso ormai in vista della doppia cima del Monte Palerà. Dopo aver raggiunto l’anticima, si scende alla sottostante selletta, guadagnando infine la sommità principale, 1315 m, caratterizzata da un grandioso panorama. Dalla cima si scende lungo il crinale meridionale che nel primo tratto è molto ripido ma allo stesso tempo suggestivo e panoramico. Dopo una discesa per ripido e scosceso pendio in parte roccioso, si raggiunge una sella da cui si continua per sentiero evidente che progressivamente si amplia. Usciti dal bosco ci si immette in una carraia proveniente da destra e la si segue in direzione della Cima Nuda che si lascia a sinistra effettuando una netta svolta a destra. Dopo un tornante sinistrorso, si confluisce in un’altra carrareccia che si segue a sinistra, raggiungendo in breve una spiazzo adiacente alla S.P. 665, ai piedi del boscoso poggio denominato Monte Bastia. Da qui non resta altro che seguire la panoramica strada verso Rigoso, ammirando lungo il cammino stupende visuali dell’Alpe di Succiso. Dalle prime case del paese, si imbocca la stradina di sinistra, raggiungendo in breve la chiesa e la piazza principale di Rigoso1131 m. Da qui si svolta a sinistra e appena dopo a destra, seguendo uno stradello che riconduce sulla provinciale. La si segue a sinistra solo per poco: infatti, raggiunto un bivio evidente (cartelli), si imbocca a destra una carraia in salita (percorso CAI n° 703) in direzione del Lago Squincio. Si segue la carrareccia (percorsa da mezzi di esbosco) fino ad incontrare un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Appena dopo si attraversa una prima area disboscata oltre la quale, ad un bivio, si prende la carraia di sinistra. Seguendo l’ampia traccia si aggira mediante svolta a destra una costa, sbucando successivamente in un’ampia area disboscata. Si segue la carraia d’esbosco che avanza in leggera salita transitando a fianco di un grosso masso situato alla nostra destra. Oltre una svolta a destra si presenta un bivio (segnavia) dal quale si prende la mulattiera di sinistra che procede inizialmente in salita. Dopo il primo strappo, il percorso avanza pianeggiando a mezza costa, attraversando alcune pietraie e procedendo all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Mediante breve risalita si guadagna il dorso di una costa che si doppia, scendendo poi leggermente fino ad approdare in un ripiano prativo dove alla nostra destra è situato il Lago Squincio, 1238 m, chiuso ad occidente da una diga. Piegando invece a sinistra si raggiunge un bivio (cartelli), dove si imbocca il sentiero n° 703C in direzione della diga del Lago Paduli. La traccia perde quota in costante discesa compiendo subito una netta curva a destra ed effettuando in seguito altre svolte. Poi si scende a fianco di una linea elettrica e si continua a perdere quota fino a mettere piede nella S.P. 665 a poca distanza dalla diga. Si segue l’asfalto a sinistra raggiungendo in breve un bivio dove si svolta a destra in direzione di Miscoso Ramiseto. Si attraversa il ponte stradale antistante la diga del Lago Paduli e, al primo bivio (tabella e cartelli), si prende a destra un’ampia traccia in salita delimitata a destra da una recinzione. Raggiunto subito un altro bivio (cartelli), si piega a sinistra in direzione del Rifugio Sarzana, proseguendo sempre a sinistra al successivo bivio collocato nei pressi di un cippo. Si segue lungamente la bella e comoda mulattiera (percorso CAI n° 659) dapprima in lieve/moderata pendenza, poi perlopiù in piano/leggera salita. Più avanti si contorna il margine sinistro di una piccola torbiera e si prosegue attraversando in seguito un’area di rado bosco. Successivamente si guada il Rio Garzoli e si continua guadagnando quota in moderata pendenza fino a valicare una costa boscosa. Poco dopo si incontra un bivio (cartelli) dove si abbandona il sentiero n° 659, imboccando a sinistra il percorso contrassegnato come SD (Sentiero dei Ducati) in direzione di Miscoso. La traccia avanza verso est attraversando poco più avanti una radura arbustiva, per poi rientrare nel bosco procedendo perlopiù in quota. Dopo aver oltrepassato una orripilante carraia di esbosco, si continua per il comodo sentiero che dopo un tratto in piano inizia a scendere verso il fondo della valletta formata dal Canalaccio. Si varca quest’ultimo e un suo ramo secondario per poi affrontare una breve ma ripida salita che deposita ad una selletta. Si continua per traccia che attraversa un’area di bosco rado, raggiungendo poco dopo un rifugio. Da quest’ultimo si prosegue per carraia che presto va abbandonata imboccando a sinistra un sentiero (segnavia). Dopo aver varcato un ruscello, si sbuca in un’orribile carraia di esbosco che si attraversa rinvenendo sulla destra la prosecuzione del sentiero. Si continua per comoda traccia procedendo in piano a mezza costa ed attraversando un’area di bosco rado. Aggirata una costa boscosa, il percorso cambia direzione avanzando verso est a mezza costa in piano e leggera discesa. Dopo un paio di svolte, si continua sempre a mezza costa attraversando una sequenza di tre solchi (appena dopo aver varcato il terzo canale, la traccia giusta è quella che avanza in salita e non quella che si stacca a sinistra in piano). Successivamente, procedendo a saliscendi, si attraversano altri due fossi, per poi scendere all’interno di un’area di bosco rado. Dopo una svolta a destra, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra raggiungendo un bivio, situato in località Costalta, dove si prosegue diritto. Si continua per mulattiera sbucando poco dopo in una bella radura dove si svolta a sinistra ignorando a destra una carraia. Al successivo bivio, situato nei pressi di un’altra radura, si prende la traccia di sinistra, effettuando in seguito un’ampia curva verso destra. Il percorso asseconda successivamente il dorso di una panoramica costa che offre notevoli visuali, soprattutto verso il Monte Palerà. La bella mulattiera/carraia si sposta poco dopo a destra scendendo nel bosco (ad un bivio si ignora una traccia che si stacca a destra) per poi risalire leggermente per un breve tratto. Si continua a perdere quota per la panoramica carraia confluendo più in basso in un’altra traccia. Giunti ad un bivio, si prosegue a sinistra verso Miscoso, raggiungendo poco dopo l’edificio della Pro Loco Capo D’Enza. Oltre quest’ultimo si rientra nel bosco e si continua a scendere per bella mulattiera, effettuando in ultimo una svolta a sinistra fino a rimettere piede nella S.P. 15 proprio di fronte al ristorante “La Montanara”.

 

 

 

Tag: , , , , , , , , ,

Alpe di Succiso: dal Passo della Scalucchia per la cresta sud

100_1556 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 6 h

Tempi parziali: Passo della Scalucchia-Conca del Prataccio (2 h) ; Conca del Prataccio-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-cresta sud Alpe di Succiso-sommità Alpe di Succiso (1 h) ; sommità Alpe di Succiso-Rifugio Rio Pascolo (1 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Buca del Moro-Passo della Scalucchia (1,30 h)

Difficoltà: EE/EEA il tratto iniziale (facoltativo) della cresta sud dell’Alpe di Succiso ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (per il tratto di ferrata all’inizio della cresta sud dell’Alpe di Succiso è consigliabile avere con se il materiale necessario per l’autoassicurazione)

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello che permette la conoscenza di luoghi di grande fascino ambientale e notevole impatto panoramico. Nella prima sezione dell’itinerario si percorre la storica “Via Parmesana” in direzione del Passo dell’Ospedalaccio. Poco prima di quest’ultimo si stacca un sentiero che permette di raggiungere il magnifico anfiteatro prativo conosciuto come Il Prataccio, e, poco più in alto, la sorgente del Secchia. Approdati al caratteristico Passo di Pietra Tagliata, si incomincia la risalita dell cresta meridionale dell’Alpe di Succiso, implicante all’inizio un tratto di ferrata che è possibile evitare a destra per sentiero. Dalla sommità dell’alpe si scende per crinale alla Sella del Casarola e ci si cala nel sottostante vallone del Rio Pascolo che ha pochi eguali in fatto di grandiosità. A grandi linee questo è percorso che effettueremo e che cercheremo di gustare passo dopo passo senza fretta, camminando con lentezza e stupore.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto, si imbocca a sinistra un’ampia traccia (si tratta dell’antica Via Parmesana, contrassegnata n° 667B) che procede in piano a mezza costa. Si cammina perlopiù all’interno del bosco, con qualche apertura panoramica, aggirando alcune coste. Dopo dieci minuti dal punto di partenza, mediante svolta a destra, si doppia un’altra costa oltre la quale si ammirano interessanti stratificazioni nonché un notevole panorama sui monti della Val Secchia. Si prosegue per la storica mulattiera allargata a carraia (purtroppo percorsa dai fuoristrada), varcando alcuni ruscelli e raggiungendo un bivio (cartelli): qui si ignora la traccia di sinistra che conduce al vicinissimo Bivacco Pra Po e si continua diritto procedendo per un breve tratto in salita. Poco più avanti si ignora a destra il percorso n° 677 per la Buca del Moro e si prosegue diritto per l’ampia traccia che poi si restringe a sentiero. Lo si segue dapprima in piano all’interno del bosco, per poi uscirne temporaneamente procedendo per alcuni metri in discesa. Rientrati nella splendida faggeta, si avanza in leggera discesa, risalendo poi leggermente ed aggirando una costa. Oltre quest’ultima si perde quota per alcuni metri fino ad approdare al sottostante grandioso pianoro prativo in località Capiola1332 m. Si varca il Fosso delle Polle incontrando poco più avanti un bivio (cartelli) dove a destra si stacca il sentiero n° 651 diretto alla sommità del Monte Casarola. Noi proseguiamo diritto per l’ampia traccia che, svoltando a sinistra, inizia a scendere affiancata da cespugli di ginepro. Al sottostante bivio (segnavia) si prende il sentiero che si stacca a destra in discesa. Poco dopo si rientra nel bosco e si raggiunge, nei pressi del Fosso della Rivaccia, un altro bivio, dove si ignora a sinistra il percorso n° 651 proveniente dal fondo della Val Secchia. Si continua lungamente nonché comodamente per l’ampia mulattiera perlopiù in piano o leggera discesa in bellissimo ambiente boschivo. Dopo aver attraversato una panoramica radura con arbusti ed aggirato una costa boscosa, si penetra nella valle formata dal Fiume Secchia. Si procede in discesa varcando un ruscello (una traccia che si stacca a destra va ignorata) fino a raggiungere il greto del fiume che si guada. Successivamente si continua per ampia traccia in salita e poi pressoché in piano. Dopo l’aggiramento dell’ennesima costa boscosa, si deve attraversare il margine superiore di un’ampia area disboscata, seguendo l’orripilante carraia d’esbosco che disgraziatamente e rovinosamente ricalca per un tratto l’antico tracciato. Ignorato a sinistra il percorso n° 675 proveniente da Cerreto Alpi, si prosegue diritto per alcuni minuti entrando in una valletta ed incontrando un bivio. Qui si abbandona la Via Parmesana (che prosegue verso il non lontano Passo dell’Ospedalaccio) per imboccare a destra la continuazione del sentiero n° 675 che  inizialmente procede in moderata pendenza e poi in falsopiano. Poco più avanti si penetra in un rimboschimento a conifere e si prosegue in direzione NE aggirarando la Costa Marinella. Oltre quest’ultima, il percorso avanza verso NW inizialmente in leggera discesa per poi riprendere a guadagnare quota. Si attraversano in obliquo ascendente pendii caratterizzati da massi e si transita nei pressi di un paio di piazzole di carbonaia. Poco più avanti si esce in una piccola radura dove si ha un notevole colpo d’occhio sul versante sud del Monte Casarola. Rientrati nel bosco, si incomincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte ed incontrando altre piazzole di carbonaie. Si approda infine nel magnifico pianoro prativo del Prataccio1509 m (la bellezza e maestosità del luogo consigliano una sosta ristoratrice). Lo si attraversa interamente in direzione ovest, passando nei pressi di un caratteristico masso oltre il quale si rientra nella faggeta. Se ne esce poco più avanti rinvenendo sulla sinistra, all’interno di una selvaggia valletta, la Sorgente del Secchia1536 m. Si prosegue sulla destra per ripida traccia che presto rientra nel bosco e conduce, dopo una netta svolta a destra, ad un magnifico balcone panoramico da cui si ammira una notevole visuale sulla sottostante conca del Prataccio. Successivamente si sale tra rado bosco uscendone poco più avanti, avanzando per l’ottimo sentiero che si sposta in direzione del severo versante meridionale dell’Alpe di Succiso. Mediante alcuni tornanti si guadagna quota ai piedi di ripidi e scoscesi pendii, effettuando in seguito un obliquo ascendente durante il quale si ammira una notevole visuale sul gendarme roccioso della cresta NE del Monte Alto. Dopo altri stretti e ripidi tornanti, si approda al caratteristico Passo di Pietra Tagliata1680 m, punto di incontro della cresta sud dell’Alpe di Succiso con quella NE del Monte Alto. Dal valico si inizia la risalita del crinale alla volta della cima dell’Alpe di Succiso, assecondando un sentiero (n° 671) che evita sulla sinistra un primo spuntone roccioso. Subito dopo si incontra un bivio: a destra prosegue la traccia segnata che, procedendo a mezza costa, evita a destra un gendarme roccioso; a sinistra inizia un tratto di ferrata mediante il quale si scala il menzionato gendarme. Optiamo per la seconda soluzione e scaliamo facili rocce (A+) fino a raggiungere la base di una liscia placchetta. La si supera direttamente utilizzando, oltre il cavo ben teso, una staffa metallica utile come appiglio (B). Dalla sommità del gendarme si continua in traverso per esposta crestina (A+) per poi aggirare sulla sinistra, dopo un breve tratto di sentiero, uno spuntone per ariosa cengetta (A). Oltre quest’ultimo passaggio ha termine la variante attrezzata che, per le sue caratteristiche, andrebbe considerata come diramazione/continuazione del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Appena dopo il tratto di ferrata ci si ricongiunge con il sentiero normale e si prosegue ripidamente assecondando o restando nei pressi del filo del crinale. Poco più avanti si guadagna quota tenendosi appena a destra di una crestina con roccette, continuando poi per crinale fino a raggiungere il sommo della prima ripida sezione del percorso di cresta. Si prosegue molto più comodamente abbandonando per un tratto il filo della dorsale, per poi scendere ad una selletta ai piedi della seconda sezione della cresta. Per ripida traccia si raggiunge dapprima il sommo di un groppo, poi si prosegue lungo il filo del crinale e alla sinistra di esso. Poco dopo si guadagna un’altra sella al vertice di un ripido canalone (si tratta del canale ovest dell’Alpe di Succiso), raggiunta la quale si continua effettuando un ripido e faticoso obliquo ascendente a sinistra del filo di cresta. Si approda poco più in alto in un’ampia sella poco sotto la sommità dell’alpe. Un ultimo breve ma ripido strappo precede la magnifica cima dell’Alpe di Succiso2016 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla vetta ci si dirige verso est raggiungendo subito una vistosa piramide di sassi, per poi scendere lungo il filo del panoramico crinale orientale. Successivamente si prosegue in piano/leggera salita tenendosi appena a sinistra della cresta. Più avanti, una volta recuperato il filo del crinale, si deve svoltare repentinamente a destra (segnavia) e discendere nel lato opposto per breve ma ripido canalino. Avanzando comodamente per la panoramica dorsale si raggiunge infine la panoramica Sella del Casarola1963 m. Da qui si piega a sinistra iniziando la discesa all’interno del magnifico vallone del Rio Pascolo. Il sentiero (segnavia n° 655) effettua subito un obliquo discendente verso destra, per poi svoltare a sinistra e perdere quota ai piedi dei pendii nord-occidentali del Monte Casarola. Mediante spostamento a sinistra, si raggiunge dapprima un vistoso ometto, poi si riprende a scendere lungo la sponda destra orografica della valle. Più in basso si approda in una pietraia situata poco sotto una suggestiva bancata rocciosa formata da lisce placche (ci troviamo in un ambiente montano che ha pochi eguali in fatto di maestosità). La traccia, ottimamente segnata, prosegue perdendo quota a mezza costa nel lato destro del vallone, fino a svoltare repentinamente a sinistra e varcare il Rio Pascolo. Appena dopo si piega a destra procedendo per un breve tratto in salita, per poi scendere ripidamente per pendio prativo a destra del limite del bosco. Più in basso si raggiunge il Rifugio Rio Pascolo “Paolo Consiglio” 1570 m (poco prima si stacca a destra una traccia segnata che si congiungerà successivamente con il sentiero n° 669B). Si scende al sottostante bivio con cartelli da cui si prosegue a destra lungo il percorso n° 655 diretto a Succiso Nuovo. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, si incontra un bivio poco evidente (fino ad inizio luglio 2017 era presente un vistoso ometto di sassi, successivamente distrutto da un qualche idiota), dove si abbandona il sentiero n° 655 appena prima di una sua netta svolta a sinistra, prendendo a destra la traccia contrassegnata n° 669B. Inizialmente si varca un ruscello (si tratta di un ramo del Rio Pascolo) per poi attraversare in leggera discesa una radura arbustiva con folta vegetazione, congiungendosi qui con il sentiero n° 699. Si continua a scendere all’interno del bosco, sbucando poco dopo in una radura con conifere, dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Poco più avanti si approda in uno spiazzo (cartelli) da cui si continua a destra salendo per carraia d’esbosco. Effettuando una curva verso destra si aggira una costa boscosa, iniziando poco dopo l’attraversamento di un’ampia area disboscata. Al termine di essa si guada il Rio Passatore, continuando poi in leggera salita nella faggeta fino a raggiungere una bella radura che si attraversa. Dopo aver varcato un ruscello asciutto, si sale all’interno del bosco in moderata pendenza per poi valicare una costa boscosa. Successivamente si prosegue pressoché in piano a mezza costa con alcuni tratti in leggera salita. Poco più avanti si approda sul dorso di una costa (località Buca del Moro1475 m) dove si prende a sinistra il percorso n° 667 per il Passo della Scalucchia. Si procede inizialmente in leggera discesa effettuando subito un’ampia curva a sinistra, per poi scendere con maggiore decisione per sentiero incavato. Poco più avanti si recupera il dorso della costa che si risale per un breve tratto temporaneamente fuori dal bosco. Poi si piega a destra rientrando nella faggeta e si prosegue per ottimo sentiero che avanza in piano/leggera discesa. Oltre l’aggiramento di una costa, si discende in obliquo un panoramico pendio dove è possibile ammirare ampie visuali sulla Val Secchia e il Monte Ventasso. Dopo un tratto all’interno del bosco, si risale una dorsale prativa ignorando, ad un bivio (cartelli), il sentiero n° 677 che si stacca a destra. Lambita la panoramica sommità del Monte Piano1419 m, si penetra nuovamente nel bosco procedendo prima in discesa e poi, per un breve tratto, in salita lungo una sponda boscosa con rocce affioranti. Dopo una netta svolta a sinistra in cui si aggira una costa, si perde quota attraversando belle radure alternate a fasce boscose. In breve si fa ritorno allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto, situato poco sotto il Passo della Scalucchia.

 

 

 

 

 

 

Tag: , , , , ,

Monte Ventasso: anello da Ramiseto

 

100_1351 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Bora di Ramiseto 800 m

Dislivello: 927 m

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Bora di Ramiseto-Fonti di Santa Lucia (1/1,15 h) ; Fonti di Santa Lucia-Bivacco Le Cadoniche (1 h) ; Bivacco La Cadoniche-sommità Monte Ventasso (1,20 h) ; sommità Monte Ventasso-Lago Calamone (35 min) ; Lago Calamone-Mulino di Montemiscoso-Ramiseto (1,30 h)

Difficoltà: EE il seguente tratto: sentiero n° 663-targa Charlie Alpha-sentiero n° 661-sommità Monte Ventasso ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-S. Polo d’Enza-Vetto d’Enza-Ramiseto. Dal centro di quest’ultima località, ci si dirige verso Cervarezza, parcheggiando l’auto nell’ampio spiazzo adiacente al Market Ponte (località Bora di Ramiseto)

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di notevole interesse che permette un’approfondita conoscenza del versante Lonza del Monte Ventasso. L’itinerario proposto implica un fuori-sentiero che consiste nella risalita dell’ampia pietraia che caratterizza questo versante della montagna. In questo tratto si procede di masso in masso con un’ascesa in alcuni punti faticosa ma molto appagante dal punto di vista panoramico. Poi, una volta messo piede nell’esposto sentiero n° 661, lo si segue fino in vetta. Per la discesa, dopo aver raggiunto lo spettacolare Lago Calamone, si utilizza il sentiero n° 667 e poi n° 680, che permette un lento e rilassante rientro in valle.

Dalla parte finale di Bora di Ramiseto, in direzione di Cervarezza, si imbocca a destra una ripida stradina asfaltata (Via Fonda) e la si segue fino al suo termine. Si continua poi per carraia che procede piuttosto ripidamente alla base di erti pendii erbosi. Poco dopo si penetra nel bosco, avanzando sempre in sostenuta salita, fino a costeggiare dei bellissimi prati situati alla nostra sinistra. Più in alto si incontra una maestà e si prosegue per ripida mulattiera confluendo infine in un’ampia traccia proveniente da Canova. La si segue a destra in salita abbastanza sostenuta (in un tratto è visibile il selciato originario), fino a giungere ad un bivio dove si prende la traccia di sinistra che procede in piano. Poco dopo ci si immette in una bella mulattiera, contrassegnata n° 680, che si segue a sinistra in direzione di Cervarezza/Fonti di Santa Lucia. Il percorso è molto lineare e si sviluppa perlopiù a saliscendi, tenendosi quasi sempre all’interno del bosco, eccetto un paio di tratti in cui si cammina a fianco di una linea elettrica. Dopo una panoramica apertura, la carraia su cui stiamo camminando si trasforma in strada asfaltata che si segue in salita transitando a fianco degli edifici di imbottigliamento dell’acqua. Giunti nell’ampio piazzale delle Fonti di Santa Lucia, si prende a destra il sentiero che sale verso l’omonima chiesetta. Poco prima ci si immette in un’ampia traccia che si segue a sinistra transitando a destra di una casa. Appena dopo si confluisce in un’altra mulattiera/carraia che si segue a destra sbucando sul dorso di una costa. Qui si imbocca a destra un’ampia traccia (percorso CAI n° 665) in decisa salita e, raggiunto un bivio, si prende la carraia di destra (segnavia). Avanzando in lieve pendenza ed effettuando diverse svolte, si confluisce più avanti in un’altra traccia che si segue a destra incontrando subito un bivio dove si prende la mulattiera di destra. Si continua lungamente per il bel percorso, alternando tratti in leggera salita a strappi più ripidi, giungendo ad un bivio dove si sceglie la traccia di destra (si può proseguire anche a sinistra, infatti i due percorsi si ricongiungono appena dopo il bivio). Si prosegue sempre per ampia mulattiera in leggera e moderata pendenza fino ad un bivio dove si piega a destra. Poco dopo si attraversa un ruscello e si avanza successivamente in piano per un breve tratto. Poi il percorso si impenna, effettuando una svolta a sinistra e conducendo ad un ulteriore bivio dove si prosegue a destra. Poco più avanti si effettua un’ampia curva verso sinistra proseguendo, ad un bivio poco marcato, sempre a sinistra. Si giunge successivamente nei pressi di una piccola radura dove si effettua una netta svolta a destra, ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Dopo una breve discesa, l’ampia traccia riprende a salire ripidamente per radura arbustiva. Ci si immette poi in una carraia che si segue a destra superando inizialmente un ripido strappo. L’ampia mulattiera si riduce in seguito a sentiero che, dopo una svolta a sinistra, procede a mezza costa. Si oltrepassa una selletta boscosa e si avanza in piano e in leggera discesa, entrando poi in una valletta dove si guada un ruscello. Il percorso continua in modo lineare, varcando un altro ruscello e conducendo infine nei pressi del Bivacco Le Cadoniche1370 m. Si prosegue per ampia traccia abbandonandola quando essa effettua una netta svolta a sinistra: infatti si deve continuare diritto per sentiero che in ripida salita conduce ad una bella apertura panoramica. Dopo un paio di tornanti si rientra nel bosco e si prosegue per un tratto in sostenuta salita. Più avanti la traccia svolta a sinistra e appena dopo a destra contornando il margine destro di una radura arbustiva. Poco dopo si monta sul dorso di una costa che si asseconda per alcuni minuti fino ad incontrare un bivio (cartelli): qui si abbandona il sentiero n° 665 per imboccare a destra il percorso contrassegnato n° 663. Dopo una breve discesa e l’attraversamento di un rio, si ricomincia a salire lievemente per ottima traccia all’interno della faggeta. Poco oltre una piccola pietraia situata alla nostra sinistra, si incontra un bivio (cartello): da qui abbandoniamo il sentiero n° 663 per dirigersi verso il luogo dove il 18/08/1990 precipitò l’elicottero Charlie Alpha. Dal cartello si affronta subito un brevissima salita per pietraia continuando poi in piano per alcuni metri. Senza alcun segnavia con cui orientarsi, dobbiamo spostarci a destra entrando nel bosco, rinvenendo qui una labile traccia. Poco più avanti si sbuca in un’ampia e magnifica pietraia: guardando di fronte a noi, su un grosso masso a destra, dovremmo notare la targa apposta in memoria dei soccorritori deceduti nel terribile incidente. Raggiunta la targa ci si sposta a sinistra iniziando poco più avanti a risalire un ripido pendio formato da grossi blocchi ed erba. Successivamente si riprende ad attraversare, sempre per pietraia, avendo il limite del bosco poco sotto (attenzione alla presenza di diversi blocchi instabili). In seguito si inizia un obliquo ascendente puntando ad alcuni grossi massi situati più in alto alla nostra sinistra (faccia a monte). Raggiunta faticosamente la base del primo, lo si aggira a sinistra, per poi piegare a destra onde risalire il canalino che separa i due grandi massi. Appenda dopo si attraversa a sinistra in direzione di un una crestina, notando alla nostra destra il poderoso monolito roccioso dei Denti della Vecchia. Messo piede sulla crestina, si scende alla bene e meglio nel versante opposto, fino ad approdare sul sentiero n° 661 proveniente dall’Oratorio Maria Maddalena e diretto alla sommità del Ventasso. Si continua lungo la traccia segnata, oltrepassando subito alcuni alberi ed effettuando un esposto traverso di pochi metri. In ripida salita, tendendo poi verso sinistra, si approda sull’esposto dorso di una costa che si segue fino al sommo di questa ripida sezione del percorso. Ci troviamo sulla sinistra del crinale dei Denti della Vecchia, a cui giungiamo dopo una breve salita: andando a destra per traccia, evitando a destra alcune rocce e, infine, superando un facile gradino, si guadagna la sommità del monolito roccioso, caratterizzato da grossi blocchi di arenaria separati da profonde fenditure. Si asseconda il panoramicissimo crinale, oltrepassando una cima secondaria e scendendo alla sottostante ampia sella erbosa. Un’ultima salita precede la magnifica sommità del Monte Ventasso1727 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dalla cima si ignora a destra il ripido sentiero n° 661 e si prosegue assecondando il suggestivo crinale. Dopo una ripida discesa, la traccia svolta repentinamente a destra: la seguiamo iniziando un bellissimo traverso a mezza costa in cui si tagliano ripidi pendii prativi poco sopra il limite superiore del bosco. In seguito ci si congiunge con il già menzionato sentiero n° 661 e si prosegue in discesa oltrepassando poco dopo una breve fascia boscosa. Al successivo bivio (cartelli), si svolta a destra imboccando il sentiero n° 667 in direzione del non lontano Lago Calamone. La traccia, che perde quota quasi sempre in ripida discesa, permette di ammirare, poco prima del lago, esemplari di faggio di rara bellezza e imponenza. Si approda infine in un’ampia traccia trasversale nei pressi della sponda SW del Lago Calamone1403 m, a poca distanza dal Rifugio Venusta. Seguendo il percorso a sinistra, si transita a fianco del rifugio, per poi risalire lievemente contornando dall’alto la sponda del magnifico specchio d’acqua. Poco più avanti ci si abbassa piegando a destra onde costeggiare il limite occidentale del lago, ammirando altri scultorei esemplari di faggio che hanno pochi eguali. Dopo aver attraversato il Lonza mediante ponticello in legno, si giunge al bivio con il sentiero n° 667 che si stacca a sinistra. Imbocchiamo l’ampia mulattiera effettuando alcune svolte e ignorando a destra una traccia. Più in basso si confluisce in un’altra mulattiera/carraia che si segue a destra. Dopo un tratto in piano, si scende ripidamente effettuando una curva verso sinistra all’interno di un’area disboscata. Rientrati nel bosco, si continua per bella mulattiera fino ad immettersi in un’ampia traccia trasversale che va seguita a sinistra solo per poco (segnaletica insufficiente). Infatti, appena dopo aver attraversato un solco, si deve virare a destra (segnavia) e proseguire in discesa per ampio sentiero. Presto si effettua una svolta a destra varcando nuovamente il solco di prima, perdendo quota alla destra di quest’ultimo. Dopo una curva a sinistra, si attraversa un ruscello, giungendo più in basso nei pressi di una presa dell’acquedotto, dove si deve proseguire lungo la traccia di destra. Riattraversato il ruscello di prima e varcatone un secondo, si effettua una netta svolta a sinistra ignorando un’ampia traccia che si stacca a destra in salita. Dopo una discesa ripida si giunge in un’area di bosco rado, dove si varca un piccolo ruscello, e si prosegue giungendo in prossimità di una radura. Qui il sentiero svolta a sinistra e, poco più avanti, piega ancora a sinistra onde riattraversare l’area di bosco rado. Si penetra poi nella valletta formata dal Torrente Lonza dove si svolta nettamente a destra seguendo un’ampia traccia. Poco dopo, una curva a destra precede l’attraversamento di un ruscello, oltre il quale si confluisce in una mulattiera/carraia che si segue a sinistra in discesa. Il tracciato, che presenta profondi solchi dovuti al passaggio di fuoristrada e mezzi di esbosco, effettua successivamente una svolta a destra: noi lo assecondiamo lasciando a sinistra una traccia. Al sottostante bivio si prende il ramo di sinistra (si può anche proseguire a destra) immettendosi poco sotto nell’altro ramo che si segue a sinistra ignorando una traccia che scende diritto. Dopo un netto tornante destrorso, si confluisce in una carraia di esbosco che si segue a sinistra notando alla nostra destra notevoli esemplari di muretti a secco. Più avanti si penetra nuovamente nella valletta formata dal Torrente Lonza e si prosegue perdendo quota lungo la sua sponda destra orografica. Dopo alcuni minuti si approda in località Mulino di Montemiscoso980 m, dove si prende (cartelli) a destra una carraia in direzione di Cervarezza. Al primo bivio si continua per la traccia di sinistra (segnavia), avanzando comodamente affiancati da belle radure che offrono notevoli visuali del Monte Ventasso. Poco dopo si ignora una carraia che si stacca a sinistra in discesa e si sale leggermente, raggiungendo in seguito un bivio (cartelli) dove si abbandona il percorso n° 667, imboccando a destra l’ampia mulattiera contrassegnata n° 680. Dopo essere transitati a fianco di magnifici prati, si piega a destra scendendo piuttosto ripidamente all’interno del bosco. Più in basso si sbuca in una radura che si discende tenendosi lungo il suo margine destro (la mulattiera è per un tratto impercorribile poiché inglobata da vegetazione invadente). Poi si rientra nel bosco continuando a scendere lungo il percorso principale. Si prosegue per bella mulattiera (tracce che si staccano a destra sono da ignorare) perdendo quota sulla sinistra di un fosso. Dopo essere transitati a fianco di alcune baracche ed aver effettuato una curva a destra, si discende l’ultimo tratto del percorso fino a mettere piede sulla strada provinciale appena prima di un ponte e dell’omonimo market.

 

 

 

 

 

Tag: , , , , , , ,

Monti Cisa e Prampa: anello da Casalino

100_1136 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Casalino 940 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Casalino-Passo della Cisa (1,30 h) ; Passo della Cisa-Monte Cisa (30 min) ; Monte Cisa-Passo della Croce-Monte Prampa-Passo della Croce (50 min/1 h) ; Passo della Croce-Montecagno (1,30 h) ; Montecagno-Casalino (30 min)

Difficoltà: E+ il tratto Passo della Cisa-Monte Cisa ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Casalino. E’ consigliabile parcheggiare l’auto prima di entrare nel paese vero e proprio (sono presenti alcuni spiazzi sulla sinistra prima dell’ultima ripida salita che conduce nel centro di Casalino). E’ altresì possibile entrare in auto a Casalino e parcheggiare in uno spiazzo adiacente al cimitero (seguire le indicazioni per il parcheggio)

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Notevole anello in luoghi di particolare fascino ambientale e panoramico. La salita al Monte Cisa dall’omonimo passo avviene su sentiero costantemente ripido che andrebbe percorso solo con terreno asciutto. La segnaletica CAI risulta ottimale per quasi tutta l’estensione dell’itinerario proposto.

Partendo dalla chiesa di Casalino, si attraversa mediante stradello il suggestivo borgo, continuando poi per mulattiera lastricata fino ad un bivio (cartelli). Ignorato a destra il percorso n° 625 per i Prati di Sara, si prosegue a sinistra lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 609. La mulattiera attraversa inizialmente un magnifico castagneto, conducendo in breve nei pressi di un rio (presa dell’acquedotto appena più a valle), che si attraversa mediante ponticello in legno. Si continua per l’antico tracciato sbucando dopo pochi minuti in una carraia che si segue a destra. Si guadagna quota lungo l’ampia traccia fino ad un bivio non segnato da cui si deve piegare a destra imboccando una comoda mulattiera. Poco più avanti, ad un altro bivio, si ignora a destra una traccia in decisa salita e si procede lungo il percorso principale che conduce nei pressi di un rio che si varca. Poco dopo si deve attraversare un secondo rio e quindi proseguire per la bella mulattiera che guadagna quota all’interno di un suggestivo ambiente boscoso. Dopo un tornante sinistrorso, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo punto, svoltando a destra per sentiero che procede per un tratto in ripida salita. Poco più avanti ci si immette in un’orripilante carraia di esbosco (che ha sostituito l’antico tracciato) e la si segue a destra attraversando un’ampia area disboscata (in alto a sinistra sono visibili interessanti esemplari di muretti a secco). Si continua per la mulattiera/carraia che effettua all’interno del bosco diverse svolte e tornanti, restringendosi successivamente a sentiero. Dopo una svolta a destra, si sottopassano i fili dell’elettrodotto, per poi rientrare nella faggeta. Poco più avanti si penetra nella bella valletta formata dal Torrente Guadarolo, che si attraversa, per poi piegare a sinistra e sottopassare per una seconda volta l’elettrodotto. Rientrati nuovamente nel bosco, si continua in moderata pendenza giungendo più avanti in un’area con sterpaglie e vegetazione: qui si deve puntare ad un segnavia collocato sul tronco di un albero divelto. Successivamente il sentiero, in alcuni punti molto incavato, effettua una sequenza di comodi tornanti, conducendo infine ad una torretta un tempo utilizzata dai guardiafili. Ammirando notevoli esemplari di faggio, si sale ripidamente lungo una specie di costa, svoltando poi a destra onde sottopassare per una terza volta i fili dell’elettrodotto. Successivamente si sale assecondando un panoramico crinale che costituisce il margine superiore della sponda destra orografica della valle formata del Torrente Guadarolo. Dopo un ripido strappo, il sentiero diviene abbastanza esposto: sotto di noi, infatti, precipitano ripidi e franosi pendii. Continuando ad assecondare il filo, ora boscoso, del crinaletto, si sbuca poco più avanti in un tornante della carrareccia proveniente da Montecagno diretta al vicino Passo della Cisa. A destra si rinviene la prosecuzione del percorso n° 609 e si continua per esso progredendo ancora per un tratto sul dorso del boscoso crinale già seguito in precedenza. Giunti ad un bivio (cartelli), si ignora a destra la traccia n° 623B e si continua a sinistra per ampio sentiero che, svoltando a destra, conduce in breve al Passo della Cisa, 1547 m. Dal valico (cartelli) si prende il percorso n° 623 montando, tramite esso, sul filo del crinale la cui continuazione è l’erto profilo SW del Monte Cisa. Si sottopassano per la quarta volta i fili dell’elettrodotto e, dopo una breve discesa, ci si trova alla base della ripida cresta che rappresenta la nostra direttrice. Il sentiero guadagna quota sempre in sostenuta salita, tenendosi dapprima a destra del filo del crinale, poi assecondandolo. Non senza fatica si giunge alla base della caratteristica cintura rocciosa che precede la sommità del monte. Da qui, anziché aggirare il risalto a destra seguendo i segnavia bianco-rossi, lo si supera direttamente nel suo punto più debole, impegnandosi in questo modo con un facile movimento d’arrampicata. Dalla cima del Monte Cisa1701 m, è possibile ammirare un panorama davvero grandioso, soprattutto verso il non lontano Monte Cusna. Dopo un’eventuale sosta, si riprende il cammino in direzione del dirimpettaio Monte Prampa, iniziando in questo modo la discesa assecondando la traccia e i segnavia del percorso n° 623. Dopo un primo tratto erboso lungo il crinale NE del monte, il sentiero continua a perdere quota penetrando più in basso nella faggeta. Dopo alcuni minuti si approda in un’ampia sella di crinale, il Passo della Croce 1543 m, incontrando il primo di due bivi (cartelli), dove si ignora a destra il percorso n° 621 che scende verso Monteorsaro. Appena dopo si trova il secondo bivio (cartelli) da cui si prosegue diritto alla volta della sommità del Monte Prampa, ignorando temporaneamente a sinistra il sentiero, contrassegnato anch’esso n° 621, che scende verso Montecagno. Dopo una breve fascia boscosa, si inizia la faticosa risalita del crinale SW del monte, assecondando l’ottima traccia che si mantiene perlopiù nei pressi della dorsale spartiacque. Dalla magnifica sommità del Monte Prampa1698 m, si ritorna al bivio di prima, da cui si volta a destra incominciando la discesa in direzione di Montecagno. Dopo l’iniziale pendio prativo si penetra nel bosco, per poi attraversare un’ampia radura con erba alta puntando al segnavia che abbiamo di fronte. Giunti nei pressi di quest’ultimo, si piega leggermente a sinistra rientrando presto nel bosco e perdendo quota in ripida discesa. Più in basso si svolta a sinistra, varcando poco dopo un ruscello (il Torrente Lucola), per poi piegare a destra e scendere ripidamente tenendosi per un tratto alla sinistra del corso d’acqua. Successivamente si attraversa una radura procedendo per traccia che progressivamente si amplia, prima per rado bosco, poi all’interno della faggeta. Poco più avanti ci si immette in una carrareccia che si segue a destra per circa 10/15 minuti. In corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato, lo si abbandona prendendo a destra (segnavia) un sentiero che si dirige verso la recinzione di una presa dell’acquedotto. La traccia prosegue contornando a sinistra quest’ultima, per poi assecondare il dorso di una panoramica costa e scendere in direzione della sottostante sella con incrocio di carraie. Raggiunta quest’ultima, si ignora a sinistra la carrozzabile proveniente da Montecagno e a destra un’altra carrareccia, proseguendo invece diritto per ampia traccia in leggera salita. Dopo qualche minuto si incomincia a scendere raggiungendo in breve un bivio dove si ignora a destra il percorso che conduce alla boscosa sommità del Monte Rimondatino. Si svolta invece a sinistra per ripida carraia sassosa che è affiancata a destra da erti pendii formati da conifere di reimpianto (che caratterizzano tutta l’area del monte in questione) con alcune stratificazioni arenacee. Dopo aver aggirato, mediante svolta a destra, un grosso masso di roccia scura, si giunge ad una presa dell’acquedotto dove si deve prendere la traccia di sinistra e non il sentiero di destra in quanto non più percorribile. Una breve discesa e si approda nella stradina asfaltata che da Montecagno sale al Passo della Cisa. Andando a destra si raggiungerebbe in breve il bel nucleo appena menzionato, certamente meritevole di una visita. Noi, invece, dobbiamo proseguire a sinistra seguendo la carrozzabile, ma solo per poco: infatti, raggiunto un bivio (cartelli), si imbocca a destra l’ampia traccia contrassegnata SSP (Sentiero Spallanzani). Procedendo prevalentemente in salita, si attraversa inizialmente il Canale della Freddana, oltre il quale si prosegue ancora per un tratto in salita. Raggiunto un altro bivio, situato nei pressi di una radura, si piega a destra per bella carraia che avanza pianeggiando al di sopra di panoramici prati mantenuti a foraggio. Poco più avanti si varca il Torrente Guadarolo (presa dell’acquedotto a sinistra), continuando poi comodamente per ampia mulattiera. Successivamente la carraia su cui stiamo camminando diviene cementata: la seguiamo attraversando subito un fosso ed effettuando, appena dopo, un netta svolta a destra, ignorando al bivio che ci si presenta la traccia di sinistra (segnaletica insufficiente). Si continua per bella e ampia mulattiera affiancata da campi, tralasciando poco dopo una carraia che si stacca a sinistra in salita. Dopo alcuni minuti di cammino si sbuca nei pressi del cimitero di Casalino da cui, in breve, si raggiunge la chiesa del paese.

 

 

 

 

 

Tag: , , , , ,

La Punta Buffanaro per le placche NE (Via “Ti Vedo Tentennare”) e il Monte Alto (discesa per la cresta NE)

100_1542 (FILEminimizer)Il tracciato della Via “Ti Vedo Tentennare”

Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1030 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Ti Vedo Tentennare” (45 min) ; Via “Ti Vedo Tentennare”-sommità Punta Buffanaro (1/1,30 h) ; Punta Buffananro-Monte Alto (45 min) ; Monte Alto- ferrata cresta NE-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-Ghiaccioni (40 min) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Ti Vedo Tentennare” dal sentiero n° 659 ; PD (II° e III°) la Via “Ti Vedo Tentennare” ; EE/EEA (A/B) il crinale dalla Punta Buffanaro al Monte Alto ; EEA (B/C) la ferrata della cresta NE del Monte Alto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata e da ferrata (per la Via “Ti Vedo Tentennare” portare un assortimento di chiodi per attrezzare o rinforzare le soste)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quello proposto è certamente uno degli itinerari più completi, da qualsiasi punto di vista, che sia possibile effettuare nell’ambito dell’Appennino emiliano se non settentrionale. Già la bellezza dei luoghi visitati ha pochi eguali, e se a questo aggiungiamo l’interessante scalata delle placche N/NE del Punta Buffanaro, il tratto di crinale (tra i più belli in assoluto) che congiunge quest’ultima al Monte Alto e, infine, la discesa per la cresta NE del monte in questione, ne risulta una combinazione impegnativa ma, allo stesso tempo, estremamente appagante. La Via “Ti Vedo Tentennare”, aperta da G. Simonini T. Morduzzi nel 2008, è una facile arrampicata, perlopiù d’aderenza, dalla linea molto semplice. Nella prima sezione si risale una sequenza di placche, tenendosi appena a sinistra e rasentando un muro verticale che delimita a destra la placconata e che forma un diedro. Nella seconda sezione, invece, si risale integralmente lo spigolo nord della Punta Buffanaro fino a raggiungere il crinale sommitale. Nella via sono presenti solo alcuni chiodi di sosta e nessuna protezione intermedia. E’ quindi consigliabile portare con se un assortimento di chiodi ed alcune protezioni veloci, utili soprattutto nella prima sezione. Particolare attenzione va posta al tratto finale prima di raggiungere il filo della cresta nord: infatti si deve risalire un ripido pendio erboso che risulta molto scivoloso, soprattutto se affrontato con le scarpette d’arrampicata. E’ ovvio che, considerando la tipologia dell’arrampicata (d’aderenza), è assolutamente necessario affrontare l’ascesa dopo un prolungato periodo di bel tempo. Proprio per questo motivo la stagione più raccomandata risulta essere quella estiva. Riguardo invece la discesa lungo la magnifica cresta NE del Monte Alto, aiutandosi con una corda d’acciaio si dovrà scavalcare un’esposto gendarme roccioso e discendere lisce placche, tratto quest’ultimo, in quanto affrontato in discesa, decisamente impegnativo.

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Pascolo (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta, guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice, fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da un pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso più in alto piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito che segna l’inizio della via). La nostra linea di salita è molto semplice: dobbiamo scalare le placche a sinistra del menzionato muro che si costeggia costantemente. Perciò dal chiodo iniziale si scala direttamente una prima liscia placchetta (III°), continuando poi in obliquo a destra onde portarsi a ridosso del muro di rocce rotte che delimita a destra la placconata. Si scala una successione di placchette con bella arrampicata costeggiando il più volte menzionato muro (II°+/III° ; alcuni blocchi instabili). Si supera poi, tenendosi leggermente a sinistra e sfruttando buoni appoggi, un breve rigonfiamento un po più ripido (II°+). Dopo alcuni metri si raggiungere quella che, stando alla relazione originale dei primi salitori, dovrebbe essere l’ultima sosta prima di raggiungere lo spigolo (70 metri ca. dall’attacco, spezzabili in due lunghezze di corda ; soste da rinforzare o attrezzare). Da qui, tenendosi a ridosso del muro, si scalano brevi placchette (II°+), continuando successivamente per ripido pendio prativo, sfruttando poco più in alto una piccola lastra rocciosa. Raggiunta una forcellina (35 m ; spuntone con cordino), situata proprio sul filo dello spigolo settentrionale della Punta Buffanaro, si prosegue assecondando costantemente quest’ultimo. Nella parte iniziale si risalgono ripidi pendii cespugliosi con qualche sporadica roccia affiorante. Successivamente lo spigolo diviene più roccioso: lo si scala assecondando il suo filo, superando grandini e placchette con divertente arrampicata (II° max). Si giunge così sotto l’ultima sezione della parete caratterizzata da una liscia lastra rocciosa. Si prosegue risalendo quest’ultima, tenendosi nei pressi del suo spigolo delimitato a destra da una fenditura (II°-). Si approda infine sulla cresta sommitale che si segue a sinistra, incontrando appena dopo un paio di chiodi di sosta (220 metri ca. dalla forcellina, nei quali si procede inizialmente in conserva, poi si effettuano 3 tiri da 60 m; presenti alcuni chiodi di sosta). Poco più avanti si mette piede nel sentiero n°00, mediante il quale si guadagna la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si continua ad assecondare il crinale in direzione del Monte Alto, scendendo inizialmente per ripida traccia, per poi perdere quota a destra di una lastra rocciosa. Aggirato a destra un risalto, si prosegue per il magnifico crinale erboso, raggiungendo una selletta dove a destra si stacca la poco evidente traccia, contrassegnata n° 106, proveniente da Torsana. Si continua salendo a sinistra del crinale vero e proprio, per poi riprenderne il filo e proseguire assecondandolo. Raggiunta la sommità di una cima secondaria, 1838 m, si prosegue per un tratto in discesa, avvicinandosi progressivamente alla sezione più rocciosa ed impervia della dorsale spartiacque. Dopo alcune roccette, si raggiunge la base di un risalto roccioso dove si rinvengono le attrezzature del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si traversa a sinistra per un paio di metri e si scalano direttamente la soprastanti ripide rocce sfruttando ottimi appoggi naturali (II° senza l’ausilio delle attrezzature, altrimenti A/B). Si prosegue poi per crestina caratterizzata da placchette aiutandosi appena dopo con una fune d’acciaio (A). Si continua superando un breve gradino con spaccatura e si aggira a sinistra uno spuntone. Il sentiero prosegue tenendosi a sinistra rispetto il filo del crinale divisorio, avanzando verso la non lontana sommità del Monte Alto. Guadagnata la stupenda cima, 1904 m, si scende in direzione del Passo di Pietratagliata, seguendo il ripido sentiero n° 00. Giunti a poca distanza da un caratteristico gendarme roccioso, che precipita verso SW con un verticale spigoletto, ci si dirige verso quest’ultimo, abbandonando perciò il sentiero. Per esile traccia si aggira uno spuntone e, appena più in basso, si arriva alla base del menzionato spigolo. Siamo all’inizio (o alla fine, dipende ovviamente dal senso di percorrenza) della ferrata della cresta NE del Monte Alto, parte integrante del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si scala direttamente la verticale paretina, nella parte iniziale decisamente avara d’appoggi, aiutandosi, oltre che con il cavo ben teso, anche con una staffa utile come appiglio (B/C). Dopo questi primi metri impegnativi, si approda sulla cresta sommitale del gendarme, che si asseconda affrontando inizialmente un traverso esposto e non facile (B). Dalla cima si incomincia un’impegnativa discesa per placche lisce attrezzate con corda d’acciaio ben tesa. La prima parte risulta tutto sommato abbastanza agevole (B); successivamente la placca diviene più ripida ed esposta: la si discende in totale aderenza, sfruttando in alcuni punti una rampetta situata alla nostra sinistra (C). Poi si discende un’altra rampa a placche (A/B), giungendo così al termine di questa notevole ma impegnativa sezione di ferrata. Una ripida traccia conduce alla sottostante sella oltre la quale si monta sulla sommità di un groppo. Si scende nel versante opposto per sentierino ripido e disagevole, tenendosi a sinistra di una grande lastra rocciosa e a destra di una più piccola. Successivamente si aggira a destra un risalto, giungendo così alla base di un altro groppo dove riappaiono le attrezzature della ferrata. Si scala inizialmente una specie di diedro (B), per poi continuare per ripide rocce dotate di buoni appoggi, aiutandosi nella parte finale con una staffa (B). Dalla sommità dello spuntone si scende nel versante opposto prima per ripide e delicate placchette, poi per traccia. Dopo aver aggirato a destra un risalto, si approda al sommo dell’ultimo dosso della cresta dal quale si scende verso il vicino Passo di Pietratagliata. Attraversando una piccola pietraia e discendendo una lastra rocciosa attrezzata con corda d’acciaio (A+), si approda infine al caratteristico valico, punto d’incontro della cresta NE del Monte Alto con il crinale S dell’Alpe di Succiso. Da qui si piega in versante Liocca assecondando il sentiero n° 673 che inizialmente taglia a mezza costa la testata del grandioso vallone compreso tra il versante  NE del Monte Alto e quello SW dell’Alpe di Succiso. La traccia vira poi a sinistra e perde quota a mezza costa ai piedi di ripidi pendii prativi. Più in basso il sentiero svolta nettamente a sinistra, varcando un ruscello asciutto (il Torrente Liocca), per poi procedere nel versante sinistro della valle da esso formata. Alternando radure a fasce boscose, per traccia sempre evidente e ben segnata, si giunge a poca distanza della base delle magnifiche placche basse della Punta Buffanaro, dove sale la Via “Il Chiodo Fisso”. Dopo un’ultima discesa all’interno della faggeta, si approda nella conca prativa dei Ghiaccioni, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tag: , , , , , , ,

Il Monte Scalocchio per la cresta NW, il Gendarme per la Via Normale, il Monte La Nuda e la Vetta del Forame

100_0709 (FILEminimizer)

Punto di partenza/arrivo: Passo Crocetta 1261 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 6,15/6,45 h

Tempi parziali: Passo Crocetta-Valle dell’Inferno (1 h) ; Valle dell’Inferno-inizio cresta NW del Monte Scalocchio (45 min/1h) ; cresta NW-sommità Monte Scalocchio (45 min/1,15 h) ; sommità Monte Scalocchio-Colletto W del Gendarme-Colletto E del Gendarme (30 min) ; Colletto E del Gendarme-sommità Gendarme-Colletto E del Gendarme (20/30 min) ; Colletto E del Gendarme-Monte La Nuda (20/25 min) ; Monte La Nuda-Vetta del Forame-Bivacco Rosario (1/1,15 h) ; Bivacco Rosario-Passo della Crocetta (45 min)

Difficoltà: EE il tratto Valle dell’Inferno-inizio Cresta NW Monte Scalocchio ; F la Cresta NW ; EE il sentiero n° 96 ; F la Via Normale al Gendarme (salita e discesa) ; EE la discesa dalla cresta del Forame al Bivacco Rosario ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (nella cresta dello Scalocchio non è presente alcun chiodo. Riguardo le difficoltà tecniche, il tratto più continuo è quello iniziale. Per il resto, se si ha la corda, si può procedere di conserva. Nella “normale” al Gendarme, la corda può risultare molto utile per la discesa)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si prosegue in direzione di Cerreto Laghi, parcheggiando l’auto poco più avanti in località Passo Crocetta, dove si stacca una carrareccia a fianco di un albergo abbandonato

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso, tra i più interessanti e avvincenti finora descritti nel presente blog. Si tratta di un itinerario impegnativo e selvaggio, che andrebbe affrontato solo se in possesso di una consolidata esperienza di montagna. Già l’avvicinamento alla cresta NW dello Scalocchio dal Vallone dell’Inferno è faticoso e richiede un’attenta valutazione, da farsi in loco, del passaggio migliore da scegliere (quest’ultimo è un esercizio estremamente utile). La cresta in questione non è difficile, ma richiede grande attenzione alla roccia, a volte instabile. Da non sottovalutare è il tratto di sentiero tra il Colletto Ovest del Gendarme e quello Est, questo per la presenza di passaggi d’arrampicata, anche in discesa, e un traverso delicato ed esposto. La Via Normale al Gendarme andrebbe affrontata come una vera e propria via alpinistica, nonostante la presenza di un cavetto d’acciaio: quest’ultimo infatti è vetusto, inaffidabile e, per di più, in un tratto disarcionato. Infine la discesa dalla Cresta del Forame al sottostante Vallone dell’Inferno avviene perlopiù senza traccia, inizialmente all’interno di un ripido canalone erboso. Questo è l’itinerario che affronteremo, certamente impegnativo ed inusuale, ma veramente suggestivo, completo e altamente spettacolare!

Dall’albergo nei pressi del quale abbiamo abbandonato l’auto, si imbocca una sterrata che conduce ad gruppo di villette che si attraversa, penetrando poco più avanti nella faggeta. Si procede al suo interno seguendo l’ottima traccia contrassegnata GEA n° 00 in direzione del Bivacco Rosario. Avanzando in leggera/moderata pendenza, si transita a fianco di piazzole di carbonaia e si raggiunge un piccolo ripiano con masso dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. Si prosegue diritto, perdendo successivamente quota per un breve tratto, per poi riprendere a salire, sempre comodamente, per l’ottimo sentiero. In seguito la traccia attraversa una radura con caratteristici massi erratici, per poi proseguire all’interno della splendida della faggeta guadagnando lentamente quota. Dopo aver incontrato il bivio con il sentiero n° 96, che si stacca a destra e che si ignora, si risale piuttosto ripidamente il margine sinistro di un’altra radura con rigogliosa vegetazione. Il sentiero piega poi a destra onde attraversare la radura in questione, rientrando infine nel bosco. Se ne esce appena dopo, approdando in un’altra panoramica radura, dove è possibile ammirare notevoli visuali della Cresta del Forame (a sinistra) e del roccioso crinale dello Scalocchio con il poderoso Gendarme (a destra). Il sentiero prosegue attraversando altre radure con pietraie ai lati alternate a fasce boscose. Dopo una salita piuttosto ripida all’interno della faggeta, in cui si attraversa un solco asciutto, si sbuca nel magnifico anfiteatro di origine glaciale conosciuto come Valle dell’Inferno Pezzalunga. Ci troviamo a poca distanza dal Bivacco Rosario, che è situato alla nostra sinistra, mentre alla nostra destra si ergono le verticali pareti nord dello Scalocchio e, più in basso, un estetico gendarme che emerge isolato dalle pietraie e che costituisce un valido punto di riferimento. Per ora, la nostra prima meta da raggiungere è l’inizio della cresta NW dello Scalocchio: a tal fine si dovranno attraversare ripide pietraie cercandosi in proprio il percorso migliore. Dovremo approdare sul filo del crinale divisorio proprio nei pressi di un isolato dente roccioso che già dal sentiero di avvicinamento al Bivacco Rosario abbiamo notato. Inizialmente, perdendo e ritrovando tracce tra cespugli di mirtillo, si sale puntando alla base del gendarme appena menzionato e, una volta giunti poco sotto quest’ultimo, si incomincia a procedere in traverso, o leggero obliquo ascendente, per pietraie alternate e strisce erbose. Scomodamente si giunge alla base del verticale spigolo di uno sperone roccioso, aggirato il quale si prosegue sempre per pietraia prestando la massima attenzione alla presenza di numerosi blocchi instabili che rendono il cammino costantemente incerto. Aggirata una costola rocciosa, si scende per pochi metri e poi si risale rasentando le rocce basali, per poi continuare ad attraversare la successiva fiumana detritica puntando ad un grande masso con verticale paretina. Lo si raggiunge e si sale scomodamente contornandolo a sinistra, continuando poi verso destra passando sotto altri grossi massi. Si sale brevemente per pietraia, giungendo finalmente in vista del crinale La Tesa/Scalocchio a cui si approda poco dopo. Ci troviamo sulla destra del dente roccioso prima menzionato: ci si dirige quindi verso quest’ultimo aggirandolo a sinistra, rimontando poi sul filo del crinale. Di fronte a noi si erge il primo risalto della cresta NW dello Scalocchio, caratterizzato da un verticale spuntone separato dalla restante cresta da un canale/camino. Seguendo il crinale si giunge in breve sotto il risalto in questione, che rappresenta il punto d’attacco vero e proprio della parte “alpinistica”. Si incomincia l’arrampicata obliquando a sinistra per alcuni metri su grossi blocchi (I°/I°+), cui fa seguito una ripida fessura (II°). Appena dopo si effettua un delicato traverso di pochi metri (II°), mediante il quale si penetra nel già menzionato canale/camino. Dal fondo di quest’ultimo si supera una ripida strozzatura (II°-), raggiungendo infine una selletta, delimitata a destra dal torrione verticale e a sinistra da una ripida paretina. Si scala quest’ultima sfruttando ottimi appigli e appoggi (II° all’inizio, poi I°), approdando così al vertice di questa prima e più impegnativa sezione di cresta. Si continua facilmente lungo il filo del crinale, superando un tratto con grossi blocchi appena a sinistra del limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto si risalgono lastre rocciose tenendosi preferibilmente lungo il bordo destro, dove sono più abbondanti gli appoggi (I° e II°-). Raggiunta la sommità di un’altra quota del crinale divisorio, si continua facilmente aggirando a destra un piccolo spuntone (o superandolo direttamente), fino ad approdare ad una sella dove alla nostra sinistra precipita un ripido canale verso il sottostante Vallone dell’Inferno. Dalla sella si scala il soprastante ripido spigolo tenendosi a destra del suo filo, arrampicandosi per grossi blocchi con cespugli di ginepro (I°/I°+). Dopo aver scavalcato o aggirato un’altra altura, si scende ad una selletta da cui ci si arrampica per facili ma ripida rocce (I°+). Giunti sotto il blocco sommitale si scende in obliquo per due o tre metri, prestando la massima attenzione alla presenza di blocchi instabili. Dopo aver aggirato a destra altre rocce e percorso un ultimo tratto di crinale erboso, si guadagna con soddisfazione la sommità del Monte Scalocchio1851 m, caratterizzata da una piccola croce. Dalla cima si continua per poco lungo l’esposta cresta erbosa in direzione dell’imponente parete ovest del Gendarme. Da qui si presentano due possibilità: 1) Ci si cala a destra per ripido pendio prativo fino a mettere piede in una traccia che seguita a sinistra, aggirando la base di un verticale dente roccioso, conduce ad una selletta dove ci si immette nel percorso n° 94 (consigliabile). 2) Si piega a sinistra scendendo delicatamente per pochi metri. Occorre poi virare repentinamente a destra aggirando uno spuntone roccioso e scavalcando una costa. Poi è necessario calarsi molto ripidamente per blocchi molto instabili e pietraia, costeggiando la base del già menzionato dente roccioso (pericoloso e sconsigliabile). Messo piede nel labile sentiero n° 94, proveniente da Case Giannino, lo si segue montando subito sul dorso di una costa che si asseconda in salita per un brevissimo tratto. Poi si piega a destra tagliando in obliquo ripidi pendii prativi con erba alta (tratto che potrebbe risultare alquanto scivoloso e delicato con terreno umido). Poco dopo si approda al Colletto Ovest del Gendarme, proprio sotto l’imponente parete occidentale di quest’ultimo ed esattamente nel punto di attacco della Via Oppio (IV°/IV°+). Dalla selletta ci si cala nel versante opposto (Inferno) disarrampicando su roccette di I°/I°+, tendendo inizialmente a destra (faccia a monte) e successivamente a sinistra (la fune metallica che un tempo agevolava questo passaggio è stata tolta). Si scende poi in obliquo a destra (faccia a valle), per traccia erbosa e scoscesa, giungendo in questo modo ad una caratteristica forcella delimitata a sinistra da un particolare spuntone e a destra dalla verticale parete nord del Gendarme. Segue un esposto e delicato traverso poco sotto la base della poderosa parete, oltre il quale si piega a destra (segnavia sbiadito) entrando all’interno di un ripido canale in parte roccioso. Lo si risale superando alcuni passi di  fino ad approdare al Colletto Est del Gendarme, dove poco più in alto, alla nostra destra, si trova il punto di attacco della Via Normale al Gendarme. Quest’ultima, nella sua parte iniziale, sale appena a sinistra dell’esposto spigolo est: è presente un cordino metallico da non tenere in considerazione, soprattutto in questa prima parte, in quanto disarcionato, arrugginito e non più affidabile. Raggiunta la base della parete, si inizia l’arrampicata scalando alcune ripide paretine con ottimi appigli e appoggi (II° e un passo di II°+; due spit collegati con catena al termine di questa prima sezione). Successivamente si supera una sequenza di muretti e lastre rocciose (I°e II°; ci si può eventualmente aiutare, con grande attenzione, con il sottile cordino d’acciaio), giungendo così al sommo del primo ripido risalto. Si prosegue per traccia lungo un’esposta crestina, affrontando infine il risalto terminale in cui, aiutandosi con un cordino di nylon (sistemato di recente), si superano ripidi blocchi rocciosi. Raggiunta l’esclusiva cima del Gendarme, per la discesa è possibile evitare il tratto con corda di nylon piegando, dalla dorsale sommitale, a sinistra (nord) in direzione di un ometto. Raggiunto quest’ultimo, si deve virare a destra dapprima in obliquo discendente, poi in traverso sotto verticali pareti per cengetta erbosa (attenzione!). Ci si ricongiunge in questo modo con il percorso effettuato all’andata e si disarrampica lungo la sequenza di blocchi, gradini e lastre rocciose. Raggiunti gli spit con catena, si effettua una breve calata (non più di 10 m), approdando infine alla base della parete e, poco più in basso, al Colletto Est del Gendarme. Ora non resta che assecondare, seguendo il sentiero segnato, il panoramico crinale che unisce il Gendarme al Monte La Nuda. Procedendo a saliscendi (ad un certo punto, dopo aver disceso alcune roccette, il sentiero si sdoppia: noi seguiamo preferibilmente la traccia di destra), si giunge ad una selletta, dove a sinistra scende il ripido sentiero (n° 00) verso il Bivacco Rosario. Noi invece proseguiamo diritto, scavalcando inizialmente un poggetto, per poi affrontare l’ultima ripida salita che precede la sommità del Monte La Nuda1893 m, caratterizzata da una diroccata torretta. Dalla panoramica cima si prosegue lungo la Cresta del Forame, assecondando una traccia non segnata che scende verso N/NW (sulla destra sono visibili gli impianti di risalita provenienti da Cerreto Laghi). Approdati alla sottostante sella, sulla sinistra si stacca un aereo crinaletto: seguendolo si raggiunge in breve la sommità, 1842 m, della prima delle cime della Cresta del Forame. Rimesso piede sulla traccia di prima, si scende ripidamente alla sottostante ampia sella, da cui si riprende a salire lambendo una seconda cima del crinale. Perdendo e ritrovando tracce, si scende fino ad approdare ad un’altra selletta, da cui si monta sulla soprastante dorsale caratterizzata da una liscia lastra di arenaria. Facendo attenzione all’esposizione, si guadagna l’ariosa sommità della Vetta del Forame1742 m. Dalla cima si ritorna alla sella di prima da cui si scende verso la Valle dell’Inferno seguendo una traccia di sentiero. Ci troviamo esattamente al sommo di un ripido canalone che costituisce la nostra direttrice per la prima parte della discesa. Seguendo la traccia, ci si sposta inizialmente verso sinistra in direzione di uno spuntone, raggiunto il quale si piega a destra tagliando ripidissimi pendii prativi. Si continua ad attraversare fino a quando la traccia sembra perdersi: da qui è necessario calarsi in obliquo a sinistra, scendendo alla bene e meglio per ripide zolle erbose verso il centro del canale. Raggiunto quest’ultimo, si perde quota sempre molto ripidamente, spostandosi più in basso verso sinistra in direzione di uno spigolo roccioso. Lo si aggira e si continua a attraversare per alcuni metri, piegando poi a destra verso la sottostante grande pietraia. Dal sommo di quest’ultima si continua a scendere tenendosi inizialmente alla sua destra nei pressi del suo limite. Più in basso ci si sposta a sinistra continuando a perdere quota sempre ripidamente e faticosamente. Ancora più in basso si punta ad un ometto collocato sopra un masso, raggiunto  il quale ci si sposta a sinistra verso il vicino limite del bosco. Penetrati al suo interno, si attraversa scomodamente il pendio boscoso, oltrepassando anche un pietraia con vegetazione. Giunti in vista di una paretina rocciosa, si piega a destra in discesa, raggiungendo più in basso un’altra pietraia che si discende obliquando a sinistra. Usciti dal bosco, ci si immette poco più avanti nel sentiero n°00 a poca distanza dal Bivacco Rosario. Dai pressi di quest’ultimo si percorre a ritroso il sentiero effettuato all’andata.

N.B.: il percorso successivo al masso con ometto, risulta nel suo complesso poco piacevole e faticoso. Una volta raggiunto il masso in questione, è anche possibile continuare a perdere quota diritto, per poi penetrare nel bosco ed uscirne proprio nei pressi del Bivacco Rosario (possibilità non verificata).

 

 

 

 

 

Tag: , , , , , ,